27 marzo 2010

Tra Alba e Tramonto – 1° puntata


Caro lettore, eccomi ancora qui a scrivere di avventure e vicende vissute in lande più o meno lontane.
Come già anticipato la scorsa settimana, lunedì sono partito con una collega alla volta di un'altra città piemontese, nota per il tartufo ed il suo dolcetto, dove trascorrerò i prossimi mesi.
La prima cosa che da dire è che la collega il mattino è molto più sveglia dell'autista che l'ha preceduta, tanto che abbiamo chiacchierato per tutto il viaggio. Ovviamente il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino era molto diverso, meno pianeggiante e con più colline rispetto a quello che incorniciava i precedenti viaggi sul suolo sabaudo, ma ci saranno altre occasioni per parlare di paesaggio. Vediamo le principali differenze rispetto all'avventura nella città dei Savoia. La più evidente è la dimensione. La città è più piccola, il palazzo degli uffici è più piccolo, l'open space è più piccolo, l'albergo che mi ha ospitato è più piccolo, anche se di gran lunga migliore dei tre provati sino ad ora in Piemonte. Lettore, se ti capita di passare da qui è vuoi fermarti ti consiglio l'Hotel Langhe. Ma andiamo avanti con le differenze. Il team è più piccolo, ma la società trasmette un aria di maggiore internazionalità. Si parla di stabilimenti in mezzo mondo, ed il cuore è in questa piccola città.
Si parte subito a botta, come dicono i ccccciovani, dopo meno di un ora sto già customizzando il sistema, verificando la documentazione e mi preparo per il mio primo SAL (Situazione Avanzamento Lavori). Qui conosco la totalità del gruppo di persone impegnate sul progetto, o quasi.
Praticamente sono già parte integrante dell'ufficio e non conosco ancora i nomi di tutti. L'ambiente è brioso, anche grazie alla collega che è l'emblema della positività e dell'allegria, oltre ad avere una grande competenza sul lavoro che andremo a fare. Lei sarà la mia tutor sul progetto, e devo dire che mi ritengo fortunato perchè spero di imparare molto, ma questo caro lettore è meglio che resti tra noi.
Il lavoro è tanto e l'albergo non è molto vicino. L'accoglienza è molto professionale ma già si respira un area di famiglia. L'arredamento è molto particolare. Vado in camera e disfo la valigia, poi scendo a cenare. Non ci sono piatti a base di carne, ma il risotto e l'insalata “rotonda” che mi vengono serviti sono di ottima fattura.
Martedì scorre tra documentazione, lavoro a sistema e apprendimento del modello societario. Pranzo da solo perchè la collega viene incastrata in una call conference, ma così ho l'opportunità di vedere un po' la città. La sera parto con la mia prima esplorazione. Parto dall'albergo, che si trova in periferia e mi reco in un'osteria nel centro della città. Ho così l'occasione di vedere anche la parte storica della città che è conosciuta anche per le sue torri, che sono decantate anche nel libro di Beppe Fenoglio I ventitré giorni della città di Alba. Eccomi a fare il turista. Vicoli e portici, costruzioni medioevali e risorgimentali. Piccole e grandi chiese. Anche se piccola, Alba è molto ricca, architettonicamente parlando. L'osteria rimanda la stessa aria famigliare che avevo respirato in albergo. Mangio molto bene, e forse anche un po' troppo, ma la scarpinata del ritorno aiuterà la mia digestione.
Mercoledì scorre ed io mi sento sempre più parte dell'ufficio e del progetto, tanto che la collega mi anticipa che potrei essere incastrato anche in altre attività. La sera la passo prima a cercare un locale dove vedere le partite. Sono fortunato e trovo un Kebabbaro con televisione, riesco così a vedere un po' di calcio con commento internazionale che rende più interessante le partite. Alla fine dei primi tempio mi rendo conto che se voglio avere una speranza di dormire devo fare quattro passi. Esco e mi reco questa volta verso la periferia per vedere cosa c'è oltre l'incrocio dell'albergo. Non c'è nulla se non più stelle e più profumo di erba bagnata, visto che mi sono beccato anche un pochino di pioggia, ma non abbastanza da chiamarla temporale.
Torno in albergo e crollo. Il meritato riposo del camminatore.
Giovedì si ricorderà come una giornata infinita. Nella pausa pranzo vado con la collega ha fare un test d'inglese, che dura più del previsto, tanto che siamo costretti a pranzare con un panino preso alle macchinette. Poi la sera, usciti dall'ufficio vengo introdotto ad un altro progetto che la società per cui lavoro sta seguendo in un altra città. Il che significa fare l'una di notte dietro a presentazioni e traduzioni.
Venerdì mattina la sveglia è dura, davvero dura. Vedo anche la prima scena di traffico cittadino, ben dieci macchine in colonna, per lavori in corso. A Milano non sarebbe considerato neanche come rallentamento, anzi credo che la totalità degli automobilisti firmerebbe per situazioni del genere anziché quelle in cui si devono ritrovare quotidianamente.
Non so come ma anche questa giornata passa. Ci si rimette in macchina e si torna a casa. Per tutto il viaggio si è parlato di libri ed approcci alla vita, così che il tempo è passato più velocemente dei chilometri sotto le ruote.
… all'inseguimento del sole ...

21 marzo 2010

Prologo - Nuova trasferta


Caro lettore,

eccomi di nuovo a mangiare chilometri delle autostrade italiane. Si proprio così. Sono di nuovo in viaggio, questa volta per fare un colloquio, cosa che non faccio da anni, ormai. Dopo un po' di tempo passato nell'affollato ufficio di Milano, il mio nuovo capo mi ha organizzato un colloquio in una città delle Langhe.

Mercoledì, festa di San Patrizio, mi da appuntamento in un autogrill della tangenziale milanese, neanche fosse un incontro clandestino. Si parte con tutta calma, tanto il mio colloquio è fissato per il tardo pomeriggio. La prima scena degna di nota e vedere il nuovo capo cercare un carica batterie per auto all'autogrill. La cosa buffa, oltre la sua goffaggine, è il fatto che la sera prima si era raccomandato di tenere accesi i cellulari. Va da se che compra il caricabatterie, solo dopo aver telefonato al responsabile IT per aver conferma del tipo di cellulare che ha in dotazione, riuscendo comunque ad acquistare tra i vari modelli quello con il peggior rapporto qualità prezzo. Nell'autogrill successivo, infatti, troviamo un modello migliore ad un prezzo inferiore, ma questo potrebbe essere considerata una confutazione di qualche teorema della famiglia Murphy.

In viaggio gli chiedo un po' di cose sul futuro dell'ufficio, soprattutto sulla futura localizzazione. Lui mi dice che non ne sa nulla, per poi smentirsi cinque minuti dopo al telefono con un fornitore. Ma lasciamo perdere. La comunicazione non è mai stato il punto forte del nostro management. Il loro punto forte sono le barzellette. Il viaggio passa, tra le mie domande e le sue telefonate, da cui vengo a sapere molte delle cose che non dovrei sapere.

Arrivati nella cittadina piemontese, dopo aver incontrato la collega che lavora lì da più di un anno, vengo abbandonato sul ciglio della strada come i cani ad Agosto. Mi promettono che mi verranno a riprendere prima che il mio capo e la collega si eclissino per la consegna della pagella. Io mi faccio un paio di giretti, ma la città è piccola, molto piccola se confrontata alla metropoli milanese, e sono anche in periferia. Cose da vedere zero, ma se passo al colloquio avrò tempo di conoscere meglio la cittadina. Comunque mi godo la giornata di sole, e l'idea di essere pagato per fare una passeggiata non mi dispiace neanche. Mi chiedo anche se quella diverrà la mia città per i prossimi mesi, ma cerco di non farmi troppi film. Una cosa alla volta. Prima devo superare il colloquio. Ne hanno già fatti fuori due, ed un po' sono preoccupato. Mi sembra di essere tornato al periodo degli esami in università.

Il capo e la collega si presentano con più di venti minuti di ritardo all'appuntamento, con zero telefonate o scuse sa parte del capo, ma almeno mi offre il pranzo.

Ora c'è da risolvere il dilemma di dove stare sino all'ora del colloquio.

La mia collega lo risolve ospitandomi nell'open space dove lavora, e presentandomi quelli che potrebbero diventare i miei colleghi. Ad ogni collega che arriva, dopo la pausa pranzo, lei ripete la stessa presentazione come se fosse una poesia mandata a memoria.

La cosa riscuote anche un certo successo.

Il capo intanto è perso in riunioni con le alte sfere.

Faccio un test di colloquio con la collega, che mi da anche un paio di dritte e mi tranquillizza per il colloquio.

Arriva il momento, e come quando facevo gli esami, entro in trance. Le risposte mi vengono in automatico. Uso anche un paio delle dritte della collega. Mi sembra di rivedere la scena di alcuni esami passati con dritte di compagni di studio date all'ultimo momento. A proposito, se passate da queste righe GRAZIE AMICI, un pezzo della mia laurea è anche merito vostro.

Non è ancora finita l'interrogazione che già parlano di account di posta, viaggi e problematiche legate alla trasferta. Il capo propone che io possa viaggiare anche di domenica. Questo alla fine sarà il momento più difficile del colloquio perchè a me non aveva detto nulla di tutto ciò, e devo cercare di non fare la faccia sorpresa, ma nella mia testa sono già state armate le testate.

Il fascino ha fatto di nuovo colpo. Esame pass... colloquio passato.

Ora restano da sistemare solo i dettagli ed il viaggio di ritorno.

Viaggio che per fortuna scorre velocemente come la strada.

Da tutto ciò cosa si evince, caro lettore? Che le avventure del consulente con fascino e valigia non sono ancora finite, anzi...

