05 luglio 2008

Torino - 20° puntata


Ed eccomi tornare a casa, o meglio alla mia stanzetta, per riuscire a vedere il Palio di Siena. Un evento storico, fatto di tradizioni e leggende, che viene proiettato da questo strumento moderno chiamato televisione. Quando accendo questo nuovo focolare davanti a cui la famiglia di solito si riunisce, vedo il “Cencio” già nelle mani dei contradaioli ed il fantino portato in trionfo. Motivi per festeggiare ce ne sarebbero, a partire dall'arrivo di Martina (complimenti a papà Paolino e mamma Marilù), l'ISTRICE che vince il Palio, io che sopravvivo al go-live del progetto. E quale miglior modo se non mangiando un buon gelato...
In quattro e quattro otto, parto per una delle mie escursioni serali, alla ricerca di un buon gelato. Gli indigeni che lavorano con me mi hanno dato un paio d'indicazioni ed ho deciso di provare la prima gelateria dell'elenco.
Nella mia testa c'è anche la speranza che il gelato rinfreschi oltre al corpo anche la resistenza umana che è stata messa a rischio da alcuni personaggi del DE PROFUNDIS, nome in codice utilizzato per motivi di privacy che indica un gruppo di sciroppati che ha remato contro tutta la settimana.
Com'è mio solito appena uscito inizio a guardarmi in giro e noto le varie contraddizioni di questa città, e penso a tutte le contraddizioni di questo periodo.
Esperti, dicono loro, di IT che tengono lezioni di Amministrazione a tre laureate in Economia, esperte di Economia che chiedono a me, laureato in Ingegneria elettronica, come registrare delle fatture, o di future spose che chiedono a single impenitenti aiuto per scegliere dove andare in viaggio di nozze. Gente che elargisce consigli di cucina, quando il piatto migliore che sanno preparare è un quattro salti in padella. Oppure autisti che si lamentano della guida altriu mentre infrangono sette leggi del codice stradale in un colpo solo.
Comunque sono in avanscoperta per le tante vie di Torino ad ammirare l'architettura totalmente diversa da quella di Milano. Cerco di fare, pensare, curiosare come un normale turista, così d'aiutare il mio stanco neurone nella fuga dal lavoro. Ed ecco che in questa via che dovrebbe portarmi all'agognata coppetta con il classico cucchiaino rosso m'imbatto in una serie d'istantanee che potrebbero essere usate per spiegare gli ossimori di questa città. Una chiesa che sorge davanti ad un cinema vietato ai minori, ed io che pensavo che non ne esistessero più; una serie di ristoranti regionali inframezzati da negozi di Kebab e pubblicità di farmaci miracolosi per tornare in forma e palestre ultra attrezzate. Ragazzine stillose con amici grunge.
In piazza Statuto, da una punto nera degna di finire in un museo come esempio di auto inzarrita, ecco diffondersi la voce di Nino d'Angelo in un pezzo storico remixata da chi sa quale DJ. Al suo interno un esempio di giovani rovinati dallo smog, dalla tv, dalle amicizie, dal buco dell'ozono o dalle mie idee un po' troppo retrò. Giro e vedo grandi piazze da cui si diramano piccole vie, palazzi moderni costruiti accanto a ruderi abbandonati che però trasmettono quell'idea di casa che molte delle nuove costruzioni non hanno. Ed ecco che giungo all'agognata gelateria, che anche se l'ora è tarda, presenta davanti ad essa una coda di una trentina di persone che taglia a metà via Garibaldi. Io finisco dietro ad un ragazzo con la cresta, che quando si gira a parlare con gli amici fa più area del condizionatore dell'ingresso. Dietro di me c'è una tipica famiglia anni ottanta, tre bambini vivaci e nonna come optional. Per fortuna che la mia attesa è ripagata da un gelato da 8 in pagella. Un gelato tradizionale, fatto con ingredienti naturali per la riscoperta delle tradizioni, che contrasta con questa città dell'automobile alla ricerca della modernità. E forse anch'io che mi incaponisco a girarla a piedi un po' contrasto con essa. Che dire: “Mi sento un po' agrodolce anch'io”.
Il vedermi incravattato la mattina per andare al lavoro mi sembra un controsenso, una nota stonata, ma non sempre si può scegliere.
Ed ecco che anche questo post pieno di contraddizioni, volge al termine e dice e non dice nulla.

Nella prossima puntata si parlerà di ...

03 luglio 2008

Principe Eugenio - inizio


Caro lettore,

sono seduto qui sulla riva di questo fiume, che lentamente scorre verso il mare e sento il desiderio, o meglio, il bisogno di raccontare la mia storia. Questa necessità nasce dall’esigenza di fare il punto della situazione su questa vita che ha fatto tanta strada ed ora si sente un po’ stanca e cerca un po’ di ombra e di riposo.

Mi chiamo Principe Eugenio, come la via. Principe è il mio vero cognome, ma non corrisponde alla mia condizione sociale, ed Eugenio è uno scherzo di mio nonna, che ha voluto, anzi preteso che mi fosse dato il nome di un suo fratello scomparso una notte di Agosto nell’oceano Atlantico mentre inseguiva i suoi sogni e fuggiva dalle sue radici e da degli obblighi che non sentiva suoi. Cara nonna che ripeteva sempre che “Nobili si deve essere di cuore e non di titolo”. Capace di essere dolce nelle coccole e giustamente dura nelle punizioni. Ammetto che anch’io ho lasciato la mia terra natia, come il mio avo, ma per dovere. Si lettore, proprio per dovere.

Dovevo vivere, lavorare, amare, conoscere, sbagliare, ricordare. Dovevo smetterla di sentire le persone lamentarsi e poi chinare la testa, smetterla di chiedere come favore quello che dovrebbe essere un diritto per poi legarsi a persone che con una mano danno e con due prendono. Dovevo allontanarmi da chi al mio amore ha preferito l’agio ed un dio che si può contare.

Forse tutte queste sono solo scuse per giustificare quella che molti pensano sia una diserzione dai miei compiti, dai miei doveri, una vigliaccheria. Una fuga dal sole, dal profumo dei campi, dal rumore del mare, dall’ombra dei boschi, dal calore di una famiglia che in tutti i modi ha cercato e cerca di tirare avanti, facendo rinunce in alto per aiutare i più piccoli a crescere meglio.

Si forse sono scappato, forse hanno ragione loro, e allora? Non sempre si può sconfiggere il nemico al primo assalto. A volte è meglio ritirarsi dopo una battaglia per tornare all’attacco più avanti, quando si è più forti.

Ho lasciato casa mia per cercare un futuro migliore e poter magari ringraziare in modo tangibile la mia famiglia. E questo che mi ripeto ogni volta che sento di non poter andare avanti. Penso agli sguardi di mio padre con cui era uso comunicare con noi figli; alle mani di mia madre, dure, ruvide e piene di calli ma che erano la medicina per tutti i mali; ai visi dei miei fratelli, alle loro gambe magre che spuntavano dai pantaloncini corti; alle vocine delle mie sorelle, ed ai loro lunghi capelli.Alle risate degli amici, mia unica ricchezza, che ci hanno legato più di un patto di sangue. Al mio primo amore, al primo bacio: caldo, umido, impacciato ed imbarazzante, al secondo ed a tutti quelli venuti dopo. Attingo dai cassetti dei ricordi l’energia per andare avanti.

Era uno degli ultimi giorni di Ottobre e faceva ancora caldo, molto caldo, sicuramente troppo; i più arditi si concedevano ancora tuffi e nuotate in mare, e si potevano ancora trovare persone in spiaggia a salvaguardare l’abbronzatura. Ed in quell’afoso giorno io salivo su un treno che mi avrebbe portato via. La stazione era spazzata da un vento caldo ed umido che aiutava il nodo che avevo in gola a togliermi il respiro. Non c’era nessuno a salutarmi. L’ho voluto io. Era meglio che nessuno perdesse giorni di lavoro o di scuola, e poi non mi erano mai piaciuti gli adii, anche se a ben pensare quello era il primo che assaggiavo. E mentre guardavo fuori dal finestrino avrei voluto che tutti i miei cari fossero lì sulla banchina per poterli stringere ancora una volta ed imprimere sulla mia pelle le loro forme, nel naso il loro profumo, nelle orecchie le loro voci, negli occhi i loro colori, nei baci il loro sapore. Il magone saliva rapida ed una lacrima, la prima e l’ultima, fece capolino e scivolò via lungo il viso teso fino ad arrivare alla bocca dove depositò il suo gusto salato amaro. Avevo promesso a mio nonno, molti anni fa, che non avrei mai più pianto, e cavoli ho fatto di tutto per mantenere quell’antica promessa.

Appena le ruote ferrate iniziarono a scorrere lungo i binari, ed il paesaggio a scorrere fuori dal treno, davanti ai miei occhi iniziarono ad apparire le immagini della mia gioventù spensierata, dei giochi con gli amici, dei giorni di scuola, delle merende dai nonni. I giorni di festa con l’abito buono ed il nonno che mi dava un paio di monete per comprare dolciumi e gelati. Mille e mille ricordi che scorrevano lentamente nel mio cuore. Chi è che ha detto che prima di morire si vede passare tutta la vita davanti come un film? Se è così, allora quel giorno sono morto per rinascere in una nuova persona. Peccato che non sono sicuro che questa persona mi piaccia.

