13 giugno 2018
11 febbraio 2018
JOB TITLE
Caro Lettore,
rieccomi qui a scrivere. Scrivo perché da
pochi giorni mi è stato assegnato un nuovo Job Tittle, cioè una nuova etichetta
da appiccicare alla mia posizione lavorativa per descrivere al meglio quello
che faccio o che dovrei fare… Qualche anno fa, quando si era più pragmatici si
sarebbe detta una nuova mansione, ma ormai conta più il vestito che la
sostanza.
Io avevo consigliato all’ufficio HR di utilizzare un sistema
simile a quello militare, dove la posizione è individuata dai gradi: Generale, Capitano,
Tenente.., nel qual caso la mia sarebbe stata 360°.
Comunque non ci sarebbe nulla di strano, anzi ci sarebbe di
che andarne fiero se non fosse: ARCHITET.
Innanzitutto precisiamo che non lavoro in una società di
costruzione e/o di arredi. Al massimo, come diceva una vecchia reclame, "noi si
crea VINCITORI/MILLIONARI". Quindi non ha nulla a che fare con l’architettura. A
questo punto vi chiederete, come ho fatto io perché ARCHITET. I più
intraprendenti avranno fatto quello che sto facendo io: cercare la definizione
su WIKIPEDIA e trova innanzitutto che è una bozza (Questa voce sull'argomento software è solo un abbozzo.), perché non è chiaro neanche a loro e poi:
Nell'ambito di un progetto informatico
l'IT Architect (o Solution Architect) ha il ruolo di
definire l'architettura del sistema informativo che deve essere
realizzato.
I compiti che deve svolgere un IT
Architect sono:
- conoscere in maniera approfondita l'ambiente IT, i processi aziendali e le esigenze del cliente
- ricercare, analizzare, valutare e proporre una soluzione architetturale rispondente alle esigenze del cliente
Ed anche così non siamo ancora arrivati al nocciolo della
questione, per cui occorre fare un paio di precisazioni su chi sta scrivendo
questo post.
Io sognavo di diventare INGEGNERE già ad 8 anni, ma non un
INGEGNERE qualunque ma un INGEGNERE ELETTRONICO. Per coerenza ho fatto da prima
gli studi da PERITO ELETTRONICO in una specie di gavetta 2.0, poi mi sono
iscritto al POLITECNICO di MILANO al corso di INGEGNERIA ELETTRONICA CON
INDIRIZZO OPTOELETTRONICO: cioè sognavo di progettare i raggi fotonici dei
super eroi.
Al Politecnico ho trascorsi più anni di quelli che sono indicati
nella prescrizione che oggi penso sia stata redatta da uno statistico del '68. In quegli anni ho avuto: alti e bassi e non parlo solo di
voti; dubbi e certezze; ore di studio e partite a carte; esami passati e non;
invidie e sete di giustizia, ma alla fine sono riuscito non solo a prendere il
pezzo di carta ma anche l’abilitazione. Ed ora entrambe si fanno compagnia
abbracciate in un tubo blu, visto che mi occupo di altro.
Tutto questo ha comportato anni ad essere deriso per la
cubicità mentale che contraddistingue ogni vero INGEGNERE ed a deridere i cugini architetti in una rivalità simile a
quella sportiva tra squadre della stessa città.
Ed ecco che mi ritrovo su un comunicato aziendale con una
dicitura che mi crea un non so che di… diciamo ironico visto che non trovo altri
aggettivi, ma penso che chi ha il titolo di INGEGNERE dentro possa capire. La
cosa più assurda è che il comunicato è anche sbagliato e quando lo faccio
notare mi viene dette: “porta pazienza, perché rifarlo che tanto tra poco
dovremo farne uno nuovo”; ed io non so come dirgli che un anno fa, quando tutto
ebbe inizio, il comunicato era già sbagliato, che ci hanno messo un anno per rettificarlo
con un altro sbagliato… ed allora capisco che probabilmente loro hanno fatto
studi umanistici e non possono capire l’umanità di noi INGEGNERI.
Allora
ripenso alla storia dei gradi e mi sento di essere un uomo e non un
caporale, come direbbe il buon Totò.
Etichette:
Aneddoti di vita
Ubicazione:
Milano MI, Italia
01 gennaio 2018
Questionario 2017
Caro Lettore,
sono passati 365 giorni ed eccomi di nuovo qui a scrivere. Poche righe perchè forse sono troppe le cose da dire e non sempre ci si riesce. Chi sa se il 2018 sarà maggiormente foriero di lettere battute...
1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2017.
sono passati 365 giorni ed eccomi di nuovo qui a scrivere. Poche righe perchè forse sono troppe le cose da dire e non sempre ci si riesce. Chi sa se il 2018 sarà maggiormente foriero di lettere battute...
1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2017.
2.BEL RICORDO: Un giorno d’estate in giro
con amici.
3.BRUTTO RICORDO: Uno spavento per un
salto nel buio.
4.POSTI VISTI: 38° parallelo… luogo
mistico.
5.PROFUMO: Spuma di mare.
6.GUSTO: Amaro.
7.TATTO: In esaurimento.
8.VISTA: Orizzonti troppo lontani.
9.UDITO: False promesse condite di
complimenti.
10.INCONTRO: Quattro amici al bar.
11.CAMBIAMENTO: Buchi della cintura.
12.RAMMARICO: Non essere disponibile.
13.DISPIACERE: La perdita del sorriso.
14.LETTO: Poco ahimè e cose troppo
nostalgiche.
15.SPAVENTO: Non essere più in due.
16.GIOIA: Poca.
17.AUTOMOBILE: Cugine che si alternano.
18.LAVORO: Lui c’è ed aiuta anche se a
volte è fonte di arrabbiature e dispiaceri.
19.PENSIERO RICORRENTE: Sostegno morale.
20.EVENTO: Doppio addio.
21.CONTINUITÀ: Il livello.
22.SPACCATURA: Se si dice COLLEGA un
motivo ci sarà.
23.VIAGGIO: Sicilia del nord
27.SPORT: Pedala da fermo
28.RADIO: La volpe che consiglia quando
cogliere l’uva
29.MOTTO: Babbo Natale non esiste.
30.PROPOSITO: Resistere.
01 gennaio 2017
Questionario 2016
Ciao Caro Lettore,
ecco che un altro anno termina ed un altro ha inizio. L'anno appena trascorso è stato pieno di eventi, belli e brutti che hanno arricchito la mia valigia di tantissimi ricordi.
Come al solito ti lascio il questionario riassuntivo dell'anno appena trascorso sperando che ti faccia ancora piacere leggere un po' della mia storia.
ecco che un altro anno termina ed un altro ha inizio. L'anno appena trascorso è stato pieno di eventi, belli e brutti che hanno arricchito la mia valigia di tantissimi ricordi.
Come al solito ti lascio il questionario riassuntivo dell'anno appena trascorso sperando che ti faccia ancora piacere leggere un po' della mia storia.
1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2016.
2.BEL RICORDO: La compagna dell’anello (e
non è un errore ortografico).
3.BRUTTO RICORDO: Una chiacchierata che
doveva essere consolatrice e che invece ha portato solo rabbia.
