25 dicembre 2009

Buon Natale


A Natale non si fanno cattivi

pensieri ma chi e’ solo

lo vorrebbe saltare

questo giorno.

A tutti loro auguro di

vivere un Natale

in compagnia.

Un pensiero lo rivolgo a

tutti quelli che soffrono

per una malattia.

A coloro auguro un

Natale di speranza e di letizia.

Ma quelli che in questo giorno

hanno un posto privilegiato

nel mio cuore

sono i piccoli mocciosi

che vedono il Natale

attraverso le confezioni dei regali.

Agli adulti auguro di esaudire

le loro aspettative.

Per i bambini piu’ poveri

che non vivono nel paese dei balocchi

auguro che il Natale

porti una famiglia che li adotti

per farli uscire dalla loro condizione

fatta di miseria e disperazione.

A tutti voi

auguro un Natale con pochi regali

ma con tutti gli ideali realizzati.

Alda Merini

22 dicembre 2009

Viaggi e divani.

Freddo, questa settimana si ricorderà sicuramente per il freddo e per il fatto che tutti si erano preoccupati per l’arrivo della neve, che da queste parti non si è vista fino all'ultimo giorno, ma non anticipiamo troppo i passi e vediamo di andare in ordine.

Questa settimana appena trascorsa ha visto un ufficio a mezzo servizio. Molti degli abitanti dell'open space erano via per necessità di progetto. Una parte di noi è partita per terre ancora più fredde di quelle che mi ospitano, ed alcuni casi della vita non hanno permesso di salutarli degnamente e di fare le giuste richieste di doni. Io mi barcameno tra cose da fare e cose che mi invento per occupare il tempo e non solo lo spazio alla scrivania. Finisce che così mi affianco ad uno dei colleghi che dovrebbe insegnarmi il funzionamento di alcuni programmi. Dopo un paio di ore di lavoro insieme capisco che la cosa sarà più complicata del previsto. Il collega è un tipo riflessivo agitato molto più di me, tanto che gli devo fare anche un po' da balia e tranquillizzarlo durante l'analisi, ricordandogli ogni due per tre i passi che deve fare ed il fatto che deve segnarsi le cose che vanno bene da quelle che vanno male, altrimenti non fa altro che generare entropia. A vederci sembra che sia il docente e lui lo studente con ottime capacità che ha problemi di attenzione.

La bellezza turca ormai è nelle mire di un collega, che viene preso in giro più per invidia che per altro. Si lo so lettore, ti chiederai perché non ci ho provato anch’io. Un paio di buone scuse ce le ho. La prima è la folta peluria sulle braccia che non mi fanno pensare al liscio della seta, ma più alla pelliccia di qualche animale. La seconda è ancora più banale: si mette le dita nel naso , come fa mio nipote che ha 5 anni. Ovviamente il fatto che fumi, pasteggi con il cappuccino e sia sposata incidono un po’ meno rispetto hai punti precedentemente indicati, ma che comunque non sono da sottovalutare.

Passano i giorni ed il freddo non si attenua, ma al contrario si fa sentire sempre di più: questo ha congelato anche alcune sinapsi dei colleghi che si mettono a scherzare in italiano con il collega indiano, ma la cosa incredibile è che anche lui se la ride, anche se non credo che capisca molto bene cosa viene detto.

La russa sembra non soffrire questo clima freddo, anzi sembra addirittura a suo agio. La settimana di ferie le ha fatto bene, per la prima volta la vedo ridere e poi ci ha portato anche dei biscotti fatti da lei, e devo essere sincere sono molto buoni. Venerdì arriva vestita come una teen ager in primavera, mentre tutti noi siamo coperti con più strati della lasagna fatta in casa da mia mamma. Comunque visto il freddo che fa è una nota di colore, oltre che di calore.

Mercoledì e c’è un super turnover. Alcuni dei colleghi di Torino sono rimasti nella loro città ed hanno mandato un altro folto gruppo a rimpiazzarli. Il collega curiosone è lontano per motivi di lavoro (lo hanno spedito per un paio di giorni in un'altra città). Qui si inizia a parlare di cene e vacanze sempre più insistentemente. La ragazza carina della scrivania a fianco, che tutti puntano come cani da tartufo, oggi ha ceduto la scrivania ad un collega… tristezza.

Ed ecco che la neve ha tentato d’imbiancare il paesaggio, ma la sua forza era scarsa ed anche il timido sole di oggi, giovedì, è bastato a scioglierlo. La gente comunque, rinchiusa nelle proprie macchine con i riscaldamenti inchiodati su Sahara, guidano come sotto effetto della sindrome di Stendhal o di Canigga.

Venerdì, giorno del rompete le righe, almeno per me. Tutto quello che ho da fare oggi dovrebbe essere dare una mano al collega curiosone, e riceve le informazioni dal capo, appena rientrato dalla trasferta. Le ore passano ed io supporto il curiosone che ogni due per tre racconta la sua avventura con un utente con problemi di riflussi gastrici, cercando appoggio dagli ascoltatori, ma non sa che la maggior parte ha avuto a che fare con utenti molto peggiori.

Il capo, verso le dieci mi ricorda che dobbiamo mettere giù il piano di battaglia, ma ogni volta che cerco di parlargli squilla il telefono o viene chiamato dal suo di capo. Così il tempo passa e fuori inizia a nevicare. Quella neve che tutti si aspettavano per lunedì, che ha fatto una finta giovedì e a cui ormai non credevano più. Io riesco ad essere ricevuto poco prima dell'ora di chiusura, quando ormai quasi la totalità delle persone nell'open space è andata via, non prima di aver fatto gli auguri di buone feste. Lettore non ti tedio con lo scenario che mi ha prospettato il capo, o con la mia preoccupazione di arrivare tardi alla cena aziendale, evento mondano della settimana.

Caro lettore, che con pazienza, o curiosità, sei arrivato sino a queste righe e sperando in grandi racconti sull'evento principe della settimana ahimè resterai deluso, come me. C'è stato il solito pippozzo pre-cena, poi una cena che farebbe vincere i 3 confetti Falqui su tutte le guide gastonomiche, ed il dopocena lounge, che forse è meglio dire alcolico e basta.

Ritorno per strade ghiacciate, come quelle che trova spesso il più noto babbo con la sua slitta.



...e la storia continua...



12 dicembre 2009

Mezza Trasferta - 6° Puntata


Buon giorno caro lettore, o dovrei dire buona sera... chi sa a che ora ti metterai davanti al monitor a leggere queste righe che sto scrivendo.
Questa è stata una settimana corta, per fortuna. Solo tre giorni di lavoro, eppure hanno pesato sulle mie spalle come se fossero una settimana di nove giorni.
Si inizia subito con il botto. Alcune voci danno la non partenza del gruppo per le terre lontane, e questo fa piacere ai molti, sino a quando una telefonata non mette chiarezza alla situazione. Solo due di noi partiranno, e tra questi due non ci sono io. Io resterò in Italia a spalare, imparare, correggere, dare una mano, estrarre dati, sistemarli, andare in mensa, alla macchinetta del caffè, etc.etc. Scatta la ricerca dell'aereo, dell'albergo, del passaggio in auto per andare all'aeroporto, del parcheggio per la macchina, degli orari delle varie navette. In breve l'organizzazione di una trasferta vera e propria.
Il nuovo, intanto si fa una gita a Brescia con uno dei responsabili, per fortuna. Ha iniziato la sua tiritera: “chi sa cosa hai fatto qui che non funziona nulla...” ed io a ripetergli che non ero stato io, e lui di nuovo “chi sa cosa hai fatto qui che non funziona nulla...” mi alzo per non tirargli una mitragliata di testate e vado nella zona relax, che è chiamata così non perchè è accogliente, ma perchè è lontana dalla zona strerss. Prendo un po' di fiato e torno. Gli faccio notare che l'utenza che ha fatto il fantomatico “danno” non è la mia ma della persona che ci da il lavoro, quindi muto e spalare anche tu merda con me. Il ragazzo capisce l'antifona e si rimette in riga, per fortuna.
Il “ponte” vacanziero, le incertezze sulla programmazione dei giorni futuri, la crisi e via così hanno svuotato in parte gli uffici, che aspettano solo di essere svuotati per rifarsi un po' il trucco. Il parcheggio la mattina, oltre ad essere gelato è anche per metà vuoto. Anche noi siamo a ranghi ridotti e per sentire di meno il freddo ci siamo affollati tutti sullo stesso tavolo, così da non perdere l'abitudine a stare vicini vicini.
Sembra che solo il traffico non si sia accorto che c'è poca gente negli uffici, o forse le persone che non sono in ufficio sono tutte in macchina, tanto che questa settimana, per la prima volta mi trovo imbottigliato nel traffico per tornare a casa. Addirittura venerdì sera sui pochi chilometri che dalla “fabbrica” mi riportano al mio giaciglio, incrocio ben tre incidenti (che resti tra noi, non è facile guidare e fare alcuni scongiuri scaramantici che rischiano la denuncia per atti osceni).
Venerdì è stato anche l'ultimo giorno sul progetto di una collega, che dalla prossima settimana volerà sotto altri cieli. Quindi momenti di saluto, scrittura di mail e controllo che ci fossero proprio tutti, baci e pause caffè per salutare i presenti, qualche augurio per il futuro e via. E con lei è andata via anche questa settimana, corta ma pesante.
… e la storia continua ...