29 giugno 2008

Torino - 19° puntata



Benvenuti alla lettura della diciannovesima puntata delle avventure di un giovane, si fa per dire, consulente a Torino.
Iniziamo con il dire che questo lunedì era il lunedì dopo i quarti degli europei, che ci hanno visto sconfitti ai rigori da parte della compagine iberica. C'era un caldo che faceva finalmente capire a tutti che era estate. Ed io mi sono svegliato con la netta sensazione che fosse meglio tornare a letto, anche se non c'era nessuna bella ragazza ad attendermi. Avvertiti chi di dovere della mia situazione di salute, passo la giornata da malaticcio a deambulare dal divano al letto e viceversa, con soste che andavano diradandosi con il passare delle ore nella stanza della ceramica.
Martedì, per nemesi mal compresa dal fato, mi tocca fare il viaggio con il mio capo. Un capo che è stato sempre meno presente, e che per questo ringrazio la mia buona stella, visto che mi ripete trecento volte la stessa cosa, e non ha ancora ben capito che se risiedo con i colleghi nello stesso residence, non vuol dire che lavori al loro stesso progetto, ed ogni volta a ricordargli che i progetti sono due, con problemi molto differenti.
Arrivo a Torino, o meglio a Borgaro Torinese, quando il capoluogo di regione si prepara a festeggiare il suo patrono. Vengo subito investito dalle cose da fare, ma nella mia testa c'è solo il pensiero di andare a vedere i fuochi in Piazza Vittorio, modo in cui i torinesi chiamano P.zza V.Veneto. Quindi se vi capita di chiedere indicazione state attenti che a dispetto del popolo dei polentoni, quello della bagna cauda preferisce abbreviare con il nome anziché usare il cognome.
Arrivata finalmente l'ora del rientro passo il tempo del tragitto a convincere il mio collega ad andare in piazza, lui tituba sino all'ultimo ma poi con l'innesto di un'altra collega e per reazione del collega indigeno, formiamo un quartetto che si mischia con la folla che, partendo da Piazza Castello si dirige lungo via Po in Piazza Vittorio. La via è molto lunga e ricca di portici ai suoi lati, la classica via dello struscio, con in fondo i locali dove far vita notturna.
Mentre percorriamo in compagnia di migliaia di persone questa arteria cittadina, rivivo le sensazioni delle manifestazione scolastiche, dove ci si trovava in piazza e si cominciava a marciare per la città cantando e protestando, in compagnia di amici e compagni di scuola. In fondo alla fiumana di persone c'è la piazza che risulta invisibile visto che è leggermente in pendenza, ma che così permette di vedere la chiesa della Grande Madre di Dio, che sorge dall'altra parte del Po, ai piedi della Collina Torinese e del Monte dei Cappuccini.
Riusciamo a malapena a giungere al bordo della piazza, visto che la folla compattatasi in un corpo unico, non ci permette di andare oltre. Sento i commenti dei vari gruppi, amici, famiglie, turisti, studenti fuori sede o fuori e basta, visto che si arrampicano su un impalcatura per vedere meglio i fuochi, che hanno concentrato l'attenzione di tutti.
Lo spettacolo pirotecnico ogni anno ha un tema diverso. Quello di quest'anno erano i colori, ed ai fuochi era associata una musica per rendere lo spettacolo non solo visivo. I fuochi vengono sparati lungo il fiume, e capisco subito, confortato dai commenti degli autoctoni, che il posto strategico era il Monte dei Cappuccini, e che bisognava essere lì almeno dalle sei del pomeriggio.
Comunque mi godo i fuochi, anche se il collega continua a ripetere che quelli che fanno al suo paese sono molto meglio.
Guardo la gente, e come detto la scorsa settimana, vedo questa città risvegliata dal torpore del freddo e pronta a vivere questa calda estate.
I giorni successivi trascorrono con le solite beghe da ufficio, oltre la quale si aggiunge un incontro a cui devo partecipare a Milano. Il che si traduce in quattro ore di lavoro frenetiche il venerdì per poter arrivare in tempo a Milano e scoprire che mi tocca fare anticamera. Ne approfitto per sbrigare alcune beghe burocratiche e scoprire che causa sforamento del corso tenuto dal mio mentor, il mio incontro di mentoring si riduce ad un breve scambio di battute perchè lui ha un impegno inderogabile. Per fortuna che si scusa e questo dimostra che non importa il livello che raggiungi, ma se sei una persona educata lo resti qualsiasi stipendio tu percepisca.
Uscito dall'ufficio cerco di godermi un po' di Milano e noto che è più di un mese che non mi trovo a camminare per le sue vie, a guardare i suoi palazzi, a fare compre nei suoi negozi o bere nei suoi bar, ed un po' mi manca.
Nella prossima puntata si parlerà di...

22 giugno 2008

Torino - 18° puntata



Caro lettore questa volta non vorrei parlarti della vita torinese passata tra le mure dell'ufficio, in uno stabilimento grigio, non nelle mura che sono di un rosa malato, ma nell'atmosfera, o nell'abitacolo della macchina, questa blu mica a caso, ma di come ho visto risvegliarsi una città dal torpore e dal grigiume dell'inverno.
Eh sì, un po' in ritardo, come la bella stagione, ma sembra che anche qui il disgelo sia finalmente finito e la gente ha iniziato a riversarsi per le strade dello “struscio”, le piazze, i quartieri ed i parchi. Iniziamo con la sveglia. Questa si può dire essere stata la sfida calcistica con i cugini d'oltralpe. l'evento ha smosso la popolazione, così che molti hanno organizzato visioni di gruppo in vari locali, per cercare di ricreare quell'atmosfera che si respira normalmente allo stadio, quando si è tra facce sconosciute di amici o no, ma magari con qualche comodità in più.
Ed ecco che davanti a schermi di varia foggia e misura, come se fossero i nuovi altari del terzo millennio, ci si trova tutti a fare il tifo per la propria squadra o per la squadra meno antipatica. I novanta minuti trascorrono tra cori, grida, applausi e fischi, proprio come se si fosse seduti in uno settore dello stadio un po' più lontano degli altri settori. Al triplice fischi dell'arbitro ci sono facce felici, la maggior parte, e qualche triste, ma basta poco e tutti, in un modo e nell'altro, iniziano a muoversi al ritmo della musica che sembra invadere la città. Ed ecco che si può dare sfogo al desiderio di molti di scorazzare in giro facendo baccano e gridando la propria gioia. Queste urla, probabilmente, hanno ridestato la voglia di vita di questa città. Ed ecco che appaiono locandine di manifestazioni, concerti, sfilate. Sembra che tutti siano fuori di casa. Locali deserti, o addirittura chiusi qualche giorno fa, ora sono così affollati da ricordare la metropolitana all'ora di punta, dove al posto dell'anziana signora con i sacchetti della spesa o del ragazzino con lo zainetto e le cuffie saldate nel canale “auricolare”, ci sono uomini e donne, vestiti nei modi che ritengono più opportuni e comodi, che cercano di divertirsi, magari anche in modo esagerato, pur di recuperare le ore di vita trascorse assopite nei giorni trascorsi a vedere la pioggia cadere ed il freddo circondare l'anima. La musica fa ondeggiare questa massa di corpi come una frenata improvvisa dopo la fermata di Cadorna, solo che non si sente gente lamentarsi del fatto di essere pigiati come le proverbiali sardine, ed DJ è assorto al ruolo di manovratore di questo grande carrozzone.
Il caldo, scoppiato di colpo ed il cielo nuovamente azzurro hanno portato, oltre al cambio più evidente del tempo, anche quello dell'umore di questa città, che ha mandato a dormire la “vecchia signora” per risvegliare la “ragazza spumeggiante e un po discinta” che si nasconde sotto i vecchi merletti ed i colletti inamidati durante l'inverno, pronta a passare da una festa all'altra.
Ed ecco che i ritmi del salento si possono sentire anche qui ai piedi delle alpi



Nella prossima puntata si parlerà...

21 giugno 2008

Cappotto di Legno

Caro Lettore,
volevo scrivere un post impegnato. Portare un po' di attenzione su un processo molto importante, quello denominato SPARTACUS, passato forse un po' troppo in sordina.
La mia vuole essere solo una voce, uno sguardo, un segno di presenza.
Non voglio voltarmi dall'altra parte, non vedere, stare zitto.

15 giugno 2008

Torino - 16°+1 puntata


Ed eccomi a raccontarvi di un altra settimana trascorsa a Torino...anzi no.
Questa volta non voglio tediarvi con l'intero racconto della settimana, ma solo con l'evento principale.
Ebbene sì. Dopo quasi quattro mesi sono riuscito a vedere la Mole da vicino, ma andiamo con ordine.
Mercoledì sera, finalmente mi decido ad intraprendere questo viaggio, che dal letto della camera del residence mi porta sino ai piedi del monumento per antonomasia di Torino. Il simbolo della città. La decisione l'ho presa di colpo. Non mi andava di restare a “casa”. Quindi munito di scarpe comode, look da dimenticare, cappellino esco nella tiepida ed umida sera piemontese.
Una cosa va detta, la mia meta non è proprio dietro l'angolo, ma per fortuna, tolto il primo tratto di strada, poi ho molti punti turistici da attraversare.
Il camminare mi permette, oltre a vedere con calma questa città che mi ospita, anche di scaricare un po' di stress e di pensare, innanzitutto, a come non farmi investire quando attraverso la strada.
Eh si, diciamo che i torinesi, non avranno la fama dei guidatori del sud, ma secondo me ingiustamente. Una volta facendo notare ad un collega autoctono che stava andando contromano, lui con tutta calma mi ha risposto: “qui è uso”. Ammutolito mi raccomando mentalmente ai miei santi protettori ed anche un po' a quelli dell'autista.
Comunque tornando a noi, attraverso al zona del quadrilatero romano, nota sia per i monumenti che per i tanti locali, da lì mi porto su uno dei corsi più famosi per lo struscio (termine antico e forse dialettale per indicare le vasche, cioè le camminate, fatte avanti ed indietro, per vedere negozi, chiacchierare e incontrare persone), corso Garibaldi, dove sembra ci sia anche una delle migliore gelaterie della città, vista la coda, e che quindi necessità di una futura sortita per verificare se tanta fama è dovuta.
Da lì mi sposto in Piazza Castello, con Palazzo Madama che troneggia al centro di questa piazza circondata di portici, chiese, palazzi reali, archivio di stato, e teatro regio. L'ombelico del mondo di Torino, dove si respira ancora un po' dell'atmosfera dei secoli in cui qui avevano dimora i reali, e per le strade circolavano al massimo carrozze e cavalli, e non giovani turisti distratti o automobilisti frettolosi. Via G.Verdi mi accompagna per l'ultimo tratto di strada, dove doppio la Cavallerizza, palazzo così chiamato ed un altro teatro. Svolto a sinistra in via Sant'Ottavio, dove sorge la sede della RAI, un palazzo fatto di acciaio e vetro. Proprio riflessa sulla facciata di questa ormai storica costruzione che mi appare maestosa la Mole. Ne sono catturato, rapito, affascinato. Sembra una scenografia studiata a tavolino. Mentre mi avvicino ho la sensazione che la Mole mi osservi e che cerchi di indicarmi la strada come se fosse un enorme gigante buone, o meglio una gigantessa visto che lo sguardo che mi sento addosso è molto materno. Una sensazione stranissima. Questo è uno di quei momenti in cui vorrei avere la capacità di tramettere sui tasti l'emozione provata oltre allo spettacolo incredibile, ma caro lettore dovrai accontentarti di queste poche righe ed aggiungere un po' di tuo.
Ed eccomi ai piedi del simbolo di Torino.
Una sensazione già provata a Roma davanti alla fontana di Trevi sopraggiunge. La mancanza di spazio. Come allora mi aspettavo che la fontana facesse parte di un enorme piazza, anche per la Mole mi aspettavo una “location” più ariosa, ed invece i palazzi crescono a poca distanza dalle sue mura togliendole spazio. Circumnavigo questo monumento con il naso in su. E mentre giro penso già al prossimo obbiettivo, salire sul suo balcone per poter gustare la splendida vista che immagino ci sia da la su.
La notte avanza a lunghi passi ed io devo rientrare. Percorro la strada al contrario. In Piazza Castello un artista di strada sta mettendo su la scenografia del suo spettacolo, ed i primi passanti iniziano a fare capannello attorno a lui. In Corso Garibaldi c'è ancora la coda davanti alla gelateria. Proseguo per Piazza Statuto con i suoi portici, e mentre esco da quello che si potrebbe chiamare centro, iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. La mia attenzione ora passa a trovare una strada veloce, riparata, sicura per rientrare in residence. I quartieri che attraverso ora sono molto più moderni e residenziali, con poco di turistico o ludico da vedere, ma per fortuna con ampi cornicioni che creano un passaggio leggermente riparato per il mio rientro. Negli occhi ogni tanto appare ancora la visione della Mole riflessa sulle vetrate della RAI e mi sento meno bagnato.
Giungo ragionevolmente infreddolito nella mia camera, dove una doccia calda ed una bella tazza di tè fumante scacciano un po' del freddo che mi sono portato da fuori.

