30 agosto 2008

Torino - 26° puntata


Ed ecco che anche la prima settimana, dopo il rientro, è passata. Non sto ed enunciare le solite frasi da rientro, tanto tutti le avete sentite e dette, quindi vediamo di non cadere negli stereotipi.
Per rendere la settimana di rientro più leggere, i primi due giorni ci hanno tagliato l'acqua calda in residence, quindi doccia fredda nel vero e proprio senso della parola. Lo so che molti la fanno così d'abitudine, ma l'anziano che scrive è abituato a fare la doccia a temperatura “pollo” anche con quaranta gradi all'ombra. C'è stato un momento che ho pensato di riscaldare l'acqua sui fornelli, ma mi mancava la Saratoga per riempire la doccia, per cui l'idea malsana successiva è stata quella di lavarsi con le salviette umidificate da viaggio, ma ho desistito ed ho affrontato il mio destino a testa alta, per evitare il primo impatto gelido. Questo è proprio il segno del decadimento umano, ahiahiahi.
La cosa positiva di questa settimana è che sono riuscito ad uscire sempre presto dall'ufficio, e con presto vuol dire solo mezz'ora dopo l'ora in cui dovrei uscire per contratto. Questo mi ha permesso addirittura di andare al parco per correre o solo per leggere un po' all'aria aperta, gustandomi ancora un po' di estate. Vista la quantità di gente al parco penso che questo pensiero deve essere balenato nelle menti di molti. I discorsi che si sentono sono tutti uguali: dove sei stato; com'è andata; fatto qualcosa di bello; quando rientri; ti sei abbronzato; mangiato bene; etc.etc. Il solito repertorio, con l'aggiunta del pettegolezzo da spiaggia, che inizia sempre con “Ma lo sai che...”, come quello da ufficio che accompagna il caffè nell'area relax o le camminate lungo i corridoi del posto di lavoro.
Questa settimana ho fatto anche una scoperta sconvolgente, quattro adulti si possono dimenticare dove hanno parcheggiato l'auto. A discolpa di questi neo moschettieri va detto che era lunedì di rientro, che comunque due brindisi sono stati fatti, oltre al fatto che anche a questo giro si è pagato di più il bere che il cibo, e non conta che ci si era persi anche all'andata, sono cose che possono capitare se ci si affida a due guide scout che senza navigatore non riuscirebbero ad arrivare neanche dal salotto al bagno. A pensarci bene moschettieri è proprio il giusto soprannome. C'è quello nobile amante di cibo e donne, Athos, quello mantenuto che affida le sue fortune al gioco, Porthos, quello tutto ufficio e chiesa (anche se il suo dio è fatto di Rum e Cola), Aramis. C'è anche la giovane serva della Regina, Costanza. Per fortuna che il Cardinale Richelieu ha avuto un attacco di dissenteria e non è dei nostri. Al locale che ha un nome che sarebbe piaciuto a Dumas padre, I TRE GALLI, incontriamo la Regina Anna con il suo servo ed il Duca di Buckingham. La serata piacevole rende più dolce il ritorno nella città dell'ultimo Re d'Italia.
La serata mondana può essere ricordata dal tasso alcolico raggiunto dai colleghi. A questo giro ho dovuto accompagnare per mano la collega all'auto mentre continuava a ripetere che tutto andava bene, che lei era a posto ed intanto persisteva a sbattere contro gli specchietti delle macchine parcheggiate, uno dei colleghi voleva per forza andare a dire ad un trans che sembrava un armadio quattro stagioni con le ante aperte che era brutto (le sue condizioni erano simili al Genio della Gambara ma in versione più kamikaze), mentre il terzo era poco più di un vegetale. Ad un certo punto mi sono sentito come alle colonie estive, solo che io non ero il bambino che giocava sulla spiaggia, ma l'educatore che doveva garantire la riconsegna dei pupi, possibilmente interi o non troppo ammaccati. L'ultima scena della serata è stata spostata alla mattina. Uno dei partecipanti alla serata danzante, possessore di valigia trolley con manico telescopico, ha cercato di stivare la valigia con quest'ultimo allungato e stupito non capiva come mai non entrasse nel bagagliaio, visto che all'andata c'era stato. Dopo due minuti di risate gli ho fatto notare il manico allungato più dell'attrezzo di lavoro del più famoso Rocco, e lui con la faccia stupita di chi ha fatto una grande scoperta ha accorciato di quel poco che bastava l'appiglio e mi ha ringraziato per la rilevazione.
Dal punto di vista lavorativo è stato fatto il passaggio di conoscenze alla manutenzione per quanto riguarda il vecchio progetto e si è iniziato a lavorare, se così si può dire sul nuovo. Questo lo scrivo per giustificare anche a voi, oltre che a me, il motivo per cui sono rientrato dalle ferie.
Nella prossima puntata si parlerà di...

24 agosto 2008

Ben Tornato


Ben tornato...eccomi di nuovo davanti alla tastiera a scrivere, ma per parlare di cosa.
Ecco, come già scritto in queste pagine potrei e vorrei raccontare delle cose che ho imparato in queste settimane che mi hanno visto scorrazzare per lo stivale italico.
La prima cosa, di sicuro, è non preparare le valige all'ultimo momento, e soprattutto di notte, va a finire che la tecnica rovescia il contenuto dei cassetti nella valigia ti fa portare un sacco di roba inutile, e ti fa dimenticare quelle cose che un minuto dopo il casello ti saranno indispensabili, o quasi (non credevo che un tagliaunghie mi sarebbe così mancato).
La seconda cosa è la differenza tra il sonno ristoratore e quello rilassante. Il primo è quello che ti fa chiudere gli occhi dopo una giornata di lavoro o dopo una delle tante attività estenuanti che si “devono” fare in FERIE/vacanze per divertirsi. Il secondo è quello che si fa per ozio, che ti prende mentre ti guardi in giro e vedi attorno a te i tuoi amici e la natura, quando sei circondato da ciò che lo spirito aveva bisogno. Quest'estate ho sfoggiato uno dei miei super poteri, quello di riuscire ad addormentare ovunque, addirittura in un parco acquatico in mezzo a ragazzini che corrono eccitati ed a genitori più o meno urlanti.
Ecco, i genitori al parco acquatico meritano due righe.
Le mamme super apprensive gridano ai figli di fare attenzione, di non correre, di non tuffarsi in quel modo, di stare fermi, di stare a sentire e via dicendo.
I padri, come dire, ho sentito uno consigliare al figliolo di due anni di buttarsi dallo scivolo di testa, ed un altro di prendere la rincorsa per andare giù più velocemente; infanti accompagnati, da chi dovrebbe essere responsabile della loro venuta al mondo, su scivoli solo per adulti, dove anche al sottoscritto sono tremate le gambe, soprattutto guardando giù dalla piattaforma e vedendo mamme sull'orlo di un infarto ad aspettare trenta metri più sotto il resto della famiglia che si lanciava da uno scivolo chiamato kamikaze.
La terza cosa, forse la migliore e la più artistica, sono i colori del tramonto. Avere il tempo e la giusta situazione mentale per poter ammirare i colori del cielo quando il sole va a scaldare terre lontane mi ha riempito l'anima. Questo immenso arcobaleno adagiato all'orizzonte, come a cercare riposo. Il solo guardarlo mi faceva sentire... non so, forse estasiato, anche se non credo che una sola parola possa racchiudere il coacervo di emozioni che spumeggiavano dentro me davanti a questo dono.
La quarta cosa, forse la più scontata, che gli amici, anche se sono lontani, e si ha poche occasioni per vederli e sentirli, hanno sempre la capacità di azzerare il tempo quando sono seduti davanti a te con un buon piatto, del buon vino ed un po' di vita da raccontare.
La quinta cosa, la prima imparata, che il modo migliore per conoscere bene qualcuno è viaggiarci insieme. Non so perchè ma il condividere il cammino, in senso letterale, ti permette di capire e vedere cose che da fermo si nascondono. Sarà la paura dell'avventura che abbassa i muri costruiti durante le ore di ufficio e la vita in città, lasciando le costruzioni del anima in bella mostra.
La sesta cosa, è un po' banale, è che se ti addormenti su una amaca, con la brezza che ti dondola, oppure su una barca con le onde che ti cantano la ninna nanna, poi non ti puoi lamentare, se la sera coricato nel letto tutto ballonzola.
La settima cosa, non mangiare mai con uno o più medici. La probabilità che vengano chiamati da pazienti poco pazienti, per un consulto telefonico o per un emergenza che il primario non può seguire perchè è in ferie, lui, mentre vi siete appena seduti in attesa che il desco si riempia di piatti ; oppure che inizino a parlare dei vari casi capitatigli è davvero alta. Se poi si ha la fortuna di conoscere gastroenterologhi e specializzati in malattie infettive, magari si corre anche il rischio che vi decantano i sintomi della cirrosi epatica mentre sorseggiate un buon chianti. La cena è servita.
Probabilmente l'elenco potrebbe essere anche più lungo, ma l'ottava cosa che dovrei aver imparato dovrebbe essere la sintesi, anche se non credo di averla capita ancora molto bene.
Per chi domani, come me riprenderà la via del lavoro, che dire: "non fa male, non fa male..."