08 dicembre 2009

Mezza Trasferta - 5° Puntata


Ed eccomi giunto alla fine di un'altra settimana in mezza trasferta. Una di quelle settimane difficili, in cui ti succede un po' di tutto. Eh sì caro lettore, questa è stata una settimana davvero complicata. Il primo giorno della settimana mi vede, insieme ad altri colleghi, essere presente in sede per una riunione/corso. Vengo accolto da una collega che sta scaricando le ordinazioni di cioccolato di tre quarti dell'ufficio. Il mio essere affascinante e gentiluomo mi ha fatto superare il rigetto che ho per la cioccolata, e le ho dato una mano, ma cavoli non potevamo avere un progetto in un'azienda che produce panettoni e dolci vari invece che in una che fa solo cioccolata... comunque sarà stata l'enorme quanti tà di cacao che ha risvegliato lo spirito di Fracchia la Belva umana dentro di me, così che ho discusso e fatto molte domande, ahimè non sempre ricevendo una risposta. Lettore, non ti preoccupare, io mi sono così distinto da uscire dall'aula con una bella messa impiega fatta dal grande capo, però ora cammino più comodo dopo che mi sono tolto qualche sassolino dalla scarpa.

La stessa sera di lunedì c'è stato anche l'evento mondano che consisteva in un aperitivo tra colleghi, che ha visto riunirsi pochi di quelli che avevano dato conferma, con i pochi che in realtà si davano il cambio al tavolo visti gli orari di arrivo e di partenza. Serata un po' vuota di contenuti e ricca di pettegolezzi e scazzi della vita lavorativa. Qualche consiglio che devo imparare a seguire e qualche strada sbagliata, forse.

Martedì è stato il giorno in cui definitivamente ho lasciato il vecchio progetto e sono stato in quello nuovo che mi vedrà molto probabilmente di nuovo oltre cortina, ma se prima avevo una vaga idea di date e pianificazione, ora vivo sull'onda della precarietà. Un giorno ho le ferie, l'altro me le tolgono, per poi ridarmele, o no, questo non l'ho ancora capito.

Per sostituirmi è stato chiamato un animatore da disco pub, con molta più esperienza di me sul modulo di SAP. In meno di dieci minuti aveva stressato già una collega che ha la sfortuna di venire dalla sua stessa città, a me aveva fatto vedere le foto della bambina, che sarebbero state poi seguite, nel trascorrere dei giorni, dalle foto della sua vespa, del suo matrimonio, delle gite con gli amici e dal resoconto della sua vita. Dopo pochi giorni mi sembra di conoscerlo da sempre... ma non per affinità elettiva. Oltre a tutto questo c'è stato un breve passaggio di consegne, scambio di materiale da me prodotto in questi pochi giorni. Il capo mi è venuto in aiuto organizzando una sessione di studio, con la speranza che l'animatore parlasse un po' di meno, peccato che non è stato proprio così.

Martedì, mercoledì, giovedì e una parte di venerdì sono stati dedicati ad arginare l'animatore ed a fare il lavoro del CM (client manager) per quanto riguarda la riscossione crediti. Mentre io gestivo il nuovo arrivo, uno dei colleghi faceva passi avanti con una delle ragazze del gruppo multietnico. Quella, per inciso, che si è presentata una mattina con gli ingredienti per una macedonia per sei persone, più boccia per il thè. Molto carina sino a quando non si tira su le maniche della camicia e mostra la necessità di una buona crema depilatoria.

Venerdì è stata la giornata in cui si è festeggiato il compleanno di un collega e dove la voglia di non far niente si respirava nell'aria, tanto che uno dei gruppi con cui dividiamo l'open space ha fatto una pausa pranzo di più di tre ore, mentre il mio gruppo, per ordine del PM (project manager) ha finito la giornata in una riunione tenutasi in un bar della zona per brindare nuovamente al collega.

Qualcuno dei lettori più fortunati ha avuto l'occasione, poi , di conoscere l'animatore e tutta la sua famiglia durante un concerto gospel tenutosi in un ristorante svedese. La location prevedeva anche la presenza di una delle più grandi invenzioni fatte dal popolo che diede i natali a Nobel e Pippì calzelunghe, la famosissima libreria Billy.

… e la storia continua ...

28 novembre 2009

Mezza Trasferta - 4° Puntata


Caro lettore, come va? Hai già fatto progetti per i prossimi giorni di festa? Io avevo iniziato a farli dopo aver rotto le scatole per giorni al responsabile, lato cliente, del progetto, e ieri il mio castello è stato attaccato da un orco cattivo, ma procediamo con ordine, visto che la settimana è stata caratterizzata da alcuni eventi.

Il primo degno di nota potrebbe essere inserito nella rubrica: QUANDO MI PARLI NON TI CAPISCI.


Conclusione di una telefonata fatta ad un referente:

REF: ci sentiamo domani,

IO: ma non avete i test con i key user

REF: ma no quelli sono dopodomani

IO: ma sei sicuro, a me sembra di aver capito che sono domani

REF: sono sicuro, me lo sono anche appuntato


il giorno dopo telefono


IO: ciao, c'è REF

COLLEGA DEL REF: no è all'integration test

IO: ma non era mercoledì

COLLEGA DEL REF: sembra che lo abbiano anticipato

Ora, io che non sono stato invitato sapevo correttamente che era martedì ed il REF no?!?

Dialogo con il capo progetto, lato cliente. La sera prima mi assegna i compiti perchè deve andare ad una riunione a Brescia. La mattina seguente lo trovo seduto alla sua scrivania:

IO: Ciao, ma non dovevi essere a Brescia?

CAPO CLIENTE: io sono a Brescia

IO: ah bene, allora sono io che ho sbagliato ufficio.

Ed era solo martedì.


Mi viene assegnata una nuova mansione:

CAPO CLIENTE: è un lavoro di merda... ma qualcuno lo deve fare, e quel qualcuno sei tu... mi dispiace.


Devo consegnare dei documenti per il rinnovo dei badge di tutto il team. Chiedo alla persona delle risorse umane se può farmeli avere e sottolineo che servono per tutte le persone del team anche per me ed il mio capo che abbiamo appena fatto la richiesta di rilascio, perchè i permessi scadono tutti alla fine dell'anno.

La team leader passa a ritirare i documenti, me li consegna e noto che mancano quelli riguardanti me ed il mio capo.

IO: ciao, mancano i documenti miei e del capo

RU: ma non ve li avevo dati pochi giorni fa?

IO: quelli servivano per il rilascio e questi per il rinnovo

RU: ma io ve li ho mandati già quei documenti

prima tranche di respirazione zen

IO: quelli servivano per il rilascio, tutti i permessi d'ingresso scadono tutti a dicembre

RU: quindi

IO: quindi gentilmente dovresti inviarmi la parte di documenti che riguardano me ed il capo

RU: ma quelli non ve li avevo già mandati

seconda tranche di respirazione zen

IO: devi fare un paio di fotocopie, le scannerizzi e me le invii via mail

RU: ok, ho capito.

Il giorno dopo:

IO: ciao, per quei documenti che ti avevo chiesto?

RU: li ho inviati ieri

IO: dove?

RU: come dove? Alla casella di posta aziendale

IO: ma quale, quella che sono 2 settimane che ti segnalo che non riesco a vedere e per cui ho indicato di inviarmi le comunicazioni sulla casella di posta del cliente?

RU: te li rinvio.

IO: grazie

Terza tranche di respirazione zen con rischio di iperventilazione. Ma si chiamano risorse umane perchè bisogna far riferimento a tutte le proprie risorse umane per non far scattare una carneficina?


Dopo una breve apparizione del mio capo e del suo capo, per una riunione con le alte sfere del cliente, arriva la seguente telefonata alla team leader:

CAPO: ciao

TL: ciao

CAPO: oggi siamo andati dal cliente per una riunione.

TL: (ma va?!?!) ah!

CAPO: c venuto fuori che la situazione è fluida

TL: bene allora ci sono possibilità di allargare il team

CAPO: no

TL: ma come hai detto che la situazione è fluida, quindi...

CAPO: anche le sabbie mobili e la m... sono fluide

TL: (è vero, ha studiato sull'ITAGLIANO SALLO). Capito


a seguito di questa telefonata veniamo chiamati per una riunione all'alba nei nostri uffici. Il capo inizia con un pippozzo soporifero, ma per fortuna il responsabile dell'altra area, vedendo i nostri volti trasfigurarsi in quelli di 5 calvi dal parrucchiere, lo interrompe ed in un minuto fa il riassunto di tutta la situazione e dello scenario futuro. Il dono della sintesi. Il capo però non può perdere l'occasione di brillare e quando un collega chiede: “ma per il 7 e l'8?”

lui lascia uscire dal recinto delle sue battute: “il 7 e l'8 è un film di Picarra e Ficone”

No comment sulla faccia fatta da tutti


Ed ora la rubrica: MA CHI SI RIVEDE

Giovedì mattina appare in ufficio Ginko. I lettori se lo ricorderanno come uno degli elementi del trio: Ingo, Ginko e Pingo. A questo giro ci sono solo i primi due. Ginko quando mi ha visto è sbiancato. Dopo più di un anno si ricorda di me e della mia faccia ma soprattutto del fatto che l'ultima volta che ci eravamo visti, lui presentava un certo progetto ed io avevo detto che il loro programma non andava bene e dovevano fare delle correzioni. Il che è equivalso ad un mega cazziatone da parte del cliente. E pensare che quella volta non ero neanche nella lista degli invitati a vedere il prototipo.


Caro lettore mi fermo qui, ma sappi che di scene così questa settimana ce ne sono state molte e questa è solo una infinitesima parte del tutto.

...e la storia continua...

