21 novembre 2009

Mezza Trasferta - 3° Puntata


Ed eccomi di nuovo qui caro lettore. Di nuovo a cercare di fermare i ricordi della settimana trascorsa nelle righe di un post.
La prima cosa che andrebbe scritta probabilmente è il rientro di due colleghe da una due settimane in Polonia, così che la colonia dei miei colleghi in questa cittadina dell'hinterland è aumentata.
La cosa incredibile, per il mondo della consulenza, è che questa settimana c'erano più donne in ufficio che uomini. Il mondo della consulenza IT/ERP è sempre stato prettamente maschile, ed appena è girata voce di questa anomalia, molti dei colleghi che lavorano in altre sedi hanno trovato una buona scusa per venire in ufficio da “noi”. Ci sono stati momenti in cui trovare una sedia ed un posticino dove sedersi era davvero un impresa. Se nella sede della società per cui lavoro da settembre è in atto il piano “VICINI VICINI” per ovviare al piano di remotizzazione di molte attività, in attesa di una nuova sede, qui la situazione non è migliore. Noi poveri consulenti ci siamo trovati a gruppi di 8/9 persone per isola, quando il signor Beghelli ne avrebbe autorizzate solo 4.
Questa vicinanza a migliorato molto la mia integrazione con lo zoccolo storico dei consulenti presenti su questo progetto, anche se al dire il vero il team con cui lavoro non ha mai avuto due componenti nello stesso stabile per tutta la settimana. Il ragazzo dell'est ormai latita da due settimane. Questo non ha reso semplice pianificare le ferie per il periodo Natalizio a fronte delle mie insistenze frutto delle continue richieste del mio capo. Ora vorrei chiederti, caro lettore, come posso consumare il mio monte ore ferie se ogni volta che ne faccio richiesta mi vengono negate per esigenze del cliente? E come faccio a non tirare una testata la capo che dopo avermele cancellate mi dice che ho troppe ferie arretrate? E cosa rischio penalmente e civilmente se un giorno vado in ufficio e gli rigo il pc? Ti evito la tiritera legate alle sue richieste malsane, del tipo:
IO: capo non mi funziona la posta aziendale, per richieste importanti potresti usare la casella di posta del cliente
CAPO: va bene
IO: Grazie
qualche ora dopo mi arriva una sua richiesta per un aiuto ad un casino da lui mal gestito. Io rispondo e sembra tutto a posto.
Qualche giorno dopo, arriva una mail che richiede una risposta urgente su una richiesta arrivata dall'alto per cui deve essere compilato un documento con alcuni dati personali, e quindi l'omino del cervello del mio capo decide di inviarla sull'indirizzo aziendale.
CAPO: hai risposto alla mail sul questionario:
IO: quale questionario?
CAPO: come quale questionario, quello della mail del gran capo
IO: ma a quale indirizzo ha scritto
CAPO: come a quale al solito quale se no...
IO: ma veramente io non riesco a vedere la posta aziendale
CAPO: questo non è un buon motivo
il mio collega vede che il mio profilo greco si sta trasformano sempre più in quello del Krakatoa e mi viene in soccorso dicendomi che me la gira lui la mail. Io prendo fiato e rispondo:
IO: entro un ora invio la mail di risposta con il questionario compilato
CAPO: bene, ciao
IO: ciao
mi alzo e vado a fare quattro passi alla macchinetta del caffè perchè qui la resistenza umana ha rischiato di brutto di fondersi.
Visto questo precedente, venerdì quando alla portineria dell'azienda mi consegnano il mio badge e quello del mio capo, che ha scritto mail sulla posta aziendale per avvertire che sarebbe prima passato e poi per disdire, ma per fortuna i colleghi ora mi tengono aggiornato, e vedo che hanno storpiato la foto.. beh non ce l'ho fatta e l'ho mostrata a tutti. Ecco il momento comico della settimana. Nella foto sembra uno dei personaggi del seria I MOSTRI, per la precisione Eddie il bambino e dopo una giornata di lavoro avere una scusa per riderci sopra non ha prezzo.
Altra nota positiva è stata che il capo progetto, quindi il cliente, visto il buon lavoro ci ha dato la libera uscita con mezz'ora di anticipo. Tanto che quando ha visto che stavo iniziando un nuovo test è arrivato e mi ha cazziato dicendomi che lo dovevo fare lunedì, di spegnere il pc e di andare a casa.
Cosa che ho fatto.
...e la storia continua...

15 novembre 2009

Mezza Trasferta - 2° Puntata


Caro lettore eccomi seduto davanti alla tastiera a scrivere di un'altra settimana trascorsa in mezza trasferta.
Questa volta vorrei soffermarmi sul contorno di questi giorni trascorsi, giusto per dar il giusto riconoscimento anche a quello che non è il piatto principale.
Innanzitutto diciamo che vista la vicinanza, e la moria di mezzi pubblici per raggiungere il posto di lavoro,ho deciso di utilizzare l'automobile. Questo mi ha riportato alla mente un vecchio adagio molto di moda nel periodo da neo patentato: “ Imparerai davvero a bestemmiare solo dopo aver preso la patente”.
Siccome sono passati un po' di anni da quando il foglio rosa si e trasformato in documento per la guida, e so che hanno cambiato qualche regola sui limiti di velocità e sulla cartellonistica, ma qualche autista che non è consapevole che
E devo dire che molti degli autisti che incontro durante il mio breve tragitto sino all'ufficio sembra che non abbiano presente che non è domenica oppure sono a conoscenza di una modifica del codice, oppure posseggono un super lasciapassare che gli permette di non rispettare le precedenze.
Sempre legata al traffico, ho sentito anche una delle più belle giustificazioni per il ritardo di un collega: scusami ma c'erano delle mucche sulla tangenziale ovest.

Arrivato fortunatamente incolume sino al sito della fabbrica devo affrontare il personaggio mitologico dell'usciere. Ne ho incrociati ben tre diversi questa settimana e con tutti e tre ho avuto problemi. Tutti e tre non sanno leggere una rubrica e mi hanno fatto aspettare mezz'ore in sala di attesa perchè chiamavano la persona sbagliata. Ad uno ho dovuto fare anche da traduttore quando si è trovato a gestire un team multietnico.
Ed ecco caro lettore che arriviamo ad un altro punto interessante. Se mi vantavo di lavorare con un team multiregionale, ho dovuto abbassare la cresta davanti a questo team multietnico.
Il capo è un tedesco che nell'aspetto ricorda un incrocio tra lo zio Fester e Lerch il maggiordomo della famiglia Adams, poi abbiamo un indiano, una russa, una cinese ed una turca. Per non farsi mancare nulla poi è stata aggiunta una brasiliana, che di brasiliano aveva solo l'accento. Il mio collega ha messo come messaggio su Skype: “Sentite questa: C'era un indiano, un tedesco, una russa, una cinese, una turca, un'albanese ed un gianduiotto!!!!
Scambiando poi quattro chiacchiere con il ragazzo indiano, a proposito della quantità delle ragazze con cui lavorava, cosa rara nel nostro mestiere, lui ci ha lasciato la seguente massima:

you are unlucky if your father is poor
you are idiot if your father in law is poor
Saggezza indiana

A conclusione della settimana, poi, inizio il venerdì assistendo ad una scena da sitcom. Per arrivare all'open space dove ogni mattina gioco al gioco della sedia devo percorrere un lungo corridoio che ricorda un po' quello che attraversa Get Smart. Comunque mi trovo a seguire una bionda dalla lunga chioma, provvista anche di un bel corpicino, che si intuisce dall'abito leggermente aderente. Passo dopo passo ci avviciniamo alla porta dell'open space ed io inizio a sperare che sia una nuova collega, quando apre una porta alla sua destra ed entra. Non ci sarebbe nulla di strano, ed infatti io non ci ho fatto subito caso, anche se qualcosa non mi tornava. Al che mi sono fermato ed ho guardato bene l'insegna sulla porta dietro la quale si era celata la biondina... era quella del bagno degli uomini!
No comment sulle idee che mi sono nate in testa per giustificare tale comportamento.
Lettore avrei ancore molte righe da scrivere su questo ricco “contorno”, ma non vorrei che poi coprissero il gusto del piatto principale.
...e la storia continua...

07 novembre 2009

Mezza Trasferta - 1° Puntata


Caro lettore, questa settimana ho iniziato a lavorare a mezza trasferta. Eh sì, si è ricominciato a viaggiare, solo che questa volta il viaggio prevede il ritorno a casa tutte le sere.
Sono finito a lavorare in un paesino a pochi chilometri da casa mia che deve il suo nome al ciuchino di un uomo in fugo dalle responsabilità della città che lo eleggerà a suo simbolo.
La mattina viaggio contro traffico, ed anche uscendo più tardi del solito arrivo in ufficio prestissimo.
Per ora le difficoltà principali sono:
Superare la portineria senza che la persona della sicurezza inizi ad odiarmi per il carico di lavoro che gli do a causa di quel fogliettino che deve stampare. Mi hanno fatto racconti tragicomici su questa specie di “portinai” della sicurezza aziendale. All'uscita invece devo affrontare la prova “Rambo”, questo è il soprannome che hanno dato alla guardia all'uscita. Sembra che sia un tipo un po' nervoso e facile all'ira.
Lavoro con un team formato da altre due persone più il responsabile del progetto. Siamo in quattro di quattro società diverse, provenienti da quattro città diverse, distribuite su tre regioni e per fortuna una sola nazione.
A volte è difficile capire come riuscire a rimanere tutti in contatto.
Nello stesso open space, dove la mattina scatta il gioco della sedia per cui è consigliabile arrivare presto per non dover lavorare in piedi, ho ritrovato un po' dei personaggi che hanno incrociato la mia precedente trasferta, sia a Torino che in Polonia. È cambiata la scenografia e la sceneggiatura, quindi non si può parlare di “seconda serie”, ma più di uno spin off .
L'open space meriterebbe, poi, il suo bel racconto. Si trova al piano terra ed ha un itera parete fatta di vetro. Quando fuori fa freddo e non c'è sole sembra di partecipare ad uno dei viaggi di Capitan Findus visto che c'è solo un radiatore, e per lo più si utilizza un'antica modalità di riscaldamento, vecchia più di 2000 anni, che si chiama “Bue ed Asinello”. L'interruttore delle luci della parte dell'ufficio dove sta diventando solito che io mi sieda, si trova nell'open space a fianco, e siccome le porte sono all'inizio degli uffici, mi tocca fare una gita ogni volta che serve accendere la luce. L'unica cosa valida, forse, è che la mensa è a due passi, letteralmente parlando, dall'open space. Con il passare dei giorni, però, inizio a pensare che non sia una cosa poi così buona, proprio come i piatti che servono.
In mezzo a tutte queste novità poi non ho potuto dire al cliente che seguivo da remoto che sarei uscito dal progetto, proprio a pochi giorni dal suo termine. Quindi i colleghi mi hanno coperto con varie scuse, ed anch'io, quando sono stato chiamato ho dovuto fare il vago, peccato che l'ambito in cui lavoro sia così piccolo che tutti si conoscano. Mi sembra di vivere nel segreto di Pulcinella, l'unico che ci crede è il mio capo, non nel senso di quello che sta sotto al mio cappello, ma nel senso di quella persona che avrebbe dovuto segnalare la mia uscita dal progetto.
Lettore forse sto tralasciando un particolare che ha una certa rilevanza. Ho cambiato per l'ennesima volta modulo, e dire che secondo i diktat aziendali si dovrebbe cercare di consentire una continuità di progetti per favorire la “specializzazione” su un mondo vastissimo che è quello di SAP. Ecco io ho per l'ennesima volta cambiato modulo, e per l'ennesima volta sono stato venduto come espertone, quale non sono, o meglio, non sono ancora.
Ci sarebbero da raccontare ancora mille cose, ma penso che il tempo non mancherà e quindi termino qua.
Ed ora ci vorrebbe un nuovo tormentone per a chiusa di questo post.