Ci vediamo nel prossimo post.

18 marzo 2010

da Max a Ube percorso continuo

Caro lettore,
se nella prossima settimana ti trovassi a passare da Siena ti consiglio di visitare questa mostra.





L'artista è molto bravo, oltre ad essere un amico.
Se ti capitasse d'incontrarlo potresti gentilmente ricordargli che mi deve ancora un quadro.
Grazie

06 marzo 2010

Mezza Trasferta - 16° Puntata Kechnec


Ciao caro lettore, come stai? Spero bene. La primavera alle porte si fa sentire…. Credo che ha te interessi più sapere delle mie avventure nei paesi dell’est piuttosto che fare le famose quattro chiacchiere fritte.

Allora vediamo di iniziare.

Come anticipato nella puntata precedente, ad un orario che già si era nel pieno del fine settimana a pavoneggiarsi di aver scampato la trasferta in Slovakia mi arriva la telefonata della team leader che mi avverte delle mia partenza. Si della “MIA” partenza, perché a partire sarò solo io. Per fortuna che almeno strappo il fatto di non partire lunedì ma martedì, così da riuscire ad organizzarmi.

Il primo problema è affrontare il fatto che sarò solo, in terra straniera, a parlare di un argomento a me ancora estraneo ed a dover coprire anche la parte dei colleghi. Ma la primavera aiuta e l’euforia di poter dimostrare di essere “GRANDE” mi fa accettare la cosa tranquillamente, tanto che inizio anche a vantarmene.

Lunedì quindi il compito da fare dovrebbe essere semplice: prenotare aereo e albergo e completare la documentazione, ma come tutti sanno nelle grande imprese c’è sempre qualche difficoltà imprevista da dover affrontare. In breve tra la ricerca del volo (sembra che tutti vogliano andare a Kosice per vedere il concerto di 50CENT e che poi si vogliano trasferire a Milano per una non bene precisata fiera legata alla settimana della moda). In breve perdo mezza giornata per trovare un volo, al costo doppio del solito. Ma cosa si pretende prenotando all’ultimo momento. E per fortuna che ho trovato questo ultimo biglietto. Per l’albergo poi, con il fatto che sono solo non ho diritto alla convenzione, quindi il prezzo sale del 40%. La persona che mi risponde prima mi fa credere che l’aumento è solo del 20%, ma poi noto che nell’offerta ha tolto tutto, e che nella cifra è compreso solo il pernottamento, quindi niente colazione/internet/special room etc. il che, aggiungendo solo la colazione, che costa più di una cena fuori, fa lievitare ancora di più il prezzo. Ringrazio e mi metto a cercare un altro albergo. Il secondo che contatto, mi fa un buon prezzo, peccato che mancherà la corrente elettrica nei giorni che sarò ospite. Il terzo tentativo è anche l’ultimo. La cifra è altina, ma comunque più bassa della prima che ho ricevuto. Qui è tutto compreso e si può pagare con la carta di credito. Quindi vado e prenoto. Riesco alla fine a trovare anche un taxi che mi porta all’aeroporto ad una cifra possibile. Ok ora il viaggio ed il pernottamento sono organizzati.

Chi pensasse che le difficoltà sono finite qui si sbaglia davvero. Prima di andar via il capo scout mi informa che l’unico utente esperto, che fa da filtro per le richieste di supporto sarà in ferie nei giorni del mio soggiorno in Slovakia. Che dire. Più grande è la difficoltà più grande è l’onore. E poi vediamo cosa succede.

In un modo o nell’altro arriva Martedì e l’ora di partire. Per la prima volta mi godo la vip room dell’aeroporto. I mille viaggi fatti in Polonia sono serviti.

La compagnia austriaca non è male ma i panini delle compagnie dell’est riempiono di più. All’aeroporto della città che da il nome anche ad un valzer, credo di incrociare il famoso cantante americano, ma è solo uno che gli somiglia molto. Sul secondo volo che mi porta dalla città tanto amata da Mozart sino a Kosice, invece, incrocio due amici del sempre più citato 50CENT.

Il volo va meglio del previsto anche se al posto del classico panino chimico mi rifilano dei salatini.

Atterraggio, taxi ed arrivo allo stabilimento sono un tutt’uno. Mi butto subito nel lavoro per non sentire troppo il fatto che sono solo. Il pomeriggio scorre così veloce ed anche il taxi che mi porta all’albergo che mi ritrovo per magia seduto al tavolo del ristorante dell'albergo a sorseggiare un po' di brodo di pollo in attesa del piatto principale.

Sono così stanco che non vedo l'ora di andare a dormire. Il risveglio è meglio di quanto pensassi, ed ho ancora la positività delle belle giornate passate con gli amici in Italia. L'autista del taxi è cambiato, mentre il taxi no. Riparto per lo stabilimento, dove dovrò passare la giornata in uno stanzino in attesa che l'utente si liberi per effettuare il training, cosa che non avverrà. Ogni tanto vado a controllare che tutto funzioni. Eh così sembra trascorrere il tempo sino a quando l'ora si fa prossima ai saluti e scoppia la bomba. Mi tocca contare pezzi qui e pazzi lì. Quando, con l'aiuto dei colleghi a Milano, capiamo dove sono finiti i pezzi mancanti, sono da poco passate le 18:00 ma gli statali slovacchi se ne sono già andati. Allora sai cosa ti dico caro lettore, me ne sono andato anch'io, non prima di essermi beccato un lieve rimprovero perchè occupo la sala dei visitatori. Il giorno dopo mi presento in stabilimento e l'utente mi dice che si libera e che possiamo andare nella stanza dei visitatori. Io allora gli rispondo che non ho intenzione di spostarmi se non mi arriva una mail scritta. Ovvio che l'utente tra una telefonata, un problema di minzione che colpisce tutti qui, visto che vanno spesso in bagno ed a prendere un the, l'utente riesce a dedicarmi un paio di ore, in cui cerco di spiegargli il più possibile. Ricevo in cambio solo due domande: la prima è “lo devo fare io?” e la seconda che viene di conseguenza “c'è nel manuale?”. Appena se ne va lui io me ne torno in magazzino dove Gianni e Pinotto, non hanno ancora fatto il compito che gli avevo assegnato nella mattinata. Abbastanza arrabbiato vado lì e gli ripeto che l'attività deve essere fatta prima di subito, e se il mio inglese lascia a desiderare il tono e la faccia no. Allora iniziano a correre ed a cercare aiuto, ed alla fine, dopo un paio di scenette degne di Ridolini, eccoli con il risultato.

Ed anche questa giornata è passata. Ritorno in albergo e corro a comprare un paio di regali nel centro commerciale più triste che abbia visto.

Rientro in albergo a depositarli ed eccomi di nuovo per strada a cercare un ristorante.

Decido per quello del famoso “Ginocchio” per provare anche altri piatti. E lì chi incontro? La sera prima avevo incrociato un italiano che si accompagnava con una bella ragazza slovacca così abbigliata: stivali neri, jeans attillati, camicia leopardata trasparente e reggiseno nero. Ed ora è vestita allo stesso modo ma si accompagna con un ragazzo tedesco, almeno così mi è sembrato dall'accento. Sono quasi tentato di andare al loro tavolo e dire qualcosa, ma perchè rovinare un illusione.

Arriva così venerdì. Mi sento come a scuola l'ultimo giorno e non vedi l'ora che suoni la campanella. Stesso tragitto albergo stabilimento. L'utente mi dice che non può dedicarmi tempo ma che se voglio posso spiegarlo ad un suo collega, che si occupa di altro. Io penso che mi stia prendendo in giro. Gli spiego che non posso parlare di piano dei conti, voci di costo, centri di costo, costi variabili di prodotto, attività, analisi di profittabilità con uno che normalmente verifica la conformità dei pezzi. È come farsi visitare da un idraulico, non bisogna stupirsi se non capisce un tubo... forse l'idraulico il tubo lo capisce ma non è questo il senso del discorso. Passo così la mattinata a scrivere resoconti a finire manuali che tanto non verranno mai letti, come mi è stato confessato quando all'ennesima domanda: c'è nel manuale ho chiesto se l'avesse mai letto.

Non m'importa più di nulla. Inizio a fare il mio conto alla rovescia e quando scatta l'ora X spengo tutto, saluto e parto. Nel tragitto dalla fabbrica all'aeroporto mi arriva la notizia che lunedì sarò in sede in attesa di nuova assegnazione, perciò questa potrebbe essere l'ultima pagina di questa avventura slovacca, motivo per cui questa volta non ci sarà la chiusa “... e la storia continua...” ma un più misterioso:

ed adesso dove si va?...

26 febbraio 2010

Burocrazia


Ed ecco che il mio giorno di ferie lo passo infognato nella melma della burocrazia. Ok lettore aspetta che ti spiego. Questa mattina dovevo, insieme ad altre due persone registrare un documento. La mia presenza, ho scoperto alla fine era per abbastanza relativa, ma da internet e dalle poche informazioni recuperate dal call center, sembrava che la mancanza di solo una delle persone interessate avrebbe richiesto altri mille documenti. Dopo aver capito in quali giorni sarei stato in Italia, e quale giorno si incastrasse meglio con le attività dei miei compagni di sventura, si è deciso per oggi. Dopo un breve briefing fatto ieri sera, dove abbiamo messo giù un piano di battaglia e ci siamo dati appuntamento per la mattina. Un'altra mattina con la sveglia puntata come una guarnigione davanti al condannato ad alzarsi presto anche nel giorno di ferie.