21 novembre 2009

Mezza Trasferta - 3° Puntata


Ed eccomi di nuovo qui caro lettore. Di nuovo a cercare di fermare i ricordi della settimana trascorsa nelle righe di un post.
La prima cosa che andrebbe scritta probabilmente è il rientro di due colleghe da una due settimane in Polonia, così che la colonia dei miei colleghi in questa cittadina dell'hinterland è aumentata.
La cosa incredibile, per il mondo della consulenza, è che questa settimana c'erano più donne in ufficio che uomini. Il mondo della consulenza IT/ERP è sempre stato prettamente maschile, ed appena è girata voce di questa anomalia, molti dei colleghi che lavorano in altre sedi hanno trovato una buona scusa per venire in ufficio da “noi”. Ci sono stati momenti in cui trovare una sedia ed un posticino dove sedersi era davvero un impresa. Se nella sede della società per cui lavoro da settembre è in atto il piano “VICINI VICINI” per ovviare al piano di remotizzazione di molte attività, in attesa di una nuova sede, qui la situazione non è migliore. Noi poveri consulenti ci siamo trovati a gruppi di 8/9 persone per isola, quando il signor Beghelli ne avrebbe autorizzate solo 4.
Questa vicinanza a migliorato molto la mia integrazione con lo zoccolo storico dei consulenti presenti su questo progetto, anche se al dire il vero il team con cui lavoro non ha mai avuto due componenti nello stesso stabile per tutta la settimana. Il ragazzo dell'est ormai latita da due settimane. Questo non ha reso semplice pianificare le ferie per il periodo Natalizio a fronte delle mie insistenze frutto delle continue richieste del mio capo. Ora vorrei chiederti, caro lettore, come posso consumare il mio monte ore ferie se ogni volta che ne faccio richiesta mi vengono negate per esigenze del cliente? E come faccio a non tirare una testata la capo che dopo avermele cancellate mi dice che ho troppe ferie arretrate? E cosa rischio penalmente e civilmente se un giorno vado in ufficio e gli rigo il pc? Ti evito la tiritera legate alle sue richieste malsane, del tipo:
IO: capo non mi funziona la posta aziendale, per richieste importanti potresti usare la casella di posta del cliente
CAPO: va bene
IO: Grazie
qualche ora dopo mi arriva una sua richiesta per un aiuto ad un casino da lui mal gestito. Io rispondo e sembra tutto a posto.
Qualche giorno dopo, arriva una mail che richiede una risposta urgente su una richiesta arrivata dall'alto per cui deve essere compilato un documento con alcuni dati personali, e quindi l'omino del cervello del mio capo decide di inviarla sull'indirizzo aziendale.
CAPO: hai risposto alla mail sul questionario:
IO: quale questionario?
CAPO: come quale questionario, quello della mail del gran capo
IO: ma a quale indirizzo ha scritto
CAPO: come a quale al solito quale se no...
IO: ma veramente io non riesco a vedere la posta aziendale
CAPO: questo non è un buon motivo
il mio collega vede che il mio profilo greco si sta trasformano sempre più in quello del Krakatoa e mi viene in soccorso dicendomi che me la gira lui la mail. Io prendo fiato e rispondo:
IO: entro un ora invio la mail di risposta con il questionario compilato
CAPO: bene, ciao
IO: ciao
mi alzo e vado a fare quattro passi alla macchinetta del caffè perchè qui la resistenza umana ha rischiato di brutto di fondersi.
Visto questo precedente, venerdì quando alla portineria dell'azienda mi consegnano il mio badge e quello del mio capo, che ha scritto mail sulla posta aziendale per avvertire che sarebbe prima passato e poi per disdire, ma per fortuna i colleghi ora mi tengono aggiornato, e vedo che hanno storpiato la foto.. beh non ce l'ho fatta e l'ho mostrata a tutti. Ecco il momento comico della settimana. Nella foto sembra uno dei personaggi del seria I MOSTRI, per la precisione Eddie il bambino e dopo una giornata di lavoro avere una scusa per riderci sopra non ha prezzo.
Altra nota positiva è stata che il capo progetto, quindi il cliente, visto il buon lavoro ci ha dato la libera uscita con mezz'ora di anticipo. Tanto che quando ha visto che stavo iniziando un nuovo test è arrivato e mi ha cazziato dicendomi che lo dovevo fare lunedì, di spegnere il pc e di andare a casa.
Cosa che ho fatto.
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15 novembre 2009

Mezza Trasferta - 2° Puntata


Caro lettore eccomi seduto davanti alla tastiera a scrivere di un'altra settimana trascorsa in mezza trasferta.
Questa volta vorrei soffermarmi sul contorno di questi giorni trascorsi, giusto per dar il giusto riconoscimento anche a quello che non è il piatto principale.
Innanzitutto diciamo che vista la vicinanza, e la moria di mezzi pubblici per raggiungere il posto di lavoro,ho deciso di utilizzare l'automobile. Questo mi ha riportato alla mente un vecchio adagio molto di moda nel periodo da neo patentato: “ Imparerai davvero a bestemmiare solo dopo aver preso la patente”.
Siccome sono passati un po' di anni da quando il foglio rosa si e trasformato in documento per la guida, e so che hanno cambiato qualche regola sui limiti di velocità e sulla cartellonistica, ma qualche autista che non è consapevole che
E devo dire che molti degli autisti che incontro durante il mio breve tragitto sino all'ufficio sembra che non abbiano presente che non è domenica oppure sono a conoscenza di una modifica del codice, oppure posseggono un super lasciapassare che gli permette di non rispettare le precedenze.
Sempre legata al traffico, ho sentito anche una delle più belle giustificazioni per il ritardo di un collega: scusami ma c'erano delle mucche sulla tangenziale ovest.

Arrivato fortunatamente incolume sino al sito della fabbrica devo affrontare il personaggio mitologico dell'usciere. Ne ho incrociati ben tre diversi questa settimana e con tutti e tre ho avuto problemi. Tutti e tre non sanno leggere una rubrica e mi hanno fatto aspettare mezz'ore in sala di attesa perchè chiamavano la persona sbagliata. Ad uno ho dovuto fare anche da traduttore quando si è trovato a gestire un team multietnico.
Ed ecco caro lettore che arriviamo ad un altro punto interessante. Se mi vantavo di lavorare con un team multiregionale, ho dovuto abbassare la cresta davanti a questo team multietnico.
Il capo è un tedesco che nell'aspetto ricorda un incrocio tra lo zio Fester e Lerch il maggiordomo della famiglia Adams, poi abbiamo un indiano, una russa, una cinese ed una turca. Per non farsi mancare nulla poi è stata aggiunta una brasiliana, che di brasiliano aveva solo l'accento. Il mio collega ha messo come messaggio su Skype: “Sentite questa: C'era un indiano, un tedesco, una russa, una cinese, una turca, un'albanese ed un gianduiotto!!!!
Scambiando poi quattro chiacchiere con il ragazzo indiano, a proposito della quantità delle ragazze con cui lavorava, cosa rara nel nostro mestiere, lui ci ha lasciato la seguente massima:

you are unlucky if your father is poor
you are idiot if your father in law is poor
Saggezza indiana

A conclusione della settimana, poi, inizio il venerdì assistendo ad una scena da sitcom. Per arrivare all'open space dove ogni mattina gioco al gioco della sedia devo percorrere un lungo corridoio che ricorda un po' quello che attraversa Get Smart. Comunque mi trovo a seguire una bionda dalla lunga chioma, provvista anche di un bel corpicino, che si intuisce dall'abito leggermente aderente. Passo dopo passo ci avviciniamo alla porta dell'open space ed io inizio a sperare che sia una nuova collega, quando apre una porta alla sua destra ed entra. Non ci sarebbe nulla di strano, ed infatti io non ci ho fatto subito caso, anche se qualcosa non mi tornava. Al che mi sono fermato ed ho guardato bene l'insegna sulla porta dietro la quale si era celata la biondina... era quella del bagno degli uomini!
No comment sulle idee che mi sono nate in testa per giustificare tale comportamento.
Lettore avrei ancore molte righe da scrivere su questo ricco “contorno”, ma non vorrei che poi coprissero il gusto del piatto principale.
...e la storia continua...

