Un’altra giornata è passata dal mio salvadanaio alla cassa della vita per acquistare un po’ di ricordi, di arrabbiature, di cielo, di sorrisi, di giochi e lavoro, di cibo e musica.
Sono giorni che penso ai vari fatti che riempiono la sceneggiatura del mio esistere. Molti di questi mi sembrano così assurdi che penso siano scritti davvero da un nugolo di scimmie poste davanti a delle macchine da scrivere.
La voglia di scrivere poi sembra rinchiusa dentro una teca di vetro infrangibile. C’è. Si vede, ma non si riesce a sentirla. È lì che sbatte con tutte le sue forze contro le pareti della sua prigione, ma nulla. Nel frattempo io sento queste vibrazioni. Vorrei mettermi davanti ad un foglio bianco ed incominciare a scrivere la più grande storia mai letta, ma alla fine non riesco neanche a tirarlo fuori questo foglio bianco.
Scruto in giro alla ricerca dell’ispirazione e mentre mi guardo intorno vedo molte persone che potrebbero essere dei perfetti personaggi. Il ragazzo di colore, con jeans e maglietta bianca che scende le scale con la testa ricoperta da un’immensa cuffia e la nuvola di fumo che non deve proprio essere tabacco da come si muove. Il finto giovane abbigliato alla moda che ostenta i suo acquisti tramite il sacchetto brandato di una nota casa di abbigliamento e la lettura di Playboy in metropolitana. Arriva a farsi anche vento con le mani per quanto le foto siano scottanti. La doppia coppia di anziani che si ritrova in metropolitana accessoriata di carrello che si scambia battute con uno spirito molto più giovanile di molti dei ragazzi che occupano il vagone della metropolitana. Ammetto di aver provato una sincera invidia per queste due coppie.
La coppia di ragazzine bullonate con anellini e catene che si accompagnano a due bottiglie di superalcolici che non si sposano un gran che insieme. Tequila e Limoncello. Da come si reggevano in piedi era probabile che il detto Non c’è due senza tre era riferito a qualche vuoto a perdere scolato qualche minuto prima.
Un consulente che pensa che il detto CHI DISPREZZA COMPRA sia una legge così assoluta che cerca di farsi detestare da tutti quelli che incontro, riscuotendo in questo un gran successo per quello che riguarda il disprezzo ed un po’ meno per quello che riguarda il compra.
L’utente che appena gli si chiede di fare il suo lavoro, semplicemente quello, parte con una filippica sul fatto che ha carichi di attività insopportabili, che ci sono regole da seguire, burocrazie da rispettare, che a lui questo non va bene, che così non si può andare avanti ed è capace di andare avanti per ore se qualcuno non lo invita a bere un caffè senza di contro produrre qualcosa.
Le contraddizioni che riempiono di buche le vie di una vita calma e pacifica, che non sono cambi di opinione e di idee, ma proprie è vere inversioni ad U in autostrada. Passaggi indifendibili neanche dal più bravo o corrotto uomo togato.
Tristi personaggi che sono convinti che i migliori abiti siano fatti da monaci in area di santità, tanto che se non si ha la giusta mise allora non si possono dire cose intelligenti ma solo assurdità. E sono così convinti di ciò che tengono di scorta un maglioncino imbustato nell’armadio dei documenti e lo indossano con vezzo anche con temperature più che primaverili.
Il sorriso regalato da una collega di un piano in cui la moquette e le scrivanie in noce hanno creato un microclima che ti faceva credere che lì potessero sopravvivere solo le migliori razze di st…nzi, ed invece ecco il dono che non ti aspetti.
Il parcheggiatore contrario a qualsiasi tipo di tecnologia in campo, tanto di aver pensato di bruciare la foto di Biscardi insieme al parcometro che insediano la sua autorità ed il suo posto di lavoro o forse sarebbe meglio dire di potere.
Tanti di quei personaggi da riempirci almeno cento arche di Noè, eppure tutti senza un bravo scrittore che ne racconti le avventure.
16 marzo 2012
29 febbraio 2012
Milano veste il Duomo di spettacolo
Caro Lettore ieri mi sono ritrovato con un gruppo di amici ed un migliaio di altre persone nel centro della città meneghina.