4.POSTI VISTI: Al di là di 4 fusi orari ed
un pochino ho visto meraviglie fatte dall’uomo e dalla natura
5.PROFUMO: Spezie piccanti
6.GUSTO: Orientale.
7.TATTO: Una cicatrice che sta nascendo.
8.VISTA: Il sorriso più bello della mia
vita
9.UDITO: Un SI che vuol dire musica.
10.INCONTRO: Tante persone speciali che mi
hanno mostrato l’umanità che pensavo perduta.
11.CAMBIAMENTO: Ora siamo in due sotto il
tetto.
12.RAMMARICO: Che non ci potessero essere
tutti nella foto ricordo.
13.DISPIACERE: Che due cari amici presenti
nei momenti così così non ci fossero nel momento più bello.
14.LETTO: Notizie dal MONDO.
15.SPAVENTO: Scontro tra tori.
16.GIOIA: Svegliarsi con qualcuno accanto.
17.AUTOMOBILE: Sempre lei, ora la cugina
ha preso casa affianco.
18.LAVORO: Lui c’è…. A mancare è chi
dovrebbe guidare.
19.PENSIERO RICORRENTE: Cercare di essere
focalizzati e più chiari.
20.EVENTO: 10 dicembre 2016 aggiornamento
di STATO CIVILE.
21.CONTINUITÀ: Il parcheggio di San Leo.
22.SPACCATURA: Non sempre si può avere
tutto.
23.VIAGGIO: Il viaggio in India
24.LIBRO: Quello comprato e non ancora
letto, ahimè
25.FILM: The
LOBSTER “Un giorno mentre giocava a golf pensò
che è più difficile fingere di provare sentimenti che non si hanno che fingere
di non provare sentimenti che invece si hanno"
26.CANZONE: La nostra: Tracy Chapman “Baby can I hold you”.
27.SPORT:
28.RADIO: fedele compagna di viaggi casa
lavoro e di racconti notturni.
29.MOTTO: Zitto e nuota.
30.PROPOSITO: Migliorare la comunicazione.
09 settembre 2016
Istanti
Scrivere, ecco cosa vorrei fare da tempo e che continuo a
rimandare perchè la mia vita si è riempita di tante cose...
Ed ora, in un momento di pausa che mi vede comunque legato
alla sedia, in attesa che la scatola che ho davanti estragga il suo vaticinio
per la valutazione dell’ennesimo progetto da fare mi trovo a fantasticare
guardando fuori dalla finestra uno degli ultimi soli estivi di quest’anno.
Ora dovrei trovare un argomento non troppo personale e
banale su cui dire la mia facendo scorrere fiumi di parole come i Jalisse, ed
invece vorrei rimanere qui e guardare le parole apparire su questo foglio come
gli amici che vengono a trovarti dopo un periodo di assenza. Scambiare con loro
quattro chiacchiere e chiedere loro: “come va?”
Fare qualche commento sui luoghi visti e sulle cose fatte in
questo tempo che non ci si è frequentati, con quel po’ di dolce malinconia che
si portano dietro i bei ricordi di cose che furono.
La scatola sta sputacchiando i suoi numeri e mi riporta nel
tempo reale. Ora devo interpretare, come uno sciamano del nuovo millennio,
questo fiume di cifre per capire da dove potrebbe arrivare il prossimo branco
di bisonti.
Buona vita caro lettore... alle prossime parole in giro.
Etichette:
Parole in giro
Ubicazione:
Milano, Italia
01 gennaio 2016
Questionario 2015
1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2015.
2.BEL RICORDO: L’arrivo di una nuova nipotina.
3.BRUTTO RICORDO: Parole preventive dette per non
prendersi troppe responsabilità.
4.POSTI VISTI: Molti, in un viaggio verso SUD pensato
dopo un film e regalato da tante persone, alla ricerca di posti che c’erano,
che ci sono e che forse non ci saranno più
5.PROFUMO: Di disinfettante.
6.GUSTO: Salumato.
7.TATTO: Carezzevole.
8.VISTA: Mare e Monti.
9.UDITO: Qualcuno che ti chiama e chiede di te.
10.INCONTRO: Incrociato di amici.
11.CAMBIAMENTO: Aver capito cosa significa che nulla è
eterno.
12.RAMMARICO: Non aver fatto quella telefonata prima.
13.DISPIACERE: Essere lontano da chi mi è vicino.
14.LETTO: Poco e male.
15.SPAVENTO: Di perdere in un battibaleno una persona
cara.
16.GIOIA: Dono di una videomaker in fasce.
17.AUTOMOBILE: Sempre lei, ma con una cugina
viaggiatrice.
18.LAVORO: Lui c’è…. A mancare è chi dovrebbe essere
di aiuto.
19.PENSIERO RICORRENTE: Cercare di star bene.
20.EVENTO: Annunci di arrivi e di partenze ed anche di
qualche ritardo.
21.CONTINUITÀ: Amici vicini e lontani, presenti ed un
po’ bigioni.
22.SPACCATURA: In attesa del vaticino dell’uomo del
Tubo.
23.VIAGGIO: Un percorso che segue un film, per capire perché
siamo il Bel Paese.
24.LIBRO: Quello che faticosamente mi accompagna da
mesi e che cerco di convincermi a leggere.
25.FILM: Taxi Teheran. Film semplice che non ti
aspetti.
26.CANZONE: Edoardo Bennato Io vorrei che per te
27.SPORT: Thai Chi Chuan
28.RADIO:Sempre con me.
29.MOTTO: Un passo dopo l’altro senza troppa paura.
30.PROPOSITO: Cercare di entrare in quel vestito.
01 gennaio 2015
Questionario 2014
Caro Lettore,
anche il 2014 è
trascorso tra mezze stagioni che non esistono più e stagioni che non
si sono proprio fatte vedere. I giorni sono passati e dove non è
arrivato il sole a scaldare il cuore ci ha pensato una bella
maestrina.
1.ANNO APPENA
TRASCORSO: 2014.
2.BEL RICORDO: Una
mostra fotografica che mi ha regalato un sogno.
3.BRUTTO RICORDO:
Una notte di incubi e tormenti che mi ha portato lontano, troppo
lontano lasciandomi un po' di paura.
4.POSTI VISTI:
Molti, da Est a Ovest, da Sud a Nord, in un viaggio lungo tutta
l'Italia.
5.PROFUMO: Di bucato
tornando a casa.
6.GUSTO:
Trinacriese.
7.TATTO: Morbido da
scavare.
8.VISTA: Piena di
cose nuove.
9.UDITO: Risate
allegre e voci dialettali.
10.INCONTRO:
Finalmente quello giusto.
11.CAMBIAMENTO: Uno
epocale. Aggiornamento del mio stato sentimentale.
12.RAMMARICO: Aver
lasciato qualcosa e forse anche qualcuno indietro.
13.DISPIACERE: Non
essere stato in grado di realizzare quello che ora sembra un
capriccio.
14.LETTO: Condiviso.
15.SPAVENTO: Di non
arrivare in tempo all'aeroporto con l'auto ad uovo.