07 novembre 2009

Mezza Trasferta - 1° Puntata


Caro lettore, questa settimana ho iniziato a lavorare a mezza trasferta. Eh sì, si è ricominciato a viaggiare, solo che questa volta il viaggio prevede il ritorno a casa tutte le sere.
Sono finito a lavorare in un paesino a pochi chilometri da casa mia che deve il suo nome al ciuchino di un uomo in fugo dalle responsabilità della città che lo eleggerà a suo simbolo.
La mattina viaggio contro traffico, ed anche uscendo più tardi del solito arrivo in ufficio prestissimo.
Per ora le difficoltà principali sono:
Superare la portineria senza che la persona della sicurezza inizi ad odiarmi per il carico di lavoro che gli do a causa di quel fogliettino che deve stampare. Mi hanno fatto racconti tragicomici su questa specie di “portinai” della sicurezza aziendale. All'uscita invece devo affrontare la prova “Rambo”, questo è il soprannome che hanno dato alla guardia all'uscita. Sembra che sia un tipo un po' nervoso e facile all'ira.
Lavoro con un team formato da altre due persone più il responsabile del progetto. Siamo in quattro di quattro società diverse, provenienti da quattro città diverse, distribuite su tre regioni e per fortuna una sola nazione.
A volte è difficile capire come riuscire a rimanere tutti in contatto.
Nello stesso open space, dove la mattina scatta il gioco della sedia per cui è consigliabile arrivare presto per non dover lavorare in piedi, ho ritrovato un po' dei personaggi che hanno incrociato la mia precedente trasferta, sia a Torino che in Polonia. È cambiata la scenografia e la sceneggiatura, quindi non si può parlare di “seconda serie”, ma più di uno spin off .
L'open space meriterebbe, poi, il suo bel racconto. Si trova al piano terra ed ha un itera parete fatta di vetro. Quando fuori fa freddo e non c'è sole sembra di partecipare ad uno dei viaggi di Capitan Findus visto che c'è solo un radiatore, e per lo più si utilizza un'antica modalità di riscaldamento, vecchia più di 2000 anni, che si chiama “Bue ed Asinello”. L'interruttore delle luci della parte dell'ufficio dove sta diventando solito che io mi sieda, si trova nell'open space a fianco, e siccome le porte sono all'inizio degli uffici, mi tocca fare una gita ogni volta che serve accendere la luce. L'unica cosa valida, forse, è che la mensa è a due passi, letteralmente parlando, dall'open space. Con il passare dei giorni, però, inizio a pensare che non sia una cosa poi così buona, proprio come i piatti che servono.
In mezzo a tutte queste novità poi non ho potuto dire al cliente che seguivo da remoto che sarei uscito dal progetto, proprio a pochi giorni dal suo termine. Quindi i colleghi mi hanno coperto con varie scuse, ed anch'io, quando sono stato chiamato ho dovuto fare il vago, peccato che l'ambito in cui lavoro sia così piccolo che tutti si conoscano. Mi sembra di vivere nel segreto di Pulcinella, l'unico che ci crede è il mio capo, non nel senso di quello che sta sotto al mio cappello, ma nel senso di quella persona che avrebbe dovuto segnalare la mia uscita dal progetto.
Lettore forse sto tralasciando un particolare che ha una certa rilevanza. Ho cambiato per l'ennesima volta modulo, e dire che secondo i diktat aziendali si dovrebbe cercare di consentire una continuità di progetti per favorire la “specializzazione” su un mondo vastissimo che è quello di SAP. Ecco io ho per l'ennesima volta cambiato modulo, e per l'ennesima volta sono stato venduto come espertone, quale non sono, o meglio, non sono ancora.
Ci sarebbero da raccontare ancora mille cose, ma penso che il tempo non mancherà e quindi termino qua.
Ed ora ci vorrebbe un nuovo tormentone per a chiusa di questo post.

...e la storia continua...

31 ottobre 2009

Quanto pesa un water?


Domanda strana, vero caro lettore?

Probabilmente ti stai chiedendo cosa centra, qual'è il suo significato recondito, perchè farsi certe domande, che droghe ha assunto il fin qua brillante autore di questo blog da doverla proporre a me povero lettore che rubo il mio tempo per dilettarmi con gli scritti di questo improvvisato blogger. Ecco caro lettore le domande dovrei farle io a te ed ai signori che comandano il sito più linkato del mondo. Come mai qualcuno si fa questa domanda, e come mai le sinapsi di Google fanno si che il primo risultato che appaia sia il link a questo blog. Quando ho controllato, per curiosità il report dei contatti, ho visto che la maggior parte dei contatti via motore di ricerca era proprio: “Quanto pesa un water”. Ho voluto verificare la veridicità di questo risultato, ed ahimè la verità è apparsa lì sulla schermata del monitor: primo risultato questo blog. Se non mi credi, lettore, prova anche tu.

Ed io che pensavo di aver fatto un buon lavoro con i racconti delle mie esperienze in Trasferta, oppure con la rubrica Impegni Credevo di essere stato di aiuto a qualcuno nella ricerca di conoscenza sulla “fine di un amicizia”, o di un posto dove mangiare nelle terre desolate e gelide che mi hanno ospitato nella mia avventura oltre confine, oppure di cosa fare il giovedì sera nella capitale sabauda, ed invece no! La regina delle parole ricercate legate al blog è:

“Quanto pesa un water”.

Lettore è vero che il periodo congetturale è quello che è, ma almeno un po' di filosofia... e poi Mr. Google, credo di poter essere ricercato con frasi di più ampio respiro, di più elevato concetto, di più sofisticata scrittura, oppure devo pensare che tutte le parole che ho scritto in queste pagine siano troppo introspettive da richiedere di essere lette solo nell'intimità di una stanza ceramicata, dove ci si può ritirare e tirar fuori il meglio/peggio di se senza remore, dove quei pesi che in pubblico non si ha il coraggio di tirare fuori possano vedere la luce di un lungo percorso, di espellere ciò che ha volte ci pesa nell'animo e nel fisico per sentirci dopo più leggeri...

Ma rifacendomi al motto di sovrani passati: Francia o Spagna purchè se mangna... e poi

24 ottobre 2009

Non puoi capire

“Non puoi capire” - quante volte avrò sentito dirmi queste tre parole, ogni volta c'era di mezzo una situazione di stress o di dolore. Situazioni che magari anche io avevo provato, ma come ho “capito”, le cose vengono vissute e percepite in maniera diversa dalle persone. La stessa cosa può essere vista con sfumature di “dolore” diverso.

Questa riflessione nasce dal fatto che in azienda sto rivivendo una situazione che pensavo, o meglio speravo, non dovesse più ripetersi. In questa vicenda io sono solo uno spettatore, mentre uno degli attori principali, che potrebbe rappresentare il cattivo di tutte le storie è sempre lui, solo che questa volta a cambiare è l'eroina che ha attaccato. Mi sembra di rivivere i giorni di qualche anno fa che hanno portato una mia cara collega, che ora annovero tra le amiche, a cambiare lavoro. In realtà in quel periodo l'orco cattivo ha fatto scappare molte persone, ma dopo l'intervento del Re aziendale sembrava avesse deposto le armi ed invece... è proprio vero che chi nasce tondo non può morire quadrato, come diceva il vecchio saggio a cui devo il nome ed almeno un quarto dei cromosomi.

Ed eccomi di nuovo in prima fila ad assistere a questo scontro a colpi d'insensibilità. E la frase che torna “non puoi capire come mi sono sentita quando mi ha fatto la sua piazzata...” ed io lì sulla mia poltrona, senza pop corn o bibite gasate e colorate dietro cui nascondermi, a rivedere la scena. Come allora, anche adesso, l'unica cosa che ho potuto fare e cercare di rincuorare la collega, darle il mio punto di vista e qualche consiglio maturato dalla storia precedente ma nulla di più. Mi sono sentito come un cavaliere senza spada ne cavallo.

Mentre tornavo a casa quella sera mi sono tornate in mente tutte le volte che mi ero sentito dire “non puoi capire” e la maggior parte della volta provavo a mettermi nei panni del mio interlocutore, con il mio bagaglio di esperienze e di vita vissuta, per vedere se era vero che non potevo capire, ed intanto l'unica cosa che mi sembrava giusta fare era mettere a disposizione la mia attenzione e qualche parola, ed a volte una bottiglia di acqua di fuoco per bruciare le cattiverie del mondo. Pensavo che fosse meglio non cercare di capire ma cercare di condividere il fardello di cupa tristezza per alleggerirlo a chi stava soffrendo davvero. Non so se ci sono sempre riuscito. Se ho fatto bene o ne, se ho peggiorato le cose o migliorate. Comunque ho agito sempre in buona fede con il massimo dell'onestà che mi era consentita.

Questo post vorrebbe essere una fotografia di questo momento in cui le cose accadono intorno a me. Dove il Vice Re decide della mia sorte e della mia terra e di tutte quelle del popolo aziendale, mentre il Re è impegnato lontano dal regno. Ora capisco perchè in ufficio ci sono solo tavoli quadrati. Dove anche la vita vera, che non è il lavoro, mi ha portato ad incrociare pellegrini che cercavano le risposte nel volo delle rondini per dare una spiegazione al loro destino.

Caro lettore che tu possa avere una buona vita.


p.s. Caro lettore forse "non puoi capire" perchè ho allegato questo video e qualche dubbio l'ho anch'io....

01 ottobre 2009

Settembre è passato

Settembre è finito. Un settembre strano pieno di alti e bassi. Con molta pioggia quando non serviva e con molto caldo quando non era il caso. Una cosa però gli va concessa: mi ha riportato a guardare il cielo, di giorno e di notte, per vedere come un novello Giulio Cesare il mio destino volare sulle ali di uno stormo di uccelli.
Mentre il mese del ritorno a scuola spendeva le sue ultime ore io ho alzato gli occhi al cielo ed ho visto una luna che piano piano si fa piena come il ventre di una futura madre, ed una stella che le fa compagnia. Il cielo era scuro, buio, nero.
Un momento di riscoperta del mondo intorno a me, quel mondo fatto di alberi, montagne, prati, laghetti, anatre e cicogne, spiagge e conchiglie, onde e vento, aria e farfalle, flora e fauna. E subito dopo pensare alla vita giornaliera, fatta di ufficio di telefonate da fare ed altre da aspettare come il Natale, viaggi in carrozze che hanno poco a che fare con quelle che solcavano i sentieri del Far West o si aggiravano nelle città ottocentesche, o forse mi sbaglio visto che l’odore che sento mi ricorda qualche quadrupede.
Giorni passati come granelli di sabbia in una clessidra, uno alla volta, uno dopo l’altro, tutti in fila, ordinati per forza.

Un altro post pieno di parole ad essiccare al sole come i podorini prima di fare un tuffo nel vasetto della conserva.

25 settembre 2009

Venerdì sera, in ufficio.