Nella prossima puntata si parlerà di...

08 giugno 2008

Torino - 16° puntata



Ed eccomi in questa domenica primaverile, che dovrebbe essere più vicina all'estate, ma che guardando fuori ricorda più l'autunno che inizio il racconto dell'ennesima settimana trascorsa a Torino.
Queste che vengono sono settimane cruciale, in verità è da un bel po' che le settimane sono cruciali, che le date dei blocchi del del progetto si susseguono, ma finalmente un po' di aiuto arriva, anche se non a dare una mano a me...cavoli.
Sono entrati a far parte del gruppo altre tre persone, in realtà due fanno parte del gruppo da un paio di settimane ma non ero mai riuscito ad incontrarle e poi solo da questa settimana sono state dirottate sul nostro progetto, mentre la terza è una figura con esperienza, che fino a fine giugno lavorerà con noi part-time e poi da Luglio anche lui sarà parte integrante del gruppo.

Potrei dilungarmi nella descrizione di queste nuove figure, ma poi questo post prenderebbe la forma di uno di quei temi delle elementari in cui veniva chiesto di descrivere il compagno di banco, il miglior amico, l'eroe od un parente più o meno prossimo. Quindi, curioso di un lettore, ti è andata male.

Potrei dilungarmi a parlare dell'evento sportivo della settimana: invito a giocare a calcetto in una sfida di perfetti sconosciuti che giocano tutti i mercoledì in uno dei campetti del centro sportivo del residence, ma visto il pessimo risultato ottenuto eviterei, non vorrei intaccare la mia immagine di grande condottiero della difesa, che in questa partita ha fatto davvero una figura barbina. Quindi anche questa volta, curiosone di un lettore, caschi male.


Potrei dilungarmi sull'evento lavorativo, che ha visto questo povero amanuense al centro di una caccia al colpevole, ma per motivi squisitamente di riservatezza professionale posso solo dire che ne sono uscito incolume, ed a malincuore ho dovuto affidarmi al motto “
mors tua vita mea”. l'accusatore indicava me come colpevole anzich'è il vero autore dell'errore, quindi io ho accusato lui dell'errore, ed avendo dalla mia i consigli di amici più esperti che mi avevano preparato durante le chiacchierate di contorno alle corse domenicali a queste situazioni(Grazie Ste), gli ho ribaltato la frittata ed il grande accusatore si è ritrovato accusato e dichiaratamente colpevole, con l'unica persona che lo poteva difendere dall'altra parte, e se n'è dovuto tornare negli inferi con le pive nel sacco. Questo è il massimo che posso dire su questo spiacevole episodio. Quindi curiosonissimo di un lettore mi sa che ti dovrai accontentare.

Potrei dilungarmi sul raccontare della faccia stupita delle persone a cui fai una gentilezza che è alla base della buona educazione, come tenere la porta aperta a chi esce dopo di te, cedere il posto in tram ad un'anziana signora, proporsi di aiutarne una con sporte pesanti da portare, e via dicendo. Ma mi fa male pensare che l'educazione sia una cosa sorprendente anziché la regola, mentre la maleducazione sia del tutto naturale. Quindi curiosoneducato di un lettore mi spiace, spero solo che tu mi possa perdonare ed accordarmi il tuo perdono.


Potrei dilungarmi, ma poi sarei prolisso, quindi perchè non terminare questo post con un ringraziamento.

Grazie Paolo e Barbara di avermi voluto al vostro matrimonio, per aver voluto che partecipassi in maniera attiva alla cerimonia, grazie per un sacco di altri motivi che non sto qui ad elencare tra cui quello di avermi dato la giustificazione per non restare a lavorare il sabato a Torino.
Grazie e Buona Vita, questa è per voi:



Nella prossima puntata si parlerà di...

31 maggio 2008

Torino - 15° puntata


Buon giorno caro lettore, questo ennesimo post sulla mia trasferta vuol essere un po' diverso dai precedenti. Voglio cercare di allontanarmi un po' dal solito elenco delle avventure tragicomiche della vita di un consulente a Torino. Per inciso la settimana è stata pesante, molto pesante, e le abbondanti piogge non l'hanno resa più divertente. Comunque volevo provare a parlare solo delle cose belle, ed in particolare di una.

Ieri, quando sono partito da Borgaro Torinese, il tempo sembrava in miglioramento. Il sole dopo tanta fatica era riuscito ad aprirsi un varco tra le nuvole ed a riscaldare un po' a terra, ed anche il mio stato d'animo, ed anche se è stato per poco, quel poco a riacceso qualcosa di buono dentro me. Sensazioni piacevoli, non ben definite, come nuove speranze, non so spiegare bene. Non so se ti è mai capitato di svegliarti e di sentirti bene, quasi felice senza alcun motivo. Ecco una cosa del genere.

In macchina eravamo in tre, ed io seduto dietro non avevo neanche l'obbligo morale di tenere lesto il guidatore o di controllare la strada (per la precisione ci siamo persi, ma questa volta non ho dovuto sfoggiare il mio super potere che tanto mi ha reso famoso, il collega alla guida ha fatto tutto da solo), così che mi sono potuto godere il paesaggio, un po' differente dalla solito. L'arcobaleno che si vedeva in lontananza mi ha fatto favoleggiare di pentoloni pieni di monete d'oro, di gnomi e fate, della spiritualità della natura.

Mentre i campi scorrono velocemente cercavo di vedere la pioggia in maniera diversa, di cambiare punto di vista. Come se tutta quell'acqua servisse a portar via tutto lo stress, il nervosismo, le lunghe ore passate in ufficio, le arrabbiature, tutte le cose grigie, come il mio vestito, per lasciare posto ai colori. Si proprio i colori.

Ecco ora inizio a sragionare e quindi è meglio che mi fermi qui, forse è meglio cantarci su.



Nella prossima puntata si parlerà di...

25 maggio 2008

Torino – 14° puntata bis


Partiamo subito con lo spiegare il perchè del bis.
La prima stesura di questo post era ricca di fiele e delle solite battute acide nei confronti di colleghi ed utenti, una pagina di frustrazioni e rivalse, dove l'unica cosa che emergeva era che i colleghi possono diventare anche amici, ma principalmente sono colleghi, quindi non devo rimanere sorpreso se si comportano in modo poco amichevole a volte, e che gli utenti sono e saranno sempre utenti.
Per cui ho deciso di riscrivere il post, parlando di altro.
Vi racconterò dell'evento sportivo della settimana.
Il vostro blogger preferito, o almeno uno dei primi 10 blogger preferit speroi, è stato chiamato per sostituire un collega nella partita settimanale che si tiene tra i due diversi gruppi di consulenza che ci sono sul progetto che sto seguendo. Convocazione arrivata all'ultimo minuto. La telefonata del mister, il mio collega dalla guida veloce, è stata pressappoco così: “tra 20 minuti fatti trovare giù che si gioca”.
Cavoli erano anni che non giocavo. Comunque mi presento come al solito un po' in anticipo, mentre il mister, come suo solito un po' in ritardo. Anche le nuvole, smettono di rovesciare pioggia con i catini, e si mettono a guardare il ritorno in campo dell'eroe di mille partite giovanili, quando le uniche curve erano quelle dello stadio ed appena c'era un attimo s'improvvisava un match importantissimo, nei corridoi della scuola con palloni fatti di carta e scotch o per la strada con lattine o qualsiasi altra cosa fosse lecito calciare.
La partita inizia con un paio di minuti di ritardo perchè il quinto ritarda, tanto che decidiamo di partire a giocare in quattro. Dall'altra parte sono schierati, la versione robusta di Tarzan Annoni accompagnato dal fratello più grosso, direttamente da scuola di polizia Eugene Tackleberry, Mr Mare&Monti proveniente dall'ultima sfilata in Val d'Aosta, e Casper che appare e scompare dal campo.
La formazione di cui faccio parte vede in campo il sottoscritto, i gemelli del del Cuba Libre e loro cugino Mojto, con l'aggiunta dello straniero PaloAlto. Evitiamo le foto di rito per non impressionare i posteri. E poi non vorrei che si scoprisse che questa marmaglia di giocatori della domenica gioca anche durante la settimana.
Si parte blandi e siamo sull'1 a 1.
Di colpo la partita si accende ed i vostri eroi iniziano a fare sul serio, in breve tempo siamo sul 5 a 1. Io, dopo un rinvio da calcio saponato mi rifugio in porta, dove lo spirito partigiano mi aiuta a difendere la porta dall'avanzata straniera (devo ammettere che i legni della porta mi hanno dato una mano. Probabilmente gli avversari non conoscono bene le regole del gioco e continuano a tirare il pallone contro i sostegni della rete anziché dentro). Ripreso il contatto con il gioco e riconquistata la fiducia dei compagni inizio a giocare ai livelli di una volta. Le poche escursioni in attacco consigliano la squadra a non passarmi la palla oltre la linea di centrocampo perchè tanto non la prendo. Comunque corro e cerco di fare del mio meglio; e quando la squadra cala fisicamente mi carico tutta la retroguardia sulle spalle e difendo il risultato. 14 a 3. Non so come, ma gli altri hanno tutti paura di una cocente rimonta. Io non voglio assistere ad un'altra Istanbul e raddoppio gli sforzi. Rincuorati nel fisico e nell'animo, dopo una serie di grandi salvataggi da parte del sottoscritto, il team ricomincia a girare, tanto che riesco a segnare anch'io dopo una serie di passaggi stretti con uno dei gemelli del Cuba. La partita si conclude con uno schiacciante 18 a 5 quando si spengono le luci in campo. Eh sì qui niente fischi.
Alla fine del match ricevo i complimenti del Mr che mi dice che se voglio il posto del quinto giocatore è mio. Orgoglioso me ne torno in camera a farmi la doccia ed a nascondere i mille dolorino che mi assaliranno appena i muscoli si saranno raffreddati.
Evito di raccontarvi la difficoltà nel non mostrare la faccia sofferente il giorno dopo.
E pensare che lo sport è salutare...Ciao Ciao.
Nella prossima puntata si parlerà di...

