10 gennaio 2009

Torino - 43° puntata

Buon Anno caro lettore.
Tolta anche l'incombenza degli auguri, ecco che posso iniziare a raccontare di un'altra settimana a Torino. Non proprio una settimana intera, ma una tre giorni che mi ha consumato più di una settimana di 8 giorni. Questo ennesimo pezzo di trasferta si può racchiudere tutto nei viaggi omerici che mi hanno portato dal mio caldo letto alla fredda scrivania nell'ufficio piemontese.
Come molti sapranno martedì è iniziata una forte nevicata nel nord Italia. Questa mi ha fatto consigliare al collega di partire in treno e non in auto. Mercoledì 7 mi sveglio che forse è ancora l'epifania ed i re magi stanno ancora banchettando davanti ad una capanna a Betlemme, e parto per la fermata del bus che dovrebbe portarmi in stazione. Eh sì, in bus. Tutti quelli a cui ho provato a scroccare un passaggio mi hanno risposto che con quel tempo se ne stavano a casa. Beati loro.
Già arrivare alla fermata è stata un'impresa, con i fiocchi di neve che si facevano sempre più grandi e si depositavano su quelli già caduti. Dopo un'ora di attesa, dove l'unico pullman per la stazione era fuori servizio, e gli altri 5 non si sono neanche visti, decido di andare a Milano.
Il primo vettore che passa è diretto in città, mentre il secondo, quello che prendo io, è diretto al capolinea della metro. La folla che si è formata alla fermata si equi distribuisce sui due mezzi. Peccato che il primo non riesce neanche ad arrivare alla fermata successiva e si ferma. Ciò significa che se eravamo già abbastanza pigiati così ora l'autobus sembra più una scatoletta di sardine. La gente inizia a lamentarsi di tutto: caldo, freddo, neve, vicino, finestrino aperto o chiuso, governo ladro, comune ladro, autista incompetente, vicino troppo vicino, etc. etc.
Non tutti sono arrivati al traguardo. Molti hanno abbandonato dopo una o due fermate, che solitamente vengono coperte in pochi minuti, mentre allora ci abbiamo messo poco più di un'ora. Così che per arrivare al capolinea ci ho messo quasi due ore, tre se si inizia a contare da quando sono arrivato alla fermata.
Chi pensa che qui sia finita l'avventura si sbaglia davvero.
Arrivato alla fermata di scambio della metro scopro che:
”A CAUSA DI UN PRECEDENTE GUASTO NELLA FERMATA DI LAMBRATE I TRENI SUBIRANNO RITARDI IN TUTTE LE DIREZIONI”.
Ok, mi sono alzato all'alba ed ho già consumato quasi un quarto del calendario di Padre Indovino, quindi passo al piano B e giro su un altra linea.
Arrivato finalmente in stazione scopro che la maggior parte dei treni o in forte ritardo o non parte proprio. Per rendere tutto più piacevole l'attesa mi becco anche il comizio di un ministro dell'attuale governo, anche lui bloccato in stazione, che cerca di tranquillizzare la gente. Per fortuna riscuote meno consensi che nelle urne elettorali, e se ne torna a casa.
Alla fine, dopo quasi due ore, parte un regionale che mi porterà nel capoluogo piemontese. Questo si ferma nella stazione da dove dovevo partire 4 ore dopo il mio piano di viaggio. Comunque sul treno mi concedo un'oretta di sonno.
Anche Torino è ricoperta di quella neve che ha reso difficoltosi gli spostamenti a Milano, ed anche qui non è che si viaggi meglio. Alla fine con quasi 5 ore di ritardo e più di 7 di viaggio riesco a sedermi alla mia scrivania.
Non ho neanche il tempo di salutare i colleghi che le beghe lavorative arrivano come un'onda anomala. Mi metto sotto a lavorare.
Il viaggio in tram per il residence con il collega ricorda molto i viaggi in auto. Io parlo e lui mi risponde a monosillabi. Rinuncio presto. La giornata è stata abbastanza faticosa.
Arrivo in camera, è la scopro gelata. Temperatura interna intorno agli 8 gradi. Parte l'accensione di tutte le fonti di calore. Ho pensato anche a bruciare sedie e tavolo, ma sono di metallo.
Dopo una frugale cena e quattro battute online con amici lontani, cado in un profondo sonno ristoratore.
I due giorni seguenti sono anch'essi pieni di attività lavorative urgenti, tanto che il mio ritorno a casa avviene in orari non proprio impiegatizi, con la notizia che le settimane in Polonia non saranno due ma tre, e si partirà prima del previsto, ma questa è già un'altra storia.
CI SCUSIAMO CON GLI UTENTI MA A CAUSA DELLE ABBONDANTI NEVICATE NON È STATO POSSIBILE EFFETTUARE ALCUN EVENTO SPORTIVO O LUDICO.

Nella prossima puntata si parlerà di...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ma il video mixato con la musica l'hai fatto tu? bravo! comunque, vorrei proprio sapere chi era quel ministro, dopo aver sentito la Moratti che diceva che la neve è stata imprevista. Dopotutto, una settimana di annunci meteo è troppo poco!

Carmine ha detto...

Il ministro diceva ad una signora che si lamentava: SIGNORA IO HO CHIESTO CHE NON NEVICASSE, MA HA NEVICATO COMUNQUE.
Il Ministero che presiede nell'85 era intervenuto per liberare le strade a Milano... vediamo se così indovini chi è.

il video non è opera mia ma condivido sul fatto che sia bello.