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16 novembre 2020

Autocritica

Caro Lettore,

  mi spiace per il post Think it’s useful. L’idea era valida e se fossi stato capace di trasmettere in parola la telefonata che mi ha fatto pensare a questo post avrei fatto ridere anche te come ho riso io, ma ahimè non ce l’ho fatta.

Rileggo il post e mi rendo conto che è forzato, approssimativo, vuoto… avrei voluto cancellarlo, ma questo non si fa. Che resti a futura memoria per me e per chi passerà di qui. A volte delle ciambelle ti tocca il buco, che non conterrà calorie ma che non dà alcuna soddisfazione.

Se fossi ancora a scuola mi sarei preso un 5/6. Bella l’idea pessima la sua stesura. Tra le altre cose credo di aver preso un giudizio del genere almeno una decina di volte in tutti i miei anni da studente obbligato, ma questa è un’altra storia.

Ora vado e chi sa che non vi venga in mente qualche idea per un prossimo post.

Buona vita

08 novembre 2020

Think it’s useful

 

Caro Lettore,

   oggi, dopo l’ennesima telefonata surreale, mi sono reso conto non si può più usare la parola positivo/a.

Nella maggior parte dei casi si viene fraintesi ottenendo effetti contrari a quelli desiderati. Prova a pensare al significato che le seguenti frasi avevano solo un anno fa e cosa vogliono dire oggi: pensa positivo, siamo positivi, spero in un risultato positivo, cerca di essere positivo, cerca il lato positivo, è una persona positiva, risposta positiva, etc.

Ecco caro Lettore sembra si sia realizzato il sogno del Grande Signore dei Pessimisti: eliminare dall’uso comune parole o cambiare il significato ai termini che sono sempre stati la bandiera del Grande Signore degli Ottimisti.

Per chi ha un po’ di anni saprà che di casi del genere ce ne sono tantissimi: parole con un eccezione che di colpo assumono un altro significato e quindi non vengono usate e ci sentiamo derubati. Lo so caro Lettore, ho usato questo concetto anche in un altro post, quindi per quanto riguarda l’originalità ho perso qualche punto, ma a differenza di quanto scritto allora questa volta vorrei prendere l’occasione per fare un esercizio linguistico.

Come sostituire la parola positivo? Vediamo cosa suggerisce il vocabolario:

buono, favorevole, utile, vantaggioso, propizio, sicuro, accertato, assodato, concreto, effettivo, fondato, reale, tangibile, vero, [di scienza] esatto, affermativo, certamente, indubbiamente, senza dubbio, sicuramente, con ottimismo.

Ora la parte difficile: sostituire la parola positivo con una dei suoi tanti sinonimi.

pensa positivo à pensa in maniera vantaggiosa/utile

siamo positivi à siamo favorevoli a noi

spero in un risultato positivo à spero in un risultato favorevole

cerca di essere positivo à cerca di essere ottimista

cerca il lato positivo à cerca l’aspetto propizio

è una persona positiva à è una persona buona

risposta positiva à risposta affermativa

etc.

Lo so: non suonano uguali… anche se secondo me alcune sono meno vaghe, più chiare e precise.

Magari Lorenzo Cherubini potrebbe dissentire visto che lui ci ha fatto una delle sue canzoni più famose, e chi sa cosa direbbero i guru del marketing e della filosofia new age.

Che dire caro Lettore a questo punto: attendiamoci un nuovo movimento Think it’s useful

Ps. Nel caso vorrei almeno una parte dei diritti d’autore.

03 giugno 2020

HATER C19


Ciao Caro Lettore,
    come va? Com’è andata la quarantena? … io ho aumentato il mio stato di stress ed il mio “hate” verso il mondo degli utonti, soprattutto quelli maleducati.
Una cosa che mi manda in bestia è quando ti scrivono messaggi del tipo
Ciao Carmine, come stai? Avrei un problema bla bla bla bla”
Tutto scritto in un fiato.
Cavoli se mi chiedi come sto, aspetta almeno che te lo dica, altrimenti va bene anche un semplice saluto e poi puoi scrivere la dimostrazione che avere il pollice opponibile non indica che il tuo QI sia per forza più alto del ventre di una biscia.
Non se te, Caro Lettore, ma il dover passare molto più tempo davanti al monitor per poter avere anche quel contatto umano che si chiama Vita Sociale, ha ridotto di molto il mio livello di sopportazione della maleducazione altrui. Sono diventato insofferente e forse tra i sintomi del C19 ci sarà anche la trasformazione da persona quasi normale ad hater.
Ormai non sopporto chi ti vede impegnato sul sistema di messaggistica aziendale e ti scrive o ti chiama e vuole una risposta subito. E se gli scrivi: “scusa sono in call possiamo sentirci dopo”, ti risponde candidamente: “ è cosa di un attimo bla bla bla”.
Allora gli spieghi che ci sono canali ufficiali per fare certe richieste, come da prassi aziendale, e lì esce il furbetto che c’è dentro l’utonto che con una sottospecie di supplica ti chiede solo per questa volta… e tu pensi: cavoli ho imparato a contare sulle dita prima dei 5 anni, usavo il pallottoliere ed il regolo calcolatore alle elementari, ho imparato il sistema binario ed esadecimale ed anche sistemi a base diversa da quella decimale, mi sono anche esercitato a contare sino a 10 con una mano sola come fanno in Cina, e quindi se vi dico che non è solo una volta potete fidarvi.
Poi ci sono quelli che non concepiscono che anche se lavori da casa certi bisogni li hai ancora, tipo mangiare, fare la minzione, pausa caffè, dormire e quindi ti scrivono a qualsiasi ora e poi si stupiscono se non gli rispondi subito.
Capitolo a parte per quelli che ti mandano una mail e un secondo dopo ti scrivono in chat: hai letto la mia mail? E tu vorresti spiegargli che umanamente solo Babbo Natale potrebbe aver trasportato, aperto e letto al tua lettera in così breve tempo…ma sono sicuro che anche lui concorderebbe con me nel chiedere alla Befana di sommergerti di carbone, così nel caso prendessi fuoco per autocombustione ci arrostirei le salsicce.
Non so se vi è capitato di notare che in ogni CALL in cui non si parla di lavoro ci si lamenta… avevo predisposto una callo settimanale con i colleghi per conservare lo spirito di gruppo che si forgia alla macchinetta del caffè, ma all’ennesima lista delle sfighe/recriminazioni dei colleghi ho preferito smettere.
Caro Lettore lo so che anch’io non ho fatto altro che lamentarmi per tutto il post ma che ci posso fare: SE NON PUOI BATTERLI, CON UNA MAZZA, ALLORA ALLEATI A LORO dice un vecchio adagio.
Buona vita

01 novembre 2013

Punti


Ciao Caro Lettore,
eccomi salire nuovamente in cattedra, o forse sarebbe meglio dire sul pulpito, per declamare la mia opinione su una parte del mondo che mi circonda.
Negli scorsi giorni mi sono trovato a dibattere con una nuova amica sui punti di vista. Di come la stessa cosa, guardata da due direzioni diverse assumesse significati diversi o addirittura creasse due stati d'animo opposti nelle persone.
E così mi sono tornati in mente vari flash del passato:

