29 marzo 2008

Torino - 6° puntata


Ed eccoci ad una nuova puntata delle mie emozionanti avventure a Torino.
Questa volta vi vorrei parlare del principio, dell'inizio, dell'alba del giorno...non vi preoccupate, non si tratta di dissertazioni filosofiche, ma solo di colazione.
Il mio albergo a tre stelle, con camere a tre lati, offre una colazione a buffet.
Peccato che molti interpretino male quanto scritto: a buffet non è un errore del tipografo od un modo esotico per dire abbuffatevi.
Io resto fedele alla classica colazione dolce, nel senso che non riesco a mangiare salato appena sveglio, unica eccezione la pizza del single, ma questa è un'altra storia. Quindi cerco di mantenere le sane e buone abitudini. Thè, miele, brioches (la s del plurale per indicare che son 2), acqua e spremuta.
Nella sala predisposta per questo rituale mattutino si vedono persone mangiare le cose più improbabili. C'è chi beve contemporaneamente: caffè macchiato, latte con i cereali e yogurt magro.
Sembra di vedere uno di quei robot usati nelle catene di montaggio. Sorso di caffè, due cucchiaiate di cereali ed una di yogurt. E ricominciamo: un sorso di caffè, due cucchiaiate di cereali ed una di yogurt. Avanti così sino alla fine.
Poi ci sono quelli che seguono strane diete, del tipo mangiano una volta al giorno, a colazione. Questi riescono a fare cinque pasti completi in uno. Caffè, cappuccino, brioches, pane burro marmellata, pane e salame, pane e formaggio, torta, succo di frutta, macedonia, dolce acqua. Giusto perchè bere l'amaro alle 8 del mattino forse è un po' troppo. Questi personaggi di solito si alzano presto, non tanto perchè siano tipi mattinieri quanto più per il terrore di scoprire che è finito qualcosa. Una volta mi è capitato di sentir uno di loro chiedere se era possibile avere due uova. La ragazza al banco del bar si è scusata adducendo che non essendoci il servizio ristorante non servivano piatti caldi. Questo onnivoro del terzo millennio si è intristito e si è gettato sulle fette di torta per combattere la disperazione che lo ha colto alla cattiva novella.
Tra i tavoli si vedono passare architetti provetti, le cui torri di Hanoi alimentari vengono portate dal buffet al tavolo ed infine allo stomaco. Una rappresentazione vivente della piramide alimentare.
Non è però solo il cibo l'attore principale di questa recita. Il co-protagonista è l'abito.
Si trova seduto ai tavoli un arcobaleno di look. C'è chi si comporta come a casa e fa colazione in pigiama e babbucce, chi ha il vestito casual per fare colazione, chi invece non ha paura di sporcarsi giacca e cravatta ed è già in tuta da lavoro. Il massimo mi è successo ieri. Una ragazza si è presentata in sala con la valigia, cappotto e cappello e guardava stupita tutti i commensali non capendo dove avessero messo i propri bagagli e come si potesse uscire, con il freddo che c'era, in pantofole e con quegli strani abiti che i più chiamano pigiami.
La maggiorparte degli astanti è accomunata da un senso ancora di torpore e le chiacchiere sono poche. C'è la moglie che richiama il marito perchè ha preso troppo da mangiare e questo non fa bene alla salute oltre al fatto che così fanno una pessima figura davanti alle altre persone. Anche il manager più impegnato in questi momenti ha il buon cuore di spegnere il cellulare e di non parlare di lavoro. Piccoli scambi di saluto tra i clienti più assidui con i più ardimentosi che si lanciano in uno scambio di battute sulla serata di bagordi appena trascorsa, qualcuno guarda distrattamente la televisione che trasmette il telegiornale mentre altri cercano di trovare i classici altri 5 minuti che la sveglia non gli ha concesso.
Piano piano poi questa popolazione cambia, c'è chi va e chi viene.
E' ora di andare a lavorare, o a cambiarsi, a quell'appuntamento, o semplicemente a vivere.
Nella prossima puntata si parlerà di...

22 marzo 2008

Torino - 5° puntata


Ed anche questa settimana si è conclusa, per fortuna in anticipo. Eh si con giovedì sì è salutati tutti e si è tornati a casa. A questo giro settimana corta.
L'evento mondano è addirittura raddoppiato. Lunedì aperitivo nella camera del residence di una delle mie colleghe, e martedì ennesimo invito ad una cena da parte dei miei colleghi. Incredibile. Ed io che pensavo che solo a Natale la gente si sforzasse di essere più buona. Della prima serata si può dire che nessuno voleva credere che mi fossi arrivato sino a lì a piedi, dandomi poi dell'inconscente quando ho detto che sarei tornato in albergo con i mezzi pubblici, in fin dei conto sono solo 10 fermate di tram. Mi hanno riaccompagnato.
Martedì cena in una trattoria in zona aeroporto. Tavolata piena di persone sconosciute. Una delle tre donne al tavola, l'unica sposata con marito al seguito, mi ha trattato come un bambino e mi ha servito per tutta la serata. Io per non offenderla ho lasciato fare. La cena è stata ottima ed abbondante, tanto che ho passato la notte a cercare di digerirla.
Questi eventi hanno fatto sì che provassi la guida del mio collega anche by night.
Iniziamo col dire che è proprietario di una Golf nera. So che per molti può bastare, ma per i pochi che non hanno afferrato l'allusione, o sono proprietari di una Golf nera, andrò a spiegare.
Ormai ho fatto l'abitudine alla sua guida sportiva, al fatto che si sia adattato allo stile torinese di non rispettare la segnaletica, ma quando inscena false scenette del tipo, oh ma da qui non posso passare? non lo sapevo, sa vengo da fuori, mi fa gentilmente rientrare? ed intanto si butta superando la colonna di auto in coda, o attraversando le quattro linee continue che separano le corsie dell'incrocio, mettendo a repentagli l'auto, ma soprattutto l'integrità fisica del sottoscritto, che ogni volta vede facce arrabbiate lanciare improperi verso questo barbaro della strada.
La cosa più incredibile è che dei due sono io quello con più senso dell'orientamento. Questo spiega come mai al ritorno abbiamo mancato l'uscita dell'autostrada.
La camera dell'albergo è la stessa famigliare che avevo la scorsa settimana, quindi non perderò tempo a descriverla, anche se non ricordo se vi ho detto che c'è una colonna nel suo baricentro.
L'evento sportivo è stato la corsetta serale. Siccome mercoledì era giornata di campionato, ho preferito evitare la zona dello stadio e mi sono lanciato in una zona per me inesplorata. la zona di Nord-Est. sono stato fortunato perché ho trovato un piccolo parco, dove gli indigeni si allenavano. Correre insieme ad altra gente, e non più come un pazzo nelle vie trafficate del rientro, mi ha riscaldato, visto il vento freddo che spirava sulla città. Il rientro, sempre lungo i larghi vialoni che si diramano per tutta la città, per fortuna è avvenuto in un orario in cui il traffico è scarso.
L'evento lavorativo di questa settimana è stato indetto da me. L'ennesima riunione con la speranza di portare un po' di luce nello scantinato, fisico e mentale, dove operano le persone che dovrebbero fornirci i dati. L'incontro è andato molto bene, e tutti sono stati d'accordo sulle soluzioni proposte.
Peccato che rientrati in ufficio, il nuovo file di dati inviatoci facesse più schifo dei precedenti.
Ma la cosa più importante di questa settimana è successa a Milano, dove una mia cara amica ha messo al mondo il suo primo bambino. Quindi approfitto del mezzo di comunicazione per dare il Ben Venuto ad Alessandro.
Nella prossima puntata si parlerà di...

16 marzo 2008

Torino - 4° puntata



Caro lettore, mi trovo a scriver solo ora delle mie avventura a Torino. Ho fortunatamente evitato la grandinata della sera. stessa cosa non si può dire della mia povera auto, che mi ha difeso coraggiosamente cattive intenzioni del tempo. Di questa settimana la prima cosa da dire è che sono tornato al vecchio albergo. Quello con le stanze nel palazzo dove lavoro, solo che questa volta al posto della porno stanza mi hanno dato una stanza per famiglia. Per iniziare sono salito di un piano, i colori non sono più varianti del rosso, ma più tenuemente quelli dell'azzurrino. Mentre cerco l'armadio scopro l'angolo cottura, che ha mi ha buttato nel dubbio che mi fosse stata assegnata la stanza errata. Confortato dalla Gessica di turno mi metto alla ricerca dell'armadio, che scopro nascondersi su uno dei cateti della stanza. Eh sì, anche a questo giro stanza triangolare. L'evento lavorativo della settimana è stata una riunione fiume durata due giorni. La riunione è iniziata con l'incontro con le future utenti. Non voglio sbilanciarmi con commenti su di loro, credo che ci sarà tempo in futuro. Dopo l'incontro tecnico con le utenti è iniziato lo scontro con il CED. Quest'uomo che lavora con un sistema che ricorda i vecchi comodore 64, elui è in totale simbiosi con il suo sistema. A volte si blocca, altre devi aspettare che abbia caricato il programma. L'ufficio dove scorre impetuoso, a volte, l'insieme di argomenti da trattare ricorda molto l'inizio dell'era dei PC. Uno scantinato, male illuminato e stra affollato di pezzi di computer, programmi e carta. In questo torrente abbiamo trovato anche degli scogli a pelo d'acqua che consistono in uno scambio di mail piccate tra il mio capo ed il capo del CED, di cui io e le persone del team eravamo all'oscuro, mettendoci in serio imbarazzo, quando ci è stato chiesto di commentare il contenuto dello scambio di battute. Distrutto mentalmente e fisicamente, in questo caso credo che la carbonara presa a pranzo abbia contribuito largamente, torno in ufficio ad espletare le attività di minuteria della riunione. Tutto questo fa da preludio all'evento mondano della settimana: il compleanno di un collega. Quindi la serata ha inizio con il capo che passa a prendermi per raggiungere il resto del gruppo in un locale famoso per l'happy hour più lungo che abbia mai visto. dalle 18:00 alle 23:00. Lì l'alcool inizia a scorrere e scopro che al tavolo si sono riuniti tre gruppi di tre società diverse di consulenza, e tutte e tre in trasferta. La cosa che mi appare subito evidente è che per ogni gruppo c'è una ragazza appariscente. La cosa diventa più evidente quando ci spostiamo in discoteca e si aggiunge anche il quarto gruppo di consulenti. Anche loro sono corredati da ragazza lasciva. Questo mi fa pensare che sia una strategia aziendale. Tutti i gruppi da tre persone in su hanno al loro interno una vistosa accompagnatrice, del tipo da filmetti v.m.18. Noto poi che ognuna di queste si struscia con il più alto in grado del suo team o degli altri team. In breve la fanno odorare solo ai manager, mentre a noi poveri e semplici consulenti tocca rifarsi con le segretarie in libera uscita. Quando mi ripresento alle tre in albergo scopro che il portiere di notte si è imboscato. mi ci è voluto più di un quarto d'ora per strapparlo dalle braccia di Morfeo per farmi aprire, oltre al consumo del campanello d'ingresso e delle suole delle mie scarpe contro la porta. Sembravo un innamorato folle di gelosia che vuole fare una scenata alla povera Ofelia del momento. Poche ore di sonno e nuovamente in ufficio. Anche se fisicamente sono sveglio, il mio cervello è ancora in fase REM, e quando vengo aggredito da una responsabile alla sicurezza, che ha sbagliato ufficio, per il mancato rispetto della legge 626 sulle norme di disposizione dei cespiti in ufficio, non riesco a fare altro che dire: io non c'entro, sono qui da sole poche settimane. Lei parla ma io ormai mi sono trasformato in una ameba. sono trasparente e potrei diventare urticante se non la smette. Per fortuna sono arrivato alla fine della settimana e non vedo l'ora di essere a casa e dormire. Quasi dimenticavo l'evento sportivo. Mi sono perso in zona Stadio Olimpico. Contrariamente a quanti tu possa pensare, o lettore, sono stato così umile da chiedere indicazioni ad un indigeno, peccato che mi abbia mostrato la strada per andare al delle Alpi, che forse non sai si trova in provincia di Torino, non in città. Diopo dieci minuti abbondanti di corsa il dubbio mi ha attanagliato ed ho chiesto nuovamente, questa volta con più fortuna e sono riuscito anche ad intravedere il tripode olimpico, il buoi a Torino è molto più buio di quello di Milano.
Nella prossima puntata si parlerà di...

