01 giugno 2019

Ritorno stagionale


Caro Lettore rieccomi qui davanti al foglio a scrivere.
Di tempo ne è passato dall'ultima volta, forse troppo. In questo ultimo anno ho pensato spesso ha chiudere il blog, a salutarlo… ma non ce l’ho fatta. Ogni giorno mi ripromettevo di scrivere, anche poche righe, solo per far battere ancora un po’ il cuore di questo blog.
Ed allora eccomi qui a provare a raccontare qualcosa, quindi caro lettore porta pazienza.

In questi giorni, in cui le stagioni si racchiudano in una sola giornata, per la città mi capita di vedere persone che indossano piumini e sandali, cappelli di lana e pantaloncini, sciarpe e t-shirt.
Tutti con vari tipi di cuffie ad isolarli dal mondo esterno per essere collegati con mondi lontani, ed allora mi chiedo se la mattina appena svegli ascoltano le quattro stagioni di Vivaldi (a proposito chi di voi le ha mai ascoltate tutte e quattro?).
Non so se vi capita ma, a me, negli ultimi giorni capita di andare a dormire che è autunno, ci si sveglia in pieno inverno, si passa dalla primavera a pranzo e poi ci si trova in un pomeriggio d’estate. Ed alla sera, mentre le stelle iniziano a trapuntare il cielo magari nascoste da nuvoloni, tutti quanti ci si ritrova in farmacia tra colpi di tosse ed anti influenzali.
La tosse, ormai, non è più cronica ma gemella siamese.
I fazzoletti di carta, a breve, saranno accusati del cambiamento climatico a causa del disboscamento globale.
Nei freezer al supermercato si troveranno, tra i cibi esotici precotti anche brodi di gallina o tazze di cioccolata calda… no, quelle no!!! Potrei avere una reazione peggiore di quella di Fracchia la Belva Umana.
Immaginate una gita in un agriturismo per vedere gli animali e leggendo le targhette che indicano la tipologia faunistica che si sta osservando potreste leggere: Tosse Asinina, Influenza: Aviaria o Suina, Febbre da Cavallo… e poi ci si chiede perché esistono i Vegani.
Ed in questo pezzo non poteva mancare una delle frasi più gettonate in questo periodo: “Non esistono le mezze stagioni”. Solo che ormai le stagioni non sono più  intere, a tre quarti, a metà, appena iniziate e già finite ma sono quelle dei: Saldi, girone d’andata e di ritorno, del calcio mercato, di Sanremo, dei concerti negli stadi, della tua trasmissione preferita, del “non c’è nulla in tv”, “ancora i film di Bud Spencer e Terence Hill, o di Banfi e la Fenech” che poi guardiamo con la speranza che ci tengano giovani, del tormentone musicale, del “che si fa questa sera”, del si ritorna a scuola, di compro i regali ora così risparmio.
Ed ora bisogna trovare un modo per chiudere questo pezzo. Potrei cercare una frase d’effetto, una serie frase a metà che rimanda ad un possibile altro post oppure alzarmi ed andare a preparare dei fumenti per curare questa tosse.
Alla prossima volta caro lettore.

11 febbraio 2018

JOB TITLE

Caro Lettore,
   rieccomi qui a scrivere. Scrivo perché da pochi giorni mi è stato assegnato un nuovo Job Tittle, cioè una nuova etichetta da appiccicare alla mia posizione lavorativa per descrivere al meglio quello che faccio o che dovrei fare… Qualche anno fa, quando si era più pragmatici si sarebbe detta una nuova mansione, ma ormai conta più il vestito che la sostanza.
Io avevo consigliato all’ufficio HR di utilizzare un sistema simile a quello militare, dove la posizione è individuata dai gradi: Generale, Capitano, Tenente.., nel qual caso la mia sarebbe stata 360°.
Comunque non ci sarebbe nulla di strano, anzi ci sarebbe di che andarne fiero se non fosse: ARCHITET.
Innanzitutto precisiamo che non lavoro in una società di costruzione e/o di arredi. Al massimo, come diceva una vecchia reclame, "noi si crea VINCITORI/MILLIONARI". Quindi non ha nulla a che fare con l’architettura. A questo punto vi chiederete, come ho fatto io perché ARCHITET. I più intraprendenti avranno fatto quello che sto facendo io: cercare la definizione su WIKIPEDIA e trova innanzitutto che è una bozza (Questa voce sull'argomento software è solo un abbozzo.), perché non è chiaro neanche a loro e poi:

Nell'ambito di un progetto informatico l'IT Architect (o Solution Architect) ha il ruolo di definire l'architettura del sistema informativo che deve essere realizzato.
I compiti che deve svolgere un IT Architect sono:
  •          conoscere in maniera approfondita l'ambiente IT, i processi aziendali e le esigenze del cliente
  •     ricercare, analizzare, valutare e proporre una soluzione architetturale rispondente alle esigenze del cliente


Ed anche così non siamo ancora arrivati al nocciolo della questione, per cui occorre fare un paio di precisazioni su chi sta scrivendo questo post. 
Io sognavo di diventare INGEGNERE già ad 8 anni, ma non un INGEGNERE qualunque ma un INGEGNERE ELETTRONICO. Per coerenza ho fatto da prima gli studi da PERITO ELETTRONICO in una specie di gavetta 2.0, poi mi sono iscritto al POLITECNICO di MILANO al corso di INGEGNERIA ELETTRONICA CON INDIRIZZO OPTOELETTRONICO: cioè sognavo di progettare i raggi fotonici dei super eroi. 
Al Politecnico ho trascorsi più anni di quelli che sono indicati nella prescrizione che oggi penso sia stata redatta da uno statistico del '68. In quegli anni ho avuto: alti e bassi e non parlo solo di voti; dubbi e certezze; ore di studio e partite a carte; esami passati e non; invidie e sete di giustizia, ma alla fine sono riuscito non solo a prendere il pezzo di carta ma anche l’abilitazione. Ed ora entrambe si fanno compagnia abbracciate in un tubo blu, visto che mi occupo di altro.
Tutto questo ha comportato anni ad essere deriso per la cubicità mentale che contraddistingue ogni vero INGEGNERE ed a deridere i cugini architetti in una rivalità simile a quella sportiva tra squadre della stessa città.
Ed ecco che mi ritrovo su un comunicato aziendale con una dicitura che mi crea un non so che di… diciamo ironico visto che non trovo altri aggettivi, ma penso che chi ha il titolo di INGEGNERE dentro possa capire. La cosa più assurda è che il comunicato è anche sbagliato e quando lo faccio notare mi viene dette: “porta pazienza, perché rifarlo che tanto tra poco dovremo farne uno nuovo”; ed io non so come dirgli che un anno fa, quando tutto ebbe inizio, il comunicato era già sbagliato, che ci hanno messo un anno per rettificarlo con un altro sbagliato… ed allora capisco che probabilmente loro hanno fatto studi umanistici e non possono capire l’umanità di noi INGEGNERI. 
Allora ripenso alla storia dei gradi e mi sento di essere un uomo e non un caporale, come direbbe il buon Totò.


