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16 novembre 2021

Ma un semplice grazie era così difficile da dire?!?

Caro Lettore,

  approfitto di questo spazio per sfogarmi con te.

Oggi mi è capitata una cosa che mi sta facendo montare una rabbia più della panna su di un cono gelato.

Ricevo una mail da una ex collega per un chiarimento. Rispondo dandole i chiarimenti richiesti, visto che l’attività a suo tempo (2018) l’avevo seguita io.

Lei mi ringrazia e penso sia finita là, ma ecco che il suo capo si intromette sottolineando il fatto che io abbia fatto l’attività senza seguire le procedure e che ora se la devono smazzare loro.

Io faccio presente che le procedure le ho seguite e che ci sono tracce evidenti a sistema, ma che nessuno delle persone presenti nel 2018 ora lavori più con loro e quindi possa confutare quanto da me scritto.

Lui la butta lì con la frase: siccome l’hai fatta tu non abbiamo controllato.

Ed allora li la scimmia mi diventa gorilla ed il condor pasa nella speranza che gli caghi in testa.

Ribatto che ho seguito le procedure dell’epoca e che la prassi volesse che l’attività la facesse in produzione chi aveva seguito lo sviluppo. Questo perché ci sono passi delicati che non vengono demandati all’utente essendo puramente tecnici.

Segnalo che sono dispiaciuto di aver lasciato un così pessimo ricordo.

Mi aspetto allora almeno uno “SCUSA” o se costa troppo almeno un “GRAZIE per aver risposto anche se non eri tenuto”, ma ché. Probabilmente dovrò chiedere questi doni nella lettera a Babbo Natale.

Chiedo quindi ad un collega, anche lui ex della stessa società, che ne pensa e cosa avrebbe fatto al posto mio.

La sua risposta è stata: è capitato anche a me… ho ignorato la sua mail. Ormai non lavoriamo più per la stessa società e quindi visto i modi si può attaccare.

Tirando le fila sembra che abbia sbagliato io a rispondere. Dovevo lasciarli impelagati nei loro problemi e fregarmene… ma io non sono così e fin che posso non lo sarò mai, ma ti giuro Caro Lettore che la cosa mi ha disturbato ed ancora mi disturba che… alla fine l’ho dovuta mettere in un post con la speranza che venga portata via dalle onde della rete.

Nel frattempo mi chiedo ma costa così tanto dire SCUSA e GRAZIE?!?.

Ed ora è il mio turno di chiedere SCUSA a te Caro Lettore per l’ennesimo sfogo e di RINGRAZIARTI per avermi ancora una volta dato ascolto.

Buon vento


26 agosto 2020

BEN TORNATO

Ed ecco che si ritorna in ufficio, non al lavoro perché quello è ricominciato già un paio di giorni fa, ma proprio fisicamente in ufficio.

Le ferie sembrano lontane anche se solo una settimana fa ero sulle pendici dell'Etna a riposare e rilassarmi tra un’uscita con parenti ed amici, una mangiata luculliana ed un pisolino ristoratore.

Il rientro in ufficio quest'anno ha uno strano sapore: distanziamento sociale e mascherine hanno dilatato il mese di Agosto oltre i suoi 31 giorni. Poco traffico, poca gente e tutti attaccati ai cellulari, me compreso. Ogni tanto qualche forestiero chiede indicazioni. Caldo, ma per fortuna non soffocante.

Guardo le fermate della metropolitana scorrere ed ascolto i messaggi diffusi nella speranza, di sentire un COCCO BELLO COCCO, COCCO BELLOOOOO ricordo di vacanze passate, spiagge e mare.

Ogni fermata mi porta più vicino alla meta, intanto osservo chi sale e chi scende. Chi sa che non incontri qualcuno che conosco per ricordare i giorni passati o fare solo quattro chiacchiere, oppure qualche personaggio buffo, di quelli che potrebbero diventare il protagonista di qualche riga di questo post: come ad esempio la signora con un solo guanto, di pizzo bianco, alla mano destra che utilizza per potersi reggere agli appositi sostegni, mentre io sono mesi che faccio l’equilibristi per evitare contatti con le superfici dei mezzi pubblici.

Scendo e seguo diligentemente i percorsi indicati e mi fermo sul mio bollino rosso in attesa della coincidenza che mi porterà sul posto del lavoro.

Su uno dei muri della galleria viene proiettato un video su come preparare non so che piatto, vedo solo alcuni passaggi perché l’arrivo del treno, invece di indicare l’inizio dello spettacolo, ne determina la fine.

Salgo, dopo aver fatto educatamente scendere i passeggeri arrivati.

Poche fermate e ci siamo.

Devo fare attenzione.

Non vorrei sbagliare fermata.

Mi guardo intorno. Cambiano i colori del treno ma la situazione è la stessa trovata sul treno precedente.

Arrivato.

Scendo e seguo il percorso indicato.

Esco all’area aperta e come il Sommo Poeta mi ritrovo nello stesso punto da cui ero partito qualche settimana fa.

Mi sembra di aver fatto un salto nel tempo.

La zona è come l’avevo lasciata.

Poca gente e cantieri ovunque.

Entro.

Ben tornato.

 

 

08 luglio 2020

Compagno di viaggio


Caro Lettore, 
     mi ritrovo nuovamente su un treno sbagliato; finito al capolinea sbagliato; così che il pensiero di essere stato fortunato a prendere la metropolitana al volo si è trasformato in un colpo di sfiga...oppure no.
In questo tempo allungato del viaggio ho il modo di leggere qualche vecchio post e chissà di scriverne uno nuovo.
E così la mente inizia il suo di viaggio e così ritorna alla giornata di oggi in cui ho "trovato" due colleghi, che per motivi diversi, hanno vissuto un’esperienza analoga alla mia in ufficio. 
Nel primo caso era come sentir parlare il proprio omino del cervello. Eravamo una decina di persone in call ed inizio a sentire una serie di considerazioni che io ripeto al mio nuovo capo ogni giorno. La cosa buffa è che anche il mio capo era collegato in call e quindi abbiamo iniziato a commentare via chat la cosa facendoci anche una risata su. 
Poche ore dopo scopro che ad un collega hanno fatto un'infamata simile a quella che subì io qualche anno fa, e cavoli la cosa mi ha fatto rosicare assai, proprio come allora. Sembra che certi personaggi siano riusciti a laurearsi anche se in Storia avevano 3 e continuano a fare gli stessi errori. Sono dei serial idioti. Stesso modus operandi, stessa tipologia di vittima, stessa minchiata!!!
Riflettendo sulla caso auto pontificavo che: alla fine nella vita le cose capitano, la differenza è solo nel modo in cui le prendi, questo fa davvero la differenza o forse la differenza la fa dove le prendi…mah.
Ed allora si può passare il tempo a pensare se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, oppure della forma sbagliata, o berne il contenuto e passare oltre, magari cercando l'ispirazione per fare o pensare ad altro.
Cercare il lato positivo oppure cercare un'altra forma…ok la smetto prima che qualcuno inizi a pensare che questo sia un altro post di autocoscienza che cerca di motivare qualcuno a parole (cioè me stesso). Lungi da me.
Volevo solo un po' di compagnia durante questo viaggio che mi riporterà a casa.
Grazie Lettore di esserci. 

15 giugno 2020

Piccoli passi verso la normalità...forse.


Dopo mesi chiuso a casa con spostamenti limitati e solo con mezzi propri mi trovo a prendere la metropolitana per andare in ufficio. 
Fa specie vedere sulla banchina solo altre 2 persone oltre me. Ci siamo messi in automatico a distanza di “sicurezza”, uno all’inizio, io in mezzo e l’altro passeggero in fondo. Mi sono sentito come uno di quei giocatori dei cartoni animati Hollye Benji in cui i giocatori a volte sembrano così distanti da poter percepire la curvatura terrestre.
Sui treni ci sono adesivi che indicano dove poter sostare trasformando così il vagone in una specie di scuola di ballo, ma non è questo che mi impressiona di più ma il fatto che oltre il 90% dei passeggeri sia donna.
Intanto che il treno prosegue il suo viaggio nelle gallerie sotto Milano mi vengono in mente una serie di riflessioni:
1) la donna, consapevole di essere più forte, infatti meno colpita dal covid , prende tranquillamente la metropolitana mentre gli uomini cercano di godersi la superficie della città dove c’è meno traffico e meno pedoni.
2) mi sembra di essere finito per sbaglio in una festa araba per sole donne. Tutte mascherate che mi guardano in maniera sospettosa... chi sa se pensano a cosa si nasconde sotto la mascherina o se hanno pensieri più pruriginosi.
3) giochi di equilibrismo per riuscire a fare tutto il viaggio senza tenersi agli appositi sostegni, un po' come facevamo da bambini con la scusa di non sapere leggere e la fantasia che trasformava la metropolitana in una giostra tipo il tagada. 
4) la mascherina ed il distanziamento sociale sembra aver reso ancora più forte la sensazione di isolamento nella folla che abitano le grandi città. 
5) camminare seguendo un percorso fatto di adesivi tondi e colorati più che ad un novello pollicino mi fa pensare ad un PAC-MAN tridimensionale. 
6) Superman avrebbe avuto ancora bisogno di occhiali e ciuffo per nascondere la sua identità? o sarebbe bastata la mascherina?
7) che fastidio mi danno le persone che non seguono le regole e non sostano sui bollini ma si piazzano vicino a te per farti sentire la loro telefonata e farti sapere che loro non hanno paura del covid...che se ne fottono e non capiscono che essere fottuti siamo tutti.