16.GIOIA: Avere
qualcuno a cui augurare il buon giorno.
17.AUTOMOBILE:
Sempre la stessa, fedele come un Carabiniere.
18.LAVORO: Pesante,
molto pesante con un salto realizzato a metà per la poca rincorsa.
19.PENSIERO
RICORRENTE: Quello di aggiungere un'altra lastra dorata sul percorso
delle buone intenzioni.
20.EVENTO: Un
incontro allargato ed una poesia che mi ha fatto sobbalzare il cuore.
21.CONTINUITÀ:
Culinaria a scrocco.
22.SPACCATURA:
Incredibile ma vero, la lavatrice funziona.
23.VIAGGIO: Un volo
per conoscere meglio chi mi sta accanto.
24.LIBRO: A volteritornano di Niven John, la miglior definizione di Paradiso.
25.FILM:
Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente, perché
alla fine non siamo così diversi.
26.CANZONE:
Pierangelo Bertoli – La prima pioggia
27.SPORT: Divano ad
ostacoli.
28.RADIO: Ovunque io
vada compagna di viaggio.
29.MOTTO: Tornate
sani, tornate amici, arrivate in cima (donato da SteAlto).
30.PROPOSITO: Quello
di non farsi prendere troppo dalla malinconia.
10 agosto 2014
Magie
Di nuovo sulla
banchina della metropolitana meneghina ad aspettare. Ecco un nuovo
inizio uguale al precedente ma con un'altra sceneggiatura. Ora non
era solo, ma in compagnia di colei che aveva occupato in un sol colpo
gli aridi territori del suo cuore facendone spuntare fiori e colori.
Ora sapeva dove andare e con chi e non si sentiva più solo o
smarrito.
Nei minuti che il
tabellone dava di attesa iniziarono a parlare di come mai si
trovassero lì. L'accento della Principessa tradiva origini esotiche
di terre vulcaniche. L'eroe cercava di non sembrare troppo curioso o
impiccione, mentre si sorprendeva di come fosse facile parlare con
lei. I minuti di attesa indicati dal tabellone intanto scendevano a
blocchi di mezzi minuti mentre un paio di ondate di ansia colpivano
le pareti del cuore del nostro eroe.
La banchina nel
frattempo si riempiva in ogni ordine di posto e grado come in un
immenso teatro dove il pubblico si recava ad ammirare il passaggio
del treno, perché alla fin fine “il treno è sempre il treno”
che sia ultraveloce o metropolitano.
Arrivò anche il
loro. Si posizionarono in modo da far scendere prima le persone sulle
carrozze, come ripeteva da anni il messaggio registrato, per poi
poter salire più agevolmente. Con loro salirono un altro centinaio
di persone che andarono a saturare ogni spazio libero. I due si
ritrovarono così vicini, come si possono trovare due ballerini di
tango. Iniziarono così una danza fatta di accelerazione e frenate,
intanto che la città scorreva sopra le loro teste che si riempivano
di parole.
Arrivarono alla loro
fermata, perché per il nostro eroe ormai tutto era da pensare per
due. La fermata era quella che gli ricordava gli anni un po' confusi
della scuola media, dove le domande superavano di gran lunga le
risposte che riusciva a darsi sulla sua vita e sul suo futuro.
Ma questa è una
storia che tornerà buona più avanti nella storia ora all'eroe
interessa solo prolungare il cammino con la sua dolce Principessa.
Le porte del vagone
si aprirono mentre una voce dall'alto annunciava il nome della
fermata e la direzione del treno. Scesero con qualche difficoltà
facendo lo slalom tra i vari passeggeri che si frapponevano tra loro
e l'uscita. Per un attimo il nostro eroe perse di vista la bella
Principessa, e quell'attimo gli sembrò portar via una buon parte
della sua vita che la fortuna gli rese subito quando vide la
Principessa attenderlo poco più avanti.
Lui l'aveva attesa
per un intera vita, la sua, ed ora era lei che lo aspettava. Il cuore
iniziò a battergli un po' più forte. Lei vedendolo gli sorrise. Se
il nostro eroe non si era sbagliato anche lei era sollevata di averlo
ritrovato.
Si incamminarono
così verso la prima scalata fatta da 34 scalini che li avrebbe
portati al livello del mezzanino. Da li, superati i tornelli
avrebbero seguito le indicazioni per l'uscita corretta.
Una volta arrivati
fuori anche di quella rampa di scale lui si sorprese.
Si sorprendeva
sempre quando usciva dalla metropolitana. Gli sembrava sempre una
magia quella che lo portava da una parte all'altra della città.
Prima era lì ed ora qui. Prima era in una zona ed ora era in un
altra. Da quando aveva preso per la prima volta la metropolitana
questa cosa lo aveva sempre stupito. Gli aveva sempre fatto pensare
che quel luogo racchiudesse un po' di magia. Ed ora un po' di quella
magia gli stava regalando l'incontro della sua vita.
Etichette:
Storie e Racconti
Ubicazione:
Piazza Ernesto de Angeli, Milano, Italia
12 luglio 2014
Linee colorate
Si trovò in piedi
senza sapere come avesse fatto.
L'istinto di
sopravvivenza lo spingeva avanti, tra la folla che intasava i
corridoi del metrò a quell'ora. Persone di tutti i tipi,
provenienza, colore, credo politico o religioso ed orientamenti
sessuali si incrociavano in una certa armonia ed uguaglianza sogno
realizzato ma effimero del 3° articolo della costituzione.
Lui però in quel
momento non pensava affatto ai padri costituenti ma alla bella
Principessa che l'aveva riportato a galla. Doveva raggiungerla e
trovare un modo per... almeno per parlarle e sentire la sua voce. Il
suo cervello stava elaborando milioni di possibilità alla ricerca di
una scusa per attaccare bottone senza sembrare troppo imbranato o
spaventarla.
Ecco nell'era della
comunicazione la cosa più difficile sembrava parlare con un altro
essere umano. Con transistor e microchip sembrava tutto più facile
ma quando ci si doveva confrontare con un proprio simile le cose non
sapeva perché si complicavano. Ma bando alla filosofia, pensò.
Doveva trovare una soluzione e la doveva trovare subito.
Il grande
sceneggiatore della sua vita allora decise di svegliarsi dal suo
torpore e regalargli una scena magari banale ma molto reale. La
principessa infatti si fermò davanti ai tabelloni che
rappresentavano in maniera schematica le linee della metropolitana.
Questi serpentoni colorati e maculati, in cui ogni puntino ha un suo
nome. Arterie variopinte che si dipanavano all'interno del corpo
della città incrociandosi in maniera studiata nel suo centro per poi
diramarsi verso le sue estremità.
Lei cercava di
tradurre quelli che per lei erano poco più di geroglifici, o almeno
questo sembrava dal suo sguardo. Il nostro super eroe allora si
bloccò a pochi passi valutando quale fosse la mossa migliore da
mettere in campo in quell'infinita partita a scacchi che qualcuno
chiama vita.
