L’ora è tarda ed io sono davanti al pc, perché la tv non trasmette nulla che mi interessi ed ho una voglia da giorni di scrivere. Volevo scrivere un post sull’inasprimento delle pene, delle multe e su come queste cose servano a poco se non si lavora sulla “cultura”, se non si insegna a rispettare le regole giuste ed a protestare contro le ingiustizie con la forza delle idee e delle parole e non del braccio… insomma volevo scrivere un pezzo di fondo, ed invece questo pezzo non sta neanche a galla e quindi… vediamo se nella vena creativa scorre ancora un po’ di arte o il colesterolo lavorativo ha intasato tutto. Neanche la musica mi è di aiuto. Non trovo l’ispirazione per mettere di seguito parole e punteggiatura ma solo sabbia spinta da un vento caldo ed afoso che soffoca tutto anche il pesciolino rosso che di solito si diverte a nuotare nella mia scatola cranica. La canicola di questi giorni, appena alleviata dal solito temporale estivo, non è di aiuto e questo pezzo si trascina sempre più come un ubriaco dopo una sagra di paese e quindi è meglio terminarlo qui, come i lavori della Salerno Reggio Calabria.
Caro Lettore, sono qui a cercare di mettere insieme le parole per descrivere gli eventi di questa settimana. A dire il vero avevo già in mente un canovaccio di cose da raccontare e su cui fare anche qualche battuta, ma poi venerdì sera è arrivata una mail da parte di un amico. Ed ecco che tutti i pensieri hanno preso un'altra direzione. Le cose non sembrano più così importanti. La settimana è trascorsa, ed allora? La mia testa si è concentrata sulla frase: “non è + tra noi”. Si parla di un compagno di università con cui avevo preparato un esame e che per un breve periodo ha fatto parte della cerchia di persone che frequentavo in università. Dire amico forse è troppo, ma non so. I ricordi si sovrappongono, quelli nitidi e quelli sbiaditi. Il caldo di un estate di anni fa, il gruppo di studio più variegato che si possa pensare, discussioni varie su metodi di studi e tipologie di professori. Pasta fatta in casa e progetti di vacanze post studio. Gelato e sigarette fatte a mano. Ed ecco un salto al giorno della laurea e poi un altro in una carrozza della metropolitana. Quattro chiacchiere su cosa hai fatto dopo l'università, come ti trovi a lavorare lì, viaggi, non sei stato bene, mi raccomando non perdiamoci di nuovo di vista, a proposito sai che fine ha fatto... e la metro che riparte. Saluti veloci e promesse da marinai di risentirsi. La vita riprende a scorrere. In un cassettino c'è l'immagine di quell'ultimo saluto, un po' sfocata.
Ed ecco caro Lettore perchè no ho voglia di parlare di giornate interminabili in ufficio, di lavori costati ore di riposo buttati via così, delle partite della nazionale, di compleanni festeggiati, di un gommone che ha creato 3 km di coda sul viaggio del ritorno, della puffo-mobile, delle comunicazioni a distanza con i turchi, delle solite cose del lavoro, del paesaggio che andando piano ha un altro profumo, dello sbagliare strade, di perdersi per trovarsi più convinti, dell'annuncio di nuovi arrivi, di come qualcuno vede l'evento solo come un problema perchè ci sarà una risorsa in meno, delle telefonate origliate, delle risposte che tardano ad arrivare, del cd turco che ho comprato... non so. Mi sembrano cose piccole a confronto. Quindi caro Lettore, per questa volta la chiudo qui, dedicando a chi non c'è più questa canzone, il cui testo non capisco ma le cui sensazioni assomigliano a quelle che provo ora
Caro lettore eccomi tornato a scrivere su questo diario di avventure. La scorsa settimana lavorativa si può dire essersi conclusa ieri sera, forse. Il periodo è molto complicato, e se ci si aggiunge che il sottoscritto ci ha messo del suo per aumentare l'entropia del caos, tanto che lavori di pochi minuti mi hanno portato via ore, lavori che credevo ben fatti si sono rilevati tutt'altro, tanto che è dovuta intervenire la mia capo-collega a sistemarle. Per rendere tutto più facile, orari di lavoro che credevo di poter dimenticare, un incontro con il mio ex-capo che ha solo aggiunto peso al mio malumore, e come carico la notizia che un'altra collega che ha avuto a che fare con lui ha dato le dimissioni.
Ammetto di essere stato vicino a rinunciare, ad abbandonare la nave, di partire per un altro viaggio, di arrendermi. Ho sentito andare in fumo tutto quello che avevo fatto sino ad ora. Sacrifici, ore di studi, rinunce e via dicendo. E poi mi sono detto che non era così che si fa. I miei hanno fatto molti più sacrifici di quelli che sto facendo io, e si saranno anche lamentati tra loro, ma poi si sono rimboccati le maniche e sono andati avanti, e così hanno fatto molti dei miei amici, e quindi... e poi ho ancora troppi sogni da realizzare e molte cose da fare che non ho proprio il tempo per farmi prendere dallo sconforto. Ho guardato il fumo salire in cielo e guardato i resti dell'incendio ed ho pensato che se l'ARABA FENICE rinasce più forte dalle sue ceneri perchè non provarlo a fare anch'io. Sabato mi sono alzato prima dell'alba, con solo un paio di ore di sonno per cercare di recuperare un po' di lavoro. Ho fatto una full immersion paragonabile solo al periodo pre laurea. Lavoro lavoro lavoro. A sera la collega mi avverte che è riuscita a sistemare i miei casini, il che mi ha rincuorato. Domenica ancora un po' di lavoro da incastrare tra la solita corsettina e gli impegni con la famiglia. Quando ho incontrato il mio socio di corsa gli ho detto che credevo di non riuscire a fare molto. Lui mi ha detto di non preoccuparmi avremmo fatto quello che saremmo riusciti a fare, ma ormai mi conosce e sa che avevo bisogno di abbassare il livello di stress, così che abbiamo fatto più del solito, ed alla fine mi sentivo davvero meglio. Lunedì si parte per la città delle città. ISTANBUL. Io e la collega ci siamo dati appuntamento per andare all' aereoporto insieme ed ovviamente ci siamo presentati entrambi in anticipo. Scopro che a Malpensa, per i viaggi No Schengen non esiste la Lounge room e quindi la mia tessera da Frequenty Flyer la posso usare solo come... scegli tu lettore un immagine all'uopo, a me vengono in mente solo utilizzi illegali. Vengo anche cacciato dai tavolini del bar, perchè per far prima ho ordinato al banco e mi sono portato da solo l'ordinazione al tavolo. Quando ho detto che avrei ordinato altro mi hanno detto che ormai.. In aereo ho avuto il piacere di mangiare il KEBAB a 4000 piedi s.l.m. Ho anche cercato di guardare uno dei film proposti. THE BLIND SIDE, solo che siamo atterrati prima che finisse, quindi se ci fosse qualcuno che potesse raccontarmi la conclusione. Io sono arrivato al momento in cui Big Mike chiama la “mamma” e si ritrovano davanti alla lavanderia dopo che lui ha scoperto che hanno offerto dei soldi per spingerlo a scegliere un certo college. Atterrati veniamo accolti dal caloroso abbraccio della città. Cioè dai suoi 30 e passa gradi. Il primo contatto poi e con i vari tassisti e con il caotico via vai delle persone. Prendiamo il taxi e dopo una scenetta impossibile da vedere in Itaia, l'autista che chiede il nr di telefono dell'ufficio dove dobbiamo andare per farsi dare le indicazioni stradale, cosa che farà anche durante il tragitto. Prendiamo l'autostrada per fare prima e scopriamo che ci deve essere un esodo estivo. Io mi disidrato sempre più e non ho la forza di preoccuparmi del modo “sportivo” che ha di guidare l'autista. Abuso della corsia di emergenza, repentini cambi di corsia, uscita in contro mano con inversione a U sulla rampa di uscita dell'autostrada. Lungo la strada avremo visto almeno 30 tamponamenti, una quindicina di mezzi in avaria, persone che attraversavano a piedi le varie corsie o che vendevano acqua e gadget. Ho visto anche una famiglia al completo fare un pic nic su un piccolo prato sul bordo della strada. La città è davvero immensa. Ci viviono 14.000.000 di abitanti, più di tutti gli abitanti della Grecia. Arriviamo in ufficio, che si trova in uno dei tanti grattacieli che si alternano con case più basse, e dopo i saluti di rito iniziamo a lavorare. I ritmi sono i soliti. Tanto cha rriviamo in albergo che è quasi martedì, ovviamente prima abbiamo avuto il piacere di provare la guida di un altro tassista, con uno stile di guida più da fuggiasco. Ceniamo dopo la mezzanotte, cosa impossibile nei paesi che mi hanno ospitato in altre avventure, ma qui a quell'ora c'è ancora un sacco di gente in giro e noi siamo vicini ad una delle strade più famose e lunghe per lo “struscio”. Tra le altre cose riesco a malapena a vedere il finale della partita della nazionale ai Mondiali. La mattina colazione e via. Una sana giornata di lavoro. Primo incontro con gli utenti finali, che parlano solo turco. Riusciamo ad uscirne indenni. Ovviamente finito il training si continua a lavorare per recuperare, preparare, verificare e via così. Mercoledì si vive sugli stessi ritmi, con l'aggiunta della frenesia per l'arrivo dell'italiano dichiarante più ricco per un giro degli uffici. Giovedì siamo quindi rilegati in un piccolo ufficio, con gli utenti, mentre nella sala accanto c'è il grande incontro ed in ufficio sono tutti in tiro, tanto che all'arrivo del gran capo si sono disposti come in parata. Durante il corso, mentre spiego all'utente non solo come fare le cose nel nuovo sistema, ma anche cosa è quello che sta facendo, perchè per lui non è chiaro, inizia a piovere in ufficio. Scopriamo che al piano di sopra stanno facendo le prove antincendio ed hanno usato un po' troppa acqua. Questo non ci ferma. Andiamo avanti per la nostra strada. Ed ecco che salta la linea internet. Ma ormai il mood è a palla e non ci ferma più nessuno. Alla riunione con il gran capo hanno partecipato anche alcuni amici della mia collega e con loro decidiamo di andare a cena, non prima di aver finito un po' di cose, quindi usciamo un po' prima, cioè solo 4 ore dopo l'orario di chiusura. Andiamo a mangiare in un ristorante che si trova all'ultimo piano di un vecchio palazzo. La vista è molto migliore del cibo ma l'atmosfera è piacevole e gli amici della collega sono davvero affabili. Quindi ne viene fuori una bella serata. Venerdì. Mezza giornata di lavoro perchè io torno a casa mentre la collega rimane per la seconda settimana di training per cui la mia presenza non è richiesta da parte dal capo progetto che deve tagliare i costi. Io cerco di chiudere gli ultimi punti aperti e poi via. Prendo un taxi al volo, come si vede nei film. L'autista parla solo turco ma si fa capire, tanto che intavoliamo anche qualche scambio di battute. Facciamo la strada del mare così ho l'occasione di vedere ancora un po' di questa immensa città. Per fortuna il traffico non è tanto. Arrivo in aeroporto e faccio almeno quattro code, primo controllo dei bagagli per entrare dove fanno i check in, poi check in dove stanno girando un documentario, controllo dei documenti in cui ho dovuto usare il fascino perchè non trovavo il fogliettino con il timbro d'ingresso, coda per entrare nella zona antistante il gate. Ho pensato di non farcela perchè tutte queste code erano ovviamente distribuite per tuta la lunghezza della struttura ma non in modo sequenziale, così che avrò fatto almeno un paio di chilometri. Salito finalmente sul vettore, assisto alla lite tra il mio vicino ed un altro passeggero per l'uso della cappelliera, poi una lunga coda di preti. Roba da Final Destination. Quando in volo poi l'hostess ha cercato un medico ho iniziato davvero a preoccuparmi. Uno dei colletti “bianchi” della chiesa è svenuto. Per fortuna nulla di grave ha detto il dottore, che comunque lo ha assistito per tutto il viaggio. Atterriamo in perfetto orario e poi via a casa e penso che Istanbul merita proprio di essere visitata.