...e la storia continua...

31 ottobre 2009

Quanto pesa un water?


Domanda strana, vero caro lettore?

Probabilmente ti stai chiedendo cosa centra, qual'è il suo significato recondito, perchè farsi certe domande, che droghe ha assunto il fin qua brillante autore di questo blog da doverla proporre a me povero lettore che rubo il mio tempo per dilettarmi con gli scritti di questo improvvisato blogger. Ecco caro lettore le domande dovrei farle io a te ed ai signori che comandano il sito più linkato del mondo. Come mai qualcuno si fa questa domanda, e come mai le sinapsi di Google fanno si che il primo risultato che appaia sia il link a questo blog. Quando ho controllato, per curiosità il report dei contatti, ho visto che la maggior parte dei contatti via motore di ricerca era proprio: “Quanto pesa un water”. Ho voluto verificare la veridicità di questo risultato, ed ahimè la verità è apparsa lì sulla schermata del monitor: primo risultato questo blog. Se non mi credi, lettore, prova anche tu.

Ed io che pensavo di aver fatto un buon lavoro con i racconti delle mie esperienze in Trasferta, oppure con la rubrica Impegni Credevo di essere stato di aiuto a qualcuno nella ricerca di conoscenza sulla “fine di un amicizia”, o di un posto dove mangiare nelle terre desolate e gelide che mi hanno ospitato nella mia avventura oltre confine, oppure di cosa fare il giovedì sera nella capitale sabauda, ed invece no! La regina delle parole ricercate legate al blog è:

“Quanto pesa un water”.

Lettore è vero che il periodo congetturale è quello che è, ma almeno un po' di filosofia... e poi Mr. Google, credo di poter essere ricercato con frasi di più ampio respiro, di più elevato concetto, di più sofisticata scrittura, oppure devo pensare che tutte le parole che ho scritto in queste pagine siano troppo introspettive da richiedere di essere lette solo nell'intimità di una stanza ceramicata, dove ci si può ritirare e tirar fuori il meglio/peggio di se senza remore, dove quei pesi che in pubblico non si ha il coraggio di tirare fuori possano vedere la luce di un lungo percorso, di espellere ciò che ha volte ci pesa nell'animo e nel fisico per sentirci dopo più leggeri...

Ma rifacendomi al motto di sovrani passati: Francia o Spagna purchè se mangna... e poi

24 ottobre 2009

Non puoi capire

“Non puoi capire” - quante volte avrò sentito dirmi queste tre parole, ogni volta c'era di mezzo una situazione di stress o di dolore. Situazioni che magari anche io avevo provato, ma come ho “capito”, le cose vengono vissute e percepite in maniera diversa dalle persone. La stessa cosa può essere vista con sfumature di “dolore” diverso.

Questa riflessione nasce dal fatto che in azienda sto rivivendo una situazione che pensavo, o meglio speravo, non dovesse più ripetersi. In questa vicenda io sono solo uno spettatore, mentre uno degli attori principali, che potrebbe rappresentare il cattivo di tutte le storie è sempre lui, solo che questa volta a cambiare è l'eroina che ha attaccato. Mi sembra di rivivere i giorni di qualche anno fa che hanno portato una mia cara collega, che ora annovero tra le amiche, a cambiare lavoro. In realtà in quel periodo l'orco cattivo ha fatto scappare molte persone, ma dopo l'intervento del Re aziendale sembrava avesse deposto le armi ed invece... è proprio vero che chi nasce tondo non può morire quadrato, come diceva il vecchio saggio a cui devo il nome ed almeno un quarto dei cromosomi.

Ed eccomi di nuovo in prima fila ad assistere a questo scontro a colpi d'insensibilità. E la frase che torna “non puoi capire come mi sono sentita quando mi ha fatto la sua piazzata...” ed io lì sulla mia poltrona, senza pop corn o bibite gasate e colorate dietro cui nascondermi, a rivedere la scena. Come allora, anche adesso, l'unica cosa che ho potuto fare e cercare di rincuorare la collega, darle il mio punto di vista e qualche consiglio maturato dalla storia precedente ma nulla di più. Mi sono sentito come un cavaliere senza spada ne cavallo.

Mentre tornavo a casa quella sera mi sono tornate in mente tutte le volte che mi ero sentito dire “non puoi capire” e la maggior parte della volta provavo a mettermi nei panni del mio interlocutore, con il mio bagaglio di esperienze e di vita vissuta, per vedere se era vero che non potevo capire, ed intanto l'unica cosa che mi sembrava giusta fare era mettere a disposizione la mia attenzione e qualche parola, ed a volte una bottiglia di acqua di fuoco per bruciare le cattiverie del mondo. Pensavo che fosse meglio non cercare di capire ma cercare di condividere il fardello di cupa tristezza per alleggerirlo a chi stava soffrendo davvero. Non so se ci sono sempre riuscito. Se ho fatto bene o ne, se ho peggiorato le cose o migliorate. Comunque ho agito sempre in buona fede con il massimo dell'onestà che mi era consentita.

Questo post vorrebbe essere una fotografia di questo momento in cui le cose accadono intorno a me. Dove il Vice Re decide della mia sorte e della mia terra e di tutte quelle del popolo aziendale, mentre il Re è impegnato lontano dal regno. Ora capisco perchè in ufficio ci sono solo tavoli quadrati. Dove anche la vita vera, che non è il lavoro, mi ha portato ad incrociare pellegrini che cercavano le risposte nel volo delle rondini per dare una spiegazione al loro destino.

Caro lettore che tu possa avere una buona vita.


p.s. Caro lettore forse "non puoi capire" perchè ho allegato questo video e qualche dubbio l'ho anch'io....

01 ottobre 2009

Settembre è passato

Settembre è finito. Un settembre strano pieno di alti e bassi. Con molta pioggia quando non serviva e con molto caldo quando non era il caso. Una cosa però gli va concessa: mi ha riportato a guardare il cielo, di giorno e di notte, per vedere come un novello Giulio Cesare il mio destino volare sulle ali di uno stormo di uccelli.
Mentre il mese del ritorno a scuola spendeva le sue ultime ore io ho alzato gli occhi al cielo ed ho visto una luna che piano piano si fa piena come il ventre di una futura madre, ed una stella che le fa compagnia. Il cielo era scuro, buio, nero.
Un momento di riscoperta del mondo intorno a me, quel mondo fatto di alberi, montagne, prati, laghetti, anatre e cicogne, spiagge e conchiglie, onde e vento, aria e farfalle, flora e fauna. E subito dopo pensare alla vita giornaliera, fatta di ufficio di telefonate da fare ed altre da aspettare come il Natale, viaggi in carrozze che hanno poco a che fare con quelle che solcavano i sentieri del Far West o si aggiravano nelle città ottocentesche, o forse mi sbaglio visto che l’odore che sento mi ricorda qualche quadrupede.
Giorni passati come granelli di sabbia in una clessidra, uno alla volta, uno dopo l’altro, tutti in fila, ordinati per forza.

Un altro post pieno di parole ad essiccare al sole come i podorini prima di fare un tuffo nel vasetto della conserva.

25 settembre 2009

Venerdì sera, in ufficio.


Venerdì sera, in ufficio.
La domanda sorge spontanea, come diceva l’adagio di un noto presentatore qualche anno fa, a fare che? A fare un po’ di manutenzione al pc che ne necessità. È ormai passata una settimana da quando o scoperto che è ammalato ed ora che sono riuscito ad andare in farmacia a prendere la medicina lo sto curando con una prima ondata di anti-virus. La cura è più lunga del previsto e mi vedo costretto a rimanere al suo capezzale per non lasciarlo solo in questi momenti difficili. Siccome il malato è privo degli arti per cui non ha un’estremità che posso stringere per trasmettergli un po’ di coraggio (i maliziosi sono pregati di uscire, grazie), e per non morire di noia nel veder scorrere l’elenco di tutti i file presenti nel pc, mi sono messo a scrivere queste quattro righe che ricordano le due foglioline d’insalata che si mettono nel piatto per non far vedere il bianco della porcellana.
L’ufficio è quasi vuoto, solo qualche sfortunato mi fa compagnia, ma non per dovere nei miei confronti, ma per …zi suoi. Sento arrivare le voci di un paio di Manager che discutono da uno degli uffici che ha ancora le luci accese. Quanto è triste quest’open space a quest’ora.
L’aver cambiato posto, cioè essermi spostato per motivi tecnici, su cui non mi dilungo, sembra abbia apportato alcune metamorfosi al mio essere. Alcuni, dei pochi rimasti, che passano per andare alla macchinetta delle bibite non mi riconoscono. Ormai hanno registrato la mia persona in un determinato punto dell’ufficio e vedermi in un altro li disorienta. Incredibile.
Su questa cosa potrei scrivere un post, ma molto probabilmente verrebbe fuori un pastrocchio come quello che state leggendo ora e per cui dovrei scusarmi con te povero lettore, caduto in questa rete senza pesci e sirene ma piena di alghe e mucillaggine.

Ora ti lascio e vedo se qualche onda dell’immenso mare di internet mi porta su qualche bel lido.

Buon fine settimana.

20 settembre 2009

???

Ed anche settembre, giorno dopo giorno sta scorrendo via come questa Estate.
Di strada ne ho fatta e di posti ne ho viste. Ho incontrato persone e fatto cose...
Ok non è di questo che volevo parlare, ma di come in questi ultimi giorni i ricordi abbiano bussato alla mia porta. Ricordi vicini e lontani che a volte mi hanno lasciato uno strano sapore in bocca e fatto pulsare qualche cicatrice dell'anima.
Per fortuna che ci sono gli amici che ti ricordano che la vita ti offre sempre la possibilità di farti nuovi ricordi.
Cavoli questo post sta prendendo un'altra strada rispetto a quello che volevo scrivere, non è che qualcuno sa dove posso trovare il piano regolatore dei pensieri che mi frullano nella testa? Sono partito con una meta ed il vento delle parole mi ha spinto fuori rotta ed ora mi chiedo se farmi trascinare dalla corrente o se è meglio combattere la corrente per tornare sulla rotta... ma alla fine cosa importa. Queste sono parole che servono a riempire un attimo, un momento di calma nervosa.
Ed allora è meglio sdraiarsi a guardare le nuvole scorrere sul mio cielo e respirare l'ultimo alito d'estate.
Buon Autunno

03 settembre 2009

Ma che bella giornata di sole è questa

“Ma che bella giornata di sole è questa…”
Ecco cosa cantava il buon Antonello Venditti questa mattina nella mia radio, mentre fuori cadevano goccioloni di pioggia e l’aria si faceva fredda, ed io cercavo di svegliarmi e convincermi ad andare in ufficio.
Se già i giorni di ferie sembrano un ricordo lontano, dopo questo risveglio sono un ricordo ancora più lontano. Il cielo azzurro ormai è relegato nelle foto fatte in giro nei giorni passati (ahimè passati) in luoghi lontani da qui, con colori, profumi e gusti che sanno di gioia e felicità e che non appartengono a questa città a questa vita: il LAVORO.

