Ed ecco che le settimane alle spalle sono sempre di più, e quelle davanti sempre meno. Se fossi un militare sarei un “fantasma” e canterei “son giorni e non son mesi”. Ancora poco, anche se questo poco richiede un sacco di fatica.
I momenti di sconforto per essere lontano da casa ormai vengono combattuti con il pensiero che ormai manca poco, l'arrivo è solo a pochi giorni, e poi chi sa.
La settimana a BB ha inizio Domenica sera, quando con il dinamico duo facciamo ritorno dal fine settimana passato a Cracovia. La necessità fisica di sentire un po’ di terra natia, nel giorno che di solito è dedicato ai pranzi famuigliari, ci fa optare per la cena al solito ristorante italiano. Pasto veloce, perché la stanchezza attanaglia tutti, e il poter andare a dormire è l’unica cosa che c’interessa dopo aver riempito la pancia.
Sistemata la valigia, controllato la posta per vedere se i miei due amici, con cui ho condiviso i giorni a Cracovia, erano arrivati in Italia sani e salvi, e depongo le mie povere membra sul letto cadendo in un sonno profondo.
Fa un po’ specie svegliarsi il lunedì e non essere in Italia, a casa con la valigia e la costante idea di aver dimenticato qualcosa. Arrivati all’ingresso scopro che l’informazione passatami dal collega per quanto riguarda il pass è falsa. Io il mio l’ho lasciato in albergo perché mi avevano detto che ce ne davano uno nuovo, ed invece ciccia. Per fortuna che Zia Vania mi lascia passare senza troppi problemi. La giornata passa correndo dietro ai casino combinati dagli utenti, tanto che il pranzo lo saltiamo, e visto che il collega che è andato a mangiare poi si è sentito male, forse è stato meglio così.
In serata arriva anche l’altro trio di trasfertisti, lo stacanovista corridore e il duo della manutenzione.
Portiamo i due nuovi a mangiare i piatti tipici della zona, ed al ristorante incontriamo il direttore degli uffici polacchi, che è belga ed è qui da più di 4 anni, che ci chiede per prima cosa del Silvio nazionale, addirittura prima di parlare delle azione fatte dalla società per acquisire i concorrenti.
La cena scorre tra battute e risate, ed io riesco anche a lasciare il capo con il gomito simil Tassotti nei quarti di finale di USA 94 ai due nuovi. Scopro poi la mattina che il trio è andato avanti a bere al bar dell’albergo sino ad ore non consigliate per chi si deve svegliare presto la mattina.
Martedì vedo la prima gnocca in ufficio.
Incredibile!
Cara lettrice, mi scuso se il prossimo paragrafo può turbare la tua sensibilità, ma cerca di capire la mia situazione di emigrante in una terra straniera.
Anche il mio collega, sempre distratto la nota, ed in due le facciamo un intero guardaroba di bavetta. Per fortuna che non resta troppo altrimenti potrei morire disidratato(non l’ho penso davvero ma per la battuta questo ed altro). Scusa cara lettrice, ma so che i lettori maschietti capiranno questo mio sfogo, in 5 mesi è la prima volta che capita una si fatta visione.
Continua il tour dei ristoranti tipici polacchi, mentre il fashion boy è costretto a tornare a Cracovia per recuperare i pezzi del suo bagaglio. Vengo incastrato per la bevuta serale in albergo, ma la mia buona stella ci fa trovare il bar chiuso.
Mercoledì i primi saluti. Una delle utenti cambia ufficio e si organizza un piccolo festeggiamento. Il mio collega passa il tempo a chiedersi chi sia questa persona, non riconoscendola, anche se è stata seduta accanto a lui per quasi 5 mesi. Questo vi fa capire quanto fosse “pinna gialla” la ragazza di prima.
Una delle utenti a cui più ci eravamo affezionati, e nopn solo perchè parlava italiano, cambierà lavoro e questo è l'ultimo giorno che abbiamo l'occasione di salutarla.
Anche questa sera cucina polacca. Per fortuna i colleghi sono abbastanza pieni e stanchi e si opta tutti per andare subito a nanna, senza passare dal bar.
Giovedì è il grande giorno, quello che sarebbe dovuto essere l'ultimo e per il collega distratto è così.
In ufficio riceviamo doni e ringraziamenti, o meglio il collega perchè tanto io ritorno, anzi non mi fanno neanche partire. Questa volta è il suo turno di ricevere le avances di nonna papera, che prova a piazzargli la lingua in bocca.
Si organizza una bella cena, polacca, con un po' di utenti. La tavolata è un vero esempio di esperanto. Si parlano per lo meno tre lingue e tutte insieme, il che crea una simpatica confusione.
Con i superstiti del banchetto ci spostiamo in un altro locale, per un lieve richiamino ed un'ulteriore scrematura. Alla fine tre noi e tre loro si va a ballare. Provo la guida di una delle utenti, a dire il vero è la prima volta che salgo in un auto guidata da un indigeno, e forse la parola testare sarebbe più adatta, perchè alla prima curva a 90 gradi ho il capoccione che si infrange sul bordo dell'auto. La guida della bionda è molto aggressiva, ed io un po' mi preoccupo. Arriviamo sani e salvi, abbiamo fatto circa un chilometro, ma fatto allo stile Kubica.
La discoteca è la solita del centro commerciale. Ci sono due cose però che mi colpiscono. La prima è una ragazza sulla sedia a rotelle che balla in mezzo alla pista e tutti quelli intorno la trattano normalmente, quasi non ci fanno caso, ed infatti la poverina si becca anche un paio di ruzzoni. La seconda è un ballerino che sembra l'orso Balù ubriaco. Lo sguardo bovino, il fisico mastodontico ma non atletico, la testa rasata, e questi movimenti a scacciare api che vedeva solo lui.
Alla fine anche i tre superstiti ci salutano, ed io resto con il dinamico duo. Anche a questo giro mi toccherà riportarli in albergo.
Venerdì mattina solo in due facciamo colazione, un paio lì dobbiamo svegliare con le ripetute telefonate, uno non fa colazione, e con la scusa si addormenta sul divanetto della hall e l'ultimo non si ricordava che la colazione era fino alle 10:00. Partiamo in ritardo rispetto al solito, ma i due autisti spingono sull'accelleratore. Io mi piazzo al posto del passeggero e scatto qualche foto alla città ed al paesaggio che ci accompagna lungo la via, sino a quando le batteria stressate si dichiarano esaurite. Per curiosità, durante una coda apro il cassetto porto oggetti e scopro che la macchina è fornita anche di entrata USB per la radio. Guardo gli altri due che rimangono sorpresi, ma ormai ci siamo abbituati alla radio polacca ed andiamo avanti così sino all'areoporto.
Il ritorno a Torino è stata una breve toccata e fuga in ufficio, prima di tornare, finalmente, a casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...
10 maggio 2009
03 maggio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 58° puntata

Ed un’altra settimana in Polonia va per finire. Questa è caratterizzata dal fatto che nel fine settimana non tornerò a casa, ma lo passerò a Cracovia, in compagnia di alcuni amici. Questo fine settimana spero confermi il mito sulle donne polacche. Per ora, ogni volta che ho detto che sto lavorando in un paese dell’est, la gente è partita a fantasticare su paradisi pieni di bellissime ragazze che si donavano al solo sentire che eri italiano, ed io ha ripetere che era un falso mito, che dalla caduta del muro le belle ragazze polacche vengono esportate.
Va da se che il motivo pubblico è quello di visitare i luoghi di maggior interesse della zona di Cracovia, alcuni dei quali servono e serviranno a ricordare all’intero genere umano di quanto si possa arrivare in basso, con la speranza che non si ricommettano gli stessi errori.
“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”
George Santayana
Per questa settimana il responsabile del gruppo formato da me ed il collega fashion sarà l’ex punkettaro. Anche loro due si fermeranno in Polonia per il fine settimana, ma con altri propositi, loro dicono di aver già visto i monumenti e che quindi non gli resta che vedere la Cracovia moderna. A loro si aggregherà anche il 4° uomo, un ragazzo di un altro gruppo, mentre il 5° uomo, collega del 4° aspetta amici in un'altra città.
Per la prima volta abbiamo provato il ristorante dell’albergo, e penso che molto probabilmente sarà anche l’ultima, non tanto per la poca scelta dei piatti, che tra l’altro risultano non entusiasmanti, ma per il costo proibitivo.
La prima mattina di questa settimana passata in Polonia, nella sala dedicata alle colazioni, vengo accolto da canzoni italiane di inizio secolo. Questo non fa altro che aumentare la mia sensazione di emigrante, tanto che nei miei pensieri mi sembra di essere su uno di quei transatlantici che portavano i miei avi a seguire i sogni dell’eldorado nel nuovo mondo. Se chiudo gli occhi posso sentire il chiacchierare sommesso, un gruppetto che cerca di scacciare la paura e la nostalgia intonando proprio queste canzoni.
Il tempo che scorre mi riporta velocemente ai giorni nostri. Bisogna andare a lavorare.
La seconda mattina viene colorita dal collega che, scoperto che l’autoradio non ne vuole sapere di leggere i cd, continua ad insistere, trasformandosi così in un dj che alterna la musica con passaggi di rasoi elettrico, questo è il massimo che riesce ad ottenere. La smette solo quando le lamentele di fashion diventano più fastidiose del gracchiare del lettore cd.
Tra le cose che non capisco: del tipo la signora che va in palestra e poi si lamenta se deve fare 2 scalini o 4 passi a piedi (ho usato signora ma potevo usare anche collega fashion ), c’è anche il fatto che il fashion boy è un po’ di tempo che si alza presto per dormire poi sui divani della hall in attesa dell’ora di partenza. Forse sono troppo country casual per capire.
In questa settimana che precede il giorno dedicato ai lavoratori siamo riusciti ad incastrarci anche una serata godereccia. Usciti dall’ufficio, e dopo breve sosta in albergo per un cambio di abiti, ci siamo recati a Katowice, dove ci aspettava il 4° Uomo. Mentre percorro la strada che solitamente mi porta all’aeroporto mi cala la palpebra che si spalanca quando i colleghi gridano: “GUARDA LA’ UN CERBIATTO”. Ovviamente, il tempo di capire dove sono e che succede ed il cerbiatto è andato. Per caricare il 4° dobbiamo passare da una contraddizione di termini. Passiamo in un parcheggio dove siamo costretti a ritirare il biglietto, per poi riutilizzarlo 30 secondi dopo per uscire. Questo è l’unico modo per arrivare all’albergo del 4° Uomo.
Andiamo a mangiare in un locale dove ci servono come antipasto pane ed olio.
La serata dovrebbe continuare in una discoteca, ma l’ex-punkettaro viene rimbalzato e quindi io ne approfitto per accompagnarlo in un pub.
Ne troviamo uno che ha l’arredamento tipico dei bar per motociclisti, con i tavoli fatti con motori di moto e teschi in giro, mentre la musica è tutta revival anni 80, tipo colonna sonora di film di Vanzina.
Finita la nostra birra recuperiamo Fashion boy ed il 4° e torniamo ai rispettivi alberghi, senza farci sfuggire questa volta l’avvistamento di un cinghiale che cerca di attraversare la statale.
Giovedì passa nell’attesa della partenza e delle solite cavolate fatte dagli utenti che ci fanno partire tardi. Metteteci poi il fatto di riportare il 5° uomo a Katowice, il fatto che anche con il Tom Tom Fashion boy ed il 4° ci fanno fare avanti ed indietro per la statale che va a Bielsko Biala, punto di partenza, aggiungeteci che c’è così tanto traffico che l’autostrada sembra un parcheggio, arrivo al mio albergo che è già venerdì. Nel frattempo ci sono state telefonate per avvertire del mio ritardo che la svegliona alla reception ha girato anche al responsabile della cucina, pensando che io fossi un’intera comitiva.
Arrivo in albergo, ed anche se la stanza è molto piccola, e da su un rondò mediamente trafficato crollo addormentato meglio di Biancaneve e di sua cugina punta dall’arcolaio.
Nella prossima puntata si parlerà di…
Va da se che il motivo pubblico è quello di visitare i luoghi di maggior interesse della zona di Cracovia, alcuni dei quali servono e serviranno a ricordare all’intero genere umano di quanto si possa arrivare in basso, con la speranza che non si ricommettano gli stessi errori.
“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”
George Santayana
Per questa settimana il responsabile del gruppo formato da me ed il collega fashion sarà l’ex punkettaro. Anche loro due si fermeranno in Polonia per il fine settimana, ma con altri propositi, loro dicono di aver già visto i monumenti e che quindi non gli resta che vedere la Cracovia moderna. A loro si aggregherà anche il 4° uomo, un ragazzo di un altro gruppo, mentre il 5° uomo, collega del 4° aspetta amici in un'altra città.
Per la prima volta abbiamo provato il ristorante dell’albergo, e penso che molto probabilmente sarà anche l’ultima, non tanto per la poca scelta dei piatti, che tra l’altro risultano non entusiasmanti, ma per il costo proibitivo.
La prima mattina di questa settimana passata in Polonia, nella sala dedicata alle colazioni, vengo accolto da canzoni italiane di inizio secolo. Questo non fa altro che aumentare la mia sensazione di emigrante, tanto che nei miei pensieri mi sembra di essere su uno di quei transatlantici che portavano i miei avi a seguire i sogni dell’eldorado nel nuovo mondo. Se chiudo gli occhi posso sentire il chiacchierare sommesso, un gruppetto che cerca di scacciare la paura e la nostalgia intonando proprio queste canzoni.
Il tempo che scorre mi riporta velocemente ai giorni nostri. Bisogna andare a lavorare.
La seconda mattina viene colorita dal collega che, scoperto che l’autoradio non ne vuole sapere di leggere i cd, continua ad insistere, trasformandosi così in un dj che alterna la musica con passaggi di rasoi elettrico, questo è il massimo che riesce ad ottenere. La smette solo quando le lamentele di fashion diventano più fastidiose del gracchiare del lettore cd.
Tra le cose che non capisco: del tipo la signora che va in palestra e poi si lamenta se deve fare 2 scalini o 4 passi a piedi (ho usato signora ma potevo usare anche collega fashion ), c’è anche il fatto che il fashion boy è un po’ di tempo che si alza presto per dormire poi sui divani della hall in attesa dell’ora di partenza. Forse sono troppo country casual per capire.
In questa settimana che precede il giorno dedicato ai lavoratori siamo riusciti ad incastrarci anche una serata godereccia. Usciti dall’ufficio, e dopo breve sosta in albergo per un cambio di abiti, ci siamo recati a Katowice, dove ci aspettava il 4° Uomo. Mentre percorro la strada che solitamente mi porta all’aeroporto mi cala la palpebra che si spalanca quando i colleghi gridano: “GUARDA LA’ UN CERBIATTO”. Ovviamente, il tempo di capire dove sono e che succede ed il cerbiatto è andato. Per caricare il 4° dobbiamo passare da una contraddizione di termini. Passiamo in un parcheggio dove siamo costretti a ritirare il biglietto, per poi riutilizzarlo 30 secondi dopo per uscire. Questo è l’unico modo per arrivare all’albergo del 4° Uomo.
Andiamo a mangiare in un locale dove ci servono come antipasto pane ed olio.
La serata dovrebbe continuare in una discoteca, ma l’ex-punkettaro viene rimbalzato e quindi io ne approfitto per accompagnarlo in un pub.
Ne troviamo uno che ha l’arredamento tipico dei bar per motociclisti, con i tavoli fatti con motori di moto e teschi in giro, mentre la musica è tutta revival anni 80, tipo colonna sonora di film di Vanzina.