  1. Bruto, figlio adottivo di Giulio Cesare che complotta ed accoltella suo padre. Atto riprovevole letto così. Ma dal punto di vista dei “repubblicani” atto di generosità e coraggio per portar avanti il desiderio di libertà contro l'impero. Lo so con questo ragionamento si potrebbero giustificare tutti gli atti di terrorismo, ma non è questo il mio intento. È solo dare una diversa chiave di lettura per evitare che certe cose capitino. Perché solo cercando di capire la storia si può evitare che certe cose si ripetano.
  2. La scena di un film (Majore League dell'1989). Del film molti si ricorderanno della colonna sonora (Wild Thing). Un film come tanti altri eppure a me è rimasta impressa una scena del film. Non una di quelle epiche ma una di quelle di riempimento. Il giocatore esperto che da consigli ai rookie su come ci si comporta al momento di venir a sapere se si è stati presi o no. Nessun gesto eclatante per rispetto di chi non è stato preso. Non so perché ma questa scena ce l'ho sempre in testa quando mi capita qualcosa di bello. Tra le altre cose caro Lettore se ti capita guardalo il film. La colonna sonora non è male, la sceneggiatura è piacevole anche se la storia non è molto originale.
  3. Quello strano sentimento che ti prende quando a qualcuno che ti sta vicino succedono delle belle cose. Sei felice ma hai quel pizzico di invidia che ti lascia un certo retrogusto amaro. Quel sentimento che ti avvicina a IAGO. Per fortuna che le tragedie sono più adatte alle declamazioni del Bardo che alle avventure di un piccolo blogger. Questo strano sentimento di cui poi ti vergogni ma che non riesci a sopprimere o ad allontanare e che sporcano quei momenti di felicità.
  4. L'incubo degli esami universitari in cui passi tutto il tempo prima dell'esito a rimuginare su come sia andato, saltando dalle stelle alle stalle e viceversa almeno un milione di volte. La rabbia per non aver passato un esame solo per sfortuna, mentre qualcun'altro era toccato dalla dea bendata immeritatamente, almeno secondo me. Oppure prendevo un voto più basso che non sentivo di meritare, sottovalutato o vittima di non so quale rappresaglia da parte di un professore o frustrato assistente. Eppure a volte studiando un po' di più forse...ma certe cose le capisce sempre dopo, come molte lezioni di vita.
  5. I momenti in cui in ufficio vieni preso da quella voglia di distruggere tutto solo perché qualcuno non è stato molto cortese rispondendogli per le rime senza pensare che magari anche lui ha passato o sta passando dei brutti momenti. Ecco forse dovrei cercare di mettermi nei panni degli altri senza prendere sempre tutto sul personale. Grandi belle parole. Peccato che sono spesso, troppo spesso, solo belle parole. E mi ritrovo in questo vortice a passare da santo a diavolo.

Ecco forse mi sono dilungato un po' troppo e non sono neanche sicuro di essere rimasto nel tema di questo post. Ma forse il non essere mai pienamente soddisfatto è solo un'altro punto di vista.

15 maggio 2012

Caro Lettore,
  sono da poco tornato a casa dopo aver superato una giornata in stile Murphy's Law, dove le cose che possono andar male hanno una testa poco pensante, ma non è di questo che voglio parlarti.
Come dicevo tornato a casa inizio a sfogliare la posta arrivata.
Quella cartacea riporta il totale di una bolletta e di un intero sacchetto di carta da riciclare.
Quella elettronica è piena anch'essa di pubblicità che per fortuna finisce in automatico nella cartella dello spam, e di un paio di mail di amici più o meno lontani.
Una mi colpisce. alla fine della lettura le parole mi mancano... ho solo un sacchetto d'indignazione, ma non voglio che questo evento finisca con la sola lettura della mail e quindi ho deciso di riportare il racconto di un viaggio nell'Italia del 2012.

Negato imbarco a 3 carrozzine a Malpensa

Aereoporto di Malpensa, terminal 1
Checkin AirOne
volo AirOne di venerdì 11 Maggio 2012 da Malpensa terminal 1 a Napoli
Siamo 7 persone: 3 carrozzine, di cui 2 non deambulanti e uno che puo’ camminare con le stampelle.
Altri 2 disabili con difficoltà deambulatorie, più 2 accompagnatori.
Ariola T (Carrozzina / Non Deambula)
Marcello B (Carrozzina / Non Deambula)
Roberto M (Carrozzina / Deambula con difficoltà)
emanuele (Stampelle, Deambula con difficoltà)
Marco F (Deambula con difficoltà)
Emanuela Z (Accompagnatrice)
Massimo C (Accompagnatore)
Al banco del checkin c’è il personale di SEA aereoporti, che svolgono il servizio per la compagnia aerea AirOne.
Al checkin ci danno priorità perchè in carrozzina.
Prima di noi c’è un’altra squadra di nuoto disabili, la GxG, che si reca a Napoli per lo stesso nostro motivo, ossia i campionati italiani di nuoto societari.
Loro hanno 2 persone in carrozzina, non deambulanti autonomamente, in totale 6 o 7 persone.
L’hostess del checkin li fa accompagnare tramite il servizio di assistenza verso l’area di imbarco (area amica per le assistenze).
Arriva quindi il nostro turno. L’hostess comunicano che il trasporto di altre carrozzine non è possibile poichè non abbiamo prenotato sul sito.
Rispondiamo che sul sito di airone non è possibile specificare l’assistenza in fase di acquisto del biglietto, a differenza di altre compagnie (es: Easyjet). La procedura prevede che si prenoti successivamente al telefono: Roberto ha infatti chiamato e l’operatore di turno, un certo Tommaso (ovviamente senza cognome) ha confermato che non c’era bisogno di nessuna procedura particolare per il volo, se si disponeva di carrozzina propria e non ne serviva una fornita dall’azienda.
A questo punto la hostess di terra chiama la responsabile di SEA. Lei ci rispiega che avremmo dovuto prenotare l’assistenza e che il sistema informatico non permette più di due carrozzine per lo stesso volo, noi le rispieghiamo quanto sopra.
Si assenta per cercare di contattare un responsabile della compagnia aerea, che si rivelerà irreperibile anche in seguito, e poi il comandante per una deroga, ovvero di poter trasportare altre 3 carrozzine, le nostre, sul volo delle 7.20
Nel frattempo l’hostess ci assicura che sul volo successivo, delle 11, ci sono ben 5 posti per le carrozzine, di cui 4 liberi, quindi al limite ci sposta lì.
Ore 7.20, scade il tempo per l’imbarco, finalmente torna la responsabile confermando che il comandante non acconsente (e figuriamoci) a imbarcare le nostre 3 carrozzine, inoltre smentisce la tesi della hostess spiegando che anche il volo successivo, ore 11, non puo’ trasportare più di 2 carrozzine.
Cerca di giustificare il numero di 5 della hostess con un vetroaggrappante giro di sigle 2 charly, 2 sierra, 1 tango, o altro che insomma vuol dire che dopo un’ora non ha ancora capito che di fronte ha tre persone in carrozzina etc.
Ci propone un volo per il giorno dopo, oppure di pagare per un volo dal terminal 2 di un’altra compagnia, forse una easyjet, per altri 700 euro.
Decidiamo quindi di imbarcare l’unica carrozzina consentita nel volo delle 11, Ariola, insieme a ema, ema, marco, mentre in tre (di cui 2 carrozzine) andremo in stazione centrale a prendere il treno.
Il servizio di assistenza vale solo per le carrozzine, quindi Ariola e Emanuela (accompagnatrice) sono accompagnate dall’addetto nella “sala amica”, mentre Emanuele e Marco non possono segurle e devono procedere in autonomia verso l’imbarco! Per fortuna salgono correttamente sull’aereo!
Ovviamente la responsabile precisa che non puo’ rimborsare alcun volo, e che dovremo rivolgerci a airone per questo.
Nel mentre, noi tre (Roby, Marcello e io) andiamo col malpensa express fino in centrale. A maplensa c’è l’accesso per le carrozzine al treno (treno al livello della banchina, senza dislivelli), in centrale c’è il gradino, per superarlo ci aiuta un gentile studente.
Per prendere i treni e avere l’assistenza ci rechiamo all’area blu, dove ci dicono che il primo treno disponibile, ore 10, è troppo ravvicinato ( sono le 9.37) per fornire l’assistenza, quindi dovremo prendere il successivo.
Per avere la tariffa speciale che prevede uno sconto per l’accompagnatore, dobbiamo però prima recarci al punto blu, dall’altra parte della stazione, a fare la tessera (gratuita), per fortuna Marcello ha con sè la tessera sanitaria d’esenzione dal ticket (accettata come prova di invalidità) e gli rilasciano la tessera.
A questo punto ci prenotano il servizio di assistenza e ci rilasciano due codici per acquistare i biglietti, 100 euro il singolo e 140 quello con disabile + accompagnatore.
L’assistenza è in sostanza un montacarichi che alza le carrozzine degli 80 cm che separano la banchina dalla porta del treno.
I posti che ci riservano sono in prima classe. Per fortuna abbiamo solo con 2 carrozzine, perchè ne sono consentite solo 2 per carrozza attrezzata, ovvero solo 2 per treno! Il bello è che sono in prima classe (al prezzo della seconda).
In alternativa ci spiegano che è possibile prendere il biglietto in autonomia, senza il servizio di assistenza, e riporre le carrozzine piegate.
Milano, Italia, 2012
NB:
al ritorno, volo EasyJet Napoli – Malpensa, ore 18 di Domenica 13 Maggio, siamo ben 3 squadre di nuoto che devono prendere lo stesso volo.
Totale di 12 carrozzine, più altre circa 20 persone con problemi deambulatori e/o stampelle, più circa 15 accompagnatori.
Tutti perfettamenti accolti, imbarcati, sbarcati.
Il personale di terra, a Malpensa, è sempre SEA, ed è lo stesso che fa anche l’assistenza per AirOne.
Quindi cambia solo la compagnia aerea.
Speriamo che l’italia, con tutte le sue compagnie controllate, sia invasa, colonizzata o acquistata da una nazione civilizzata, adesso.

