28 febbraio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 50° puntata


Caro lettore ben venuta all'ennesima puntata della mia esperienza in trasferta. La scenografia è un po' cambiata, come sicuramente ti sarai accorto già dal titolo. Ora la mia attività lavorativa si svolge prevalentemente in un piccolo paesino della Polonia del sud.
Per la descrizione del luogo aspetto che il tempo sia meno “dissenterico”, visto che per ora le belle giornate si sono fermate al confine.
Questa passata è stata l'ultima settimana che avevo a disposizione la stanza nel residence, quindi sono salito a Torino la domenica sera per iniziare ad imballare la roba. In un anno se n'è accumulata davvero tanta. Anche i ricordi sono molti. Ma questi sono un po' troppo personali per scriverne al pubblico ludibrio.
Torniamo invece all'argomento di questa “rubrica”. La trasferta.
I lettori più assidui conoscono già la storia dell'auto a nolo, e delle sue problematiche, ma a questo giro si è condita anche del fatto che ci è stata prenotata l'auto di categoria più bassa che ci fosse. Per evitare varie denunce non nominerò il tipo, ma posso solo elencare i comfort che ormai diamo per scontato di trovare su una macchina e che su tale mezzo:

chiusura centralizzata → manca
finestrini elettrici → manca
aria condizionata → manca
spia della temperatura dell'acqua → manca
portiere posteriori → manca
autoradio → c'è ma fa le bizze, a volte si mangia i cd e bisogna tirare un paio di botte al cruscotto per farglieli sputare
bagagliaio → piccolo è un ottimo aggettivo, anche se non lo descrive a pieno
colore → c'è ma se mancasse sarebbe meglio, sono sicuro che l'assicurazione ha fatto un grosso sconto alla voce furto.

Lo so: sono piccole cose, ma quando ci si è abituati ad averli, la loro mancanza si sente.
Comunque nel suo piccolo l'auto si comporta bene e riesce a contenere anche me ed uno dei miei colleghi, il più alto.
Questa è la settimana in cui si va alla ricerca di nuovi ristoranti, nella speranza di trovare qualcosa di meglio. Nel nostro viaggiare per le strade di questo paese siamo finiti in un altro stato a mangiare in un ristorante che si spaccia per italiano. L'unica cosa italica è lo scontrino, in cui la cassiera ha applicato un cambio di fantasia portandosi a casa un 30% in più. Non mi arrabbio più di tanto perchè per fortuna il tutto finirà in nota spese, ma essere stati raggirati così un po' ferisce il mio orgoglio di furbetto italiano.
Ma vediamo di capire come siamo arrivati sino a questo stato non ha ancora maggiorenne, visto che lo scorso capodanno ha festeggiato solo i 16 anni. Siamo partiti per visitare un paesino vicino, di cui uno dei colleghi aveva sentito parlare bene. Così scopriamo che tutte le città della zona si fregiano del titolo di piccola Vienna, spesso incorrendo nella possibile denuncia di abuso di titolo. Comunque arrivati in questa fatidica città, scopriamo che in centro non c'è neanche un ristorante, o meglio ci sono due locali con l'insegna di ristorante, ma solo l'insegna può ricordare un posto dove si può mangiare. Così riprendiamo la macchina e girando di qua e di là finiamo in Repubblica Ceca.
Ce ne accorgiamo dalle insegne, ogni 10 metri un locale V.M.18. Ormai affamati ci fermiamo al primo ristorante. E come è andata a finire già lo sapete.
Era prevista anche una fuga a Cracovia per accompagnare due colleghi che si fermano il fine settimana oltre al fatto che questa settimana il “despota” che ci fa fare sempre tardi era rimasto in Italia, ma ahi noi anche dall'Italia è riuscito con i suoi tentacoli a tenerci legati alla scrivania, e quindi ciccia. Abbiamo così approfittato per vedere cosa c'era oltre lo svincolo dell'albergo che ci ospita. L'albergo era diventato una specie di “COLONNE D'ERCOLE” del terzo millennio. Ci siamo avventurati nella speranza di essere più fortunati dell'Ulisse omerico. L'unica cosa di rilievo è l'indicazione per il campeggio del paese. Di rilievo perchè ci ha fatto domandare che tipo di persone vengono in campeggio in questa zona, ma se esiste il campeggio a Milano, non vedo perchè non possa esserci anche qua.
Troviamo un ristorante tipico, con struttura tipica e parcheggio deserto. Sotto l'insegna appare anche uno striscione che riporta la dicitura:

HAPPY HUOR
11:00 16:00
No comment.
Il locale è deserto, o almeno le due sale che vediamo, la cameriera non parla inglese ma solo polacco. Il menù per fortuna riporta anche la descrizione in inglese, e quindi ordiniamo i nostri piatti preferiti: questo e quest'altro. Sopravviviamo
Fin'ora non ho parlato di lavoro, ma ci sono stati anche i soliti eventi che hanno messo alla prova la mia fedina penale.
Cambi di piano di lavoro ogni 24 ore, così ogni volta bisogna rifare la programmazione, risentire la segretaria svampita in Italia, che alla sedicesima telefonata un po' le girano, e questa volte a ben donde.
Io passo da dover lavorare anche il sabato a non dover lavorare più il sabato a non si sa. A dover caricare i dati oggi, ieri domani etc. In breve il solito casino.
Va beh ora ti devo lasciare, devo sistemare le cose che ieri ho riportato a casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...

22 febbraio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 49° puntata


Caro lettore è ormai un anno che questa piccola rubrica è nata. Eh sì, proprio un anno fa iniziava questa avventura tanto desiderata, all'epoca. Di cose ne sono successe in questi 12 mesi ed i post nell'archivio lo possono testimoniare.
Ed ecco che ad un anno dal primo “resoconto” di questa mia avventura, un collega, o meglio la sua fidanzata, scoprono l'esistenza di questo blog.. La notizia all'inizio mi ha un po' preso di sorpresa, ormai pensavo che nessuno dei miei colleghi bazzicasse internet alla ricerca di blog interessanti. Pensavo che occupassero i loro momenti a scrocco su Face Book. Comunque è capitato.
Dopo questo piccolo preambolo, un po' autocelebrativo e un po' no posso proseguire con il racconto delle nuove peripezie affrontate nell'ennesima settimana di trasferta.
L'avventura ha inizio con la notizia che dobbiamo lasciare il residence che ci ha ospitato, questo perchè per i prossimi tre mesi saremo sempre in Polonia, ma continueremo a partire ed atterrare da Torino, per esigenze di progetto.
La seconda notizia è che per le prossime settimane dovremo prendere un auto a nolo in Polonia.
Questa sembra una notizia di insignificante valore, se non fosse che per me è la prima volta, e che la segretaria del mio ufficio non ha reso la cosa più semplice.
Ma andiamo con ordine.
Atterrati in Polonia, dopo un volo in cui il mio vicino di posto ha fatto solo tre cose:
1)Sogni peccaminosi sulla hostess (no comment), dandomi anche alcune info.
2)Dormito, per sognare ad occhi chiuso l'hostess su citata.
3)Lamentatosi perchè i due seduti dietro di noi disturbavano i suoi sogni.
Insomma un viaggio tranquillo.
Arrivato all'aeroporto, inizia l'avventura dell'auto. Prima cosa il vaucher non è compilato bene, la cifra non è corretta, quindi mi bloccano 2500PLN sulla carta di credito come cauzione, non è prevista la seconda guida, l'omino poi mi elenca una quantità di info per cui sono previste delle penali...dopo mezz'ora di scongiuri e grattatine strategiche, riesco ad ottenere le chiavi dell'auto. Una FIAT Bravo grigia.
Passerò due giorni a spiegare alla segretaria come dovrebbe essere compilato il vaucher per le nostre esigenze, ma lei ciccia. Ripete a nastro che ha sempre fatto così e quindi ci attacchiamo.
Metteteci che ho dovuto reinviarle 15 volte ( il numero non è parto della mia fantasia) la stessa mail con le date per cui avremo necessità dell'auto ed ogni volta ho dovuto ribadirle che la restrizione del cliente, per cui possiamo usare solo auto del nostro costruttore nazionale.
Fuori nevica, e questo tempo ci accompagnerà sino al nostro ritorno nella terra natia. Comunque sia si parte in direzione albergo.
Il tempo per questa settimana ci è davvero nemico. Non vediamo mai il sole, ma solo nuvole grigie e neve. La temperatura massima assaporata è -2°, per la minima lasciamo stare, vi basti sapere la piccola stalattite che scendeva dallo specchietto laterale ha resistito per quasi 50 km prima di staccarsi.
Le giornate trascorrono come sempre, albergo, colazione, ufficio, cena, albergo. Con qualche piccola variante. Questa settimana siamo sempre usciti prima delle 21:00, il che è una piacevole novità, oltre ad avere sorpreso un po' tutti, visto che a questo giro c'era solo una persona del cliente, ed ahi noi quella che solitamente ci faceva fare orari lavorativi proibitivi.
La cosa più assurda è stata che: l'unico giorno in cui mi piazzano una riunione alle 18, ricevo mille pressioni per uscire prima, da questo signore. Io faccio presente le mie difficoltà a rispettare un orario tanto desueto per noi, e che quindi li avrei raggiunti dopo. Per fortuna sono automunito. Scopro solo dopo, che alla cena era invitata anche un'utente, una sua utente, motivo scatenante del cambiamento di orari.
Alla ricerca di un nuovo posto dove desinare, poi, abbiamo trovato un nuovo ristorante a pochi passi dall'albergo, peccato che per arrivarci abbiamo fatto il giro di mezza città all'inseguimento di una strada che il nostro “scout” diceva doveva portarci in un posticino davvero carino.
Le sere si concludono tutte con un vodkino al bar dell'hotel, così da togliere un po' di quel freddo che cerca di entrarti nel midollo. Ovviamente il tutto viene accompagnato da quattro chiacchiere che servono a conciliare anche loro il sonno ed a far restare le beghe d'ufficio in un cassetto, che verrà aperto appena superata la sbarra d'ingresso dello stabilimento.
La settimana passa. Dei problemi che segnalo da due mesi sembra non fregargliene niente nessuno, solo a me. Io ricordo a tutti le tempistiche e le date che dobbiamo rispettare, ed ogni volta che sento il responsabile d'area ripetere che a lui di questi problemi non gliene frega niente mi verrebbe voglia di tirargli una testata.
La restituzione dell'auto meriterebbe un post a parte, vi basti sapere che ho dovuto telefonare 2 volte alla su citata segretaria, sono venuti in aiuto 2 colleghi preoccupati del fatto che non tornassi da questa mia spedizione, ho dovuto aspettare 15 min per la stampa della fattura (e per fortuna che era tutto a posto) etc.etc.
Avrei ancora da raccontare a proposito di questa settimana, ma penso che ormai caro lettore tu ti sia già stufato e quindi mi fermo qui.
Nella prossima puntata si parlerà di...

