Caro Lettore,
come stai? Spero bene. Io ho un forte mal di gola che non mi permette di godere a pieno di questo ponte che per alcuni momenti è sembrato quello sullo Stretto, una pura utopia.
Dall'ultima volta che ho scritto sono successe tante cose che hanno fatto da cornice alla settimana lavorativa. Eventi mondani a ripetizione, ribaltoni politici, partenze verso luoghi con cambio di consonante, distribuzione di merendine, terremoto nella pianificazione delle ferie, panico da cetriolo killer, evento eno-gastro-sportivi e riflessioni chilometriche.
Allora vediamo un po' di descrivere cosa è successo.
EVENTI MONDANI A RIPETIZIONE
appena ho finito di pubblicare il post della scorsa settimana è iniziata alacre l'attività preparatoria al doppio evento matrimoniale, che prevedeva l'impaccamento degli ultimi regali, la scelta delle cravatte e delle camicie dei due abiti, doccia, pranzo frugale, piccolo riposino e poi via verso il luogo dell'appuntamento. Prima ora X sono le 16:00 davanti all'ufficio.
Si parte per la prima chiesa, per la prima cerimonia, per la prima serie di foto, per il primo lancio di riso, per il primo bacio alla Sposa, per il primo spostamento verso il ristorante, per il primo brindisi agli sposi, per la cena nuziale, per il primo giro di racconti, per il primo giro di piatti e vino spesso, un ottimo Barbaresco in bottiglia Magnum.
Tutto questo turbion ha però una scadenza. A mezzanotte io e le mie compagne di viaggio, due colleghe e mezza saremmo dovuti partire per rientrare. L'autista perchè come organizzatore avrebbe dovuto presenziare ad una gara di fuori strada, la collega e mezza si stanca subito avendo in grembo una piccola inseguitrice di conigli bianchi, ed il sottoscritto che ha già puntato la sveglia ad un orario albeggiante.
La partenza subisce un piccolo ritardo a causa dell'attacco di un gruppo di diversamente giovani nei confronti dell'autista. Per fortuna che l'intervento del consulente con FASCINO e valigia li disperde liberando la malcapitata, non prima però che il più arzilla proponga un contratto con molti zeri per caricare vita natural durante il figlio.
Dopo un paio di incroci errati e quasi una settantina di chilometri ecco che vengo depositato davanti alla porta del residence. Salgo. Mi spoglio e svengo sul divano.
Alle 4:15 suona la prima sveglia. In stato più o meno frastornato mi butto sotto la doccia. Li mi accorgo di non aver trascritto l'indirizzo del punto di ritrovo, punto Y, del secondo matrimonio. Mentre preparo la colazione, accendo il pc e ricontrollo la lista di cose da prendere. I sacchetti con i regali sono già in macchina, mi manca sola la borsa con le bibite, mentre i vestiti sono già imbustati.
Poco dopo le 5:00 sono in macchina direzione SUD. Appuntamento ore 11:00 a Monteriggioni, al Bar dell'Orso.
Seguo in modalità automa le indicazioni dello scout elettronico. Mi ritrovo così tra le varie gincane e gallerie delle autostrade vicino a Genova. Percorro poi varie autostrade sino ad arrivare a Firenze Certosa, la mia uscita. Sulla statale che porta a Siena viene il momento di fare il cambio di abiti. Avevo provato a farlo in un parcheggio di un autogrill ma un pullman di pellegrini mi aveva giusto parcheggiato a fianco.
Arrivo con una mezz'ora di anticipo. Mi nascondo nel bar in attesa che arrivino tutti. La mia presenza deve essere una sorpresa, come l'evento. Mentre io ordino un succo e due brioches, la guida mi mette fame, un paio di ragazze dell'est ordinano un paio di panini che a livello di grassi potrebbe far concorrenza alla mia cena del giorno prima. Si susseguono personaggi di vario tpo, ciclisti più o meno organizzati, motociclisti, camperisti ma tutti accomunati dall'acquisto di questi super panini.
Arriva l'ora. La sorpresa in parte è saltata, ma è difficile passare inosservati se gli invitati sono solo i genitori degli sposi ed i figli degli sposi, oltre ai testimoni e poi non siamo nella Provincia Grande, ma in una più piccina. Sono così passato da un matrimonio con 240 invitati ad uno con 10 invitati dove solo in 4 sapevamo che sarebbe celebrato un matrimonio.
Le colline delle Langhe hanno lasciato il posto a quelle Senesi sullo sfondo delle foto. Entrambi i ricevimenti si sono tenuti in un castello, ma mentre il primo era più una riserva di caccia il secondo era una vera e propria fortificazione, con tanto di ponte levatoio e mure di cinta.
Qui si brinda con un Brunello di Montalcino, in bottiglia Magnum, ovviamente. Finite le libagioni ci si sposta per le foto. Dopo le foto ci si sposta ognuno verso casa propria. Io chiedo ospitalità agli sposi per cambiarmi. Vorrei evitare di essere arrestato per atti FASCINOSI in luogo pubblico.
Ecco riparto. Questa volta decido per strada semplice, e conosciuta, anche perchè la radio parla di traffico e code sulla strada fatta in mattinata.
Arrivo ad Alba che sono quasi le 23:00. rassicuro il gruppo di persone in pensiero per il mio tour de force.
RIBALTONI POLITICI
Lunedì mattina sono uno straccio. Mi tengo insieme con la sola gravità molecolare. Vado in ufficio perchè dovrebbe esserci la riunione saltata venerdì.
Iniziano le battute e lo scambio di foto.
Faccio comunque tardi, senza che della riunione se ne sappia nulla.
Riesco a tornare in qualche modo in residence. Alle 21:45 sto già dormendo, mentre in giro per l'Italia il popolo arancione festeggia la fine degli anni '80 o una rimonta insperata. Vuoi vedere che sono riusciti a sbiancare il giaguaro?
PARTENZE VERSO LUOGHI CON CAMBIO DI CONSONANTE
Martedì un po' mi sono ripreso, ma inizia a farmi male la gola. Il lavoro non manca, e le cose da fare mi riempiono la giornata senza farmi ben capire come sono arrivato a sera.
Due colleghi, il neo sposo ed il salentino, partono in serata rispettivamente per Bali e Bari, roba da Bersaglio delle parole crociate o Cambio di Lettera.
DISTRIBUZIONE DI MERENDINE
Mercoledì il mal di gola si è fatto insistente. Le medicine che ho preso hanno solo ridotti i dolori diffusi come le nuvole in una giornata uggiosa, lasciando così spadroneggiare il mal di gola. In ufficio vengono distribuite alcune merendine, che per quanto c'è scritto sull'incarto, non hanno una prospettiva di lunga vita.
TERREMOTO NELLA PIANIFICAZIONE DELLE FERIE
Scopro durante il giorno che le mie ferie sono messe a rischio, perchè il collega che mi sostituirà rischia di farsi Agosto a testa in giù, cioè nell'emisfero australe, nella terra dei Canguri, dei Koala e di altre speci esotiche ed io rischio di conseguenza di rimanere ammanettato alla scrivania.
PANICO DA CETRIOLO KILLER
parto da Alba e faccio finalmente ritorno alle terre natali. Arrivato a casa dei miei, dove mio nipote mi aspetta per giocare, mia madre tutta baldanzosa mi accoglie con un sorriso dicendo che il fruttivendolo le ha regalato un po' di verdura, visto che lei è una delle migliori clienti. Noto che tra le verdure donate spiccano anche 4 cetrioli. Le chiedo se ha sentito la notizia del Cetriolo Killer. Mi guarda un po' sorpresa, cercando prima di capire se è uno scherzo o no. Per fortuna che prima mio padre e poi il telegiornale confutano quanto detto. Lei mi rassicura dicendo che tutta la verdura che compra viene dall'Italia, controllo le etichette.
Ora c'è da affrontare mio nipote. Non sembra affatto stanco, anzi. Lo indirizzo sui disegni intanto che cerco di cenare. Per fortuna che poi arriva un amichetto con cui va a giocare, così che io possa verificare la legge di Mendel. Mi addormento sul divano a fianco a mio padre. Se non è questo patrimonio genetico.
EVENTO ENO-GASTRO-SPORTIVI
Giovedì sono in trasferta nuovamente, ma questa volta sul Lago di Garda, per la precisione a Tremosine, dove partecipo insieme ad un gruppo di amici alla gara non competitiva 5 MIGLIA DEL GHIOTTONE. L'evento prevede un percorso fatto di 8 tappe per un totale di 5 miglia.
Al raggiungimento di ogni tappa, si ha il diritto ad una pietanza. Alla fine mi sembra di aver partecipato ad un altro pranzo nuziale, ma itinerante, con salite, sentieri nei boschi, punti panoramici, terrazzi a strapiombo, terrapieni verdissimi popolati di ulivi, discese, borghi antichi e l'oratorio con i suoi parcheggi. Durante il percorso si è parlato di tutto, dalla politica alla filosofia, dai pettegolezzi alla politica del bel paese. Dal riciclaggio alle energie pulite.
RIFLESSIONI CHILOMETRICHE
Rientro a casa pensando che ho fatto davvero molti chilometri, ma che questi avevano tutti gusti diversi. Alcuni erano piacevoli e corti, altri sembravano non finire mai. Alcuni li ho buttati giù in un sorso ed altri hanno messo a rischio la digestione. Chi sa che gusto avranno i prossimi chilometri.
… all'inseguimento del sole...
03 giugno 2011
28 maggio 2011
Tra Alba e Tramonto - 55° puntata
Caro Lettore, ho ormai finito da tempo gli incipit e sempre più riutilizzo la stessa forma. Questo forse è dovuto al fatto che ormai sono passate 55 settimane da quando ho iniziato questa avventura.
È vero di cose ne sono capitate, di persone ne ho incontrate, di posti ne ho visti. La mia valigia è sempre più piena di cose e di esperienze.
Per fortuna che oltre alla valigia anche il FASCINO è in crescita. Vuoi vedere che le rughette ed i primi capelli bianchi, nascosti da un taglio molto corto, abbiano aggiunto un po’ di sale e pepe.
E sì, il Tempo passa, anche se non lo si guarda e si fa finta di niente. Anche se si cerca di ignorarlo il Tempo fa cadere ogni giorno un granellino in più nella tua clessidra. La cosa importante è che quel granellino non sia passato inutilmente.
Per ora sono fortunato, ogni granellino ha portato con se un ricordo, un volto od un’emozione.
Ecco, dopo quest’auto incensimento, forse è il caso di iniziare a raccontare in questo diario virtuale l’ennesima settimana in trasferta.
Questa settimana è stata innanzitutto la settimana successiva alla mia ultima settimana di ferie estive del 2010. E già, del 2010. Avevo sognato viaggi a Berlino, ma poi il destino mi ha portato altrove, a ripercorrere i ricordi della mia gioventù regalandomi nuove emozioni.
Ma questa rubrica si occupa di altro e vediamo di rimanere sulla strada giusta.
Lunedì è iniziato come al solito a bomba, le cose da fare si sono accumulate nella mia settimana di assenza. La sera poi mi aspettava l’evento mondano: una cena a casa della responsabile aziendale per festeggiare compleanni e futuri matrimoni. Abbiamo cenato su un terrazzo che regalava una vista incredibile sulle langhe.



Poi sembrava di essere tornati ad una di quelle feste delle medie in cui bisogna firmare il biglietto di auguri senza farsi scoprire dal festeggiato, e quando i festeggiati sono 3 la cosa si fa molto più difficile. Per fortuna che i regali sono piaciuti, che la serata è stata gioviale, il cibo buono, il vino ottimo e la compagnia grandiosa.
L’unica pecca è stata che fosse di lunedì.
Martedì mi rituffo nel lavoro. Fai questo, studia questo problema, prendi questa patata bollente. Lavora lavora lavora. È arrivata anche la persona che mi sostituirà, quindi ho iniziato il mio passaggio di consegne. Tutto questo ha rubato ancora un po’ di tempo a quello che ho per rispondere alle domande degli utenti.
Queste sono poi delle più assurde. Un’utente ha avuto il coraggio di fare la stessa domanda 6 volte nel giro di un giorno, ricevendo sempre la stessa risposta. Il capo corregge poi una mio lavoro. Non ci sarebbe nulla di male se la sua correzione non fosse errata. Per fortuna che se ne accorge e ripropone la mia. Le patate bollenti ad un certo punto sono così tante che sembra di stare in una friggitoria. Io passo dal monopoli al giro del mondo in 80 utenti. Russia, Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna, Portogallo, Turchia e Polonia. Capite che arrivato a venerdì un po’ di confusione ce l’abbia anch’io, ma mai come quella che ha la responsabile di uno dei gruppi che si trova allo stesso piano dove lavoro io. Mi hanno chiesto di supportarli in un’attività di controllo. Io do la mia disponibilità, in fin dei conti sono stato offerto volontario. Questa indice una riunione. Prima alle 9:00, poi la sposta di un’ora, poi la sposta alle 14:30, poi la sposta di un po’ e poi verso le 17:00 all’ennesimo sollecito ammette di non aver tempo. Io ho passato un’intera giornata a preparare una riunione che non c’è stata. Ma la cosa divertente è che il mio equivalente, dell’altro gruppo non era neanche stato invitato. Va beh, la sindrome di organizzazione alla Filini sembra che colpisca ovunque e chiunque.
Venerdì poi ritrovo un ex collega di FIAT che viene a fare un colloquio per un posto nel mio ufficio. Fa ridere ricordare con lui le giornate passate a Torino, i colleghi, i capi.
Arriva come tutte le settimane l’ora di salutare l’ufficio e buttarsi nel fine settimana. Resto ad Alba, perché sono invitato al matrimonio di cui sopra. In realtà ho anche il matrimonio di uno dei miei migliori amici a Siena, ma per fortuna è di domenica. Approfitto della bella serata, dell’arcobaleno che fa da tetto alla città per andare a fare una corsettina. Ho preso le scarpe sbagliate, ma questo non mi ferma. Cerco un nuovo percorso, e mi ritrovo così a corre lungo il Tanaro, circondato dalla natura, dopo aver superato il confine tracciato dall’Asti-Cuneo. Nel mio sapermi perdere ovunque, finisco poi vicino al canile e di sbarra in sbarra alla casa circondariale. Il sole ormai ha già superato la linea dell’orizzonte ed io devo abbandonare la mia ricerca di scorciatoie e rifare tutta la strada a ritroso. Ammetto che l’ultimo chilometro l’ho fatto a passo lento chiacchierando al telefono con la famiglia e smessagiando con gli amici sparsi per l’Italia.
Tornato i residence mi restano giusto le forze per mangiare un insalatina ed arenarmi prima sul divano e poi sul letto.
Ora, caro Lettore, ti devo salutare e ricominciare a correre dietro le mille cose che devo fare.
…all’inseguimento del sole…
È vero di cose ne sono capitate, di persone ne ho incontrate, di posti ne ho visti. La mia valigia è sempre più piena di cose e di esperienze.
Per fortuna che oltre alla valigia anche il FASCINO è in crescita. Vuoi vedere che le rughette ed i primi capelli bianchi, nascosti da un taglio molto corto, abbiano aggiunto un po’ di sale e pepe.
E sì, il Tempo passa, anche se non lo si guarda e si fa finta di niente. Anche se si cerca di ignorarlo il Tempo fa cadere ogni giorno un granellino in più nella tua clessidra. La cosa importante è che quel granellino non sia passato inutilmente.
Per ora sono fortunato, ogni granellino ha portato con se un ricordo, un volto od un’emozione.
Ecco, dopo quest’auto incensimento, forse è il caso di iniziare a raccontare in questo diario virtuale l’ennesima settimana in trasferta.
Questa settimana è stata innanzitutto la settimana successiva alla mia ultima settimana di ferie estive del 2010. E già, del 2010. Avevo sognato viaggi a Berlino, ma poi il destino mi ha portato altrove, a ripercorrere i ricordi della mia gioventù regalandomi nuove emozioni.
Ma questa rubrica si occupa di altro e vediamo di rimanere sulla strada giusta.
Lunedì è iniziato come al solito a bomba, le cose da fare si sono accumulate nella mia settimana di assenza. La sera poi mi aspettava l’evento mondano: una cena a casa della responsabile aziendale per festeggiare compleanni e futuri matrimoni. Abbiamo cenato su un terrazzo che regalava una vista incredibile sulle langhe.
Poi sembrava di essere tornati ad una di quelle feste delle medie in cui bisogna firmare il biglietto di auguri senza farsi scoprire dal festeggiato, e quando i festeggiati sono 3 la cosa si fa molto più difficile. Per fortuna che i regali sono piaciuti, che la serata è stata gioviale, il cibo buono, il vino ottimo e la compagnia grandiosa.
L’unica pecca è stata che fosse di lunedì.
Martedì mi rituffo nel lavoro. Fai questo, studia questo problema, prendi questa patata bollente. Lavora lavora lavora. È arrivata anche la persona che mi sostituirà, quindi ho iniziato il mio passaggio di consegne. Tutto questo ha rubato ancora un po’ di tempo a quello che ho per rispondere alle domande degli utenti.
Queste sono poi delle più assurde. Un’utente ha avuto il coraggio di fare la stessa domanda 6 volte nel giro di un giorno, ricevendo sempre la stessa risposta. Il capo corregge poi una mio lavoro. Non ci sarebbe nulla di male se la sua correzione non fosse errata. Per fortuna che se ne accorge e ripropone la mia. Le patate bollenti ad un certo punto sono così tante che sembra di stare in una friggitoria. Io passo dal monopoli al giro del mondo in 80 utenti. Russia, Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna, Portogallo, Turchia e Polonia. Capite che arrivato a venerdì un po’ di confusione ce l’abbia anch’io, ma mai come quella che ha la responsabile di uno dei gruppi che si trova allo stesso piano dove lavoro io. Mi hanno chiesto di supportarli in un’attività di controllo. Io do la mia disponibilità, in fin dei conti sono stato offerto volontario. Questa indice una riunione. Prima alle 9:00, poi la sposta di un’ora, poi la sposta alle 14:30, poi la sposta di un po’ e poi verso le 17:00 all’ennesimo sollecito ammette di non aver tempo. Io ho passato un’intera giornata a preparare una riunione che non c’è stata. Ma la cosa divertente è che il mio equivalente, dell’altro gruppo non era neanche stato invitato. Va beh, la sindrome di organizzazione alla Filini sembra che colpisca ovunque e chiunque.
Venerdì poi ritrovo un ex collega di FIAT che viene a fare un colloquio per un posto nel mio ufficio. Fa ridere ricordare con lui le giornate passate a Torino, i colleghi, i capi.
Arriva come tutte le settimane l’ora di salutare l’ufficio e buttarsi nel fine settimana. Resto ad Alba, perché sono invitato al matrimonio di cui sopra. In realtà ho anche il matrimonio di uno dei miei migliori amici a Siena, ma per fortuna è di domenica. Approfitto della bella serata, dell’arcobaleno che fa da tetto alla città per andare a fare una corsettina. Ho preso le scarpe sbagliate, ma questo non mi ferma. Cerco un nuovo percorso, e mi ritrovo così a corre lungo il Tanaro, circondato dalla natura, dopo aver superato il confine tracciato dall’Asti-Cuneo. Nel mio sapermi perdere ovunque, finisco poi vicino al canile e di sbarra in sbarra alla casa circondariale. Il sole ormai ha già superato la linea dell’orizzonte ed io devo abbandonare la mia ricerca di scorciatoie e rifare tutta la strada a ritroso. Ammetto che l’ultimo chilometro l’ho fatto a passo lento chiacchierando al telefono con la famiglia e smessagiando con gli amici sparsi per l’Italia.