17 agosto 2009

Inno Nazionale

Caro lettore,
come ben sai mi trovo nuovamente all'estero per lavoro e per diletto.
Vivere lontano dal bel paese non è semplice, soprattutto se non è una tua scelta, ma non è di questo che voglio parlare.
Visto che un membro del governo ha deciso di "attaccare" il mio INNO NAZIONALE, si perchè lo sento mio, mi sento ITALIANO e ne vado orgoglioso.
Quindi On. Bossi questo lo dedico a lei:


15 agosto 2009

Katowice - 2° puntata

Ed ecco un’altra puntata dalla Polonia. E sì caro lettore, un’altra, ma non preoccuparti sarà breve come i giorni di lavoro.
Partiamo con il dire che questa seconda puntata in Katowice inizia domenica sera. Colto dalla stanchezza e dal troppo sole preso nei due giorni del rompete le righe, e forse dal bisogno di parlare un po’ d’italiano con qualcuno, mi aggrego alla comitiva del capo che tra le altre cose ha deciso che questo è il suo turno di scegliere il ristorante.
Sorpresa sorpresa il capo ci porta a mangiare magiaro. Si vede proprio che la cucina polacca non ha sfondato nel cuore di nessuno dei trasferisti.
Siamo rimasti in quattro, quattro colleghi davanti ad un piatto di gulasch con una cameriera che fa sembrare il piatto più buono, anche se non parla una parola di inglese ed il menù è solo in polacco. Ci abbiamo messo venti minuti solo per ordinare il vino (che resti tra noi abbiamo rischiato che ci portasse 4 lattine di red bull con non so cos’altro). Il piatto è buono, forse anche perché tutti abbiamo fatto delle belle sfacchinate in giro a fare i turisti. La fame ci porta a scegliere anche il dolce, ma su questo stendo un velo da C.S.I. .
Le battute si sprecano, ed essendo tutti uomini, la maggior parte sono donate alla cameriera tanto che uscendo ci guardiamo alle spalle non tanto per rimirar ancora la cameriera ma per la paura che il marito cuoco ci insegua.
Lunedì mattina è uguale anche qui in Polonia. La sveglia sembra una punizione. Colazione e poi in ufficio.
Ci sono poche cose da fare, o almeno è questo quello che pensavo all’inizio, ma poi il mio capo, alleatosi con i due esterni, decide che io possa fare almeno una trentina di cose in contemporanea. Io ci provo spinto dall’idea che da martedì sarò in ferie. Il tutto è reso più difficile dal fatto che la cena della sera prima balla dentro di me e non solo. Anche gli altri iniziano a subire le difficoltà della digestione.
Il capo mi sottopone un problema di pagamento. Io la risposta gliela avevo già data, ma lui mi ripete la questione ed io gli ripeto la risposta. Lui non si fida e mi chiede di chiamare le mie ex utenti polacche per avere la loro versione. Io chiamo e loro, in inglese, ripetono quello che ho detto io. Non basta. Mi chiede di scrivere una mail perché non è convinto. Scrivo. La risposta è la stessa. Il capo inizia a pensare che io posa avere ragione, ma non è ancora completamente convinto. Scrive lui una mail ad utente che parla italiano. La risposta è la stessa che io gli ho dato tempo fa ormai. No comment sui miei pensieri di testate da donare agli astanti.
Lunedì volge al termine, sistemo l’ultimo punto aperto con il cantante dei Village People e con il sosia punk di Massimo Lopez ed ho finito. Ultima cena di gruppo in un locale, scelto dal capo, che cucina piatti italiani. Grazie al suo senso dell’orientamento, con la cartina in mano ci perdiamo. A dire il vero i due esterni gli avranno ripetuto un bel po’ di volte che stava sbagliando strada, ma lui ciccia. Per fortuna che ci viene in aiuto il Massimo Lopez punk. Troviamo il ristorante e si cena. Ormai l’aria delle vacanze ha avvolto il team e le battute si fanno a circolo. Incredibile anche il capo mi sembra simpatico (grazie Żywiec).
La mattina del martedì il sole ha lasciato la città, ed il tempo torna ad essere quello che ricordavo. Pioggia e freddo.
I due fidanzatini che dividono il viaggio a Cracovia con me, oltre ad essere in ritardo, fanno anche il cinema alla reception, ma per fortuna la ragazza della hall ha una calma ascetica.
Finalmente partiamo, se non fosse per il paesaggio e per i cartelli stradali scritti in polacco sembrerebbe di essere sulla Salerno - Reggio Calabria per il traffico ed il numero di cantieri.
All’aeroporto sbaglio il parcheggio e vengo dileggiato dal duo pugliese, ma me ne frego. Ancora pochi minuti e saremo in albergo.
Nella hall dell’albergo ci salutiamo ed hanno inizio le mie vacanze.





Nella prossima puntata si parlerà di… o forse sarebbe meglio dire si parlerà in…

08 agosto 2009

Katowice - 1° puntata


Caro lettore ecco un altro post dedicato alla mia vita da emigrante in Polonia.
Per motivi di lavoro mi ritrovo in un’altra cittadina polacca, KATOWICE. Mentre scrivo dalla stanza dell’albergo, il progetto volge al termine. Ancora un giorno di lavoro, lunedì prossimo, e poi le meritate vacanze, ma per ora cerchiamo di rimanere sul pezzo.
La trasferta inizia con un viaggio in macchina in compagnia del mio capo e di un collega esterno. Il capo da subito inizia a fare il menagramo con i suoi commenti sul tempo (ieri doveva piovere ed invece nulla – oggi ci va di lusso con il tempo), infatti facciamo tutto il percorso sino al parcheggio dell’aeroporto con il cielo che piano piano si annuvola. Nel momento di salire sul pulmino che dal parcheggio ci porta allo scalo aeroportuale inizia a piovere in maniera convinta, ma la cosa si fa tragica quando dobbiamo scendere. Il Nigel Mansel anziano alla guida del pulmino, dopo averci terrorizzato con la sua guida decide di regalarci un ultima emozione parcheggiando il più possibile lontano dalla tettoia dell’ingresso dell’aeroporto, in una delle pozzanghere più grandi mai viste, una specie di laghetto, tanto che mi aspettavo di vedere papere e ninfee.
Le sorprese però non sono finite. Al momento del check-in il collega esterno si accorge di non avere il documento d’identità, mentre io sono ala ricerca dell’unica ragazza del team che è in ritardo, cosa che fa arrabbiare il capo, che giustamente, secondo lui, se la prende con me.
Alla fine la rintraccio e le dico di correre che il capo è sul nervoso andante, mentre lo sbadato cerca un altro volo per raggiungerci il prima possibile (viaggerà di notte per giungere in albergo alle due di notte).

Il volo parte in ritardo a causa del maltempo, ma per fortuna anche la coincidenza da Varsavia a Cracovia è in ritardo, questa volta perché l’equipaggio è in ritardo… ma guarda un po’ l’equipaggio è lo stesso che c’era sul primo volo.
Atterrati a Cracovia scopriamo che lo scalo dei voli nazionali è un capannone riadattato, e non sto scherzando è proprio un capannone, con pareti in lamiera e tetto alto.
Ora non ci resta che ritirare le valige sull’unico tapis roulant presente.
Prese le auto a nolo ci rechiamo subito in fabbrica, dove vista l’ora di arrivo, non c’è nessuno. Facciamo un paio di controlli sul funzionamento dei collegamenti ad internet e ripartiamo alla ricerca di un ristorante.

Inizia così la gara a chi sceglie il miglior ristorante.


La prima proposta ci porta in uno scantinato, dove gli unici clienti siamo noi. Menù solo in lingua polacca e cameriera che parla un inglese improbabile. I piatti non sono un gran ché, ma la fame aiuta a farci comunque spazzolare tutto.
Siccome la parte più interessante della trasferta è questa competizione sui ristoranti, evito di parlarti delle solite beghe da ufficio, delle shampate del capo e mi concentrerò sulla competizione.
La seconda sera è il turno di scelta dell’unica ragazza del team. A noi si aggiunge anche un altro italiano che lavora negli stessi uffici, anche lui in trasferta. Il locale porta il nome di Tatiana. Il capo si è fatto spiegare la strada, dove parcheggiare e come raggiungere il luogo, e quindi ci perdiamo.
Arriviamo al locale con una ventina di minuti di ritardo. Il servizio è davvero pessimo, ci sono più pause che in un monologo di Celentano. il progetto di cenare presto è quindi minato, quello di assaggiare il loro piatto più famoso anche, perché dopo aver aspettato più di un ora per ordinare scopriamo che metà dei piatti non sono più disponibili. Passa più di un ora per avere due antipasti e ancora una quarantina di minuti per i piatti. Se tutto ciò non bastasse per minare il nostro stato di calme apparente, al momento del conto altri casini, tanto che il capo si inalbera più del solito, probabilmente anche perché ha bevuto un po’ troppo a stomaco vuoto.

La terza sera è il mio turno. Propongo ristorante italiano. Ormai non riesco più a mangiare un intera settimana polacco a pranzo e cena. Tutti mi guardano male è mi prendono in giro. La collega raggiunta dal fidanzato si eclissa quindi i colleghi si sentono liberi di andare giù pesante con le battute, ma io non cambio idea. Il ristorante è carino, il servizio ottimo ed i piatti buoni. Alla fine sono tutti costretti a ricredersi ed io un po' mi gaso e faccio il baldanzoso.


Quarto giorno finiamo in uno di quei locali per turisti che ci sono sempre nel centro di ogni città, o almeno così sembra. Quei locali tra pub e ristorante con tavoli di legno, modello giardino, ed enormi ombrelloni. Il servizio non è male grazie al cameriere che parla italiano, mentre i piatti secondo me non sono un gran ché.


Quinto giorno. È il turno del collega trendy che decide di portarci al giapponese. Anche lui ha capito che non si può vincere la competizione con i ristiro nati locali (cavoli sembra il pensiero di un presidente di una squadra di calcio della mia città ). Il locale si trova a fianco di un centro commerciale immenso. Tutto il complesso sorge dove prima c’era la più grande miniera di estrazione della città. Tanto che alcuni monumenti sono stati inglobati nella struttura del centro commerciale.
Il locale risulta un po’ freddo, e non solo per il mobilio. Fa proprio freddo. I piatti, scelti dall’esperto, sono buoni tanto che sento insediato il mio primo posto. La serata si conclude nel Casinò dell’albergo.


