10 maggio 2008

Torino - 12° puntata


Ed eccomi di nuovo davanti alla tastiera ed al monitor del pc a cercare di ricapitolare le cose che sono successe in un'altra settimana di trasferta in quel di Torino.
Tanto per iniziare questa è stata quasi una settimana piena, come on succedeva da tempo tra ponti e festività. Ben quattro giorni e mezzo passati nella città sabauda. Il mezzo che manca è trascorso lottando con la noia ad un vespertino aziendale tenuto in un hotel di Milano.
Ahi, quanto è difficile non sbadigliare quando il capo dei capi attacca a parlare e tu hai dormito solo poche ore...ma andiamo in ordine.

I primi due giorni della settimana trascorrono come sempre. Chini davanti al pc a macinare lavoro e a cercare di sentire ancora il profumo dei giorni trascorsi al lago. Il primo evento che merita di essere raccontato è legato ad un centro commerciale. Martedì si va a fare la spesa. Siamo in due io ed il collega autista. Appena entrati nel centro commerciale, sono uguali in tutta Italia, ci rechiamo al supermercato per fare un po' di scorte. Siccome abbiamo visioni alimentari diverse ci dividiamo e ci diamo appuntamento alle casse. Io, memore dell'esperienza fatta nei supermercati del milanese faccio la mia spesa e vado alle casse a pagare, mettendomi in attesa del mio collega. Davanti a lui c'è una coppia di ragazze, o almeno lo devono essere stata una decina di anni fa, ma a comprare è una sola di loro. La cassiera passa i pochi articoli presi quando la ragazza la blocca. Inizia una breve discussione sul prezzo del tanga... e si lettore, la ragazza impugna un bel tanga nero traslucido e dice che era in offerta, mentre la cassiera risponde qualcosa che non sento, sono troppo rapito da questo tanga che balla senza accompagnatore e dalla faccia imbarazzata dell'amica. Il mio collega, nascosto da occhialoni da sole degni del Billionaire, sogghigna di gusto, come fa quasi tutta la fila che si slunga alle loro spalle. La ragazza a malincuore lascia il prezioso indumento e non curante degli sguardi si allontana scortata dall'amica imbarazzata per entrambe.

Mercoledì è giornata di sfide. Alcuni colleghi hanno organizzato una partita di calcetto. Io declino l'invito per diversi motivi tra cui il principale è che non ho scarpe con cui giocare, e poi i piedi si devono riprendere ancora dalle scarpinate fatte in queste settimane. Faccio quindi da spettatore in compagnia di due colleghe, una bionda ed una bruna tanto che mi fanno pensare alle veline ed io mi sento un po' il Gabibbo della situazione. Comunque guardiamo un po' i colleghi sgambettare dietro al pallone e poi decidiamo che è meglio andare a prendere qualcosa al bar. Questo è il preludio ad una serata fuori al Quadrilatero Romano, zona ricca di locali di Torino.
La serata viene doppiata il giorno seguente quando ricevo una chiamata alle 11 di sera che mi avverte che i miei colleghi mi stanno aspettando per andare a ballare. Accetto volentieri di uscire perchè da quando mi sono trasferito in residence le uscite si sono azzerate e fare vita ufficio casa un po' inizia a pesarmi. Tralascio il racconto della serata e della giungla di persone presenti nel locale. Sarebbero parole già dette.
Il problema nasce venerdì pomeriggio.

Mi sono invitato con il collega a questa riunione aziendale a Milano, il cui organizzatore è la figura più alta in grado a Milano per vari motivi:

primo per essere a Milano presto e poter raggiungere gli amici ad una cena all'ora dell'aperitivo e non del dolce;

secondo per motivi d'immagine aziendale, in certe occasioni bisogna esserci;

terzo motivo per portare alcuni documenti in sede e salutare qualche collega.

La riunione inizia con un pippozzo, come dice il capo, che attacca alla base la parte del mio cervello che si dovrebbe occupare di tenermi sveglio. Combatto con il desiderio di addormentarmi, e le sedie modello invitati non siete graditi mi aiutano. La loro scomodità deve essere stata brevettata.
Non so come, ed a dire il vero non ne sono sicuro, ma arrivo alla fine dell'intervento con gli occhi ancora aperti ed in uno stato di lucidità accettabile. Confido di rilassarmi nella seconda parte della riunione ma il posto libero accanto a me viene occupato dal capo, che cerca di trasmettere in questo modo il concetto che lui è uno di noi. Quindi nuova lotta contro il sonno che questa volta viene aiutata anche dagli argomenti meno noiosi che vengono trattati.
Giungiamo cosi alla fine della riunione che ha sforato come al solito di una buona mezz'ora l'ora di fine. Saluto tutti velocemente e scappo alla ricerca di un po' di vita, di quella che mi sembra ogni tanto rubata dal lavoro, gli impegni e gli altri mille casini in cui vado ad impegolarmi.

Nella prossima puntata si parlerà di...

04 maggio 2008

Torino - 11° puntata


Chi sa se qualche lettore si è preoccupato non vedendo apparire il resoconto della settimana di trasferta.
Preoccupati caro lettore perchè le cose importanti son ben altre...scherzo ovviamente.

In questi giorni passati, dove nuove persone sono state investite di cariche importanti, anche nel mio piccolo mondo lavorativo ci sono state piccole rivoluzioni.
Dopo un mese di frequenti assenze la responsabile del team ha annunciato l'entrata in maternità anticipata. Al giubilo e festa nel alzare i calici, metaforici, della festa si è anche aggiunta, ahimè un po' di preoccupazione per quanto riguarda il lavoro. Perchè ora da tre persone siamo rimaste in due, le meno esperte, e la prima data di consegna è lì che si può toccare.
In questi casi lamentarsi serve a poco. Ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo lavorato ancora più sodo, anche se io avevo dei dubbi sulla capacità di fare ancora di più. Comunque tolti alcuni piccoli errorini dovuti alla stanchezza, beccati dei rimproveri ingiusti con grande savuar fair e mettendo da parte lo Zidane che voleva risolvere la situazione a suo modo, siamo arrivati alla fine.
Quasi impensabile, ma alle 18:00 di mercoledì avevamo quasi finito. Il mio collega, essendo il nuovo team leader doveva solo inviare la mail per la conferma del caricamento dei dati.
Non ci sono stati eventi mondani rilevanti, la settimana è stata davvero breve, ma in compenso sono riuscito a rimettere in campo un altro super potere, che credevo ormai perso: la super GAFFE.

Vado in breve a spiegare cosa è successo: siamo ormai agli ultimi giorni del mese e devo presentare la Nota spese riguardante l'intero mese di Aprile, e siccome si tratta di soldini sono molto sensibile all'argomento, ed essendo miei sono più sensibile di Madre Teresa con i malati.
Compilo la mia bella paginetta nella intranet aziendale, quando scopro che il sistema blocca il caricamento dei dati relativi ai miei ultimi giorni in albergo. Ed adesso cosa faccio? Provo a rintracciare Una delle tre persone che lavorano in amministrazione. Alla prima chiamata, la centralinista, mi dice che non c'è nessuno in ufficio e che probabilmente sono alla macchinetta del caffè. Va bene provo dopo.
Riprovo e ciccia di nuovo.
Ormai mi sto innervosendo. Devo chiudere questa cosa al più presto ed ho ancora da attendere il buon esito dei caricamenti lanciati. Candidamente, al terzo tentativo chiedo alla segretaria se mi può passare la nuova collega, che preciso ho visto solo un paio di volte di sfuggita passando dall'ufficio, che si occupa del controllo delle presenze, non si sa mai che mi possa aiutare. Dall'altra parte del telefono, in un altra regione, sento arrivare un NO sbalordito ed incredulo, un NO da “stai scherzando, VERO?”. Io all'inizio resto ammutolito e non capisco. Quando arriva in mio aiuto la voce del narratore che sembra moltissimo quella della segretaria, oltre a provenire stranamente dala cornetta del telefono che tengo in mano, che mi fa notare che la collega in questione è audiolesa, anche se lei ha usato altre parole.
Io mi scuso, sentendomi mortificato e riprometto di scrivere una mail per chiedere aiuto.

Ecco, ricapitolando il filone dei cinque sensi gaffeur ho:
  • Chiesto l'ora ad un cieco;
  • Mi sono proposto di dare una mano ad un monco;
  • Ho chiesto di parlare al telefono ad un sordo.
Santo Mike da Bongiorno proteggimi tu!!!

Nella prossima puntata si parlerà di...

28 aprile 2008

Carrom


Quanti di voi sanno di cosa si tratta? È un gioco da tavola molto antico, originario dell'India, chiamato anche biliardo da dita; lo scopo del gioco è imbucare le proprie pedine negli angoli colpendole con una pedina apposita.
Per me è stata una buona scusa per rivedere alcuni amici.
Sabato sera, da un invito dell’Incolpevole, la cui Vittoria gli ha fatto conoscere questo sport in una di quelle notti in cui neanche la pappa bastava per farla addormentare, e di notte i famosi sport “minori” la fanno da padroni. Il Se Pur Bravo si è così appassionato a questo sport.
Così è nata l’idea di provare a giocare ed ha coinvolto un po’ di amici.
L’Incolpevole si è quindi attivato per carpirne i segreti ed i luoghi dove si tengono gli incontri, e così ha organizzato una serata in fuga dalla vita familiare, dagli impegni quotidiani ed ha inventato questa serata sportiva.
L’atmosfera, arrivati all’oratorio che ospita il torneo, è molto familiare. In pochi secondi veniamo trattati come vecchi amici dagli organizzatori, tanto che ci sediamo tutti intorno al tavolo e mangiamo pizza come capita spesso di fare in famiglia quando non si ha voglia di cucinare.
Oltre a me ed al Se Pur Bravo c’erano: Pipi, D’v’d e Pippo, a condividere l’esperienza di partecipare ad un torneo nazionale di Carrom, si perché non so come, ma siamo finiti a disputare un torneo riconosciuto a livello nazionale.
Mentre stiamo ancora banchettando arrivano alla spicciolata i vari iscritti al gioco.
Tra i 25 partecipanti, ci sono anche dei ragazzi Indiani, per cui questo è un gioco classico come da noi è quello del pallone. Gentilmente ci spiegano le regole del gioco (tranne l’incolpevole, io e gli altri non sappiamo assolutamente nulla del gioco, tanto che ignoriamo qual è il nome corretto di questo gioco), con il sorriso sul viso, mentre noi cerchiamo in tutti i modi di capire come si devono tenere le dita per giocare e facciamo facce concentratissime. Io osservo e cerco di carpire i loro trucchi e le varie tecniche di gioco, solo che quello che per loro è banale per me sembra impossibile. Gli esperti continuano a sorridere e ci spronano a tentare, spiegandoci di volta in volta le regole ed i trucchi in una bellissima atmosfera decubertiana. Questo dimostra una volta di più che lo sport è un buon mezzo per avvicinare i popoli.
Va da se che nel gruppo di partecipanti ci siano anche: i soliti esaltati; quelli che sono li per caso; chi cerca di curarsi dalla dipendenza da Xbox o WII etc. che ha sviluppato dita fortissime; bambini e papà che cercano un punto d’incontro. Un'unica ragazza, forse ragazza lo sarà tra quattro o cinque anni, che per la cronaca si è classificata meglio di tutti noi ed ha elargito volentieri i suoi consigli, soprattutto ad uno di noi.
Le regole del gioco sono molto semplici: ci sono nove pedine chiare e nove scure, una pedina rossa chiamata REGINA, un tavolo quadrato con quattro buchi agli angoli. Bisogna, con l’utilizzo di una pedina chiamata Striker, mandare in buca le pedine del proprio colore, oltre alla Regina che non può essere né la prima né l’ultima pedina ad essere imbucata, oltre al fatto che una volta insaccata va confermata imbucandone una del proprio colore, altrimenti la REGINA torna in gioco. Tre punti se insacchi la REGINA ed un punto per ogni pedina dell’avversario che c’è sul tavolo alla fine del gioco. Si vince a 25. Per permettere a tutti di giocare, esiste anche un limite di tempo: 35 Minuti; e credetemi che per i novellini, come me, non sono sufficienti ad imbucare tutte le pedine.
La classifica, al contrario, è un insieme di formule adattative e coefficienti correttivi, roba da Fourier per intenderci. Questa viene aggiornata ad ogni turno, perché la classifica comanda anche gli incontri, cioè i più bravi giocano con i più bravi ed i più incapaci tra loro, così che ci si scontri sempre con persone del proprio livello. Alla fine abbiamo quasi giocato sempre tra di noi.
Alla fine abbiamo provato a capire come venisse stilata la classifica, ma alcuni fattori ci sono rimasti oscuri.
Non abbiamo vinto nulla, tranne che una bella serata in compagnia, e forse questo è il premio più bello.
Grazie Incolpevole per la bella serata.