Tornato i residence mi restano giusto le forze per mangiare un insalatina ed arenarmi prima sul divano e poi sul letto.
Ora, caro Lettore, ti devo salutare e ricominciare a correre dietro le mille cose che devo fare.
…all’inseguimento del sole…
14 maggio 2011
Tra Alba e Tramonto – 54° puntata

Caro Lettore nei pochi giorni passati mi sono ritrovato a pensare a come viene misurato il tempo. Fin dall'antichità l'uomo ha cercato di misurare il trascorrere della sua vita. Ne ha fatto anche un dio, Crono, figlio di Urano e di Gea. Non proprio uno stinco di santo anzi... ma questa è un'altra storia.
Agli albori della civiltà si usavano gli eventi climatici, il movimento dei pianeti, l'alternarsi di giorno e notte, le lune piene. Poi ha iniziato ad usare i granelli di sabbia, le ombre. Dopo aver cercato varie unità di misure, tra cui le più usate sono: secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni, lustri, decenni secoli etc. ha cercato il punto INIZIO da cui iniziare le sue misurazioni. Ancora oggi viene usato un calendario che vede come anno 0 quello della nascita di Cristo, o della Egira del profeta Maometto. Questi i più famosi, ma ci saranno mille altre possibilità.
Queste possibilità meno diffuse hanno le loro celebrazioni negli anniversari. Si parte già dalla nascita con il giorno del compleanno, poi con gli anniversari di fidanzamento, matrimonio, laurea, morte. Quelli del primo giorno di lavoro, del primo giorno in trasferta, il primo giorno in una nuova casa etc. anche il bel paese quest'anno festeggia il suo 150° Anniversario.
Io uso come metro di questo scorrere il numero di camice pulite che ho appese nell'armadio. Due camice pulite vuol dire che devono passare ancora 3 giorni prima di tornare a casa. Questa è la mia convenzione temporale per individuare in quale punto della settimana mi trovo. Mentre il mio punto d'inizio è il primo giorno trascorso in una nuova città a portare le mie opere di migrante dal colletto bianco. Secondo questo calendario siamo alla 54° settimana dell'avventura Tra Alba e Tramonto, che potrebbe diventare il periodo più lungo di trasferta, iniziato con Torino (60 settimane), seguito da Mezza Trasferta (16 settimane) e giunto sino ad oggi.
Se caro Lettore, la tua curiosità è più pruriginosa e del panegirico scritto sino ad ora ti interessa poco, ma vuoi sapere cosa è successo nella settimana appena trascorsa che dire. Si può dire, a ragion veduta, che ho surfate su un mare di m..., con onde alte ed irregolari.
La prima onda è stato l'annuncio che una collega ha dato le dimissioni. Questo significa che il progetto che sta seguendo non lo porterà sino alla fine e nel nostro lavoro questa è una delle cose più brutte che può succedere. Se ci metti che di messo c'è anche una trasferta in terre esotiche il cui fascino è fuggito appena si è visto il luogo dove sorge lo stabilimento.
Seconda ondata: la riorganizzazione aziendale non mi suona molto bene. Sembra sempre più di vivere nel mondo raccontato da Orwell in 1984, in particolare nella parte:
Andando al lavoro, Winston incontra Parsons, un suo collega attivista tutto contento perché la settimana prossima la razione di cioccolata aumenterà arrivando a ben 25 grammi! Teoricamente è una bella notizia, ma Winston che la mattina stessa aveva corretto un vecchio articolo del Time, sa che la razione sarebbe dovuta aumentare fino a 30 grammi, e la cosa lo disturba molto: Winston dovrebbe dimenticare cose di questo tipo, ma purtroppo se le ricorda.
Ecco, mi sento come Winston.
Terza ondata: la mia settimana di ferie sta andando in fumo. Volevo fare mille cose, ma mi sto rendendo conto che ho un sacco di cose arretrate da affrontare e che no posso continuare a rimandare. Mi ci vorrebbe una settimana di ferie da 14 giorni.
Mentre surfo su questo mare cerco una Bagnina che possa almeno soccorrere la mia anima, ma vedo solo un'ombra molto, anzi, troppo lontana.
Ed intanto la vita va avanti ed arriva la quarta Onda. Appena finita una video conference con l'ufficio di Milano, fatta dalla mia camera del residence decido di scaldare la mia cena.
Inforno il piatto e metto il timer. Intanto controllo se ci sono comunicazioni importatni arrivate durante la riunione.
Sento il suono del campanello. Il piatto è caldo. Lo estraggo e lo appoggio sul tavolo. Mi ricordo di avere in congelatore il pane. Decido di scongelarlo. Lo inforno e pigio il tasto di avvio, ma non mi accorgo di aver lascito le impostazioni sul riscaldamento del piatto. Intanto cerco di conquistare un po' di spazio sul tavolo, tra fogli, appunti, pc etc dove poter consumare la mia cena.
Di nuovo il drin del forno. Mi avvicino e vedo un alito di fumo. Apro lo sportello ed una nuvola di fumo esce dal forno. In un attimo mi trovo nella nebbia più fitta, con gli occhi che mi bruciano. Corro a chiudere le porte della camera da letto e del bagno ed apro tutte le finestre ed accendo la cappa. Mi metto ad arieggiare la casa come meglio posso. Estraggo dal forno la mummia del pezzo di pane. Fuori sembra normale, ma dentro è completamente nero. Lo butto nel lavandino ed paro l'acqua.
Dopo mezz'ora arriva l'amministratore del residence che mi chiede cosa ho combinato e che mi striglia per averlo costretto a venire a vedere cosa stava succedendo. Io mortificato mi prodigo in scuse. Sembra che questo evento eccezionale abbia risvegliato gli animi assopiti dei vicini che lo hanno chiamato parlando di incendio, lingue di fuoco che uscivano dalla finestra e similari e che lui abbia dovuto interrompere le sue attività serali.
Va beh, il lato positivo è che ho mangiato all'aperto, guardato la tv all'aperto, dormito sul divano all'aperto, visto che ho tenuto tutto spalancato sino all'una di notte, con la cappa che continuava con il suo ronzio. Questa l'ho spenta solo la mattina del giorno dopo, appena prima di andare al lavoro. Di nascosto per evitare un altro cazziatone.
Ed eccomi arrivato a venerdì, a scendere veloce dalla cresta dell'onda prima che mi sommerga ed a cercare rifugio in una cena con amici, questa volta loro in trasferta, nella mia città.
… all'inseguimento del sole...
09 maggio 2011
Tra Alba e Tramonto – 53° puntata

Caro Lettore perdonami per il ritardo nello scrivere questa nuova puntata delle mie avventure in terre più o meno lontane, ma lo scorso fine settimana ho cercato di inseguire quella che a volte mi sembra solo un sogno lontano. La vita.
Spero tu mi perdonerai.
La scorsa settimana è tornata ad iniziare di domenica sera per ovviare ai lavori in corso sull’autostrada. L’umore non era dei più alti, anche perché era il ripresentarsi in ufficio dopo la sconfitta al torneo di certificazione. E poi mi era rimasto un po’ di amarezza della settimana precedente.
Il lavoro si è presentato al solito, senza sconti o cose. Al delirio si è aggiunto anche un nuovo personaggio. Questo essere mitologico meriterebbe un libro. Da quando sono stato assunto mi hanno sempre parlato di standing e di corretta immagine. Di atteggiamento costruttivo e proattivo. I miei genitori poi mi hanno sempre insegnato il rispetto degli altri, soprattutto di chi lavora e l’educazione. Ecco ho avuto a che fare con l’antitesi di tutto questo. Un personaggio degno delle strisce di Dilbert. Vorrei avere l’abilità di alcuni scrittori del passato per poter dipingere il suo ritratto con le parole, ma quelle che mi vengono in mente sono tutte censurabili, forse l’unica cosa che potrei dirvi è che se avessi potuto sarei sceso nel suo ufficio e gli avrei staccato la lettera M dalla tastiera ed il numero 7 dal telefono. E se mi avanzava un po’ di tempo avrei considerato anche di rigargli il monitor. Il suo piccolo intervento si ripercuote a tutt’oggi con errori mai vasti nel programma di cui stavo seguendo lo sviluppo.
La mia collega ha fatto la settimana cortissima, peccato per lei che non è stato per piacere. Martedì era già di ritorno a Milano per una riunione e per fare da badante/baby sitter all’Orco, che negli ultimi mesi ha dato sfogo alla sua capacità di farsi odiare, oltre al super potere di fare cavolate davanti al cliente.
Un paio di righe le merita il nuovo posto dove siamo andati a mangiare a pranzo. Il nome ha un che di nostalgico: La Bocciofila di Roddi. Il posto merita anche perché sino ad ora non mi era mai capitato di fare una pausa pranzo ed avere davanti agli occhi lo spettacolo delle colline che circondano Alba. L’avere un bosco a pochi passi dai tavolini messi all’aperto. Sono stato colto per un momento dal piacere di recuperare un po’ di tempo, ma di quello buono. Di quello che ti fa stare bene, che ti fa apprezzare la vita con tutti i suoi ma ed i suoi perché. Un bel momento che aiuta ad andare avanti.
Venerdì sono scappato in anticipo per andare dal dentista. Il viaggio è il solito. Lo stesso che faccio da più di un anno, con il piccolo particolare che mi è sembrato più una partita di Monopoli. La Prigione è rappresentata da due simpatici poliziotti che montano un autovelox mentre io decido di sorpassare un altro pendolare con meno fretta di me. Imprevisto è un incidente che fortunatamente non vede feriti, ma che crea un po’ di coda. Parco della Vittoria è il parcheggio che ho trovato vicino allo studio del dentista.
Probabilità è il trovare una casa, vera, che si muove su ruote ed è scortata da due camioncini con scritto TRASPORTO ECCEZIONALE, anche se forse meriterebbe il grado di SPETTACOLARE. La Stazione Ovest con la Società Elettrica formano l’area di servizio dove ormai mi fermo ritualmente per fare il pieno, mentre la Tassa di Lusso è l’assegno che lascio al dentista.
Alla fine arrivo a casa ed inizio a pensare che ci starebbe davvero bene un albergo in Via dei Giardini.
… all’inseguimento del sole…
30 aprile 2011
Tra Alba e Tramonto – 52° puntata
Caro Lettore,
eccoci arrivati anche alla fine di questo mese. Questa è anche la conclusione della cinquantaduesima settimana di trasferta ad Alba. 52 settimane sono quelle che servono per fare un anno. La cosa un po' fa riflettere. In questa settimana poi di cose cene sono state.
Momenti toccanti come il funerale di Pietro Ferrero. 30.000 hanno partecipato alla funzione, e si pensi che Alba dichiara 31.000 abitanti. Questa moltitudine di persone non poteva essere contenuta nel Duomo della città, per cui sono stati allestiti dei megaschermi nelle piazza principali della città da dove i cittadini comuni hanno potuto seguire il rito.
C'erano molte persone importanti, ma la cosa che più mi ha toccato è la frase di un collega di Torino, venuto a posto per dare l'ultimo saluto a Pietro:”Mi sono sentito che dovevo venire”.
Lo stesso pensiero credo che lo abbiano avuti in molti.
In tutte le vetrine dei negozi si vedeva la foto di Pietro. Quasi la totalità degli esercizi ha tenuto le serrande abbassate e non solo perchè era stato proclamato lutto cittadino, ma proprio per l'enorme rispetto di cui gode la famiglia Ferrero ad Alba, e non solo.
Caro Lettore ti evito la cronaca della giornata che ha già riempito telegiornali e pagine di giornali, ma prima di andare avanti volevo lasciare un saluto anch'io:
“CIAO PIETRO”
Ora non è facile continuare questo mio diario, ma la cronaca non è certo nota per essere una gentildonna, anzi più di una volta si è dimostrata avida di notizie e particolari, ma ahimè questa volta non troverà terra fertile.
Caro Lettore spero che tu possa capire.
… all'inseguimento del sole...
eccoci arrivati anche alla fine di questo mese. Questa è anche la conclusione della cinquantaduesima settimana di trasferta ad Alba. 52 settimane sono quelle che servono per fare un anno. La cosa un po' fa riflettere. In questa settimana poi di cose cene sono state.
Momenti toccanti come il funerale di Pietro Ferrero. 30.000 hanno partecipato alla funzione, e si pensi che Alba dichiara 31.000 abitanti. Questa moltitudine di persone non poteva essere contenuta nel Duomo della città, per cui sono stati allestiti dei megaschermi nelle piazza principali della città da dove i cittadini comuni hanno potuto seguire il rito.
C'erano molte persone importanti, ma la cosa che più mi ha toccato è la frase di un collega di Torino, venuto a posto per dare l'ultimo saluto a Pietro:”Mi sono sentito che dovevo venire”.
Lo stesso pensiero credo che lo abbiano avuti in molti.
In tutte le vetrine dei negozi si vedeva la foto di Pietro. Quasi la totalità degli esercizi ha tenuto le serrande abbassate e non solo perchè era stato proclamato lutto cittadino, ma proprio per l'enorme rispetto di cui gode la famiglia Ferrero ad Alba, e non solo.
Caro Lettore ti evito la cronaca della giornata che ha già riempito telegiornali e pagine di giornali, ma prima di andare avanti volevo lasciare un saluto anch'io:
“CIAO PIETRO”
Ora non è facile continuare questo mio diario, ma la cronaca non è certo nota per essere una gentildonna, anzi più di una volta si è dimostrata avida di notizie e particolari, ma ahimè questa volta non troverà terra fertile.
Caro Lettore spero che tu possa capire.
… all'inseguimento del sole...
25 aprile 2011
Tra Alba e Tramonto – 51° puntata
Caro Lettore,
eccomi a scriverti un ennesimo post, questa volta però da una postazione un po’ strana.
Sono ad Alba, in residence a lavorare da remoto. Eh sì oggi anniversario della liberazione e giorno di Pasquetta, in una unione perfetta di Laicità e Religione io lavoro. Va beh.
Della settimana appena trascorsa potrei raccontare un po’ di cose, ma credo che i più siano stati colpiti dalla morte di Pietro Ferrero. Questa dipartita ha colpito un po’ tutti in ufficio e fuori. Qui nelle langhe almeno un famigliare lavora o ha lavorato per la FERRERO. Questa frase viene ripetuta come un mantra. Tutti poi hanno da raccontare aneddoti sulla famiglia, a partire da nonno Pietro, anche lui venuto a mancare intorno ai cinquant’anni, a nonna Piera che ormai anziana puliva il marciapiede perché gli operai avevano ben altro a cui pensare, a Michele che ha voluto fortemente che l’azienda rimanesse ad Alba, soprattutto dopo l’alluvione del ’94. Ai matrimoni di Pietro e Giovanni. Al fatto che Pietro fosse stato in gioventù un Don Giovanni, il suo andare in bici per le colline seguito dalla scorta, a chi si vanta di aver pagato il caffè a chi è proprietario di tre quarti della città, perché gira sempre senza soldi, alla scorta che ha ricevuto in dono un’auto più prestante per poter stare dietro al “sorvegliato” con la sua auto sportiva. Di papà Michele che domani festeggia il suo compleanno, e della sua voglia di lasciare ai figli un altro prodotto vincente, oltre alla Nutella ed ai tanti che portano il nome di famiglia stampato nell’etichetta. A volte sembra sentire raccontare la storia di uno di famiglia. Qui la famiglia Ferrero fa parte proprio delle vite degli abitanti.
Per i prossimi giorni sono previste esequie, per cui molti uffici saranno chiusi ed anche lo stabilimento rimarrà chiuso.
Io seguendo uno dei pochi paesi che non festeggia la Pasquetta, sono qui a lavorare, e lo sarò anche domani. Per mercoledì invece, giorno in cui è stato indetto lutto cittadino, non so ancora.
In questa atmosfera un po’ mesta non me la sento di scrivere di eventi, e cavolate da ufficio, di mail dal sapore triste, o delle solite mille cavolate dell’Orco. Rimando perciò il tutto a giorni migliori.
… all’inseguimento del sole …
eccomi a scriverti un ennesimo post, questa volta però da una postazione un po’ strana.
Sono ad Alba, in residence a lavorare da remoto. Eh sì oggi anniversario della liberazione e giorno di Pasquetta, in una unione perfetta di Laicità e Religione io lavoro. Va beh.
Della settimana appena trascorsa potrei raccontare un po’ di cose, ma credo che i più siano stati colpiti dalla morte di Pietro Ferrero. Questa dipartita ha colpito un po’ tutti in ufficio e fuori. Qui nelle langhe almeno un famigliare lavora o ha lavorato per la FERRERO. Questa frase viene ripetuta come un mantra. Tutti poi hanno da raccontare aneddoti sulla famiglia, a partire da nonno Pietro, anche lui venuto a mancare intorno ai cinquant’anni, a nonna Piera che ormai anziana puliva il marciapiede perché gli operai avevano ben altro a cui pensare, a Michele che ha voluto fortemente che l’azienda rimanesse ad Alba, soprattutto dopo l’alluvione del ’94. Ai matrimoni di Pietro e Giovanni. Al fatto che Pietro fosse stato in gioventù un Don Giovanni, il suo andare in bici per le colline seguito dalla scorta, a chi si vanta di aver pagato il caffè a chi è proprietario di tre quarti della città, perché gira sempre senza soldi, alla scorta che ha ricevuto in dono un’auto più prestante per poter stare dietro al “sorvegliato” con la sua auto sportiva. Di papà Michele che domani festeggia il suo compleanno, e della sua voglia di lasciare ai figli un altro prodotto vincente, oltre alla Nutella ed ai tanti che portano il nome di famiglia stampato nell’etichetta. A volte sembra sentire raccontare la storia di uno di famiglia. Qui la famiglia Ferrero fa parte proprio delle vite degli abitanti.
Per i prossimi giorni sono previste esequie, per cui molti uffici saranno chiusi ed anche lo stabilimento rimarrà chiuso.
Io seguendo uno dei pochi paesi che non festeggia la Pasquetta, sono qui a lavorare, e lo sarò anche domani. Per mercoledì invece, giorno in cui è stato indetto lutto cittadino, non so ancora.
In questa atmosfera un po’ mesta non me la sento di scrivere di eventi, e cavolate da ufficio, di mail dal sapore triste, o delle solite mille cavolate dell’Orco. Rimando perciò il tutto a giorni migliori.
… all’inseguimento del sole …
16 aprile 2011
Tra Alba e Tramonto – 50° puntata

Caro Lettore, eccomi qui un'altra volta. Le settimane ormai si sommano e stanno iniziando a formare una bella collinetta, come quelle che circondano la città che mi ospita.
Il sole in questa settimana ha fatto un po' di capricci e ci ha regalato un inizio caldo facendoci sognare il mare, i falò e romantiche passeggiate per poi concludere con un po' di pioggia e quella temperatura che non è né calda né fredda ma solo raffreddore ed influenza.
Comunque sono sopravvissuto e questo è l'importante, mettendo in tasca ancora un po' di esperienza e di vita.
La settimana è stata caratterizzata da piccoli ostacoli, cose che non andavano per il verso giusto, che in un periodo diverso mi avrebbero abbattuto mentre questa settimana le ho vissute come un allenamento alla vita. Ok, le cose non sono andate come pensavo? Vediamo cosa si può salvare e come posso migliorarle.