15 marzo 2008

Non so se vi è mai capitato


Non so se vi è mai capitato di sentirvi fuori luogo, come quando gli amici ti convincono a seguirli in discoteca, e li scopri che il posto è affollato come la metropolitana all’ora di punta, solo che qui la gente non si lamenta, ma anzi si diverte.

Le f… di legno (come dice il mio collega piemontese) la fanno da sovrane in questo regno, nel senso che la fanno vedere al popolo bue ma poi se non hai un reame alle spella ciccia, poi la musica unz unz mi schifa già alla quarta battuta, neanche fosse un comico di quart’ordine; il volume a palla poi è solo un aggravante, forse usata per non permettere agli astanti di parlare e scoprire che poi non hanno molto da dirsi. Se devo immaginare l'inferno un po' assomiglia a questo posto.
I drink sono da dimenticare, non per dimenticare. Il barista cerca di fare il brillante, ma io vedo solo buio, il buttafuori ti guarda in cagnesco e ti fa entrare solo perché la tua collega gli ha fatto vedere la scollatura da paura, ma non è che lì tra l’incavo dei seni sia finita anche il suo cervello (questo spiegherebbe un sacco di cose), sicuramente una buona parte della bavetta di questo secondino del terzo millennio, che deve controllare chi cerca di entrare anzhchè chi vorrebbe fuggire.

Non lo so, eppure un single impenitente come me e lì che dovrebbe andare a caccia, peccato che mi manchi il fisico del principe azzurro, la ricchezza del re, il senso del ritmo del menestrello, o la battuta pronta del buffone di corte. Ahimè posseggo solo l’invidia di Iago che mi fa rosica’ come il topo nel formaggio.
So di non poter mai appartenere a questa realtà fatta di alcool e strusciatine, di pasticche ed ammiccamenti, di impiegati stressati e segretarie in cerca di evasione: si perché il giovedì, oltre agli gnocchi come diceva un vecchio adagio, è il turno dei colletti bianchi di sudare l'agognato momento di evasione.
Problema non indifferente è poi quello dell'abbigliamento. Devi essere fashion, altrimenti anche se ti metti in mezzo alla pista finisci a fare tappezzeria o, al massimo, la gondola ricordo di Venezia, che negli anni '80 troneggiava come un trofeo sopra i televisori di metà degli italiani, ma che ora è al massimo un pezzo kitsch, da comprare in uno di quei mercatini di ciarpame.

Eppure il fatto che mi senta a disagio non mi dispiace. sarà orgoglio o quello che volete, ma questo disagio mi piace. Sbaglierò, ma il non sentirmi come loro, o meglio come li percepisco io, mi fa sentire bene.

Qualcuno di voi conosce un buon supermercato dove pescare? Il mio laghetto è quasi del tutto prosciugato.

08 marzo 2008

Torino - 3° puntata


Nuova settimana a Torino, e con questa fanno tre, e nuovo albergo. Sì, per questa settimana niente pacchia con i 30 secondi per arrivare in ufficio, o meglio per arrivare alla portineria, perché di solito lì devo perdere almeno dieci minuti per la parte burocratica di accreditamento, e poi per farmi dare un pass da visitatore.
Visto che una delle novità più grandi è proprio l'albergo nuovo iniziamo il resoconto della settimana proprio da qui.

L'albergo si trova a ben 300 metri dall'ingresso del complesso di uffici dove lavoro, quindi ora impiego la bellezza di 2 minuti per arrivare alla portineria, tenendo conto del fatto che devo attraversare uno dei tanti vialoni che corrono dentro la città, in compenso si trova a venti metri dalla mia trattoria preferita.
Arrivato la sera del lunedì il portiere di notte mi registra e mi dice che la camera è al secondo piano. Qui inizia l'avventura. Non c'è ascensore, e non sarebbe un grosso problema se non soffrissi della sindrome del paguro bernardo che si porta dietro la casa, quindi ho una valigia voluminosa. Non mi faccio abbattere da questo piccolo particolare ed imbocco la salita della rampa di scale come un novello Pantani. Al primo giro scopro che esistono anche i mezzi piani, ma questo non mi ferma, continuo la mia salita come uno stambecco alla ricerca dell'erbetta buona. Arrivo un po' provato in cima, la giornata è stata pesante quasi quanto la mia valigia. La mia camera è la prima per fortuna. Entro. Guardo. La prima sensazione è pessima. La stanza ha una strana forma geometrica. Un quadrilatero ubriaco. A prima vista, poi, sembra una camera d'ospedale. I colori sono freddi, la televisione si trova su una mensola a 2 metri d'altezza. Il bagno sembra una cabina armadio, sia per la posizione che per le dimensioni. Per farvi capire quanto è piccolo basti sapere che: per farmi la barba devo sedermi sul bidet, nella cabina doccia non ci sto proprio. Con le spalle tocco le pareti, con il guscio della tartaruga il miscelatore. Neanche la porta pieghevole ci sta, infatti crea un cuneo che s'infila tra le scapole, rendendo ancor più angusto il tutto. Insomma avete presente Pozzetto in Ragazzo di Campagna, ecco io uguale. Sono costretto a lavarmi a quarti, come i boui, prima quelli superiori e poi quelli inferiori.

La mattina del Martedì scopro che l'albergo è pieno di persone che lavorano in cantiere. alle sei iniziano a suonare le sveglie e lo scalpiccio per le scale è accompagnato da maschi saluti (cosa dicono non l'ho capito, so solo che se lo dicono alla maniera dei tifosi allo stadio)
Non credevo di poterlo pensare ma RIVOGLIO LA MAI PORNO STANZA!!!

Il secondo evento è la ricerca di un ristorante dove vedere la partita di Coppa Campioni, il nome Champions League proprio non mi piace. Comunque riesco a trovare il locale che far per me. Pizzeria Ristorante Cozzeria. Si va. Vedo la partita con il collega interista automunito. Arrivati al locale, molto grande e praticamente deserto, sugli schermi vedo una vecchia trasmissione che uno dei nuovi presentatori, che poi tanto nuovo non è, ed una bellezza nordica cercano di riportare in auge. Chiedo al cameriere se fanno vedere la partita, con una faccia così preoccupata e speranzosa che lui cambia subito canale e si sintonizza con lo Stadio San Siro. Lasciamo stare la partita ed il suo risultato. Comunque sullo 0 a 0 ordiniamo il dolce. Poco dopo i pistolotti segnano ed io m'intristisco. Il cameriere vede l'amarezza che provo e mi porta una doppia razione di dolce. Grazie.

Ultima novità è che venerdì devo sostenere la visita medica per il lavoro. Quindi a questo giro settimana corta e giovedì rientro a casa, dove il bagno è molto più confortevole.


Questa settimana ci sono state anche cose positive. Le belle giornate, il cielo limpido, mi hanno permesso di vedere uno spettacolo che a Milano non si può vedere. Mentre attraverso la strada per andare in ufficio, vedo le Alpi imbiancate, a nord, e le colline verdi, a sud. Mi basta solo girare la testa. Qui le montagne sembrano più vicine. Per fortuna vengo a lavoro a piedi altrimenti una fuga in verso quei paesaggi alpestri l'avrei presa seriamente in considerazione.
Il team si amalgama sempre più, ed anche le giornate in ufficio scorrono più velocemente.
Il ritorno in sede poi mi permette di rincontrare colleghi che non vedevo da un po' di tempo e di fare quattro sane chiacchiere. Ho conosciuto i nuovi arrivati.
Una giornata spensierata, come non ne capitavano da tempo.

Nella prossima puntata si parlerà di...


02 marzo 2008

CI PARLAMM' E NUN C' CAPIMM'

In questo periodo mi è capitato di avere uno scambio di battute con un'amica. Questo scambio di battute forse è anche un po' degenerato, ma non è di questo che voglio scrivere. In questo post vorrei parlare di come sia, a volte, difficile farsi capire dagli altri.

Non so se vi sia mai capitato di dire una cosa, ed avete in mente in maniera ben chiara quello che volete dire, mentre la persona che avete di fronte capisce ben altro. Ammetto che la maggior parte delle volte ciò è dovuto al fatto che dò per scontato un sacco di cose, quello che sembra evidente a me, forse non lo è anche per chi ho di fronte. Questo difetto fa di me un pessimo maestro.
Va da se che capita anche a me d'interpretare male ciò che mi viene detto. Questo capita solitamente quando credo,spero, voglio, presumo che le cose siano come le vedo io.
Solitamente, in questi casi, basta parlarsi un po' per chiarire tutto. Quello che si credeva di poter esprimere con poche parole, magari d'effetto, forse richiede un po' più di tempo e di cura. Magari la scelta di parole più semplici anziché di grossi paroloni.