27 aprile 2008

25 Aprile 2008


Questa mattina mi sono svegliato ancora stanco, eppure ho dormito molto più del solito.
Le gambe mi facevano ancora un po' male a seguito della scampagnata in montagna di venerdì pomeriggio.
Eh sì! Venerdì pomeriggio io ed un amico abbiamo onorato una gita fatta il secolo scorso; ritornando su un sentiero che ci aveva regalato la conoscenza di un bel rifugio e di una famiglia molto ospitale, che ci ha coccolato durante il nostro soggiorno in località Terz'Alpe. Questa gita rimarrà famosa per la mia totale impreparazione e l'organizzazione all'ultimo momento.
Il mio amico, che in alcuni momenti penso mi odii perchè mi mette in situazioni in cui sento vicino la mano della morte, la prima volta mi aveva parlato di un agriturismo molto economico e non tanto lontano, tralasciando però di dirmi: che si trovava alla fine di un sentiero di montagna, di cui entrambi ignoravamo l'esistenza. Fu così che partì con una bella borsa a tracolla e scarpe non proprio adatte e che iniziò un intenso scambio di battute con la signora di nero vestita.
Per non farsi mancare nulla sul cammino incontrammo: uno scout che cercava un modo naturale per avvicinarsi ai suoi sogni, come il più celebre Marco Polo raccontò nel suo Milione; ed un po' di pioggierellina per rendere più agevole l'ascesa. Tenuto conto che arrivammo su che era già buio, bagnati ed infreddoliti, ma vivi ci andò piuttosto bene. Per fortuna la famiglia che gestiva il rifugio ci accolse come poveri viandanti capendo subito la nostra inesperienza e riscaldandoci con la loro ospitalità.
Quella fu una gita bellissima che ha lasciato un bel ricordo e che prima o poi si era detto di ripetere.
Questa volta ero un po' più preparato, peccato che il mio super potere di perdermi ovunque unito alla memoria fotografica sfocata del mio socio di avventura ci abbiano portato lungo il sentiero sbagliato. Così che, una piccola gita che doveva vederci giungere per l'ora della merenda al rifugio, si è trasformata in un viaggio mistico. Ad un certo punto ho invocato un segno dal cielo che mi rincuorasse e mi desse la forza di andare avanti. ed in quel preciso momento il cellulare, croce e delizia di questa epoca di comunicazione virtuale, ha deciso di squillare. Va precisato che in tutta la valle ci saranno si e no tre punti dove c'è segnale facendone un luogo ideale per il relax. Comunque al telefono era un amico che voleva sapere che fine avessimo fatto. Quattro battute così per avere il tempo di recuperare fiato e battiti cardiaci da utilizzare su quell'erta salita e siamo ripartiti.
Alla fine della salita, un cartello indicava che il rifugio tanto agognato si trovava a quaranta minuti di cammino, ma per fortuna verso valle.
Ennesima sosta sputa smog dai polmoni e rinfrancati siamo partiti alla volta del rifugio, con la speranza di arrivare prima che si facesse buio e di trovare di che rifocillarci.
La discesa, molto meno impegnativa, è stata allora rallegrata da canti adatti alla ricorrenza storica ed al luogo, anche se al dire il vero due stonati come noi giusto in un luogo isolato possono cantare senza ricevere improperi od ortaggi.
La fame ha accecato il mio collega di ventura portandolo a seguire il sentiero più breve e facendoci caracollare giù come le caprette di Heidì. Potere della fame.
Giunti al rifugio, dopo una sciacquatina rinfrescante, ci siamo messi a tavola ed abbiamo iniziato a banchettare con i prodotti dell'agriturismo a cui abbiamo fatto onore. Visto che comunque saremo dovuti scendere con il buio, abbiamo deciso di cenare con gli ospiti che erano di ritorno dalle loro escursioni. Si è fatta subito amicizia con una famiglia di Milano, che poi ci ha gentilmente ospitato al suo tavolo.
Rifocillati a dovere e con la giusta quantità di “spirito” nel sangue ci siamo incamminati per il sentiero giusto.
Il cielo di notte ha tutto un altro aspetto se si guarda da una piccola radura che si apre nel bosco, e la città a valle che ci aspetta sembra un piccolo presepe quando fa la sua apparizione dopo una curva.
Mi sembra di essere stato catapultato indietro nel tempo, agli inizi dello scorso secolo. Ma il pensiero dura poco, le luci elettriche sono sempre più vicine. Arriviamo nel paese che sembra deserto, e se non fosse per un auto che passa piano lungo le stradine che circondano le case rurali, forse sentirei ancora la sensazione del viaggio nel tempo.
La macchina ci aspetta nel parcheggio vicino alla statale.
Prima di salire però cerco la strada fatta, ma questa si cela tra le fronde degli alberi, come i tesori in fondo al mare.

per chi volesse avere più informazioni sul rifugio: Terz'Alpe

26 aprile 2008

Torino - 10° puntata


E siamo arrivati così alla fine anche della decima settimana di trasferta. Caro lettore spero che tu non ti sia già annoiato di sentir raccontare le mie avventure torinesi, anche se per essere preciso a questo giro dovrei dire borgaresi. Eh sì, questa settimana ho lavorato direttamente nello stabilimento principale dell'azienda per cui sto seguendo il progetto d'implementazione di SAP. quindi un ritorno al contatto diretto con l'utente.

Ma partiamo dall'inizio.

La prima novità è che questa settimana ha visto il sottoscritto fare uso dell'auto propria per permettere i trasferimenti da Torino a Borgaro. Questo a fatto sì che partissi in solitaria domenica sera, accompagnato da un bel acquazzone per rendere più movimentato il viaggio e non farmi annoiare.

Il paesaggio è completamente diverso se si guarda dal punto di vista del guidatore e soprattutto dalla terza corsia, ma quella di destra e non quella preferita dal mio collega pilota. Torino domenica sera era deserta, quasi sicuramente perchè tutti erano davanti ai teleschermi o allo Stadio a vedere il big match Torino-Inter, così con zero traffico ci ho messo un attimo ad arrivare dall'uscita della tangenziale al residence. Lì è stato un po' più complicato scaricare il piccolo trasloco che avevo messo in piedi per rendere il mio soggiorno torinese più comodo.

Come già anticipato questa settimana sono stato sempre a Borgaro, dove ci hanno dato come punto di appoggio la stanza dei revisori, poco più di una cabina armadio dove c'è un tavolo e quattro sedie scartate anche dalla discarica del paese. Il paesaggio che faceva da sfondo alla finestra era per lo più riempito da aerei in atterraggio all'aeroporto di Caselle, mentre dal cortile provenivano i rumori dei lavori per mettere a norma lo stabile dal punto di vista del rischio incendi; problematica molto sentita in questo periodo a Torino. I lavori di scavo per la creazione di una enorme vasca d'acqua per ora hanno comportato: l'abbattimento dell'unico albero presente nel cortile, che rendeva meno squallido il luogo; la tranciatura dei cavi della telefonia, facendo si che non ci potesse essere comunicazione con il mondo esterno se non tramite etere; ed infine per rendere più vivibile lo stabile la rottura delle condotte dell'acqua per cui siamo restati tutti senza poter usare i bagni per un giorno intero, tanto che sono aumentati in maniera vertiginosa i consumi di caffè e succhi nei bar della zona.

Questi nuovi utenti hanno una mentalità leggermente differente dalle arpie che mi telefonavano prima. loro sono molto più vicini ad una concezione un po' più statale. alle 17:30 scompaiono tutti in un batter d'occhio, tanto che ho pensato che fosse successo qualcosa quando sono uscito dall'ufficio alle 17:29 per rientrarci alle 17:31. In due minuti dalle loro postazioni al pc si erano dileguati.
Potrei continuare a parlare di questi nuovi utenti, ma aspetto i prossimi mesi, quando li conoscerò un po' meglio ed il mio giudizio potrà essere confutato da prove concrete.

L'evento mondano di questa settimana è stata la cena indetta dal nostro manager di progetto che ha visto riunite tutte è sette le persone che lavorano sull'area di Torino. Una cena per fare ritrovarsi, chiacchierare, fare un po' di team building, come dicono gli esperti di HR (altra sigla di moda).
Il solito discorso del capo a sottolineare che siamo bravi ma che dobbiamo dare di più, che ci sono buone possibilità, ma che ci dobbiamo fare il mazzo e via dicendo. Ognuno a poi dato il suo parere e le sue opinioni sul progetto su cui si trovava. Insomma le solite chiacchiere.
Il ristorante pizzeria in compensa ha dato spunti per una bella serie di risate. Un cameriere inciampando ha rotto un piatto in testa ad una commensale, tipo scenetta delle comiche; è passato il sosia di Mazzarri allenatore della Sampdoria; camerieri un po' caciaroni; una donna urlante che gridava di tutto e che è stata portata gentilmente fuori dal capo sala, e che probabilmente aveva bisogno di avere a che fare con un altro tipo di capo sala. La serata è comunque trascorsa bene, ma il colpo di scena si è visto al momento del conto. Il cameriere ha lasciato la ricevuta all'inizio del tavolo, e poi con la forza del pensiero della maggior parte dei commensali è stato fatto lievitare sino al Manager, noto per la sua taccagneria, che ha pagato e che sicuramente finirà nella sua nota spese.