Caro lettore, eccomi di nuovo qui a cercare di mettere sotto forma di parole questi giorni trascorsi la dove ero abituato vedere il Sole tramontare. Parto nel pomeriggio della giornata dedicata alla nostra Repubblica, con o senza banane, e con una domanda per la testa. Una di quelle domande che mi sarò sentito fare mille volte durante la mia ricerca di lavoro: “COME SI VEDE TRA 5 ANNI?”. Mentre penso ad una possibile risposta, scopro che c’è un accordo tra una coppia di automobilisti da stereotipo: il primo, anziano con cappello sulla cappelliera e moglie a lato, che guida una macchina troppo potente per i riflessi che ha; il secondo un giovane rampante che guida l’auto di papà ad una velocità non proprio legale. I due decidono di ridurre le distanze tra generazioni, non facendo caso che io mi trovo in mezzo, come il prosciutto nei toast alla francese. La cosa divertente è che loro attentano prima alla mia vita fisica e poi mi ricoprono di improperi. Mi ci vogliono almeno venti chilometri per riprendere contatto con la vita terrena e smettere di ringraziare i miei santi ovunque essi siano. Mi rimetto a pensare alla domanda su citata, ma ogni volta rivedo l’effetto pane e frittata appena evitato e quindi decido di rimandare la riflessione astrofilosofica a tempi migliori. La puffo machine mi porta con calma a destinazione. Mi da anche il tempo di scaricare le valigie, o meglio un sacchetto, e scappare via di corsa al cinema. Vado a vedere il film di Sabina Guzzanti nel piccolo cinema parrocchiale che ha già avuto il piacere di essere citato tra questi post. Non commento il film per non togliervi il piacere di farvi un opinione vostra. Giovedì inizia con una marea di mail da leggere, di casini fatti da altri da sistemare, da piccole cose che si sistemano ed altre che vanno a ciccia. Il mio piano di lavoro si reca a meretrici cinque minuti dopo averlo scritto, così che riesco a fare le attività programmate, e non tutte, solo quando tutti se ne sono andati, con l'ultimo degli stacanovisti che mi chiede se ho le chiavi dell'ufficio. Caro lettore non pensare che sia tutto qui. Arriva anche la mail che preannuncia la prossima partenza per la Città delle Città. L'informazione è criptata come nei film di spionaggio di Ridolini:
Per favore prenota l'albergo da lunedì a venerdì per le seguenti persone: Nome 1; Nome 2;io;Nome 3.Grazie.
Ecco come scopro che partirò. Da qui si innesca tutto il solito circo di trovare anche i voli, che coincidano negli orari e via di seguito e passare tutte queste informazioni a chi deve prenotare, e fidatevi non sempre la cosa è semplice come sembra. Esco che anche l'ora della cena è trascorsa. La temperatura ora è piacevole e torno in residence con calma ed inizio a scrivere queste righe. Venerdì mattina e butto i panni sporchi nella mia valigia super de luxe che farebbe invidia a un senza tetto, forse. La puffo machine mi accompagna nel breve tratto dal residence all'ufficio. Parcheggio e penso che forse dovrei mettergli un po' di crema solare. In ufficio vengo proiettato subito sulle attività da fare, il gruppo in Turchia arriva con mille richieste, e non tutte a me direttamente riconducibili. Io mi sento sempre più come Don Abbondio, ma a differenza sua io non mi faccio spaventare dai vasi di ferro e vado avanti. Cerco di sistemare un po' tutto. Ecco che mi becco le lamentele di un collega su come sta procedendo l'attività, ed io a spiegargli che sono bloccato in attesa di un autorizzazione che non vuol arrivare, perchè nessuno si prende la responsabilità, Ed io a tranquillizzarlo. E poi a fare telefonate qua e la per sistemare almeno il minimo indispensabile, così scopro che non sono stato messo a conoscenza di alcune decisioni che riguardano anche il mio lavoro. Io intasco ed indosso il mio miglior viso, visto che il gioco non è proprio buono. Le ore passano e vedo che on sono l'unico messo male. Qualche tecnico deve aver combinato un casino ad orologeria che scoppia appena passate le 18:00. I colleghi iniziano a lamentarsi sempre più ad alta voce. Io che non volevo essere il primo ad andar via sono costretto a rimanere ancora un po'. Alla fine i due più alti in grado rimangono a sistemare ed io scappo che manca poco alle 19:00. uscendo scambio due chiacchiere con la ragazza all'ingresso sul caldo afoso. Mi chiedo se ho l'aria condizionata in auto... le rispondo come nel più classico modo dei tempi che furono: ma quale aria condizionata, finestrino giù, braccio fuori, radio a palla e testa ciondolante a ritmo di musica, e così è. Dovrei far incidere sul cruscotto della puffo machine la scritta CHI VA PIANO VA SANE E VA LONTANO, ma sarà forse in un'altra storia.
Caro lettore chiedo venia. Mi dispiace ma non ho proprio voglia di raccontarti la settimana trascorsa, anche perchè quello che ci sarebbe da dire sarebbe prettamente lavorativo, e non proprio edificante. Quindi la settimana appena trascorsa andrà con il suo peso ad aggiungersi alle fondamenta di questa esperienza, con la speranza che gli insegnamenti ricevuti siano innanzitutto da me compresi e poi messi a frutto per avere un ricco raccolto. Non ti preoccupare lettore,qualcosa da raccontare di più edificante ce l'ho. L'EVENTO MONDANO. Questa settimana c'è stato il MATRIMONIO di F&C. Partiamo dall'organizzazione, non del matrimonio, ma degli invitati, roba da sceneggiatura di Staino e se non ci credi leggi lo stralcio di questa mail:
domani ci troviamo a casa di S. 9.45 io ho l'auto, troviamo qualcuno che la guidi al ritorno perchè in ogni caso NON sarò in condizioni di guidare ;-)
quindi io A&A e D, andiamo assieme
parto da casa mia alle 9.15 e passo da D, poi torno a prendere A&A che saranno in ritardo.
A&A abitano a due passi da CZ che ha inviato la mail. Io la sera prima del rendez-vous scopro di non avere più un auto, quindi mendico ai famigliari il prestito dell'auto dei puffi (vedi colore blu puffo). All'appuntamento i puntuali sono solo S&S, ma era immaginabile ed il sottoscritto che per sicurezza è partito con largo anticipo perchè non si sa mai. Alla spicciolata arriva il trio P&L&d con la macchina del babbo di P. Il piccolo d ci allieta con le sue risate e la sua aria spensierata alla scoperta del mondo, mentre noi si chiacchiera in attesa dei perenni ritardatari, tutti e quattro messi in una macchina sola. Comunque arrivano con un ritardo ragionevole, e dopo l'ampia sfilata di moda simil sicula, fatta di gessati e coppole, eccoci partire per questo piccolo paesino della bassa, luogo del grande giorno. Già alla partenza i primi intoppi. Le velocità dei mezzi sono molto differenti e ci si da appuntamento all'uscita dell'autostrada, dove noi, cioè io ed S&S arriviamo con 5 minuti di vantaggio sugli inseguitori. Appena si riforma il gruppo eccoci partire per statali e stradine tra le risaie dove sarebbe difficile il passaggio di un auto e di una rana. Arrivati ad un passaggio a livello ecco che pensiamo tutti a Frittole ed a “millequattro quasi mille e cinque”. Per fortuna che lo scout elettronico ci guida per questi sentieri e ci porta sino a destinazione. La cittadina vede nella stessa piazza il comune e la chiesa, proprio com'era il paese raccontato da Guareschi nel suo Don Camillo, anche se di dimensioni più piccole. Ed ecco che spuntano da ogni angolo persone con l'abito della festa e facce note. Iniziano i racconti di avventure passate che a volte sfiorano la leggenda (vedi “ COME CAMBIAI IL MIO NOME IN SALVATORE"). Lo sposo è in leggero ritardo, mentre la sposa risulta essere in largo ritardo tanto che si inizia a mormorare, ma lo sposo è sicuro e quindi anche noi. Nel mentre una coppia di improbabili giornalisti mette in piede una serie di interviste e riprese. Il sindaco con il messo comunale iniziano a spazientirsi quando la sposa spunta nel suo abito giallo primavera ed insieme a lei il fotografo che dirige le danze. Voi qui loro il padre della sposa là, la madre dello sposo invece di là. In tanto è arrivata l'ora della pappa e molti dei bambini invitati anticipano il lauto e con l'aiuto delle mamme mettono in piedi un piccolo refettorio per piccini. La cerimonia è molto essenziale e non c'è neanche il tempo di una foto di gruppo che ci spostiamo al ristorante che dista qualche centinaio di metri dal comune. Il posto è molto bello e si mangia davvero bene. Il giardino arriva in soccorso degli invitati, che tra una portata e l'altra hanno il tempo di prendere aria e fare un po' di spazio per il piatto successivo. Tra i vari momenti ricorderò sempre la gentilezza fatta al sottoscritto dagli sposi che hanno scelto una torta senza cioccolato memori della mia allergia. Per tutti gli altri ci sono le mille foto fatte con le macchine fotografiche lasciate incustodite dagli amici. A quella di CZ ho fatto fuori le pile in meno di un ora, mentre P si troverà almeno un centinaio di foto non fatte né da lui né da L o dal piccolo d. M non mi ha fatto neanche avvicinare alla sua macchina fotografica, sempre ben custodita nella borsetta. Come tutte le volte che ci si diverte il tempo ha galoppato e così ci siam trovati al momento dei saluti. Ancora un po' di confusione a causa della macchina di P che non parte e della solita discussione di quale sia il modo migliore per ovviare a ciò. Cinque uomini ed un problema meccanico ed ecco che nasce un dibattito, a cui a sorpresa partecipa anche un indigeno che passava di lì o meglio, che lì ci abita. Riusciamo a far partire l'auto evitando di ricorrere alla forza bruta. Sai che spettacolo: quattro uomini con l'abito della festa che spingono una vecchia auto, dopo aver partecipato in maniera più che attiva ad un pranzo di nozze. Ricomponiamo i vari equipaggi e facciamo ritorno a casa. In autostrada la colonna di auto si disgrega a causa di velocità e diverse destinazioni, ma io cerco di conservare il ricordo della giornata. Ed anche se fisicamente sono provato mentalmente la stanchezza ha un buon sapore, uno di quelli che spero di non dimenticare mai. Arrivati da S&S li saluto e faccio rotta verso casa ed in tangenziale incrocio P&L&d che però non mi riconoscono e probabilmente ancora adesso si staranno chiedendo chi è quel pazzo che sbraccia da quell'auto color puffo. Ed ecco una piccola dedica per F&C
