07 agosto 2008
03 agosto 2008
MILANO
Di getto mi sono venute le parole, ma non la voglia di postarle. Non so. Mi sembrava di fare uno spot elettorale e non era proprio la mia intenzione. Oggi mentre riguardo tutti i lavori messi in un cassetto virtuale in attesa di miglior fortuna ed ispirazione, non so perchè ho riletto queste righe.
E forse ora che l'essere lontano mi pesa un po' di più, forse è arrivato il momento di pubblicare questa piccola “ode” a Milano.
Sarà il periodo di elezione che si avvicina, la situazione economica, il fatto che sono quasi due mesi che sono in trasferta in un altra città, ma mi sembra che tutti tessano le lodi della propria terra di origine.
Ecco, io sono un milanese di prima generazione, come si può immaginare dal mio nome (anche se una delle chiese più belle di Milano, oltre che una porte del Castello Sforzesco portano lo stesso nome come amavo ripetere nel periodo in cui le mie radici meridionali un po' mi pesavano. ah l'età della stupidera).
Comunque ora che sono lontano, che Milano è alla ribalta mondiale perchè si è aggiudicata l'Expo 2015, mi piacerebbe parlar un po di lei.
Per prima cosa vorrei sfatare un mito. dicono tutti che i milanesi siano tutta gente con poca fantasia, dote che invece sembra essere caratteristica solo delle persone del sud. Molte città hanno un fiume che le attraversa (il Tevere per Roma, il Po per Torino e Pavia, l'Arno per Firenze e Pisa,l'Adige per Verona etc., la Senna per Parigi, Il Danubio per Budapest, il Tamigi per Londra), oppure sono vicino al mare (Napoli, Genova, Venezia, Ancona, Pescara,Bari, Taranto, Palermo, Cagliari, Reggio Calabria etc.). Milano per non essere da meno si è inventata una serie di canali da far invidia a città più titolate, tanto da esser stata una città fluviale tra le più importanti del medioevo, senza avere neanche un vero fiume. Mancava il lago, e ha riempito le vecchie cave di acqua. Non c'è il mare, allora lo si può sognare in un idroscalo.
Milano si trova nella pianura padana, e guarda con invidia le montagne distanti al Nord, ed allora perchè non sfruttare le macerie della seconda guerra mondiale per costruire una collina in città? Non ci crederete ma ho visto gente sciarci.
Si dice che non ci sia verde a Milano. Il verde a Milano è una ricchezza che viene celata nei tanti cortili, nei parchi in periferia (uno di questi si chiama addirittura Bosco in Città), a volte ahimè maltrattato, recintato, abusato. Sembra che solo chi sia lontano dalla propria terra l'apprezzi, mentre i milanesi a volte lo danno per scontato e lo riscoprono con stupore mentre cercano di buttar giù un po' di pancetta e di stress.
Sempre pronti a rincorrere qualcosa, a copiare, adattare migliorare qualcosa vista altrove, meglio dei cinesi. Milano che è città di moda, operaia e del terziario avanzato. Milano da bere, ma che sa offrire anche ottimi piatti per il desco. Milano grande lavoratrice ma anche grande festaiola, piena di locali e musica. Milano rivoluzionaria, patriottica e secessionista. Milano capitale morale, economica e madre di tangentopoli. Milano dove puoi fare una domanda in tedesco e sentirti rispondere in siciliano , coma cantava un emiliano.
Milano sportiva, Milano teatrale, Milano culturale.
Milano televisiva, radiofonica, ed ora sempre più cinematografica. Milano ricca di bellezze poco conosciute. Milano trafficata, dove è bello partire quando Milano dorme ancora. Milano dei quartieri, dei mercatini, dei negozi dove puoi comprare di tutto.
Milano disprezzata dove tutti prima o poi passano e tornano. Milano che non può mancare.
Milano cattolica, mussulmana, ebraica, pronta a dar spazio a tutti i credi ed a nessuno.
Milano afosa d'estate e fredda d'inverno.
Milano anello di congiunzione tra i punti cardinali del bel paese. Milano che se non ci fosse bisognerebbe inventarla.
Milano la mia città anche se vivo in periferia.
02 agosto 2008
Torino - 24° puntata
Un'altra settima da segnare in nota spesa. Una settimana piena di incontri strani.Il primo di tutti è fatto nella notte che mi porta nella prima capitale del regno. Un benzinaio che alle 2:00 del mattino ha la stessa simpatia di un gatto persiano attaccato ai gioielli di famiglia. Sono troppo stanco per rispondere al suo sarcasmo con la badilata che ci vorrebbe e faccio finta di nulla, anche se vorrei tanto che i soldi che gli sto dando si trasformassero in mosche.
Lunedì ho un incontro virtuale con la smemorata che continua a non ricordare nulla della mia scimmia (vedi post precedente). Quindi mi arrendo all'evidenza e cerco, anzi mi sforzo, di non pensarci più. In aiuto mi viene un amica lontana che gentilmente, senza saperlo, mi da un punto di vista differente.
E siamo giunti ad un altro giorno. Qui si rivede il cantante tedesco, anni settanta, accompagnato da una delle grupies. Una tipica ragazza nordica pre-esplosione del metabolismo, con la stessa tonalità di voce di un muratore bergamasco con la raucedine. Forse è posseduta, o almeno questa è l'impressione che da. Ogni volta che mi rivolge la parola sento la paura crescere, e guardando la faccia dei colleghi attorno non devo essere l'unico a pensarla così.
In serata spunto un'altra delle cose che volevo fare a Torino: andare allo stadio a vedere una partita. Il triangolare Tim mi permette di vedere addirittura tre mezze partite, essere vittima di un bagarino, fare una coda impressionante per cambiare il nome sul biglietto e nel fra tempo indossare una ragazza argentina come zainetto a causa della ressa. Lo stadio olimpico non ha il fascino del Comunale ne lo spreco del Delle Alpi. Non sembra degno della città che lo ospita.
I giorni in ufficio passano al cospetto della coppia crucca che racconta quanto sia bello il loro programma, peccato che ogni 2 ore io li becchi in fallo e costringa il povero Gingo (il vero nome è anche peggio Strolz e non scherzo) a sentire Pingo (il cugino tedesco entusiasta di Mario Bros). Il mio inglese inizia un po' ad ingranare anche se a fine serata sono stanco il doppio.
L'evento sportivo è l'ennesima partita di calcetto, giocata questa volta in un campetto di periferie, quasi il parcheggio di un centro commerciale. La pioggia non ha fermato la voglia di correre dietro ad un pallone o di fare quattro chiacchiere tutti insieme nel dopo partita, accompagnate da un paio di birre a prezzi quasi da supermercato. Il risultato, scontato, ha visto la mia compagine uscire vincitrice, con un gol di scarto.
Non resta poi tanto da raccontare, o meglio. Il mio ritorno a casa venerdì sera meriterebbe un video clip. Parto dalla fabbrica che iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, e mentre faccio il resoconto della settimana al mio capo, la pioggia s'intensifica, il vento si alza, e vedo addirittura cadere un albero sulla strada avanti a me. Vado piano e cerco di concentrarmi sulla strada e su quello che devo dire al capo. Faccio ancora un centinaio di metri e decido di troncare sia la comunicazione che il viaggio. Non vedo nulla, mi sembra di essere in lavatrice con tutta l'auto e la grandine suona sulla carrozzeria della macchina un ritmo tribale. Parcheggio e aspetto.
Dopo una ventina di minuti il dio Pluvio sembra placarsi e ricomincio a viaggiare. Non faccio neanche cento metri ed al primo semaforo vengo affiancato da un auto guidata da una guardia giurata in divisa. Con la faccia sconvolta mi chiede indicazioni per un ospedale. Provo a dargliele e lui scoppia a piangere ed a gridare PERCHE'. Il semaforo scatta e lui pure. Ed io resto un attimo con l'immagine di quest'uomo disperato pensando a tutto ciò che può essergli successo ed augurandogli col cuore che tutto possa sistemarsi. Dopo Pluvio anche Nettuno vuole mostrare la usa potenza allagando in maniera inverosimile la strada che porta al mio tetto piemontese. Sono tentato di mettere il salvagente e le pinne alla macchina e di fornirmi di un boccaglio. Faccio il periplo di tutto il quartiere alla ricerca di una via agibile per tornare alla mia residenza, e con un po' di pazienza e di tempo la trovo. Il mio primo venerdì sera a Torino lo passo sul letto a cercare i perchè della vita, ma il sonno, aiutato dalla stanchezza hanno la meglio.