Ed eccomi finalmente arrivare alla macchina, lasciata sulle righe dei puffi che sono gratis in questi giorni, e sentire quel senso di piacere che solo le cose a gratis riescono a trasmetterti.


03 giugno 2020

HATER C19


Ciao Caro Lettore,
    come va? Com’è andata la quarantena? … io ho aumentato il mio stato di stress ed il mio “hate” verso il mondo degli utonti, soprattutto quelli maleducati.
Una cosa che mi manda in bestia è quando ti scrivono messaggi del tipo
Ciao Carmine, come stai? Avrei un problema bla bla bla bla”
Tutto scritto in un fiato.
Cavoli se mi chiedi come sto, aspetta almeno che te lo dica, altrimenti va bene anche un semplice saluto e poi puoi scrivere la dimostrazione che avere il pollice opponibile non indica che il tuo QI sia per forza più alto del ventre di una biscia.
Non se te, Caro Lettore, ma il dover passare molto più tempo davanti al monitor per poter avere anche quel contatto umano che si chiama Vita Sociale, ha ridotto di molto il mio livello di sopportazione della maleducazione altrui. Sono diventato insofferente e forse tra i sintomi del C19 ci sarà anche la trasformazione da persona quasi normale ad hater.
Ormai non sopporto chi ti vede impegnato sul sistema di messaggistica aziendale e ti scrive o ti chiama e vuole una risposta subito. E se gli scrivi: “scusa sono in call possiamo sentirci dopo”, ti risponde candidamente: “ è cosa di un attimo bla bla bla”.
Allora gli spieghi che ci sono canali ufficiali per fare certe richieste, come da prassi aziendale, e lì esce il furbetto che c’è dentro l’utonto che con una sottospecie di supplica ti chiede solo per questa volta… e tu pensi: cavoli ho imparato a contare sulle dita prima dei 5 anni, usavo il pallottoliere ed il regolo calcolatore alle elementari, ho imparato il sistema binario ed esadecimale ed anche sistemi a base diversa da quella decimale, mi sono anche esercitato a contare sino a 10 con una mano sola come fanno in Cina, e quindi se vi dico che non è solo una volta potete fidarvi.
Poi ci sono quelli che non concepiscono che anche se lavori da casa certi bisogni li hai ancora, tipo mangiare, fare la minzione, pausa caffè, dormire e quindi ti scrivono a qualsiasi ora e poi si stupiscono se non gli rispondi subito.
Capitolo a parte per quelli che ti mandano una mail e un secondo dopo ti scrivono in chat: hai letto la mia mail? E tu vorresti spiegargli che umanamente solo Babbo Natale potrebbe aver trasportato, aperto e letto al tua lettera in così breve tempo…ma sono sicuro che anche lui concorderebbe con me nel chiedere alla Befana di sommergerti di carbone, così nel caso prendessi fuoco per autocombustione ci arrostirei le salsicce.
Non so se vi è capitato di notare che in ogni CALL in cui non si parla di lavoro ci si lamenta… avevo predisposto una callo settimanale con i colleghi per conservare lo spirito di gruppo che si forgia alla macchinetta del caffè, ma all’ennesima lista delle sfighe/recriminazioni dei colleghi ho preferito smettere.
Caro Lettore lo so che anch’io non ho fatto altro che lamentarmi per tutto il post ma che ci posso fare: SE NON PUOI BATTERLI, CON UNA MAZZA, ALLORA ALLEATI A LORO dice un vecchio adagio.
Buona vita

04 settembre 2019

Votate per noi


Ciao Caro lettore,
scusa il mezzo poco ortodosso ma in fondo al post c'è un link con una foto: metti il tuo like se vuoi aiutarmi a vincere un viaggio alle 5 terre...e diffondete pure!
Più like più possibilità di vincere...😉🙏🏼😘

Grazie mille


11 febbraio 2018

JOB TITLE

Caro Lettore,
   rieccomi qui a scrivere. Scrivo perché da pochi giorni mi è stato assegnato un nuovo Job Tittle, cioè una nuova etichetta da appiccicare alla mia posizione lavorativa per descrivere al meglio quello che faccio o che dovrei fare… Qualche anno fa, quando si era più pragmatici si sarebbe detta una nuova mansione, ma ormai conta più il vestito che la sostanza.
Io avevo consigliato all’ufficio HR di utilizzare un sistema simile a quello militare, dove la posizione è individuata dai gradi: Generale, Capitano, Tenente.., nel qual caso la mia sarebbe stata 360°.
Comunque non ci sarebbe nulla di strano, anzi ci sarebbe di che andarne fiero se non fosse: ARCHITET.
Innanzitutto precisiamo che non lavoro in una società di costruzione e/o di arredi. Al massimo, come diceva una vecchia reclame, "noi si crea VINCITORI/MILLIONARI". Quindi non ha nulla a che fare con l’architettura. A questo punto vi chiederete, come ho fatto io perché ARCHITET. I più intraprendenti avranno fatto quello che sto facendo io: cercare la definizione su WIKIPEDIA e trova innanzitutto che è una bozza (Questa voce sull'argomento software è solo un abbozzo.), perché non è chiaro neanche a loro e poi:

Nell'ambito di un progetto informatico l'IT Architect (o Solution Architect) ha il ruolo di definire l'architettura del sistema informativo che deve essere realizzato.
I compiti che deve svolgere un IT Architect sono:
  •          conoscere in maniera approfondita l'ambiente IT, i processi aziendali e le esigenze del cliente
  •     ricercare, analizzare, valutare e proporre una soluzione architetturale rispondente alle esigenze del cliente


Ed anche così non siamo ancora arrivati al nocciolo della questione, per cui occorre fare un paio di precisazioni su chi sta scrivendo questo post. 
Io sognavo di diventare INGEGNERE già ad 8 anni, ma non un INGEGNERE qualunque ma un INGEGNERE ELETTRONICO. Per coerenza ho fatto da prima gli studi da PERITO ELETTRONICO in una specie di gavetta 2.0, poi mi sono iscritto al POLITECNICO di MILANO al corso di INGEGNERIA ELETTRONICA CON INDIRIZZO OPTOELETTRONICO: cioè sognavo di progettare i raggi fotonici dei super eroi. 
Al Politecnico ho trascorsi più anni di quelli che sono indicati nella prescrizione che oggi penso sia stata redatta da uno statistico del '68. In quegli anni ho avuto: alti e bassi e non parlo solo di voti; dubbi e certezze; ore di studio e partite a carte; esami passati e non; invidie e sete di giustizia, ma alla fine sono riuscito non solo a prendere il pezzo di carta ma anche l’abilitazione. Ed ora entrambe si fanno compagnia abbracciate in un tubo blu, visto che mi occupo di altro.
Tutto questo ha comportato anni ad essere deriso per la cubicità mentale che contraddistingue ogni vero INGEGNERE ed a deridere i cugini architetti in una rivalità simile a quella sportiva tra squadre della stessa città.
Ed ecco che mi ritrovo su un comunicato aziendale con una dicitura che mi crea un non so che di… diciamo ironico visto che non trovo altri aggettivi, ma penso che chi ha il titolo di INGEGNERE dentro possa capire. La cosa più assurda è che il comunicato è anche sbagliato e quando lo faccio notare mi viene dette: “porta pazienza, perché rifarlo che tanto tra poco dovremo farne uno nuovo”; ed io non so come dirgli che un anno fa, quando tutto ebbe inizio, il comunicato era già sbagliato, che ci hanno messo un anno per rettificarlo con un altro sbagliato… ed allora capisco che probabilmente loro hanno fatto studi umanistici e non possono capire l’umanità di noi INGEGNERI. 
Allora ripenso alla storia dei gradi e mi sento di essere un uomo e non un caporale, come direbbe il buon Totò.


01 gennaio 2014

Questionario 2013


Caro Lettore,
anche il 2013 è trascorso tra elezioni e forconi. Sono sopravvissuto alle vicissitudini lavorative, alla vita da single con appoggio bamboccione a casa dei miei, al traffico cittadino ed al ritorno a correre. Ed eccomi qui davanti al pc, come ormai è consuetudine, a ricompilare questo questionario, "influenzato" anche lui degli ultimi giorni che hanno dipinto di grigio il mio cielo.
Ora, caro Lettore, ti lascio alla lettura di questo post augurandoti un 2014 sereno e felice ma soprattutto con qualcuno con cui condividerlo.