Caro lettore altri sette giorni, più o meno, sono passati. Sette giorni fatti di ore e minuti, fatti di un sacco di parole e di qualche risata, di una corsettina e di cibo in scatola, di grigliata e pasticcini e di pranzi saltati, di aspettative e di rabbia, di sorprese e di tristi conferme. Una settimana come tutte le altre o forse diversa da tutto ciò che è stato e che sarà. Come la maggior parte delle settimane anche questa inizia di lunedì. La collega mi aspetta come al solito alla fermata della metropolitana. Il pensare che staremo in Piemonte solo quattro giorni, mi aiuta. Non so come ne perchè ma la settimana mi pesa in preventivo, prima ancora di iniziare. Per fortuna che un triplo compleanno porta un po' di allegria, e di pizzette innaffiate da aranciata e tè. Con questo lauto spizzicare decidiamo di saltare il pasto, per mantenere la linea e lavorare. Preso dalla folla, dei festeggiamenti, dai diciotto sistemi aperti tutti con lo stesso front end, la pressione dell'ennesima riunione e via dicendo commetto il mio primo errore, ma lo scoprirò solo l'indomani, io ed altri cento, per lo meno. Comunque non anticipiamo i passaggi. Prima c'è stata la consegna degli obbiettivi per questo progetto, e se pensate che è iniziato già da due mesi, va beh lasciamo stare. Comunque si parla di cosa l'azienda si aspetta da me, cosa si aspetta il team leader ed il progetto e cosa mi aspetto io da tutti loro. Si fa come al solito tardi, ed inizia l'epopea del cibo in scatola. Martedì scoppia il caso del mio errore. Ovvio che questo viene sbandierato ai quattro venti da un gruppo di burocrati repressi che si sono sentiti scavalcati dalla mia azione. Seguono almeno venti mail di responsabili e cose. Io mi prendo la sciacquata di capo e cerco di farmi piccolo, anche se ho una gran voglia di rigare la macchina a certi personaggi. Vedo di concentrarmi sul lavoro da fare, sull'analisi e sul resto. La team leader ripropone il suo refrain di voler uscire presto, ed infatti usciamo così tardi che la convinco ad andare fuori a cena. In pizzeria abbiamo anche la fortuna di trovare un cameriere che ci intrattiene con i suoi discorsi ed i racconti della sua vita, interrompendo a caso le chiacchiere che io e la collega cerchiamo di intavolare. La pizza non è male mentre a guardare il caffè macchiato ha davvero un brutto aspetto, ma non sono amante di certe droghe, quindi mi tange poco. Mercoledì ed io risento ancora del giro di mail che riguardano il mio errore. Per questo vengo anche preso in giro dai colleghi che cercano di tirarmi un po' su di morale. Sento la voglia di scaricare un po' di stress correndo e riesco a convincere la collega ad uscire un po' prima, il che significa dieci minuti prima dell'ora del tg serale. Una telefonata di un amico mi fa fare tardi, e sono quasi tentato di non uscire più, ma non posso. Sento proprio il bisogno di uscire a respirare un po' d'aria. Esco e decido di non allontanarmi troppo, visto l'ora tarda. Vedo che oltre a me c'è qualche altro ritardatario della corsettina, che come me a deciso di fare un paio di giri del parchetto vicino alla piscina. Faccio i miei giri e poi torno un po' più rasserenato in residence, doccia e cena con un po' di tv, che vedo ma non guardo. I piatti se non si laveranno da soli nella notte dovrò rimproverarli e fare a loro una bella lavata di capo. Giovedì. Nero. Vorrei proprio rimanere in residence. Non andare a lavorare e non fare nulla. Ma per fortuna che questo pensiero com'è venuto così va via e mi rimetto in pista. Lavo i piatti, rassetto un po' la camera, preparo la valigia e via. Tanto questa sera si torna a casa. Sul lavoro la concentrazione è poca, e per evitare danni, mi metto a studiare flussi e procedure. Confesso alla collega il mio stato e lei mi assegna un compitino che in realtà avevo già iniziato a fare, e che a dire il vero mi fa passare il pomeriggio, ed anche un pezzettino di serata, visto che come al solito siamo gli ultimi ad uscire dall'ufficio. Il viaggio di ritorno è fatto di guida a warp 2 con vari improperi a tutti i mal capitati che incrociavano, a torto o a ragione, la nostra traiettoria. Arrivo salvo e non so quanto sano a casa. È giovedì ma respiro già aria di fine settimana. Peccato che domani si debba andare in ufficio. Venerdì è il grande giorno. Arrivo in ufficio, che è stranamente affollato, tanto che ricomincia la caccia alla sedia. Io vengo ospitato dal mio primo gruppo di lavoro. Tra chiacchiere e pause caffè arriva l'ora di andare dal dentista. Al ritorno si ricomincia tutto da capo, con mail assurde, richieste nebulose e cose di questo tipo. Scopro poco prima dell'inizio della riunione che ci ha portato ad essere a Milano, che del mio pre lavorato la collega non ha tenuto nulla, quindi le sere passate a lavorarci sono state forse buttate. La riunione a dire il vero risulta essere una delle meno noiose degli ultimi quattro anni, cioè da quando sono in questa azienda. Ci sono anche notizie di chi viene (una collega è in dolce attesa) e di chi va (una collega passa alla concorrenza). Ovviamente si sfora come al solito con gli orari. La sera poi l'evento mondano è la cena offerta a chi è sopravvissuto ed ha ancora la forza di restare con gli altri. Le chiacchiere, aiutate dal vino, si fanno sempre più leggere e la serata risulta anche essere piacevole. E poi viene il momento dei saluti e del ritorno, stanco, a casa.
Buon giorno caro lettore vorrei iniziare con il dire che queste righe, oggi mi sembrano un po' più pesanti del solito. Ieri è stata una giornata da stazione dei treni. Gente che viene e gente che va ed io su una giostra a vedere questo via vai di persone. Facciamo così, caro Lettore, oggi mi concedo di non seguire nessun filo logico, ma metterò tutto lì, come sul bancone del supermercato, poi decidi tu cosa prendere e cosa lasciare, tanto alla casse non c'è nessuno. Come ti scrivevo ieri è stata una giornata un po' così. Innanzitutto ero a Milano e non in trasferta e la mia città mi ha accolto con un temporale di quelli estivi, con i suoi fulmini e tuoni ed una spolverata di grandine. Quel temporale che m'inseguiva giovedì sera mentre facevo ritorno alla città meneghina per gentile concessione della macchina che ha deciso di fare la brava e di partire. Già “ha deciso di partire”. Nel viaggio di andata, fatto di domenica pomeriggio, a causa delle pochissime ore di sonno e della ricca libagione, mi fermo all'autogrill per bere un po' di acqua e decidere se è il caso di fare una pennichella prima di ripartire. Il parcheggio è pieno di tifosi dell'Inter e di alpini che tornano a casa. Troppo rumore e via vai per dormire. Anche se davvero stanco decido di ripartire, ma la macchina non ne vuole sapere. Provo e riprovo ma nulla. Telefono al pronto intervento (cioè al mio babbo) per chiedere consiglio. Appena gli dico i sintomi parte il caziatone: “ dove hai fatto benzina?” “ in zona Bisceglie” “ perchè non sei andato dal nostro benzinaio?” “ ero di fretta” “bravo, hai fatto benzina sporca” “ ed ora cosa faccio?” “ aspetta un po' che lo sporco scenda, compra un additivo per pulire il motore, fai il pieno con la 98 e poi riprova”. Mi metto di buzzo buono a dormire in macchina. Passa una mezz'ora, mi sveglio e faccio quanti mi è stato detto. La macchina parte e tra additivo e 98, la sento anche più brillante. Arrivato a parcheggiare la macchina si ferma a 2 metri dall'arrivo. Provo a farla ripartire, ma lei non ne vuole sapere. La spingo, la scarico dei bagagli, la chiudo e me ne vado in residence a dormire. Se ti chiedi perchè sono partito di domenica e tornato di giovedì la cosa è presto detta: visite mediche. Venerdì devo prima fare il tagliando dal dentista e poi ho la visita medica aziendale, ne approfitto anche per fare un giro in ufficio e sentire un po' come va. Lì scopro che l'ufficio si sta trasformando in una stazione, c'è anche il deposito bagagli. Scopro che ci sono nuovi arrivi, che ci saranno nuove partenze, che qualcuno ha già prenotato per l'estate un treno carico di felicità mentre qualcuno ha già dato. E poi ci sono quelli a cui hanno cancellato la partenza o perso il bagaglio o che hanno dovuto rincorrere il capo stazione per segnalare problemi e via dicendo. Ed i pendolari che ormai ci hanno fatto il callo e si rassegnano ad andare avanti ed indietro senza più dire nulla. Cosa dire del resto della settimana. Non sono stato un gran che bene, sarà l'età. Mi sono scontrato con un gruppo che si potrebbe benissimo trasferire a fare uno spot sul concetto di statale burocratizzato. Seguo le loro regole ed i dettami, e noto che per la quarta volta mi inviano lo stesso file con lo stesso errore. Essendo loro i responsabili chiedo chiarimenti. Il loro capo manda una mail, leggermente incazzata, dicendo che non è compito loro dare spiegazioni ma dovrei chiedere al cliente. Tempo 30 secondi e la responsabile del progetto chiama la mia collega gridando e cosa. Dopo mezz'ora, dove vedo la mia collega applicare tecniche zen di respirazione la capa si calma e capisce che l'errore è loro e non nostro. Che anzi noi non abbiamo fatto altro che seguire le loro indicazioni. In tutto questo io non sono neanche stato nominato. La collega intanto è stravolta. Per la prima volta è lei a pressare per andare a casa. È davvero arrabbiata. Ed io che credevo di essere l'unico a non aver fatto il callo a certi comportamenti, ed invece. Durante la settimana vedo che il giochetto che hanno tentato di fare con noi lo ripropongono con tutti i gruppi, ed intanto noi stiamo andando sempre più lunghi, solo perchè un gruppetto si è intestardito e vuole almeno 8 livelli di approvazione per iniziare a fare il proprio lavoro. Insomma ad un certo punto volevo chiedergli se avevano anche l'appalto per la Salerno Reggio Calabria. Ma lasciamo stare. Tutto il resto è coreografia e scenografia, e visto il mio basso senso artistico evito di prolungarmi. … all'inseguimento del sole ...