14 febbraio 2009

Torino - 48° puntata

Ed eccomi sul treno regionale delle 8:50 che da Torino Porta Nuova è diretto a Rho. Il motivo per cui sono sul treno e non in viaggio con il collega, come ormai è abitudine, è dovuto al fatto che a causa dell’incapacità nello scrivere una mail da parte delle persone dell’altro team con cui collaboriamo, ieri ho passato quasi 8 ore a non fare nulla. Si proprio “quasi” 8 ore, perché poco prima che spegnessi il pc per tornarmene a Milano lasciando il lavoro ai colleghi rimasti a Torino mi è arrivata una telefonata.
Il collega in Polonia ha incontrato uno dei responsabili dell’altro team che gli ha chiesto come procedeva il caricamento dei dati. A questo punto, lui sbalordito ricorda a questo essere dalla genialità di un pesce imbalsamato che per poter procedere al caricamento, come da accordi scritti, siamo in attesa di una loro mail. Questo giullare dei tempi moderni, cade giù dall’albero su cui si trovava e sorpreso chiede se è vero tutto ciò. Per fortuna che il mio archivio di mail, santificato in più battaglie con questi tipi di personaggi, estrae Excalibur sotto forma di mail. Ed adesso? Neanche l’educazione gli viene in aiuto, perché invece di chiedere scusa per l'incomprensione, mandano una mail con la richiesta di caricamento immediato. Il che significa lavorare e salutare il collega, e poi salutare i vari treni della sera, e salutare la signora delle pulizie, e salutare la notte di riposo a casa, e salutare la cena in famiglia. Insomma un saluto a tutto.
Quando ormai ho finito, l’ultimo treno ha lasciato la stazione da pochi minuti. Non mi resta che cercare qualcuno con cui cenare e sfogare un po’ di questo stress. L’ufficio sembra la scatola cranica del su citato personaggio, vuoto. Un paio di telefonate e fortunatamente trovo compagnia.
Questa cena rimediata all'ultimo, sarebbe potuto essere l’evento mondano, se le mille beghe del lavoro, la pizza stra salata, lo stress e la stanchezza non consigliassero di tornare a casa presto. Dormo poco, la pizza ha fatto il suo lavoro e mi ha prosciugato tutto il cavo orale, oltre ad iniziare una battaglia con i miei succhi gastrici. A questo punto mi alzo, doccia, due mail di lavoro che ieri sera proprio non sono riuscito a scrivere e poi colazione. Provo a prendere il treno delle 7:50, ma non ce la faccio per pochi minuti.
Anche a Torino c'è traffico.
Oggi poi ho fatto una nuova scoperta. Prendendo la metropolitana nella città che da il titolo a questa specie di diario moderno, ho scoperto che esistono sedili davanti alle porte d’ingresso/uscita. Tutto questo rende ancora più disagevole lo scambio dei passeggeri alle fermate. Se una cosa del genere fosse presente sui mezzi milanesi, come minimo ci sarebbero liti tra pendolari ogni 3 minuti (che dovrebbe per l’appunto essere la frequenza dei mezzi in orario di punta).
In questa ennesima settimana di trasferta sono successe anche altre cose.
Ho ricevuto i complimenti da parte di un programmatore per una soluzione che sono riuscito ad implementa nel nostro programma di caricamento dati. Questa dovrebbe farci risparmiare circa 3 ore di lavoro manuale riducendo anche il margine di errore. Detta così sembra anche un gran lavoro, e per uno che non nasce come programmatore può anche esserlo, ma alla fine si è trattato solo di aggiungere 5 righe di comando. Un bravo programmatore ci avrebbe messo una decina di minuti, io un paio di ore, giustificate anche dal fatto che questa modifica l’ho fatto all’ora in cui la gente normale è bloccata nel traffico del rientro a casa. Comunque i complimenti mi hanno fatto piacere, visto che sino ad ora sono stati molto scarsi da parte dei capi del team.
È anche arrivata la notizia, ancora da confermare, che questa possa essere l’ultima settimana di lavoro in Italia, infatti si pavoneggia di 13 settimane consecutive in Polonia. Non vi dico che colpo sia stato. Mi ci è voluto più di un giorno, e qualche chilometro in giro per la città, per metabolizzare la notizia.
In mezzo a tutta questa confusione è nato anche uno screzio con il collega. Io ho provato a dirgli che stava sbagliando atteggiamento, ma lui mi ha risposto che non ero un suo famigliare.
Anche lui non ha preso bene la notizia della nostra prolungata trasferta. Per fortuna che il giorno dopo, con gli animi più sereni ne abbiamo riparlato e lui ha capito che volevo solo dargli dei consigli per non trovarsi brutte sorprese dopo; ma lui, con la spensieratezza data dalla gioventù e da una vita troppo coccolata, mi ha detto che ci deve sbattere il muso, anche se i consigli che gli ho dato li trovava giusti.
Ora non ci resta che aspettare la consegna delle pagelle di fine semestre, che avverrà questo pomeriggio e di cui probabilmente vi parlerò nel continuo di questo post.
Sì, nell’azienda per cui lavoro danno le pagelle come a scuola. Come a scuola ci sono promozioni e bocciature, maestri capaci e meno, interrogazioni e compiti in classe e a casa.
È proprio vero che gli esami non finiscono mai.

I voti sono stati buoni. Davvero una bella pagella. Ora mi tocca solo confermare i risultati a fine del secondo semestre.
È arrivata anche la temuta conferma che da lunedì, sino a metà maggio, saremo in Polonia.
Torino sarà una tappa di transito e non più la città ospitante e quindi una piccola dedica...



Nella prossima puntata si parlerà di...

12 febbraio 2009

M'ILLUMINO DI MENO 2009

M'ILLUMINO DI MENO 2009
Giornata del Risparmio Energetico

- 13 febbraio 2009 -

Per il quinto anno consecutivo Caterpillar lancia per il 13 febbraio 2009 M'illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.
Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente agli ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio.
L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18.
(e magari anche gli altri giorni dell'anno...)

http://milluminodimeno.blog.rai.it/

08 febbraio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 47° puntata


Ed eccomi a Torino, in una tiepida sera domenicale. Sono tornato in Italia solo venerdì, eppure la settimana trascorsa mi sembra già lontana. È già in un cassetto dei ricordi.
Quello che ha lasciato è un po’ di amaro. Quell’amaro dovuto a quelle situazione che si creano dopo lunga convivenza, soprattutto se si dorme male e si mangia peggio.
Metteteci poi che il capo abbassa sempre i calzoni davanti al cliente, tanto poi i bruciori al c… ce li ho io, che devo restare sino a quando la sera si fa notte davanti ad un pc a lavorare in un ufficio a miglia di distanza da casa, con l’incubo di andare a cena in una sottospecie di drugstore polacco.
Lo stress, dopo tre settimane di trasferta in Polonia con: cibo poco digeribile, orari da cucitore cinese, ore di sonno che si possono contare sulle dita della mano di un monco; non si tagliava con il coltello, ma con una moto sega. Come si dice: quando il gioco si fa duro… e meglio stare zitti e tirare avanti altrimenti ti metteresti a litigare anche con il pupazzetto incollato sul cruscotto dell’auto.
Giovedì ho toccato davvero i minimi storici. Mi sono rifiutato di lavorare ancora, tanto il mio dovere lo avevo già fatto a pieno, ed ho chiesto soccorso ad un amico (Grazie Talking Knee).
Ed ecco che è iniziato una lezione sulle mappe aereonautiche, sulle sigle e sulle rotte.
Inizio così lo studio del volo che mi porta ogni settimana in una piccola cittadina della Polonia del sud. Mi sono riproposto di cercare di riconoscere qualche luogo dall’alto, quando la coltre di nuvole avrà abbandonato i miei voli. Per ora tutto quello che riconosco è la perturbazione proveniente da nord, che fa sembrare tutto una coperta di latte.
L’unica cosa degna di nota sarebbe la faccina felice di un’anziana donnina alla proposta di avere per il secondo giorno consecutivo il sottoscritto seduto a fianco. Ma vi evito l’immagine raccapricciante. Vi basti pensare che se non avessi letto all’ingresso dello stabilimento il nome del più noto costruttore di auto italiano, avrei pensato di essere finito in un ricovero per anziani. La non più giovane seduta davanti a me, poi, ha talmente tanta chincaglieria addosso che fondendola ci si potrebbe fare la scocca di un’utilitaria. Pensate poi alla sua espressione famelica quando le ho detto che dovevo attaccare l’alimentatore del mio pc, e quindi mi sarei dovuto chinare sotto la scrivania. Non ci voglio pensare altrimenti questa notte non dormo.
Nella prossima puntata si parlerà di…