17 maggio 2008

Torino 12+1° Puntata


Non so se siate scaramantici, ma io come si suol dire “Non ci credo ma mi adeguo”.

Comunque anche questa settimana è finita, ed a dirla tutto per fortuna. Non credevo che anche il lavoro potesse essere meteoropatico, che potesse essere influenzato dagli strali del tempo, ma mi sto ricredendo. Fino a quando sulla città piemontese che mi ospita c'è stato il sole il lavoro è stato tranquillo, ma appena le prime nuvole si sono affacciate eccomi rifare le ora piccole per caricare dati, sistemare tabelle, aggiustare programmi e preparare riunioni. Ed io che pensavo ad una settimana di vita e giri a zonzo per Torino, mi sono dovuto svegliare eppure avrei voluto continuare a dormire.

Mi sono accorto che sino ad ora non sono entrato molto nel merito del mio lavoro a Torino, o meglio del mio lavoro in generale, questo perchè non mi è facile rispondere alla domanda che lavoro fai. Di solito rispondo consulente informatico o che mi occupo di information technology quando voglio darmi delle aree. E si, perchè tradurre il proprio lavoro in inglese sta diventando un MUST. Dire che lavori in un call center fa precario, ma dire che lavori ad un centralino fa sfigato.

Appena la gente sente la parola informatica: o inorridisce come quando deve settare l'ora sul videoregistratore e si accorge di aver usato le istruzioni per la gabbia dei pappagallini, o inizia a chiederti consigli su programmi per chattare/scaricare filmati e pezzi del pc, senza rendersi conto che il consulente informatico di solito non capisce assolutamente nulla di hardware e sa ben poco di software che non sia quello che usa per lavoro. Di contro, un buon consulente sa dissimulare molto bene la sua ignoranza, tanto che a volte sono tentato di presentarmi come Venditore di piume d'equino (citazione direttamente dagli anni '80), invece di dire che sono un consulente IT e che mi occupo dell'ERP SAP moduli HCM ed FI. A dimenticavo, anche le sigle stanno diventando un MUST.


Ma tornando a noi, un collega mi ha inviato un documento in cui era spiegato, semplicemente, il lavoro che facciamo, ed io lo riporto qui sotto per il vostro diletto:


Sei un consulente informatico? Quindi:

1- Lavori a degli orari bizzarri. (Come le prostitute)

2- Sei pagato per rendere felice il tuo cliente. (Come le prostitute)

3- Il tuo cliente paga tanto, ma è il tuo padrone che intasca. (Come le prostitute)

4- Sei pagato all'ora, ma i tuoi lavori arrivano fino a quando il lavoro è finito. (Come le prostitute)

5- Anche se sei bravo, non sei mai fiero di quello che fai. (Come le prostitute)

6- Sei ricompensato se soddisfi le fantasie del cliente. (Come le prostitute)

7- Ti è difficile avere e mantenere una famiglia. (Come le prostitute)

8- I tuoi amici si allontanano da te e resti solo con gente del tuo tipo. (Come le prostitute)

9- E' il tuo cliente che paga l'hotel e le ore di lavoro. (Come le prostitute)

10- Il tuo padrone ha una gran bella macchina. (Come le prostitute)

11- Quando vai in "missione" da un cliente, arrivi con un gran sorriso. (Come le prostitute)

12- Ma quando il lavoro è finito, sei di cattivo umore. (Come le prostitute)

13- Per valutare le tue capacità ti sottopongono a dei terribili test. (Come le prostitute)

14- Il cliente vuole sempre pagare di meno e tu devi fare delle meraviglie. (Come le prostitute)

15- Quando ti alzi dal letto, ti dici: “Non posso fare questo per tutta la vita!”. (Come le prostitute)

16- Comunque va, te lo prendi sempre in quel posto. (Come le prostitute)

17- Non usi l'auto aziendale. (come le prostitute)

18- Quando hai finito con un cliente cominci con un altro. (Come le prostitute)

Ma non avresti guadagnato di più facendo la prostituta??? E avresti anche saltato anni e anni di sacrifici all'università e a 35 anni andresti in pensione.

Ed ecco che come la settimana anche questo post volge al termine.

Nella prossima puntata si parlerà di...


Post notturno

Perchè scrivere un post a quest'ora di notte.
Forse perchè Morfeo sta suonando la sua dolce musica lontano da qui, forse perchè il buon umore è affogato sotto la pioggia di questa giornata grigia a cavallo tra due prefissi telefonici, tra piccole e grandi città del nord. Vecchie signore che cercano di rifarsi il trucco per nascondere le solite magagne.
Forse volevo solo fotografare questo stato d'animo dolce ed amaro che le parole non riescono ad impressionare.
Forse è solo perchè avevo voglia di scrivere ma poche idee da raccontare.
Scegli tu caro lettore, ma non ti far prendere dalla malinconia del tempo, perchè: che domani piova o no, prima o poi spunterà il sole.


10 maggio 2008

Torino - 12° puntata


Ed eccomi di nuovo davanti alla tastiera ed al monitor del pc a cercare di ricapitolare le cose che sono successe in un'altra settimana di trasferta in quel di Torino.
Tanto per iniziare questa è stata quasi una settimana piena, come on succedeva da tempo tra ponti e festività. Ben quattro giorni e mezzo passati nella città sabauda. Il mezzo che manca è trascorso lottando con la noia ad un vespertino aziendale tenuto in un hotel di Milano.
Ahi, quanto è difficile non sbadigliare quando il capo dei capi attacca a parlare e tu hai dormito solo poche ore...ma andiamo in ordine.

I primi due giorni della settimana trascorrono come sempre. Chini davanti al pc a macinare lavoro e a cercare di sentire ancora il profumo dei giorni trascorsi al lago. Il primo evento che merita di essere raccontato è legato ad un centro commerciale. Martedì si va a fare la spesa. Siamo in due io ed il collega autista. Appena entrati nel centro commerciale, sono uguali in tutta Italia, ci rechiamo al supermercato per fare un po' di scorte. Siccome abbiamo visioni alimentari diverse ci dividiamo e ci diamo appuntamento alle casse. Io, memore dell'esperienza fatta nei supermercati del milanese faccio la mia spesa e vado alle casse a pagare, mettendomi in attesa del mio collega. Davanti a lui c'è una coppia di ragazze, o almeno lo devono essere stata una decina di anni fa, ma a comprare è una sola di loro. La cassiera passa i pochi articoli presi quando la ragazza la blocca. Inizia una breve discussione sul prezzo del tanga... e si lettore, la ragazza impugna un bel tanga nero traslucido e dice che era in offerta, mentre la cassiera risponde qualcosa che non sento, sono troppo rapito da questo tanga che balla senza accompagnatore e dalla faccia imbarazzata dell'amica. Il mio collega, nascosto da occhialoni da sole degni del Billionaire, sogghigna di gusto, come fa quasi tutta la fila che si slunga alle loro spalle. La ragazza a malincuore lascia il prezioso indumento e non curante degli sguardi si allontana scortata dall'amica imbarazzata per entrambe.

Mercoledì è giornata di sfide. Alcuni colleghi hanno organizzato una partita di calcetto. Io declino l'invito per diversi motivi tra cui il principale è che non ho scarpe con cui giocare, e poi i piedi si devono riprendere ancora dalle scarpinate fatte in queste settimane. Faccio quindi da spettatore in compagnia di due colleghe, una bionda ed una bruna tanto che mi fanno pensare alle veline ed io mi sento un po' il Gabibbo della situazione. Comunque guardiamo un po' i colleghi sgambettare dietro al pallone e poi decidiamo che è meglio andare a prendere qualcosa al bar. Questo è il preludio ad una serata fuori al Quadrilatero Romano, zona ricca di locali di Torino.
La serata viene doppiata il giorno seguente quando ricevo una chiamata alle 11 di sera che mi avverte che i miei colleghi mi stanno aspettando per andare a ballare. Accetto volentieri di uscire perchè da quando mi sono trasferito in residence le uscite si sono azzerate e fare vita ufficio casa un po' inizia a pesarmi. Tralascio il racconto della serata e della giungla di persone presenti nel locale. Sarebbero parole già dette.
Il problema nasce venerdì pomeriggio.

Mi sono invitato con il collega a questa riunione aziendale a Milano, il cui organizzatore è la figura più alta in grado a Milano per vari motivi:

primo per essere a Milano presto e poter raggiungere gli amici ad una cena all'ora dell'aperitivo e non del dolce;

secondo per motivi d'immagine aziendale, in certe occasioni bisogna esserci;

terzo motivo per portare alcuni documenti in sede e salutare qualche collega.

La riunione inizia con un pippozzo, come dice il capo, che attacca alla base la parte del mio cervello che si dovrebbe occupare di tenermi sveglio. Combatto con il desiderio di addormentarmi, e le sedie modello invitati non siete graditi mi aiutano. La loro scomodità deve essere stata brevettata.
Non so come, ed a dire il vero non ne sono sicuro, ma arrivo alla fine dell'intervento con gli occhi ancora aperti ed in uno stato di lucidità accettabile. Confido di rilassarmi nella seconda parte della riunione ma il posto libero accanto a me viene occupato dal capo, che cerca di trasmettere in questo modo il concetto che lui è uno di noi. Quindi nuova lotta contro il sonno che questa volta viene aiutata anche dagli argomenti meno noiosi che vengono trattati.
Giungiamo cosi alla fine della riunione che ha sforato come al solito di una buona mezz'ora l'ora di fine. Saluto tutti velocemente e scappo alla ricerca di un po' di vita, di quella che mi sembra ogni tanto rubata dal lavoro, gli impegni e gli altri mille casini in cui vado ad impegolarmi.