Lei estrasse nel
frattempo una di quelle cartine pieghevoli che mostrano il profilo
della città vista dall'alto dando sfogo alla toponomastica ed ai
colori. Intanto si guardava in giro cercando di individuare la stella
polare che le indicasse dove fosse il nord.
Lui allora ingoio
tutte le sue paure e remore ed avvicinandosi le chiese semplicemente
se poteva essere di aiuto.
Lo sceneggiatore
pensò che neanche questa volta avrebbe vinto qualche premio
internazionale per questa trovata ma a lui forse interessavano altri
riconoscimenti e tornò a scrivere sul libro del fato.
Lei lo guardò prima
un po' stupita, poi cercò di soppesarlo ed infine con uno sguardo
che racchiudeva tutti i colori dell'arcobaleno e della gratitudine
gli indicò un punto della cartina rivolgendogli quelle che sarebbero
state le prime parole che lui incise nel suo cuore:” Grazie, dovrei
andare in zona San Siro”. Assaporò il tono della sua voce che
trasportava un che di allegro.
Conosceva bene la
zona e come raggiungerla. Tutti gli anni da tesserato della squadra
cittadina a qualcosa erano serviti oltre a fargli spargere
alternativamente lacrime di gioia e di tristezza. Trovò anche il
tempo per ringraziare lo scriba che era addetto alla storia della sua
vita (lo sceneggiatore allora si concessa di gongolare per alcuni
istanti).
Lui le mostrò le
varie possibilità, aggiungendo anche qualche indicazione turistica
ed il colpo che sperava decisivo: “ anch'io vado da quelle parte.
Se vuoi possiamo fare un pezzo di strada insieme”.
Il pezzo che aveva
in mente il nostro super eroe andava da lì fino alla fine del tempo,
ma questo la principessa lo ignorava, forse.
Lei sorrise e
pronunciando i ringraziamenti del caso feci sì con la testa.
Così si
incamminarono verso la banchina da cui sarebbe partito il treno che
li avrebbe condotti verso quello che lui sapeva essere il viaggio più
importante della sua vita.
Etichette:
Storie e Racconti
Ubicazione:
Piazzale Luigi Cadorna, Milano, Italia
20 aprile 2014
Vuoto e Pieno
Era confuso, molto confuso.
Cosa stava succedendo?
Le gambe a malapena lo sorreggevano, ed a dire il vero
neanche il resto del corpo era di grande aiuto, così si era ritrovato seduto su
una di quelle gelide panchine del metro. Faceva fatica a respirare. Più cercava
di inspirare e meno aria entrava nei suoi polmoni. Tutti i pensieri erano
ovattati. Aveva la netta sensazione che il suo cervello stesse galleggiando in
pessime acque e non si scorgeva nessuna nave all’orizzonte che potesse salvarlo.
Cercava di focalizzare le sue idee, ma non ne aveva. Le lenti
di Archimede in questo caso non potevano far un gran che. Non si poteva concentrare
il vuoto della sua mente, né dentro se stesso né al di fuori.
Si sarebbe detto in stato catatonico, con le poche funzioni
vitali ancora attive ma non era così.
Una piccola parte del suo essere era cosciente del suo
stato, solo che non riusciva a trovare la chiave di volta per uscirne. Il suo
istinto di sopravvivenza era l’unica parte del suo essere che lo teneva ancora
legato alla realtà. Al presente. All’adesso.
Cosa doveva fare? Neanche a questa domanda riusciva rispondere, anzi non riusciva neanche a porsela.
Un naufrago ad un passo dalla disperazione o forse dalla
pazzia. Così si sentiva.
Intanto il mondo intorno a lui continuava a girare come se
nulla fosse.
I treni passavano, le persone scendevano, altre salivano. I vari
annunci si susseguivano, come il chiacchiericcio di fondo dei passeggeri di
passaggio. Lui rimaneva intanto immobile, per non sprecare le poche energie che
sentiva ancora scorrergli dentro, a scrutare i possibili segnali di una squadra
di salvataggio.
Come capita in molti racconti di disastri, ecco che l’eroe
si salva per una serie di coincidenze fortuite. In questo caso la coincidenza
era stata l’incrocio di sguardi tra lui ed una favolosa principessa, titolo
nobiliare assegnato direttamente dall’eroe quando aveva sentito il primo
battito di ali di farfalla nel suo stomaco.
E dire che pensava di diventare vegetariano.
La principessa gli passò accanto e prosegui.
Fu tutto velocissimo.
D'un tratto tutto il suo corpo ricominciò a
funzionare. Tutto era tornato in ordine.
Ma non come era prima.
Meglio.
Le gambe sembravano più reattiva. L’aria profumata. I pensieri
si formulavano alla velocità della luce. Capiva tutto, anche quello che gli era
rimasto oscuro per tanti anni.
Si sentiva più di un eroe.
Si sentiva un super eroe.
30 marzo 2014
Mancanza
Sono seduto su una delle panchine della
fermata del metrò della città che mi ospita. La primavera qui è
arrivata solo sul calendario. L'area è fredda come alcuni degli
indigeni del luogo. A volte penso che il capitano dei surgelati abbia
anche lui residenza qui. Intanto che aspetto l'arrivo del mio treno
sento il freddo della giornata che dalla lastra di marmo della seduta
della panchina, attraverso la stoffa dei miei pantaloni risalga dalle
terga su per la spina dorsale fino alle 7 vertebre cervicali che a
fatica sorreggono il capo che sento sempre più pesante con il
passare del tempo ed entrare direttamente dentro la mia anima. Il
vento gelido che si intrufola nel colletto della giacca poi arriva a
dar man forte all'attacco terrestre, tanto che vengo attraversato da
un onda di brividi che mi fanno accapponare la pelle.
Alzo il bavero della giacca e provo a
stringermela addosso per farla aderire il più possibile e non
lasciare parti scoperte ed indifese. Cerco di trattenere tutto il
calore prodotto in maniera da auto-sostenermi. Incrocio le braccia
sul petto e con un gesto poco elegante infilo le mani sotto le
ascelle. Ah finalmente un po' di calore.
La sensazione dura poco perché
l'ennesima folata di area gelida preannuncia l'arrivo del treno prima
ancora che questo esca dalla galleria.
La metropolitana arriva dopo pochi
secondi. Aspetto sino all'ultimo per salire. Mi sento tutto
intorpidito ed ho paura di frantumarmi mentre mi muovo verso le porte
del convoglio. Non voglio disperdere quel poco di tepore che avevo
iniziato ad assaporare. A quest'ora c'è pochissima gente sulla
carrozza, e per la prima volta rimpiango l'ora di punta con tutta
quella gente che affolla le banchine ed i treni. Mi manca l'effetto
stalla che tanto viene rappresentato nei presepi nel periodo
natalizio e che ora tornerebbe davvero utile.
Mi manca anche il contatto umano,
obbligato dalla mancanza di spazio, con questi estranei. A volte è
anche l'unico contatto fisico che ho con un'altra persona nell'arco
dell'intera giornata. Mi siedo ed aspetto che le porte si chiudano ed
il treno parta. Il mio viaggio ha inizio e finirà dopo 14 fermate.