Questo è il mantra.
Sono passato dalla ragazza allo sportello della banca, che mi dice: “si la banca è del gruppo XXX, ma è un'altra banca, quindi dovrebbe pagare la normale commissione, quindi non le conviene pagare il bollettino qui”. Al pomodoro che affascinato dalla stoffa dei miei pantaloni ci si tuffa, proprio il giorno dopo che anche i peperoni avevano provato a fare la stessa cosa. All'orco che mi rovina la digestione con il suo cercare di essere simpatico, ma avete mai visto sorridere uno con un gatto attaccato ai gioielli di famiglia?. Al serio rischio di essere sbattuti fuori dal residence perchè l'amministrazione si era dimenticata di pagare gli alloggi, ma per fortuna che il fascino è arrivato in aiuto per tranquillizzare la signora che lo gestisce. Di piccoli fastidi ce ne sono stati, ma ognuno è stato affrontato con un sorriso, o almeno un tentativo, ed ala fine di cose positive ne ho recuperate così che la bilancia dell'umore almeno ha chiuso in equilibrio.
Caro Lettore vorrei parlarti della riunione telefonica a cui ho partecipato, in cui l'unica cosa che ho capito è che tra noi poveri “operai” del terzo millennio e chi dovrebbe gestire l'azienda c'è una visione delle cose totalmente diversa. Frase principe è stata quella del presidente, che ad una serie di lamentele ha risposta che per loro quello non era un “problema”, mentre per la “massa” era tutto il contrario. Vorrei parlarti delle sere passate a cercare di studiare dopo un'ennesima giornata a rincorrere i desideri degli utenti, ma non credo che possa interessarti. Vorrei parlarti di quanto siano stati utili, a livello di morale, gli amici che in vari modi si sono fatti sentire per scambiare quattro chiacchiere e farti sapere che ci sono, con tutti i loro sogni e problemi, ma ci sono.
Invece ti parlerò di una notte. La notte di ieri. Dopo essere tornato a Milano ad un orario decente per una visita medica, essere uscito con degli amici per partecipare ad uno dei tanti eventi legati al Salone del Mobile, aver girato un po' per la zona di Brera, tirata a lucido per l'evento su detto, a dare indicazioni stradali in varie lingue ad un po' di turisti spersi per la mia città, ecco che mi trovo ad un orario improbabile a camminare (Grazie a chi diceva che avrebbero potenziato i mezzi pubblici per il Salone del Mobile) per una delle linee rosse che colorano spesso le cartine.
Mi ritrovo così a rivedere alcuni posti che nel passato ero uso frequentare, tragitti fatti mille e mille volte in compagnia o anche da solo alla ricerca delle bellezze, poco pubblicizzate, di questa grande città. Mi ritrovo così a ripercorrere le vie che facevo da studente molto fuori corso; a farmi stupire nuovamente dal Posto Marta, abbellito per i 150 anni della mia Nazione; alla Milano Liberty, al centro senza folla, al Duomo che sta facendo l'ennesima cure di bellezza, al fascino della Galleria, alla Storia che si respira davanti a Palazzo dei Giureconsulti o Piazza Mercanti. Cerco anche la “Scrofa Mediolanuta” che fa parte di alcune leggende sulla nascita di questa città che mi ha dato i natali.
In piazza Cordusio trovo un gruppo di ragazzi, che dall'accento sembra che vengano da mille posti diversi, giocare con un calcetto balilla (a volte penso che queste cose possano capitare solo qui) e mi tornano alla mente alcune parole di un canzoniere emiliano dedicate alla città degli Sforza.
Eccomi che via Dante saluta, con in fondo il Castello Sforzesco, la Torre del Filarete, la fontana degli Sposi.
Decido di prendere un'altra strada. Una strada più stretta, con un alternanza di palazzi storici e palazzi ricostruiti nel dopo guerra. Qui si muovevano politici e soldi, una volta. Arrivo sino al refettorio abbellito da una delle più famose opere di Leonardo da Vinci ed alla bellissima chiesa che gli fa da spalla. Qui un tramviere molto gentile mi fa salire sul suo mezzo che sta andando in deposito. Facciamo quattro chiacchiere mentre vedo passare molte delle vie che ero uso percorrere da ragazzo mentre ero alla ricerca di non ricordo più quale sogno o dietro quale gonna.
Arrivato in prossimità della mia automobile scendo dalla carrozza d'acciaio e saluto questo moderno Samaritano. Ed eccomi nella mia zona, in quella che mi ha visto iniziare a camminare, dove ho speso le mie prime lacrime, i miei primi amori, dove ho trovato i miei primi amici, dove sono cresciuto.
La stanchezza di colpo si fa sentire appena salgo in macchina, ma per fortuna che ormai potrei fare la strada da questa zona a casa anche ad occhi bendati (una volta ci l'ho fatto, ma questa è davvero un'altra storia), ma non ora che devo guidare. Riconosco i luoghi ed i posti e la sensazione è davvero strana.
Milano a quest'ora è davvero bella.
… all'inseguimento del sole …
09 aprile 2011
Tra Alba e Tramonto – 49° puntata
Caro Lettore, eccomi qui per questo ennesimo sabato mattina a mettere per iscritto un'altra settimana trascorsa tra le Langhe.
Qualcuno dice che i miei ultimi post sono tristi e malinconici, e forse ha davvero ragione. In questo scoppio di primavera mi sembra che tutto rinasca tranne la mia voglia di continuare a remare. Anche in ufficio ho la netta percezione che gli unici che cercano di migliorare la situazione siamo io e la mia collega, ma a che pro.
Questa settimana ho anche dato l'annuncio della mia futura uscita dal progetto e l'unica cosa che hanno saputo dire i colleghi è stata:
“e poi chi seguirà i Turchi?”
per fortuna che almeno una collega con un briciolo di umanità mi ha chiesto come mai questa decisione, mentre per tutti gli altri l'unica cosa era chi si sarebbe dovuto sobbarcare questo “problema”.
E poi ci si chiede perchè sono sempre di mal'umore.
Torno a Milano il mercoledì per l'ultima riunione ed anche lì l'atmosfera no è delle migliori. L'orco ha mangiato altre due teste. Come si diceva nei bar una volta : “Ecco che ha calato il carico da 11”.
Torno ad Alba e la mia collega si stupisce che io sia giù. Che sia polemico, che veda tutto nero. Giusto per non farci mancare nulla, il cliente ha iniziato a farci le pulci per le ore consuntivate, per il lavoro che facciamo ed abbiamo fatto. Come se il fatto che i casi in cui sia uscito tardi dall'ufficio siano solo per mio diletto. Questa cosa non so perchè mi fa sembrare che il cliente non si fidi, che pensa che noi si “rubi”. Ho solo 300 mail degli utenti turchi che dimostrano il contrario.
Ma cavoli,a questo punto, sarà nel mio diritto essere di mal'umore, di non vedere sempre tutto rosa e fiori come i viali di ciliegi che colorano alcuni giardini? Lei mi dice di tenere duro, che tutto si aggiusterà, che ci sono segnali, che... e forse ha anche ragione, ma io mi voglio godere questi 5 minuti di sconforto.
Per fortuna che in questi momenti ci sono sempre gli amici, vicini o lontani nello spazio ma non nel mio cuore, che con una telefonata, una mail od un semplice saluto ti sanno tirare su di morale e pensare che la vita e altro, che tutto si aggiusta e si sistema. Che le cose importanti, ma davvero importanti sono fuori e mi aspettano.
Non so, questo aiuto mi ha ridato la carica, ed anche se venerdì mi sembrava di giocare contro un baro che si divertiva a giocare questi suoi carichi, il CFO Turco e le sue fisime, il lavorare il 25 Aprile, il fatto che tutti sapessero che dovevo fare l'esame di certificazione tranne io, che mi devo caricare anche un po' del lavoro della collega che è presa tra riunioni ed altro, mi scivola addosso. Mi godo il mio gelato a pranzo, le risate che riesco a rubare in ufficio, il paesaggio che mi accompagna nel tragitto a casa, la musica, le voci amiche, il pensiero di mio nipote che mi aspetta a casa per giocare con lo Zio, la mia casa...ecco.
Le cose davvero importanti sono altre ed a volte sono invisibili agli occhi, come diceva chi era nobile non solo per titolo ma anche per animo. E forse il principio di attrazione ha ragione, il pensiero positivo ti può migliorare la vita e realizzare cose incredibili.
Caro lettore alla prossima e non arrenderti mai, perchè c'è sempre qualcuno che fa il tifo per te.
… all'inseguimento del sole ...
Qualcuno dice che i miei ultimi post sono tristi e malinconici, e forse ha davvero ragione. In questo scoppio di primavera mi sembra che tutto rinasca tranne la mia voglia di continuare a remare. Anche in ufficio ho la netta percezione che gli unici che cercano di migliorare la situazione siamo io e la mia collega, ma a che pro.
Questa settimana ho anche dato l'annuncio della mia futura uscita dal progetto e l'unica cosa che hanno saputo dire i colleghi è stata:
“e poi chi seguirà i Turchi?”
per fortuna che almeno una collega con un briciolo di umanità mi ha chiesto come mai questa decisione, mentre per tutti gli altri l'unica cosa era chi si sarebbe dovuto sobbarcare questo “problema”.
E poi ci si chiede perchè sono sempre di mal'umore.
Torno a Milano il mercoledì per l'ultima riunione ed anche lì l'atmosfera no è delle migliori. L'orco ha mangiato altre due teste. Come si diceva nei bar una volta : “Ecco che ha calato il carico da 11”.
Torno ad Alba e la mia collega si stupisce che io sia giù. Che sia polemico, che veda tutto nero. Giusto per non farci mancare nulla, il cliente ha iniziato a farci le pulci per le ore consuntivate, per il lavoro che facciamo ed abbiamo fatto. Come se il fatto che i casi in cui sia uscito tardi dall'ufficio siano solo per mio diletto. Questa cosa non so perchè mi fa sembrare che il cliente non si fidi, che pensa che noi si “rubi”. Ho solo 300 mail degli utenti turchi che dimostrano il contrario.
Ma cavoli,a questo punto, sarà nel mio diritto essere di mal'umore, di non vedere sempre tutto rosa e fiori come i viali di ciliegi che colorano alcuni giardini? Lei mi dice di tenere duro, che tutto si aggiusterà, che ci sono segnali, che... e forse ha anche ragione, ma io mi voglio godere questi 5 minuti di sconforto.
Per fortuna che in questi momenti ci sono sempre gli amici, vicini o lontani nello spazio ma non nel mio cuore, che con una telefonata, una mail od un semplice saluto ti sanno tirare su di morale e pensare che la vita e altro, che tutto si aggiusta e si sistema. Che le cose importanti, ma davvero importanti sono fuori e mi aspettano.
Non so, questo aiuto mi ha ridato la carica, ed anche se venerdì mi sembrava di giocare contro un baro che si divertiva a giocare questi suoi carichi, il CFO Turco e le sue fisime, il lavorare il 25 Aprile, il fatto che tutti sapessero che dovevo fare l'esame di certificazione tranne io, che mi devo caricare anche un po' del lavoro della collega che è presa tra riunioni ed altro, mi scivola addosso. Mi godo il mio gelato a pranzo, le risate che riesco a rubare in ufficio, il paesaggio che mi accompagna nel tragitto a casa, la musica, le voci amiche, il pensiero di mio nipote che mi aspetta a casa per giocare con lo Zio, la mia casa...ecco.
Le cose davvero importanti sono altre ed a volte sono invisibili agli occhi, come diceva chi era nobile non solo per titolo ma anche per animo. E forse il principio di attrazione ha ragione, il pensiero positivo ti può migliorare la vita e realizzare cose incredibili.
Caro lettore alla prossima e non arrenderti mai, perchè c'è sempre qualcuno che fa il tifo per te.
… all'inseguimento del sole ...
04 aprile 2011
Superman - It's not Easy
Caro Lettore ci sono cose che ti capitano così, e così mi è capitato di ascoltare una canzone. Una canzone che non mi aveva colpito quando è stata famosa qualche anno fa, ma ora. Ora che le sue parole hanno un che di vicino alla mia vita attuale, alle mie esperienze. Ecco caro lettore, vorrei fartene dono, come il Fato ha fatto con me, con la speranza che il cielo non sia mai troppo in alto e che lì ci sia sempre posto per i nostri sogni…
26 marzo 2011
Tra Alba e Tramonto – 48° puntata
Caro Lettore, anche questa settimana è trascorsa, come sono trascorse le precedenti. Questa ha lasciato un'amarezza che spero i prossimi giorni asciugheranno.
Un'altra settimana divisa a metà tra Alba e Milano, una settimana divisa tra presente e passato, tra allegria e tristezza, con una voglia repressa di mandare tutti, ed in particolare l'orco, a dar via parti del proprio corpo, soprattutto la parte dove risiede la fortuna.
La settimana inizia già con il conto alla rovescia per la sua fine. Per distrarmi mi impelago con altri mondi e rispondo a richieste di supporto dalla Russia e dalla Polonia, visto che i Turchi sono in ferie. Con i polacchi mi va bene, mentre con i russi sono meno fortunato, ma ho l'occasione di imparare nuove procedure.
Si lavora e si perde tempo. Sulla mia pelle ho dovuto vedere come problemi di infima quantità mi abbiano fatto perdere un sacco di tempo perchè chi ne aveva incarico tergiversava, girava intorno e via dicendo. Questa volta però ho fatto buon viso a cattivo gioco.
Ho iniziato poi il processo “Questa cosa non è di nostra competenza”. Vediamo se gli altri gruppi prendono coscienza che devono lavorare anche loro.
Ed intanto il tempo passo. Aspetto la risposta di un manager per la mia consuntivazione, ma questo latita. Ok, mi sento combattivo, ora ci penso io.
Chiedo al collega di fornirmi il codice della commessa e di mettere in copia un po' di persone, ed ecco che in meno di 10 minuti arrivano risposte e chiarimenti. Con certa gente si deve far sempre così... li devi mettere alle strette perchè facciano il loro lavoro. Di mercoledì sera già ho detto e quindi passo oltre.
Giovedì con l'animo in subbuglio arriva anche la notizia che verrà annunciato al cliente la nostra uscita, e l'annuncio sarà dato dall'Orco. Il fatto di doverlo vedere non mi fa piacere. Durante la giornata poi le notizie tristi e inca... non mancano. Arrivo così alla sera che non sono poi di così buon umore. Metteteci poi l'Orco che non perde l'occasione di uscire con frasi e gesti pochi rispettosi. Si lamenta che si è fatto tardi, mentre per noi ormai è prassi comune fare certi orari. Si lamenta di dover guidare per 2 ore, e noi lo facciamo da tempo, si lamenta di non aver cenato, perchè invece noi ci siamo dati a baccanali e feste. Poi parla alla mia collega considerandomi come un appendice, tanto che mi apostrofa durante i discorsi con un “LUI”, come se io non fossi al tavolo con loro, tra uno sbadiglio ed un altro. Ringrazio solo di non avere con me un badile altrimenti...
va beh passiamo oltre.
Venerdì lavoro alacremente nella speranza di uscire presto, ma mi hanno incastrato con una riunione nel tardo pomeriggio. Cerco di chiudere tutti i punti aperti che ho nel fra tempo.
Il pranzo del venerdì che di solito dovrebbe essere quello più rilassato si trasforma in un'ennesima shampata. Ammetto che la collega ha ragione, ma ha scelto davvero il momento sbagliato. I miei sogni di andar via in orario si infrangono appena scopro che i partecipanti alla riunione sono in ritardo e che qualcuno che si professava amico ha sganciato la bomba.
Mi ritrovo così ad uscire dall'ufficio che il collegamento per la partita della nazionale è iniziato.
La telecronaca mi accompagnerà per un bel tratto del viaggio, mentre non riesco a togliermi dalla testa le ultime beghe del lavoro, speriamo nella notte.
Tra le cosa che ho dimenticato di raccontare anche quella che è un anno che sono qui nelle Langhe, e sembra che l'unico che abbia voglia di festeggiare sia il tempo.
...all'inseguimento del sole...
Un'altra settimana divisa a metà tra Alba e Milano, una settimana divisa tra presente e passato, tra allegria e tristezza, con una voglia repressa di mandare tutti, ed in particolare l'orco, a dar via parti del proprio corpo, soprattutto la parte dove risiede la fortuna.
La settimana inizia già con il conto alla rovescia per la sua fine. Per distrarmi mi impelago con altri mondi e rispondo a richieste di supporto dalla Russia e dalla Polonia, visto che i Turchi sono in ferie. Con i polacchi mi va bene, mentre con i russi sono meno fortunato, ma ho l'occasione di imparare nuove procedure.
Si lavora e si perde tempo. Sulla mia pelle ho dovuto vedere come problemi di infima quantità mi abbiano fatto perdere un sacco di tempo perchè chi ne aveva incarico tergiversava, girava intorno e via dicendo. Questa volta però ho fatto buon viso a cattivo gioco.
Ho iniziato poi il processo “Questa cosa non è di nostra competenza”. Vediamo se gli altri gruppi prendono coscienza che devono lavorare anche loro.
Ed intanto il tempo passo. Aspetto la risposta di un manager per la mia consuntivazione, ma questo latita. Ok, mi sento combattivo, ora ci penso io.
Chiedo al collega di fornirmi il codice della commessa e di mettere in copia un po' di persone, ed ecco che in meno di 10 minuti arrivano risposte e chiarimenti. Con certa gente si deve far sempre così... li devi mettere alle strette perchè facciano il loro lavoro. Di mercoledì sera già ho detto e quindi passo oltre.
Giovedì con l'animo in subbuglio arriva anche la notizia che verrà annunciato al cliente la nostra uscita, e l'annuncio sarà dato dall'Orco. Il fatto di doverlo vedere non mi fa piacere. Durante la giornata poi le notizie tristi e inca... non mancano. Arrivo così alla sera che non sono poi di così buon umore. Metteteci poi l'Orco che non perde l'occasione di uscire con frasi e gesti pochi rispettosi. Si lamenta che si è fatto tardi, mentre per noi ormai è prassi comune fare certi orari. Si lamenta di dover guidare per 2 ore, e noi lo facciamo da tempo, si lamenta di non aver cenato, perchè invece noi ci siamo dati a baccanali e feste. Poi parla alla mia collega considerandomi come un appendice, tanto che mi apostrofa durante i discorsi con un “LUI”, come se io non fossi al tavolo con loro, tra uno sbadiglio ed un altro. Ringrazio solo di non avere con me un badile altrimenti...
va beh passiamo oltre.
Venerdì lavoro alacremente nella speranza di uscire presto, ma mi hanno incastrato con una riunione nel tardo pomeriggio. Cerco di chiudere tutti i punti aperti che ho nel fra tempo.
Il pranzo del venerdì che di solito dovrebbe essere quello più rilassato si trasforma in un'ennesima shampata. Ammetto che la collega ha ragione, ma ha scelto davvero il momento sbagliato. I miei sogni di andar via in orario si infrangono appena scopro che i partecipanti alla riunione sono in ritardo e che qualcuno che si professava amico ha sganciato la bomba.
Mi ritrovo così ad uscire dall'ufficio che il collegamento per la partita della nazionale è iniziato.
La telecronaca mi accompagnerà per un bel tratto del viaggio, mentre non riesco a togliermi dalla testa le ultime beghe del lavoro, speriamo nella notte.