08 agosto 2008

Torino - 25° puntata


Questa settimana, per mio sommo piacere (e spero si noti l’ironia), per forze di causa maggiore sono finito in un albergo nel piccolo paesino di Borgaro Torinese. Se pensate che ad Agosto la città è deserta, la periferia lo è anche di più. Partiamo con il dire che il ristorante dell’albergo è chiuso, quindi, come agli inizi devo cercare un rifugio dove rifocillarmi, solo che prima avevo l’imbarazzo della scelta, e le mie erano escursioni per testare l’abilità del cuoco, ora sono spedizioni in cerca di cibo e magari di un paio di chiacchiere. Se poi qualcuno si lamentasse che lavorare in città quando tutti sono in ferie è pesante, provate a lavorare in periferia. Giro turistico di tutta la città mi ha portato via una mezz’oretta, di cui dieci minuti passati tra la folla dei sette curiosi rimasti in paese a vedere l’intervento dei vigili del fuoco all’ultimo piano di una palazzina. Girando per le piccole viuzze e la grande statale ho scoperto che qui le agenzie viaggio crescono come la muffa sul formaggio, si vede che la gente cerca la fuga da questa cittadina dormitorio. Se i paesi di villeggiatura decuplicano la loro popolazione in questi mesi, qui restano i forzati, nel senso di quelli che non possono per un motivo o per un altro andar via, e visto il gran caldo non mettono neanche la testa fuori di casa.
Gli aerei che sorvolano in modo periodico il cielo che mi sovrasta mi fanno pensare solo a quando anch’io sarò molto probabilmente in coda con un paio di milioni di turisti sulle strade dell’estate, che in realtà sono trafficate tutto l’anno.
L’albergo si trova a pochi passi dalla “FABBRICA” dove lavoro in questo periodo, solo che si trova nella zona residenziale, una specie di area dormitorio ma molto più curata di quella del grande boom, con più verde e case meno caserme. Lungo il tragitto che mi porta in ufficio devo passare da un sottopasso ferroviario, e lì come per magia, passo dalla zona residenziale alla zona industriale di questa cittadina della cintura di Torino. Il sottopasso è una specie di portale magico che unisce due realtà totalmente differenti. La zona residenziale, con case basse, alberi, giardini e fontane, con quella industriale più grigia e fatiscente, in alcuni aspetti ricorda un quadro futurista.
Una nota la merita anche la camera. Innanzitutto partiamo con il dire che qui film osè non ne hanno girati sicuramente. Le dimensioni ricordano più quelle di una celletta di un convento. Per aprire le porte scorrevoli dell’armadio devo chiudere le porte del bagno e della camera, giusto per dare un’idea. In compenso ho un grande balcone, peccato che sia vuoto, e che dia proprio sull’ingresso dell’albergo. Quindi fruibilità zero, non avendo in camera neanche una sedia da portar fuori. Ogni giorno ti viene offerta una mela all’ingresso, giusto per farti capire che l’eden non è proprio lì. La televisione, ogni volta che l’accendi ti propone di comprare il pacchetto dorato di film di tutti i generi. Il collegamento ad internet poi ha un costo pari ad un pacchetto di azioni di un browser internazionale. Nell’elenco delle lamentele ci andrebbe anche l’interruttore della luce che fa un po’ quello che vuole lui, e siccome è per il risparmio energetico mi razionalizza la corrente. La popolazione che abita le camere è poi composta prevalentemente da uomini in trasferta, ed in fondo non credo proprio che qualcuno sano di mente possa venire qui a fare villeggiatura.
I giorni trascorrono a piccoli passi, cercando qualsiasi scusa per fare qualcosa di stimolante e cercare di dare al proprio encefalogramma una forma meno concava. Quasi tutti hanno la faccia scazzata in attesa che arrivi il momento di lasciare le sveglie spente e di regolare la propria vita su ciò che più gli piace, o gli deve piacere, mentre i pochi tristi sono quelli con le ferie già fatte ed il loro ricordo negli occhi oppure quelli che non riescono ancora a vedere i giorni senza rotture da parte del capo o di colleghi più stressati di te. Hanno avuto anche il coraggio di farmi pagare, ben due euro e mezzo la bottiglietta di acqua.
Ed anche l’ultimo giorno di lavoro arriva, peccato che l’auto abbia deciso di fare i capricci e di non volerne sapere di partire. Speriamo che con il sole si ricarichi anche lei.
Le ultime ore sembrano non passare mai, in questo ufficio deserto. Io sono qui ed aspetto che l’orologio faccia scattare le ore 16 per imbarcarmi nell’ennesimo viaggio della speranza che mi porterà da prima a Milano e poi in giro per l’Italia a trovare vecchi amici ed a sperare di farmene di nuovi.

Nella prossima puntata si parlerà di…

07 agosto 2008

CHIUSO PER FERIE



A TUTTI VOI CARI LETTORI

BUONE FERIE/VACANZE

ED UN ARRIVEDERCI

AL PROSSIMO POST


03 agosto 2008

MILANO

Questo post è nato qualche mese fa, mentre ero alla ricerca di informazioni su Torino mi ritrovo a leggere il post di un blogger che decanta come Torino sia preferibile a Milano.
Di getto mi sono venute le parole, ma non la voglia di postarle. Non so. Mi sembrava di fare uno spot elettorale e non era proprio la mia intenzione. Oggi mentre riguardo tutti i lavori messi in un cassetto virtuale in attesa di miglior fortuna ed ispirazione, non so perchè ho riletto queste righe.
E forse ora che l'essere lontano mi pesa un po' di più, forse è arrivato il momento di pubblicare questa piccola “ode” a Milano.


Sarà il periodo di elezione che si avvicina, la situazione economica, il fatto che sono quasi due mesi che sono in trasferta in un altra città, ma mi sembra che tutti tessano le lodi della propria terra di origine.
Ecco, io sono un milanese di prima generazione, come si può immaginare dal mio nome (anche se una delle chiese più belle di Milano, oltre che una porte del Castello Sforzesco portano lo stesso nome come amavo ripetere nel periodo in cui le mie radici meridionali un po' mi pesavano. ah l'età della stupidera).
Comunque ora che sono lontano, che Milano è alla ribalta mondiale perchè si è aggiudicata l'Expo 2015, mi piacerebbe parlar un po di lei.
Per prima cosa vorrei sfatare un mito. dicono tutti che i milanesi siano tutta gente con poca fantasia, dote che invece sembra essere caratteristica solo delle persone del sud. Molte città hanno un fiume che le attraversa (il Tevere per Roma, il Po per Torino e Pavia, l'Arno per Firenze e Pisa,l'Adige per Verona etc., la Senna per Parigi, Il Danubio per Budapest, il Tamigi per Londra), oppure sono vicino al mare (Napoli, Genova, Venezia, Ancona, Pescara,Bari, Taranto, Palermo, Cagliari, Reggio Calabria etc.). Milano per non essere da meno si è inventata una serie di canali da far invidia a città più titolate, tanto da esser stata una città fluviale tra le più importanti del medioevo, senza avere neanche un vero fiume. Mancava il lago, e ha riempito le vecchie cave di acqua. Non c'è il mare, allora lo si può sognare in un idroscalo.
Milano si trova nella pianura padana, e guarda con invidia le montagne distanti al Nord, ed allora perchè non sfruttare le macerie della seconda guerra mondiale per costruire una collina in città? Non ci crederete ma ho visto gente sciarci.
Si dice che non ci sia verde a Milano. Il verde a Milano è una ricchezza che viene celata nei tanti cortili, nei parchi in periferia (uno di questi si chiama addirittura Bosco in Città), a volte ahimè maltrattato, recintato, abusato. Sembra che solo chi sia lontano dalla propria terra l'apprezzi, mentre i milanesi a volte lo danno per scontato e lo riscoprono con stupore mentre cercano di buttar giù un po' di pancetta e di stress.
Sempre pronti a rincorrere qualcosa, a copiare, adattare migliorare qualcosa vista altrove, meglio dei cinesi. Milano che è città di moda, operaia e del terziario avanzato. Milano da bere, ma che sa offrire anche ottimi piatti per il desco. Milano grande lavoratrice ma anche grande festaiola, piena di locali e musica. Milano rivoluzionaria, patriottica e secessionista. Milano capitale morale, economica e madre di tangentopoli. Milano dove puoi fare una domanda in tedesco e sentirti rispondere in siciliano , coma cantava un emiliano.
Milano sportiva, Milano teatrale, Milano culturale.
Milano televisiva, radiofonica, ed ora sempre più cinematografica. Milano ricca di bellezze poco conosciute. Milano trafficata, dove è bello partire quando Milano dorme ancora. Milano dei quartieri, dei mercatini, dei negozi dove puoi comprare di tutto.
Milano disprezzata dove tutti prima o poi passano e tornano. Milano che non può mancare.
Milano cattolica, mussulmana, ebraica, pronta a dar spazio a tutti i credi ed a nessuno.
Milano afosa d'estate e fredda d'inverno.
Milano anello di congiunzione tra i punti cardinali del bel paese. Milano che se non ci fosse bisognerebbe inventarla.
Milano la mia città anche se vivo in periferia.