01 gennaio 2018

Questionario 2017

Caro Lettore,
   sono passati 365 giorni ed eccomi di nuovo qui a scrivere. Poche righe perchè forse sono troppe le cose da dire e non sempre ci si riesce. Chi sa se il 2018 sarà maggiormente foriero di lettere battute...

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2017.
2.BEL RICORDO: Un giorno d’estate in giro con amici.
3.BRUTTO RICORDO: Uno spavento per un salto nel buio.
4.POSTI VISTI: 38° parallelo… luogo mistico.
5.PROFUMO: Spuma di mare.
6.GUSTO: Amaro.
7.TATTO: In esaurimento.
8.VISTA: Orizzonti troppo lontani.
9.UDITO: False promesse condite di complimenti.
10.INCONTRO: Quattro amici al bar.
11.CAMBIAMENTO: Buchi della cintura.
12.RAMMARICO: Non essere disponibile.
13.DISPIACERE: La perdita del sorriso.
14.LETTO: Poco ahimè e cose troppo nostalgiche.
15.SPAVENTO: Non essere più in due.
16.GIOIA: Poca.
17.AUTOMOBILE: Cugine che si alternano.
18.LAVORO: Lui c’è ed aiuta anche se a volte è fonte di arrabbiature e dispiaceri.
19.PENSIERO RICORRENTE: Sostegno morale.
20.EVENTO: Doppio addio.
21.CONTINUITÀ: Il livello.
22.SPACCATURA: Se si dice COLLEGA un motivo ci sarà.
23.VIAGGIO: Sicilia del nord
24.LIBRO: Player One di Erners Cline
25.FILM: Easy – un viaggio facile facile di Andrea Magnai
26.CANZONE: Il Conforto di Tiziano Ferro feat Carmen Consoli
27.SPORT: Pedala da fermo
28.RADIO: La volpe che consiglia quando cogliere l’uva
29.MOTTO: Babbo Natale non esiste.
30.PROPOSITO: Resistere.

01 gennaio 2017

Questionario 2016

Ciao Caro Lettore,
   ecco che un altro anno termina ed un altro ha inizio. L'anno appena trascorso è stato pieno di eventi, belli e brutti  che hanno arricchito la mia valigia di tantissimi ricordi.
Come al solito ti lascio il questionario riassuntivo dell'anno appena trascorso sperando che ti faccia ancora piacere leggere un po' della mia storia.

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2016.
2.BEL RICORDO: La compagna dell’anello (e non è un errore ortografico).
3.BRUTTO RICORDO: Una chiacchierata che doveva essere consolatrice e che invece ha portato solo rabbia.
4.POSTI VISTI: Al di là di 4 fusi orari ed un pochino ho visto meraviglie fatte dall’uomo e dalla natura
5.PROFUMO: Spezie piccanti
6.GUSTO: Orientale.
7.TATTO: Una cicatrice che sta nascendo.
8.VISTA: Il sorriso più bello della mia vita
9.UDITO: Un SI che vuol dire musica.
10.INCONTRO: Tante persone speciali che mi hanno mostrato l’umanità che pensavo perduta.
11.CAMBIAMENTO: Ora siamo in due sotto il tetto.
12.RAMMARICO: Che non ci potessero essere tutti nella foto ricordo.
13.DISPIACERE: Che due cari amici presenti nei momenti così così non ci fossero nel momento più bello.
14.LETTO: Notizie dal MONDO.
15.SPAVENTO: Scontro tra tori.
16.GIOIA: Svegliarsi con qualcuno accanto.
17.AUTOMOBILE: Sempre lei, ora la cugina ha preso casa affianco.
18.LAVORO: Lui c’è…. A mancare è chi dovrebbe guidare.
19.PENSIERO RICORRENTE: Cercare di essere focalizzati e più chiari.
20.EVENTO: 10 dicembre 2016 aggiornamento di STATO CIVILE.
21.CONTINUITÀ: Il parcheggio di San Leo.
22.SPACCATURA: Non sempre si può avere tutto.
23.VIAGGIO: Il viaggio in India
24.LIBRO: Quello comprato e non ancora letto, ahimè
25.FILM: The LOBSTER “Un giorno mentre giocava a golf pensò che è più difficile fingere di provare sentimenti che non si hanno che fingere di non provare sentimenti che invece si hanno"
27.SPORT:
28.RADIO: fedele compagna di viaggi casa lavoro e di racconti notturni.
29.MOTTO: Zitto e nuota.
30.PROPOSITO: Migliorare la comunicazione.


09 settembre 2016

Istanti

Scrivere, ecco cosa vorrei fare da tempo e che continuo a rimandare perchè la mia vita si è riempita di tante cose...
Ed ora, in un momento di pausa che mi vede comunque legato alla sedia, in attesa che la scatola che ho davanti estragga il suo vaticinio per la valutazione dell’ennesimo progetto da fare mi trovo a fantasticare guardando fuori dalla finestra uno degli ultimi soli estivi di quest’anno.
Ora dovrei trovare un argomento non troppo personale e banale su cui dire la mia facendo scorrere fiumi di parole come i Jalisse, ed invece vorrei rimanere qui e guardare le parole apparire su questo foglio come gli amici che vengono a trovarti dopo un periodo di assenza. Scambiare con loro quattro chiacchiere e chiedere loro: “come va?”
Fare qualche commento sui luoghi visti e sulle cose fatte in questo tempo che non ci si è frequentati, con quel po’ di dolce malinconia che si portano dietro i bei ricordi di cose che furono.
La scatola sta sputacchiando i suoi numeri e mi riporta nel tempo reale. Ora devo interpretare, come uno sciamano del nuovo millennio, questo fiume di cifre per capire da dove potrebbe arrivare il prossimo branco di bisonti.

Buona vita caro lettore... alle prossime parole in giro.