Tra le cosa che ho dimenticato di raccontare anche quella che è un anno che sono qui nelle Langhe, e sembra che l'unico che abbia voglia di festeggiare sia il tempo.
...all'inseguimento del sole...
23 marzo 2011
Ricordo
Chi sa se riuscirò a fermare questo momento ed a trattenerlo in queste pagine, oppure scapperà via per tornare chissà quando, e chissà se farà ancora così male.
Mi trovo per necessità a camminare per strade che hanno fatto parte della mia gioventù, ed a cui sono molto legato. La testa è impegnata ad organizzare il ritorno a casa e le cose da fare, oltre a ricapitolare quello che è stato fatto, ed ecco che la vedo. Sta parlando al telefono, e la voce come il suo aspetto sono gli stessi di 15 anni fa. Ci incrociamo ma lei non mi vede. Continua per la sua strada, per la sua vita ed io non so. Cerco di ricordare il suo nome, ma nulla. Non ho neanche il coraggio di fermarla. Resto bloccato per un attimo e poi vado avanti.
Lei a dirla tutta non è un personaggio principale nella mia storia, ma una comparsa che associo ad un periodo ben preciso della mia vita..
Ecco, rivederla per quel breve istante mi ha messo in crisi.
Quel periodo è una ferita che ha lasciato una cicatrice che a volta pulsa e fa male, mentre in altre sono io che la cerco per darmi conforto.
È un periodo di cui faccio fatica a parlare. È qualcosa di più che personale o intimo, è qualcosa di davvero vicino all'anima.
Lascio qui un pezzo di quel ricordo, sapendo che quei giorni non potranno tornare.
Ciao SD.
Mi trovo per necessità a camminare per strade che hanno fatto parte della mia gioventù, ed a cui sono molto legato. La testa è impegnata ad organizzare il ritorno a casa e le cose da fare, oltre a ricapitolare quello che è stato fatto, ed ecco che la vedo. Sta parlando al telefono, e la voce come il suo aspetto sono gli stessi di 15 anni fa. Ci incrociamo ma lei non mi vede. Continua per la sua strada, per la sua vita ed io non so. Cerco di ricordare il suo nome, ma nulla. Non ho neanche il coraggio di fermarla. Resto bloccato per un attimo e poi vado avanti.
Lei a dirla tutta non è un personaggio principale nella mia storia, ma una comparsa che associo ad un periodo ben preciso della mia vita..
Ecco, rivederla per quel breve istante mi ha messo in crisi.
Quel periodo è una ferita che ha lasciato una cicatrice che a volta pulsa e fa male, mentre in altre sono io che la cerco per darmi conforto.
È un periodo di cui faccio fatica a parlare. È qualcosa di più che personale o intimo, è qualcosa di davvero vicino all'anima.
Lascio qui un pezzo di quel ricordo, sapendo che quei giorni non potranno tornare.
Ciao SD.
18 marzo 2011
Tra Alba e Tramonto – 47° puntata
Caro Lettore eccomi qua, imperterrito a scrivere delle mie avventure in terre più o meno esotiche.
Anche questa settimana è stata spezzata in due dalla giornata CAST AWAY a Milano.
Come ormai succede da tempo parto in direzione ovest in un umido lunedì mattina. La strada ormai si fa percorrere docilmente, ed il paesaggio non offre grandi spunti, tranne qualche scorcio da cartolina che ancora riesce ad emozionarmi.
Arrivo in ufficio e il grigio che colora il cielo sembra voler colorare anche l'atmosfera. Io ho gli utenti che non vedono l'ora di tediarmi con le loro richieste. La giornata non ha grandi spunti e viene archiviata insieme alle altre. Martedì iniziamo presto a testare il concetto di globalizzazione. Mi arrivano richieste da parti opposte del globo eppure hanno tutte una cosa in comune, l'incapacità dell'utente. In alcuni casi la risposta è di una banalità deprimente.
Domanda: “perchè nella fattura c'è scritto 11 MLN?”
Risposta: “perchè l'utente ha scritto 11 MLN”
Domanda: “ è perchè l'ha fatto?”
intermezzo – la domanda viene fatta da un utente che lavora ad almeno 2000 km dall'ufficio in cui lavoro io, mentre la persona che ha fatto la registrazione si trova a 2 scrivanie da lui.
Risposta: “ dovresti chiederlo a lui!”
Oppure
Domanda: “aiuto il sistema non funziona”
Risposta: Qual'è il problema”
Domanda: “Non lo so”
Intermezzo – guardo il print screen che mi ha inviato. C'è scritta che no nha le abilitazione a fare l'attività.
Risposta: “come da messaggio occorre richiedere le autorizzazioni”
Ma il genio del male deve ancora arrivare:
Domanda: “ non capisco perchè il report non funzioni”
Risposta: “Mi dici con quali parametri lo lanci?”
Domanda: “Sto cercando di estrarre solo 20.000 fatture dal sistema, tutte insieme con tutte le informazioni possibili per un periodo di analisi di un anno”
Intermezzo - lui è solo uno dei 10.000 personaggi che lavorano sul DB sparsi nel mondo.
Risposta: “ forse è il caso che tu riduca l'ampiezza della tua estrazioni e che magari ne facessi più d'una ma più piccole”
Ovviamente nessuno di loro si degna di ringraziare o cosa.
Martedì sera, mentre sembra che debba rovesciarsi tutta l'acqua del cielo riparto verso casa.
Arrivo senza dover indossare il salvagente, ma non so quanto durerà questa mia fortuna.
Mercoledì per l'appunto resto bloccato in metropolitana a causa della pioggia. Su questo stenderei un velo pietoso. La giornata trascorre a nel vano inseguimento di informazioni. Alla sera faccio visita anche al dentista. Alla fine sono così cotto che sbaglio fermata della metro e mi tocca tornare indietro.
Giovedì mattina, mentre c'è chi si riprende dalle notti bianche per i festeggiamenti dei 150 anni del Bel Paese, o si prepara per rendergli omaggio io guido per andare in ufficio. Il trittico di geni non si riposa. Per fortuna che non essendoci i capoccia l'atmosfera in ufficio è più rilassata. A pranzo facciamo anche gita di gruppo in centro. Ovviamente i progetti di uscire presto vanno ad incastonare un'altra lastra d'oro sul sentiero sbagliato.
Arrivato in residence, ho giusto il tempo di mettermi in libertà.... dimenticavo di dirti, caro Lettore, che anch'io ho voluto render omaggio al dì di festa e mi sono agghindato con i colori del tricolore. Cravatta Verde, camicia Bianca e Pantaloni Rossi. Ecco mi ero appena sistemato per cenare quando scopro che la mia collega è rimasta chiusa fuori o meglio, cercava di entrare in casa con la chiave elettronica che apre il mio appartamento. Intanto che i lettori più maliziosi pensano male a te caro Lettore spiegherò che la chiave gliela avevo data perchè a Capodanno aveva tutta la famiglia ad Alba ed aveva bisogno di un paio di letti.
Lei mi chiede se ho io la sua chiave, ed io le ripeto di no.
Sistemata la faccenda, dopo una cena veloce vado ad addormentarmi sul divano, ma vengo svegliato dal rumore dei fuochi d'artificio. Esco sul balcone con la speranza di avere una buona visuale, ma questa è vana. Il palazzo di fronte nasconde tutto lo spettacolo.
Torno a dormire.
Venerdì mi alzo prestissimo, ed ancora prima mi presento in ufficio. Ho voglia di andar via presto.
Il trittico di geni si è sfaldato, ma qualche sasso lo lanciano ancora.
Io ormai mi vedo sulla via del ritorno quando vengo chiamato per supportare l'analisi di un collega di un altro gruppo. Il lavoro impiegherebbe in tutto due minuti:” Il report non funziona perchè il programmatore ha fatto uno sviluppo errato.”
lui: ”ma no guarda, questi dati sono giusti”. In realtà quelli sono dati errati secondo le logiche del report, ed è solo un puro caso che vadano bene all'utente. Quelli che il report estrae in maniera corretta sono quelli che lui pensa siano errati
Gli ripeto che basta fare una tabella e segnarsi le casistiche per capire come funziona, ma lui si incastra con estrazioni, ctrl tab, ed altri voli pindarici nella speranza di dare la colpa a qualcuno.
Io non ce la faccio più. Sono andati via tutti. Lo saluto e rimandiamo tutto a lunedì, ma l'ultimo dei geni mi fa la battutina che siamo arrivati a fare l'analisi ora perchè io mercoledì non c'ero. Sono lì lì per gridargli che l'analisi la dovevamo fare venerdì scorso ma lui è arrivato tardi, poi lunedì era impegnato, martedì pure, giovedì in ferie ed oggi potrebbe pure essere a quel paese perchè sono ad un passo dal mandarcelo.
Basta me ne vado a casa. Lungo la strada mi lascio il tramonto alle spalle con i suoi caldi colori, mentre la notte mi accoglie con una Luna spelndente.
… all'inseguimento del sole ...
Anche questa settimana è stata spezzata in due dalla giornata CAST AWAY a Milano.
Come ormai succede da tempo parto in direzione ovest in un umido lunedì mattina. La strada ormai si fa percorrere docilmente, ed il paesaggio non offre grandi spunti, tranne qualche scorcio da cartolina che ancora riesce ad emozionarmi.
Arrivo in ufficio e il grigio che colora il cielo sembra voler colorare anche l'atmosfera. Io ho gli utenti che non vedono l'ora di tediarmi con le loro richieste. La giornata non ha grandi spunti e viene archiviata insieme alle altre. Martedì iniziamo presto a testare il concetto di globalizzazione. Mi arrivano richieste da parti opposte del globo eppure hanno tutte una cosa in comune, l'incapacità dell'utente. In alcuni casi la risposta è di una banalità deprimente.
Domanda: “perchè nella fattura c'è scritto 11 MLN?”
Risposta: “perchè l'utente ha scritto 11 MLN”
Domanda: “ è perchè l'ha fatto?”
intermezzo – la domanda viene fatta da un utente che lavora ad almeno 2000 km dall'ufficio in cui lavoro io, mentre la persona che ha fatto la registrazione si trova a 2 scrivanie da lui.
Risposta: “ dovresti chiederlo a lui!”
Oppure
Domanda: “aiuto il sistema non funziona”
Risposta: Qual'è il problema”
Domanda: “Non lo so”
Intermezzo – guardo il print screen che mi ha inviato. C'è scritta che no nha le abilitazione a fare l'attività.
Risposta: “come da messaggio occorre richiedere le autorizzazioni”
Ma il genio del male deve ancora arrivare:
Domanda: “ non capisco perchè il report non funzioni”
Risposta: “Mi dici con quali parametri lo lanci?”
Domanda: “Sto cercando di estrarre solo 20.000 fatture dal sistema, tutte insieme con tutte le informazioni possibili per un periodo di analisi di un anno”
Intermezzo - lui è solo uno dei 10.000 personaggi che lavorano sul DB sparsi nel mondo.
Risposta: “ forse è il caso che tu riduca l'ampiezza della tua estrazioni e che magari ne facessi più d'una ma più piccole”
Ovviamente nessuno di loro si degna di ringraziare o cosa.
Martedì sera, mentre sembra che debba rovesciarsi tutta l'acqua del cielo riparto verso casa.
Arrivo senza dover indossare il salvagente, ma non so quanto durerà questa mia fortuna.
Mercoledì per l'appunto resto bloccato in metropolitana a causa della pioggia. Su questo stenderei un velo pietoso. La giornata trascorre a nel vano inseguimento di informazioni. Alla sera faccio visita anche al dentista. Alla fine sono così cotto che sbaglio fermata della metro e mi tocca tornare indietro.
Giovedì mattina, mentre c'è chi si riprende dalle notti bianche per i festeggiamenti dei 150 anni del Bel Paese, o si prepara per rendergli omaggio io guido per andare in ufficio. Il trittico di geni non si riposa. Per fortuna che non essendoci i capoccia l'atmosfera in ufficio è più rilassata. A pranzo facciamo anche gita di gruppo in centro. Ovviamente i progetti di uscire presto vanno ad incastonare un'altra lastra d'oro sul sentiero sbagliato.
Arrivato in residence, ho giusto il tempo di mettermi in libertà.... dimenticavo di dirti, caro Lettore, che anch'io ho voluto render omaggio al dì di festa e mi sono agghindato con i colori del tricolore. Cravatta Verde, camicia Bianca e Pantaloni Rossi. Ecco mi ero appena sistemato per cenare quando scopro che la mia collega è rimasta chiusa fuori o meglio, cercava di entrare in casa con la chiave elettronica che apre il mio appartamento. Intanto che i lettori più maliziosi pensano male a te caro Lettore spiegherò che la chiave gliela avevo data perchè a Capodanno aveva tutta la famiglia ad Alba ed aveva bisogno di un paio di letti.
Lei mi chiede se ho io la sua chiave, ed io le ripeto di no.
Sistemata la faccenda, dopo una cena veloce vado ad addormentarmi sul divano, ma vengo svegliato dal rumore dei fuochi d'artificio. Esco sul balcone con la speranza di avere una buona visuale, ma questa è vana. Il palazzo di fronte nasconde tutto lo spettacolo.
Torno a dormire.
Venerdì mi alzo prestissimo, ed ancora prima mi presento in ufficio. Ho voglia di andar via presto.
Il trittico di geni si è sfaldato, ma qualche sasso lo lanciano ancora.
Io ormai mi vedo sulla via del ritorno quando vengo chiamato per supportare l'analisi di un collega di un altro gruppo. Il lavoro impiegherebbe in tutto due minuti:” Il report non funziona perchè il programmatore ha fatto uno sviluppo errato.”
lui: ”ma no guarda, questi dati sono giusti”. In realtà quelli sono dati errati secondo le logiche del report, ed è solo un puro caso che vadano bene all'utente. Quelli che il report estrae in maniera corretta sono quelli che lui pensa siano errati
Gli ripeto che basta fare una tabella e segnarsi le casistiche per capire come funziona, ma lui si incastra con estrazioni, ctrl tab, ed altri voli pindarici nella speranza di dare la colpa a qualcuno.
Io non ce la faccio più. Sono andati via tutti. Lo saluto e rimandiamo tutto a lunedì, ma l'ultimo dei geni mi fa la battutina che siamo arrivati a fare l'analisi ora perchè io mercoledì non c'ero. Sono lì lì per gridargli che l'analisi la dovevamo fare venerdì scorso ma lui è arrivato tardi, poi lunedì era impegnato, martedì pure, giovedì in ferie ed oggi potrebbe pure essere a quel paese perchè sono ad un passo dal mandarcelo.
Basta me ne vado a casa. Lungo la strada mi lascio il tramonto alle spalle con i suoi caldi colori, mentre la notte mi accoglie con una Luna spelndente.
… all'inseguimento del sole ...
12 marzo 2011
Tra Alba e Tramonto – 46° puntata
Caro Lettore eccomi qui, o forse non sono qui? La domanda ha un che di strano, ma questi sono stati giorni di dislocazione spazio temporale conclusi con una dormita sul divano.
Le cose sono andate così: lunedì con l'aiuto di un paio di cannonate e di tre gru mi sono alzato dal mio giaciglio. Il desiderio di tornare a dormire era tanto ma non so dove ho trovato la motivazione per vestirmi e partire nuovamente per le Langhe, forse il senso del dovere. Nella mia testa giravano ancora le parole dell'Orco e il mio desiderio represso di scatenare su di lui una serie di testate a raffica che avrebbero fatto impalli dire anche il cugino Zizou. Comunque è meglio non pensarci. Se uno nasce quadrato e lo si vuol far morire tondo l'unica speranza è prenderlo a martellate, ma se si crede alla non violenza, o almeno ci si prova, beh...l'Orco è proprio la tentazione.
Tornando a noi, il viaggio è ormai un classico: auto; camion; strade; autostrade; incroci e rotonde ed un paio di semafori.
Arrivo in ufficio in perfetto orario, o almeno il mio corpo e lì, mentre la mia testa è rimasta un po' indietro.
Inizio a lavorare. Arrivano le prime notizie positive. Una delle colleghe è rimasta incinta. L'annuncio settimana scorsa avrebbe scatenato l'inferno nella testa della responsabile, ma si vede che le chiacchiere fatte sono servite. Al lavoro giornaliero si aggiunge anche il super padulo dell'Orco. “Siccome quello che fai è banale, e sicuramente hai tempo da perdere, ecco devi seguire anche un altro progetto, a Milano. Dimenticavo, devi essere dal cliente tutti i mercoledì, ma questo non dovrebbe essere un problema...”
Ed io che posso pensare a queste parole: “Grazie signore per avermi dato la distanza e non la forza altrimenti lo arrotondavo un po'.”
Comunque mi lancio anche su questa attività. Mentre io mi crogiolo nei miei casini la mia collega continua a grattarsi, cosa non da lei.
Ecco che iniziano le prime battute sino ad una diagnosi da fai da te: Cara ti sei presa la varicella!
Lei all'inizio cerca di negare e risponde a tutti che no né vero, ma dopo aver infettato aria e luoghi si decide a tornare a casa a farsi vedere da un medico. Io intanto trovo una soluzione ad una problematica turca, ma non mi convince, anche se è accettata da tutti. Nella mia testa continua a frullare. Nei ritagli di tempo mi preparo al secondo progetto.
Arrivato in residence cado in un sonno profondo.
Martedì mi presento con un omaggio floreale per le colleghe. Sono sempre il consulente con FASCINO e VALIGIA.
Nella notte ho avuto un illuminazione ed ho trovato la soluzione per il problema Turchia, senza dover scatenare nessuna guerra di invasione. Ora la parte difficile, dopo i test, sarà spiegarla ai Turchi. Mi propongo di uscire presto e quindi lavoro a nastro, ma come tutti i buoni propositi anche questo naufraga a metà del viaggio. Viaggio di ritorno che si fa ormai classico come quello di andata.
Mercoledì rimetto piede negli uffici che mi avevano ospitato prima dell'inizio di questa avventura. Rivedo luoghi conosciuti ed anche facce. Ritrovo addirittura un compagno di università.
La riunione va bene e mi dedico a capire lo scenario del progetto. Per fortuna ho scoperto che i miei utenti sono in ferie, quindi giornata tranquilla.
Alla fine il mio lavoro è controllare la documentazione, verificare un paio di processi.
Rivedo il mio vecchio responsabile, lato cliente, che mi racconta un aneddoto che ahimè non posso riportare su queste pagine per motivi di privacy che vedeva il sottoscritto partecipe in versione digitale.
Anche a questo giro si fa tardi. Sono finito in un gruppo che inizia a carburare solo dopo il caffè del pomeriggio.
Torno a casa facendo un viaggio a ritroso nella memoria.
Giovedì mattina è la squadra che ha lavorato lunedì per mettermi in moto si presenta in orario e aumentata di numero. Eccomi di nuovo qui in macchina, al casello, al bivio, alla rotonda, al parcheggio ed in ufficio. I Turchi chiamano a nastro, ma riesco a tamponarli ed a convincerli che l'ultima soluzione è la migliore, il che implica il mio restare in ufficio sino a tardi. Tanto di cose ne ho da fare. Giusto poco prima di iniziare ecco che arriva la prima sorpresa. Mi incastrano per una riunione su un problema che ignoro, ma mi assicurano che hanno solo bisogno di un supporto. Alla fine il supporto che volevano era risolvere un problema su un area che non è di mia competenza, ma di un altro gruppo. Faccio notare la cosa e si rimanda tutto a venerdì mattina. Sistemati i turchi sogno di uscire, ma non si può. Seconda botta. La riunione di lunedì è stata anticipata a venerdì nella tarda mattinata. Quindi mi tocca preparare la presentazione in anticipo. Nel fra tempo mi arrivano anche i documenti da revisionare.