Di seguito riporto il racconto che potete trovare anche all'indirizzo:
http://www.polisportivamilanese.org/wp/negato-imbarco-a-malpensa-a-3-carrozzine.html

Questo è tutto e forse anche più che abbastanza!!!

06 maggio 2012

Critica


Caro Lettore,
chi sa se anche tu sei stato criticato nel corso della tua vita.
Considerando che un po' tutti abbiamo l'insano moto di giudicare gli altri, me compreso, credo che sia molto probabile. A me capita ormai almeno una volta a settimana.
Nella mia carriera di essere errante, nel senso di fallace, ho incontrato diverse forme di critica: quelle costruttive, quelle a ragion veduta, quelle invidiose, quelle per il puro piacere di dare il proprio punto di vista o solo per dare aria al Super Santos che qualcuno ha tra le orecchie. Oltretutto va preso in considerazione anche il modo di criticare: c'è chi lo fa dalle colonne di una rivista o di un giornale, c'è chi arriva a pubblicare addirittura un libri. esistono rubriche radiofoniche e televisive addirittura che sono più seguite dell'oggetto criticato. C'è chi lo fa guardandovi negli occhi o in un punto imprecisato della vostra fronte, mentre i più “ciechi” lo fanno alle vostre spalle, preferendola come parte anatomica, vista che prima vi corde vocali non può rispondere.
Qualsiasi cosa facciate c'è chi è pronto a giudicarvi ed a criticarvi. Nei casi peggiori addirittura a calunniarvi arrivando agli estremi più incredibili in cui si arriva a parlare di macchina del fango.
Ogni giorno si vedono milioni di critiche fiorire, in qualsiasi campo voi guardiate, ed anche le reazioni sono le più diverse.
Quelle che fanno più male, solitamente, sono o quelle più lontane dalla verità o quelle più vicine.
Caro Lettore, se ci fai caso, le critiche che più ci segnano sono quelle che riteniamo ingiuste perchè non hanno nessun fondamento o quelle che colpiscono nel segno mettendo in risalto un punto debole o un nervo scoperto. A queste critiche solitamente rispondiamo o con un atto di umiltà cercando di portare a casa la lezione, reagendo in maniera a volte aggressiva a quello che riteniamo un attacco alla nostra persona. Da qualche anno seguo anche una terza via, quella di far cadere le parole nel vuoto. Di non dar seguito alle “accuse” rivoltemi. Se ho imparato qualcosa dalla storia è che la gente ha breve memoria, e che se non gli si ricorda periodicamente qualcosa, questa viene velocemente dimenticata. In questo caso si parlerà di insabbiatura.
Come avrai notato Caro Lettore si va sempre a parlare di terra: fango o sabbia che sia.
Altra cosa che va considerata nelle critiche è anche da dove provengono queste critiche. Possono arrivare da persone care o che riteniamo valide ed il cui giudizio risulta molto importante. Oppure arrivano da persone il cui peso nella nostra vita è uguale a quello del vento e che consideriamo poco più di uno stercosauro nella scala evolutiva e che riteniamo fatte solo per pura cattiveria.
Ecco anche le critiche hanno una ricetta che da origine a risultati diversi. Un terzo “come viene fatta la critica”, un terzo “da chi viene fatta la critica” e l'ultimo terzo “da quanto questa si avvicina alla verità”. Un cocktail dolce o amaro, forte da far girare la testa o leggero da non far perdere la lucidità di giudizio.
Tante parole e forse pochi concetti.
Ecco questa potrebbe essere una delle tante critiche che potrebbero essere mosse a questo post.
Ed eccomi a criticare me stesso. Prova provata di quanto scritto sino a qui.
A questo punto Caro Lettore forse è meglio che mi fermi e lasci parlare chi è riuscito a mettere in musica una parte di quello che in questo post avrei voluto dire.

28 gennaio 2012

Impresa Eccezionale

Caro Lettore,
eccomi di nuovo qui a scrivere dei miei pensieri e delle mie riflessioni.
Questi sono stati giorni strani, dove il popolo ha cercato un eroe da contrapporre alle sciagure che la televisione ci spara a raffica giornalmente.
La sciagura avvenuta all’isola del Giglio è stata l’apice di questa situazione.
Ci sono tutti i crismi per farne una grande storia. C’è il cattivo, c’è la sciagura ed un eroe.
Sul cattivo si sono scritte e si continuano a scrivere milioni di parole, perché l’eroe, per rimanere tale deve continuamente dimostrare il suo valore, mentre il cattivo rimane sempre IL CATTIVO.
Spesso l’eroe , almeno in questi ultimi tempi, è chi fa soltanto il suo dovere, uno che si comporta in quella che dovrebbe essere la norma ed invece sembra sempre più l’eccezione.
Pensando alle mille voci che si sono rincorse alla ricerca di chi potesse rappresentare il cavaliere dal bianco destriero arrivato a salvare la situazione mi sono tornate in mente le parole di Bertold Brecht : Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.
Questa frase può essere interpretata in diversi modi. C’è chi ci legge il fatto che l’eroe è legato spesso ad una sciagura, chi all’incapacità della gente di saper convivere senza qualcuno che la comandi, la ispiri, la guidi a fare quello che, come dicevo prima, è spesso solo la normalità.
Questo pensiero mi ha accompagnato per alcuni giorni, mentre tra le varie discussioni si parlava di colpe, di parodie, di pessime figure o semplicemente di sciagure. Discussioni poi su quanto è stato cattivo il Cattivo di turno e di quanto eroico l’Eroe.
Perché se è vero che abbiamo spesso bisogno di eroi, è altrettanto vero che come velocemente abbiamo inneggiato alle sue imprese tanto velocemente siamo pronti a denigrarlo.
Rimanendo nel campo degli “EROI” ecco che appaiono le parole scritte da John Grisham nel finale del suo libro L’UOMO DELLA PIOGGIA (The Rainmaker) quando l’eroe decide di andar via perché sa che ora tutti lo avrebbero cercato e gli avrebbero chiesto di ripetere il miracolo, forse lo avrebbero addirittura dato per scontato. Cosa che capita spesso anche nella vita normale.
Avendo citato un autore teatrale ed uno scrittore ecco che sull’argomento Eroe voglio citare anche un bellissimo film: Eroe per caso (Hero), di Stephen Frears con Dustin Hofman, Geena Davis ed Andy Garcia. Un bellissimo film in cui si racconta le vicende di Bernie, un piccolo ladruncolo che si comporta eroicamente e di John Bubber, un giovane barbone, che se ne prende il merito.
Ora dovrebbe essere il turno della musica. Ecco ci vorrebbe una bella canzone, che parla di eroi… forse l’ho trovata. Un pezzo di qualche anno fa, cantato dagli Articolo 31 che parla di imprese eccezionali e credo essere la giusta conclusione di questo post.