Ma una cena scroccata è sempre una cena scroccata.


Nella prossima puntata si parlerà di...

19 aprile 2008

Torino - 9° puntata

Ed eccomi di nuovo seduto a pigiare bottoni sulla tastiera per raccontare di un'altra settimana in trasferta.
Questa è stata la settimana più bagnata passata sino ad ora a Torino. E' iniziata con un lunedì sotto la pioggia sin dalla partenza, che è avvenuta in treno. Sì in treno. Il mio collega autista aveva degli impegni ed io, da bravo ex pendolare ho preso il treno per recarmi in ufficio. Il vagone su cui sono salito raccoglieva uno spaccato delle persone che prendono il treno la mattina. Lavoratori che vanno a lavorare e altri che tornano a casa per il meritato riposo, turisti in fuga dalla propria città in un'altra città, studenti, e semplici viaggiatori.
Sono fortunato è riesco a trovare un posto a sedere. Lungo il viaggio a farmi compagnia un buon libro ed il paesaggio che scorre al di là del finestrino. Il treno è molto più “silenzioso” della metrò. la gente si fa mediamente i fatti propri in silenzio per non disturbare troppo i viaggiatori che riescono a dormire sulle “poltroncine” che riempiono il vagone.

Arrivato con un lieve ritardo a Torino, il treno aveva mangiato troppo in una delle stazioni probabilmente perchè la voce che usciva dagli interfoni ha detto che per problemi di linea si era costretti a viaggiare a rilento. Comunque arrivato in stazione ho utilizzato il mio super orientamento per sbagliare ben quattro volte la fermata del bus. Alla fine una serie di brave persone mi ha indicato dove avrei dovuto attendere il mezzo pubblico. Per inteso era a due passi dall'uscita principale della stazione.
Arrivo in ufficio e scopro che hanno anticipato alcune scadenze, quindi subito a lavorare di brutto mentre dio pluvio, dopo avermi permesso di arrivare asciutto in ufficio, regala litri e litri di pioggia a tutta la città. Qualcuno deve essersi dimenticato che è primavera ed ha lasciato la regolazione del tempo su autunno. Freddo e pioggia per tutta la giornata.
Non facciamo troppo gli inglesi e vediamo se riusciamo a parlar anche di altro oltre il tempo.

L'anticipo delle scadenze ha aumentato di molto la pressione in ufficio, oltre a portare i nervi dei capi a fior di pelle. Per fortuna che invece di prendersela con noi poveri operai in colletto bianco hanno iniziato a farsi la guerra tra loro...aspetta, aspetta. Fortuna un bel corno. Loro litigano e noi siamo le vittime innocenti, costretti a subire le loro ripicche, vedi dati arrivati in ritardo e risposte a semplici domande che viaggiano a velocità ridotta. Tutto questo a fatto si che venerdì si accumulasse tutto, ed il sogno di andar via in tempo per arrivare a Milano e godersi la serata con gli amici sfuma.
Va bhè basta parlare di lavoro.

Ho già parlato del mio super orientamento, vero? Ok. A questo giro, grazie al suo uso, ho scoperto che il parco dove avevo corso settimana scorsa è molto, ma molto, più grande di quanto immaginassi. Fate conto che ci sono anche due laghetti, settimana scorsa ne avevo visto solo uno. un paio di ponti che non avevo notato ed anche un sacco di gente che la scorsa settimana non c'era.
Comunque riesco, in una finestra di bel tempo, a fare la mia solita corsettina, che mai come questa settimana è servita a cancellare un po' di stress.
Altro evento è stato l'anatema di UDP, scherzo, che ha fatto collezionare al mio collega: una multa, problemi alla pompa di iniezione che ha rallentato ulteriormente il nostro viaggio di ritorno, traffico che non gli ha permesso di attaccare il record tragitto Torino-Milano, oltre a farlo giungere in ritardo ad un appuntamento milanese.
L'evento mondano è saltato a causa dello scazzo di fondo che il temo ha trasmesso un po' a tutti ed è stato rimandato a settimana prossima. Per fortuna perchè non so se avrei sopportato anche una serata al solito locale ballerino.


Nella prossima puntata si parlerà di...

12 aprile 2008

Torino - 8° puntata


Buon Voto a tutti.

Eccoci nuovamente a cavalcare le parole per raccontare un'altra settimana in trasferta.
Questa settimana inizia con una grande novità: passo da alloggiare in albergo ad una comoda stanza in un residence.
COMODA?!?
Aspettate che vi racconto.

Il residence è incastrato in un centro fitness, con campetti di calcetto, palestra, campi di squash e piscina. Si trova a Torino nord, e dista circa cinque minuti in auto dall'ufficio, se ha guidare è il mio collega. Con una guida normale e rispettosa del codice stradale ci vogliono circa dieci minuti, a cui vanno aggiunti circa trenta minuti per trovare parcheggio. Quindi è finita la pacchia di passare dalla camera all'ufficio in trenta secondi.

Arrivato al residence perdo quaranta minuti per dare i dati alla receptionista (trentacinque minuti per stampare la scheda presenza, che comunque non è riuscita a stampare rimandando a domani quando ci sarà il marito). Scopro che la mia stanza è al piano terra, proprio di fianco a quello del portiere di notte, con la finestra che dal sul parcheggio regno di gatti randagi con un inebriante profumo di cloro nel corridoio. Quindi finestre chiuse sempre e tende tirate. Ok, non iniziamo subito a lamentarci. la stanza è comunque spaziosa anche se noto che le cose sono tutte posizionate un po' in basso. Questa cosa doveva insospettirmi.
Il bagno molto spazioso è attrezzato per portatori di handicap. Quindi water modello K2 con maniglioni antipanico in caso che qualche stronzo ti attacchi alle spalle; piatto doccia piano, o meglio: c'è un buco nel pavimento in una zona delimitata da una tendina, antibagno con lavandino e specchio con cui potrei radermi perfettamente l'ombelico, ma che diventa molto scomodo al momento di passare il rasoio sul viso.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensiamo positivo.

Svuoto la valigia e mi preparo a cucinare. si la stanza è fornita di un armadio cucina. Un po' di pasta al pesto ed una mela. sono troppo stanco per lanciarmi a fare di più. Finalmente mi sdraio a guardare un po' di tv quando al piano di sopra inizia la lezione di aerobica/gag/stepper/ o che cavolo fosse, comunque sento questo rumore di carica di passi.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Non faranno lezione tutti i giorni, e poi magari mi iscrivo in palestra ed il problema è risolto.
Mi addormento.
La mattina inizia con un po' di freddo in stanza. Va bhè non lamentiamoci. Pensa positivo.
Vado a farmi la doccia. I miei colleghi mi parlavano di docce bellissime con addirittura l'idromassaggio ed il blocco per la temperatura, questa sembra una di quelle docce da campeggio.

Va bhè non lamentiamoci sempre . Pensa positivo.

L'acqua calda risveglia la circolazione e toglie un po' della tensione accumulata. Tiro la tenda della doccia, e sorpresa!!! Il bagno è allagato, e l'acqua, modello BLOB, si sta lanciando verso la stanza. Corro a tirar su tutto quello che avevo appoggiato per terra ed a chiamare la receptoin (nei residence si chiama così, nel resto delle case si dice portineria). Scende l'uomo tutto fare, di origini esotiche che ha un modo di parlare che ricorda molto un comico di Zelig, armato di cacciavite per sistemare lo scarico. Vede la scena e chiede a me cosa sia successo. Io gli dico che mi sono solo fatto la doccia. Corre quindi a prendere secchio e straccio, ma si rende subito conto che ci vuole uno strumento più potente per arginare questo piccolo lago.
Mi vesto e vado alla reception a lamentarmi. Il portiere, eh sì perchè alla fine è solo un portiere, si scusa e mi promette un pronto intervento per sistemare lo scarico della doccia.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Vado a fare colazione e poi mi preparo per la giornata di lavoro.
Questa settimana mi ritrovo solo ad affrontare tutti i casini della mia area. Il team è decimato. Il bollettino recita: Un malato ed uno a fare training agli utenti. Così mi tocca fare triplo lavoro, con il pensiero che torna sporadicamente al problema doccia.
Arrivata la sera, e tornato al mio alloggio, mi cambio e vado a fare una corsetta per scaricare lo stress. Vicino al residence c'è un bel parco, ideale per correre sino a quando c'è luce, poi si popola di strani personaggi che parlano lingue a me sconosciute, che mi consigliano di terminare la mia sessione in zone urbane. Più inquinate, ma anche più illuminate, sul sicuro non mi esprimerei.
Pasto frugale e vado verso la doccia. Una vocina mi consiglia di rimandare a domani, tanto le lenzuola del letto le cambiano. Ok. vado a nanna.
Mi sveglio e vado in bagno. La doccia è lì e non sembra sia cambiata da ieri.

Va bhè non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Mi faccio la doccia, stando attento ad usare poca acqua ed a non tappare lo scarico con la ciabatta.
Risultato, Nuovamente bagno allagato, io che tiro su le cose e chiamo il portiere. Nuovamente l'uomo tutto fare che scende, guarda si scusa e lavora di spazzettone.
Salgo nuovamente dal portiere. Si scusa anche lui e mi assicura che mi verrà cambiata stanza.
Quindi faccio colazione velocemente e ri-invaligio in maniera che l'omino tutto fare faccia il trasloco.
Solita giornata incasinata, ma sono fiducioso e non vedo l'ora di vedere la nuova stanza.
Arrivo e scopro che la mia azienda non ha dato l'ok per il mio trasferimento a causa di un piccolo sovrapprezzo. Ok, non lamentiamoci sempre. Pensa positivo.

Pensa positivo un corno ed iniziamo a lamentarci.

Chiamo il mio capo ed inizia a gridargli che se non mi fa cambiare stanza al più presto, me ne torno in albergo. Lui scende giù dal pere, dicendo che non sapeva nulla del problema della camera, e che la segretaria gli aveva detto che la cosa non era urgente. Io mi sfogo per altri 5 minuti, di cui quattro e mezzo al telefono muto perchè è caduta la comunicazione. Comunque il capo mi assicura che risolverà tutto in mattinata. Mangio ed esco. Non riesco a sopportare il TUM TUM sul soffitto. Vado a vedere di calmarmi un po' girando per Torino e cercando di pensare ad altro.