Il motivo di tale raduno era lo spettacolo di luci proiettate sulla facciata del Duomo.
Dopo averlo visto si può ben dire che è stato uno "spettacolo".
Questi sono i momenti per cui penso sia valsa la pena lasciare la valigia e tornare a casa. Rinunciare a qualcosa per guadagnarne altre e tra queste la qualità della vita.
A te, a chi passava di lì per caso o c’era andato a posto, a chi non si è accorto di nulla ed a chi è rimasto con la bocca aperta, agli stupiti ed agli sbadati che guardavano da un’altra parte… a tutti voi.
Che lo spettacolo abbia inizio.
Il motivo di tale raduno era lo spettacolo di luci proiettate sulla facciata del Duomo.
Dopo averlo visto si può ben dire che è stato uno "spettacolo".
Questi sono i momenti per cui penso sia valsa la pena lasciare la valigia e tornare a casa. Rinunciare a qualcosa per guadagnarne altre e tra queste la qualità della vita.
A te, a chi passava di lì per caso o c’era andato a posto, a chi non si è accorto di nulla ed a chi è rimasto con la bocca aperta, agli stupiti ed agli sbadati che guardavano da un’altra parte… a tutti voi.
Che lo spettacolo abbia inizio.
27 febbraio 2012
07 febbraio 2012
Una strana mattina
Si svegliò che digrignava i denti in maniera così forte che gli doleva la mascella.
Negli occhi aveva ancora le immagine che aveva appena sognato.
Era passato a prendere quella che nel sogno era la ragazza dei suoi sogni, ma non aveva fatto neanche in tempo a partire, che l’emozione di averla finalmente accanto gli aveva fatto commettere un imprudenza. Non aveva ben considerato la distanza con la macchina parcheggiata davanti ed il fatto che la corsia era ridotta anche a causa delle auto parcheggiate sul lato sinistro.
Tamponamento.
Si solleva il posteriore dell’auto e gira andando a colpire le auto parcheggiate dal lato opposto.
Il colpo è così forte che si trova dal lato “sbagliato” dell’auto, volante compreso. Non sa come ma si ritrova con la guida a destra come nelle auto inglesi. Colpisce con forza il volante in un gesto di pura disperazione.
Il momento più bello della sua vita perso subito.
Non riesce a guardare in faccia la ragazza. Rabbia, vergogna e disperazione si fondono. Riesce solo a chiederle se sta bene ma fa fatica a parlare perché non è in grado di aprire la bocca. Sente la mandibola serrata come i becchi di una pinza che stritola il nulla. Vorrebbe gridare ma non può.
La paura avanza a lunghi e rumorosi passi.
Apre gli occhi.
Questa è l’unica via di fuga che ha trovato.
Assonato esce dal tepore delle coperte e va in bagno. La strana sensazione del sogno gli è rimasta attaccata addosso. Non riesce a capire ma non si sente bene. Non che stia male fisicamente, ma ha la strana sensazione che ci sia qualcosa che non va.
Cerca di pensare ad altro e di ripetere tutti i suoi rituali del mattino.
Pentolino con l’acqua sul fuoco a fiamma bassa mentre si butta sotto il getto della doccia per svegliarsi del tutto.
Colazione a base di tè e biscotti con il solito sottofondo radiofonico.
Barba.
Lavaggio dei denti.
Vestirsi per uscire.
Scale.
Box.
Auto.
Parte e percorre la stessa strada che ormai fa da tempo. Ad un certo punto si rende conto, ascoltando i vari annunci della radio di essere partito leggermente in ritardo rispetto al solito.
Trova così un po’ più traffico del solito e decide di cambiare strada per raggiungere, spera, la tangenzialina che lo porta ogni giorno al solito parcheggio nel più breve tempo possibile.
Questo ultima lingua di asfalto è il suo arcobaleno giornaliero. All’andata il grigio arcobaleno ha al posto della pentola piena di monete d’oro un parcheggio vicino alla fermata del metrò, mentre al ritorno c’è casa sua.
Imbocca finalmente l’ultimo tratto della strada. Ci sono due corsie.
La crisi e l’aumento della benzina hanno ridotto drasticamente la velocità di percorrenza di questa via. Ora tutti rispettano i limiti di velocità e c’è anche chi viaggia molto più piano.
