24 aprile 2010

Tra Alba e Tramonto – 5° puntata

Buon fine settimana caro Lettore. Ti chiederai perchè inizio questo post con una frase che tipicamente si dovrebbe trovare in calce, mi dispiace ma non ho una risposta valida da darti. Per questa volta ti dovrai accontentare di questo incipit.
In questo post non vorrei perdermi in un panegirico di parole e cercare di andare subito al sodo.

Cavoli, caro Lettore, ho scritto quattro righe è ci sono dentro così tante parole poche usate che mi faccio quasi paura. Ora dovrei usare la formula “BANDO ALLE CIANCE E DIAMO FUOCO ALLE POLVERI” e perchè esimermi dal farlo... aiuto il vocabolario mi è andato di traverso.

Comunque so che quello che più ti incuriosisce è sapere cosa è successo questa settimana nelle Langhe ed allora ecco il resoconto... va bhè caro Lettore oggi va così con le frasi fatte.

Sono partito domenica sera, da solo, perchè per vari motivi c'era la necessità di essere autonomi. Quindi lunedì mattina arrivo in ufficio e mi metto in attesa della collega che doveva avere una riunione in un altro dei tre palazzi sparsi per Alba, appartenenti al cliente per cui lavoriamo.
Lei arriva prima del previsto dicendo che si era sbagliata e che la riunione era venerdì mattina non lunedì. Comunque questo non ferma il normale flusso degli eventi ormai standardizzati come la riunione del lunedì mattina. La giornata scorre poi come tutti i lunedì con attività da fare e cose da vedere ed imparare. Inizia anche la mia vera formazione da senior aziendale, con prima indicazione degli obbiettivi e cose. Inizio così anche un attività d'introspezione personale.
Martedì sono io l'autista del team. La macchina della collega è dal meccanico a riparare un regalino lasciatole nel parcheggio. La cosa più rilevante è un'altra. L'evento mondano. Siamo andati al cinema a vedere una bella commedia francese: IL PICCOLO NICOLAS ED I SUOI GENITORI.
Il cinema è il classico cinema da oratorio, nulla a che vedere con le multisala metropolitane. Arriviamo un po' prima perchè pensavo di trovare folla, ed invece ci classifichiamo terza e quarto. Trascorsi 5 minuti siamo ancora solo in quattro nella sala, tanto che penso ad una proiezione privata ed al fatto che la contemporanea semifinale di Champions Legue abbia catalizzato tutti davanti al televisore. Dopo 10 minuti però inizia ad arrivare gente, ed alla fine saremo noi due quelli che alzano un po' l'età media degli spettatori. Il film è molto divertente ed aiuta anche a distogliere la mente dal lavoro, che sembra ormai l'unico argomento di discussione.