Buona vita Lettore.

11 dicembre 2011

E venne la sera

Caro Lettore,
in questo periodo di piccoli e grandi cambiamenti, una sera mi sono trovato ad uscire da casa dei miei per tornare a casa mia. Fin qui niente di eccezionale, ma quando ho sentito il profumo della notte ed ho alzato lo sguardo al cielo... ecco li stelle e Luna a regalarmi uno spettacolo universale. In quel momento ho capito che anche se le giornate si sono accorciate, e fa buio primo, hai la possibilità di vedere le stelle prima.
Le stelle quelle ha cui ho affidato molti dei miei desideri e delle mie scaramanzie, soprattutto nei giorni delle grandi prove.
Mi sono ritrovato a guardare questa trapunta scura piena di luci come se fosse la prima volta. Un riscoprire qualcosa che si ha sotto gli occhi, anzi sopra. Sorpreso di averlo dato per scontato, ed invece il cielo è pronto a stupirti. Ti regala gioie e dolori, come qualsiasi cosa che si ama.

Cambio di scenario.
Sono da poco passate le feste pre natalizie ed esco dall'ufficio ad un orario troppo decente per potermici ancora abituare. Decido di fare una deviazione nel percorso ufficio casa. Ci sono ancora le bancarelle degli Obej Obej ad accerchiare il Castello Sforzesco con la loro allegria, i profumi ed i colori. C'è poca gente a quest'ora e molti sono rapiti da un'altra fiera che si tiene più lontana. Lo scenario meriterebbe comunque una visita ed una foto. Il Castello illuminato, tutte queste tende intorno che ricordano un accampamento ed in giro luci di tutti i colori che vogliono ricordare a tutti, che anche se il periodo è di crisi, non per questa bisogna risparmiare su allegria, sorrisi e felicità.
E queste luci sono esaltate dal buio arrivato a fargli da sfondo.

Un cambio di prospettive.
Rileggendo alcuni commenti passati venivo additato di essere contraddittorio, di sostenere prima una cosa e poi un altra. È vero. Ieri esaltavo il sole ed oggi apprezzo la notte.
Sono uno che cambia idea, perchè pensa che anche questi cambiamenti fanno parte del percorso di crescita, ed a volte quello che è vero oggi, magari domani non lo sarà.

Caro Lettore, spero tu comprenderai e sarai magnanimo con me.
Un saluto stellare
Sempre suo
C from the pursuit of the smiling star

20 giugno 2009

Quanto pesa un NO?

Sono in macchina e sto tornando a casa dopo aver partecipato ad una riunione dell'associazione di volontari di cui faccio parte. Mancavo da più di un anno, da quando è iniziata l'avventura delle trasferte. Vengo accolto dai saluti dei consociati e dalla domanda del presidente dell'associazione:
“La settimana del 26 puoi andare in Abruzzo?”
In un attimo ho dovuto fare il bilancio di molte cose: famiglia, lavoro, amici, impegni, cose da fare etc.etc. Ed alla fine ho dovuto dire un “NO” dispiaciuto.
Un NO che mi è sembrato un masso caduto sul mio spirito e su ciò in cui credo.
E lì è nata la domanda che ora giro a te caro lettore: “Quanto pesa un NO?”
Quanti sono i NO che abbiamo detto?
Quanti quelli che abbiamo ricevuto?
Quanti di questi ci hanno fatto crescere?
Quanti di questi hanno graffiato il nostro cuore, lasciandoci solo con un pugno di ricordi?
Quanti?
Ci sono NO da pubblicità progresso o da banchetto per la raccolta delle firme che fanno bene alla nostra salute, e non solo:

NO AL RAZZISMO – NO ALLA DROGA – NO AL FUMO – NO ALLA VIOLENZA...

oppure i no commerciali, quelli da televendita:
NO ai chili di troppo, ai peli superflui, alle scatole ingombranti, al caldo d'estate ed al freddo d'inverno, agli acheri, ai germi che si nascondono nel water etc.
Quanti NO, eppure non tutti hanno lo stesso peso e non sempre è facile alleggerirli con spiegazioni o ragioni.
Ci sono quei NO che non capiamo, che ci sembrano ingiustizie e che forse lo sono, che ci fanno arrabbiare e poi gridare. Quei NO che fanno la rivoluzione, che fanno alzare e picchiare il tacco della scarpa su un banco del palazzo delle Nazioni Unite, fanno affrontare un carrarmato disarmati, che si traducono in disobbedienza pacifica, che cambiano le leggi o le conservano.
Quei NO COMMENT, molto English, che permettono di non rispondere a domande scomode.
Quei NO detti a gesti, oscillando teste e dita, magari evidenziati da espressioni di disappunto.
Quei divieti che sono solo un'altra versione di un NO.
Quelle frasi sentite da bambino: “...Non si può, non si dice, non si deve, non si fa...” che ancora sentiamo oggi e che qualcuno cantava nell'anno del Mundial.




Sicuramente ce ne saranno ancora molti sulla mia strada, che dovrò dare o ricevere, ma per fortuna ho le spalle larghe e spero il tempo per capirli.

08 marzo 2009

FESTA DELLE DONNE


Cavoli quanto è difficile scrivere un post, quando l'unica cosa che hai in mente è che vorresti scrivere qualcosa sulle DONNE nel giorno a loro dedicato. Per aiutarmi sto facendo scorpacciata di canzone dedicate a loro, da Zucchero a Vecchioni, da Fiorella Mannoia alla Bertè, ma nulla, neanche Vasco o gli Stadio, Mia Martini o Silvia Salemmi. Ho provato addirittura con i GEMBOY, ma non c'è nulla da fare. Non ho l'ispirazione, o meglio ho un minestrone di idee, che quando cerco di mettere giù si trasforma in un piatto dal gusto strano, né dolce né salato, né saporito né insipido. Un piatto confuso. Mi ci vorrebbe un libro di cucina.

Potrei scrivere un post impegnato, approfittando degli argomenti che riempiono i giornali in questi giorni, ma credo che ci siano opinionisti più titolati di me.
Potrei scrivere un post divertente, sottolineando i difetti o i pregi dell'altra metà del cielo, ma di pezzi così son piene le trasmissioni televisive.
Potrei scrivere un post fantascientifico parlando come se le avessi capite, ma non mi basterebbero duecento anni di vita.
Potrei scrivere un post romantico, da rivista per parrucchiere, ma la mia calvizia incipiente non mi è di aiuto.
Potrei scrivere un post lirico, cantando le odi del mondo femminile, ma poeti più o meno famosi lo hanno già fatto.
Potrei scrivere un post di aneddoti, ricco delle mie avventure con l'altro sesso, ma sarebbe troppo personale ed imbarazzante.
Potrei scrivere un post sotto forma di favola, ma la morale potrebbe mancarmi ed il post sarebbe censurato.
Potrei scrivere un post cantato, ma sono così stonato che anche le campane rotte sul campanile si lamenterebbero.
Potrei scrivere un post politicizzato, ma credo che questo blog non sia il luogo adatto.
Potrei scrivere un post biografico, ma ci son state troppe donne alla mia fermata che hanno lasciato una valigia, piena o vuota.
Potrei scrivere un post o solo augurare a tutte le lettrici:

Buona FESTA DELLA DONNA e che ogni giorno ci sia un motivo di allegria nella vostra vita.

E per non scontentare gli amici lettori, che voi possiate far parte di quel motivo di allegria.