All'appuntamento siamo tutti puntualissimi e partiamo per destinazione ufficio delle entrate. Arriviamo con mezz'ora di anticipo rispetto all'apertura, ma siamo i primi. Ci mettiamo in calma attesa. Piano piano arriva altra gente. Alle nove spaccate si aprono le porte. Corro all'elimina code e come primo arrivato pesco il numero 44, come i gatti che fanno la festa in cortile. Primi ad essere chiamati e primi ad essere cacciati. L'ufficio è sbagliato. Lì i contratti che registrano sono solo quelli tra aziende. L'ufficio a cui dobbiamo rivolgerci è dall'altra parte del paese. Armati di pazienza ripartiamo.

Secondo ufficio. Già l'architettura è più imponente e à la sensazione di un posto pieno di uffici e scartoffie. Nuovo elimina code. Nuova attesa. Per fortuna le persone non sono tante. Finalmente è il nostro turno. Ci sediamo e facciamo la nostra richiesta. L'addetto inizia ad agitarsi e scarabocchia sulla ricevuta del modulo di pagamento che gli abbiamo dato. Per fortuna interviene il suo capo e lo ferma. Ora ci tocca compilare un altro documento per annullare il codice inserito dall'addetto. La responsabile intanto controlla il documento e ci dice che dobbiamo andare allo sportello dell'ufficio di un altro paese. Noi chiediamo spiegazioni e lei ci dice che il codice inserito nella ricevuta del modulo di pagamento fa riferimento ad un altra sede. La persona che è andata a pagare rimane sorpresa perchè ha chiesto ben due volte al call center quale fosse il codice da inserire per andare allo sportello di Magenta e non di Abbiategrasso ed antrambe le volte le hanno dato lo stesso codice. La responsabile dice che ormai questa storia l'ha sentita mille volte. Ci chiede di fare un esposto per segnalare questo problema e che lei non ci può far nulla. L'unico consiglio che ci può andare è che la prossima volta sarà meglio andare direttamente lì a chiedere, si perde un po' più tempo ma si hanno le informazioni corrette. Noi tre ci guardiamo e pensiamo tutti la stessa cosa: noi tutto questo tempo non lo abbiamo.

Facciamo buon viso a cattivo gioco e ci rimettiamo in viaggio. Direzione Abbiategrasso. Lungo il tragitto ci fermiamo a pagare anche l'ultimo balzello in banca. La banca ha un ingresso claustrofobico. Sono sicuro che nel bussolotto per il controllo dei metalli un paio delle persone che conosco non riuscirebbero ad entrare. Ci mettiamo in coda. Una coda della terza età e tutti che prelevano soldi e non pochi. Per motivi di sicurezza non dirò di quale banca si tratta, ma la cosa ha sorpreso tutti noi. L'addetto della banca, a dispetto dell'età che dimostra è nuovo dell'ufficio e chiede mille conferme al collega seduto dietro di lui che sta intrattenendo la guardia giurata in un amabile conversazione.

Paghiamo ed usciamo.

Di nuovo in macchina in direzione ennesimo ufficio. Becchiamo anche il passaggio a livello chiuso. Per fortuna il treno è corto e ripartiamo.

La palazzina sembra la sorella di quella di Magenta. Entriamo e prendiamo il nostro numerino. Aspettiamo pazientemente il nostro turno. Neanche la pausa caffè dell'addetto poco prima del nostro turno ci turba. Ormai la rassegnazione o una strana pace interiore ci pervada. Arriva il nostro turno. L'addetto è molto gentile e preciso. Controlla, ci consiglia ed in poco tempo sbriga la pratica. Lo ringraziamo e ci mettiamo sulla strada del ritorno. Quando ormai pensiamo che sia finita veniamo fermati da una pattuglia dei carabinieri per un controllo di routine. Superiamo anche questo “impiccio”.

Come Asterix ed Obelix abbiamo superato anche questa fatica.

Mezza Trasferta - 15° Puntata


Ed ecco che la settimana di mezza trasferta perde un venerdì. Eh si venerdì non si lavora per recuperare dalle 2 settimane consecutive in Slovakia. E devo dire come non mai si può far riferimento alla settimana appena trascorsa come ad una di quelle a cui manca davvero un venerdì, come si diceva una volta delle persone non del tutto a posto.
Per prima cosa questa è stata una settimana di tutti uomini in ufficio. Neanche una donna presente nell'open space ha abbassato di molto la sua vivibilità, tanto che metà dell'ufficio non si è presentato: tra malattie, visite mediche, ricoveri ospedalieri, corsi aziendali, training e trasferte dell'ultimo minuto.
Questo a reso un po' più pesante l'atmosfera e la vivibilità dell'ufficio. Lunedì pomeriggio ero talmente triste che per riprendermi avevo deciso di partecipare ad un aperitivo aziendale così da vedere qualche faccia nota e scambiare quattro chiacchiere. Avverto che arrivo e che parto da lontano, e va da se che mi inchiodano in un meeting che doveva iniziare alle 9:15, ma che causa di piccoli imprevisti, inizia alle 17:45. Mi brucio così un ora, e per fortuna che avevo avvertito che sarei dovuto uscire prima, ma il lavoro è così. Spengo il pc e mi precipito a Milano, in quanto l'aperitivo è vicino alla sede della società per cui lavoro. Mentre salgo in metrò, avverto che sto arrivando ed ecco la novità.
L'aperitivo è saltato!
Ma come, chiedo. Eh sì, c'è stato un imprevisto settimana scorsa, quindì un gruppo è dovuto andare a Torino, perciò è iniziata la fila di beh se non viene lui/lei non vengo neanch'io, ma se non ci siamo tutti allora salto, mi sono dimenticato che dovevo andare dal parrucchiere..di lunedì?!? comunque non ti preoccupare qualcuno c'è. Ed ecco che mi ritrovo con 5 persone di una, se non due generazioni, che lavorano tutte insieme ed io come intruso. La serata non decolla, visto che più della metà di loro è giù alticcia quando arriva, uno smessaggia con la fidanzata e l'unica ragazza fa la faccia schifata, ma si vede che ha qualche interesse.
Io resisto il tempo di una birra, bevuta con calma, mentre i compagni di tavolo ne hanno già fatte fuori due molto più grandi della mia.
Me ne torno a casa, con l'umore ancora più nero.
Martedì le cose non migliorano. Io passo tutto il giorno a sistemare documentazione ed ad aspettare novità per la prossima settimana sia dal capo scout che dal responsabile dell'area. La giornata anella uno scambio di mail tra il capo scout ed il francesino che mette in serio dubbio la nostra partenza, oltre a rovinare del tutto l'ambiente che potremmo trovare lì ora; una mega riunione da cui esce il responsabile dell'area e mi annuncia che non verrà in Slovakia; il cantante di matrimoni che inizia con le sue richieste. Dimenticavo, uno dei clienti più grandi che la società per cui lavoro ha rischia il commissariamento per un piccolo problema di riciclaggio. L'umore si mantiene su un livello costante di tristezza. Sarà il tempo.
Mercoledì apoteosi. Dopo che ho preparato un manuale di 80 pagine il responsabile d'area dice serafico, che nella riunione di ieri hanno cambiato le strutture, che quindi metà del lavoro fatto non serve più. Io ringrazio la mia buona stella di non avermi dato la forza, se no una prima scarica di testate sarebbe partita. Intanto aspetto news per la trasferta e mentre leggo le mie mail ne trovo una con una battuta riferita al cantante di matrimoni, che come credo di aver detto ha il brutto vizio di leggermi la posta mentre la guardo. Io cerco di chiudere la mail prima che se ne accorga, ma non ce la faccio. Per fortuna lui deve uscire prima per andare allo stadio. Io credo di averla scampata, ed invece, dopo cena mi becco una sua telefonata. Passo 20 minuti a tranquillizzarlo ed a spiegarli la storia che c'era dietro la battuta. Ovviamente la spiegazione era molto credibile. Per fortuna che la protezione civile mi viene in soccorso. Devo chiudere la comunicazione perchè devo andare alla riunione generale, dove eleggiamo il nuovo direttivo.
Giovedì. Passo la giornata a chiudere gli ultimi dubbi, ed a scoprire che i manuali che mi hanno dato erano sbagliati, e che quindi prima di passarli all'utente andavano corretti. Il responsabile d'area mi racconta, per tirarmi su di morale quando ci accorgiamo che ho saltato un passo di una procedura, che le due persone che mi hanno preceduto hanno fatto solo danni. Almeno io qualcosa di buono l'ho fatta e mi sono impegnato, e poi non avevo alcuna esperienza sull'area assegnatami. Per diritto di cronaca, le due persone che mi hanno preceduto in questa attività sono state allontanate, il che significa che anche questa rubrica potrebbe avere vita breve.
Finisco le attività. Invio mail che il responsabile si era dimenticato di inviare, ed io credevo perchè voleva rimandare l'attività a quando gli utenti fossero stati più capaci ed invece mi confessa che se n'era dimenticato proprio. Per inciso vengo caziato perchè nella mia versione non sono antrato nello specifico della problematica e tutto. Eppure io avevo chiesto: “ma gli devo spiegare anche le basi del loro lavoro o solo come il lavoro deve essere fatto con i nuovi sistemi, in fin dei conti gli hanno assunti per fare questo lavoro”. Lasciamo perdere.
Concludo la serata con un gesto samaritano. Aiuto il cantante di matrimoni a fare una slide per spiegare un flusso. Io ho fatto 300 slide in 4 giorni e lui 1 in tutta la giornata, che faceva oltretutto schifo. Gli spiego come sistemarla, gli rispiego per l'ennesima volta come correggere il piè pagina, gli trovo un paio di errori e poi, quando è molto più leggibile e non ho più la forza di spiegargli che la sua impostazione dell'argomento fa cagare me ne vado a casa. Ci rivediamo la prossima settimana, anche se non so ancora dove sarò.
… e la storia continua ...