Passa dalla corsia di destra a quella di sinistra dove le auto scorrono più velocemente, ma fa poco più di un centinaio di metri che una cinquecento color panna gli si attacca alla targa. È vero che fuori fa molto freddo, ma non gli sembra il caso di usare i suoi gas di scarico per riscaldarsi.
L’autista della cinquecento ha un giubbotto blu con strisce orizzontali bianca e rossa. Indossa uno di quei berretti di lana floscia che vanno tanto di moda ora. Inizia a gesticolare in maniera esagerata mentre il traffico va ad aumentare per mezzo dell’ingresso di nuovi veicoli dalle varie corsie di immissione. Da due colpi di clacson che lui ignora.
Si sente nel giusto.
Sta rispettando il limite di velocità e nel contempo sta superando la colonna di auto sulla sua destra.
Il folle autista si agita sempre più.
Grida e fa gestacci, ma lui cerca di ignorarlo e procede per la sua strada.
Colonna di auto.
Frena.
Nella cinquecento ha inizio una strana tragedia. I gesti e le parole che riesce a leggere dal movimento delle labbra si fanno sempre più volgari, mentre il folle autista fa uno strano gesto. Estrae il suo telefonino e gli fotografa la macchina ed in particolare la targa. Lui se ne accorge e saluta. Un gesto forse più pazzo di quelli del folle.
Si riparte lentamente. La cinquecento, tagliando la strada ad una macchina rossa cambia corsia sperando di riuscire a superarlo sulla sinistra.
Si affianca.
Lui resta impassibile e concentrato sull’auto che lo precede.
Mentre il folle autista gongola per essere riuscito a superarlo, lui pensa che ce n’è di strana gente in giro. Forse prima sarebbe dovuto scendere e dirgli qualcosa, del genere “Non ti metto le mani addosso solo perché la natura ha già infierito abbastanza”. O caustiche frasi di disprezzo.
La colonna di sinistra si blocca. La cinquecento con il suo folle autista si trova dietro ad un camion mentre lui la passa via.
Appena superato il camion che riparte lentamente anche lui cambia corsia e si sposta sulla sinistra non prima di aver acceso l’indicatore di direzione corrispondente.
pensa che sia finalmente andata, ma subito dopo l’incrocio, nella corsia di svolta ecco che riappare la cinquecento ed il suo autista. Disperato e rassegnato il folle autista si deve accodare. Alla fine della corsia, mentre lui svolta a destra come indica la freccia di fronte il folle autista preferisce infrangere un’altra regola del codice stradale e svoltare a sinistra.
Si sente sollevato a non averlo più alle calcagna. Parcheggia l’auto e controlla che non ci sia nessuna cinquecento color panna con autisti male intenzionati.
Scende e va alla fermata della metropolitana. Mentre cammina si accorge che sta digrignando i denti.
Negli occhi aveva ancora le immagine che aveva appena sognato.
Era passato a prendere quella che nel sogno era la ragazza dei suoi sogni, ma non aveva fatto neanche in tempo a partire, che l’emozione di averla finalmente accanto gli aveva fatto commettere un imprudenza. Non aveva ben considerato la distanza con la macchina parcheggiata davanti ed il fatto che la corsia era ridotta anche a causa delle auto parcheggiate sul lato sinistro.
Tamponamento.
Si solleva il posteriore dell’auto e gira andando a colpire le auto parcheggiate dal lato opposto.
Il colpo è così forte che si trova dal lato “sbagliato” dell’auto, volante compreso. Non sa come ma si ritrova con la guida a destra come nelle auto inglesi. Colpisce con forza il volante in un gesto di pura disperazione.
Il momento più bello della sua vita perso subito.
Non riesce a guardare in faccia la ragazza. Rabbia, vergogna e disperazione si fondono. Riesce solo a chiederle se sta bene ma fa fatica a parlare perché non è in grado di aprire la bocca. Sente la mandibola serrata come i becchi di una pinza che stritola il nulla. Vorrebbe gridare ma non può.
La paura avanza a lunghi e rumorosi passi.
Apre gli occhi.
Questa è l’unica via di fuga che ha trovato.