Sabato mattina mi sveglio con la voglia di ferie alle stelle e vado a fare il turista. Provo a ripercorrere i miei sentieri notturni per scoprire nuovi colori e particolari. Il verde di un viale, il profumo di un giardino od il fastidio di un sassolino nei sandali. La città si deve ancora svegliare. Cerco di non farmi distrarre da scorci della città che mi attirano come sirene. Ho un obbiettivo. Vedere Torino dall'alto del suo balcone più famoso. Dalla Mole Antoneliana.
Arrivo ed ha tutto un altro aspetto la zona vista di giorno. Anche l'ingresso ha quel non so che di esoterico. Sono il primo, ed unico in coda per la salita. Mentre si aprono le porte dell'ascensore arrivano anche due signore delle pulizie che iniziano a ciacolare con il pigiatore dei pulsanti dell'ascensore. L'ascensore è vetrato e permette di vedere tutto intorno, e per la precisione i vari piani del museo del cinema. La struttura si trova al centro della Mole e quando si avvicina alla cupola sembra che ti risucchi in un altra dimensione e poi sei fuori, all'altezza del primo balcone. Scendo e guardo la città ai miei piedi. Provo a riconoscere i luoghi, come i bambini, ed a ricordare così le situazioni. Lì mi sono perso, lì è dove lavoro, lì è dove dormo, lì c'è il Po', lì ho visto i fuochi , quello è il Duomo, lì mi ha sorpreso la Mole l'ultima volta, quella è Piazza Castello, lì la prima cena fuori, quella è la strada che ho fatto, l'università, li la prima bevuta, lì l'ultima. E così l'elenco si allunga cercando i giorni passati.
Il piano si riempie di turisti di varia provenienza, lingua ed accenti si mischiano. È ora di tornare. Studio il percorso dall'altro come quando lo cerco sulle cartine satellitare in rete. Fatto. Spuntata anche questa.
Scendo e vengo accolto da un afa in crescita. Il sole inizia a fare il suo lavoro a piene braccia, ma il mio umore da turista mi protegge, mi porta addirittura a sentire l'odore del mare. Per aumentare questa mia sensazione mi fermo a prendere la vera focaccia ligure in quello che si dice essere il posto dove la fanno meglio. Non la mangio, l'assaporo cercando di usare il gusto per viaggiare, per vedere i budelli, l'arenile, gli ombrelloni sulla spiaggia, meglio di Ligabue ed il suo viaggiare col cuore. Viaggiare con il sapore.
Ferie aspettate ancora un po' sono quasi pronto.
Nella prossima puntata si parlerà di...
27 luglio 2008
Torino - 23° puntata

Questo più che un post di resoconto sulla settimana trascorsa. È un post per esorcizzare un brutto momento. Come dicono gli amici mi è salita la scimmia ed ora devo cercare di farla scendere.
Quindi iniziamo a descrivere un po' l'ambiente da dove arriva questa fissa.
La settimana non è stata delle più semplici, iniziando con una battuta mal interpretata che mi ha messo a rischio taglio. Per fortuna che la professionalità e l'avvertimento di una collega mi hanno permesso di pararmi il culo. La vita in ufficio poi è stata caratterizzata dall'essere stato abbandonato a seguire un corso in lingua inglese, su un argomento di cui non sapevo nulla, tenuto da un tedesco che sembrava uscito da un gruppo metallaro anni '80, con le persone davvero interessate che se ne fregavano, in una stanza afosa e mal areata. Insomma non proprio una bella vita.
Quindi avevo proprio bisogno di uno svago, e la cena a casa di una delle persone che ho conosciuto a Torino doveva essere la mia valvola di sfogo.
Peccato che su dieci persone io fossi l'unico non fumatore.
Peccato che i murazzi non siano poi così “cult”, ed io abbia rischiato di essere approcciato da un travestito che ricordava nelle forme il pilone degli AllBlack e nel look una velina, mentre cercavo dell'area non viziata dal fumo.
Peccato che i miei colleghi fossero così brilli, che io abbia dovuto fare loro da balia e riportarli al residence.
Peccato che guidare alle 5 di mattina con quattro ubriachi tabagisti in astinenza da fumo, in una città le cui vie non domini, non sia il massimo, e soprattutto non serva a toglierti lo stress ma anzi. Peccato che per prendere un pacchetto di sigarette dal distributore automatico ci abbiano messo trentacinque minuti, che io abbia dovuto ripetere mille volte al collega di non urlare.
Peccato che scaricata la prima passeggera, io abbia pensato che mancasse poco al letto, ed invece, questa tabagista in crisi, resasi conto di non avere sigarette abbia provato a venirle a prenderle direttamente nella macchina.
Per fortuna che l'ho vista e che nella corsia opposta non arrivava nessuno.
Per fortuna che me la sono cavata con uno spavento ed un piccolo graffia all'auto del collega, perchè tutti gli altri non hanno capito cosa fosse successo.
Ma il peggio doveva ancora venire. La mattina dopo ero l'unico che si ricordava dell'accaduto. La tabagista folle, con lo sguardo più ingenuo del mondo non si ricordava di nulla ed andava in giro a chiedere cosa avesse mai fatto.
Nessuno si ricordava di nulla o nicchiava, tanto che io ho ricontrollato se il graffio sul passaruota anteriore ci fosse o tutta la storia me la fossi solo sognata.
Ed ora, ogni tanto, quando chiudo gli occhi rivedo la scena. E penso che ci saremo potuti fare davvero male, e tutto questo per una stupida sigaretta. E non so...
Nella prossima puntata si parlerà di...
p.s. grazie a tutti gli amici che hanno sopportato questo mio sfogo anche dal vivo.
20 luglio 2008
Torino - 22° puntata

Ed un'altra settimana è passata sotto il cielo piemontese.
Questa è stata la settimana in cui ho ritirato al pagella. Promosso se a qualcuno interessasse.
La settimana in cui, uscendo dall'assicurazione ho visto una scena da Candid Camera:
viale, auto svolta a destra e fa cadere ragazzo in motorino, almeno credo che sia questa la dinamica guardando al posizione dei veicoli, quando arrivo io il centauro si sta togliendo il casco prima che la pressione dovuta alla quantità di parolacce lo faccia esplodere. Ed ecco che spunta testa rasata, ma per scelta evidentemente politica, che contrasta con la figura del rabbino che scende dall'auto. Il livello della comunicazione, o meglio delle grida del , sala a livelli da portar fuori la gente del bar vicino. Lo vedo iniziare a guardarsi in giro in cerca di strumenti di vendetta, ma per fortuna gli astanti si frappongono tra i due e per la prima volta sento le sirene della polizia echeggiare in arrivo. Un ultimo sguardo per controllare che non ci sia nessun tentativo di utilizzare il fornetto del bar da parte dell'offeso fisicamente, e corro alla consegna del mio attestato.
Questa è la settimana in cui il pettegolezzo è regnato sovrano, dove si parlava come riviste d'attesa dal parrucchiere. Quella se la intende con quello. Quei due hanno una tresca. Se non hai i soldi non stare neanche a provarci. Lui stava con la sorella di lei, ma poi l'ha lasciata e si è messa con la collega, ed ora l'aria in ufficio è palpabile come un culo nella folla. Quello deve essere un eroe, arriva con una bionda e ritorna con una bruna (l'eroe sono io, ed è tutta una montatura, al mattina mi accompagnava una collega e la sera un'utente, care fans non preoccupatevi, sono sempre scapolo). Ma hai visto quella come si veste. È proprio una p...e via di questo genere.
La cosa strana non sono i pettegolezzi, ma vedere la faccia stupita della gente quando gli dici che in ufficio si fan pettegolezzi, a qualsiasi livello. Credo che in tutti gli ambienti, dove convivano più di due persone, si spettegoli, anche solo per passare il tempo.
