16 novembre 2020

Autocritica

Caro Lettore,

  mi spiace per il post Think it’s useful. L’idea era valida e se fossi stato capace di trasmettere in parola la telefonata che mi ha fatto pensare a questo post avrei fatto ridere anche te come ho riso io, ma ahimè non ce l’ho fatta.

Rileggo il post e mi rendo conto che è forzato, approssimativo, vuoto… avrei voluto cancellarlo, ma questo non si fa. Che resti a futura memoria per me e per chi passerà di qui. A volte delle ciambelle ti tocca il buco, che non conterrà calorie ma che non dà alcuna soddisfazione.

Se fossi ancora a scuola mi sarei preso un 5/6. Bella l’idea pessima la sua stesura. Tra le altre cose credo di aver preso un giudizio del genere almeno una decina di volte in tutti i miei anni da studente obbligato, ma questa è un’altra storia.

Ora vado e chi sa che non vi venga in mente qualche idea per un prossimo post.

Buona vita

08 novembre 2020

Think it’s useful

 

Caro Lettore,

   oggi, dopo l’ennesima telefonata surreale, mi sono reso conto non si può più usare la parola positivo/a.

Nella maggior parte dei casi si viene fraintesi ottenendo effetti contrari a quelli desiderati. Prova a pensare al significato che le seguenti frasi avevano solo un anno fa e cosa vogliono dire oggi: pensa positivo, siamo positivi, spero in un risultato positivo, cerca di essere positivo, cerca il lato positivo, è una persona positiva, risposta positiva, etc.

Ecco caro Lettore sembra si sia realizzato il sogno del Grande Signore dei Pessimisti: eliminare dall’uso comune parole o cambiare il significato ai termini che sono sempre stati la bandiera del Grande Signore degli Ottimisti.

Per chi ha un po’ di anni saprà che di casi del genere ce ne sono tantissimi: parole con un eccezione che di colpo assumono un altro significato e quindi non vengono usate e ci sentiamo derubati. Lo so caro Lettore, ho usato questo concetto anche in un altro post, quindi per quanto riguarda l’originalità ho perso qualche punto, ma a differenza di quanto scritto allora questa volta vorrei prendere l’occasione per fare un esercizio linguistico.

Come sostituire la parola positivo? Vediamo cosa suggerisce il vocabolario:

buono, favorevole, utile, vantaggioso, propizio, sicuro, accertato, assodato, concreto, effettivo, fondato, reale, tangibile, vero, [di scienza] esatto, affermativo, certamente, indubbiamente, senza dubbio, sicuramente, con ottimismo.

Ora la parte difficile: sostituire la parola positivo con una dei suoi tanti sinonimi.

pensa positivo à pensa in maniera vantaggiosa/utile

siamo positivi à siamo favorevoli a noi

spero in un risultato positivo à spero in un risultato favorevole

cerca di essere positivo à cerca di essere ottimista

cerca il lato positivo à cerca l’aspetto propizio

è una persona positiva à è una persona buona

risposta positiva à risposta affermativa

etc.

Lo so: non suonano uguali… anche se secondo me alcune sono meno vaghe, più chiare e precise.

Magari Lorenzo Cherubini potrebbe dissentire visto che lui ci ha fatto una delle sue canzoni più famose, e chi sa cosa direbbero i guru del marketing e della filosofia new age.

Che dire caro Lettore a questo punto: attendiamoci un nuovo movimento Think it’s useful

Ps. Nel caso vorrei almeno una parte dei diritti d’autore.

26 agosto 2020

BEN TORNATO

Ed ecco che si ritorna in ufficio, non al lavoro perché quello è ricominciato già un paio di giorni fa, ma proprio fisicamente in ufficio.

Le ferie sembrano lontane anche se solo una settimana fa ero sulle pendici dell'Etna a riposare e rilassarmi tra un’uscita con parenti ed amici, una mangiata luculliana ed un pisolino ristoratore.

Il rientro in ufficio quest'anno ha uno strano sapore: distanziamento sociale e mascherine hanno dilatato il mese di Agosto oltre i suoi 31 giorni. Poco traffico, poca gente e tutti attaccati ai cellulari, me compreso. Ogni tanto qualche forestiero chiede indicazioni. Caldo, ma per fortuna non soffocante.

Guardo le fermate della metropolitana scorrere ed ascolto i messaggi diffusi nella speranza, di sentire un COCCO BELLO COCCO, COCCO BELLOOOOO ricordo di vacanze passate, spiagge e mare.

Ogni fermata mi porta più vicino alla meta, intanto osservo chi sale e chi scende. Chi sa che non incontri qualcuno che conosco per ricordare i giorni passati o fare solo quattro chiacchiere, oppure qualche personaggio buffo, di quelli che potrebbero diventare il protagonista di qualche riga di questo post: come ad esempio la signora con un solo guanto, di pizzo bianco, alla mano destra che utilizza per potersi reggere agli appositi sostegni, mentre io sono mesi che faccio l’equilibristi per evitare contatti con le superfici dei mezzi pubblici.

Scendo e seguo diligentemente i percorsi indicati e mi fermo sul mio bollino rosso in attesa della coincidenza che mi porterà sul posto del lavoro.

Su uno dei muri della galleria viene proiettato un video su come preparare non so che piatto, vedo solo alcuni passaggi perché l’arrivo del treno, invece di indicare l’inizio dello spettacolo, ne determina la fine.

Salgo, dopo aver fatto educatamente scendere i passeggeri arrivati.

Poche fermate e ci siamo.

Devo fare attenzione.

Non vorrei sbagliare fermata.

Mi guardo intorno. Cambiano i colori del treno ma la situazione è la stessa trovata sul treno precedente.

Arrivato.

Scendo e seguo il percorso indicato.

Esco all’area aperta e come il Sommo Poeta mi ritrovo nello stesso punto da cui ero partito qualche settimana fa.

Mi sembra di aver fatto un salto nel tempo.

La zona è come l’avevo lasciata.

Poca gente e cantieri ovunque.

Entro.

Ben tornato.