Mercoledì il duro scontro con una realtà a me lontano. Assisto al dialogo tra la mia collega ed un'altra ragazza. Loro hanno una visione del lavoro che è l'antitesi della mia. Per loro il lavoro sembra essere la parte più importante della propria vita. Usano anche frasi uguali per esprimere il concetto, ed il che un po' mi spaventa, ma forse sarà dovuto al fatto che hanno una formazione lavorativa molto simile, visto che hanno lavorato/lavorano per la stessa società, che ha dirla tutta è anche una di quelle per cui non andrei mai a lavorare, ma questa è un'altra storia.
I loro racconti di vita lavorativa un po' mi spaventano e mi turbano. Vuoi vedere che sono io che non ho capito nulla della vita, io che vedo il lavoro come una parte della vita, ma non di certo la principale, anzi nella mia classifica non entrerebbe neanche in semifinale.
Comunque provo a capire, sforzandomi, le loro motivazioni.
Giovedì è una giornata tragica. Io sono ancora un po' turbato, la collega non sta bene, e si respira aria cattiva. Tra le altre cose sono sempre più deluso dal comportamento ignavo dei miei colleghi. Solo in pochissimi hanno risposto alla mia mail d'invito, e la maggior parte dei pochi che hanno risposto lo hanno fatto dopo mia sollecitazione. Questo si trasforma in un altro argomento di discussione che però porta al voler combattere questa apatia generale proponendo altri eventi. Tanto che la collega propone l'organizzazione di un Vespertino.
Nel pomeriggio ricevo risposta ad una mail inviata agli utenti. Il primo commento alla lettura della loro risposta è che sono degli idioti, cosa che pensano anche le altre persone del gruppo. Ci ritroviamo quindi in tre a rispondere, ognuno per la propria area, alla mail. Io per la prima volta devo fare quello che smussa gli animi e deve cercare di non fare polemica. INCREDIBILE. Il lavorare però tutti insieme ci porta alla decisione di cercare di organizzarci anche per i giorni futuri in tal modo.
Per fortuna che anche giovedì in qualche modo passa, perchè anche prepararmi la cena mi è sembrato un ostacolo insormontabile.
Venerdì, sbrigate le faccende di routine, scendo ad incontrare gli altri e cominciamo a lavorare. Si forma un bel clima ed il lavoro sembra un po' meno pesante.
La serata che avevo cercato di organizzare con i colleghi è definitivamente saltata a causa della defezione di metà di quelli che dovevano venire, che non hanno avuto neanche il coraggio di scrivere di persona ma hanno mandato un portavoce. La DELUSIONE davanti a questi personaggi ed al loro modo di fare è davvero tanta. Mentre scrivo la mail dove avverto che la serata è saltata a causa della bassissima partecipazione, mi trovo a riscrivere la frase di saluto più volte. Vorrei far capire a questi personaggio cos'è l'educazione e cosa significa “partecipare” ma i tono mi sembrano sempre polemici o cosa ed allora mi accontento di un semplice SALUTI e rimando questa mia rivalsa a queste righe ed alla canzone che non ho potuto dedicargli ma che tu, caro lettore, troverai di seguito.