La cosa è più complicata se chi si ha di fronte si è fatta un'idea ben precisa di te, peccato che questa idea sia errata, o non del tutto vera. A volte si scoprono difetti che non si pensava di avere e su cui bisogna lavorare, e questa è una fortuna perché ti permette di conoscerti meglio e di crescere. A volte, però, chi sbaglia è l'interlocutore.
Cerco di spiegarmi con un esempio. Ci sono attori a cui viene attaccata un etichetta. Sex Symbol, caratterista, attore drammatico etc. tanto che gli vengono proposte solo parti di un certo genere, per poi scoprire che questi sono in grado di affrontare anche parti diverse dal cliché appiccicatogli, e di fare molto bene. Così lo spettatore resta sorpreso e gli addetti al lavoro sono costretti a cambiare i propri giudizi. C'è chi è abbastanza umile da cambiare idea e chi è più capoccione e si ferma alla prima impressione. Chi sa chi dei due ha poi ragione.

Una cosa che ho imparato è che la gente cambia, che le opinioni rigide non fanno bene, che le fissazioni delle persone sono più di quanto si pensi.
Avete mai provato a far cambiare opinione a qualcuno?

Solitamente da ragazzi ci si scontra con la classe insegnate, che se ti etichetta male ti costringe a fare il doppio per prendere la metà, sempre se non ti si accusi di aver barato. Crescendo viene il turno dei genitori degli amici e delle amiche, sino ad arrivare al tuo capo.
C'è chi ci ha campato su questo. Chi ha ricevuto l'etichetta di champagne anche se in realtà era poco più di un'acqua brillante e su quello ci ha costruito la carriera, ed ammetto che la mia invidia nei loro confronti a volte è forte.

Quindi quando mi capita di essere etichettato per quello che credo di non essere, ci resto male, soprattutto se questo avviene da parte di persone il cui giudizio mi interessa perché le reputo in qualche modo importanti. In questi casi cerco di riflettere e capire dove ho sbagliato, se è vera “l'accusa” che mi è portata. Se così fosse cerco di migliorare, altrimenti cerco di spiegare le mie ragioni sperando di far cambiare opinione alla persona che ha portato alla riflessione.
Se questo capita con persone di cui ho, io, una pessima opinione, la cosa mi scivola addosso.

Spero di essere stato chiaro, e se non lo fossi stato cercherò di esserlo nel prossimo post da Grillo parlante.



01 marzo 2008

Torino - 2° puntata


Ed ecco che anche la seconda settimana di trasferta a Torino volge al termine.
Questa è stata una settimana un po’ diversa dalla precedente. La prima cosa da dire è che sono entrato ed uscito, dalla FIAT, con Marchionne, peccato che io ero a piedi e lui in elicottero. Mentre io salivo verso i piani alti lui scendeva tra il popolo dei dipendenti. Mentre io scendevo verso la realtà della vita al di fuori dell’ufficio lui risaliva sul suo mezzo palato e prendeva il volo sopra la città che brulicava di auto che sfrecciavano per i grandi vialoni, arterie ormai compromesse di questa ex capitale.

Quasi dimenticavo. questa settimana la mia stanza ricordava una delle costruzioni di mio nipote, scala 100 a 1. Innanzitutto la camera è triangolare, per essere precisi un triangolo rettangolo. ma fosse solo questo, a metà dell'ipotenusa sorgeva una colonna del diametro di un metro. Le poltrone sono rivestite di pelle, quella di una vacca pezzata della pianura padana. Avete presente la mucca Ercolina, simbolo della protesta contro le quote latte? ecco cosi.
A questo giro il bagno era un po' più piccolo, ma con la stessa vasca da bagno Fosbury.

Martedì, mentre la città si preparava al derby di campionato, sono riuscito a correre un po’. Correre in città non è un gran ché. Per fortuna ci sono lunghi e larghi violoni, abbastanza grandi da tener lontano le macchine, anche se non a sufficienza. Per evitare di perdermi, e chi mi conosce sa che non posseggo il senso dell’orientamento visto che mi perdo ancora al Bosco in città, ho preso lo stradone davanti all’albergo e l’ho percorso sino alla fine. Per il ritorno mi sono fatto coraggio e mi sono avventurato per una nuova strada, e lì ho apprezzato il fatto che Torino sia piena di cartine per gli sprovveduti come me. Comunque questo mia capacità di perdermi mi ha permesso di scoprire una trattoria che mi ha fatto rinunciare al proposito di provare un nuovo locale ogni sera. E sì perché uno dei più grandi problemi della vita in trasferta è quello del cibo. Si va per trattorie, ristoranti e pizzerie a mangiar il piatto tipico, o la pizza carica d'ingredienti tanto da sembrare il risultato delle pulizie di primavera della dispensa. Solitamente è difficile mantenere una dieta equilibrata. Cibi carichi di condimenti, poca verdura, zero frutta ed una quantità di zuccheri da far arrossire anche Willy Wonka. Lasciamo perdere gli alcolici, in valigia sono finite due bottiglie di super alcolici, una di San Simone ed una di Zeroundici.

Una delle note dolenti è stata che il collega malaticcio mi ha paccato tutte le sere, mi ha fatto provare la parte più dura della vita lontano da casa, almeno all’inizio. Il mangiare da solo. Seduto al tavolo a farmi compagnia questa settimana ci sono state le immagini di San Remo, solo le immagini perchè l'audio era azzerato per consentire la conversazioni degli avventori, e la lettura di qualche pagina dei libri che il proprietario ha posizionato all'ingresso. Per fortuna che il personale è stato molto gentile, e la conduzione familiare mi ha fatto sentire un po' il profumo di casa.
Per mettere ancora più in difficoltà il mio umore aggiungete che in albergo al posto del canale satellitare di film hanno posizionato quello che trasmette la diretta delle avventure di un gruppo di sconosciuti rinchiusi in una casa. E vai con l’allegria.
Il mio spirito poi è stato messo a dura prova quando, per motivi che non sto a spiegare, ho chiesto un passaggio per tornare a Milano ad un gruppo di colleghi che lavora in un paesino a nord di Torino. Se alla collega, responsabile di quel team, avessi chiesto il c... avrei avuto più possibilità. (Aspetta com'è che non gliel'ho ancora chiesto? Appunto personale: chiedere due fette di c... vicino all'osso alla collega) Comunque sono tornato a Milano, o meglio a Rho, in treno.
Per concludere con le cose negative, venerdì mattina il direttore dell'albergo mi ha detto che non poteva prenotarmi la settimana per la prossima settimana.

Ammetto che ci sono state anche cose positive: la colazione con un gruppo di ragazze dell'est ha allietato il momento del risveglio; il nuovo team in cui lavoro mi piace, ed anche quello che faccio ora è stimolante, tanto che il fatto di finire spesso tardi in ufficio mi pesa poco. Ed in fine il casual friday ha ridotto il mio dilemma nella scelta delle cravatte.
Il nuovo albergo dove alloggerò mi sembra più carino e meno freddo. Il direttore si è dimostrato persona molto gentile e simpatica (il fatto che siamo omonimi vorrà dir qualcosa). Il fatto che un amico, anche con poco preavviso, abbia trovato il tempo per passare a prendermi in stazione mi ha migliorato il rientro.

Nella prossima puntata si parlerà di....


23 febbraio 2008

Torino - 1° puntata


Ed eccomi a Torino a lavorare per la FIAT.

Se non fossimo nel 2008 potrebbe sembrare l'inizio della storia di un emigrante degli anni del boom economico, quando molti lasciavano la propria terra per cercare la ricchezza in fabbrica e nelle grandi città del Nord.

Oggi non sono più le tute blu a mangiare il pane salato, dalle lacrime, dell'emigrante; a entrare nella catena di montaggio del miracolo economico. Ora sono i colletti bianchi. Nel mio caso specifico il consulente IT (Information Tecnology) a lasciare la propria terra, i familiari e gli amici, per venire a cercar fortuna nella terra degli Agnelli.

Dai racconti sentita dai miei genitori, dai libri che raccontano di quel periodo storico, dai film neorealisti etc. uno dei problemi più grandi era l'alloggio. All'epoca c'erano leggi protezionistiche (di che, bho?) per cui potevi richiedere la residenza se avevi un lavoro, e potevi lavorare se avevi una residenza, un cane burocratico che si mangia la coda. Piccole case affittate a interi gruppi, edilizia dormitoriale (scusate il termine di fantasia), dove gli operai tornavano a dormire e basta, dove si sentivano parlare i dialetti di tutta l'Italia.

Oggi non è poi così diverso, si sentono ancora parlare dialetti diversi, ma non più del bel paese, ma di terre più o meno lontane. Anche gli odori non sono più quelli della dieta mediterranea, ma quelli di spezie esotiche.

Rispetto a quelle storie io sono forse un po' più fortunato. Ho trovato per ora alloggio in un albergo vicino al posto dove lavoro. Ad essere sincero la mia stanza è vicinissima al mio ufficio. Ora vi spiego: nel momento in cui mi è stato comunicato che sarei andato a Torino, cosa di cui si parlava da ormai un anno, mi è stato chiesto anche di trovarmi un alloggio, dandomi un indicazione sul tetto massimo di spesa, e consiglio di starne ben al di sotto, e che possibilmente avesse una buona logistica, cioè non fosse troppo lontano dalla sede di lavoro. Comunque utilizzando i potenti mezzi della rete ho trovato un albergo che rispondeva pienamente a queste esigenze, trovando un albergo/residence a tre stelle, nella traversa precedente l'indirizzo fornitomi.

una certa Gessica, molto solerte, mi ha inviato mail con preventivo e messaggio pubblicitario che sarei stato coccolato durante la mia permanenza con una serie di servizi pensati per rendere più piacevole la mia permanenza.

Se avete iniziato a far pensieri sconci, siete in ottima compagnia.

Arrivato a Torino scopro che l'albergo fa parte del complesso dove lavorerò, e che la mia stanza si trova, fisicamente, sopra l'ufficio dove espleto le mie attività. Se non fosse che i due ingressi, albergo e FIAT, si trovano su due lati opposti dell'isolato mi ci vorrebbero 10 secondi per arrivare dalla camera al posto di lavoro. Il sogno di tutti i dormiglioni.

L'albergo merita almeno due righe di descrizione. La hall sembra quella di una pensioncina che l'unica stella a cui può aspirare è la stella cometa a Natale, molto piccola con un divano in finta pelle nera ed una recepsionist che non fa onore al nome Gessica ed alle fantasie che mi ero fatto sulle coccole (lo so, il solito maiale che scambia una gentilezza per un segnale libidinoso, ma che ci posso fare). Per fortuna che è simpatica. Mi registro e mi da la chiave della stanza.