02 agosto 2008

Torino - 24° puntata

Un'altra settima da segnare in nota spesa. Una settimana piena di incontri strani.
Il primo di tutti è fatto nella notte che mi porta nella prima capitale del regno. Un benzinaio che alle 2:00 del mattino ha la stessa simpatia di un gatto persiano attaccato ai gioielli di famiglia. Sono troppo stanco per rispondere al suo sarcasmo con la badilata che ci vorrebbe e faccio finta di nulla, anche se vorrei tanto che i soldi che gli sto dando si trasformassero in mosche.
Lunedì ho un incontro virtuale con la smemorata che continua a non ricordare nulla della mia scimmia (vedi post precedente). Quindi mi arrendo all'evidenza e cerco, anzi mi sforzo, di non pensarci più. In aiuto mi viene un amica lontana che gentilmente, senza saperlo, mi da un punto di vista differente.
E siamo giunti ad un altro giorno. Qui si rivede il cantante tedesco, anni settanta, accompagnato da una delle grupies. Una tipica ragazza nordica pre-esplosione del metabolismo, con la stessa tonalità di voce di un muratore bergamasco con la raucedine. Forse è posseduta, o almeno questa è l'impressione che da. Ogni volta che mi rivolge la parola sento la paura crescere, e guardando la faccia dei colleghi attorno non devo essere l'unico a pensarla così.
In serata spunto un'altra delle cose che volevo fare a Torino: andare allo stadio a vedere una partita. Il triangolare Tim mi permette di vedere addirittura tre mezze partite, essere vittima di un bagarino, fare una coda impressionante per cambiare il nome sul biglietto e nel fra tempo indossare una ragazza argentina come zainetto a causa della ressa. Lo stadio olimpico non ha il fascino del Comunale ne lo spreco del Delle Alpi. Non sembra degno della città che lo ospita.
I giorni in ufficio passano al cospetto della coppia crucca che racconta quanto sia bello il loro programma, peccato che ogni 2 ore io li becchi in fallo e costringa il povero Gingo (il vero nome è anche peggio Strolz e non scherzo) a sentire Pingo (il cugino tedesco entusiasta di Mario Bros). Il mio inglese inizia un po' ad ingranare anche se a fine serata sono stanco il doppio.
L'evento sportivo è l'ennesima partita di calcetto, giocata questa volta in un campetto di periferie, quasi il parcheggio di un centro commerciale. La pioggia non ha fermato la voglia di correre dietro ad un pallone o di fare quattro chiacchiere tutti insieme nel dopo partita, accompagnate da un paio di birre a prezzi quasi da supermercato. Il risultato, scontato, ha visto la mia compagine uscire vincitrice, con un gol di scarto.
Non resta poi tanto da raccontare, o meglio. Il mio ritorno a casa venerdì sera meriterebbe un video clip. Parto dalla fabbrica che iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, e mentre faccio il resoconto della settimana al mio capo, la pioggia s'intensifica, il vento si alza, e vedo addirittura cadere un albero sulla strada avanti a me. Vado piano e cerco di concentrarmi sulla strada e su quello che devo dire al capo. Faccio ancora un centinaio di metri e decido di troncare sia la comunicazione che il viaggio. Non vedo nulla, mi sembra di essere in lavatrice con tutta l'auto e la grandine suona sulla carrozzeria della macchina un ritmo tribale. Parcheggio e aspetto.
Dopo una ventina di minuti il dio Pluvio sembra placarsi e ricomincio a viaggiare. Non faccio neanche cento metri ed al primo semaforo vengo affiancato da un auto guidata da una guardia giurata in divisa. Con la faccia sconvolta mi chiede indicazioni per un ospedale. Provo a dargliele e lui scoppia a piangere ed a gridare PERCHE'. Il semaforo scatta e lui pure. Ed io resto un attimo con l'immagine di quest'uomo disperato pensando a tutto ciò che può essergli successo ed augurandogli col cuore che tutto possa sistemarsi. Dopo Pluvio anche Nettuno vuole mostrare la usa potenza allagando in maniera inverosimile la strada che porta al mio tetto piemontese. Sono tentato di mettere il salvagente e le pinne alla macchina e di fornirmi di un boccaglio. Faccio il periplo di tutto il quartiere alla ricerca di una via agibile per tornare alla mia residenza, e con un po' di pazienza e di tempo la trovo. Il mio primo venerdì sera a Torino lo passo sul letto a cercare i perchè della vita, ma il sonno, aiutato dalla stanchezza hanno la meglio.
Sabato mattina mi sveglio con la voglia di ferie alle stelle e vado a fare il turista. Provo a ripercorrere i miei sentieri notturni per scoprire nuovi colori e particolari. Il verde di un viale, il profumo di un giardino od il fastidio di un sassolino nei sandali. La città si deve ancora svegliare. Cerco di non farmi distrarre da scorci della città che mi attirano come sirene. Ho un obbiettivo. Vedere Torino dall'alto del suo balcone più famoso. Dalla Mole Antoneliana.
Arrivo ed ha tutto un altro aspetto la zona vista di giorno. Anche l'ingresso ha quel non so che di esoterico. Sono il primo, ed unico in coda per la salita. Mentre si aprono le porte dell'ascensore arrivano anche due signore delle pulizie che iniziano a ciacolare con il pigiatore dei pulsanti dell'ascensore. L'ascensore è vetrato e permette di vedere tutto intorno, e per la precisione i vari piani del museo del cinema. La struttura si trova al centro della Mole e quando si avvicina alla cupola sembra che ti risucchi in un altra dimensione e poi sei fuori, all'altezza del primo balcone. Scendo e guardo la città ai miei piedi. Provo a riconoscere i luoghi, come i bambini, ed a ricordare così le situazioni. Lì mi sono perso, lì è dove lavoro, lì è dove dormo, lì c'è il Po', lì ho visto i fuochi , quello è il Duomo, lì mi ha sorpreso la Mole l'ultima volta, quella è Piazza Castello, lì la prima cena fuori, quella è la strada che ho fatto, l'università, li la prima bevuta, lì l'ultima. E così l'elenco si allunga cercando i giorni passati.
Il piano si riempie di turisti di varia provenienza, lingua ed accenti si mischiano. È ora di tornare. Studio il percorso dall'altro come quando lo cerco sulle cartine satellitare in rete. Fatto. Spuntata anche questa.
Scendo e vengo accolto da un afa in crescita. Il sole inizia a fare il suo lavoro a piene braccia, ma il mio umore da turista mi protegge, mi porta addirittura a sentire l'odore del mare. Per aumentare questa mia sensazione mi fermo a prendere la vera focaccia ligure in quello che si dice essere il posto dove la fanno meglio. Non la mangio, l'assaporo cercando di usare il gusto per viaggiare, per vedere i budelli, l'arenile, gli ombrelloni sulla spiaggia, meglio di Ligabue ed il suo viaggiare col cuore. Viaggiare con il sapore.
Ferie aspettate ancora un po' sono quasi pronto.

Nella prossima puntata si parlerà di...

27 luglio 2008

Torino - 23° puntata


Questo più che un post di resoconto sulla settimana trascorsa. È un post per esorcizzare un brutto momento. Come dicono gli amici mi è salita la scimmia ed ora devo cercare di farla scendere.
Quindi iniziamo a descrivere un po' l'ambiente da dove arriva questa fissa.
La settimana non è stata delle più semplici, iniziando con una battuta mal interpretata che mi ha messo a rischio taglio. Per fortuna che la professionalità e l'avvertimento di una collega mi hanno permesso di pararmi il culo. La vita in ufficio poi è stata caratterizzata dall'essere stato abbandonato a seguire un corso in lingua inglese, su un argomento di cui non sapevo nulla, tenuto da un tedesco che sembrava uscito da un gruppo metallaro anni '80, con le persone davvero interessate che se ne fregavano, in una stanza afosa e mal areata. Insomma non proprio una bella vita.
Quindi avevo proprio bisogno di uno svago, e la cena a casa di una delle persone che ho conosciuto a Torino doveva essere la mia valvola di sfogo.
Peccato che su dieci persone io fossi l'unico non fumatore.
Peccato che i murazzi non siano poi così “cult”, ed io abbia rischiato di essere approcciato da un travestito che ricordava nelle forme il pilone degli AllBlack e nel look una velina, mentre cercavo dell'area non viziata dal fumo.
Peccato che i miei colleghi fossero così brilli, che io abbia dovuto fare loro da balia e riportarli al residence.
Peccato che guidare alle 5 di mattina con quattro ubriachi tabagisti in astinenza da fumo, in una città le cui vie non domini, non sia il massimo, e soprattutto non serva a toglierti lo stress ma anzi. Peccato che per prendere un pacchetto di sigarette dal distributore automatico ci abbiano messo trentacinque minuti, che io abbia dovuto ripetere mille volte al collega di non urlare.
Peccato che scaricata la prima passeggera, io abbia pensato che mancasse poco al letto, ed invece, questa tabagista in crisi, resasi conto di non avere sigarette abbia provato a venirle a prenderle direttamente nella macchina.
Per fortuna che l'ho vista e che nella corsia opposta non arrivava nessuno.
Per fortuna che me la sono cavata con uno spavento ed un piccolo graffia all'auto del collega, perchè tutti gli altri non hanno capito cosa fosse successo.
Ma il peggio doveva ancora venire. La mattina dopo ero l'unico che si ricordava dell'accaduto. La tabagista folle, con lo sguardo più ingenuo del mondo non si ricordava di nulla ed andava in giro a chiedere cosa avesse mai fatto.
Nessuno si ricordava di nulla o nicchiava, tanto che io ho ricontrollato se il graffio sul passaruota anteriore ci fosse o tutta la storia me la fossi solo sognata.
Ed ora, ogni tanto, quando chiudo gli occhi rivedo la scena. E penso che ci saremo potuti fare davvero male, e tutto questo per una stupida sigaretta. E non so...

Nella prossima puntata si parlerà di...

p.s. grazie a tutti gli amici che hanno sopportato questo mio sfogo anche dal vivo.