Questa è la settimana del mio gol nella partita di calcetto. Gol di rapina alla Pippo Inzaghi. Calcio di punizione, il portiere si tuffa e devia la palla sul palo che rimbalzando sul mio adipe si insacca alle sue spalle. Ed ora non capisco perchè anche questa volta devo sentire il solito commento da parte degli avversari:” non è possibile, ha segnato proprio lui etc. etc. “ . Tutta invidia.
Questa è la settimana in cui una foto “simpatica” di una cena tra colleghi ed utenti italiani e non, è arrivata alla responsabile del progetto, che ha voluto sapere tutti i dettagli dell'evento mondano. Ora la foto è in viaggio per i paesi dell'est. Per i maliziosi, nella foto non vengono mostrate parti intime, ma ritrae solo una situazione buffa.
Questa è stata la settimana della cena aziendale, quella che vedeva come guest star il fondatore dell'azienda, che a proposito di pettegolezzi, si racconta sia essere intimo con i reali di Spagna e di avere nel suo ufficio busto di “Franco”. La cena a cui arrivo in ritardo per colpa della mia collega, ma anche quella in cui stringo la mano al presidentissimo mentre lui non stacca gli occhi dal decoltè della collega ritardataria, oppure si sente ripetere dal boss che la segretaria è la “Nr 1”, sempre fissando le grazie di quest'ultima. Quella in cui l'alcool è pagata dall'azienda e quindi lo si fa scorrere il più possibile e quindi cosa c'è di strano se un gruppo di consulenti alticci chiede al super presidente di fare una foto di gruppo. Quella in cui incrocio nella folla dei danzanti un vecchio compagno dell'università che mi chiede se ho colleghe gnocche da presentargli. Quella in cui anche il parcheggiatore abusivo ha un suo tariffario.
Questa è la settimana appena trascorsa. Tra alti e bassi. Tra buoni consigli dati ed ascoltati. Tra dormire poco ed il cadere in catalessi appena dopo cena. Tra il vai piano ed il vai più veloce. Tra il dire ed il fare. Va beh domani è già lunedì e si ricominciare.
Nella prossima puntata si parlerà di...
12 luglio 2008
Torino - 21° puntata

Si è conclusa un'altra settimana in quel di Torino.
Una settimana caratterizzata da dialoghi tra sordi che parlan lingue diverse. Ne riporto un paio giusto per capirne il tenore:
Ufficio, telefonata del capo:
Capo: ciao, hai risposto alla mail per la riunione di venerdì?
Io: no, non ho ricevuto alcuna mail
Capo: allora rispondi che è importante ed urgente.
Io: veramente non ho ricevuto alcuna comunicazione:
Capo: chiedi al tuo collega se ha risposto:
Io: sai qualcosa di una mail per una riunione venerdì?
Collega: io non ho ricevuto nessuna mail che parlasse di riunioni?
Io: capo, neanche lui ha ricevuto mail:
Capo: allora rispondete subito, che è urgente.
Io: ma veramente..
Capo: fai così, chiedi al collega se c'è e poi rispondi tu per entrambi:
Io: ma non abbiamo ricevuto nessuna mail:
Capo: ok, allora ci vediamo venerdì alla riunione e mi raccomando rispondi subito:
Io:?!?!?!?!?...va bene, ti metto in copia conoscenza
Capo: bravo, che a me non hanno inviato la mail.
Io:....clic.
Campo di calcetto, sto chiamando compagno di squadra per la fase difensiva
Io: segui il numero 15
Lui: smettila, siam qui per giocare e divertirci
dieci secondi dopo il numero 15 scatta tutto solo verso la porta ed il portiere lo anticipa per un soffio.
Io: bravo portiere ed intanto gli indico di passare all'uomo smarcato a destra
Lui: siamo qui per giocare e divertici, quindi smettila di comandare
Io a Carlos, il giocatore argentino di rugby che copre l'altra fascia: copri che vado un po avanti se no a questo lo rovino.
Trenta secondi dopo, a centrocampo Lui fa un entrata che ricorda il miglior Pasquale Bruno (PB), sul numero 15 avversario.
Tutti: siam qui per giocare e divertirci
Io non faccio commenti.
Due minuti dopo il PB fa una nuova entrata da chirurgo cercando di asportare, senza uso dell'anestesia, una parte della cartilagine del ginocchio al numero 7 avversario.
Tutti: smettila siam qui per giocare e divertirci.
Carlos: PB gioca semplice, passa vicino, ascolta e non fare male a nessuno
PB viene sostituito in difesa da altro giocatore e viene indirizzato a marcare la bandierina del calcio d'angolo nel campo avversario. Da quel momento entra più nel vivo del gioco il cane di Carlos che è messo a difendere le borse che il novello PB.
Mattina, ingresso in fabbrica:
Io: per favore, mi dai un passaggio per tornare a Milano?
Collega: si, non c'è problema
Io: Grazie, mi fai sapere tu a che ora partiamo:
Collega: non so, potrebbero essere le 18 come più tardi.
Io: va bene, solo gentilmente me lo fai sapere un po' prima così lancio le procedure di chiusura e non ti faccio aspettare.
Collega: va bene.
Tardo pomeriggio su msn:
Io: ciao, allora sai a che ora partiamo?
Collega: non lo so ancora, comunque più tardi
Io: va bene, solo me lo fai sapere un po' prima così lancio la procedura di chiusura e non ti faccio aspettare
Collega: va bene
Sera inoltrata telefonata in fabbrica:
Collega: allora sei pronto, partiamo adesso
Io: dammi dieci minuti, devo lanciare le procedure di chiusura
Collega: su spicciati.
Io: corro
Collega: dai vado a prendere l'auto e ti aspetto all'uscita
Io: ok
Sera. All'uscita della fabbrica ci sono solo io ed il portiere. Sera +10min. Telefono preoccupato.
Io: ciao sono all'uscita dove sei?
Collega: Sto arrivando
Io: ok (Avrà parcheggiato in un altra città)
Arriva. Sta facendo un giro di telefonate, nel senso che è in macchina con un altro collega e girano intorno al fabbricato per fare delle telefonate.
Giro di telefonate in auto, con un passeggero in più, io:
Collega 1: Ciao Eli, dimmi:
Eli, la segretaria: Sai quanti chilometri ha fatto l'ulisse, ad oggi
Collega 1: Eli, l'ulisse son 2 mesi che è dal meccanico, per l'incidente.
Eli: quindi non avete l'ulisse.
Collega 1: proprio così, son due mesi che usiamo un altra macchina
Eli: va bene, era per rinnovarne il leasing
1 minuto dopo
Collega 2: Ciao Eli,
Eli: Ciao, quanti chilometri avete fatto ad oggi con l'ulisse
Collega 2: Eli, l'ulisse è 2 mesi che è dal meccanico. Ti ricordi, l'incidente?
Eli: ah, è vero, era per rinnovarne il leasing.
Di questo tenore sono state le comunicazioni questa settimana, che comunque verrà ricordata anche per la serata passata parco della Pellerina per il Traffic Free Festival.
Partiamo dicendo che non conoscevo nessuno dei gruppi in scaletta quel giorno, per cui i miei colleghi, sottolineando che sono l'unico negli “enta” , mi chiedono scherzosamente cosa ci viene a fare un matusa come me a tale serata, ma poi m'invitano.
Immaginate ora un grande parco, diviso in tre. In un terzo trovate il Festival Latino Americano, nel secondo le giostre, e nel terzo il Traffic Free Festival che per la serata a me toccata presentava una rassegna di musica elettronica.
Tra la folla di ragazzi, agghindati nelle maniere più strambe e con il tasso antidoping sballato, si vedono famiglie con bambini che pensano di essere finiti nella casa degli orrori e non riescono a capire dove sia l'uscita e la macchina dello zucchero filato.
Ed anche se la musica non è di mio gradimento mi piace essere tra la gente che balla, si muove, cerca di parlarsi o si cerca solamente tra la folla. Guardo i miei colleghi, e se anche per un attimo mi sento un matusa, bastano due battute ed ecco che l'età non pesa più, che anch'io sono un ragazzo che prova a ballare seguendo l'unz unz che viene sparato sulla folla dalle casse ai bordi del palco.
La mattina dopo la stanchezza e l'unz unz mi fanno compagnia, ma tra tutti i colleghi sono quello messo meglio, e sottolineo che il matusa ha messo a letto tutti i bamboccini.