Con calma mi metto dietro a tutto e cerco di fare del mio meglio.
Venerdì, la prima riunione scivola pericolosamente sulla seconda, i turchi ringraziano (frase scritta dall'IT Manager turco: Un giorno sarai ripagato per tutto questo, ne sono sicuro) e ne approfittano per sottoporre altri due problemoni.
Intanto risolto il problema della prima riunione mi presento alla seconda. Qui mi tocca spiegare all'altro team i concetti base della matematica relativi ad equazioni e sistemi di equazioni, per dimostrare che il sistema messo in piedi fa acqua da tutte le parti. Uno di loro cerca di controbattere, ma messo davanti all'evidenza ripiega con le orecchie basse.
Mi brucio la pausa pranzo e compro un panino kebab al volo. Ho voglia di qualcosa di esotico.
Gusto il mio pranzo seduto alla mia scrivania mentre correggo l'italiano del documento che il collega mi ha inviato, con i colleghi che si lamentano per il profumino. Lavoro su due pc, su due progetti diversi e con il rischio di un mal di testa in stereofonia. Per fortuna che il miraggio di una serata allegra al Festival dei Clown mi aiuta a resistere.
Parto come al solito in ritardo, ma il tom tom mi conforta. Posso arrivare ancora in orario. Durante il viaggio mi viene annunciato che non esiste più il mio letto e che in attesa del mio trasferimento definitivo dovrò dormire sul divano (detto tra noi il divano è pure scomodo). Per fortuna che la serata, superati i soliti problemi di traffico e parcheggio, risulta piacevole. Il duo Les Frères Panini è davvero bravo. Ed anche la cena a base di piatti indiani non è male.
Torno a casa distrutto e mi addormento incastrato nel divano.
… all'inseguimento del sole ...
Le cose sono andate così: lunedì con l'aiuto di un paio di cannonate e di tre gru mi sono alzato dal mio giaciglio. Il desiderio di tornare a dormire era tanto ma non so dove ho trovato la motivazione per vestirmi e partire nuovamente per le Langhe, forse il senso del dovere. Nella mia testa giravano ancora le parole dell'Orco e il mio desiderio represso di scatenare su di lui una serie di testate a raffica che avrebbero fatto impalli dire anche il cugino Zizou. Comunque è meglio non pensarci. Se uno nasce quadrato e lo si vuol far morire tondo l'unica speranza è prenderlo a martellate, ma se si crede alla non violenza, o almeno ci si prova, beh...l'Orco è proprio la tentazione.
Tornando a noi, il viaggio è ormai un classico: auto; camion; strade; autostrade; incroci e rotonde ed un paio di semafori.
Arrivo in ufficio in perfetto orario, o almeno il mio corpo e lì, mentre la mia testa è rimasta un po' indietro.
Inizio a lavorare. Arrivano le prime notizie positive. Una delle colleghe è rimasta incinta. L'annuncio settimana scorsa avrebbe scatenato l'inferno nella testa della responsabile, ma si vede che le chiacchiere fatte sono servite. Al lavoro giornaliero si aggiunge anche il super padulo dell'Orco. “Siccome quello che fai è banale, e sicuramente hai tempo da perdere, ecco devi seguire anche un altro progetto, a Milano. Dimenticavo, devi essere dal cliente tutti i mercoledì, ma questo non dovrebbe essere un problema...”
Ed io che posso pensare a queste parole: “Grazie signore per avermi dato la distanza e non la forza altrimenti lo arrotondavo un po'.”
Comunque mi lancio anche su questa attività. Mentre io mi crogiolo nei miei casini la mia collega continua a grattarsi, cosa non da lei.
Ecco che iniziano le prime battute sino ad una diagnosi da fai da te: Cara ti sei presa la varicella!
Lei all'inizio cerca di negare e risponde a tutti che no né vero, ma dopo aver infettato aria e luoghi si decide a tornare a casa a farsi vedere da un medico. Io intanto trovo una soluzione ad una problematica turca, ma non mi convince, anche se è accettata da tutti. Nella mia testa continua a frullare. Nei ritagli di tempo mi preparo al secondo progetto.
Arrivato in residence cado in un sonno profondo.
Martedì mi presento con un omaggio floreale per le colleghe. Sono sempre il consulente con FASCINO e VALIGIA.
Nella notte ho avuto un illuminazione ed ho trovato la soluzione per il problema Turchia, senza dover scatenare nessuna guerra di invasione. Ora la parte difficile, dopo i test, sarà spiegarla ai Turchi. Mi propongo di uscire presto e quindi lavoro a nastro, ma come tutti i buoni propositi anche questo naufraga a metà del viaggio. Viaggio di ritorno che si fa ormai classico come quello di andata.
Mercoledì rimetto piede negli uffici che mi avevano ospitato prima dell'inizio di questa avventura. Rivedo luoghi conosciuti ed anche facce. Ritrovo addirittura un compagno di università.
La riunione va bene e mi dedico a capire lo scenario del progetto. Per fortuna ho scoperto che i miei utenti sono in ferie, quindi giornata tranquilla.
Alla fine il mio lavoro è controllare la documentazione, verificare un paio di processi.
Rivedo il mio vecchio responsabile, lato cliente, che mi racconta un aneddoto che ahimè non posso riportare su queste pagine per motivi di privacy che vedeva il sottoscritto partecipe in versione digitale.
Anche a questo giro si fa tardi. Sono finito in un gruppo che inizia a carburare solo dopo il caffè del pomeriggio.
Torno a casa facendo un viaggio a ritroso nella memoria.
Giovedì mattina è la squadra che ha lavorato lunedì per mettermi in moto si presenta in orario e aumentata di numero. Eccomi di nuovo qui in macchina, al casello, al bivio, alla rotonda, al parcheggio ed in ufficio. I Turchi chiamano a nastro, ma riesco a tamponarli ed a convincerli che l'ultima soluzione è la migliore, il che implica il mio restare in ufficio sino a tardi. Tanto di cose ne ho da fare. Giusto poco prima di iniziare ecco che arriva la prima sorpresa. Mi incastrano per una riunione su un problema che ignoro, ma mi assicurano che hanno solo bisogno di un supporto. Alla fine il supporto che volevano era risolvere un problema su un area che non è di mia competenza, ma di un altro gruppo. Faccio notare la cosa e si rimanda tutto a venerdì mattina. Sistemati i turchi sogno di uscire, ma non si può. Seconda botta. La riunione di lunedì è stata anticipata a venerdì nella tarda mattinata. Quindi mi tocca preparare la presentazione in anticipo. Nel fra tempo mi arrivano anche i documenti da revisionare.
Con calma mi metto dietro a tutto e cerco di fare del mio meglio.
Venerdì, la prima riunione scivola pericolosamente sulla seconda, i turchi ringraziano (frase scritta dall'IT Manager turco: Un giorno sarai ripagato per tutto questo, ne sono sicuro) e ne approfittano per sottoporre altri due problemoni.
Intanto risolto il problema della prima riunione mi presento alla seconda. Qui mi tocca spiegare all'altro team i concetti base della matematica relativi ad equazioni e sistemi di equazioni, per dimostrare che il sistema messo in piedi fa acqua da tutte le parti. Uno di loro cerca di controbattere, ma messo davanti all'evidenza ripiega con le orecchie basse.
Mi brucio la pausa pranzo e compro un panino kebab al volo. Ho voglia di qualcosa di esotico.
Gusto il mio pranzo seduto alla mia scrivania mentre correggo l'italiano del documento che il collega mi ha inviato, con i colleghi che si lamentano per il profumino. Lavoro su due pc, su due progetti diversi e con il rischio di un mal di testa in stereofonia. Per fortuna che il miraggio di una serata allegra al Festival dei Clown mi aiuta a resistere.
Parto come al solito in ritardo, ma il tom tom mi conforta. Posso arrivare ancora in orario. Durante il viaggio mi viene annunciato che non esiste più il mio letto e che in attesa del mio trasferimento definitivo dovrò dormire sul divano (detto tra noi il divano è pure scomodo). Per fortuna che la serata, superati i soliti problemi di traffico e parcheggio, risulta piacevole. Il duo Les Frères Panini è davvero bravo. Ed anche la cena a base di piatti indiani non è male.
Torno a casa distrutto e mi addormento incastrato nel divano.
… all'inseguimento del sole ...
05 marzo 2011
Tra Alba e Tramonto – 45° puntata
Caro Lettore la settimana appena trascorsa è stata una settimana stranissima. Dopo tanto tempo tornare a viaggiare con la collega, con tutte le difficoltà ed a volte scocciature del caso, visto poi cosa è successo la settimana prima. Portarsi poi la valigia in giro la mattina presto, quando fuori magari piove non è piacevole. Viaggiare poi parlando sempre e solo di lavoro.... non so. Aggiungici che no sono stato proprio di buon umore questa settimana, forse per il tempo, forse perchè molti amici si sono presi l'influenza, oppure perchè i loro figli sono stati male... diciamo che la settimana appena trascorsa è stata molto opprimente ad avara di buone notizie.
Per completezza devo dire anche che questa è stata la settimana della consegna della pagella di metà anno.
In questo post, caro lettore non troverai il solito elenco di avventure ed aneddoti, più o meno surreali, e non perchè non ce ne sono stati ma più perchè voglio concentrarmi su alcuni stati d'animo che mi hanno lasciato un bel po' di amaro in bocca.
Il primo stato d'animo è la meschinità. Ho saputo di alcune tristi vicissitudini di persone che non mi sono simpatiche. E mi sarebbe piaciuto rinfacciare loro frasi dette quando erano altri in quella situazione, solo per un becero gusto di rivalsa. Ecco, mi sono trovato a fare questi pensieri e non mi è piaciuto. Ma non è la sola cosa.
Ho fatto fatica addirittura a sopportare la mia collega. Non so, molte delle cose che faceva mi irritavano, anche se quasi tutte erano per il mio bene. Mi sembrava di essere tornato bambino. Mi sono sentito davvero puerile a volte. Avrei voluto gridare, prendere a calci l'aria, rompere tutto. Ed in tanto fuori nevicava e non era solo la neve ad accumularsi ma anche il lavoro.
L'aria in ufficio poi non era delle migliori. Dopo la scenata di venerdì della vice capo tutti credo abbiamo fatto un esame di coscienza, ma ci sono alcuni gesti difficili da riparare.
Mi sono trovato una mattina a scrivere una mail di risposta al presidente della mia società. Il presidente chiede a tutti un aiuto per migliorare l'azienda con spunti, suggerimenti e partecipazione. Ed io ho messo giù le mie opinioni, ma la mail che un paio di anni fa non avrei esitato ad inviare ora è li nella cartella Documenti del pc aziendale a decantare. Un gesto maturo ad essere oggettivi, solo che mi ha fatto sentire un po' snaturato.
Aggiungici caro Lettore che, un animale sociale come me, lasciato solo tende a riflettere, magari in modo sbagliato su molte cose. Su quanto ha lasciato alle spalle, sugli errori fatti, sul perchè di certe cose, sui sacrifici fatti ed ancora da fare.
Ed alla fine il carnevale ti porta a pensare che tutti indossiamo una maschera, che diciamo bugie o mezze verità solo perchè è questo che ci chiede la società per sopravvivere. Noi a differenza dei leoni e della antilopi la mattina non dobbiamo “correre” ma indossare la nostra parte e recitare. Forse è vero che se si è fortunati si è protagonisti della propria vita e no solo comparse, peccato che la sceneggiatura sia in mani altrui.
Per la curiosità di alcuni di voi la pagella è stata buona, peccato che a me la cosa sia scivolata addosso come le lacrime del cielo sulla tela dell'ombrello.
Ed alla fine cosa resta. Resta il desiderio di vedere la primavere arrivare, di sperare che l'oroscopo ti dica bene, di tenere duro per te e per chi ti è accanto, di togliersi le scarpe e la cravatta e sapere che la vita non è solo lavoro ma che c'è di più e continuare a cercare quel di più.
E forse è proprio vero che non può piovere per sempre!!!
...all'inseguimento del sole...
Per completezza devo dire anche che questa è stata la settimana della consegna della pagella di metà anno.
In questo post, caro lettore non troverai il solito elenco di avventure ed aneddoti, più o meno surreali, e non perchè non ce ne sono stati ma più perchè voglio concentrarmi su alcuni stati d'animo che mi hanno lasciato un bel po' di amaro in bocca.
Il primo stato d'animo è la meschinità. Ho saputo di alcune tristi vicissitudini di persone che non mi sono simpatiche. E mi sarebbe piaciuto rinfacciare loro frasi dette quando erano altri in quella situazione, solo per un becero gusto di rivalsa. Ecco, mi sono trovato a fare questi pensieri e non mi è piaciuto. Ma non è la sola cosa.
Ho fatto fatica addirittura a sopportare la mia collega. Non so, molte delle cose che faceva mi irritavano, anche se quasi tutte erano per il mio bene. Mi sembrava di essere tornato bambino. Mi sono sentito davvero puerile a volte. Avrei voluto gridare, prendere a calci l'aria, rompere tutto. Ed in tanto fuori nevicava e non era solo la neve ad accumularsi ma anche il lavoro.
L'aria in ufficio poi non era delle migliori. Dopo la scenata di venerdì della vice capo tutti credo abbiamo fatto un esame di coscienza, ma ci sono alcuni gesti difficili da riparare.
Mi sono trovato una mattina a scrivere una mail di risposta al presidente della mia società. Il presidente chiede a tutti un aiuto per migliorare l'azienda con spunti, suggerimenti e partecipazione. Ed io ho messo giù le mie opinioni, ma la mail che un paio di anni fa non avrei esitato ad inviare ora è li nella cartella Documenti del pc aziendale a decantare. Un gesto maturo ad essere oggettivi, solo che mi ha fatto sentire un po' snaturato.
Aggiungici caro Lettore che, un animale sociale come me, lasciato solo tende a riflettere, magari in modo sbagliato su molte cose. Su quanto ha lasciato alle spalle, sugli errori fatti, sul perchè di certe cose, sui sacrifici fatti ed ancora da fare.
Ed alla fine il carnevale ti porta a pensare che tutti indossiamo una maschera, che diciamo bugie o mezze verità solo perchè è questo che ci chiede la società per sopravvivere. Noi a differenza dei leoni e della antilopi la mattina non dobbiamo “correre” ma indossare la nostra parte e recitare. Forse è vero che se si è fortunati si è protagonisti della propria vita e no solo comparse, peccato che la sceneggiatura sia in mani altrui.
Per la curiosità di alcuni di voi la pagella è stata buona, peccato che a me la cosa sia scivolata addosso come le lacrime del cielo sulla tela dell'ombrello.
Ed alla fine cosa resta. Resta il desiderio di vedere la primavere arrivare, di sperare che l'oroscopo ti dica bene, di tenere duro per te e per chi ti è accanto, di togliersi le scarpe e la cravatta e sapere che la vita non è solo lavoro ma che c'è di più e continuare a cercare quel di più.
E forse è proprio vero che non può piovere per sempre!!!
...all'inseguimento del sole...
27 febbraio 2011
Tra Alba e Tramonto – 44° puntata
25 Febbraio 2011
Torino Porta Nuova
ore 21:50
Torino Porta Nuova
ore 21:50
Caro Lettore, scrivo una parte di questo post in un venerdì del passato. Forse ti starai chiedendo cosa significa questa frase. Beh è presto detto. Per motivi che ti racconterò poi mi trovo sul treno regionale che da Torino Porta Nuova conduce a Milano Centrale.
Non ti preoccupare non mi sono perso, e forse questo mio essere di nuovo su questo treno lo considerò uno dei momenti migliori della settimana appena trascorsa.
Ma vediamo come sono arrivato sino a qui. Tutto ha inizio come al solito un lunedì mattina, in cui la sveglia mi strappa ai miei dolci sogni troppo presto. La mia collega mi ha dato appuntamento una ventina di minuti prima perché ha una riunione sul presto. La prima regola di chi lavora dovrebbe essere non mettere mai una riunione il lunedì mattina o il venerdì pomeriggio. Ma come molte delle regole sono fatte solo per essere ignorate.
Comunque con la testa ancora mezza addormentata mi rimetto a fare il pendolare come una volta. Prima il bus per arrivare a Milano e poi due linee di metropolitana per raggiungere il punto X. Arrivo puntuale, ed anche la collega spacca quasi il minuto. Partiamo. Al casello incrociamo un consulente di un altro gruppo. Il tempo di superarlo ed è già un puntino nello specchietto retrovisore.
Intanto che la macchina divora i chilometri noi parliamo come al solito di lavoro. La mia collega è talmente presa che quasi manchiamo la coincidenza con la seconda autostrada. Se non l’avessi avvertita in tempo forse se ne sarebbe accorta in prossimità di Genova. Ed avendo ancora un paio di forse in tasca, forse sarebbe stato meglio così.
Arrivati in ufficio l’attività è subito alacre. C’è da fare questo, rispondere a quest’altro ed andare alla riunione, messa ad un orario accettabile. Come in molte delle riunioni c’è sempre qualche invitato che non centra. In questo caso sono io. Motivo per cui me ne rimango tranquillo in disparte ad ascoltare gli altri.
A pranzo ancora lavoro lavoro lavoro. Inizio a non farcela più. E dire che molte delle cose che vengono dette sono importanti e mi servono per la mia crescita. Peccato che io più che a crescere penso a dormire.
Pomeriggio altra riunione in cui l’organizzatore no si presenta, per poi rispondere innervosito quando lo cerchiamo al telefono.
Per iniziare bene usciamo tardi dall’ufficio. Tanto tardi che i supermercati sono chiusi. Per fortuna che ho un minimo di viveri per la sussistenza. Dovrei studiare, ma crollo subito dopo cena in un sonno profondo. Martedì mi svegli con i panettieri e mi metto sotto a studiare. Mi sembra di tornare all’epoca delle superiori in cui studiavo di notte quando in casa c’era finalmente un po’ di tranquillità. Martedì siamo di nuovo sotto pressione. I turchi si divertono a chiamare. Nel fra tempo abbia un trio di personaggi che si è assediato nelle postazioni che una volta erano mie e della collega. Scopro che la ragazza di questo simil trio Drombo è un’ex compagna di università della mia collega. Peccato che per arrivare alla scoperta abbia dovuto sacrificare la mia chiavetta della macchinetta del caffè senza neanche essere invitato. Va beh. Questo evento arricchisce almeno la lista di argomenti di conversazione nella pausa pranzo.
Per democrazia anche martedì si fa tardi. E sempre per democrazia sopravvivo a scatolette, vado a letto presto e mi alzo prestissimo per studiare. Mercoledì differisce dal giorno prima per il nome, per il fatto che la collega non ha sentito la sveglia e perchè la sera è stato organizzato l’evento mondano. Cena in una delle birrerie delle città che circondano Alba. Mi ritrovo così al tavolo con 3 donne ammogliate, ma senza l’altra metà. Loro parlano di lavoro e colleghi ed io mi concentro sulla prima cena degna di questo nome. Un bello stinco. Nulla a che vedere con i Golonky polacchi, ma si lascia mangiare con piacere.