31 gennaio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 46° puntata

La settimana appena trascorsa è fatta di alti e bassi.
La partenza per l'est è stata resa un po' più nervosa a causa di una mail del grande capo che ci ha notificato che da quel momento in poi avremo dovuto concludere la settimana rientrando il venerdì in ufficio, per giustificare le 8 ore di lavoro indicate per tale giorno. Diciamo che tutto ciò non è stato gradito, anche perchè dopo 6 ore di viaggio ed una settimana molto pesante sia fisicamente che mentalmente, la voglia di tornare in ufficio per un paio di ore non c'è proprio.
Ed è con questo pensiero che parto con i colleghi.
Per fortuna che il primo risveglio porta con se una bella notizia a rendere meno duro svegliarsi in uno stato straniero, lontano da casa e dagli amici.
E sì, a quasi un anno dall'inizio di questa avventura inizio a sentire un po' la stanchezza.
Questo essere in un paese dove parlano un'altra lingua, hanno un altro modo di cucinare, altre abitudini, mi arricchisce, ma al tempo stesso mi fa sentire di più la lontananza da casa.
Sì, lo confesso: sono un mammone, bamboccione, un italiano medio, un emigrante con la nostalgia di casa, uno di quelli che all'estero sogna i piatti cucinati dalla mamma la domenica... lettore scusa lo sfogo, ma i giorni trascorsi, quasi sempre in un ufficio, in una grande fabbrica, in un piccolo paese, dove anche il Sole sembra non voler passare troppo tempo, il poco sonno, non so. Ripenso alla frase di un amico: “Carmine, hai bisogno di ferie!!! Hai una faccia stanca....”
Mi sa che ha proprio ragione.
Mercoledì sera, mentre in tutto lo stabile a lavorare eravamo rimasti solo noi, visto l'orario molto tardo, sono stato tentato di chiamare in Italia, volevo sentire una voce amica, ma non ho avuto neanche il tempo. C'era da finire un lavoro entro la giornata. A questo aggiungeteci che è già molto difficile trovare un posto con la cucina aperta dopo le 21:00, pensate dopo le 23:00. La fame ha rapito così l'unico neurone che era rimasto libero, per pianificare un piano per trovare cibo.
Ed arriva il Giovedì. Giorno di compleanni e di feste. I dolci si sprecano negli uffici, quasi tutti a base di cioccolata, che qui va molto, addirittura più degli alcolici.
La giornata trascorre nell'attesa di andare al ristorante italiano che abbiamo scoperto la scorsa settimana. Il cibo è buono, la cameriera parla italiano e quindi non siamo costretti a fare le ordinazioni a caso ed a gesti (non è vero che all'estero tutti parlano inglese), la televisione mostra video musicali italiani ed anche la pubblicità è in italiano. Per un attimo dimentico di essere lontano dalla mia terra. La cena è il preludio alla serata mondana. Si esce e si va a cercare un locale per pensare che la vita non è solo ufficio e lavoro. Il primo locale è già chiuso alle 23:00. il secondo è una specie di club/associazione. Il locale è piccolino ma sembra carino. I clienti si conoscono tutti, ed un paio sono ciucchi persi. E vedere una ragazza ubriaca non so perchè mi riporta alla mente brutti ricordi che cerco di scacciare andando a fare due salti nella sala da ballo. Sala perchè è grande quanto la sala di casa mia la zona dove si balla.
I colleghi in crisi di astinenza da sigaretta, decidono di cambiare locale, ed eccoci di nuovo alla discoteca nel centro commerciale. Ecco un'altra cosa che ho notato: la quantità di gente che fuma ed il fatto che quasi tutti i locali vendano le sigarette.
Dopo essere stati rimbalzati un paio di volte dal buttafuori del locale, riusciamo ad entrare. La serata è identica alle precedenti serate godereccie. Mi tocca riportare a casa, o meglio in albergo, i colleghi un po' alticci. La novità è che questa volta proviamo una nuova strada. Vediamo uno scorcio della città che sino ad ora ci era sconosciuto, ad un certo punto pensiamo anche di esserci persi, ma le piccole dimensioni della città ci permettono di trovare comunque l'albergo e poco importa se ci abbiamo messo molto più tempo ad arrivare.
Evito di tediarvi con la descrizione dei colleghi il giorno dopo, o con il fatto che mi sono dovuto alzare presto per finire un lavoro, o alla quantità di cibo polacco che il collega ha distribuito nelle valige del team, o il volo del rientro (non ricordo molto ho allacciato le cinture, mi sono addormentato, ho slacciato le cinture ed ero a Torino), o i saluti al collega che lascia il progetto, o al viaggio di ritorno a casa nella nebbia, o... buona notte.
Prima di lasciarci un saluto a chi se n'è andato. Forse la notizia della sua partenza ha sottolineato un po' di più la mancanza di casa.

Nella prossima puntata si parlerà di...

24 gennaio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 45° puntata


Ed ecco che anche questa prima settimana di trasferta al quadrato va per finire. Inizio a scrivere queste righe giovedì sera, nell’attesa che gli ultimi colleghi finiscano di lavorare e che si possa finalmente partire alla ricerca di un ristorante.
La settimana è iniziata abbastanza sotto pressione, in quanto dovevo caricare i dati a sistema prima di partire, peccato che facessero schifo. Alla fine ho terminato 5 minuti prima di uscire dall’ufficio, ed ero anche contento se il collega non mi avesse detto che non andavano bene. Per fortuna che mi è venuto in mente nel tragitto in taxi verso l’aeroporto il sicuro errore fatto dal collega nell’estrazione delle informazioni e si può anche dire che mi sono goduto il volo.
Il volo: per la prima volta accetto di sedermi vicino ad un finestrino e l’unica cosa che vedo per la maggior parte del viaggio sono le nuvole. Solo poco prima di atterrare il cielo si schiarisce e mette davanti ai miei occhi uno spettacolo di luci che fa immaginare una sorvolazione di una colata lavica. Ad un certo punto la mia immaginazione mi porta a vedere anche delle somiglianze con i disegni di Nasca. C’era l’immagine stilizzata di un lanciatore di giavellotto con le gambe lunghe, un tribale etc.
La seconda cosa che mi ha stupito è la bellezza delle luminarie, che ho scoperto verranno tolte solo l’ultimo giorno del mese. Surclassano, e di molto quelle viste a Milano, a Torino ed a Siena. Ci sono delle vere opere d’arte. Negli ufficio poi proliferano alberi di Natale con luci e palline colorate.
L’ufficio dove ho prestato servizio, poi sembra una piccola serra. I veri spazzi dell’enorme open space sono delimitati dai tipici armadietti bassi sovrastati da piantagioni rigogliose che danno al tutto un aspetto molto da giungla. In queste piantagioni si ritrovano personaggi dell’età di matusalemme, probabilmente anche amanti di Lenin e Stalin. Per fortuna che nel lato dove ho la sedia, perché solo quello ho a mia disposizione, l’età media cala decisamente e l’ambiente è molto più amichevole. Si scherza e si ride, ed anche se non capisco nulla di quello che dicono, ed a volte penso che mi stiano prendendo per il “sentimento”, rido e vado avanti. Qui quasi tutte mangiano una montagna di cioccolata e l’unica che non lo fa si riempie di gallette di riso che mandano un odore… ci siam capiti.
La cosa strana è che qui, uscire alle 18:00 vuol dire avere fatto molto tardi, peccato che noi si esca sempre dopo le 21:00.
Ricordo che amici mi parlavano delle calde stanze dall’albergo della Polonia. È verissimo. Fa talmente caldo in quelle cavolo di stanze che una notte ho dormito con la finestra aperta e fuori c'era -1°.

Riprendo a scrivere arrivati finalmente in Italia. Finalmente perchè a causa della nebbia abbiamo seriamente rischiato di rimanere in Polonia. Arrivati all'aeroporto ci scontriamo con una folla di gente, cosa abbastanza strana per un piccolo aeroporto. Alzo gli occhi e vedo sul cartellone che tutti i viaggi che precedono il mio sono cancellati. Il nostro invece no. Facciamo check in e ci lanciamo in una nuova avventura culinaria, questa volta aggravata dal luogo.
Superata con qualche difficoltà il controllo al gate, non avevano capito che il mio zaino serviva per portare il pc, quindi gli ho dovuto spiegare che dentro c'era il pc. Poi, tolto il pc da dentro come da regolamento, e fatto passare sotto la macchina ai raggi x si sono sorprese di trovare nello zaino dei cd, una webcam, alimentatore e cavi vari. Ad un certo punto pensavo che a causa delle chiavi non mi facesse passare. In Italia ero passato via liscio liscio.
Comunque ci facciamo più di tre ore di attesa, con i fumatori in piena crisi di astinenza, ed io che avrò misurato tutta la sala. Si può dire che quello sia stato l'evento sportivo della settimana. Ecco potrei aver inventato un nuovo sport l'Air watching. Per fortuna che la nebbia è poi salita e siam riusciti a partire.
Il volo è stato come al solito mosso, ma il peggio ci aspettava a Torino. Il tassista che ci ha caricato meriterebbe un posto in un libro di Lucarelli. Immaginate De Niro in TAXIDRIVER. La macchina sembrava un piccolo forno, e quando ho tirato giù un dito di finestrino, lui dopo poco l'ha richiuso. Gli ho dovuto spiegare come arrivare all'indirizzo che gli avevo dato. Guidava a singhiozzo, ed ho pensato che la macchina prima o poi ci abbandonasse in tangenziale, e subito dopo che io abbandonassi il pranzo polacco nella sua auto.
Alla fine siamo giunti sani e salvi, anche se sul sano avrei un paio di cose da dire ma sarei troppo prolisso.
Nella prossima puntata si parlerà di...