Nella prossima puntata si parlerà di...
07 luglio 2008
05 luglio 2008
Torino - 20° puntata

Ed eccomi tornare a casa, o meglio alla mia stanzetta, per riuscire a vedere il Palio di Siena. Un evento storico, fatto di tradizioni e leggende, che viene proiettato da questo strumento moderno chiamato televisione. Quando accendo questo nuovo focolare davanti a cui la famiglia di solito si riunisce, vedo il “Cencio” già nelle mani dei contradaioli ed il fantino portato in trionfo. Motivi per festeggiare ce ne sarebbero, a partire dall'arrivo di Martina (complimenti a papà Paolino e mamma Marilù), l'ISTRICE che vince il Palio, io che sopravvivo al go-live del progetto. E quale miglior modo se non mangiando un buon gelato...
In quattro e quattro otto, parto per una delle mie escursioni serali, alla ricerca di un buon gelato. Gli indigeni che lavorano con me mi hanno dato un paio d'indicazioni ed ho deciso di provare la prima gelateria dell'elenco.
Nella mia testa c'è anche la speranza che il gelato rinfreschi oltre al corpo anche la resistenza umana che è stata messa a rischio da alcuni personaggi del DE PROFUNDIS, nome in codice utilizzato per motivi di privacy che indica un gruppo di sciroppati che ha remato contro tutta la settimana.
Com'è mio solito appena uscito inizio a guardarmi in giro e noto le varie contraddizioni di questa città, e penso a tutte le contraddizioni di questo periodo.
Esperti, dicono loro, di IT che tengono lezioni di Amministrazione a tre laureate in Economia, esperte di Economia che chiedono a me, laureato in Ingegneria elettronica, come registrare delle fatture, o di future spose che chiedono a single impenitenti aiuto per scegliere dove andare in viaggio di nozze. Gente che elargisce consigli di cucina, quando il piatto migliore che sanno preparare è un quattro salti in padella. Oppure autisti che si lamentano della guida altriu mentre infrangono sette leggi del codice stradale in un colpo solo.
Comunque sono in avanscoperta per le tante vie di Torino ad ammirare l'architettura totalmente diversa da quella di Milano. Cerco di fare, pensare, curiosare come un normale turista, così d'aiutare il mio stanco neurone nella fuga dal lavoro. Ed ecco che in questa via che dovrebbe portarmi all'agognata coppetta con il classico cucchiaino rosso m'imbatto in una serie d'istantanee che potrebbero essere usate per spiegare gli ossimori di questa città. Una chiesa che sorge davanti ad un cinema vietato ai minori, ed io che pensavo che non ne esistessero più; una serie di ristoranti regionali inframezzati da negozi di Kebab e pubblicità di farmaci miracolosi per tornare in forma e palestre ultra attrezzate. Ragazzine stillose con amici grunge.
In piazza Statuto, da una punto nera degna di finire in un museo come esempio di auto inzarrita, ecco diffondersi la voce di Nino d'Angelo in un pezzo storico remixata da chi sa quale DJ. Al suo interno un esempio di giovani rovinati dallo smog, dalla tv, dalle amicizie, dal buco dell'ozono o dalle mie idee un po' troppo retrò. Giro e vedo grandi piazze da cui si diramano piccole vie, palazzi moderni costruiti accanto a ruderi abbandonati che però trasmettono quell'idea di casa che molte delle nuove costruzioni non hanno. Ed ecco che giungo all'agognata gelateria, che anche se l'ora è tarda, presenta davanti ad essa una coda di una trentina di persone che taglia a metà via Garibaldi. Io finisco dietro ad un ragazzo con la cresta, che quando si gira a parlare con gli amici fa più area del condizionatore dell'ingresso. Dietro di me c'è una tipica famiglia anni ottanta, tre bambini vivaci e nonna come optional. Per fortuna che la mia attesa è ripagata da un gelato da 8 in pagella. Un gelato tradizionale, fatto con ingredienti naturali per la riscoperta delle tradizioni, che contrasta con questa città dell'automobile alla ricerca della modernità. E forse anch'io che mi incaponisco a girarla a piedi un po' contrasto con essa. Che dire: “Mi sento un po' agrodolce anch'io”.
Il vedermi incravattato la mattina per andare al lavoro mi sembra un controsenso, una nota stonata, ma non sempre si può scegliere.
Ed ecco che anche questo post pieno di contraddizioni, volge al termine e dice e non dice nulla.
Nella prossima puntata si parlerà di ...
03 luglio 2008
Principe Eugenio - inizio

29 giugno 2008
Torino - 19° puntata
Benvenuti alla lettura della diciannovesima puntata delle avventure di un giovane, si fa per dire, consulente a Torino.
Iniziamo con il dire che questo lunedì era il lunedì dopo i quarti degli europei, che ci hanno visto sconfitti ai rigori da parte della compagine iberica. C'era un caldo che faceva finalmente capire a tutti che era estate. Ed io mi sono svegliato con la netta sensazione che fosse meglio tornare a letto, anche se non c'era nessuna bella ragazza ad attendermi. Avvertiti chi di dovere della mia situazione di salute, passo la giornata da malaticcio a deambulare dal divano al letto e viceversa, con soste che andavano diradandosi con il passare delle ore nella stanza della ceramica.
Martedì, per nemesi mal compresa dal fato, mi tocca fare il viaggio con il mio capo. Un capo che è stato sempre meno presente, e che per questo ringrazio la mia buona stella, visto che mi ripete trecento volte la stessa cosa, e non ha ancora ben capito che se risiedo con i colleghi nello stesso residence, non vuol dire che lavori al loro stesso progetto, ed ogni volta a ricordargli che i progetti sono due, con problemi molto differenti.
Arrivo a Torino, o meglio a Borgaro Torinese, quando il capoluogo di regione si prepara a festeggiare il suo patrono. Vengo subito investito dalle cose da fare, ma nella mia testa c'è solo il pensiero di andare a vedere i fuochi in Piazza Vittorio, modo in cui i torinesi chiamano P.zza V.Veneto. Quindi se vi capita di chiedere indicazione state attenti che a dispetto del popolo dei polentoni, quello della bagna cauda preferisce abbreviare con il nome anziché usare il cognome.
Arrivata finalmente l'ora del rientro passo il tempo del tragitto a convincere il mio collega ad andare in piazza, lui tituba sino all'ultimo ma poi con l'innesto di un'altra collega e per reazione del collega indigeno, formiamo un quartetto che si mischia con la folla che, partendo da Piazza Castello si dirige lungo via Po in Piazza Vittorio. La via è molto lunga e ricca di portici ai suoi lati, la classica via dello struscio, con in fondo i locali dove far vita notturna.
Mentre percorriamo in compagnia di migliaia di persone questa arteria cittadina, rivivo le sensazioni delle manifestazione scolastiche, dove ci si trovava in piazza e si cominciava a marciare per la città cantando e protestando, in compagnia di amici e compagni di scuola. In fondo alla fiumana di persone c'è la piazza che risulta invisibile visto che è leggermente in pendenza, ma che così permette di vedere la chiesa della Grande Madre di Dio, che sorge dall'altra parte del Po, ai piedi della Collina Torinese e del Monte dei Cappuccini.
Riusciamo a malapena a giungere al bordo della piazza, visto che la folla compattatasi in un corpo unico, non ci permette di andare oltre. Sento i commenti dei vari gruppi, amici, famiglie, turisti, studenti fuori sede o fuori e basta, visto che si arrampicano su un impalcatura per vedere meglio i fuochi, che hanno concentrato l'attenzione di tutti.
Lo spettacolo pirotecnico ogni anno ha un tema diverso. Quello di quest'anno erano i colori, ed ai fuochi era associata una musica per rendere lo spettacolo non solo visivo. I fuochi vengono sparati lungo il fiume, e capisco subito, confortato dai commenti degli autoctoni, che il posto strategico era il Monte dei Cappuccini, e che bisognava essere lì almeno dalle sei del pomeriggio.
Comunque mi godo i fuochi, anche se il collega continua a ripetere che quelli che fanno al suo paese sono molto meglio.
Guardo la gente, e come detto la scorsa settimana, vedo questa città risvegliata dal torpore del freddo e pronta a vivere questa calda estate.