Finita la nostra birra recuperiamo Fashion boy ed il 4° e torniamo ai rispettivi alberghi, senza farci sfuggire questa volta l’avvistamento di un cinghiale che cerca di attraversare la statale.
Giovedì passa nell’attesa della partenza e delle solite cavolate fatte dagli utenti che ci fanno partire tardi. Metteteci poi il fatto di riportare il 5° uomo a Katowice, il fatto che anche con il Tom Tom Fashion boy ed il 4° ci fanno fare avanti ed indietro per la statale che va a Bielsko Biala, punto di partenza, aggiungeteci che c’è così tanto traffico che l’autostrada sembra un parcheggio, arrivo al mio albergo che è già venerdì. Nel frattempo ci sono state telefonate per avvertire del mio ritardo che la svegliona alla reception ha girato anche al responsabile della cucina, pensando che io fossi un’intera comitiva.
Arrivo in albergo, ed anche se la stanza è molto piccola, e da su un rondò mediamente trafficato crollo addormentato meglio di Biancaneve e di sua cugina punta dall’arcolaio.
Nella prossima puntata si parlerà di…
25 aprile 2009
Torino/Bielsko-Biała - 57° puntata

Caro lettore questa settimana è iniziata un po’ così. Già era dura ricominciare dopo una settimana spesa ad andare in giro per il bel paese a riconciliarmi con il cibo ed il paesaggio, se poi ci aggiungi la vincita della doppia bambolina:
1.Vittoria progetto Polonia 2 (per fortuna che una parte del lavoro si svolgerà a Milano)
2.Prolungamento di una settimana di Polonia 1
Puoi capire il mio buon umore.
Dovevo aspettarmelo. La giornata di Lunedì era grigia, fredda e piovosa, proprio come una normale giornata polacca fino a quando non si sono ricordati che l’inverno era finito ed hanno deciso di tirar fuori il Sole anche in queste lande.
È mercoledì pomeriggio, e dopo l’ennesima giornata passata sulle giostre degli umori delle utenti (hanno chiamato rinforzi anche dall’Italia per farmi impazzire un po’ di più), mi ritrovo nell’open space quasi deserto a scrivere queste prime righe.
Ieri il duo con cui mi accompagno in questa settimana di trasferta ha deciso di portarmi a fare una corsetta per smaltire i bagordi di cui ti accennavo. Per migliorare la chiarezza di quanto andrò a scrivere, e per mantenere un po’ di sano anonimato, chiameremo il duo UOMO di MONTAGNA (UMO) e UOMO di MARE (UMA), insieme fanno una Mare&Monti. Io potrei essere l’UOMO di CITTA’ . In fin dei conti ho: el Sang’ culur del vin ed il fisìc a furm' de Panetuun.
Un trittico mascolino, un bel po’ trito dalla trasferta.
UMO si è fatto dare consigli da un’utente per dove poter svolgere questa sana attività, così ha guidato lui la spedizione. UMO è abituato a correre in montagna. Ogni settimana si spara almeno 4 ore in giro per le colline vicino a casa sua. UMA ha alle spalle un’attività sportiva che ricorda un villaggio vacanze: corsa in spiaggia, calcetto, squash. E poi ci sono io che mi alleno prettamente a tavola.
Il ritrovo e all’ingresso dell’albergo. I look sono i più disparati. UMO magliettina e calzoncini. UMA felpina e tuta fashion ed io che sembro un po’ Fantozzi con il mio look da provetto corridore.
Si parte a botta, ed io faccio un po’ fatica a stare dietro al duo ma tengo duro. Arrivati al primo incrocio svoltiamo, e la strada inizia a salire. Dopo poco mi stacco. Il corpo mi segnala che sono a rischio infarto e che è meglio salire al mio passo. Riesco anche a gustarmi questa parte della città che non avevo mai visto. Ci sono villette, scuole, campeggio, pub, fermata del bus ed indigeni incuriositi e divertiti da questo trio lescano. Arrivati dopo un chilometro e mezzo di salita all’ingresso del parco, che per inteso è in realtà un bosco, scopro che qui esistono solo strade in salita. UMO ha gli occhi che gli brillano, mentre io sono sempre più preoccupato. Ci arrampichiamo per i sentieri circondati dagli alberi, ed alla prima sosta UMO viene a verificare se sono ancora vivo. È ovvio che arrivato all’area di sosta si debba ripartire perché loro si sono già ripresi. E vai.
Ogni tanto UMO si ricorda di me e torna indietro a vedere come sto. Io sono vivo anche se non so per quanto. All’ultima sosta trovo solo UMA stroncato dal ritmo di UMO che seduto su di una catasta di legno guarda la città che appare alla fine della radura. Io ho così poco ossigeno che arriva al cervello che a mala pena mi rendo conto dello spettacolo. UMO ritorna dalla sua spedizione in cima al colle e non sembra neanche sudato.
Torniamo indietro ed anche qui mi stacco. La legge di gravità non va d’accordo con le mie forme tondeggianti, e quindi mi consiglio di andar giù piano. Vorrei evitare di creare delle frane.
Scendo e mi godo finalmente il paesaggio e mi rendo anche meglio conto di quanto fosse ripida la salita. Incontro un paio di condannati alle uscite per far sgranchire il cane, un gruppetto di ciclisti estremi ed una coppietta che forse è in cerca di intimità.
Uscito dal parco, dove il duo mi aspetta per verificare che sia ancora vivo e per dare inizio ad uno sprint suicida, continuo a guardarmi in giro e vedo mille cose che prima non avevo notato. Negozi, case, verande, e nessun essere umano. Con il sole o senza qui vanno a letto presto.
Arrivo in albergo che il duo è già sotto la doccia. Breve telefonata per accordarsi sull’ora della cena ed anch’io mi infilo in doccia. L’acqua calda mi toglie un po’ del freddo e dell’umido che ho preso nel bosco.
Speriamo domani di non sentir troppi dolori.
Il giorno dopo ed i seguenti sono caratterizzati dal solito giro in giostra che mi propinano le utenti. Aggiungeteci che si sono fatte dare una mano anche da una mia compatriota, che invece di aiutare me aiutava loro nel dare indicazioni per la via che porta alla pazzia.
Una delle cose peggiori è fare colazione e dover parlare di lavoro. La compatriota non la deve pensare nello stesso modo e dopo il fortunato incontro nella sala dove di solito inizio a carburare per la giornata lei attacca. Io mi faccio scudo con lo sfortunato collega che passa da lì, e lei butta giù il carico. Il suo capo. Non ci possiamo tirare indietro. E quindi andiamo avanti. Per fortuna loro hanno un appuntamento e ci lasciano, solo che ormai anche il rito della colazione è andato.
Scusa lettore se non mi dilungo ancora molto, e tronco qui il racconto, ma impegni importanti richiedono la mia presenza... sto diventando “Invecchiato” come l'alcool che mi hanno fatto bere in questa settimana.
Nella prossima puntata si parlerà di...
21 aprile 2009
Luoghi e modi del Comune di Giuseppe Laino
Caro lettore ho ricevuto un messaggio da un'amica:
Non è facile promuevereun libro senza conoscenze, per questo io ho iniziato con questo sms.
Il 1° Maggio esce in tutte le librerie il libro del mio papà...
di seguito una breve recensione
- Luoghi e modi del Comune, per una critica della democrazia verso un futuro consapevole -
di Giuseppe Laino
Alla fine del secondo millennio, centoventi su centonovantadue paesi membri dell’ONU potevano autodefinirsi democratici. La diffusione geografica della democrazia è stata però accompagnata da una perdita di senso che ha finito con il distruggerne totalmente il concetto stesso. Cosicché, in varie pari del globo, si sono compiuti in suo nome orribili misfatti. Occorre dunque, una volta per tutte, intraprendere una sana e robusta critica della democrazia.
É ora, ribadisce Giuseppe Laino in questo saggio critico e lapidario, di riprenderci quel che ci appartiene: il nostro futuro, la nostra vita. Ma in modo consapevole. Nessuno dovrà più arrogarsi il diritto di interpretare la volontà generale. Né di formulare programmi sulla base di supposti bisogni.
Il mondo nuovo è possibile deve essere realizzato da ognuno di noi, nei propri atti quotidiani e minimi. Giacché, di fronte a noi, si prospetta un mondo ricco di regole democratiche, solidali e condivise oppure una barbarie in cui ognuno è lupo nei confronti dell’altro.
Per chi volesse saperne di più:
http://www.edizioniclandestine.com/
Spero che questo piccolo gesto possa essere di aiuto a diffondere anche le piccole voci.
Non è facile promuevereun libro senza conoscenze, per questo io ho iniziato con questo sms.
Il 1° Maggio esce in tutte le librerie il libro del mio papà...
di seguito una breve recensione
- Luoghi e modi del Comune, per una critica della democrazia verso un futuro consapevole -
di Giuseppe Laino
Alla fine del secondo millennio, centoventi su centonovantadue paesi membri dell’ONU potevano autodefinirsi democratici. La diffusione geografica della democrazia è stata però accompagnata da una perdita di senso che ha finito con il distruggerne totalmente il concetto stesso. Cosicché, in varie pari del globo, si sono compiuti in suo nome orribili misfatti. Occorre dunque, una volta per tutte, intraprendere una sana e robusta critica della democrazia.
É ora, ribadisce Giuseppe Laino in questo saggio critico e lapidario, di riprenderci quel che ci appartiene: il nostro futuro, la nostra vita. Ma in modo consapevole. Nessuno dovrà più arrogarsi il diritto di interpretare la volontà generale. Né di formulare programmi sulla base di supposti bisogni.
Il mondo nuovo è possibile deve essere realizzato da ognuno di noi, nei propri atti quotidiani e minimi. Giacché, di fronte a noi, si prospetta un mondo ricco di regole democratiche, solidali e condivise oppure una barbarie in cui ognuno è lupo nei confronti dell’altro.
Per chi volesse saperne di più:
http://www.edizioniclandestine.com/
Spero che questo piccolo gesto possa essere di aiuto a diffondere anche le piccole voci.
11 aprile 2009
Torino/Bielsko-Biała - 56° puntata

Caro lettore,
forse questo è uno dei momenti in cui mi è più difficile mettere insieme il resoconto.
Credo che tutti sappiano cosa è successo in Abruzzo. I miei utenti in Polonia erano preoccupati per me, e quando sono arrivato mi hanno chiesto se il terremoto aveva colpito me o i miei cari. In quel momento li ho rassicurati, ma con il passare dei giorni, delle informazioni, delle interviste, delle immagini, delle voci, delle lacrime e della rabbia, mi sembrava che tutti quelli colpiti dalla sciagura fossero miei cari. Mi sembra troppo banale dire: ”SIAMO TUTTI ABRUZZESI”, eppure mi sono sentito anch'io uno di loro.
I racconti dei sopravvissuti mi riportano alla mente un terremoto più vecchio, che ha colpito la mia famiglia. Io ero piccolo eppure ricordo i racconti dei miei nonni, la loro angoscia. Il dopo.
Non voglio cadere in ipocrisie o cosa e quindi preferisco fermarmi con le parole qui, mentre con i gesti cercherò di portare un po' di aiuto.
......
Questa è la prima settimana a ranghi ridotti, quindi ero da solo a gestire tutti i problemi della mia area. Ammetto che ci sono stati momenti difficili e stressanti. Se pensate che oltre alle utenti a remare contro c'erano anche i colleghi rimasti in Italia che hanno fatto di tutto per mettermi in difficoltà. Uno mi da un manuale con le informazioni errate. Io lo uso per spiegare il programma agli utenti e poi al momento di andare in produzione tutto va a donnine. Io chiamo per capire cosa è successo, e viene fuori che il programma non funziona come c'è scritto. Bene. Io ho appena fatto fare una cavolata all'utente, ed ora devo capire come risolvere, intanto i casini si sommano. E mentre penso che siano finiti i casini, ecco che poco prima di portare in produzione alcuni dati, la collega da Torino decide di ricoprire il mio lavoro, senza chiedermelo prima, ma dandomene notizia dopo. A lavoro ultimato, perchè lei settimana prossima deve usare le nuove versioni. Io mi trattengo da mandare il mondo in un luogo caldo ed umido. Rimbocco le maniche, tre respiri profondi, e mi rifaccio tutto da capo.
Devo aver avuto la faccia talmente stravolta che una delle utenti mi ha chiesto se andava tutto bene.
C'è stato anche un momento sorprendente. Mentre cercavo di mettere ordine ai vari casini vengo chiamato dalla responsabile dell'ufficio. Come già detto ormai ogni volta che mi chiama mi aspetto il decollo di un padulo, ma questa volta trovo tutto l'ufficio riunito in semicerchio. Una specie di plotone. Erano in posa come per la foto scolastica. Ed ecco che sbuca una busta con tre regali. Uno per me e gli altri per i colleghi rimasti in Italia. È la prima volta che ricevo un dono dagli utenti. Quasi mi commuovo. Piccolo discorso del capo e poi bacetti di ringraziamento. Un paio delle anzianotte si lanciano un po' troppo con le effusioni, credo che una abbia provato a mettermi la lingua nell'orecchio, ma mi ha fatto davvero molto piacere. Ed anche se mi hanno regalato un uovo di cioccolato, va bene lo stesso. In questi casi è proprio il pensiero che conta.
In questa settimana mi sono anche accorto di quanto cicchetta il responsabile del progetto. La sera, prima di andare a letto, ci siamo sempre fermati a fare due chiacchiere nella hall dell'albergo, sempre più deserto con l'avvicinarsi della Pasqua, ed ogni chiacchiera è stata accompagnata da un bicchierino di vodka. Questa è quindi risultata essere la settimana più etilica, dal mio punto di vista.
Ricordo che la prima sera avevamo il dubbio di quale tipo di acqua di fuoco bere. Abbiamo deciso per entrambe. Il tenore poi è stato sempre lo stesso. Il mio fegato giovedì mi ha chiesto perdono, perchè qualcosa doveva aver fatto visto come lo trattavo. Venerdì ho quindi deciso di trattarlo bene. Acqua ed insalatina, evitando di usare la salsa che veniva consigliata dal produttore.
E dopo tante parole sui fatti, vediamo se riesco a mettere giù anche qualche riga sulle sensazioni.
Quella di essere abbandonato dai miei colleghi, credo traspara dalle parole già scritte, mentre la sensazione di vacanza, provata durante il viaggio in ritorno, è una novità. Già dal check out in albergo l'area era differente. Il non dover tornare in ufficio, e pensare già che la prossima settimana sarà di riposo. Aggiungiamoci che anche la tappa centro commerciale è stata arricchita da bancarelle tipo mercatino estivo, piene di prodotti tipici che spaziavano dal cibo alle stoffe ricamate o ai lavori di artigianato. Somma il fatto che lungo la strada il traffico era scarso, il sole alto, il cielo quasi azzurro. Sembrava proprio una di quelle partenze per il mare, o meglio, per la villeggiatura.
Non voglio tediarti ancora con i miei sproloqui e quindi ti saluto augurandoti i miei più sinceri AUGURI DI UNA SERENA PASQUA.
Nella prossima puntata si parlerà di...
09 aprile 2009
SOLIDALE - ABRUZZO 09
Non so se può sembrar popoulista o cosa... in queste situazioni è difficile, a volte, trovare le parole giuste o le azioni da compiere.
Comunque ho letto in un altro blog:
VEDIAMO SE FUNZIONA VERAMENTE ,
E SE LE BUONE IDEE ARRIVANO AI PEZZI GROSSI.