Nuovo giorno e nuovo allagamento. Ormai me la prendo con comodo, la roba è tutta al sicuro, e lascio che l'acqua purifichi nuovamente la stanza. Ecco il lato positivo è che mi puliscono la camera ogni giorno. Chiamo, l'omino scende, salgo dal portiere che mi rassicura che appena arriva l'ok dalla società per cui lavoro mi sposteranno.
Arrivato in ufficio chiamo subito la segretaria, facendole una scenata e raccomandandole di risolvere il problema delle autorizzazioni al più presto e di darmene notizia.
Dopo dieci minuti mi richiama dicendomi che tutto è risolto così mi posso scusare per il tono che ho usato prima, e spiegandole che per me il problema dell'allagamento della camera era urgente.
Meno fiducioso degli altri giorni inizio a pensare a possibili rappresaglie. Ad esempio potrei creare un nuovo affluente del Po'. Un bel canale con la sorgente situata nel bagno della camera- Vuoi vedere risolvo anche il problema dei gatti randagi e fornisco anche un servizio di lavaggio delle auto nel parcheggio? Non è poi una cattiva idea.
Tornato al residence, il portiere mi accoglie con un sorriso e mi da le chiavi della mia nuova camera.

La camera è al secondo piano, con una bella vista, nessuno sopra a bruciare calorie, il bagno, un po' più piccolo ma con una signora doccia. Mobili ad altezza normale ed addirittura una piccola stufetta in bagno ed una in camera. Passo la serata a mangiar fragole ed a customizzare il televisore.
Per inciso ho chiamato due volte il portiere per farmi cambiare le pile del telecomando e farmi spiegare il funzionamento delle luci (in questa stanza c'è un lettore di schede che abilita l'impianto di illuminazione e che non c'era nell'altra stanza).
Giusto per rompere i c...

Ecco un bel post di lamentele. Sembra la settimana di Bertoldo, a cui capitava sempre qualcosa.
Comunque è bene tutto quello che finisce bene.

Nella prossima puntata si parlerà di ....

05 aprile 2008

Torino - 7° puntata



Caro lettore non so se tu ti sia già annoiato di leggere le mie avventure torinesi, spero proprio di no, visto che la trasferta nella città dell'auto italiana durerà ancora un po'.
Questa che è appena trascorsa è un'altra settimana corta, i primi due giorni li ho trascorsi nella sede della società per cui lavoro, a Milano, per vari incontri ufficiali ed ufficiosi. E' stato bello rivedere i vecchi colleghi e conoscere i nuovi entrati. In quell'atmosfera di ritorno a casa dopo la lunga assenza. C'è quella strana atmosfera, quella sensazione che ti prende quando torni in quei luoghi dove hai passato una parte della tua vita e vedi che la scenografia è rimasta la stessa, gli attori sono pressapoco gli stessi, è solo cambiato leggermente il copione. Ora non sei più il personaggio principale della storia ma solo una comparsa...AIUTO - S.O.S. - MAYDAY sono un attore di soap opera e mi credevo un consulente. Non è possibile!!!
A parte gli scherzi, in questo periodo si sono formate nuove alchimie in ufficio ed io ne sono estraneo. Non sono più un pezzo di quell'ingranaggio. Ecco mi sono sentito come quando torni a scuola dopo essere stato a casa a curarti il morbillo, sono rimasto indietro e devo recuperare per tornare alla pari. Per fortuna che è bastato poco per tornare in gruppo.
Questa settimana corta è caratterizzata anche dal fatto che è stata l'ultima in cui ho soggiornato in albergo. Dalla prossima settimana dovrei avere una stanza nello stesso residence degli altri trasfertisti della mia società. Almeno per il mese di Aprile e poi si vedrà. Quindi ho salutato la mia trattoria preferita, il controllare dall'ufficio la mia camera, che ha questo giro era nuovamente della serie pornocamera, ma in versione cabina armadio. Sarà che mi ero abituato alla famigliare, ma questa volta era veramente mignon.
Lo so, mi lamento sempre, ma in fin dei conti è questo che mi fa sentir vivo ed apprezzare di più le piccole cose che funzionano, come le splendide giornate che ho visto passare dalla finestra del quinto piano, o il sorriso della brunetta a colazione. Ma cavoli non la potevo incontrare prima...la solita fortuna.
L'evento mondano è un revival di una serata già raccontata. Aperitivo in questo locale da consulenti e vecchie fatalone, che cercano con il look da ragazzina di nasconder il passare del tempo. Ma com'è che per uscire a prender un aperitivo con gli amici c'è gente che si veste come il dì di festa? Io con un look più adatto ad una birra ed un panino, vengo guardato con far strano dagli habituè... ci manca solo di sentire "Eh si, ora anche l'operaio vuole un figlio Dottore", prego INGEGNERE (con gli anni di sacrifici che mi è costato il titolo, neanche ci fosse stata una triade a remare contro).
Ecco la fauna di questo locale, di proprietà si dice di un giocatore della nazionale di calcio che ora corre sul manto erboso di un campo catalano, è uno spettro del terziario nazionale.
C'è per l'appunto il consulente, l'impiegato, il manager o direttore, il pr. Tutti in completo giacca e cravatta, e cavoli con quello che mi son costati fammeli sfruttare anche fuori dall'ufficio, anche perchè in valigia ho messo solo questi, oppure trasandati chic, con magliette griffate e pantaloni con doppio cavallo (uno normale ed uno sullo scontrino che ha fatto lievitare il prezzo più dei crakers), perchè è più trendy. Tutti che cercano di stordirsi con miscugli di super alcolici, o bottiglie di birra che fa più rude, per trovare il coraggio di abbordare queste Amerigo Vespucci della vita, oppure per dimenticarle.
Signorotte con abiti che non farebbero mettere alle proprie figlie, acconciature che arrivano a toccare le treccine alla pippi calze lunghe. Ammiccamenti ad ogni rolex che passa, perchè a volte è l'accessorio che fa la differenza.
Tutti che si lanciano sul buffet intasando la piccola zona dell'ingresso, dove il genio dell'arredatore ha messo anche la cassa. Sembra di essere alla distribuzione di viveri in un paese del terzo mondo. Gli sguardi famelici sono gli stessi anche se l'aspetto è molto diverso. Ad ogni arrivo di nuovo cibo, la gente si accalca, spinge, sgomita. Ed una volta riempito il piatto, come animali della savana cercano un posto tranquillo dove ingurgitare questo mix di sapori per poter tornare nuovamente alla carica per un secondo, terzo, quarto... assalto. Intanto i cocktail si fanno più colorati, i sorrisi più liberi e l'alcool abbassa le barriere, peccato che molti ne abbiano dovuto ingerire così tanto per sembrare persone normali che ora sembrano ubriaconi.
Questa sbornia di "umanità" mi fa rinunciare alla discoteca per un più confortevole letto e magari un po' di televisione che mi accompagni nel regno di Morfeo.
Nella prossima puntata si parlerà di...

29 marzo 2008

Torino - 6° puntata


Ed eccoci ad una nuova puntata delle mie emozionanti avventure a Torino.
Questa volta vi vorrei parlare del principio, dell'inizio, dell'alba del giorno...non vi preoccupate, non si tratta di dissertazioni filosofiche, ma solo di colazione.
Il mio albergo a tre stelle, con camere a tre lati, offre una colazione a buffet.
Peccato che molti interpretino male quanto scritto: a buffet non è un errore del tipografo od un modo esotico per dire abbuffatevi.
Io resto fedele alla classica colazione dolce, nel senso che non riesco a mangiare salato appena sveglio, unica eccezione la pizza del single, ma questa è un'altra storia. Quindi cerco di mantenere le sane e buone abitudini. Thè, miele, brioches (la s del plurale per indicare che son 2), acqua e spremuta.
Nella sala predisposta per questo rituale mattutino si vedono persone mangiare le cose più improbabili. C'è chi beve contemporaneamente: caffè macchiato, latte con i cereali e yogurt magro.
Sembra di vedere uno di quei robot usati nelle catene di montaggio. Sorso di caffè, due cucchiaiate di cereali ed una di yogurt. E ricominciamo: un sorso di caffè, due cucchiaiate di cereali ed una di yogurt. Avanti così sino alla fine.
Poi ci sono quelli che seguono strane diete, del tipo mangiano una volta al giorno, a colazione. Questi riescono a fare cinque pasti completi in uno. Caffè, cappuccino, brioches, pane burro marmellata, pane e salame, pane e formaggio, torta, succo di frutta, macedonia, dolce acqua. Giusto perchè bere l'amaro alle 8 del mattino forse è un po' troppo. Questi personaggi di solito si alzano presto, non tanto perchè siano tipi mattinieri quanto più per il terrore di scoprire che è finito qualcosa. Una volta mi è capitato di sentir uno di loro chiedere se era possibile avere due uova. La ragazza al banco del bar si è scusata adducendo che non essendoci il servizio ristorante non servivano piatti caldi. Questo onnivoro del terzo millennio si è intristito e si è gettato sulle fette di torta per combattere la disperazione che lo ha colto alla cattiva novella.
Tra i tavoli si vedono passare architetti provetti, le cui torri di Hanoi alimentari vengono portate dal buffet al tavolo ed infine allo stomaco. Una rappresentazione vivente della piramide alimentare.
Non è però solo il cibo l'attore principale di questa recita. Il co-protagonista è l'abito.
Si trova seduto ai tavoli un arcobaleno di look. C'è chi si comporta come a casa e fa colazione in pigiama e babbucce, chi ha il vestito casual per fare colazione, chi invece non ha paura di sporcarsi giacca e cravatta ed è già in tuta da lavoro. Il massimo mi è successo ieri. Una ragazza si è presentata in sala con la valigia, cappotto e cappello e guardava stupita tutti i commensali non capendo dove avessero messo i propri bagagli e come si potesse uscire, con il freddo che c'era, in pantofole e con quegli strani abiti che i più chiamano pigiami.
La maggiorparte degli astanti è accomunata da un senso ancora di torpore e le chiacchiere sono poche. C'è la moglie che richiama il marito perchè ha preso troppo da mangiare e questo non fa bene alla salute oltre al fatto che così fanno una pessima figura davanti alle altre persone. Anche il manager più impegnato in questi momenti ha il buon cuore di spegnere il cellulare e di non parlare di lavoro. Piccoli scambi di saluto tra i clienti più assidui con i più ardimentosi che si lanciano in uno scambio di battute sulla serata di bagordi appena trascorsa, qualcuno guarda distrattamente la televisione che trasmette il telegiornale mentre altri cercano di trovare i classici altri 5 minuti che la sveglia non gli ha concesso.
Piano piano poi questa popolazione cambia, c'è chi va e chi viene.
E' ora di andare a lavorare, o a cambiarsi, a quell'appuntamento, o semplicemente a vivere.
Nella prossima puntata si parlerà di...