Nella prossima puntata si parlerà di...

04 maggio 2008

Torino - 11° puntata


Chi sa se qualche lettore si è preoccupato non vedendo apparire il resoconto della settimana di trasferta.
Preoccupati caro lettore perchè le cose importanti son ben altre...scherzo ovviamente.

In questi giorni passati, dove nuove persone sono state investite di cariche importanti, anche nel mio piccolo mondo lavorativo ci sono state piccole rivoluzioni.
Dopo un mese di frequenti assenze la responsabile del team ha annunciato l'entrata in maternità anticipata. Al giubilo e festa nel alzare i calici, metaforici, della festa si è anche aggiunta, ahimè un po' di preoccupazione per quanto riguarda il lavoro. Perchè ora da tre persone siamo rimaste in due, le meno esperte, e la prima data di consegna è lì che si può toccare.
In questi casi lamentarsi serve a poco. Ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo lavorato ancora più sodo, anche se io avevo dei dubbi sulla capacità di fare ancora di più. Comunque tolti alcuni piccoli errorini dovuti alla stanchezza, beccati dei rimproveri ingiusti con grande savuar fair e mettendo da parte lo Zidane che voleva risolvere la situazione a suo modo, siamo arrivati alla fine.
Quasi impensabile, ma alle 18:00 di mercoledì avevamo quasi finito. Il mio collega, essendo il nuovo team leader doveva solo inviare la mail per la conferma del caricamento dei dati.
Non ci sono stati eventi mondani rilevanti, la settimana è stata davvero breve, ma in compenso sono riuscito a rimettere in campo un altro super potere, che credevo ormai perso: la super GAFFE.

Vado in breve a spiegare cosa è successo: siamo ormai agli ultimi giorni del mese e devo presentare la Nota spese riguardante l'intero mese di Aprile, e siccome si tratta di soldini sono molto sensibile all'argomento, ed essendo miei sono più sensibile di Madre Teresa con i malati.
Compilo la mia bella paginetta nella intranet aziendale, quando scopro che il sistema blocca il caricamento dei dati relativi ai miei ultimi giorni in albergo. Ed adesso cosa faccio? Provo a rintracciare Una delle tre persone che lavorano in amministrazione. Alla prima chiamata, la centralinista, mi dice che non c'è nessuno in ufficio e che probabilmente sono alla macchinetta del caffè. Va bene provo dopo.
Riprovo e ciccia di nuovo.
Ormai mi sto innervosendo. Devo chiudere questa cosa al più presto ed ho ancora da attendere il buon esito dei caricamenti lanciati. Candidamente, al terzo tentativo chiedo alla segretaria se mi può passare la nuova collega, che preciso ho visto solo un paio di volte di sfuggita passando dall'ufficio, che si occupa del controllo delle presenze, non si sa mai che mi possa aiutare. Dall'altra parte del telefono, in un altra regione, sento arrivare un NO sbalordito ed incredulo, un NO da “stai scherzando, VERO?”. Io all'inizio resto ammutolito e non capisco. Quando arriva in mio aiuto la voce del narratore che sembra moltissimo quella della segretaria, oltre a provenire stranamente dala cornetta del telefono che tengo in mano, che mi fa notare che la collega in questione è audiolesa, anche se lei ha usato altre parole.
Io mi scuso, sentendomi mortificato e riprometto di scrivere una mail per chiedere aiuto.

Ecco, ricapitolando il filone dei cinque sensi gaffeur ho:
  • Chiesto l'ora ad un cieco;
  • Mi sono proposto di dare una mano ad un monco;
  • Ho chiesto di parlare al telefono ad un sordo.
Santo Mike da Bongiorno proteggimi tu!!!

Nella prossima puntata si parlerà di...

28 aprile 2008

Carrom


Quanti di voi sanno di cosa si tratta? È un gioco da tavola molto antico, originario dell'India, chiamato anche biliardo da dita; lo scopo del gioco è imbucare le proprie pedine negli angoli colpendole con una pedina apposita.
Per me è stata una buona scusa per rivedere alcuni amici.
Sabato sera, da un invito dell’Incolpevole, la cui Vittoria gli ha fatto conoscere questo sport in una di quelle notti in cui neanche la pappa bastava per farla addormentare, e di notte i famosi sport “minori” la fanno da padroni. Il Se Pur Bravo si è così appassionato a questo sport.
Così è nata l’idea di provare a giocare ed ha coinvolto un po’ di amici.
L’Incolpevole si è quindi attivato per carpirne i segreti ed i luoghi dove si tengono gli incontri, e così ha organizzato una serata in fuga dalla vita familiare, dagli impegni quotidiani ed ha inventato questa serata sportiva.
L’atmosfera, arrivati all’oratorio che ospita il torneo, è molto familiare. In pochi secondi veniamo trattati come vecchi amici dagli organizzatori, tanto che ci sediamo tutti intorno al tavolo e mangiamo pizza come capita spesso di fare in famiglia quando non si ha voglia di cucinare.
Oltre a me ed al Se Pur Bravo c’erano: Pipi, D’v’d e Pippo, a condividere l’esperienza di partecipare ad un torneo nazionale di Carrom, si perché non so come, ma siamo finiti a disputare un torneo riconosciuto a livello nazionale.
Mentre stiamo ancora banchettando arrivano alla spicciolata i vari iscritti al gioco.
Tra i 25 partecipanti, ci sono anche dei ragazzi Indiani, per cui questo è un gioco classico come da noi è quello del pallone. Gentilmente ci spiegano le regole del gioco (tranne l’incolpevole, io e gli altri non sappiamo assolutamente nulla del gioco, tanto che ignoriamo qual è il nome corretto di questo gioco), con il sorriso sul viso, mentre noi cerchiamo in tutti i modi di capire come si devono tenere le dita per giocare e facciamo facce concentratissime. Io osservo e cerco di carpire i loro trucchi e le varie tecniche di gioco, solo che quello che per loro è banale per me sembra impossibile. Gli esperti continuano a sorridere e ci spronano a tentare, spiegandoci di volta in volta le regole ed i trucchi in una bellissima atmosfera decubertiana. Questo dimostra una volta di più che lo sport è un buon mezzo per avvicinare i popoli.
Va da se che nel gruppo di partecipanti ci siano anche: i soliti esaltati; quelli che sono li per caso; chi cerca di curarsi dalla dipendenza da Xbox o WII etc. che ha sviluppato dita fortissime; bambini e papà che cercano un punto d’incontro. Un'unica ragazza, forse ragazza lo sarà tra quattro o cinque anni, che per la cronaca si è classificata meglio di tutti noi ed ha elargito volentieri i suoi consigli, soprattutto ad uno di noi.
Le regole del gioco sono molto semplici: ci sono nove pedine chiare e nove scure, una pedina rossa chiamata REGINA, un tavolo quadrato con quattro buchi agli angoli. Bisogna, con l’utilizzo di una pedina chiamata Striker, mandare in buca le pedine del proprio colore, oltre alla Regina che non può essere né la prima né l’ultima pedina ad essere imbucata, oltre al fatto che una volta insaccata va confermata imbucandone una del proprio colore, altrimenti la REGINA torna in gioco. Tre punti se insacchi la REGINA ed un punto per ogni pedina dell’avversario che c’è sul tavolo alla fine del gioco. Si vince a 25. Per permettere a tutti di giocare, esiste anche un limite di tempo: 35 Minuti; e credetemi che per i novellini, come me, non sono sufficienti ad imbucare tutte le pedine.
La classifica, al contrario, è un insieme di formule adattative e coefficienti correttivi, roba da Fourier per intenderci. Questa viene aggiornata ad ogni turno, perché la classifica comanda anche gli incontri, cioè i più bravi giocano con i più bravi ed i più incapaci tra loro, così che ci si scontri sempre con persone del proprio livello. Alla fine abbiamo quasi giocato sempre tra di noi.
Alla fine abbiamo provato a capire come venisse stilata la classifica, ma alcuni fattori ci sono rimasti oscuri.
Non abbiamo vinto nulla, tranne che una bella serata in compagnia, e forse questo è il premio più bello.
Grazie Incolpevole per la bella serata.

27 aprile 2008

25 Aprile 2008


Questa mattina mi sono svegliato ancora stanco, eppure ho dormito molto più del solito.
Le gambe mi facevano ancora un po' male a seguito della scampagnata in montagna di venerdì pomeriggio.
Eh sì! Venerdì pomeriggio io ed un amico abbiamo onorato una gita fatta il secolo scorso; ritornando su un sentiero che ci aveva regalato la conoscenza di un bel rifugio e di una famiglia molto ospitale, che ci ha coccolato durante il nostro soggiorno in località Terz'Alpe. Questa gita rimarrà famosa per la mia totale impreparazione e l'organizzazione all'ultimo momento.
Il mio amico, che in alcuni momenti penso mi odii perchè mi mette in situazioni in cui sento vicino la mano della morte, la prima volta mi aveva parlato di un agriturismo molto economico e non tanto lontano, tralasciando però di dirmi: che si trovava alla fine di un sentiero di montagna, di cui entrambi ignoravamo l'esistenza. Fu così che partì con una bella borsa a tracolla e scarpe non proprio adatte e che iniziò un intenso scambio di battute con la signora di nero vestita.
Per non farsi mancare nulla sul cammino incontrammo: uno scout che cercava un modo naturale per avvicinarsi ai suoi sogni, come il più celebre Marco Polo raccontò nel suo Milione; ed un po' di pioggierellina per rendere più agevole l'ascesa. Tenuto conto che arrivammo su che era già buio, bagnati ed infreddoliti, ma vivi ci andò piuttosto bene. Per fortuna la famiglia che gestiva il rifugio ci accolse come poveri viandanti capendo subito la nostra inesperienza e riscaldandoci con la loro ospitalità.
Quella fu una gita bellissima che ha lasciato un bel ricordo e che prima o poi si era detto di ripetere.
Questa volta ero un po' più preparato, peccato che il mio super potere di perdermi ovunque unito alla memoria fotografica sfocata del mio socio di avventura ci abbiano portato lungo il sentiero sbagliato. Così che, una piccola gita che doveva vederci giungere per l'ora della merenda al rifugio, si è trasformata in un viaggio mistico. Ad un certo punto ho invocato un segno dal cielo che mi rincuorasse e mi desse la forza di andare avanti. ed in quel preciso momento il cellulare, croce e delizia di questa epoca di comunicazione virtuale, ha deciso di squillare. Va precisato che in tutta la valle ci saranno si e no tre punti dove c'è segnale facendone un luogo ideale per il relax. Comunque al telefono era un amico che voleva sapere che fine avessimo fatto. Quattro battute così per avere il tempo di recuperare fiato e battiti cardiaci da utilizzare su quell'erta salita e siamo ripartiti.
Alla fine della salita, un cartello indicava che il rifugio tanto agognato si trovava a quaranta minuti di cammino, ma per fortuna verso valle.
Ennesima sosta sputa smog dai polmoni e rinfrancati siamo partiti alla volta del rifugio, con la speranza di arrivare prima che si facesse buio e di trovare di che rifocillarci.
La discesa, molto meno impegnativa, è stata allora rallegrata da canti adatti alla ricorrenza storica ed al luogo, anche se al dire il vero due stonati come noi giusto in un luogo isolato possono cantare senza ricevere improperi od ortaggi.
La fame ha accecato il mio collega di ventura portandolo a seguire il sentiero più breve e facendoci caracollare giù come le caprette di Heidì. Potere della fame.
Giunti al rifugio, dopo una sciacquatina rinfrescante, ci siamo messi a tavola ed abbiamo iniziato a banchettare con i prodotti dell'agriturismo a cui abbiamo fatto onore. Visto che comunque saremo dovuti scendere con il buio, abbiamo deciso di cenare con gli ospiti che erano di ritorno dalle loro escursioni. Si è fatta subito amicizia con una famiglia di Milano, che poi ci ha gentilmente ospitato al suo tavolo.
Rifocillati a dovere e con la giusta quantità di “spirito” nel sangue ci siamo incamminati per il sentiero giusto.
Il cielo di notte ha tutto un altro aspetto se si guarda da una piccola radura che si apre nel bosco, e la città a valle che ci aspetta sembra un piccolo presepe quando fa la sua apparizione dopo una curva.
Mi sembra di essere stato catapultato indietro nel tempo, agli inizi dello scorso secolo. Ma il pensiero dura poco, le luci elettriche sono sempre più vicine. Arriviamo nel paese che sembra deserto, e se non fosse per un auto che passa piano lungo le stradine che circondano le case rurali, forse sentirei ancora la sensazione del viaggio nel tempo.
La macchina ci aspetta nel parcheggio vicino alla statale.
Prima di salire però cerco la strada fatta, ma questa si cela tra le fronde degli alberi, come i tesori in fondo al mare.