20 luglio 2008

Torino - 22° puntata


Ed un'altra settimana è passata sotto il cielo piemontese.
Questa è stata la settimana in cui ho ritirato al pagella. Promosso se a qualcuno interessasse.
La settimana in cui, uscendo dall'assicurazione ho visto una scena da Candid Camera:
viale, auto svolta a destra e fa cadere ragazzo in motorino, almeno credo che sia questa la dinamica guardando al posizione dei veicoli, quando arrivo io il centauro si sta togliendo il casco prima che la pressione dovuta alla quantità di parolacce lo faccia esplodere. Ed ecco che spunta testa rasata, ma per scelta evidentemente politica, che contrasta con la figura del rabbino che scende dall'auto. Il livello della comunicazione, o meglio delle grida del , sala a livelli da portar fuori la gente del bar vicino. Lo vedo iniziare a guardarsi in giro in cerca di strumenti di vendetta, ma per fortuna gli astanti si frappongono tra i due e per la prima volta sento le sirene della polizia echeggiare in arrivo. Un ultimo sguardo per controllare che non ci sia nessun tentativo di utilizzare il fornetto del bar da parte dell'offeso fisicamente, e corro alla consegna del mio attestato.
Questa è la settimana in cui il pettegolezzo è regnato sovrano, dove si parlava come riviste d'attesa dal parrucchiere. Quella se la intende con quello. Quei due hanno una tresca. Se non hai i soldi non stare neanche a provarci. Lui stava con la sorella di lei, ma poi l'ha lasciata e si è messa con la collega, ed ora l'aria in ufficio è palpabile come un culo nella folla. Quello deve essere un eroe, arriva con una bionda e ritorna con una bruna (l'eroe sono io, ed è tutta una montatura, al mattina mi accompagnava una collega e la sera un'utente, care fans non preoccupatevi, sono sempre scapolo). Ma hai visto quella come si veste. È proprio una p...e via di questo genere.
La cosa strana non sono i pettegolezzi, ma vedere la faccia stupita della gente quando gli dici che in ufficio si fan pettegolezzi, a qualsiasi livello. Credo che in tutti gli ambienti, dove convivano più di due persone, si spettegoli, anche solo per passare il tempo.
Questa è la settimana del mio gol nella partita di calcetto. Gol di rapina alla Pippo Inzaghi. Calcio di punizione, il portiere si tuffa e devia la palla sul palo che rimbalzando sul mio adipe si insacca alle sue spalle. Ed ora non capisco perchè anche questa volta devo sentire il solito commento da parte degli avversari:” non è possibile, ha segnato proprio lui etc. etc. “ . Tutta invidia.
Questa è la settimana in cui una foto “simpatica” di una cena tra colleghi ed utenti italiani e non, è arrivata alla responsabile del progetto, che ha voluto sapere tutti i dettagli dell'evento mondano. Ora la foto è in viaggio per i paesi dell'est. Per i maliziosi, nella foto non vengono mostrate parti intime, ma ritrae solo una situazione buffa.
Questa è stata la settimana della cena aziendale, quella che vedeva come guest star il fondatore dell'azienda, che a proposito di pettegolezzi, si racconta sia essere intimo con i reali di Spagna e di avere nel suo ufficio busto di “Franco”. La cena a cui arrivo in ritardo per colpa della mia collega, ma anche quella in cui stringo la mano al presidentissimo mentre lui non stacca gli occhi dal decoltè della collega ritardataria, oppure si sente ripetere dal boss che la segretaria è la “Nr 1”, sempre fissando le grazie di quest'ultima. Quella in cui l'alcool è pagata dall'azienda e quindi lo si fa scorrere il più possibile e quindi cosa c'è di strano se un gruppo di consulenti alticci chiede al super presidente di fare una foto di gruppo. Quella in cui incrocio nella folla dei danzanti un vecchio compagno dell'università che mi chiede se ho colleghe gnocche da presentargli. Quella in cui anche il parcheggiatore abusivo ha un suo tariffario.
Questa è la settimana appena trascorsa. Tra alti e bassi. Tra buoni consigli dati ed ascoltati. Tra dormire poco ed il cadere in catalessi appena dopo cena. Tra il vai piano ed il vai più veloce. Tra il dire ed il fare. Va beh domani è già lunedì e si ricominciare.
Nella prossima puntata si parlerà di...

12 luglio 2008

Torino - 21° puntata



Si è conclusa un'altra settimana in quel di Torino.
Una settimana caratterizzata da dialoghi tra sordi che parlan lingue diverse. Ne riporto un paio giusto per capirne il tenore:

Ufficio, telefonata del capo:
Capo: ciao, hai risposto alla mail per la riunione di venerdì?
Io: no, non ho ricevuto alcuna mail
Capo: allora rispondi che è importante ed urgente.
Io: veramente non ho ricevuto alcuna comunicazione:
Capo: chiedi al tuo collega se ha risposto:
Io: sai qualcosa di una mail per una riunione venerdì?
Collega: io non ho ricevuto nessuna mail che parlasse di riunioni?
Io: capo, neanche lui ha ricevuto mail:
Capo: allora rispondete subito, che è urgente.
Io: ma veramente..
Capo: fai così, chiedi al collega se c'è e poi rispondi tu per entrambi:
Io: ma non abbiamo ricevuto nessuna mail:
Capo: ok, allora ci vediamo venerdì alla riunione e mi raccomando rispondi subito:
Io:?!?!?!?!?...va bene, ti metto in copia conoscenza
Capo: bravo, che a me non hanno inviato la mail.
Io:....clic.

Campo di calcetto, sto chiamando compagno di squadra per la fase difensiva
Io: segui il numero 15
Lui: smettila, siam qui per giocare e divertirci
dieci secondi dopo il numero 15 scatta tutto solo verso la porta ed il portiere lo anticipa per un soffio.
Io: bravo portiere ed intanto gli indico di passare all'uomo smarcato a destra
Lui: siamo qui per giocare e divertici, quindi smettila di comandare
Io a Carlos, il giocatore argentino di rugby che copre l'altra fascia: copri che vado un po avanti se no a questo lo rovino.
Trenta secondi dopo, a centrocampo Lui fa un entrata che ricorda il miglior Pasquale Bruno (PB), sul numero 15 avversario.
Tutti: siam qui per giocare e divertirci
Io non faccio commenti.
Due minuti dopo il PB fa una nuova entrata da chirurgo cercando di asportare, senza uso dell'anestesia, una parte della cartilagine del ginocchio al numero 7 avversario.
Tutti: smettila siam qui per giocare e divertirci.
Carlos: PB gioca semplice, passa vicino, ascolta e non fare male a nessuno
PB viene sostituito in difesa da altro giocatore e viene indirizzato a marcare la bandierina del calcio d'angolo nel campo avversario. Da quel momento entra più nel vivo del gioco il cane di Carlos che è messo a difendere le borse che il novello PB.

Mattina, ingresso in fabbrica:
Io: per favore, mi dai un passaggio per tornare a Milano?
Collega: si, non c'è problema
Io: Grazie, mi fai sapere tu a che ora partiamo:
Collega: non so, potrebbero essere le 18 come più tardi.
Io: va bene, solo gentilmente me lo fai sapere un po' prima così lancio le procedure di chiusura e non ti faccio aspettare.
Collega: va bene.
Tardo pomeriggio su msn:
Io: ciao, allora sai a che ora partiamo?
Collega: non lo so ancora, comunque più tardi
Io: va bene, solo me lo fai sapere un po' prima così lancio la procedura di chiusura e non ti faccio aspettare
Collega: va bene
Sera inoltrata telefonata in fabbrica:
Collega: allora sei pronto, partiamo adesso
Io: dammi dieci minuti, devo lanciare le procedure di chiusura
Collega: su spicciati.
Io: corro
Collega: dai vado a prendere l'auto e ti aspetto all'uscita
Io: ok
Sera. All'uscita della fabbrica ci sono solo io ed il portiere. Sera +10min. Telefono preoccupato.
Io: ciao sono all'uscita dove sei?
Collega: Sto arrivando
Io: ok (Avrà parcheggiato in un altra città)
Arriva. Sta facendo un giro di telefonate, nel senso che è in macchina con un altro collega e girano intorno al fabbricato per fare delle telefonate.

Giro di telefonate in auto, con un passeggero in più, io:
Collega 1: Ciao Eli, dimmi:
Eli, la segretaria: Sai quanti chilometri ha fatto l'ulisse, ad oggi
Collega 1: Eli, l'ulisse son 2 mesi che è dal meccanico, per l'incidente.
Eli: quindi non avete l'ulisse.
Collega 1: proprio così, son due mesi che usiamo un altra macchina
Eli: va bene, era per rinnovarne il leasing
1 minuto dopo
Collega 2: Ciao Eli,
Eli: Ciao, quanti chilometri avete fatto ad oggi con l'ulisse
Collega 2: Eli, l'ulisse è 2 mesi che è dal meccanico. Ti ricordi, l'incidente?
Eli: ah, è vero, era per rinnovarne il leasing.