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2013.
2.BEL RICORDO: Una bolla di sapone ricca di mille colori.
3.BRUTTO RICORDO: La bolla che scoppia lasciando un brutto alone.
4.POSTI VISTI: In fuga dalla città per cercare un Medioevo dal gusto epico.
5.PROFUMO: Quello che ha riempito il piano dopo una pausa pranzo molto etnica.
6.GUSTO: Il gusto amaro della rabbia.
7.TATTO: Una carezza data.
8.VISTA: Persa in sinuose curve che tortuosamente mi han sempre riportato al punto di partenza.
9.UDITO: Un assordante silenzio.
10.INCONTRO: Forse troppi ma mai quello giusto.
11.CAMBIAMENTO: è cresciuta la barba, anche se ora è più ordinata.
12.RAMMARICO: Non sapere come sarebbe potuta andare a finire se il telefono avesse squillato.
13.DISPIACERE: Accorgersi che a forza di esser andati avanti ci si ritrova dove si è partiti.
14.LETTO: Poco e digitale.
15.SPAVENTO: Pioggia, troppa pioggia.
16.GIOIA: Quelle date dai nipoti il più grande che tifa allo stadio mangiandosi un panino, proprio come me alla sua età, mentre il più piccola che mi accoglie ogni volta con un saluto a modo suo.
17.AUTOMOBILE: Sempre la stessa anche se quest’anno forse ha preso un po’ troppo freddo ed intemperie. Scusa.
18.LAVORO: Tasto un po' dolente, soprattutto in questo periodo, ma con la speranza che domani possa migliorare.
19.PENSIERO RICORRENTE: Perché? E non citare il solito film... (“La verità è che non gli piaci abbastanza”)
20.EVENTO: Un amico che torna a casa per una sua “personale”, facendo di me un piccolo mecenate.
21.CONTINUITÀ: Ed anche quest’anno sono stato eletto (incastrato) a fare il consigliere di scala, proprio come l’anno scorso.
22.SPACCATURA: Incredibile ma vero, quest’anno non sono stato invitato a nessun matrimonio.
23.VIAGGIO: Quello rimandato anche quest’anno.
24.LIBRO: “Il vangelo secondo Biff” di C. Moore. Per pensare che tutti siamo stati giovani.
25.FILM: Vodka Lemon. Film visto con 10 anni di ritardo, ma forse questo lo ha reso, o meglio mi ha reso adatto alla visione.
26.CANZONE: degli Après la Classe - La luna cadrà
27.SPORT: Kart, che mi ha visto vincere un bellissimo ebook reader anche se ho tagliato per ultimo il traguardo.
28.RADIO: il mio orologio biologico durante le ore estreme della giornata
29.MOTTO: CHI CHIAGN' FOTT' A CHI RIR'
30.PROPOSITO: Cercare di arrivare in tempo alla fine di un lungo cammino, correndo.

06 dicembre 2013

Dolce Natalizio


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Caro Lettore,
   come saprai è tradizione che le feste natalizie siano aperte dalla festa dell'Immacolata o, più milanesemente, dalla tradizionale festa di Sant'Ambrogio. Questi sono giorni in cui Milano si riempie di bancarelle e mercatini. In ogni piazza è un sorgere di tende e tavoloni su cui sono distesi prodotti ed oggetti. Alcuni di questi sono storici e tradizionali, altri sono più commerciali tanto da far transumare migliaia di persone verso la nuova fiera alla ricerca di Graal da regalare a parenti od amici o più semplicemente per assaggiare prelibatezze provenienti da tutto il mondo.
Per me è quasi una tradizione andare in giro per la fiera degli Obej Obej con gli amici. Questo è l'evento che apre la stagione natalizia, per me. Negli anni, per vari motivi, questa fiera cittadina ha traslocato in vari luoghi della città meneghina, spostandosi dalla sua sede tradizionale intorno alla chiesa dedicata al patrono milanese per giungere negli ultimi anni a circondare un altro simbolo della città, il Castello Sforzesco.
Mi trovo un po' infreddolito ad aspettare un'amica che arriva da un'altra bellissima città, in cui la tradizione del presepe è una religione quasi per fare un giro per la fiera nella speranza di mantenere viva la tradizione.
Arrivata ci incamminiamo tra le bancarelle colorate alla ricerca di qualcosa che attiri la nostra attenzione. Mentre percorro il circuito creato dalle bancarelle penso a come questo fiera sia cambiata. Ricordo la folla che si spostava quasi fosse un sol uomo per i vicoletti saturati a volte dal profumo del vin brulè, delle frittelle cotte in olio che assomigliava a quello usato per i motori delle vecchie Fiat 127, dello zucchero filato e delle caldarroste, l'odore intenso degli incensi e dei saponi oltre alle acre essenze coloniali. Ci si trovava di tutto: da antichità che strizzavano l'occhio al vintage ad oggettistica fatta a mano degna di opere della pop-art, ad artigianato proveniente dal sud del mondo, cibo e sapori ma soprattutto giocattoli per i bambini da cui il nome della fiera.
Negli anni era diventata tradizione cercare nella folla persone conosciute con cui poi andare a bere un bicchiere di vin brulè in compagnia. Il primo che incontrava qualcuno riceveva in premio un bicchiere offerto dagli altri.
Se penso al Natale quasi subito penso agli Obej Obej. Alla folla, ai colori, ai regali...
Oggi invece non trovo nulla di quello spirito. 
Le bancarelle sono tutte uguali con poco artigianato, tanto che proprio quelle poche attirano la mia curiosità. Non c'è più profumo in questa fiera che ormai sembra più un mercatino. Gli spazzi si sono allargati per rendere più agevole il passaggio delle persone, facendo però perdere un po' di magia e di umanità a questa fiera.
La mia amica è stupita della concomitanza di più ferie e non capisce come mai questa non venga spostata.
Io mi sento ferito. Un'altra tradizione che si perde a causa delle regole del mercato e che le prossime generazioni rischiano di non conoscere neanche.
Cerco di spiegarle la tradizione e tutto il resto ma capisco che le mie parole sono quelle di chi non vuole perdere quel pezzo di storia aggrappandosi a ricordi che ormai sfumano nel secolo scorso e che sono difficili da comprendere da chi non le ha vissute.
Compro un paio di cose: una utile ed una che spero porti il sorriso a chi la troverà sotto l'albero ma non mi sento soddisfatto. Sento ancora un po' di freddo, e non credo che sia dovuto solo al clima, ma forse anche questo è un altro segno che non si è più ragazzi.
Chi sa dove sono finiti tutti i profumi dei miei natali...

07 aprile 2013

Sabato mattina alla ricerca di Ricordi


Lo scorso sabato, per motivi vari, mi sono recato nella fu ''Capitale Morale'' del Bel Paese ad un orario conosciuto più dai panettieri e dai pendolari che dalla popolazione media. La città a quell'ora mostra la parte migliore di se, quella pulita, quella acqua e sapone. Peccato che po inizi a truccarsi con traffico e smog per cercare di assomigliare alla parte peggiore di una grande città internazionale, proprio come fanno i ragazzini quando vogliono sembrare più grandi.
Finite le mie commissioni mi ritrovo con un bonus di ore da spendere per arrivare all'ora di pranzo.
Cerco di pensare ad un modo per utilizzare al meglio questo tempo vinto e mi torna in mente di aver letto che, non molto lontano dalla zona Fiera che non ha nessun riferimento a moti di orgoglio ma solo al mercato, ci sarà una Passeggiata d'Autore (chi volesse saperne di più può far riferimento al seguente link http://passeggiatedautore.blogspot.it/).
Decido così d'impegnare questa mattinata alla scoperta di una parte di Milano che conosco poco anche se per vari motivi mi sono trovato a vivere per breve tempo.
Mi reco così all'appuntamento all'incrocio tra via Mac Mahon e via Monte Ceneri per partecipare alla:


Arrivo con largo anticipo sul luogo dell'appuntamento così da poter fare un piccolo sopralluogo. La zona in parte la conosco. Lì c'è la sede della seconda azienda per cui ho prestato servizio in qualità di consulente e dove ho mosso i primi passi nel mondo dei sappisti. Lì abita una cara amica dei tempi dell'università. Lì vicino ho sudato il mio certificato TOEFL per cui sono arrivato addirittura a farmi biondo... ma questa è un'altra storia.
Arriva, dopo alcuni momenti di noia che mi hanno quasi fatto desistere dal partecipare, l'ora x. Mi ritrovo sul posto cercando di capire quale dei quattro angoli è quello giusto in una specie di versione moderna della caccia al tesoro.
A poco a poco si aggiungono altre persone che iniziano a guardarsi in giro con il mio stesso stato d'animo tanto che sono tentato di chiedere se anche loro sono lì per la Passeggiata. Dopo poco arriva l'organizzatore a prenderci annunciandoci che il punto di ritrovo è stato leggermente spostato per motivi di comodità. Mi ritrovo così insieme a poche altre persone che, da come salutano la guida, devono aver partecipato ad altri eventi simili. Sono un po' stupito dall'esiguo numero dei partecipanti ma ecco che piano piano il gruppo aumenta e la curiosità delle persone che vivono, o passano di lì, aumenta di pari passo.
Che mai ci faranno tutte quelle persone davanti alla chiesta? Ci sarà un matrimonio o un funerale? Il loro abbigliamento sembra più quello di pellegrini... questi sono i pensieri che mi sembra di leggere nei loro sguardi.
Dopo aver pagato la quota di partecipazione la mia curiosità si sposta sugli altri partecipati alla manifestazione. La maggior parte di loro ha quell'età che fa pensare che il loro datore di lavoro sia ormai l'INPS o qualche istituto simile anche se dimostrano una vivacità molto giovanile. Tra loro c'è anche una ragazza dai capelli neri lisci e lunghi che stona molto con l'ensamble che si è formato. Scoprirò da li a poco che è Elena Mearini.
Alla fine il gruppo è formato da una quarantina di persone e sembriamo più una scolaresca che una comitiva di turisti.
Insieme alla guida c'è la scrittrice Elena Mearini, che sarà il fulcro di questa passeggiata con i suoi racconti e le sue letture.
Ci muoviamo così verso la prima tappa,via Monte Ceneri ai piedi del Ponte della Ghisolfa. Elena inizia a raccontare di Giovanni Testori, questo personaggio a me ignoto sino a quel momento, ma che scopro essere un artista poliedrico; scrittore, drammaturgo, pittore, critico d’arte, poeta, regista, attore.
Per chi volesse approfondire la storia Giovanni Testori rimando al sito dell'associazione che riporta il suo nome ( http://www.associazionetestori.it/ ). Racconta un po' della sua storia e del loro “incontro”. E da inizio al viaggio tra I Segreti di Milano. Il breve brano che legge mi rapisce ed accende la mia curiosità. Ho voglia di sapere di più.
Per la seconda tappa cambiamo scenario e ci spostiamo in una piccola traversa di via Mac Mahon, dove il tempo sembra essersi fermato ai primi del novecento. Anche lì la curiosità degli abitanti si fa sentire: “Ma quanta bella gente che c'è”. Frase realmente detta da una delle signore che assistevano al cammino del gruppo verso la seconda tappa e sentita dal sottoscritto.
Piano piano vengo nuovamente rapito dalla lettura dei vari brani che Elena fa. Quei luoghi che ho visto così tante volte sembrano così cambiare aspetto, sino a darmi la sensazione di viaggiare nel tempo. In alcuni momenti, aiutato anche dai commenti di alcune delle partecipanti, mi è sembrato di essere tornato al 1943, subito dopo i bombardamenti, e poi al primo dopoguerra.
Per la terza tappa ci spostiamo in Piazza Prealpi e mi ritrovo di colpo negli anni della ricostruzioni... mi sembra quasi di essere lo spettatore partecipante di un film neorealistico... a sensazione è poi confutata dalla scoperta che la quarta tappa ci porterà poco lontano da dove è stato girato Rocco ed i suoi fratelli. Altra scoperta è che il film è ispirato proprio ad uno dei racconti di Testori, Il ponte della Ghisolfa. Alcuni dei passanti, incuriositi dal capannello di persone si avvicina ed ascolta un attimo prima di tornare alle proprie faccende.
Quarta ed ultima tappa è il giardino che porta il nome di Giovanni Testori. Questi giardini, dedicati proprio al cantore di questo scorcio di Milano, sorgono dietro la ferrovia della Bovisa. La sensazione temporale è cambiata. Ora mi sembra di essere tornato molto più indietro nel tempo. Non ci sono i viali del liceo di Atene o Aristotele che tiene le sue lezioni, ma mi sento un peripatetico che insieme ai suoi compagni accresce la conoscenza di se e di ciò che lo circonda. Arriva così l'ora del commiato.
Il tempo, che all'inizio sembrava andare all'indietro, ora di colpo ha fatto un balzo in avanti.
Un veloce saluto ed eccomi tornare ai nostri tempi, con il traffico rumoroso, l'autobus pieno di persone che arrivano da tutto il mondo, mentre milano ha indossato nuovamente il suo grigio vestito che va tanto di moda. Mi ritrovo a chiedermi cosa avrebbero creato Testori e Visconti vedendo questa multi-etnicità riunita su un autobus che abbraccia tutta Milano in un girotondo giornaliero.
Apro il libro che mi fa compagnia in questi giorni e mi tuffo così in un'altra storia.

26 gennaio 2013

Concerto


Caro Lettore,
  come stai? Tutto bene? È tanto che non ci sentiamo. Ammetto di aver scritto poco lo scorso anno, ma anche tu non è che ti sa fatto sentire molto. Mi devo preoccupare? Va beh l’importante è sapere che tra le varie onde di questo mare virtuale, tu sappia che esiste un’isola dove puoi trovare i racconti di uno della Gambara alcolica.
Finito con il preambolo ecco cosa in realtà vorrei raccontare.
Ieri sera, dopo un bel po’ di tempo sono andato con 3 amici al concerto dei Radici Nel Cemento.
Lo so caro Lettore che probabilmente non sai di chi sto parlando, proprio come i mie accompagnatori che ho incastrato per andare a questo evento. Cosa dire del gruppo… per la scelta della canzone dell’anno loro sono sempre in lizza, ma sfortunatamente non hanno ancora vinto. Sarà che ormai sono così familiari che forse li do un po’ per scontato.
Per quanto riguarda sentirli dal vivo, poi, avevo  provato a cercare informazioni quando sono stato a Roma, la loro città, ma ahimè il loro concerto si teneva lo stesso giorno del mio ritorno a casa…maledetta sfortuna.  Comunque non mi sono arreso ed ho marcato stretto il loro sito. Ed ecco che un giorno  appare una data con affianco la scritta Milano.
È la mia occasione. Questa volta non me la faccio sfuggire.
Inizio a scrivere ed a telefonare a tutti quelli che conosco per trovare volontari che mi accompagnino, perché anche il concerto più bello non è mai così bello se non ci vai con qualcuno con cui poterlo ricordare/raccontare.  Chiedo a destra ed a manca mentre la data del concerto si avvicina. Raccolgo un bel po’ di rifiuti (all’epoca dell’università qualcuno li avrebbe chiamati 2 di Picche)ma per fortuna un paio di amici accettano di accompagnarmi in questa avventura.
L’agitazione sale mentre la data si avvicina.
Non conosco il posto dove suoneranno ( centro sociale ZAM – Zona Autonoma Milanese. Mai sentito prima), ed il sito non è ricco di dettagli su inizio del concerto e costo, oltre al fatto che la locandina che pubblicizza l’evento viene pubblicata solo una settimana fa.
Questo però non mi fermo, sono ormai convinto. Ogni giorno controllo i due siti. Quello del gruppo e quello del centro sociale. Comunque al concerto si va.
Arriva la data. Alcuni dei volontari sono vittime dell’influenza e di biondi sogni, ma come scritto, tre “moschettieri”,  sopravvissuti ai casi della vita degni forse di un paragrafo scritto da Dumas Padre,  mi scortano al concerto.
Non saranno Athos, Portos ed Aramis ma sul motto  “tutti per uno ed uno per tutti” credo di poterci fare affidamento anche con loro.  
 Appuntamento in un locale di fronte allo ZAM, per cenare e parlare un po’ prima del concerto.
La stanchezza della settimana di lavoro ed i postumi di qualche acciacco si fanno sentire, ma sono troppo orientato all’obbiettivo, come scriveva il mio ex-capo in alcune valutazioni, per desistere o far desistere i miei compagni.
Le chiacchiere sono piacevoli come il cibo per chi ha fame. Ristorano e danno nuove energie.
È ora. Usciamo dal locale ed entriamo al centro sociale. Il primo impatto è molto strano. Diciamo che per età e per abbigliamento mi sento leggermente fuori tema. Ho anche l’impressione che il nostro gruppettino sia guardato con diffidenza dagli habitué. Ma sai che c’è caro lettore: saremo vestiti anche in modo troppo normale, avremo anche facce senza piercing e tatuaggi in bella vita, età che una volta ci avrebbero garantito l’appellativo di Matusa ed ora invece al massimo ci fanno entrare da protagonista nei film di Gabriele Muccino. Forse non centriamo molto, ma chi se ne frega. Siamo venuti a sentire il concerto e basta.
Facciamo il giro del centro sociale. Una delle cose che vogliamo vedere, essendo arrivati con un po’ di anticipo, è la palestra di Builder che pubblicizza il sito. Ammetto di non capirci molto, ma uno dei tre accompagnatori ne capisce e sembra interessato. Notiamo anche una specie di libreria a muro dove sono riposti, libri e riviste. Ovviamente quelli di alpinismo sono nel ripiano più alto.  
Ci fermiamo nel cortile a chiacchierare mentre arrivano a varie ondate i ragazzi di oggi. Su molti dubitiamo della loro maggiore età. Dubbio che diventa una certezza quando vediamo 3 ragazzine accompagnate dalle mamme.
Il freddo si fa sentire, ed allora decidiamo di entrare nello scantinato dove si terrà il concerto. La musica a palla messa da un dj, che mi ricorda un amico peruviano di altri tempi, non rende facile la comunicazione e quindi mi concentro sulle persone che entrano ed escono. Un paio di loro mi diventano familiari visto che ci passeranno davanti almeno una quindicina di volte per fare il piano di birra al bar improvvisato in un angolo.
Il concerto ritarda, mentre la musica messa dal dj cerca di entrarmi dentro non dalle orecchie ma da tutto il corpo tanto il volume è alto. Passata la mezzanotte vedo passare il cantante davanti a me ed un altro del gruppo. Rassicuro i miei accompagnatori che stanno perdendo la speranza. Arriva anche l’omino che vende i gadget ed i cd. Vado a scambiarci quattro chiacchiere. Il concerto inizierà intorno alle 24:30. Giusto un’ ora dopo le informazioni che eravamo riusciti a carpire da faccia di libro.
Torno dai miei tre coraggiosi accompagnatori che iniziavano a subire la situazione. Alla fine il concerto ha inizio. La gente canta e balla al ritmo che esce dagli strumenti e dalla voce del cantante. Mi guardo in giro ed una delle facce familiari di cui ti parlavo è seduta su una sedia, o meglio rannicchiata. Ha passato tutto i concerto guardando le piastrelle e restituendo alla terra quello che aveva ingurgitato… per la stessa strada.
Ha forza di sentire le canzoni da supporti hardware, mi fa un po’ specie sentirli dal vivo. Belli ma c’è qualcosa nel suono che non mi torna. Le casse di destra saturano (spero si dica così) e rovinano il suono.
Credo di essere uno dei 4 che hanno notato questa cosa.
Non tutti gli eroi che mi accompagnano riescono a resistere per tutto il concerto. Ormai abbiamo perso l’abitudine a stare in posti angusti dove la gente fuma e beve a nastro. Dove le poche sedie sono occupate da chi non riesce a stare in piedi a causa della propria stupidità.  Un po’ mi dispiace per aver trascinato i miei amici ad un concerto che forse non gli è neanche piaciuto, ma così è l’amicizia. Ti porta a fare anche delle cose che non ti piacciono. Per questo li ringrazio.
Grazie ragazzi!