17 gennaio 2009

Torino - 44° puntata


Caro lettore questo che vai a leggere è un altro post contro lo stress da lavoro. Per fortuna che ero rientrato la scorsa con solo un trittico di giornate, comunque assurde, dopo una decina di giorni di ferie, altrimenti ora non ce la farei a scrivere neanche queste poche righe (esagero secondo te?).
Questa è stata la settimana di preludio alla trasferta in Polonia, vissuta tutta sull'attesa spasmodica di una mail per il passaggio dei dati dall'ambiente di test a quello di produzione. Intanto per ingannare il tempo si procede al recupero dei lavori in arretrato, che ho scoperto essere più del previsto. Mettici pure che ho dovuto chiamare io il capo per ricordargli delle scadenze importanti per una riunione che doveva indire lui, ed il fatto che sarei stato all'estero in questi giorni, e quindi non mi sarebbe stato facile presenziare all'evento, per cui la mia presenza è obbligatoria... La frase che ho appena scritto ricorda molto il mio stato d'animo dopo la conversazione con il capo.
Lettore, scusa, potresti spiegarmi perchè questa figura che sembra avere la materia grigia lavata con lo sbiancante, i neuroni che chiedono asilo politico al retto perchè lì c'è meno m.., la scatola cranica richiesta dal CERN per studiare l'antimateria, perchè si chiama capo e non piede. Mi sembra che quest'arto sia più adatto al suo modo di lavorare. Scusa l'ennesimo sfogo.
Eventi ce ne sono stati, non roboanti, ma comunque degni di una piccola nota.
Per lo sport c'è stata la prima partitella di calcetto del anno. Si è giocato in un campo gelato e circondato da un muro di neve e ghiaccio. Il freddo ed una telefonato di lavoro ad orario di cena, hanno fatto sì che perdessi il riscaldamento e mi beccassi anche un caziatone dal collega organizzatore dell'evento. La squadra ha tenuto bene per la prima metà del match, ed ha avuto poi un crollo verticale, dovuto alla prolungata inattività, nella seconda parte. Risultato finale non pervenuto in quanto il pallottoliere si è raffreddato.
Qualche piccolo screzio con la punta avversaria è stato spianato con un gioco un po' più maschio, giusto per scaricare un po' dello stress dei giorni trascorsi.
L'evento mondano doveva essere il compleanno di un collega, ma sfortunatamente per lui è capitato in una congiunzione astrale degna di Biscardi che legge l'oroscopo. Tra chi doveva lavorare anche nel fine settimana, chi non stava bene, chi come me era seriamente stanco e si portava oltretutto dietro gli acciacchi della partitella del giorno prima, chi aveva una collezione di scazzi d'ufficio da riempire almeno tre tir con rimorchio, la serata è stata una fetecchia.
Tutti un po' sotto tono, in cerca di un locale dove fare quattro chiacchiere e bere qualcosina, con poco spirito di fare casino e saltare, ma tutti a cercare una via di fuga dal grigiore delle ore passate in ufficio.
Mi è anche toccato fare il grillo parlante e convincere i più coriacei a cercare di salvare la serata a tornare a casa presto visti gli impegni del giorno successivo.
Il giorno successivo fatto di accordi che saltano, di piccole punzecchiature da ufficio, di saluti e raccomandazioni, di è tutto da rifare-forse no-forse si-vediamo lunedì, della mail che aspettavamo dall'inizio settimana che però non riportava le parole da noi attese. Ma la cosa principale è che è passato anche lui, ed il ritorno a casa, accolto da una nebbia molto milanese, non ha fatto altro che rendere tutto più sonnecchioso.
Nella prossima puntata si parlerà di...

10 gennaio 2009

Torino - 43° puntata

Buon Anno caro lettore.
Tolta anche l'incombenza degli auguri, ecco che posso iniziare a raccontare di un'altra settimana a Torino. Non proprio una settimana intera, ma una tre giorni che mi ha consumato più di una settimana di 8 giorni. Questo ennesimo pezzo di trasferta si può racchiudere tutto nei viaggi omerici che mi hanno portato dal mio caldo letto alla fredda scrivania nell'ufficio piemontese.
Come molti sapranno martedì è iniziata una forte nevicata nel nord Italia. Questa mi ha fatto consigliare al collega di partire in treno e non in auto. Mercoledì 7 mi sveglio che forse è ancora l'epifania ed i re magi stanno ancora banchettando davanti ad una capanna a Betlemme, e parto per la fermata del bus che dovrebbe portarmi in stazione. Eh sì, in bus. Tutti quelli a cui ho provato a scroccare un passaggio mi hanno risposto che con quel tempo se ne stavano a casa. Beati loro.
Già arrivare alla fermata è stata un'impresa, con i fiocchi di neve che si facevano sempre più grandi e si depositavano su quelli già caduti. Dopo un'ora di attesa, dove l'unico pullman per la stazione era fuori servizio, e gli altri 5 non si sono neanche visti, decido di andare a Milano.
Il primo vettore che passa è diretto in città, mentre il secondo, quello che prendo io, è diretto al capolinea della metro. La folla che si è formata alla fermata si equi distribuisce sui due mezzi. Peccato che il primo non riesce neanche ad arrivare alla fermata successiva e si ferma. Ciò significa che se eravamo già abbastanza pigiati così ora l'autobus sembra più una scatoletta di sardine. La gente inizia a lamentarsi di tutto: caldo, freddo, neve, vicino, finestrino aperto o chiuso, governo ladro, comune ladro, autista incompetente, vicino troppo vicino, etc. etc.
Non tutti sono arrivati al traguardo. Molti hanno abbandonato dopo una o due fermate, che solitamente vengono coperte in pochi minuti, mentre allora ci abbiamo messo poco più di un'ora. Così che per arrivare al capolinea ci ho messo quasi due ore, tre se si inizia a contare da quando sono arrivato alla fermata.
Chi pensa che qui sia finita l'avventura si sbaglia davvero.
Arrivato alla fermata di scambio della metro scopro che:
”A CAUSA DI UN PRECEDENTE GUASTO NELLA FERMATA DI LAMBRATE I TRENI SUBIRANNO RITARDI IN TUTTE LE DIREZIONI”.
Ok, mi sono alzato all'alba ed ho già consumato quasi un quarto del calendario di Padre Indovino, quindi passo al piano B e giro su un altra linea.
Arrivato finalmente in stazione scopro che la maggior parte dei treni o in forte ritardo o non parte proprio. Per rendere tutto più piacevole l'attesa mi becco anche il comizio di un ministro dell'attuale governo, anche lui bloccato in stazione, che cerca di tranquillizzare la gente. Per fortuna riscuote meno consensi che nelle urne elettorali, e se ne torna a casa.
Alla fine, dopo quasi due ore, parte un regionale che mi porterà nel capoluogo piemontese. Questo si ferma nella stazione da dove dovevo partire 4 ore dopo il mio piano di viaggio. Comunque sul treno mi concedo un'oretta di sonno.
Anche Torino è ricoperta di quella neve che ha reso difficoltosi gli spostamenti a Milano, ed anche qui non è che si viaggi meglio. Alla fine con quasi 5 ore di ritardo e più di 7 di viaggio riesco a sedermi alla mia scrivania.
Non ho neanche il tempo di salutare i colleghi che le beghe lavorative arrivano come un'onda anomala. Mi metto sotto a lavorare.
Il viaggio in tram per il residence con il collega ricorda molto i viaggi in auto. Io parlo e lui mi risponde a monosillabi. Rinuncio presto. La giornata è stata abbastanza faticosa.
Arrivo in camera, è la scopro gelata. Temperatura interna intorno agli 8 gradi. Parte l'accensione di tutte le fonti di calore. Ho pensato anche a bruciare sedie e tavolo, ma sono di metallo.
Dopo una frugale cena e quattro battute online con amici lontani, cado in un profondo sonno ristoratore.
I due giorni seguenti sono anch'essi pieni di attività lavorative urgenti, tanto che il mio ritorno a casa avviene in orari non proprio impiegatizi, con la notizia che le settimane in Polonia non saranno due ma tre, e si partirà prima del previsto, ma questa è già un'altra storia.
CI SCUSIAMO CON GLI UTENTI MA A CAUSA DELLE ABBONDANTI NEVICATE NON È STATO POSSIBILE EFFETTUARE ALCUN EVENTO SPORTIVO O LUDICO.

Nella prossima puntata si parlerà di...

01 gennaio 2009

Qualcuno 2009


Il primo giorno dell'anno volge al termine.
Qualcuno sarà ancora un po' frastornato dalla serata, che probabilmente è terminata con le prime luci del giorno; altri si staranno riprendendo a forza di tisane da cene che hanno riempito da prima i piatti, poi gli stomaci e domani forse le tasche di un dietologo.
Qualcuno avrà aspettato l'inizio di questo giorno sotto una lieve nevicata, con il naso all'insù a guardare il cielo illuminarsi di mille colori, mentre i piedi lentamente si gelavano.
Qualcuno avrà fatto molta strada per ascoltare la musica del cuore, in compagnia di qualche amico e di uno scenario spettacolare.
Qualcuno avrà abbracciato i propri cari, lontani per molti giorni, ma solo fisicamente, perchè in fondo le persone che amiamo le portiamo sempre con noi.
Qualcuno avrà lavorato per fare felice i festiaoli o per non far sentire abbandonate le persone sole, donando un po' del proprio tempo e amore, guadagnandoci magari un sorriso a 36 gengive.
Qualcuno avrà brindato con i nuovi arrivati o a chi arriverà a riempire un po' la vita, altri avranno alzato i calici e salutato chi è andato via e dall'alto li protegge.
Qualcuno avrà atteso, trepidante, i vaticini di qualche lettore di costellazioni, nella speranza di sentirsi dire parole rassicuranti e promesse di ricchezza e felicità.
Qualcuno avrà rincorso paradisi artificiali o solo cercato di fuggire a qualcosa che ha dentro, ma che non ha il coraggio di affrontare.
Qualcuno si sarà fatto male, o avrà fatto del male, nel tentativo di scacciare chi sa quale spirito cattivo che gli danza nella testa o alla ricerca di chi sa quale tesoro nascosto.
Qualcuno avrà riso e festeggiato, mentre qualcun altro piangeva e si chiedeva cosa c'era poi da festeggiare e da essere così allegri.
Ed alla fine c'è sempre qualcuno che vi chiama, vi sorprende, vi fa arrabbiare, vi fa sorridere o piangere, che ha lasciato un bel ricordo o solo un graffio sul cuore.
Comunque sia andata:

QUANDO VAI A DORMIRE SII FELICE PER QUELLO CHE HAI
QUANDO TI SVEGLI SII FELICE PER QUELLO CHE SEI
”.