In questo tragitto incrocio pochissimi passeggeri e quasi tutti
stranieri. Mi soffermo a guardare un ragazzo di colore con una
capigliatura afro che si è seduto difronte a me. Non avrà ancora
diciott'anni penso. Porta scarpe da ginnastica bianche con lacci
verde fluo. I jeans finto usati fanno da sostegno ad un piumino
arancione che lo fa assomigliare ad un naufrago su un gommone in
attesa di aiuto. Chi sa se è arrivato in questo paese proprio così.
Penso che se io ho freddo chi sa lui che deve essere abituato a climi
ben più caldi. Di colpo si diffonde la voce di uno dei rapper che
tanto vanno di moda ora tra i giovani. Il ragazzo estrae dalla tasca
uno smartphone con una cover che ricorda la bandiera rastafariana e
risponde al telefono. Stupito sento che l'accento non ha nulla di
esotico ma è uno di quelli tipici di una delle città “operose”
del nord est della nazione.
Non ho ancora metabolizzato del tutto
che ormai siamo una nazione multietnica. Lo stupore viene sostituito
quasi subito da un po' di vergogna per questa mentalità legata a
stereotipi arcaici che non vorrei avere, e dal piacere di riscontrare
come la vita a volte se ne frega degli stereotipi e delle parole di
alcuni personaggi che aizzano all'odio razziale e va avanti lo
stesso.
Cerco di non ascoltare la telefonata
anche se qualche parola si intreufola nei miei pensieri. Come
studiare, compiti e la parola che mi si stampa in mente. MI MANCHI.
Arriva la mia fermata, ma faccio fatica
a metterla subito a fuoco. La mia mente si è di colpo ingolfata a
sentire quelle parole.
Per fortuna che la parte razionale
della mia mente riesce a prendere per un attimo il controllo e con un
balzo sono fuori mentre le porte si richiudono alle mie spalle.
Vedo il treno partire con il ragazzo
ancora al telefono e mi chiedo a chi avrà detto quelle parole, le
stesse che io ho pronunciato qualche ora prima.
Al telefono.
Ad una persona che mi manca.
19 marzo 2014
Grazie per lo sciopero
Grazie per lo sciopero.
Eh si caro Lettore, sono qui a
ringraziare per lo sciopero dei mezzi pubblici di oggi. La mia non è
ironia e non voglio entrare nel merito che ha portato un intero mondo
a scioperare. Il mio grazie è dovuto al fatto che il ridotto orario
dei mezzi mi ha permesso di uscire prima dall'ufficio. Arrivare ad un
orario umano al parcheggio dove lascio solitamente la macchina.
Partire e fermarmi quasi subito. Un mega serpentone di auto che si
muove più come una lumaca ha cercato di fagocitarmi. Vedo un piccolo
parco alla mia destra ed un parcheggio.
Mi fermo.
Prendo il libro che mi fa compagnia nei
viaggi in metropolitana e vado alla ricerca di una panchina su cui
sedermi.
Il parco è tutto transennato, ma
mamme, nonni, papà e bambini sono comunque lì a giocare e
chiacchierare. Sulle transenne e sugli alberi ci sono vari messaggi.
Scopro così che gli abitanti della
zona hanno trovato un modo civilissimo per protestare su alcuni
lavori (Via d'Acqua), che anch'io trovo del tutto inutili. In quei
messaggi ci sono poesie ed aforismi, o solo piccoli pensieri per
difendere questo piccolo parco che rischia di essere chiuso per
EXPO2015, come riporta uno degli striscioni.
Trovo una anchina e mi siedo. Apro il
mio libro ed inizio a leggere. Intanto in lontananza sento il rumore
del traffico ed il serpentone crescere. Leggo ed ogni tanto do
un'occhiata alla situazione viabilistica. Tutto fermo.
Arrivo così alla fine del libro che il
sole ormai è prossimo a finire il suo turno. Ritorno alla macchina.
Il traffico sta diminuendo ma è ancora troppo per i miei gusti.
Salgo in macchina e decido di riposarmi
un po' pensando ai giorni appena trascorsi ed a quelli che verranno.
Magicamente di colpo il traffico non
c'è più.
Decido di partire e di fare un paio di
commissioni prima di tornare a casa, così da ridurre ancora l'indice
traffico e prendere un paio di regalini al mio papà. Perché
sciopero o no, traffico o no un pensierino al babbo non potevo
dimenticarmelo.
E tutto questo è stato possibile
grazie allo sciopero che mi ha regalato un paio di ore per me, solo
per me.
Grazie.
Etichette:
Parole in giro
Ubicazione:
Via Riccardo Bacchelli, 20151 Milan, Italy
13 febbraio 2014
Roberto Freak Antoni
Caro Lettore,
ci sono mattine in
cui il mondo cerca di darti segnali ma che riesci a capire solo a posteriori.
Oggi mentre venivo in ufficio, ho incrociato un carro
funebre vuoto. Istintivamente mi è venuto da fare la serie di scongiuri
rituali.
Ammetto che una parte di me se n’è vergognata ma l’inconscio
in quel momento ha preso il sopravvento.
Un minuto dopo l’autoradio da la
notizia della dipartita di Roberto “Freak” Antoni.
Venivano citate nella trasmissione alcune sue battute o
stralci di canzone.
Quelle parole mi hanno riportato indietro ad un’epoca
felice. In cui ero meno disincantato e pensavo davvero che l’intelligenza potesse
garantirmi una felice esistenza…
Ok, non voglio scrivere un coccodrillo, ma lasciare solo un
saluto, un saluto suo:
“Fai bene ad
andartene. Anch’io, se potessi, mi lascerei”.
Buon viaggio.
08 febbraio 2014
Parole, soltanto parole
Caro Lettore come stai?
Ormai mi è sempre più difficile
riuscire a scrivere con una certa continuità. La vita ed il lavoro
mi rapiscono e mi lasciano poco tempo per mettermi nuovamente davanti
ad un pc e scrivere, ma ti assicuro che durante il giorno mi ritrovo
a pensare al post che potrei scrivere, spaziando dai personaggi
strani che incontro nella città; della mia continua lotta contro gli
Utonti; degli sfoghi terapeutici; degli eventi mondani più o meno
degni di note; dei pensieri da runner di ritorno, con tanto di
pancetta; degli stati d'animo condizionati dal tempo e da ciò che mi
circonda; di possibili nuove storie da raccontare in questo spazio,
per dare vita a nuovi personaggi... Ecco. Tante cose per la testa e
poche parole da incanalare nel flusso creativo. Ma tutto questo non
mi ha fatto dimenticare che da qualche parte, ogni tanto possa
passare qualcuno da queste pagine e cercare qualcosa, magari uno
spunto di riflessione, un conforto (“ è proprio vero, anche a me
succedono le stesse cose”) in momenti un po' bui, un idea o
solamente per caso o curiosità. Sono forse ora più attento a quello
che scrivo, o solo pigro e distratto. In fin dei conti non si dice
che la vita è fatta di momenti e periodi... forse questo è un
periodo così dove occorre fare delle scelte e ponderare un po' di
più le cose, perché il tempo è passato dall'apertura di questo
blog, ed io come il mondo che ci circonda sono cambiato e sto ancora
cercando di cambiare, perché come canta Jovanotti “se non avessi
voluto cambiare oggi sarei allo stato minerale”.