01 gennaio 2013

Questionario 2012


Caro Lettore,
  anche il 2012 è trascorso tra Spread e profezia Maya. Sono sopravvissuto al nuovo lavoro, alla vita da single con appoggio bombaccione a casa dei miei, a tutte le cerimonie a cui ho partecipato ed alle mille e mille foto fatte. Ed eccomi qui davanti al pc a ricompilare questo questionario, "influenzato" anche lui degli ultimi giorni che hanno colpito alcune mie certezze e speranze. 
Vuoi vedere che i Maya avevano ragione e forse una nuova stagione mi aspetta?!? 
Speriamo che sia la primavera. 
Ora, caro Lettore, ti lascio alla lettura di questo post augurandoti un 2013 sereno e felice (avrei voluto scrivere ricco ma avevo paura che venisse tassato). 

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2012.
2.BEL RICORDO: Il traguardo dopo una bella corsa.
3.BRUTTO RICORDO: il crac del ginocchio, proprio ora che avevo iniziato a prenderci gusto.
4.POSTI VISTI: Finalmente ho fatto anch’io il turista nella città eterna.
5.PROFUMO: Quella della collega dopo la pausa pranzo. Non so cosa mangi, ma profuma come appena uscita da una profumeria al rientro in ufficio dopo la pausa.
6.GUSTO: Frittura di verdure e pesce mangiata in riva al mare per vedere com’è e se ci può stare.
7.TATTO: Un abbraccio che ha risvegliato belle sensazioni.
8.VISTA: Sorrisi femminili. Quest’anno molte hanno realizzato i loro sogni.
9.UDITO: Mio nipote che costruisce i giocatori dei suoi sogni dopo aver visto la partita allo stadio ed il più piccolo che fa i suoi discorsi.
10.INCONTRO: Sbagliato. Per far entrare un quadrato in un cerchio o si smussano gli spigoli, o si riducono le pretese o qualcosa si deve rompere.
11.CAMBIAMENTO: Viaggi solo di piacere e non di lavoro.
12.RAMMARICO: Chi sa come sarebbe stato se Milano avesse avuto il mare…
13.DISPIACERE: Aver creduto in un sogno sbagliato e risvegliarsi dopo un bagno di arrogante umiltà.
14.LETTO: Sempre più il “mio letto”.
15.SPAVENTO: Due. Mio nipote che piange allo stadio e l'articolazione che non si articola come vorrei.
16.GIOIA: Quella condivisa con gli amici nei vari grandi momenti, arrivando fin addirittura a festeggiarli con bellissime cerimonie.
17.AUTOMOBILE: Sempre la stessa.
18.LAVORO: Tra alti e bassi vedere che quanto seminato da i suoi frutti e scoprire che comunque alla fine c’è dell’umanità.
19.PENSIERO RICORRENTE: Una fine o un inizio?
20.EVENTO: Qui la lista sarebbe lunga, addirittura più lunga di quella dell’anno scorso. Anche quest’anno provo a fare una piccola classifica dei primi 5: L'arrivo delle gemelle; Partecipazione a matrimoni nelle vesti di invitato,testimone e fotografo; L’annuncio del futuro arrivo di nuove gioie per coppie di amici; Lite telefonica con chi si crede di essere un massimo esperto; Un cinemino familiare.
21.CONTINUITÀ: Ed anche quest’anno sono stato eletto (incastrato) a fare il consigliere di scala.
22.SPACCATURA: Non so se si può rompere qualcosa che forse non c’è mai stato, ma la delusione è stata comunque tanta.
23.VIAGGIO: Quello non fatto neanche quest’anno. Chi sa se…
24.LIBRO: di Haruki Murakami - L’arte di correre. Libro letto stando seduto e riflettendo sui passi fatti sino a quel momento.
25.FILM: Quasi amici – Poche parole per questo bellissimo film: merita di essere visto per cercare di essere un po' migliori.
26.CANZONE: Direzione Anagnina – Una canzone che non ti aspetti e che è arrivata quando doveva arrivare.
27.SPORT: Le molte corse di paese a cui ho partecipato trascinato da un collega.
28.RADIO: Ed ora svetta anche nella sala del trono.
29.MOTTO: Quant’è arrogante questa umiltà.
30.PROPOSITO: Dieta… un'altra mattonella dorata da usare per lastricare la via che porta all’inferno.

07 dicembre 2012

Ode all'Infortunio.