Buona FESTA DELLA MAMMA caro lettore. Eh già, oggi è il giorno in cui si dovrebbe ringraziare tutte le mamme, ed io ne approfitto per ringraziare la mia. GRAZIE MAMMA. Ed ora torniamo al nostro settimanale resoconto delle avventure del consulente con fascino e valigia in giro per l'Europa (verrà forse il giorno in cui anche queste avventure supereranno le frontiere Europee???). La prima cosa è il ritorno della collega, capa ed autista, dalla sua settimana di malattia. Quindi il viaggio di andata è stato nuovamente caratterizzato di chiacchiere e parole, mentre il tempo faceva un po' di bizze. Lunedì si svolge come al solito, riunione, cose da fare, cose da programmare, punti da smarcare e via dicendo. Intanto si inizia a parlare di un paio di paduli probabilmente in arrivo, ma non ho avuto voglia o testa per mettermi a preoccuparmi. Quando il latte sarà versato vederemmo il da farsi. Martedì inizia con una sveglia anticipata, senza colazione in “camera” perchè c'è da portare la macchina dal gommista. Faccio perciò colazione con la collega in un bar di Alba. La brioches non è proprio un gran che, il tè segue la falsa riga della brioches, e poi senza miele..., sul servizio stendiamo un velo pietoso. Almeno la spremuta era decente. Ritiriamo la macchina giusto per arrivare con un ritardo accettabile in ufficio. Martedì la pioggia, i minuti da recuperare, ed un po' di pigrizia ci consigliano di mangiare a pranzo un paio di panini alle macchinette. Così non siamo neanche costretti a combattere contro gli strali di dio Pluvio. Martedì altra giornata a fare ore piccole in ufficio, e per fortuna il periodo brutto doveva essere passato. Mercoledì la dispensa inizia a reclamare a gran voce di essere rimpinguata e costringo la collega a portarmi a fare la spesa all'ora di pranzo, perchè la sera vorrei andare a fare una sgambata. Inizio così a farle pressione per andar via già dalle 19:00, così che tra un attimo, ho quasi fatto, aspetta leggo l'ultima mail e poi andiamo e via così... riesco ad essere alle 20:00 vestito di tutto punto per fare un giretto di corsa per le vie di Alba. Le nuvole sconsigliano giri sulle colline e quindi mi lancio per le vie del centro e della periferia. Peccato che all'inizio una zaffata di cioccolata mi trasmette la sensazione di annaspare in una tazza gigante colma della su detta bevanda, il che mi fa accelerare il passo e studiare un ritorno che mettesse case, vie, giardini tra me e e la fabbrica. Ritorno a “casa” dopo meno di un oretta di corsa con una maggiore serenità. Giovedì inizia con una serie di parolacce ripetute. Nell'open space risuonano le seguenti parole: FUORI DAI C.....ONI ripetute come un mantra. La prima volta ci siamo guardati tutti in faccia, pensando di non aver capito, e quindi ci siamo azzittiti, ed il ripetersi più volte ci ha incuriositi. Finita la cantilena abbiamo mandato una spia a cercare di capire cosa fosse successo. Uno dei precari per antonomasia, con un contratto super precario, con l'incubo di essere lasciato a casa da un giorno all'altro, ha presentato le dimissioni al suo capo, e siccome il contratto aveva la clausola di “nessun preavviso è dovuto” da entrambe le parti, e sino a giovedì era stata l'arma per tenere il povero consulente per i gioielli di famiglia. Ed ecco la grande rivalsa. Consegnata la lettera di dimissioni, il suo capo la presa davvero male, ma questo novello eroe ha mantenuto una calma serafica e senza fare neanche una piega, ha raccolto le sue cose e se n'è andato. Tutto questo è stato reso più burlesco dal fatto che per la sera del giorno dedicato a Giove era previsto l'evento mondano. Il festeggiamento dei compleanni di alcune persone dell'open space, tra cui anche il mal capitato capo stritolatore. Va da sé, caro lettore, che se hai già letto gli altri post, avrai già immaginato che all'evento siamo arrivati in ritardo a causa del padulo serale, per cui la mia capa è entrata in trip, come dicono i giovani, e non si poteva staccare dal PC sino a quando non avesse capito dove era l'inghippo. Caro lettore se sei uno di quelli assidui nella lettura di questo improbabile diario, saprai anche del mio super potere di perdermi anche con la mappa in mano. Il che mi permette di vedere sempre posti nuovi, cosa non apprezzata dalla capa, ma comunque in un modo o nell'altro arriviamo all'osteria, dove il buon cibo, il vino, le parole, le risate, sono quelle cose che ti fanno apprezzare di più i posti lontani da casa. Venerdì speso tra l'ennesima riunione, in cui la capa progetto ha dimostrato nuovamente la sua “incapacità” ad affrontare alcuni eventi. Durante la presentazione della video conference ha tranquillamente “schifato” me ed un'altra ragazza, non essendo noi considerati “esperti”. E fin qui potrei anche sorvolare, ma quando chiedendo alla mia capa, davanti a me ma come se non ci fossi, cosa ci facevo lì... beh la respirazione ZEN aiuta in certi casi. Nel pomeriggio incontriamo dal vivo alcuni utenti turchi che sono venuti in Italia per dei corsi. Con loro passiamo un pomeriggio di spiegazioni e domande, che ci trasmettono anche un po' di fiducia sulla nostra avventura ottomana. Il ritorno a casa è fatto di parole dette a caso nel vero senso del termine. Una specie di dibattito sull'aria fritta. Poi solo casa, famiglia, notizie, cena e letto. Dedica speciale all'Eroe della settimana
Buona festa dei lavoratori caro Lettore. Questa festa come non mai la sento “dovuta” questa settimana. Eh già, questa è stata una settimana molto complicata, iniziata con un SMS domenica ricevuto intorno alle 22:00 in cui la collega mi informava che non stava bene e che mi sarei dovuto arrangiare per la trasferta di quella settimana. Peccato che io avevo appena finito un fine settimana un po' pieno, avevo chiesto a mio padre di portare la macchina dal meccanico per fare un paio di controlli, la macchina quindi era in riserva strategica, ed altre piccole cose, ed invece ribalta tutto e per uno come me che tende a programmare con un minimo anticipo perchè è sicuro che altrimenti invece di una se ne dimentica dieci di cose, la situazione non è bella, ma ormai ho imparato ad affrontare questi “”piccoli” ostacoli. Lunedì mattina sono in auto, riesco a fare benzina al pelo prima di entrare in autostrada facendo anche un paio di manovre non del tutto lecite, cerco di tenermi sveglio ascoltando musica e cercando di ricapitolare tutte le riunioni e le cose che devo fare questa settimana. Arrivo in ufficio che sono già stressato. Ho un sacco di cose da fare prima della riunione di avanzamento, e non ho notizie della collega, quindi non so molto dei suoi avanzamenti e mi aspetto domande in proposito. Al SAL scopro anche che c'è il capo al cubo, cioè il capo del capo del capo, bene, e si siede al mio fianco, meglio. Riesco a barcamenarmi alla meglio, superando la prova con una dignitosa sufficienza, almeno spero. Finita la riunione ho giusto il tempo di mangiare, cercare di perdermi, cercare di parcheggiare sul sagrato di una chiesa durante un funerale, cercare di trovare parcheggio con un caldo assurdo, cercare di perdermi a piedi per trovare la sede della riunione prima per strada e poi nel labirinto dei cunicoli visto che neanche la segretaria all'ingresso sa dove sia l'ufficio dove mi aspettano. Arrivo e dopo cinque minuti di riunione sono già convinto che la riunione sia inutile, c'è metà degli invitati, e tutti cercano di scaricare responsabilità sugli altri, presenti o no. Io scopro che il collega che doveva seguire una parte del lavoro non ha fatto nulla, e siccome si era proposto per darmi una mano, mi è toccato fare tutto da solo. La prima sera ad Alba arriva ma a me sembra di aver già lavorato per tre. Ed ecco che martedì la conferenza telefonica salta, a causa di nessuna risposta dall'altro capo del telefono. Non perdo la speranza, anche se il mal di testa consiglierebbe di andare a casa e farla finita così. Incomincio ad attivare un po' di conoscenze, così che ricevo la telefonata dal mare Egeo che aspettavo, dove ad ogni mia domanda ricevo almeno tre risposte diverse ed ovviamente una l'opposta dell'altra. Ma ricevo garanzia che il lavoro sarà fatto come richiesto. Ed ecco che il lavoro si accumula come il mal di testa. Arrivata sera, mi sembra che vada sempre peggio. Mia madre è dovuta partire all'improvviso per il paesello dov'è venuta a mancare una sua zia. Sono uno straccio. Mercoledì mattina duro risveglio. Non c'è acqua calda. Mi tocca fare la doccia con acqua fredda e questo non aiuta il mio stato fisico. Passo l'intera giornata ad organizzarmi per la riunione di domani, cercando di recuperare un po' di lavoro. E quando penso di essere a buon punto ecco un altra mail. Faccio la mia analisi e poi scapo a casa. Questa sera c'è anche “la partita”. Ma sono stanchissimo. Vedo la partita a tratti, solo quando gli occhi restano aperti ed in tanto i piatti si accumulano nel lavello. Giovedì mattina ed ho una serie di sveglie per essere sicuro di non fare tardi alla riunione. Riunione che si rivela fiume. Io cerco di rimanere concentrato, ma alcuni passi lo ammetto li perdo. La sala è afosissima, l'audio fa come al solito i capricci, ed io non sono ancora in forma. Metteteci che non tutti sono allineati, il che significa inutili perdite di tempo. Passo il primo pomeriggio a preparare i documenti post riunione, e la seconda parte a spiegare al capo che io il lavoro richiesto l'ho fatto che probabilmente non si è accorta che il sistema visualizza solo i primi 15 file e non tutti, ed essendo il mio il 16° file era nella pagina seguente. Ovviamente a questo punto ho dovuto dettarle tutte le modifiche fatte perchè lei aveva già iniziato a lavorare sul 15° file. Mi ha ovviamente chiesto chiarimenti su un punto che gestisce la collega malata, quindi mi sono dovuto allineare al volo e scrivere mail sullo stato dell'arte a tale proposito. Insomma avevo progettato di uscire presto e sono uscito ancora più tardi del solito. Venerdì è arrivato come il sabato del villaggio. Tutti i capi erano impegnati, e quindi io avevo un po' meno fiato sul collo. Sono riuscito a concludere il mio lavoro, più o meno, ed anche la mail delle 17:50 non mi ha dato tanto fastidio. Ho iniziato a dare un occhiata, segnalando le cose principali e rimandando l'analisi di dettaglio a lunedì. Alle 18:07 sono uscito finalmente dall'ufficio e sono partito in direzione casa. Per non pensare all'ufficio ed al lavoro ho infilato nell'autoradio una vecchia cassetta di musica spagnola e via, ed anche se la macchina ha sposato la politica dei cowboy, lasciandomi senza frecce, arrivo a casa sano e salvo avendo collezionato una quantità ragionevole di insulti. … all'inseguimento del sole ...