01 gennaio 2016

Questionario 2015

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2015.
2.BEL RICORDO: L’arrivo di una nuova nipotina.
3.BRUTTO RICORDO: Parole preventive dette per non prendersi troppe responsabilità.
4.POSTI VISTI: Molti, in un viaggio verso SUD pensato dopo un film e regalato da tante persone, alla ricerca di posti che c’erano, che ci sono e che forse non ci saranno più
5.PROFUMO: Di disinfettante.
6.GUSTO: Salumato.
7.TATTO: Carezzevole.
8.VISTA: Mare e Monti.
9.UDITO: Qualcuno che ti chiama e chiede di te.
10.INCONTRO: Incrociato di amici.
11.CAMBIAMENTO: Aver capito cosa significa che nulla è eterno.
12.RAMMARICO: Non aver fatto quella telefonata prima.
13.DISPIACERE: Essere lontano da chi mi è vicino.
14.LETTO: Poco e male.
15.SPAVENTO: Di perdere in un battibaleno una persona cara.
16.GIOIA: Dono di una videomaker in fasce.
17.AUTOMOBILE: Sempre lei, ma con una cugina viaggiatrice.
18.LAVORO: Lui c’è…. A mancare è chi dovrebbe essere di aiuto.
19.PENSIERO RICORRENTE: Cercare di star bene.
20.EVENTO: Annunci di arrivi e di partenze ed anche di qualche ritardo.
21.CONTINUITÀ: Amici vicini e lontani, presenti ed un po’ bigioni.
22.SPACCATURA: In attesa del vaticino dell’uomo del Tubo.
23.VIAGGIO: Un percorso che segue un film, per capire perché siamo il Bel Paese.
24.LIBRO: Quello che faticosamente mi accompagna da mesi e che cerco di convincermi a leggere.
25.FILM: Taxi Teheran. Film semplice che non ti aspetti.
26.CANZONE: Edoardo Bennato Io vorrei che per te
27.SPORT: Thai Chi Chuan
28.RADIO:Sempre con me.
29.MOTTO: Un passo dopo l’altro senza troppa paura.
30.PROPOSITO: Cercare di entrare in quel vestito.

01 gennaio 2015

Questionario 2014


Caro Lettore,
anche il 2014 è trascorso tra mezze stagioni che non esistono più e stagioni che non si sono proprio fatte vedere. I giorni sono passati e dove non è arrivato il sole a scaldare il cuore ci ha pensato una bella maestrina.

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2014.
2.BEL RICORDO: Una mostra fotografica che mi ha regalato un sogno.
3.BRUTTO RICORDO: Una notte di incubi e tormenti che mi ha portato lontano, troppo lontano lasciandomi un po' di paura.
4.POSTI VISTI: Molti, da Est a Ovest, da Sud a Nord, in un viaggio lungo tutta l'Italia.
5.PROFUMO: Di bucato tornando a casa.
6.GUSTO: Trinacriese.
7.TATTO: Morbido da scavare.
8.VISTA: Piena di cose nuove.
9.UDITO: Risate allegre e voci dialettali.
10.INCONTRO: Finalmente quello giusto.
11.CAMBIAMENTO: Uno epocale. Aggiornamento del mio stato sentimentale.
12.RAMMARICO: Aver lasciato qualcosa e forse anche qualcuno indietro.
13.DISPIACERE: Non essere stato in grado di realizzare quello che ora sembra un capriccio.
14.LETTO: Condiviso.
15.SPAVENTO: Di non arrivare in tempo all'aeroporto con l'auto ad uovo.
16.GIOIA: Avere qualcuno a cui augurare il buon giorno.
17.AUTOMOBILE: Sempre la stessa, fedele come un Carabiniere.
18.LAVORO: Pesante, molto pesante con un salto realizzato a metà per la poca rincorsa.
19.PENSIERO RICORRENTE: Quello di aggiungere un'altra lastra dorata sul percorso delle buone intenzioni.
20.EVENTO: Un incontro allargato ed una poesia che mi ha fatto sobbalzare il cuore.
21.CONTINUITÀ: Culinaria a scrocco.
22.SPACCATURA: Incredibile ma vero, la lavatrice funziona.
23.VIAGGIO: Un volo per conoscere meglio chi mi sta accanto.
24.LIBRO: A volteritornano di Niven John, la miglior definizione di Paradiso.
25.FILM: Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente, perché alla fine non siamo così diversi.
26.CANZONE: Pierangelo Bertoli – La prima pioggia
27.SPORT: Divano ad ostacoli.
28.RADIO: Ovunque io vada compagna di viaggio.
29.MOTTO: Tornate sani, tornate amici, arrivate in cima (donato da SteAlto).
30.PROPOSITO: Quello di non farsi prendere troppo dalla malinconia.

10 agosto 2014

Magie


Di nuovo sulla banchina della metropolitana meneghina ad aspettare. Ecco un nuovo inizio uguale al precedente ma con un'altra sceneggiatura. Ora non era solo, ma in compagnia di colei che aveva occupato in un sol colpo gli aridi territori del suo cuore facendone spuntare fiori e colori. Ora sapeva dove andare e con chi e non si sentiva più solo o smarrito.
Nei minuti che il tabellone dava di attesa iniziarono a parlare di come mai si trovassero lì. L'accento della Principessa tradiva origini esotiche di terre vulcaniche. L'eroe cercava di non sembrare troppo curioso o impiccione, mentre si sorprendeva di come fosse facile parlare con lei. I minuti di attesa indicati dal tabellone intanto scendevano a blocchi di mezzi minuti mentre un paio di ondate di ansia colpivano le pareti del cuore del nostro eroe.
La banchina nel frattempo si riempiva in ogni ordine di posto e grado come in un immenso teatro dove il pubblico si recava ad ammirare il passaggio del treno, perché alla fin fine “il treno è sempre il treno” che sia ultraveloce o metropolitano.
Arrivò anche il loro. Si posizionarono in modo da far scendere prima le persone sulle carrozze, come ripeteva da anni il messaggio registrato, per poi poter salire più agevolmente. Con loro salirono un altro centinaio di persone che andarono a saturare ogni spazio libero. I due si ritrovarono così vicini, come si possono trovare due ballerini di tango. Iniziarono così una danza fatta di accelerazione e frenate, intanto che la città scorreva sopra le loro teste che si riempivano di parole.
Arrivarono alla loro fermata, perché per il nostro eroe ormai tutto era da pensare per due. La fermata era quella che gli ricordava gli anni un po' confusi della scuola media, dove le domande superavano di gran lunga le risposte che riusciva a darsi sulla sua vita e sul suo futuro.
Ma questa è una storia che tornerà buona più avanti nella storia ora all'eroe interessa solo prolungare il cammino con la sua dolce Principessa.
Le porte del vagone si aprirono mentre una voce dall'alto annunciava il nome della fermata e la direzione del treno. Scesero con qualche difficoltà facendo lo slalom tra i vari passeggeri che si frapponevano tra loro e l'uscita. Per un attimo il nostro eroe perse di vista la bella Principessa, e quell'attimo gli sembrò portar via una buon parte della sua vita che la fortuna gli rese subito quando vide la Principessa attenderlo poco più avanti.
Lui l'aveva attesa per un intera vita, la sua, ed ora era lei che lo aspettava. Il cuore iniziò a battergli un po' più forte. Lei vedendolo gli sorrise. Se il nostro eroe non si era sbagliato anche lei era sollevata di averlo ritrovato.
Si incamminarono così verso la prima scalata fatta da 34 scalini che li avrebbe portati al livello del mezzanino. Da li, superati i tornelli avrebbero seguito le indicazioni per l'uscita corretta.
Una volta arrivati fuori anche di quella rampa di scale lui si sorprese.
Si sorprendeva sempre quando usciva dalla metropolitana. Gli sembrava sempre una magia quella che lo portava da una parte all'altra della città. Prima era lì ed ora qui. Prima era in una zona ed ora era in un altra. Da quando aveva preso per la prima volta la metropolitana questa cosa lo aveva sempre stupito. Gli aveva sempre fatto pensare che quel luogo racchiudesse un po' di magia. Ed ora un po' di quella magia gli stava regalando l'incontro della sua vita.