Venerdì sera, in ufficio.
La domanda sorge spontanea, come diceva l’adagio di un noto presentatore qualche anno fa, a fare che? A fare un po’ di manutenzione al pc che ne necessità. È ormai passata una settimana da quando o scoperto che è ammalato ed ora che sono riuscito ad andare in farmacia a prendere la medicina lo sto curando con una prima ondata di anti-virus. La cura è più lunga del previsto e mi vedo costretto a rimanere al suo capezzale per non lasciarlo solo in questi momenti difficili. Siccome il malato è privo degli arti per cui non ha un’estremità che posso stringere per trasmettergli un po’ di coraggio (i maliziosi sono pregati di uscire, grazie), e per non morire di noia nel veder scorrere l’elenco di tutti i file presenti nel pc, mi sono messo a scrivere queste quattro righe che ricordano le due foglioline d’insalata che si mettono nel piatto per non far vedere il bianco della porcellana.
L’ufficio è quasi vuoto, solo qualche sfortunato mi fa compagnia, ma non per dovere nei miei confronti, ma per …zi suoi. Sento arrivare le voci di un paio di Manager che discutono da uno degli uffici che ha ancora le luci accese. Quanto è triste quest’open space a quest’ora.
L’aver cambiato posto, cioè essermi spostato per motivi tecnici, su cui non mi dilungo, sembra abbia apportato alcune metamorfosi al mio essere. Alcuni, dei pochi rimasti, che passano per andare alla macchinetta delle bibite non mi riconoscono. Ormai hanno registrato la mia persona in un determinato punto dell’ufficio e vedermi in un altro li disorienta. Incredibile.
Su questa cosa potrei scrivere un post, ma molto probabilmente verrebbe fuori un pastrocchio come quello che state leggendo ora e per cui dovrei scusarmi con te povero lettore, caduto in questa rete senza pesci e sirene ma piena di alghe e mucillaggine.

Ora ti lascio e vedo se qualche onda dell’immenso mare di internet mi porta su qualche bel lido.

Buon fine settimana.

20 settembre 2009

???

Ed anche settembre, giorno dopo giorno sta scorrendo via come questa Estate.
Di strada ne ho fatta e di posti ne ho viste. Ho incontrato persone e fatto cose...
Ok non è di questo che volevo parlare, ma di come in questi ultimi giorni i ricordi abbiano bussato alla mia porta. Ricordi vicini e lontani che a volte mi hanno lasciato uno strano sapore in bocca e fatto pulsare qualche cicatrice dell'anima.
Per fortuna che ci sono gli amici che ti ricordano che la vita ti offre sempre la possibilità di farti nuovi ricordi.
Cavoli questo post sta prendendo un'altra strada rispetto a quello che volevo scrivere, non è che qualcuno sa dove posso trovare il piano regolatore dei pensieri che mi frullano nella testa? Sono partito con una meta ed il vento delle parole mi ha spinto fuori rotta ed ora mi chiedo se farmi trascinare dalla corrente o se è meglio combattere la corrente per tornare sulla rotta... ma alla fine cosa importa. Queste sono parole che servono a riempire un attimo, un momento di calma nervosa.
Ed allora è meglio sdraiarsi a guardare le nuvole scorrere sul mio cielo e respirare l'ultimo alito d'estate.
Buon Autunno

03 settembre 2009

Ma che bella giornata di sole è questa

“Ma che bella giornata di sole è questa…”
Ecco cosa cantava il buon Antonello Venditti questa mattina nella mia radio, mentre fuori cadevano goccioloni di pioggia e l’aria si faceva fredda, ed io cercavo di svegliarmi e convincermi ad andare in ufficio.
Se già i giorni di ferie sembrano un ricordo lontano, dopo questo risveglio sono un ricordo ancora più lontano. Il cielo azzurro ormai è relegato nelle foto fatte in giro nei giorni passati (ahimè passati) in luoghi lontani da qui, con colori, profumi e gusti che sanno di gioia e felicità e che non appartengono a questa città a questa vita: il LAVORO.

17 agosto 2009

Inno Nazionale

Caro lettore,
come ben sai mi trovo nuovamente all'estero per lavoro e per diletto.
Vivere lontano dal bel paese non è semplice, soprattutto se non è una tua scelta, ma non è di questo che voglio parlare.
Visto che un membro del governo ha deciso di "attaccare" il mio INNO NAZIONALE, si perchè lo sento mio, mi sento ITALIANO e ne vado orgoglioso.
Quindi On. Bossi questo lo dedico a lei:


15 agosto 2009

Katowice - 2° puntata

Ed ecco un’altra puntata dalla Polonia. E sì caro lettore, un’altra, ma non preoccuparti sarà breve come i giorni di lavoro.
Partiamo con il dire che questa seconda puntata in Katowice inizia domenica sera. Colto dalla stanchezza e dal troppo sole preso nei due giorni del rompete le righe, e forse dal bisogno di parlare un po’ d’italiano con qualcuno, mi aggrego alla comitiva del capo che tra le altre cose ha deciso che questo è il suo turno di scegliere il ristorante.
Sorpresa sorpresa il capo ci porta a mangiare magiaro. Si vede proprio che la cucina polacca non ha sfondato nel cuore di nessuno dei trasferisti.
Siamo rimasti in quattro, quattro colleghi davanti ad un piatto di gulasch con una cameriera che fa sembrare il piatto più buono, anche se non parla una parola di inglese ed il menù è solo in polacco. Ci abbiamo messo venti minuti solo per ordinare il vino (che resti tra noi abbiamo rischiato che ci portasse 4 lattine di red bull con non so cos’altro). Il piatto è buono, forse anche perché tutti abbiamo fatto delle belle sfacchinate in giro a fare i turisti. La fame ci porta a scegliere anche il dolce, ma su questo stendo un velo da C.S.I. .
Le battute si sprecano, ed essendo tutti uomini, la maggior parte sono donate alla cameriera tanto che uscendo ci guardiamo alle spalle non tanto per rimirar ancora la cameriera ma per la paura che il marito cuoco ci insegua.
Lunedì mattina è uguale anche qui in Polonia. La sveglia sembra una punizione. Colazione e poi in ufficio.
Ci sono poche cose da fare, o almeno è questo quello che pensavo all’inizio, ma poi il mio capo, alleatosi con i due esterni, decide che io possa fare almeno una trentina di cose in contemporanea. Io ci provo spinto dall’idea che da martedì sarò in ferie. Il tutto è reso più difficile dal fatto che la cena della sera prima balla dentro di me e non solo. Anche gli altri iniziano a subire le difficoltà della digestione.
Il capo mi sottopone un problema di pagamento. Io la risposta gliela avevo già data, ma lui mi ripete la questione ed io gli ripeto la risposta. Lui non si fida e mi chiede di chiamare le mie ex utenti polacche per avere la loro versione. Io chiamo e loro, in inglese, ripetono quello che ho detto io. Non basta. Mi chiede di scrivere una mail perché non è convinto. Scrivo. La risposta è la stessa. Il capo inizia a pensare che io posa avere ragione, ma non è ancora completamente convinto. Scrive lui una mail ad utente che parla italiano. La risposta è la stessa che io gli ho dato tempo fa ormai. No comment sui miei pensieri di testate da donare agli astanti.
Lunedì volge al termine, sistemo l’ultimo punto aperto con il cantante dei Village People e con il sosia punk di Massimo Lopez ed ho finito. Ultima cena di gruppo in un locale, scelto dal capo, che cucina piatti italiani. Grazie al suo senso dell’orientamento, con la cartina in mano ci perdiamo. A dire il vero i due esterni gli avranno ripetuto un bel po’ di volte che stava sbagliando strada, ma lui ciccia. Per fortuna che ci viene in aiuto il Massimo Lopez punk. Troviamo il ristorante e si cena. Ormai l’aria delle vacanze ha avvolto il team e le battute si fanno a circolo. Incredibile anche il capo mi sembra simpatico (grazie Żywiec).
La mattina del martedì il sole ha lasciato la città, ed il tempo torna ad essere quello che ricordavo. Pioggia e freddo.
I due fidanzatini che dividono il viaggio a Cracovia con me, oltre ad essere in ritardo, fanno anche il cinema alla reception, ma per fortuna la ragazza della hall ha una calma ascetica.
Finalmente partiamo, se non fosse per il paesaggio e per i cartelli stradali scritti in polacco sembrerebbe di essere sulla Salerno - Reggio Calabria per il traffico ed il numero di cantieri.
All’aeroporto sbaglio il parcheggio e vengo dileggiato dal duo pugliese, ma me ne frego. Ancora pochi minuti e saremo in albergo.
Nella hall dell’albergo ci salutiamo ed hanno inizio le mie vacanze.





Nella prossima puntata si parlerà di… o forse sarebbe meglio dire si parlerà in…

08 agosto 2009

Katowice - 1° puntata


Caro lettore ecco un altro post dedicato alla mia vita da emigrante in Polonia.
Per motivi di lavoro mi ritrovo in un’altra cittadina polacca, KATOWICE. Mentre scrivo dalla stanza dell’albergo, il progetto volge al termine. Ancora un giorno di lavoro, lunedì prossimo, e poi le meritate vacanze, ma per ora cerchiamo di rimanere sul pezzo.
La trasferta inizia con un viaggio in macchina in compagnia del mio capo e di un collega esterno. Il capo da subito inizia a fare il menagramo con i suoi commenti sul tempo (ieri doveva piovere ed invece nulla – oggi ci va di lusso con il tempo), infatti facciamo tutto il percorso sino al parcheggio dell’aeroporto con il cielo che piano piano si annuvola. Nel momento di salire sul pulmino che dal parcheggio ci porta allo scalo aeroportuale inizia a piovere in maniera convinta, ma la cosa si fa tragica quando dobbiamo scendere. Il Nigel Mansel anziano alla guida del pulmino, dopo averci terrorizzato con la sua guida decide di regalarci un ultima emozione parcheggiando il più possibile lontano dalla tettoia dell’ingresso dell’aeroporto, in una delle pozzanghere più grandi mai viste, una specie di laghetto, tanto che mi aspettavo di vedere papere e ninfee.
Le sorprese però non sono finite. Al momento del check-in il collega esterno si accorge di non avere il documento d’identità, mentre io sono ala ricerca dell’unica ragazza del team che è in ritardo, cosa che fa arrabbiare il capo, che giustamente, secondo lui, se la prende con me.
Alla fine la rintraccio e le dico di correre che il capo è sul nervoso andante, mentre lo sbadato cerca un altro volo per raggiungerci il prima possibile (viaggerà di notte per giungere in albergo alle due di notte).