 

 

08 luglio 2020

Compagno di viaggio


Caro Lettore, 
     mi ritrovo nuovamente su un treno sbagliato; finito al capolinea sbagliato; così che il pensiero di essere stato fortunato a prendere la metropolitana al volo si è trasformato in un colpo di sfiga...oppure no.
In questo tempo allungato del viaggio ho il modo di leggere qualche vecchio post e chissà di scriverne uno nuovo.
E così la mente inizia il suo di viaggio e così ritorna alla giornata di oggi in cui ho "trovato" due colleghi, che per motivi diversi, hanno vissuto un’esperienza analoga alla mia in ufficio. 
Nel primo caso era come sentir parlare il proprio omino del cervello. Eravamo una decina di persone in call ed inizio a sentire una serie di considerazioni che io ripeto al mio nuovo capo ogni giorno. La cosa buffa è che anche il mio capo era collegato in call e quindi abbiamo iniziato a commentare via chat la cosa facendoci anche una risata su. 
Poche ore dopo scopro che ad un collega hanno fatto un'infamata simile a quella che subì io qualche anno fa, e cavoli la cosa mi ha fatto rosicare assai, proprio come allora. Sembra che certi personaggi siano riusciti a laurearsi anche se in Storia avevano 3 e continuano a fare gli stessi errori. Sono dei serial idioti. Stesso modus operandi, stessa tipologia di vittima, stessa minchiata!!!
Riflettendo sulla caso auto pontificavo che: alla fine nella vita le cose capitano, la differenza è solo nel modo in cui le prendi, questo fa davvero la differenza o forse la differenza la fa dove le prendi…mah.
Ed allora si può passare il tempo a pensare se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, oppure della forma sbagliata, o berne il contenuto e passare oltre, magari cercando l'ispirazione per fare o pensare ad altro.
Cercare il lato positivo oppure cercare un'altra forma…ok la smetto prima che qualcuno inizi a pensare che questo sia un altro post di autocoscienza che cerca di motivare qualcuno a parole (cioè me stesso). Lungi da me.
Volevo solo un po' di compagnia durante questo viaggio che mi riporterà a casa.
Grazie Lettore di esserci. 

15 giugno 2020

Piccoli passi verso la normalità...forse.


Dopo mesi chiuso a casa con spostamenti limitati e solo con mezzi propri mi trovo a prendere la metropolitana per andare in ufficio. 
Fa specie vedere sulla banchina solo altre 2 persone oltre me. Ci siamo messi in automatico a distanza di “sicurezza”, uno all’inizio, io in mezzo e l’altro passeggero in fondo. Mi sono sentito come uno di quei giocatori dei cartoni animati Hollye Benji in cui i giocatori a volte sembrano così distanti da poter percepire la curvatura terrestre.
Sui treni ci sono adesivi che indicano dove poter sostare trasformando così il vagone in una specie di scuola di ballo, ma non è questo che mi impressiona di più ma il fatto che oltre il 90% dei passeggeri sia donna.
Intanto che il treno prosegue il suo viaggio nelle gallerie sotto Milano mi vengono in mente una serie di riflessioni:
1) la donna, consapevole di essere più forte, infatti meno colpita dal covid , prende tranquillamente la metropolitana mentre gli uomini cercano di godersi la superficie della città dove c’è meno traffico e meno pedoni.
2) mi sembra di essere finito per sbaglio in una festa araba per sole donne. Tutte mascherate che mi guardano in maniera sospettosa... chi sa se pensano a cosa si nasconde sotto la mascherina o se hanno pensieri più pruriginosi.
3) giochi di equilibrismo per riuscire a fare tutto il viaggio senza tenersi agli appositi sostegni, un po' come facevamo da bambini con la scusa di non sapere leggere e la fantasia che trasformava la metropolitana in una giostra tipo il tagada. 
4) la mascherina ed il distanziamento sociale sembra aver reso ancora più forte la sensazione di isolamento nella folla che abitano le grandi città. 
5) camminare seguendo un percorso fatto di adesivi tondi e colorati più che ad un novello pollicino mi fa pensare ad un PAC-MAN tridimensionale. 
6) Superman avrebbe avuto ancora bisogno di occhiali e ciuffo per nascondere la sua identità? o sarebbe bastata la mascherina?
7) che fastidio mi danno le persone che non seguono le regole e non sostano sui bollini ma si piazzano vicino a te per farti sentire la loro telefonata e farti sapere che loro non hanno paura del covid...che se ne fottono e non capiscono che essere fottuti siamo tutti.

Ed eccomi finalmente arrivare alla macchina, lasciata sulle righe dei puffi che sono gratis in questi giorni, e sentire quel senso di piacere che solo le cose a gratis riescono a trasmetterti.