Un post agrodolce, come la mostarda che ha accompagnato il bollito nei paradiso del buon cibo.
E per finire

BUON INIZIO E MIGLIOR PROSEGUIMENTO!!!

30 dicembre 2008

L'Anno che verrà

A tutti gli amici che mi hanno coinvolto in catene che promettevano fortune varie nel 2008 rispondo:
Non hanno funzionato ... ma vi voglio bene lo stesso !!!
Quindi, per il 2009, mandate direttamente denaro o generi di conforto!
Grazie 1000 e ... buon anno !!!

Torino - 42° puntata


Torino,23 Dicembre 2008 ore 18:15
Eccomi qui a scrivere, mentre aspetto una cavolo di mail con dei dati, che doveva arrivare lunedì. Gli uffici ormai sono deserti, la gente si è salutata, fatta gli auguri, scambiato i regali, mangiato i dolcetti, bevuto un po' di tutto. Ormai l'allegria ha lasciato l'ufficio, il piano, il palazzo e forse anche Torino, in cerca di un posto caldo o per lo meno più accogliente. Qui siamo rimasti in tre. Come dice la canzone: siamo rimasti in tre, tre giganti e tre somari... lasciamo stare se no questo post si trasforma nell'ennesimo panegirico di scazzi da ufficio.
Comunque è proprio vero: meglio i cattivi che gli stupidi, i primi a volte si riposano almeno.
Sono arrivati i dati, meglio che mi sbrigo o a casa oggi non torno.
Cornaredo, 24 Dicembre 2008 ore 14:15
In due giorni non è che si possa fare molto. Tutto il tempo che non ho passato in ufficio si può dire che sia trascorso sopra un mezzo le cui ruote sono imbrigliate in binari di ferro. Questa è stata una fortuna vista la persistente nebbia sulla pianura padana.
I viaggi in treno e tram mi hanno permesso di riscoprire la dimensione del pendolare che legge, si guarda intorno, chiacchiera del più e del meno con perfetti sconosciuti, dorme o pensa. Io ho letto, dormito ed un po' pensato. Una volta anche di non riuscire a prendere il treno. Una corsa folle con i sacchetti degli ultimi regali alla ricerca di una biglietteria automatica. Una specie di piccolo invasato che si aggira nella Stazione di Porta Nuova, a 5 minuti dalla partenza del treno che dovrebbe riportarlo a casa, con l'annuncio che il binario è stato cambiato e quindi si passa dal 20 al 3, cioè dall'altra parte della stazione, metteteci la solita famigliola con anziana al seguito che ostacola la corsa alla banchina, i lavori in corso, la pellegrina britannica, nel senso di devota, piena di borse e borsettine (c'è anche tanica di acqua di Lourdes), che occlude l'ingresso al treno. Salgo giusto in tempo. Si chiudono le porte ed il treno parte.
Cavoli non ho obliterato. Siglo il biglietto con data e ora, ed aspetto il controllore per avvertirlo del problema. In un treno di un solo vagone non dovrebbe metterci tanto, ma invece si intravede solo alla seconda fermata, quando ormai sono circondato da una combriccola di leccesi che parla nell'idioma natio. Il controllore fa cenno che passerà dopo, ma non lo rivedo più. Forse è rimasto giù dal treno.
Bisogna dire che siamo verso la fine dell'Anno e quindi viene istintivo fare un piccolo bilancio dei giorni trascorsi. I risultati definitivi si sapranno solo al momento della lettura dei libri contabili, che sembra sia stata rimandata di altri due mesi. Ogni volta che pare stia per finire, ecco spuntare altri due mesi di probabile soggiorno in Piemonte, peccato che l'entusiasmo dei mesi caldi sia scemato, ed ora un po' mi pesa essermi perso un sacco di serate con gli amici o cose che non ho visto o fatto perchè ero rilegato in una piccola stanza nella città Sabauda. Però è vero che ho avuto l'occasione di conoscere persone nuove, belle e brutte, di vedere una città poco conosciuta, di divertirmi ed arrabbiarmi, di essere felice e triste, e forse anche di crescere un po', se non nella testa almeno nel mio girovita che è un po' lievitato. Non preoccupatevi però, ho chiesto a Babbo Natale la tartaruga e chi sa che non arrivi.
Due giorni e poche cose da dire... ah dimenticavo: FERIE obbligate e quindi un saluto a tutti. Cellulare quasi spento ed immersione negli ultimi acquisti, pacchettini, scambi di regali, mangiate degne di una delle fatiche di Asterix, amici, parenti e buoni propositi.
Nella prossima puntata si parlerà di...

NdR causa Coniglio Bianco e Tecnico poco tecnico questo post è stato pubblicato in ritardo.
Me ne scuso con i lettori.

20 dicembre 2008

Torino - 41° puntata


Ed ecco che anche l'ultima settimana di autunno è trascorsa, la prossima volta che andrò a Torino sarà inverno, anche se il freddo e la neve hanno già fatto capolino sulla città.
Ripensando ai giorni trascorsi, mi è venuta in mente una strana associazione: i giorni passati sembrano uno di quei piatti in cui l'unica cosa buona sono i contorni. Innanzitutto è iniziata male, con il collega addetto ai trasporti che ha deciso di prolungare la sua gita con Morfeo, mentre io lo aspettavo sotto una pioggerellina fastidiosa. Il chè ci ha fatto arrivare in ritardo in ufficio, ma per fortuna lo spirito natalizio si è diffuso in ufficio e quindi nessun cazziatone. Di contorno ho sentito degli amici lontani, e che spero di vedere dal vivo nei prossimi giorni di festa.
Martedì giornata breve. Giornata di evento mondano: riunione e cena aziendale. Quindi mezza giornata in Piemonte e mezza in Lombardia. Arrivato nella mia sede scopro che il team con cui collaboriamo ha fatto un piccolo errore, ed ora invece di essere 5 giorni in anticipo sulle attività, siamo 5 giorni indietro, con l'handicap che la gente a cui chiedere i dati è in ferie obbligate visto il periodo di crisi. Non vi dico il nervoso. Dopo giorni passati a lavorare alacremente per portarsi avanti sulle date di consegna, e poter lavorare con calma in questi ultimi giorni, ecco che si deve ricominciare tutto da capo. Chiamo i colleghi a Torino e mi dicono di non preoccuparmi e di godermi la cena aziendale. Io ci provo. Peccato che la riunione prima sfori di un bel po' ed al momento di sedersi al desco più che un gruppo di consulenti sembriamo un branco di lupi. La gente si lancia sul buffet come solo durante i saldi ho visto fare, mischia dolce e salato senza rendersi conto che quello è solo l'antipasto e che la frutta ed i dolci che sono presenti servono per dopo.
Comunque rivedo facce che mi hanno fatto compagnia per molti giorni quando ero a Milano. Con loro scambio racconti, domande e sogni. Rivedo anche il mio primo Mentor, che ora lavora in un'altra azienda. Ed alla fine a dormire nel mio letto.
Mercoledì nuovo viaggio e questa volta troviamo una marea di traffico. Arriviamo nuovamente in ritardo, ma lo spirito natalizio è ancora alto, e poi il capo già sa che usciremo nuovamente ben dopo l'orario di lavoro. Gli indigeni dell'ufficio sono impegnati in varie riunioni per il riassetto dell'azienda, mentre io cerco di recuperare i 5 giorni persi, oltre a fare il lavoro della collega malata.
Per fortuna che passa l'AD a farci gli auguri accompagnato da Babbo Natale, e non sto scherzando, portandoci in dono un po' di dolcetti.
Giovedì è giornata di bagordi. Il lavoro va come va, ma la testa di tutti è proiettata verso la piccola festa che si farà a pranzo nell'open space. Ognuno ha portato qualcosa. E ce n'è davvero tanta. La gente mangia, chiacchiera, beve, sorride e sembrano tutti felici e tranquilli. Per un attimo nessuno ricorda le parole recessione, crisi, e via dicendo.
Nel pomeriggio si raddoppia con il panettone e lo spumante offerto dall'azienda, ma con meno allegria. Il momento è più formale.
La sera, o meglio la notte, visto che siamo usciti quando gli happy hours erano già finiti, si esce per vivere un po' e non solo lavorare.
Venerdì l'unica cosa che conta è finire il lavoro e tornare a casa. Ed incredibile ma vero, quello che si poteva fare è stato fatto. Sono riuscito addirittura ad inviare la mail di termine lavoro 5 secondi prima che il capo iniziasse a lamentarsi che i dati non erano ancora su. Il piacere di tacitarla e dirle: “ma non ti è arrivata la mail di fine lavoro” è il mio regalo della settimana. Lei presa in contropiede guarda la posta in arrivo ed ecco apparire la mail. Ci viene regalato anche un piccolo “bravi, ben fatto”, il plurale per la condivisione dei meriti con le persone del team. Ed ora posso tornare a casa tranquillo, non dopo aver spiegato per la centotreesima volta al mio collega l'errore fatto dai colleghi polacchi a proposito di alcuni dati. Ma lo spirito natalizio è ancora buono e poi si torna a casa a trovare famigliari ed amici, a comprare gli ultimi regali ed ad iniziare a fare festa.
Nella prossima puntata si parlerà di...