La mia prima impressione vedendo la stanza è che ci abbiano girato alcune scene di un film porno.

Letto matrimoniale con coperta rossa, un paio di specchi ad ornare i muri, un armadio stile casa di montagna, una scrivania, senza sedia, due poltroncine in pelle, sempre finta, nera. ed il televisore.. L'area condizionata che sembra abbia problemi di asma. Il pavimento in finto parquet. Più ci penso e più mi sembra il set di un film amatoriale girato da coppie che non si bastano più. Forse in rete si trova anche il girato.

Il bagno per lo meno è pulito, piastrellato tutto di blu, con la vasca più alta che abbia mai visto. per entrarci bisogna usare la tecnica Fosbury. La temperatura è quella dei bagni delle piscine, molto vicino al punto sauna.


Nella prossima puntata si parlerà di....

13 febbraio 2008

A chi non piace San Valentino?

San Valentino è una festa consumistica…questa è una delle frasi più ripetute da single o accoppiati con le braccine corte. Gli smemorati si difendono con la scusa che per loro è sempre San Valentino, anche se poi se ne dimenticano.
Poi c’è il dubbioso che non sa se fare il regalo o no, oppure quanto spendere per un dono d’amore. E si, perché magari ci si mette d’accordo per un tetto di spesa bassino visto il periodo economico; poi uno dei due esagera e mette in difficoltà l’altro. Ad esempio: scarti il tuo regalo e trovi l’ipod/cellu/orologio e non sai se essere felice oppure cadere nel baratro dell’imbarazzo perché con un tetto di 10€ tu hai preso un fermacapelli dalla bancarella di un immigrato, ed hai anche dovuto contrattare sul prezzo con il venditore ambulante, ottenendo così il fermacapelli ed un accendino a forma di busto femminile con musichino annessa.
Chi sa lei dove l’ha comprato un ipod/cellu/orologio a 10€, non sarà mica rubato???

Il regalo più gettonato da parte di noi maschietti è il completino sexi, regalo che rende felici entrambi, anche se c’è da considerare alcune cose:
1) Devi conoscere perfettamente la sua taglia, tenendo conto delle feste appena trascorse e del gradiente dieta.
2) Non devi sbavare troppo dietro la commessa del negozio d’intimo, sempre disposta a mettersi a disposizione come metro di confronto, facendo si che passi tutto il tempo a pensare alla commessa con il completino sexi che hai comprato e ti dimentichi il bigliettino.
3) Il bigliettino deve essere: romantico, spiritoso, alludere senza cadere nella volgarità,con frase d’effetto ed originale etc… praticamente lei vorrebbe una foto di Roul Bova a dorso nudo, mentre ride, con due bicchieri di champagne e sotto il nr di telefono…il suo però
4) Visto i tempi che corrono poi, appena entrato in negozio devi assicurarti che non ci siano bambine e donne incinta, sottolineare ad alta voce che sei venuto a cercare qualcosa di carino per la tua fidanzata prima che il pettegolezzo delle presenti prenda la strada sbagliata.

Se sei single solitamente cerchi di piazzare lì riunioni di lavoro, così da avere compagnia; visite dentistiche, almeno hai la scusa per fare la faccia sofferente; la pulizia di casa, che rimandi da quando l’ultima ragazza è uscita dal tuo letto; vedere quel film cecoslovacco, neorealista, sulla posizione delle donne, che il tuo edicolante ti ha consigliato; cercare su internet le offerte per un qualche viaggettino, anche se poi finisci sempre sui soliti siti, tanto che quando si apre l’home page appare una pop-up di saluto personalizzata; partitella a calcetto, tra scapoli e single di ritorno, così scarichi un po’ di stress; iniziare a leggere la strenna natalizia che ti hanno regalato gli amici, AVETE DOMANDE DA PORCI? La tentazione nella storia.
Non pensate che finisca qui. Per i single c’è San Faustino, giorno di caccia alla passera scopaiola. Solitamente si impazzisce nel cercare di finire nella festa giusta, nel locale giusto, con la gente giusta a cercare di far fare qualcosa di sbagliato alla biondina del tavolo accanto. E passi il giorno di San Valentino a cercare di cancellare dalla casella di posta tutto lo spamming creato dall’enorme massa di persone che cerca la festa giusta, nel locale giusto, con la gente giusta a cercare di far fare qualcosa di sbagliato al primo essere piacente che gli rivolge la parola, ma anche al secondo o al terzo, e a quel punto l’importante è che respiri, e nei casi più disperati che sia almeno tiepidina, anche se una volta, a questa battuta, mi è stato risposto con tono serioso:” cos’hai contro i surgelati?”.

Ma alla fine abbiamo tutti bisogno della stessa cosa…

11 febbraio 2008

ERA DALL‘82

Ed ecco che il momento di gloria arriva, inaspettato come la vittoria di David contro Golia, ed arriva sotto forma di una frase “ ERA DALL’82 CHE NON PERDEVO”, da quella caldissima estate mundial, in cui tutto il bel paese, compreso il Presidente partigiano, gioiva per una vittoria arrivata superando sorprendentemente tutti i favoriti, che il sepurbravo Seba non perdeva a boccette. A dire il vero da allora non credo abbia avuto molte occasioni di giocare, ma questo non farà della mia vittoria un evento più piccolo.
Comunque ieri si è ripresentato il suo ammazza statistiche, come dice lui. E se è vero che nel calcio la palla è rotonda, nelle boccette ci sono addirittura nove palle indi per cui non si sa mai.
A sentir lui io sarei la dimostrazione vivente della fortuna del principiante, che per l’ennesima volta gli ha fatto fare la fine della lepre battuta dalla tartaruga. Molto probabilmente ha ragione, ma questo i posteri non lo ricorderanno, soprattutto se lascerò scritto solo della vittoria e non di come è stata raggiunta.
Chi sa se anche questa notte avrà ripetuto nel sonno il refrain dello sconfitto, come successe in un’altra calda estate, in cui io smarrivo il mio Cuore dietro ad una ragazza, che mi avrebbe lasciato un bel 2 di picche formato famiglia per la mia collezione, e per nemesi vincevo a CUORI, per l’impiegato imboscato HEART, gioco che vedeva l’incolpevole Seba uscire sconfitto.
Quella notte nella stanza messaci a disposizione una voce aveva risuonato: “ERA DALL’86 CHE NON PERDEVO A CUORI”. Quella frase è rimasta tra i ricordi più allegri di una vacanza memorabile. Chi sa se la scorsa notte ha svegliato la sua dolce consorte e la piccolina ripetendo quelle poche parole. Chi sa lei cosa avrà pensato, se avrà capito.
Forse ora mi sto montando un po’ la testa.

Non c'entrerà molto ...ma Nunzio Rambo era esaurito

08 febbraio 2008

Avrei potuto parlar di notti stellate


Se fossi più bravo a scrivere, dedicherei un post a queste ultime due mattinate. Lo spettacolo del sole che sorge all’orizzonte colorando il cielo di sfumature arancioni, le montagne che si stagliano in lontananza, facendomi sognare di fughe dalla città verso un mondo più naturale.
Campanili che sovrastano le case basse dei paesini di periferia, segno di una storia passata che molti hanno dimenticato. Alcuni campi non ancora ceduti alla smania di edilizia che vede crescere gru in ogni dove.
Sono in macchina, a percorrer la statale, mi son svegliato con quella sensazione di star bene o più esattamente meglio, tanto che canto le canzoni che trasmette la radio, come in una specie di karaoke su quattro ruote, senza pensar a chi, in un'altra auto, possa non apprezzar le mie stonature.
Il traffico è scarso in questo giorno in cui gli studenti della mia città sono esentati dal recarsi a scuola per poter godere del carnevale. Ed anche questo aiuta il mio buon umore.
E che importa se gli autisti della domenica ormai non fanno più distinzione sui giorni della settimana e vanno in giro anche il venerdì, se c’è sempre qualcuno che ha molta fretta e poca educazione, che importa.
Vivo oggi come i personaggi del SABATO DEL VILLAGGIO dipinti in strofa da Giacomo Leopardi. E allora mi godo questi momenti come se Chi vuol esser lieto, sia: - di doman non v'è certezza. Ma al contrario io conservo la speranza che domani sia più “magnifico” di oggi mio caro Lorenzo de’ Medici, e se così non fosse mi rimarrà il ricordo di questi momenti lieti a consolarmi.
Ed anche se in ufficio c’è qualcuno che attenta al mio stato d’animo, io gli dono un sorriso, perché oggi sono impermeabile anche alla stupidità di chi mi circonda.
Ed allora oggi sorrido spensierato; domani verrà, ma non prima che le stelle tornino a far compagnia al cielo in attesa di una nuova alba.

Lettore per favore sii indulgente
Con i pensier della mia mente
Oggi volevo scriver di questi momenti
Così da prolungarne i godimenti
E se queste parole ti sembrerai banali
Non augurarmi del ciel gli strali
Ma insieme a me cammina
Alla ricerca di una nuova mattina

02 febbraio 2008

Passo 7


Ed il cerchio si chiude. Sono qui dove tutto è iniziato, seduto sulla tazza del cesso del mio bagno. Credevo di aver dimenticato quello che era successo, risolto ogni pendenza, ed invece sono solo scappato dal problema. Eh sì, ho lasciato qualcosa di inrisolto che ora viene a presentare il conto, compreso d’ interessi salati che bruciano sulle ferite ancora aperte.

Sono solo scappato davanti alle difficoltà cercando di dimenticare anziché affrontare la questione. Pensavo che riempire tutto il mio tempo, senza lasciar alla mente un solo secondo per tornare a quel giorno, mi avrebbe permesso di traslocare il ricordo prima nel limbo dei miei pensieri e poi nell’oblio delle cose dimenticate, ma non è così. Ora me ne rendo conto. La vita prima o poi ti rimette avanti ai problemi che non hai affrontato ed aspetta da te una risposta.

Se chiudo gli occhi posso vedere il film della nostra storia. Il sorriso con cui mi ha accolto al primo appuntamento. Quel sorriso ha sciolto il nodo emozionale che non mi permetteva quasi di respirare. Gite fuori porta con la sua guida aggressiva, i panini mangiati in un prato a guardare lo spettacolo che la natura ci offriva, le lunghe passeggiate per le vie del centro mano nella mano, il tifo allo stadio, i concerti. La prima vacanza al mare insieme.
Rivedo i bei momenti passati insieme, mentre quelli brutti sono vaghi, indistinti, già nascosti dalla nebbia dell’auto difesa affettiva.
Ma cosa è successo in questi mesi? Una parte della mia anima è come se fosse rimasta a quel giorno. Congelata. Un’ombra nera che mi tira versa un baratro freddo ed oscuro.