14 dicembre 2008

Sport Amatoriale

Ecco, oggi mentre correvo da solo, sotto una pioggerellina fredda e persistente, mentre guardavo gli instancabili della partitella la domenica mattina, mi chiedevo perchè? Perchè corro anche oggi, dopo aver dormito poco, dopo aver scoperto che il socio di sventura è a casa con l'influenza, dopo essermi ripetuto che la cyclette al caldo va bene lo stesso, dopo tutto questo scazzo ancestrale che i dì di festa non fa che amplificare. Ecco mi vesto, preparo la borsa e parto. Il traffico è scarso, e si vedono in giro solo i guidatori della domenica.
Arrivo al parcheggio del parco, deserto. Potrei tornare a casa, ed invece esco dall'auto e parto per questa sgambata.
Mentre percorro i vialetti del parco, incrocio un paio di fissati, e nei loro occhi capisco il perchè sono qui anche oggi, senza prescrizione medica.
Sono diventato un amatoriale.
Uno di quelli che si alza la mattina presto, quando gli altri dormono, oppure esce la sera, non per far bagordi ma per una sana attività fisica. Uno di quelli che fa sport, non per soldi e fama come i professionisti, o per appagare un ego più grande del talento, o per rimanere attaccato ad un sogno di bambino o di papà. Non sono un dilettante, perchè la mia non è passione che brucia tutto in poco o tempo. Il mio è amore. Un amore incondizionato che mi fa fare levatacce, che mi fa uscire quando piove o nevica, che mi fa alzare anche quando ho dormito solo due ore, che supera le stagioni, le mode e le congiunzioni economiche.
Corro perchè mi piace e basta. Perchè mi fa sentire bene. Perchè è meglio degli psicofarmaci, degli ansiolitici o di qualche altra sostanza chimica.
Corro perchè mentre lo faccio, vedo le cose ad una velocità giusta. La testa si riallinea con il corpo. I polmoni ed il cuore lavorano di nuovo bene insieme. Il cervello ritrova la sua libertà e può vagare, o fermarsi a risolvere problemi che sembravano insormontabili. Anche lui si muove e trova altri punti di vista. Corro e sto bene. Ecco questo potrebbe essere uno slogan pubblicitario. Ed anche se appena smetto e ritorno verso casa, la vita reale torna a farsi sentire, questi attimi del mio cammino sono un regalo il cui ricordo mi accompagnerà sino alla prossima corsa.

15 marzo 2008

Non so se vi è mai capitato


Non so se vi è mai capitato di sentirvi fuori luogo, come quando gli amici ti convincono a seguirli in discoteca, e li scopri che il posto è affollato come la metropolitana all’ora di punta, solo che qui la gente non si lamenta, ma anzi si diverte.

Le f… di legno (come dice il mio collega piemontese) la fanno da sovrane in questo regno, nel senso che la fanno vedere al popolo bue ma poi se non hai un reame alle spella ciccia, poi la musica unz unz mi schifa già alla quarta battuta, neanche fosse un comico di quart’ordine; il volume a palla poi è solo un aggravante, forse usata per non permettere agli astanti di parlare e scoprire che poi non hanno molto da dirsi. Se devo immaginare l'inferno un po' assomiglia a questo posto.
I drink sono da dimenticare, non per dimenticare. Il barista cerca di fare il brillante, ma io vedo solo buio, il buttafuori ti guarda in cagnesco e ti fa entrare solo perché la tua collega gli ha fatto vedere la scollatura da paura, ma non è che lì tra l’incavo dei seni sia finita anche il suo cervello (questo spiegherebbe un sacco di cose), sicuramente una buona parte della bavetta di questo secondino del terzo millennio, che deve controllare chi cerca di entrare anzhchè chi vorrebbe fuggire.

Non lo so, eppure un single impenitente come me e lì che dovrebbe andare a caccia, peccato che mi manchi il fisico del principe azzurro, la ricchezza del re, il senso del ritmo del menestrello, o la battuta pronta del buffone di corte. Ahimè posseggo solo l’invidia di Iago che mi fa rosica’ come il topo nel formaggio.
So di non poter mai appartenere a questa realtà fatta di alcool e strusciatine, di pasticche ed ammiccamenti, di impiegati stressati e segretarie in cerca di evasione: si perché il giovedì, oltre agli gnocchi come diceva un vecchio adagio, è il turno dei colletti bianchi di sudare l'agognato momento di evasione.
Problema non indifferente è poi quello dell'abbigliamento. Devi essere fashion, altrimenti anche se ti metti in mezzo alla pista finisci a fare tappezzeria o, al massimo, la gondola ricordo di Venezia, che negli anni '80 troneggiava come un trofeo sopra i televisori di metà degli italiani, ma che ora è al massimo un pezzo kitsch, da comprare in uno di quei mercatini di ciarpame.

Eppure il fatto che mi senta a disagio non mi dispiace. sarà orgoglio o quello che volete, ma questo disagio mi piace. Sbaglierò, ma il non sentirmi come loro, o meglio come li percepisco io, mi fa sentire bene.

Qualcuno di voi conosce un buon supermercato dove pescare? Il mio laghetto è quasi del tutto prosciugato.

02 marzo 2008

CI PARLAMM' E NUN C' CAPIMM'

In questo periodo mi è capitato di avere uno scambio di battute con un'amica. Questo scambio di battute forse è anche un po' degenerato, ma non è di questo che voglio scrivere. In questo post vorrei parlare di come sia, a volte, difficile farsi capire dagli altri.

Non so se vi sia mai capitato di dire una cosa, ed avete in mente in maniera ben chiara quello che volete dire, mentre la persona che avete di fronte capisce ben altro. Ammetto che la maggior parte delle volte ciò è dovuto al fatto che dò per scontato un sacco di cose, quello che sembra evidente a me, forse non lo è anche per chi ho di fronte. Questo difetto fa di me un pessimo maestro.
Va da se che capita anche a me d'interpretare male ciò che mi viene detto. Questo capita solitamente quando credo,spero, voglio, presumo che le cose siano come le vedo io.
Solitamente, in questi casi, basta parlarsi un po' per chiarire tutto. Quello che si credeva di poter esprimere con poche parole, magari d'effetto, forse richiede un po' più di tempo e di cura. Magari la scelta di parole più semplici anziché di grossi paroloni.

La cosa è più complicata se chi si ha di fronte si è fatta un'idea ben precisa di te, peccato che questa idea sia errata, o non del tutto vera. A volte si scoprono difetti che non si pensava di avere e su cui bisogna lavorare, e questa è una fortuna perché ti permette di conoscerti meglio e di crescere. A volte, però, chi sbaglia è l'interlocutore.
Cerco di spiegarmi con un esempio. Ci sono attori a cui viene attaccata un etichetta. Sex Symbol, caratterista, attore drammatico etc. tanto che gli vengono proposte solo parti di un certo genere, per poi scoprire che questi sono in grado di affrontare anche parti diverse dal cliché appiccicatogli, e di fare molto bene. Così lo spettatore resta sorpreso e gli addetti al lavoro sono costretti a cambiare i propri giudizi. C'è chi è abbastanza umile da cambiare idea e chi è più capoccione e si ferma alla prima impressione. Chi sa chi dei due ha poi ragione.

Una cosa che ho imparato è che la gente cambia, che le opinioni rigide non fanno bene, che le fissazioni delle persone sono più di quanto si pensi.
Avete mai provato a far cambiare opinione a qualcuno?

Solitamente da ragazzi ci si scontra con la classe insegnate, che se ti etichetta male ti costringe a fare il doppio per prendere la metà, sempre se non ti si accusi di aver barato. Crescendo viene il turno dei genitori degli amici e delle amiche, sino ad arrivare al tuo capo.
C'è chi ci ha campato su questo. Chi ha ricevuto l'etichetta di champagne anche se in realtà era poco più di un'acqua brillante e su quello ci ha costruito la carriera, ed ammetto che la mia invidia nei loro confronti a volte è forte.