12 luglio 2014

Linee colorate


Si trovò in piedi senza sapere come avesse fatto.
L'istinto di sopravvivenza lo spingeva avanti, tra la folla che intasava i corridoi del metrò a quell'ora. Persone di tutti i tipi, provenienza, colore, credo politico o religioso ed orientamenti sessuali si incrociavano in una certa armonia ed uguaglianza sogno realizzato ma effimero del 3° articolo della costituzione.
Lui però in quel momento non pensava affatto ai padri costituenti ma alla bella Principessa che l'aveva riportato a galla. Doveva raggiungerla e trovare un modo per... almeno per parlarle e sentire la sua voce. Il suo cervello stava elaborando milioni di possibilità alla ricerca di una scusa per attaccare bottone senza sembrare troppo imbranato o spaventarla.
Ecco nell'era della comunicazione la cosa più difficile sembrava parlare con un altro essere umano. Con transistor e microchip sembrava tutto più facile ma quando ci si doveva confrontare con un proprio simile le cose non sapeva perché si complicavano. Ma bando alla filosofia, pensò. Doveva trovare una soluzione e la doveva trovare subito.
Il grande sceneggiatore della sua vita allora decise di svegliarsi dal suo torpore e regalargli una scena magari banale ma molto reale. La principessa infatti si fermò davanti ai tabelloni che rappresentavano in maniera schematica le linee della metropolitana. Questi serpentoni colorati e maculati, in cui ogni puntino ha un suo nome. Arterie variopinte che si dipanavano all'interno del corpo della città incrociandosi in maniera studiata nel suo centro per poi diramarsi verso le sue estremità.
Lei cercava di tradurre quelli che per lei erano poco più di geroglifici, o almeno questo sembrava dal suo sguardo. Il nostro super eroe allora si bloccò a pochi passi valutando quale fosse la mossa migliore da mettere in campo in quell'infinita partita a scacchi che qualcuno chiama vita.
Lei estrasse nel frattempo una di quelle cartine pieghevoli che mostrano il profilo della città vista dall'alto dando sfogo alla toponomastica ed ai colori. Intanto si guardava in giro cercando di individuare la stella polare che le indicasse dove fosse il nord.
Lui allora ingoio tutte le sue paure e remore ed avvicinandosi le chiese semplicemente se poteva essere di aiuto.
Lo sceneggiatore pensò che neanche questa volta avrebbe vinto qualche premio internazionale per questa trovata ma a lui forse interessavano altri riconoscimenti e tornò a scrivere sul libro del fato.
Lei lo guardò prima un po' stupita, poi cercò di soppesarlo ed infine con uno sguardo che racchiudeva tutti i colori dell'arcobaleno e della gratitudine gli indicò un punto della cartina rivolgendogli quelle che sarebbero state le prime parole che lui incise nel suo cuore:” Grazie, dovrei andare in zona San Siro”. Assaporò il tono della sua voce che trasportava un che di allegro.
Conosceva bene la zona e come raggiungerla. Tutti gli anni da tesserato della squadra cittadina a qualcosa erano serviti oltre a fargli spargere alternativamente lacrime di gioia e di tristezza. Trovò anche il tempo per ringraziare lo scriba che era addetto alla storia della sua vita (lo sceneggiatore allora si concessa di gongolare per alcuni istanti).
Lui le mostrò le varie possibilità, aggiungendo anche qualche indicazione turistica ed il colpo che sperava decisivo: “ anch'io vado da quelle parte. Se vuoi possiamo fare un pezzo di strada insieme”.
Il pezzo che aveva in mente il nostro super eroe andava da lì fino alla fine del tempo, ma questo la principessa lo ignorava, forse.
Lei sorrise e pronunciando i ringraziamenti del caso feci sì con la testa.
Così si incamminarono verso la banchina da cui sarebbe partito il treno che li avrebbe condotti verso quello che lui sapeva essere il viaggio più importante della sua vita.

20 aprile 2014

Vuoto e Pieno



Era confuso, molto confuso.
Cosa stava succedendo?
Le gambe a malapena lo sorreggevano, ed a dire il vero neanche il resto del corpo era di grande aiuto, così si era ritrovato seduto su una di quelle gelide panchine del metro. Faceva fatica a respirare. Più cercava di inspirare e meno aria entrava nei suoi polmoni. Tutti i pensieri erano ovattati. Aveva la netta sensazione che il suo cervello stesse galleggiando in pessime acque e non si scorgeva nessuna nave all’orizzonte che potesse salvarlo.
Cercava di focalizzare le sue idee, ma non ne aveva. Le lenti di Archimede in questo caso non potevano far un gran che. Non si poteva concentrare il vuoto della sua mente, né dentro se stesso né al di fuori.
Si sarebbe detto in stato catatonico, con le poche funzioni vitali ancora attive ma non era così.
Una piccola parte del suo essere era cosciente del suo stato, solo che non riusciva a trovare la chiave di volta per uscirne. Il suo istinto di sopravvivenza era l’unica parte del suo essere che lo teneva ancora legato alla realtà. Al presente. All’adesso.
Cosa doveva fare? Neanche a questa domanda riusciva rispondere, anzi non riusciva neanche a porsela.
Un naufrago ad un passo dalla disperazione o forse dalla pazzia. Così si sentiva.
Intanto il mondo intorno a lui continuava a girare come se nulla fosse.
I treni passavano, le persone scendevano, altre salivano. I vari annunci si susseguivano, come il chiacchiericcio di fondo dei passeggeri di passaggio. Lui rimaneva intanto immobile, per non sprecare le poche energie che sentiva ancora scorrergli dentro, a scrutare i possibili segnali di una squadra di salvataggio.
Come capita in molti racconti di disastri, ecco che l’eroe si salva per una serie di coincidenze fortuite. In questo caso la coincidenza era stata l’incrocio di sguardi tra lui ed una favolosa principessa, titolo nobiliare assegnato direttamente dall’eroe quando aveva sentito il primo battito di ali di farfalla nel suo stomaco.
E dire che pensava di diventare vegetariano.
La principessa gli passò accanto e prosegui. 
Fu tutto velocissimo.
D'un tratto tutto il suo corpo ricominciò a funzionare. Tutto era tornato in ordine. 
Ma non come era prima.
Meglio.
Le gambe sembravano più reattiva. L’aria profumata. I pensieri si formulavano alla velocità della luce. Capiva tutto, anche quello che gli era rimasto oscuro per tanti anni.
Si sentiva più di un eroe.
Si sentiva un super eroe.