Giovedì mi evito la levataccia, visto che è in previsione il rientro, in compenso mi girano per la testa pensieri meschini, e questa cosa non mi piace affatto. Prima dell’ora di pranzo però ho già risposto alle mille richieste dei turchi, che dovevano fare una sola cosa, e sono riusciti a farla male, incasinandomi tutta la giornata. In più salta il corso a Milano e quindi si opta per restare ad Alba, visto la situazione di fuoco che c’è in ufficio. Per democrazia anche giovedì si esce tardi, io mangio le ultime scatolette e vado a dormire presto e mi alzo presto. Devo finire un paio di lavori per la mia società. Cose di piccola rilevanza se Montezuma non si fosse messo a remare contro. Un lavoro di una mezz’oretta si trasforma in un tour de force, tanto che faccio appena in tempo per arrivare in orario ed aspettare la collega, che sempre per democrazia anche oggi arriva cinque minuti in ritardo. Arrivato in ufficio mi tocca anche beccarmi una mail da parte del CFO turco su un attività urgente. Non ci sarebbe nulla da dire se non fosse il fatto che il testo della mail non è altro che il copia ed incolla di quello che io ho scritto all’ITManager di quel paese. Per fortuna che quest’ultimo ha almeno la buona creanza di scusarsi. La mail costringe il responsabile dell’atro gruppo ad indire una riunione urgente (se avessero dato retta a me non ci sarebbe stata nessuna riunione urgente, ma certa gente ci deve sbattere il muso). Risolto l’ennesimo problema mi ritrovo tra capo e collo le persone dell’altro gruppo che siccome hanno finito in anticipo una riunione sono venute a cercarmi per allinearci prima della riunione. Io provo a spiegare cosa è successo, ma loro si sono fatti già un idea, ed anche se secondo me non è quella giusta, loro non danno segni di volerla cambiare.
Visto che mi hanno bruciato così un po’ di tempo mi tocca sacrificare il pranzo perché dovrò attraversare Alba a piedi per raggiungere il luogo della riunione. Appena prima di uscire la collega mi avverte che c’è stato un contrattempo e che deve tornare a Milano presto. Montezuma bussa i nuovo alla mia porta e fa si che anche l’altra persona che va verso Milano debba andare via presto. Non ho neanche il tempo per pensarci. Sono a questa riunione e capisco che tutto il problema è dovuto ad un link errato. Provo a farlo capire all’altro gruppo che mi azzittisce. Dobbiamo perdere almeno un’ora per giungere al punto che basta correggere il link, ed i danni che ha fatto e tutti sono contenti.
Finita la riunione torno verso l’ufficio e cerco di pensare a come tornare a casa. Chiedo così ad un collega se mi può accompagnare a Torino. Da li posso prendere il treno per Milano senza essere costretto a dormire su una panchina di una delle stazioni presenti tra Alba e la ormai non più capitale morale del bel paese.
A Torino nell’attesa del mio treno riesco a passare a salutare anche un’amica dei primi capitoli di questa mia avventura in TRASFERTA. Il rivedere lei e riassaporare l’atmosfera della città delle Mole mi ha riportato indietro nel tempo, quando tutto questo ha avuto inizio. Ma è proprio vero che il tempo pulisce la memoria e lascia solo i ricordi più belli.
...all'inseguimento del sole...
20 febbraio 2011
Tra Alba e Tramonto – 43° puntata
Caro lettore,
la settimana appena trascorsa è stata breve ma piena di cose. Breve in quanto è durata solo tre giorni, i primi tre giorni della settimana. Piena di cose perchè in tre giorni c'è stato tutto.
Viaggio di andata e ritorno, serate passate in ufficio a sistemare le ultime cose, pranzi a rischio, riunioni, call conference, video conference, San Valentino, San Faustino, annunci di matrimoni e di lieti eventi.
Una settimana talmente incasinata che per poter partecipare all'evento Enogastronomico, indetto dal sottoscritto, ho dovuto inviare a tutti un invito bloccando almeno un ora sul calendario aziendale. Ciò nonostante la mia partecipazione è stata messa a rischio da una serie di eventi che servivano a ricordarmi che l'ingegner Murphy e la sua famosissima legge non sono solo uno slogan che si legge su una maglietta o il titolo di qualche collana di libri.
Ma andiamo con ordine. Lunedì solita partenza accompagnata dal brutto tempo. Mi sa che per rivedere un po' di paesaggio dovrò affidarmi per ora ad internet ed a qualche ricordo.
Arrivo in ufficio e subito giù a produrre. Devo sistemare tutto prima che inizi la video conference. Ho da archiviare tutte le mail di venerdì scorso e le prime della settimana. C'è gente che il lunedì mattina non riesce proprio a dormire.
La video conference con il Lussemburgo va, ma come al solito l'altro team non ci prova neanche a proporsi per scrivere il meeting report, anche se lo pretende. Quindi finito questo mi tocca anche scrivere il resoconto della riunione.
Appena torno alla mia postazione ecco il telefono che squilla. La Turchia ha bisogno di me e sembra non solo loro. Anche gli spagnoli si fanno sentire.
Ad un certo punto scappo a pranzo. La mia è una vera e propria fuga. Cerco un po' di respiro ma la collega mi è addosso con le beghe dell'ufficio di Milano.
Il pomeriggio lo passo a sistemare i vari voli pindarici degli utenti.
Per fortuna che ho una cena da scroccare, che mi aiuta a sopportare questa giornata di festeggiamento degli innamorati in modo meno astioso.
A cena la collega un po' si vergogna, pensando che chi ci guarda potrebbe prenderci per una coppietta, magari neanche di quelle regolari. Le ribadisco che è fortunata a cenare con il collega più affascinante di tutto l'ufficio.
Arriviamo così a martedì.
C'è da finire i test con gli utenti turchi, che tirano fuori dal cappello un paio di domande sconcertanti. Gli utenti del Lussemburgo e della Spagna, che non voglio essere da meno, si lanciano anche loro. Il tenore delle domande è “perchè il totale è errato?”. Risposta. “perchè gli addendi sono sbagliati!!”. Mi chiedo da quale sfera di cristallo siano stati tirati fuori certi numeri.
Il pomeriggio è rallegrato poi dall'ennesima web-ex (in parole comprensibili a tutti è una presentazione che avviene via internet di una nuova funzionalità. Una specie di lezione virtuale), dove l'unico che doveva seguire la lezione ha il pc fuori uso.
Finito questo evento ecco che il telefono squilla. Il responsabile di un altro team mi chiama per segnalarmi che dalla Turchia arrivano richieste stranissime. Mi viene chiesto cosa gli abbiamo detto per fare tale attività in così malo modo.
Ecco, l'utente si è inventata una procedura, sbagliata, e poi chiede come mai non funziona.
Eppure sono sicuro che io gli avevo indicato i passaggi giusti.
Rispondo alla richiesta e poi vado a verificare. Ecco, avevo ragione. La procedura inviata è quella corretta!!! ma allora cosa scrivo a fare mille manuali se poi fanno come gli pare?!?
pazienza, ci vuole pazienza.
Scatta l'allarme anti-incendio, solo che non ci sono incendi. Il suono è cosi fastidioso che quel poco di pazienza che mi era rimasto se ne va in fumo. Ormai è tardi. Me ne torno in residence.
Mercoledì mattina sveglia presto perchè devo supportare gli utenti per un'attività. Anche se abbiamo fatto tutte le prove in ambiente di test, in produzione saltano fuori mille intoppi. Cerco di affrontarli in maniera positiva, senza farmi prendere dall'ansia, quando scopro che una parte di un programma non è stato portato in produzione. Vado dalla persona che lo doveva fare a chiedere spiegazioni e lei mi dice che la sua capa non gli ha dato l'ok per il trasporto.
Ok, chiediamo alla capa allora, ma questa è impegnata in una telefonata, che scoprirò a mie spese, è una telefonata fiume. Nel frattempo una delle persone dell'altro gruppo inizia a stuzzicarmi con la frase: “Tanto non ce la fai”. Il personaggio è lo stesso che mi ha fatto ritardare il carico dei dati ad agosto. Lo guardo all'inizio storto, ma lui nulla e continua. Alla fine mi tocca minacciarlo :”se non dovessi farcela, mi beccherò tutte le mie colpe, ma stai sicuro che poi scendo ti rigo prima la macchina e poi ti rompo il parabrezza, così col cavolo che te ne torni a casa”. La cosa gliel'ho dovuta ripetere un paio di volte e poi per fortuna sono intervenuti i suoi colleghi a portarlo via.
Comunque alla fine ho portato in porto il risultato, sono arrivato all'evento Enogastronomico, che era un pranzo al ristorante Giapponese, leggermente in ritardo. Durante l'evento un collega ci consegna le partecipazioni di nozze.
Pomeriggio come al solito allucinante, ma anche se con un ora e passa di ritardo prendo la strada per casa e tutto il resto è...
Caro Lettore ora ti lascio e smetto di tediarti.
… all'inseguimento del sole...
la settimana appena trascorsa è stata breve ma piena di cose. Breve in quanto è durata solo tre giorni, i primi tre giorni della settimana. Piena di cose perchè in tre giorni c'è stato tutto.
Viaggio di andata e ritorno, serate passate in ufficio a sistemare le ultime cose, pranzi a rischio, riunioni, call conference, video conference, San Valentino, San Faustino, annunci di matrimoni e di lieti eventi.
Una settimana talmente incasinata che per poter partecipare all'evento Enogastronomico, indetto dal sottoscritto, ho dovuto inviare a tutti un invito bloccando almeno un ora sul calendario aziendale. Ciò nonostante la mia partecipazione è stata messa a rischio da una serie di eventi che servivano a ricordarmi che l'ingegner Murphy e la sua famosissima legge non sono solo uno slogan che si legge su una maglietta o il titolo di qualche collana di libri.
Ma andiamo con ordine. Lunedì solita partenza accompagnata dal brutto tempo. Mi sa che per rivedere un po' di paesaggio dovrò affidarmi per ora ad internet ed a qualche ricordo.
Arrivo in ufficio e subito giù a produrre. Devo sistemare tutto prima che inizi la video conference. Ho da archiviare tutte le mail di venerdì scorso e le prime della settimana. C'è gente che il lunedì mattina non riesce proprio a dormire.
La video conference con il Lussemburgo va, ma come al solito l'altro team non ci prova neanche a proporsi per scrivere il meeting report, anche se lo pretende. Quindi finito questo mi tocca anche scrivere il resoconto della riunione.
Appena torno alla mia postazione ecco il telefono che squilla. La Turchia ha bisogno di me e sembra non solo loro. Anche gli spagnoli si fanno sentire.
Ad un certo punto scappo a pranzo. La mia è una vera e propria fuga. Cerco un po' di respiro ma la collega mi è addosso con le beghe dell'ufficio di Milano.
Il pomeriggio lo passo a sistemare i vari voli pindarici degli utenti.
Per fortuna che ho una cena da scroccare, che mi aiuta a sopportare questa giornata di festeggiamento degli innamorati in modo meno astioso.
A cena la collega un po' si vergogna, pensando che chi ci guarda potrebbe prenderci per una coppietta, magari neanche di quelle regolari. Le ribadisco che è fortunata a cenare con il collega più affascinante di tutto l'ufficio.
Arriviamo così a martedì.
C'è da finire i test con gli utenti turchi, che tirano fuori dal cappello un paio di domande sconcertanti. Gli utenti del Lussemburgo e della Spagna, che non voglio essere da meno, si lanciano anche loro. Il tenore delle domande è “perchè il totale è errato?”. Risposta. “perchè gli addendi sono sbagliati!!”. Mi chiedo da quale sfera di cristallo siano stati tirati fuori certi numeri.
Il pomeriggio è rallegrato poi dall'ennesima web-ex (in parole comprensibili a tutti è una presentazione che avviene via internet di una nuova funzionalità. Una specie di lezione virtuale), dove l'unico che doveva seguire la lezione ha il pc fuori uso.
Finito questo evento ecco che il telefono squilla. Il responsabile di un altro team mi chiama per segnalarmi che dalla Turchia arrivano richieste stranissime. Mi viene chiesto cosa gli abbiamo detto per fare tale attività in così malo modo.
Ecco, l'utente si è inventata una procedura, sbagliata, e poi chiede come mai non funziona.
Eppure sono sicuro che io gli avevo indicato i passaggi giusti.
Rispondo alla richiesta e poi vado a verificare. Ecco, avevo ragione. La procedura inviata è quella corretta!!! ma allora cosa scrivo a fare mille manuali se poi fanno come gli pare?!?
pazienza, ci vuole pazienza.
Scatta l'allarme anti-incendio, solo che non ci sono incendi. Il suono è cosi fastidioso che quel poco di pazienza che mi era rimasto se ne va in fumo. Ormai è tardi. Me ne torno in residence.
Mercoledì mattina sveglia presto perchè devo supportare gli utenti per un'attività. Anche se abbiamo fatto tutte le prove in ambiente di test, in produzione saltano fuori mille intoppi. Cerco di affrontarli in maniera positiva, senza farmi prendere dall'ansia, quando scopro che una parte di un programma non è stato portato in produzione. Vado dalla persona che lo doveva fare a chiedere spiegazioni e lei mi dice che la sua capa non gli ha dato l'ok per il trasporto.
Ok, chiediamo alla capa allora, ma questa è impegnata in una telefonata, che scoprirò a mie spese, è una telefonata fiume. Nel frattempo una delle persone dell'altro gruppo inizia a stuzzicarmi con la frase: “Tanto non ce la fai”. Il personaggio è lo stesso che mi ha fatto ritardare il carico dei dati ad agosto. Lo guardo all'inizio storto, ma lui nulla e continua. Alla fine mi tocca minacciarlo :”se non dovessi farcela, mi beccherò tutte le mie colpe, ma stai sicuro che poi scendo ti rigo prima la macchina e poi ti rompo il parabrezza, così col cavolo che te ne torni a casa”. La cosa gliel'ho dovuta ripetere un paio di volte e poi per fortuna sono intervenuti i suoi colleghi a portarlo via.
Comunque alla fine ho portato in porto il risultato, sono arrivato all'evento Enogastronomico, che era un pranzo al ristorante Giapponese, leggermente in ritardo. Durante l'evento un collega ci consegna le partecipazioni di nozze.
Pomeriggio come al solito allucinante, ma anche se con un ora e passa di ritardo prendo la strada per casa e tutto il resto è...
Caro Lettore ora ti lascio e smetto di tediarti.
… all'inseguimento del sole...
17 febbraio 2011
Inizio - cap1
È passata la festa degli innamorati ed anche quella dei single. Per molti sono solo ricorrenze consumistiche, mentre per altri sono anniversari per ricordare chi e cosa sono. Giovani fidanzati, anziani sposi, romantici innamorati, amanti clandestini, famelici lupi da caccia o giovani prede pronte a farsi sbranare, anime disperate in cerca di dolci supplizi o padroni senza schiavi.
Nella mia storia sono giorni come altri, fatti di lavoro e di arrabbiature, di telefonate e di chilometri da fare, di pranzi saltati e riunioni da organizzare, di cene fredde da riscaldare e docce calde. Sono solo caselle sul calendario, uguali a quelle che le precedono e le seguono. Forse solo un po' più tristi, visto che non ho più con chi festeggiare la prima ricorrenza, e neanche la seconda.
Colto nuovamente da quella malinconia che si fa forte durante i giorni di festa quando non si ha nulla da festeggiare decido di uscire. Mentre vago per le vie di questa straniera città alla ricerca di una stella che mi consoli dimostrandomi che almeno in altri modi c'è vita e forse amore, un suono mi rapisce.
Il suono di un organetto che ripete la classica musichetta da festa di paese o che si sente agli angoli di qualche opulenta città dove un moderno Remì cerca di racimolare un po' di soldi per mettere insieme il pranzo con la cena.
Ma in questa fredda ed umida città non ci sono feste di paese o musicanti e quel ritornello viene suonato solo da cellulari appartenenti a persone con uno spirito giullaresco. Questo è un paese per vecchi. Alle 10 sono tutti addormentati sui divani di fronte a mega televisori che trasmettono immagini sempre più volgari e truculente, con gli scuri chiusi perchè non sia mai che qualcuno li possa vedere nell'intimità della loro casa.
Ma da dove viene questa musica?
Impossibile che nessuno abbia chiamato ancora la polizia. Non più tardi di una settimana fa, per una festa di fidanzamento che si è protratta un po' di più dell'ora in cui carosello finiva i difensori del “quieto vivere” hanno mobilitato tutte le forze dell'ordine della zona. Neanche ci fosse stata una manifestazione di piazza con squatters o black blok a romper vetrine ed a dar fuoco ai simboli del capitalismo e della globalizzazione.
Provo a seguirla, rapito come uno di quei topolini della famosa fiaba dove il miglior strumento per disinfestare una città era il suono di un flauto.
Non riesco a controllarmi. I passi si fanno d'improvviso sempre più rapidi senza che io possa fare nulla per fermarli. Corro per le buie vie senza volerlo ma desiderando di andare sempre più veloce per arrivare al più presto alla sorgente di questa musica. La notte mi circonda con i suoi colori scuri perchè in questa città non si può sprecare energia illuminando le strade visto che al calar della sera non si trova in giro neanche il più classico cane. Una specie di coprifuoco volontario.
Sbatto di colpo contro un muro.
Un muro di odori e di voci. Riconosco il profumo di dolci e vino, di zucchero filato e frittelle, di mille leccornie e dolciumi mentre il vociare è troppo confuso. E poi c'è la musica. Sembra che ora al posto dell'organetto stia suonando un intera banda. Sempre più mi convinco che deve esserci una grande festa, con bancarelle, balli, giochi e giostre. Una festa come quelle a cui andavo da bambino con tutta la famiglia a festeggiare questo o quel santo patrono.
Ma dove sono?
Cerco di riprendermi e di mettere a fuoco ciò che mi circonda per orientarmi.
Sono nella piazza centrale, davanti alle porte della grande basilica romana che si impone nella grande piazza. Intorno i tanti palazzi che fanno da cornice sono cresciuti sopra ai portici, che di giorno brulicano di gente, ma che a quest'ora non ospitano neanche il più romantico clochard, perchè non darebbe una bella immagine a questa signorotta città che ha fatto i soldi zappando la terra ma che ora sembra se ne sia dimenticata. Le loro facciate sono pareti nere. Non si vede neanche un segno di vita attraverso le veneziane serrate che danno sulla piazza.
Cerco di capire da dove arriva tutto questo frastuono ed intanto la testa mi si riempie di domande:
Chi sarà il coraggioso che ha organizzato una si fatta festa? Chi sa cosa stanno festeggiando? Chi quanti sono gli invitati? E dove mai avrà trovato un organetto ed una banda disposta a suonare in questa valle di tristezza? Chi sa quanti soldi avrà speso? Chi sa... ma ecco che intravedo un fievole alone di luce che spunta da una piccola grata ai piedi della porta di destra di quella che dovrebbe essere la casa di tutti.
Mi avvicino ed intanto continuo a guardarmi intorno per capire quando e da dove arriveranno gli uomini in divisa per riportare l'abituale pace. Non vorrei mai che pensassero che io c'entri qualcosa con tutto questo.