Quindi quando mi capita di essere etichettato per quello che credo di non essere, ci resto male, soprattutto se questo avviene da parte di persone il cui giudizio mi interessa perché le reputo in qualche modo importanti. In questi casi cerco di riflettere e capire dove ho sbagliato, se è vera “l'accusa” che mi è portata. Se così fosse cerco di migliorare, altrimenti cerco di spiegare le mie ragioni sperando di far cambiare opinione alla persona che ha portato alla riflessione.
Se questo capita con persone di cui ho, io, una pessima opinione, la cosa mi scivola addosso.

Spero di essere stato chiaro, e se non lo fossi stato cercherò di esserlo nel prossimo post da Grillo parlante.



13 febbraio 2008

A chi non piace San Valentino?

San Valentino è una festa consumistica…questa è una delle frasi più ripetute da single o accoppiati con le braccine corte. Gli smemorati si difendono con la scusa che per loro è sempre San Valentino, anche se poi se ne dimenticano.
Poi c’è il dubbioso che non sa se fare il regalo o no, oppure quanto spendere per un dono d’amore. E si, perché magari ci si mette d’accordo per un tetto di spesa bassino visto il periodo economico; poi uno dei due esagera e mette in difficoltà l’altro. Ad esempio: scarti il tuo regalo e trovi l’ipod/cellu/orologio e non sai se essere felice oppure cadere nel baratro dell’imbarazzo perché con un tetto di 10€ tu hai preso un fermacapelli dalla bancarella di un immigrato, ed hai anche dovuto contrattare sul prezzo con il venditore ambulante, ottenendo così il fermacapelli ed un accendino a forma di busto femminile con musichino annessa.
Chi sa lei dove l’ha comprato un ipod/cellu/orologio a 10€, non sarà mica rubato???

Il regalo più gettonato da parte di noi maschietti è il completino sexi, regalo che rende felici entrambi, anche se c’è da considerare alcune cose:
1) Devi conoscere perfettamente la sua taglia, tenendo conto delle feste appena trascorse e del gradiente dieta.
2) Non devi sbavare troppo dietro la commessa del negozio d’intimo, sempre disposta a mettersi a disposizione come metro di confronto, facendo si che passi tutto il tempo a pensare alla commessa con il completino sexi che hai comprato e ti dimentichi il bigliettino.
3) Il bigliettino deve essere: romantico, spiritoso, alludere senza cadere nella volgarità,con frase d’effetto ed originale etc… praticamente lei vorrebbe una foto di Roul Bova a dorso nudo, mentre ride, con due bicchieri di champagne e sotto il nr di telefono…il suo però
4) Visto i tempi che corrono poi, appena entrato in negozio devi assicurarti che non ci siano bambine e donne incinta, sottolineare ad alta voce che sei venuto a cercare qualcosa di carino per la tua fidanzata prima che il pettegolezzo delle presenti prenda la strada sbagliata.

Se sei single solitamente cerchi di piazzare lì riunioni di lavoro, così da avere compagnia; visite dentistiche, almeno hai la scusa per fare la faccia sofferente; la pulizia di casa, che rimandi da quando l’ultima ragazza è uscita dal tuo letto; vedere quel film cecoslovacco, neorealista, sulla posizione delle donne, che il tuo edicolante ti ha consigliato; cercare su internet le offerte per un qualche viaggettino, anche se poi finisci sempre sui soliti siti, tanto che quando si apre l’home page appare una pop-up di saluto personalizzata; partitella a calcetto, tra scapoli e single di ritorno, così scarichi un po’ di stress; iniziare a leggere la strenna natalizia che ti hanno regalato gli amici, AVETE DOMANDE DA PORCI? La tentazione nella storia.
Non pensate che finisca qui. Per i single c’è San Faustino, giorno di caccia alla passera scopaiola. Solitamente si impazzisce nel cercare di finire nella festa giusta, nel locale giusto, con la gente giusta a cercare di far fare qualcosa di sbagliato alla biondina del tavolo accanto. E passi il giorno di San Valentino a cercare di cancellare dalla casella di posta tutto lo spamming creato dall’enorme massa di persone che cerca la festa giusta, nel locale giusto, con la gente giusta a cercare di far fare qualcosa di sbagliato al primo essere piacente che gli rivolge la parola, ma anche al secondo o al terzo, e a quel punto l’importante è che respiri, e nei casi più disperati che sia almeno tiepidina, anche se una volta, a questa battuta, mi è stato risposto con tono serioso:” cos’hai contro i surgelati?”.

Ma alla fine abbiamo tutti bisogno della stessa cosa…

14 gennaio 2008

Crisi - Opportunità


Negli ideogrammi cinesi, nella parola “crisi” è rinchiusa anche la parola “opportunità”.
Ho letto questa frase nell’incipit del libro che ha iniziato a farmi compagnia nei miei trasferimenti da casa in ufficio e viceversa.
Ora nel libro si parla di lavoro e precarietà, punti di vista differenti sul futuro del bel paese.
Non so come, ma questo pensiero mi ha ricordato una delle frasi che mi sono ripetuto nel periodo che ricevevo solo porte in faccia nella ricerca del lavoro: “La Bonaccia non fa muovere la barca”. In quel periodo era diventato una specie di tantra. Una frase magica che mi ripetevo ogni volta che qualcosa andava storto, ed in quei giorni, o meglio mesi, mi sembrava che tutto fosse come la giornata di oggi: grigia e triste. Non sono caduto in depressione grazie ai familiari ed agli amici, ed a dire il vero anche un po’ per merito mio che ho alzato la testa invece di scavare quando ho pensato di toccare il fondo, ma come si dice chi si loda s’imbroda.
Cavoli! Ormai parlo solo per frasi fatte. Mi saran finite le idee?
Ed ecco un altro aspetto della dicotomica coppia. C’è chi dopo ogni tragedia trova la forza e lo spirito per ricostruire. Una specie di filosofia della FENICE che risorge dalle proprie ceneri e chi si piange addosso aspettando che qualcosa succeda.
Tutti gli eroi prima del grande exploit devono affrontare immani difficoltà, ed è proprio dai momenti di difficoltà che traggono l’energia per affrontare e battere il proprio nemico. Va distruggi il male. Ormai ci ho preso gusto con le citazioni.

Ci si chiede perché a volte si debba passare da questo percorso di lacrime, ma ribadendo la mia scarsità di fantasia odierna farò uso di un motto della cristianità molto usato nei momenti di crisi, in cui ci si domanda spesso perché proprio a me, solitamente la risposta è Le vie del signore sono infinite.
Se dovessi scrivere il concetto su una maglietta fashion userei: Se non ti ammazza ti rende più forte!
Magari darei una svolta alla mia vita.

Eppure oggi il concetto di CRISI – OPPORTUNITA’ per me ha un’altra valenza, non lo applico solo al lavoro ma anche a tutti gli altri aspetti della vita. Ogni volta che mi succede qualcosa di storto cerco di raddrizzarmi e di cercare i lati positivi, e se non ne vedo provo a guardare un po’ più in là o a guardarmi in giro in cerca di aiuto. E se non c’è soluzione sono diventato abbastanza forte per accettare una sconfitta, ben consapevole che ci saranno altre partite.

Per qualche collegamento sinaptico strano, poi, la mia mente ha fatto un salto nella foresta malese, tra tigri dai denti a sciabola, scimmie,elefanti e serpenti velenosi; tra tagliatori di teste e mangiatori di uomini; e come spettatore assisto al dialogo tra uno dei tigrotti di Mompracem ed un esule greco:

Kamamuri – di notte la giunga mi fa paura. Io ho molta paura e tu, non hai paura?
Teotocris – no, io non ho paura di niente.
Kamamuri – allora non hai coraggio. Io che ho molte paure ho bisogno di molto coraggio per affrontarle, ma tu che non ne hai a cosa ti serve il coraggio?