30 marzo 2014

Mancanza


Sono seduto su una delle panchine della fermata del metrò della città che mi ospita. La primavera qui è arrivata solo sul calendario. L'area è fredda come alcuni degli indigeni del luogo. A volte penso che il capitano dei surgelati abbia anche lui residenza qui. Intanto che aspetto l'arrivo del mio treno sento il freddo della giornata che dalla lastra di marmo della seduta della panchina, attraverso la stoffa dei miei pantaloni risalga dalle terga su per la spina dorsale fino alle 7 vertebre cervicali che a fatica sorreggono il capo che sento sempre più pesante con il passare del tempo ed entrare direttamente dentro la mia anima. Il vento gelido che si intrufola nel colletto della giacca poi arriva a dar man forte all'attacco terrestre, tanto che vengo attraversato da un onda di brividi che mi fanno accapponare la pelle.
Alzo il bavero della giacca e provo a stringermela addosso per farla aderire il più possibile e non lasciare parti scoperte ed indifese. Cerco di trattenere tutto il calore prodotto in maniera da auto-sostenermi. Incrocio le braccia sul petto e con un gesto poco elegante infilo le mani sotto le ascelle. Ah finalmente un po' di calore.
La sensazione dura poco perché l'ennesima folata di area gelida preannuncia l'arrivo del treno prima ancora che questo esca dalla galleria.
La metropolitana arriva dopo pochi secondi. Aspetto sino all'ultimo per salire. Mi sento tutto intorpidito ed ho paura di frantumarmi mentre mi muovo verso le porte del convoglio. Non voglio disperdere quel poco di tepore che avevo iniziato ad assaporare. A quest'ora c'è pochissima gente sulla carrozza, e per la prima volta rimpiango l'ora di punta con tutta quella gente che affolla le banchine ed i treni. Mi manca l'effetto stalla che tanto viene rappresentato nei presepi nel periodo natalizio e che ora tornerebbe davvero utile.
Mi manca anche il contatto umano, obbligato dalla mancanza di spazio, con questi estranei. A volte è anche l'unico contatto fisico che ho con un'altra persona nell'arco dell'intera giornata. Mi siedo ed aspetto che le porte si chiudano ed il treno parta. Il mio viaggio ha inizio e finirà dopo 14 fermate. In questo tragitto incrocio pochissimi passeggeri e quasi tutti stranieri. Mi soffermo a guardare un ragazzo di colore con una capigliatura afro che si è seduto difronte a me. Non avrà ancora diciott'anni penso. Porta scarpe da ginnastica bianche con lacci verde fluo. I jeans finto usati fanno da sostegno ad un piumino arancione che lo fa assomigliare ad un naufrago su un gommone in attesa di aiuto. Chi sa se è arrivato in questo paese proprio così. Penso che se io ho freddo chi sa lui che deve essere abituato a climi ben più caldi. Di colpo si diffonde la voce di uno dei rapper che tanto vanno di moda ora tra i giovani. Il ragazzo estrae dalla tasca uno smartphone con una cover che ricorda la bandiera rastafariana e risponde al telefono. Stupito sento che l'accento non ha nulla di esotico ma è uno di quelli tipici di una delle città “operose” del nord est della nazione.
Non ho ancora metabolizzato del tutto che ormai siamo una nazione multietnica. Lo stupore viene sostituito quasi subito da un po' di vergogna per questa mentalità legata a stereotipi arcaici che non vorrei avere, e dal piacere di riscontrare come la vita a volte se ne frega degli stereotipi e delle parole di alcuni personaggi che aizzano all'odio razziale e va avanti lo stesso.
Cerco di non ascoltare la telefonata anche se qualche parola si intreufola nei miei pensieri. Come studiare, compiti e la parola che mi si stampa in mente. MI MANCHI.
Arriva la mia fermata, ma faccio fatica a metterla subito a fuoco. La mia mente si è di colpo ingolfata a sentire quelle parole.
Per fortuna che la parte razionale della mia mente riesce a prendere per un attimo il controllo e con un balzo sono fuori mentre le porte si richiudono alle mie spalle.
Vedo il treno partire con il ragazzo ancora al telefono e mi chiedo a chi avrà detto quelle parole, le stesse che io ho pronunciato qualche ora prima.
Al telefono.
Ad una persona che mi manca.

19 marzo 2014

Grazie per lo sciopero


Grazie per lo sciopero.
Eh si caro Lettore, sono qui a ringraziare per lo sciopero dei mezzi pubblici di oggi. La mia non è ironia e non voglio entrare nel merito che ha portato un intero mondo a scioperare. Il mio grazie è dovuto al fatto che il ridotto orario dei mezzi mi ha permesso di uscire prima dall'ufficio. Arrivare ad un orario umano al parcheggio dove lascio solitamente la macchina. Partire e fermarmi quasi subito. Un mega serpentone di auto che si muove più come una lumaca ha cercato di fagocitarmi. Vedo un piccolo parco alla mia destra ed un parcheggio.
Mi fermo.
Prendo il libro che mi fa compagnia nei viaggi in metropolitana e vado alla ricerca di una panchina su cui sedermi.
Il parco è tutto transennato, ma mamme, nonni, papà e bambini sono comunque lì a giocare e chiacchierare. Sulle transenne e sugli alberi ci sono vari messaggi.
Scopro così che gli abitanti della zona hanno trovato un modo civilissimo per protestare su alcuni lavori (Via d'Acqua), che anch'io trovo del tutto inutili. In quei messaggi ci sono poesie ed aforismi, o solo piccoli pensieri per difendere questo piccolo parco che rischia di essere chiuso per EXPO2015, come riporta uno degli striscioni.
Trovo una anchina e mi siedo. Apro il mio libro ed inizio a leggere. Intanto in lontananza sento il rumore del traffico ed il serpentone crescere. Leggo ed ogni tanto do un'occhiata alla situazione viabilistica. Tutto fermo.
Arrivo così alla fine del libro che il sole ormai è prossimo a finire il suo turno. Ritorno alla macchina. Il traffico sta diminuendo ma è ancora troppo per i miei gusti.
Salgo in macchina e decido di riposarmi un po' pensando ai giorni appena trascorsi ed a quelli che verranno.
Magicamente di colpo il traffico non c'è più.
Decido di partire e di fare un paio di commissioni prima di tornare a casa, così da ridurre ancora l'indice traffico e prendere un paio di regalini al mio papà. Perché sciopero o no, traffico o no un pensierino al babbo non potevo dimenticarmelo.
E tutto questo è stato possibile grazie allo sciopero che mi ha regalato un paio di ore per me, solo per me.
Grazie.