Magari piccoli cambiamenti, che in una
versione adattata dei principi Darwiniani di adattamento mi
permettano non solo di andare avanti, ma anche di andarci nel miglior
modo possibile, senza dimenticare la mia storia. Un anello che cerca
di abbracciare ieri e domani con non poche difficoltà, ma anche con
qualche bella soddisfazione. Ed in questa mia mania di citare testi
di canzoni (vedi titolo del post) in maniera magari “populista e
poco originale” ecco che prendo in prestito le parole di un poeta
che molti chiamano solo cantautore: “un guerriero senza patria e
senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel
futuro” (di P. A. Bertoli).
Come già scritto in questo blog a
volte ti scervelli per trovare le parole per esprimere un idea o una
sensazione e scopri che qualcuno lo ha già fatto e lo ha fatto in
modo perfetto.
Ora ti lascio perché alcuni impegni
(pulizia della casa) reclamano la mia presenza (anche gli
aspirapolvere a volte si sentono soli ed hanno bisogno di un gesto e
di una mano che li guidi).
Buona vita.
Etichette:
Parole in giro
Ubicazione:
Sedriano MI, Italia
01 gennaio 2014
Questionario 2013
Caro Lettore,
anche il 2013 è
trascorso tra elezioni e forconi. Sono sopravvissuto alle
vicissitudini lavorative, alla vita da single con appoggio
bamboccione a casa dei miei, al traffico cittadino ed al ritorno a
correre. Ed eccomi qui davanti al pc, come ormai è consuetudine, a
ricompilare questo questionario, "influenzato" anche lui
degli ultimi giorni che hanno dipinto di grigio il mio cielo.
Ora, caro Lettore, ti
lascio alla lettura di questo post augurandoti un 2014 sereno e
felice ma soprattutto con qualcuno con cui condividerlo.
1.ANNO APPENA
TRASCORSO: 2013.
2.BEL RICORDO: Una
bolla di sapone ricca di mille colori.
3.BRUTTO RICORDO: La
bolla che scoppia lasciando un brutto alone.
4.POSTI VISTI: In fuga
dalla città per cercare un Medioevo dal gusto epico.
5.PROFUMO: Quello che
ha riempito il piano dopo una pausa pranzo molto etnica.
6.GUSTO: Il gusto amaro
della rabbia.
7.TATTO: Una carezza
data.
8.VISTA: Persa in
sinuose curve che tortuosamente mi han sempre riportato al punto di
partenza.
9.UDITO: Un assordante
silenzio.
10.INCONTRO: Forse
troppi ma mai quello giusto.
11.CAMBIAMENTO: è
cresciuta la barba, anche se ora è più ordinata.
12.RAMMARICO: Non
sapere come sarebbe potuta andare a finire se il telefono avesse
squillato.
13.DISPIACERE:
Accorgersi che a forza di esser andati avanti ci si ritrova dove si è
partiti.
14.LETTO: Poco e
digitale.
15.SPAVENTO: Pioggia,
troppa pioggia.
16.GIOIA: Quelle date
dai nipoti il più grande che tifa allo stadio mangiandosi un panino,
proprio come me alla sua età, mentre il più piccola che mi accoglie
ogni volta con un saluto a modo suo.
17.AUTOMOBILE: Sempre
la stessa anche se quest’anno forse ha preso un po’ troppo freddo
ed intemperie. Scusa.
18.LAVORO: Tasto un po'
dolente, soprattutto in questo periodo, ma con la speranza che domani
possa migliorare.
19.PENSIERO RICORRENTE:
Perché? E non citare il solito film... (“La verità è che non gli
piaci abbastanza”)
20.EVENTO: Un amico che
torna a casa per una sua “personale”, facendo di me un piccolo
mecenate.
21.CONTINUITÀ: Ed
anche quest’anno sono stato eletto (incastrato) a fare il
consigliere di scala, proprio come l’anno scorso.
22.SPACCATURA:
Incredibile ma vero, quest’anno non sono stato invitato a nessun
matrimonio.
23.VIAGGIO: Quello
rimandato anche quest’anno.
24.LIBRO: “Il vangelo
secondo Biff” di C. Moore. Per pensare che tutti siamo stati
giovani.
25.FILM: Vodka Lemon.
Film visto con 10 anni di ritardo, ma forse questo lo ha reso, o
meglio mi ha reso adatto alla visione.
26.CANZONE: degli Après
la Classe - La luna cadrà
27.SPORT: Kart, che mi
ha visto vincere un bellissimo ebook reader anche se ho tagliato per
ultimo il traguardo.
28.RADIO: il mio
orologio biologico durante le ore estreme della giornata
29.MOTTO: CHI CHIAGN'
FOTT' A CHI RIR'
30.PROPOSITO: Cercare
di arrivare in tempo alla fine di un lungo cammino, correndo.
06 dicembre 2013
Dolce Natalizio
-->
Caro Lettore,
come saprai è tradizione che le
feste natalizie siano aperte dalla festa dell'Immacolata o, più
milanesemente, dalla tradizionale festa di Sant'Ambrogio. Questi sono
giorni in cui Milano si riempie di bancarelle e mercatini. In ogni piazza è un sorgere di tende e tavoloni su cui sono distesi prodotti ed oggetti. Alcuni di questi sono
storici e tradizionali, altri sono più commerciali tanto da far transumare migliaia di
persone verso la nuova fiera alla ricerca di Graal da regalare a
parenti od amici o più semplicemente per assaggiare prelibatezze
provenienti da tutto il mondo.
Per me è quasi una tradizione andare
in giro per la fiera degli Obej Obej con gli amici. Questo è
l'evento che apre la stagione natalizia, per me. Negli anni, per vari
motivi, questa fiera cittadina ha traslocato in vari luoghi della
città meneghina, spostandosi dalla sua sede tradizionale intorno
alla chiesa dedicata al patrono milanese per giungere negli ultimi
anni a circondare un altro simbolo della città, il Castello
Sforzesco.
Mi trovo un po' infreddolito ad
aspettare un'amica che arriva da un'altra bellissima città, in cui
la tradizione del presepe è una religione quasi per fare un giro per
la fiera nella speranza di mantenere viva la tradizione.
Arrivata ci incamminiamo tra le
bancarelle colorate alla ricerca di qualcosa che attiri la nostra
attenzione. Mentre percorro il circuito creato dalle bancarelle penso
a come questo fiera sia cambiata. Ricordo la folla che si spostava
quasi fosse un sol uomo per i vicoletti saturati a volte dal profumo
del vin brulè, delle frittelle cotte in olio che assomigliava a
quello usato per i motori delle vecchie Fiat 127, dello zucchero filato e delle caldarroste, l'odore intenso degli incensi e dei saponi oltre alle acre essenze coloniali. Ci si trovava di tutto: da
antichità che strizzavano l'occhio al vintage ad oggettistica fatta a
mano degna di opere della pop-art, ad artigianato proveniente dal sud
del mondo, cibo e sapori ma soprattutto giocattoli per i bambini da cui il nome della fiera.