Il Casinò è molto piccolo e sembra più una bisca clandestina. I personaggi dentro sembrano poi aiutare questa idea. Tre colleghi si danno al gioco. Io resto a fargli compagnia per un po’ ma poi me ne torno in camera a godermi il meritato riposo.
Sabato c’è il rompete le righe. Ognuno per se, anche se il capo pressa un po’ per andare tutti con lui. Alla fine raccatta i due esterni; la collega esce con il fidanzato; il collega trendy, grazie al fatto che abbiamo finito in anticipo, torna in Italia all’alba ed io mi fermo in albergo per scrivere queste righe prima di iniziare a fare il turista in questa nuova città.


Nella prossima puntata si parlerà di … e sì ci sarà ancora almeno una puntata.

03 agosto 2009

La Trasferta che verrà - Sosnowiec

Caro lettore ti scrivo, così mi distraggo un po’
E siccome son molto lontano più forte ti scriverò.
Questa mattina sono partito con l’aereo lalala.
Ed in Polonia sono tornato ahimè,
mentre il collega questa notte arriverà.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
E c’è chi ha messo gli zebedei cotonati a prender fresco alla finestra,
e si sta senza pensare per intere mattinate,
e a quello che cotona i gioielli qualche vaffa gli rimane.

Ma il capo ha detto che la nuova trasferta
porterà una trasformazione
e tutti qui stiamo già aspettando
sarà tre volte Cracovia e una volta Katowice
forse si scenderà sino a Bielsko
ed anche gli utenti faranno ritorno

Ci sarà da mangiare e golonko tutto intorno,
anche i colleghi potranno mangiare
mentre i capi già lo fanno.

E si farà il lavoro ognuno come gli pare,
anche il capo dovrà lavorare
ma soltanto su ovvietà,
e senza grandi disturbi un vaffa si prenderà,
a darglielo saranno i più furbi
ed i colleghi di ogni età.

Vedi caro lettore cosa ti scrivo e ti dico
e come sono “contento
di essere QUI in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro lettore cosa mi devo inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se questa trasferta poi passasse in un istante,
vedi lettore mio
come diventa importante
che in quest’istante scriva anch’io.

La trasferta che sto vivendo, tra 8 giorni finirà
Io sono impreparato ma dove stà la novità.

27 luglio 2009

Caduto su una BUFALA


Caro lettore,

anche il qui presente sognatore è caduto su una di quelle bufale a forma di catena che ogni tanto girano in rete.

Se avessi pensato e non sognato durante la lettura, forse mi sarei accorto dell'inganno, ma chi sà forse volevo essere ingannato e vedere Marte da vicino vicino.

Marte luogo di nascita di molti eroi della mia gioventù e mito di molte pagine di fantascenza.

Va beh, vorrà dire che questa notte tutti a letto presto con la speranza che almeno nei sogni l'astro rosso sia un po' meno lontano.

20 luglio 2009

Appuntatevelo nell'agenda o nel calendario...dove volete!!


Il 27 Agosto, a mezzanotte e mezza, guardate il cielo!!

Il pianeta Marte sarà la stella piu brillante nel cielo. Sarà grande come la luna piena. Marte sarà a 55,75 milioni di km dalla Terra.

Non perdetelo!!!

Sembrerà che quella notte la terra abbia 2 lune!!

La prossima volta che avverrà questo fenomeno sarà prevista nel 2287. Condividete questa informazione con gli amici perché nessuno di noi potrà vederlo un'altra volta......forse.

11 luglio 2009

AUGURI BLOG

È un periodo che dimentico le cose, gli appuntamenti, le telefonate, ma soprattutto i compleanni. La cosa incredibile è che ho dimenticato persino il compleanno del BLOG... sono proprio un autore snaturato.

Anche se in ritardo:

BUON COMPLEANNO

Personaggi


Mi piacerebbe essere un bravo narratore. Uno di quelli capaci di rendere in parola quello che hanno visto e vissuto, ma ahimè caro lettore questa dote mi manca. Comunque questo non mi fermerà dal tentativo di riportarti la descrizione di alcune persone che ho incontrato in questi giorni sulla mia strada.

Il primo non può che essere il Broccolatore telefonico.
Mi trovo a dover aspettare il bus in una zona vicino alla stadio. Accanto al palo che indica lo “START” della mia corsa si va formando un piccolo gruppetto di persone, che cercano di salvaguardare la propria bolla di libertà restando leggermente discostate l'una dall'altra. Ecco che al gruppo si avvicina un uomo, sulla trentina, alto un metro e settantacinque circa, corporatura tendente al robusto, capello riccio, vestito trasandato con in una mano un sacchetto del supermercato e nell’altro il cellulare. Quando è alla portata dell’udito dei più inizia una conversazione telefonica con una fatidica Amoruccio. Ecco alcuni stralci della conversazione:

Amoruccio la mia donna ideale deve essere alta circa un metro e settantacinque, capelli scure e soprattutto mi deve stimolare sia i genitali che il cervello…
Amoruccio io soffro di pressione alta quindi devo scopare 3 o 4 volte alla settimana se no sto male. I globuli rossi si mangiano quelli bianchi…
Amoruccio come sei vestita ora?

La conversazione dura un’altra mezz’ora tra le facce esterrefatte degli astanti.

L’autista DJ
È da una settimana che l’autista del bus del mattino ci delizia con le suo compilation.
È partito in un giorno di pioggia con BOB MARLEY, è passato per STING e per ricordare a tutti che l’evento della settimana era il doppio concerto di una band britannica a dedicato un viaggio anche agli U2.
La notizia si è sparsa, e visto il gradimento dei più, anche altri autisti si sono datti al doppio lavoro, peccato con alterne fortune. Mi è capitato di dover sorbire metà dell'lp di Toto Cutugno , e neanche le canzoni più belle, sino a quando una signora è andata a lamentarsi tarpando così le ali al DJ autista.
Ora cerco di prendere l'autobus quando c'è l'autista DJ con gusti musicali simili ai miei.

La stiratrice del bus
C’è una passeggera del bus famosa per il suo parlare in continuazione, soprattutto della sua vita personale. Ho sentito i racconti del suo divorzio, della vita delle figlie, dei nipoti, delle angherie dei parenti dell’ex-marito e via dicendo. Ogni volta mi sembra di assistere alla lettura della puntata di Beautiful in salsa italiana. Ma tutto questo non sarebbe nulla di eccezionale se una volta non l’avessi vista scendere dal bus perché non c’era nessuno da ammorbare, con la speranza che nella corsa successiva ci fosse una vittima sacrificale. Ho visto una delle povere passeggere finite nelle sue sgrinfie leggere il bugiardino dei tappi per le orecchie. Un’altra credo abbia cambiato addirittura città. Di recente ho scoperto che la sua vicina di casa è in fuga.

Il paziente senza lettino
Pochi giorni fa mi è capitato di incrociare un passeggero che ha passato tutto il tempo a parlare dei suo problemi di depressioni al telefono, riportando dettagli sulle visite e racconti fatti al dottore. Si è spaziato dai pessimi rapporti con la ex, al rapporto conflittuale con lo zio, e quello non ancora decollato con l’attuale compagna. Alle sue crisi di violenza incontrollata (basta la scoreggia di una mosca perché mi scattino i cinque minuti – non ci ho visto più ed ho iniziato a dare pugni e testate al muro).
Quando sono sceso dal bus ho pensato che da un momento all'altro il tizio si mettesse a picchiare un sempronio sfortunato che avesse l'unica colpa di soffrire di meteorismo moscale.

Il fan disperso
In questa calda estate milanese, allo stadio si susseguono i concerti di vari cantanti e gruppi famosi. Mi è capitato di scambiare quattro chiacchiere con uno dei fan di un noto gruppo. L’accento nordico mostrava il fatto che non fosse un indigeno. Comunque il su detto non sapeva come arrivare allo stadio, gli ho fornito le indicazioni del caso, che mi ha chiesto di ripetergli per tutto il tragitto in comune che avremmo fatto. Alla fine l’ho lasciato alle cure della fiumana di persone che all’uscita della metropolitana si recava allo stadio sperando che il ritornello che gli ho ripetuto gli fosse entrato in testa, e che non si perdesse per le vie buie della città.

La ciclista esibizionista
in questi giorni estivi, a Milano, fa molto caldo. All'uscita dell'ufficio l'asfalto sembra una stufa. Mi sembra quasi di camminare sui famosi “carboni ardenti”. Uscito dal portone mi guardo un po' in giro, per vedere se il mondo è cambiato mentre ero seduto alla mia scrivania. Ed ecco che vedo una scena da film di Tinto Brass: una ragazza in tailleur nero, pedala sulla sua bicicletta olandese, e fino nessuna possibile censura. L'istinto predatorio del maschio latino, leggasi pure SUPERORMONE, mi fa aguzzare la vista è noto il particolare della gonna girata, con lo spacco davanti e tirata abbondantemente su. In breve la ragazza mostrava con gioia i suoi slip a tutti quelli che incontrava sulla strada. Mi sono girato per vedere se era una candid camera o un'esterna di qualche film osè, ma nulla.
Aspetto ansioso il trailer del film.

Sei personaggi in cerca di autore, magari di uno più bravo di me.

20 giugno 2009

Quanto pesa un NO?

Sono in macchina e sto tornando a casa dopo aver partecipato ad una riunione dell'associazione di volontari di cui faccio parte. Mancavo da più di un anno, da quando è iniziata l'avventura delle trasferte. Vengo accolto dai saluti dei consociati e dalla domanda del presidente dell'associazione:
“La settimana del 26 puoi andare in Abruzzo?”
In un attimo ho dovuto fare il bilancio di molte cose: famiglia, lavoro, amici, impegni, cose da fare etc.etc. Ed alla fine ho dovuto dire un “NO” dispiaciuto.
Un NO che mi è sembrato un masso caduto sul mio spirito e su ciò in cui credo.
E lì è nata la domanda che ora giro a te caro lettore: “Quanto pesa un NO?”
Quanti sono i NO che abbiamo detto?
Quanti quelli che abbiamo ricevuto?
Quanti di questi ci hanno fatto crescere?
Quanti di questi hanno graffiato il nostro cuore, lasciandoci solo con un pugno di ricordi?
Quanti?
Ci sono NO da pubblicità progresso o da banchetto per la raccolta delle firme che fanno bene alla nostra salute, e non solo:

NO AL RAZZISMO – NO ALLA DROGA – NO AL FUMO – NO ALLA VIOLENZA...

oppure i no commerciali, quelli da televendita:
NO ai chili di troppo, ai peli superflui, alle scatole ingombranti, al caldo d'estate ed al freddo d'inverno, agli acheri, ai germi che si nascondono nel water etc.
Quanti NO, eppure non tutti hanno lo stesso peso e non sempre è facile alleggerirli con spiegazioni o ragioni.
Ci sono quei NO che non capiamo, che ci sembrano ingiustizie e che forse lo sono, che ci fanno arrabbiare e poi gridare. Quei NO che fanno la rivoluzione, che fanno alzare e picchiare il tacco della scarpa su un banco del palazzo delle Nazioni Unite, fanno affrontare un carrarmato disarmati, che si traducono in disobbedienza pacifica, che cambiano le leggi o le conservano.
Quei NO COMMENT, molto English, che permettono di non rispondere a domande scomode.
Quei NO detti a gesti, oscillando teste e dita, magari evidenziati da espressioni di disappunto.
Quei divieti che sono solo un'altra versione di un NO.
Quelle frasi sentite da bambino: “...Non si può, non si dice, non si deve, non si fa...” che ancora sentiamo oggi e che qualcuno cantava nell'anno del Mundial.