13 febbraio 2014

Roberto Freak Antoni

Caro Lettore,
  ci sono mattine in cui il mondo cerca di darti segnali ma che riesci a capire solo a posteriori.
Oggi mentre venivo in ufficio, ho incrociato un carro funebre vuoto. Istintivamente mi è venuto da fare la serie di scongiuri rituali.
Ammetto che una parte di me se n’è vergognata ma l’inconscio in quel momento ha preso il sopravvento. 
Un minuto dopo l’autoradio da la notizia della dipartita di Roberto “Freak” Antoni.
Venivano citate nella trasmissione alcune sue battute o stralci di canzone.
Quelle parole mi hanno riportato indietro ad un’epoca felice. In cui ero meno disincantato e pensavo davvero che l’intelligenza potesse garantirmi una felice esistenza…
Ok, non voglio scrivere un coccodrillo, ma lasciare solo un saluto, un saluto suo:

“Fai bene ad andartene. Anch’io, se potessi, mi lascerei”.
Buon viaggio.

08 febbraio 2014

Parole, soltanto parole


Caro Lettore come stai?
Ormai mi è sempre più difficile riuscire a scrivere con una certa continuità. La vita ed il lavoro mi rapiscono e mi lasciano poco tempo per mettermi nuovamente davanti ad un pc e scrivere, ma ti assicuro che durante il giorno mi ritrovo a pensare al post che potrei scrivere, spaziando dai personaggi strani che incontro nella città; della mia continua lotta contro gli Utonti; degli sfoghi terapeutici; degli eventi mondani più o meno degni di note; dei pensieri da runner di ritorno, con tanto di pancetta; degli stati d'animo condizionati dal tempo e da ciò che mi circonda; di possibili nuove storie da raccontare in questo spazio, per dare vita a nuovi personaggi... Ecco. Tante cose per la testa e poche parole da incanalare nel flusso creativo. Ma tutto questo non mi ha fatto dimenticare che da qualche parte, ogni tanto possa passare qualcuno da queste pagine e cercare qualcosa, magari uno spunto di riflessione, un conforto (“ è proprio vero, anche a me succedono le stesse cose”) in momenti un po' bui, un idea o solamente per caso o curiosità. Sono forse ora più attento a quello che scrivo, o solo pigro e distratto. In fin dei conti non si dice che la vita è fatta di momenti e periodi... forse questo è un periodo così dove occorre fare delle scelte e ponderare un po' di più le cose, perché il tempo è passato dall'apertura di questo blog, ed io come il mondo che ci circonda sono cambiato e sto ancora cercando di cambiare, perché come canta Jovanotti “se non avessi voluto cambiare oggi sarei allo stato minerale”.
Magari piccoli cambiamenti, che in una versione adattata dei principi Darwiniani di adattamento mi permettano non solo di andare avanti, ma anche di andarci nel miglior modo possibile, senza dimenticare la mia storia. Un anello che cerca di abbracciare ieri e domani con non poche difficoltà, ma anche con qualche bella soddisfazione. Ed in questa mia mania di citare testi di canzoni (vedi titolo del post) in maniera magari “populista e poco originale” ecco che prendo in prestito le parole di un poeta che molti chiamano solo cantautore: “un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro” (di P. A. Bertoli).
Come già scritto in questo blog a volte ti scervelli per trovare le parole per esprimere un idea o una sensazione e scopri che qualcuno lo ha già fatto e lo ha fatto in modo perfetto.
Ora ti lascio perché alcuni impegni (pulizia della casa) reclamano la mia presenza (anche gli aspirapolvere a volte si sentono soli ed hanno bisogno di un gesto e di una mano che li guidi).
Buona vita.

01 gennaio 2014

Questionario 2013


Caro Lettore,
anche il 2013 è trascorso tra elezioni e forconi. Sono sopravvissuto alle vicissitudini lavorative, alla vita da single con appoggio bamboccione a casa dei miei, al traffico cittadino ed al ritorno a correre. Ed eccomi qui davanti al pc, come ormai è consuetudine, a ricompilare questo questionario, "influenzato" anche lui degli ultimi giorni che hanno dipinto di grigio il mio cielo.
Ora, caro Lettore, ti lascio alla lettura di questo post augurandoti un 2014 sereno e felice ma soprattutto con qualcuno con cui condividerlo.

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2013.
2.BEL RICORDO: Una bolla di sapone ricca di mille colori.
3.BRUTTO RICORDO: La bolla che scoppia lasciando un brutto alone.
4.POSTI VISTI: In fuga dalla città per cercare un Medioevo dal gusto epico.
5.PROFUMO: Quello che ha riempito il piano dopo una pausa pranzo molto etnica.
6.GUSTO: Il gusto amaro della rabbia.
7.TATTO: Una carezza data.
8.VISTA: Persa in sinuose curve che tortuosamente mi han sempre riportato al punto di partenza.
9.UDITO: Un assordante silenzio.
10.INCONTRO: Forse troppi ma mai quello giusto.
11.CAMBIAMENTO: è cresciuta la barba, anche se ora è più ordinata.
12.RAMMARICO: Non sapere come sarebbe potuta andare a finire se il telefono avesse squillato.
13.DISPIACERE: Accorgersi che a forza di esser andati avanti ci si ritrova dove si è partiti.
14.LETTO: Poco e digitale.
15.SPAVENTO: Pioggia, troppa pioggia.
16.GIOIA: Quelle date dai nipoti il più grande che tifa allo stadio mangiandosi un panino, proprio come me alla sua età, mentre il più piccola che mi accoglie ogni volta con un saluto a modo suo.
17.AUTOMOBILE: Sempre la stessa anche se quest’anno forse ha preso un po’ troppo freddo ed intemperie. Scusa.
18.LAVORO: Tasto un po' dolente, soprattutto in questo periodo, ma con la speranza che domani possa migliorare.
19.PENSIERO RICORRENTE: Perché? E non citare il solito film... (“La verità è che non gli piaci abbastanza”)
20.EVENTO: Un amico che torna a casa per una sua “personale”, facendo di me un piccolo mecenate.
21.CONTINUITÀ: Ed anche quest’anno sono stato eletto (incastrato) a fare il consigliere di scala, proprio come l’anno scorso.
22.SPACCATURA: Incredibile ma vero, quest’anno non sono stato invitato a nessun matrimonio.
23.VIAGGIO: Quello rimandato anche quest’anno.
24.LIBRO: “Il vangelo secondo Biff” di C. Moore. Per pensare che tutti siamo stati giovani.
25.FILM: Vodka Lemon. Film visto con 10 anni di ritardo, ma forse questo lo ha reso, o meglio mi ha reso adatto alla visione.
26.CANZONE: degli Après la Classe - La luna cadrà
27.SPORT: Kart, che mi ha visto vincere un bellissimo ebook reader anche se ho tagliato per ultimo il traguardo.
28.RADIO: il mio orologio biologico durante le ore estreme della giornata
29.MOTTO: CHI CHIAGN' FOTT' A CHI RIR'
30.PROPOSITO: Cercare di arrivare in tempo alla fine di un lungo cammino, correndo.