Ci sono eventi che ti cambiano la vita. Non sempre il corso di tutta la vita, ma solo quella di un piccolo periodo. Eventi che ti fanno scendere dall'aereo che ti stava facendo volare tra le soffici nuvole per riportarti alla nuda e dura realtà.
L’infortunio.
Ognuno vive l’infortunio in maniera diversa. C’è chi lo affronta in maniera originale pensando che questo sia una nuova opportunità. Di questi il caso recente più noto è quello di Alex Zanardi che dopo l’incidente ha trovato nuovi modi per essere nuovamente un campione e non solo di sport ma anche di vita. Chi più classicamente cerca di dimenticarlo il prima possibile, addirittura cercando di cancellarlo perché l’ardore che brucia dentro è più forte di qualsiasi dolore portandolo fin anche a fare scelte estreme. Per questo chiedere a Troy Bayliss, che non è la marca di un super alcolico ma il nome di un pilota di motociclismo che è arrivato a farsi amputare il mignolo per poter tornare prima in pista. Altri lo accolgono con rassegnazione in attesa che come è arrivato, così se ne vada. Questa è la situazione più diffusa tra chi non ha uno staff medico a disposizione e non ama pastiglie e siringhe.
Io ho un ginocchio che ha iniziato a fare le bizze un mesetto fa, e sono entrato così un po’ in crisi.
Ho cercato di affidarmi al pensiero positivo ripetendomi che non tutti i mali vengono per nuocere, ma con scarsi risultati.
Ho provato a ripensare anche a quanto mi solea dire una mia ex collega, che ora chiamo amica, “chiusa una porta si apre un portone”. Chi sa se quel portone è fornito di video citofono o ha un portinaio che controlla chi entra e chi esce.
Ecco questo post è uno sfogo. Uno dei tanti, caro Lettore, fatti su queste pagine. Lo sfogo per questa mia situazione di infortunato.
Un infortunato dello sport.
Dopo mesi di chilometri percorsi ero finalmente riuscito a dare una continuità agli allenamenti. I primi risultati iniziavano ad arrivare. Nulla di fenomenale a dire il vero, però piccole soddisfazioni che mi avevano fatto riscoprire il piacere di correre nei parchi periferici di Milano, qualsiasi fosse il tempo atmosferico. 
Avevo trovato la routine, se così si può dire, negli allenamenti. Nelle uscite infrasettimanali e nelle sveglie mattutine domenicali quando il ginocchio ha deciso di fare crac. Il ginocchio ha iniziato a scricchiolare. 
Ho provato a non crederci. A non pensarci.
Correvo con un piccolo fastidio, ma continuavo a correre. Non volevo fermarmi.
L’effetto de-stressante che mi regalava il podismo amatoriale era più forte del dolore all'articolazione.  Peccato che il dolore non la pensasse allo stesso modo e non abbia voluto sentir ragioni. Non ha voluto traslocare altrove, anzi si è barricato tra menisco, rotula e cartilagini varie fino ad arrivare al punto in cui ha urlato così forte che non ho potuto più ignorarlo e mi sono dovuto fermare.
Un primo stop di poco meno di una settimana. Ho sperato fortemente che bastasse, ricominciando poi a correre con più frenesia, ma ahimè il dolore si è ripresentato questa volta moltiplicato per dieci.
Forse ho sbagliato a riprendere così presto, con tanta foga, ma non volevo perdere quello che ero riuscito ad ottenere.
Mi ritrovo così con una bella infiammazione articolare (spero sia solo quello in attesa di accertamenti).  
Dopo applicazioni di cerotti medicali e ghiaccio; qualche settimana di tristezza; mi sono reso conto che le uscite serali in abbigliamento sgargiante ed attillato lungo le strade illuminate scarsamente da qualche lampione… ops forse questo “pensiero” non mi è venuto proprio bene. Sono andato un po’ fuori tema infortunio e più dentro il tema sfumato che va per la maggiore quest’anno. Qualcuno potrebbe pensare a passeggiatrici piuttosto che a podisti.  
Ecco questa è la situazione.
Sono un podista triste che cerca la sua opportunità in tanto che attende il momento di tornare a correre.

18 novembre 2012

La caduta di un eroe?!?


Questo post ha avuto una gestazione strana. L’ho buttato giù di getto quando ho sentito la notizia, ma poi non sono riuscito a postarlo perché ho un ricordo particolare di quel periodo. Ho dovuto far decantare le onde che si infrangevano nei miei ricordi fino a quando è tornata un po’ di bonaccia ed ho trovato la voglia e forse non solo di mettere giù queste parole.


Sono passati degli anni da quando Lance Armstrong (Forte Braccio) indossava per la settima volta consecutiva la maglia gialla sugli Champs Elysee.
Quel giorno tutti parlavano delle tante battaglie affrontate, delle scalate, delle cronometro, dei compagni di squadra, del modo di correre… ed anche allora si ricordava come Lance Armstrong avesse più di tutti battuto la malattia e di come fosse diventato un icona di speranza di chi come lui era stato attaccato dalla malattia. Qualcuno già all’epoca metteva in dubbio le sue vittorie dicendo che non fossero del tutto pulite.
Ricordo bene che in uno dei suoi primi Tours venne accusato di doping perché assumeva medicinali che per lui erano salvavita.  Molti dicevano che non era possibile che Lance fosse diventato di colpo così forte, che dominasse così facilmente una delle corse a tappe più famose e dure al mondo. Soprattutto dopo aver avuto una malattia così debilitante.
Quasi tutti dimenticavano che un giovane Lance, nel 1993, aveva vinto uno dei mondiali in linea più duri che si ricordi. Si correva nella capitale Norvegese. In quel mondiale apparivano per la prima volta due nomi che avrebbero segnato la Grande Bucle: Lance ed un dilettante tedesco di nome Ian Ullrich.
In Italia i nomi che si rincorrevano erano quelli di Chiappucci, Chioccioli, Bugno, Cipollini, Fondriest e da li a poco sarebbe nata la stella di Pantani. Non c’erano solo gl’italiani, Uno spagnolo da li a poco si sarebbe imposto sulla ribalta delle due ruote: Miguel Indurain Larraya. Lui e le sue imprese che si sarebbero dette irraggiungibili. Sono certo di essermi dimenticato molti dei nomi di corridori che in quegli anni hanno vinto e fatto imprese straordinarie e per questo me ne scuso ma la memoria è strana e fa associazioni strane.
Come vedete il ciclismo ha sempre avuto degli eroi da venerare e dimenticare per poi magari riscoprirli anni dopo. Ma torniamo a parlare del corridore a stelle e strisce.
Della storia di Lance corridore ci sono tante cose da dire. Il suo ricordo di Casertelli e la dedica della sua vittoria alla crono con dedica al compagno di squadra così sfortunato.
La rabbia con cui scalava le impervie salite del Tour o la voracità con cui divorava la strada durante le cronometro. C’era della cattiveria nel suo modo di correre, tanto che molti corridori non lo vedevano di buon occhio, mentre i tifosi l’osannavano come “eroe”.
Metteva nel correre la stessa determinazione con cui immagino avesse affrontato la malattia. Se era riuscito a sconfiggere quel male oscuro nessuno lo poteva battere. E questo lo doveva a se stesso e ma anche a chi come lui stava affrontando lo stesso calvario. Era un simbolo di speranza.

Come puoi capire caro Lettore non è stato facile leggere le accuse a “Forte Braccio”. Di come le accuse arrivavano da tutte le parti, dei 7 Tour tolti e non riassegnati…
Lui era riuscito dove il povero Andrea Fortunato non era riuscito.

In molti vedevano nelle sue pedalate la speranza di sconfiggere la malattia… non solo i malati guardavano a lui con speranza ma anche i parenti e gli amici delle persone che venivano colpite da questo male oscuro. Un salvagente per non affogare nel buio della disperazione.  
Ecco perché non è facile.

15 settembre 2012

Roma - Giorno 1 - Viaggio di andata

Apro gli occhi prima che la sveglia impostata sul cellulare mi ricordi che è ora di alzarsi. Ho guadagnato 5 minuti buoni sulla tabella di viaggio. Inizio a prepararmi mentre la casa dei miei genitori incomncia a prendere vita. La valigia e lo zaino, preparati ieri sera, sono lì che aspettano di uscire di casa. Al momento della colazione siamo tutti riuniti intorno al tavolo, ultimo arrivato compreso. Ognuno ha il suo rituale fatto: the o latte, fette biscottate o biscotti vari. I più golosi hanno anche la brioches. La mia colazione è ricca visto che a breve dovrò affrontare il vaggio che mi porterà dalla capitale economica a quella politica del Bel Paese. Ieri sera sono riuscito a scroccare un passaggio a mio fratello, incastrato da mia cognata per un giro di commissioni in città. La città sembra volersi godere ancora questo ultimo fine settimana d'estate. Le vie sono praticamente deserte. Le macchine che girano si possono contare sulle dita di una mano, mentre i pedoni si possoono contare sulle dita di una mano in notazione binaria. Faccio fatica a pensare che gli stessi luoghi facevano da cornice ad un traffico caotico e nervosa, che solitamente è l'antipasto delle normali giornate lavorative, non più tardi di ieri.
Arrivato in metro. L'ansia da partenza un po' si è attenuata. Ho un anticipo rassicurante sull'ora della partenza.
Ci sono appuntamenti a cui si può arrivare in ritardo, altri dov'è addirttura d'obbligo, ma in questi casi la puntualità è più di una buona abitudine, è una necessità. Trovo il mio compagno di viaggio nella nuova sala d'attesa di Italo. Anche lui è arrivato in abbondante anticipo. Ci si saluta e si fanno quattro chiacchiere per ingannare il tempo. La sala d'attesa è molto moderna e freddina. La scritta che pubblicizza la compagnia e che gira tutt'intorno alla sala dopo un po' da fastidio. Non è facile scoprire quale sarà il binario di partenza. Occorre attendere la comuncazione del gestore dei binari
Decidiamo di fare un giro alla ricerca di un'edicola e subito veniamo bloccati da una copia di signore, in là con l'età e probabilmente con la data di scadenza, che sta cercando il treno che porta ad Arona. Il mio socio prova ad aiutarle andando a vedere i tabelloni, mentre io compro il classico quotdiano da viaggio. Quando ci rincontriamo si lamenta della maleducazione delle signore che appena hanno visto che non aveva la risposta immediata lo hanno schifato e se ne sono andate. Noi facciamo ritorno alla sala d'aspetto e un minuto dopo eccole arrivare alla carica e chiedere al personale di Italo. Questo gli spiega che loro lavorano per un'altra compagnia che fa servizio solo di alta velocità. Le signore insistono lamentandosi ad alta voce. Il ragazzo, probabilmentne abbituato ad avere a che fare con certa gente, indica loro l'ufficio informazioni di un altra comapagnia di treni. Io ed il mio socio pensiamo: "queste hanno sentito che andavamo a Roma ed hanno capito che andavamo ad Arona e ci hanno seguito".
Finalmente viene annunciato il binario.
Si parte.
Il viaggio meriterebbe almeno un racconto solo per dare spazio a tutti i personaggi che popolano il vagone. Altri aggiornamenti appena riuscrò a scroccare nuovamente il portatie al socio.