Blim blom! Questo è il segnala dell’arrivo di un sms. Ho la suoneria che ricorda gli annunci al supermercato, è aperta la cassa sette, un responsabile della macelleria si presenti in cassa centrale. Ma chi sarà mai a quest’ora?
Esco dal bagno e dalle mie seghe mentali e raggiungo il cellulare in sala. La curiosità ha già attaccato tutto le mie riflessioni sbaragliandole. Guardo il telefonino appoggiato sul mobile a fianco del divano. Una lucina blu lampeggiante conferma visivamente quanto il segnale acustico ha già detto. Mi allungo a prendere il cellulare.
Il numero che appare mi è sconosciuto. Sarà qualcuno che ha sbagliato. Leggo il messaggio.
CIAO.TI HO VISTO ALLO STADIO.TI VORREI PARLARE.POSSIAMO INCONTRARCI SAB PROX VERSO LE 1630 AL SOLITO BAR?BUONA NOTTE.R

Buio! È nuovamente tutto buio!

Riapro gli occhi e rileggo l’sms. Mi tremano un po’ le mani e fatico a respirare. Quella R è lei, è la sua firma. Quante volte ho letto la sua firma al termine degli sms che ci scambiavamo per augurarci la buona giornata. Ha preso a firmarsi con la sola iniziale per allinearsi al mio stile, diceva.
Devo pensare se rispondere e cosa scrivere.
Devo riflettere.
Durata della riflessione, 3 secondi. Il cuore ha preso il sopravvento ed ha risposto “OK C”.
Ed ora cosa faccio?
Respirare profondamente, questo innanzi tutto. Meglio andare a letto. Meglio dormirci sopra e sperare che la notte porti consiglio.

Drindrindrindrin!!!

La sveglia. Devo andare in ufficio. Controllo il cellulare per verificare che l’sms sia reale e non un sogno.
C’è.
Ok non è un sogno. La priorità ora è andare a lavorare.
Le ore passano a velocità alterna. Momenti che scorrono velocemente ed altri in cui le lancette sembrano fermarsi. Cerco di non pensare troppo all’appuntamento, per evitare di farmi film e seghe mentali. Almeno ci provo. Devo riuscire a tener basse le aspettative, proprio come dice va R nella sua mail.

È sabato. Sono le tre e sono già al bar. Se vi state chiedendo come mai sono già al bar è perché ho iniziato a prepararmi questa mattina presto, forse sarebbe meglio dire molto presto.
Va bhè. E poi avevo paura di trovare traffico e non trovare parcheggio, anche se a dire il vero il famoso bar è a dieci minuti da casa mia. Lasciamo perdere i motivi per cui sono già qui, a casa non riuscivo a star fermo. Continuavo a pensare, a farmi film, dialoghi, sceneggiature su questo incontro, aspettative. Ok i buoni propositi sono andati a farsi benedire.

La gente entra ed esce dal bar. Dopo aver camminato per venti minuti davanti alle vetrine del bar ho deciso di entrare e mi sono seduto ad un tavolino in fondo al locale. Ho ordinato un succo di frutto, meglio evitare gli alcolici, anche se la tentazione è tanta. Cavoli mi sembra di essere un ex alcolista.
Lei arriva puntualissima, come al solito. È l’unica donna che conosco che sia puntuale agli appuntamenti. Di solito il darti un orario è solo un’indicazioni di quando iniziare ad aspettarle.
Mi vede e mi raggiunge al tavolino. Stretta di mano informale.
L’imbarazzo è palpabile.
La vedo e mi appare diversa. C’è qualcosa di diverso nel suo viso.

Rompo io il ghiaccio. Ho solo una domanda. PERCHE’?

Lei un po’ in imbarazzo prende il discorso un po’ alla larga, ma il succo ndelle mille parole che cerca di mettere una dopo l'altra è che non mi amava più.
Le chiedo perché la mail, perché non dirmelo in facci, perché scappare da casa come una ladra, perché distruggere lo zaino, perché un altro.
Lei da le sue spiegazioni, dicendomi che non aveva il coraggio di guardarmi negli occhi, che aveva provato più volte a parlarmi, ma che l’era mancato l’occasione giusta e quando si era accorta che il suo cuore iniziava a battere per un altro aveva preso la decisione che non poteva andare avanti a così ed è andata via. Che era meglio così. Meglio darci un taglio netto. Lo zaino era stato un incidente accaduto mentre lei stava prendendo le sue cose. Il cane ha afferrato lo zaino ed è scappato in bagno…ok ok ho capito. Mi doveva bastare già il NON TI AMO PIU’. Scorrono altre parole, ma ormai il più è fatto. Mi dice che per lei sono stato una persona importante e che non vorrebbe perdermi, le piacerebbe che restassimo amici.

Ferma, fermate il mondo per un attimo.

AMICI??? Aspetta. Chiariamo un attimo.

Ok che non mi ami più. Sono cose che possono succedere. Ok per l’incidente dello zaino. Sono cose che possono succedere. Ok per la fuga e la mail. Sono cose che succedono. Ma AMICI?!?
Come dice il tuo cantante preferito AMICI MAI PER CHI SI E' AMATO COME NOI!
Le rispondo che mi dispiace ma che non è possibile. “Sono stato” una persona importante, il che significa che non lo sono più, quindi non lo deve essere più neanche lei per me, quindi non possiamo essere amici. Il ragionamento non fa una piega. Sono o non sono un ingegner…
Prima di iniziare a dire cose spiacevoli, mi alzo, la saluto e vado via.

Per uno strappo occorrono due mani, con una sola non è possibile. In alcuni casi le mani tirano in due direzioni diverse, in altri una resta ferma mentre l’altra continua ad andare avanti per la sua strada. Forse è questo quello che è successo. Le nostre mani hanno smesso di andare nella stessa direzione e la nostra storia si è rotta.
Ci sono strappi che possono essere ricuciti ed altri che ti lasciano in mano solo stracci per la polvere, ed in questo caso l’unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche ed iniziare a fare un po’ di pulizia.

Magari potrei cercar un po’ di compagnia per far le pulizie di primavera.


14 gennaio 2008

Crisi - Opportunità


Negli ideogrammi cinesi, nella parola “crisi” è rinchiusa anche la parola “opportunità”.
Ho letto questa frase nell’incipit del libro che ha iniziato a farmi compagnia nei miei trasferimenti da casa in ufficio e viceversa.
Ora nel libro si parla di lavoro e precarietà, punti di vista differenti sul futuro del bel paese.
Non so come, ma questo pensiero mi ha ricordato una delle frasi che mi sono ripetuto nel periodo che ricevevo solo porte in faccia nella ricerca del lavoro: “La Bonaccia non fa muovere la barca”. In quel periodo era diventato una specie di tantra. Una frase magica che mi ripetevo ogni volta che qualcosa andava storto, ed in quei giorni, o meglio mesi, mi sembrava che tutto fosse come la giornata di oggi: grigia e triste. Non sono caduto in depressione grazie ai familiari ed agli amici, ed a dire il vero anche un po’ per merito mio che ho alzato la testa invece di scavare quando ho pensato di toccare il fondo, ma come si dice chi si loda s’imbroda.
Cavoli! Ormai parlo solo per frasi fatte. Mi saran finite le idee?
Ed ecco un altro aspetto della dicotomica coppia. C’è chi dopo ogni tragedia trova la forza e lo spirito per ricostruire. Una specie di filosofia della FENICE che risorge dalle proprie ceneri e chi si piange addosso aspettando che qualcosa succeda.
Tutti gli eroi prima del grande exploit devono affrontare immani difficoltà, ed è proprio dai momenti di difficoltà che traggono l’energia per affrontare e battere il proprio nemico. Va distruggi il male. Ormai ci ho preso gusto con le citazioni.

Ci si chiede perché a volte si debba passare da questo percorso di lacrime, ma ribadendo la mia scarsità di fantasia odierna farò uso di un motto della cristianità molto usato nei momenti di crisi, in cui ci si domanda spesso perché proprio a me, solitamente la risposta è Le vie del signore sono infinite.
Se dovessi scrivere il concetto su una maglietta fashion userei: Se non ti ammazza ti rende più forte!
Magari darei una svolta alla mia vita.

Eppure oggi il concetto di CRISI – OPPORTUNITA’ per me ha un’altra valenza, non lo applico solo al lavoro ma anche a tutti gli altri aspetti della vita. Ogni volta che mi succede qualcosa di storto cerco di raddrizzarmi e di cercare i lati positivi, e se non ne vedo provo a guardare un po’ più in là o a guardarmi in giro in cerca di aiuto. E se non c’è soluzione sono diventato abbastanza forte per accettare una sconfitta, ben consapevole che ci saranno altre partite.

Per qualche collegamento sinaptico strano, poi, la mia mente ha fatto un salto nella foresta malese, tra tigri dai denti a sciabola, scimmie,elefanti e serpenti velenosi; tra tagliatori di teste e mangiatori di uomini; e come spettatore assisto al dialogo tra uno dei tigrotti di Mompracem ed un esule greco:

Kamamuri – di notte la giunga mi fa paura. Io ho molta paura e tu, non hai paura?
Teotocris – no, io non ho paura di niente.
Kamamuri – allora non hai coraggio. Io che ho molte paure ho bisogno di molto coraggio per affrontarle, ma tu che non ne hai a cosa ti serve il coraggio?

Chiedo umilmente scusa al maestro Salgari per aver sottratto in malo modo queste poche righe: non credo che il viaggiatore immobile abbia usato queste precise parole, ma il senso di quello che voleva dire spero si sia capito.

Lo so che potrebbe sembrare una pagina scritta da Anthony De Mello; un’americanata sul pensiero positivo, il bicchiere mezzo pieno, e via dicendo. E forse un po’ di verità c’è, ma che male c’è in fondo. Forse in queste pagine c’è faciloneria e buonismo, ma se è vero che la FORZA ha un lato oscuro è anche vero che esiste un lato luminoso, ed è sempre possibile passare da un lato all’altro.
Continuo ancora ad entrare in crisi, a vedere buio, solo che ora i periodi neri durano un po’ meno e so che non può piovere per sempre, ultima citazione.

28 dicembre 2007

BUON 2008!!!