03 giugno 2020

HATER C19


Ciao Caro Lettore,
    come va? Com’è andata la quarantena? … io ho aumentato il mio stato di stress ed il mio “hate” verso il mondo degli utonti, soprattutto quelli maleducati.
Una cosa che mi manda in bestia è quando ti scrivono messaggi del tipo
Ciao Carmine, come stai? Avrei un problema bla bla bla bla”
Tutto scritto in un fiato.
Cavoli se mi chiedi come sto, aspetta almeno che te lo dica, altrimenti va bene anche un semplice saluto e poi puoi scrivere la dimostrazione che avere il pollice opponibile non indica che il tuo QI sia per forza più alto del ventre di una biscia.
Non se te, Caro Lettore, ma il dover passare molto più tempo davanti al monitor per poter avere anche quel contatto umano che si chiama Vita Sociale, ha ridotto di molto il mio livello di sopportazione della maleducazione altrui. Sono diventato insofferente e forse tra i sintomi del C19 ci sarà anche la trasformazione da persona quasi normale ad hater.
Ormai non sopporto chi ti vede impegnato sul sistema di messaggistica aziendale e ti scrive o ti chiama e vuole una risposta subito. E se gli scrivi: “scusa sono in call possiamo sentirci dopo”, ti risponde candidamente: “ è cosa di un attimo bla bla bla”.
Allora gli spieghi che ci sono canali ufficiali per fare certe richieste, come da prassi aziendale, e lì esce il furbetto che c’è dentro l’utonto che con una sottospecie di supplica ti chiede solo per questa volta… e tu pensi: cavoli ho imparato a contare sulle dita prima dei 5 anni, usavo il pallottoliere ed il regolo calcolatore alle elementari, ho imparato il sistema binario ed esadecimale ed anche sistemi a base diversa da quella decimale, mi sono anche esercitato a contare sino a 10 con una mano sola come fanno in Cina, e quindi se vi dico che non è solo una volta potete fidarvi.
Poi ci sono quelli che non concepiscono che anche se lavori da casa certi bisogni li hai ancora, tipo mangiare, fare la minzione, pausa caffè, dormire e quindi ti scrivono a qualsiasi ora e poi si stupiscono se non gli rispondi subito.
Capitolo a parte per quelli che ti mandano una mail e un secondo dopo ti scrivono in chat: hai letto la mia mail? E tu vorresti spiegargli che umanamente solo Babbo Natale potrebbe aver trasportato, aperto e letto al tua lettera in così breve tempo…ma sono sicuro che anche lui concorderebbe con me nel chiedere alla Befana di sommergerti di carbone, così nel caso prendessi fuoco per autocombustione ci arrostirei le salsicce.
Non so se vi è capitato di notare che in ogni CALL in cui non si parla di lavoro ci si lamenta… avevo predisposto una callo settimanale con i colleghi per conservare lo spirito di gruppo che si forgia alla macchinetta del caffè, ma all’ennesima lista delle sfighe/recriminazioni dei colleghi ho preferito smettere.
Caro Lettore lo so che anch’io non ho fatto altro che lamentarmi per tutto il post ma che ci posso fare: SE NON PUOI BATTERLI, CON UNA MAZZA, ALLORA ALLEATI A LORO dice un vecchio adagio.
Buona vita

04 settembre 2019

Votate per noi


Ciao Caro lettore,
scusa il mezzo poco ortodosso ma in fondo al post c'è un link con una foto: metti il tuo like se vuoi aiutarmi a vincere un viaggio alle 5 terre...e diffondete pure!
Più like più possibilità di vincere...😉🙏🏼😘

Grazie mille


01 giugno 2019

Ritorno stagionale


Caro Lettore rieccomi qui davanti al foglio a scrivere.
Di tempo ne è passato dall'ultima volta, forse troppo. In questo ultimo anno ho pensato spesso ha chiudere il blog, a salutarlo… ma non ce l’ho fatta. Ogni giorno mi ripromettevo di scrivere, anche poche righe, solo per far battere ancora un po’ il cuore di questo blog.
Ed allora eccomi qui a provare a raccontare qualcosa, quindi caro lettore porta pazienza.

In questi giorni, in cui le stagioni si racchiudano in una sola giornata, per la città mi capita di vedere persone che indossano piumini e sandali, cappelli di lana e pantaloncini, sciarpe e t-shirt.
Tutti con vari tipi di cuffie ad isolarli dal mondo esterno per essere collegati con mondi lontani, ed allora mi chiedo se la mattina appena svegli ascoltano le quattro stagioni di Vivaldi (a proposito chi di voi le ha mai ascoltate tutte e quattro?).
Non so se vi capita ma, a me, negli ultimi giorni capita di andare a dormire che è autunno, ci si sveglia in pieno inverno, si passa dalla primavera a pranzo e poi ci si trova in un pomeriggio d’estate. Ed alla sera, mentre le stelle iniziano a trapuntare il cielo magari nascoste da nuvoloni, tutti quanti ci si ritrova in farmacia tra colpi di tosse ed anti influenzali.
La tosse, ormai, non è più cronica ma gemella siamese.
I fazzoletti di carta, a breve, saranno accusati del cambiamento climatico a causa del disboscamento globale.
Nei freezer al supermercato si troveranno, tra i cibi esotici precotti anche brodi di gallina o tazze di cioccolata calda… no, quelle no!!! Potrei avere una reazione peggiore di quella di Fracchia la Belva Umana.
Immaginate una gita in un agriturismo per vedere gli animali e leggendo le targhette che indicano la tipologia faunistica che si sta osservando potreste leggere: Tosse Asinina, Influenza: Aviaria o Suina, Febbre da Cavallo… e poi ci si chiede perché esistono i Vegani.
Ed in questo pezzo non poteva mancare una delle frasi più gettonate in questo periodo: “Non esistono le mezze stagioni”. Solo che ormai le stagioni non sono più  intere, a tre quarti, a metà, appena iniziate e già finite ma sono quelle dei: Saldi, girone d’andata e di ritorno, del calcio mercato, di Sanremo, dei concerti negli stadi, della tua trasmissione preferita, del “non c’è nulla in tv”, “ancora i film di Bud Spencer e Terence Hill, o di Banfi e la Fenech” che poi guardiamo con la speranza che ci tengano giovani, del tormentone musicale, del “che si fa questa sera”, del si ritorna a scuola, di compro i regali ora così risparmio.
Ed ora bisogna trovare un modo per chiudere questo pezzo. Potrei cercare una frase d’effetto, una serie frase a metà che rimanda ad un possibile altro post oppure alzarmi ed andare a preparare dei fumenti per curare questa tosse.
Alla prossima volta caro lettore.