Sicuramente ce ne saranno ancora molti sulla mia strada, che dovrò dare o ricevere, ma per fortuna ho le spalle larghe e spero il tempo per capirli.

05 giugno 2009

Parigi

2 Giugno 2009
ore 15:00 circa
Aeroporto C. de Gaulle
Parigi

Ed anche questa breve periodo di vacanza giunge al termine. Più che una vacanza è stata una fuga dai tanti pensieri, troppi riguardanti il lavoro, che mi hanno assalito al mio rientro a Milano.
I giorni sono trascorsi veloci come i nostri passaggi nella città. Abbiamo sfruttato al meglio l'abbonamento ai mezzi pubblici ed il senso dell'orientamento del capo scout, mentre io pianificavo le cose da vedere. Sembravamo i nipoti di Mandrake, apparivano in un luogo e poco dopo eravamo in un altro. La metropolitana era il nostro teletrasporto, mezzo comodo ed efficiente, il sogno di ogni pendolare. L'unica cosa che ci fermava erano le code per l'ingresso a qualche monumento o museo, dove il nostro lascia passare non ci faceva oltrepassare le lunghe file di turisti. Ci riposavamo prevalentemente sugli strapuntini delle carrozze del Metro.
È stata una vacanza fatta di code che alla fine abbiamo iniziato ad apprezzare per il semplice fatto che erano l'unico momento in cui non stavamo correndo a vedere qualcosa o salendo un centinaio e più di scalini per vedere la capitale francese dalla sommità dei suoi monumenti.
Si può ben dire che questa città l'abbiamo non solo visitata ma anche scalata: Tour Eiffel, più di 700 scalini per arrivare a prendere un ascensore; Arc de Triomphe due volte, più di 300 scalini per vedere come la città cambia dal giorno alla notte, Notre Dame, più di 350 scalini per vedere la casa del famoso Gobbo, Pantheon, più di 300 scalini sopra le ceneri degli illustri parigini; senza dimenticare Montmartre o le mille rampe della metropolitana.
Credo di avere un milione di foto di Parigi vista dalla cima dei suoi simboli.
Ne abbiamo fatta di strada io e l'Alto, sopra e sotto Parigi... ora che ci penso tra i posti visti, le fermate della Metro sono quelli che abbiamo visitato di più.
Ad un certo punto sembravamo due giapponesi che in solo 3 giorni dovevano vedere e fotografare tutta Parigi, con le nostre macchinette fotografiche a portata di mano per cercare d'immortalare quello che questa splendida città ci mostrava. Non ci siamo potuti esimere dal mangiare la baguette avec le jambon et le fromage o le croissant avec le marmalade o comprare qualche ricordino nei mille negozi per turisti che ci sono sparsi per la città.

Ma basta così. Non voglio descrivervi Parigi perchè merita di essere vista dal vivo, di essere respirata, gustata, camminata, amata, invidiata, odiata, ballata, cantata, incontrata e poi salutata.
Di pagine ricche di parole o foto o quadri su questa città ce n'è parecchi e quando si arriva qui si capisce un po' anche il perchè.
Parigi ha la capacità di risvegliare l'artista che sonnecchia dentro di te. Vorresti essere subito più originale del “tipico” personaggio che sei nella vita. Vorresti essere capace di scrivere pagine bellissime ed emozionanti, di dipingere quadri estasianti, di suonare musiche vibranti o fare qualsiasi cosa che possa essere considerata arte, di quella che ti consegna all'immortalità della storia o solo di un secondo rubato a chi a fatto cadere lo sguardo sulla tua opera.
Parigi val più di una messa vale almeno 1000 ricordi.


25 maggio 2009

Torino - Epilogo





Sabato, 23 Maggio 2009
19:00 passate da un po'
Treno Regionale
Torino – Milano






Ed ecco che mi ritrovo sul treno regionale Torino – Milano delle 18:59 da Porta Susa. Vi chiederete cosa ci sto facendo su questo treno, ora che il periodo di trasferta è finito e non lavoro più né nella città sabauda né nella terra di Mikołaj Kopernik, ma pigio i tasti del mio pc nella sede milanese dell'azienda per cui lavoro.
Bella domanda.
Perchè c'era ancora qualcosa di non finito, qualcosa da dire e da fare che non potevo lasciare in sospeso. Ci sono ancora delle parole da scrivere, pensieri da fermare come una foto, l'ultima foto forse di quest'album, ormai di ricordi.
Partiamo da una cosa che mi è successa un po' di tempo fa. Mentre cercavo il nome di un ristorante di Bielsko Biala sono finito a leggere le pagine scritte da un altro blogger che aveva vissuto la mia stessa esperienza. Anche lui trasfertista nella città che mi ha ospitato per 15 settimane. Leggendo i suoi post ho scoperto che le nostre avventure erano simili, abbiamo visto gli stessi posti, siamo andati a mangiare negli stessi luoghi, abbiamo dormito nello stesso albergo dove abbiamo provato le stesse sensazioni (spero che almeno le lenzuola siano state cambiate). La cosa incredibile è che alcune delle persone che ha incontrato credo di averle conosciute anch'io.
Se siete curiosi, e volete leggere un altro punto di vista cliccate qui.

Sono passati più di 15 mesi da quando ho dormito per un intera settimana nel mio letto. Niente incubi riguardanti la valigia da fare, o il caldo insopportabile della camera d'albergo polacca, o il rumore del traffico di un vialone torinese.
Quante cose sono cambiate. Tornare a prendere i mezzi pubblici per andare al lavoro e niente più auto con l'autista o passeggiate per le strade del capoluogo piemontese. Tornare a mangiare in maniera sana, piatti che non necessitano di almeno due bicchierini di vodka per essere digeriti e dimenticati, oppure di essere riscaldati nel cucinino del residence. Rivedere i colleghi che ormai sono cresciuti, anche di numero; tanto che la mattina bisogna accaparrarsi una sedia neanche fossimo perennemente in campagna elettorale. Tornare a mangiare nei soliti localini e scoprire che c'è una cameriera che si ricorda di te e dei tuoi gusti, anche se sono passati mesi da quando avevi messo piede in quel bar, un po' ti emoziona. È come rivedere un se stesso che è stato e che ora non è, perchè quest'avventura un po' mi ha cambiato, non solo nella forma fisica, che ora sfiora la perfezione della sfera.

Ma tutto questo non spiega perchè io sono finito su questo treno per scrivere queste riflessioni. Per capirlo bisognerebbe spiegare come Torino un po' mi sia entrata sotto la pelle, con i suoi vialoni così larghi, perchè fosse complicato farci delle barricate nel periodo rivoluzionario, con le sue nobili piazze e popolari quartieri, con i parchi ed i Murazzi, ma soprattutto con i suoi volti che mi sono diventati familiari, e che trovano un posto nei miei ricordi oltre che nelle righe di questo blog.
Ecco, mancava un saluto a Torino, un saluto che non avevo potuto dare.
Un saluto che è un arrivederci, perchè non si dovrebbe mai dire addio ad un amico.

17 maggio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 60° puntata


Incredibile ma vero, caro lettore, ma questa è l’ultima settimana di trasferta… almeno sino a quando non mi manderanno da qualche altra parte. Sono passate ben 60 settimane, cifra tonda, da quando è iniziata questa avventura. Chi sa quanti di voi ho tediato e quanti si sono avvicinati incuriositi leggendo le avventure di questo emigrante con il colletto bianco. Ne ho scritte di cose.
Qualcuno mi ha detto che ci potrebbe venir fuori un libro, anche se non credo che ci possano essere molti interessati ad investire in questi brevi racconti. A me sono serviti per fotografare il tempo e scaricare un po’ dello stress che la lontananza produce.
Lasciamo perdere tutti questi preamboli e passiamo alle cose vere che sono successe in questi ultimi giorni.
Come detto questa è l’ultima settimana ed è iniziata provando una nuova kastzma (non ho ancora imparato come si scrive e probabilmente non lo imparerò mai). Il menù monolingue ha orientato la scelta su piatti classici, per iniziare, e su qualche rischio per finire. Alla fine il solito cicchetto al bar dell’albergo ci è corso in soccorso per digerire la mappazza formata dentro di me, alla faccia del dirigibile marrone senza elica e timone di una famosa canzone.
Martedì la prima scoperta è che l’ufficio che seguo in Polonia si è trasferito di piano, e dal giardino delle cariatidi sono finite nel parco delle “vergini”. Si vede che pensavano che non ci saremo più stati ed ora hanno tirato fuori l’argenteria. Lo so cara lettrice, sono il solito maschilista sciovinista ma è arrivata la primavera anche qui in Polonia ed il mio caro ormoncino ha rialzato la testa.
La giornata è passata tra le solite richieste e lo scambio, commentato, delle foto fatte settimana scorsa. La sera ho lasciato i due soci a fare una sgambata nel bosco dietro l’albergo e mi sono rifugiato in camera a cercare un po’ di relax.
Mercoledì l’ufficio è quasi deserto. Le utenti sono quasi tutte ad un corso, i telefono squillano a giro, ed io dopo un po’ non resisto e rispondo. Mi si crea un po’ di confusione tra parlare in polacco, inglese ed italiano, ma ne vengo comunque fuori.
Una delle utenti festeggia l’andata via dall’ufficio ed ha portato un bel Tiramisù alla polacca, che io amabilmente rifiuto nota la mia allergia al cacao. Lei quindi decide di riempirmi di salatini in formato famiglia (mi avrà visto deperito?).
L’unico lavoro che dovevo fare è stato inchiodato da un utente di un altro ufficio e quindi anche per oggi salta. In breve una tranquilla giornata di riposo.
Il capo del progetto è in trasferta in un’altra città, con un’utente, e risulta irreperibile per tutto il giorno. Si fa sentire quando ormai l’autostop aveva già dato i suoi risultati.
Per la sera compratevi il libro.
Giovedì è l’ultimo giorno in ufficio. Passo a salutare il primo ufficio che mi ha accolto, e cerco di sistemare il problema della registrazione inchiodata. Mi trasferisco poi nel nuovo ufficio, in cui l’unico utente maschio festeggia il compleanno. Mi viene servita una bella fetta di torta alla ricotta, che sarà poi doppiata da una seconda fetta di una torta simile donatami da una coppia di utenti. Ecco che l’ultimo giorno mi trovo a spiegare i nuovi errori fatti dagli utenti. Mi raccomando più volte di fare attenzione quando inseriscono i dati, e loro mi rassicurano che lo faranno. Dopo i festeggiamenti del compleanno partono i saluti con le utenti. Alla fine passa anche il capo degli uffici a salutare. Io sistemo le ultime cose, e con i colleghi esco per l’acquisto della Vodka che tanto ci ha accompagnato nelle strade che portano al giaciglio. Un breve giro turistico e poi l’incontro con due utenti che passano a salutare. La sera si passa un po’ in giro tra chiacchiere e locali.
Riportiamo le due pulzelle alle rispettive case e ci prepariamo al ritorno.
Venerdì inizia il lungo viaggio del ritorno, con qualche piccola complicazione che però non mi abbatte. Durante l’ultimo viaggio dall’albergo all’aeroporto mi trasformo in un giapponese e faccio mille foto. A tutto, fotografo davvero tutto, anche la signora della sicurezza che tante risate ci ha fatto fare ogni volta che dovevamo fare il permesso d’ingresso. Nel mentre, sottopongo il capo progetto all’interrogatorio a cui ho sottoposto tutti quelli che hanno lasciato il progetto prima di me.
Ultima volta all’aeroporto, ultimo ceck in con effetto coda al casello (mi sposto nella seconda file quasi vuota, e finisco per essere l’ultimo a fare il ceck in).
Il volo va benissimo, anche se avrei tirato volentieri una testata al vicino, ma è l’ultima volta e sopporto anche questo piccolo fastidio.
In ufficio a Torino partono i saluti ed il passaggio di consegne. La serata poi prosegue in una trattoria della periferia della città sabauda. Qui le foto ai piatti si sprecano, ed ai regali pure. Superata così l’ora di Cenerentola proseguiamo in un paio di locali del centro, dove una delle prime utenti piemontesi, che è diventata un’amica, ci raggiunge. Per far felice il collega andiamo anche in un famoso locale dei Murazzi. Passata anche l’ora in cui una volta si svegliavano i panettieri, decido che è meglio tornare a casa. Dopo un breve brain storming con me stesso, che sono tra le altre cose l’unico sobrio. Persi 10 minuti solo per capire dove avevano parcheggiato tutti, molti non se lo ricordano, carico tutti e parto con il pulmino. Consegnato l’ultimo passeggero parto alla volta di casa. Gli occhi sono pesanti, ma la voglia di tornare a casa di più. Prendo come riferimento gli autogrill, ed ad ogni cartello che ne indica uno in prossimità, faccio un controllo delle mie capacità di guida per decidere se fermarmi od andare avanti. Con l’aiuto del pessimo succo comprato in polacchia, il cui disgusto mi toglie il sonno. All’ora in cui i più escono di casa io ci metto piede. Breve saluto ai parenti e poi a nanna. L’ultimo sonno di questa avventura.
Nella prossima puntata si parlerà di… qualcos’altro.