Assonato esce dal tepore delle coperte e va in bagno. La strana sensazione del sogno gli è rimasta attaccata addosso. Non riesce a capire ma non si sente bene. Non che stia male fisicamente, ma ha la strana sensazione che ci sia qualcosa che non va.
Cerca di pensare ad altro e di ripetere tutti i suoi rituali del mattino.
Pentolino con l’acqua sul fuoco a fiamma bassa mentre si butta sotto il getto della doccia per svegliarsi del tutto.
Colazione a base di tè e biscotti con il solito sottofondo radiofonico.
Barba.
Lavaggio dei denti.
Vestirsi per uscire.
Scale.
Box.
Auto.
Parte e percorre la stessa strada che ormai fa da tempo. Ad un certo punto si rende conto, ascoltando i vari annunci della radio di essere partito leggermente in ritardo rispetto al solito.
Trova così un po’ più traffico del solito e decide di cambiare strada per raggiungere, spera, la tangenzialina che lo porta ogni giorno al solito parcheggio nel più breve tempo possibile.
Questo ultima lingua di asfalto è il suo arcobaleno giornaliero. All’andata il grigio arcobaleno ha al posto della pentola piena di monete d’oro un parcheggio vicino alla fermata del metrò, mentre al ritorno c’è casa sua.
Imbocca finalmente l’ultimo tratto della strada. Ci sono due corsie.
La crisi e l’aumento della benzina hanno ridotto drasticamente la velocità di percorrenza di questa via. Ora tutti rispettano i limiti di velocità e c’è anche chi viaggia molto più piano.
Passa dalla corsia di destra a quella di sinistra dove le auto scorrono più velocemente, ma fa poco più di un centinaio di metri che una cinquecento color panna gli si attacca alla targa. È vero che fuori fa molto freddo, ma non gli sembra il caso di usare i suoi gas di scarico per riscaldarsi.
L’autista della cinquecento ha un giubbotto blu con strisce orizzontali bianca e rossa. Indossa uno di quei berretti di lana floscia che vanno tanto di moda ora. Inizia a gesticolare in maniera esagerata mentre il traffico va ad aumentare per mezzo dell’ingresso di nuovi veicoli dalle varie corsie di immissione. Da due colpi di clacson che lui ignora.
Si sente nel giusto.
Sta rispettando il limite di velocità e nel contempo sta superando la colonna di auto sulla sua destra.
Il folle autista si agita sempre più.
Grida e fa gestacci, ma lui cerca di ignorarlo e procede per la sua strada.
Colonna di auto.
Frena.
Nella cinquecento ha inizio una strana tragedia. I gesti e le parole che riesce a leggere dal movimento delle labbra si fanno sempre più volgari, mentre il folle autista fa uno strano gesto. Estrae il suo telefonino e gli fotografa la macchina ed in particolare la targa. Lui se ne accorge e saluta. Un gesto forse più pazzo di quelli del folle.
Si riparte lentamente. La cinquecento, tagliando la strada ad una macchina rossa cambia corsia sperando di riuscire a superarlo sulla sinistra.
Si affianca.
Lui resta impassibile e concentrato sull’auto che lo precede.
Mentre il folle autista gongola per essere riuscito a superarlo, lui pensa che ce n’è di strana gente in giro. Forse prima sarebbe dovuto scendere e dirgli qualcosa, del genere “Non ti metto le mani addosso solo perché la natura ha già infierito abbastanza”. O caustiche frasi di disprezzo.
La colonna di sinistra si blocca. La cinquecento con il suo folle autista si trova dietro ad un camion mentre lui la passa via.
Appena superato il camion che riparte lentamente anche lui cambia corsia e si sposta sulla sinistra non prima di aver acceso l’indicatore di direzione corrispondente.
pensa che sia finalmente andata, ma subito dopo l’incrocio, nella corsia di svolta ecco che riappare la cinquecento ed il suo autista. Disperato e rassegnato il folle autista si deve accodare. Alla fine della corsia, mentre lui svolta a destra come indica la freccia di fronte il folle autista preferisce infrangere un’altra regola del codice stradale e svoltare a sinistra.
Si sente sollevato a non averlo più alle calcagna. Parcheggia l’auto e controlla che non ci sia nessuna cinquecento color panna con autisti male intenzionati.