11 febbraio 2018

JOB TITLE

Caro Lettore,
   rieccomi qui a scrivere. Scrivo perché da pochi giorni mi è stato assegnato un nuovo Job Tittle, cioè una nuova etichetta da appiccicare alla mia posizione lavorativa per descrivere al meglio quello che faccio o che dovrei fare… Qualche anno fa, quando si era più pragmatici si sarebbe detta una nuova mansione, ma ormai conta più il vestito che la sostanza.
Io avevo consigliato all’ufficio HR di utilizzare un sistema simile a quello militare, dove la posizione è individuata dai gradi: Generale, Capitano, Tenente.., nel qual caso la mia sarebbe stata 360°.
Comunque non ci sarebbe nulla di strano, anzi ci sarebbe di che andarne fiero se non fosse: ARCHITET.
Innanzitutto precisiamo che non lavoro in una società di costruzione e/o di arredi. Al massimo, come diceva una vecchia reclame, "noi si crea VINCITORI/MILLIONARI". Quindi non ha nulla a che fare con l’architettura. A questo punto vi chiederete, come ho fatto io perché ARCHITET. I più intraprendenti avranno fatto quello che sto facendo io: cercare la definizione su WIKIPEDIA e trova innanzitutto che è una bozza (Questa voce sull'argomento software è solo un abbozzo.), perché non è chiaro neanche a loro e poi:

Nell'ambito di un progetto informatico l'IT Architect (o Solution Architect) ha il ruolo di definire l'architettura del sistema informativo che deve essere realizzato.
I compiti che deve svolgere un IT Architect sono:
  •          conoscere in maniera approfondita l'ambiente IT, i processi aziendali e le esigenze del cliente
  •     ricercare, analizzare, valutare e proporre una soluzione architetturale rispondente alle esigenze del cliente


Ed anche così non siamo ancora arrivati al nocciolo della questione, per cui occorre fare un paio di precisazioni su chi sta scrivendo questo post. 
Io sognavo di diventare INGEGNERE già ad 8 anni, ma non un INGEGNERE qualunque ma un INGEGNERE ELETTRONICO. Per coerenza ho fatto da prima gli studi da PERITO ELETTRONICO in una specie di gavetta 2.0, poi mi sono iscritto al POLITECNICO di MILANO al corso di INGEGNERIA ELETTRONICA CON INDIRIZZO OPTOELETTRONICO: cioè sognavo di progettare i raggi fotonici dei super eroi. 
Al Politecnico ho trascorsi più anni di quelli che sono indicati nella prescrizione che oggi penso sia stata redatta da uno statistico del '68. In quegli anni ho avuto: alti e bassi e non parlo solo di voti; dubbi e certezze; ore di studio e partite a carte; esami passati e non; invidie e sete di giustizia, ma alla fine sono riuscito non solo a prendere il pezzo di carta ma anche l’abilitazione. Ed ora entrambe si fanno compagnia abbracciate in un tubo blu, visto che mi occupo di altro.
Tutto questo ha comportato anni ad essere deriso per la cubicità mentale che contraddistingue ogni vero INGEGNERE ed a deridere i cugini architetti in una rivalità simile a quella sportiva tra squadre della stessa città.
Ed ecco che mi ritrovo su un comunicato aziendale con una dicitura che mi crea un non so che di… diciamo ironico visto che non trovo altri aggettivi, ma penso che chi ha il titolo di INGEGNERE dentro possa capire. La cosa più assurda è che il comunicato è anche sbagliato e quando lo faccio notare mi viene dette: “porta pazienza, perché rifarlo che tanto tra poco dovremo farne uno nuovo”; ed io non so come dirgli che un anno fa, quando tutto ebbe inizio, il comunicato era già sbagliato, che ci hanno messo un anno per rettificarlo con un altro sbagliato… ed allora capisco che probabilmente loro hanno fatto studi umanistici e non possono capire l’umanità di noi INGEGNERI. 
Allora ripenso alla storia dei gradi e mi sento di essere un uomo e non un caporale, come direbbe il buon Totò.


01 gennaio 2018

Questionario 2017

Caro Lettore,
   sono passati 365 giorni ed eccomi di nuovo qui a scrivere. Poche righe perchè forse sono troppe le cose da dire e non sempre ci si riesce. Chi sa se il 2018 sarà maggiormente foriero di lettere battute...

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2017.
2.BEL RICORDO: Un giorno d’estate in giro con amici.
3.BRUTTO RICORDO: Uno spavento per un salto nel buio.
4.POSTI VISTI: 38° parallelo… luogo mistico.
5.PROFUMO: Spuma di mare.
6.GUSTO: Amaro.
7.TATTO: In esaurimento.
8.VISTA: Orizzonti troppo lontani.
9.UDITO: False promesse condite di complimenti.
10.INCONTRO: Quattro amici al bar.
11.CAMBIAMENTO: Buchi della cintura.
12.RAMMARICO: Non essere disponibile.
13.DISPIACERE: La perdita del sorriso.
14.LETTO: Poco ahimè e cose troppo nostalgiche.
15.SPAVENTO: Non essere più in due.
16.GIOIA: Poca.
17.AUTOMOBILE: Cugine che si alternano.
18.LAVORO: Lui c’è ed aiuta anche se a volte è fonte di arrabbiature e dispiaceri.
19.PENSIERO RICORRENTE: Sostegno morale.
20.EVENTO: Doppio addio.
21.CONTINUITÀ: Il livello.
22.SPACCATURA: Se si dice COLLEGA un motivo ci sarà.
23.VIAGGIO: Sicilia del nord
24.LIBRO: Player One di Erners Cline
25.FILM: Easy – un viaggio facile facile di Andrea Magnai
26.CANZONE: Il Conforto di Tiziano Ferro feat Carmen Consoli
27.SPORT: Pedala da fermo
28.RADIO: La volpe che consiglia quando cogliere l’uva
29.MOTTO: Babbo Natale non esiste.
30.PROPOSITO: Resistere.

01 gennaio 2017

Questionario 2016

Ciao Caro Lettore,
   ecco che un altro anno termina ed un altro ha inizio. L'anno appena trascorso è stato pieno di eventi, belli e brutti  che hanno arricchito la mia valigia di tantissimi ricordi.
Come al solito ti lascio il questionario riassuntivo dell'anno appena trascorso sperando che ti faccia ancora piacere leggere un po' della mia storia.