1) ANNULLIAMO IL MONTEPREMI DEL SUPERENALOTTO, CHE è QUASI DI 40 MILIONI DI EURO,E DONIAMOLO A CHI NE HA BISOGNO IN ABRUZZO
2) RIMANDIAMO A CASA QUELLE PERSONE DEI REALITY E DONIAMO I MONTEPREMI
3) CHE I POLITICI DONASSERO LO STIPENDIO DI APRILE,
4)ANCHE I CALCIATORI DONASSERO UN MESE DI STIPENDIO,COPIA, INCOLLA E DIFFONDI.
Ora non so caro lettore cosa tu ne possa pensare, ma a volte le idee semplici sono quelle che funzionano meglio.
Comunque ho letto in un altro blog:
VEDIAMO SE FUNZIONA VERAMENTE ,
E SE LE BUONE IDEE ARRIVANO AI PEZZI GROSSI.
1) ANNULLIAMO IL MONTEPREMI DEL SUPERENALOTTO, CHE è QUASI DI 40 MILIONI DI EURO,E DONIAMOLO A CHI NE HA BISOGNO IN ABRUZZO
2) RIMANDIAMO A CASA QUELLE PERSONE DEI REALITY E DONIAMO I MONTEPREMI
3) CHE I POLITICI DONASSERO LO STIPENDIO DI APRILE,
4)ANCHE I CALCIATORI DONASSERO UN MESE DI STIPENDIO,COPIA, INCOLLA E DIFFONDI.
Ora non so caro lettore cosa tu ne possa pensare, ma a volte le idee semplici sono quelle che funzionano meglio.
04 aprile 2009
Torino/Bielsko-Biała - 55° puntata

Caro lettore un altra incisione è stata fatta sul la scrivania, il che significa che un'altra settimana di trasferta è andata. Una settimana ricca di novità.
La prima, forse la più importante, è che con l'inizio di aprile è arrivato anche il sole. Non riuscivo a crederci. Ormai avevo perso le speranze, ed invece ecco che il sole ha fatto prima capolino tra le nuvole e poi eccolo lì, con tutta la sua capacità di cambiare l'umore delle persone e l'aspetto delle cose. Il posto ora sembra un po' più ameno. Il grigiore ha aumentato le sue sfumature, e sembra un po' più colorato.
La seconda novità è che il team ha iniziato la sua lenta riduzione. Siamo partiti in 6 tre mesi fa, e questa è la prima settimana in cui siamo staffati solo il 5. Abbiamo perso la quota rosa del team. Eravamo così abituati a muoverci in 6 che una sera abbiamo chiesto che il conto della cena venisse diviso appunto per 6. Il cameriere, stupito e con il dubbio di non aver capito bene il nostro esperanto, ci ha chiesto conferma del numero. Noi ci siamo guardati intorno per fare un breve controllo e poi ci siamo resi conto che ormai eravamo solo 5. La prossima settimana “perderemo” un altro componente, il “ministro” ed inizieremo a viaggiare solo in 3. Il sottoscritto, il collega fashion e lo stacanovista che si alternerà con il l'ex dreadlock man alla guida della spedizione nelle terre polacche.
La terza novità è stata sostituire la gita del venerdì mattina in un centro commerciale per fare gli acquisti di beni di prima necessità (vodka, sigarette, caramelle, dolciumi vari, piccoli doni), se si vuol tornare a casa ed avere una degna accoglienza, con 2 ore di lavoro aggiuntivo. Quindi niente serata godereccia, niente sveglia rilassata, niente colazione con calma, niente passeggiatina tra gli scaffali del supermercato, niente chiacchierata con gli amici mattinieri via internet. Nulla di tutto ciò, ma ennesima mattina di corsa per arrivare presto in ufficio. Per fortuna il sole fa pesare un po' meno questa novità. Il “ministro” , poi, è stato rapito da un utente che in tre mesi solo ora si è svegliato dal torpore invernale, e i neuroni usciti dal letargo hanno generato mille domande che hanno messo a rischio la nostra tabella di viaggio, ma per fortuna la squadra di soccorso lo ha liberato e la guida dell' ex dreadlock man ci hanno fatto recuperare il tempo perso. Per inciso abbiamo fatto nuovo record sul tragitto fabbrica aeroporto.
La quarta novità è che per la prima volta, mentre sto spiegando una procedura ad un'utente, questa scappa in lacrime. Calma lettore, non sono un bruto. Io non c'entro con questa reazione. Lasciami spiegare. Allora le cose sono andate così. Finisco di spiegare la procedura ad un'utente ed inizio a spiegare la stessa procedura alla seconda utente. Avendo riscontrato alcuni problemi nel flusso di dati a causa di un errore fatto dall'altro team, ero già pronto a trovare delle difficoltà. Iniziamo e sembra andare tutto bene. Tra tutte le utenti quella che affianco ora è quella che parla il miglior inglese, quindi anche le difficoltà di comunicazione dovrebbero essere minime. Facciamo tutta la procedura ed alla fine c'è una squadratura di 4 centesimi di PLN su una cifra a 5 zeri. Lei prima di registrare la transazione chiede alla sua capa. Non so cosa si dicano perchè il mio polacco si ferma a poche parole, so solo che lei ad un certo punto si alza in lacrime, polacche, e scappa via. Io resto come una delle teste dell'isola di Pasqua. Pietrificato. Non so cosa dire, mi mancano le parole polacche, e non oso chiedere cosa sia successo. Dopo dieci minuti la ragazza rientra, con gli occhi ancora un po' lucidi, e si scusa dello scatto. Ricominciamo a lavorare ma ora l'area non è più tranquilla e rilassata, ma molto professionale e distaccata. Finisco la mia spiegazione e la lascio lavorare. Per fortuna che il giorno successivo sembra che tutto sia passato e si ricrea l'atmosfera che con tanta fatica avevo costruito con gli utenti.
La quinta novità è lo scrocco di un passaggio in auto al capo per tornare a casa. Peccato che abbia dovuto pagare pegno. Mi sono dovuto sorbire un'ora di discorsi sul lavoro, la situazione contingente, la necessità di fare sacrifici, i piani futuri non ben dettagliati, e via dicendo. Per fortuna che una telefonato l'ha tenuto impegnato per un po' ed io ho potuto pensare ad altro.
Lo so lettore, non sono queste grosse novità. Tu ti saresti aspettato di leggere di liaison con le indigene, o guerre a base di testate o di super pettegolezzi, ma per ora nulla di tutto ciò è accaduto e quindi dovrai accontentarti di questi piccoli picchi sulla linea monotona di questa avventura polacca.
Nella prossima puntata si parlerà di...
28 marzo 2009
Torino/Bielsko-Biała - 54° puntata

Caro lettore, anche oggi sono qui a raccontarti di un'altra settimana trascorsa lontano, in trasferta.
Cosa dire, che il gruppo di allegri villeggianti polacchi va piano piano a diminuire. Che questa è stata l'ultima settimana, dell'unica collega, in Polonia. Da lunedì lei, fortunatamente, tornerà a lavorare nell'ufficio di Torino.
Perchè te lo racconto, forse perchè è il primo segno della fine di questa avventura. Il giro di boa c'è già stato, anche se passato sottovoce. Ormai dovrebbero mancare un ultimo sforzo e poi... e già poi? Poi si vedrà dove mi porterà la vita ed il caso, ma per ora il momento delle domande è ancora abbastanza lontano e ci sono ancora molte cose da raccontare e da vivere.
Partiamo dalla fine questa volta, partiamo dall'ultima cena, quella in cui abbiamo diviso il desco con il grande capo polacco.
Siamo finiti nella solita Katcma (o come si scrive) a mangiare un vassoio di piatti tipici della zona. Le chiacchiere si sono fatte sempre più allegre man mano che il ricordo del lavoro si faceva lontano ed il cibo e la birra si facevano vicini. Le risate riecheggiavano e poi la domanda che non ti aspetti.
Boss: “Ritornate tutti con lo stesso volo?”
Noi: “Si”
Boss: “Solitamente le aziende preferiscono che si voli separati”
Noi: scratch scratch scratch
Noi: “Viaggiamo insieme per ridurre i costi”
Boss: “Per la riunione generale avevano chiesto di viaggiare su voli separati e pensavo che anche voi...”
Noi: scratch scratch scratch
Noi: “Nel caso rimane il Capo a finire il nostro lavoro, sempre che la notizia di dover venire in Polonia non la faccia infartare”.
Noi: “ Chi vuole l'ultimo pezzo di Golonko?”
Spostiamo il discorso su un altro argomento.
La mattina dopo però le parole del Boss continuano a girare tra il team. In due vedono segni dappertutto del prossimo disastro.
Una mosca, io che mi siedo in fondo all'aereo, il piatto preso all'aeroporto, il problema con il serbatoio dell'auto etc. etc.
Per fortuna che il tutto è fatto in maniera ironica per cercare di esorcizzare le parole del Boss.
Il volo ha presentato alcune turbolenze, soprattutto in fase di atterraggio, dove a qualcuno di noi sono tornate in mente le varie battute fatte precedentemente, ma senza più il sorriso sulle labbra.
La vita in ufficio è trascorsa tra momenti di noia ed altri di alacre frenesia.
Domande banali e domande più succose si susseguivano senza alcuna continuità, fino ad arrivare all'ora in cui l'unico mio pensiero è: anche per questa settimana l'ho svangata.
Peccato che la capa dell'ufficio mi ha risvegliato con il suo: follow me, che tradotto per chi non conosce la lingua di Sir Byron vuol dire: PADULO.
La seguo e vedo che punta alla scrivania della capa dell'area, che per inciso è soprannominata morte che camina o malata terminale, per assistere ad un dialogo assurdo.
Morte che cammina parla solo polacco e quindi la signora dei paduli doveva fungere da traduttrice. Il problema principale è stato che tra loro non si capivano, quindi a me prospettavano scenari da attentato alla sicurezza nazionale o cose del genere. Dopo poco più di mezz'ora è venuto fuori che il problema era il testo di alcune registrazioni. Con la domanda “why there isn't a link?” “why?”.
Io guardo i documenti e l'unica cosa che mi chiedo è: da dove sono usciti? Non dovrebbero esserci.
Con la scusa di dover fare un controllo, e chiedere al mio responsabile il file di caricamento, visto che se n'è occupato lui tutto da solo, batto in una umiliante ritirata.
Mi scervello ma non riesco a capire da dove escano quei documenti e perchè non sia presente il link, faccio un'analisi competa di tutti i flussi, ma nulla.
Alla fine getto la spugna, anche perchè vengo pressato dai colleghi per andare a cena, e giro il problema e l'analisi fatta al responsabile, visto che il giorno dopo sarò in volo ed è stato lui a seguire la migrazione di questi dati.
La notte, tra la fatica della digestione e il pensiero di quei cavolo di documenti, dormo male. Fino a quando non arrivo in Italia al cospetto del responsabile l'ossessione di quei documenti mi perseguita.
Arrivato in ufficio vengo accolto dalla risposta:
Responsabile:” Avevo fatto un errore di customizing, in pratica avevo dimenticato di correggere una variante, me ne sono accorto solo dopo la migrazione ed ho fatto la correzione, ma non pensavo potesse generare questo tipo di errore”
Il mio mondo interiore:”Dirlo? Controllare? Dov'è il pulsante rosso per far partire le testate nucleari?”
Realtà: “Ah, ok. Ed ora?”
Responsabile:”Occorre fare le correzioni”.
Il mio mondo interiore:”Buum”
Realtà:”va bene”.
Ore 18:00 il responsabile fa cadere la penna e se ne va.
Ore 18:05 anch'io faccio cadere la penna e me ne vado, ho una cena a scrocco che mi aspetta.
Questa cena, e soprattutto il dopocena meriterebbero l'onore della cronaca, ma per ora ahimè non c'è spazio.
Nella prossima puntata si parlerà di...
21 marzo 2009
Torino/Bielsko-Biała - 53° puntata

Ed ecco che un'altra settimana è trascorsa, un’altra settimana senza vedere il sole in questa terra desolata, e non solo per gli orari lavorati. Continuo a chiedere quando spunterà il sole, chiedo agli utenti, al signore del meteo, agli dei… ma nulla. Solo pioggia, vento e neve. Chi sa se i postini hanno almeno riconosciuto in busta paga un indennizzo per queste intemperie del tempo.
La settimana in realtà è iniziata con il Sole, temperature decisamente primaverili e gli sguardi stralunati dei miei compatrioti. Eh sì, sembravo vestito come Totò e Peppino quando arrivano alla stazione di Milano. Imbacuccato con sciarpa, cappello e giubbotto pesante e fuori i 18°C ed un Sole che riscaldava i cuori e mi faceva sudare come un agnello prima di Pasqua. Agli sguardi della gente, che sembra chiedersi dove vado conciato in quel modo, avrei voluto rispondere: IN POLONIA!!!, ma non ho la faccia così espressiva.
Il volo di andata in aereo è stato accompagnato dalle quattro chiacchiere fatte con la ragazza che mi si è seduta accanto. Lo so cosa di starai chiedendo caro lettore: la ragazza è carina, ma prima di dirmi il suo nome mi ha detto che è fidanzatissima e che si fermava in Polonia solo un giorno. Beata lei. Quindi all'aeroporto l'ho salutata e con lei anche l'ultimo ricordo della primavera.
La Polonia ci accoglie sempre in maniera gelida ed un po’ freddina, per poi abbracciarci in una piccola tormenta di neve e vento. Ormai ci ho fatto l'abitudine.
Lunedì sperimentiamo un nuovo ristorante. È il ristorante di un club sportivo/elegante. In breve una tristezza. Esito dell'esperimento: fallimento.
Martedì è giorno di festa. Anche la seconda società migrata inizia a registrare. L'evento viene festeggiato con una piccola festa a base di pizza italiana condita alla polacca (c'è anche la possibilità di aggiungere katchup e salsa greca), vino africano e parole in esperanto. Per questo chiedo scusa al mio fegato. L'ufficio si riempe di allegria, ed il fatto che l'idioma madre sia differente non sembra poi un problema, l'allegria è sovranazionale.
Il giorno dopo, la terza società viene festeggiata in maniera più sobria, con un giro di caramelle.
Giovedì è una giornata strana, dove si è lavorato a picchi e dove il responsabile di aerea mi ha preannunciato l'ennesimo padulo. Non sto a tediarvi con la storia, che è sempre la stessa e che ho già letto sul blog di un amico e sentito raccontare decine di volte dagli amici la sera davanti ad un'amichevole birra. Sono anche riuscito a trattenere il mio desiderio di tirare testate a destra ed a manca.
In questi momenti penso che bisognerebbe spendere più soldi nella ricerca sulla STUPIDITA' reale piuttosto che sull'INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
Sono arrivato a quel punto in cui non sopporto più i colleghi, quindi appena si è presentata l'occasione di dividerci l'ho colta al volo. Il trio che più sono costretto a vivere se ne va, mentre io ed il collega stacanovista per obbligo restiamo in ufficio. Io ne approfitto per vedere un film e fare quei lavori per cui non si trova mai tempo.
Usciamo che l'ora è tarda, molto tarda e la paura di non trovare un posto dove mangiare ci attanaglia. Giriamo per il centro alla ricerca di ristoro. Sono messo così male che tento anche un incursione in un fast food, ma la mia buona stella me lo fa trovare chiuso.