Buon fine settimana caro Lettore. Ti chiederai perchè inizio questo post con una frase che tipicamente si dovrebbe trovare in calce, mi dispiace ma non ho una risposta valida da darti. Per questa volta ti dovrai accontentare di questo incipit. In questo post non vorrei perdermi in un panegirico di parole e cercare di andare subito al sodo.
Cavoli, caro Lettore, ho scritto quattro righe è ci sono dentro così tante parole poche usate che mi faccio quasi paura. Ora dovrei usare la formula “BANDO ALLE CIANCE E DIAMO FUOCO ALLE POLVERI” e perchè esimermi dal farlo... aiuto il vocabolario mi è andato di traverso.
Comunque so che quello che più ti incuriosisce è sapere cosa è successo questa settimana nelle Langhe ed allora ecco il resoconto... va bhè caro Lettore oggi va così con le frasi fatte.
Sono partito domenica sera, da solo, perchè per vari motivi c'era la necessità di essere autonomi. Quindi lunedì mattina arrivo in ufficio e mi metto in attesa della collega che doveva avere una riunione in un altro dei tre palazzi sparsi per Alba, appartenenti al cliente per cui lavoriamo. Lei arriva prima del previsto dicendo che si era sbagliata e che la riunione era venerdì mattina non lunedì. Comunque questo non ferma il normale flusso degli eventi ormai standardizzati come la riunione del lunedì mattina. La giornata scorre poi come tutti i lunedì con attività da fare e cose da vedere ed imparare. Inizia anche la mia vera formazione da senior aziendale, con prima indicazione degli obbiettivi e cose. Inizio così anche un attività d'introspezione personale. Martedì sono io l'autista del team. La macchina della collega è dal meccanico a riparare un regalino lasciatole nel parcheggio. La cosa più rilevante è un'altra. L'evento mondano. Siamo andati al cinema a vedere una bella commedia francese: IL PICCOLO NICOLAS ED I SUOI GENITORI. Il cinema è il classico cinema da oratorio, nulla a che vedere con le multisala metropolitane. Arriviamo un po' prima perchè pensavo di trovare folla, ed invece ci classifichiamo terza e quarto. Trascorsi 5 minuti siamo ancora solo in quattro nella sala, tanto che penso ad una proiezione privata ed al fatto che la contemporanea semifinale di Champions Legue abbia catalizzato tutti davanti al televisore. Dopo 10 minuti però inizia ad arrivare gente, ed alla fine saremo noi due quelli che alzano un po' l'età media degli spettatori. Il film è molto divertente ed aiuta anche a distogliere la mente dal lavoro, che sembra ormai l'unico argomento di discussione. Mercoledì il duro scontro con una realtà a me lontano. Assisto al dialogo tra la mia collega ed un'altra ragazza. Loro hanno una visione del lavoro che è l'antitesi della mia. Per loro il lavoro sembra essere la parte più importante della propria vita. Usano anche frasi uguali per esprimere il concetto, ed il che un po' mi spaventa, ma forse sarà dovuto al fatto che hanno una formazione lavorativa molto simile, visto che hanno lavorato/lavorano per la stessa società, che ha dirla tutta è anche una di quelle per cui non andrei mai a lavorare, ma questa è un'altra storia. I loro racconti di vita lavorativa un po' mi spaventano e mi turbano. Vuoi vedere che sono io che non ho capito nulla della vita, io che vedo il lavoro come una parte della vita, ma non di certo la principale, anzi nella mia classifica non entrerebbe neanche in semifinale. Comunque provo a capire, sforzandomi, le loro motivazioni. Giovedì è una giornata tragica. Io sono ancora un po' turbato, la collega non sta bene, e si respira aria cattiva. Tra le altre cose sono sempre più deluso dal comportamento ignavo dei miei colleghi. Solo in pochissimi hanno risposto alla mia mail d'invito, e la maggior parte dei pochi che hanno risposto lo hanno fatto dopo mia sollecitazione. Questo si trasforma in un altro argomento di discussione che però porta al voler combattere questa apatia generale proponendo altri eventi. Tanto che la collega propone l'organizzazione di un Vespertino. Nel pomeriggio ricevo risposta ad una mail inviata agli utenti. Il primo commento alla lettura della loro risposta è che sono degli idioti, cosa che pensano anche le altre persone del gruppo. Ci ritroviamo quindi in tre a rispondere, ognuno per la propria area, alla mail. Io per la prima volta devo fare quello che smussa gli animi e deve cercare di non fare polemica. INCREDIBILE. Il lavorare però tutti insieme ci porta alla decisione di cercare di organizzarci anche per i giorni futuri in tal modo. Per fortuna che anche giovedì in qualche modo passa, perchè anche prepararmi la cena mi è sembrato un ostacolo insormontabile. Venerdì, sbrigate le faccende di routine, scendo ad incontrare gli altri e cominciamo a lavorare. Si forma un bel clima ed il lavoro sembra un po' meno pesante. La serata che avevo cercato di organizzare con i colleghi è definitivamente saltata a causa della defezione di metà di quelli che dovevano venire, che non hanno avuto neanche il coraggio di scrivere di persona ma hanno mandato un portavoce. La DELUSIONE davanti a questi personaggi ed al loro modo di fare è davvero tanta. Mentre scrivo la mail dove avverto che la serata è saltata a causa della bassissima partecipazione, mi trovo a riscrivere la frase di saluto più volte. Vorrei far capire a questi personaggio cos'è l'educazione e cosa significa “partecipare” ma i tono mi sembrano sempre polemici o cosa ed allora mi accontento di un semplice SALUTI e rimando questa mia rivalsa a queste righe ed alla canzone che non ho potuto dedicargli ma che tu, caro lettore, troverai di seguito.
Caro Lettore, eccomi di nuovo qui. Come inizio non è molto originale, e per questo ti chiedo perdono, ma ho passato la mattinata dal dentista e non mi sono ancora ripreso. Comunque questo non centra molto con questa rubrica, quindi incominciamo a raccontare. Lunedì oltre ad essere il primo giorno della settimana, quello del viaggio di andata, quello dedicato alle riunioni di avanzamento, è stato anche il giorno della riunione aziendale della mia società. Le settimane precedenti sono state ricche di voci su riassetti e fusioni, motivo per cui, io e la mia collega abbiamo deciso di partecipavi sobbarcandoci (a dire il vero più lei che io) il doppio viaggio in un solo giorno. Quindi lunedì mattina ho fatto colazione a casa, pranzato ad Alba con la responsabile del progetto ed alcune persone del team, e cenato a Milano con i colleghi. Una super trottola. Va detto che la riunione è stata più noiosa del solito, ed era più indirizzata al management che a noi dipendenti. Ci saranno delle modifiche negli assetti, e noi per fortuna abbiamo evitato di trovarci il mio vecchio capo come responsabile d'area, voce che aveva fatto stampare lettere di dimissioni e iniziare ricerche di nuovi lavori. Dopo due ore e mezzo di noia, dove solo un collega, oltre il sottoscritto a posto domande all'oratore, giusto per far capire il livello di interesse da parte dei miei colleghi, l'unica informazione che ai più interessava, cioè dove sarà la nuova sede, non è stata data. Dopo questa riunione fiume, ci siamo divisi in vari gruppetti ed abbiamo proseguito la serata tra colleghi. Mi sono così aggiornato sulla vita aziendale, sui progetti, sulla vita in ufficio e fuori. Il ritorno ad Alba nella notte è passato come ormai tutti i viaggi tra chiacchiere, più o meno serie, e risate. Arrivato in residence sono crollato. Martedì poi è stata tragica, poche ore di sonno, pausa pranzo passata a fare la spesa, con micro abbiocchino durante lo smistamento dei viveri. Per tutto il pomeriggio ho pensato di avere della gelatina al posto del liquido cerebrale. Tornato in residence, sono giusto riuscito a cuocere una bistecchina e poi a nanna. Mercoledì è da ricordare come il primo giorno di spedizione sulle colline intorno ad Alba. Infatti dopo la solita giornata lavorativa, ho deciso di fare una sgambata, e questa volta ho puntato direttamente la cima di un colle, peccato che anche questa volta ho trovato che era recintata. Comunque ho proseguito per vedere almeno il paesaggio dall'altra parte. Sono arrivato sino a Rivoli, una frazione di Alba, credo. Lì ho incontrato anche un leprotto che scorazzava per le vigna ancora spoglie di grappoli. Sulla strada del ritorno mi sono goduto il tramonto ed il paesaggio. Davvero spettacolare. Mentre rientravo ho avuto paura di non riuscire a rientrare a causa di allucinazioni geografiche.. ho costeggiato il quartiere di Santa Rosalia, per un attimo ho pensato di essere in Sicilia. Il giorno dopo chiacchierando con la responsabile del residence ho scoperto che esiste davvero una zona che si chiama così. Ed è anche molto bella, mi ha detto. Giovedì sarà ricordato, invece per la gita dal carrozziere. Abbiamo trovato la macchina aziendale con lo specchietto di sinistra in parte rotto ed un bel graffio sul passa ruota. La maggior difficoltà è stata far alzare presto la collega. Dopo tanto tempo, ho passato la sera a vedere uno dei film del pacchetto Trasferta in Slovacchia che non ero riuscito a vedere. Per vederlo stando comodo ho anche sposato una buona parte dei mobili che ho in usufrutto, cioè il tavolo e le 4 sedie, che da soli compongono il 70% dell'arredamento della zona giorno. Venerdì è stata una giornata ricca. Richieste fatte e ricevute, prima riunione per decidere se inserire per un breve periodo una terza persona, ritiro della strumentazione per collegasi da remoto, ed altre piccole cose, ma principalmente è stato il primo giorno che tutto il team è andato a pranzo insieme. L'occasione è stata l'aperitivo d'inaugurazione della nuova casa di una collega. Per prima cosa va detto che la casa si trova in collina ed è in ristrutturazione essendo una vecchia casa colonica, con grandi vani, muri spessi, un terrazzo con una vista mozzafiato ed uno splendido giardino. L'ospitalità poi è squisita come gli insaccati ed il formaggio che ci siamo mangiati. Senza tralasciare la mega bottiglia di prosecco e la grappina finale. In breve il pomeriggio è stato a dir poco poco proficuo causa postumi delle libagioni. Il ritorno a casa è stato un sermone sugli obbiettivi lavorativi, di cui ho apprezzati alcuni passaggi, mentre altri sulla dedizione, quasi religiosa, al lavoro un po' meno. Andata com'è andata questa è stata la prima settimana completa in residence. Ed è finita. … all'inseguimento del sole ...