Di questo tenore sono state le comunicazioni questa settimana, che comunque verrà ricordata anche per la serata passata parco della Pellerina per il Traffic Free Festival.
Partiamo dicendo che non conoscevo nessuno dei gruppi in scaletta quel giorno, per cui i miei colleghi, sottolineando che sono l'unico negli “enta” , mi chiedono scherzosamente cosa ci viene a fare un matusa come me a tale serata, ma poi m'invitano.
Immaginate ora un grande parco, diviso in tre. In un terzo trovate il Festival Latino Americano, nel secondo le giostre, e nel terzo il Traffic Free Festival che per la serata a me toccata presentava una rassegna di musica elettronica.
Tra la folla di ragazzi, agghindati nelle maniere più strambe e con il tasso antidoping sballato, si vedono famiglie con bambini che pensano di essere finiti nella casa degli orrori e non riescono a capire dove sia l'uscita e la macchina dello zucchero filato.
Ed anche se la musica non è di mio gradimento mi piace essere tra la gente che balla, si muove, cerca di parlarsi o si cerca solamente tra la folla. Guardo i miei colleghi, e se anche per un attimo mi sento un matusa, bastano due battute ed ecco che l'età non pesa più, che anch'io sono un ragazzo che prova a ballare seguendo l'unz unz che viene sparato sulla folla dalle casse ai bordi del palco.
La mattina dopo la stanchezza e l'unz unz mi fanno compagnia, ma tra tutti i colleghi sono quello messo meglio, e sottolineo che il matusa ha messo a letto tutti i bamboccini.

Nella prossima puntata si parlerà di...

07 luglio 2008

6 Luglio 2006 - 7 Luglio 2008
BUON COMPLEANNO BLOG

05 luglio 2008

Torino - 20° puntata


Ed eccomi tornare a casa, o meglio alla mia stanzetta, per riuscire a vedere il Palio di Siena. Un evento storico, fatto di tradizioni e leggende, che viene proiettato da questo strumento moderno chiamato televisione. Quando accendo questo nuovo focolare davanti a cui la famiglia di solito si riunisce, vedo il “Cencio” già nelle mani dei contradaioli ed il fantino portato in trionfo. Motivi per festeggiare ce ne sarebbero, a partire dall'arrivo di Martina (complimenti a papà Paolino e mamma Marilù), l'ISTRICE che vince il Palio, io che sopravvivo al go-live del progetto. E quale miglior modo se non mangiando un buon gelato...
In quattro e quattro otto, parto per una delle mie escursioni serali, alla ricerca di un buon gelato. Gli indigeni che lavorano con me mi hanno dato un paio d'indicazioni ed ho deciso di provare la prima gelateria dell'elenco.
Nella mia testa c'è anche la speranza che il gelato rinfreschi oltre al corpo anche la resistenza umana che è stata messa a rischio da alcuni personaggi del DE PROFUNDIS, nome in codice utilizzato per motivi di privacy che indica un gruppo di sciroppati che ha remato contro tutta la settimana.
Com'è mio solito appena uscito inizio a guardarmi in giro e noto le varie contraddizioni di questa città, e penso a tutte le contraddizioni di questo periodo.
Esperti, dicono loro, di IT che tengono lezioni di Amministrazione a tre laureate in Economia, esperte di Economia che chiedono a me, laureato in Ingegneria elettronica, come registrare delle fatture, o di future spose che chiedono a single impenitenti aiuto per scegliere dove andare in viaggio di nozze. Gente che elargisce consigli di cucina, quando il piatto migliore che sanno preparare è un quattro salti in padella. Oppure autisti che si lamentano della guida altriu mentre infrangono sette leggi del codice stradale in un colpo solo.
Comunque sono in avanscoperta per le tante vie di Torino ad ammirare l'architettura totalmente diversa da quella di Milano. Cerco di fare, pensare, curiosare come un normale turista, così d'aiutare il mio stanco neurone nella fuga dal lavoro. Ed ecco che in questa via che dovrebbe portarmi all'agognata coppetta con il classico cucchiaino rosso m'imbatto in una serie d'istantanee che potrebbero essere usate per spiegare gli ossimori di questa città. Una chiesa che sorge davanti ad un cinema vietato ai minori, ed io che pensavo che non ne esistessero più; una serie di ristoranti regionali inframezzati da negozi di Kebab e pubblicità di farmaci miracolosi per tornare in forma e palestre ultra attrezzate. Ragazzine stillose con amici grunge.
In piazza Statuto, da una punto nera degna di finire in un museo come esempio di auto inzarrita, ecco diffondersi la voce di Nino d'Angelo in un pezzo storico remixata da chi sa quale DJ. Al suo interno un esempio di giovani rovinati dallo smog, dalla tv, dalle amicizie, dal buco dell'ozono o dalle mie idee un po' troppo retrò. Giro e vedo grandi piazze da cui si diramano piccole vie, palazzi moderni costruiti accanto a ruderi abbandonati che però trasmettono quell'idea di casa che molte delle nuove costruzioni non hanno. Ed ecco che giungo all'agognata gelateria, che anche se l'ora è tarda, presenta davanti ad essa una coda di una trentina di persone che taglia a metà via Garibaldi. Io finisco dietro ad un ragazzo con la cresta, che quando si gira a parlare con gli amici fa più area del condizionatore dell'ingresso. Dietro di me c'è una tipica famiglia anni ottanta, tre bambini vivaci e nonna come optional. Per fortuna che la mia attesa è ripagata da un gelato da 8 in pagella. Un gelato tradizionale, fatto con ingredienti naturali per la riscoperta delle tradizioni, che contrasta con questa città dell'automobile alla ricerca della modernità. E forse anch'io che mi incaponisco a girarla a piedi un po' contrasto con essa. Che dire: “Mi sento un po' agrodolce anch'io”.
Il vedermi incravattato la mattina per andare al lavoro mi sembra un controsenso, una nota stonata, ma non sempre si può scegliere.
Ed ecco che anche questo post pieno di contraddizioni, volge al termine e dice e non dice nulla.

Nella prossima puntata si parlerà di ...

03 luglio 2008

Principe Eugenio - inizio


Caro lettore,

sono seduto qui sulla riva di questo fiume, che lentamente scorre verso il mare e sento il desiderio, o meglio, il bisogno di raccontare la mia storia. Questa necessità nasce dall’esigenza di fare il punto della situazione su questa vita che ha fatto tanta strada ed ora si sente un po’ stanca e cerca un po’ di ombra e di riposo.

Mi chiamo Principe Eugenio, come la via. Principe è il mio vero cognome, ma non corrisponde alla mia condizione sociale, ed Eugenio è uno scherzo di mio nonna, che ha voluto, anzi preteso che mi fosse dato il nome di un suo fratello scomparso una notte di Agosto nell’oceano Atlantico mentre inseguiva i suoi sogni e fuggiva dalle sue radici e da degli obblighi che non sentiva suoi. Cara nonna che ripeteva sempre che “Nobili si deve essere di cuore e non di titolo”. Capace di essere dolce nelle coccole e giustamente dura nelle punizioni. Ammetto che anch’io ho lasciato la mia terra natia, come il mio avo, ma per dovere. Si lettore, proprio per dovere.

Dovevo vivere, lavorare, amare, conoscere, sbagliare, ricordare. Dovevo smetterla di sentire le persone lamentarsi e poi chinare la testa, smetterla di chiedere come favore quello che dovrebbe essere un diritto per poi legarsi a persone che con una mano danno e con due prendono. Dovevo allontanarmi da chi al mio amore ha preferito l’agio ed un dio che si può contare.

Forse tutte queste sono solo scuse per giustificare quella che molti pensano sia una diserzione dai miei compiti, dai miei doveri, una vigliaccheria. Una fuga dal sole, dal profumo dei campi, dal rumore del mare, dall’ombra dei boschi, dal calore di una famiglia che in tutti i modi ha cercato e cerca di tirare avanti, facendo rinunce in alto per aiutare i più piccoli a crescere meglio.

Si forse sono scappato, forse hanno ragione loro, e allora? Non sempre si può sconfiggere il nemico al primo assalto. A volte è meglio ritirarsi dopo una battaglia per tornare all’attacco più avanti, quando si è più forti.

Ho lasciato casa mia per cercare un futuro migliore e poter magari ringraziare in modo tangibile la mia famiglia. E questo che mi ripeto ogni volta che sento di non poter andare avanti. Penso agli sguardi di mio padre con cui era uso comunicare con noi figli; alle mani di mia madre, dure, ruvide e piene di calli ma che erano la medicina per tutti i mali; ai visi dei miei fratelli, alle loro gambe magre che spuntavano dai pantaloncini corti; alle vocine delle mie sorelle, ed ai loro lunghi capelli.Alle risate degli amici, mia unica ricchezza, che ci hanno legato più di un patto di sangue. Al mio primo amore, al primo bacio: caldo, umido, impacciato ed imbarazzante, al secondo ed a tutti quelli venuti dopo. Attingo dai cassetti dei ricordi l’energia per andare avanti.

Era uno degli ultimi giorni di Ottobre e faceva ancora caldo, molto caldo, sicuramente troppo; i più arditi si concedevano ancora tuffi e nuotate in mare, e si potevano ancora trovare persone in spiaggia a salvaguardare l’abbronzatura. Ed in quell’afoso giorno io salivo su un treno che mi avrebbe portato via. La stazione era spazzata da un vento caldo ed umido che aiutava il nodo che avevo in gola a togliermi il respiro. Non c’era nessuno a salutarmi. L’ho voluto io. Era meglio che nessuno perdesse giorni di lavoro o di scuola, e poi non mi erano mai piaciuti gli adii, anche se a ben pensare quello era il primo che assaggiavo. E mentre guardavo fuori dal finestrino avrei voluto che tutti i miei cari fossero lì sulla banchina per poterli stringere ancora una volta ed imprimere sulla mia pelle le loro forme, nel naso il loro profumo, nelle orecchie le loro voci, negli occhi i loro colori, nei baci il loro sapore. Il magone saliva rapida ed una lacrima, la prima e l’ultima, fece capolino e scivolò via lungo il viso teso fino ad arrivare alla bocca dove depositò il suo gusto salato amaro. Avevo promesso a mio nonno, molti anni fa, che non avrei mai più pianto, e cavoli ho fatto di tutto per mantenere quell’antica promessa.