A tutti voi i più sinceri Auguri di uno Scoppiettante 2008


27 dicembre 2007

Niente Paura

Cosa dire di questa due giorni passati tra tavole imbandite e pacchetti da fare o scartare, telefonate a voci di cui non ricordi il volto o sorrisi di circostanza. Ecco io una cosa da dire l’avrei. Non c’entra molto con le feste, lo spirito natalizio o gli oroscopi del nuovo anno, ma è un pensiero ricorrente in questi giorni di ozio televisivo.
In fuga dai vecchi panettoni cinematografici, che vengono passati solitamente sotto le feste, mi rifugio in quei pochi canali musicali, o direttamente tra le note della radio, per far compagnia a qualche ora di pennichella, o alla lettura di qualche giornale/rivista. Ed ecco che anche qui i tormentoni di stagione vengono fatti girare più e più volte. Quello che mi colpisce di più è il video della canzone “NIENTE PAURA” del cantante di Correggio, più noto al grande pubblico con il nome di Ligabue. Artista poliedrico, che vanta tra le sue opere, oltre alle più note canzoni, anche film e libri. Comunque, nel video della canzone su citata, ci sono più personaggi con felpe scure provviste di cappuccio che appena vengono inquadrati mostrano volto e folta capigliatura.
Ora devo precisare un paio di cose prima di procedere all’analisi di questo video, per far capire il mio punto di vista. Io faccio parte della nutrita schiera di quelli che alla mattina possono pettinarsi con l’UNI POSCA, quelli che scelgono da che parte farsi la riga semplicemente attaccandosi un cerotto in testa, un po’ come fanno i carrozzieri, e colorando il resto. Ho capelli così lunghi che toccano il pavimento, e lì restano. Uno di quelli che alla domanda del messo comunale per compilare i dati della carta d’identità, alla voce capelli ha dichiarato: ”Capelli, un ricordo”. C’è chi si nasconde dicendo che ha l’attaccatura alta o la fronte spaziosa, va beh l’attaccatura è vero che è alta, peccato che sia alta sul collo, e la fronte è così spaziosa da poterla usare come cartellone pubblicitario. Uno di quelli per cui i figli dei parrucchieri rimarranno sempre ignoranti perché il babbo non avrà mai i miei soldi per mandar la prole a scuola.
Uno di quelli che va avanti a testa alta, o meglio a fronte alta.


Penso si sia capito che ho un piccolo problema nella scelta del taglio…del cuoio capelluto. Comunque tornando al video del Liga, come lo chiamano i suoi fans, sembra un il promo di una società di prodotti anti caduta dei capelli. Pensateci bene. Il cantante ripete niente paura e poi si scappuccia uno dei tanti personaggi, senza distinzione di età, razza o colore, e mostra una capigliatura bella folta. Questa è la mia personale interpretazione:

A parte che gli anni passano per non ripassare più Eh sì gli anni passano e non tornano indietro.

e il cielo promette di tutto ma resta nascosto lì dietro il suo blu Promesse promesse promesse, ma poi resti solo con il solito ciuffo sul cuscino

ed anche le donne passano qualcuna anche per di qua Quelle che voglion vedere se è vero quello che si dice intorno ai calvi, che son ben dotati della virtù meno evidente, tra tutte quante la più indecente

qualcuna ci ha messo un minuto qualcuna è partita ma non se ne va E' vero quello che dicono sui calvi. Pubblicità progresso!

Niente paura, ci pensa la vita mi han detto così... Eh sì, che ci vuoi fare: è la vita, lo stress quotidiano, lo smog, la cattiva alimentazione, il buco nell’ozono etc.


niente paura, si vede la Luna perfino da qui peccato che quella non sia la Luna, ma il tuo capoccione che riflette la luce meglio di uno specchio.

A parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire avete presente il dottorino che mostra il bulpo pelifero, probabilmente ha preso la laurea con una tesi sull'applicazione dell'ALLEGRO CHIRURGO alla chirurgia moderna.

Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare. Primo piano del cranio del malcapitato, che a prima vista sembra un corpo celeste. Cambio di inquadratura e puoi vedere la faccia di questo re degli Sfigati a cui fanno assumere l'espressione più malcapitata che ci sia.

A parte che i sogni passano se uno li fa passare Non rassegnatevi, il Liga ha la soluzione per il vostro problema di calvizie incipiente. Anche voi potete avere una criniera leonina.

alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire Non sempre si può vincere, bisogna saper perdere...ops questa è un'altra canzone

Tira sempre un vento che non cambia niente Niente capelli negli occhi, almeno nei tuoi, ma probabilmente in quelli delle persone nel giro di 200 mt.

mentre cambia tutto sembra aria di tempesta. Non è che il cielo si è fatto scuro, quelle non sono nuvole di pioggia, ma gli ultimi caduti che raggiungono i loro avi nel Valalla del pelo

Senti un po' che vento forse cambia niente Il piacere del vento direttamente in fronte, alla faccia di chi soffre di sinusite.

certo cambia tutto sembra aria bella fresca. Ma con la miracolosa felpa del Liga, metti cappuccio - togli cappuccio ed ecco che dove prima c'era il liscio ora c'è un prato.

A parte che i tempi stringono e tu li vorresti allargare Vorresti conservare, difendere, i tuoi ultimi eroi che non abbandonano il fronte.

e intanto si allarga la nebbia e avresti potuto vivere al mare. Nebbia, così non si vede il riflesso. Al mare avresti rischiato di confondere i natanti e farli sbatter su qualche scoglio, con i segnali luminosi che parton dal capo

Ed anche le stelle cadono alcune sia fuori che dentro No comment, sarebbe come sparare sulla corce rossa

per un desiderio che esprimi te ne rimangono fuori altri cento. con quello che costa il trapianto, bisogna chiamare un architetto d'interni per capire come posizionare i rinforzi perchè facciano il loro bel effetto.

Il Liga meglio di Cesare Ragazzi e della sua “ idea meravigliosa ”.

24 dicembre 2007

Vigilia di Natale


Ed ecco la mia vigilia di Natale che inizia con una mattinata fredda e nebbiosa e la domanda cosa vado a fare in ufficio oggi. Comunque a guardare il poco traffico e le poche persone sui mezzi non credo di essere l’unico a porsi questa domanda. L’ufficio è deserto e le poche persone presenti trasmettono il loro scazzo a 1000 db. Comunque la mattinata passa tra i controlli di routine ed il cercare i colleghi sparsi nei vari open space di questo palazzo di 11 piani.
Dopo un breve meeting virtuale si decide per vedersi tutti a pranzo (8 persone) ed andare in gita ad uno dei tanti centri commerciali che costellano le periferie di tutti i grandi agglomerati urbani. Il lavorare in questa triste periferie, ex industrializzata che sta cercando di riqualificarsi, un paio di vantaggi deve pur averli. Comunque appena entrati nel centro commerciale vengo investito dalla solita ondata di persone ed odori. Sembra che i nuovi paradisi del consumismo siano altresì contrassegnati dall’offrire al cliente una variegata possibilità di scelta di cibi. Dal Messico al Giappone, dal fast food al baracchino che fa i panini con i migliori salumi della tradizione nostrana, gelaterie e caffetterie dove si servono dolci multicolori e caffè variegati. Un neo paese dei balocchi, tanto che ti aspetti che da un momento all’altro salti su lucignolo con il compare burattino a far qualche marachella.
Finiamo con il pranzare in una tipica trattoria toscana. Peccato che di tipico abbia poco. È una specie di mensa con piatti pre-cotti e sfiziosità culinarie. Comunque l’appetito che mi è nato dopo la scampagnata per raggiungere questo posto aggiungerà l’ingrediente che di tutti i piatti fa capolavori: la fame.
Mangiamo ed iniziamo a scambiare le solite quattro battute con l’area cameratesca che hanno sempre i gruppi di persone quando hanno in comune qualcosa, ed essendo quasi tutti maschietti, ci scappa anche qualche doppio senso, che l’unica collega è rassegnata a sentire ripetendo il suo matra giornaliero : I MASCHI.
Difeso l’onore a spron battuto non facendo passar nessuna ragazza senza avergli donato sguardi e battutine, ci si alza per tornare lentamente in ufficio, non prima però di aver fatto visita almeno ad uno dei santuari che riempiono questo nuovo gigante del culto dello spendere. Per fortuna non trovo niente che m’ispiri, così che la mia piccola tredicesima, già abbastanza colpita dalle spese del venerdì e dai preventivi per il prossimo mese, non si sciolga del tutto.
Ed eccomi a ripercorrere, questa volta in compagnia, il sentiero asfaltato che mi riporta in ufficio.
Il pomeriggio è ancora più noioso della mattinata. Non c’è nulla da fare. Tanto che per tener la mente sveglia inizio a telefonare a tutti i colleghi in ferie, così da farli sentire almeno un po’ in colpa. Gli squilli si fanno sempre più numerosi prima che il malcapitato risponda e dica sempre che è impegnato negli ultimi acquisti, e che il mondo è un delirio, e che l’anno prossimo i regali li compro ad ottobre ed a Natale vado in un posto caldo e chi se ne frega delle abbuffate in famiglia, anzi così mi evito di passare ore ed ore tra mercati e fornelli. Ed io che volevo farli sentire in colpa ed invece sono qui a sentirmi quasi fortunato ad essere in ufficio ad annoiarmi anziché bruciare la mia pazienza tra code e gente stressata.
Comunque le telefonate mi hanno permesso di arrivare alla fine della giornata, o meglio quando il capo mi ha detto che potevo uscire prima, mi sono messo a scrivere queste righe il più velocemente possibile.
Quindi non mi resta che salutarti lettore e farti i più sinceri Auguri di Buone Feste, ed andare a casa ad impacchettare tutti i regali che, nella follia generale, ho comprato.
Perché Natale sarà anche una festa consumistica, tutti fanno finta di essere più buoni, i regali non contano è il pensiero che conta ma che cavolo, un dono fa sempre piacere, e se la scusa per farlo è il Natale, ok Buon Natale.

19 dicembre 2007

Buone Feste




A

CHI

AMA

DORMIRE

MA SI SVEGLIA

SEMPRE DI BUON

UMORE. A CHI SALUTA

ANCORA CON UN BACIO. A CHI

LAVORA MOLTO E SI DIVERTE DI

PIU'. A CHI VA IN FRETTA IN AUTO, MA

NON SUONA AI SEMAFORI. A CHI ARRIVA

IN RITARDO MA NON CERCA SCUSE. A CHI SPEGNE

LA TELEVISIONE PER FARE DUE CHIACCHIERE. A CHI HA UN

SORRISO PER TUTTI ANCHE QUANDO NON HA NULLA DA SORRIDERE.

A CHI E' FELICE IL DOPPIO QUANDO FA A META'.