20 febbraio 2010

Mezza Trasferta - 14° Puntata Kechnec


Ehilà caro lettore, come va? Io sono finalmente giunto a casa e scrivo queste righe dal mio antico pc di casa. Eh sì, ieri ennesimo viaggio dall'est verso la pianura padana, a conclusione di due settimane davvero pesanti. Questa poi è iniziata con una sveglia all'ora dei panettieri, perchè lunedì bisognava essere in stabilimento prima del primo turno, cioè delle 6 del mattino. Quel giorno ho visto il sole sorgere dietro una piccola collinetta dal parcheggio del magazzino. Tutto intorno la neve copriva i colori, e dove non c'era la neve ci pensavano le nuvole ad abbacinare la vista. In due settimane il cielo azzurro l'ho visto solo in volo. Comunque arriviamo assonati in stabilimento che è ancora buio, e scopriamo che un due delle macchine della linea di produzione sono rotte... il che significa che poteva anche rimanere a dormire tutto il giorno. Ormai ci siamo ed andiamo avanti. Io mi alterno tra fare il cane da guardia al magazzino e cercare di capire quando saranno riparate le macchine, far sentire la presenza del team a tutte le persone dello stabilimento con i miei giri di ronda, ed all'attesa che il mio utente mi conceda la grazia di presentarsi ad una sessione di training.
Non potendo fare razzia ai tavoli della colazione dell'albergo, sopravviviamo con i beni di sussistenza, che previdenti, abbiamo comprato nel fine settimana. Ovviamente poco cibo sano.
Il francesino, responsabile del plant fa anche il brillante quando mi incontra, sperando di beccarmi in fallo sulle regole di sicurezza, ed invece ciccia, dicendomi che non capisce perchè siamo andati lì così presto. Io gli dico che da piano dovevamo essere lì per l'inizio della produzione e tutto il resto, ma che non poteva immaginare che le macchine proprio lunedì decidessero di non lavorare.
Nel primo pomeriggio arriva anche capo scout, con un diavolo per capello, in quanto gli hanno perso la valigia, bloccato la carta di credito, è andata persa la prenotazione dell'auto e via dicendo. Quindì non è proprio di buon umore, ma per lo meno a questo giro non ha ancora preso la sua solita multa.
La giornata scorre in attesa di avere notizie sulla riparazione della linea, e dell'arrivo della prima spedizione. Per lunedì niente di fatto. Quando ritorniamo in albergo sono così stanco che mi addormento vestito sul letto e rischio di perdere l'appuntamento a cena con gli altri.
Proviamo un nuovo ristorante, in cui non si mangia male, ma che verrà ricordato per l'avvenenza della cameriera e di una delle ospiti, che visto l'abbigliamento e l'aspetto fa pensare solo a peccati a pagamento. Stanchi e con l'ennesimo piatto duro da digerire torniamo in albergo tutti a dormire.
Martedì è un altra giornata praticamente inutile. Macchine ferme, utente preso, io che sistemo i manuali, attesa di un camion che non arriva. Salta anche la cena in una tipica casa slovacca, in quanto chi ci ha invitato ha avuto un imprevisto. La sera, quindi proviamo un ristorante che ci aveva incuriosito in una delle uscite del fine settimana. Facciamo un po' fatica a capire come si entra, in quanto l'ingresso si trova tra due vetrine di un bar, dove bisogna percorrere un lungo corridoio, aprire una prima porta, fare una rampa di scale ed aprire una seconda porta e quindì ritrovarsi su un pianerottolo con altre tre porte. Quando stiamo per rinunciare uno dei clienti uscendo dalla porta del ristorante e sentendo le nost4re perplessità ci dice che il posto è stupendo, in perfetto italiano. Ormai siamo abituati a sentir parlare italiano con accenti dei vari paesi del mondo. Entriamo. Il ristorante è arredato in maniera rustica, con legno in ogni dove, ed il servizio è rapido e preciso. I piatti poi sono di tutto rispetto, tanto che ci torniamo il giorno dopo ed ordiniamo la pasta.
Come sempre, ormai concludiamo la serata al casinò, dove ci accoglie una comitiva di anziani che deve aver scoperto che il letame mantiene giovani, perchè emanano un odore nauseabondo. Sono tutti alla roulette e noi non riusciamo neanche ad avvicinarci. Il capo quindi decide di far aprire il tavolo del black jack. Qui uno degli avventori, che ha il tipico aspetto di un mafioso russo, parla molto bene l'italiano e ci propone di acquistare il suo negozio di scarpe. Va da se che anche questa sera i colleghi hanno contribuito alla sussistenza dei poveri croupier , perdendo un po' del denaro guadagnato. La stessa routine si ripete mercoledì, dove però il mio utente ha la scusa di essere malato. Stesso ristorante la sera e stessa conclusione al casinò. Giovedì, mancando il capo scout e la team leader decidiamo di provare una birreria slovacca con annesso birrificio. Il locale è molto imballato, pieno di gente, e la cameriera ci chiede, per proforma, se vogliamo bere birra. Per ordinare da mangiare abbiamo un po' più difficoltà, ma consigliati dal capannello di camerieri che abbiamo attirato grazie al nostro modo vociante di parlare, riusciamo anche a mangiare. Mentre guarda il menù noto un paio di cose. La birra costa 1,26€, che con 15 € possiamo ordinare tutti i piatti presenti nella pagina dei contorni, e che alla fine, dopo aver preso 8 birre, quattro piatti completi (i più cari del menu), due cordon blue, una bruschetta all'aglio arriviamo a spendere un totale di 39, 36€.
Solito deposito al casinò e poi via a cercar di chiudere la valigia.
La sveglia di venerdì è accompagnata dal malfunzionamento degli ascensori, dal fatto che dobbiamo essere in ufficio prima delle 8:30 perchè sembra che la tanto attesa spedizione stia per arrivare, e che le macchine inizino a lavorare. Ovvio che le macchine siano ancora in riparazione e che il camion arrivi alle 11:00. io però riesco a fare un intera sessione di training con il mio utente, che è un po' scombussolato a causa della sveglia sta mattutina per vedere l'incontro di hockey della Slovacchia.
Come al solito si concentra poi tutto negli ultimi minuti e noi si deve correre all'aeroporto.
Caro lettore, se ti dovesse capitare di andare all'aeroporto di Kosice, fai attenzione, potresti scoprire che l'unico bar non ha roba da mangiare, che quello che dovrebbe essere il piccolo ristorantino, non fa roba da mangiare, quindi è meglio arrivare preparati.
A Praga il solito ritardo, con il gate che si riempie di gente. C'è famiglia italo ceca, in cui la mamma parla un italiano con accento pugliceco, la solita quantità di business man, il lampadato che cerca di atteggiarsi, qualche ragazza vestita in modo eccentrico (forse in un bordello passerebbe inosservata). Qualche consulente e/o operaio specializzato. Qualche badante che torna a lavorare. Insomma anche a questo giro aereo pieno.
Arrivato finalmente in Italia inizia un altro viaggio, quello per recuperare l'auto. Il pulmino gira per tutto il parcheggio a scaricare i suoi passeggeri in prossimità delle auto, ma il buio non sempre aiuta la ricerca. Per recuperare la mia ci metto una buona ventina di minuti. Ma alla fine ce la faccio. Ecco ora un ultimo sforzo e finalmente dopo più di 9 ore di viaggio sono a casa, a mangiare un piatto italiano.
… e la storia continua ...

13 febbraio 2010

Mezza trasferta - 13° puntata Kechnec


Buon dì caro lettore, buon giorno dalla non proprio vicina Kosice. Eh sì, questa mattina mi sono svegliato in una camera d’albergo, in un’altra città, n un altro stato e non solo geografico. Per esigenze di progetto la trasferta, in queste lande fredde, è stata programmata per due settimane consecutive. Già due settimane in Slovacchia, e non in ferie ma a far girare, se è possibile, le viti del nuovo stabilimento. Ma procediamo con ordine.
Lunedì, dopo un fine settimana da rinchiuso in casa causa malattia, decido di prendere l’auto per andare all’aeroporto. Prenoto il parcheggio in anticipo e vado via tranquillo. Peccato che proprio la mattina della partenza ci sia una bella nebbia a rendere tutto più complicato. Ovviamente la cartina che mi sono preparato per arrivare al parcheggi serve a poco, perché invece che passare da Arese sono passato da Mesero, con la speranza di trovare poco traffico. Ho trovato poco traffico, ma come al solito, in prossimità dell’aeroporto non sapevo più dove andare, ma ero tranquillo perché avevo il numero del servizio clienti da chiamare. Qui faccio la prima scoperta: ho dimenticato il cellulare affianco alle medicine!!! Sono un genio. Vado via 2 settimane e dimentico il cellulare a casa, e sono anche in leggero ritardo. Bene. Mi prende un po’ l’ansia, ma per fortuna trovo un netturbino a cui chiedere la strada e poi incrocio la navetta del parcheggio. Mi ci attacco come una zecca ed arrivo trafelato al parcheggio. Qui cerco di sbrigare velocemente tutte le pratiche e mi fiondo sul pulmino. Arrivo in tempo. Al check in, che sembra infinito per la quantità di gente che c’è scopriamo che sul volo per Praga c’è anche una scolaresca. Sull’aereo sono lontani da me e quindi non mi accorgo della loro presenza sino a quando non applaudono il pilota per l’atterraggio. Era dall’86 che non vedevo applaudire all’atterraggio. La seconda tratta è come al solito stordente. Volare con un ATR non è proprio semplice. All’aeroporto sbrighiamo velocemente le pratiche per le auto e via verso il plant. Iniziamo a lavorare. Io ho bisogno di un paio di risposte e di fare il training all’utente. Sono un po’ nervoso perché non mi sento del tutto confidente sulla materia e poi fare il training in inglese… non so. La persona che devo formare poi mi viene subito in aiuto. Ad ogni domanda risponde con “Devo chiedere”, “Devono autorizzarmi”, “Ma lo devo fare io” e cose del genere e quando parlo di training mi dice che è impegnato in altre attività. Così un lavoro di 2 ore da fare in una settimana si trascina ed i colleghi, il cui lavoro è impattato dal mio iniziano ad essere insofferenti ed io mi sento sempre più sottopressione ed inadeguato per il progetto. Metteteci poi che per un paio di giorni c’è con noi anche il capo di tutte l’area mondo di tale business line; che il plant manager, di origine francese e quindi leggermente restio ad aiutare i Campioni del Mondo, decide di metterci i bastoni fra le ruote in tutti i modi. Bhè i primi giorni della settimana sono davvero allucinanti. Arrivo ogni sera in albergo davvero stressantissimo. La cucina locale poi non aiuta. Se non è stra-grassa e ricca di aglio. Giovedì mattina l’intero albergo si sveglia senza luce. Blackout.
Non posso radermi perché il bagno è cieco e quindi non c’è luce, ma non è quello che mi preoccupa. Mi preoccupa il fatto che l’aria, dopo l’ennesima cena a base di “ginocchio”, non è proprio frizzantina e la signora delle pulizie potrebbe risentirne.