10 maggio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 59° puntata

Ed ecco che le settimane alle spalle sono sempre di più, e quelle davanti sempre meno. Se fossi un militare sarei un “fantasma” e canterei “son giorni e non son mesi”. Ancora poco, anche se questo poco richiede un sacco di fatica.
I momenti di sconforto per essere lontano da casa ormai vengono combattuti con il pensiero che ormai manca poco, l'arrivo è solo a pochi giorni, e poi chi sa.
La settimana a BB ha inizio Domenica sera, quando con il dinamico duo facciamo ritorno dal fine settimana passato a Cracovia. La necessità fisica di sentire un po’ di terra natia, nel giorno che di solito è dedicato ai pranzi famuigliari, ci fa optare per la cena al solito ristorante italiano. Pasto veloce, perché la stanchezza attanaglia tutti, e il poter andare a dormire è l’unica cosa che c’interessa dopo aver riempito la pancia.
Sistemata la valigia, controllato la posta per vedere se i miei due amici, con cui ho condiviso i giorni a Cracovia, erano arrivati in Italia sani e salvi, e depongo le mie povere membra sul letto cadendo in un sonno profondo.
Fa un po’ specie svegliarsi il lunedì e non essere in Italia, a casa con la valigia e la costante idea di aver dimenticato qualcosa. Arrivati all’ingresso scopro che l’informazione passatami dal collega per quanto riguarda il pass è falsa. Io il mio l’ho lasciato in albergo perché mi avevano detto che ce ne davano uno nuovo, ed invece ciccia. Per fortuna che Zia Vania mi lascia passare senza troppi problemi. La giornata passa correndo dietro ai casino combinati dagli utenti, tanto che il pranzo lo saltiamo, e visto che il collega che è andato a mangiare poi si è sentito male, forse è stato meglio così.
In serata arriva anche l’altro trio di trasfertisti, lo stacanovista corridore e il duo della manutenzione.
Portiamo i due nuovi a mangiare i piatti tipici della zona, ed al ristorante incontriamo il direttore degli uffici polacchi, che è belga ed è qui da più di 4 anni, che ci chiede per prima cosa del Silvio nazionale, addirittura prima di parlare delle azione fatte dalla società per acquisire i concorrenti.
La cena scorre tra battute e risate, ed io riesco anche a lasciare il capo con il gomito simil Tassotti nei quarti di finale di USA 94 ai due nuovi. Scopro poi la mattina che il trio è andato avanti a bere al bar dell’albergo sino ad ore non consigliate per chi si deve svegliare presto la mattina.
Martedì vedo la prima gnocca in ufficio.
Incredibile!
Cara lettrice, mi scuso se il prossimo paragrafo può turbare la tua sensibilità, ma cerca di capire la mia situazione di emigrante in una terra straniera.
Anche il mio collega, sempre distratto la nota, ed in due le facciamo un intero guardaroba di bavetta. Per fortuna che non resta troppo altrimenti potrei morire disidratato(non l’ho penso davvero ma per la battuta questo ed altro). Scusa cara lettrice, ma so che i lettori maschietti capiranno questo mio sfogo, in 5 mesi è la prima volta che capita una si fatta visione.
Continua il tour dei ristoranti tipici polacchi, mentre il fashion boy è costretto a tornare a Cracovia per recuperare i pezzi del suo bagaglio. Vengo incastrato per la bevuta serale in albergo, ma la mia buona stella ci fa trovare il bar chiuso.
Mercoledì i primi saluti. Una delle utenti cambia ufficio e si organizza un piccolo festeggiamento. Il mio collega passa il tempo a chiedersi chi sia questa persona, non riconoscendola, anche se è stata seduta accanto a lui per quasi 5 mesi. Questo vi fa capire quanto fosse “pinna gialla” la ragazza di prima.
Una delle utenti a cui più ci eravamo affezionati, e nopn solo perchè parlava italiano, cambierà lavoro e questo è l'ultimo giorno che abbiamo l'occasione di salutarla.
Anche questa sera cucina polacca. Per fortuna i colleghi sono abbastanza pieni e stanchi e si opta tutti per andare subito a nanna, senza passare dal bar.
Giovedì è il grande giorno, quello che sarebbe dovuto essere l'ultimo e per il collega distratto è così.
In ufficio riceviamo doni e ringraziamenti, o meglio il collega perchè tanto io ritorno, anzi non mi fanno neanche partire. Questa volta è il suo turno di ricevere le avances di nonna papera, che prova a piazzargli la lingua in bocca.
Si organizza una bella cena, polacca, con un po' di utenti. La tavolata è un vero esempio di esperanto. Si parlano per lo meno tre lingue e tutte insieme, il che crea una simpatica confusione.
Con i superstiti del banchetto ci spostiamo in un altro locale, per un lieve richiamino ed un'ulteriore scrematura. Alla fine tre noi e tre loro si va a ballare. Provo la guida di una delle utenti, a dire il vero è la prima volta che salgo in un auto guidata da un indigeno, e forse la parola testare sarebbe più adatta, perchè alla prima curva a 90 gradi ho il capoccione che si infrange sul bordo dell'auto. La guida della bionda è molto aggressiva, ed io un po' mi preoccupo. Arriviamo sani e salvi, abbiamo fatto circa un chilometro, ma fatto allo stile Kubica.
La discoteca è la solita del centro commerciale. Ci sono due cose però che mi colpiscono. La prima è una ragazza sulla sedia a rotelle che balla in mezzo alla pista e tutti quelli intorno la trattano normalmente, quasi non ci fanno caso, ed infatti la poverina si becca anche un paio di ruzzoni. La seconda è un ballerino che sembra l'orso Balù ubriaco. Lo sguardo bovino, il fisico mastodontico ma non atletico, la testa rasata, e questi movimenti a scacciare api che vedeva solo lui.
Alla fine anche i tre superstiti ci salutano, ed io resto con il dinamico duo. Anche a questo giro mi toccherà riportarli in albergo.
Venerdì mattina solo in due facciamo colazione, un paio lì dobbiamo svegliare con le ripetute telefonate, uno non fa colazione, e con la scusa si addormenta sul divanetto della hall e l'ultimo non si ricordava che la colazione era fino alle 10:00. Partiamo in ritardo rispetto al solito, ma i due autisti spingono sull'accelleratore. Io mi piazzo al posto del passeggero e scatto qualche foto alla città ed al paesaggio che ci accompagna lungo la via, sino a quando le batteria stressate si dichiarano esaurite. Per curiosità, durante una coda apro il cassetto porto oggetti e scopro che la macchina è fornita anche di entrata USB per la radio. Guardo gli altri due che rimangono sorpresi, ma ormai ci siamo abbituati alla radio polacca ed andiamo avanti così sino all'areoporto.

Il ritorno a Torino è stata una breve toccata e fuga in ufficio, prima di tornare, finalmente, a casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...

03 maggio 2009

Torino/Bielsko-Biała - 58° puntata


Ed un’altra settimana in Polonia va per finire. Questa è caratterizzata dal fatto che nel fine settimana non tornerò a casa, ma lo passerò a Cracovia, in compagnia di alcuni amici. Questo fine settimana spero confermi il mito sulle donne polacche. Per ora, ogni volta che ho detto che sto lavorando in un paese dell’est, la gente è partita a fantasticare su paradisi pieni di bellissime ragazze che si donavano al solo sentire che eri italiano, ed io ha ripetere che era un falso mito, che dalla caduta del muro le belle ragazze polacche vengono esportate.
Va da se che il motivo pubblico è quello di visitare i luoghi di maggior interesse della zona di Cracovia, alcuni dei quali servono e serviranno a ricordare all’intero genere umano di quanto si possa arrivare in basso, con la speranza che non si ricommettano gli stessi errori.
“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”
George Santayana
Per questa settimana il responsabile del gruppo formato da me ed il collega fashion sarà l’ex punkettaro. Anche loro due si fermeranno in Polonia per il fine settimana, ma con altri propositi, loro dicono di aver già visto i monumenti e che quindi non gli resta che vedere la Cracovia moderna. A loro si aggregherà anche il 4° uomo, un ragazzo di un altro gruppo, mentre il 5° uomo, collega del 4° aspetta amici in un'altra città.
Per la prima volta abbiamo provato il ristorante dell’albergo, e penso che molto probabilmente sarà anche l’ultima, non tanto per la poca scelta dei piatti, che tra l’altro risultano non entusiasmanti, ma per il costo proibitivo.
La prima mattina di questa settimana passata in Polonia, nella sala dedicata alle colazioni, vengo accolto da canzoni italiane di inizio secolo. Questo non fa altro che aumentare la mia sensazione di emigrante, tanto che nei miei pensieri mi sembra di essere su uno di quei transatlantici che portavano i miei avi a seguire i sogni dell’eldorado nel nuovo mondo. Se chiudo gli occhi posso sentire il chiacchierare sommesso, un gruppetto che cerca di scacciare la paura e la nostalgia intonando proprio queste canzoni.
Il tempo che scorre mi riporta velocemente ai giorni nostri. Bisogna andare a lavorare.
La seconda mattina viene colorita dal collega che, scoperto che l’autoradio non ne vuole sapere di leggere i cd, continua ad insistere, trasformandosi così in un dj che alterna la musica con passaggi di rasoi elettrico, questo è il massimo che riesce ad ottenere. La smette solo quando le lamentele di fashion diventano più fastidiose del gracchiare del lettore cd.