A CHI SI ALZA PRESTO PER AIUTARE UN AMICO.

A CHI HA L'ENTUSIASMO DI UN BAMBINO MA PENSIERI DA UOMO.

A CHI VEDE NERO SOLO QUANDO E' BUIO.

A CHI NON ASPETTA NATALE PER CERCARE DI ESSERE MIGLIORE






AUGURI PER UN MAGICO NATALE E PER SERENO ANNO NUOVO!

18 dicembre 2007

Nuovo Comunicato Stampa



Il 31 dicembre 2007 alle ore 20:30 discorso di fine anno di Non Rassegnata Stampa su http://www.nonrassegnatastampa.it/

Un discorso alla nazione, ai popoli, alle genti che sono il traino di questo paese che ha voglia di risollevarsi dalla fidejiussione mentale alla quale sono stati crostretti da apparati deviati demenziali ma in apparenza convergenti su logiche di mercato perdenti se si considera il fine ultimo misterioso dell'esistenza incongrua che conduciamo.
Chi manca è corrotto!
Filippo Giardina & Mauro Fratini

17 dicembre 2007

Passo 6


N’è passata di acqua sotto i ponti da quel venerdì notte, fatto di alcool e disperazione, rancore e vomito, di piani di vendette e fughe. Si potrebbe dire che è stato un giorno di fine inizio se non sembrasse la reclame di una clinica per tossicodipendenti.
Alcune persone, in questo periodo, si sono allontanate dal mio cammino, mentre altre si sono avvicinate. I vecchi amici, quelli veri, sono sempre rimasti accanto a me per fortuna.
Sono qui davanti al cancello 2 dello stadio a ripensare al tempo passato mentre aspetto proprio uno dei miei migliori amici. Dobbiamo vedere e tifare insieme la nostra squadra del cuore. L’ultima volta che ero venuto allo stadio c’era anche lei e non c’erano i calciatori in campo ne i tifosi sugli spalti ma un cantante ed una marea di fan in delirio. Lui: occhialuto, famoso cantore della capitale, oltre che tifosissimo, incantava la gente sul prato e sugli spalti gremitissimi. Forse c’è anche lui questa sera a vedere gli eredi dei miei eroi di gioventù contro la formazione della sua città.
Mi guardo in giro per cercare di scorgere il mio socio calcistico, eternamente in ritardo, tanto che penso che probabilmente ce l’ha nel DNA di arrivare almeno dieci minuti dopo l’ora dell’appuntamento, quando arriva presto.
Ma quel viso, quella persona la conosco. È il Mario!
Oltre la sorpresa, il dubbio amletico se avvicinarmi e salutarlo o no mi coglie.
Per ora non mi ha ancora visto. Non è solo. È in compagnia di un gruppettino di sei,sette, persone.
Noooo!!!
Non voglio crederci. Non è possibile! Non è giusto! Se potessi mi metterei a batter i piedi ed i pugni come fa il mio nipotino di tre anni e come facevo io alla sua età.
Mi volto di scatto come fanno tutti quelli che vengono scoperti a spiare, non voglio guardare, ma la curiosità ha il sopravvento. C’è anche lei. Sta chiacchierando con il resto del gruppetto ed ogni tanto scambia qualche sguardo con il Mario. Mi sembra che si diverta molto.
Indossa la maglia del capitano avversario.
Mi si moltiplica la confusione in testa, una specie di reazione atomica del caos senza farfalle ma con milioni di terremoti emozionali.
Vedo alcune scene della mia vita insieme a lei, quando allo stadio ci andavamo insieme!
La trasferta nella capitale, la paura dei tafferugli tra le diverse tifoserie, che per fortuna non ci sono state. Le facce di alcuni tifosi, e non, che vedevano una coppia, io con la maglietta del mio capitano e lei con quella del suo tanto da sembrare una pubblicità progresso. Era il nostro primo anniversario. Mano nella mano per non perderci nella folla. Gli sfotto prima, durante e dopo la partita. I commenti tecnici da provetti allenatori che magari non hanno mai tirato un calcio al pallone.
Ora entrambi indossiamo la stessa maglietta, ma lei stringe la mano di un altro.
In tutto questo periodo ogni tanto avevo pensato a dove e come ci saremmo potuti incontrare.
Ho immaginato la scena mille volte nei mesi successivi al nostro ultimo saluto. Io che indosso i panni dell’eroe da film romantico e che dico “francamente me ne infischio”, oppure in una scena da graffi e pugni durante una lite piena di fiele. All’inizio i finali si alternavano. In alcuni tornavamo insieme e lei mi diceva di aver capito il suo errore e che amava solo me, negli altri lei abbandonata nella povertà sentimentale e reale mentre io trovavo l’amore e la ricchezza delle favole.
Piano piano lo scorrere del tempo e l’impegno alacre nel lavoro hanno fatto si che questi pensieri trovassero sempre meno spazio. L’ultimo colpo poi lo ha assestato il mio incontro con Claudia. Non sarà l’amore vero ma, mi ha aiutato a ricostruirmi una vita anche al di fuori dell’ufficio. Ad essere sinceri, di rado qualche ricordo riaffiora ma non fa più male come prima o almeno non lo faceva sino ad adesso.
Mi nascondo nella folla cercando di non farmi vedere, come se fossi un investigatore alla ricerca delle prove di un tradimento, peccato che di prove io non ne abbia più bisogno. Controllo verso quale ingresso si muovono cercando di capire in quale settore possono andare a sedersi.
Speriamo non sia il mio, lo stadio è così grande.
Ecco che arriva il socio sparando una delle sue solite scuse, è un professionista, si allena da quando è bambino. Chi sa quante palle avrà raccontato alle maestre.
Per mio sollievo il gruppo “avversario” si reca verso il settore ospite, mentre io ed il ritardatario menzoniero abbiamo due posti tra la tribuna stampa e la curva occupata dai tifosi amici.
Cerco di concentrarmi sulla partita e di dimenticare tutto il resto. Intono ogni singolo coro con più ardore, e quelli meno sportivi li urlo a voce ancora più alta, come se li dedicassi a lei ed al suo degno compare.
Questo continuo gridare mi serve per sfogare tutto l’acredine latente rimasto. Una valvola di sfogo , poco elegante, ma molto efficace. I miei istinti animali vengono rinchiusi in ogni grido che esce dalla mia bocca, questa pronuncia prevalentemente tifo contro.
Finita la partita sono ancora in trance agonistica o sotto shock per quello che ho visto, non saprei dire. L’adrenalina inizia a sciamare lentamente.
Per dover di cronaca la partita è terminata a reti inviolate.
Come tutti i dopopartita ci rechiamo nella pizzeria d’asporto vicino allo stadio per uno spuntino ed una birra, il tutto riempito di commenti e riesumazioni di stralci del match appena visto, facendo uscire il piccolo opinionista che fa sempre compagnia all’allenatore su citato.
Saluto l’amico e decido di tornare a casa a piedi. Ho bisogno di rilassarmi e riflettere sugli eventi accaduti come facevano i peripatetici per le vie della Magna Grecia.
Arrivato al portone partorisco la mia frase zen. Il mio tantra della rinascita.
La vendetta è la rivincita dei poveri di spirito.

13 dicembre 2007

24 ORE DI NON RASSEGNATA STAMPA - OGGI



Oggi è il grande giorno.
Sono felice di risegnalare questo evento e di fare nuovamente i miei complimenti a Filippo e Mauro, oltre che a tutti quelli che hanno permesso la realizzazione di questo "Spettacolo".

Di seguito alcune informazioni:
Per partecipare alla direttaTelefono: 392 9810847
Email: rossellamele@theblogtv.it
Skype: nonrassegnatastampa

Vi ricordo anche il sito:
http://www.nonrassegnatastampa.it/

12 dicembre 2007

SUL FILO DELLA VITA

Visto che si avvicina Natale e tutti siamo più bravi e più buoni, ecco una bella iniziativa:


COMUNE DI SIENA ARCHE’
Direzione servizi alla persona – sociale Consorzio di cooperative sociali

VENERDI’ 14 DICEMBRE 2007 alle ore 16,00
presso la Limonaia di Villa Rubini - Manenti in Siena, Via degli Umiliati 12

presentazione libro

SUL FILO DELLA VITA
Antiche energie e nuovi sogni raccontati con leggerezza
Volti e storie di Villa Rubini

Interventi di:
Maria Teresa Fabbri, assessore comunale alla sicurezza sociale
Anna Ferretti, presidente di ARCHE’



SCHEDA DEL LIBRO


180 pagine – foto colori e in bianco e nero

Per contribuire alle celebrazioni per il ventennale dell’attività della Residenza e del Centro diurno di Villa Rubini, in modo da lasciare una traccia di questa esperienza sociale ed umana, il Comune di Siena e la Cooperativa Comunità & Persona che ha in gestione i servizi della Villa e fa parte del Consorzio ARCHE’, hanno preparato una pubblicazione molto originale curata da Antonia Banfi, Sandra Giacomini e Antonella Vanni.

I PROTAGONISTI - Al centro del volume come protagonisti assoluti, sono stati messi gli ospiti di Villa Rubini, le 17 nonne che abitano in maniera continuativa nella residenza e i 36, nonne e nonni, che invece frequentano il centro diurno.
Ciascuno racconta la propria storia, attraverso le esperienze personali, i momenti gioiosi e quelli tristi, che ricostruiscono anche momenti di storia. Ci sono i racconti di Vera, Enrica, Vilia, Antonello che conservano ricordi vividi della vita da contadini, della trebbiatura, ma anche delle rigide regole dei fidanzamenti; di Iva, di Natalina, Digo, Dante, Elia, Miranda che rievocano invece una vita in città che non esiste più: il ricamo insegnato dalle suore di S.Girolamo, la casa in Salicotto lasciata dopo il risanamento per trasferirsi in Valli, i giochi poveri per le strade dell’Onda, l’orgoglio per il proprio mestiere di idraulico, il lavoro da infermiera al manicomio, il casino di Villa Cristina con le signorine che passavano in carrozza per farsi vedere, la vita da sfollati a Pieveasciata e così via. Spezzoni di vita ora affidati solo alla memoria dei nostri anziani che ricostruiscono tasselli di quella vita minima di Siena che diventa oggetto di studi storici, antropologici e sociali.
Ma a Villa Rubini confluiscono anche tante esperienze diverse: la riservatezza della maestra Leda, la passione per la cucina di Antonietta, il rimpianto per la Sicilia di Anna, i viaggi di Maria Grazia mezza francese, il ricordo dell’Istria di Maria.