… all'inseguimento del sole ...

17 aprile 2010

Tra Alba e Tramonto – 4° puntata



Caro Lettore, eccomi di nuovo qui. Come inizio non è molto originale, e per questo ti chiedo perdono, ma ho passato la mattinata dal dentista e non mi sono ancora ripreso.
Comunque questo non centra molto con questa rubrica, quindi incominciamo a raccontare.
Lunedì oltre ad essere il primo giorno della settimana, quello del viaggio di andata, quello dedicato alle riunioni di avanzamento, è stato anche il giorno della riunione aziendale della mia società.
Le settimane precedenti sono state ricche di voci su riassetti e fusioni, motivo per cui, io e la mia collega abbiamo deciso di partecipavi sobbarcandoci (a dire il vero più lei che io) il doppio viaggio in un solo giorno. Quindi lunedì mattina ho fatto colazione a casa, pranzato ad Alba con la responsabile del progetto ed alcune persone del team, e cenato a Milano con i colleghi. Una super trottola. Va detto che la riunione è stata più noiosa del solito, ed era più indirizzata al management che a noi dipendenti. Ci saranno delle modifiche negli assetti, e noi per fortuna abbiamo evitato di trovarci il mio vecchio capo come responsabile d'area, voce che aveva fatto stampare lettere di dimissioni e iniziare ricerche di nuovi lavori.
Dopo due ore e mezzo di noia, dove solo un collega, oltre il sottoscritto a posto domande all'oratore, giusto per far capire il livello di interesse da parte dei miei colleghi, l'unica informazione che ai più interessava, cioè dove sarà la nuova sede, non è stata data. Dopo questa riunione fiume, ci siamo divisi in vari gruppetti ed abbiamo proseguito la serata tra colleghi. Mi sono così aggiornato sulla vita aziendale, sui progetti, sulla vita in ufficio e fuori.
Il ritorno ad Alba nella notte è passato come ormai tutti i viaggi tra chiacchiere, più o meno serie, e risate. Arrivato in residence sono crollato.
Martedì poi è stata tragica, poche ore di sonno, pausa pranzo passata a fare la spesa, con micro abbiocchino durante lo smistamento dei viveri. Per tutto il pomeriggio ho pensato di avere della gelatina al posto del liquido cerebrale. Tornato in residence, sono giusto riuscito a cuocere una bistecchina e poi a nanna.
Mercoledì è da ricordare come il primo giorno di spedizione sulle colline intorno ad Alba. Infatti dopo la solita giornata lavorativa, ho deciso di fare una sgambata, e questa volta ho puntato direttamente la cima di un colle, peccato che anche questa volta ho trovato che era recintata. Comunque ho proseguito per vedere almeno il paesaggio dall'altra parte. Sono arrivato sino a Rivoli, una frazione di Alba, credo. Lì ho incontrato anche un leprotto che scorazzava per le vigna ancora spoglie di grappoli.
Sulla strada del ritorno mi sono goduto il tramonto ed il paesaggio. Davvero spettacolare.
Mentre rientravo ho avuto paura di non riuscire a rientrare a causa di allucinazioni geografiche.. ho costeggiato il quartiere di Santa Rosalia, per un attimo ho pensato di essere in Sicilia. Il giorno dopo chiacchierando con la responsabile del residence ho scoperto che esiste davvero una zona che si chiama così. Ed è anche molto bella, mi ha detto.
Giovedì sarà ricordato, invece per la gita dal carrozziere. Abbiamo trovato la macchina aziendale con lo specchietto di sinistra in parte rotto ed un bel graffio sul passa ruota. La maggior difficoltà è stata far alzare presto la collega.
Dopo tanto tempo, ho passato la sera a vedere uno dei film del pacchetto Trasferta in Slovacchia che non ero riuscito a vedere. Per vederlo stando comodo ho anche sposato una buona parte dei mobili che ho in usufrutto, cioè il tavolo e le 4 sedie, che da soli compongono il 70% dell'arredamento della zona giorno.
Venerdì è stata una giornata ricca. Richieste fatte e ricevute, prima riunione per decidere se inserire per un breve periodo una terza persona, ritiro della strumentazione per collegasi da remoto, ed altre piccole cose, ma principalmente è stato il primo giorno che tutto il team è andato a pranzo insieme. L'occasione è stata l'aperitivo d'inaugurazione della nuova casa di una collega. Per prima cosa va detto che la casa si trova in collina ed è in ristrutturazione essendo una vecchia casa colonica, con grandi vani, muri spessi, un terrazzo con una vista mozzafiato ed uno splendido giardino. L'ospitalità poi è squisita come gli insaccati ed il formaggio che ci siamo mangiati. Senza tralasciare la mega bottiglia di prosecco e la grappina finale. In breve il pomeriggio è stato a dir poco poco proficuo causa postumi delle libagioni.
Il ritorno a casa è stato un sermone sugli obbiettivi lavorativi, di cui ho apprezzati alcuni passaggi, mentre altri sulla dedizione, quasi religiosa, al lavoro un po' meno.
Andata com'è andata questa è stata la prima settimana completa in residence. Ed è finita.
… all'inseguimento del sole ...