La giornata procede come al solito. Faccio una domanda alle 9:00 del mattino e ricevo una risposta alle 17:30 che contraddice la risposta del giorno precedente. Quindi mi tocca rifare tutto. Alla fine però riesco ad uscirne, in qualche modo, ma ci riesco. Mi convinco che non posso andare avanti così, ed i colleghi mi spingono a prendere la cosa con più leggerezza. La cena è stranamente digeribile. Nessuna salsa assurda o condimento degno delle fucine di Vulcano. Dormo un sonno tranquillo e ristoratore. La mattina tutte le cose mi sembrano più leggere. Il fatto che l’utonto che devo seguire ricomincia con la sua tiritera non mi pesa. Non è un mio problema. Faccio un paio di cavolate, ma rimediabili. Ed anche quando il genio prima mi dice che posso fare una call conference dalla saletta visitatori del plant e poi guardarmi con faccia stranita e scusarsi, obbligandomi ad una corsa trafelata all’altro plant dove c’è il re degli imboscati che dopo una settimana di insistenza decide almeno di partecipare a questo appuntamento. Ok, perdo la prima parte, ma quella che serve la recupero. Ho le info per finire il mio lavoro. Me ne torno al punto di partenza e mi metto a lavorare. 10 minuti ed ho finito. Da ora in poi farò da supporto ai colleghi, che ne hanno bisogno, visto che anche loro ora si scontrano con l’inefficienza di alcuni personaggi, che sembrano sobillati dal francesino, ora che si sente più sicuro visto che il capo scout è dovuto tornare in Italia per esigenze personali. Il team al completo decide allora di unirsi alla richiesta di: RIVOGLIAMO LA GIOCONDA!!!
Riusciamo comunque a finire tutto, in un modo o nell’altro, ed anche a farci quattro risate. Siamo gli ultimi ad uscire, e chiudiamo noi lo stabilimento. Arrivati in albergo veniamo accolti da una folla di persone in abito da gala. C’è una festa o casa similare. Gli uomini sono tutti in smoking, o meglio in una parvenza di smoking e le donne hanno tutte vestiti da sera delle fogge e colori più disparati. La curiosità mi porta a vedere com’è questa festa, ma dopo una lunghissima giornata di lavoro, in uno stabilimento manifatturiero potete immaginare come stavo. Comunque dopo una breve sosta in camera, dove mi accoglie un giornale italiano che mi fa saltare di gioia, solo perché mi fa sentire un po’ meno lontano, inizia la difficile avventura di trovare un ristorante aperto. Siamo fortunati e troviamo una pizzeria, dopo essere stati rimbalzati da un paio di locali, che ci accoglie come suoi ultimi clienti. La pizza che mi servono è ricca di aglio, ed il fatto che ci portino il conto prima delle pizze un po’ mi fa pensare, ma lascio stare. Il più è fatto, o quasi. Ora mi posso godere un po’, ahimè poco, meritato riposo.
…e la storia continua…

07 febbraio 2010

Mezza Trasferta - 12° puntata



Caro lettore inizio subito con lo scusarmi per il ritardo nella pubblicazione delle avventure di questa settimana, ma sono stato vittima dell'influenza e non mi è stato possibile mettere in parole gli eventi accaduti prima di adesso.

Il più grande evento della settimana è stato la mia partecipazione alla review di una collega. Lo so lettore ti stai chiedendo cos'è una review. Nella società che mi stipendia, si è soliti valutare il lavoro svolto da una persona a fine di ogni progetto. Questa volta io ero chiamato a far parte della giuria, essendo stato il responsabile del progetto.

La situazione a dire il vero non era facile a causa degli scontri che ci sono stati tra la persona che doveva essere giudicata ed il capo, che gli ha praticamente fatto terra bruciata. Aggiungeteci poi che era la mia prima volta, insomma ero più emozionato io della persona che andavamo a giudicare.

Per aggiungere ancora un po' di stress, il genio del mio capo mi ha fatto fare 20 minuti di anticamera, il che non sarebbe stato un grosso problema, se non mi fossi già fatto le mie canoniche 8 ore di lavoro, fossi dovuto venire a Milano che nei primi giorni della settimana aveva un fastidiosissimo odore di smog e freddo.

Questo miscuglio di emozione mi ha fatto fare un paio di gaffe che non sono piaciute al capo, tanto che alla fine mi ha fatto anche 20 minuti di ramanzina.

A mia giustificazione posso solo dire che benché io avessi sottolineato la bravura e l'impegno della persona giudicata, lui ha cambiato le regole mentre giocavamo, sminuendo il progetto fatto ed altri passaggi al limite del mobbing. Per fortuna che sono riuscito a fargli cancellare un commento troppo personale che voleva inserire nella valutazione, altrimenti ora mi toccava davvero fare da testimone al tribunale del lavoro.

Se pensate che sia finita qui, vi sbagliate. Vedendomi stanco e prosciugato, il genio ha deciso di fare anche la mia valutazione. Piccola premessa. Il progetto di cui parliamo per me è finito il 30 ottobre, ed in effettivo a metà novembre. Da allora chiedo di avere la mia valutazione e di quelle delle persone impegnate. Ricevendo sempre la stessa risposta: sono pronte devo solo trovare il tempo... gli ci sono voluti più di 2 mesi per trovare il tempo, ed ovviamente lo squalo ha attaccato quando io ero indifeso sia fisicamente che psicologicamente. L'unica cosa che ricordavo era il consiglio di una collega molto più esperta. ANCHE SE TI DIRANNO MILLE CAVOLATE E TI ACCUSERANNO DEI LORO ERRORI E SI VANTERANNO DELLE TUE VITTORIE COME SE FOSSERO MERITO LORO TU RISPONDI “ FARO' TESORO DEI VOSTRI CONSIGLI E CERCHERO' DI FARNE BUON USO PER LA MIA CRESCITA PERSONALE”. Cosa che ho prontamente fatto pur di riuscire ad uscire dall'ufficio a respirare nuovamente, aria inquinata ma meno venefica di quella che respiravo durante la consegna della pagella.

Molte delle ore passate in ufficio sono state dedicate alla prossima trasferta nelle terre dell'est, all'accoglienza della nuova risorsa che la società ci ha fornito, ha far capire alla persona delle “risorse umane” che non esiste un modo legale per aggirare la sicurezza dell'azienda del cliente e che quindi i documenti richiesti andavano preparati al più presto, a tranquillizzare il capo scout che tutto procedeva per bene a … black out. Non mi sento bene. Cerco di resistere ma non ce la faccio. Saluto tutti e torno a casa. Influenza. Nel tragitto di ritorno un po' sono preoccupato, ma la strada per casa riuscirei a farla anche in condizioni peggiori cerco di ripetermi, soprattutto quando affronto le rotonde che mi acutizzano quel senso di nausea che per fortuna si attenua sui rettilinei.

Arrivato a casa, mi infilo sotto le coperte e ne esco solo ora per mettere giù queste quattro righe. Se ti chiedi come sto, caro lettore, che dire... con tutte le medicine prese per rimettermi velocemente, se starnutisco rischio di curare le persone che mi circondano.

… e la storia continua …

31 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 11° Puntata Kechnec


Ed eccomi di nuovo qui a scrivere di viaggi e paesi freddi, come succedeva un anno fa. Si si, caro lettore, hai capito bene. Questa settimana sono stato spedito a lavorare ancora più a est di quanto accadeva un anno fa e come al solito la prima avventura non è mai a settimana piena, per permettere al metabolismo di prendere ferie, ed alla digestione di mandare 'avviso di assenza dal lavoro per lungo periodo.

Vediamo come gli avvenimenti si sono succeduti..

lunedì scorre nella frenesia dei preparativi per la partenza. Controllo di documenti, prenotazioni, tessere punti e via dicendo. Tornato a casa la giornata non è ancora finita, bisogna affrontare nuovamente l'avventura valigia ed i mille quesiti annessi. Quanti calzini? Le ciabatte le porto? Quanti maglioni? Quali medicine portare? Numero di mutande e canottiere? Quali cravatte? Come piegare i pantaloni del vestito perchè non si rovinino? E le camice? Etc.etc.