Un ombra veloce mi passa accanto, alza la grata e salta giù, mentre il mio cuore ha centuplicato i suoi battiti tanto da coprire per un attimo il rumore che arriva dalla grata mentre il resto del corpo si è bloccato in una posa statuaria. L'ombra sarà stata alta una cinquantina di centimetri ed aveva un che di umano. Credo di aver visto addirittura un cappello a punta, ma non sono sicuro. È stato tutto così veloce e poi inizio a dubitare di tutto. La testa mi gira.
Mi accorgo di essere in apnea. Niente ossigeno nei miei polmoni e quindi niente ossigeno nel sangue indi per cui niente ossigeno al cervello.
Mi sforzo di respirare.
Cerco di far entra la maggior quantità di aria usando bocca e naso come un aspiratore. Gonfio e sgonfio il torace come un mantice, quando una fievole vocine grida AIUTOOOO, FERMATI!!!
Entro di nuovo in apnea. La bocca si chiude a scatto e le labbra si serrano.
La vocina ora mi sembra dica: “Grazie”.
Sono disorientato. Non riesco a capire da dove arrivi questa vocina ed inizio a pensare di stare impazzendo e che la vocina è tutto il resto sono solo nella mia testa. Ed ecco che una lucina si accende sulla punta del mio naso.
È una piccola lucciola.
Nella mia storia sono giorni come altri, fatti di lavoro e di arrabbiature, di telefonate e di chilometri da fare, di pranzi saltati e riunioni da organizzare, di cene fredde da riscaldare e docce calde. Sono solo caselle sul calendario, uguali a quelle che le precedono e le seguono. Forse solo un po' più tristi, visto che non ho più con chi festeggiare la prima ricorrenza, e neanche la seconda.
Colto nuovamente da quella malinconia che si fa forte durante i giorni di festa quando non si ha nulla da festeggiare decido di uscire. Mentre vago per le vie di questa straniera città alla ricerca di una stella che mi consoli dimostrandomi che almeno in altri modi c'è vita e forse amore, un suono mi rapisce.
Il suono di un organetto che ripete la classica musichetta da festa di paese o che si sente agli angoli di qualche opulenta città dove un moderno Remì cerca di racimolare un po' di soldi per mettere insieme il pranzo con la cena.
Ma in questa fredda ed umida città non ci sono feste di paese o musicanti e quel ritornello viene suonato solo da cellulari appartenenti a persone con uno spirito giullaresco. Questo è un paese per vecchi. Alle 10 sono tutti addormentati sui divani di fronte a mega televisori che trasmettono immagini sempre più volgari e truculente, con gli scuri chiusi perchè non sia mai che qualcuno li possa vedere nell'intimità della loro casa.
Ma da dove viene questa musica?
Impossibile che nessuno abbia chiamato ancora la polizia. Non più tardi di una settimana fa, per una festa di fidanzamento che si è protratta un po' di più dell'ora in cui carosello finiva i difensori del “quieto vivere” hanno mobilitato tutte le forze dell'ordine della zona. Neanche ci fosse stata una manifestazione di piazza con squatters o black blok a romper vetrine ed a dar fuoco ai simboli del capitalismo e della globalizzazione.
Provo a seguirla, rapito come uno di quei topolini della famosa fiaba dove il miglior strumento per disinfestare una città era il suono di un flauto.
Non riesco a controllarmi. I passi si fanno d'improvviso sempre più rapidi senza che io possa fare nulla per fermarli. Corro per le buie vie senza volerlo ma desiderando di andare sempre più veloce per arrivare al più presto alla sorgente di questa musica. La notte mi circonda con i suoi colori scuri perchè in questa città non si può sprecare energia illuminando le strade visto che al calar della sera non si trova in giro neanche il più classico cane. Una specie di coprifuoco volontario.
Sbatto di colpo contro un muro.
Un muro di odori e di voci. Riconosco il profumo di dolci e vino, di zucchero filato e frittelle, di mille leccornie e dolciumi mentre il vociare è troppo confuso. E poi c'è la musica. Sembra che ora al posto dell'organetto stia suonando un intera banda. Sempre più mi convinco che deve esserci una grande festa, con bancarelle, balli, giochi e giostre. Una festa come quelle a cui andavo da bambino con tutta la famiglia a festeggiare questo o quel santo patrono.
Ma dove sono?
Cerco di riprendermi e di mettere a fuoco ciò che mi circonda per orientarmi.
Sono nella piazza centrale, davanti alle porte della grande basilica romana che si impone nella grande piazza. Intorno i tanti palazzi che fanno da cornice sono cresciuti sopra ai portici, che di giorno brulicano di gente, ma che a quest'ora non ospitano neanche il più romantico clochard, perchè non darebbe una bella immagine a questa signorotta città che ha fatto i soldi zappando la terra ma che ora sembra se ne sia dimenticata. Le loro facciate sono pareti nere. Non si vede neanche un segno di vita attraverso le veneziane serrate che danno sulla piazza.
Cerco di capire da dove arriva tutto questo frastuono ed intanto la testa mi si riempie di domande:
Chi sarà il coraggioso che ha organizzato una si fatta festa? Chi sa cosa stanno festeggiando? Chi quanti sono gli invitati? E dove mai avrà trovato un organetto ed una banda disposta a suonare in questa valle di tristezza? Chi sa quanti soldi avrà speso? Chi sa... ma ecco che intravedo un fievole alone di luce che spunta da una piccola grata ai piedi della porta di destra di quella che dovrebbe essere la casa di tutti.
Mi avvicino ed intanto continuo a guardarmi intorno per capire quando e da dove arriveranno gli uomini in divisa per riportare l'abituale pace. Non vorrei mai che pensassero che io c'entri qualcosa con tutto questo.
Un ombra veloce mi passa accanto, alza la grata e salta giù, mentre il mio cuore ha centuplicato i suoi battiti tanto da coprire per un attimo il rumore che arriva dalla grata mentre il resto del corpo si è bloccato in una posa statuaria. L'ombra sarà stata alta una cinquantina di centimetri ed aveva un che di umano. Credo di aver visto addirittura un cappello a punta, ma non sono sicuro. È stato tutto così veloce e poi inizio a dubitare di tutto. La testa mi gira.
Mi accorgo di essere in apnea. Niente ossigeno nei miei polmoni e quindi niente ossigeno nel sangue indi per cui niente ossigeno al cervello.
Mi sforzo di respirare.
Cerco di far entra la maggior quantità di aria usando bocca e naso come un aspiratore. Gonfio e sgonfio il torace come un mantice, quando una fievole vocine grida AIUTOOOO, FERMATI!!!
Entro di nuovo in apnea. La bocca si chiude a scatto e le labbra si serrano.
La vocina ora mi sembra dica: “Grazie”.
Sono disorientato. Non riesco a capire da dove arrivi questa vocina ed inizio a pensare di stare impazzendo e che la vocina è tutto il resto sono solo nella mia testa. Ed ecco che una lucina si accende sulla punta del mio naso.
È una piccola lucciola.
12 febbraio 2011
Tra Alba e Tramonto – 42° puntata

Caro Lettore, eccomi ancora qua, ancora con la voglia di scrivere e raccontare i giorni passati lontano da casa.
La settimana appena trascorsa era carica di aspettative, di cambiamenti e rivoluzioni, ma alla fine è stata tutta una bolla di sapone.
Lunedì di buon ora parto per l'ennesima volta in direzione ovest. Non è passata neanche mezz'ora ed ecco il primo dispiacere. Un sassolino mi scheggia il parabrezza. Cerco di non farci caso, ma il segno è proprio in mezzo al parabrezza. Più cerco di non farci caso e più mi focalizzo su quel punto. Penso a cosa dovrò fare ora per ripararlo, a quanto mi costerà e via dicendo.
In ufficio la vita è la solita. Tutti presi da mille cose, ed anch'io non scherzo. Nei quattro giorni che passerò nella terre delle Langhe il mio orario sarà a dir poco continuato. Ma ormai sono abituato a questi periodi, anche se devo essere sincero, giovedì non ero proprio la persona più amabile del mondo.
Scontrarsi ogni giorno con utenti che remano contro, capi che vorrebbero che tu fossi un novello Pastamatic con la forza di 20 braccia (immagine che hai più giovani dirà poco, ma chi come me ha vissuto gli anni '80 sa di cosa sto parlando), e facessi almeno 5 cose contemporaneamente. Siccome poi il tempo ce l'hai, perchè se il capo mi avverte con cinque minuti di anticipo che devo partecipare ad una riunione fiume, sul cui argomento non sono proprio ferrato, me la dovrei prendere, tenendo conto che intanto sono in call conference con gli utenti turchi.
Giusto per finire l'elenco delle cose da fare, perchè non metterci che la sera tornato a casa mi tocca fare almeno un paio di ore di studio per prepararmi all'esame di certificazione?
È proprio vero che gli “esami non finiscono mai” e che “o siamo uomini o caporali” ed a me è toccato essere uomo, circondato da caporali.
Ed intanto il mondo va avanti... dimenticavo, la mia responsabile ha preso un impegno a cui io devo far fronte, perchè lei no può.
Per no farmi mancare nessuna esperienza, mi becco anche lite tra gruppi durante una sessione di webex, ed a me tocca fare da pacere.
Arrivano poi gli utenti turchi con le loro richieste assurde, a cui credo di aver risposto almeno 1000 volte, ma loro ci provano ancora. Sono tentato di dirgli: “ Sai che c'è... tutto il giro te lo fai da solo ed a mano, e poi vediamo se torni a più miti consigli”. Ma posso solo pensarlo, ahimè.
Caro Lettore, viene facile capire come mai arrivato a giovedì non sono proprio amabile, ma ho speranze nei cambiamenti che mi hanno prospettato ed invece... la risposta che ricevo, dopo aver sottolineato più volte che sono in attesa di informazioni per fare andare avanti le pratiche è:” scusa ma non siamo riusciti a trovarle, rimandiamo tutto a Settembre.” Ma come non eravate voi che pressavate per fare la cosa subito, che non dovevo preoccuparmi che avrebbero sistemato tutto loro... ed eccomi come un novello Pinocchio ad aspettare che nel giardino degli zecchini d'oro cresca la pianta che mi farà ricco.
Venerdì mi aspettano a Milano, per una sessione di training propedeutica alla certificazione dove dovrei essere interrogato. Motivo per cui ho rinunciato a molte ore di sonno per studiare.
Mi sento anche un po' in colpa perchè dovrò saltare una parte del corso per un appuntamento preso, ed un imprevisto dell'ultimo secondo. Arrivo a pensare che la mia agenda della settimana sia stata scritta e pensata dall'inventore del Monopoli.
Arrivo in ufficio di corsa, perchè sono in ritardo di 5 minuti sull'ora di inizio, e scopro di essere il primo arrivato. Arrivato finalmente il docente scopro che: più della metà degli iscritti al corso sono malati, che il docente è stato avvertito all'ultimo momento che avrebbe tenuto tale sessione, che quindi non potrà dedicargli molto tempo, quindi invece di 8 ore si condenserà tutto in 30 minuti.
In quei 30 minuti riuscirà a metterci anche una serie di commenti alle sue frustrazioni... andiamo bene.
Ci sarebbe da essere felici se non mi toccasse rispondere per l'ennesima volta le stesse cose hai turchi, che ora hanno fretta di concludere l'attività che mi stano facendo trascinare da 3 mesi, che ho un collega messo male da rincuorare, un altro che ha scoperta un baco a poche ore dal rilasco e non sa che pesci pigliare, un altro che visto l'andazzo sta pensando di trasferirsi all'estero, un altro che mi chiede il mio parere, e via così. Dimenticavo, giusto perchè era di passaggio di lì, uno dei capi da cui aspettavo le famose info decide di farmi un colloqui a sorpresa in inglese.
Caro lettore no so se te l'ho già raccontato, ma il mio inglese condivide un appartamento con il mio francese e con il mio spagnolo, in un piccolo paese che si chiama “Tanto tempo fa”.
Ma alla fine anche questa giornata finisce e come la pioggia, mi ha bagnato ma è corsa via ed io sono sempre
… all'inseguimento del sole ...
05 febbraio 2011
Tra Alba e Tramonto – 41° puntata
Caro Lettore, eccomi di nuovo qua. Inizio chiedendoti scusa, perchè questa settimana voglio parlarti di una storia che è stata raccontata durante una riunione. A raccontarla è stata il presidente dell'azienda per cui lavoro. Ha detto che è molto famosa in Spagna, paese da cui proviene.
Se prendete una padella e la mettete sul fuoco, la fate riscaldare bene e poi ci mettete dentro una rana, questa farà un balzo.
Se ora prendete la padella, ci mettete dentro la rana, e poi mettete la padella sul fuoco, la rana non si accorgerà che la temperatura varia e morirà.
Ecco, una storia un po' “cruda”, ma come direbbe un mio caro amico amante della Spagna, dura come la vita, ma non è questo quello che mi interessa della storia.
Pensa caro Lettore che volevo dedicare un post tutto suo a questo breve racconto ed invece per vari motivi ho deciso di inserirla in questa rubrica.
Della storia mi interessa il fatto che la rana si accorge solo dei grandi cambiamenti, mentre di quelli piccoli no, così che piano piano, giorno dopo giorno viene bollita.
Questa settimana mi è stato chiesto di prendere una decisione sul mio futuro e sulla mia carriera.
La decisione non è banale, ho due vie, ed entrambe hanno i loro pro ed i loro contro. Mi è stata data anche l'opportunità di rimandare la decisione a settembre, ma ecco che è arrivata la storia della rana, ed allora...
ho pensato e ripensato, ho chiesto consiglio, e sono tornato a pensarci.
Ho messo sulla bilancia vari aspetti, che poi si riportano tutte alla solita cosa. La pecunia, che ha volte è vile ed altre è nobile. Quanto vale la ricerca di una miglior qualità della vita, quanto i sacrifici fatti, a cosa sono disposto a rinunciare per riavere un po' di tempo?
Mentre facevo tutte queste riflessioni o poi pensato quanto questo era legato al brutto periodo che ho passato l'anno scorso? Forse è vero che non tutto il male vien per nuocere. Forse mi ha permesso di ridare il giusto peso e valore alle cose.
Ora la decisione l'ho quasi presa. Mi resta ancora un piccolo dubbio legato più alla burocrazia aziendale che altro.
Della settimana che dire, passata per metà a Milano e per metà ad Alba, ma con un tocco di follia nell'organizzazione. Lunedì a Milano, poi martedì, mercoledì e metà giornata di giovedì ad alba e poi di nuovo a Milano. È stato un po' strano percorrere la strada che mi riporta a casa in un orario così strano, l'ora di pranzo.
Di cose strane ce ne sono state altre. Sono andato sempre a pranzo con la collega e la nuova responsabile del gruppo quando ho pranzato ad Alba. Loro a parlare a nastro di lavoro e del progetto che stanno seguendo, ed io lì seduto che mi sentivo come quando da bambino mia mamma mi portava con lei a trovare qualche amica o parente. Loro a parlare di cose da grandi ed io ad annoiarmi a morte. In questo caso non mi annoiavo ma mi sentivo comunque fuori posto.
Al contrario durante i pranzi a Milano si è parlato sempre di lavoro, ma mi sono sentito più parte del discorso, non so. Ho conosciuto un paio di nuovi colleghi, ho rivisto un paio di quelli vecchi. Ho anche incontrato l'orco, che mi è sembrato un po' abbacchiato. Vuoi vedere che la nuova regina lo ha rimesso in riga?
Ho riassaporato un po' la vecchia vita dell'ufficio e non so, ho sentito per un attimo la mancanza dei colleghi che hanno cambiato strada. È stato insomma un salto nel passato con una finestra sul futuro, non so. Mi sono sentito come avere un piede dentro ieri ed uno dentro domani.
Va bene caro lettore, questa settimana è andata così e come sarà la prossima non so.
Quasi dimenticavo, sembra che dovrò fare la valigia ancora per un po', ma per ora la notizia è ufficiosa, quindi acqua in bocca.
… all'inseguimento del sole...
Se prendete una padella e la mettete sul fuoco, la fate riscaldare bene e poi ci mettete dentro una rana, questa farà un balzo.
Se ora prendete la padella, ci mettete dentro la rana, e poi mettete la padella sul fuoco, la rana non si accorgerà che la temperatura varia e morirà.
Ecco, una storia un po' “cruda”, ma come direbbe un mio caro amico amante della Spagna, dura come la vita, ma non è questo quello che mi interessa della storia.
Pensa caro Lettore che volevo dedicare un post tutto suo a questo breve racconto ed invece per vari motivi ho deciso di inserirla in questa rubrica.
Della storia mi interessa il fatto che la rana si accorge solo dei grandi cambiamenti, mentre di quelli piccoli no, così che piano piano, giorno dopo giorno viene bollita.
Questa settimana mi è stato chiesto di prendere una decisione sul mio futuro e sulla mia carriera.
La decisione non è banale, ho due vie, ed entrambe hanno i loro pro ed i loro contro. Mi è stata data anche l'opportunità di rimandare la decisione a settembre, ma ecco che è arrivata la storia della rana, ed allora...
ho pensato e ripensato, ho chiesto consiglio, e sono tornato a pensarci.
Ho messo sulla bilancia vari aspetti, che poi si riportano tutte alla solita cosa. La pecunia, che ha volte è vile ed altre è nobile. Quanto vale la ricerca di una miglior qualità della vita, quanto i sacrifici fatti, a cosa sono disposto a rinunciare per riavere un po' di tempo?
Mentre facevo tutte queste riflessioni o poi pensato quanto questo era legato al brutto periodo che ho passato l'anno scorso? Forse è vero che non tutto il male vien per nuocere. Forse mi ha permesso di ridare il giusto peso e valore alle cose.
Ora la decisione l'ho quasi presa. Mi resta ancora un piccolo dubbio legato più alla burocrazia aziendale che altro.
Della settimana che dire, passata per metà a Milano e per metà ad Alba, ma con un tocco di follia nell'organizzazione. Lunedì a Milano, poi martedì, mercoledì e metà giornata di giovedì ad alba e poi di nuovo a Milano. È stato un po' strano percorrere la strada che mi riporta a casa in un orario così strano, l'ora di pranzo.
Di cose strane ce ne sono state altre. Sono andato sempre a pranzo con la collega e la nuova responsabile del gruppo quando ho pranzato ad Alba. Loro a parlare a nastro di lavoro e del progetto che stanno seguendo, ed io lì seduto che mi sentivo come quando da bambino mia mamma mi portava con lei a trovare qualche amica o parente. Loro a parlare di cose da grandi ed io ad annoiarmi a morte. In questo caso non mi annoiavo ma mi sentivo comunque fuori posto.
Al contrario durante i pranzi a Milano si è parlato sempre di lavoro, ma mi sono sentito più parte del discorso, non so. Ho conosciuto un paio di nuovi colleghi, ho rivisto un paio di quelli vecchi. Ho anche incontrato l'orco, che mi è sembrato un po' abbacchiato. Vuoi vedere che la nuova regina lo ha rimesso in riga?
Ho riassaporato un po' la vecchia vita dell'ufficio e non so, ho sentito per un attimo la mancanza dei colleghi che hanno cambiato strada. È stato insomma un salto nel passato con una finestra sul futuro, non so. Mi sono sentito come avere un piede dentro ieri ed uno dentro domani.
Va bene caro lettore, questa settimana è andata così e come sarà la prossima non so.
Quasi dimenticavo, sembra che dovrò fare la valigia ancora per un po', ma per ora la notizia è ufficiosa, quindi acqua in bocca.
… all'inseguimento del sole...