I giorni successivi trascorrono con le solite beghe da ufficio, oltre la quale si aggiunge un incontro a cui devo partecipare a Milano. Il che si traduce in quattro ore di lavoro frenetiche il venerdì per poter arrivare in tempo a Milano e scoprire che mi tocca fare anticamera. Ne approfitto per sbrigare alcune beghe burocratiche e scoprire che causa sforamento del corso tenuto dal mio mentor, il mio incontro di mentoring si riduce ad un breve scambio di battute perchè lui ha un impegno inderogabile. Per fortuna che si scusa e questo dimostra che non importa il livello che raggiungi, ma se sei una persona educata lo resti qualsiasi stipendio tu percepisca.
Uscito dall'ufficio cerco di godermi un po' di Milano e noto che è più di un mese che non mi trovo a camminare per le sue vie, a guardare i suoi palazzi, a fare compre nei suoi negozi o bere nei suoi bar, ed un po' mi manca.
Nella prossima puntata si parlerà di...
22 giugno 2008
Torino - 18° puntata

Caro lettore questa volta non vorrei parlarti della vita torinese passata tra le mure dell'ufficio, in uno stabilimento grigio, non nelle mura che sono di un rosa malato, ma nell'atmosfera, o nell'abitacolo della macchina, questa blu mica a caso, ma di come ho visto risvegliarsi una città dal torpore e dal grigiume dell'inverno.
Eh sì, un po' in ritardo, come la bella stagione, ma sembra che anche qui il disgelo sia finalmente finito e la gente ha iniziato a riversarsi per le strade dello “struscio”, le piazze, i quartieri ed i parchi. Iniziamo con la sveglia. Questa si può dire essere stata la sfida calcistica con i cugini d'oltralpe. l'evento ha smosso la popolazione, così che molti hanno organizzato visioni di gruppo in vari locali, per cercare di ricreare quell'atmosfera che si respira normalmente allo stadio, quando si è tra facce sconosciute di amici o no, ma magari con qualche comodità in più.
Ed ecco che davanti a schermi di varia foggia e misura, come se fossero i nuovi altari del terzo millennio, ci si trova tutti a fare il tifo per la propria squadra o per la squadra meno antipatica. I novanta minuti trascorrono tra cori, grida, applausi e fischi, proprio come se si fosse seduti in uno settore dello stadio un po' più lontano degli altri settori. Al triplice fischi dell'arbitro ci sono facce felici, la maggior parte, e qualche triste, ma basta poco e tutti, in un modo e nell'altro, iniziano a muoversi al ritmo della musica che sembra invadere la città. Ed ecco che si può dare sfogo al desiderio di molti di scorazzare in giro facendo baccano e gridando la propria gioia. Queste urla, probabilmente, hanno ridestato la voglia di vita di questa città. Ed ecco che appaiono locandine di manifestazioni, concerti, sfilate. Sembra che tutti siano fuori di casa. Locali deserti, o addirittura chiusi qualche giorno fa, ora sono così affollati da ricordare la metropolitana all'ora di punta, dove al posto dell'anziana signora con i sacchetti della spesa o del ragazzino con lo zainetto e le cuffie saldate nel canale “auricolare”, ci sono uomini e donne, vestiti nei modi che ritengono più opportuni e comodi, che cercano di divertirsi, magari anche in modo esagerato, pur di recuperare le ore di vita trascorse assopite nei giorni trascorsi a vedere la pioggia cadere ed il freddo circondare l'anima. La musica fa ondeggiare questa massa di corpi come una frenata improvvisa dopo la fermata di Cadorna, solo che non si sente gente lamentarsi del fatto di essere pigiati come le proverbiali sardine, ed DJ è assorto al ruolo di manovratore di questo grande carrozzone.
Il caldo, scoppiato di colpo ed il cielo nuovamente azzurro hanno portato, oltre al cambio più evidente del tempo, anche quello dell'umore di questa città, che ha mandato a dormire la “vecchia signora” per risvegliare la “ragazza spumeggiante e un po discinta” che si nasconde sotto i vecchi merletti ed i colletti inamidati durante l'inverno, pronta a passare da una festa all'altra.
Ed ecco che i ritmi del salento si possono sentire anche qui ai piedi delle alpi
Nella prossima puntata si parlerà...
21 giugno 2008
Cappotto di Legno
volevo scrivere un post impegnato. Portare un po' di attenzione su un processo molto importante, quello denominato SPARTACUS, passato forse un po' troppo in sordina.
La mia vuole essere solo una voce, uno sguardo, un segno di presenza.
Non voglio voltarmi dall'altra parte, non vedere, stare zitto.
15 giugno 2008
Torino - 16°+1 puntata

Ed eccomi a raccontarvi di un altra settimana trascorsa a Torino...anzi no.
Questa volta non voglio tediarvi con l'intero racconto della settimana, ma solo con l'evento principale.
Ebbene sì. Dopo quasi quattro mesi sono riuscito a vedere la Mole da vicino, ma andiamo con ordine.
Mercoledì sera, finalmente mi decido ad intraprendere questo viaggio, che dal letto della camera del residence mi porta sino ai piedi del monumento per antonomasia di Torino. Il simbolo della città. La decisione l'ho presa di colpo. Non mi andava di restare a “casa”. Quindi munito di scarpe comode, look da dimenticare, cappellino esco nella tiepida ed umida sera piemontese.
Una cosa va detta, la mia meta non è proprio dietro l'angolo, ma per fortuna, tolto il primo tratto di strada, poi ho molti punti turistici da attraversare.
Il camminare mi permette, oltre a vedere con calma questa città che mi ospita, anche di scaricare un po' di stress e di pensare, innanzitutto, a come non farmi investire quando attraverso la strada.
Eh si, diciamo che i torinesi, non avranno la fama dei guidatori del sud, ma secondo me ingiustamente. Una volta facendo notare ad un collega autoctono che stava andando contromano, lui con tutta calma mi ha risposto: “qui è uso”. Ammutolito mi raccomando mentalmente ai miei santi protettori ed anche un po' a quelli dell'autista.
Comunque tornando a noi, attraverso al zona del quadrilatero romano, nota sia per i monumenti che per i tanti locali, da lì mi porto su uno dei corsi più famosi per lo struscio (termine antico e forse dialettale per indicare le vasche, cioè le camminate, fatte avanti ed indietro, per vedere negozi, chiacchierare e incontrare persone), corso Garibaldi, dove sembra ci sia anche una delle migliore gelaterie della città, vista la coda, e che quindi necessità di una futura sortita per verificare se tanta fama è dovuta.
Da lì mi sposto in Piazza Castello, con Palazzo Madama che troneggia al centro di questa piazza circondata di portici, chiese, palazzi reali, archivio di stato, e teatro regio. L'ombelico del mondo di Torino, dove si respira ancora un po' dell'atmosfera dei secoli in cui qui avevano dimora i reali, e per le strade circolavano al massimo carrozze e cavalli, e non giovani turisti distratti o automobilisti frettolosi. Via G.Verdi mi accompagna per l'ultimo tratto di strada, dove doppio la Cavallerizza, palazzo così chiamato ed un altro teatro. Svolto a sinistra in via Sant'Ottavio, dove sorge la sede della RAI, un palazzo fatto di acciaio e vetro. Proprio riflessa sulla facciata di questa ormai storica costruzione che mi appare maestosa la Mole. Ne sono catturato, rapito, affascinato. Sembra una scenografia studiata a tavolino. Mentre mi avvicino ho la sensazione che la Mole mi osservi e che cerchi di indicarmi la strada come se fosse un enorme gigante buone, o meglio una gigantessa visto che lo sguardo che mi sento addosso è molto materno. Una sensazione stranissima. Questo è uno di quei momenti in cui vorrei avere la capacità di tramettere sui tasti l'emozione provata oltre allo spettacolo incredibile, ma caro lettore dovrai accontentarti di queste poche righe ed aggiungere un po' di tuo.
Ed eccomi ai piedi del simbolo di Torino.