Il volo parte in ritardo a causa del maltempo, ma per fortuna anche la coincidenza da Varsavia a Cracovia è in ritardo, questa volta perché l’equipaggio è in ritardo… ma guarda un po’ l’equipaggio è lo stesso che c’era sul primo volo.
Atterrati a Cracovia scopriamo che lo scalo dei voli nazionali è un capannone riadattato, e non sto scherzando è proprio un capannone, con pareti in lamiera e tetto alto.
Ora non ci resta che ritirare le valige sull’unico tapis roulant presente.
Prese le auto a nolo ci rechiamo subito in fabbrica, dove vista l’ora di arrivo, non c’è nessuno. Facciamo un paio di controlli sul funzionamento dei collegamenti ad internet e ripartiamo alla ricerca di un ristorante.

Inizia così la gara a chi sceglie il miglior ristorante.


La prima proposta ci porta in uno scantinato, dove gli unici clienti siamo noi. Menù solo in lingua polacca e cameriera che parla un inglese improbabile. I piatti non sono un gran ché, ma la fame aiuta a farci comunque spazzolare tutto.
Siccome la parte più interessante della trasferta è questa competizione sui ristoranti, evito di parlarti delle solite beghe da ufficio, delle shampate del capo e mi concentrerò sulla competizione.
La seconda sera è il turno di scelta dell’unica ragazza del team. A noi si aggiunge anche un altro italiano che lavora negli stessi uffici, anche lui in trasferta. Il locale porta il nome di Tatiana. Il capo si è fatto spiegare la strada, dove parcheggiare e come raggiungere il luogo, e quindi ci perdiamo.
Arriviamo al locale con una ventina di minuti di ritardo. Il servizio è davvero pessimo, ci sono più pause che in un monologo di Celentano. il progetto di cenare presto è quindi minato, quello di assaggiare il loro piatto più famoso anche, perché dopo aver aspettato più di un ora per ordinare scopriamo che metà dei piatti non sono più disponibili. Passa più di un ora per avere due antipasti e ancora una quarantina di minuti per i piatti. Se tutto ciò non bastasse per minare il nostro stato di calme apparente, al momento del conto altri casini, tanto che il capo si inalbera più del solito, probabilmente anche perché ha bevuto un po’ troppo a stomaco vuoto.

La terza sera è il mio turno. Propongo ristorante italiano. Ormai non riesco più a mangiare un intera settimana polacco a pranzo e cena. Tutti mi guardano male è mi prendono in giro. La collega raggiunta dal fidanzato si eclissa quindi i colleghi si sentono liberi di andare giù pesante con le battute, ma io non cambio idea. Il ristorante è carino, il servizio ottimo ed i piatti buoni. Alla fine sono tutti costretti a ricredersi ed io un po' mi gaso e faccio il baldanzoso.


Quarto giorno finiamo in uno di quei locali per turisti che ci sono sempre nel centro di ogni città, o almeno così sembra. Quei locali tra pub e ristorante con tavoli di legno, modello giardino, ed enormi ombrelloni. Il servizio non è male grazie al cameriere che parla italiano, mentre i piatti secondo me non sono un gran ché.


Quinto giorno. È il turno del collega trendy che decide di portarci al giapponese. Anche lui ha capito che non si può vincere la competizione con i ristiro nati locali (cavoli sembra il pensiero di un presidente di una squadra di calcio della mia città ). Il locale si trova a fianco di un centro commerciale immenso. Tutto il complesso sorge dove prima c’era la più grande miniera di estrazione della città. Tanto che alcuni monumenti sono stati inglobati nella struttura del centro commerciale.
Il locale risulta un po’ freddo, e non solo per il mobilio. Fa proprio freddo. I piatti, scelti dall’esperto, sono buoni tanto che sento insediato il mio primo posto. La serata si conclude nel Casinò dell’albergo.


Il Casinò è molto piccolo e sembra più una bisca clandestina. I personaggi dentro sembrano poi aiutare questa idea. Tre colleghi si danno al gioco. Io resto a fargli compagnia per un po’ ma poi me ne torno in camera a godermi il meritato riposo.
Sabato c’è il rompete le righe. Ognuno per se, anche se il capo pressa un po’ per andare tutti con lui. Alla fine raccatta i due esterni; la collega esce con il fidanzato; il collega trendy, grazie al fatto che abbiamo finito in anticipo, torna in Italia all’alba ed io mi fermo in albergo per scrivere queste righe prima di iniziare a fare il turista in questa nuova città.


Nella prossima puntata si parlerà di … e sì ci sarà ancora almeno una puntata.

03 agosto 2009

La Trasferta che verrà - Sosnowiec

Caro lettore ti scrivo, così mi distraggo un po’
E siccome son molto lontano più forte ti scriverò.
Questa mattina sono partito con l’aereo lalala.
Ed in Polonia sono tornato ahimè,
mentre il collega questa notte arriverà.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
E c’è chi ha messo gli zebedei cotonati a prender fresco alla finestra,
e si sta senza pensare per intere mattinate,
e a quello che cotona i gioielli qualche vaffa gli rimane.

Ma il capo ha detto che la nuova trasferta
porterà una trasformazione
e tutti qui stiamo già aspettando
sarà tre volte Cracovia e una volta Katowice
forse si scenderà sino a Bielsko
ed anche gli utenti faranno ritorno

Ci sarà da mangiare e golonko tutto intorno,
anche i colleghi potranno mangiare
mentre i capi già lo fanno.

E si farà il lavoro ognuno come gli pare,
anche il capo dovrà lavorare
ma soltanto su ovvietà,
e senza grandi disturbi un vaffa si prenderà,
a darglielo saranno i più furbi
ed i colleghi di ogni età.

Vedi caro lettore cosa ti scrivo e ti dico
e come sono “contento
di essere QUI in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro lettore cosa mi devo inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se questa trasferta poi passasse in un istante,
vedi lettore mio
come diventa importante
che in quest’istante scriva anch’io.

La trasferta che sto vivendo, tra 8 giorni finirà
Io sono impreparato ma dove stà la novità.

27 luglio 2009

Caduto su una BUFALA


Caro lettore,

anche il qui presente sognatore è caduto su una di quelle bufale a forma di catena che ogni tanto girano in rete.

Se avessi pensato e non sognato durante la lettura, forse mi sarei accorto dell'inganno, ma chi sà forse volevo essere ingannato e vedere Marte da vicino vicino.

Marte luogo di nascita di molti eroi della mia gioventù e mito di molte pagine di fantascenza.

Va beh, vorrà dire che questa notte tutti a letto presto con la speranza che almeno nei sogni l'astro rosso sia un po' meno lontano.

20 luglio 2009

Appuntatevelo nell'agenda o nel calendario...dove volete!!


Il 27 Agosto, a mezzanotte e mezza, guardate il cielo!!

Il pianeta Marte sarà la stella piu brillante nel cielo. Sarà grande come la luna piena. Marte sarà a 55,75 milioni di km dalla Terra.

Non perdetelo!!!

Sembrerà che quella notte la terra abbia 2 lune!!

La prossima volta che avverrà questo fenomeno sarà prevista nel 2287. Condividete questa informazione con gli amici perché nessuno di noi potrà vederlo un'altra volta......forse.

11 luglio 2009

AUGURI BLOG

È un periodo che dimentico le cose, gli appuntamenti, le telefonate, ma soprattutto i compleanni. La cosa incredibile è che ho dimenticato persino il compleanno del BLOG... sono proprio un autore snaturato.

Anche se in ritardo:

BUON COMPLEANNO

Personaggi


Mi piacerebbe essere un bravo narratore. Uno di quelli capaci di rendere in parola quello che hanno visto e vissuto, ma ahimè caro lettore questa dote mi manca. Comunque questo non mi fermerà dal tentativo di riportarti la descrizione di alcune persone che ho incontrato in questi giorni sulla mia strada.

Il primo non può che essere il Broccolatore telefonico.
Mi trovo a dover aspettare il bus in una zona vicino alla stadio. Accanto al palo che indica lo “START” della mia corsa si va formando un piccolo gruppetto di persone, che cercano di salvaguardare la propria bolla di libertà restando leggermente discostate l'una dall'altra. Ecco che al gruppo si avvicina un uomo, sulla trentina, alto un metro e settantacinque circa, corporatura tendente al robusto, capello riccio, vestito trasandato con in una mano un sacchetto del supermercato e nell’altro il cellulare. Quando è alla portata dell’udito dei più inizia una conversazione telefonica con una fatidica Amoruccio. Ecco alcuni stralci della conversazione:

Amoruccio la mia donna ideale deve essere alta circa un metro e settantacinque, capelli scure e soprattutto mi deve stimolare sia i genitali che il cervello…
Amoruccio io soffro di pressione alta quindi devo scopare 3 o 4 volte alla settimana se no sto male. I globuli rossi si mangiano quelli bianchi…
Amoruccio come sei vestita ora?

La conversazione dura un’altra mezz’ora tra le facce esterrefatte degli astanti.