Siamo quasi disperati quando ci sovviene un ultimo ricordo. Una pizzeria vista in una delle poche sortite serali. Siamo fortunati, o così penso prima di iniziare la fase digestiva, la pizzeria è aperta. Ci viene servita la pizza sempre accompagnata dalla solita ciotola di salsa che noi guardiamo un po' schifati.
Mangiamo avidamente, e la pizza sembra anche buona. Ha l'ingrediente fondamentale: LA FAME.
Prima di rientrare incontriamo il trio dei colleghi per il bicchiere della staffa. Questo dovrebbe essere l'evento mondano della settimana.
Venerdì, quando ormai pensavo di aver lasciato tutto alle spalle, ecco che arrivano le brutte notizie:
la prima era nota. La trasferta, per me, durerà ancora un bel po'
la seconda è un lavoro di analisi, che le chiacchiere dei capoccia fanno più lungo di quanto non sia. Siccome per lunedì il padulo già ce l'ho, faccio l'analisi subito. I capoccia restano sbalorditi sulla velocità di esecuzione, ma non possono dire nulla sul risultato, anche se provano a beccarmi in fallo con qualche domanda, ma io sono in trance agonistica e gli rispondo a raffica.
Appena esco dall'ufficio il cervello va in stand by e si riprende solo quando vengo accolto da quello scalmanato di mio nipote.
Nella prossima puntata si parlerà di...
15 marzo 2009
Torino/Bielsko-Biała - 52° puntata

Son diventato famoso! Anch’io ho avuto i miei 15 minuti sotto i riflettori.
Pensavo che prima o poi avrei incontrato un compagno di scuola, un vicino di casa, un cugino o parente di primo/secondo/terzo grado, un ex collega o cose del genere ed invece…
Ma iniziamo con ordine.
L’ennesimo martedì in fila dalla “ZIA VANIA”. Prima o poi le dedicherò un intero post. Comunque mentre sono in coda per ritirare il mio ennesimo pass, perché non è possibile fare un pass che copra tutto il periodo della trasferta, o anche solo un mese. Ogni settimana è la solita solfa. La “ZIA” mi chiama per ritirare il mio pass e quando esco dal gabbiotto una delle persone in coda mi chiede se sono l’autore di questo BLOG.
Sono un po’ spiazzato ed imbarazzato.
Solo uno dei miei colleghi sa dell’esistenza del blog, o meglio la sua fidanzata, tutti gli altri non sanno che mi diletto a tenere un diario di questa esperienza lontano da casa.
Il lettore mi racconta come è arrivato a queste pagine, che mi aveva riconosciuto dalla foto, e quando ha sentito il nome era sicuro che fossi io l’autore degli scritti sulle trasferte polacche. Mi fa i complimenti, mentre il mio capo mi guarda un po’ basito, non capendo molto del dialogo tra me ed un emerito sconosciuto. Io non lo aiuto perché resto molto nel vago.
A proposito:
Lettore in trasferta in Polonia, non so neanche il tuo nome, se ricapiti su queste pagine lascia un messaggio per confutare questo mio piccolo momento di “celebrità”. Grazie
La parte più difficile dopo aver lasciato il “fan” nelle grinfie della “ZIA” è stato non farsi “grandi” con i colleghi e far passare l’evento in secondo o terzo piano. Una volta tanto che mi posso vantare ed invece per il quieto vivere è meglio mantenere un basso profilo.
In mio aiuto sono arrivati i soliti casini dell’ufficio e la caduta della rete che fa impazzire un po' tutti. C'è stato un momento in cui ho seriamente pensato e proposto di ripassare a carte e penna per sostituire il mezzo elettronico di invio messaggi.
Comunque, dopo l'ennesima dimostrazione che i tre utenti di riferimento non hanno capito come gira il lavoro (2 giorni per capire come mai non tornano alcuni totali, io dopo aver proposto di aiutarle ci ho messo 3 minuti a trovare gli errori. Bastava guardare i segni delle registrazione).
Ora qualcuno starà pensando che esageri. Forse. Ma quando questo nuovo trittico di madonne, alle 16:00 fa cadere le penne, senza essere arrivata a nessuna conclusione, oppure mi riprende perchè oso accendere le luci e disturbare il loro stato catatonico... va beh.
Ammetto: questa settimana in Polonia l'ho vissuta come una punizione. Non ho capito perchè ci hanno costretto all'ennesima settimana all'estero. Questa decisione ha ristretto a 3 giorni il lavoro effettivo, mettendo tutti sotto pressione per il caricamento dati; non ci è stata data la possibilità di interagire con gli utenti finali, unico motivo per cui dovrebbe essere necessario questo viaggio in un luogo in cui un 'ora di sole è visto come un evento prodigioso, tanto da far uscire tutti, da fare foto... scusa lettore l'ennesimo sfogo.
Vediamo di cambiare un po' discorso.
È tornato il classico giovedì godereccio, questa volta dedicato al compleanno del collega autista.
Il gruppo per l'evento vede nuove entrate: italiani di un team che lavorano in associazione con noi, il capo di tutta la baracca ed una delle sue persone di fiducia, appena ritornata dalla Slovacchia. La tavolata è davvero eterogenea. Scopro addirittura che uno dei commensali ha la mia stessa carriera di studi, tanto che ci troviamo a fare commenti sui professori e scritte.
Io ho uno scambio di battute con il capo, che mi ricorda un personaggio di Lupin 3°, avete presente la puntata sulle carte da gioco di Napoleone, il cattivo: ecco è lui (ottava puntata della prima serie). Parliamo per 5 minuti, per poi scoprire che facevamo riferimento a cose diverse. Comunque la quantità di alcool riduce sempre di più la distanza tra le persone, le battute si sprecano, ed ogni due minuti parte una risata. Finita la cena ci trasferiamo in un altro locale per fare un richiamo dell'alcol nel sangue.
La terza tappa sarebbe dovuta essere uno di quei localini vietati ai minori, ma dopo più di mezz'ora di giro in giro, nella fredda notte bialense, dovuto all'orientamento distorto del capo branco. Arrivati al localino, scopriamo che è in via di chiusura. Torniamo con le pive nel sacco in albergo.
Devo chiederti di nuovo venia, caro lettore, ma il volo di ritorno merita almeno due righe.
Arrivati in aeroporto, dopo aver commentato pessimamente l'auto che mi è stata data:
l'affita auto: com'è l'auto
io: una scatola con le ruote
il suo collega: si, ma con l'autoradio.
Mangiamo qualcosina prima di superare il check in. Superato lo schieramento di sicurezza, ritroviamo di là tutti gli italiani che sono nel giro di questo progetto. Due battute in attesa della chiamata per salire sull'aereo. Sento l'ennesimo messaggio che richiama le persone che devono prendere il mio aereo di sbrigarsi a fare il check in. Il solito.
Passano i minuti ma non si sente l'annuncio di recarsi al gate.
Guardo dalle finestre e vedo il nostro aereo parcheggiato, circondato da due furgoni e quattro persone.
Inizia a girare la voce che ci sia un guasto. Da lì in poi ogni mezz'ora gli altoparlanti daranno il messaggio che l'aereo partirà in ritardo e che nuove notizie verranno date tra mezz'ora. Questa volta sono pronto. Cuffie, film ed un saluto a tutti.
A 5 minuti dalla fine del fine chiamano l'imbarco d'urgenza, mentre il collega sta dicendo che è molto probabile che cancellino il volo. Spengo il pc e mi accalco con gli altri al gate. Ci facciamo un'altra attesa di 20 minuti sul bus, in attesa che vengano caricati panini e petrolio.
Riusciamo a salire sul vettore, accolto da due hostess che sembrano le nonne delle veline. Arrivato al mio posto trovo una valigia nera depositata sul mio sedile. Chiedo agli astanti di chi sia il bagaglio. Ricevo come risposta che l'oggetto era nel corridoio e dava fastidio al passaggio, quindi era stato depositato lì. Io lo sposto sul posto a fianco al mio in attesa di segnalare la cosa alle nonne volanti. Il mio piano non aveva tenuto conto del collega con le sporte della spesa da duty free e borsa porta pc. Con un abile gioco d'incastri facciamo passare gli ultimi passeggeri, e rimetto la valigia dov'era all'inizio, riproponendo la domanda sul proprietario. La velina anziana con i capelli neri mi cazia perchè sto parlando ad alta voce e sto lasciando il bagaglio in mezzo ai piedi.
Eh no!!! la settimana già mi ha fatto schifo, prendermi un rimprovero da una cariatide per una colpa non mia non mi va.
La fisso negli occhi e le dico che il bagaglio non è mio, l'ho trovato sul mio sedile e sottolineo il tutto prendendo a calci la valigia. Questa mi guarda stupefatta e poi si rende conto che l'oggetto è di proprietà dell'equipaggio. Si scusa, ma io ormai sono in fase da decollo a causa delle balle che mi girano. Le faccio notare che non c'è più posto per il mio capotto nello scompartimento sopra il mio posto. Lei cambia espressione e con la nuova maschera da nonnina delle favole prende il cappotto e lo mette nell'armadio destinato alle persone della business class. Ecco ora le cose iniziano a girare meglio. Perdiamo altri 20 minuti sull'aereo prima di rullare per il decollo, ma la nonnina mi rassicura che partiremo senza più indugi.
Per fortuna che in Italia ci accoglie una bella giornata di sole.
Basta, anche questa settimana è finita!
Nella prossima puntata si parlerà di...
08 marzo 2009
FESTA DELLE DONNE

Cavoli quanto è difficile scrivere un post, quando l'unica cosa che hai in mente è che vorresti scrivere qualcosa sulle DONNE nel giorno a loro dedicato. Per aiutarmi sto facendo scorpacciata di canzone dedicate a loro, da Zucchero a Vecchioni, da Fiorella Mannoia alla Bertè, ma nulla, neanche Vasco o gli Stadio, Mia Martini o Silvia Salemmi. Ho provato addirittura con i GEMBOY, ma non c'è nulla da fare. Non ho l'ispirazione, o meglio ho un minestrone di idee, che quando cerco di mettere giù si trasforma in un piatto dal gusto strano, né dolce né salato, né saporito né insipido. Un piatto confuso. Mi ci vorrebbe un libro di cucina.
Potrei scrivere un post impegnato, approfittando degli argomenti che riempiono i giornali in questi giorni, ma credo che ci siano opinionisti più titolati di me.
Potrei scrivere un post divertente, sottolineando i difetti o i pregi dell'altra metà del cielo, ma di pezzi così son piene le trasmissioni televisive.
Potrei scrivere un post fantascientifico parlando come se le avessi capite, ma non mi basterebbero duecento anni di vita.
Potrei scrivere un post romantico, da rivista per parrucchiere, ma la mia calvizia incipiente non mi è di aiuto.
Potrei scrivere un post lirico, cantando le odi del mondo femminile, ma poeti più o meno famosi lo hanno già fatto.
Potrei scrivere un post di aneddoti, ricco delle mie avventure con l'altro sesso, ma sarebbe troppo personale ed imbarazzante.
Potrei scrivere un post sotto forma di favola, ma la morale potrebbe mancarmi ed il post sarebbe censurato.
Potrei scrivere un post cantato, ma sono così stonato che anche le campane rotte sul campanile si lamenterebbero.
Potrei scrivere un post politicizzato, ma credo che questo blog non sia il luogo adatto.
Potrei scrivere un post biografico, ma ci son state troppe donne alla mia fermata che hanno lasciato una valigia, piena o vuota.
Potrei scrivere un post o solo augurare a tutte le lettrici:
Buona FESTA DELLA DONNA e che ogni giorno ci sia un motivo di allegria nella vostra vita.
E per non scontentare gli amici lettori, che voi possiate far parte di quel motivo di allegria.
07 marzo 2009
Torino/Bielsko-Biała - 51° puntata
La prima settimana di trasferta a Torino, senza che io ci abbia dormito, è trascorsa. Quando dico dormire intendo ovviamente in un letto, non in ufficio, sempre più deserto dopo il trasloco nel nuovo open space.
Questa è la prima settimana che viaggio in Prima classe volutamente, anche se alla società ho raccontato una storia un po' diversa. Lunedì mattina si è guastato un treno che andava in Piemonte, e quindi la gente si è concentrata su quello che ho preso io. Per evitare un viaggio di 2 ore in piedi, con la valigia ed il gruppo di pendolari, che a ragione, si lamentano dei treni, della sporcizia, del tempo, dei mali del mondo, viaggio in PRIMA. Per la cronaca anche questa si riempie, ma fortunatamente nessuno si lamenta del fatto che io abbia occupato un posto con la valigia.
Questa è anche la settimana in cui è iniziato il passaggio di consegna con le persone della manutenzione, quindi al nostro gruppo si sono aggiunte altre due persone.
Fortunatamente molto simpatiche, che hanno regalato anche momenti di vera ilarità rendendo così la settimana trascorsa un po' meno pesante. Uno lo riporto per diritto di cronaca:
“ arrivati in Albergo scopro che la mia camera è accanto a quella di uno dei nuovi, il più grande, ma anche quello che sembrava più un bambino in gita. Comunque la mattina successiva si lamenta di una perdita del bidet. Si va a lavorare e la giornata trascorre tra presentazioni e passaggi di conoscenze e di consegne. La sera rientrati in albergo per cambiarci ed andare a cena, anche questa novità per noi, sento bussare alla camera. Il bambino non trova la valigia. Vado a vedere e gli faccio notare che manca tutta la sua roba, non solo la valigia.
Lui è sbalordito e preoccupato. Cosa deve fare. Io lo tranquillizzo e gli ricordo che aveva segnalato il problema della camera, e che probabilmente lo hanno alloggiato in un altra camera. Ed infatti così è. Lui si lamenta del fatto che non gli abbiano lasciato un messaggio. Io gli ricordo che il messaggio glielo avrebbero lasciato in polacco, quindi la situazione non sarebbe stata molto diversa.”
Raccontata non fa tanto ridere, ma se potessi fotografare con le parole le sue espressioni, ridereste anche voi.
Questa è stata la settimana di molte prime volte. La prima volta che il vaucher per l'auto è compilato correttamente, e nella metà del tempo ritiro e restituisco l'auto, tra i complimenti del personale dell'azienda di nolo dell'auto, ad un certo punto penso che parta addirittura un applauso. Vengo addirittura accompagnato all'auto come ricompensa della giusta compilazione del vaucher da parte della segretaria. (N.d.R. è tutto vero, non ho romanzato l'evento)
La prima volta che in camera trovo il buono per una bevuta al bar dell'albergo, e con me anche un paio di colleghi. Alla fine tutti abbiamo ricevuto la drinkata gratis, tranne uno. Il mio collega, che subito inizia il suo panegirico di lamentele che si conclude con una chiacchierata con la sfortunata ragazza delle reception che lo deve ascoltare. Non è la prima volta che vedo qualcuno lamentarsi perchè non ha ricevuto un omaggio, ma ogni volta la cosa mi fa ridere. Come si fa a pretendere un omaggio, se questo non è dovuto? Finiamola subito con questo discorso altrimenti chi sa dove andremo a finire.
Questa è la prima volta che vedo rispondere al telefono un utente, che parla con un fornitore rompiscatole, e riattaccando gli dedica un italianissimo "fanculo". Se alla finestra non si vedesse il solito paesaggio grigio penserei di essere in Italia.
Questa è anche la settimana vissuta con l'incubo di dover rimanere a lavorare venerdì sino a notte fonda dell'ennesimo abbassamento di braghe. Per fortuna che chi è dall'altra parte non ha ancora scoperto la pillolina blue, e non riuscendo ad avere una degna alzata di bandiera, ci lascia liberi ad un orario impensabile: esco all'orario giusto, niente straordinario non pagato.