Scende e va alla fermata della metropolitana. Mentre cammina si accorge che sta digrignando i denti.
Etichette:
Aneddoti di vita,
Storie e Racconti
28 gennaio 2012
Impresa Eccezionale
Caro Lettore,
eccomi di nuovo qui a scrivere dei miei pensieri e delle mie riflessioni.
Questi sono stati giorni strani, dove il popolo ha cercato un eroe da contrapporre alle sciagure che la televisione ci spara a raffica giornalmente.
La sciagura avvenuta all’isola del Giglio è stata l’apice di questa situazione.
Ci sono tutti i crismi per farne una grande storia. C’è il cattivo, c’è la sciagura ed un eroe.
Sul cattivo si sono scritte e si continuano a scrivere milioni di parole, perché l’eroe, per rimanere tale deve continuamente dimostrare il suo valore, mentre il cattivo rimane sempre IL CATTIVO.
Spesso l’eroe , almeno in questi ultimi tempi, è chi fa soltanto il suo dovere, uno che si comporta in quella che dovrebbe essere la norma ed invece sembra sempre più l’eccezione.
Pensando alle mille voci che si sono rincorse alla ricerca di chi potesse rappresentare il cavaliere dal bianco destriero arrivato a salvare la situazione mi sono tornate in mente le parole di Bertold Brecht : Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.
Questa frase può essere interpretata in diversi modi. C’è chi ci legge il fatto che l’eroe è legato spesso ad una sciagura, chi all’incapacità della gente di saper convivere senza qualcuno che la comandi, la ispiri, la guidi a fare quello che, come dicevo prima, è spesso solo la normalità.
Questo pensiero mi ha accompagnato per alcuni giorni, mentre tra le varie discussioni si parlava di colpe, di parodie, di pessime figure o semplicemente di sciagure. Discussioni poi su quanto è stato cattivo il Cattivo di turno e di quanto eroico l’Eroe.
Perché se è vero che abbiamo spesso bisogno di eroi, è altrettanto vero che come velocemente abbiamo inneggiato alle sue imprese tanto velocemente siamo pronti a denigrarlo.
Rimanendo nel campo degli “EROI” ecco che appaiono le parole scritte da John Grisham nel finale del suo libro L’UOMO DELLA PIOGGIA (The Rainmaker) quando l’eroe decide di andar via perché sa che ora tutti lo avrebbero cercato e gli avrebbero chiesto di ripetere il miracolo, forse lo avrebbero addirittura dato per scontato. Cosa che capita spesso anche nella vita normale.
Avendo citato un autore teatrale ed uno scrittore ecco che sull’argomento Eroe voglio citare anche un bellissimo film: Eroe per caso (Hero), di Stephen Frears con Dustin Hofman, Geena Davis ed Andy Garcia. Un bellissimo film in cui si racconta le vicende di Bernie, un piccolo ladruncolo che si comporta eroicamente e di John Bubber, un giovane barbone, che se ne prende il merito.
Ora dovrebbe essere il turno della musica. Ecco ci vorrebbe una bella canzone, che parla di eroi… forse l’ho trovata. Un pezzo di qualche anno fa, cantato dagli Articolo 31 che parla di imprese eccezionali e credo essere la giusta conclusione di questo post.
Buona vita Lettore.
eccomi di nuovo qui a scrivere dei miei pensieri e delle mie riflessioni.
Questi sono stati giorni strani, dove il popolo ha cercato un eroe da contrapporre alle sciagure che la televisione ci spara a raffica giornalmente.
La sciagura avvenuta all’isola del Giglio è stata l’apice di questa situazione.
Ci sono tutti i crismi per farne una grande storia. C’è il cattivo, c’è la sciagura ed un eroe.
Sul cattivo si sono scritte e si continuano a scrivere milioni di parole, perché l’eroe, per rimanere tale deve continuamente dimostrare il suo valore, mentre il cattivo rimane sempre IL CATTIVO.
Spesso l’eroe , almeno in questi ultimi tempi, è chi fa soltanto il suo dovere, uno che si comporta in quella che dovrebbe essere la norma ed invece sembra sempre più l’eccezione.