Appena le ruote ferrate iniziarono a scorrere lungo i binari, ed il paesaggio a scorrere fuori dal treno, davanti ai miei occhi iniziarono ad apparire le immagini della mia gioventù spensierata, dei giochi con gli amici, dei giorni di scuola, delle merende dai nonni. I giorni di festa con l’abito buono ed il nonno che mi dava un paio di monete per comprare dolciumi e gelati. Mille e mille ricordi che scorrevano lentamente nel mio cuore. Chi è che ha detto che prima di morire si vede passare tutta la vita davanti come un film? Se è così, allora quel giorno sono morto per rinascere in una nuova persona. Peccato che non sono sicuro che questa persona mi piaccia.

29 giugno 2008

Torino - 19° puntata



Benvenuti alla lettura della diciannovesima puntata delle avventure di un giovane, si fa per dire, consulente a Torino.
Iniziamo con il dire che questo lunedì era il lunedì dopo i quarti degli europei, che ci hanno visto sconfitti ai rigori da parte della compagine iberica. C'era un caldo che faceva finalmente capire a tutti che era estate. Ed io mi sono svegliato con la netta sensazione che fosse meglio tornare a letto, anche se non c'era nessuna bella ragazza ad attendermi. Avvertiti chi di dovere della mia situazione di salute, passo la giornata da malaticcio a deambulare dal divano al letto e viceversa, con soste che andavano diradandosi con il passare delle ore nella stanza della ceramica.
Martedì, per nemesi mal compresa dal fato, mi tocca fare il viaggio con il mio capo. Un capo che è stato sempre meno presente, e che per questo ringrazio la mia buona stella, visto che mi ripete trecento volte la stessa cosa, e non ha ancora ben capito che se risiedo con i colleghi nello stesso residence, non vuol dire che lavori al loro stesso progetto, ed ogni volta a ricordargli che i progetti sono due, con problemi molto differenti.
Arrivo a Torino, o meglio a Borgaro Torinese, quando il capoluogo di regione si prepara a festeggiare il suo patrono. Vengo subito investito dalle cose da fare, ma nella mia testa c'è solo il pensiero di andare a vedere i fuochi in Piazza Vittorio, modo in cui i torinesi chiamano P.zza V.Veneto. Quindi se vi capita di chiedere indicazione state attenti che a dispetto del popolo dei polentoni, quello della bagna cauda preferisce abbreviare con il nome anziché usare il cognome.
Arrivata finalmente l'ora del rientro passo il tempo del tragitto a convincere il mio collega ad andare in piazza, lui tituba sino all'ultimo ma poi con l'innesto di un'altra collega e per reazione del collega indigeno, formiamo un quartetto che si mischia con la folla che, partendo da Piazza Castello si dirige lungo via Po in Piazza Vittorio. La via è molto lunga e ricca di portici ai suoi lati, la classica via dello struscio, con in fondo i locali dove far vita notturna.
Mentre percorriamo in compagnia di migliaia di persone questa arteria cittadina, rivivo le sensazioni delle manifestazione scolastiche, dove ci si trovava in piazza e si cominciava a marciare per la città cantando e protestando, in compagnia di amici e compagni di scuola. In fondo alla fiumana di persone c'è la piazza che risulta invisibile visto che è leggermente in pendenza, ma che così permette di vedere la chiesa della Grande Madre di Dio, che sorge dall'altra parte del Po, ai piedi della Collina Torinese e del Monte dei Cappuccini.
Riusciamo a malapena a giungere al bordo della piazza, visto che la folla compattatasi in un corpo unico, non ci permette di andare oltre. Sento i commenti dei vari gruppi, amici, famiglie, turisti, studenti fuori sede o fuori e basta, visto che si arrampicano su un impalcatura per vedere meglio i fuochi, che hanno concentrato l'attenzione di tutti.
Lo spettacolo pirotecnico ogni anno ha un tema diverso. Quello di quest'anno erano i colori, ed ai fuochi era associata una musica per rendere lo spettacolo non solo visivo. I fuochi vengono sparati lungo il fiume, e capisco subito, confortato dai commenti degli autoctoni, che il posto strategico era il Monte dei Cappuccini, e che bisognava essere lì almeno dalle sei del pomeriggio.
Comunque mi godo i fuochi, anche se il collega continua a ripetere che quelli che fanno al suo paese sono molto meglio.
Guardo la gente, e come detto la scorsa settimana, vedo questa città risvegliata dal torpore del freddo e pronta a vivere questa calda estate.
I giorni successivi trascorrono con le solite beghe da ufficio, oltre la quale si aggiunge un incontro a cui devo partecipare a Milano. Il che si traduce in quattro ore di lavoro frenetiche il venerdì per poter arrivare in tempo a Milano e scoprire che mi tocca fare anticamera. Ne approfitto per sbrigare alcune beghe burocratiche e scoprire che causa sforamento del corso tenuto dal mio mentor, il mio incontro di mentoring si riduce ad un breve scambio di battute perchè lui ha un impegno inderogabile. Per fortuna che si scusa e questo dimostra che non importa il livello che raggiungi, ma se sei una persona educata lo resti qualsiasi stipendio tu percepisca.
Uscito dall'ufficio cerco di godermi un po' di Milano e noto che è più di un mese che non mi trovo a camminare per le sue vie, a guardare i suoi palazzi, a fare compre nei suoi negozi o bere nei suoi bar, ed un po' mi manca.
Nella prossima puntata si parlerà di...

22 giugno 2008

Torino - 18° puntata



Caro lettore questa volta non vorrei parlarti della vita torinese passata tra le mure dell'ufficio, in uno stabilimento grigio, non nelle mura che sono di un rosa malato, ma nell'atmosfera, o nell'abitacolo della macchina, questa blu mica a caso, ma di come ho visto risvegliarsi una città dal torpore e dal grigiume dell'inverno.
Eh sì, un po' in ritardo, come la bella stagione, ma sembra che anche qui il disgelo sia finalmente finito e la gente ha iniziato a riversarsi per le strade dello “struscio”, le piazze, i quartieri ed i parchi. Iniziamo con la sveglia. Questa si può dire essere stata la sfida calcistica con i cugini d'oltralpe. l'evento ha smosso la popolazione, così che molti hanno organizzato visioni di gruppo in vari locali, per cercare di ricreare quell'atmosfera che si respira normalmente allo stadio, quando si è tra facce sconosciute di amici o no, ma magari con qualche comodità in più.
Ed ecco che davanti a schermi di varia foggia e misura, come se fossero i nuovi altari del terzo millennio, ci si trova tutti a fare il tifo per la propria squadra o per la squadra meno antipatica. I novanta minuti trascorrono tra cori, grida, applausi e fischi, proprio come se si fosse seduti in uno settore dello stadio un po' più lontano degli altri settori. Al triplice fischi dell'arbitro ci sono facce felici, la maggior parte, e qualche triste, ma basta poco e tutti, in un modo e nell'altro, iniziano a muoversi al ritmo della musica che sembra invadere la città. Ed ecco che si può dare sfogo al desiderio di molti di scorazzare in giro facendo baccano e gridando la propria gioia. Queste urla, probabilmente, hanno ridestato la voglia di vita di questa città. Ed ecco che appaiono locandine di manifestazioni, concerti, sfilate. Sembra che tutti siano fuori di casa. Locali deserti, o addirittura chiusi qualche giorno fa, ora sono così affollati da ricordare la metropolitana all'ora di punta, dove al posto dell'anziana signora con i sacchetti della spesa o del ragazzino con lo zainetto e le cuffie saldate nel canale “auricolare”, ci sono uomini e donne, vestiti nei modi che ritengono più opportuni e comodi, che cercano di divertirsi, magari anche in modo esagerato, pur di recuperare le ore di vita trascorse assopite nei giorni trascorsi a vedere la pioggia cadere ed il freddo circondare l'anima. La musica fa ondeggiare questa massa di corpi come una frenata improvvisa dopo la fermata di Cadorna, solo che non si sente gente lamentarsi del fatto di essere pigiati come le proverbiali sardine, ed DJ è assorto al ruolo di manovratore di questo grande carrozzone.
Il caldo, scoppiato di colpo ed il cielo nuovamente azzurro hanno portato, oltre al cambio più evidente del tempo, anche quello dell'umore di questa città, che ha mandato a dormire la “vecchia signora” per risvegliare la “ragazza spumeggiante e un po discinta” che si nasconde sotto i vecchi merletti ed i colletti inamidati durante l'inverno, pronta a passare da una festa all'altra.
Ed ecco che i ritmi del salento si possono sentire anche qui ai piedi delle alpi



Nella prossima puntata si parlerà...

21 giugno 2008

Cappotto di Legno

Caro Lettore,
volevo scrivere un post impegnato. Portare un po' di attenzione su un processo molto importante, quello denominato SPARTACUS, passato forse un po' troppo in sordina.
La mia vuole essere solo una voce, uno sguardo, un segno di presenza.
Non voglio voltarmi dall'altra parte, non vedere, stare zitto.