Chiedo umilmente scusa al maestro Salgari per aver sottratto in malo modo queste poche righe: non credo che il viaggiatore immobile abbia usato queste precise parole, ma il senso di quello che voleva dire spero si sia capito.

Lo so che potrebbe sembrare una pagina scritta da Anthony De Mello; un’americanata sul pensiero positivo, il bicchiere mezzo pieno, e via dicendo. E forse un po’ di verità c’è, ma che male c’è in fondo. Forse in queste pagine c’è faciloneria e buonismo, ma se è vero che la FORZA ha un lato oscuro è anche vero che esiste un lato luminoso, ed è sempre possibile passare da un lato all’altro.
Continuo ancora ad entrare in crisi, a vedere buio, solo che ora i periodi neri durano un po’ meno e so che non può piovere per sempre, ultima citazione.

25 ottobre 2007

Non lo rifarei

Questa mattina pensavo a quale argomento sviluppare per il prossimo post. È un po’ di tempo che mi gira questa idea. Non so a quanti sia capitato di sentirsi porre la domanda:
ma se tu potessi tornare indietro, che faresti? Rifaresti tutto nello stesso modo o cambieresti qualcosa?
Cambierei un bel po’ di cose. Sicuramente eviterei la quantità di errori e cavolate fatte.
Meglio farne di nuovi.

So che ci sono cose che non potrei cambiare, ma per le altre ci proverei. Molto probabilmente così facendo non sarei quello che sono oggi. Forse sarei peggio o meglio (più bello di così ne dubito, ed anche per la fine intelligenza ed i modi gentili non credo si possa fare di più. Per la modestia, forse, oppure conviene aspettare la prossima release).
Non riesco a capire quelli che dicono rifarei tutto. Allora dai tuoi errori non hai capito nulla! Studiare la storia, ed in questo caso l’avresti vissuta, serve proprio per evitare di commettere gli stessi vecchi errori. Meglio quelli nuovi.
Eppure a volte mi ritrovo in un déjà vu. Eccomi che rifaccio il medesimo sbaglio. Ma come sarà mai possibile mi chiedo. È più forte di me. Ci sono occasioni che mi vedono sempre protagonista di sviste e cantonate da concorso di sosia di Paperino.

Mentre il mio ripetere in maniera diabolica la stessa mancanza, crea problemi maggiormente a me, quelli ripetuti da governanti e gente di potere si ripercuotono su migliaia di persone, se non addirittura su milioni di essi, eppure si torna sempre al punto di partenza, come nel Monopoli, magari passando dalla galera o pagando la sosta in Parco della Vittoria e piangendo su Vicolo Corto.
Ma non voglio dare a loro tutta la colpa. Se sono arrivati lì vuol dire che qualcuno lo ha permesso o non ha fatto nulla per evitarlo o ridimensionarli. Un amico ha scritto nel suo blog:

PERCHE' IL MALE TRIONFI,
E' SUFFICIENTE CHE
IL BENE RINUNCI ALL'AZIONE !!!

E forse un po’ di colpa ce l’ho anch’io…ok togliamo il forse.

Ora bisogna capire cosa fare per rimediare a questi errori. A volte bastano delle scuse, altre volte le scuse devono essere più ricche di una semplice frase. Potrebbe bastare far valere i propri diritti e mettere la X su un'altra lista. Oppure capire quando è necessario smetterla di stare zitti o cominciare.

Vi lascio con il pensiero della sera:
Chi fa può sbagliare.
Chi non fa sbaglia sicuramente!

22 ottobre 2007

Cipolla

Questa settimana ho partecipato alla proclamazione dei Dottori in Ricerca, in qualità di pubblico, in quanto amico ed ex collega di alcuni di loro. Come tutti gli eventi di questo genere, dopo i discorsi noiosissimi e retorici delle autorità, c’è stata la vera e propria proclamazione di queste persone che dovrebbero diventare il fiore all’occhiello della ricerca italiana. La speranza di molti è che tra i proclamati ci sia un futuro nobel, qualcuno capace di dare una svolta nel suo campo di studi.
Finiti i convenevoli è partito il solito assalto al buffet, riportando l’atmosfera a qualcosa di più reale e tangibile dell’area fritta dei discorsi fatti da questi signorotti togati. Ma non è di questo che voglio parlare. Dovete avere ancora un po’ di pazienza.
Fatto le foto, mangiato e fatto altre foto, sono tornato in ufficio.
Appena seduto alla mia postazione sono stato nuovamente catapultato nella solita routine, neanche la sedia fosse una macchina del tempo ed il pc una console. Riecco le utenti che chiamano con le richieste più stupide.
E sì, se i miei ex colleghi lavorano in un ambiente che dovrebbe stimolare la loro intelligenza, e quindi il loro lavoro dovrebbe essere legato alle loro capacità di elaborazione mentale e non ad appendici orali utilizzate per la pulizia di orifizi fortunati (leggasi LECCA CULO), io lavoro spesso a contatto con la stupidità di qualcun altro. Mi capita spesso di lamentarmi, con i colleghi, della scarsa attività cerebrale dei miei utenti; ed ogni volta mi tornano in mente le parole della mia ex responsabile di progetto:” ringrazia che loro sono stupide, altrimenti noi non avremo il lavoro”. Quindi io lavoro solo perché c’è qualcuno di così deficiente che non è in grado di essere lasciato solo al lavoro.
Come quando si compra una macchina, che si pensa unica e poi si inizia a vederne uguali da tutte le parti, così inizio a leggere da tutte le parti di intelligenza e stupidità. Premi nobel, e quindi persone che si dovrebbero ritenere intelligenti, escono con affermazioni di una stupidità ancestrale disarmante, oppure la telefonata che ti riporta alla mente le parole di un grande studioso del secolo scorso. C.M. Cipolla.
Cipolla ha dato una sua definizione di stupidità, oltre ad alcune regole:

1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
3. Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Come si vede dalla terza legge, Cipolla individua due fattori da considerare per indagare il comportamento umano:
Danni o vantaggi che l'individuo procura a sé stesso
Danni o vantaggi che l'individuo procura agli altri

Da qui si ottiene il sottostante grafico:





E se dovessi essere sincero, molte volte i miei utenti vivono saltellando, come rosei chobin terrestri, tra lo stato di stupidi e quello di sprovveduti.

Nel mondo ci sono le persone che fanno la cosa giusta e quelle felici. ecco i miei utenti sono tutti felici, e non solo loro, mentre io, quando ho a che fare con loro, cado nella più buia tristezza.
E' proprio vero che è l’ignoranza a rendere felici, mentre la conoscenza porta dubbi e tristezza. Pensate al fascino di una magia, se viene spiegato il trucco, si perde il mistero che avvolge l'illusione e quindi tutto lo stupore e la felicità che essa provoca.
Ed ecco l’ennesima telefonata. La solita richiesta.
Ignorante dovrebbe indicara una persona che ignora, quindi se gli dico che è ignorante, esce dallo status di ignorante per atterrare direttamente in quello di deficiente. Cosi la smette di ignorare ed inizia a deficere. Ogni volta che cerco di spiegare dove è stato fatto l’errore, mi sembra di parlare con un muro su cui qualcuno ha scritto “ abbaso la squola” come un novello pinocchio.
È proprio vero che: "STUPIDO E’ CHI LO STUPIDO FA!!!"

24 settembre 2007

Buona Fortuna

In questi ultimi giorni mi sono capitate diverse occasioni in cui era “necessario” far auguri non legati a ricorrenze particolari, ma ha notizie che, per chi le dava, erano importanti. Ed ecco, in queste situazioni cosa si dice? Qual è la formula migliore per indicare che si è felici, almeno in apparenza, della notizia data? Buona Fortuna, Auguri, etc. Sia mai!
Provate a dire una cosa del genere ed apriti cielo. Scattano le mani in direzioni più o meno volgari a fare scongiuri e grattatine. Subito sguardi di rimprovero e biasimo vi punteranno e vi faranno sentir colpevole delle peggiori nefandezze. Qualcuno vi dirà:” ma che fai porti sfiga?, lo sai che queste cose non si dicono!” e c’è sempre qualcuno che lo dice.