L’autista DJ
È da una settimana che l’autista del bus del mattino ci delizia con le suo compilation.
È partito in un giorno di pioggia con BOB MARLEY, è passato per STING e per ricordare a tutti che l’evento della settimana era il doppio concerto di una band britannica a dedicato un viaggio anche agli U2.
La notizia si è sparsa, e visto il gradimento dei più, anche altri autisti si sono datti al doppio lavoro, peccato con alterne fortune. Mi è capitato di dover sorbire metà dell'lp di Toto Cutugno , e neanche le canzoni più belle, sino a quando una signora è andata a lamentarsi tarpando così le ali al DJ autista.
Ora cerco di prendere l'autobus quando c'è l'autista DJ con gusti musicali simili ai miei.

La stiratrice del bus
C’è una passeggera del bus famosa per il suo parlare in continuazione, soprattutto della sua vita personale. Ho sentito i racconti del suo divorzio, della vita delle figlie, dei nipoti, delle angherie dei parenti dell’ex-marito e via dicendo. Ogni volta mi sembra di assistere alla lettura della puntata di Beautiful in salsa italiana. Ma tutto questo non sarebbe nulla di eccezionale se una volta non l’avessi vista scendere dal bus perché non c’era nessuno da ammorbare, con la speranza che nella corsa successiva ci fosse una vittima sacrificale. Ho visto una delle povere passeggere finite nelle sue sgrinfie leggere il bugiardino dei tappi per le orecchie. Un’altra credo abbia cambiato addirittura città. Di recente ho scoperto che la sua vicina di casa è in fuga.

Il paziente senza lettino
Pochi giorni fa mi è capitato di incrociare un passeggero che ha passato tutto il tempo a parlare dei suo problemi di depressioni al telefono, riportando dettagli sulle visite e racconti fatti al dottore. Si è spaziato dai pessimi rapporti con la ex, al rapporto conflittuale con lo zio, e quello non ancora decollato con l’attuale compagna. Alle sue crisi di violenza incontrollata (basta la scoreggia di una mosca perché mi scattino i cinque minuti – non ci ho visto più ed ho iniziato a dare pugni e testate al muro).
Quando sono sceso dal bus ho pensato che da un momento all'altro il tizio si mettesse a picchiare un sempronio sfortunato che avesse l'unica colpa di soffrire di meteorismo moscale.

Il fan disperso
In questa calda estate milanese, allo stadio si susseguono i concerti di vari cantanti e gruppi famosi. Mi è capitato di scambiare quattro chiacchiere con uno dei fan di un noto gruppo. L’accento nordico mostrava il fatto che non fosse un indigeno. Comunque il su detto non sapeva come arrivare allo stadio, gli ho fornito le indicazioni del caso, che mi ha chiesto di ripetergli per tutto il tragitto in comune che avremmo fatto. Alla fine l’ho lasciato alle cure della fiumana di persone che all’uscita della metropolitana si recava allo stadio sperando che il ritornello che gli ho ripetuto gli fosse entrato in testa, e che non si perdesse per le vie buie della città.

La ciclista esibizionista
in questi giorni estivi, a Milano, fa molto caldo. All'uscita dell'ufficio l'asfalto sembra una stufa. Mi sembra quasi di camminare sui famosi “carboni ardenti”. Uscito dal portone mi guardo un po' in giro, per vedere se il mondo è cambiato mentre ero seduto alla mia scrivania. Ed ecco che vedo una scena da film di Tinto Brass: una ragazza in tailleur nero, pedala sulla sua bicicletta olandese, e fino nessuna possibile censura. L'istinto predatorio del maschio latino, leggasi pure SUPERORMONE, mi fa aguzzare la vista è noto il particolare della gonna girata, con lo spacco davanti e tirata abbondantemente su. In breve la ragazza mostrava con gioia i suoi slip a tutti quelli che incontrava sulla strada. Mi sono girato per vedere se era una candid camera o un'esterna di qualche film osè, ma nulla.
Aspetto ansioso il trailer del film.

Sei personaggi in cerca di autore, magari di uno più bravo di me.

20 giugno 2009

Quanto pesa un NO?

Sono in macchina e sto tornando a casa dopo aver partecipato ad una riunione dell'associazione di volontari di cui faccio parte. Mancavo da più di un anno, da quando è iniziata l'avventura delle trasferte. Vengo accolto dai saluti dei consociati e dalla domanda del presidente dell'associazione:
“La settimana del 26 puoi andare in Abruzzo?”
In un attimo ho dovuto fare il bilancio di molte cose: famiglia, lavoro, amici, impegni, cose da fare etc.etc. Ed alla fine ho dovuto dire un “NO” dispiaciuto.
Un NO che mi è sembrato un masso caduto sul mio spirito e su ciò in cui credo.
E lì è nata la domanda che ora giro a te caro lettore: “Quanto pesa un NO?”
Quanti sono i NO che abbiamo detto?
Quanti quelli che abbiamo ricevuto?
Quanti di questi ci hanno fatto crescere?
Quanti di questi hanno graffiato il nostro cuore, lasciandoci solo con un pugno di ricordi?
Quanti?
Ci sono NO da pubblicità progresso o da banchetto per la raccolta delle firme che fanno bene alla nostra salute, e non solo:

NO AL RAZZISMO – NO ALLA DROGA – NO AL FUMO – NO ALLA VIOLENZA...

oppure i no commerciali, quelli da televendita:
NO ai chili di troppo, ai peli superflui, alle scatole ingombranti, al caldo d'estate ed al freddo d'inverno, agli acheri, ai germi che si nascondono nel water etc.
Quanti NO, eppure non tutti hanno lo stesso peso e non sempre è facile alleggerirli con spiegazioni o ragioni.
Ci sono quei NO che non capiamo, che ci sembrano ingiustizie e che forse lo sono, che ci fanno arrabbiare e poi gridare. Quei NO che fanno la rivoluzione, che fanno alzare e picchiare il tacco della scarpa su un banco del palazzo delle Nazioni Unite, fanno affrontare un carrarmato disarmati, che si traducono in disobbedienza pacifica, che cambiano le leggi o le conservano.
Quei NO COMMENT, molto English, che permettono di non rispondere a domande scomode.
Quei NO detti a gesti, oscillando teste e dita, magari evidenziati da espressioni di disappunto.
Quei divieti che sono solo un'altra versione di un NO.
Quelle frasi sentite da bambino: “...Non si può, non si dice, non si deve, non si fa...” che ancora sentiamo oggi e che qualcuno cantava nell'anno del Mundial.




Sicuramente ce ne saranno ancora molti sulla mia strada, che dovrò dare o ricevere, ma per fortuna ho le spalle larghe e spero il tempo per capirli.

05 giugno 2009

Parigi

2 Giugno 2009
ore 15:00 circa
Aeroporto C. de Gaulle
Parigi

Ed anche questa breve periodo di vacanza giunge al termine. Più che una vacanza è stata una fuga dai tanti pensieri, troppi riguardanti il lavoro, che mi hanno assalito al mio rientro a Milano.
I giorni sono trascorsi veloci come i nostri passaggi nella città. Abbiamo sfruttato al meglio l'abbonamento ai mezzi pubblici ed il senso dell'orientamento del capo scout, mentre io pianificavo le cose da vedere. Sembravamo i nipoti di Mandrake, apparivano in un luogo e poco dopo eravamo in un altro. La metropolitana era il nostro teletrasporto, mezzo comodo ed efficiente, il sogno di ogni pendolare. L'unica cosa che ci fermava erano le code per l'ingresso a qualche monumento o museo, dove il nostro lascia passare non ci faceva oltrepassare le lunghe file di turisti. Ci riposavamo prevalentemente sugli strapuntini delle carrozze del Metro.
È stata una vacanza fatta di code che alla fine abbiamo iniziato ad apprezzare per il semplice fatto che erano l'unico momento in cui non stavamo correndo a vedere qualcosa o salendo un centinaio e più di scalini per vedere la capitale francese dalla sommità dei suoi monumenti.
Si può ben dire che questa città l'abbiamo non solo visitata ma anche scalata: Tour Eiffel, più di 700 scalini per arrivare a prendere un ascensore; Arc de Triomphe due volte, più di 300 scalini per vedere come la città cambia dal giorno alla notte, Notre Dame, più di 350 scalini per vedere la casa del famoso Gobbo, Pantheon, più di 300 scalini sopra le ceneri degli illustri parigini; senza dimenticare Montmartre o le mille rampe della metropolitana.
Credo di avere un milione di foto di Parigi vista dalla cima dei suoi simboli.
Ne abbiamo fatta di strada io e l'Alto, sopra e sotto Parigi... ora che ci penso tra i posti visti, le fermate della Metro sono quelli che abbiamo visitato di più.
Ad un certo punto sembravamo due giapponesi che in solo 3 giorni dovevano vedere e fotografare tutta Parigi, con le nostre macchinette fotografiche a portata di mano per cercare d'immortalare quello che questa splendida città ci mostrava. Non ci siamo potuti esimere dal mangiare la baguette avec le jambon et le fromage o le croissant avec le marmalade o comprare qualche ricordino nei mille negozi per turisti che ci sono sparsi per la città.

Ma basta così. Non voglio descrivervi Parigi perchè merita di essere vista dal vivo, di essere respirata, gustata, camminata, amata, invidiata, odiata, ballata, cantata, incontrata e poi salutata.
Di pagine ricche di parole o foto o quadri su questa città ce n'è parecchi e quando si arriva qui si capisce un po' anche il perchè.
Parigi ha la capacità di risvegliare l'artista che sonnecchia dentro di te. Vorresti essere subito più originale del “tipico” personaggio che sei nella vita. Vorresti essere capace di scrivere pagine bellissime ed emozionanti, di dipingere quadri estasianti, di suonare musiche vibranti o fare qualsiasi cosa che possa essere considerata arte, di quella che ti consegna all'immortalità della storia o solo di un secondo rubato a chi a fatto cadere lo sguardo sulla tua opera.
Parigi val più di una messa vale almeno 1000 ricordi.