14 settembre 2012

Prologo - Roma

Caro Lettore,
  domani si parte. Mi aspetta una settimana in giro per la capitale a fare il turista in compagnia di un paio di amici. Incredibile sono arrivato sino ad oggi e Roma l'ho visitata solo per lavoro... sono proprio da rimproverare.
Con i soci di viaggio abbiamo parlato di organizzazione, ma in un verso o nell'altro si è sempre finiti a parlare di ristorantini, birrerie e trattorie tipiche. Piatti che vanno assolutamente assaggiati.
Vedremo se al mio ritorno la mia forma fisica si sarà avvicinata a quella perfetta della sfera o se a forza di girare rapiti della bellezza della città eterna magari riesco a perdere un po' di pancetta.
Comunque cercherò di tenerti aggiornato sulle mie peripezie da viandante.
Ora ti devo lasciare e cercare di infilare tutti i vestiti appoggiati sul letto nella valigia, attività che mi porta sempre alla memoria altri viaggi.
Buona notte
Sempre tuo
Turista con Fascino e valigia

07 febbraio 2012

Una strana mattina

Si svegliò che digrignava i denti in maniera così forte che gli doleva la mascella.
Negli occhi aveva ancora le immagine che aveva appena sognato.
Era passato a prendere quella che nel sogno era la ragazza dei suoi sogni, ma non aveva fatto neanche in tempo a partire, che l’emozione di averla finalmente accanto gli aveva fatto commettere un imprudenza. Non aveva ben considerato la distanza con la macchina parcheggiata davanti ed il fatto che la corsia era ridotta anche a causa delle auto parcheggiate sul lato sinistro.
Tamponamento.
Si solleva il posteriore dell’auto e gira andando a colpire le auto parcheggiate dal lato opposto.
Il colpo è così forte che si trova dal lato “sbagliato” dell’auto, volante compreso. Non sa come ma si ritrova con la guida a destra come nelle auto inglesi. Colpisce con forza il volante in un gesto di pura disperazione.
Il momento più bello della sua vita perso subito.
Non riesce a guardare in faccia la ragazza. Rabbia, vergogna e disperazione si fondono. Riesce solo a chiederle se sta bene ma fa fatica a parlare perché non è in grado di aprire la bocca. Sente la mandibola serrata come i becchi di una pinza che stritola il nulla. Vorrebbe gridare ma non può.
La paura avanza a lunghi e rumorosi passi.
Apre gli occhi.
Questa è l’unica via di fuga che ha trovato.
Assonato esce dal tepore delle coperte e va in bagno. La strana sensazione del sogno gli è rimasta attaccata addosso. Non riesce a capire ma non si sente bene. Non che stia male fisicamente, ma ha la strana sensazione che ci sia qualcosa che non va.
Cerca di pensare ad altro e di ripetere tutti i suoi rituali del mattino.
Pentolino con l’acqua sul fuoco a fiamma bassa mentre si butta sotto il getto della doccia per svegliarsi del tutto.
Colazione a base di tè e biscotti con il solito sottofondo radiofonico.
Barba.
Lavaggio dei denti.
Vestirsi per uscire.
Scale.
Box.
Auto.
Parte e percorre la stessa strada che ormai fa da tempo. Ad un certo punto si rende conto, ascoltando i vari annunci della radio di essere partito leggermente in ritardo rispetto al solito.
Trova così un po’ più traffico del solito e decide di cambiare strada per raggiungere, spera, la tangenzialina che lo porta ogni giorno al solito parcheggio nel più breve tempo possibile.
Questo ultima lingua di asfalto è il suo arcobaleno giornaliero. All’andata il grigio arcobaleno ha al posto della pentola piena di monete d’oro un parcheggio vicino alla fermata del metrò, mentre al ritorno c’è casa sua.
Imbocca finalmente l’ultimo tratto della strada. Ci sono due corsie.
La crisi e l’aumento della benzina hanno ridotto drasticamente la velocità di percorrenza di questa via. Ora tutti rispettano i limiti di velocità e c’è anche chi viaggia molto più piano.
Passa dalla corsia di destra a quella di sinistra dove le auto scorrono più velocemente, ma fa poco più di un centinaio di metri che una cinquecento color panna gli si attacca alla targa. È vero che fuori fa molto freddo, ma non gli sembra il caso di usare i suoi gas di scarico per riscaldarsi.
L’autista della cinquecento ha un giubbotto blu con strisce orizzontali bianca e rossa. Indossa uno di quei berretti di lana floscia che vanno tanto di moda ora. Inizia a gesticolare in maniera esagerata mentre il traffico va ad aumentare per mezzo dell’ingresso di nuovi veicoli dalle varie corsie di immissione. Da due colpi di clacson che lui ignora.
Si sente nel giusto.
Sta rispettando il limite di velocità e nel contempo sta superando la colonna di auto sulla sua destra.
Il folle autista si agita sempre più.
Grida e fa gestacci, ma lui cerca di ignorarlo e procede per la sua strada.
Colonna di auto.
Frena.
Nella cinquecento ha inizio una strana tragedia. I gesti e le parole che riesce a leggere dal movimento delle labbra si fanno sempre più volgari, mentre il folle autista fa uno strano gesto. Estrae il suo telefonino e gli fotografa la macchina ed in particolare la targa. Lui se ne accorge e saluta. Un gesto forse più pazzo di quelli del folle.
Si riparte lentamente. La cinquecento, tagliando la strada ad una macchina rossa cambia corsia sperando di riuscire a superarlo sulla sinistra.
Si affianca.
Lui resta impassibile e concentrato sull’auto che lo precede.
Mentre il folle autista gongola per essere riuscito a superarlo, lui pensa che ce n’è di strana gente in giro. Forse prima sarebbe dovuto scendere e dirgli qualcosa, del genere “Non ti metto le mani addosso solo perché la natura ha già infierito abbastanza”. O caustiche frasi di disprezzo.
La colonna di sinistra si blocca. La cinquecento con il suo folle autista si trova dietro ad un camion mentre lui la passa via.
Appena superato il camion che riparte lentamente anche lui cambia corsia e si sposta sulla sinistra non prima di aver acceso l’indicatore di direzione corrispondente.
pensa che sia finalmente andata, ma subito dopo l’incrocio, nella corsia di svolta ecco che riappare la cinquecento ed il suo autista. Disperato e rassegnato il folle autista si deve accodare. Alla fine della corsia, mentre lui svolta a destra come indica la freccia di fronte il folle autista preferisce infrangere un’altra regola del codice stradale e svoltare a sinistra.
Si sente sollevato a non averlo più alle calcagna. Parcheggia l’auto e controlla che non ci sia nessuna cinquecento color panna con autisti male intenzionati.
Scende e va alla fermata della metropolitana. Mentre cammina si accorge che sta digrignando i denti.