Il ritorno in auto con il collega, cosa che non succedeva da molto, mi riporta ai miei monologhi ed ai suoi monosillabi di risposta, tanto che penso di anticipare un po' il riposo dei giusti, e schiacciare un pisolino in macchina, ma resisto, non vorrei che l'autista sbagliasse uscita per la troppa foga di arrivare.
Ed alla fine arrivo a casa all'ora di cena, come non succedeva de tempo, mangio in compagnia dei miei famigliari, ci scambio anche quattro parole sulla settimana e sulle notizie del telegiornale. Ed alla fine stanco di così tante prime volte, vado a dormire.
Prima di lasciarti, caro lettore, ti voglio dedicare la canzone, che trasnmessa dalla radio interna della fabbrica, veniva canticchiata dalla capa dell'ufficio del passivo:
Nella prossima puntata si parlerà di...
Questa è la prima settimana che viaggio in Prima classe volutamente, anche se alla società ho raccontato una storia un po' diversa. Lunedì mattina si è guastato un treno che andava in Piemonte, e quindi la gente si è concentrata su quello che ho preso io. Per evitare un viaggio di 2 ore in piedi, con la valigia ed il gruppo di pendolari, che a ragione, si lamentano dei treni, della sporcizia, del tempo, dei mali del mondo, viaggio in PRIMA. Per la cronaca anche questa si riempie, ma fortunatamente nessuno si lamenta del fatto che io abbia occupato un posto con la valigia.
Questa è anche la settimana in cui è iniziato il passaggio di consegna con le persone della manutenzione, quindi al nostro gruppo si sono aggiunte altre due persone.
Fortunatamente molto simpatiche, che hanno regalato anche momenti di vera ilarità rendendo così la settimana trascorsa un po' meno pesante. Uno lo riporto per diritto di cronaca:
“ arrivati in Albergo scopro che la mia camera è accanto a quella di uno dei nuovi, il più grande, ma anche quello che sembrava più un bambino in gita. Comunque la mattina successiva si lamenta di una perdita del bidet. Si va a lavorare e la giornata trascorre tra presentazioni e passaggi di conoscenze e di consegne. La sera rientrati in albergo per cambiarci ed andare a cena, anche questa novità per noi, sento bussare alla camera. Il bambino non trova la valigia. Vado a vedere e gli faccio notare che manca tutta la sua roba, non solo la valigia.
Lui è sbalordito e preoccupato. Cosa deve fare. Io lo tranquillizzo e gli ricordo che aveva segnalato il problema della camera, e che probabilmente lo hanno alloggiato in un altra camera. Ed infatti così è. Lui si lamenta del fatto che non gli abbiano lasciato un messaggio. Io gli ricordo che il messaggio glielo avrebbero lasciato in polacco, quindi la situazione non sarebbe stata molto diversa.”
Raccontata non fa tanto ridere, ma se potessi fotografare con le parole le sue espressioni, ridereste anche voi.
Questa è stata la settimana di molte prime volte. La prima volta che il vaucher per l'auto è compilato correttamente, e nella metà del tempo ritiro e restituisco l'auto, tra i complimenti del personale dell'azienda di nolo dell'auto, ad un certo punto penso che parta addirittura un applauso. Vengo addirittura accompagnato all'auto come ricompensa della giusta compilazione del vaucher da parte della segretaria. (N.d.R. è tutto vero, non ho romanzato l'evento)
La prima volta che in camera trovo il buono per una bevuta al bar dell'albergo, e con me anche un paio di colleghi. Alla fine tutti abbiamo ricevuto la drinkata gratis, tranne uno. Il mio collega, che subito inizia il suo panegirico di lamentele che si conclude con una chiacchierata con la sfortunata ragazza delle reception che lo deve ascoltare. Non è la prima volta che vedo qualcuno lamentarsi perchè non ha ricevuto un omaggio, ma ogni volta la cosa mi fa ridere. Come si fa a pretendere un omaggio, se questo non è dovuto? Finiamola subito con questo discorso altrimenti chi sa dove andremo a finire.
Questa è la prima volta che vedo rispondere al telefono un utente, che parla con un fornitore rompiscatole, e riattaccando gli dedica un italianissimo "fanculo". Se alla finestra non si vedesse il solito paesaggio grigio penserei di essere in Italia.
Questa è anche la settimana vissuta con l'incubo di dover rimanere a lavorare venerdì sino a notte fonda dell'ennesimo abbassamento di braghe. Per fortuna che chi è dall'altra parte non ha ancora scoperto la pillolina blue, e non riuscendo ad avere una degna alzata di bandiera, ci lascia liberi ad un orario impensabile: esco all'orario giusto, niente straordinario non pagato.
Il ritorno in auto con il collega, cosa che non succedeva da molto, mi riporta ai miei monologhi ed ai suoi monosillabi di risposta, tanto che penso di anticipare un po' il riposo dei giusti, e schiacciare un pisolino in macchina, ma resisto, non vorrei che l'autista sbagliasse uscita per la troppa foga di arrivare.
Ed alla fine arrivo a casa all'ora di cena, come non succedeva de tempo, mangio in compagnia dei miei famigliari, ci scambio anche quattro parole sulla settimana e sulle notizie del telegiornale. Ed alla fine stanco di così tante prime volte, vado a dormire.
Prima di lasciarti, caro lettore, ti voglio dedicare la canzone, che trasnmessa dalla radio interna della fabbrica, veniva canticchiata dalla capa dell'ufficio del passivo:
Nella prossima puntata si parlerà di...
28 febbraio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 50° puntata

Caro lettore ben venuta all'ennesima puntata della mia esperienza in trasferta. La scenografia è un po' cambiata, come sicuramente ti sarai accorto già dal titolo. Ora la mia attività lavorativa si svolge prevalentemente in un piccolo paesino della Polonia del sud.
Per la descrizione del luogo aspetto che il tempo sia meno “dissenterico”, visto che per ora le belle giornate si sono fermate al confine.
Questa passata è stata l'ultima settimana che avevo a disposizione la stanza nel residence, quindi sono salito a Torino la domenica sera per iniziare ad imballare la roba. In un anno se n'è accumulata davvero tanta. Anche i ricordi sono molti. Ma questi sono un po' troppo personali per scriverne al pubblico ludibrio.
Torniamo invece all'argomento di questa “rubrica”. La trasferta.
I lettori più assidui conoscono già la storia dell'auto a nolo, e delle sue problematiche, ma a questo giro si è condita anche del fatto che ci è stata prenotata l'auto di categoria più bassa che ci fosse. Per evitare varie denunce non nominerò il tipo, ma posso solo elencare i comfort che ormai diamo per scontato di trovare su una macchina e che su tale mezzo:
chiusura centralizzata → manca
finestrini elettrici → manca
aria condizionata → manca
spia della temperatura dell'acqua → manca
portiere posteriori → manca
autoradio → c'è ma fa le bizze, a volte si mangia i cd e bisogna tirare un paio di botte al cruscotto per farglieli sputare
bagagliaio → piccolo è un ottimo aggettivo, anche se non lo descrive a pieno
colore → c'è ma se mancasse sarebbe meglio, sono sicuro che l'assicurazione ha fatto un grosso sconto alla voce furto.
Lo so: sono piccole cose, ma quando ci si è abituati ad averli, la loro mancanza si sente.
Comunque nel suo piccolo l'auto si comporta bene e riesce a contenere anche me ed uno dei miei colleghi, il più alto.
Questa è la settimana in cui si va alla ricerca di nuovi ristoranti, nella speranza di trovare qualcosa di meglio. Nel nostro viaggiare per le strade di questo paese siamo finiti in un altro stato a mangiare in un ristorante che si spaccia per italiano. L'unica cosa italica è lo scontrino, in cui la cassiera ha applicato un cambio di fantasia portandosi a casa un 30% in più. Non mi arrabbio più di tanto perchè per fortuna il tutto finirà in nota spese, ma essere stati raggirati così un po' ferisce il mio orgoglio di furbetto italiano.
Ma vediamo di capire come siamo arrivati sino a questo stato non ha ancora maggiorenne, visto che lo scorso capodanno ha festeggiato solo i 16 anni. Siamo partiti per visitare un paesino vicino, di cui uno dei colleghi aveva sentito parlare bene. Così scopriamo che tutte le città della zona si fregiano del titolo di piccola Vienna, spesso incorrendo nella possibile denuncia di abuso di titolo. Comunque arrivati in questa fatidica città, scopriamo che in centro non c'è neanche un ristorante, o meglio ci sono due locali con l'insegna di ristorante, ma solo l'insegna può ricordare un posto dove si può mangiare. Così riprendiamo la macchina e girando di qua e di là finiamo in Repubblica Ceca.
Ce ne accorgiamo dalle insegne, ogni 10 metri un locale V.M.18. Ormai affamati ci fermiamo al primo ristorante. E come è andata a finire già lo sapete.
Era prevista anche una fuga a Cracovia per accompagnare due colleghi che si fermano il fine settimana oltre al fatto che questa settimana il “despota” che ci fa fare sempre tardi era rimasto in Italia, ma ahi noi anche dall'Italia è riuscito con i suoi tentacoli a tenerci legati alla scrivania, e quindi ciccia. Abbiamo così approfittato per vedere cosa c'era oltre lo svincolo dell'albergo che ci ospita. L'albergo era diventato una specie di “COLONNE D'ERCOLE” del terzo millennio. Ci siamo avventurati nella speranza di essere più fortunati dell'Ulisse omerico. L'unica cosa di rilievo è l'indicazione per il campeggio del paese. Di rilievo perchè ci ha fatto domandare che tipo di persone vengono in campeggio in questa zona, ma se esiste il campeggio a Milano, non vedo perchè non possa esserci anche qua.
Troviamo un ristorante tipico, con struttura tipica e parcheggio deserto. Sotto l'insegna appare anche uno striscione che riporta la dicitura:
HAPPY HUOR
11:00 16:00
No comment.11:00 16:00
Il locale è deserto, o almeno le due sale che vediamo, la cameriera non parla inglese ma solo polacco. Il menù per fortuna riporta anche la descrizione in inglese, e quindi ordiniamo i nostri piatti preferiti: questo e quest'altro. Sopravviviamo
Fin'ora non ho parlato di lavoro, ma ci sono stati anche i soliti eventi che hanno messo alla prova la mia fedina penale.
Cambi di piano di lavoro ogni 24 ore, così ogni volta bisogna rifare la programmazione, risentire la segretaria svampita in Italia, che alla sedicesima telefonata un po' le girano, e questa volte a ben donde.
Io passo da dover lavorare anche il sabato a non dover lavorare più il sabato a non si sa. A dover caricare i dati oggi, ieri domani etc. In breve il solito casino.
Va beh ora ti devo lasciare, devo sistemare le cose che ieri ho riportato a casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...
22 febbraio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 49° puntata

Caro lettore è ormai un anno che questa piccola rubrica è nata. Eh sì, proprio un anno fa iniziava questa avventura tanto desiderata, all'epoca. Di cose ne sono successe in questi 12 mesi ed i post nell'archivio lo possono testimoniare.
Ed ecco che ad un anno dal primo “resoconto” di questa mia avventura, un collega, o meglio la sua fidanzata, scoprono l'esistenza di questo blog.. La notizia all'inizio mi ha un po' preso di sorpresa, ormai pensavo che nessuno dei miei colleghi bazzicasse internet alla ricerca di blog interessanti. Pensavo che occupassero i loro momenti a scrocco su Face Book. Comunque è capitato.
Dopo questo piccolo preambolo, un po' autocelebrativo e un po' no posso proseguire con il racconto delle nuove peripezie affrontate nell'ennesima settimana di trasferta.
L'avventura ha inizio con la notizia che dobbiamo lasciare il residence che ci ha ospitato, questo perchè per i prossimi tre mesi saremo sempre in Polonia, ma continueremo a partire ed atterrare da Torino, per esigenze di progetto.
La seconda notizia è che per le prossime settimane dovremo prendere un auto a nolo in Polonia.
Questa sembra una notizia di insignificante valore, se non fosse che per me è la prima volta, e che la segretaria del mio ufficio non ha reso la cosa più semplice.
Ma andiamo con ordine.
Atterrati in Polonia, dopo un volo in cui il mio vicino di posto ha fatto solo tre cose:
1)Sogni peccaminosi sulla hostess (no comment), dandomi anche alcune info.
2)Dormito, per sognare ad occhi chiuso l'hostess su citata.
3)Lamentatosi perchè i due seduti dietro di noi disturbavano i suoi sogni.
Insomma un viaggio tranquillo.
Arrivato all'aeroporto, inizia l'avventura dell'auto. Prima cosa il vaucher non è compilato bene, la cifra non è corretta, quindi mi bloccano 2500PLN sulla carta di credito come cauzione, non è prevista la seconda guida, l'omino poi mi elenca una quantità di info per cui sono previste delle penali...dopo mezz'ora di scongiuri e grattatine strategiche, riesco ad ottenere le chiavi dell'auto. Una FIAT Bravo grigia.
Passerò due giorni a spiegare alla segretaria come dovrebbe essere compilato il vaucher per le nostre esigenze, ma lei ciccia. Ripete a nastro che ha sempre fatto così e quindi ci attacchiamo.
Metteteci che ho dovuto reinviarle 15 volte ( il numero non è parto della mia fantasia) la stessa mail con le date per cui avremo necessità dell'auto ed ogni volta ho dovuto ribadirle che la restrizione del cliente, per cui possiamo usare solo auto del nostro costruttore nazionale.
Fuori nevica, e questo tempo ci accompagnerà sino al nostro ritorno nella terra natia. Comunque sia si parte in direzione albergo.
Il tempo per questa settimana ci è davvero nemico. Non vediamo mai il sole, ma solo nuvole grigie e neve. La temperatura massima assaporata è -2°, per la minima lasciamo stare, vi basti sapere la piccola stalattite che scendeva dallo specchietto laterale ha resistito per quasi 50 km prima di staccarsi.
Le giornate trascorrono come sempre, albergo, colazione, ufficio, cena, albergo. Con qualche piccola variante. Questa settimana siamo sempre usciti prima delle 21:00, il che è una piacevole novità, oltre ad avere sorpreso un po' tutti, visto che a questo giro c'era solo una persona del cliente, ed ahi noi quella che solitamente ci faceva fare orari lavorativi proibitivi.
La cosa più assurda è stata che: l'unico giorno in cui mi piazzano una riunione alle 18, ricevo mille pressioni per uscire prima, da questo signore. Io faccio presente le mie difficoltà a rispettare un orario tanto desueto per noi, e che quindi li avrei raggiunti dopo. Per fortuna sono automunito. Scopro solo dopo, che alla cena era invitata anche un'utente, una sua utente, motivo scatenante del cambiamento di orari.
Alla ricerca di un nuovo posto dove desinare, poi, abbiamo trovato un nuovo ristorante a pochi passi dall'albergo, peccato che per arrivarci abbiamo fatto il giro di mezza città all'inseguimento di una strada che il nostro “scout” diceva doveva portarci in un posticino davvero carino.
Le sere si concludono tutte con un vodkino al bar dell'hotel, così da togliere un po' di quel freddo che cerca di entrarti nel midollo. Ovviamente il tutto viene accompagnato da quattro chiacchiere che servono a conciliare anche loro il sonno ed a far restare le beghe d'ufficio in un cassetto, che verrà aperto appena superata la sbarra d'ingresso dello stabilimento.