A me è successo di recente. Ad un collega che cambiava azienda ho augurato buona fortuna. In un battito di ciglia vengo rimproverato da più parti. Ho pensato: “Aiuto, il labiale si è scollegato dal cervello e non me ne sono accorto. Volevo auspicare le miglior cose al collega in partenza per nuove sfide e devo aver offeso i suoi dei e quelli di tutti i presenti.”
Ma cosa avrò mai detto per generare questa reazione? È apparso per caso un ugonotto alle mie spalle e non me ne sono accorto? Oppure mi sono trasformato in un untore manzoniano tutto d’un tratto? Ma…

Se vuoi pronosticare buone cose ad una persona lo devi pregare di recarsi in luoghi non proprio ameni, ad esempio:
Nelle fauci di un canide, nel deretano di un cetaceo, trai genitali di un roditore istrocomorfo, oppure tra le mammelle di una imenottera. Scritte in questa maniera non dicono un gran che, e suonano anche strane, ma chi sa quante volte le avete sentite o dette. Se scrivo : in bocca al lupo, in culo alla balena, tra le palle all’istrice, oppure tra le tette alla formica, forse vi sembreranno più familiari. Prima di un esame o di qualcosa d’importante queste formule magiche sono state invocate dai più, con esiti altalenanti.
I modi di rispondere a questi “auguri” poi sono i più disparati. Oggi tra i ragazzini fashion va di moda rispondere al più classico in bocca al lupo con la frase “ci sono già stato“, oppure tra quelli iscritti al WWF “crepi il lupo ed il cacciatore”. Chi sa come risponderebbero gli iscritti alle lega per la protezione del lupo, magari con un “buona digestione“.

Quindi per riassumere. Se si vogliono vaticinare buoni auspici a qualcuno occorre invitare le persone ad andare in posti malfamati,puzzolenti, rischiosi. Indi per cui, quando si sente invitare qualcuno ad andare a fare in c… in realtà il declamatore spera che l’uditore riceva le migliori cose dalla vita. Così, più della metà dei saluti gridati tra automobilisti, che si incontrano per la prima volta in qualche incrocio o parcheggio, sono cordiali frasi di speranza per un futuro più roseo e ricco. Ma allora il famoso V-Day indetto da Grillo, che tanto ha imperversato sui giornali e nelle televisioni, potrebbe essere visto, dal punto di vista squisitamente scaramantico, come il più grande ritrovo di fedeli che auspicano “fertilità e longevità” alla classe politica italiana.

Ci vediamo tutti a quel paese!

17 settembre 2007

La rana e lo scorpione

Una rana e uno scorpione si incontrarono davanti a un fiume. Entrambi volevano passare dall’altra parte, e se la rana non aveva difficoltà, lo scorpione era preoccupato, perché non sapeva nuotare.
“Per piacere, mia cara rana, mi porteresti dall’altra parte del ruscello?" chiese lo scorpione, con la voce più dolce che gli riuscì di fare.

"Fossi matta!" gli rispose la rana "Non provare nemmeno ad avvicinarti, non ho nessuna voglia di farmi pungere da te".
"Ma ragiona, ranocchietta: se tu mi aiuti a passare il fiume prendendomi sulla groppa, io mai e poi mai ti pungerei: se lo facessi, annegherei, perché non so nuotare".
La rana rifletté, e decise di aiutare lo scorpione, un po´ perché aveva paura che altrimenti la avrebbe punta, un po’ perché era un animale generoso, e dopo tutto lo scorpione non le aveva fatto niente di male.E così lo scorpione saltò in groppa alla rana, e tutti e due si buttarono in acqua. Erano già a metà del percorso, proprio in mezzo al fiume, quando la rana sentì un dolore acutissimo sulla schiena.
"Ma come?" esclamò "mi hai punta! E ora moriremo tutti e due, io per il veleno, e tu perché annegherai! Ma perché lo hai fatto?"

E lo scorpione rispose: "Già, perché l’ho fatto? Perché pungere è la mia natura, e io non posso farci niente".

Questo racconto mi è tornato in mente per caso. Ripensando ad alcuni comportamenti delle persone che mi stanno a canto ed ai miei. A volte mi sembra che l'unica giustificazione possibile sia "non sono cattivo, è che mi disegnano così!", e forse anche chi mi scrive i testi dovrebbe passarsi una mano sul cuore, se ce l'ha.
Per il resto a voi usufruire di questa perla di saggenza, se vi va.


07 settembre 2007

Felicità vs Tristezza

Non so se vi è mai capitato di svegliarvi e sentirvi felici, ma non quelli stati di beatitudine spirituali, quella felicità da ultimo giorno di lavoro prima delle sospirate FERIE, oppure l’aver superato un esame o aver ricevuto la famosa risposta che tanto aspettavate.
Oppure, ahimè, aprire gli occhi ed essere colti dal malumore. Una sensazione simile alla tristezza del martedì mattina, dove si è già stressati dall’inizio della settimana lavorativo o scolastico ed il fine settimana è ancora lontano. Quello stato mentale dove non vedete tutto nero, ma un po’ di grigino sì.
Ecco, solitamente la vita passa spesso da queste situazioni. Oggi si è un po’ tristi e domani un po’ felici e viceversa. Una specie di oscillazione tra livelli di endorfine.

In questi giorni mi è capitato di ricevere diverse belle notizie: nascite, amici che hanno trovato lavoro o hanno trovato un lavoro che li soddisfa di più, persone che si sono ristabilite da brutti infortuni, inviti inaspettati, etc. ed ho notato che la mia reazione interna, il mio recepire la buona novella, è differente se questa mi viene data quando sono in un periodo felice o triste, tanto da farmi vedere il famoso bicchiere o mezzo pieno o pieno d’aceto. Non so…non è invidia, o forse non solo.
Ricordo gli stati d’animo, alla fine di un esame. Se lo passavo io e non i miei amici, ero felice ed un po’ mi vergognavo. Cercavo sempre di contenere la mia euforia. Al contrario se ero io quello che non riusciva a passare l’esame un po’ mi rodeva, e non solo per l’esito dell’esame. Si, forse invidia è il peccato che più si avvicina, ma non spiega, non basta. Ci vorrebbero anche gli altri sei peccati capitali e forse anche qualche reato da 3 anni con la condizionale.
Questo sentimento vago mi prende anche in situazioni in cui l’invidia non centra niente…
Non riesco a condividere pienamente gli stati d’animo di un’altra persona, se questi non li ha simili ai miei. E credo che questo sia abbastanza generale come discorso. Quando sono triste per un qualsiasi motivo ed incrocio una persona felice, ho quel senso di dolce/amaro che si ribalta completamente quando ad essere felice sono io. Un non riuscire a condividere a pieno il momento, l’emozione dell’altra persona, a viverla con quel leggero fastidio...

Ricordo in un film, un giocatore, “anziano”, alle preselezioni per entrare in una squadra di baseball che raccomandava ai rookie di non mostrare alcuna reazione al momento che, aprendo il loro armadietto, avessero scoperto di essere stati presi o tagliati. Una forma di rispetto verso gli altri.
La stessa cosa che ha fatto Gattuso dopo il fischio finale della partita con il Liverpool. È andato a stringere la mano alla squadra sconfitta, senza fare grosse feste sino alla consegna della coppa. Un segno di rispetto, che forse è stato poco sottolineato.

Chi sa.
Lascio in calce la frase del giorno presente sul sito dell’azienda per cui presto servizio.
Se date l'impressione di avere bisogno di qualcosa, non otterrete nulla.
Per far soldi bisogna fingere di essere ricchi.
(Alexandre Dumas)
Non centrerà molto con il discorso fatto…ma mi suona bene.