22 marzo 2008

Torino - 5° puntata


Ed anche questa settimana si è conclusa, per fortuna in anticipo. Eh si con giovedì sì è salutati tutti e si è tornati a casa. A questo giro settimana corta.
L'evento mondano è addirittura raddoppiato. Lunedì aperitivo nella camera del residence di una delle mie colleghe, e martedì ennesimo invito ad una cena da parte dei miei colleghi. Incredibile. Ed io che pensavo che solo a Natale la gente si sforzasse di essere più buona. Della prima serata si può dire che nessuno voleva credere che mi fossi arrivato sino a lì a piedi, dandomi poi dell'inconscente quando ho detto che sarei tornato in albergo con i mezzi pubblici, in fin dei conto sono solo 10 fermate di tram. Mi hanno riaccompagnato.
Martedì cena in una trattoria in zona aeroporto. Tavolata piena di persone sconosciute. Una delle tre donne al tavola, l'unica sposata con marito al seguito, mi ha trattato come un bambino e mi ha servito per tutta la serata. Io per non offenderla ho lasciato fare. La cena è stata ottima ed abbondante, tanto che ho passato la notte a cercare di digerirla.
Questi eventi hanno fatto sì che provassi la guida del mio collega anche by night.
Iniziamo col dire che è proprietario di una Golf nera. So che per molti può bastare, ma per i pochi che non hanno afferrato l'allusione, o sono proprietari di una Golf nera, andrò a spiegare.
Ormai ho fatto l'abitudine alla sua guida sportiva, al fatto che si sia adattato allo stile torinese di non rispettare la segnaletica, ma quando inscena false scenette del tipo, oh ma da qui non posso passare? non lo sapevo, sa vengo da fuori, mi fa gentilmente rientrare? ed intanto si butta superando la colonna di auto in coda, o attraversando le quattro linee continue che separano le corsie dell'incrocio, mettendo a repentagli l'auto, ma soprattutto l'integrità fisica del sottoscritto, che ogni volta vede facce arrabbiate lanciare improperi verso questo barbaro della strada.
La cosa più incredibile è che dei due sono io quello con più senso dell'orientamento. Questo spiega come mai al ritorno abbiamo mancato l'uscita dell'autostrada.
La camera dell'albergo è la stessa famigliare che avevo la scorsa settimana, quindi non perderò tempo a descriverla, anche se non ricordo se vi ho detto che c'è una colonna nel suo baricentro.
L'evento sportivo è stato la corsetta serale. Siccome mercoledì era giornata di campionato, ho preferito evitare la zona dello stadio e mi sono lanciato in una zona per me inesplorata. la zona di Nord-Est. sono stato fortunato perché ho trovato un piccolo parco, dove gli indigeni si allenavano. Correre insieme ad altra gente, e non più come un pazzo nelle vie trafficate del rientro, mi ha riscaldato, visto il vento freddo che spirava sulla città. Il rientro, sempre lungo i larghi vialoni che si diramano per tutta la città, per fortuna è avvenuto in un orario in cui il traffico è scarso.
L'evento lavorativo di questa settimana è stato indetto da me. L'ennesima riunione con la speranza di portare un po' di luce nello scantinato, fisico e mentale, dove operano le persone che dovrebbero fornirci i dati. L'incontro è andato molto bene, e tutti sono stati d'accordo sulle soluzioni proposte.
Peccato che rientrati in ufficio, il nuovo file di dati inviatoci facesse più schifo dei precedenti.
Ma la cosa più importante di questa settimana è successa a Milano, dove una mia cara amica ha messo al mondo il suo primo bambino. Quindi approfitto del mezzo di comunicazione per dare il Ben Venuto ad Alessandro.
Nella prossima puntata si parlerà di...

16 marzo 2008

Torino - 4° puntata



Caro lettore, mi trovo a scriver solo ora delle mie avventura a Torino. Ho fortunatamente evitato la grandinata della sera. stessa cosa non si può dire della mia povera auto, che mi ha difeso coraggiosamente cattive intenzioni del tempo. Di questa settimana la prima cosa da dire è che sono tornato al vecchio albergo. Quello con le stanze nel palazzo dove lavoro, solo che questa volta al posto della porno stanza mi hanno dato una stanza per famiglia. Per iniziare sono salito di un piano, i colori non sono più varianti del rosso, ma più tenuemente quelli dell'azzurrino. Mentre cerco l'armadio scopro l'angolo cottura, che ha mi ha buttato nel dubbio che mi fosse stata assegnata la stanza errata. Confortato dalla Gessica di turno mi metto alla ricerca dell'armadio, che scopro nascondersi su uno dei cateti della stanza. Eh sì, anche a questo giro stanza triangolare. L'evento lavorativo della settimana è stata una riunione fiume durata due giorni. La riunione è iniziata con l'incontro con le future utenti. Non voglio sbilanciarmi con commenti su di loro, credo che ci sarà tempo in futuro. Dopo l'incontro tecnico con le utenti è iniziato lo scontro con il CED. Quest'uomo che lavora con un sistema che ricorda i vecchi comodore 64, elui è in totale simbiosi con il suo sistema. A volte si blocca, altre devi aspettare che abbia caricato il programma. L'ufficio dove scorre impetuoso, a volte, l'insieme di argomenti da trattare ricorda molto l'inizio dell'era dei PC. Uno scantinato, male illuminato e stra affollato di pezzi di computer, programmi e carta. In questo torrente abbiamo trovato anche degli scogli a pelo d'acqua che consistono in uno scambio di mail piccate tra il mio capo ed il capo del CED, di cui io e le persone del team eravamo all'oscuro, mettendoci in serio imbarazzo, quando ci è stato chiesto di commentare il contenuto dello scambio di battute. Distrutto mentalmente e fisicamente, in questo caso credo che la carbonara presa a pranzo abbia contribuito largamente, torno in ufficio ad espletare le attività di minuteria della riunione. Tutto questo fa da preludio all'evento mondano della settimana: il compleanno di un collega. Quindi la serata ha inizio con il capo che passa a prendermi per raggiungere il resto del gruppo in un locale famoso per l'happy hour più lungo che abbia mai visto. dalle 18:00 alle 23:00. Lì l'alcool inizia a scorrere e scopro che al tavolo si sono riuniti tre gruppi di tre società diverse di consulenza, e tutte e tre in trasferta. La cosa che mi appare subito evidente è che per ogni gruppo c'è una ragazza appariscente. La cosa diventa più evidente quando ci spostiamo in discoteca e si aggiunge anche il quarto gruppo di consulenti. Anche loro sono corredati da ragazza lasciva. Questo mi fa pensare che sia una strategia aziendale. Tutti i gruppi da tre persone in su hanno al loro interno una vistosa accompagnatrice, del tipo da filmetti v.m.18. Noto poi che ognuna di queste si struscia con il più alto in grado del suo team o degli altri team. In breve la fanno odorare solo ai manager, mentre a noi poveri e semplici consulenti tocca rifarsi con le segretarie in libera uscita. Quando mi ripresento alle tre in albergo scopro che il portiere di notte si è imboscato. mi ci è voluto più di un quarto d'ora per strapparlo dalle braccia di Morfeo per farmi aprire, oltre al consumo del campanello d'ingresso e delle suole delle mie scarpe contro la porta. Sembravo un innamorato folle di gelosia che vuole fare una scenata alla povera Ofelia del momento. Poche ore di sonno e nuovamente in ufficio. Anche se fisicamente sono sveglio, il mio cervello è ancora in fase REM, e quando vengo aggredito da una responsabile alla sicurezza, che ha sbagliato ufficio, per il mancato rispetto della legge 626 sulle norme di disposizione dei cespiti in ufficio, non riesco a fare altro che dire: io non c'entro, sono qui da sole poche settimane. Lei parla ma io ormai mi sono trasformato in una ameba. sono trasparente e potrei diventare urticante se non la smette. Per fortuna sono arrivato alla fine della settimana e non vedo l'ora di essere a casa e dormire. Quasi dimenticavo l'evento sportivo. Mi sono perso in zona Stadio Olimpico. Contrariamente a quanti tu possa pensare, o lettore, sono stato così umile da chiedere indicazioni ad un indigeno, peccato che mi abbia mostrato la strada per andare al delle Alpi, che forse non sai si trova in provincia di Torino, non in città. Diopo dieci minuti abbondanti di corsa il dubbio mi ha attanagliato ed ho chiesto nuovamente, questa volta con più fortuna e sono riuscito anche ad intravedere il tripode olimpico, il buoi a Torino è molto più buio di quello di Milano.
Nella prossima puntata si parlerà di...

15 marzo 2008

Non so se vi è mai capitato


Non so se vi è mai capitato di sentirvi fuori luogo, come quando gli amici ti convincono a seguirli in discoteca, e li scopri che il posto è affollato come la metropolitana all’ora di punta, solo che qui la gente non si lamenta, ma anzi si diverte.

Le f… di legno (come dice il mio collega piemontese) la fanno da sovrane in questo regno, nel senso che la fanno vedere al popolo bue ma poi se non hai un reame alle spella ciccia, poi la musica unz unz mi schifa già alla quarta battuta, neanche fosse un comico di quart’ordine; il volume a palla poi è solo un aggravante, forse usata per non permettere agli astanti di parlare e scoprire che poi non hanno molto da dirsi. Se devo immaginare l'inferno un po' assomiglia a questo posto.
I drink sono da dimenticare, non per dimenticare. Il barista cerca di fare il brillante, ma io vedo solo buio, il buttafuori ti guarda in cagnesco e ti fa entrare solo perché la tua collega gli ha fatto vedere la scollatura da paura, ma non è che lì tra l’incavo dei seni sia finita anche il suo cervello (questo spiegherebbe un sacco di cose), sicuramente una buona parte della bavetta di questo secondino del terzo millennio, che deve controllare chi cerca di entrare anzhchè chi vorrebbe fuggire.

Non lo so, eppure un single impenitente come me e lì che dovrebbe andare a caccia, peccato che mi manchi il fisico del principe azzurro, la ricchezza del re, il senso del ritmo del menestrello, o la battuta pronta del buffone di corte. Ahimè posseggo solo l’invidia di Iago che mi fa rosica’ come il topo nel formaggio.
So di non poter mai appartenere a questa realtà fatta di alcool e strusciatine, di pasticche ed ammiccamenti, di impiegati stressati e segretarie in cerca di evasione: si perché il giovedì, oltre agli gnocchi come diceva un vecchio adagio, è il turno dei colletti bianchi di sudare l'agognato momento di evasione.
Problema non indifferente è poi quello dell'abbigliamento. Devi essere fashion, altrimenti anche se ti metti in mezzo alla pista finisci a fare tappezzeria o, al massimo, la gondola ricordo di Venezia, che negli anni '80 troneggiava come un trofeo sopra i televisori di metà degli italiani, ma che ora è al massimo un pezzo kitsch, da comprare in uno di quei mercatini di ciarpame.

Eppure il fatto che mi senta a disagio non mi dispiace. sarà orgoglio o quello che volete, ma questo disagio mi piace. Sbaglierò, ma il non sentirmi come loro, o meglio come li percepisco io, mi fa sentire bene.

Qualcuno di voi conosce un buon supermercato dove pescare? Il mio laghetto è quasi del tutto prosciugato.

08 marzo 2008

Torino - 3° puntata


Nuova settimana a Torino, e con questa fanno tre, e nuovo albergo. Sì, per questa settimana niente pacchia con i 30 secondi per arrivare in ufficio, o meglio per arrivare alla portineria, perché di solito lì devo perdere almeno dieci minuti per la parte burocratica di accreditamento, e poi per farmi dare un pass da visitatore.
Visto che una delle novità più grandi è proprio l'albergo nuovo iniziamo il resoconto della settimana proprio da qui.