La settimana passa. Dei problemi che segnalo da due mesi sembra non fregargliene niente nessuno, solo a me. Io ricordo a tutti le tempistiche e le date che dobbiamo rispettare, ed ogni volta che sento il responsabile d'area ripetere che a lui di questi problemi non gliene frega niente mi verrebbe voglia di tirargli una testata.
La restituzione dell'auto meriterebbe un post a parte, vi basti sapere che ho dovuto telefonare 2 volte alla su citata segretaria, sono venuti in aiuto 2 colleghi preoccupati del fatto che non tornassi da questa mia spedizione, ho dovuto aspettare 15 min per la stampa della fattura (e per fortuna che era tutto a posto) etc.etc.
Avrei ancora da raccontare a proposito di questa settimana, ma penso che ormai caro lettore tu ti sia già stufato e quindi mi fermo qui.
Nella prossima puntata si parlerà di...
14 febbraio 2009
Torino - 48° puntata
Ed eccomi sul treno regionale delle 8:50 che da Torino Porta Nuova è diretto a Rho. Il motivo per cui sono sul treno e non in viaggio con il collega, come ormai è abitudine, è dovuto al fatto che a causa dell’incapacità nello scrivere una mail da parte delle persone dell’altro team con cui collaboriamo, ieri ho passato quasi 8 ore a non fare nulla. Si proprio “quasi” 8 ore, perché poco prima che spegnessi il pc per tornarmene a Milano lasciando il lavoro ai colleghi rimasti a Torino mi è arrivata una telefonata.
Il collega in Polonia ha incontrato uno dei responsabili dell’altro team che gli ha chiesto come procedeva il caricamento dei dati. A questo punto, lui sbalordito ricorda a questo essere dalla genialità di un pesce imbalsamato che per poter procedere al caricamento, come da accordi scritti, siamo in attesa di una loro mail. Questo giullare dei tempi moderni, cade giù dall’albero su cui si trovava e sorpreso chiede se è vero tutto ciò. Per fortuna che il mio archivio di mail, santificato in più battaglie con questi tipi di personaggi, estrae Excalibur sotto forma di mail. Ed adesso? Neanche l’educazione gli viene in aiuto, perché invece di chiedere scusa per l'incomprensione, mandano una mail con la richiesta di caricamento immediato. Il che significa lavorare e salutare il collega, e poi salutare i vari treni della sera, e salutare la signora delle pulizie, e salutare la notte di riposo a casa, e salutare la cena in famiglia. Insomma un saluto a tutto.
Quando ormai ho finito, l’ultimo treno ha lasciato la stazione da pochi minuti. Non mi resta che cercare qualcuno con cui cenare e sfogare un po’ di questo stress. L’ufficio sembra la scatola cranica del su citato personaggio, vuoto. Un paio di telefonate e fortunatamente trovo compagnia.
Questa cena rimediata all'ultimo, sarebbe potuto essere l’evento mondano, se le mille beghe del lavoro, la pizza stra salata, lo stress e la stanchezza non consigliassero di tornare a casa presto. Dormo poco, la pizza ha fatto il suo lavoro e mi ha prosciugato tutto il cavo orale, oltre ad iniziare una battaglia con i miei succhi gastrici. A questo punto mi alzo, doccia, due mail di lavoro che ieri sera proprio non sono riuscito a scrivere e poi colazione. Provo a prendere il treno delle 7:50, ma non ce la faccio per pochi minuti.
Anche a Torino c'è traffico.
Oggi poi ho fatto una nuova scoperta. Prendendo la metropolitana nella città che da il titolo a questa specie di diario moderno, ho scoperto che esistono sedili davanti alle porte d’ingresso/uscita. Tutto questo rende ancora più disagevole lo scambio dei passeggeri alle fermate. Se una cosa del genere fosse presente sui mezzi milanesi, come minimo ci sarebbero liti tra pendolari ogni 3 minuti (che dovrebbe per l’appunto essere la frequenza dei mezzi in orario di punta).
In questa ennesima settimana di trasferta sono successe anche altre cose.
Ho ricevuto i complimenti da parte di un programmatore per una soluzione che sono riuscito ad implementa nel nostro programma di caricamento dati. Questa dovrebbe farci risparmiare circa 3 ore di lavoro manuale riducendo anche il margine di errore. Detta così sembra anche un gran lavoro, e per uno che non nasce come programmatore può anche esserlo, ma alla fine si è trattato solo di aggiungere 5 righe di comando. Un bravo programmatore ci avrebbe messo una decina di minuti, io un paio di ore, giustificate anche dal fatto che questa modifica l’ho fatto all’ora in cui la gente normale è bloccata nel traffico del rientro a casa. Comunque i complimenti mi hanno fatto piacere, visto che sino ad ora sono stati molto scarsi da parte dei capi del team.
È anche arrivata la notizia, ancora da confermare, che questa possa essere l’ultima settimana di lavoro in Italia, infatti si pavoneggia di 13 settimane consecutive in Polonia. Non vi dico che colpo sia stato. Mi ci è voluto più di un giorno, e qualche chilometro in giro per la città, per metabolizzare la notizia.
In mezzo a tutta questa confusione è nato anche uno screzio con il collega. Io ho provato a dirgli che stava sbagliando atteggiamento, ma lui mi ha risposto che non ero un suo famigliare.
Anche lui non ha preso bene la notizia della nostra prolungata trasferta. Per fortuna che il giorno dopo, con gli animi più sereni ne abbiamo riparlato e lui ha capito che volevo solo dargli dei consigli per non trovarsi brutte sorprese dopo; ma lui, con la spensieratezza data dalla gioventù e da una vita troppo coccolata, mi ha detto che ci deve sbattere il muso, anche se i consigli che gli ho dato li trovava giusti.
Ora non ci resta che aspettare la consegna delle pagelle di fine semestre, che avverrà questo pomeriggio e di cui probabilmente vi parlerò nel continuo di questo post.
Sì, nell’azienda per cui lavoro danno le pagelle come a scuola. Come a scuola ci sono promozioni e bocciature, maestri capaci e meno, interrogazioni e compiti in classe e a casa.
È proprio vero che gli esami non finiscono mai.
I voti sono stati buoni. Davvero una bella pagella. Ora mi tocca solo confermare i risultati a fine del secondo semestre.
È arrivata anche la temuta conferma che da lunedì, sino a metà maggio, saremo in Polonia.
Torino sarà una tappa di transito e non più la città ospitante e quindi una piccola dedica...
Nella prossima puntata si parlerà di...
Il collega in Polonia ha incontrato uno dei responsabili dell’altro team che gli ha chiesto come procedeva il caricamento dei dati. A questo punto, lui sbalordito ricorda a questo essere dalla genialità di un pesce imbalsamato che per poter procedere al caricamento, come da accordi scritti, siamo in attesa di una loro mail. Questo giullare dei tempi moderni, cade giù dall’albero su cui si trovava e sorpreso chiede se è vero tutto ciò. Per fortuna che il mio archivio di mail, santificato in più battaglie con questi tipi di personaggi, estrae Excalibur sotto forma di mail. Ed adesso? Neanche l’educazione gli viene in aiuto, perché invece di chiedere scusa per l'incomprensione, mandano una mail con la richiesta di caricamento immediato. Il che significa lavorare e salutare il collega, e poi salutare i vari treni della sera, e salutare la signora delle pulizie, e salutare la notte di riposo a casa, e salutare la cena in famiglia. Insomma un saluto a tutto.
Quando ormai ho finito, l’ultimo treno ha lasciato la stazione da pochi minuti. Non mi resta che cercare qualcuno con cui cenare e sfogare un po’ di questo stress. L’ufficio sembra la scatola cranica del su citato personaggio, vuoto. Un paio di telefonate e fortunatamente trovo compagnia.
Questa cena rimediata all'ultimo, sarebbe potuto essere l’evento mondano, se le mille beghe del lavoro, la pizza stra salata, lo stress e la stanchezza non consigliassero di tornare a casa presto. Dormo poco, la pizza ha fatto il suo lavoro e mi ha prosciugato tutto il cavo orale, oltre ad iniziare una battaglia con i miei succhi gastrici. A questo punto mi alzo, doccia, due mail di lavoro che ieri sera proprio non sono riuscito a scrivere e poi colazione. Provo a prendere il treno delle 7:50, ma non ce la faccio per pochi minuti.
Anche a Torino c'è traffico.
Oggi poi ho fatto una nuova scoperta. Prendendo la metropolitana nella città che da il titolo a questa specie di diario moderno, ho scoperto che esistono sedili davanti alle porte d’ingresso/uscita. Tutto questo rende ancora più disagevole lo scambio dei passeggeri alle fermate. Se una cosa del genere fosse presente sui mezzi milanesi, come minimo ci sarebbero liti tra pendolari ogni 3 minuti (che dovrebbe per l’appunto essere la frequenza dei mezzi in orario di punta).
In questa ennesima settimana di trasferta sono successe anche altre cose.
Ho ricevuto i complimenti da parte di un programmatore per una soluzione che sono riuscito ad implementa nel nostro programma di caricamento dati. Questa dovrebbe farci risparmiare circa 3 ore di lavoro manuale riducendo anche il margine di errore. Detta così sembra anche un gran lavoro, e per uno che non nasce come programmatore può anche esserlo, ma alla fine si è trattato solo di aggiungere 5 righe di comando. Un bravo programmatore ci avrebbe messo una decina di minuti, io un paio di ore, giustificate anche dal fatto che questa modifica l’ho fatto all’ora in cui la gente normale è bloccata nel traffico del rientro a casa. Comunque i complimenti mi hanno fatto piacere, visto che sino ad ora sono stati molto scarsi da parte dei capi del team.
È anche arrivata la notizia, ancora da confermare, che questa possa essere l’ultima settimana di lavoro in Italia, infatti si pavoneggia di 13 settimane consecutive in Polonia. Non vi dico che colpo sia stato. Mi ci è voluto più di un giorno, e qualche chilometro in giro per la città, per metabolizzare la notizia.
In mezzo a tutta questa confusione è nato anche uno screzio con il collega. Io ho provato a dirgli che stava sbagliando atteggiamento, ma lui mi ha risposto che non ero un suo famigliare.
Anche lui non ha preso bene la notizia della nostra prolungata trasferta. Per fortuna che il giorno dopo, con gli animi più sereni ne abbiamo riparlato e lui ha capito che volevo solo dargli dei consigli per non trovarsi brutte sorprese dopo; ma lui, con la spensieratezza data dalla gioventù e da una vita troppo coccolata, mi ha detto che ci deve sbattere il muso, anche se i consigli che gli ho dato li trovava giusti.
Ora non ci resta che aspettare la consegna delle pagelle di fine semestre, che avverrà questo pomeriggio e di cui probabilmente vi parlerò nel continuo di questo post.
Sì, nell’azienda per cui lavoro danno le pagelle come a scuola. Come a scuola ci sono promozioni e bocciature, maestri capaci e meno, interrogazioni e compiti in classe e a casa.
È proprio vero che gli esami non finiscono mai.
I voti sono stati buoni. Davvero una bella pagella. Ora mi tocca solo confermare i risultati a fine del secondo semestre.
È arrivata anche la temuta conferma che da lunedì, sino a metà maggio, saremo in Polonia.
Torino sarà una tappa di transito e non più la città ospitante e quindi una piccola dedica...
Nella prossima puntata si parlerà di...
12 febbraio 2009
M'ILLUMINO DI MENO 2009
M'ILLUMINO DI MENO 2009
Giornata del Risparmio Energetico
- 13 febbraio 2009 -
Per il quinto anno consecutivo Caterpillar lancia per il 13 febbraio 2009 M'illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.
Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente agli ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio.
L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18.
(e magari anche gli altri giorni dell'anno...)
http://milluminodimeno.blog.rai.it/
Giornata del Risparmio Energetico
- 13 febbraio 2009 -
Per il quinto anno consecutivo Caterpillar lancia per il 13 febbraio 2009 M'illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.
Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente agli ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio.
L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18.
(e magari anche gli altri giorni dell'anno...)
http://milluminodimeno.blog.rai.it/
08 febbraio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 47° puntata

Ed eccomi a Torino, in una tiepida sera domenicale. Sono tornato in Italia solo venerdì, eppure la settimana trascorsa mi sembra già lontana. È già in un cassetto dei ricordi.
Quello che ha lasciato è un po’ di amaro. Quell’amaro dovuto a quelle situazione che si creano dopo lunga convivenza, soprattutto se si dorme male e si mangia peggio.
Metteteci poi che il capo abbassa sempre i calzoni davanti al cliente, tanto poi i bruciori al c… ce li ho io, che devo restare sino a quando la sera si fa notte davanti ad un pc a lavorare in un ufficio a miglia di distanza da casa, con l’incubo di andare a cena in una sottospecie di drugstore polacco.
Lo stress, dopo tre settimane di trasferta in Polonia con: cibo poco digeribile, orari da cucitore cinese, ore di sonno che si possono contare sulle dita della mano di un monco; non si tagliava con il coltello, ma con una moto sega. Come si dice: quando il gioco si fa duro… e meglio stare zitti e tirare avanti altrimenti ti metteresti a litigare anche con il pupazzetto incollato sul cruscotto dell’auto.
Giovedì ho toccato davvero i minimi storici. Mi sono rifiutato di lavorare ancora, tanto il mio dovere lo avevo già fatto a pieno, ed ho chiesto soccorso ad un amico (Grazie Talking Knee).
Ed ecco che è iniziato una lezione sulle mappe aereonautiche, sulle sigle e sulle rotte.
Inizio così lo studio del volo che mi porta ogni settimana in una piccola cittadina della Polonia del sud. Mi sono riproposto di cercare di riconoscere qualche luogo dall’alto, quando la coltre di nuvole avrà abbandonato i miei voli. Per ora tutto quello che riconosco è la perturbazione proveniente da nord, che fa sembrare tutto una coperta di latte.
L’unica cosa degna di nota sarebbe la faccina felice di un’anziana donnina alla proposta di avere per il secondo giorno consecutivo il sottoscritto seduto a fianco. Ma vi evito l’immagine raccapricciante. Vi basti pensare che se non avessi letto all’ingresso dello stabilimento il nome del più noto costruttore di auto italiano, avrei pensato di essere finito in un ricovero per anziani. La non più giovane seduta davanti a me, poi, ha talmente tanta chincaglieria addosso che fondendola ci si potrebbe fare la scocca di un’utilitaria. Pensate poi alla sua espressione famelica quando le ho detto che dovevo attaccare l’alimentatore del mio pc, e quindi mi sarei dovuto chinare sotto la scrivania. Non ci voglio pensare altrimenti questa notte non dormo.
Nella prossima puntata si parlerà di…
31 gennaio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 46° puntata
La settimana appena trascorsa è fatta di alti e bassi.
La partenza per l'est è stata resa un po' più nervosa a causa di una mail del grande capo che ci ha notificato che da quel momento in poi avremo dovuto concludere la settimana rientrando il venerdì in ufficio, per giustificare le 8 ore di lavoro indicate per tale giorno. Diciamo che tutto ciò non è stato gradito, anche perchè dopo 6 ore di viaggio ed una settimana molto pesante sia fisicamente che mentalmente, la voglia di tornare in ufficio per un paio di ore non c'è proprio.
Ed è con questo pensiero che parto con i colleghi.
Per fortuna che il primo risveglio porta con se una bella notizia a rendere meno duro svegliarsi in uno stato straniero, lontano da casa e dagli amici.
E sì, a quasi un anno dall'inizio di questa avventura inizio a sentire un po' la stanchezza.