14 dicembre 2008

Sport Amatoriale

Ecco, oggi mentre correvo da solo, sotto una pioggerellina fredda e persistente, mentre guardavo gli instancabili della partitella la domenica mattina, mi chiedevo perchè? Perchè corro anche oggi, dopo aver dormito poco, dopo aver scoperto che il socio di sventura è a casa con l'influenza, dopo essermi ripetuto che la cyclette al caldo va bene lo stesso, dopo tutto questo scazzo ancestrale che i dì di festa non fa che amplificare. Ecco mi vesto, preparo la borsa e parto. Il traffico è scarso, e si vedono in giro solo i guidatori della domenica.
Arrivo al parcheggio del parco, deserto. Potrei tornare a casa, ed invece esco dall'auto e parto per questa sgambata.
Mentre percorro i vialetti del parco, incrocio un paio di fissati, e nei loro occhi capisco il perchè sono qui anche oggi, senza prescrizione medica.
Sono diventato un amatoriale.
Uno di quelli che si alza la mattina presto, quando gli altri dormono, oppure esce la sera, non per far bagordi ma per una sana attività fisica. Uno di quelli che fa sport, non per soldi e fama come i professionisti, o per appagare un ego più grande del talento, o per rimanere attaccato ad un sogno di bambino o di papà. Non sono un dilettante, perchè la mia non è passione che brucia tutto in poco o tempo. Il mio è amore. Un amore incondizionato che mi fa fare levatacce, che mi fa uscire quando piove o nevica, che mi fa alzare anche quando ho dormito solo due ore, che supera le stagioni, le mode e le congiunzioni economiche.
Corro perchè mi piace e basta. Perchè mi fa sentire bene. Perchè è meglio degli psicofarmaci, degli ansiolitici o di qualche altra sostanza chimica.
Corro perchè mentre lo faccio, vedo le cose ad una velocità giusta. La testa si riallinea con il corpo. I polmoni ed il cuore lavorano di nuovo bene insieme. Il cervello ritrova la sua libertà e può vagare, o fermarsi a risolvere problemi che sembravano insormontabili. Anche lui si muove e trova altri punti di vista. Corro e sto bene. Ecco questo potrebbe essere uno slogan pubblicitario. Ed anche se appena smetto e ritorno verso casa, la vita reale torna a farsi sentire, questi attimi del mio cammino sono un regalo il cui ricordo mi accompagnerà sino alla prossima corsa.

Torino - 40° puntata


Ed ecco che mattoncino dopo mattoncino siamo arrivati alla puntata 40. Questo numero di solito rappresenta un punto di riflessione, in cui ci si ferma e si guarda indietro quello che si è fatto per vedere di rendere il cammino futuro un po' migliore. Una specie di “CANTO DI NATALE”, senza nessun Ebenezer Scrooge od uno dei suoi fantasmi. Comunque questo tipo di riflessioni le rimando ad altro periodo.
La settimana appena trascorsa è stata una di quelle brevi, ma molto intense. È iniziata con la mia scarsa voglia di andare nel capoluogo piemontese, aggravata dal fatto che ho dovuto scomodare mio fratello per accompagnarmi in stazione ad un orario in cui lui di solito dorme. L'annunciatrice della stazione ha fatto un po' di confusione con i binari ed i treni in arrivo, così due fiumane di persone si sono date appuntamento nel sottopassaggio della stazione. I più coraggiosi si sono affrontati direttamente nel guado dei binari. Tutto questo per rendere un po' più frizzante la partenza.
La vita in ufficio è trascorsa tra appuntamenti spostati all'ultimo, scadenze anticipate, lavori richiesti con urgenza che una volta consegnati hanno perso tale caratteristica, lasciandomi solo qualche ora di vita rubata dall'ennesima tabella Excel da riempire.
Tutto questo ha fatto passare un po' passare in secondo piano il brutto tempo, la neve, il primo panettone in ufficio, il furto delle carte benzina al mio babbo, i regali da fare... ma per fortuna non l'arrivo di Tottigol!!!
Un'altra amica ha dato alla luce un bel pargoletto.
BENVENUTO DAVIDE.
L'evento sportivo è stata la solita partita a calcetto, ed ora come ora è usata più come scusa per uscire ad un orario cristiano che come momento ricreativo.
Il vostro blogger, si è distinto nella prima partitella per parate degne di Benjamin Price, mentre nella seconda, innervosito dalla coppia di attaccanti della propria squadra (io mi faccio il mazzo e prendo calci e pallonate e loro sprecano in modo indicibile, e quando sono in fase difensiva si lanciano in autogol degni di Comunardo Niccolai). In un contrasto rimedio anche un colpo al mento paragonabile ad un gancio sinistro di Sugar Ray Leonard. Mi ritrovo a terra con la testa frastornata e la mandibola indolenzita. Resto stoicamente in campo meritando una sufficienza piena, se non qualcosa di più, anche se alla fine abbiamo perso per un solo goal di scarto.
Come già detto nei precedenti post, le serate di baldoria si sono molto ridimensionate, e questa volta sono rimasti solo quattro amici al bar, a parlare di tutto e di niente, solo per farsi un po' di compagnia e per assaporare un po' di quel liquore verdognolo conosciuto come Assenzio, noto anche come Fata Verde, e che ricorda Belle Epoque e scrittori come Wilde e Poe.
Tutto il resto è solo routine ed attesa di regali, feste, ferie, dormite, passegiate, amici, brindisi, fuochi d'artificio, speranze, sogni e mille colori.
Nella prossima puntata si parlerà di...

06 dicembre 2008

Torino - 39° puntata


Ed ecco che anche la mia trasferta risente del periodo di crisi, e della flessione nella vendita delle auto. Ci è stato chiesto gentilmente di non venire a lavorare venerdì, e l'annuncio è stato accolto con sommo piacere dal sottoscritto. Avevo proprio bisogno di staccare da Torino e dal progetto e d un po' tutto il circo che gira attorno a questa esperienza. Già la scorsa settimana il bisogno di ritrovare un po' di quello che ero prima di salpare con il barcone della trasferta si era fatto sentire, ed erano partite le telefonate/chat/mail ed altre forme di contatto per riprendere i flussi lasciati cadere in questi mesi. Qualcuno spero di riallacciarlo in questo ponte lungo.
Dopo questo inizio introspettivo ed un po' sentimentale sarà meglio tornare a parlare di ciò che ormai è, la settimana corta trascorsa ad occidente.
Questa è la settimana che dovrebbe accendere lo spirito delle feste, per le vie di Torino si vedono le prime luminarie accendersi, con gli auguri di circoscrizioni o negozianti che accolgono il viandante, indigeno o no, lungo il suo peregrinare. In una delle mie sortite serali, anticipate all'ora dell'aperitivo visto il clima freddo, mi sono trovato a percorrere vie nuove. La corretta nomenclatura sarebbe viali, visto la presenza di alberi che separano le corsie centrali dai controviali. Mentre cammino in queste grandi arterie cittadine, dove il traffico è accettabile nelle ore serali, guardo i palazzi che ne delimitano l'ampiezza. Si susseguono costruzioni di varia foggia. Ci sono case tipiche della prima industrializzazione, che formano piccoli quartieri; case popolari, tutte uguali, figlie del boom economico; case occupate da rifugiati in fuga dalle loro casa natali; case del terziario avanzato, con quell'aria un po' snob che cerca di essere simbolo di una moderna nobiltà.
Alcune di loro hanno già i balconi adornati di splendidi addobbi. Un balcone attira, in particolare, la mia attenzione. Riesce a coniugare il sacro con il profano, i miti del nord con le tradizioni popolari. Sul muro interno è appesa una rappresentazione 1:2 della capanna con il bambinello, mentre sulla balaustra si vede un Babbo Natale, con slitta e renne che corrono, ed in un angolo c'è un albero tutto agghindato a festa, in attesa che alla sua base qualcuno depositi una montagna di pacchetti. Questo mix spicca tra i balconi ancora spenti che lo circondano, unico simbolo di un periodo che dovrebbe spingere tutti ad essere più buoni.
Per le strade non c'è nessuno, tutti già a casa o in qualche locale a cenare, incrocio giusto i ritardatari, i proprietari di cani, qualche atleta coraggioso, una meretrice che mi chiede se voglio goder delle sue grazie ed un ragazzo in cerca di un pasto caldo.
Ma manca ancora una cosa a questo elenco di cose e persone. Manca quello che probabilmente sarà il simbolo di queste feste. Al centro della rotonda che sorge all'incrocio di due grosse vie di comunicazioni, a poche centinaia di metri da dove risiedo durante la settimana, sorge una gru.
Sino ad ora pensavo fosse la dimenticanza di qualche costruttore fallito od il preludio a nuovi lavori, ed invece scopro essere una statua. Ma non è finita qui, durante il periodo delle feste si illumina di un colore azzurro, intermittente. Non sto scherzando. È proprio così. Chi avesse amici a Torino, può controllare. Io ho provato a capirne il significato, ed a chiederlo a chi in questa città ci è nato, ma nulla. La mia piccola mente da ingegner non riesce ad arrivare a capire, e quindi ad apprezzare tale rappresentazione artistica, e quindi chiedo a voi lettori un'interpretazione di questa installazione, che dovrebbe abbellire la città, o ricordarle persone ed eventi.
Incredibile a dirsi, ma in questa settimana caratterizzata dalle temperature sempre più vicine al punto di gelo, si è tornati all'abitudinaria partita di calcetto infrasettimanale, che è stata messa a rischio da alcune defezioni, e che ha quindi visto scendere in campo solo otto giocatori, che con foga e coraggio hanno combattuto le insidie del terreno gelato di un campetto di periferia. Come tradizione, il terzo tempo si è svolto in un locale della zona, dove i partecipanti hanno potuto brindare con birra e rifocillarsi con panini e patatine, mentre le parole facevano da cornice al trascorrere del tempo.
Nella prossima puntata si parlerà di...