10 aprile 2010

Tra Alba e Tramonto – 3° puntata


Buon giorno caro Lettore, come va? Ci stiamo avvicinando a quota 10.000 contatti. Un anno fa pensavo che sarebbe stato impossibile giungere ad una cifra così tonda, ed invece a volte le cose cambiano, e la vita ti sorprende. Ma non è il caso di autoglorificarsi, non è proprio il caso.
Dopo questo inizio un po' così vediamo se riesco a raccontare di questa settimana iniziata nella sera del lunedì di Pasquetta, quando la maggior parte faceva ritorno a casa dopo la classica gita fuori porta ed io facevo ritorno ad Alba, dopo una giornata passata in famiglia.
Lunedì sera la maggior parte delle macchine viaggiavano in senso contrario al mio, ed io come un salmone risalivo la corrente. Forse Lettore ti starai chiedendo che fine ha fatto la collega con cui divido questa avventura nelle Langhe. Lei rientrerà a Milano martedì. Comunque riesco a fare sfoggio del mio pessimo senso dell'orientamento, e più di una volta penso di aver sbagliato strada o cosa, distratto dal paesaggio che mi sembra di vedere per la prima volta. Anche la strada mi sembra del tutto nuova, eppure mio padre me l'ha descritta anche con dovizia di particolari. Io controllo i chilometri percorsi per verificare quanto manca all'arrivo. Fino all'ultimo mi immagino perso per valli e colline, ed invece eccomi arrivare sano e salvo. Scarico il bagaglio e mi metto a tavola. Gesto che avrei potuto benissimo evitare viste le libagioni del pranzo famigliare, ma mi sembrerebbe di fare torto al cuore di mamma che mi ha preparato una busta di cibo.
Martedì c'è poca gente in giro, ed anche l'ufficio è semi deserto. Io ho un po' di cose da fare, quindi testa china e giù a pigiare i tasti e a muovere il mouse. A pranzo decido di fare una scappata al supermercato e poi in residence. Il pomeriggio va via come la mattina. Ed ecco che mentre torno alla mia fetta di formaggio decido che è il giorno ideale per fare una sgambata, visto la quantità esagerata di calorie ingerite. Arrivato, mi cambio ed esco.
Ed eccomi vestito di tutto punto cercare il miglior percorso da fare. Sono così di buon'umore che decido di puntare alla cima di una delle collinette che circondano la città, peccato che tutte le stradine che incrocio o sono chiuse o sono private. Mi domando come mai non ci siano indicazioni che tutte queste diramazioni sono in realtà cul de sac. Poi noto che tutte queste viuzze non hanno un nome ma riportano l'indicazione via Tal dei tali dal numero tot al numero tot+n. Ecco perchè manca il cartello blu con la T rossa. Comunque nel mio peregrinare vedo e scopro parti della città, come la sua “zona sportiva”, il suo camping, il suo giardino con il percorso vita, la sua zona di villette basse che sembrano più adatte ad un villaggio vacanza, la zona della chiesa ortodossa.
Rientro stanco e soddisfatto.
Mercoledì è il giorno in cui rientra la mia collega, oltre che il primo della tre giorni di video conference con i turchi per l'approvazione della Business Blue Print (documento di presentazione di ciò che gli andremo ad implementare e di come funziona il tutto). L'organizzazione è molto semplice, la mattina io smanetto a cercare di sistemare bachi di programma ed a cercare informazioni che ci dovrebbero dare gli eredi del sacro romano impero d'oriente, ed il pomeriggio, nella sala riunioni, che non è altro che una mansarda riadattata, a seguire la presentazione e dove possibile supportare la collega. Lo spettro di fare nuovamente nottata al pc per fortuna viene scacciato, e riesco a godermi un po' di sana lettura, ma davvero poca ahimè.
La collega continua a ripetermi che questa volta usciremo presto, torneremo presto a casa e via dicendo, ma queste cose non si avverano mai.
Iniziano anche a correre voci sulla ristrutturazione aziendale, che in alcuni degli scenari supposti presenterebbero come nuovo capo dell'area in cui lavoro del mio vecchio capo. Questa voce incontrollata ha fatto partire la preparazione di lettere di dimissioni, ma per fortuna tutto è rientrato. Ora non ci resta che aspettare la riunione di lunedì e sapere cosa ne sarà del nostro futuro.
Quasi dimenticavo. Venerdì prima di uscire dall'ufficio, con quelle due ore di ritardo sulla tabella di marcia, il gran capo dell'IT scambia qualche parola a proposito del budget dell'anno prossimo (anno fiscale, quindi dal 1° Settembre). Viene fatto il mio nome, come new entry e quindi voce di costo, sulla gestione delle risorse future, sulla possibilità di tagli e di nuovi progetti. Cose che in realtà già si sapevano, ma che ora hanno un aria di maggiore ufficialità.
E finito anche questo venerdì. Si riparte verso est. Decido di cambiare strada, per evitare il traffico della tangenziale di Milano, ma come dice il proverbio: CHI LASCIA LA STRADA VECCHIA PER QUELLA NUOVA... nel mio caso sbaglia uscita dell'autostrada e gli tocca tornare indietro. Alla fine, traffico, incidenti stradali, errori personali restano alle spalle ed arrivo a casa. Ora posso dire che questa settimana è davvero finita.
… all'inseguimento del sole ...