per chi volesse avere più informazioni sul rifugio: Terz'Alpe

26 aprile 2008

Torino - 10° puntata


E siamo arrivati così alla fine anche della decima settimana di trasferta. Caro lettore spero che tu non ti sia già annoiato di sentir raccontare le mie avventure torinesi, anche se per essere preciso a questo giro dovrei dire borgaresi. Eh sì, questa settimana ho lavorato direttamente nello stabilimento principale dell'azienda per cui sto seguendo il progetto d'implementazione di SAP. quindi un ritorno al contatto diretto con l'utente.

Ma partiamo dall'inizio.

La prima novità è che questa settimana ha visto il sottoscritto fare uso dell'auto propria per permettere i trasferimenti da Torino a Borgaro. Questo a fatto sì che partissi in solitaria domenica sera, accompagnato da un bel acquazzone per rendere più movimentato il viaggio e non farmi annoiare.

Il paesaggio è completamente diverso se si guarda dal punto di vista del guidatore e soprattutto dalla terza corsia, ma quella di destra e non quella preferita dal mio collega pilota. Torino domenica sera era deserta, quasi sicuramente perchè tutti erano davanti ai teleschermi o allo Stadio a vedere il big match Torino-Inter, così con zero traffico ci ho messo un attimo ad arrivare dall'uscita della tangenziale al residence. Lì è stato un po' più complicato scaricare il piccolo trasloco che avevo messo in piedi per rendere il mio soggiorno torinese più comodo.

Come già anticipato questa settimana sono stato sempre a Borgaro, dove ci hanno dato come punto di appoggio la stanza dei revisori, poco più di una cabina armadio dove c'è un tavolo e quattro sedie scartate anche dalla discarica del paese. Il paesaggio che faceva da sfondo alla finestra era per lo più riempito da aerei in atterraggio all'aeroporto di Caselle, mentre dal cortile provenivano i rumori dei lavori per mettere a norma lo stabile dal punto di vista del rischio incendi; problematica molto sentita in questo periodo a Torino. I lavori di scavo per la creazione di una enorme vasca d'acqua per ora hanno comportato: l'abbattimento dell'unico albero presente nel cortile, che rendeva meno squallido il luogo; la tranciatura dei cavi della telefonia, facendo si che non ci potesse essere comunicazione con il mondo esterno se non tramite etere; ed infine per rendere più vivibile lo stabile la rottura delle condotte dell'acqua per cui siamo restati tutti senza poter usare i bagni per un giorno intero, tanto che sono aumentati in maniera vertiginosa i consumi di caffè e succhi nei bar della zona.

Questi nuovi utenti hanno una mentalità leggermente differente dalle arpie che mi telefonavano prima. loro sono molto più vicini ad una concezione un po' più statale. alle 17:30 scompaiono tutti in un batter d'occhio, tanto che ho pensato che fosse successo qualcosa quando sono uscito dall'ufficio alle 17:29 per rientrarci alle 17:31. In due minuti dalle loro postazioni al pc si erano dileguati.
Potrei continuare a parlare di questi nuovi utenti, ma aspetto i prossimi mesi, quando li conoscerò un po' meglio ed il mio giudizio potrà essere confutato da prove concrete.

L'evento mondano di questa settimana è stata la cena indetta dal nostro manager di progetto che ha visto riunite tutte è sette le persone che lavorano sull'area di Torino. Una cena per fare ritrovarsi, chiacchierare, fare un po' di team building, come dicono gli esperti di HR (altra sigla di moda).
Il solito discorso del capo a sottolineare che siamo bravi ma che dobbiamo dare di più, che ci sono buone possibilità, ma che ci dobbiamo fare il mazzo e via dicendo. Ognuno a poi dato il suo parere e le sue opinioni sul progetto su cui si trovava. Insomma le solite chiacchiere.
Il ristorante pizzeria in compensa ha dato spunti per una bella serie di risate. Un cameriere inciampando ha rotto un piatto in testa ad una commensale, tipo scenetta delle comiche; è passato il sosia di Mazzarri allenatore della Sampdoria; camerieri un po' caciaroni; una donna urlante che gridava di tutto e che è stata portata gentilmente fuori dal capo sala, e che probabilmente aveva bisogno di avere a che fare con un altro tipo di capo sala. La serata è comunque trascorsa bene, ma il colpo di scena si è visto al momento del conto. Il cameriere ha lasciato la ricevuta all'inizio del tavolo, e poi con la forza del pensiero della maggior parte dei commensali è stato fatto lievitare sino al Manager, noto per la sua taccagneria, che ha pagato e che sicuramente finirà nella sua nota spese.

Ma una cena scroccata è sempre una cena scroccata.


Nella prossima puntata si parlerà di...

19 aprile 2008

Torino - 9° puntata

Ed eccomi di nuovo seduto a pigiare bottoni sulla tastiera per raccontare di un'altra settimana in trasferta.
Questa è stata la settimana più bagnata passata sino ad ora a Torino. E' iniziata con un lunedì sotto la pioggia sin dalla partenza, che è avvenuta in treno. Sì in treno. Il mio collega autista aveva degli impegni ed io, da bravo ex pendolare ho preso il treno per recarmi in ufficio. Il vagone su cui sono salito raccoglieva uno spaccato delle persone che prendono il treno la mattina. Lavoratori che vanno a lavorare e altri che tornano a casa per il meritato riposo, turisti in fuga dalla propria città in un'altra città, studenti, e semplici viaggiatori.
Sono fortunato è riesco a trovare un posto a sedere. Lungo il viaggio a farmi compagnia un buon libro ed il paesaggio che scorre al di là del finestrino. Il treno è molto più “silenzioso” della metrò. la gente si fa mediamente i fatti propri in silenzio per non disturbare troppo i viaggiatori che riescono a dormire sulle “poltroncine” che riempiono il vagone.

Arrivato con un lieve ritardo a Torino, il treno aveva mangiato troppo in una delle stazioni probabilmente perchè la voce che usciva dagli interfoni ha detto che per problemi di linea si era costretti a viaggiare a rilento. Comunque arrivato in stazione ho utilizzato il mio super orientamento per sbagliare ben quattro volte la fermata del bus. Alla fine una serie di brave persone mi ha indicato dove avrei dovuto attendere il mezzo pubblico. Per inteso era a due passi dall'uscita principale della stazione.
Arrivo in ufficio e scopro che hanno anticipato alcune scadenze, quindi subito a lavorare di brutto mentre dio pluvio, dopo avermi permesso di arrivare asciutto in ufficio, regala litri e litri di pioggia a tutta la città. Qualcuno deve essersi dimenticato che è primavera ed ha lasciato la regolazione del tempo su autunno. Freddo e pioggia per tutta la giornata.
Non facciamo troppo gli inglesi e vediamo se riusciamo a parlar anche di altro oltre il tempo.

L'anticipo delle scadenze ha aumentato di molto la pressione in ufficio, oltre a portare i nervi dei capi a fior di pelle. Per fortuna che invece di prendersela con noi poveri operai in colletto bianco hanno iniziato a farsi la guerra tra loro...aspetta, aspetta. Fortuna un bel corno. Loro litigano e noi siamo le vittime innocenti, costretti a subire le loro ripicche, vedi dati arrivati in ritardo e risposte a semplici domande che viaggiano a velocità ridotta. Tutto questo a fatto si che venerdì si accumulasse tutto, ed il sogno di andar via in tempo per arrivare a Milano e godersi la serata con gli amici sfuma.
Va bhè basta parlare di lavoro.

Ho già parlato del mio super orientamento, vero? Ok. A questo giro, grazie al suo uso, ho scoperto che il parco dove avevo corso settimana scorsa è molto, ma molto, più grande di quanto immaginassi. Fate conto che ci sono anche due laghetti, settimana scorsa ne avevo visto solo uno. un paio di ponti che non avevo notato ed anche un sacco di gente che la scorsa settimana non c'era.
Comunque riesco, in una finestra di bel tempo, a fare la mia solita corsettina, che mai come questa settimana è servita a cancellare un po' di stress.
Altro evento è stato l'anatema di UDP, scherzo, che ha fatto collezionare al mio collega: una multa, problemi alla pompa di iniezione che ha rallentato ulteriormente il nostro viaggio di ritorno, traffico che non gli ha permesso di attaccare il record tragitto Torino-Milano, oltre a farlo giungere in ritardo ad un appuntamento milanese.
L'evento mondano è saltato a causa dello scazzo di fondo che il temo ha trasmesso un po' a tutti ed è stato rimandato a settimana prossima. Per fortuna perchè non so se avrei sopportato anche una serata al solito locale ballerino.