Tra le cose che non capisco: del tipo la signora che va in palestra e poi si lamenta se deve fare 2 scalini o 4 passi a piedi (ho usato signora ma potevo usare anche collega fashion ), c’è anche il fatto che il fashion boy è un po’ di tempo che si alza presto per dormire poi sui divani della hall in attesa dell’ora di partenza. Forse sono troppo country casual per capire.
In questa settimana che precede il giorno dedicato ai lavoratori siamo riusciti ad incastrarci anche una serata godereccia. Usciti dall’ufficio, e dopo breve sosta in albergo per un cambio di abiti, ci siamo recati a Katowice, dove ci aspettava il 4° Uomo. Mentre percorro la strada che solitamente mi porta all’aeroporto mi cala la palpebra che si spalanca quando i colleghi gridano: “GUARDA LA’ UN CERBIATTO”. Ovviamente, il tempo di capire dove sono e che succede ed il cerbiatto è andato. Per caricare il 4° dobbiamo passare da una contraddizione di termini. Passiamo in un parcheggio dove siamo costretti a ritirare il biglietto, per poi riutilizzarlo 30 secondi dopo per uscire. Questo è l’unico modo per arrivare all’albergo del 4° Uomo.
Andiamo a mangiare in un locale dove ci servono come antipasto pane ed olio.
La serata dovrebbe continuare in una discoteca, ma l’ex-punkettaro viene rimbalzato e quindi io ne approfitto per accompagnarlo in un pub.
Ne troviamo uno che ha l’arredamento tipico dei bar per motociclisti, con i tavoli fatti con motori di moto e teschi in giro, mentre la musica è tutta revival anni 80, tipo colonna sonora di film di Vanzina.
Finita la nostra birra recuperiamo Fashion boy ed il 4° e torniamo ai rispettivi alberghi, senza farci sfuggire questa volta l’avvistamento di un cinghiale che cerca di attraversare la statale.
Giovedì passa nell’attesa della partenza e delle solite cavolate fatte dagli utenti che ci fanno partire tardi. Metteteci poi il fatto di riportare il 5° uomo a Katowice, il fatto che anche con il Tom Tom Fashion boy ed il 4° ci fanno fare avanti ed indietro per la statale che va a Bielsko Biala, punto di partenza, aggiungeteci che c’è così tanto traffico che l’autostrada sembra un parcheggio, arrivo al mio albergo che è già venerdì. Nel frattempo ci sono state telefonate per avvertire del mio ritardo che la svegliona alla reception ha girato anche al responsabile della cucina, pensando che io fossi un’intera comitiva.

Arrivo in albergo, ed anche se la stanza è molto piccola, e da su un rondò mediamente trafficato crollo addormentato meglio di Biancaneve e di sua cugina punta dall’arcolaio.
Nella prossima puntata si parlerà di…

25 aprile 2009

Torino/Bielsko-Biała - 57° puntata


Caro lettore questa settimana è iniziata un po’ così. Già era dura ricominciare dopo una settimana spesa ad andare in giro per il bel paese a riconciliarmi con il cibo ed il paesaggio, se poi ci aggiungi la vincita della doppia bambolina:

1.Vittoria progetto Polonia 2 (per fortuna che una parte del lavoro si svolgerà a Milano)
2.Prolungamento di una settimana di Polonia 1

Puoi capire il mio buon umore.
Dovevo aspettarmelo. La giornata di Lunedì era grigia, fredda e piovosa, proprio come una normale giornata polacca fino a quando non si sono ricordati che l’inverno era finito ed hanno deciso di tirar fuori il Sole anche in queste lande.
È mercoledì pomeriggio, e dopo l’ennesima giornata passata sulle giostre degli umori delle utenti (hanno chiamato rinforzi anche dall’Italia per farmi impazzire un po’ di più), mi ritrovo nell’open space quasi deserto a scrivere queste prime righe.
Ieri il duo con cui mi accompagno in questa settimana di trasferta ha deciso di portarmi a fare una corsetta per smaltire i bagordi di cui ti accennavo. Per migliorare la chiarezza di quanto andrò a scrivere, e per mantenere un po’ di sano anonimato, chiameremo il duo UOMO di MONTAGNA (UMO) e UOMO di MARE (UMA), insieme fanno una Mare&Monti. Io potrei essere l’UOMO di CITTA’ . In fin dei conti ho: el Sang’ culur del vin ed il fisìc a furm' de Panetuun.
Un trittico mascolino, un bel po’ trito dalla trasferta.
UMO si è fatto dare consigli da un’utente per dove poter svolgere questa sana attività, così ha guidato lui la spedizione. UMO è abituato a correre in montagna. Ogni settimana si spara almeno 4 ore in giro per le colline vicino a casa sua. UMA ha alle spalle un’attività sportiva che ricorda un villaggio vacanze: corsa in spiaggia, calcetto, squash. E poi ci sono io che mi alleno prettamente a tavola.
Il ritrovo e all’ingresso dell’albergo. I look sono i più disparati. UMO magliettina e calzoncini. UMA felpina e tuta fashion ed io che sembro un po’ Fantozzi con il mio look da provetto corridore.
Si parte a botta, ed io faccio un po’ fatica a stare dietro al duo ma tengo duro. Arrivati al primo incrocio svoltiamo, e la strada inizia a salire. Dopo poco mi stacco. Il corpo mi segnala che sono a rischio infarto e che è meglio salire al mio passo. Riesco anche a gustarmi questa parte della città che non avevo mai visto. Ci sono villette, scuole, campeggio, pub, fermata del bus ed indigeni incuriositi e divertiti da questo trio lescano. Arrivati dopo un chilometro e mezzo di salita all’ingresso del parco, che per inteso è in realtà un bosco, scopro che qui esistono solo strade in salita. UMO ha gli occhi che gli brillano, mentre io sono sempre più preoccupato. Ci arrampichiamo per i sentieri circondati dagli alberi, ed alla prima sosta UMO viene a verificare se sono ancora vivo. È ovvio che arrivato all’area di sosta si debba ripartire perché loro si sono già ripresi. E vai.
Ogni tanto UMO si ricorda di me e torna indietro a vedere come sto. Io sono vivo anche se non so per quanto. All’ultima sosta trovo solo UMA stroncato dal ritmo di UMO che seduto su di una catasta di legno guarda la città che appare alla fine della radura. Io ho così poco ossigeno che arriva al cervello che a mala pena mi rendo conto dello spettacolo. UMO ritorna dalla sua spedizione in cima al colle e non sembra neanche sudato.
Torniamo indietro ed anche qui mi stacco. La legge di gravità non va d’accordo con le mie forme tondeggianti, e quindi mi consiglio di andar giù piano. Vorrei evitare di creare delle frane.
Scendo e mi godo finalmente il paesaggio e mi rendo anche meglio conto di quanto fosse ripida la salita. Incontro un paio di condannati alle uscite per far sgranchire il cane, un gruppetto di ciclisti estremi ed una coppietta che forse è in cerca di intimità.
Uscito dal parco, dove il duo mi aspetta per verificare che sia ancora vivo e per dare inizio ad uno sprint suicida, continuo a guardarmi in giro e vedo mille cose che prima non avevo notato. Negozi, case, verande, e nessun essere umano. Con il sole o senza qui vanno a letto presto.
Arrivo in albergo che il duo è già sotto la doccia. Breve telefonata per accordarsi sull’ora della cena ed anch’io mi infilo in doccia. L’acqua calda mi toglie un po’ del freddo e dell’umido che ho preso nel bosco.
Speriamo domani di non sentir troppi dolori.

Il giorno dopo ed i seguenti sono caratterizzati dal solito giro in giostra che mi propinano le utenti. Aggiungeteci che si sono fatte dare una mano anche da una mia compatriota, che invece di aiutare me aiutava loro nel dare indicazioni per la via che porta alla pazzia.
Una delle cose peggiori è fare colazione e dover parlare di lavoro. La compatriota non la deve pensare nello stesso modo e dopo il fortunato incontro nella sala dove di solito inizio a carburare per la giornata lei attacca. Io mi faccio scudo con lo sfortunato collega che passa da lì, e lei butta giù il carico. Il suo capo. Non ci possiamo tirare indietro. E quindi andiamo avanti. Per fortuna loro hanno un appuntamento e ci lasciano, solo che ormai anche il rito della colazione è andato.

Scusa lettore se non mi dilungo ancora molto, e tronco qui il racconto, ma impegni importanti richiedono la mia presenza... sto diventando “Invecchiato” come l'alcool che mi hanno fatto bere in questa settimana.
Nella prossima puntata si parlerà di...

21 aprile 2009

Luoghi e modi del Comune di Giuseppe Laino

Caro lettore ho ricevuto un messaggio da un'amica:

Non è facile promuevereun libro senza conoscenze, per questo io ho iniziato con questo sms.
Il 1° Maggio esce in tutte le librerie il libro del mio papà...

di seguito una breve recensione

- Luoghi e modi del Comune, per una critica della democrazia verso un futuro consapevole -
di Giuseppe Laino

Alla fine del secondo millennio, centoventi su centonovantadue paesi membri dell’ONU potevano autodefinirsi democratici. La diffusione geografica della democrazia è stata però accompagnata da una perdita di senso che ha finito con il distruggerne totalmente il concetto stesso. Cosicché, in varie pari del globo, si sono compiuti in suo nome orribili misfatti. Occorre dunque, una volta per tutte, intraprendere una sana e robusta critica della democrazia.

É ora, ribadisce Giuseppe Laino in questo saggio critico e lapidario, di riprenderci quel che ci appartiene: il nostro futuro, la nostra vita. Ma in modo consapevole. Nessuno dovrà più arrogarsi il diritto di interpretare la volontà generale. Né di formulare programmi sulla base di supposti bisogni.

Il mondo nuovo è possibile deve essere realizzato da ognuno di noi, nei propri atti quotidiani e minimi. Giacché, di fronte a noi, si prospetta un mondo ricco di regole democratiche, solidali e condivise oppure una barbarie in cui ognuno è lupo nei confronti dell’altro.


Per chi volesse saperne di più:

http://www.edizioniclandestine.com/

Spero che questo piccolo gesto possa essere di aiuto a diffondere anche le piccole voci.