Pensando alle mille voci che si sono rincorse alla ricerca di chi potesse rappresentare il cavaliere dal bianco destriero arrivato a salvare la situazione mi sono tornate in mente le parole di Bertold Brecht : Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.
Questa frase può essere interpretata in diversi modi. C’è chi ci legge il fatto che l’eroe è legato spesso ad una sciagura, chi all’incapacità della gente di saper convivere senza qualcuno che la comandi, la ispiri, la guidi a fare quello che, come dicevo prima, è spesso solo la normalità.
Questo pensiero mi ha accompagnato per alcuni giorni, mentre tra le varie discussioni si parlava di colpe, di parodie, di pessime figure o semplicemente di sciagure. Discussioni poi su quanto è stato cattivo il Cattivo di turno e di quanto eroico l’Eroe.
Perché se è vero che abbiamo spesso bisogno di eroi, è altrettanto vero che come velocemente abbiamo inneggiato alle sue imprese tanto velocemente siamo pronti a denigrarlo.
Rimanendo nel campo degli “EROI” ecco che appaiono le parole scritte da John Grisham nel finale del suo libro L’UOMO DELLA PIOGGIA (The Rainmaker) quando l’eroe decide di andar via perché sa che ora tutti lo avrebbero cercato e gli avrebbero chiesto di ripetere il miracolo, forse lo avrebbero addirittura dato per scontato. Cosa che capita spesso anche nella vita normale.
Avendo citato un autore teatrale ed uno scrittore ecco che sull’argomento Eroe voglio citare anche un bellissimo film: Eroe per caso (Hero), di Stephen Frears con Dustin Hofman, Geena Davis ed Andy Garcia. Un bellissimo film in cui si racconta le vicende di Bernie, un piccolo ladruncolo che si comporta eroicamente e di John Bubber, un giovane barbone, che se ne prende il merito.
Ora dovrebbe essere il turno della musica. Ecco ci vorrebbe una bella canzone, che parla di eroi… forse l’ho trovata. Un pezzo di qualche anno fa, cantato dagli Articolo 31 che parla di imprese eccezionali e credo essere la giusta conclusione di questo post.
Buona vita Lettore.
Etichette:
Grillo parlante
14 gennaio 2012
Vigilia di Derby
Caro Lettore,oggi per molti è la vigilia del Derby della Madonnina, partita dal fascino speciale per chi come me c'è nato sotto quella Dorata Signora simbolo delle cime della mia città. Perchè nessun edificio deve essere più alto della sua Dama incontrastata della capitale meneghina.
Pronostici e scongiuri sono iniziati già da Natale. C'è chi cerca di fare l'indifferente dicendo che questa è una partita come le altre e chi invece pensa che questa partita valga molto di più... in breve si sentono gli stessi discorsi che si sentivano all'inizio dello scorso secolo quando si disputò la prima delle 270 partite tra le squadre cugine.
Ammetto che anch'io sento molto questo sabato, ma il derby che interessa a me viene giocato su un campetto di periferia, dove i prati non sempre sono verdi, e con 50 tifosi si fa il tutto esaurito.
Mio nipote giocava oggi il suo derby.
Avendo il tempo, o meglio volendo riprendermi questo tempo sono andato con mia madre al campetto dell'oratorio dove si sarebbe tenuta l'attesissima partita tra la Virtus Cornaredo e le Biglie di Cornaredo. Ieri sera mio nipote durante la cena dai nonni raccontava di questa partita ed allora perchè non cogliere l'occasione per andare a vederlo giocare.
La partita si è giocata nel campetto laterale dell'oratorio della chiesa del paese, mentre il centrale veniva occupato da ragazzini un po' più grandi anche loro intenti a disputare la loro partita.
Mi allineo insieme agli altri parentifosi dietro alla rete che delimita il campo per vedere la partita.
Dopo un breve riscaldamento, la giornata è davvero fredda, in cui a turno i giocatori delle sue squadre si alternavano tra parate e tiri in porta ecco che inizia la partita.