Una sensazione già provata a Roma davanti alla fontana di Trevi sopraggiunge. La mancanza di spazio. Come allora mi aspettavo che la fontana facesse parte di un enorme piazza, anche per la Mole mi aspettavo una “location” più ariosa, ed invece i palazzi crescono a poca distanza dalle sue mura togliendole spazio. Circumnavigo questo monumento con il naso in su. E mentre giro penso già al prossimo obbiettivo, salire sul suo balcone per poter gustare la splendida vista che immagino ci sia da la su.
La notte avanza a lunghi passi ed io devo rientrare. Percorro la strada al contrario. In Piazza Castello un artista di strada sta mettendo su la scenografia del suo spettacolo, ed i primi passanti iniziano a fare capannello attorno a lui. In Corso Garibaldi c'è ancora la coda davanti alla gelateria. Proseguo per Piazza Statuto con i suoi portici, e mentre esco da quello che si potrebbe chiamare centro, iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. La mia attenzione ora passa a trovare una strada veloce, riparata, sicura per rientrare in residence. I quartieri che attraverso ora sono molto più moderni e residenziali, con poco di turistico o ludico da vedere, ma per fortuna con ampi cornicioni che creano un passaggio leggermente riparato per il mio rientro. Negli occhi ogni tanto appare ancora la visione della Mole riflessa sulle vetrate della RAI e mi sento meno bagnato.
Giungo ragionevolmente infreddolito nella mia camera, dove una doccia calda ed una bella tazza di tè fumante scacciano un po' del freddo che mi sono portato da fuori.
Nella prossima puntata si parlerà di...
08 giugno 2008
Torino - 16° puntata

Ed eccomi in questa domenica primaverile, che dovrebbe essere più vicina all'estate, ma che guardando fuori ricorda più l'autunno che inizio il racconto dell'ennesima settimana trascorsa a Torino.
Queste che vengono sono settimane cruciale, in verità è da un bel po' che le settimane sono cruciali, che le date dei blocchi del del progetto si susseguono, ma finalmente un po' di aiuto arriva, anche se non a dare una mano a me...cavoli.
Sono entrati a far parte del gruppo altre tre persone, in realtà due fanno parte del gruppo da un paio di settimane ma non ero mai riuscito ad incontrarle e poi solo da questa settimana sono state dirottate sul nostro progetto, mentre la terza è una figura con esperienza, che fino a fine giugno lavorerà con noi part-time e poi da Luglio anche lui sarà parte integrante del gruppo.
Potrei dilungarmi nella descrizione di queste nuove figure, ma poi questo post prenderebbe la forma di uno di quei temi delle elementari in cui veniva chiesto di descrivere il compagno di banco, il miglior amico, l'eroe od un parente più o meno prossimo. Quindi, curioso di un lettore, ti è andata male.
Potrei dilungarmi a parlare dell'evento sportivo della settimana: invito a giocare a calcetto in una sfida di perfetti sconosciuti che giocano tutti i mercoledì in uno dei campetti del centro sportivo del residence, ma visto il pessimo risultato ottenuto eviterei, non vorrei intaccare la mia immagine di grande condottiero della difesa, che in questa partita ha fatto davvero una figura barbina. Quindi anche questa volta, curiosone di un lettore, caschi male.
Potrei dilungarmi sull'evento lavorativo, che ha visto questo povero amanuense al centro di una caccia al colpevole, ma per motivi squisitamente di riservatezza professionale posso solo dire che ne sono uscito incolume, ed a malincuore ho dovuto affidarmi al motto “mors tua vita mea”. l'accusatore indicava me come colpevole anzich'è il vero autore dell'errore, quindi io ho accusato lui dell'errore, ed avendo dalla mia i consigli di amici più esperti che mi avevano preparato durante le chiacchierate di contorno alle corse domenicali a queste situazioni(Grazie Ste), gli ho ribaltato la frittata ed il grande accusatore si è ritrovato accusato e dichiaratamente colpevole, con l'unica persona che lo poteva difendere dall'altra parte, e se n'è dovuto tornare negli inferi con le pive nel sacco. Questo è il massimo che posso dire su questo spiacevole episodio. Quindi curiosonissimo di un lettore mi sa che ti dovrai accontentare.
Potrei dilungarmi sul raccontare della faccia stupita delle persone a cui fai una gentilezza che è alla base della buona educazione, come tenere la porta aperta a chi esce dopo di te, cedere il posto in tram ad un'anziana signora, proporsi di aiutarne una con sporte pesanti da portare, e via dicendo. Ma mi fa male pensare che l'educazione sia una cosa sorprendente anziché la regola, mentre la maleducazione sia del tutto naturale. Quindi curiosoneducato di un lettore mi spiace, spero solo che tu mi possa perdonare ed accordarmi il tuo perdono.
Potrei dilungarmi, ma poi sarei prolisso, quindi perchè non terminare questo post con un ringraziamento.
Grazie Paolo e Barbara di avermi voluto al vostro matrimonio, per aver voluto che partecipassi in maniera attiva alla cerimonia, grazie per un sacco di altri motivi che non sto qui ad elencare tra cui quello di avermi dato la giustificazione per non restare a lavorare il sabato a Torino.
Grazie e Buona Vita, questa è per voi:
Nella prossima puntata si parlerà di...
31 maggio 2008
Torino - 15° puntata

Buon giorno caro lettore, questo ennesimo post sulla mia trasferta vuol essere un po' diverso dai precedenti. Voglio cercare di allontanarmi un po' dal solito elenco delle avventure tragicomiche della vita di un consulente a Torino. Per inciso la settimana è stata pesante, molto pesante, e le abbondanti piogge non l'hanno resa più divertente. Comunque volevo provare a parlare solo delle cose belle, ed in particolare di una.
Ieri, quando sono partito da Borgaro Torinese, il tempo sembrava in miglioramento. Il sole dopo tanta fatica era riuscito ad aprirsi un varco tra le nuvole ed a riscaldare un po' a terra, ed anche il mio stato d'animo, ed anche se è stato per poco, quel poco a riacceso qualcosa di buono dentro me. Sensazioni piacevoli, non ben definite, come nuove speranze, non so spiegare bene. Non so se ti è mai capitato di svegliarti e di sentirti bene, quasi felice senza alcun motivo. Ecco una cosa del genere.
In macchina eravamo in tre, ed io seduto dietro non avevo neanche l'obbligo morale di tenere lesto il guidatore o di controllare la strada (per la precisione ci siamo persi, ma questa volta non ho dovuto sfoggiare il mio super potere che tanto mi ha reso famoso, il collega alla guida ha fatto tutto da solo), così che mi sono potuto godere il paesaggio, un po' differente dalla solito. L'arcobaleno che si vedeva in lontananza mi ha fatto favoleggiare di pentoloni pieni di monete d'oro, di gnomi e fate, della spiritualità della natura.
Mentre i campi scorrono velocemente cercavo di vedere la pioggia in maniera diversa, di cambiare punto di vista. Come se tutta quell'acqua servisse a portar via tutto lo stress, il nervosismo, le lunghe ore passate in ufficio, le arrabbiature, tutte le cose grigie, come il mio vestito, per lasciare posto ai colori. Si proprio i colori.
Ecco ora inizio a sragionare e quindi è meglio che mi fermi qui, forse è meglio cantarci su.
Nella prossima puntata si parlerà di...
25 maggio 2008
Torino – 14° puntata bis

Partiamo subito con lo spiegare il perchè del bis.
La prima stesura di questo post era ricca di fiele e delle solite battute acide nei confronti di colleghi ed utenti, una pagina di frustrazioni e rivalse, dove l'unica cosa che emergeva era che i colleghi possono diventare anche amici, ma principalmente sono colleghi, quindi non devo rimanere sorpreso se si comportano in modo poco amichevole a volte, e che gli utenti sono e saranno sempre utenti.
Per cui ho deciso di riscrivere il post, parlando di altro.
Vi racconterò dell'evento sportivo della settimana.
Il vostro blogger preferito, o almeno uno dei primi 10 blogger preferit speroi, è stato chiamato per sostituire un collega nella partita settimanale che si tiene tra i due diversi gruppi di consulenza che ci sono sul progetto che sto seguendo. Convocazione arrivata all'ultimo minuto. La telefonata del mister, il mio collega dalla guida veloce, è stata pressappoco così: “tra 20 minuti fatti trovare giù che si gioca”.