11 aprile 2009

Torino/Bielsko-Biała - 56° puntata


Caro lettore,
forse questo è uno dei momenti in cui mi è più difficile mettere insieme il resoconto.
Credo che tutti sappiano cosa è successo in Abruzzo. I miei utenti in Polonia erano preoccupati per me, e quando sono arrivato mi hanno chiesto se il terremoto aveva colpito me o i miei cari. In quel momento li ho rassicurati, ma con il passare dei giorni, delle informazioni, delle interviste, delle immagini, delle voci, delle lacrime e della rabbia, mi sembrava che tutti quelli colpiti dalla sciagura fossero miei cari. Mi sembra troppo banale dire: ”SIAMO TUTTI ABRUZZESI”, eppure mi sono sentito anch'io uno di loro.
I racconti dei sopravvissuti mi riportano alla mente un terremoto più vecchio, che ha colpito la mia famiglia. Io ero piccolo eppure ricordo i racconti dei miei nonni, la loro angoscia. Il dopo.
Non voglio cadere in ipocrisie o cosa e quindi preferisco fermarmi con le parole qui, mentre con i gesti cercherò di portare un po' di aiuto.
......
Questa è la prima settimana a ranghi ridotti, quindi ero da solo a gestire tutti i problemi della mia area. Ammetto che ci sono stati momenti difficili e stressanti. Se pensate che oltre alle utenti a remare contro c'erano anche i colleghi rimasti in Italia che hanno fatto di tutto per mettermi in difficoltà. Uno mi da un manuale con le informazioni errate. Io lo uso per spiegare il programma agli utenti e poi al momento di andare in produzione tutto va a donnine. Io chiamo per capire cosa è successo, e viene fuori che il programma non funziona come c'è scritto. Bene. Io ho appena fatto fare una cavolata all'utente, ed ora devo capire come risolvere, intanto i casini si sommano. E mentre penso che siano finiti i casini, ecco che poco prima di portare in produzione alcuni dati, la collega da Torino decide di ricoprire il mio lavoro, senza chiedermelo prima, ma dandomene notizia dopo. A lavoro ultimato, perchè lei settimana prossima deve usare le nuove versioni. Io mi trattengo da mandare il mondo in un luogo caldo ed umido. Rimbocco le maniche, tre respiri profondi, e mi rifaccio tutto da capo.
Devo aver avuto la faccia talmente stravolta che una delle utenti mi ha chiesto se andava tutto bene.
C'è stato anche un momento sorprendente. Mentre cercavo di mettere ordine ai vari casini vengo chiamato dalla responsabile dell'ufficio. Come già detto ormai ogni volta che mi chiama mi aspetto il decollo di un padulo, ma questa volta trovo tutto l'ufficio riunito in semicerchio. Una specie di plotone. Erano in posa come per la foto scolastica. Ed ecco che sbuca una busta con tre regali. Uno per me e gli altri per i colleghi rimasti in Italia. È la prima volta che ricevo un dono dagli utenti. Quasi mi commuovo. Piccolo discorso del capo e poi bacetti di ringraziamento. Un paio delle anzianotte si lanciano un po' troppo con le effusioni, credo che una abbia provato a mettermi la lingua nell'orecchio, ma mi ha fatto davvero molto piacere. Ed anche se mi hanno regalato un uovo di cioccolato, va bene lo stesso. In questi casi è proprio il pensiero che conta.
In questa settimana mi sono anche accorto di quanto cicchetta il responsabile del progetto. La sera, prima di andare a letto, ci siamo sempre fermati a fare due chiacchiere nella hall dell'albergo, sempre più deserto con l'avvicinarsi della Pasqua, ed ogni chiacchiera è stata accompagnata da un bicchierino di vodka. Questa è quindi risultata essere la settimana più etilica, dal mio punto di vista.
Ricordo che la prima sera avevamo il dubbio di quale tipo di acqua di fuoco bere. Abbiamo deciso per entrambe. Il tenore poi è stato sempre lo stesso. Il mio fegato giovedì mi ha chiesto perdono, perchè qualcosa doveva aver fatto visto come lo trattavo. Venerdì ho quindi deciso di trattarlo bene. Acqua ed insalatina, evitando di usare la salsa che veniva consigliata dal produttore.
E dopo tante parole sui fatti, vediamo se riesco a mettere giù anche qualche riga sulle sensazioni.
Quella di essere abbandonato dai miei colleghi, credo traspara dalle parole già scritte, mentre la sensazione di vacanza, provata durante il viaggio in ritorno, è una novità. Già dal check out in albergo l'area era differente. Il non dover tornare in ufficio, e pensare già che la prossima settimana sarà di riposo. Aggiungiamoci che anche la tappa centro commerciale è stata arricchita da bancarelle tipo mercatino estivo, piene di prodotti tipici che spaziavano dal cibo alle stoffe ricamate o ai lavori di artigianato. Somma il fatto che lungo la strada il traffico era scarso, il sole alto, il cielo quasi azzurro. Sembrava proprio una di quelle partenze per il mare, o meglio, per la villeggiatura.
Non voglio tediarti ancora con i miei sproloqui e quindi ti saluto augurandoti i miei più sinceri AUGURI DI UNA SERENA PASQUA.
Nella prossima puntata si parlerà di...

09 aprile 2009

SOLIDALE - ABRUZZO 09

Non so se può sembrar popoulista o cosa... in queste situazioni è difficile, a volte, trovare le parole giuste o le azioni da compiere.
Comunque ho letto in un altro blog:

VEDIAMO SE FUNZIONA VERAMENTE ,
E SE LE BUONE IDEE ARRIVANO AI PEZZI GROSSI.


1) ANNULLIAMO IL MONTEPREMI DEL SUPERENALOTTO, CHE è QUASI DI 40 MILIONI DI EURO,E DONIAMOLO A CHI NE HA BISOGNO IN ABRUZZO
2) RIMANDIAMO A CASA QUELLE PERSONE DEI REALITY E DONIAMO I MONTEPREMI
3) CHE I POLITICI DONASSERO LO STIPENDIO DI APRILE,
4)ANCHE I CALCIATORI DONASSERO UN MESE DI STIPENDIO,COPIA, INCOLLA E DIFFONDI.


Ora non so caro lettore cosa tu ne possa pensare, ma a volte le idee semplici sono quelle che funzionano meglio.

04 aprile 2009

Torino/Bielsko-Biała - 55° puntata


Caro lettore un altra incisione è stata fatta sul la scrivania, il che significa che un'altra settimana di trasferta è andata. Una settimana ricca di novità.
La prima, forse la più importante, è che con l'inizio di aprile è arrivato anche il sole. Non riuscivo a crederci. Ormai avevo perso le speranze, ed invece ecco che il sole ha fatto prima capolino tra le nuvole e poi eccolo lì, con tutta la sua capacità di cambiare l'umore delle persone e l'aspetto delle cose. Il posto ora sembra un po' più ameno. Il grigiore ha aumentato le sue sfumature, e sembra un po' più colorato.
La seconda novità è che il team ha iniziato la sua lenta riduzione. Siamo partiti in 6 tre mesi fa, e questa è la prima settimana in cui siamo staffati solo il 5. Abbiamo perso la quota rosa del team. Eravamo così abituati a muoverci in 6 che una sera abbiamo chiesto che il conto della cena venisse diviso appunto per 6. Il cameriere, stupito e con il dubbio di non aver capito bene il nostro esperanto, ci ha chiesto conferma del numero. Noi ci siamo guardati intorno per fare un breve controllo e poi ci siamo resi conto che ormai eravamo solo 5. La prossima settimana “perderemo” un altro componente, il “ministro” ed inizieremo a viaggiare solo in 3. Il sottoscritto, il collega fashion e lo stacanovista che si alternerà con il l'ex dreadlock man alla guida della spedizione nelle terre polacche.
La terza novità è stata sostituire la gita del venerdì mattina in un centro commerciale per fare gli acquisti di beni di prima necessità (vodka, sigarette, caramelle, dolciumi vari, piccoli doni), se si vuol tornare a casa ed avere una degna accoglienza, con 2 ore di lavoro aggiuntivo. Quindi niente serata godereccia, niente sveglia rilassata, niente colazione con calma, niente passeggiatina tra gli scaffali del supermercato, niente chiacchierata con gli amici mattinieri via internet. Nulla di tutto ciò, ma ennesima mattina di corsa per arrivare presto in ufficio. Per fortuna il sole fa pesare un po' meno questa novità. Il “ministro” , poi, è stato rapito da un utente che in tre mesi solo ora si è svegliato dal torpore invernale, e i neuroni usciti dal letargo hanno generato mille domande che hanno messo a rischio la nostra tabella di viaggio, ma per fortuna la squadra di soccorso lo ha liberato e la guida dell' ex dreadlock man ci hanno fatto recuperare il tempo perso. Per inciso abbiamo fatto nuovo record sul tragitto fabbrica aeroporto.
La quarta novità è che per la prima volta, mentre sto spiegando una procedura ad un'utente, questa scappa in lacrime. Calma lettore, non sono un bruto. Io non c'entro con questa reazione. Lasciami spiegare. Allora le cose sono andate così. Finisco di spiegare la procedura ad un'utente ed inizio a spiegare la stessa procedura alla seconda utente. Avendo riscontrato alcuni problemi nel flusso di dati a causa di un errore fatto dall'altro team, ero già pronto a trovare delle difficoltà. Iniziamo e sembra andare tutto bene. Tra tutte le utenti quella che affianco ora è quella che parla il miglior inglese, quindi anche le difficoltà di comunicazione dovrebbero essere minime. Facciamo tutta la procedura ed alla fine c'è una squadratura di 4 centesimi di PLN su una cifra a 5 zeri. Lei prima di registrare la transazione chiede alla sua capa. Non so cosa si dicano perchè il mio polacco si ferma a poche parole, so solo che lei ad un certo punto si alza in lacrime, polacche, e scappa via. Io resto come una delle teste dell'isola di Pasqua. Pietrificato. Non so cosa dire, mi mancano le parole polacche, e non oso chiedere cosa sia successo. Dopo dieci minuti la ragazza rientra, con gli occhi ancora un po' lucidi, e si scusa dello scatto. Ricominciamo a lavorare ma ora l'area non è più tranquilla e rilassata, ma molto professionale e distaccata. Finisco la mia spiegazione e la lascio lavorare. Per fortuna che il giorno successivo sembra che tutto sia passato e si ricrea l'atmosfera che con tanta fatica avevo costruito con gli utenti.
La quinta novità è lo scrocco di un passaggio in auto al capo per tornare a casa. Peccato che abbia dovuto pagare pegno. Mi sono dovuto sorbire un'ora di discorsi sul lavoro, la situazione contingente, la necessità di fare sacrifici, i piani futuri non ben dettagliati, e via dicendo. Per fortuna che una telefonato l'ha tenuto impegnato per un po' ed io ho potuto pensare ad altro.
Lo so lettore, non sono queste grosse novità. Tu ti saresti aspettato di leggere di liaison con le indigene, o guerre a base di testate o di super pettegolezzi, ma per ora nulla di tutto ciò è accaduto e quindi dovrai accontentarti di questi piccoli picchi sulla linea monotona di questa avventura polacca.
Nella prossima puntata si parlerà di...