Si gioca cinque contro cinque, ed in porta c'è uno degli eredi della famiglia. Vederlo giocare su questo campo che ricorda molto il prato in cui io e suo padre si giocava da bambini mi riporta alla mente vari ricordi di gioventù. Vedere tutti quei ragazzini correre dietro ad un icosaedro tronco un po' me li fa invidiare, soprattutto perchè il freddo si fa più che pungente. Li vedo correre tutti dietro al pallone come i bambini incantati dal pifferaio magico mentre gli allenatori gridano di tenere le posizione o di passare la palla. Ma si vede che per ora loro giocano ancora per divertirsi. Non c'è malizia nei lori movimenti, non si buttano giù al primo tocco dell'avversario. Piangono se prendono un goal ed esultano tutti insieme se sono loro a segnare, ma senza gesti coreografici. Non hanno ancora ben chiaro cosa sia la sportività perchè per loro il calcio è ancora un gioco e non uno sport o un lavoro. Eccoli liberi che scorrazzano per un prato all'inseguimento di un pallone. Ha proprio ragione chi ha detto: Dai un pallone ad un bambino e lo farai felice.
La partita ha quattro tempi ed a metà del terzo si vede che il freddo ed il campo pesante si fa sentire, mentre la nebbia inizia a calare cancellando piano piano i contorni delle cose fino a farle sparire meglio di qualsiasi illusionista.
L'arbitro fischia la fine dell'incontro e non delle ostilità, perchè per fortuna a questi livelli di ostilità non ce ne sono. Mentre i ragazzini si scambiano i saluti e si dirigono negli spogliatoi io corro al bar a cercare un po' di calore e delle caramelle perchè ci sarà da addolcire l'umore di un portiere arrabbiato ed infreddolito.
Ed ora buon Derby Caro Lettore.
Mio nipote giocava oggi il suo derby.
Avendo il tempo, o meglio volendo riprendermi questo tempo sono andato con mia madre al campetto dell'oratorio dove si sarebbe tenuta l'attesissima partita tra la Virtus Cornaredo e le Biglie di Cornaredo. Ieri sera mio nipote durante la cena dai nonni raccontava di questa partita ed allora perchè non cogliere l'occasione per andare a vederlo giocare.
La partita si è giocata nel campetto laterale dell'oratorio della chiesa del paese, mentre il centrale veniva occupato da ragazzini un po' più grandi anche loro intenti a disputare la loro partita.
Mi allineo insieme agli altri parentifosi dietro alla rete che delimita il campo per vedere la partita.
Dopo un breve riscaldamento, la giornata è davvero fredda, in cui a turno i giocatori delle sue squadre si alternavano tra parate e tiri in porta ecco che inizia la partita.
Si gioca cinque contro cinque, ed in porta c'è uno degli eredi della famiglia. Vederlo giocare su questo campo che ricorda molto il prato in cui io e suo padre si giocava da bambini mi riporta alla mente vari ricordi di gioventù. Vedere tutti quei ragazzini correre dietro ad un icosaedro tronco un po' me li fa invidiare, soprattutto perchè il freddo si fa più che pungente. Li vedo correre tutti dietro al pallone come i bambini incantati dal pifferaio magico mentre gli allenatori gridano di tenere le posizione o di passare la palla. Ma si vede che per ora loro giocano ancora per divertirsi. Non c'è malizia nei lori movimenti, non si buttano giù al primo tocco dell'avversario. Piangono se prendono un goal ed esultano tutti insieme se sono loro a segnare, ma senza gesti coreografici. Non hanno ancora ben chiaro cosa sia la sportività perchè per loro il calcio è ancora un gioco e non uno sport o un lavoro. Eccoli liberi che scorrazzano per un prato all'inseguimento di un pallone. Ha proprio ragione chi ha detto: Dai un pallone ad un bambino e lo farai felice.
La partita ha quattro tempi ed a metà del terzo si vede che il freddo ed il campo pesante si fa sentire, mentre la nebbia inizia a calare cancellando piano piano i contorni delle cose fino a farle sparire meglio di qualsiasi illusionista.
L'arbitro fischia la fine dell'incontro e non delle ostilità, perchè per fortuna a questi livelli di ostilità non ce ne sono. Mentre i ragazzini si scambiano i saluti e si dirigono negli spogliatoi io corro al bar a cercare un po' di calore e delle caramelle perchè ci sarà da addolcire l'umore di un portiere arrabbiato ed infreddolito.
Ed ora buon Derby Caro Lettore.