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2016.
2.BEL RICORDO: La compagna dell’anello (e non è un errore ortografico).
3.BRUTTO RICORDO: Una chiacchierata che doveva essere consolatrice e che invece ha portato solo rabbia.
4.POSTI VISTI: Al di là di 4 fusi orari ed un pochino ho visto meraviglie fatte dall’uomo e dalla natura
5.PROFUMO: Spezie piccanti
6.GUSTO: Orientale.
7.TATTO: Una cicatrice che sta nascendo.
8.VISTA: Il sorriso più bello della mia vita
9.UDITO: Un SI che vuol dire musica.
10.INCONTRO: Tante persone speciali che mi hanno mostrato l’umanità che pensavo perduta.
11.CAMBIAMENTO: Ora siamo in due sotto il tetto.
12.RAMMARICO: Che non ci potessero essere tutti nella foto ricordo.
13.DISPIACERE: Che due cari amici presenti nei momenti così così non ci fossero nel momento più bello.
14.LETTO: Notizie dal MONDO.
15.SPAVENTO: Scontro tra tori.
16.GIOIA: Svegliarsi con qualcuno accanto.
17.AUTOMOBILE: Sempre lei, ora la cugina ha preso casa affianco.
18.LAVORO: Lui c’è…. A mancare è chi dovrebbe guidare.
19.PENSIERO RICORRENTE: Cercare di essere focalizzati e più chiari.
20.EVENTO: 10 dicembre 2016 aggiornamento di STATO CIVILE.
21.CONTINUITÀ: Il parcheggio di San Leo.
22.SPACCATURA: Non sempre si può avere tutto.
23.VIAGGIO: Il viaggio in India
24.LIBRO: Quello comprato e non ancora letto, ahimè
25.FILM: The LOBSTER “Un giorno mentre giocava a golf pensò che è più difficile fingere di provare sentimenti che non si hanno che fingere di non provare sentimenti che invece si hanno"
27.SPORT:
28.RADIO: fedele compagna di viaggi casa lavoro e di racconti notturni.
29.MOTTO: Zitto e nuota.
30.PROPOSITO: Migliorare la comunicazione.


09 settembre 2016

Istanti

Scrivere, ecco cosa vorrei fare da tempo e che continuo a rimandare perchè la mia vita si è riempita di tante cose...
Ed ora, in un momento di pausa che mi vede comunque legato alla sedia, in attesa che la scatola che ho davanti estragga il suo vaticinio per la valutazione dell’ennesimo progetto da fare mi trovo a fantasticare guardando fuori dalla finestra uno degli ultimi soli estivi di quest’anno.
Ora dovrei trovare un argomento non troppo personale e banale su cui dire la mia facendo scorrere fiumi di parole come i Jalisse, ed invece vorrei rimanere qui e guardare le parole apparire su questo foglio come gli amici che vengono a trovarti dopo un periodo di assenza. Scambiare con loro quattro chiacchiere e chiedere loro: “come va?”
Fare qualche commento sui luoghi visti e sulle cose fatte in questo tempo che non ci si è frequentati, con quel po’ di dolce malinconia che si portano dietro i bei ricordi di cose che furono.
La scatola sta sputacchiando i suoi numeri e mi riporta nel tempo reale. Ora devo interpretare, come uno sciamano del nuovo millennio, questo fiume di cifre per capire da dove potrebbe arrivare il prossimo branco di bisonti.

Buona vita caro lettore... alle prossime parole in giro.

01 gennaio 2016

Questionario 2015

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2015.
2.BEL RICORDO: L’arrivo di una nuova nipotina.
3.BRUTTO RICORDO: Parole preventive dette per non prendersi troppe responsabilità.
4.POSTI VISTI: Molti, in un viaggio verso SUD pensato dopo un film e regalato da tante persone, alla ricerca di posti che c’erano, che ci sono e che forse non ci saranno più
5.PROFUMO: Di disinfettante.
6.GUSTO: Salumato.
7.TATTO: Carezzevole.
8.VISTA: Mare e Monti.
9.UDITO: Qualcuno che ti chiama e chiede di te.
10.INCONTRO: Incrociato di amici.
11.CAMBIAMENTO: Aver capito cosa significa che nulla è eterno.
12.RAMMARICO: Non aver fatto quella telefonata prima.
13.DISPIACERE: Essere lontano da chi mi è vicino.
14.LETTO: Poco e male.
15.SPAVENTO: Di perdere in un battibaleno una persona cara.
16.GIOIA: Dono di una videomaker in fasce.
17.AUTOMOBILE: Sempre lei, ma con una cugina viaggiatrice.
18.LAVORO: Lui c’è…. A mancare è chi dovrebbe essere di aiuto.
19.PENSIERO RICORRENTE: Cercare di star bene.
20.EVENTO: Annunci di arrivi e di partenze ed anche di qualche ritardo.
21.CONTINUITÀ: Amici vicini e lontani, presenti ed un po’ bigioni.
22.SPACCATURA: In attesa del vaticino dell’uomo del Tubo.
23.VIAGGIO: Un percorso che segue un film, per capire perché siamo il Bel Paese.
24.LIBRO: Quello che faticosamente mi accompagna da mesi e che cerco di convincermi a leggere.
25.FILM: Taxi Teheran. Film semplice che non ti aspetti.
26.CANZONE: Edoardo Bennato Io vorrei che per te
27.SPORT: Thai Chi Chuan
28.RADIO:Sempre con me.
29.MOTTO: Un passo dopo l’altro senza troppa paura.
30.PROPOSITO: Cercare di entrare in quel vestito.

01 gennaio 2015

Questionario 2014


Caro Lettore,
anche il 2014 è trascorso tra mezze stagioni che non esistono più e stagioni che non si sono proprio fatte vedere. I giorni sono passati e dove non è arrivato il sole a scaldare il cuore ci ha pensato una bella maestrina.