06 dicembre 2013

Dolce Natalizio


-->
Caro Lettore,
   come saprai è tradizione che le feste natalizie siano aperte dalla festa dell'Immacolata o, più milanesemente, dalla tradizionale festa di Sant'Ambrogio. Questi sono giorni in cui Milano si riempie di bancarelle e mercatini. In ogni piazza è un sorgere di tende e tavoloni su cui sono distesi prodotti ed oggetti. Alcuni di questi sono storici e tradizionali, altri sono più commerciali tanto da far transumare migliaia di persone verso la nuova fiera alla ricerca di Graal da regalare a parenti od amici o più semplicemente per assaggiare prelibatezze provenienti da tutto il mondo.
Per me è quasi una tradizione andare in giro per la fiera degli Obej Obej con gli amici. Questo è l'evento che apre la stagione natalizia, per me. Negli anni, per vari motivi, questa fiera cittadina ha traslocato in vari luoghi della città meneghina, spostandosi dalla sua sede tradizionale intorno alla chiesa dedicata al patrono milanese per giungere negli ultimi anni a circondare un altro simbolo della città, il Castello Sforzesco.
Mi trovo un po' infreddolito ad aspettare un'amica che arriva da un'altra bellissima città, in cui la tradizione del presepe è una religione quasi per fare un giro per la fiera nella speranza di mantenere viva la tradizione.
Arrivata ci incamminiamo tra le bancarelle colorate alla ricerca di qualcosa che attiri la nostra attenzione. Mentre percorro il circuito creato dalle bancarelle penso a come questo fiera sia cambiata. Ricordo la folla che si spostava quasi fosse un sol uomo per i vicoletti saturati a volte dal profumo del vin brulè, delle frittelle cotte in olio che assomigliava a quello usato per i motori delle vecchie Fiat 127, dello zucchero filato e delle caldarroste, l'odore intenso degli incensi e dei saponi oltre alle acre essenze coloniali. Ci si trovava di tutto: da antichità che strizzavano l'occhio al vintage ad oggettistica fatta a mano degna di opere della pop-art, ad artigianato proveniente dal sud del mondo, cibo e sapori ma soprattutto giocattoli per i bambini da cui il nome della fiera.
Negli anni era diventata tradizione cercare nella folla persone conosciute con cui poi andare a bere un bicchiere di vin brulè in compagnia. Il primo che incontrava qualcuno riceveva in premio un bicchiere offerto dagli altri.
Se penso al Natale quasi subito penso agli Obej Obej. Alla folla, ai colori, ai regali...
Oggi invece non trovo nulla di quello spirito. 
Le bancarelle sono tutte uguali con poco artigianato, tanto che proprio quelle poche attirano la mia curiosità. Non c'è più profumo in questa fiera che ormai sembra più un mercatino. Gli spazzi si sono allargati per rendere più agevole il passaggio delle persone, facendo però perdere un po' di magia e di umanità a questa fiera.
La mia amica è stupita della concomitanza di più ferie e non capisce come mai questa non venga spostata.
Io mi sento ferito. Un'altra tradizione che si perde a causa delle regole del mercato e che le prossime generazioni rischiano di non conoscere neanche.
Cerco di spiegarle la tradizione e tutto il resto ma capisco che le mie parole sono quelle di chi non vuole perdere quel pezzo di storia aggrappandosi a ricordi che ormai sfumano nel secolo scorso e che sono difficili da comprendere da chi non le ha vissute.
Compro un paio di cose: una utile ed una che spero porti il sorriso a chi la troverà sotto l'albero ma non mi sento soddisfatto. Sento ancora un po' di freddo, e non credo che sia dovuto solo al clima, ma forse anche questo è un altro segno che non si è più ragazzi.
Chi sa dove sono finiti tutti i profumi dei miei natali...

01 novembre 2013

Punti


Ciao Caro Lettore,
eccomi salire nuovamente in cattedra, o forse sarebbe meglio dire sul pulpito, per declamare la mia opinione su una parte del mondo che mi circonda.
Negli scorsi giorni mi sono trovato a dibattere con una nuova amica sui punti di vista. Di come la stessa cosa, guardata da due direzioni diverse assumesse significati diversi o addirittura creasse due stati d'animo opposti nelle persone.
E così mi sono tornati in mente vari flash del passato:

  1. Bruto, figlio adottivo di Giulio Cesare che complotta ed accoltella suo padre. Atto riprovevole letto così. Ma dal punto di vista dei “repubblicani” atto di generosità e coraggio per portar avanti il desiderio di libertà contro l'impero. Lo so con questo ragionamento si potrebbero giustificare tutti gli atti di terrorismo, ma non è questo il mio intento. È solo dare una diversa chiave di lettura per evitare che certe cose capitino. Perché solo cercando di capire la storia si può evitare che certe cose si ripetano.
  2. La scena di un film (Majore League dell'1989). Del film molti si ricorderanno della colonna sonora (Wild Thing). Un film come tanti altri eppure a me è rimasta impressa una scena del film. Non una di quelle epiche ma una di quelle di riempimento. Il giocatore esperto che da consigli ai rookie su come ci si comporta al momento di venir a sapere se si è stati presi o no. Nessun gesto eclatante per rispetto di chi non è stato preso. Non so perché ma questa scena ce l'ho sempre in testa quando mi capita qualcosa di bello. Tra le altre cose caro Lettore se ti capita guardalo il film. La colonna sonora non è male, la sceneggiatura è piacevole anche se la storia non è molto originale.
  3. Quello strano sentimento che ti prende quando a qualcuno che ti sta vicino succedono delle belle cose. Sei felice ma hai quel pizzico di invidia che ti lascia un certo retrogusto amaro. Quel sentimento che ti avvicina a IAGO. Per fortuna che le tragedie sono più adatte alle declamazioni del Bardo che alle avventure di un piccolo blogger. Questo strano sentimento di cui poi ti vergogni ma che non riesci a sopprimere o ad allontanare e che sporcano quei momenti di felicità.
  4. L'incubo degli esami universitari in cui passi tutto il tempo prima dell'esito a rimuginare su come sia andato, saltando dalle stelle alle stalle e viceversa almeno un milione di volte. La rabbia per non aver passato un esame solo per sfortuna, mentre qualcun'altro era toccato dalla dea bendata immeritatamente, almeno secondo me. Oppure prendevo un voto più basso che non sentivo di meritare, sottovalutato o vittima di non so quale rappresaglia da parte di un professore o frustrato assistente. Eppure a volte studiando un po' di più forse...ma certe cose le capisce sempre dopo, come molte lezioni di vita.
  5. I momenti in cui in ufficio vieni preso da quella voglia di distruggere tutto solo perché qualcuno non è stato molto cortese rispondendogli per le rime senza pensare che magari anche lui ha passato o sta passando dei brutti momenti. Ecco forse dovrei cercare di mettermi nei panni degli altri senza prendere sempre tutto sul personale. Grandi belle parole. Peccato che sono spesso, troppo spesso, solo belle parole. E mi ritrovo in questo vortice a passare da santo a diavolo.