Cavoli erano anni che non giocavo. Comunque mi presento come al solito un po' in anticipo, mentre il mister, come suo solito un po' in ritardo. Anche le nuvole, smettono di rovesciare pioggia con i catini, e si mettono a guardare il ritorno in campo dell'eroe di mille partite giovanili, quando le uniche curve erano quelle dello stadio ed appena c'era un attimo s'improvvisava un match importantissimo, nei corridoi della scuola con palloni fatti di carta e scotch o per la strada con lattine o qualsiasi altra cosa fosse lecito calciare.
La partita inizia con un paio di minuti di ritardo perchè il quinto ritarda, tanto che decidiamo di partire a giocare in quattro. Dall'altra parte sono schierati, la versione robusta di Tarzan Annoni accompagnato dal fratello più grosso, direttamente da scuola di polizia Eugene Tackleberry, Mr Mare&Monti proveniente dall'ultima sfilata in Val d'Aosta, e Casper che appare e scompare dal campo.
La formazione di cui faccio parte vede in campo il sottoscritto, i gemelli del del Cuba Libre e loro cugino Mojto, con l'aggiunta dello straniero PaloAlto. Evitiamo le foto di rito per non impressionare i posteri. E poi non vorrei che si scoprisse che questa marmaglia di giocatori della domenica gioca anche durante la settimana.
Si parte blandi e siamo sull'1 a 1.
Di colpo la partita si accende ed i vostri eroi iniziano a fare sul serio, in breve tempo siamo sul 5 a 1. Io, dopo un rinvio da calcio saponato mi rifugio in porta, dove lo spirito partigiano mi aiuta a difendere la porta dall'avanzata straniera (devo ammettere che i legni della porta mi hanno dato una mano. Probabilmente gli avversari non conoscono bene le regole del gioco e continuano a tirare il pallone contro i sostegni della rete anziché dentro). Ripreso il contatto con il gioco e riconquistata la fiducia dei compagni inizio a giocare ai livelli di una volta. Le poche escursioni in attacco consigliano la squadra a non passarmi la palla oltre la linea di centrocampo perchè tanto non la prendo. Comunque corro e cerco di fare del mio meglio; e quando la squadra cala fisicamente mi carico tutta la retroguardia sulle spalle e difendo il risultato. 14 a 3. Non so come, ma gli altri hanno tutti paura di una cocente rimonta. Io non voglio assistere ad un'altra Istanbul e raddoppio gli sforzi. Rincuorati nel fisico e nell'animo, dopo una serie di grandi salvataggi da parte del sottoscritto, il team ricomincia a girare, tanto che riesco a segnare anch'io dopo una serie di passaggi stretti con uno dei gemelli del Cuba. La partita si conclude con uno schiacciante 18 a 5 quando si spengono le luci in campo. Eh sì qui niente fischi.
Alla fine del match ricevo i complimenti del Mr che mi dice che se voglio il posto del quinto giocatore è mio. Orgoglioso me ne torno in camera a farmi la doccia ed a nascondere i mille dolorino che mi assaliranno appena i muscoli si saranno raffreddati.
Evito di raccontarvi la difficoltà nel non mostrare la faccia sofferente il giorno dopo.
E pensare che lo sport è salutare...Ciao Ciao.
Nella prossima puntata si parlerà di...
17 maggio 2008
Torino 12+1° Puntata

Non so se siate scaramantici, ma io come si suol dire “Non ci credo ma mi adeguo”.
Comunque anche questa settimana è finita, ed a dirla tutto per fortuna. Non credevo che anche il lavoro potesse essere meteoropatico, che potesse essere influenzato dagli strali del tempo, ma mi sto ricredendo. Fino a quando sulla città piemontese che mi ospita c'è stato il sole il lavoro è stato tranquillo, ma appena le prime nuvole si sono affacciate eccomi rifare le ora piccole per caricare dati, sistemare tabelle, aggiustare programmi e preparare riunioni. Ed io che pensavo ad una settimana di vita e giri a zonzo per Torino, mi sono dovuto svegliare eppure avrei voluto continuare a dormire.
Mi sono accorto che sino ad ora non sono entrato molto nel merito del mio lavoro a Torino, o meglio del mio lavoro in generale, questo perchè non mi è facile rispondere alla domanda che lavoro fai. Di solito rispondo consulente informatico o che mi occupo di information technology quando voglio darmi delle aree. E si, perchè tradurre il proprio lavoro in inglese sta diventando un MUST. Dire che lavori in un call center fa precario, ma dire che lavori ad un centralino fa sfigato.
Appena la gente sente la parola informatica: o inorridisce come quando deve settare l'ora sul videoregistratore e si accorge di aver usato le istruzioni per la gabbia dei pappagallini, o inizia a chiederti consigli su programmi per chattare/scaricare filmati e pezzi del pc, senza rendersi conto che il consulente informatico di solito non capisce assolutamente nulla di hardware e sa ben poco di software che non sia quello che usa per lavoro. Di contro, un buon consulente sa dissimulare molto bene la sua ignoranza, tanto che a volte sono tentato di presentarmi come Venditore di piume d'equino (citazione direttamente dagli anni '80), invece di dire che sono un consulente IT e che mi occupo dell'ERP SAP moduli HCM ed FI. A dimenticavo, anche le sigle stanno diventando un MUST.
Ma tornando a noi, un collega mi ha inviato un documento in cui era spiegato, semplicemente, il lavoro che facciamo, ed io lo riporto qui sotto per il vostro diletto:
Sei un consulente informatico? Quindi:
1- Lavori a degli orari bizzarri. (Come le prostitute)
2- Sei pagato per rendere felice il tuo cliente. (Come le prostitute)
3- Il tuo cliente paga tanto, ma è il tuo padrone che intasca. (Come le prostitute)
4- Sei pagato all'ora, ma i tuoi lavori arrivano fino a quando il lavoro è finito. (Come le prostitute)
5- Anche se sei bravo, non sei mai fiero di quello che fai. (Come le prostitute)
6- Sei ricompensato se soddisfi le fantasie del cliente. (Come le prostitute)
7- Ti è difficile avere e mantenere una famiglia. (Come le prostitute)
8- I tuoi amici si allontanano da te e resti solo con gente del tuo tipo. (Come le prostitute)
9- E' il tuo cliente che paga l'hotel e le ore di lavoro. (Come le prostitute)
10- Il tuo padrone ha una gran bella macchina. (Come le prostitute)
11- Quando vai in "missione" da un cliente, arrivi con un gran sorriso. (Come le prostitute)
12- Ma quando il lavoro è finito, sei di cattivo umore. (Come le prostitute)
13- Per valutare le tue capacità ti sottopongono a dei terribili test. (Come le prostitute)
14- Il cliente vuole sempre pagare di meno e tu devi fare delle meraviglie. (Come le prostitute)
15- Quando ti alzi dal letto, ti dici: “Non posso fare questo per tutta la vita!”. (Come le prostitute)
16- Comunque va, te lo prendi sempre in quel posto. (Come le prostitute)
17- Non usi l'auto aziendale. (come le prostitute)
18- Quando hai finito con un cliente cominci con un altro. (Come le prostitute)
Ma non avresti guadagnato di più facendo la prostituta??? E avresti anche saltato anni e anni di sacrifici all'università e a 35 anni andresti in pensione.
Ed ecco che come la settimana anche questo post volge al termine.
Nella prossima puntata si parlerà di...
Post notturno
Forse perchè Morfeo sta suonando la sua dolce musica lontano da qui, forse perchè il buon umore è affogato sotto la pioggia di questa giornata grigia a cavallo tra due prefissi telefonici, tra piccole e grandi città del nord. Vecchie signore che cercano di rifarsi il trucco per nascondere le solite magagne.
Forse volevo solo fotografare questo stato d'animo dolce ed amaro che le parole non riescono ad impressionare.
Forse è solo perchè avevo voglia di scrivere ma poche idee da raccontare.
Scegli tu caro lettore, ma non ti far prendere dalla malinconia del tempo, perchè: che domani piova o no, prima o poi spunterà il sole.
10 maggio 2008
Torino - 12° puntata

Ed eccomi di nuovo davanti alla tastiera ed al monitor del pc a cercare di ricapitolare le cose che sono successe in un'altra settimana di trasferta in quel di Torino.