20 ANNI DI STORIA – La residenza di Villa Rubini ha aperto i battenti nel 1987, con 6 ospiti, mentre il Centro Diurno ha cominciato a funzionare a pieno regime dal 1990. All’inizio gli utenti non erano molto anziani, ma bisognosi soprattutto di superare la solitudine o di avere una piccola assistenza nei bisogni quotidiani. Progressivamente invece l’età di chi chiede di avvalersi di questa struttura è cresciuta fino a toccare gli 80 anni, e in parallelo le domande per il centro diurno riguardano soprattutto persone non autosufficienti.

LE SPERANZE PER MIGLIORARE L’ACCOGLIENZA – Il personale che si occupa dell’assistenza lancia qualche proposta, nata dall’esperienza di tanti anni, per migliorare il servizio agli anziani: offrire alle signore esperte di cucina la possibilità di preparare le loro migliori ricette, innovare il servizio dedicato alla cura della persona, aprire la residenza ai ragazzi delle scuole, ampliare e ammodernare gli spazi, rendere fruibile a tutti il parco, ecc.

LA DONAZIONE DI GIUSEPPINA RUBINI AL COMUNE – Nel 1972 Giuseppina Rubini vedova Manenti dispose nel testamento che la Villa di via degli Umiliati, con limonaia e parco, passasse al Comune di Siena, per essere adibita a asilo d’infanzia o casa di riposo per signore sole. L’esigenza di nuovi servizi sociali rivolti alla crescente popolazione anziana spinse il Comune a utilizzare la villa come residenza e centro diurno, sperimentando una originale forma di sostegno gli anziani e alle loro famiglie. Si partiva da una considerazione di base, che l’anziano ormai affaticato o impossibilitato a provvedere da solo alle esigenze delle vita quotidiana, è tanto più esposto al rischio della solitudine e dell’abbandono mentre sviluppa un legame maggiore con la propria casa, le proprie abitudini, parentele e amicizie. Il Centro offre non solo un sostegno materiale, ma grazie alla rete delle associazioni e alle Contrade, può dare l’occasione per nuove relazioni e per gestire il tempo libero con tante attività.

LA STORIA DELLA VILLA – La villa venne costruita nel 1843 e poi progressivamente ingrandita dai Rubini, una famiglia di ortolani che nel 1816 avevano acquistati molti edifici della zona appartenenti al soppresso convento di Santa Petronilla. Ferdinando fu il personaggio principale, consigliere comunale e Presidente del Monte dei Paschi, ma i suoi figli non ebbero discendenti e così l’intera proprietà passò nel 1915 alla nipote Giuseppina, figlia di Girolamo.


Il libro può essere tuo con un piccolo contributo
di almeno 5,00 Euro
che servirà ad acquistare
video proiettore con lettore di DVD e cassette, schermo gigante
per il Cineforum che faremo nel 2008 a Villa Rubini per tutti gli ospiti.

Grazie!
Rif. Tel. 0577/42666




Libertà sarà

Comunque sarà
sarà vita colorata e leggera
come il pesce farfalla
che guizza
tra l’acque del mar Rosso
vincendo fatica e pericoli.

Lui sa di potercela fare
rifugiandosi
a volte
tra mille coralli appuntiti
tra pesci di altri colori.


Antonia Banfi



05 dicembre 2007

Passo 5


I fiori sono piaciuti.
Sono passato il lunedì successivo a pagare il mio debito. Quando sono entrato Claudia mi ha accolto con un bel sorriso. In negozio non c’era nessuno e così ne ho approfittato per invitarla per un aperitivo. Lei mi ha fissato negli occhi per leggere le mie intenzioni, come potrebbe fare il cattivo tenente di polizia con la vittima dell’interrogatorio. Corruga un po’ la fronte ed inclina la testa nella posizione del riflessivo-pensieroso-dubbioso. Comunque la mia faccia da bravo ragazzo, che neanche il più famoso dei Richie Cunningham può eguagliare, ha fatto breccia nella sua linea difensiva. Riesco a strapparle un appuntamento per il giovedì successivo.
I giorni sono passati rapidi, saltando da una riunione ad una presentazione, ad un controllo dei sistemi, ad una nuova funzionalità…insomma immerso nel lavoro come sempre. A dire il vero non come sempre. Questa volta quando distoglievo la mente dalle incombenze lavorative la mia fantasia costruiva la sceneggiatura per il film dell’aperitivo con Claudia.
Arrivato Giovedì, sono passato a prenderla all’uscita del negozio e da lì, con la sua macchina, siamo andati in un bel locale in riva al fiume, nella zona più vivace della città.
Abbiamo iniziato a parlare. Le ho raccontato cosa faccio, che sono in trasferta in quella città, che ho imparato a conoscere negli ultimi mesi. Lei mi parla del suo lavoro, del negozio della zia dove lei fa la commessa. Di quanto le piaccia ballare, muoversi, viaggiare. I soliti discorsi futili che si fanno quando si cerca di conoscere una persona, peccato che siamo interrotti ogni cinque minuti dalla suoneria del suo cellulare. All’inizio di questa serata mi piaceva la canzone della Nannini, ma ora appena sento l’attacco mi innervosisco. Comunque beviamo e spilucchiamo dai vassoi presenti sul bancone. Cerco di mantenere allegra la conversazione, ma il suo cellulare è un bell’ostacolo per i miei tentativi.
Arrivati a fine serata riesco a convincerla a darmi il suo numero telefonico, così che anch’io possa far cantare la Nannini a richiesta, previo promessa che l’avrei accompagnata alla serata danzante organizzata dalla sua scuola di ballo. Peccato che io non sappia ballare, quando inizio a muovermi a ritmo di musica sono così goffo da far sembrare C-3PO, il droide antropomorfo di Star Wars il futuro Michael Jackson.
Comunque è bello poter avere in testa idee diverse dal rancore ed il lavoro.
I giorni sono passati abbastanza velocemente che neanche me ne sono accorto che oggi è il gran giorno. Questa sera si balla.
Con Claudia ci siamo sentiti per sms tutti i giorni. Chi sa se la Gianna nazionale ha perso la voce. Mi sembra di essere tornato adolescente, e come tale sono confuso, ho la salivazione azzerata e le mani mi sudano, sembro un teen ager di trent’anni, portati magnificamente, almeno a mio parere.
Lasciamo stare il tempo perso per prepararsi e decidere i vestiti da indossare. Per cominciare scarpe comode, niente jeans, fanno troppo casual, quindi pantaloni color cachi, camici e maglioncino bianco ghiaccio. Lo studio della mia mise mi è costato una settimana di ripensamenti e prove. Volevo un abito che non facesse il monaco ma il ballerino, e magari anche bravo.
La serata passa in modo piacevole, anche se per la maggior parte del tempo ho fatto da tappezzeria, proprio come quando ero adolescente. Non so perché ma le discoteche e le balere non sono i miei luoghi preferiti. Non si riesce mai a parlare, c’è sempre qualcuno che ti spintona, ti urta. Che fa il prepotente o ti offre paradisi sintetici che si rivelano poi un inferno reale o quelli che bevon troppo ed a ballare è il mondo che lì circonda.
Ho fatto un paio di balli con Claudia, ma lei è ad un livello superiore mentre io credo di essermi fermato a qualche film in bianco e nero di Fred Astaire.
Ho provato una strana sensazione ad abbracciare un’altra ragazza. Erano mesi che il massimo del contatto fisico con l’altro sesso erano al massimo strette di mano e quei finti baci di saluto che ci si scambia ad inizio e fine serata.
Questo contatto umano ha risvegliato in me una certa euforia. Lei è nel suo elemento, o almeno è quello che percepisco. Vedo quella felicità da soddisfazione nei suoi occhi mentre fa le figure con il suo maestro o con qualche compagno di corso, la stessa faccia che s’indossa quando sai di aver fatto bene qualcosa, ed intanto mi domando se esisteranno i secchioni anche ai corsi di ballo.
La sala si divide presto tra bravi in centro, meno bravi a far da contorno e quelli come me che stanno seduti al tavolo a sorseggiare un drink coloratissimo e dolcissimo con tanto di cannucce e pezzi di macedonia appesi ai bordi del bicchiere.
A fine serata lei mi riaccompagna al residence e mi ritrovo in una scena mal costruita, con i personaggi invertiti. Lei al volante ed io passeggero. Ogni tanto la guardo mentre guida, con il suo modo un po’ nervoso di affrontare la strada. Ed ora al momento dei saluti non so. Mi raccomando con lei per farmi uno squillo quando arriverà a casa. Apro la portiera e mi giro per dirle ciao e ho quasi la tentazione di baciarla, ma non credo che sia la cosa giusta e poi mi manca un po’ di quell’incoscienza che permette di realizzare azioni eroiche. Quindi ci scambiamo i tre bacetti, e sì perché devono essere un numero dispari, e la saluto. Scendo dalla macchine e la guardo partire. Ho ancora il sapore dolce della serata dentro di me e vorrei che questa sensazione potesse durare allungo.
Vado a dormire.

28 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA

Cari lettori,
di seguito potete leggere il comunicato stampa di un sito di satira (trovate il link in INTRATTENIMENTO www.nonrassegnatastampa.it ).
Loro sono davvero bravi.
Ora sta a voi diffondere il verbo, il sostantivo e tutti gli altri complementi..

Comunicato con preghiera di diffusione

Il 13 dicembre 2007 “Non Rassegnata Stampa” www.nonrassegnatastampa.it compie un anno. 100 puntate di video satirici, liberi, indipendenti e senza censura. Per l’occasione stiamo organizzando una diretta web di 24 ore per rivivere gli avvenimenti del 2007 e lanciare un indomito 2008. Un’esperienza estrema di satira,comicità, irriverenza, ironia, musica e perversione per ricordarci che con la volontà, la passione e l’impegno è possibile immaginare qualcosa di diverso. Se anche tu vuoi parlare di un’iniziativa, presentare un progetto o fare una denuncia ti aspettiamo in studio nello spazio “interviste senza filtro”, via skype per i “fuori sede”, con una mail per i “sedentari”. Un’intera giornata dedicata a tutti noi che non ci rassegnamo ad una realtà mediatica distorta e artisticamente depressa. Non ti chiediamo contributi in denaro ma spirito d’iniziativa e creatività per aiutarci a pubblicizzare questa scommessa di 1440 minuti in diretta, che potrai trasmettere anche sul tuo blog. Ogni giorno sul sito www.nonrassegnatastampa.it troverai un aggiornamento sullo stato dei lavori e attraverso lo spazio commenti potrai darci suggerimenti ed adesioni.
Filippo Giardina & Mauro Fratini