15 giugno 2008

Torino - 16°+1 puntata


Ed eccomi a raccontarvi di un altra settimana trascorsa a Torino...anzi no.
Questa volta non voglio tediarvi con l'intero racconto della settimana, ma solo con l'evento principale.
Ebbene sì. Dopo quasi quattro mesi sono riuscito a vedere la Mole da vicino, ma andiamo con ordine.
Mercoledì sera, finalmente mi decido ad intraprendere questo viaggio, che dal letto della camera del residence mi porta sino ai piedi del monumento per antonomasia di Torino. Il simbolo della città. La decisione l'ho presa di colpo. Non mi andava di restare a “casa”. Quindi munito di scarpe comode, look da dimenticare, cappellino esco nella tiepida ed umida sera piemontese.
Una cosa va detta, la mia meta non è proprio dietro l'angolo, ma per fortuna, tolto il primo tratto di strada, poi ho molti punti turistici da attraversare.
Il camminare mi permette, oltre a vedere con calma questa città che mi ospita, anche di scaricare un po' di stress e di pensare, innanzitutto, a come non farmi investire quando attraverso la strada.
Eh si, diciamo che i torinesi, non avranno la fama dei guidatori del sud, ma secondo me ingiustamente. Una volta facendo notare ad un collega autoctono che stava andando contromano, lui con tutta calma mi ha risposto: “qui è uso”. Ammutolito mi raccomando mentalmente ai miei santi protettori ed anche un po' a quelli dell'autista.
Comunque tornando a noi, attraverso al zona del quadrilatero romano, nota sia per i monumenti che per i tanti locali, da lì mi porto su uno dei corsi più famosi per lo struscio (termine antico e forse dialettale per indicare le vasche, cioè le camminate, fatte avanti ed indietro, per vedere negozi, chiacchierare e incontrare persone), corso Garibaldi, dove sembra ci sia anche una delle migliore gelaterie della città, vista la coda, e che quindi necessità di una futura sortita per verificare se tanta fama è dovuta.
Da lì mi sposto in Piazza Castello, con Palazzo Madama che troneggia al centro di questa piazza circondata di portici, chiese, palazzi reali, archivio di stato, e teatro regio. L'ombelico del mondo di Torino, dove si respira ancora un po' dell'atmosfera dei secoli in cui qui avevano dimora i reali, e per le strade circolavano al massimo carrozze e cavalli, e non giovani turisti distratti o automobilisti frettolosi. Via G.Verdi mi accompagna per l'ultimo tratto di strada, dove doppio la Cavallerizza, palazzo così chiamato ed un altro teatro. Svolto a sinistra in via Sant'Ottavio, dove sorge la sede della RAI, un palazzo fatto di acciaio e vetro. Proprio riflessa sulla facciata di questa ormai storica costruzione che mi appare maestosa la Mole. Ne sono catturato, rapito, affascinato. Sembra una scenografia studiata a tavolino. Mentre mi avvicino ho la sensazione che la Mole mi osservi e che cerchi di indicarmi la strada come se fosse un enorme gigante buone, o meglio una gigantessa visto che lo sguardo che mi sento addosso è molto materno. Una sensazione stranissima. Questo è uno di quei momenti in cui vorrei avere la capacità di tramettere sui tasti l'emozione provata oltre allo spettacolo incredibile, ma caro lettore dovrai accontentarti di queste poche righe ed aggiungere un po' di tuo.
Ed eccomi ai piedi del simbolo di Torino.
Una sensazione già provata a Roma davanti alla fontana di Trevi sopraggiunge. La mancanza di spazio. Come allora mi aspettavo che la fontana facesse parte di un enorme piazza, anche per la Mole mi aspettavo una “location” più ariosa, ed invece i palazzi crescono a poca distanza dalle sue mura togliendole spazio. Circumnavigo questo monumento con il naso in su. E mentre giro penso già al prossimo obbiettivo, salire sul suo balcone per poter gustare la splendida vista che immagino ci sia da la su.
La notte avanza a lunghi passi ed io devo rientrare. Percorro la strada al contrario. In Piazza Castello un artista di strada sta mettendo su la scenografia del suo spettacolo, ed i primi passanti iniziano a fare capannello attorno a lui. In Corso Garibaldi c'è ancora la coda davanti alla gelateria. Proseguo per Piazza Statuto con i suoi portici, e mentre esco da quello che si potrebbe chiamare centro, iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. La mia attenzione ora passa a trovare una strada veloce, riparata, sicura per rientrare in residence. I quartieri che attraverso ora sono molto più moderni e residenziali, con poco di turistico o ludico da vedere, ma per fortuna con ampi cornicioni che creano un passaggio leggermente riparato per il mio rientro. Negli occhi ogni tanto appare ancora la visione della Mole riflessa sulle vetrate della RAI e mi sento meno bagnato.
Giungo ragionevolmente infreddolito nella mia camera, dove una doccia calda ed una bella tazza di tè fumante scacciano un po' del freddo che mi sono portato da fuori.

Nella prossima puntata si parlerà di...

08 giugno 2008

Torino - 16° puntata



Ed eccomi in questa domenica primaverile, che dovrebbe essere più vicina all'estate, ma che guardando fuori ricorda più l'autunno che inizio il racconto dell'ennesima settimana trascorsa a Torino.
Queste che vengono sono settimane cruciale, in verità è da un bel po' che le settimane sono cruciali, che le date dei blocchi del del progetto si susseguono, ma finalmente un po' di aiuto arriva, anche se non a dare una mano a me...cavoli.
Sono entrati a far parte del gruppo altre tre persone, in realtà due fanno parte del gruppo da un paio di settimane ma non ero mai riuscito ad incontrarle e poi solo da questa settimana sono state dirottate sul nostro progetto, mentre la terza è una figura con esperienza, che fino a fine giugno lavorerà con noi part-time e poi da Luglio anche lui sarà parte integrante del gruppo.

Potrei dilungarmi nella descrizione di queste nuove figure, ma poi questo post prenderebbe la forma di uno di quei temi delle elementari in cui veniva chiesto di descrivere il compagno di banco, il miglior amico, l'eroe od un parente più o meno prossimo. Quindi, curioso di un lettore, ti è andata male.

Potrei dilungarmi a parlare dell'evento sportivo della settimana: invito a giocare a calcetto in una sfida di perfetti sconosciuti che giocano tutti i mercoledì in uno dei campetti del centro sportivo del residence, ma visto il pessimo risultato ottenuto eviterei, non vorrei intaccare la mia immagine di grande condottiero della difesa, che in questa partita ha fatto davvero una figura barbina. Quindi anche questa volta, curiosone di un lettore, caschi male.


Potrei dilungarmi sull'evento lavorativo, che ha visto questo povero amanuense al centro di una caccia al colpevole, ma per motivi squisitamente di riservatezza professionale posso solo dire che ne sono uscito incolume, ed a malincuore ho dovuto affidarmi al motto “
mors tua vita mea”. l'accusatore indicava me come colpevole anzich'è il vero autore dell'errore, quindi io ho accusato lui dell'errore, ed avendo dalla mia i consigli di amici più esperti che mi avevano preparato durante le chiacchierate di contorno alle corse domenicali a queste situazioni(Grazie Ste), gli ho ribaltato la frittata ed il grande accusatore si è ritrovato accusato e dichiaratamente colpevole, con l'unica persona che lo poteva difendere dall'altra parte, e se n'è dovuto tornare negli inferi con le pive nel sacco. Questo è il massimo che posso dire su questo spiacevole episodio. Quindi curiosonissimo di un lettore mi sa che ti dovrai accontentare.

Potrei dilungarmi sul raccontare della faccia stupita delle persone a cui fai una gentilezza che è alla base della buona educazione, come tenere la porta aperta a chi esce dopo di te, cedere il posto in tram ad un'anziana signora, proporsi di aiutarne una con sporte pesanti da portare, e via dicendo. Ma mi fa male pensare che l'educazione sia una cosa sorprendente anziché la regola, mentre la maleducazione sia del tutto naturale. Quindi curiosoneducato di un lettore mi spiace, spero solo che tu mi possa perdonare ed accordarmi il tuo perdono.


Potrei dilungarmi, ma poi sarei prolisso, quindi perchè non terminare questo post con un ringraziamento.

Grazie Paolo e Barbara di avermi voluto al vostro matrimonio, per aver voluto che partecipassi in maniera attiva alla cerimonia, grazie per un sacco di altri motivi che non sto qui ad elencare tra cui quello di avermi dato la giustificazione per non restare a lavorare il sabato a Torino.
Grazie e Buona Vita, questa è per voi:



Nella prossima puntata si parlerà di...

31 maggio 2008

Torino - 15° puntata


Buon giorno caro lettore, questo ennesimo post sulla mia trasferta vuol essere un po' diverso dai precedenti. Voglio cercare di allontanarmi un po' dal solito elenco delle avventure tragicomiche della vita di un consulente a Torino. Per inciso la settimana è stata pesante, molto pesante, e le abbondanti piogge non l'hanno resa più divertente. Comunque volevo provare a parlare solo delle cose belle, ed in particolare di una.

Ieri, quando sono partito da Borgaro Torinese, il tempo sembrava in miglioramento. Il sole dopo tanta fatica era riuscito ad aprirsi un varco tra le nuvole ed a riscaldare un po' a terra, ed anche il mio stato d'animo, ed anche se è stato per poco, quel poco a riacceso qualcosa di buono dentro me. Sensazioni piacevoli, non ben definite, come nuove speranze, non so spiegare bene. Non so se ti è mai capitato di svegliarti e di sentirti bene, quasi felice senza alcun motivo. Ecco una cosa del genere.