Buon giorno caro Lettore, come va? Ci stiamo avvicinando a quota 10.000 contatti. Un anno fa pensavo che sarebbe stato impossibile giungere ad una cifra così tonda, ed invece a volte le cose cambiano, e la vita ti sorprende. Ma non è il caso di autoglorificarsi, non è proprio il caso. Dopo questo inizio un po' così vediamo se riesco a raccontare di questa settimana iniziata nella sera del lunedì di Pasquetta, quando la maggior parte faceva ritorno a casa dopo la classica gita fuori porta ed io facevo ritorno ad Alba, dopo una giornata passata in famiglia. Lunedì sera la maggior parte delle macchine viaggiavano in senso contrario al mio, ed io come un salmone risalivo la corrente. Forse Lettore ti starai chiedendo che fine ha fatto la collega con cui divido questa avventura nelle Langhe. Lei rientrerà a Milano martedì. Comunque riesco a fare sfoggio del mio pessimo senso dell'orientamento, e più di una volta penso di aver sbagliato strada o cosa, distratto dal paesaggio che mi sembra di vedere per la prima volta. Anche la strada mi sembra del tutto nuova, eppure mio padre me l'ha descritta anche con dovizia di particolari. Io controllo i chilometri percorsi per verificare quanto manca all'arrivo. Fino all'ultimo mi immagino perso per valli e colline, ed invece eccomi arrivare sano e salvo. Scarico il bagaglio e mi metto a tavola. Gesto che avrei potuto benissimo evitare viste le libagioni del pranzo famigliare, ma mi sembrerebbe di fare torto al cuore di mamma che mi ha preparato una busta di cibo. Martedì c'è poca gente in giro, ed anche l'ufficio è semi deserto. Io ho un po' di cose da fare, quindi testa china e giù a pigiare i tasti e a muovere il mouse. A pranzo decido di fare una scappata al supermercato e poi in residence. Il pomeriggio va via come la mattina. Ed ecco che mentre torno alla mia fetta di formaggio decido che è il giorno ideale per fare una sgambata, visto la quantità esagerata di calorie ingerite. Arrivato, mi cambio ed esco. Ed eccomi vestito di tutto punto cercare il miglior percorso da fare. Sono così di buon'umore che decido di puntare alla cima di una delle collinette che circondano la città, peccato che tutte le stradine che incrocio o sono chiuse o sono private. Mi domando come mai non ci siano indicazioni che tutte queste diramazioni sono in realtà cul de sac. Poi noto che tutte queste viuzze non hanno un nome ma riportano l'indicazione via Tal dei tali dal numero tot al numero tot+n. Ecco perchè manca il cartello blu con la T rossa. Comunque nel mio peregrinare vedo e scopro parti della città, come la sua “zona sportiva”, il suo camping, il suo giardino con il percorso vita, la sua zona di villette basse che sembrano più adatte ad un villaggio vacanza, la zona della chiesa ortodossa. Rientro stanco e soddisfatto. Mercoledì è il giorno in cui rientra la mia collega, oltre che il primo della tre giorni di video conference con i turchi per l'approvazione della Business Blue Print (documento di presentazione di ciò che gli andremo ad implementare e di come funziona il tutto). L'organizzazione è molto semplice, la mattina io smanetto a cercare di sistemare bachi di programma ed a cercare informazioni che ci dovrebbero dare gli eredi del sacro romano impero d'oriente, ed il pomeriggio, nella sala riunioni, che non è altro che una mansarda riadattata, a seguire la presentazione e dove possibile supportare la collega. Lo spettro di fare nuovamente nottata al pc per fortuna viene scacciato, e riesco a godermi un po' di sana lettura, ma davvero poca ahimè. La collega continua a ripetermi che questa volta usciremo presto, torneremo presto a casa e via dicendo, ma queste cose non si avverano mai. Iniziano anche a correre voci sulla ristrutturazione aziendale, che in alcuni degli scenari supposti presenterebbero come nuovo capo dell'area in cui lavoro del mio vecchio capo. Questa voce incontrollata ha fatto partire la preparazione di lettere di dimissioni, ma per fortuna tutto è rientrato. Ora non ci resta che aspettare la riunione di lunedì e sapere cosa ne sarà del nostro futuro. Quasi dimenticavo. Venerdì prima di uscire dall'ufficio, con quelle due ore di ritardo sulla tabella di marcia, il gran capo dell'IT scambia qualche parola a proposito del budget dell'anno prossimo (anno fiscale, quindi dal 1° Settembre). Viene fatto il mio nome, come new entry e quindi voce di costo, sulla gestione delle risorse future, sulla possibilità di tagli e di nuovi progetti. Cose che in realtà già si sapevano, ma che ora hanno un aria di maggiore ufficialità. E finito anche questo venerdì. Si riparte verso est. Decido di cambiare strada, per evitare il traffico della tangenziale di Milano, ma come dice il proverbio: CHI LASCIA LA STRADA VECCHIA PER QUELLA NUOVA... nel mio caso sbaglia uscita dell'autostrada e gli tocca tornare indietro. Alla fine, traffico, incidenti stradali, errori personali restano alle spalle ed arrivo a casa. Ora posso dire che questa settimana è davvero finita. … all'inseguimento del sole ...
Caro Lettore innanzitutto Buona Pasqua a te ed ai tuoi cari. Chi sa se sei anche tu dietro alle storiche pulizie pasquali, al cambio armadi, anche se la giornata di oggi consiglia di aspettare ancora un po' che che ne dicano i meteorologi. Comunque che dire di questa settimana. Per cominciare che ho preso possesso dell'appartamento nel residence, eh sì, questa volta non è una piccola stanza, ma un vero è proprio appartamento con tanto di sala con divano e angolo cottura, corridoio, ed addirittura il balcone. In cucina c'è anche il forno e la lavastoviglie. Nell'affitto è compreso anche l'utilizzo del garage, quindi anche la macchina ha un giaciglio riparato. Ok, non è tutto rose e fiori. La televisione della sala non si sente bene, si vedono pochi canali, ma la cosa più strana è la forma. Ho un appartamento che ha la forma di una fetta di formaggio. Uno spicchio di palazzo. Sembra un pezzo della prua della nave, e quando si va in balcone sembra di essere sul Titanic. Se trovassi anche la ragazza che si fida di me potrei apparecchiare il buon Di Caprio in quattro e quattro otto. Questo ha significato la prima spesa fatta al supermercato di Alba, la prima cena cucinata, così come la prima colazione. Per quanto riguarda il lavoro i ritmi sono ancora sostenuti. Lunedì e mercoledì si è fatto ancora nottata, giovedì le promesse di tornare a casa presto di sono infrante contro la dura realtà, che ci ha fatto uscire comunque tardi e venerdì nonostante la giornata di ferie ho dovuto accendere il pc e lavorare. Vediamo cosa c'è ancora da dire, sono stato invitato a pranzo dalla collega mercoledì, in quanto martedì aveva incontrato, per motivi di lavoro, un altro gruppo e mi doveva allineare. Quindi il primo pranzo “cucinato” della mia vita in trasferta. Giovedì 1° Aprile poi c'è stato il “GONNA DAY” e tutte le colleghe si sono presentate con tale indumento, o quasi. Anche quella che mi sembra aver capito essere il maschiaccio del gruppo femminile in ufficio si è presentata con un vestitino niente male, tanto che ha riscosso buoni consensi, ma il top lo ha toccato una collega, che per quanto ho capito erano 10 anni che non indossava una gonna, si è presentata con una mini da applausi. Ci ha raccontato che non la indossava da 10 anni, ed il marito ha chiamato per avere una foto dell'evento. Anche il capo dell'area IT ha plaudito alla manifestazione che ha alzato l'umore dell'open space, e non solo quello. Per ora non sono ancora previsti eventi sportivi e ludici, ma mi sto organizzando e spero quanto prima di rendervene partecipi su questo blog. Un'altra novità riguarda il viaggio di ritorno. La capa mi ha obbligato a parlare quasi tutto il tempo in inglese. Cercando di fare anche dei discorsi di senso compiuto, e non parlando solo di tempo e cavolate. Anche questa volta il viaggio è passato in un baleno, e non credevo di riuscire anche a ridere in un altra lingua. Ed ora alcune note amare. In questi giorni è venuto a mancare un grande artista italiano, magari poco conosciuto, ma davvero grande. A lui la chiusura di questo post. Ciao Nicola
Caro lettore, eccomi ancora qui a scrivere di avventure e vicende vissute in lande più o meno lontane. Come già anticipato la scorsa settimana, lunedì sono partito con una collega alla volta di un'altra città piemontese, nota per il tartufo ed il suo dolcetto, dove trascorrerò i prossimi mesi. La prima cosa che da dire è che la collega il mattino è molto più sveglia dell'autista che l'ha preceduta, tanto che abbiamo chiacchierato per tutto il viaggio. Ovviamente il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino era molto diverso, meno pianeggiante e con più colline rispetto a quello che incorniciava i precedenti viaggi sul suolo sabaudo, ma ci saranno altre occasioni per parlare di paesaggio. Vediamo le principali differenze rispetto all'avventura nella città dei Savoia. La più evidente è la dimensione. La città è più piccola, il palazzo degli uffici è più piccolo, l'open space è più piccolo, l'albergo che mi ha ospitato è più piccolo, anche se di gran lunga migliore dei tre provati sino ad ora in Piemonte. Lettore, se ti capita di passare da qui è vuoi fermarti ti consiglio l'Hotel Langhe. Ma andiamo avanti con le differenze. Il team è più piccolo, ma la società trasmette un aria di maggiore internazionalità. Si parla di stabilimenti in mezzo mondo, ed il cuore è in questa piccola città. Si parte subito a botta, come dicono i ccccciovani, dopo meno di un ora sto già customizzando il sistema, verificando la documentazione e mi preparo per il mio primo SAL (Situazione Avanzamento Lavori). Qui conosco la totalità del gruppo di persone impegnate sul progetto, o quasi. Praticamente sono già parte integrante dell'ufficio e non conosco ancora i nomi di tutti. L'ambiente è brioso, anche grazie alla collega che è l'emblema della positività e dell'allegria, oltre ad avere una grande competenza sul lavoro che andremo a fare. Lei sarà la mia tutor sul progetto, e devo dire che mi ritengo fortunato perchè spero di imparare