L'albergo si trova a ben 300 metri dall'ingresso del complesso di uffici dove lavoro, quindi ora impiego la bellezza di 2 minuti per arrivare alla portineria, tenendo conto del fatto che devo attraversare uno dei tanti vialoni che corrono dentro la città, in compenso si trova a venti metri dalla mia trattoria preferita.
Arrivato la sera del lunedì il portiere di notte mi registra e mi dice che la camera è al secondo piano. Qui inizia l'avventura. Non c'è ascensore, e non sarebbe un grosso problema se non soffrissi della sindrome del paguro bernardo che si porta dietro la casa, quindi ho una valigia voluminosa. Non mi faccio abbattere da questo piccolo particolare ed imbocco la salita della rampa di scale come un novello Pantani. Al primo giro scopro che esistono anche i mezzi piani, ma questo non mi ferma, continuo la mia salita come uno stambecco alla ricerca dell'erbetta buona. Arrivo un po' provato in cima, la giornata è stata pesante quasi quanto la mia valigia. La mia camera è la prima per fortuna. Entro. Guardo. La prima sensazione è pessima. La stanza ha una strana forma geometrica. Un quadrilatero ubriaco. A prima vista, poi, sembra una camera d'ospedale. I colori sono freddi, la televisione si trova su una mensola a 2 metri d'altezza. Il bagno sembra una cabina armadio, sia per la posizione che per le dimensioni. Per farvi capire quanto è piccolo basti sapere che: per farmi la barba devo sedermi sul bidet, nella cabina doccia non ci sto proprio. Con le spalle tocco le pareti, con il guscio della tartaruga il miscelatore. Neanche la porta pieghevole ci sta, infatti crea un cuneo che s'infila tra le scapole, rendendo ancor più angusto il tutto. Insomma avete presente Pozzetto in Ragazzo di Campagna, ecco io uguale. Sono costretto a lavarmi a quarti, come i boui, prima quelli superiori e poi quelli inferiori.

La mattina del Martedì scopro che l'albergo è pieno di persone che lavorano in cantiere. alle sei iniziano a suonare le sveglie e lo scalpiccio per le scale è accompagnato da maschi saluti (cosa dicono non l'ho capito, so solo che se lo dicono alla maniera dei tifosi allo stadio)
Non credevo di poterlo pensare ma RIVOGLIO LA MAI PORNO STANZA!!!

Il secondo evento è la ricerca di un ristorante dove vedere la partita di Coppa Campioni, il nome Champions League proprio non mi piace. Comunque riesco a trovare il locale che far per me. Pizzeria Ristorante Cozzeria. Si va. Vedo la partita con il collega interista automunito. Arrivati al locale, molto grande e praticamente deserto, sugli schermi vedo una vecchia trasmissione che uno dei nuovi presentatori, che poi tanto nuovo non è, ed una bellezza nordica cercano di riportare in auge. Chiedo al cameriere se fanno vedere la partita, con una faccia così preoccupata e speranzosa che lui cambia subito canale e si sintonizza con lo Stadio San Siro. Lasciamo stare la partita ed il suo risultato. Comunque sullo 0 a 0 ordiniamo il dolce. Poco dopo i pistolotti segnano ed io m'intristisco. Il cameriere vede l'amarezza che provo e mi porta una doppia razione di dolce. Grazie.

Ultima novità è che venerdì devo sostenere la visita medica per il lavoro. Quindi a questo giro settimana corta e giovedì rientro a casa, dove il bagno è molto più confortevole.


Questa settimana ci sono state anche cose positive. Le belle giornate, il cielo limpido, mi hanno permesso di vedere uno spettacolo che a Milano non si può vedere. Mentre attraverso la strada per andare in ufficio, vedo le Alpi imbiancate, a nord, e le colline verdi, a sud. Mi basta solo girare la testa. Qui le montagne sembrano più vicine. Per fortuna vengo a lavoro a piedi altrimenti una fuga in verso quei paesaggi alpestri l'avrei presa seriamente in considerazione.
Il team si amalgama sempre più, ed anche le giornate in ufficio scorrono più velocemente.
Il ritorno in sede poi mi permette di rincontrare colleghi che non vedevo da un po' di tempo e di fare quattro sane chiacchiere. Ho conosciuto i nuovi arrivati.
Una giornata spensierata, come non ne capitavano da tempo.

Nella prossima puntata si parlerà di...


02 marzo 2008

CI PARLAMM' E NUN C' CAPIMM'

In questo periodo mi è capitato di avere uno scambio di battute con un'amica. Questo scambio di battute forse è anche un po' degenerato, ma non è di questo che voglio scrivere. In questo post vorrei parlare di come sia, a volte, difficile farsi capire dagli altri.

Non so se vi sia mai capitato di dire una cosa, ed avete in mente in maniera ben chiara quello che volete dire, mentre la persona che avete di fronte capisce ben altro. Ammetto che la maggior parte delle volte ciò è dovuto al fatto che dò per scontato un sacco di cose, quello che sembra evidente a me, forse non lo è anche per chi ho di fronte. Questo difetto fa di me un pessimo maestro.
Va da se che capita anche a me d'interpretare male ciò che mi viene detto. Questo capita solitamente quando credo,spero, voglio, presumo che le cose siano come le vedo io.
Solitamente, in questi casi, basta parlarsi un po' per chiarire tutto. Quello che si credeva di poter esprimere con poche parole, magari d'effetto, forse richiede un po' più di tempo e di cura. Magari la scelta di parole più semplici anziché di grossi paroloni.

La cosa è più complicata se chi si ha di fronte si è fatta un'idea ben precisa di te, peccato che questa idea sia errata, o non del tutto vera. A volte si scoprono difetti che non si pensava di avere e su cui bisogna lavorare, e questa è una fortuna perché ti permette di conoscerti meglio e di crescere. A volte, però, chi sbaglia è l'interlocutore.
Cerco di spiegarmi con un esempio. Ci sono attori a cui viene attaccata un etichetta. Sex Symbol, caratterista, attore drammatico etc. tanto che gli vengono proposte solo parti di un certo genere, per poi scoprire che questi sono in grado di affrontare anche parti diverse dal cliché appiccicatogli, e di fare molto bene. Così lo spettatore resta sorpreso e gli addetti al lavoro sono costretti a cambiare i propri giudizi. C'è chi è abbastanza umile da cambiare idea e chi è più capoccione e si ferma alla prima impressione. Chi sa chi dei due ha poi ragione.

Una cosa che ho imparato è che la gente cambia, che le opinioni rigide non fanno bene, che le fissazioni delle persone sono più di quanto si pensi.
Avete mai provato a far cambiare opinione a qualcuno?

Solitamente da ragazzi ci si scontra con la classe insegnate, che se ti etichetta male ti costringe a fare il doppio per prendere la metà, sempre se non ti si accusi di aver barato. Crescendo viene il turno dei genitori degli amici e delle amiche, sino ad arrivare al tuo capo.
C'è chi ci ha campato su questo. Chi ha ricevuto l'etichetta di champagne anche se in realtà era poco più di un'acqua brillante e su quello ci ha costruito la carriera, ed ammetto che la mia invidia nei loro confronti a volte è forte.

Quindi quando mi capita di essere etichettato per quello che credo di non essere, ci resto male, soprattutto se questo avviene da parte di persone il cui giudizio mi interessa perché le reputo in qualche modo importanti. In questi casi cerco di riflettere e capire dove ho sbagliato, se è vera “l'accusa” che mi è portata. Se così fosse cerco di migliorare, altrimenti cerco di spiegare le mie ragioni sperando di far cambiare opinione alla persona che ha portato alla riflessione.
Se questo capita con persone di cui ho, io, una pessima opinione, la cosa mi scivola addosso.

Spero di essere stato chiaro, e se non lo fossi stato cercherò di esserlo nel prossimo post da Grillo parlante.



01 marzo 2008

Torino - 2° puntata


Ed ecco che anche la seconda settimana di trasferta a Torino volge al termine.
Questa è stata una settimana un po’ diversa dalla precedente. La prima cosa da dire è che sono entrato ed uscito, dalla FIAT, con Marchionne, peccato che io ero a piedi e lui in elicottero. Mentre io salivo verso i piani alti lui scendeva tra il popolo dei dipendenti. Mentre io scendevo verso la realtà della vita al di fuori dell’ufficio lui risaliva sul suo mezzo palato e prendeva il volo sopra la città che brulicava di auto che sfrecciavano per i grandi vialoni, arterie ormai compromesse di questa ex capitale.

Quasi dimenticavo. questa settimana la mia stanza ricordava una delle costruzioni di mio nipote, scala 100 a 1. Innanzitutto la camera è triangolare, per essere precisi un triangolo rettangolo. ma fosse solo questo, a metà dell'ipotenusa sorgeva una colonna del diametro di un metro. Le poltrone sono rivestite di pelle, quella di una vacca pezzata della pianura padana. Avete presente la mucca Ercolina, simbolo della protesta contro le quote latte? ecco cosi.
A questo giro il bagno era un po' più piccolo, ma con la stessa vasca da bagno Fosbury.

Martedì, mentre la città si preparava al derby di campionato, sono riuscito a correre un po’. Correre in città non è un gran ché. Per fortuna ci sono lunghi e larghi violoni, abbastanza grandi da tener lontano le macchine, anche se non a sufficienza. Per evitare di perdermi, e chi mi conosce sa che non posseggo il senso dell’orientamento visto che mi perdo ancora al Bosco in città, ho preso lo stradone davanti all’albergo e l’ho percorso sino alla fine. Per il ritorno mi sono fatto coraggio e mi sono avventurato per una nuova strada, e lì ho apprezzato il fatto che Torino sia piena di cartine per gli sprovveduti come me. Comunque questo mia capacità di perdermi mi ha permesso di scoprire una trattoria che mi ha fatto rinunciare al proposito di provare un nuovo locale ogni sera. E sì perché uno dei più grandi problemi della vita in trasferta è quello del cibo. Si va per trattorie, ristoranti e pizzerie a mangiar il piatto tipico, o la pizza carica d'ingredienti tanto da sembrare il risultato delle pulizie di primavera della dispensa. Solitamente è difficile mantenere una dieta equilibrata. Cibi carichi di condimenti, poca verdura, zero frutta ed una quantità di zuccheri da far arrossire anche Willy Wonka. Lasciamo perdere gli alcolici, in valigia sono finite due bottiglie di super alcolici, una di San Simone ed una di Zeroundici.