Ecco forse mi sono dilungato un po' troppo e non sono neanche sicuro di essere rimasto nel tema di questo post. Ma forse il non essere mai pienamente soddisfatto è solo un'altro punto di vista.

04 ottobre 2013

HEY MAN CHE CAMMINI COME ME DALL'ALTRA PARTE DEL MEDITERRANEO


“You Have to Live in Somebody Else's Country to Understand” by Noy Chou


What is it like to be an outsider?
What is it like to sit in the class where everyone has blond hair and you have black hair?
What is it like when the teacher says, "Whoever wasn't born here raise your hand."
And you are the only one.
Then, when you raise your hand, everybody looks at you and makes fun of you.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when the teacher treats you like you've been here all your life?
What is it like when the teacher speaks too fast and you are the only one who can't understand what he or she is saving, and you try to tell him or her to slow down.
Then when you do, everybody says, "If you don't understand, go to a lower class or get lost."
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you are an opposite?
When you wear the clothes of your country and they think you are crazy to wear these clothes and you think they are pretty.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you are always a loser.
What is it like when somebody bothers you when you do nothing to them?
You tell them to stop but they tell you that they didn't do anything to you.
Then, when they keep doing it until you can't stand it any longer, you go up to the teacher and tell him or her to tell them to stop bothering you.
They say that they didn't do anything to bother you.
Then the teacher asks the person sitting next to you.
He says, "Yes, she didn't do anything to her" and you have no witness to turn to.
So the teacher thinks you are a liar.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you try to talk and you don't pronounce the words right?
They don't understand you.
They laugh at you but you don't know that they are laughing at you, and you start to laugh with them.
They say, "Are you crazy, laughing at yourself? Go get lost, girl."
You have to live in somebody else's country without a language to understand.
What is it like when you walk in the street and everybody turns around to look at you and you don't know that they are looking at you.
Then, when you find out, you want to hide your face but you don't know where to hide because they are everywhere.
You have to live in somebody else's country to feel it.

Published in 1986 by the Anti-Defamation League for the "A World of Difference" project.


Sai cosa significa essere un'estranea?
Sai come ci si sente in una classe dove tutti sono biondi e tu invece hai i capelli neri?
Sai cosa vuol dire quando l'insegnante chiede “Chi non è nato qui, alzi la mano!” e tu sei l'unica a farlo?
E poi, quando l'hai alzata, vedi che gli altri ti guardano e ridono?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.

Sai cosa significa quando l'insegnante ti tratta come se anche tu fossi stata lì per tutta la tua vita?
Quando parla così veloce che non riesci a capire niente e gli chiedi per favore di andare più piano?
E quando lo chiedi, gli altri ti dicono “Se non riesci a capire, è meglio per te se provi in una classe più bassa”.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.

Sai cosa significa stare dall'altra parte?
Quando indossi gli abiti che portavi nel tuo paese e tu li trovi carini, mentre gli altri pensano che tu sia pazza?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Cosa significa essere una sfigata.
Cosa vuol dire quando qualcuno di da' noia, senza che tu gli abbia fatto niente?
Quando gli dici di smetterla e lui risponde che non ti ha fatto niente.
E poi, visto che non la smette, ti alzi e lo dici all'insegnante.
E lui nega. 
E l'insegnante domanda al tuo vicino di banco.
E lui risponde “E' vero, non gli stava facendo niente”.
Così ti prendono per bugiarda anche i professori.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.

Sai com'è quando provi a parlare e non pronunci bene le parole?
Quando dicono di non capirti.
E ti ridono dietro, ma siccome non capisci, ti metti a ridere con loro.
E allora ti chiedono “Ma sei scema a prenderti per i fondelli da sola?”
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.

Sai cosa significa camminare per strada e avere gli occhi di tutti puntati addosso, solo che non te ne accorgi?
E quando lo capisci provi a nasconderti, ma non sai dove perché gli altri sono dappertutto?
Devi vivere in un paese che non è il tuo per capirlo. 

24 settembre 2013

Musica di notte


Caro Lettore,
la notte ormai ha ricoperto tutta la città, e molti sono già sotto le coperte ad attendere che il sole sorga e che un nuovo giorno si affacci. Io mi ritrovo invece qui in mezzo a mille pensieri ed a riflessioni che si avvicinano più alla falegnameria cerebrale che alla filosofia.
Forse dovrei votarmi ai Green Day ed anch'io dovrei cantare di essere svegliato quando Settembre avrà lasciato il passo ad Ottobre.
Strano questo mese di transizione tra il periodo delle ferie estive e l'autunno produttivo. Non so come ma negli ultimi anni, superata la bisettrice di questo mese mi ritrovo ad aspettare che i giorni passino veloci. Forse perchè le promesse dell'estate hanno le gambe così corte da non superare questo mese.
Guardo il calendario e di giorni, ore e minuti ce ne sono ancora un po' prima di girare pagina... ecco forse è questo. Girare pagina, cercare cose nuove lasciando quelle vecchie in qualche cassetto con la speranza che vengano buone in qualche altra occasione, anche se sperare che torni la moda delle giacche con le spalline è un po' da squilibrati.
Cerchiamo cose nuove perchè vogliamo anche noi essere nuovi. Vogliamo tornare ad essere una pagina bianca dove poter scrivere nuove storie che siano differenti dalle passate. Con un lieto fine e magari con la fortuna di incontrare un Capitan Harlok che ci faccia vivere qualche avventure dove noi siamo gli eroi, magari un capitano in gonella e con un bel sorriso. Perchè ci ripetiamo come un mantra: “ queste cose capitano”. In fin dei conti quanti raccontano di amici, conoscenti, familiari a cui queste cose sono capitate? Storie il cui fascino è più nelle parole che nella storia.
L'ora ormai è tarda. La radio inizia a trasmettere musica per nottambuli. Musica fatta per restare svegli o per intraprendere il viaggio verso quei sogni che a volte ritroviamo al risveglio.
Buona notte.
como di note....