24 dicembre 2007

Vigilia di Natale


Ed ecco la mia vigilia di Natale che inizia con una mattinata fredda e nebbiosa e la domanda cosa vado a fare in ufficio oggi. Comunque a guardare il poco traffico e le poche persone sui mezzi non credo di essere l’unico a porsi questa domanda. L’ufficio è deserto e le poche persone presenti trasmettono il loro scazzo a 1000 db. Comunque la mattinata passa tra i controlli di routine ed il cercare i colleghi sparsi nei vari open space di questo palazzo di 11 piani.
Dopo un breve meeting virtuale si decide per vedersi tutti a pranzo (8 persone) ed andare in gita ad uno dei tanti centri commerciali che costellano le periferie di tutti i grandi agglomerati urbani. Il lavorare in questa triste periferie, ex industrializzata che sta cercando di riqualificarsi, un paio di vantaggi deve pur averli. Comunque appena entrati nel centro commerciale vengo investito dalla solita ondata di persone ed odori. Sembra che i nuovi paradisi del consumismo siano altresì contrassegnati dall’offrire al cliente una variegata possibilità di scelta di cibi. Dal Messico al Giappone, dal fast food al baracchino che fa i panini con i migliori salumi della tradizione nostrana, gelaterie e caffetterie dove si servono dolci multicolori e caffè variegati. Un neo paese dei balocchi, tanto che ti aspetti che da un momento all’altro salti su lucignolo con il compare burattino a far qualche marachella.
Finiamo con il pranzare in una tipica trattoria toscana. Peccato che di tipico abbia poco. È una specie di mensa con piatti pre-cotti e sfiziosità culinarie. Comunque l’appetito che mi è nato dopo la scampagnata per raggiungere questo posto aggiungerà l’ingrediente che di tutti i piatti fa capolavori: la fame.
Mangiamo ed iniziamo a scambiare le solite quattro battute con l’area cameratesca che hanno sempre i gruppi di persone quando hanno in comune qualcosa, ed essendo quasi tutti maschietti, ci scappa anche qualche doppio senso, che l’unica collega è rassegnata a sentire ripetendo il suo matra giornaliero : I MASCHI.
Difeso l’onore a spron battuto non facendo passar nessuna ragazza senza avergli donato sguardi e battutine, ci si alza per tornare lentamente in ufficio, non prima però di aver fatto visita almeno ad uno dei santuari che riempiono questo nuovo gigante del culto dello spendere. Per fortuna non trovo niente che m’ispiri, così che la mia piccola tredicesima, già abbastanza colpita dalle spese del venerdì e dai preventivi per il prossimo mese, non si sciolga del tutto.
Ed eccomi a ripercorrere, questa volta in compagnia, il sentiero asfaltato che mi riporta in ufficio.
Il pomeriggio è ancora più noioso della mattinata. Non c’è nulla da fare. Tanto che per tener la mente sveglia inizio a telefonare a tutti i colleghi in ferie, così da farli sentire almeno un po’ in colpa. Gli squilli si fanno sempre più numerosi prima che il malcapitato risponda e dica sempre che è impegnato negli ultimi acquisti, e che il mondo è un delirio, e che l’anno prossimo i regali li compro ad ottobre ed a Natale vado in un posto caldo e chi se ne frega delle abbuffate in famiglia, anzi così mi evito di passare ore ed ore tra mercati e fornelli. Ed io che volevo farli sentire in colpa ed invece sono qui a sentirmi quasi fortunato ad essere in ufficio ad annoiarmi anziché bruciare la mia pazienza tra code e gente stressata.
Comunque le telefonate mi hanno permesso di arrivare alla fine della giornata, o meglio quando il capo mi ha detto che potevo uscire prima, mi sono messo a scrivere queste righe il più velocemente possibile.
Quindi non mi resta che salutarti lettore e farti i più sinceri Auguri di Buone Feste, ed andare a casa ad impacchettare tutti i regali che, nella follia generale, ho comprato.
Perché Natale sarà anche una festa consumistica, tutti fanno finta di essere più buoni, i regali non contano è il pensiero che conta ma che cavolo, un dono fa sempre piacere, e se la scusa per farlo è il Natale, ok Buon Natale.

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