03 aprile 2010

Tra Alba e Tramonto – 2° puntata


Caro Lettore innanzitutto Buona Pasqua a te ed ai tuoi cari.
Chi sa se sei anche tu dietro alle storiche pulizie pasquali, al cambio armadi, anche se la giornata di oggi consiglia di aspettare ancora un po' che che ne dicano i meteorologi.
Comunque che dire di questa settimana. Per cominciare che ho preso possesso dell'appartamento nel residence, eh sì, questa volta non è una piccola stanza, ma un vero è proprio appartamento con tanto di sala con divano e angolo cottura, corridoio, ed addirittura il balcone. In cucina c'è anche il forno e la lavastoviglie. Nell'affitto è compreso anche l'utilizzo del garage, quindi anche la macchina ha un giaciglio riparato. Ok, non è tutto rose e fiori. La televisione della sala non si sente bene, si vedono pochi canali, ma la cosa più strana è la forma. Ho un appartamento che ha la forma di una fetta di formaggio. Uno spicchio di palazzo. Sembra un pezzo della prua della nave, e quando si va in balcone sembra di essere sul Titanic. Se trovassi anche la ragazza che si fida di me potrei apparecchiare il buon Di Caprio in quattro e quattro otto.
Questo ha significato la prima spesa fatta al supermercato di Alba, la prima cena cucinata, così come la prima colazione.
Per quanto riguarda il lavoro i ritmi sono ancora sostenuti. Lunedì e mercoledì si è fatto ancora nottata, giovedì le promesse di tornare a casa presto di sono infrante contro la dura realtà, che ci ha fatto uscire comunque tardi e venerdì nonostante la giornata di ferie ho dovuto accendere il pc e lavorare.
Vediamo cosa c'è ancora da dire, sono stato invitato a pranzo dalla collega mercoledì, in quanto martedì aveva incontrato, per motivi di lavoro, un altro gruppo e mi doveva allineare. Quindi il primo pranzo “cucinato” della mia vita in trasferta.
Giovedì 1° Aprile poi c'è stato il “GONNA DAY” e tutte le colleghe si sono presentate con tale indumento, o quasi. Anche quella che mi sembra aver capito essere il maschiaccio del gruppo femminile in ufficio si è presentata con un vestitino niente male, tanto che ha riscosso buoni consensi, ma il top lo ha toccato una collega, che per quanto ho capito erano 10 anni che non indossava una gonna, si è presentata con una mini da applausi. Ci ha raccontato che non la indossava da 10 anni, ed il marito ha chiamato per avere una foto dell'evento. Anche il capo dell'area IT ha plaudito alla manifestazione che ha alzato l'umore dell'open space, e non solo quello.
Per ora non sono ancora previsti eventi sportivi e ludici, ma mi sto organizzando e spero quanto prima di rendervene partecipi su questo blog.
Un'altra novità riguarda il viaggio di ritorno. La capa mi ha obbligato a parlare quasi tutto il tempo in inglese. Cercando di fare anche dei discorsi di senso compiuto, e non parlando solo di tempo e cavolate.
Anche questa volta il viaggio è passato in un baleno, e non credevo di riuscire anche a ridere in un altra lingua.
Ed ora alcune note amare.
In questi giorni è venuto a mancare un grande artista italiano, magari poco conosciuto, ma davvero grande. A lui la chiusura di questo post.
Ciao Nicola


… all'inseguimento del sole ...