Mentre chiudo la valigia il telefono mi segnala l'arrivo di un SMS. Il “capo scout” ci autorizza, visto le temperature basse come il QI del mio capo aziendale, ad indossare abiti “casual”. In meno di un minuto ho rifatto la valigia mettendo felpe e jeans imbottiti, calzettoni e polo.

Martedì la sveglia suona all'ora dei panettieri. Doccia, colazione, vestiti pesanti e si parte. L'area e fredda, ma non tanto come quella che troverò nei giorni seguenti. All'aeroporto trovo un paio di colleghi in partenza per la Germania. Facciamo check-in e ci imbarchiamo. Il volo sino a Praga procede senza intoppi. All'aeroporto scopro che lì esiste anche un bar dove si può fumare. I miei colleghi ci si tuffano intanto che io osservo il via vai delle persone per i vari gate. La seconda tratta è più complicata. Saliamo su un ATR. Per chi non lo sapesse sono gli aerei con due motori ad elica. Sempre per cultura personale vi informo che fanno un rumore dell'ostrega, e vibrano che è una meraviglia. I colleghi mi dicono che gli atterraggi sono di solito molto duri, ed invece sia all'andata che al ritorno trovo due piloti davvero bravi, forse i migliori incrociati sino ad ora, e l'atterraggio sarebbe da applausi se in testa non avessi un frullatore che ancora gira. Kosice ci accoglie con una gelida giornata di sole, se così si può dire. Ci dividiamo. Il capo scout con un collega e le valige prendono un auto a nolo, e noi tre ci affidiamo al tassista di turno per raggiungere gli stabilimenti da avviare. Questi si trovano a Kechnec, non ridente località dell'est Slovacchia. In pratica lavoro in una città che è ad est^2.

Il paesaggio è desolante. Non c'è nulla, e dietro ad una collina c'è la zona industriale. Decidiamo, dopo essere entrati in ufficio, percorrendo un centinaio di metri nei cortili dell'azienda, che salteremo tutti i pranzi a causa del freddo e del fatto che il primo punto di ristoro è a 20 minuti di strada, almeno.

Gli stabilimenti, sono nuovi, e non ancora finiti. Alcuni spazi sembrano la pubblicità di qualche catalogo di mobili per uffici. Noi veniamo piazzati in un piccolo ufficio ed iniziamo a lavorare. Pianifichiamo con il direttore degli stabilimenti le vaie attività in essere e la prenotazione per un ristorante noto per la cucina del “Ginocchio”.

La giornata scorre velocemente, ed ad un orario dettato più dal fatto che si abbia prenotato un taxi per tornare in città, piuttosto che si sia finito di lavorare, facciamo rotto verso l'albergo. Qui troviamo un accoglienza dolce e calorosa, sotto forma di biscottone al cioccolato che ci viene offerto alla reception.

Le camere non sono male, peccato la mancanza delle ciabattine. Breve pit stop e poi fuori a cena. Qui scopro che una collega non si sente bene e da forfait. Il ristorante che ci accoglie è arredato in stile medioevale. Ordiniamo ed il piatto che scelgo ha un indice di digeribilità pari a quello di un incudine.

Si torna tutti in albergo a dormire, od almeno provarci. Il giorno dopo a colazione faccio un po' di spesa al buffet, giusto per tappare qualche possibile languorino durante il giorno. Quando esco con la mia felpona con la tasca davanti sembro un canguro che porta nel marsupio almeno una cucciolata fatta di 12 piccoli cangurini.

Si parte per lo stabilimento. Questa volta ci viene assegnata una scrivania all'interno dello stabilimento in costruzione. Per entrare dobbiamo indossare dei sovrascarpe che trasformano il passo di tutti in quello di pagliacci.

Incontro il mio utente, che sino ad ora mi aveva fatto pensare a calde terre africane, ed invece di persona sembra un prototipo di un profugo di lontane guerre, per quanto sia magro ed abbia la testa grande. Lavoriamo mentre gli operai assemblano i vari macchinari. Anche questa giornata scorre e si fa ritorno all'hotel. Rapido cambio di abiti e via a mangiare il ginocchio con il direttore di stabilimento. Altro piatto per cui il tasso di digeribilità riporta la dicitura N.P. (non pervenuto). All'uscita i colleghi scoprono il casinò ed è l'inizio della fine. Ci passiamo il resto della serata, con alterne fortune, ma con lo stesso risultato alla fine. Si è perso.

Il giorno dopo si pianifica la cena solo per poter andare poi velocemente al casinò. Qui di nuovo si gioca, ed ovviamente si perde.

Non mi dilungo in descrizioni ora, perchè ci sarà sicuramente occasione di tornarci.

Venerdì mattina check out e via verso la fabbrica. Lavoriamo, sistemiamo le ultime cose e di nuovo in movimento verso l'aeroporto. Il volo con l'ATR sembra non finire mai. Tanto che al frullatore sembra si sia aggiunto anche un tritatutto. Arrivati a Praga, mi faccio prendere da una crisi da acquisto compulsivo e faccio man bassa velocemente, prima di scoprire che il nostro aereo partirà in ritardo. Al gate si affolla sempre più gente. Scopriamo che il ritardo è dovuto alla coincidenza con un volo proveniente da Kiev.

In coda per salire sull'aereo, iniziamo ad osservare gli altri passeggeri, tre suore, un'anziana donna vestita di nero, con tanto di scialle sulla testa, una donna stra rifatta, due finti giovani vestiti in maniera trendy (modo educato per dire da idioti), ragazzina con look da scolaretta di collegio svizzero. In breve sembra il csting di “Final destination”. Qualche scongiuro lo faccio anch'io.

Il volo alla fine va bene, e Milano ci accoglie con un amorevole nevicata..

caro lettore che aspetti trepidante la descrizione della fauna che ho incrociato, ahimè dovrai aspettare un'altra occasione, ormai qui non c'è più spazio.

e la storia continua ...

23 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 10° Puntata


Ed eccomi qui, caro lettore, a raccontarti un'altra settimana passata nelle terre nostrane.

Questa è la 10° settimana, cifra tonda e non solo.

Questa è stata la settimana degli incontri aziendali e dell'annuncio della partenza per l'est, ma vediamo di dare un ordine agli eventi.

Il capo, dopo le innumerevoli lamentele e gli scazzi, e qualche richiamo dall'alto, visto che il gruppo è diventato ormai “esplosivo”, ha deciso di tenerci tutti a colloquio, ed oltre a lui anche il suo capo ha deciso di convocarci per tastare il polso della situazione; e siccome non c'è due senza tre, ho incastrato il mio mentor per un colloquio, ma fatto tre il quattro vien da se, quindì il capo mi ha incastrato per altri due incontri, di cui uno per fortuna è saltato.

I primi incontri con il capo hanno fatto innervosire il cliente perchè sono avvenuti all'interno degli uffici dove dovremmo produrre, oltre al fatto che un impegno dichiarato di massimo un oretta ha portato via già al primo match, perchè più che un dialogo è stato uno “scambio” di vedute, con la team leader più di tre ore, facendo scalare gli altri incontri a data da destinarsi.

Quando si è presentato nuovamente il capo a metà settimana, il cliente ha fatto un po' la parte e lui si è dovuto ritirare con la coda tra le gambe e sempre più docile nei riguardi delle nostre richieste. Io sono stato il primo della lista, convocato prima di pranzo, per un ripetere sempre le stesse cose, comunque più fortunato dei colleghi perchè salvato dalla campanella del pranzo, mentre loro hanno dovuto sopportare tutta la trafila.

Poi convocazione in sede per parlare con il capo^2 (capo*capo = capo^2 o almeno così dovrebbe essere); colloqui che vengono spostati, sovrapposti e via dicendo perchè qualcuno non è capace di gestire un'agenda d'impegni, ma su questo aspetto meglio stendere un maiale su una griglia e versare del vino nei calici.

Anche in questa settimana di chiacchiere c'è stato l'evento mondano. Un aperitivo in un locale vicino alla sede. L'organizzazione è stata fatta con il passaparola così che si è presentata un sacco di gente, tanto che ci si è dovuti incastrati tra camerieri che cercavano di fare il loro lavoro ed altri tavoli. I più anziani, a livello aziendale, parlavano tra di loro, mentre una buona fetta dei nuovi faceva gli occhi dolci ad una collega appena assunta, tanto che quando mi sono avvicinato mi sono sentito come il cattivo della canzone degli 883, quello di LA REGOLA DELL'AMICO, in questo caso sarebbe forse meglio del COLLEGA. Mentre parlavo con la nuova arrivata mi sentivo gli occhi dei colleghi addosso, come se fossi circondato da un gruppo di iene. Comunque me ne sono fregato e sono andato avanti a chiacchierare tranquillamente, mentre il loro fiato si faceva sempre più corto e la tensione saliva. Quando sono andato via, lasciandola in balia dell'attacco fiere, rimaste in attesa di questo momento, quasi mi scappava da ridere e volevo tornare indietro a dire a questi quattro lumaconi che non ce n'era, ma poi perchè. Che si prendano la loro bella facciata contro il muro. Anche questo li farà crescere.

C'è stato anche un altro evento particolare. La prima volta che trovo un traffico importante per andare in ufficio. Traffico la cui motivazione è rimasta segreta, ma che mi ha permesso per un attimo di godere di un po' di sole che faceva risplendere il ghiaccio formatosi nelle campagne circostanti, tanto da far sembrare tutto fatto di vetro. Eh sì, il ghiaccio elemento persistente per questa fredda settimana.

Ci sarebbero ancora mille storie da raccontare ma tutte le parole dette durante i colloqui mi hanno un po' prosciugato e quindi mi fermo qui, oggi.