Questo essere in un paese dove parlano un'altra lingua, hanno un altro modo di cucinare, altre abitudini, mi arricchisce, ma al tempo stesso mi fa sentire di più la lontananza da casa.
Sì, lo confesso: sono un mammone, bamboccione, un italiano medio, un emigrante con la nostalgia di casa, uno di quelli che all'estero sogna i piatti cucinati dalla mamma la domenica... lettore scusa lo sfogo, ma i giorni trascorsi, quasi sempre in un ufficio, in una grande fabbrica, in un piccolo paese, dove anche il Sole sembra non voler passare troppo tempo, il poco sonno, non so. Ripenso alla frase di un amico: “Carmine, hai bisogno di ferie!!! Hai una faccia stanca....”
Mi sa che ha proprio ragione.
Mercoledì sera, mentre in tutto lo stabile a lavorare eravamo rimasti solo noi, visto l'orario molto tardo, sono stato tentato di chiamare in Italia, volevo sentire una voce amica, ma non ho avuto neanche il tempo. C'era da finire un lavoro entro la giornata. A questo aggiungeteci che è già molto difficile trovare un posto con la cucina aperta dopo le 21:00, pensate dopo le 23:00. La fame ha rapito così l'unico neurone che era rimasto libero, per pianificare un piano per trovare cibo.
Ed arriva il Giovedì. Giorno di compleanni e di feste. I dolci si sprecano negli uffici, quasi tutti a base di cioccolata, che qui va molto, addirittura più degli alcolici.
La giornata trascorre nell'attesa di andare al ristorante italiano che abbiamo scoperto la scorsa settimana. Il cibo è buono, la cameriera parla italiano e quindi non siamo costretti a fare le ordinazioni a caso ed a gesti (non è vero che all'estero tutti parlano inglese), la televisione mostra video musicali italiani ed anche la pubblicità è in italiano. Per un attimo dimentico di essere lontano dalla mia terra. La cena è il preludio alla serata mondana. Si esce e si va a cercare un locale per pensare che la vita non è solo ufficio e lavoro. Il primo locale è già chiuso alle 23:00. il secondo è una specie di club/associazione. Il locale è piccolino ma sembra carino. I clienti si conoscono tutti, ed un paio sono ciucchi persi. E vedere una ragazza ubriaca non so perchè mi riporta alla mente brutti ricordi che cerco di scacciare andando a fare due salti nella sala da ballo. Sala perchè è grande quanto la sala di casa mia la zona dove si balla.
I colleghi in crisi di astinenza da sigaretta, decidono di cambiare locale, ed eccoci di nuovo alla discoteca nel centro commerciale. Ecco un'altra cosa che ho notato: la quantità di gente che fuma ed il fatto che quasi tutti i locali vendano le sigarette.
Dopo essere stati rimbalzati un paio di volte dal buttafuori del locale, riusciamo ad entrare. La serata è identica alle precedenti serate godereccie. Mi tocca riportare a casa, o meglio in albergo, i colleghi un po' alticci. La novità è che questa volta proviamo una nuova strada. Vediamo uno scorcio della città che sino ad ora ci era sconosciuto, ad un certo punto pensiamo anche di esserci persi, ma le piccole dimensioni della città ci permettono di trovare comunque l'albergo e poco importa se ci abbiamo messo molto più tempo ad arrivare.
Evito di tediarvi con la descrizione dei colleghi il giorno dopo, o con il fatto che mi sono dovuto alzare presto per finire un lavoro, o alla quantità di cibo polacco che il collega ha distribuito nelle valige del team, o il volo del rientro (non ricordo molto ho allacciato le cinture, mi sono addormentato, ho slacciato le cinture ed ero a Torino), o i saluti al collega che lascia il progetto, o al viaggio di ritorno a casa nella nebbia, o... buona notte.
Prima di lasciarci un saluto a chi se n'è andato. Forse la notizia della sua partenza ha sottolineato un po' di più la mancanza di casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...
La partenza per l'est è stata resa un po' più nervosa a causa di una mail del grande capo che ci ha notificato che da quel momento in poi avremo dovuto concludere la settimana rientrando il venerdì in ufficio, per giustificare le 8 ore di lavoro indicate per tale giorno. Diciamo che tutto ciò non è stato gradito, anche perchè dopo 6 ore di viaggio ed una settimana molto pesante sia fisicamente che mentalmente, la voglia di tornare in ufficio per un paio di ore non c'è proprio.
Ed è con questo pensiero che parto con i colleghi.
Per fortuna che il primo risveglio porta con se una bella notizia a rendere meno duro svegliarsi in uno stato straniero, lontano da casa e dagli amici.
E sì, a quasi un anno dall'inizio di questa avventura inizio a sentire un po' la stanchezza.
Questo essere in un paese dove parlano un'altra lingua, hanno un altro modo di cucinare, altre abitudini, mi arricchisce, ma al tempo stesso mi fa sentire di più la lontananza da casa.
Sì, lo confesso: sono un mammone, bamboccione, un italiano medio, un emigrante con la nostalgia di casa, uno di quelli che all'estero sogna i piatti cucinati dalla mamma la domenica... lettore scusa lo sfogo, ma i giorni trascorsi, quasi sempre in un ufficio, in una grande fabbrica, in un piccolo paese, dove anche il Sole sembra non voler passare troppo tempo, il poco sonno, non so. Ripenso alla frase di un amico: “Carmine, hai bisogno di ferie!!! Hai una faccia stanca....”
Mi sa che ha proprio ragione.
Mercoledì sera, mentre in tutto lo stabile a lavorare eravamo rimasti solo noi, visto l'orario molto tardo, sono stato tentato di chiamare in Italia, volevo sentire una voce amica, ma non ho avuto neanche il tempo. C'era da finire un lavoro entro la giornata. A questo aggiungeteci che è già molto difficile trovare un posto con la cucina aperta dopo le 21:00, pensate dopo le 23:00. La fame ha rapito così l'unico neurone che era rimasto libero, per pianificare un piano per trovare cibo.
Ed arriva il Giovedì. Giorno di compleanni e di feste. I dolci si sprecano negli uffici, quasi tutti a base di cioccolata, che qui va molto, addirittura più degli alcolici.
La giornata trascorre nell'attesa di andare al ristorante italiano che abbiamo scoperto la scorsa settimana. Il cibo è buono, la cameriera parla italiano e quindi non siamo costretti a fare le ordinazioni a caso ed a gesti (non è vero che all'estero tutti parlano inglese), la televisione mostra video musicali italiani ed anche la pubblicità è in italiano. Per un attimo dimentico di essere lontano dalla mia terra. La cena è il preludio alla serata mondana. Si esce e si va a cercare un locale per pensare che la vita non è solo ufficio e lavoro. Il primo locale è già chiuso alle 23:00. il secondo è una specie di club/associazione. Il locale è piccolino ma sembra carino. I clienti si conoscono tutti, ed un paio sono ciucchi persi. E vedere una ragazza ubriaca non so perchè mi riporta alla mente brutti ricordi che cerco di scacciare andando a fare due salti nella sala da ballo. Sala perchè è grande quanto la sala di casa mia la zona dove si balla.
I colleghi in crisi di astinenza da sigaretta, decidono di cambiare locale, ed eccoci di nuovo alla discoteca nel centro commerciale. Ecco un'altra cosa che ho notato: la quantità di gente che fuma ed il fatto che quasi tutti i locali vendano le sigarette.
Dopo essere stati rimbalzati un paio di volte dal buttafuori del locale, riusciamo ad entrare. La serata è identica alle precedenti serate godereccie. Mi tocca riportare a casa, o meglio in albergo, i colleghi un po' alticci. La novità è che questa volta proviamo una nuova strada. Vediamo uno scorcio della città che sino ad ora ci era sconosciuto, ad un certo punto pensiamo anche di esserci persi, ma le piccole dimensioni della città ci permettono di trovare comunque l'albergo e poco importa se ci abbiamo messo molto più tempo ad arrivare.
Evito di tediarvi con la descrizione dei colleghi il giorno dopo, o con il fatto che mi sono dovuto alzare presto per finire un lavoro, o alla quantità di cibo polacco che il collega ha distribuito nelle valige del team, o il volo del rientro (non ricordo molto ho allacciato le cinture, mi sono addormentato, ho slacciato le cinture ed ero a Torino), o i saluti al collega che lascia il progetto, o al viaggio di ritorno a casa nella nebbia, o... buona notte.
Prima di lasciarci un saluto a chi se n'è andato. Forse la notizia della sua partenza ha sottolineato un po' di più la mancanza di casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...
24 gennaio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 45° puntata

Ed ecco che anche questa prima settimana di trasferta al quadrato va per finire. Inizio a scrivere queste righe giovedì sera, nell’attesa che gli ultimi colleghi finiscano di lavorare e che si possa finalmente partire alla ricerca di un ristorante.
La settimana è iniziata abbastanza sotto pressione, in quanto dovevo caricare i dati a sistema prima di partire, peccato che facessero schifo. Alla fine ho terminato 5 minuti prima di uscire dall’ufficio, ed ero anche contento se il collega non mi avesse detto che non andavano bene. Per fortuna che mi è venuto in mente nel tragitto in taxi verso l’aeroporto il sicuro errore fatto dal collega nell’estrazione delle informazioni e si può anche dire che mi sono goduto il volo.
Il volo: per la prima volta accetto di sedermi vicino ad un finestrino e l’unica cosa che vedo per la maggior parte del viaggio sono le nuvole. Solo poco prima di atterrare il cielo si schiarisce e mette davanti ai miei occhi uno spettacolo di luci che fa immaginare una sorvolazione di una colata lavica. Ad un certo punto la mia immaginazione mi porta a vedere anche delle somiglianze con i disegni di Nasca. C’era l’immagine stilizzata di un lanciatore di giavellotto con le gambe lunghe, un tribale etc.
La seconda cosa che mi ha stupito è la bellezza delle luminarie, che ho scoperto verranno tolte solo l’ultimo giorno del mese. Surclassano, e di molto quelle viste a Milano, a Torino ed a Siena. Ci sono delle vere opere d’arte. Negli ufficio poi proliferano alberi di Natale con luci e palline colorate.
L’ufficio dove ho prestato servizio, poi sembra una piccola serra. I veri spazzi dell’enorme open space sono delimitati dai tipici armadietti bassi sovrastati da piantagioni rigogliose che danno al tutto un aspetto molto da giungla. In queste piantagioni si ritrovano personaggi dell’età di matusalemme, probabilmente anche amanti di Lenin e Stalin. Per fortuna che nel lato dove ho la sedia, perché solo quello ho a mia disposizione, l’età media cala decisamente e l’ambiente è molto più amichevole. Si scherza e si ride, ed anche se non capisco nulla di quello che dicono, ed a volte penso che mi stiano prendendo per il “sentimento”, rido e vado avanti. Qui quasi tutte mangiano una montagna di cioccolata e l’unica che non lo fa si riempie di gallette di riso che mandano un odore… ci siam capiti.
La cosa strana è che qui, uscire alle 18:00 vuol dire avere fatto molto tardi, peccato che noi si esca sempre dopo le 21:00.
Ricordo che amici mi parlavano delle calde stanze dall’albergo della Polonia. È verissimo. Fa talmente caldo in quelle cavolo di stanze che una notte ho dormito con la finestra aperta e fuori c'era -1°.
Riprendo a scrivere arrivati finalmente in Italia. Finalmente perchè a causa della nebbia abbiamo seriamente rischiato di rimanere in Polonia. Arrivati all'aeroporto ci scontriamo con una folla di gente, cosa abbastanza strana per un piccolo aeroporto. Alzo gli occhi e vedo sul cartellone che tutti i viaggi che precedono il mio sono cancellati. Il nostro invece no. Facciamo check in e ci lanciamo in una nuova avventura culinaria, questa volta aggravata dal luogo.
Superata con qualche difficoltà il controllo al gate, non avevano capito che il mio zaino serviva per portare il pc, quindi gli ho dovuto spiegare che dentro c'era il pc. Poi, tolto il pc da dentro come da regolamento, e fatto passare sotto la macchina ai raggi x si sono sorprese di trovare nello zaino dei cd, una webcam, alimentatore e cavi vari. Ad un certo punto pensavo che a causa delle chiavi non mi facesse passare. In Italia ero passato via liscio liscio.
Comunque ci facciamo più di tre ore di attesa, con i fumatori in piena crisi di astinenza, ed io che avrò misurato tutta la sala. Si può dire che quello sia stato l'evento sportivo della settimana. Ecco potrei aver inventato un nuovo sport l'Air watching. Per fortuna che la nebbia è poi salita e siam riusciti a partire.
Il volo è stato come al solito mosso, ma il peggio ci aspettava a Torino. Il tassista che ci ha caricato meriterebbe un posto in un libro di Lucarelli. Immaginate De Niro in TAXIDRIVER. La macchina sembrava un piccolo forno, e quando ho tirato giù un dito di finestrino, lui dopo poco l'ha richiuso. Gli ho dovuto spiegare come arrivare all'indirizzo che gli avevo dato. Guidava a singhiozzo, ed ho pensato che la macchina prima o poi ci abbandonasse in tangenziale, e subito dopo che io abbandonassi il pranzo polacco nella sua auto.
Alla fine siamo giunti sani e salvi, anche se sul sano avrei un paio di cose da dire ma sarei troppo prolisso.
Nella prossima puntata si parlerà di...
17 gennaio 2009
Torino - 44° puntata

Caro lettore questo che vai a leggere è un altro post contro lo stress da lavoro. Per fortuna che ero rientrato la scorsa con solo un trittico di giornate, comunque assurde, dopo una decina di giorni di ferie, altrimenti ora non ce la farei a scrivere neanche queste poche righe (esagero secondo te?).
Questa è stata la settimana di preludio alla trasferta in Polonia, vissuta tutta sull'attesa spasmodica di una mail per il passaggio dei dati dall'ambiente di test a quello di produzione. Intanto per ingannare il tempo si procede al recupero dei lavori in arretrato, che ho scoperto essere più del previsto. Mettici pure che ho dovuto chiamare io il capo per ricordargli delle scadenze importanti per una riunione che doveva indire lui, ed il fatto che sarei stato all'estero in questi giorni, e quindi non mi sarebbe stato facile presenziare all'evento, per cui la mia presenza è obbligatoria... La frase che ho appena scritto ricorda molto il mio stato d'animo dopo la conversazione con il capo.
Lettore, scusa, potresti spiegarmi perchè questa figura che sembra avere la materia grigia lavata con lo sbiancante, i neuroni che chiedono asilo politico al retto perchè lì c'è meno m.., la scatola cranica richiesta dal CERN per studiare l'antimateria, perchè si chiama capo e non piede. Mi sembra che quest'arto sia più adatto al suo modo di lavorare. Scusa l'ennesimo sfogo.
Eventi ce ne sono stati, non roboanti, ma comunque degni di una piccola nota.
Per lo sport c'è stata la prima partitella di calcetto del anno. Si è giocato in un campo gelato e circondato da un muro di neve e ghiaccio. Il freddo ed una telefonato di lavoro ad orario di cena, hanno fatto sì che perdessi il riscaldamento e mi beccassi anche un caziatone dal collega organizzatore dell'evento. La squadra ha tenuto bene per la prima metà del match, ed ha avuto poi un crollo verticale, dovuto alla prolungata inattività, nella seconda parte. Risultato finale non pervenuto in quanto il pallottoliere si è raffreddato.
Qualche piccolo screzio con la punta avversaria è stato spianato con un gioco un po' più maschio, giusto per scaricare un po' dello stress dei giorni trascorsi.