Nella prossima puntata si parlerà di...

12 aprile 2008

Torino - 8° puntata


Buon Voto a tutti.

Eccoci nuovamente a cavalcare le parole per raccontare un'altra settimana in trasferta.
Questa settimana inizia con una grande novità: passo da alloggiare in albergo ad una comoda stanza in un residence.
COMODA?!?
Aspettate che vi racconto.

Il residence è incastrato in un centro fitness, con campetti di calcetto, palestra, campi di squash e piscina. Si trova a Torino nord, e dista circa cinque minuti in auto dall'ufficio, se ha guidare è il mio collega. Con una guida normale e rispettosa del codice stradale ci vogliono circa dieci minuti, a cui vanno aggiunti circa trenta minuti per trovare parcheggio. Quindi è finita la pacchia di passare dalla camera all'ufficio in trenta secondi.

Arrivato al residence perdo quaranta minuti per dare i dati alla receptionista (trentacinque minuti per stampare la scheda presenza, che comunque non è riuscita a stampare rimandando a domani quando ci sarà il marito). Scopro che la mia stanza è al piano terra, proprio di fianco a quello del portiere di notte, con la finestra che dal sul parcheggio regno di gatti randagi con un inebriante profumo di cloro nel corridoio. Quindi finestre chiuse sempre e tende tirate. Ok, non iniziamo subito a lamentarci. la stanza è comunque spaziosa anche se noto che le cose sono tutte posizionate un po' in basso. Questa cosa doveva insospettirmi.
Il bagno molto spazioso è attrezzato per portatori di handicap. Quindi water modello K2 con maniglioni antipanico in caso che qualche stronzo ti attacchi alle spalle; piatto doccia piano, o meglio: c'è un buco nel pavimento in una zona delimitata da una tendina, antibagno con lavandino e specchio con cui potrei radermi perfettamente l'ombelico, ma che diventa molto scomodo al momento di passare il rasoio sul viso.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensiamo positivo.

Svuoto la valigia e mi preparo a cucinare. si la stanza è fornita di un armadio cucina. Un po' di pasta al pesto ed una mela. sono troppo stanco per lanciarmi a fare di più. Finalmente mi sdraio a guardare un po' di tv quando al piano di sopra inizia la lezione di aerobica/gag/stepper/ o che cavolo fosse, comunque sento questo rumore di carica di passi.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Non faranno lezione tutti i giorni, e poi magari mi iscrivo in palestra ed il problema è risolto.
Mi addormento.
La mattina inizia con un po' di freddo in stanza. Va bhè non lamentiamoci. Pensa positivo.
Vado a farmi la doccia. I miei colleghi mi parlavano di docce bellissime con addirittura l'idromassaggio ed il blocco per la temperatura, questa sembra una di quelle docce da campeggio.

Va bhè non lamentiamoci sempre . Pensa positivo.

L'acqua calda risveglia la circolazione e toglie un po' della tensione accumulata. Tiro la tenda della doccia, e sorpresa!!! Il bagno è allagato, e l'acqua, modello BLOB, si sta lanciando verso la stanza. Corro a tirar su tutto quello che avevo appoggiato per terra ed a chiamare la receptoin (nei residence si chiama così, nel resto delle case si dice portineria). Scende l'uomo tutto fare, di origini esotiche che ha un modo di parlare che ricorda molto un comico di Zelig, armato di cacciavite per sistemare lo scarico. Vede la scena e chiede a me cosa sia successo. Io gli dico che mi sono solo fatto la doccia. Corre quindi a prendere secchio e straccio, ma si rende subito conto che ci vuole uno strumento più potente per arginare questo piccolo lago.
Mi vesto e vado alla reception a lamentarmi. Il portiere, eh sì perchè alla fine è solo un portiere, si scusa e mi promette un pronto intervento per sistemare lo scarico della doccia.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Vado a fare colazione e poi mi preparo per la giornata di lavoro.
Questa settimana mi ritrovo solo ad affrontare tutti i casini della mia area. Il team è decimato. Il bollettino recita: Un malato ed uno a fare training agli utenti. Così mi tocca fare triplo lavoro, con il pensiero che torna sporadicamente al problema doccia.
Arrivata la sera, e tornato al mio alloggio, mi cambio e vado a fare una corsetta per scaricare lo stress. Vicino al residence c'è un bel parco, ideale per correre sino a quando c'è luce, poi si popola di strani personaggi che parlano lingue a me sconosciute, che mi consigliano di terminare la mia sessione in zone urbane. Più inquinate, ma anche più illuminate, sul sicuro non mi esprimerei.
Pasto frugale e vado verso la doccia. Una vocina mi consiglia di rimandare a domani, tanto le lenzuola del letto le cambiano. Ok. vado a nanna.
Mi sveglio e vado in bagno. La doccia è lì e non sembra sia cambiata da ieri.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Mi faccio la doccia, stando attento ad usare poca acqua ed a non tappare lo scarico con la ciabatta.
Risultato, Nuovamente bagno allagato, io che tiro su le cose e chiamo il portiere. Nuovamente l'uomo tutto fare che scende, guarda si scusa e lavora di spazzettone.
Salgo nuovamente dal portiere. Si scusa anche lui e mi assicura che mi verrà cambiata stanza.
Quindi faccio colazione velocemente e ri-invaligio in maniera che l'omino tutto fare faccia il trasloco.
Solita giornata incasinata, ma sono fiducioso e non vedo l'ora di vedere la nuova stanza.
Arrivo e scopro che la mia azienda non ha dato l'ok per il mio trasferimento a causa di un piccolo sovrapprezzo. Ok, non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Pensa positivo un corno ed iniziamo a lamentarci.

Chiamo il mio capo ed inizia a gridargli che se non mi fa cambiare stanza al più presto, me ne torno in albergo. Lui scende giù dal pere, dicendo che non sapeva nulla del problema della camera, e che la segretaria gli aveva detto che la cosa non era urgente. Io mi sfogo per altri 5 minuti, di cui quattro e mezzo al telefono muto perchè è caduta la comunicazione. Comunque il capo mi assicura che risolverà tutto in mattinata. Mangio ed esco. Non riesco a sopportare il TUM TUM sul soffitto. Vado a vedere di calmarmi un po' girando per Torino e cercando di pensare ad altro.

Nuovo giorno e nuovo allagamento. Ormai me la prendo con comodo, la roba è tutta al sicuro, e lascio che l'acqua purifichi nuovamente la stanza. Ecco il lato positivo è che mi puliscono la camera ogni giorno. Chiamo, l'omino scende, salgo dal portiere che mi rassicura che appena arriva l'ok dalla società per cui lavoro mi sposteranno.
Arrivato in ufficio chiamo subito la segretaria, facendole una scenata e raccomandandole di risolvere il problema delle autorizzazioni al più presto e di darmene notizia.
Dopo dieci minuti mi richiama dicendomi che tutto è risolto così mi posso scusare per il tono che ho usato prima, e spiegandole che per me il problema dell'allagamento della camera era urgente.
Meno fiducioso degli altri giorni inizio a pensare a possibili rappresaglie. Ad esempio potrei creare un nuovo affluente del Po'. Un bel canale con la sorgente situata nel bagno della camera- Vuoi vedere risolvo anche il problema dei gatti randagi e fornisco anche un servizio di lavaggio delle auto nel parcheggio? Non è poi una cattiva idea.
Tornato al residence, il portiere mi accoglie con un sorriso e mi da le chiavi della mia nuova camera.

La camera è al secondo piano, con una bella vista, nessuno sopra a bruciare calorie, il bagno, un po' più piccolo ma con una signora doccia. Mobili ad altezza normale ed addirittura una piccola stufetta in bagno ed una in camera. Passo la serata a mangiar fragole ed a customizzare il televisore.
Per inciso ho chiamato due volte il portiere per farmi cambiare le pile del telecomando e farmi spiegare il funzionamento delle luci (in questa stanza c'è un lettore di schede che abilita l'impianto di illuminazione e che non c'era nell'altra stanza).
Giusto per rompere i c...

Ecco un bel post di lamentele. Sembra la settimana di Bertoldo, a cui capitava sempre qualcosa.
Comunque è bene tutto quello che finisce bene.

Nella prossima puntata si parlerà di ....