… e la storia continua …

16 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 9° Puntata


Ed eccomi di nuovo, caro lettore, qui a raccontarti un altra settimana lontano, se così si può dire, da Milano.

Questa è la settimana post rientro, quindi dovrei già aver superato lo shock del primo giorno di lavoro dopo le ferie, ma forse questa informazione non è arrivata a tutte le mie cellule, ed infatti mi trovo più di una volta a spingere con i gomiti per poter arrivare alla fine della giornata.

Settimana passata per la maggior parte in attesa di notizie sulla programmazione dei giorni futuri. Ormai mi ero abituato ad avere un calendario con le date e le scadenze ben indicate, ed invece ora queste cose me le devo scordare. La programmazione, qui, è solo quella che fa il programmatore seduto davanti a me. Tutti mi dicono che devo abituarmi, che qui si vive alla giornata, che se sei fortunato giovedì sai in quale sede, sparsa per l'Europa, dovrai lavorare.. perchè se non sei fortunato questa comunicazione ti arriva il venerdì dopo pranzo... e se sei di quelli che neanche Lourdes lì può aiutare la comunicazione ti arriva il sabato mattina, mentre spingi un carrello con la spesa che tanto non ti servirà. Ecco questo è il posto dove sono finito. E mentre guardo tutto con un viso stupefatto tutti mi dicono che è così e basta. Quindi dovrò farmene una ragione.

Questa è la settimana in cui hanno investito, sulle strisce pedonali, una dipendente dell'azienda per cui faccio consulenza. La cosa è successa poco dopo che anch'io ero passato su quelle stesse strisce pedonali. Il giorno dopo tutti a chiedere notizie a raccontare la loro versione che di bocca in bocca si faceva più ricca di particolari improbabili.

Questa è la settimana in cui c'è stato il terremoto ad Haiti, per cui con un gruppo di colleghi stiamo pensando di fare una colletta.

Questa è la settimana in cui il cantante di matrimoni prestato alla consulenza ha fatto il colloqui nell'azienda in cui lavoro, non prima di essersi rubato la mia ultima caramella, senza dire nulla. Io avevo messo il pacchetto affianco al pc, in attesa di gustare la caramella a metà pomeriggio, ma come l'omino di una nota pubblicità di cioccolatini, anzi peggio visto che almeno a lui è restata la ragazza, sono rimasto a mani vuote. Un gesto stupido, ma non sapete quanto mi ha dato fastidio, più del fatto che sbircia tutto quello che faccio, legge, si impiccia e cerca ogni volta di farmi cadere in falla, mi fa perdere tempo a fare attività che poi non servono a nulla. Lasciamo perdere.

Questa è la settimana in cui una collega viene importunata sul treno da uno strano personaggio, che cerca in tutti i modi di attaccar bottone e di conquistare almeno il numero di telefono.

Questa è la settimana in cui un collega avrebbe dovuto tenermi un corso su un paio di argomenti che dovrò poi essere io a spiegare ad altri, in un altra lingua. Ovvio partecipa anche il cantante di Matrimoni. Alla fine mi sento come la banana tra i mandarini. Risultati ottenuti 0, o meglio una sana incazzatura per il tempo perso, e la sensazione che chi fa da se fa per tre.

Ma non ci sono solo cose tristi, questa è la settimana in cui è venuta alla luce Annalaura, figlia di una mia carissima coppia di amici, ed anche se non centra molto con il lavoro, per lo meno mi ha tirato su il morale.

Questa è la settimana in cui il pettegolezzo d'ufficio si è arricchito con nuovi particolari sulla liaison tra due “colleghi” dell'open space.

Questa è la settimana in cui si suppone che il capo si sia beccato una bella shampata, che gli ha fatto un po' abbassare le ali, o almeno così tutti speriamo.

Questa è la settimana che si è appena conclusa. Archiviata anche lei tra le righe di questo blog.

… e la storia continua ...

09 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 8° Puntata


Caro lettore ben tornato, se sei già tornato, o buon inizio se sei tra i tanti che lunedì ricominceranno a lavorare, mentre se sei tra quelli che si godranno ancora un po' di ferie/vacanze la mia invidia ti colga.

E con questo bel inizio posso dare via ai racconti di questa due giorni che mi ha rivisto tornare a girare le viti, non del mondo, ma solo della mia piccola vita lavorativa.

È proprio vero che l'Epifania tutte le feste si porta via... e forse si è portato via anche un po' di materia grigia visti alcuni comportamenti degli altri ingabbiati dell'ufficio. Ma vediamo di andare con ordine.

Giovedì si ricomincia a produrre e già la sveglia mi riporta all'epoca in cui il 7 di Gennaio tornavo a scuola e non a lavorare. La sensazione di essere impreparato è talmente grande che mi sveglio prima della sveglia, dopo una notte non proprio di sogni d'oro. Vedo di recuperare velocemente le buoni abitudini. Doccia, colazione, barba e denti da pulire, scelta della cravatta, box, auto strada e ufficio.

Cerco per l'appunto di ritrovare gli automatismi, e mi sembra quasi di esserci. Ed anche se la giornata è grigia di quelle che ti chiedi che fine hanno fatto tutti quei colori che hai visto nei giorni scorsi, vado avanti sino a quando non rimango colpito da un immagine che avrò visto chi sa quante volte, ma che adesso mi fa riflettere. Nel tragitto casa lavoro passo a fianco di uno di quei centri per il divertimento estivo, attrezzato con piscine e scivoli. Questi ultimi sono coloratissimi, di forme strane e abbastanza alti, almeno per me che un po' soffro di vertigini. Ecco vedo questi colori che cercano di resistere anche loro al grigiore totale, con ahimè poca fortuna. È peggio che vedere il mare d'inverno, perchè qui non si sentono le onde sulla battigia, non c'è la spiaggia, ci sono solo questi simboli del divertimento abbandonati alle intemperie in attesa che il cerchio delle stagioni torni a ripopolare questi spiazzi di gente e schiamazzi, di allegria e di sole, di bambini festanti e di corpi abbronzati o in cerca della giusta rosolatura. Ecco questa è l'immagine che mi si attacca dietro la retina, mentre varco la porta della fabbrica e mi reco in ufficio, e neanche il uovo look dell'open space, più carino ma molto meno funzionale, riesce a cancellare quell'immagine. Siamo a ranghi ridotti ma tutti cercano di alzare il livello umorale del gruppo. Qualcuno a portato anche dei dolcetti tipici delle sue terre, per addolcire il rientro e ci sarebbe anche riuscito se non arrivasse la telefonata del capo che ci annuncia che ci viene a trovare per pranzo. Io ed i colleghi lo aspettiamo con la speranza che ci porti la buona novella, ed invece sembra che la parte più importante l'abbia dimenticata nella sua terra natale, così che mi sembra di parlare con uno di quei pupi abbandonati in qualche soffitta siciliana, in attesa di una risposta che per questa volta non arriverà.

La parte più dura e sopravvivere all'inizio di abbiocco del pomeriggio, ma stringo i denti e vado avanti. Un po' a sorpresa arrivo a fine serata, avendo concluso poco, ma almeno avendo ricominciato a girare le famose viti.

Venerdì arriva un po' a sorpresa. La sveglia mi sorprende. L'annuncio di un nuovo viaggio mi sorprende. Le richieste insulse dell'ultimo arrivato mi sorprendono. Il sostegno dei colleghi mi sorprende. La quantità di cose che devo ancora imparare mi sorprende. Il non ricordarmi alcuni passi per un attività mi sorprende. Un paio di mail, che non riguardano il lavoro, mi sorprendono. La telefonata di mia sorella mi sorprende. E di sorpresa in sorpresa arrivo all'ora di spegnere il pc e di tornare a casa.

… e la storia continua ...


01 gennaio 2010

Anno 2010

Caro lettore Buon Anno.
Ormai questo augurio te lo sarai sentito ripetere mille e mille volte: da amici, conoscenti, parenti, colleghi, vicini di casa, annunciatori radiofonici e televisivi e chi più ne ha più ne metta visto che siamo ad inizio anno.
Lettore quante delle cose ormai tradizionali hai fatto già?
Buoni propositi, che di solito servono a lastricare la via dorata che porta nella direzione sbagliata.
Mangiato chili di lenticchie con la speranza che si trasformino in monete sonanti.
Spiluccato chicchi d'uva, uno per ogni rintocco della mezza notte, con nessuna spiegazione, ma fa bello e poi l'anno scorso le lenticchie non hanno proprio fatto effetto.
Fatto un cenone degno del film LA GRANDE ABBUFFATA, che sarà in grado di nutrire con i suoi resti un intera squadra di calcio femminile.
Brindato con litri e litri di spumante, o per sentirsi un po' più internazionali e meno provinciali, champagne.
Sparato fuochi d'artificio che hanno vestito il cielo a festa, oppure scacciato i cattivi auspici con botti allucinanti che in realtà li richiamavano.
Indossato biancheria rossa con la speranza di farsela togliere prima che l'alba arrivi.
Telefonato, inviato sms ad amici/parenti/colleghi/conoscenti/amanti con auguri più o meno divertenti e più o meno riciclati.
Ballato tutta la notte al ritmo di nuove e vecchie hit, come simbolo del passaggio tra il vecchio che non muore mai ed il nuovo che non dura.
Letto/ascoltato oroscopi e vaticini con la speranza di avere buoni auspici, almeno sotto le stelle.
Abbracciato, baciato amori nuovi e vecchi o solo amici.