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2014.
2.BEL RICORDO: Una mostra fotografica che mi ha regalato un sogno.
3.BRUTTO RICORDO: Una notte di incubi e tormenti che mi ha portato lontano, troppo lontano lasciandomi un po' di paura.
4.POSTI VISTI: Molti, da Est a Ovest, da Sud a Nord, in un viaggio lungo tutta l'Italia.
5.PROFUMO: Di bucato tornando a casa.
6.GUSTO: Trinacriese.
7.TATTO: Morbido da scavare.
8.VISTA: Piena di cose nuove.
9.UDITO: Risate allegre e voci dialettali.
10.INCONTRO: Finalmente quello giusto.
11.CAMBIAMENTO: Uno epocale. Aggiornamento del mio stato sentimentale.
12.RAMMARICO: Aver lasciato qualcosa e forse anche qualcuno indietro.
13.DISPIACERE: Non essere stato in grado di realizzare quello che ora sembra un capriccio.
14.LETTO: Condiviso.
15.SPAVENTO: Di non arrivare in tempo all'aeroporto con l'auto ad uovo.
16.GIOIA: Avere qualcuno a cui augurare il buon giorno.
17.AUTOMOBILE: Sempre la stessa, fedele come un Carabiniere.
18.LAVORO: Pesante, molto pesante con un salto realizzato a metà per la poca rincorsa.
19.PENSIERO RICORRENTE: Quello di aggiungere un'altra lastra dorata sul percorso delle buone intenzioni.
20.EVENTO: Un incontro allargato ed una poesia che mi ha fatto sobbalzare il cuore.
21.CONTINUITÀ: Culinaria a scrocco.
22.SPACCATURA: Incredibile ma vero, la lavatrice funziona.
23.VIAGGIO: Un volo per conoscere meglio chi mi sta accanto.
24.LIBRO: A volteritornano di Niven John, la miglior definizione di Paradiso.
25.FILM: Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente, perché alla fine non siamo così diversi.
26.CANZONE: Pierangelo Bertoli – La prima pioggia
27.SPORT: Divano ad ostacoli.
28.RADIO: Ovunque io vada compagna di viaggio.
29.MOTTO: Tornate sani, tornate amici, arrivate in cima (donato da SteAlto).
30.PROPOSITO: Quello di non farsi prendere troppo dalla malinconia.

10 agosto 2014

Magie


Di nuovo sulla banchina della metropolitana meneghina ad aspettare. Ecco un nuovo inizio uguale al precedente ma con un'altra sceneggiatura. Ora non era solo, ma in compagnia di colei che aveva occupato in un sol colpo gli aridi territori del suo cuore facendone spuntare fiori e colori. Ora sapeva dove andare e con chi e non si sentiva più solo o smarrito.
Nei minuti che il tabellone dava di attesa iniziarono a parlare di come mai si trovassero lì. L'accento della Principessa tradiva origini esotiche di terre vulcaniche. L'eroe cercava di non sembrare troppo curioso o impiccione, mentre si sorprendeva di come fosse facile parlare con lei. I minuti di attesa indicati dal tabellone intanto scendevano a blocchi di mezzi minuti mentre un paio di ondate di ansia colpivano le pareti del cuore del nostro eroe.
La banchina nel frattempo si riempiva in ogni ordine di posto e grado come in un immenso teatro dove il pubblico si recava ad ammirare il passaggio del treno, perché alla fin fine “il treno è sempre il treno” che sia ultraveloce o metropolitano.
Arrivò anche il loro. Si posizionarono in modo da far scendere prima le persone sulle carrozze, come ripeteva da anni il messaggio registrato, per poi poter salire più agevolmente. Con loro salirono un altro centinaio di persone che andarono a saturare ogni spazio libero. I due si ritrovarono così vicini, come si possono trovare due ballerini di tango. Iniziarono così una danza fatta di accelerazione e frenate, intanto che la città scorreva sopra le loro teste che si riempivano di parole.
Arrivarono alla loro fermata, perché per il nostro eroe ormai tutto era da pensare per due. La fermata era quella che gli ricordava gli anni un po' confusi della scuola media, dove le domande superavano di gran lunga le risposte che riusciva a darsi sulla sua vita e sul suo futuro.
Ma questa è una storia che tornerà buona più avanti nella storia ora all'eroe interessa solo prolungare il cammino con la sua dolce Principessa.
Le porte del vagone si aprirono mentre una voce dall'alto annunciava il nome della fermata e la direzione del treno. Scesero con qualche difficoltà facendo lo slalom tra i vari passeggeri che si frapponevano tra loro e l'uscita. Per un attimo il nostro eroe perse di vista la bella Principessa, e quell'attimo gli sembrò portar via una buon parte della sua vita che la fortuna gli rese subito quando vide la Principessa attenderlo poco più avanti.
Lui l'aveva attesa per un intera vita, la sua, ed ora era lei che lo aspettava. Il cuore iniziò a battergli un po' più forte. Lei vedendolo gli sorrise. Se il nostro eroe non si era sbagliato anche lei era sollevata di averlo ritrovato.
Si incamminarono così verso la prima scalata fatta da 34 scalini che li avrebbe portati al livello del mezzanino. Da li, superati i tornelli avrebbero seguito le indicazioni per l'uscita corretta.
Una volta arrivati fuori anche di quella rampa di scale lui si sorprese.
Si sorprendeva sempre quando usciva dalla metropolitana. Gli sembrava sempre una magia quella che lo portava da una parte all'altra della città. Prima era lì ed ora qui. Prima era in una zona ed ora era in un altra. Da quando aveva preso per la prima volta la metropolitana questa cosa lo aveva sempre stupito. Gli aveva sempre fatto pensare che quel luogo racchiudesse un po' di magia. Ed ora un po' di quella magia gli stava regalando l'incontro della sua vita.