Tanto per iniziare questa è stata quasi una settimana piena, come on succedeva da tempo tra ponti e festività. Ben quattro giorni e mezzo passati nella città sabauda. Il mezzo che manca è trascorso lottando con la noia ad un vespertino aziendale tenuto in un hotel di Milano.
Ahi, quanto è difficile non sbadigliare quando il capo dei capi attacca a parlare e tu hai dormito solo poche ore...ma andiamo in ordine.
I primi due giorni della settimana trascorrono come sempre. Chini davanti al pc a macinare lavoro e a cercare di sentire ancora il profumo dei giorni trascorsi al lago. Il primo evento che merita di essere raccontato è legato ad un centro commerciale. Martedì si va a fare la spesa. Siamo in due io ed il collega autista. Appena entrati nel centro commerciale, sono uguali in tutta Italia, ci rechiamo al supermercato per fare un po' di scorte. Siccome abbiamo visioni alimentari diverse ci dividiamo e ci diamo appuntamento alle casse. Io, memore dell'esperienza fatta nei supermercati del milanese faccio la mia spesa e vado alle casse a pagare, mettendomi in attesa del mio collega. Davanti a lui c'è una coppia di ragazze, o almeno lo devono essere stata una decina di anni fa, ma a comprare è una sola di loro. La cassiera passa i pochi articoli presi quando la ragazza la blocca. Inizia una breve discussione sul prezzo del tanga... e si lettore, la ragazza impugna un bel tanga nero traslucido e dice che era in offerta, mentre la cassiera risponde qualcosa che non sento, sono troppo rapito da questo tanga che balla senza accompagnatore e dalla faccia imbarazzata dell'amica. Il mio collega, nascosto da occhialoni da sole degni del Billionaire, sogghigna di gusto, come fa quasi tutta la fila che si slunga alle loro spalle. La ragazza a malincuore lascia il prezioso indumento e non curante degli sguardi si allontana scortata dall'amica imbarazzata per entrambe.
Mercoledì è giornata di sfide. Alcuni colleghi hanno organizzato una partita di calcetto. Io declino l'invito per diversi motivi tra cui il principale è che non ho scarpe con cui giocare, e poi i piedi si devono riprendere ancora dalle scarpinate fatte in queste settimane. Faccio quindi da spettatore in compagnia di due colleghe, una bionda ed una bruna tanto che mi fanno pensare alle veline ed io mi sento un po' il Gabibbo della situazione. Comunque guardiamo un po' i colleghi sgambettare dietro al pallone e poi decidiamo che è meglio andare a prendere qualcosa al bar. Questo è il preludio ad una serata fuori al Quadrilatero Romano, zona ricca di locali di Torino.
La serata viene doppiata il giorno seguente quando ricevo una chiamata alle 11 di sera che mi avverte che i miei colleghi mi stanno aspettando per andare a ballare. Accetto volentieri di uscire perchè da quando mi sono trasferito in residence le uscite si sono azzerate e fare vita ufficio casa un po' inizia a pesarmi. Tralascio il racconto della serata e della giungla di persone presenti nel locale. Sarebbero parole già dette.
Il problema nasce venerdì pomeriggio.
Mi sono invitato con il collega a questa riunione aziendale a Milano, il cui organizzatore è la figura più alta in grado a Milano per vari motivi:
primo per essere a Milano presto e poter raggiungere gli amici ad una cena all'ora dell'aperitivo e non del dolce;
secondo per motivi d'immagine aziendale, in certe occasioni bisogna esserci;
terzo motivo per portare alcuni documenti in sede e salutare qualche collega.
La riunione inizia con un pippozzo, come dice il capo, che attacca alla base la parte del mio cervello che si dovrebbe occupare di tenermi sveglio. Combatto con il desiderio di addormentarmi, e le sedie modello invitati non siete graditi mi aiutano. La loro scomodità deve essere stata brevettata.
Non so come, ed a dire il vero non ne sono sicuro, ma arrivo alla fine dell'intervento con gli occhi ancora aperti ed in uno stato di lucidità accettabile. Confido di rilassarmi nella seconda parte della riunione ma il posto libero accanto a me viene occupato dal capo, che cerca di trasmettere in questo modo il concetto che lui è uno di noi. Quindi nuova lotta contro il sonno che questa volta viene aiutata anche dagli argomenti meno noiosi che vengono trattati.
Giungiamo cosi alla fine della riunione che ha sforato come al solito di una buona mezz'ora l'ora di fine. Saluto tutti velocemente e scappo alla ricerca di un po' di vita, di quella che mi sembra ogni tanto rubata dal lavoro, gli impegni e gli altri mille casini in cui vado ad impegolarmi.
Nella prossima puntata si parlerà di...
04 maggio 2008
Torino - 11° puntata
Chi sa se qualche lettore si è preoccupato non vedendo apparire il resoconto della settimana di trasferta.
Preoccupati caro lettore perchè le cose importanti son ben altre...scherzo ovviamente.
In questi giorni passati, dove nuove persone sono state investite di cariche importanti, anche nel mio piccolo mondo lavorativo ci sono state piccole rivoluzioni.
Dopo un mese di frequenti assenze la responsabile del team ha annunciato l'entrata in maternità anticipata. Al giubilo e festa nel alzare i calici, metaforici, della festa si è anche aggiunta, ahimè un po' di preoccupazione per quanto riguarda il lavoro. Perchè ora da tre persone siamo rimaste in due, le meno esperte, e la prima data di consegna è lì che si può toccare.
In questi casi lamentarsi serve a poco. Ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo lavorato ancora più sodo, anche se io avevo dei dubbi sulla capacità di fare ancora di più. Comunque tolti alcuni piccoli errorini dovuti alla stanchezza, beccati dei rimproveri ingiusti con grande savuar fair e mettendo da parte lo Zidane che voleva risolvere la situazione a suo modo, siamo arrivati alla fine.
Quasi impensabile, ma alle 18:00 di mercoledì avevamo quasi finito. Il mio collega, essendo il nuovo team leader doveva solo inviare la mail per la conferma del caricamento dei dati.
Non ci sono stati eventi mondani rilevanti, la settimana è stata davvero breve, ma in compenso sono riuscito a rimettere in campo un altro super potere, che credevo ormai perso: la super GAFFE.
Vado in breve a spiegare cosa è successo: siamo ormai agli ultimi giorni del mese e devo presentare la Nota spese riguardante l'intero mese di Aprile, e siccome si tratta di soldini sono molto sensibile all'argomento, ed essendo miei sono più sensibile di Madre Teresa con i malati.
Compilo la mia bella paginetta nella intranet aziendale, quando scopro che il sistema blocca il caricamento dei dati relativi ai miei ultimi giorni in albergo. Ed adesso cosa faccio? Provo a rintracciare Una delle tre persone che lavorano in amministrazione. Alla prima chiamata, la centralinista, mi dice che non c'è nessuno in ufficio e che probabilmente sono alla macchinetta del caffè. Va bene provo dopo.
Riprovo e ciccia di nuovo.
Ormai mi sto innervosendo. Devo chiudere questa cosa al più presto ed ho ancora da attendere il buon esito dei caricamenti lanciati. Candidamente, al terzo tentativo chiedo alla segretaria se mi può passare la nuova collega, che preciso ho visto solo un paio di volte di sfuggita passando dall'ufficio, che si occupa del controllo delle presenze, non si sa mai che mi possa aiutare. Dall'altra parte del telefono, in un altra regione, sento arrivare un NO sbalordito ed incredulo, un NO da “stai scherzando, VERO?”. Io all'inizio resto ammutolito e non capisco. Quando arriva in mio aiuto la voce del narratore che sembra moltissimo quella della segretaria, oltre a provenire stranamente dala cornetta del telefono che tengo in mano, che mi fa notare che la collega in questione è audiolesa, anche se lei ha usato altre parole.
Io mi scuso, sentendomi mortificato e riprometto di scrivere una mail per chiedere aiuto.
Ecco, ricapitolando il filone dei cinque sensi gaffeur ho:
- Chiesto l'ora ad un cieco;
- Mi sono proposto di dare una mano ad un monco;
- Ho chiesto di parlare al telefono ad un sordo.
Nella prossima puntata si parlerà di...