Comunque sia andata, qualsiasi cosa tu abbia fatto, ti auguro che il 2010 sia
ricco di cose belle e povero di cose brutte,
pieno di felicità e vuoto di tristezza,
alto di spirito e basso di colesterolo,
lungo di amicizie e corto di liti,
largo di prospettive e stretto di buche.

E per non lasciarti così, parafrasando una nota canzone meneghina ...
mi speri che se offendera nissun
se parlom un cicin anca de num


25 dicembre 2009

Buon Natale


A Natale non si fanno cattivi

pensieri ma chi e’ solo

lo vorrebbe saltare

questo giorno.

A tutti loro auguro di

vivere un Natale

in compagnia.

Un pensiero lo rivolgo a

tutti quelli che soffrono

per una malattia.

A coloro auguro un

Natale di speranza e di letizia.

Ma quelli che in questo giorno

hanno un posto privilegiato

nel mio cuore

sono i piccoli mocciosi

che vedono il Natale

attraverso le confezioni dei regali.

Agli adulti auguro di esaudire

le loro aspettative.

Per i bambini piu’ poveri

che non vivono nel paese dei balocchi

auguro che il Natale

porti una famiglia che li adotti

per farli uscire dalla loro condizione

fatta di miseria e disperazione.

A tutti voi

auguro un Natale con pochi regali

ma con tutti gli ideali realizzati.

Alda Merini

22 dicembre 2009

Viaggi e divani.

Freddo, questa settimana si ricorderà sicuramente per il freddo e per il fatto che tutti si erano preoccupati per l’arrivo della neve, che da queste parti non si è vista fino all'ultimo giorno, ma non anticipiamo troppo i passi e vediamo di andare in ordine.

Questa settimana appena trascorsa ha visto un ufficio a mezzo servizio. Molti degli abitanti dell'open space erano via per necessità di progetto. Una parte di noi è partita per terre ancora più fredde di quelle che mi ospitano, ed alcuni casi della vita non hanno permesso di salutarli degnamente e di fare le giuste richieste di doni. Io mi barcameno tra cose da fare e cose che mi invento per occupare il tempo e non solo lo spazio alla scrivania. Finisce che così mi affianco ad uno dei colleghi che dovrebbe insegnarmi il funzionamento di alcuni programmi. Dopo un paio di ore di lavoro insieme capisco che la cosa sarà più complicata del previsto. Il collega è un tipo riflessivo agitato molto più di me, tanto che gli devo fare anche un po' da balia e tranquillizzarlo durante l'analisi, ricordandogli ogni due per tre i passi che deve fare ed il fatto che deve segnarsi le cose che vanno bene da quelle che vanno male, altrimenti non fa altro che generare entropia. A vederci sembra che sia il docente e lui lo studente con ottime capacità che ha problemi di attenzione.

La bellezza turca ormai è nelle mire di un collega, che viene preso in giro più per invidia che per altro. Si lo so lettore, ti chiederai perché non ci ho provato anch’io. Un paio di buone scuse ce le ho. La prima è la folta peluria sulle braccia che non mi fanno pensare al liscio della seta, ma più alla pelliccia di qualche animale. La seconda è ancora più banale: si mette le dita nel naso , come fa mio nipote che ha 5 anni. Ovviamente il fatto che fumi, pasteggi con il cappuccino e sia sposata incidono un po’ meno rispetto hai punti precedentemente indicati, ma che comunque non sono da sottovalutare.

Passano i giorni ed il freddo non si attenua, ma al contrario si fa sentire sempre di più: questo ha congelato anche alcune sinapsi dei colleghi che si mettono a scherzare in italiano con il collega indiano, ma la cosa incredibile è che anche lui se la ride, anche se non credo che capisca molto bene cosa viene detto.

La russa sembra non soffrire questo clima freddo, anzi sembra addirittura a suo agio. La settimana di ferie le ha fatto bene, per la prima volta la vedo ridere e poi ci ha portato anche dei biscotti fatti da lei, e devo essere sincere sono molto buoni. Venerdì arriva vestita come una teen ager in primavera, mentre tutti noi siamo coperti con più strati della lasagna fatta in casa da mia mamma. Comunque visto il freddo che fa è una nota di colore, oltre che di calore.

Mercoledì e c’è un super turnover. Alcuni dei colleghi di Torino sono rimasti nella loro città ed hanno mandato un altro folto gruppo a rimpiazzarli. Il collega curiosone è lontano per motivi di lavoro (lo hanno spedito per un paio di giorni in un'altra città). Qui si inizia a parlare di cene e vacanze sempre più insistentemente. La ragazza carina della scrivania a fianco, che tutti puntano come cani da tartufo, oggi ha ceduto la scrivania ad un collega… tristezza.

Ed ecco che la neve ha tentato d’imbiancare il paesaggio, ma la sua forza era scarsa ed anche il timido sole di oggi, giovedì, è bastato a scioglierlo. La gente comunque, rinchiusa nelle proprie macchine con i riscaldamenti inchiodati su Sahara, guidano come sotto effetto della sindrome di Stendhal o di Canigga.

Venerdì, giorno del rompete le righe, almeno per me. Tutto quello che ho da fare oggi dovrebbe essere dare una mano al collega curiosone, e riceve le informazioni dal capo, appena rientrato dalla trasferta. Le ore passano ed io supporto il curiosone che ogni due per tre racconta la sua avventura con un utente con problemi di riflussi gastrici, cercando appoggio dagli ascoltatori, ma non sa che la maggior parte ha avuto a che fare con utenti molto peggiori.

Il capo, verso le dieci mi ricorda che dobbiamo mettere giù il piano di battaglia, ma ogni volta che cerco di parlargli squilla il telefono o viene chiamato dal suo di capo. Così il tempo passa e fuori inizia a nevicare. Quella neve che tutti si aspettavano per lunedì, che ha fatto una finta giovedì e a cui ormai non credevano più. Io riesco ad essere ricevuto poco prima dell'ora di chiusura, quando ormai quasi la totalità delle persone nell'open space è andata via, non prima di aver fatto gli auguri di buone feste. Lettore non ti tedio con lo scenario che mi ha prospettato il capo, o con la mia preoccupazione di arrivare tardi alla cena aziendale, evento mondano della settimana.

Caro lettore, che con pazienza, o curiosità, sei arrivato sino a queste righe e sperando in grandi racconti sull'evento principe della settimana ahimè resterai deluso, come me. C'è stato il solito pippozzo pre-cena, poi una cena che farebbe vincere i 3 confetti Falqui su tutte le guide gastonomiche, ed il dopocena lounge, che forse è meglio dire alcolico e basta.

Ritorno per strade ghiacciate, come quelle che trova spesso il più noto babbo con la sua slitta.



...e la storia continua...



12 dicembre 2009

Mezza Trasferta - 6° Puntata


Buon giorno caro lettore, o dovrei dire buona sera... chi sa a che ora ti metterai davanti al monitor a leggere queste righe che sto scrivendo.
Questa è stata una settimana corta, per fortuna. Solo tre giorni di lavoro, eppure hanno pesato sulle mie spalle come se fossero una settimana di nove giorni.
Si inizia subito con il botto. Alcune voci danno la non partenza del gruppo per le terre lontane, e questo fa piacere ai molti, sino a quando una telefonata non mette chiarezza alla situazione. Solo due di noi partiranno, e tra questi due non ci sono io. Io resterò in Italia a spalare, imparare, correggere, dare una mano, estrarre dati, sistemarli, andare in mensa, alla macchinetta del caffè, etc.etc. Scatta la ricerca dell'aereo, dell'albergo, del passaggio in auto per andare all'aeroporto, del parcheggio per la macchina, degli orari delle varie navette. In breve l'organizzazione di una trasferta vera e propria.
Il nuovo, intanto si fa una gita a Brescia con uno dei responsabili, per fortuna. Ha iniziato la sua tiritera: “chi sa cosa hai fatto qui che non funziona nulla...” ed io a ripetergli che non ero stato io, e lui di nuovo “chi sa cosa hai fatto qui che non funziona nulla...” mi alzo per non tirargli una mitragliata di testate e vado nella zona relax, che è chiamata così non perchè è accogliente, ma perchè è lontana dalla zona strerss. Prendo un po' di fiato e torno. Gli faccio notare che l'utenza che ha fatto il fantomatico “danno” non è la mia ma della persona che ci da il lavoro, quindi muto e spalare anche tu merda con me. Il ragazzo capisce l'antifona e si rimette in riga, per fortuna.
Il “ponte” vacanziero, le incertezze sulla programmazione dei giorni futuri, la crisi e via così hanno svuotato in parte gli uffici, che aspettano solo di essere svuotati per rifarsi un po' il trucco. Il parcheggio la mattina, oltre ad essere gelato è anche per metà vuoto. Anche noi siamo a ranghi ridotti e per sentire di meno il freddo ci siamo affollati tutti sullo stesso tavolo, così da non perdere l'abitudine a stare vicini vicini.
Sembra che solo il traffico non si sia accorto che c'è poca gente negli uffici, o forse le persone che non sono in ufficio sono tutte in macchina, tanto che questa settimana, per la prima volta mi trovo imbottigliato nel traffico per tornare a casa. Addirittura venerdì sera sui pochi chilometri che dalla “fabbrica” mi riportano al mio giaciglio, incrocio ben tre incidenti (che resti tra noi, non è facile guidare e fare alcuni scongiuri scaramantici che rischiano la denuncia per atti osceni).
Venerdì è stato anche l'ultimo giorno sul progetto di una collega, che dalla prossima settimana volerà sotto altri cieli. Quindi momenti di saluto, scrittura di mail e controllo che ci fossero proprio tutti, baci e pause caffè per salutare i presenti, qualche augurio per il futuro e via. E con lei è andata via anche questa settimana, corta ma pesante.
… e la storia continua ...