12 luglio 2014

Linee colorate


Si trovò in piedi senza sapere come avesse fatto.
L'istinto di sopravvivenza lo spingeva avanti, tra la folla che intasava i corridoi del metrò a quell'ora. Persone di tutti i tipi, provenienza, colore, credo politico o religioso ed orientamenti sessuali si incrociavano in una certa armonia ed uguaglianza sogno realizzato ma effimero del 3° articolo della costituzione.
Lui però in quel momento non pensava affatto ai padri costituenti ma alla bella Principessa che l'aveva riportato a galla. Doveva raggiungerla e trovare un modo per... almeno per parlarle e sentire la sua voce. Il suo cervello stava elaborando milioni di possibilità alla ricerca di una scusa per attaccare bottone senza sembrare troppo imbranato o spaventarla.
Ecco nell'era della comunicazione la cosa più difficile sembrava parlare con un altro essere umano. Con transistor e microchip sembrava tutto più facile ma quando ci si doveva confrontare con un proprio simile le cose non sapeva perché si complicavano. Ma bando alla filosofia, pensò. Doveva trovare una soluzione e la doveva trovare subito.
Il grande sceneggiatore della sua vita allora decise di svegliarsi dal suo torpore e regalargli una scena magari banale ma molto reale. La principessa infatti si fermò davanti ai tabelloni che rappresentavano in maniera schematica le linee della metropolitana. Questi serpentoni colorati e maculati, in cui ogni puntino ha un suo nome. Arterie variopinte che si dipanavano all'interno del corpo della città incrociandosi in maniera studiata nel suo centro per poi diramarsi verso le sue estremità.
Lei cercava di tradurre quelli che per lei erano poco più di geroglifici, o almeno questo sembrava dal suo sguardo. Il nostro super eroe allora si bloccò a pochi passi valutando quale fosse la mossa migliore da mettere in campo in quell'infinita partita a scacchi che qualcuno chiama vita.
Lei estrasse nel frattempo una di quelle cartine pieghevoli che mostrano il profilo della città vista dall'alto dando sfogo alla toponomastica ed ai colori. Intanto si guardava in giro cercando di individuare la stella polare che le indicasse dove fosse il nord.
Lui allora ingoio tutte le sue paure e remore ed avvicinandosi le chiese semplicemente se poteva essere di aiuto.
Lo sceneggiatore pensò che neanche questa volta avrebbe vinto qualche premio internazionale per questa trovata ma a lui forse interessavano altri riconoscimenti e tornò a scrivere sul libro del fato.
Lei lo guardò prima un po' stupita, poi cercò di soppesarlo ed infine con uno sguardo che racchiudeva tutti i colori dell'arcobaleno e della gratitudine gli indicò un punto della cartina rivolgendogli quelle che sarebbero state le prime parole che lui incise nel suo cuore:” Grazie, dovrei andare in zona San Siro”. Assaporò il tono della sua voce che trasportava un che di allegro.
Conosceva bene la zona e come raggiungerla. Tutti gli anni da tesserato della squadra cittadina a qualcosa erano serviti oltre a fargli spargere alternativamente lacrime di gioia e di tristezza. Trovò anche il tempo per ringraziare lo scriba che era addetto alla storia della sua vita (lo sceneggiatore allora si concessa di gongolare per alcuni istanti).
Lui le mostrò le varie possibilità, aggiungendo anche qualche indicazione turistica ed il colpo che sperava decisivo: “ anch'io vado da quelle parte. Se vuoi possiamo fare un pezzo di strada insieme”.
Il pezzo che aveva in mente il nostro super eroe andava da lì fino alla fine del tempo, ma questo la principessa lo ignorava, forse.
Lei sorrise e pronunciando i ringraziamenti del caso feci sì con la testa.
Così si incamminarono verso la banchina da cui sarebbe partito il treno che li avrebbe condotti verso quello che lui sapeva essere il viaggio più importante della sua vita.

20 aprile 2014

Vuoto e Pieno



Era confuso, molto confuso.
Cosa stava succedendo?
Le gambe a malapena lo sorreggevano, ed a dire il vero neanche il resto del corpo era di grande aiuto, così si era ritrovato seduto su una di quelle gelide panchine del metro. Faceva fatica a respirare. Più cercava di inspirare e meno aria entrava nei suoi polmoni. Tutti i pensieri erano ovattati. Aveva la netta sensazione che il suo cervello stesse galleggiando in pessime acque e non si scorgeva nessuna nave all’orizzonte che potesse salvarlo.
Cercava di focalizzare le sue idee, ma non ne aveva. Le lenti di Archimede in questo caso non potevano far un gran che. Non si poteva concentrare il vuoto della sua mente, né dentro se stesso né al di fuori.
Si sarebbe detto in stato catatonico, con le poche funzioni vitali ancora attive ma non era così.
Una piccola parte del suo essere era cosciente del suo stato, solo che non riusciva a trovare la chiave di volta per uscirne. Il suo istinto di sopravvivenza era l’unica parte del suo essere che lo teneva ancora legato alla realtà. Al presente. All’adesso.
Cosa doveva fare? Neanche a questa domanda riusciva rispondere, anzi non riusciva neanche a porsela.
Un naufrago ad un passo dalla disperazione o forse dalla pazzia. Così si sentiva.
Intanto il mondo intorno a lui continuava a girare come se nulla fosse.
I treni passavano, le persone scendevano, altre salivano. I vari annunci si susseguivano, come il chiacchiericcio di fondo dei passeggeri di passaggio. Lui rimaneva intanto immobile, per non sprecare le poche energie che sentiva ancora scorrergli dentro, a scrutare i possibili segnali di una squadra di salvataggio.
Come capita in molti racconti di disastri, ecco che l’eroe si salva per una serie di coincidenze fortuite. In questo caso la coincidenza era stata l’incrocio di sguardi tra lui ed una favolosa principessa, titolo nobiliare assegnato direttamente dall’eroe quando aveva sentito il primo battito di ali di farfalla nel suo stomaco.
E dire che pensava di diventare vegetariano.
La principessa gli passò accanto e prosegui. 
Fu tutto velocissimo.
D'un tratto tutto il suo corpo ricominciò a funzionare. Tutto era tornato in ordine. 
Ma non come era prima.
Meglio.
Le gambe sembravano più reattiva. L’aria profumata. I pensieri si formulavano alla velocità della luce. Capiva tutto, anche quello che gli era rimasto oscuro per tanti anni.
Si sentiva più di un eroe.
Si sentiva un super eroe.