05 aprile 2008

Torino - 7° puntata



Caro lettore non so se tu ti sia già annoiato di leggere le mie avventure torinesi, spero proprio di no, visto che la trasferta nella città dell'auto italiana durerà ancora un po'.
Questa che è appena trascorsa è un'altra settimana corta, i primi due giorni li ho trascorsi nella sede della società per cui lavoro, a Milano, per vari incontri ufficiali ed ufficiosi. E' stato bello rivedere i vecchi colleghi e conoscere i nuovi entrati. In quell'atmosfera di ritorno a casa dopo la lunga assenza. C'è quella strana atmosfera, quella sensazione che ti prende quando torni in quei luoghi dove hai passato una parte della tua vita e vedi che la scenografia è rimasta la stessa, gli attori sono pressapoco gli stessi, è solo cambiato leggermente il copione. Ora non sei più il personaggio principale della storia ma solo una comparsa...AIUTO - S.O.S. - MAYDAY sono un attore di soap opera e mi credevo un consulente. Non è possibile!!!
A parte gli scherzi, in questo periodo si sono formate nuove alchimie in ufficio ed io ne sono estraneo. Non sono più un pezzo di quell'ingranaggio. Ecco mi sono sentito come quando torni a scuola dopo essere stato a casa a curarti il morbillo, sono rimasto indietro e devo recuperare per tornare alla pari. Per fortuna che è bastato poco per tornare in gruppo.
Questa settimana corta è caratterizzata anche dal fatto che è stata l'ultima in cui ho soggiornato in albergo. Dalla prossima settimana dovrei avere una stanza nello stesso residence degli altri trasfertisti della mia società. Almeno per il mese di Aprile e poi si vedrà. Quindi ho salutato la mia trattoria preferita, il controllare dall'ufficio la mia camera, che ha questo giro era nuovamente della serie pornocamera, ma in versione cabina armadio. Sarà che mi ero abituato alla famigliare, ma questa volta era veramente mignon.
Lo so, mi lamento sempre, ma in fin dei conti è questo che mi fa sentir vivo ed apprezzare di più le piccole cose che funzionano, come le splendide giornate che ho visto passare dalla finestra del quinto piano, o il sorriso della brunetta a colazione. Ma cavoli non la potevo incontrare prima...la solita fortuna.
L'evento mondano è un revival di una serata già raccontata. Aperitivo in questo locale da consulenti e vecchie fatalone, che cercano con il look da ragazzina di nasconder il passare del tempo. Ma com'è che per uscire a prender un aperitivo con gli amici c'è gente che si veste come il dì di festa? Io con un look più adatto ad una birra ed un panino, vengo guardato con far strano dagli habituè... ci manca solo di sentire "Eh si, ora anche l'operaio vuole un figlio Dottore", prego INGEGNERE (con gli anni di sacrifici che mi è costato il titolo, neanche ci fosse stata una triade a remare contro).
Ecco la fauna di questo locale, di proprietà si dice di un giocatore della nazionale di calcio che ora corre sul manto erboso di un campo catalano, è uno spettro del terziario nazionale.
C'è per l'appunto il consulente, l'impiegato, il manager o direttore, il pr. Tutti in completo giacca e cravatta, e cavoli con quello che mi son costati fammeli sfruttare anche fuori dall'ufficio, anche perchè in valigia ho messo solo questi, oppure trasandati chic, con magliette griffate e pantaloni con doppio cavallo (uno normale ed uno sullo scontrino che ha fatto lievitare il prezzo più dei crakers), perchè è più trendy. Tutti che cercano di stordirsi con miscugli di super alcolici, o bottiglie di birra che fa più rude, per trovare il coraggio di abbordare queste Amerigo Vespucci della vita, oppure per dimenticarle.
Signorotte con abiti che non farebbero mettere alle proprie figlie, acconciature che arrivano a toccare le treccine alla pippi calze lunghe. Ammiccamenti ad ogni rolex che passa, perchè a volte è l'accessorio che fa la differenza.
Tutti che si lanciano sul buffet intasando la piccola zona dell'ingresso, dove il genio dell'arredatore ha messo anche la cassa. Sembra di essere alla distribuzione di viveri in un paese del terzo mondo. Gli sguardi famelici sono gli stessi anche se l'aspetto è molto diverso. Ad ogni arrivo di nuovo cibo, la gente si accalca, spinge, sgomita. Ed una volta riempito il piatto, come animali della savana cercano un posto tranquillo dove ingurgitare questo mix di sapori per poter tornare nuovamente alla carica per un secondo, terzo, quarto... assalto. Intanto i cocktail si fanno più colorati, i sorrisi più liberi e l'alcool abbassa le barriere, peccato che molti ne abbiano dovuto ingerire così tanto per sembrare persone normali che ora sembrano ubriaconi.
Questa sbornia di "umanità" mi fa rinunciare alla discoteca per un più confortevole letto e magari un po' di televisione che mi accompagni nel regno di Morfeo.
Nella prossima puntata si parlerà di...

29 marzo 2008

Torino - 6° puntata


Ed eccoci ad una nuova puntata delle mie emozionanti avventure a Torino.
Questa volta vi vorrei parlare del principio, dell'inizio, dell'alba del giorno...non vi preoccupate, non si tratta di dissertazioni filosofiche, ma solo di colazione.
Il mio albergo a tre stelle, con camere a tre lati, offre una colazione a buffet.
Peccato che molti interpretino male quanto scritto: a buffet non è un errore del tipografo od un modo esotico per dire abbuffatevi.
Io resto fedele alla classica colazione dolce, nel senso che non riesco a mangiare salato appena sveglio, unica eccezione la pizza del single, ma questa è un'altra storia. Quindi cerco di mantenere le sane e buone abitudini. Thè, miele, brioches (la s del plurale per indicare che son 2), acqua e spremuta.
Nella sala predisposta per questo rituale mattutino si vedono persone mangiare le cose più improbabili. C'è chi beve contemporaneamente: caffè macchiato, latte con i cereali e yogurt magro.
Sembra di vedere uno di quei robot usati nelle catene di montaggio. Sorso di caffè, due cucchiaiate di cereali ed una di yogurt. E ricominciamo: un sorso di caffè, due cucchiaiate di cereali ed una di yogurt. Avanti così sino alla fine.
Poi ci sono quelli che seguono strane diete, del tipo mangiano una volta al giorno, a colazione. Questi riescono a fare cinque pasti completi in uno. Caffè, cappuccino, brioches, pane burro marmellata, pane e salame, pane e formaggio, torta, succo di frutta, macedonia, dolce acqua. Giusto perchè bere l'amaro alle 8 del mattino forse è un po' troppo. Questi personaggi di solito si alzano presto, non tanto perchè siano tipi mattinieri quanto più per il terrore di scoprire che è finito qualcosa. Una volta mi è capitato di sentir uno di loro chiedere se era possibile avere due uova. La ragazza al banco del bar si è scusata adducendo che non essendoci il servizio ristorante non servivano piatti caldi. Questo onnivoro del terzo millennio si è intristito e si è gettato sulle fette di torta per combattere la disperazione che lo ha colto alla cattiva novella.
Tra i tavoli si vedono passare architetti provetti, le cui torri di Hanoi alimentari vengono portate dal buffet al tavolo ed infine allo stomaco. Una rappresentazione vivente della piramide alimentare.
Non è però solo il cibo l'attore principale di questa recita. Il co-protagonista è l'abito.
Si trova seduto ai tavoli un arcobaleno di look. C'è chi si comporta come a casa e fa colazione in pigiama e babbucce, chi ha il vestito casual per fare colazione, chi invece non ha paura di sporcarsi giacca e cravatta ed è già in tuta da lavoro. Il massimo mi è successo ieri. Una ragazza si è presentata in sala con la valigia, cappotto e cappello e guardava stupita tutti i commensali non capendo dove avessero messo i propri bagagli e come si potesse uscire, con il freddo che c'era, in pantofole e con quegli strani abiti che i più chiamano pigiami.
La maggiorparte degli astanti è accomunata da un senso ancora di torpore e le chiacchiere sono poche. C'è la moglie che richiama il marito perchè ha preso troppo da mangiare e questo non fa bene alla salute oltre al fatto che così fanno una pessima figura davanti alle altre persone. Anche il manager più impegnato in questi momenti ha il buon cuore di spegnere il cellulare e di non parlare di lavoro. Piccoli scambi di saluto tra i clienti più assidui con i più ardimentosi che si lanciano in uno scambio di battute sulla serata di bagordi appena trascorsa, qualcuno guarda distrattamente la televisione che trasmette il telegiornale mentre altri cercano di trovare i classici altri 5 minuti che la sveglia non gli ha concesso.
Piano piano poi questa popolazione cambia, c'è chi va e chi viene.
E' ora di andare a lavorare, o a cambiarsi, a quell'appuntamento, o semplicemente a vivere.
Nella prossima puntata si parlerà di...

22 marzo 2008

Torino - 5° puntata


Ed anche questa settimana si è conclusa, per fortuna in anticipo. Eh si con giovedì sì è salutati tutti e si è tornati a casa. A questo giro settimana corta.
L'evento mondano è addirittura raddoppiato. Lunedì aperitivo nella camera del residence di una delle mie colleghe, e martedì ennesimo invito ad una cena da parte dei miei colleghi. Incredibile. Ed io che pensavo che solo a Natale la gente si sforzasse di essere più buona. Della prima serata si può dire che nessuno voleva credere che mi fossi arrivato sino a lì a piedi, dandomi poi dell'inconscente quando ho detto che sarei tornato in albergo con i mezzi pubblici, in fin dei conto sono solo 10 fermate di tram. Mi hanno riaccompagnato.
Martedì cena in una trattoria in zona aeroporto. Tavolata piena di persone sconosciute. Una delle tre donne al tavola, l'unica sposata con marito al seguito, mi ha trattato come un bambino e mi ha servito per tutta la serata. Io per non offenderla ho lasciato fare. La cena è stata ottima ed abbondante, tanto che ho passato la notte a cercare di digerirla.
Questi eventi hanno fatto sì che provassi la guida del mio collega anche by night.
Iniziamo col dire che è proprietario di una Golf nera. So che per molti può bastare, ma per i pochi che non hanno afferrato l'allusione, o sono proprietari di una Golf nera, andrò a spiegare.
Ormai ho fatto l'abitudine alla sua guida sportiva, al fatto che si sia adattato allo stile torinese di non rispettare la segnaletica, ma quando inscena false scenette del tipo, oh ma da qui non posso passare? non lo sapevo, sa vengo da fuori, mi fa gentilmente rientrare? ed intanto si butta superando la colonna di auto in coda, o attraversando le quattro linee continue che separano le corsie dell'incrocio, mettendo a repentagli l'auto, ma soprattutto l'integrità fisica del sottoscritto, che ogni volta vede facce arrabbiate lanciare improperi verso questo barbaro della strada.
La cosa più incredibile è che dei due sono io quello con più senso dell'orientamento. Questo spiega come mai al ritorno abbiamo mancato l'uscita dell'autostrada.
La camera dell'albergo è la stessa famigliare che avevo la scorsa settimana, quindi non perderò tempo a descriverla, anche se non ricordo se vi ho detto che c'è una colonna nel suo baricentro.
L'evento sportivo è stato la corsetta serale. Siccome mercoledì era giornata di campionato, ho preferito evitare la zona dello stadio e mi sono lanciato in una zona per me inesplorata. la zona di Nord-Est. sono stato fortunato perché ho trovato un piccolo parco, dove gli indigeni si allenavano. Correre insieme ad altra gente, e non più come un pazzo nelle vie trafficate del rientro, mi ha riscaldato, visto il vento freddo che spirava sulla città. Il rientro, sempre lungo i larghi vialoni che si diramano per tutta la città, per fortuna è avvenuto in un orario in cui il traffico è scarso.
L'evento lavorativo di questa settimana è stato indetto da me. L'ennesima riunione con la speranza di portare un po' di luce nello scantinato, fisico e mentale, dove operano le persone che dovrebbero fornirci i dati. L'incontro è andato molto bene, e tutti sono stati d'accordo sulle soluzioni proposte.
Peccato che rientrati in ufficio, il nuovo file di dati inviatoci facesse più schifo dei precedenti.
Ma la cosa più importante di questa settimana è successa a Milano, dove una mia cara amica ha messo al mondo il suo primo bambino. Quindi approfitto del mezzo di comunicazione per dare il Ben Venuto ad Alessandro.
Nella prossima puntata si parlerà di...