Negli anni era diventata tradizione
cercare nella folla persone conosciute con cui poi andare a bere un
bicchiere di vin brulè in compagnia. Il primo che incontrava
qualcuno riceveva in premio un bicchiere offerto dagli altri.
Se penso al Natale quasi subito penso
agli Obej Obej. Alla folla, ai colori, ai regali...
Oggi invece non trovo nulla di quello
spirito.
Le bancarelle sono tutte uguali con poco artigianato, tanto
che proprio quelle poche attirano la mia curiosità. Non c'è più
profumo in questa fiera che ormai sembra più un mercatino. Gli
spazzi si sono allargati per rendere più agevole il passaggio delle
persone, facendo però perdere un po' di magia e di umanità a questa
fiera.
La mia amica è stupita della
concomitanza di più ferie e non capisce come mai questa non venga
spostata.
Io mi sento ferito. Un'altra tradizione
che si perde a causa delle regole del mercato e che le prossime
generazioni rischiano di non conoscere neanche.
Cerco di spiegarle la tradizione e
tutto il resto ma capisco che le mie parole sono quelle di chi non
vuole perdere quel pezzo di storia aggrappandosi a ricordi che ormai
sfumano nel secolo scorso e che sono difficili da comprendere da chi non le ha vissute.
Compro un paio di cose: una utile ed
una che spero porti il sorriso a chi la troverà sotto l'albero ma
non mi sento soddisfatto. Sento ancora un po' di freddo, e non credo
che sia dovuto solo al clima, ma forse anche questo è un altro segno
che non si è più ragazzi.
Chi sa dove sono finiti tutti i profumi
dei miei natali...
Etichette:
Aneddoti di vita,
Parole in giro
Ubicazione:
Milano, Italia
01 novembre 2013
Punti
Ciao Caro Lettore,
eccomi salire nuovamente in
cattedra, o forse sarebbe meglio dire sul pulpito, per declamare la
mia opinione su una parte del mondo che mi circonda.
Negli scorsi giorni mi sono trovato a
dibattere con una nuova amica sui punti di vista. Di come la stessa
cosa, guardata da due direzioni diverse assumesse significati diversi
o addirittura creasse due stati d'animo opposti nelle persone.
E così mi sono tornati in mente vari
flash del passato:
- Bruto, figlio adottivo di Giulio Cesare che complotta ed accoltella suo padre. Atto riprovevole letto così. Ma dal punto di vista dei “repubblicani” atto di generosità e coraggio per portar avanti il desiderio di libertà contro l'impero. Lo so con questo ragionamento si potrebbero giustificare tutti gli atti di terrorismo, ma non è questo il mio intento. È solo dare una diversa chiave di lettura per evitare che certe cose capitino. Perché solo cercando di capire la storia si può evitare che certe cose si ripetano.
- La scena di un film (Majore League dell'1989). Del film molti si ricorderanno della colonna sonora (Wild Thing). Un film come tanti altri eppure a me è rimasta impressa una scena del film. Non una di quelle epiche ma una di quelle di riempimento. Il giocatore esperto che da consigli ai rookie su come ci si comporta al momento di venir a sapere se si è stati presi o no. Nessun gesto eclatante per rispetto di chi non è stato preso. Non so perché ma questa scena ce l'ho sempre in testa quando mi capita qualcosa di bello. Tra le altre cose caro Lettore se ti capita guardalo il film. La colonna sonora non è male, la sceneggiatura è piacevole anche se la storia non è molto originale.
- Quello strano sentimento che ti prende quando a qualcuno che ti sta vicino succedono delle belle cose. Sei felice ma hai quel pizzico di invidia che ti lascia un certo retrogusto amaro. Quel sentimento che ti avvicina a IAGO. Per fortuna che le tragedie sono più adatte alle declamazioni del Bardo che alle avventure di un piccolo blogger. Questo strano sentimento di cui poi ti vergogni ma che non riesci a sopprimere o ad allontanare e che sporcano quei momenti di felicità.
- L'incubo degli esami universitari in cui passi tutto il tempo prima dell'esito a rimuginare su come sia andato, saltando dalle stelle alle stalle e viceversa almeno un milione di volte. La rabbia per non aver passato un esame solo per sfortuna, mentre qualcun'altro era toccato dalla dea bendata immeritatamente, almeno secondo me. Oppure prendevo un voto più basso che non sentivo di meritare, sottovalutato o vittima di non so quale rappresaglia da parte di un professore o frustrato assistente. Eppure a volte studiando un po' di più forse...ma certe cose le capisce sempre dopo, come molte lezioni di vita.
- I momenti in cui in ufficio vieni preso da quella voglia di distruggere tutto solo perché qualcuno non è stato molto cortese rispondendogli per le rime senza pensare che magari anche lui ha passato o sta passando dei brutti momenti. Ecco forse dovrei cercare di mettermi nei panni degli altri senza prendere sempre tutto sul personale. Grandi belle parole. Peccato che sono spesso, troppo spesso, solo belle parole. E mi ritrovo in questo vortice a passare da santo a diavolo.
Ecco forse mi sono dilungato un po'
troppo e non sono neanche sicuro di essere rimasto nel tema di questo
post. Ma forse il non essere mai pienamente soddisfatto è solo
un'altro punto di vista.
04 ottobre 2013
HEY MAN CHE CAMMINI COME ME DALL'ALTRA PARTE DEL MEDITERRANEO
“You Have to Live in Somebody Else's Country to Understand” by Noy Chou
What is it like to be an outsider?
What is it like to sit in the class where everyone has blond hair and you have black hair?
What is it like when the teacher says, "Whoever wasn't born here raise your hand."
And you are the only one.
Then, when you raise your hand, everybody looks at you and makes fun of you.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when the teacher treats you like you've been here all your life?
What is it like when the teacher speaks too fast and you are the only one who can't understand what he or she is saving, and you try to tell him or her to slow down.
Then when you do, everybody says, "If you don't understand, go to a lower class or get lost."
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you are an opposite?
When you wear the clothes of your country and they think you are crazy to wear these clothes and you think they are pretty.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you are always a loser.
What is it like when somebody bothers you when you do nothing to them?
You tell them to stop but they tell you that they didn't do anything to you.
Then, when they keep doing it until you can't stand it any longer, you go up to the teacher and tell him or her to tell them to stop bothering you.
They say that they didn't do anything to bother you.
Then the teacher asks the person sitting next to you.
He says, "Yes, she didn't do anything to her" and you have no witness to turn to.
So the teacher thinks you are a liar.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you try to talk and you don't pronounce the words right?
They don't understand you.
They laugh at you but you don't know that they are laughing at you, and you start to laugh with them.
They say, "Are you crazy, laughing at yourself? Go get lost, girl."
You have to live in somebody else's country without a language to understand.
What is it like when you walk in the street and everybody turns around to look at you and you don't know that they are looking at you.
Then, when you find out, you want to hide your face but you don't know where to hide because they are everywhere.
You have to live in somebody else's country to feel it.