In macchina eravamo in tre, ed io seduto dietro non avevo neanche l'obbligo morale di tenere lesto il guidatore o di controllare la strada (per la precisione ci siamo persi, ma questa volta non ho dovuto sfoggiare il mio super potere che tanto mi ha reso famoso, il collega alla guida ha fatto tutto da solo), così che mi sono potuto godere il paesaggio, un po' differente dalla solito. L'arcobaleno che si vedeva in lontananza mi ha fatto favoleggiare di pentoloni pieni di monete d'oro, di gnomi e fate, della spiritualità della natura.

Mentre i campi scorrono velocemente cercavo di vedere la pioggia in maniera diversa, di cambiare punto di vista. Come se tutta quell'acqua servisse a portar via tutto lo stress, il nervosismo, le lunghe ore passate in ufficio, le arrabbiature, tutte le cose grigie, come il mio vestito, per lasciare posto ai colori. Si proprio i colori.

Ecco ora inizio a sragionare e quindi è meglio che mi fermi qui, forse è meglio cantarci su.



Nella prossima puntata si parlerà di...

25 maggio 2008

Torino – 14° puntata bis


Partiamo subito con lo spiegare il perchè del bis.
La prima stesura di questo post era ricca di fiele e delle solite battute acide nei confronti di colleghi ed utenti, una pagina di frustrazioni e rivalse, dove l'unica cosa che emergeva era che i colleghi possono diventare anche amici, ma principalmente sono colleghi, quindi non devo rimanere sorpreso se si comportano in modo poco amichevole a volte, e che gli utenti sono e saranno sempre utenti.
Per cui ho deciso di riscrivere il post, parlando di altro.
Vi racconterò dell'evento sportivo della settimana.
Il vostro blogger preferito, o almeno uno dei primi 10 blogger preferit speroi, è stato chiamato per sostituire un collega nella partita settimanale che si tiene tra i due diversi gruppi di consulenza che ci sono sul progetto che sto seguendo. Convocazione arrivata all'ultimo minuto. La telefonata del mister, il mio collega dalla guida veloce, è stata pressappoco così: “tra 20 minuti fatti trovare giù che si gioca”.
Cavoli erano anni che non giocavo. Comunque mi presento come al solito un po' in anticipo, mentre il mister, come suo solito un po' in ritardo. Anche le nuvole, smettono di rovesciare pioggia con i catini, e si mettono a guardare il ritorno in campo dell'eroe di mille partite giovanili, quando le uniche curve erano quelle dello stadio ed appena c'era un attimo s'improvvisava un match importantissimo, nei corridoi della scuola con palloni fatti di carta e scotch o per la strada con lattine o qualsiasi altra cosa fosse lecito calciare.
La partita inizia con un paio di minuti di ritardo perchè il quinto ritarda, tanto che decidiamo di partire a giocare in quattro. Dall'altra parte sono schierati, la versione robusta di Tarzan Annoni accompagnato dal fratello più grosso, direttamente da scuola di polizia Eugene Tackleberry, Mr Mare&Monti proveniente dall'ultima sfilata in Val d'Aosta, e Casper che appare e scompare dal campo.
La formazione di cui faccio parte vede in campo il sottoscritto, i gemelli del del Cuba Libre e loro cugino Mojto, con l'aggiunta dello straniero PaloAlto. Evitiamo le foto di rito per non impressionare i posteri. E poi non vorrei che si scoprisse che questa marmaglia di giocatori della domenica gioca anche durante la settimana.
Si parte blandi e siamo sull'1 a 1.
Di colpo la partita si accende ed i vostri eroi iniziano a fare sul serio, in breve tempo siamo sul 5 a 1. Io, dopo un rinvio da calcio saponato mi rifugio in porta, dove lo spirito partigiano mi aiuta a difendere la porta dall'avanzata straniera (devo ammettere che i legni della porta mi hanno dato una mano. Probabilmente gli avversari non conoscono bene le regole del gioco e continuano a tirare il pallone contro i sostegni della rete anziché dentro). Ripreso il contatto con il gioco e riconquistata la fiducia dei compagni inizio a giocare ai livelli di una volta. Le poche escursioni in attacco consigliano la squadra a non passarmi la palla oltre la linea di centrocampo perchè tanto non la prendo. Comunque corro e cerco di fare del mio meglio; e quando la squadra cala fisicamente mi carico tutta la retroguardia sulle spalle e difendo il risultato. 14 a 3. Non so come, ma gli altri hanno tutti paura di una cocente rimonta. Io non voglio assistere ad un'altra Istanbul e raddoppio gli sforzi. Rincuorati nel fisico e nell'animo, dopo una serie di grandi salvataggi da parte del sottoscritto, il team ricomincia a girare, tanto che riesco a segnare anch'io dopo una serie di passaggi stretti con uno dei gemelli del Cuba. La partita si conclude con uno schiacciante 18 a 5 quando si spengono le luci in campo. Eh sì qui niente fischi.
Alla fine del match ricevo i complimenti del Mr che mi dice che se voglio il posto del quinto giocatore è mio. Orgoglioso me ne torno in camera a farmi la doccia ed a nascondere i mille dolorino che mi assaliranno appena i muscoli si saranno raffreddati.
Evito di raccontarvi la difficoltà nel non mostrare la faccia sofferente il giorno dopo.
E pensare che lo sport è salutare...Ciao Ciao.
Nella prossima puntata si parlerà di...

17 maggio 2008

Torino 12+1° Puntata


Non so se siate scaramantici, ma io come si suol dire “Non ci credo ma mi adeguo”.

Comunque anche questa settimana è finita, ed a dirla tutto per fortuna. Non credevo che anche il lavoro potesse essere meteoropatico, che potesse essere influenzato dagli strali del tempo, ma mi sto ricredendo. Fino a quando sulla città piemontese che mi ospita c'è stato il sole il lavoro è stato tranquillo, ma appena le prime nuvole si sono affacciate eccomi rifare le ora piccole per caricare dati, sistemare tabelle, aggiustare programmi e preparare riunioni. Ed io che pensavo ad una settimana di vita e giri a zonzo per Torino, mi sono dovuto svegliare eppure avrei voluto continuare a dormire.

Mi sono accorto che sino ad ora non sono entrato molto nel merito del mio lavoro a Torino, o meglio del mio lavoro in generale, questo perchè non mi è facile rispondere alla domanda che lavoro fai. Di solito rispondo consulente informatico o che mi occupo di information technology quando voglio darmi delle aree. E si, perchè tradurre il proprio lavoro in inglese sta diventando un MUST. Dire che lavori in un call center fa precario, ma dire che lavori ad un centralino fa sfigato.

Appena la gente sente la parola informatica: o inorridisce come quando deve settare l'ora sul videoregistratore e si accorge di aver usato le istruzioni per la gabbia dei pappagallini, o inizia a chiederti consigli su programmi per chattare/scaricare filmati e pezzi del pc, senza rendersi conto che il consulente informatico di solito non capisce assolutamente nulla di hardware e sa ben poco di software che non sia quello che usa per lavoro. Di contro, un buon consulente sa dissimulare molto bene la sua ignoranza, tanto che a volte sono tentato di presentarmi come Venditore di piume d'equino (citazione direttamente dagli anni '80), invece di dire che sono un consulente IT e che mi occupo dell'ERP SAP moduli HCM ed FI. A dimenticavo, anche le sigle stanno diventando un MUST.


Ma tornando a noi, un collega mi ha inviato un documento in cui era spiegato, semplicemente, il lavoro che facciamo, ed io lo riporto qui sotto per il vostro diletto:


Sei un consulente informatico? Quindi:

1- Lavori a degli orari bizzarri. (Come le prostitute)

2- Sei pagato per rendere felice il tuo cliente. (Come le prostitute)

3- Il tuo cliente paga tanto, ma è il tuo padrone che intasca. (Come le prostitute)

4- Sei pagato all'ora, ma i tuoi lavori arrivano fino a quando il lavoro è finito. (Come le prostitute)

5- Anche se sei bravo, non sei mai fiero di quello che fai. (Come le prostitute)

6- Sei ricompensato se soddisfi le fantasie del cliente. (Come le prostitute)

7- Ti è difficile avere e mantenere una famiglia. (Come le prostitute)

8- I tuoi amici si allontanano da te e resti solo con gente del tuo tipo. (Come le prostitute)

9- E' il tuo cliente che paga l'hotel e le ore di lavoro. (Come le prostitute)

10- Il tuo padrone ha una gran bella macchina. (Come le prostitute)

11- Quando vai in "missione" da un cliente, arrivi con un gran sorriso. (Come le prostitute)

12- Ma quando il lavoro è finito, sei di cattivo umore. (Come le prostitute)

13- Per valutare le tue capacità ti sottopongono a dei terribili test. (Come le prostitute)

14- Il cliente vuole sempre pagare di meno e tu devi fare delle meraviglie. (Come le prostitute)

15- Quando ti alzi dal letto, ti dici: “Non posso fare questo per tutta la vita!”. (Come le prostitute)

16- Comunque va, te lo prendi sempre in quel posto. (Come le prostitute)

17- Non usi l'auto aziendale. (come le prostitute)

18- Quando hai finito con un cliente cominci con un altro. (Come le prostitute)

Ma non avresti guadagnato di più facendo la prostituta??? E avresti anche saltato anni e anni di sacrifici all'università e a 35 anni andresti in pensione.

Ed ecco che come la settimana anche questo post volge al termine.

Nella prossima puntata si parlerà di...