29 gennaio 2011
Tra Alba e Tramonto – 40° puntata
Eccoci di nuovo qui caro Lettore, io davanti alla tastiera a ricostruire la settimana appena trascorsa e tu a leggere queste mie righe.
Questa è la settimana dopo il caldo mite di Istanbul e con il freddo che ha avvolto le Langhe.
La settimana che preludia un periodo di cambiamenti e di scelte aziendali. Una specie di crocevia.
Questo ha portato il sottoscritto, lunedì sera, a cena con la collega a parlare di futuro e di scelte. Ed il buon cibo ha aiutato lo scorrere delle parole, ed il dialogare di argomenti non proprio leggeri, ma necessari. Non è facile continuare a parlare di lavoro quando arrivi a fine di una giornata lavorativa, dove a volte ti trovi svuotato, ma a volte è giusto così, ahimè.
Dimenticavo di dirti che mi è arrivato un richiamo perchè ho troppe ferie arretrate. Ogni volta che si tocca questo tasto mi innervosisco. Se chiedo ferie mi si dice che il momento è critico, che non c'è possibilità, che per il cliente è un momento critico, che devo tener conto che è meglio usarle alla fine del progetto e cose del genere. Poi mi chiedono come mai ho così tante ferie arretrate, che le devo fare al più presto, ma non ora... Allora se vogliamo quadrare il cerchio, datemi un martello e vediamo cosa ne viene fuori.
Per fortuna che martedì l'evento mondano, cioè la solita uscita per il cinemino, ha un po' alleggerito l'atmosfera. A questa serata si sono aggregati un dipendente italiano, assunto in Lussemburgo che lavora ad Istanbul (potere della burocrazia) e la collega. Ed ecco che dopo tanto tempo mi ritrovo al cinema in compagnia. Il film è carino, con qualche passaggio a vuoto forse, ma carino. Caro lettore te lo consiglio AMERICAN LIFE.
Ed ecco che arrivo a raccontarti il mercoledì appena trascorso senza aver detto nulla del lavoro.
Potrei quindi raccontarti delle mille mail che ho dovuto scrivere all'amministrazione per poter compilare correttamente il rapportino presenze, o di come l'Orco non mi parli perchè non sono il più alto in grado. Non ci crederete ma chiama la mia collega per chiederle cose che riguardano ad esempio la mia nota spese, che lei ovviamente non è tenuta a sapere e che quindi mi deve chiedere. Io le rispondo e lei riporta quanto detto all'Orco. Tutto questo non fa altro che rendere tutto più surreale. Ammetto che poi sono prevenuto quando si parla dell'Orco, forse perchè da l'impressione che non abbia fiducia in noi e che noi si voglia fregare i soldi all'azienda pompando la nota spese, come probabilmente fa lui. Scusa lettore ma questa cosa mi fa imbestialire, ma come puoi pensare che io metta in nota spese la fattura del residence se non l'ho pagata io?!? non si parla proprio di bruscolini. Non è che passa inosservata, eppure lui deve controllare, verificare, rompere e poi si scorda di fatturare al cliente le spese di trasferta od l totale dei giorni lavorativi.
Lasciamo stare.
Mercoledì sera mi trovo solo a fare la spesa, quando incrocio un'altra consulente che lavora nello stesso ufficio. Due chiacchiere e scrocco un passaggio dal supermercato al residence.
Almeno il fascino è ancora a buoni livelli.
Giovedì, ed eccomi qui. Degno di nota solo il mio scervellarmi su un 'attività che pensavo di dominare per giungere alla conclusione che l'errore era nello scenario e non nell'attività, cioè non si possono usare le stesse regole fiscali per paesi diversi. La mia collega se n'è sicuramente accorta, ma come i bravi maestri ha lasciato che io arrivassi alla soluzione da solo.
La sera mi faccio accompagnare nel mondo di Morfeo dall'ennesima partita di Coppa Italia.
Venerdì arriva quasi inaspettato. Quinto giorno della settimana lavorativo, il giorno in cui non ci va la cravatta e la camicia. Mi trovo così a prima mattina a riflettere che ormai misuro lo scorrere del tempo guardando il numero di camice pulite che ho nell'armadio e non i giorni sul calendario. Una nuova specie di datario, del tutto personale. Oggi mi restano ancora tre, due, una camicia pulita...
e poi resta la valigia da rifare, ma questa volta con i panni sporchi.
In ufficio si inizia a viaggiare a ranghi ridotti, due colleghe sono in viaggio verso sud, ed un'altra è impegnata in riunioni esotiche con utenti indiani. Sembra una giornata tranquilla, quando ricevo la telefonata della collega, che è per l'appunto in viaggio verso la capitale nel suo giorno di ferie, che mi dice che l'Orco l'ha chiamata per avere dei numeri di telefono che posso recuperare solo io che sono in ufficio. E ci risiamo. Un'altra triangolazione inutile. Di buono questa situazione ha che io non sento l'orco da Dicembre, e ci ho guadagnato in salute. Arriva anche il solito padulo del venerdì sera, ma lo sbrigo giusto in tempo per uscire una decina di minuti prima con la scusa di accompagnare un collega a recuperare l'auto. E mi ritrovo di nuovo sulla strada che mi riporta a casa.
… all'inseguimento del sole ...
Questa è la settimana dopo il caldo mite di Istanbul e con il freddo che ha avvolto le Langhe.
La settimana che preludia un periodo di cambiamenti e di scelte aziendali. Una specie di crocevia.
Questo ha portato il sottoscritto, lunedì sera, a cena con la collega a parlare di futuro e di scelte. Ed il buon cibo ha aiutato lo scorrere delle parole, ed il dialogare di argomenti non proprio leggeri, ma necessari. Non è facile continuare a parlare di lavoro quando arrivi a fine di una giornata lavorativa, dove a volte ti trovi svuotato, ma a volte è giusto così, ahimè.
Dimenticavo di dirti che mi è arrivato un richiamo perchè ho troppe ferie arretrate. Ogni volta che si tocca questo tasto mi innervosisco. Se chiedo ferie mi si dice che il momento è critico, che non c'è possibilità, che per il cliente è un momento critico, che devo tener conto che è meglio usarle alla fine del progetto e cose del genere. Poi mi chiedono come mai ho così tante ferie arretrate, che le devo fare al più presto, ma non ora... Allora se vogliamo quadrare il cerchio, datemi un martello e vediamo cosa ne viene fuori.
Per fortuna che martedì l'evento mondano, cioè la solita uscita per il cinemino, ha un po' alleggerito l'atmosfera. A questa serata si sono aggregati un dipendente italiano, assunto in Lussemburgo che lavora ad Istanbul (potere della burocrazia) e la collega. Ed ecco che dopo tanto tempo mi ritrovo al cinema in compagnia. Il film è carino, con qualche passaggio a vuoto forse, ma carino. Caro lettore te lo consiglio AMERICAN LIFE.
Ed ecco che arrivo a raccontarti il mercoledì appena trascorso senza aver detto nulla del lavoro.
Potrei quindi raccontarti delle mille mail che ho dovuto scrivere all'amministrazione per poter compilare correttamente il rapportino presenze, o di come l'Orco non mi parli perchè non sono il più alto in grado. Non ci crederete ma chiama la mia collega per chiederle cose che riguardano ad esempio la mia nota spese, che lei ovviamente non è tenuta a sapere e che quindi mi deve chiedere. Io le rispondo e lei riporta quanto detto all'Orco. Tutto questo non fa altro che rendere tutto più surreale. Ammetto che poi sono prevenuto quando si parla dell'Orco, forse perchè da l'impressione che non abbia fiducia in noi e che noi si voglia fregare i soldi all'azienda pompando la nota spese, come probabilmente fa lui. Scusa lettore ma questa cosa mi fa imbestialire, ma come puoi pensare che io metta in nota spese la fattura del residence se non l'ho pagata io?!? non si parla proprio di bruscolini. Non è che passa inosservata, eppure lui deve controllare, verificare, rompere e poi si scorda di fatturare al cliente le spese di trasferta od l totale dei giorni lavorativi.
Lasciamo stare.
Mercoledì sera mi trovo solo a fare la spesa, quando incrocio un'altra consulente che lavora nello stesso ufficio. Due chiacchiere e scrocco un passaggio dal supermercato al residence.
Almeno il fascino è ancora a buoni livelli.
Giovedì, ed eccomi qui. Degno di nota solo il mio scervellarmi su un 'attività che pensavo di dominare per giungere alla conclusione che l'errore era nello scenario e non nell'attività, cioè non si possono usare le stesse regole fiscali per paesi diversi. La mia collega se n'è sicuramente accorta, ma come i bravi maestri ha lasciato che io arrivassi alla soluzione da solo.
La sera mi faccio accompagnare nel mondo di Morfeo dall'ennesima partita di Coppa Italia.
Venerdì arriva quasi inaspettato. Quinto giorno della settimana lavorativo, il giorno in cui non ci va la cravatta e la camicia. Mi trovo così a prima mattina a riflettere che ormai misuro lo scorrere del tempo guardando il numero di camice pulite che ho nell'armadio e non i giorni sul calendario. Una nuova specie di datario, del tutto personale. Oggi mi restano ancora tre, due, una camicia pulita...
e poi resta la valigia da rifare, ma questa volta con i panni sporchi.
In ufficio si inizia a viaggiare a ranghi ridotti, due colleghe sono in viaggio verso sud, ed un'altra è impegnata in riunioni esotiche con utenti indiani. Sembra una giornata tranquilla, quando ricevo la telefonata della collega, che è per l'appunto in viaggio verso la capitale nel suo giorno di ferie, che mi dice che l'Orco l'ha chiamata per avere dei numeri di telefono che posso recuperare solo io che sono in ufficio. E ci risiamo. Un'altra triangolazione inutile. Di buono questa situazione ha che io non sento l'orco da Dicembre, e ci ho guadagnato in salute. Arriva anche il solito padulo del venerdì sera, ma lo sbrigo giusto in tempo per uscire una decina di minuti prima con la scusa di accompagnare un collega a recuperare l'auto. E mi ritrovo di nuovo sulla strada che mi riporta a casa.
… all'inseguimento del sole ...
21 gennaio 2011
Tra Alba e Tramonto – 39° puntata ad Istanbul
Caro lettore, eccomi a cercare di imprimere nelle onde del mare di internet. Mentre scrivo mi sento più fuso del fuso orario che ho lasciato alle spalle.
Ma vediamo di andare per ordine, visto che di confusione ne ho già abbastanza.
Lunedì mattina in una splendida giornata nebbiosa ha preso via l'ennesima settimana in trasferta. Se non fosse per la radio che mi fa compagnia mentre il il tempo scorrere, avrei potuto pensare ad un viaggio fatto con il teletrasporto. Niente paesaggio. Prima ero a casa e poi mi trovo in ufficio.
Ovviamente non c'è considerazione per il sottoscritto che si è alzato presto, ha viaggiato nel freddo e nella nebbia. Pre Riunione, poi Riunione vera e poi incontro per definire altra Riunione. Al fine di questo tour mi ritrovo alla mia scrivania, con un bel po' di cose da fare, la collega che mi catechizza, la palpebra che cade.
Appena l'ora è lecita scappo in residence e dopo una cena frugale a letto.
Martedì mattina lo spendo a chiudere gli ultimi punti, a sistemare un paio di cosine e riparto in direzione casa. Peccato che invece che a casa viaggio in direzione aeroporto.
La nebbia è così fitta a tratti che la strada sembra disegnata al momento su un immenso foglio bianco. Mi sento come Linea, con il mondo che gli si creava piano piano davanti.
Arrivo leggermente in anticipo sulla tabella prevista, faccio in tempo a mangiare ed a comprare le parole crociate.
Si parte.
Vorrei consigliare a tutti quelli che volano da Milano ad Istanbul di non guardare mai il film che viene proposto. Non perchè non sia bello, ma perchè è impossibile riuscire a vederlo tutto, e se poi vi beccate il pilota logorroico, che è più fastidioso della pubblicità degli assorbenti o di Howe e della ragazza più fastidiosa del mondo, non avete speranze.
Arrivo ad Istanbul che è sera già iniziata. La città mi accoglie con il suo abito di gala, fatto di luci colorate e scorci mozzafiato.
In albergo crollo.
Mercoledì si inizia a fare sul serio. Arrivo in ufficio addirittura prima dei dipendenti e mi tocca fare anticamera.
L'ambiente è comunque più rilassato dell'altra volta che sono stato qui. L'ufficio è stato ristrutturato e le persone hanno iniziato a capire come funziona il sistema, ma ci sono ancora un paio di problemini e poi ci sono più italiani nei vari uffici.
Finisco alla stessa ora in cui finisco abitualmente ad Ala, solo che qui c'è il fuso e quindi, iniziando loro a lavorare prima e finendo poi... va beh, vado in albergo.
In taxi scorgo un ristorante che mi ispira. Dopo che ho tolto la divisa da ufficio mi ci reco. Mangio bene e vado a farmi un giretto per la via dei negozi, che per fortuna sono ancora aperti.
Faccio in breve un po' il turista.
Rientrato mi collego ad internet per sentire un paio di amici, rispondere ad un paio di mail ed a finire un lavoro.
Appena vede la mia mail l'IT manager mi chiama in camera.
Facciamo il punto della situazione e buttiamo giù la scaletta per il giorno successivo.
Crollo.
Giovedì la sveglia è un pelino più dura. A colazione noto l'incrocio tra Chen che terrorizza l'occidente e l'oriente, il maestro Miaghi ed il sensei del film Nerds.
Il traffico è un po' più sostenuto, ma mi permette di vedere la città e rimanere meravigliato in alcuni passaggi/paesaggi.
La giornata si preannuncia lunga, ed infatti mi ritrovo a sera, in ufficio, con tre turchi a sistemare una cosa che doveva funzionare già da 6 mesi ma che nessuno ha controllato.
Cerco di organizzare la serata con un altro italiano in trasferta, ma il destino ed il pessimo collegamento ad internet fanno saltare tutto. Così mi ritrovo a cenare nuovamente da solo, e rientrare in albergo ad un ora malsana, come la salute di uno dei responsabili italiani di stanza in Turchia, che cerca di attaccare le mie difese immunitarie. Sistemo le ultime cose e vado a nanna.
Arriviamo così a venerdì. In ufficio c'è allegria. Sono tutti contenti, o almeno così a me sembra.
Finisco le ultime cose e scopro che ce ne sono ancora altre ma il tempo scorre veloce come questa giornata e la sveglia suona. Un taxi mi aspetta. Do un passaggio all'IT manager all'aeroporto.
All'aeroporto do fondo a tutte le lire turche comprando regali per i vari compleanni a cui presenzierò nei prossimi giorni.
Il volo è tranquillo, nel senso che rispetto all'altra volta no nci sono liti o situazioni da FINAL DESTINATION ed arrivo a Milano salvo, sul sano ne riparliamo nel prossimo post.
…all'inseguimento del sole...
Ma vediamo di andare per ordine, visto che di confusione ne ho già abbastanza.
Lunedì mattina in una splendida giornata nebbiosa ha preso via l'ennesima settimana in trasferta. Se non fosse per la radio che mi fa compagnia mentre il il tempo scorrere, avrei potuto pensare ad un viaggio fatto con il teletrasporto. Niente paesaggio. Prima ero a casa e poi mi trovo in ufficio.
Ovviamente non c'è considerazione per il sottoscritto che si è alzato presto, ha viaggiato nel freddo e nella nebbia. Pre Riunione, poi Riunione vera e poi incontro per definire altra Riunione. Al fine di questo tour mi ritrovo alla mia scrivania, con un bel po' di cose da fare, la collega che mi catechizza, la palpebra che cade.
Appena l'ora è lecita scappo in residence e dopo una cena frugale a letto.
Martedì mattina lo spendo a chiudere gli ultimi punti, a sistemare un paio di cosine e riparto in direzione casa. Peccato che invece che a casa viaggio in direzione aeroporto.
La nebbia è così fitta a tratti che la strada sembra disegnata al momento su un immenso foglio bianco. Mi sento come Linea, con il mondo che gli si creava piano piano davanti.
Arrivo leggermente in anticipo sulla tabella prevista, faccio in tempo a mangiare ed a comprare le parole crociate.
Si parte.
Vorrei consigliare a tutti quelli che volano da Milano ad Istanbul di non guardare mai il film che viene proposto. Non perchè non sia bello, ma perchè è impossibile riuscire a vederlo tutto, e se poi vi beccate il pilota logorroico, che è più fastidioso della pubblicità degli assorbenti o di Howe e della ragazza più fastidiosa del mondo, non avete speranze.
Arrivo ad Istanbul che è sera già iniziata. La città mi accoglie con il suo abito di gala, fatto di luci colorate e scorci mozzafiato.
In albergo crollo.
Mercoledì si inizia a fare sul serio. Arrivo in ufficio addirittura prima dei dipendenti e mi tocca fare anticamera.
L'ambiente è comunque più rilassato dell'altra volta che sono stato qui. L'ufficio è stato ristrutturato e le persone hanno iniziato a capire come funziona il sistema, ma ci sono ancora un paio di problemini e poi ci sono più italiani nei vari uffici.
Finisco alla stessa ora in cui finisco abitualmente ad Ala, solo che qui c'è il fuso e quindi, iniziando loro a lavorare prima e finendo poi... va beh, vado in albergo.
In taxi scorgo un ristorante che mi ispira. Dopo che ho tolto la divisa da ufficio mi ci reco. Mangio bene e vado a farmi un giretto per la via dei negozi, che per fortuna sono ancora aperti.
Faccio in breve un po' il turista.
Rientrato mi collego ad internet per sentire un paio di amici, rispondere ad un paio di mail ed a finire un lavoro.
Appena vede la mia mail l'IT manager mi chiama in camera.
Facciamo il punto della situazione e buttiamo giù la scaletta per il giorno successivo.
Crollo.
Giovedì la sveglia è un pelino più dura. A colazione noto l'incrocio tra Chen che terrorizza l'occidente e l'oriente, il maestro Miaghi ed il sensei del film Nerds.
Il traffico è un po' più sostenuto, ma mi permette di vedere la città e rimanere meravigliato in alcuni passaggi/paesaggi.
La giornata si preannuncia lunga, ed infatti mi ritrovo a sera, in ufficio, con tre turchi a sistemare una cosa che doveva funzionare già da 6 mesi ma che nessuno ha controllato.
Cerco di organizzare la serata con un altro italiano in trasferta, ma il destino ed il pessimo collegamento ad internet fanno saltare tutto. Così mi ritrovo a cenare nuovamente da solo, e rientrare in albergo ad un ora malsana, come la salute di uno dei responsabili italiani di stanza in Turchia, che cerca di attaccare le mie difese immunitarie. Sistemo le ultime cose e vado a nanna.
Arriviamo così a venerdì. In ufficio c'è allegria. Sono tutti contenti, o almeno così a me sembra.
Finisco le ultime cose e scopro che ce ne sono ancora altre ma il tempo scorre veloce come questa giornata e la sveglia suona. Un taxi mi aspetta. Do un passaggio all'IT manager all'aeroporto.
All'aeroporto do fondo a tutte le lire turche comprando regali per i vari compleanni a cui presenzierò nei prossimi giorni.
Il volo è tranquillo, nel senso che rispetto all'altra volta no nci sono liti o situazioni da FINAL DESTINATION ed arrivo a Milano salvo, sul sano ne riparliamo nel prossimo post.
…all'inseguimento del sole...
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