14 gennaio 2012

Vigilia di Derby

Caro Lettore,
oggi per molti è la vigilia del Derby della Madonnina, partita dal fascino speciale per chi come me c'è nato sotto quella Dorata Signora simbolo delle cime della mia città. Perchè nessun edificio deve essere più alto della sua Dama incontrastata della capitale meneghina.
Pronostici e scongiuri sono iniziati già da Natale. C'è chi cerca di fare l'indifferente dicendo che questa è una partita come le altre e chi invece pensa che questa partita valga molto di più... in breve si sentono gli stessi discorsi che si sentivano all'inizio dello scorso secolo quando si disputò la prima delle 270 partite tra le squadre cugine.
Ammetto che anch'io sento molto questo sabato, ma il derby che interessa a me viene giocato su un campetto di periferia, dove i prati non sempre sono verdi, e con 50 tifosi si fa il tutto esaurito.
Mio nipote giocava oggi il suo derby.
Avendo il tempo, o meglio volendo riprendermi questo tempo sono andato con mia madre al campetto dell'oratorio dove si sarebbe tenuta l'attesissima partita tra la Virtus Cornaredo e le Biglie di Cornaredo. Ieri sera mio nipote durante la cena dai nonni raccontava di questa partita ed allora perchè non cogliere l'occasione per andare a vederlo giocare.
La partita si è giocata nel campetto laterale dell'oratorio della chiesa del paese, mentre il centrale veniva occupato da ragazzini un po' più grandi anche loro intenti a disputare la loro partita.
Mi allineo insieme agli altri parentifosi dietro alla rete che delimita il campo per vedere la partita.
Dopo un breve riscaldamento, la giornata è davvero fredda, in cui a turno i giocatori delle sue squadre si alternavano tra parate e tiri in porta ecco che inizia la partita.
Si gioca cinque contro cinque, ed in porta c'è uno degli eredi della famiglia. Vederlo giocare su questo campo che ricorda molto il prato in cui io e suo padre si giocava da bambini mi riporta alla mente vari ricordi di gioventù. Vedere tutti quei ragazzini correre dietro ad un icosaedro tronco un po' me li fa invidiare, soprattutto perchè il freddo si fa più che pungente. Li vedo correre tutti dietro al pallone come i bambini incantati dal pifferaio magico mentre gli allenatori gridano di tenere le posizione o di passare la palla. Ma si vede che per ora loro giocano ancora per divertirsi. Non c'è malizia nei lori movimenti, non si buttano giù al primo tocco dell'avversario. Piangono se prendono un goal ed esultano tutti insieme se sono loro a segnare, ma senza gesti coreografici. Non hanno ancora ben chiaro cosa sia la sportività perchè per loro il calcio è ancora un gioco e non uno sport o un lavoro. Eccoli liberi che scorrazzano per un prato all'inseguimento di un pallone. Ha proprio ragione chi ha detto: Dai un pallone ad un bambino e lo farai felice.
La partita ha quattro tempi ed a metà del terzo si vede che il freddo ed il campo pesante si fa sentire, mentre la nebbia inizia a calare cancellando piano piano i contorni delle cose fino a farle sparire meglio di qualsiasi illusionista.
L'arbitro fischia la fine dell'incontro e non delle ostilità, perchè per fortuna a questi livelli di ostilità non ce ne sono. Mentre i ragazzini si scambiano i saluti e si dirigono negli spogliatoi io corro al bar a cercare un po' di calore e delle caramelle perchè ci sarà da addolcire l'umore di un portiere arrabbiato ed infreddolito.
Ed ora buon Derby Caro Lettore.

01 gennaio 2012

Questionario 2011

Siamo arrivati ad un altro inizio. Questo è il periodo dei ricordi, degli oroscopi e dei buoni propositi, e anche quest'anno non voglio esimermi da quell'abitudine di fare la lista delle cose successe e dei desideri per il futuro.
Provo così a mettere insieme un riassunto dei 365 giorni appena trascorsi.
Come scritto l'anno scorso, ecco che aggiorno il questionario di Capodanno:

1.ANNO APPENA TRASCROSO: 2011
2.BEL RICORDO: L'arrivo di mio nipote Francesco
3.BRUTTO RICORDO: L'ingratitudine di chi si è montato la testa
4.POSTI VISTI: Pochi. Ma tutti accompagnati dalla voglia di ammirare il mondo per scoprire magari che a volte il mondo non è poi cosi lontano
5.PROFUMO: Quello della sera che sento nel cortile di casa mia quando mi fermo a guardare le stelle
6.GUSTO: un piatto di spaghetti improvvisato a casa mia. Il primo piatto cucinato.
7.TATTO: Tenere in braccio mio nipote Francesco per la prima volta
8.VISTA: Il volto di mia sorella quando ha saputo del pupo e la prima discesa a San Siro di mio nipote Matteo
9.UDITO: Le chiacchiere ed i giochi con i miei nipoti
10.INCONTRO: Qualcuno che è entrato nel mio cerchio e con me ha visto la natura farsi bella, anche se la città ci circondava e scandiva ogni attimo
11.CAMBIAMENTO: Cambio di lavoro. Non sono più il Consulente con Fascino e Valigia
12.RAMMARICO: Non aver cercato di prendere quel treno
13.DISPIACERE: Essere lontano quando è nato mio nipote
14.LETTO: Uno nuovo, talmente nuovo che è stato nuovo due volte
15.SPAVENTO: Gli occhi che si chiudono mentre cerco di tornare a casa e 100 cavalli che vorrebbero più attenzione
16.GIOIA: i miei Nipoti
17.AUTOMOBILE: Quella dell'anno scorso, ma un fratellino è arrivato anche a lei ed ora dividono la cameretta
18.LAVORO: Gioie (Le alte sfere che non fanno girare le mie basse sfere ma che ringraziano per un lavoro ben fatto) e delusioni (“il tuo non è un comportamento professionale” credo che rimarrà la nota più dolente, direi quasi traumatica per chi ha fatto sempre oltre il dovuto) ed alla fine un saluto per provare una nuova avventura
19.PENSIERO RICORRENTE: Più d'uno, alcuni legati agli amici ed altri più egoistici e speranzosi
20.EVENTO: Qui la lista sarebbe lunga, ma se dovessi fare una classifica dei primi 5 direi: L'arrivo di mio Nipote Francesco; Un Matrimonio da testimone; Un nuovo lavoro, Un gelato in compagnia; Un addio al celibato,
21.CONTINUITÀ: nonostante tutto il continuare svegliarsi la domenica mattina con il pensiero di fare una corsettina al parco
22.SPACCATURA: Quella lavorativa. Ormai l'amore era finito ed entrambi volevamo seguire una strada diversa. Ci siamo comunque lasciati da buoni amici
23.VIAGGIO: Non molti ma quasi tutti di piacere. Il primo mi è servito per ritrovarmi. Uno mi ha portato a trascorrere una notte in un trullo. Uno per alzarsi la mattina presto e vedere il mare. Uno per andare a fare il tifo per un'amica. Uno per testimoniare un amore. Uno... sarà il prossimo
24.LIBRO: Piano piano ho ricominciato a leggere. Segnalazione d'obbligo: L'UOMO NERO E LA BICICLETTA BLU di Eraldo Baldini
25.FILM: Mi sono tolto il piacere di andare al cinema con gli amici e non più solo, eppure il film che consiglierei l'ho visto in solitudine: Miracolo a le Havre
26.CANZONE: Mannarino:...
27.SPORT: Le soddisfazioni maggiori sono arrivate da mio nipote che fa il portiere e a 6 anni ha già calcato l'erba di San Siro
28.RADIO: Sempre più padrona a casa mia.
29.MOTTO: Posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci
30.PROPOSITO: Cercare di rimettermi in forma

23 ottobre 2011

Un giorno come un altro...forse

Caro Lettore,
i giorni iniziano ad accorciarsi in questo autunno ricco di cambiamenti, ed i colori sembrano accompagnare questi cambiamenti. Il cielo azzurro combatte con le nuvole grigie, i colori caldi vanno a scaldare gli alberi che iniziano a perdere le loro foglie. Ma non è dei colori e della stagione che vorrei parlare in questo post, ma di una sensazione che ieri, durante l'esercitazione di Protezione Civile a cui ho preso parte, mi ha colto ed un po' mi ha sorpreso.
Ero lì insieme ai miei colleghi a cercare di fare del mio meglio ma capivo che la sola buona volontà non può bastare. Che in certe situazioni ci vuole anche la conoscenza e la pratica, quelle che a me mancano forse perchè sono stato troppo lontano in questi ultimi anni.
A pranzo poi scorrevano le foto di tutte le azioni a cui il mio gruppo a preso parte ed io che ero sempre da un'altra parte. Al momento della consegna delle benemerenze ecco che mi torna in mente uno strano ricordo.
Io in un ufficio in un piccolo paesino industrializzato del sud della Polonia. Il telefono che squilla appena avevo finito di tranquillizzare le utenti che il terremoto dell'Aquila non aveva toccato me ed i miei familiari. Mi chiamano dal gruppo e mi chiedono la disponibilità per partire. C'è da portare aiuto alla popolazione terremotata. Io sono a dire che sono in Polonia e che non ho la possibilità di essere di aiuto. In tutto il periodo che i miei compagni a turno andranno giù io cercherò di sostituirli nelle attività di ruotine. Piccola cosa, ma era tutto quello che potevo fare allora.
E ieri mi trovavo al tavolo con loro. Gente normale che ha messo a disposizione il proprio tempo per aiutare altre persone. Ed io che... ecco un bel bagno di umiltà. Una riorganizzazione delle priorità. Di cosa è davvero importante e di cosa alla fine non conta poi così tanto.
Ed ecco che mi si accende un'altra lampadina.
In questo periodo molti amici stanno realizzando sogni che anch'io ho. Ed ammetto che un po' so no invidioso a volte, e per questo un po' me ne vergogno. Ma poi ecco che provo a ricordare il momento dei vari annunci. Ecco quelli sono stati istanti di felicità pura. Felice perchè chi mi era vicino era felice. Nulla di più e nulla di meno. Felicità. Magari durata un attimo, ma sono questi gli attimi che ho capito che non voglio perdere.