molto, ma questo caro lettore è meglio che resti tra noi. Il lavoro è tanto e l'albergo non è molto vicino. L'accoglienza è molto professionale ma già si respira un area di famiglia. L'arredamento è molto particolare. Vado in camera e disfo la valigia, poi scendo a cenare. Non ci sono piatti a base di carne, ma il risotto e l'insalata “rotonda” che mi vengono serviti sono di ottima fattura. Martedì scorre tra documentazione, lavoro a sistema e apprendimento del modello societario. Pranzo da solo perchè la collega viene incastrata in una call conference, ma così ho l'opportunità di vedere un po' la città. La sera parto con la mia prima esplorazione. Parto dall'albergo, che si trova in periferia e mi reco in un'osteria nel centro della città. Ho così l'occasione di vedere anche la parte storica della città che è conosciuta anche per le sue torri, che sono decantate anche nel libro di Beppe Fenoglio I ventitré giorni della città di Alba. Eccomi a fare il turista. Vicoli e portici, costruzioni medioevali e risorgimentali. Piccole e grandi chiese. Anche se piccola, Alba è molto ricca, architettonicamente parlando. L'osteria rimanda la stessa aria famigliare che avevo respirato in albergo. Mangio molto bene, e forse anche un po' troppo, ma la scarpinata del ritorno aiuterà la mia digestione. Mercoledì scorre ed io mi sento sempre più parte dell'ufficio e del progetto, tanto che la collega mi anticipa che potrei essere incastrato anche in altre attività. La sera la passo prima a cercare un locale dove vedere le partite. Sono fortunato e trovo un Kebabbaro con televisione, riesco così a vedere un po' di calcio con commento internazionale che rende più interessante le partite. Alla fine dei primi tempio mi rendo conto che se voglio avere una speranza di dormire devo fare quattro passi. Esco e mi reco questa volta verso la periferia per vedere cosa c'è oltre l'incrocio dell'albergo. Non c'è nulla se non più stelle e più profumo di erba bagnata, visto che mi sono beccato anche un pochino di pioggia, ma non abbastanza da chiamarla temporale. Torno in albergo e crollo. Il meritato riposo del camminatore. Giovedì si ricorderà come una giornata infinita. Nella pausa pranzo vado con la collega ha fare un test d'inglese, che dura più del previsto, tanto che siamo costretti a pranzare con un panino preso alle macchinette. Poi la sera, usciti dall'ufficio vengo introdotto ad un altro progetto che la società per cui lavoro sta seguendo in un altra città. Il che significa fare l'una di notte dietro a presentazioni e traduzioni. Venerdì mattina la sveglia è dura, davvero dura. Vedo anche la prima scena di traffico cittadino, ben dieci macchine in colonna, per lavori in corso. A Milano non sarebbe considerato neanche come rallentamento, anzi credo che la totalità degli automobilisti firmerebbe per situazioni del genere anziché quelle in cui si devono ritrovare quotidianamente. Non so come ma anche questa giornata passa. Ci si rimette in macchina e si torna a casa. Per tutto il viaggio si è parlato di libri ed approcci alla vita, così che il tempo è passato più velocemente dei chilometri sotto le ruote. … all'inseguimento del sole ...
eccomi di nuovo a mangiare chilometri delle autostrade italiane. Si proprio così. Sono di nuovo in viaggio, questa volta per fare un colloquio, cosa che non faccio da anni, ormai. Dopo un po' di tempo passato nell'affollato ufficio di Milano, il mio nuovo capo mi ha organizzato un colloquio in una città delle Langhe.
Mercoledì, festa di San Patrizio, mi da appuntamento in un autogrill della tangenziale milanese, neanche fosse un incontro clandestino. Si parte con tutta calma, tanto il mio colloquio è fissato per il tardo pomeriggio. La prima scena degna di nota e vedere il nuovo capo cercare un carica batterie per auto all'autogrill. La cosa buffa, oltre la sua goffaggine, è il fatto che la sera prima si era raccomandato di tenere accesi i cellulari. Va da se che compra il caricabatterie, solo dopo aver telefonato al responsabile IT per aver conferma del tipo di cellulare che ha in dotazione, riuscendo comunque ad acquistare tra i vari modelli quello con il peggior rapporto qualità prezzo. Nell'autogrill successivo, infatti, troviamo un modello migliore ad un prezzo inferiore, ma questo potrebbe essere considerata una confutazione di qualche teorema della famiglia Murphy.
In viaggio gli chiedo un po' di cose sul futuro dell'ufficio, soprattutto sulla futura localizzazione. Lui mi dice che non ne sa nulla, per poi smentirsi cinque minuti dopo al telefono con un fornitore. Ma lasciamo perdere. La comunicazione non è mai stato il punto forte del nostro management. Il loro punto forte sono le barzellette. Il viaggio passa, tra le mie domande e le sue telefonate, da cui vengo a sapere molte delle cose che non dovrei sapere.
Arrivati nella cittadina piemontese, dopo aver incontrato la collega che lavora lì da più di un anno, vengo abbandonato sul ciglio della strada come i cani ad Agosto. Mi promettono che mi verranno a riprendere prima che il mio capo e la collega si eclissino per la consegna della pagella. Io mi faccio un paio di giretti, ma la città è piccola, molto piccola se confrontata alla metropoli milanese, e sono anche in periferia. Cose da vedere zero, ma se passo al colloquio avrò tempo di conoscere meglio la cittadina. Comunque mi godo la giornata di sole, e l'idea di essere pagato per fare una passeggiata non mi dispiace neanche. Mi chiedo anche se quella diverrà la mia città per i prossimi mesi, ma cerco di non farmi troppi film. Una cosa alla volta. Prima devo superare il colloquio. Ne hanno già fatti fuori due, ed un po' sono preoccupato. Mi sembra di essere tornato al periodo degli esami in università.
Il capo e la collega si presentano con più di venti minuti di ritardo all'appuntamento, con zero telefonate o scuse sa parte del capo, ma almeno mi offre il pranzo.
Ora c'è da risolvere il dilemma di dove stare sino all'ora del colloquio.
La mia collega lo risolve ospitandomi nell'open space dove lavora, e presentandomi quelli che potrebbero diventare i miei colleghi. Ad ogni collega che arriva, dopo la pausa pranzo, lei ripete la stessa presentazione come se fosse una poesia mandata a memoria.
La cosa riscuote anche un certo successo.
Il capo intanto è perso in riunioni con le alte sfere.
Faccio un test di colloquio con la collega, che mi da anche un paio di dritte e mi tranquillizza per il colloquio.
Arriva il momento, e come quando facevo gli esami, entro in trance. Le risposte mi vengono in automatico. Uso anche un paio delle dritte della collega. Mi sembra di rivedere la scena di alcuni esami passati con dritte di compagni di studio date all'ultimo momento. A proposito, se passate da queste righe GRAZIE AMICI, un pezzo della mia laurea è anche merito vostro.
Non è ancora finita l'interrogazione che già parlano di account di posta, viaggi e problematiche legate alla trasferta. Il capo propone che io possa viaggiare anche di domenica. Questo alla fine sarà il momento più difficile del colloquio perchè a me non aveva detto nulla di tutto ciò, e devo cercare di non fare la faccia sorpresa, ma nella mia testa sono già state armate le testate.
Il fascino ha fatto di nuovo colpo. Esame pass... colloquio passato.
Ora restano da sistemare solo i dettagli ed il viaggio di ritorno.
Viaggio che per fortuna scorre velocemente come la strada.
Da tutto ciò cosa si evince, caro lettore? Che le avventure del consulente con fascino e valigia non sono ancora finite, anzi...
Ciao caro lettore, come stai? Spero bene. La primavera alle porte si fa sentire…. Credo che ha te interessi più sapere delle mie avventure nei paesi dell’est piuttosto che fare le famose quattro chiacchiere fritte.
Allora vediamo di iniziare.
Come anticipato nella puntata precedente, ad un orario che già si era nel pieno del fine settimana a pavoneggiarsi di aver scampato la trasferta in Slovakia mi arriva la telefonata della team leader che mi avverte delle mia partenza. Si della “MIA” partenza, perché a partire sarò solo io. Per fortuna che almeno strappo il fatto di non partire lunedì ma martedì, così da riuscire ad organizzarmi.
Il primo problema è affrontare il fatto che sarò solo, in terra straniera, a parlare di un argomento a me ancora estraneo ed a dover coprire anche la parte dei colleghi. Ma la primavera aiuta e l’euforia di poter dimostrare di essere “GRANDE” mi fa accettare la cosa tranquillamente, tanto che inizio anche a vantarmene.
Lunedì quindi il compito da fare dovrebbe essere semplice: prenotare aereo e albergo e completare la documentazione, ma come tutti sanno nelle grande imprese c’è sempre qualche difficoltà imprevista da dover affrontare. In breve tra la ricerca del volo (sembra che tutti vogliano andare a Kosice per vedere il concerto di 50CENT e che poi si vogliano trasferire a Milano per una non bene precisata fiera legata alla settimana della moda). In breve perdo mezza giornata per trovare un volo, al costo doppio del solito. Ma cosa si pretende prenotando all’ultimo momento. E per fortuna che ho trovato questo ultimo biglietto. Per l’albergo poi, con il fatto che sono solo non ho diritto alla convenzione, quindi il prezzo sale del 40%. La persona che mi risponde prima mi fa credere che l’aumento è solo del 20%, ma poi noto che nell’offerta ha tolto tutto, e che nella cifra è compreso solo il pernottamento, quindi niente colazione/internet/special room etc. il che, aggiungendo solo la colazione, che costa più di una cena fuori, fa lievitare ancora di più il prezzo. Ringrazio e mi metto a cercare un altro albergo. Il secondo che contatto, mi fa un buon prezzo, peccato che mancherà la corrente elettrica nei giorni che sarò ospite. Il terzo tentativo è anche l’ultimo. La cifra è altina, ma comunque più bassa della prima che ho ricevuto. Qui è tutto compreso e si può pagare con la carta di credito. Quindi vado e prenoto. Riesco alla fine a trovare anche un taxi che mi porta all’aeroporto ad una cifra possibile. Ok ora il viaggio ed il pernottamento sono organizzati.