L'evento mondano doveva essere il compleanno di un collega, ma sfortunatamente per lui è capitato in una congiunzione astrale degna di Biscardi che legge l'oroscopo. Tra chi doveva lavorare anche nel fine settimana, chi non stava bene, chi come me era seriamente stanco e si portava oltretutto dietro gli acciacchi della partitella del giorno prima, chi aveva una collezione di scazzi d'ufficio da riempire almeno tre tir con rimorchio, la serata è stata una fetecchia.
Tutti un po' sotto tono, in cerca di un locale dove fare quattro chiacchiere e bere qualcosina, con poco spirito di fare casino e saltare, ma tutti a cercare una via di fuga dal grigiore delle ore passate in ufficio.
Mi è anche toccato fare il grillo parlante e convincere i più coriacei a cercare di salvare la serata a tornare a casa presto visti gli impegni del giorno successivo.
Il giorno successivo fatto di accordi che saltano, di piccole punzecchiature da ufficio, di saluti e raccomandazioni, di è tutto da rifare-forse no-forse si-vediamo lunedì, della mail che aspettavamo dall'inizio settimana che però non riportava le parole da noi attese. Ma la cosa principale è che è passato anche lui, ed il ritorno a casa, accolto da una nebbia molto milanese, non ha fatto altro che rendere tutto più sonnecchioso.
Nella prossima puntata si parlerà di...
10 gennaio 2009
Torino - 43° puntata
Buon Anno caro lettore.
Tolta anche l'incombenza degli auguri, ecco che posso iniziare a raccontare di un'altra settimana a Torino. Non proprio una settimana intera, ma una tre giorni che mi ha consumato più di una settimana di 8 giorni. Questo ennesimo pezzo di trasferta si può racchiudere tutto nei viaggi omerici che mi hanno portato dal mio caldo letto alla fredda scrivania nell'ufficio piemontese.
Come molti sapranno martedì è iniziata una forte nevicata nel nord Italia. Questa mi ha fatto consigliare al collega di partire in treno e non in auto. Mercoledì 7 mi sveglio che forse è ancora l'epifania ed i re magi stanno ancora banchettando davanti ad una capanna a Betlemme, e parto per la fermata del bus che dovrebbe portarmi in stazione. Eh sì, in bus. Tutti quelli a cui ho provato a scroccare un passaggio mi hanno risposto che con quel tempo se ne stavano a casa. Beati loro.
Già arrivare alla fermata è stata un'impresa, con i fiocchi di neve che si facevano sempre più grandi e si depositavano su quelli già caduti. Dopo un'ora di attesa, dove l'unico pullman per la stazione era fuori servizio, e gli altri 5 non si sono neanche visti, decido di andare a Milano.
Il primo vettore che passa è diretto in città, mentre il secondo, quello che prendo io, è diretto al capolinea della metro. La folla che si è formata alla fermata si equi distribuisce sui due mezzi. Peccato che il primo non riesce neanche ad arrivare alla fermata successiva e si ferma. Ciò significa che se eravamo già abbastanza pigiati così ora l'autobus sembra più una scatoletta di sardine. La gente inizia a lamentarsi di tutto: caldo, freddo, neve, vicino, finestrino aperto o chiuso, governo ladro, comune ladro, autista incompetente, vicino troppo vicino, etc. etc.
Non tutti sono arrivati al traguardo. Molti hanno abbandonato dopo una o due fermate, che solitamente vengono coperte in pochi minuti, mentre allora ci abbiamo messo poco più di un'ora. Così che per arrivare al capolinea ci ho messo quasi due ore, tre se si inizia a contare da quando sono arrivato alla fermata.
Chi pensa che qui sia finita l'avventura si sbaglia davvero.
Arrivato alla fermata di scambio della metro scopro che:
”A CAUSA DI UN PRECEDENTE GUASTO NELLA FERMATA DI LAMBRATE I TRENI SUBIRANNO RITARDI IN TUTTE LE DIREZIONI”.
Ok, mi sono alzato all'alba ed ho già consumato quasi un quarto del calendario di Padre Indovino, quindi passo al piano B e giro su un altra linea.
Arrivato finalmente in stazione scopro che la maggior parte dei treni o in forte ritardo o non parte proprio. Per rendere tutto più piacevole l'attesa mi becco anche il comizio di un ministro dell'attuale governo, anche lui bloccato in stazione, che cerca di tranquillizzare la gente. Per fortuna riscuote meno consensi che nelle urne elettorali, e se ne torna a casa.
Alla fine, dopo quasi due ore, parte un regionale che mi porterà nel capoluogo piemontese. Questo si ferma nella stazione da dove dovevo partire 4 ore dopo il mio piano di viaggio. Comunque sul treno mi concedo un'oretta di sonno.
Anche Torino è ricoperta di quella neve che ha reso difficoltosi gli spostamenti a Milano, ed anche qui non è che si viaggi meglio. Alla fine con quasi 5 ore di ritardo e più di 7 di viaggio riesco a sedermi alla mia scrivania.
Non ho neanche il tempo di salutare i colleghi che le beghe lavorative arrivano come un'onda anomala. Mi metto sotto a lavorare.
Il viaggio in tram per il residence con il collega ricorda molto i viaggi in auto. Io parlo e lui mi risponde a monosillabi. Rinuncio presto. La giornata è stata abbastanza faticosa.
Arrivo in camera, è la scopro gelata. Temperatura interna intorno agli 8 gradi. Parte l'accensione di tutte le fonti di calore. Ho pensato anche a bruciare sedie e tavolo, ma sono di metallo.
Dopo una frugale cena e quattro battute online con amici lontani, cado in un profondo sonno ristoratore.
I due giorni seguenti sono anch'essi pieni di attività lavorative urgenti, tanto che il mio ritorno a casa avviene in orari non proprio impiegatizi, con la notizia che le settimane in Polonia non saranno due ma tre, e si partirà prima del previsto, ma questa è già un'altra storia.
CI SCUSIAMO CON GLI UTENTI MA A CAUSA DELLE ABBONDANTI NEVICATE NON È STATO POSSIBILE EFFETTUARE ALCUN EVENTO SPORTIVO O LUDICO.
Nella prossima puntata si parlerà di...
Tolta anche l'incombenza degli auguri, ecco che posso iniziare a raccontare di un'altra settimana a Torino. Non proprio una settimana intera, ma una tre giorni che mi ha consumato più di una settimana di 8 giorni. Questo ennesimo pezzo di trasferta si può racchiudere tutto nei viaggi omerici che mi hanno portato dal mio caldo letto alla fredda scrivania nell'ufficio piemontese.
Come molti sapranno martedì è iniziata una forte nevicata nel nord Italia. Questa mi ha fatto consigliare al collega di partire in treno e non in auto. Mercoledì 7 mi sveglio che forse è ancora l'epifania ed i re magi stanno ancora banchettando davanti ad una capanna a Betlemme, e parto per la fermata del bus che dovrebbe portarmi in stazione. Eh sì, in bus. Tutti quelli a cui ho provato a scroccare un passaggio mi hanno risposto che con quel tempo se ne stavano a casa. Beati loro.
Già arrivare alla fermata è stata un'impresa, con i fiocchi di neve che si facevano sempre più grandi e si depositavano su quelli già caduti. Dopo un'ora di attesa, dove l'unico pullman per la stazione era fuori servizio, e gli altri 5 non si sono neanche visti, decido di andare a Milano.
Il primo vettore che passa è diretto in città, mentre il secondo, quello che prendo io, è diretto al capolinea della metro. La folla che si è formata alla fermata si equi distribuisce sui due mezzi. Peccato che il primo non riesce neanche ad arrivare alla fermata successiva e si ferma. Ciò significa che se eravamo già abbastanza pigiati così ora l'autobus sembra più una scatoletta di sardine. La gente inizia a lamentarsi di tutto: caldo, freddo, neve, vicino, finestrino aperto o chiuso, governo ladro, comune ladro, autista incompetente, vicino troppo vicino, etc. etc.
Non tutti sono arrivati al traguardo. Molti hanno abbandonato dopo una o due fermate, che solitamente vengono coperte in pochi minuti, mentre allora ci abbiamo messo poco più di un'ora. Così che per arrivare al capolinea ci ho messo quasi due ore, tre se si inizia a contare da quando sono arrivato alla fermata.
Chi pensa che qui sia finita l'avventura si sbaglia davvero.
Arrivato alla fermata di scambio della metro scopro che:
”A CAUSA DI UN PRECEDENTE GUASTO NELLA FERMATA DI LAMBRATE I TRENI SUBIRANNO RITARDI IN TUTTE LE DIREZIONI”.
Ok, mi sono alzato all'alba ed ho già consumato quasi un quarto del calendario di Padre Indovino, quindi passo al piano B e giro su un altra linea.
Arrivato finalmente in stazione scopro che la maggior parte dei treni o in forte ritardo o non parte proprio. Per rendere tutto più piacevole l'attesa mi becco anche il comizio di un ministro dell'attuale governo, anche lui bloccato in stazione, che cerca di tranquillizzare la gente. Per fortuna riscuote meno consensi che nelle urne elettorali, e se ne torna a casa.
Alla fine, dopo quasi due ore, parte un regionale che mi porterà nel capoluogo piemontese. Questo si ferma nella stazione da dove dovevo partire 4 ore dopo il mio piano di viaggio. Comunque sul treno mi concedo un'oretta di sonno.
Anche Torino è ricoperta di quella neve che ha reso difficoltosi gli spostamenti a Milano, ed anche qui non è che si viaggi meglio. Alla fine con quasi 5 ore di ritardo e più di 7 di viaggio riesco a sedermi alla mia scrivania.
Non ho neanche il tempo di salutare i colleghi che le beghe lavorative arrivano come un'onda anomala. Mi metto sotto a lavorare.
Il viaggio in tram per il residence con il collega ricorda molto i viaggi in auto. Io parlo e lui mi risponde a monosillabi. Rinuncio presto. La giornata è stata abbastanza faticosa.
Arrivo in camera, è la scopro gelata. Temperatura interna intorno agli 8 gradi. Parte l'accensione di tutte le fonti di calore. Ho pensato anche a bruciare sedie e tavolo, ma sono di metallo.
Dopo una frugale cena e quattro battute online con amici lontani, cado in un profondo sonno ristoratore.
I due giorni seguenti sono anch'essi pieni di attività lavorative urgenti, tanto che il mio ritorno a casa avviene in orari non proprio impiegatizi, con la notizia che le settimane in Polonia non saranno due ma tre, e si partirà prima del previsto, ma questa è già un'altra storia.
CI SCUSIAMO CON GLI UTENTI MA A CAUSA DELLE ABBONDANTI NEVICATE NON È STATO POSSIBILE EFFETTUARE ALCUN EVENTO SPORTIVO O LUDICO.
Nella prossima puntata si parlerà di...
01 gennaio 2009
Qualcuno 2009
Il primo giorno dell'anno volge al termine.
Qualcuno sarà ancora un po' frastornato dalla serata, che probabilmente è terminata con le prime luci del giorno; altri si staranno riprendendo a forza di tisane da cene che hanno riempito da prima i piatti, poi gli stomaci e domani forse le tasche di un dietologo.
Qualcuno avrà aspettato l'inizio di questo giorno sotto una lieve nevicata, con il naso all'insù a guardare il cielo illuminarsi di mille colori, mentre i piedi lentamente si gelavano.
Qualcuno avrà fatto molta strada per ascoltare la musica del cuore, in compagnia di qualche amico e di uno scenario spettacolare.
Qualcuno avrà abbracciato i propri cari, lontani per molti giorni, ma solo fisicamente, perchè in fondo le persone che amiamo le portiamo sempre con noi.
Qualcuno avrà lavorato per fare felice i festiaoli o per non far sentire abbandonate le persone sole, donando un po' del proprio tempo e amore, guadagnandoci magari un sorriso a 36 gengive.
Qualcuno avrà brindato con i nuovi arrivati o a chi arriverà a riempire un po' la vita, altri avranno alzato i calici e salutato chi è andato via e dall'alto li protegge.
Qualcuno avrà atteso, trepidante, i vaticini di qualche lettore di costellazioni, nella speranza di sentirsi dire parole rassicuranti e promesse di ricchezza e felicità.
Qualcuno avrà rincorso paradisi artificiali o solo cercato di fuggire a qualcosa che ha dentro, ma che non ha il coraggio di affrontare.
Qualcuno si sarà fatto male, o avrà fatto del male, nel tentativo di scacciare chi sa quale spirito cattivo che gli danza nella testa o alla ricerca di chi sa quale tesoro nascosto.
Qualcuno avrà riso e festeggiato, mentre qualcun altro piangeva e si chiedeva cosa c'era poi da festeggiare e da essere così allegri.
Ed alla fine c'è sempre qualcuno che vi chiama, vi sorprende, vi fa arrabbiare, vi fa sorridere o piangere, che ha lasciato un bel ricordo o solo un graffio sul cuore.
Comunque sia andata:
Un post agrodolce, come la mostarda che ha accompagnato il bollito nei paradiso del buon cibo.
E per finire
Qualcuno sarà ancora un po' frastornato dalla serata, che probabilmente è terminata con le prime luci del giorno; altri si staranno riprendendo a forza di tisane da cene che hanno riempito da prima i piatti, poi gli stomaci e domani forse le tasche di un dietologo.
Qualcuno avrà aspettato l'inizio di questo giorno sotto una lieve nevicata, con il naso all'insù a guardare il cielo illuminarsi di mille colori, mentre i piedi lentamente si gelavano.
Qualcuno avrà fatto molta strada per ascoltare la musica del cuore, in compagnia di qualche amico e di uno scenario spettacolare.
Qualcuno avrà abbracciato i propri cari, lontani per molti giorni, ma solo fisicamente, perchè in fondo le persone che amiamo le portiamo sempre con noi.
Qualcuno avrà lavorato per fare felice i festiaoli o per non far sentire abbandonate le persone sole, donando un po' del proprio tempo e amore, guadagnandoci magari un sorriso a 36 gengive.
Qualcuno avrà brindato con i nuovi arrivati o a chi arriverà a riempire un po' la vita, altri avranno alzato i calici e salutato chi è andato via e dall'alto li protegge.
Qualcuno avrà atteso, trepidante, i vaticini di qualche lettore di costellazioni, nella speranza di sentirsi dire parole rassicuranti e promesse di ricchezza e felicità.
Qualcuno avrà rincorso paradisi artificiali o solo cercato di fuggire a qualcosa che ha dentro, ma che non ha il coraggio di affrontare.
Qualcuno si sarà fatto male, o avrà fatto del male, nel tentativo di scacciare chi sa quale spirito cattivo che gli danza nella testa o alla ricerca di chi sa quale tesoro nascosto.
Qualcuno avrà riso e festeggiato, mentre qualcun altro piangeva e si chiedeva cosa c'era poi da festeggiare e da essere così allegri.
Ed alla fine c'è sempre qualcuno che vi chiama, vi sorprende, vi fa arrabbiare, vi fa sorridere o piangere, che ha lasciato un bel ricordo o solo un graffio sul cuore.
Comunque sia andata:
“QUANDO VAI A DORMIRE SII FELICE PER QUELLO CHE HAI
QUANDO TI SVEGLI SII FELICE PER QUELLO CHE SEI”.
QUANDO TI SVEGLI SII FELICE PER QUELLO CHE SEI”.
Un post agrodolce, come la mostarda che ha accompagnato il bollito nei paradiso del buon cibo.
E per finire
BUON INIZIO E MIGLIOR PROSEGUIMENTO!!!
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