29 novembre 2008

Torino - 38° puntata


Questo post inizia la sua storia in un venerdì in cui la città, e mezza Italia, si è risvegliata al cospetto di una bella nevicata. Il tempo, i colleghi in viaggio in ritorno dalla trasferta in Polonia, il capo che latita, ed i soliti orari mi hanno portato ad approfittare di questa mezza giornata di relax e di latitare per quanto riguarda il lavoro. Ogni tanto scrivo una mail, così per far vedere che ci sono e che faccio qualcosa, mentre i miei due colleghi che dividono con me questo pomeriggio, si sono datti alla macchia.
Fuori la neve viene sciolta dalla pioggerellina che, fastidiosa ed imperterrita, scende abbondante.
Questa settimana sarà ricordata come quella dei “ma chi si rivede” (avrei potuto usare la formula cara alla madre di un amico: "chi non muore si rivede"; ma già a me dava un po’ fastidio). Il caso ha voluto che rincontrassi due persone che non sentivo da tempo. La prima un’ex collega che vive a Torino, la seconda un utente del vecchio progetto. Gli incontri sono stati molto diversi.
Nel primo caso è stato un incontro virtuale, mentre cercavo di sistemare il pc, dopo l’ennesimo intervento per aggiornamenti da parte dell’IT del mio ufficio, vedo apparire la pop up che indica che il contatto è in linea e disponibile a parlare. Un flash. Avevo provato a contattare l’ex collega appena arrivato a Torino, ma con scarsa fortuna, ed ora vedo apparire il suo viso. Scatta la chat. Scambiamo poche battute perché il lavoro e l’imminente pausa pranzo non ci consentono grossi dialoghi, ma ci ripromettiamo di incontrarci o comunque risentirci in un momento di calma. Il secondo invece sembrava la scena di un film, magari sdolcinato, dove l’eroe rientra a casa dopo l’ennesima battaglia combattuta ed incontra, o meglio, si scontra con l’interprete femminile. Io ero talmente cotto che neanche avevo riconosciuto la persona che avevo incrociato, troppo stanco ed assorto in pensieri da grande scrittore. Mi fermo e scambio le solite quattro parole: come stai, come va etc. etc. Il solito insomma. Però averla rivista mi ha portato alla mente un sacco degli eventi che non hanno trovato posto tra le righe dei post che ho scritto. Le parole hanno ripreso il flusso dei giorni in cui ero in un piccolo ufficio nell’hinterland di Torino a cercare di fare al meglio il mio lavoro, ed il tempo si è ripiegato su se stesso, avvicinando eventi ormai in auge tra i ricordi.
Il ridursi via via del gruppo di trasfertisti ha fatto si che la serata godereccia sia stata sostituita da una più sobria pizza e quattro chiacchiere… ecco se si potesse dare un sottotitolo a questo articolo sarebbe: chiacchiere, molte ed abbondanti, dolci e piccanti, sussurrate o gridate, vis a vis o via etere, vicine e lontane, dette ed ascoltate. Il silenzio di questi momenti con gli uffici che si svuotano stride un po’ con il tema della settimana, ma un po’ di pace riflessiva a volte fa bene.

Sabato mattina il risveglio è lento. Sono ancora qui a Torino. Ieri ho provato a godermi il fatto di essere in trasferta nel capoluogo piemontese, lontano dal capo bloccato in riunioni lontano dall’ufficio. Pausa pranzo all’Eataly. Fiore all’occhiello dello SLOW FOOD, dove alla quantità si preferisce la qualità. Dove non si mangia solo per nutrirsi ma anche per il gusto ed il piacere che può dare questo gesto. Questo è un altro dei posti che raccomando a chi si trovasse a dover passare qualche giorno in zona.
La serata mi ha portato al TORINO FILM FESTIVAL, con scelta del film da vedere legata più al parcheggio che ad una analisi delle proposte. Mi è toccato quindi un trittico di film legati alla vita ed alla morte. I primi due corti sono risultati molto belli, il primo trattava della futilità della vita vista dalla morte ed il peso della morte visto dalla vita, o almeno questo è quello che ho capito io. Il secondo era la condensazione della vita di una ragazza in un piccolo percorso. Nascita, crescita, difficoltà, amore, procreazione, morte.
Il terzo era un lungometraggio, bello ma di una lentezza incredibile, tanto che la palpebra è stata messa più volte a repentaglio. In questo horror, fatto di morti viventi veniva toccato, a dire del regista, anche il tema del voler portare con se le proprie terre quando per motivi diversi si è costretti a partire, cercando di ricreare ciò che ci circondava. A partire dalla lingua. Insomma una mattonata.
Il ritorno è fatto di altre parole, questa volte non tutte dette ma fermate a volte nel limbo dei pensieri, di chupitini, di piani e di nulla.

Nella prossima puntata si parlerà di…

22 novembre 2008

Torino/Bielsko-Biała - 37° puntata



Questa settimana la si potrebbe chiamare la settimana di Bertoldo, come dice il mio collega.
Innanzitutto è stata vissuta da chi vi scrive per la maggior parte oltre cortina, ma forse questo è un modo di dire non più consono, facendo riferimento ad un periodo in cui le guerre erano fredde, mentre ora di freddo è rimasta la temperatura e qualche sguardo.
Ho lasciato il bel paese per recarmi nuovamente in Polonia, come già successe lo scorso mese.
Già dalla partenza dovevo capire che non sarebbe stata una settimana semplice. Un collega dell'altro gruppo si è presentato alle partenze senza documento d'identità, facendo innervosire il suo capo, mentre io ho fatto un'affermazione con il grandissimo capo, anche lui sullo stesso volo, facendo riferimento ad un'analisi che non sapevo cambiata 5 minuti dopo la mia uscita dall'ufficio.
Ma anche fuori dall'ambito lavorativo. Durante la prima cena in terra straniera vengo affascinato dalla scritta “VERA TORTA DI MELE”. La ordino. Mi si presenta una fetta di dolce dal bell'aspetto, ma con una colata di cioccolata sopra (N.d.R. Sono allergico al cioccolato per averne abusato da bambino). Devo rinunciarci con mio grosso rammarico e felicità del collega.
Il secondo giorno, in fase di test, creo una registrazione che inchioda le stampanti dell'altro gruppo, che al dire il vero non ci aveva avvertito dell'attivazione della funziona stampa automatica. Quindi mi becco un caziatone da loro e dal mio capo, ma ormai ho le spalle larghe.
Subito dopo la mail dello shampoo, arriva la mail attesa da tempo che ci conferma che metà del lavoro fatto con urgenza può essere buttato.
Lo so lettore, ti stai annoiando a sentire questa miriade di aneddoti lavorativi un po' noiosi. Vediamo cosa posso fare.
Allora, giovedì sera per tutti i consulenti in trasferta, solitamente è periodo di bisboccia. Organizziamo quindi fuga da questa triste cittadina che forse dovrebbe essere chiamata paesino per recarci a Cracovia. Riusciamo ad uscire ad un orario decente e via. Albergo, cambio, partenza... ma dov'è il mio cellu e quello aziendale?!? Cerco, rovisto e sparpaglio ed ecco che si forma l'immagine dei telefonini abbandonati sulla scrivania in ufficio. Tragedia.
Caracollo giù dove i colleghi mi aspettano e si preoccupano appena vedono il mio volto. Gli spiego la situazione e corriamo di nuovo in fabbrica. Primo ostacolo e superare la barriera, ma devo avere un viso che aprirebbe qualsiasi porta, ed infatti le guardie ci fanno passare senza problemi appena sentono la storia.
Arrivo nella palazzina degli uffici, entro di corsa e scopro la porta chiusa. Terrore. Due respiri profondi e inizio a cercare la signora delle pulizie.
Giro per i piani e trovo una signora che mi guarda preoccupata. Io con il fiatone ed un inglese ormai colto anch'esso dall'agitazione provo a spiegare il mio problema, ma lei mi ferma quasi subito e mi chiede se parlo Italiano. Le spiego nel mio idioma il motivo della mia espressione. Lei molto gentilmente mi accompagna nella ricerca della signora delle pulizie. Durante la nostra ricerca stile Asterix ed Obelix nella casa che rende folli per ottenere il lasciapassare A38, incrociamo altre due signore. Queste si aggregano alla ricerca, ahimè infruttuosa. Una delle signore vedendo la mia disperazione telefona alla sicurezza, e scoperto che le chiavi sono da loro corre a mettersi il cappotto per andare a prenderle. Va detto che fuori pioveva e faceva un freddo. Io resto colpito dalla gentilezza di queste signore e di come si siano prese a cuore la mia situazione. Alla fine riesco a recuperare i cellulari ringrazio la signora in lingua locale, ripetendo come un disco rotto gincuie.
Partiamo per la nostra meta. Cracovia è molto differente dal paesino industriale che ci ospita. Innanzitutto è una città universitaria. Alle 23:00 si trovano ancora locali dove poter mangiare, gente in giro, bar e pub ogni venti metri, architettura curata, un vero centro storico. Non so si respira un aria diversa, anche se il freddo e la pioggia ce la fanno godere meno.
Al ritorno in Italia mi chiedono spesso com'è la Polonia. Assomiglia molto all'Italia degli anni '80. Una Polonia da bere, con fiumi di vodka. Di diverso c'è:
  • Le macchine delle autoscuole hanno un cartello con la lettera L sul tettuccio;
  • La vita è spostata in anticipo rispetto all'Italia, nel senso che quando qui si entra nei locali lì i locali iniziano a chiudere. Immaginate tutto anticipato di un paio di ore.
  • La cucina è ricca di aglio, probabilmente per tener lontano i vampiri
  • In ufficio, albergo o locali la temperatura è sempre superiore ai 26 gradi.
  • L'acqua in bottiglia è più cara che in Italia.
  • Nei distributori automatici si possono trovare pacchetti di brodo liofilizzato.
  • Le edicole sono dei veri chioschi in cui si può comprare di tutto, dal profumo al detersivo per i piatti. Sigarette e biscotti ed altre mille cose. Un vero minimarket, molto mini.
  • I film stranieri sono tradotti stile sottotitoli, quindi audio originale a cui è sovrapposto l'audio di una voce fuori campo che legge un fantomatico sottotitolo, senza mettere nessuna interpretazione. Quindi con la stessa voce si vede parlare il buttafuori e la gnocca al bar.
L'elenco potrebbe continuare, ma forse è meglio finire qui. Magari un giorno racconterò anche del viaggio ballerino del ritorno.
Nella prossima puntata si parlerà di...