Chi pensasse che le difficoltà sono finite qui si sbaglia davvero. Prima di andar via il capo scout mi informa che l’unico utente esperto, che fa da filtro per le richieste di supporto sarà in ferie nei giorni del mio soggiorno in Slovakia. Che dire. Più grande è la difficoltà più grande è l’onore. E poi vediamo cosa succede.
In un modo o nell’altro arriva Martedì e l’ora di partire. Per la prima volta mi godo la vip room dell’aeroporto. I mille viaggi fatti in Polonia sono serviti.
La compagnia austriaca non è male ma i panini delle compagnie dell’est riempiono di più. All’aeroporto della città che da il nome anche ad un valzer, credo di incrociare il famoso cantante americano, ma è solo uno che gli somiglia molto. Sul secondo volo che mi porta dalla città tanto amata da Mozart sino a Kosice, invece, incrocio due amici del sempre più citato 50CENT.
Il volo va meglio del previsto anche se al posto del classico panino chimico mi rifilano dei salatini.
Atterraggio, taxi ed arrivo allo stabilimento sono un tutt’uno. Mi butto subito nel lavoro per non sentire troppo il fatto che sono solo. Il pomeriggio scorre così veloce ed anche il taxi che mi porta all’albergo che mi ritrovo per magia seduto al tavolo del ristorante dell'albergo a sorseggiare un po' di brodo di pollo in attesa del piatto principale.
Sono così stanco che non vedo l'ora di andare a dormire. Il risveglio è meglio di quanto pensassi, ed ho ancora la positività delle belle giornate passate con gli amici in Italia. L'autista del taxi è cambiato, mentre il taxi no. Riparto per lo stabilimento, dove dovrò passare la giornata in uno stanzino in attesa che l'utente si liberi per effettuare il training, cosa che non avverrà. Ogni tanto vado a controllare che tutto funzioni. Eh così sembra trascorrere il tempo sino a quando l'ora si fa prossima ai saluti e scoppia la bomba. Mi tocca contare pezzi qui e pazzi lì. Quando, con l'aiuto dei colleghi a Milano, capiamo dove sono finiti i pezzi mancanti, sono da poco passate le 18:00 ma gli statali slovacchi se ne sono già andati. Allora sai cosa ti dico caro lettore, me ne sono andato anch'io, non prima di essermi beccato un lieve rimprovero perchè occupo la sala dei visitatori. Il giorno dopo mi presento in stabilimento e l'utente mi dice che si libera e che possiamo andare nella stanza dei visitatori. Io allora gli rispondo che non ho intenzione di spostarmi se non mi arriva una mail scritta. Ovvio che l'utente tra una telefonata, un problema di minzione che colpisce tutti qui, visto che vanno spesso in bagno ed a prendere un the, l'utente riesce a dedicarmi un paio di ore, in cui cerco di spiegargli il più possibile. Ricevo in cambio solo due domande: la prima è “lo devo fare io?” e la seconda che viene di conseguenza “c'è nel manuale?”. Appena se ne va lui io me ne torno in magazzino dove Gianni e Pinotto, non hanno ancora fatto il compito che gli avevo assegnato nella mattinata. Abbastanza arrabbiato vado lì e gli ripeto che l'attività deve essere fatta prima di subito, e se il mio inglese lascia a desiderare il tono e la faccia no. Allora iniziano a correre ed a cercare aiuto, ed alla fine, dopo un paio di scenette degne di Ridolini, eccoli con il risultato.
Ed anche questa giornata è passata. Ritorno in albergo e corro a comprare un paio di regali nel centro commerciale più triste che abbia visto.
Rientro in albergo a depositarli ed eccomi di nuovo per strada a cercare un ristorante.
Decido per quello del famoso “Ginocchio” per provare anche altri piatti. E lì chi incontro? La sera prima avevo incrociato un italiano che si accompagnava con una bella ragazza slovacca così abbigliata: stivali neri, jeans attillati, camicia leopardata trasparente e reggiseno nero. Ed ora è vestita allo stesso modo ma si accompagna con un ragazzo tedesco, almeno così mi è sembrato dall'accento. Sono quasi tentato di andare al loro tavolo e dire qualcosa, ma perchè rovinare un illusione.
Arriva così venerdì. Mi sento come a scuola l'ultimo giorno e non vedi l'ora che suoni la campanella. Stesso tragitto albergo stabilimento. L'utente mi dice che non può dedicarmi tempo ma che se voglio posso spiegarlo ad un suo collega, che si occupa di altro. Io penso che mi stia prendendo in giro. Gli spiego che non posso parlare di piano dei conti, voci di costo, centri di costo, costi variabili di prodotto, attività, analisi di profittabilità con uno che normalmente verifica la conformità dei pezzi. È come farsi visitare da un idraulico, non bisogna stupirsi se non capisce un tubo... forse l'idraulico il tubo lo capisce ma non è questo il senso del discorso. Passo così la mattinata a scrivere resoconti a finire manuali che tanto non verranno mai letti, come mi è stato confessato quando all'ennesima domanda: c'è nel manuale ho chiesto se l'avesse mai letto.
Non m'importa più di nulla. Inizio a fare il mio conto alla rovescia e quando scatta l'ora X spengo tutto, saluto e parto. Nel tragitto dalla fabbrica all'aeroporto mi arriva la notizia che lunedì sarò in sede in attesa di nuova assegnazione, perciò questa potrebbe essere l'ultima pagina di questa avventura slovacca, motivo per cui questa volta non ci sarà la chiusa “... e la storia continua...” ma un più misterioso:
Ed ecco che il mio giorno di ferie lo passo infognato nella melma della burocrazia. Ok lettore aspetta che ti spiego. Questa mattina dovevo, insieme ad altre due persone registrare un documento. La mia presenza, ho scoperto alla fine era per abbastanza relativa, ma da internet e dalle poche informazioni recuperate dal call center, sembrava che la mancanza di solo una delle persone interessate avrebbe richiesto altri mille documenti. Dopo aver capito in quali giorni sarei stato in Italia, e quale giorno si incastrasse meglio con le attività dei miei compagni di sventura, si è deciso per oggi. Dopo un breve briefing fatto ieri sera, dove abbiamo messo giù un piano di battaglia e ci siamo dati appuntamento per la mattina. Un'altra mattina con la sveglia puntata come una guarnigione davanti al condannato ad alzarsi presto anche nel giorno di ferie.
All'appuntamento siamo tutti puntualissimi e partiamo per destinazione ufficio delle entrate. Arriviamo con mezz'ora di anticipo rispetto all'apertura, ma siamo i primi. Ci mettiamo in calma attesa. Piano piano arriva altra gente. Alle nove spaccate si aprono le porte. Corro all'elimina code e come primo arrivato pesco il numero 44, come i gatti che fanno la festa in cortile. Primi ad essere chiamati e primi ad essere cacciati. L'ufficio è sbagliato. Lì i contratti che registrano sono solo quelli tra aziende. L'ufficio a cui dobbiamo rivolgerci è dall'altra parte del paese. Armati di pazienza ripartiamo.
Secondo ufficio. Già l'architettura è più imponente e à la sensazione di un posto pieno di uffici e scartoffie. Nuovo elimina code. Nuova attesa. Per fortuna le persone non sono tante. Finalmente è il nostro turno. Ci sediamo e facciamo la nostra richiesta. L'addetto inizia ad agitarsi e scarabocchia sulla ricevuta del modulo di pagamento che gli abbiamo dato. Per fortuna interviene il suo capo e lo ferma. Ora ci tocca compilare un altro documento per annullare il codice inserito dall'addetto. La responsabile intanto controlla il documento e ci dice che dobbiamo andare allo sportello dell'ufficio di un altro paese. Noi chiediamo spiegazioni e lei ci dice che il codice inserito nella ricevuta del modulo di pagamento fa riferimento ad un altra sede. La persona che è andata a pagare rimane sorpresa perchè ha chiesto ben due volte al call center quale fosse il codice da inserire per andare allo sportello di Magenta e non di Abbiategrasso ed antrambe le volte le hanno dato lo stesso codice. La responsabile dice che ormai questa storia l'ha sentita mille volte. Ci chiede di fare un esposto per segnalare questo problema e che lei non ci può far nulla. L'unico consiglio che ci può andare è che la prossima volta sarà meglio andare direttamente lì a chiedere, si perde un po' più tempo ma si hanno le informazioni corrette. Noi tre ci guardiamo e pensiamo tutti la stessa cosa: noi tutto questo tempo non lo abbiamo.
Facciamo buon viso a cattivo gioco e ci rimettiamo in viaggio. Direzione Abbiategrasso. Lungo il tragitto ci fermiamo a pagare anche l'ultimo balzello in banca. La banca ha un ingresso claustrofobico. Sono sicuro che nel bussolotto per il controllo dei metalli un paio delle persone che conosco non riuscirebbero ad entrare. Ci mettiamo in coda. Una coda della terza età e tutti che prelevano soldi e non pochi. Per motivi di sicurezza non dirò di quale banca si tratta, ma la cosa ha sorpreso tutti noi. L'addetto della banca, a dispetto dell'età che dimostra è nuovo dell'ufficio e chiede mille conferme al collega seduto dietro di lui che sta intrattenendo la guardia giurata in un amabile conversazione.
Paghiamo ed usciamo.
Di nuovo in macchina in direzione ennesimo ufficio. Becchiamo anche il passaggio a livello chiuso. Per fortuna il treno è corto e ripartiamo.
La palazzina sembra la sorella di quella di Magenta. Entriamo e prendiamo il nostro numerino. Aspettiamo pazientemente il nostro turno. Neanche la pausa caffè dell'addetto poco prima del nostro turno ci turba. Ormai la rassegnazione o una strana pace interiore ci pervada. Arriva il nostro turno. L'addetto è molto gentile e preciso. Controlla, ci consiglia ed in poco tempo sbriga la pratica. Lo ringraziamo e ci mettiamo sulla strada del ritorno. Quando ormai pensiamo che sia finita veniamo fermati da una pattuglia dei carabinieri per un controllo di routine. Superiamo anche questo “impiccio”.
Come Asterix ed Obelix abbiamo superato anche questa fatica.