Etichette:
Aneddoti di vita
07 gennaio 2012
Ascensore Epifanico
Caro Lettore,
ed ecco che l'Epifania piano piano è scivolata via, portandosi via anche gli ultimi strascichi del 2011.
Il mondo sembra appena accorgersi di questo cambiamento sul datario. Si è cambiato un 1 con un 2 , ma tutto intorno sembra non essere cambiato nulla, eppure di cose da cambiare ce ne sarebbero.
Ok Caro Lettore, niente prediche ma solo semplici parole in giro, così tanto per impiegare in modo costruttivo questi ultimi granelli di festa prima che cadano dalla clessidra e finiscano a fare compagnia agli attimi già trascorsi e forse sfuggiti.
Ecco ora sono in imbarazzo perchè non so come andare avanti... forse potrei parlare del tempo o fischiettare il motivetto che si sente al telefono quando ti mettono in attesa.
Ecco ci vorrebbe un argomento da ascensore, uno di quelli veloci e leggeri che non richiedono impegno, non sono invadenti, non mettono a rischio di fraintendimenti o altro.
Peccato che qui non ci sia una pulsantiera dove pigiare il bottone per salire ai piani alti o scendere nel buio del sottosuolo.
Non c'è neanche la targhetta da leggere con il peso massimo di trasporto, diviso in parti umane, nel senso di persone ed i vari numeri dell'assistenza.
Ricordo, appena uscito dall'università in cerca di un lavoro avevo preso spunto da quelle targhette ed avevo inviato il mio CV a quasi tutte le società che costruivano ascensori, ma probabilmente il periodo non era dei migliori e la gente preferiva fare le scale ed un po' di moto. All'epoca mi capitava di sognare ascensori che si potevano muovere anche orizzontalmente e portarti un po' ovunque. Ecco cabine di trasporto degne dell'Enterprise con uno Scotty a comandarle.
Ma anche questa è un'altra storia...
Ok, i Re Magi sono arrivati e come loro anch'io mi son goduto brevemente questo giorno di festa.
È ora di pigiare il tasto del Piano Terra ed iniziare questo Nuovo Anno.
2012 preparati perchè sto arrivando.
ed ecco che l'Epifania piano piano è scivolata via, portandosi via anche gli ultimi strascichi del 2011.
Il mondo sembra appena accorgersi di questo cambiamento sul datario. Si è cambiato un 1 con un 2 , ma tutto intorno sembra non essere cambiato nulla, eppure di cose da cambiare ce ne sarebbero.
Ok Caro Lettore, niente prediche ma solo semplici parole in giro, così tanto per impiegare in modo costruttivo questi ultimi granelli di festa prima che cadano dalla clessidra e finiscano a fare compagnia agli attimi già trascorsi e forse sfuggiti.
Ecco ora sono in imbarazzo perchè non so come andare avanti... forse potrei parlare del tempo o fischiettare il motivetto che si sente al telefono quando ti mettono in attesa.
Ecco ci vorrebbe un argomento da ascensore, uno di quelli veloci e leggeri che non richiedono impegno, non sono invadenti, non mettono a rischio di fraintendimenti o altro.
Peccato che qui non ci sia una pulsantiera dove pigiare il bottone per salire ai piani alti o scendere nel buio del sottosuolo.
Non c'è neanche la targhetta da leggere con il peso massimo di trasporto, diviso in parti umane, nel senso di persone ed i vari numeri dell'assistenza.
Ricordo, appena uscito dall'università in cerca di un lavoro avevo preso spunto da quelle targhette ed avevo inviato il mio CV a quasi tutte le società che costruivano ascensori, ma probabilmente il periodo non era dei migliori e la gente preferiva fare le scale ed un po' di moto. All'epoca mi capitava di sognare ascensori che si potevano muovere anche orizzontalmente e portarti un po' ovunque. Ecco cabine di trasporto degne dell'Enterprise con uno Scotty a comandarle.
Ma anche questa è un'altra storia...
Ok, i Re Magi sono arrivati e come loro anch'io mi son goduto brevemente questo giorno di festa.
È ora di pigiare il tasto del Piano Terra ed iniziare questo Nuovo Anno.
2012 preparati perchè sto arrivando.
Etichette:
Parole in giro
Iscriviti a:
Post (Atom)