16 novembre 2008

Torino - 36° puntata


Un altro post di trasferta. Il primo con i colleghi lontani. Ora a Torino siamo rimasti solo in due, ma non ci penso. Per ora questa mancanza non si sente.
Trentaseiesima settimana. se avessi contato anche le settimane di ferie ora sarebbe l'ora di sfornare un pupo... e qualche collega ha preso in parole la cosa e domenica sera ha dato alla luce il suo bel bambino. Questo dovrebbe essere auspicio di una buona settimana, o almeno ricordo le mie nonne che dicevano sempre che l'arrivo di un bimbo sistema le cose, e devo dire che ci ho sperato davvero, soprattutto quando ci hanno chiesto di concentrare il lavoro di tre settimane in tre giorni, per poter effettuare delle attività che da martedì non avrebbero avuto più senso, e quindi non fatturabili. In questi casi l'unica cosa che si può fare è lamentarsi a bassa voce e caricare i dati. Questo almeno è quello che ho cercato di fare, perchè il bassa voce non è proprio nelle mie corde.
Ma basta. Non voglio più parlare di lavoro ma di altro che è successo questa settimana.
La prima cosa può sembrare strana, ma era una cosa di così evidente che me ne sono accorto solo giovedì sera. Partiamo dall'inizio.
L'ennesima giornata di super lavoro, ma non volevo che finisse con il mesto ritorno in camera, lo scongelare qualche cosa, un po' di tv e il classico addormentarsi dopo cinque minuti. Quindi decido di farmi una passeggiata rilassante per rientrare durante la quale cerco di sentire un po' di amici. Organizzo anche una breve uscita post cena. L'idea di mettermi ai fornelli, soprattutto con i pochi ingredienti a mia disposizione, mi fa preferire un bel piatto arabo. Ed eccomi nuovamente dal kebabbaro vicino a “casa” a mangiare il panino con tutto ed a guardare l'anticipo di campionato commentato in arabo. Capisco ben poco di quello che dice il telecronista, ma quel poco sono tutte le formazioni della Juve in cui ha militato Del Piero. Ogni volta che il capitano della vecchia signora tocca il pallone ecco partire un elenco di nome di giocatori. Se c'è un'azione pericolosa eccolo imitare i versi dei commentatori sudamericani. E mentre sento questi suoni riesco anche a dimenticare il grigiore dei giorni passati e vedere i colori caldi nascere dentro di me (forse è il piccante del panino).
La serata non è nulla di epico, solo quattro chiacchiere in giro per la zona di Porta Nuova, ma tornato indietro mentre saluto chi mi ha fatto compagnia mi accorgo del cielo. Eh sì. Alzo gli occhi in alto è vedo una gran pozione della volta celeste e mi rendo conto che fino ad oggi non mi ero mai accorto che potevo vedere così tanto spazio, che gli occhi potessero scrutare per un'area così vasta. Ormai nelle città, tra case sempre più alte ed inquinamento luminoso, vita sempre più terrena e meno filosofica, quasi non si riesce più a guardare ciò che dalla notte dei tempi rapiva i pensieri dei nostri avi. Un pensiero banale che mi colpisce e mi riprometto di godere più spesso di questi momenti di osservazione e riflessione.
L'evento sportivo è un'integrazione della settimana trascorsa in Piemonte. Tornato venerdì sera a Milano per presenziare ad una festa di laurea tanto attesa dal festeggiato, l'amico con cui sono andato mi dice che ha un biglietto in più per la partita amichevole che la nazionale di rugby giocherà l'indomani a Torino. Ci penso un attimo e gli dico ok. Così sabato mattina mi ritrovo a percorrere la strada verso la prima capitale in compagnia di tutti i colleghi del Genio. Vengo eletto sherpa del gruppo e messo in competizione con il tomtom per arrivare allo stadio. Incredibile ma vero, a questo giro il super potere di perdermi non funziona e batto lo scout tecnologico 2 a 0, sia all'andata che al ritorno.
Lettore, se hai la possibilità di vedere una partita di rugby in compagnia di qualcuno che un po' conosce le regole, vacci di corsa. I tifosi di rugby sono totalmente diversi da quelli del calcio. Sono meno isterici e più sportivi. Qui messaggi di rispetto dell'avversario non servono perchè il rispetto è alla basa di questo sport. I tanti bambini sugli spalti sono cose che difficilmente si vedono quando in campo ci sono ventidue giocatori che corrono dietro ad un pallone rotondo. Appena qualcuno cerca di fischiare un avversario viene zittito da chi gli è affianco. Non si sentono cori contro ma solo a favore. Si applaudono le belle azioni di entrambe le compagini, ed anche se in campo i giocatori non si sono mai tirati in dietro, e qualche colpo duro è volato, con il terzo tempo tutto finisce, ci si stringe la mano e ci si da pacche amichevoli. Si riconosce la vittoria del più forte, perchè qui la palla non è rotonda ed a vincere è sempre il più forte. E tutto finisce lì.
E forse è ora che finisca anche questo post.

Nella prossima puntata si parlerà di...

08 novembre 2008

Torino - 35° puntata


Eccomi davanti alla tastiera a cercare di mettere giù il resoconto dell'ennesima settimana passata in trasferta. Oggi mi sembra difficilissimo mettere insieme anche solo un paio di righe per raccontare cosa è successo, forse perchè è stata una settimana grigia, dove il tempo è stato rubato dal lavoro e la vita vera è sembrata solo un sogno.
Provo e riprovo a mettere insieme il percorso di questa settimana, ma mi sembra di ricadere sempre e solo nella vita d'ufficio, fatta di riunioni inutili e male organizzate, il cui scopo sarebbe aumentare il team building societario ed ottengono l'effetto opposto, oppure di mail e telefonate inconcludenti, di pranzi in cui ti senti un po' don Abbondio, un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro che non vedono l'ora di cozzare tra di loro e di far scintille. Va beh il solito insomma, quello che credo capiti nella maggior parte degli uffici.
Vediamo di cambiare un po' discorso, ma solo un po'. L'evento mondano della settimana è stato la cena di saluto per i colleghi che lasciano Torino e vanno nell'Abruzzo dei pastori e della transumanza. Una cena in un ristorante di tendenza. Un ristorante che con un arredo a metà tra il minimal chic e la macelleria di altri tempi ci ha servito della buona carne e un conto di tutto rispetto. Una bevuta in un locale che si ispira al Marocco e cerca di sposare i gusti occidentali con i profumi di terre lontane, ottenendo così dei meravigliosi cocktails che ti lasciano in bocca un sapore di arbre magique o di caramella balsamica marcita. Ma com'è e come non è il posto fa tendenza e quindi come perderselo in questa serata di commiato. Le chiacchiere girano ma alla fine si parla sempre e solo di lavoro, si prendono in giro gli assenti ed anche i presenti, si fa insomma passare il tempo. E tutto finisce con l'ultimo viaggio tutti insieme sull'auto aziendale che ricorda ora come non mai uno scuolabus, con i casinari seduti in fondo, le ragazze carine in prima fila, e quelli normali o sfigati che si voglia dire, seduti in mezzo a vedere il mondo scorrere oltre i finestrini. E poi le canzoni da torpedone, le foto alla prima sosta, i saluti alla fine della gita, con qualcuno che cerca di nascondere il fatto che un po' si è commosso.
Ormai gli eventi sportivi vengono vissuti tutti davanti ad uno schermo. Questa volta il tentativo di vedere la squadra del cuore vincere durante una partita internazionale ha cozzato un po' con il desiderio di vedere una commedia per cercare di portare un po' di colore nella settimana più grigia che mi sembra aver vissuto da quando è iniziata questa avventura. Alla fine mentre i giocatori tornavano negli spogliatoi io iniziavo la visione del film della settimana. Una commedia che faceva il verso ai film di guerra alla RAMBO. Anche il film ha risentito dell'atmosfera incolore e per una buona parte del suo apparire si è visto il bianco e nero tornare alla ribalta.
Ma si potrà dire nero o devo dire abbronzato visti i recenti eventi mondiali.
Ecco mentre io sono qui che mi lamento dall'altra parte del globo un uomo di colore realizza un sogno, forse non solo suo e sicuramente già sognato da molti altri. La gente scende in strada con la speranza che non ci siano più incubi nel futuro, e mentre tutti parlano di economia, recessione, banche e mutui a me vengono in mente le parole di una canzone: “Ai figli di un militare regalerei un futuro con il padre, non un pacco coi suoi resti per Natale” dei HUGA FLAME.



Forse un po' in anticipo come dono da trovare sotto l'albero, ma perchè non iniziare a chiederlo già adesso.
Nella prossima puntata si parlerà di...