Una delle note dolenti è stata che il collega malaticcio mi ha paccato tutte le sere, mi ha fatto provare la parte più dura della vita lontano da casa, almeno all’inizio. Il mangiare da solo. Seduto al tavolo a farmi compagnia questa settimana ci sono state le immagini di San Remo, solo le immagini perchè l'audio era azzerato per consentire la conversazioni degli avventori, e la lettura di qualche pagina dei libri che il proprietario ha posizionato all'ingresso. Per fortuna che il personale è stato molto gentile, e la conduzione familiare mi ha fatto sentire un po' il profumo di casa.
Per mettere ancora più in difficoltà il mio umore aggiungete che in albergo al posto del canale satellitare di film hanno posizionato quello che trasmette la diretta delle avventure di un gruppo di sconosciuti rinchiusi in una casa. E vai con l’allegria.
Il mio spirito poi è stato messo a dura prova quando, per motivi che non sto a spiegare, ho chiesto un passaggio per tornare a Milano ad un gruppo di colleghi che lavora in un paesino a nord di Torino. Se alla collega, responsabile di quel team, avessi chiesto il c... avrei avuto più possibilità. (Aspetta com'è che non gliel'ho ancora chiesto? Appunto personale: chiedere due fette di c... vicino all'osso alla collega) Comunque sono tornato a Milano, o meglio a Rho, in treno.
Per concludere con le cose negative, venerdì mattina il direttore dell'albergo mi ha detto che non poteva prenotarmi la settimana per la prossima settimana.

Ammetto che ci sono state anche cose positive: la colazione con un gruppo di ragazze dell'est ha allietato il momento del risveglio; il nuovo team in cui lavoro mi piace, ed anche quello che faccio ora è stimolante, tanto che il fatto di finire spesso tardi in ufficio mi pesa poco. Ed in fine il casual friday ha ridotto il mio dilemma nella scelta delle cravatte.
Il nuovo albergo dove alloggerò mi sembra più carino e meno freddo. Il direttore si è dimostrato persona molto gentile e simpatica (il fatto che siamo omonimi vorrà dir qualcosa). Il fatto che un amico, anche con poco preavviso, abbia trovato il tempo per passare a prendermi in stazione mi ha migliorato il rientro.

Nella prossima puntata si parlerà di....


23 febbraio 2008

Torino - 1° puntata


Ed eccomi a Torino a lavorare per la FIAT.

Se non fossimo nel 2008 potrebbe sembrare l'inizio della storia di un emigrante degli anni del boom economico, quando molti lasciavano la propria terra per cercare la ricchezza in fabbrica e nelle grandi città del Nord.

Oggi non sono più le tute blu a mangiare il pane salato, dalle lacrime, dell'emigrante; a entrare nella catena di montaggio del miracolo economico. Ora sono i colletti bianchi. Nel mio caso specifico il consulente IT (Information Tecnology) a lasciare la propria terra, i familiari e gli amici, per venire a cercar fortuna nella terra degli Agnelli.

Dai racconti sentita dai miei genitori, dai libri che raccontano di quel periodo storico, dai film neorealisti etc. uno dei problemi più grandi era l'alloggio. All'epoca c'erano leggi protezionistiche (di che, bho?) per cui potevi richiedere la residenza se avevi un lavoro, e potevi lavorare se avevi una residenza, un cane burocratico che si mangia la coda. Piccole case affittate a interi gruppi, edilizia dormitoriale (scusate il termine di fantasia), dove gli operai tornavano a dormire e basta, dove si sentivano parlare i dialetti di tutta l'Italia.

Oggi non è poi così diverso, si sentono ancora parlare dialetti diversi, ma non più del bel paese, ma di terre più o meno lontane. Anche gli odori non sono più quelli della dieta mediterranea, ma quelli di spezie esotiche.

Rispetto a quelle storie io sono forse un po' più fortunato. Ho trovato per ora alloggio in un albergo vicino al posto dove lavoro. Ad essere sincero la mia stanza è vicinissima al mio ufficio. Ora vi spiego: nel momento in cui mi è stato comunicato che sarei andato a Torino, cosa di cui si parlava da ormai un anno, mi è stato chiesto anche di trovarmi un alloggio, dandomi un indicazione sul tetto massimo di spesa, e consiglio di starne ben al di sotto, e che possibilmente avesse una buona logistica, cioè non fosse troppo lontano dalla sede di lavoro. Comunque utilizzando i potenti mezzi della rete ho trovato un albergo che rispondeva pienamente a queste esigenze, trovando un albergo/residence a tre stelle, nella traversa precedente l'indirizzo fornitomi.

una certa Gessica, molto solerte, mi ha inviato mail con preventivo e messaggio pubblicitario che sarei stato coccolato durante la mia permanenza con una serie di servizi pensati per rendere più piacevole la mia permanenza.

Se avete iniziato a far pensieri sconci, siete in ottima compagnia.

Arrivato a Torino scopro che l'albergo fa parte del complesso dove lavorerò, e che la mia stanza si trova, fisicamente, sopra l'ufficio dove espleto le mie attività. Se non fosse che i due ingressi, albergo e FIAT, si trovano su due lati opposti dell'isolato mi ci vorrebbero 10 secondi per arrivare dalla camera al posto di lavoro. Il sogno di tutti i dormiglioni.

L'albergo merita almeno due righe di descrizione. La hall sembra quella di una pensioncina che l'unica stella a cui può aspirare è la stella cometa a Natale, molto piccola con un divano in finta pelle nera ed una recepsionist che non fa onore al nome Gessica ed alle fantasie che mi ero fatto sulle coccole (lo so, il solito maiale che scambia una gentilezza per un segnale libidinoso, ma che ci posso fare). Per fortuna che è simpatica. Mi registro e mi da la chiave della stanza.

La mia prima impressione vedendo la stanza è che ci abbiano girato alcune scene di un film porno.

Letto matrimoniale con coperta rossa, un paio di specchi ad ornare i muri, un armadio stile casa di montagna, una scrivania, senza sedia, due poltroncine in pelle, sempre finta, nera. ed il televisore.. L'area condizionata che sembra abbia problemi di asma. Il pavimento in finto parquet. Più ci penso e più mi sembra il set di un film amatoriale girato da coppie che non si bastano più. Forse in rete si trova anche il girato.

Il bagno per lo meno è pulito, piastrellato tutto di blu, con la vasca più alta che abbia mai visto. per entrarci bisogna usare la tecnica Fosbury. La temperatura è quella dei bagni delle piscine, molto vicino al punto sauna.


Nella prossima puntata si parlerà di....

13 febbraio 2008

A chi non piace San Valentino?

San Valentino è una festa consumistica…questa è una delle frasi più ripetute da single o accoppiati con le braccine corte. Gli smemorati si difendono con la scusa che per loro è sempre San Valentino, anche se poi se ne dimenticano.
Poi c’è il dubbioso che non sa se fare il regalo o no, oppure quanto spendere per un dono d’amore. E si, perché magari ci si mette d’accordo per un tetto di spesa bassino visto il periodo economico; poi uno dei due esagera e mette in difficoltà l’altro. Ad esempio: scarti il tuo regalo e trovi l’ipod/cellu/orologio e non sai se essere felice oppure cadere nel baratro dell’imbarazzo perché con un tetto di 10€ tu hai preso un fermacapelli dalla bancarella di un immigrato, ed hai anche dovuto contrattare sul prezzo con il venditore ambulante, ottenendo così il fermacapelli ed un accendino a forma di busto femminile con musichino annessa.
Chi sa lei dove l’ha comprato un ipod/cellu/orologio a 10€, non sarà mica rubato???

Il regalo più gettonato da parte di noi maschietti è il completino sexi, regalo che rende felici entrambi, anche se c’è da considerare alcune cose:
1) Devi conoscere perfettamente la sua taglia, tenendo conto delle feste appena trascorse e del gradiente dieta.
2) Non devi sbavare troppo dietro la commessa del negozio d’intimo, sempre disposta a mettersi a disposizione come metro di confronto, facendo si che passi tutto il tempo a pensare alla commessa con il completino sexi che hai comprato e ti dimentichi il bigliettino.
3) Il bigliettino deve essere: romantico, spiritoso, alludere senza cadere nella volgarità,con frase d’effetto ed originale etc… praticamente lei vorrebbe una foto di Roul Bova a dorso nudo, mentre ride, con due bicchieri di champagne e sotto il nr di telefono…il suo però
4) Visto i tempi che corrono poi, appena entrato in negozio devi assicurarti che non ci siano bambine e donne incinta, sottolineare ad alta voce che sei venuto a cercare qualcosa di carino per la tua fidanzata prima che il pettegolezzo delle presenti prenda la strada sbagliata.

Se sei single solitamente cerchi di piazzare lì riunioni di lavoro, così da avere compagnia; visite dentistiche, almeno hai la scusa per fare la faccia sofferente; la pulizia di casa, che rimandi da quando l’ultima ragazza è uscita dal tuo letto; vedere quel film cecoslovacco, neorealista, sulla posizione delle donne, che il tuo edicolante ti ha consigliato; cercare su internet le offerte per un qualche viaggettino, anche se poi finisci sempre sui soliti siti, tanto che quando si apre l’home page appare una pop-up di saluto personalizzata; partitella a calcetto, tra scapoli e single di ritorno, così scarichi un po’ di stress; iniziare a leggere la strenna natalizia che ti hanno regalato gli amici, AVETE DOMANDE DA PORCI? La tentazione nella storia.
Non pensate che finisca qui. Per i single c’è San Faustino, giorno di caccia alla passera scopaiola. Solitamente si impazzisce nel cercare di finire nella festa giusta, nel locale giusto, con la gente giusta a cercare di far fare qualcosa di sbagliato alla biondina del tavolo accanto. E passi il giorno di San Valentino a cercare di cancellare dalla casella di posta tutto lo spamming creato dall’enorme massa di persone che cerca la festa giusta, nel locale giusto, con la gente giusta a cercare di far fare qualcosa di sbagliato al primo essere piacente che gli rivolge la parola, ma anche al secondo o al terzo, e a quel punto l’importante è che respiri, e nei casi più disperati che sia almeno tiepidina, anche se una volta, a questa battuta, mi è stato risposto con tono serioso:” cos’hai contro i surgelati?”.

Ma alla fine abbiamo tutti bisogno della stessa cosa…

11 febbraio 2008

ERA DALL‘82

Ed ecco che il momento di gloria arriva, inaspettato come la vittoria di David contro Golia, ed arriva sotto forma di una frase “ ERA DALL’82 CHE NON PERDEVO”, da quella caldissima estate mundial, in cui tutto il bel paese, compreso il Presidente partigiano, gioiva per una vittoria arrivata superando sorprendentemente tutti i favoriti, che il sepurbravo Seba non perdeva a boccette. A dire il vero da allora non credo abbia avuto molte occasioni di giocare, ma questo non farà della mia vittoria un evento più piccolo.
Comunque ieri si è ripresentato il suo ammazza statistiche, come dice lui. E se è vero che nel calcio la palla è rotonda, nelle boccette ci sono addirittura nove palle indi per cui non si sa mai.
A sentir lui io sarei la dimostrazione vivente della fortuna del principiante, che per l’ennesima volta gli ha fatto fare la fine della lepre battuta dalla tartaruga. Molto probabilmente ha ragione, ma questo i posteri non lo ricorderanno, soprattutto se lascerò scritto solo della vittoria e non di come è stata raggiunta.
Chi sa se anche questa notte avrà ripetuto nel sonno il refrain dello sconfitto, come successe in un’altra calda estate, in cui io smarrivo il mio Cuore dietro ad una ragazza, che mi avrebbe lasciato un bel 2 di picche formato famiglia per la mia collezione, e per nemesi vincevo a CUORI, per l’impiegato imboscato HEART, gioco che vedeva l’incolpevole Seba uscire sconfitto.
Quella notte nella stanza messaci a disposizione una voce aveva risuonato: “ERA DALL’86 CHE NON PERDEVO A CUORI”. Quella frase è rimasta tra i ricordi più allegri di una vacanza memorabile. Chi sa se la scorsa notte ha svegliato la sua dolce consorte e la piccolina ripetendo quelle poche parole. Chi sa lei cosa avrà pensato, se avrà capito.
Forse ora mi sto montando un po’ la testa.