30 marzo 2014

Mancanza


Sono seduto su una delle panchine della fermata del metrò della città che mi ospita. La primavera qui è arrivata solo sul calendario. L'area è fredda come alcuni degli indigeni del luogo. A volte penso che il capitano dei surgelati abbia anche lui residenza qui. Intanto che aspetto l'arrivo del mio treno sento il freddo della giornata che dalla lastra di marmo della seduta della panchina, attraverso la stoffa dei miei pantaloni risalga dalle terga su per la spina dorsale fino alle 7 vertebre cervicali che a fatica sorreggono il capo che sento sempre più pesante con il passare del tempo ed entrare direttamente dentro la mia anima. Il vento gelido che si intrufola nel colletto della giacca poi arriva a dar man forte all'attacco terrestre, tanto che vengo attraversato da un onda di brividi che mi fanno accapponare la pelle.
Alzo il bavero della giacca e provo a stringermela addosso per farla aderire il più possibile e non lasciare parti scoperte ed indifese. Cerco di trattenere tutto il calore prodotto in maniera da auto-sostenermi. Incrocio le braccia sul petto e con un gesto poco elegante infilo le mani sotto le ascelle. Ah finalmente un po' di calore.
La sensazione dura poco perché l'ennesima folata di area gelida preannuncia l'arrivo del treno prima ancora che questo esca dalla galleria.
La metropolitana arriva dopo pochi secondi. Aspetto sino all'ultimo per salire. Mi sento tutto intorpidito ed ho paura di frantumarmi mentre mi muovo verso le porte del convoglio. Non voglio disperdere quel poco di tepore che avevo iniziato ad assaporare. A quest'ora c'è pochissima gente sulla carrozza, e per la prima volta rimpiango l'ora di punta con tutta quella gente che affolla le banchine ed i treni. Mi manca l'effetto stalla che tanto viene rappresentato nei presepi nel periodo natalizio e che ora tornerebbe davvero utile.
Mi manca anche il contatto umano, obbligato dalla mancanza di spazio, con questi estranei. A volte è anche l'unico contatto fisico che ho con un'altra persona nell'arco dell'intera giornata. Mi siedo ed aspetto che le porte si chiudano ed il treno parta. Il mio viaggio ha inizio e finirà dopo 14 fermate. In questo tragitto incrocio pochissimi passeggeri e quasi tutti stranieri. Mi soffermo a guardare un ragazzo di colore con una capigliatura afro che si è seduto difronte a me. Non avrà ancora diciott'anni penso. Porta scarpe da ginnastica bianche con lacci verde fluo. I jeans finto usati fanno da sostegno ad un piumino arancione che lo fa assomigliare ad un naufrago su un gommone in attesa di aiuto. Chi sa se è arrivato in questo paese proprio così. Penso che se io ho freddo chi sa lui che deve essere abituato a climi ben più caldi. Di colpo si diffonde la voce di uno dei rapper che tanto vanno di moda ora tra i giovani. Il ragazzo estrae dalla tasca uno smartphone con una cover che ricorda la bandiera rastafariana e risponde al telefono. Stupito sento che l'accento non ha nulla di esotico ma è uno di quelli tipici di una delle città “operose” del nord est della nazione.
Non ho ancora metabolizzato del tutto che ormai siamo una nazione multietnica. Lo stupore viene sostituito quasi subito da un po' di vergogna per questa mentalità legata a stereotipi arcaici che non vorrei avere, e dal piacere di riscontrare come la vita a volte se ne frega degli stereotipi e delle parole di alcuni personaggi che aizzano all'odio razziale e va avanti lo stesso.
Cerco di non ascoltare la telefonata anche se qualche parola si intreufola nei miei pensieri. Come studiare, compiti e la parola che mi si stampa in mente. MI MANCHI.
Arriva la mia fermata, ma faccio fatica a metterla subito a fuoco. La mia mente si è di colpo ingolfata a sentire quelle parole.
Per fortuna che la parte razionale della mia mente riesce a prendere per un attimo il controllo e con un balzo sono fuori mentre le porte si richiudono alle mie spalle.
Vedo il treno partire con il ragazzo ancora al telefono e mi chiedo a chi avrà detto quelle parole, le stesse che io ho pronunciato qualche ora prima.
Al telefono.
Ad una persona che mi manca.

19 marzo 2014

Grazie per lo sciopero


Grazie per lo sciopero.
Eh si caro Lettore, sono qui a ringraziare per lo sciopero dei mezzi pubblici di oggi. La mia non è ironia e non voglio entrare nel merito che ha portato un intero mondo a scioperare. Il mio grazie è dovuto al fatto che il ridotto orario dei mezzi mi ha permesso di uscire prima dall'ufficio. Arrivare ad un orario umano al parcheggio dove lascio solitamente la macchina. Partire e fermarmi quasi subito. Un mega serpentone di auto che si muove più come una lumaca ha cercato di fagocitarmi. Vedo un piccolo parco alla mia destra ed un parcheggio.
Mi fermo.
Prendo il libro che mi fa compagnia nei viaggi in metropolitana e vado alla ricerca di una panchina su cui sedermi.
Il parco è tutto transennato, ma mamme, nonni, papà e bambini sono comunque lì a giocare e chiacchierare. Sulle transenne e sugli alberi ci sono vari messaggi.
Scopro così che gli abitanti della zona hanno trovato un modo civilissimo per protestare su alcuni lavori (Via d'Acqua), che anch'io trovo del tutto inutili. In quei messaggi ci sono poesie ed aforismi, o solo piccoli pensieri per difendere questo piccolo parco che rischia di essere chiuso per EXPO2015, come riporta uno degli striscioni.
Trovo una anchina e mi siedo. Apro il mio libro ed inizio a leggere. Intanto in lontananza sento il rumore del traffico ed il serpentone crescere. Leggo ed ogni tanto do un'occhiata alla situazione viabilistica. Tutto fermo.
Arrivo così alla fine del libro che il sole ormai è prossimo a finire il suo turno. Ritorno alla macchina. Il traffico sta diminuendo ma è ancora troppo per i miei gusti.
Salgo in macchina e decido di riposarmi un po' pensando ai giorni appena trascorsi ed a quelli che verranno.
Magicamente di colpo il traffico non c'è più.
Decido di partire e di fare un paio di commissioni prima di tornare a casa, così da ridurre ancora l'indice traffico e prendere un paio di regalini al mio papà. Perché sciopero o no, traffico o no un pensierino al babbo non potevo dimenticarmelo.
E tutto questo è stato possibile grazie allo sciopero che mi ha regalato un paio di ore per me, solo per me.
Grazie.