25 maggio 2009

Torino - Epilogo





Sabato, 23 Maggio 2009
19:00 passate da un po'
Treno Regionale
Torino – Milano






Ed ecco che mi ritrovo sul treno regionale Torino – Milano delle 18:59 da Porta Susa. Vi chiederete cosa ci sto facendo su questo treno, ora che il periodo di trasferta è finito e non lavoro più né nella città sabauda né nella terra di Mikołaj Kopernik, ma pigio i tasti del mio pc nella sede milanese dell'azienda per cui lavoro.
Bella domanda.
Perchè c'era ancora qualcosa di non finito, qualcosa da dire e da fare che non potevo lasciare in sospeso. Ci sono ancora delle parole da scrivere, pensieri da fermare come una foto, l'ultima foto forse di quest'album, ormai di ricordi.
Partiamo da una cosa che mi è successa un po' di tempo fa. Mentre cercavo il nome di un ristorante di Bielsko Biala sono finito a leggere le pagine scritte da un altro blogger che aveva vissuto la mia stessa esperienza. Anche lui trasfertista nella città che mi ha ospitato per 15 settimane. Leggendo i suoi post ho scoperto che le nostre avventure erano simili, abbiamo visto gli stessi posti, siamo andati a mangiare negli stessi luoghi, abbiamo dormito nello stesso albergo dove abbiamo provato le stesse sensazioni (spero che almeno le lenzuola siano state cambiate). La cosa incredibile è che alcune delle persone che ha incontrato credo di averle conosciute anch'io.
Se siete curiosi, e volete leggere un altro punto di vista cliccate qui.

Sono passati più di 15 mesi da quando ho dormito per un intera settimana nel mio letto. Niente incubi riguardanti la valigia da fare, o il caldo insopportabile della camera d'albergo polacca, o il rumore del traffico di un vialone torinese.
Quante cose sono cambiate. Tornare a prendere i mezzi pubblici per andare al lavoro e niente più auto con l'autista o passeggiate per le strade del capoluogo piemontese. Tornare a mangiare in maniera sana, piatti che non necessitano di almeno due bicchierini di vodka per essere digeriti e dimenticati, oppure di essere riscaldati nel cucinino del residence. Rivedere i colleghi che ormai sono cresciuti, anche di numero; tanto che la mattina bisogna accaparrarsi una sedia neanche fossimo perennemente in campagna elettorale. Tornare a mangiare nei soliti localini e scoprire che c'è una cameriera che si ricorda di te e dei tuoi gusti, anche se sono passati mesi da quando avevi messo piede in quel bar, un po' ti emoziona. È come rivedere un se stesso che è stato e che ora non è, perchè quest'avventura un po' mi ha cambiato, non solo nella forma fisica, che ora sfiora la perfezione della sfera.

Ma tutto questo non spiega perchè io sono finito su questo treno per scrivere queste riflessioni. Per capirlo bisognerebbe spiegare come Torino un po' mi sia entrata sotto la pelle, con i suoi vialoni così larghi, perchè fosse complicato farci delle barricate nel periodo rivoluzionario, con le sue nobili piazze e popolari quartieri, con i parchi ed i Murazzi, ma soprattutto con i suoi volti che mi sono diventati familiari, e che trovano un posto nei miei ricordi oltre che nelle righe di questo blog.
Ecco, mancava un saluto a Torino, un saluto che non avevo potuto dare.
Un saluto che è un arrivederci, perchè non si dovrebbe mai dire addio ad un amico.

17 maggio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 60° puntata


Incredibile ma vero, caro lettore, ma questa è l’ultima settimana di trasferta… almeno sino a quando non mi manderanno da qualche altra parte. Sono passate ben 60 settimane, cifra tonda, da quando è iniziata questa avventura. Chi sa quanti di voi ho tediato e quanti si sono avvicinati incuriositi leggendo le avventure di questo emigrante con il colletto bianco. Ne ho scritte di cose.
Qualcuno mi ha detto che ci potrebbe venir fuori un libro, anche se non credo che ci possano essere molti interessati ad investire in questi brevi racconti. A me sono serviti per fotografare il tempo e scaricare un po’ dello stress che la lontananza produce.
Lasciamo perdere tutti questi preamboli e passiamo alle cose vere che sono successe in questi ultimi giorni.
Come detto questa è l’ultima settimana ed è iniziata provando una nuova kastzma (non ho ancora imparato come si scrive e probabilmente non lo imparerò mai). Il menù monolingue ha orientato la scelta su piatti classici, per iniziare, e su qualche rischio per finire. Alla fine il solito cicchetto al bar dell’albergo ci è corso in soccorso per digerire la mappazza formata dentro di me, alla faccia del dirigibile marrone senza elica e timone di una famosa canzone.
Martedì la prima scoperta è che l’ufficio che seguo in Polonia si è trasferito di piano, e dal giardino delle cariatidi sono finite nel parco delle “vergini”. Si vede che pensavano che non ci saremo più stati ed ora hanno tirato fuori l’argenteria. Lo so cara lettrice, sono il solito maschilista sciovinista ma è arrivata la primavera anche qui in Polonia ed il mio caro ormoncino ha rialzato la testa.
La giornata è passata tra le solite richieste e lo scambio, commentato, delle foto fatte settimana scorsa. La sera ho lasciato i due soci a fare una sgambata nel bosco dietro l’albergo e mi sono rifugiato in camera a cercare un po’ di relax.
Mercoledì l’ufficio è quasi deserto. Le utenti sono quasi tutte ad un corso, i telefono squillano a giro, ed io dopo un po’ non resisto e rispondo. Mi si crea un po’ di confusione tra parlare in polacco, inglese ed italiano, ma ne vengo comunque fuori.
Una delle utenti festeggia l’andata via dall’ufficio ed ha portato un bel Tiramisù alla polacca, che io amabilmente rifiuto nota la mia allergia al cacao. Lei quindi decide di riempirmi di salatini in formato famiglia (mi avrà visto deperito?).
L’unico lavoro che dovevo fare è stato inchiodato da un utente di un altro ufficio e quindi anche per oggi salta. In breve una tranquilla giornata di riposo.
Il capo del progetto è in trasferta in un’altra città, con un’utente, e risulta irreperibile per tutto il giorno. Si fa sentire quando ormai l’autostop aveva già dato i suoi risultati.
Per la sera compratevi il libro.
Giovedì è l’ultimo giorno in ufficio. Passo a salutare il primo ufficio che mi ha accolto, e cerco di sistemare il problema della registrazione inchiodata. Mi trasferisco poi nel nuovo ufficio, in cui l’unico utente maschio festeggia il compleanno. Mi viene servita una bella fetta di torta alla ricotta, che sarà poi doppiata da una seconda fetta di una torta simile donatami da una coppia di utenti. Ecco che l’ultimo giorno mi trovo a spiegare i nuovi errori fatti dagli utenti. Mi raccomando più volte di fare attenzione quando inseriscono i dati, e loro mi rassicurano che lo faranno. Dopo i festeggiamenti del compleanno partono i saluti con le utenti. Alla fine passa anche il capo degli uffici a salutare. Io sistemo le ultime cose, e con i colleghi esco per l’acquisto della Vodka che tanto ci ha accompagnato nelle strade che portano al giaciglio. Un breve giro turistico e poi l’incontro con due utenti che passano a salutare. La sera si passa un po’ in giro tra chiacchiere e locali.
Riportiamo le due pulzelle alle rispettive case e ci prepariamo al ritorno.
Venerdì inizia il lungo viaggio del ritorno, con qualche piccola complicazione che però non mi abbatte. Durante l’ultimo viaggio dall’albergo all’aeroporto mi trasformo in un giapponese e faccio mille foto. A tutto, fotografo davvero tutto, anche la signora della sicurezza che tante risate ci ha fatto fare ogni volta che dovevamo fare il permesso d’ingresso. Nel mentre, sottopongo il capo progetto all’interrogatorio a cui ho sottoposto tutti quelli che hanno lasciato il progetto prima di me.
Ultima volta all’aeroporto, ultimo ceck in con effetto coda al casello (mi sposto nella seconda file quasi vuota, e finisco per essere l’ultimo a fare il ceck in).
Il volo va benissimo, anche se avrei tirato volentieri una testata al vicino, ma è l’ultima volta e sopporto anche questo piccolo fastidio.
In ufficio a Torino partono i saluti ed il passaggio di consegne. La serata poi prosegue in una trattoria della periferia della città sabauda. Qui le foto ai piatti si sprecano, ed ai regali pure. Superata così l’ora di Cenerentola proseguiamo in un paio di locali del centro, dove una delle prime utenti piemontesi, che è diventata un’amica, ci raggiunge. Per far felice il collega andiamo anche in un famoso locale dei Murazzi. Passata anche l’ora in cui una volta si svegliavano i panettieri, decido che è meglio tornare a casa. Dopo un breve brain storming con me stesso, che sono tra le altre cose l’unico sobrio. Persi 10 minuti solo per capire dove avevano parcheggiato tutti, molti non se lo ricordano, carico tutti e parto con il pulmino. Consegnato l’ultimo passeggero parto alla volta di casa. Gli occhi sono pesanti, ma la voglia di tornare a casa di più. Prendo come riferimento gli autogrill, ed ad ogni cartello che ne indica uno in prossimità, faccio un controllo delle mie capacità di guida per decidere se fermarmi od andare avanti. Con l’aiuto del pessimo succo comprato in polacchia, il cui disgusto mi toglie il sonno. All’ora in cui i più escono di casa io ci metto piede. Breve saluto ai parenti e poi a nanna. L’ultimo sonno di questa avventura.
Nella prossima puntata si parlerà di… qualcos’altro.