What is it like to sit in the class where everyone has blond hair and you have black hair?
What is it like when the teacher says, "Whoever wasn't born here raise your hand."
And you are the only one.
Then, when you raise your hand, everybody looks at you and makes fun of you.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when the teacher treats you like you've been here all your life?
What is it like when the teacher speaks too fast and you are the only one who can't understand what he or she is saving, and you try to tell him or her to slow down.
Then when you do, everybody says, "If you don't understand, go to a lower class or get lost."
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you are an opposite?
When you wear the clothes of your country and they think you are crazy to wear these clothes and you think they are pretty.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you are always a loser.
What is it like when somebody bothers you when you do nothing to them?
You tell them to stop but they tell you that they didn't do anything to you.
Then, when they keep doing it until you can't stand it any longer, you go up to the teacher and tell him or her to tell them to stop bothering you.
They say that they didn't do anything to bother you.
Then the teacher asks the person sitting next to you.
He says, "Yes, she didn't do anything to her" and you have no witness to turn to.
So the teacher thinks you are a liar.
You have to live in somebody else's country to understand.
What is it like when you try to talk and you don't pronounce the words right?
They don't understand you.
They laugh at you but you don't know that they are laughing at you, and you start to laugh with them.
They say, "Are you crazy, laughing at yourself? Go get lost, girl."
You have to live in somebody else's country without a language to understand.
What is it like when you walk in the street and everybody turns around to look at you and you don't know that they are looking at you.
Then, when you find out, you want to hide your face but you don't know where to hide because they are everywhere.
You have to live in somebody else's country to feel it.
Published in 1986 by the Anti-Defamation League for the "A World of Difference" project.
Sai cosa significa essere un'estranea?
Sai come ci si sente in una classe dove tutti sono biondi e tu invece hai i capelli neri?
Sai cosa vuol dire quando l'insegnante chiede “Chi non è nato qui, alzi la mano!” e tu sei l'unica a farlo?
E poi, quando l'hai alzata, vedi che gli altri ti guardano e ridono?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa quando l'insegnante ti tratta come se anche tu fossi stata lì per tutta la tua vita?
Quando parla così veloce che non riesci a capire niente e gli chiedi per favore di andare più piano?
E quando lo chiedi, gli altri ti dicono “Se non riesci a capire, è meglio per te se provi in una classe più bassa”.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa stare dall'altra parte?
Quando indossi gli abiti che portavi nel tuo paese e tu li trovi carini, mentre gli altri pensano che tu sia pazza?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Cosa significa essere una sfigata.
Cosa vuol dire quando qualcuno di da' noia, senza che tu gli abbia fatto niente?
Quando gli dici di smetterla e lui risponde che non ti ha fatto niente.
E poi, visto che non la smette, ti alzi e lo dici all'insegnante.
E lui nega.
E l'insegnante domanda al tuo vicino di banco.
E lui risponde “E' vero, non gli stava facendo niente”.
Così ti prendono per bugiarda anche i professori.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai com'è quando provi a parlare e non pronunci bene le parole?
Quando dicono di non capirti.
E ti ridono dietro, ma siccome non capisci, ti metti a ridere con loro.
E allora ti chiedono “Ma sei scema a prenderti per i fondelli da sola?”
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa camminare per strada e avere gli occhi di tutti puntati addosso, solo che non te ne accorgi?
E quando lo capisci provi a nasconderti, ma non sai dove perché gli altri sono dappertutto?
Devi vivere in un paese che non è il tuo per capirlo.
24 settembre 2013
Musica di notte
Caro Lettore,
la notte ormai ha ricoperto tutta la
città, e molti sono già sotto le coperte ad attendere che il sole
sorga e che un nuovo giorno si affacci. Io mi ritrovo invece qui in
mezzo a mille pensieri ed a riflessioni che si avvicinano più alla
falegnameria cerebrale che alla filosofia.
Forse dovrei votarmi ai Green Day ed
anch'io dovrei cantare di essere svegliato quando Settembre avrà
lasciato il passo ad Ottobre.
Strano questo mese di transizione tra
il periodo delle ferie estive e l'autunno produttivo. Non so come ma
negli ultimi anni, superata la bisettrice di questo mese mi ritrovo
ad aspettare che i giorni passino veloci. Forse perchè le promesse
dell'estate hanno le gambe così corte da non superare questo mese.
Guardo il calendario e di giorni, ore e
minuti ce ne sono ancora un po' prima di girare pagina... ecco forse
è questo. Girare pagina, cercare cose nuove lasciando quelle vecchie
in qualche cassetto con la speranza che vengano buone in qualche
altra occasione, anche se sperare che torni la moda delle giacche con
le spalline è un po' da squilibrati.
Cerchiamo cose nuove perchè vogliamo
anche noi essere nuovi. Vogliamo tornare ad essere una pagina bianca
dove poter scrivere nuove storie che siano differenti dalle passate.
Con un lieto fine e magari con la fortuna di incontrare un Capitan
Harlok che ci faccia vivere qualche avventure dove noi siamo gli
eroi, magari un capitano in gonella e con un bel sorriso. Perchè ci
ripetiamo come un mantra: “ queste cose capitano”. In fin dei
conti quanti raccontano di amici, conoscenti, familiari a cui queste
cose sono capitate? Storie il cui fascino è più nelle parole che
nella storia.
L'ora ormai è tarda. La radio inizia a
trasmettere musica per nottambuli. Musica fatta per restare svegli o
per intraprendere il viaggio verso quei sogni che a volte ritroviamo
al risveglio.
Buona notte.
23 agosto 2013
Fili, immagini e parole
Caro
Lettore a volte si fa fatica a trovare le parole per descrivere i
propri stati d'animo, ciò che si sta vivendo o soltanto quello che
ci circonda. A malapena si riesce a trascrivere uno scambio di
battute tra amici.
Ecco,
mentre mi trovo in questo
cavolo di blocco
dello scrittore (lo so mi sto assegnando un titolo che non
merito...ma così è il modo di dire) che probabilmente è dovuto
all'attesa di parole che non arriveranno mai; tanto
che ho
addirittura preso
un treno per fuggire
da casa mia e per
rifugiarmi in una città che mi ha accolto facendo del mio incubo
abitativo una realtà. In
questa fantomatica città mi
trovo per caso a seguire un
filo di Arianna, che
legando parole ad immagini
speravo mi aiutasse ad uscire da questo labirinto emotivo,
regalandomi magari un
piccolo miracolo. Nel
percorrere la strada indicata da un novello
Virgilio al
femminile, che ha
più della sirena che del poeta mi ritrovo a leggere questa
iscrizione su un muro:
"Poi
la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso
dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune
sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, Ma ogni
tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale,
incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un
movimento ondulatorio perfetto, come l'argento vivo, come un
serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e
tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici
occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù , labbra
atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua
sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli
incendiano l'aria. Troppo di tutto, accidenti."
Pulp
di C.Bukowski
Cavoli,
ho trovato l'insieme delle parole che stavo cercando già in
bell'ordine e soprattutto già scritte magistralmente da un altro.
Che
colpo di fortuna.
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