Non c'entrerà molto ...ma Nunzio Rambo era esaurito

08 febbraio 2008

Avrei potuto parlar di notti stellate


Se fossi più bravo a scrivere, dedicherei un post a queste ultime due mattinate. Lo spettacolo del sole che sorge all’orizzonte colorando il cielo di sfumature arancioni, le montagne che si stagliano in lontananza, facendomi sognare di fughe dalla città verso un mondo più naturale.
Campanili che sovrastano le case basse dei paesini di periferia, segno di una storia passata che molti hanno dimenticato. Alcuni campi non ancora ceduti alla smania di edilizia che vede crescere gru in ogni dove.
Sono in macchina, a percorrer la statale, mi son svegliato con quella sensazione di star bene o più esattamente meglio, tanto che canto le canzoni che trasmette la radio, come in una specie di karaoke su quattro ruote, senza pensar a chi, in un'altra auto, possa non apprezzar le mie stonature.
Il traffico è scarso in questo giorno in cui gli studenti della mia città sono esentati dal recarsi a scuola per poter godere del carnevale. Ed anche questo aiuta il mio buon umore.
E che importa se gli autisti della domenica ormai non fanno più distinzione sui giorni della settimana e vanno in giro anche il venerdì, se c’è sempre qualcuno che ha molta fretta e poca educazione, che importa.
Vivo oggi come i personaggi del SABATO DEL VILLAGGIO dipinti in strofa da Giacomo Leopardi. E allora mi godo questi momenti come se Chi vuol esser lieto, sia: - di doman non v'è certezza. Ma al contrario io conservo la speranza che domani sia più “magnifico” di oggi mio caro Lorenzo de’ Medici, e se così non fosse mi rimarrà il ricordo di questi momenti lieti a consolarmi.
Ed anche se in ufficio c’è qualcuno che attenta al mio stato d’animo, io gli dono un sorriso, perché oggi sono impermeabile anche alla stupidità di chi mi circonda.
Ed allora oggi sorrido spensierato; domani verrà, ma non prima che le stelle tornino a far compagnia al cielo in attesa di una nuova alba.

Lettore per favore sii indulgente
Con i pensier della mia mente
Oggi volevo scriver di questi momenti
Così da prolungarne i godimenti
E se queste parole ti sembrerai banali
Non augurarmi del ciel gli strali
Ma insieme a me cammina
Alla ricerca di una nuova mattina

02 febbraio 2008

Passo 7


Ed il cerchio si chiude. Sono qui dove tutto è iniziato, seduto sulla tazza del cesso del mio bagno. Credevo di aver dimenticato quello che era successo, risolto ogni pendenza, ed invece sono solo scappato dal problema. Eh sì, ho lasciato qualcosa di inrisolto che ora viene a presentare il conto, compreso d’ interessi salati che bruciano sulle ferite ancora aperte.

Sono solo scappato davanti alle difficoltà cercando di dimenticare anziché affrontare la questione. Pensavo che riempire tutto il mio tempo, senza lasciar alla mente un solo secondo per tornare a quel giorno, mi avrebbe permesso di traslocare il ricordo prima nel limbo dei miei pensieri e poi nell’oblio delle cose dimenticate, ma non è così. Ora me ne rendo conto. La vita prima o poi ti rimette avanti ai problemi che non hai affrontato ed aspetta da te una risposta.

Se chiudo gli occhi posso vedere il film della nostra storia. Il sorriso con cui mi ha accolto al primo appuntamento. Quel sorriso ha sciolto il nodo emozionale che non mi permetteva quasi di respirare. Gite fuori porta con la sua guida aggressiva, i panini mangiati in un prato a guardare lo spettacolo che la natura ci offriva, le lunghe passeggiate per le vie del centro mano nella mano, il tifo allo stadio, i concerti. La prima vacanza al mare insieme.
Rivedo i bei momenti passati insieme, mentre quelli brutti sono vaghi, indistinti, già nascosti dalla nebbia dell’auto difesa affettiva.
Ma cosa è successo in questi mesi? Una parte della mia anima è come se fosse rimasta a quel giorno. Congelata. Un’ombra nera che mi tira versa un baratro freddo ed oscuro.

Blim blom! Questo è il segnala dell’arrivo di un sms. Ho la suoneria che ricorda gli annunci al supermercato, è aperta la cassa sette, un responsabile della macelleria si presenti in cassa centrale. Ma chi sarà mai a quest’ora?
Esco dal bagno e dalle mie seghe mentali e raggiungo il cellulare in sala. La curiosità ha già attaccato tutto le mie riflessioni sbaragliandole. Guardo il telefonino appoggiato sul mobile a fianco del divano. Una lucina blu lampeggiante conferma visivamente quanto il segnale acustico ha già detto. Mi allungo a prendere il cellulare.
Il numero che appare mi è sconosciuto. Sarà qualcuno che ha sbagliato. Leggo il messaggio.
CIAO.TI HO VISTO ALLO STADIO.TI VORREI PARLARE.POSSIAMO INCONTRARCI SAB PROX VERSO LE 1630 AL SOLITO BAR?BUONA NOTTE.R

Buio! È nuovamente tutto buio!

Riapro gli occhi e rileggo l’sms. Mi tremano un po’ le mani e fatico a respirare. Quella R è lei, è la sua firma. Quante volte ho letto la sua firma al termine degli sms che ci scambiavamo per augurarci la buona giornata. Ha preso a firmarsi con la sola iniziale per allinearsi al mio stile, diceva.
Devo pensare se rispondere e cosa scrivere.
Devo riflettere.
Durata della riflessione, 3 secondi. Il cuore ha preso il sopravvento ed ha risposto “OK C”.
Ed ora cosa faccio?
Respirare profondamente, questo innanzi tutto. Meglio andare a letto. Meglio dormirci sopra e sperare che la notte porti consiglio.

Drindrindrindrin!!!

La sveglia. Devo andare in ufficio. Controllo il cellulare per verificare che l’sms sia reale e non un sogno.
C’è.
Ok non è un sogno. La priorità ora è andare a lavorare.
Le ore passano a velocità alterna. Momenti che scorrono velocemente ed altri in cui le lancette sembrano fermarsi. Cerco di non pensare troppo all’appuntamento, per evitare di farmi film e seghe mentali. Almeno ci provo. Devo riuscire a tener basse le aspettative, proprio come dice va R nella sua mail.

È sabato. Sono le tre e sono già al bar. Se vi state chiedendo come mai sono già al bar è perché ho iniziato a prepararmi questa mattina presto, forse sarebbe meglio dire molto presto.
Va bhè. E poi avevo paura di trovare traffico e non trovare parcheggio, anche se a dire il vero il famoso bar è a dieci minuti da casa mia. Lasciamo perdere i motivi per cui sono già qui, a casa non riuscivo a star fermo. Continuavo a pensare, a farmi film, dialoghi, sceneggiature su questo incontro, aspettative. Ok i buoni propositi sono andati a farsi benedire.

La gente entra ed esce dal bar. Dopo aver camminato per venti minuti davanti alle vetrine del bar ho deciso di entrare e mi sono seduto ad un tavolino in fondo al locale. Ho ordinato un succo di frutto, meglio evitare gli alcolici, anche se la tentazione è tanta. Cavoli mi sembra di essere un ex alcolista.
Lei arriva puntualissima, come al solito. È l’unica donna che conosco che sia puntuale agli appuntamenti. Di solito il darti un orario è solo un’indicazioni di quando iniziare ad aspettarle.
Mi vede e mi raggiunge al tavolino. Stretta di mano informale.
L’imbarazzo è palpabile.
La vedo e mi appare diversa. C’è qualcosa di diverso nel suo viso.

Rompo io il ghiaccio. Ho solo una domanda. PERCHE’?

Lei un po’ in imbarazzo prende il discorso un po’ alla larga, ma il succo ndelle mille parole che cerca di mettere una dopo l'altra è che non mi amava più.
Le chiedo perché la mail, perché non dirmelo in facci, perché scappare da casa come una ladra, perché distruggere lo zaino, perché un altro.
Lei da le sue spiegazioni, dicendomi che non aveva il coraggio di guardarmi negli occhi, che aveva provato più volte a parlarmi, ma che l’era mancato l’occasione giusta e quando si era accorta che il suo cuore iniziava a battere per un altro aveva preso la decisione che non poteva andare avanti a così ed è andata via. Che era meglio così. Meglio darci un taglio netto. Lo zaino era stato un incidente accaduto mentre lei stava prendendo le sue cose. Il cane ha afferrato lo zaino ed è scappato in bagno…ok ok ho capito. Mi doveva bastare già il NON TI AMO PIU’. Scorrono altre parole, ma ormai il più è fatto. Mi dice che per lei sono stato una persona importante e che non vorrebbe perdermi, le piacerebbe che restassimo amici.

Ferma, fermate il mondo per un attimo.

AMICI??? Aspetta. Chiariamo un attimo.

Ok che non mi ami più. Sono cose che possono succedere. Ok per l’incidente dello zaino. Sono cose che possono succedere. Ok per la fuga e la mail. Sono cose che succedono. Ma AMICI?!?
Come dice il tuo cantante preferito AMICI MAI PER CHI SI E' AMATO COME NOI!
Le rispondo che mi dispiace ma che non è possibile. “Sono stato” una persona importante, il che significa che non lo sono più, quindi non lo deve essere più neanche lei per me, quindi non possiamo essere amici. Il ragionamento non fa una piega. Sono o non sono un ingegner…
Prima di iniziare a dire cose spiacevoli, mi alzo, la saluto e vado via.

Per uno strappo occorrono due mani, con una sola non è possibile. In alcuni casi le mani tirano in due direzioni diverse, in altri una resta ferma mentre l’altra continua ad andare avanti per la sua strada. Forse è questo quello che è successo. Le nostre mani hanno smesso di andare nella stessa direzione e la nostra storia si è rotta.
Ci sono strappi che possono essere ricuciti ed altri che ti lasciano in mano solo stracci per la polvere, ed in questo caso l’unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche ed iniziare a fare un po’ di pulizia.

Magari potrei cercar un po’ di compagnia per far le pulizie di primavera.