27 marzo 2010

Tra Alba e Tramonto – 1° puntata


Caro lettore, eccomi ancora qui a scrivere di avventure e vicende vissute in lande più o meno lontane.
Come già anticipato la scorsa settimana, lunedì sono partito con una collega alla volta di un'altra città piemontese, nota per il tartufo ed il suo dolcetto, dove trascorrerò i prossimi mesi.
La prima cosa che da dire è che la collega il mattino è molto più sveglia dell'autista che l'ha preceduta, tanto che abbiamo chiacchierato per tutto il viaggio. Ovviamente il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino era molto diverso, meno pianeggiante e con più colline rispetto a quello che incorniciava i precedenti viaggi sul suolo sabaudo, ma ci saranno altre occasioni per parlare di paesaggio. Vediamo le principali differenze rispetto all'avventura nella città dei Savoia. La più evidente è la dimensione. La città è più piccola, il palazzo degli uffici è più piccolo, l'open space è più piccolo, l'albergo che mi ha ospitato è più piccolo, anche se di gran lunga migliore dei tre provati sino ad ora in Piemonte. Lettore, se ti capita di passare da qui è vuoi fermarti ti consiglio l'Hotel Langhe. Ma andiamo avanti con le differenze. Il team è più piccolo, ma la società trasmette un aria di maggiore internazionalità. Si parla di stabilimenti in mezzo mondo, ed il cuore è in questa piccola città.
Si parte subito a botta, come dicono i ccccciovani, dopo meno di un ora sto già customizzando il sistema, verificando la documentazione e mi preparo per il mio primo SAL (Situazione Avanzamento Lavori). Qui conosco la totalità del gruppo di persone impegnate sul progetto, o quasi.
Praticamente sono già parte integrante dell'ufficio e non conosco ancora i nomi di tutti. L'ambiente è brioso, anche grazie alla collega che è l'emblema della positività e dell'allegria, oltre ad avere una grande competenza sul lavoro che andremo a fare. Lei sarà la mia tutor sul progetto, e devo dire che mi ritengo fortunato perchè spero di imparare molto, ma questo caro lettore è meglio che resti tra noi.
Il lavoro è tanto e l'albergo non è molto vicino. L'accoglienza è molto professionale ma già si respira un area di famiglia. L'arredamento è molto particolare. Vado in camera e disfo la valigia, poi scendo a cenare. Non ci sono piatti a base di carne, ma il risotto e l'insalata “rotonda” che mi vengono serviti sono di ottima fattura.
Martedì scorre tra documentazione, lavoro a sistema e apprendimento del modello societario. Pranzo da solo perchè la collega viene incastrata in una call conference, ma così ho l'opportunità di vedere un po' la città. La sera parto con la mia prima esplorazione. Parto dall'albergo, che si trova in periferia e mi reco in un'osteria nel centro della città. Ho così l'occasione di vedere anche la parte storica della città che è conosciuta anche per le sue torri, che sono decantate anche nel libro di Beppe Fenoglio I ventitré giorni della città di Alba. Eccomi a fare il turista. Vicoli e portici, costruzioni medioevali e risorgimentali. Piccole e grandi chiese. Anche se piccola, Alba è molto ricca, architettonicamente parlando. L'osteria rimanda la stessa aria famigliare che avevo respirato in albergo. Mangio molto bene, e forse anche un po' troppo, ma la scarpinata del ritorno aiuterà la mia digestione.
Mercoledì scorre ed io mi sento sempre più parte dell'ufficio e del progetto, tanto che la collega mi anticipa che potrei essere incastrato anche in altre attività. La sera la passo prima a cercare un locale dove vedere le partite. Sono fortunato e trovo un Kebabbaro con televisione, riesco così a vedere un po' di calcio con commento internazionale che rende più interessante le partite. Alla fine dei primi tempio mi rendo conto che se voglio avere una speranza di dormire devo fare quattro passi. Esco e mi reco questa volta verso la periferia per vedere cosa c'è oltre l'incrocio dell'albergo. Non c'è nulla se non più stelle e più profumo di erba bagnata, visto che mi sono beccato anche un pochino di pioggia, ma non abbastanza da chiamarla temporale.
Torno in albergo e crollo. Il meritato riposo del camminatore.
Giovedì si ricorderà come una giornata infinita. Nella pausa pranzo vado con la collega ha fare un test d'inglese, che dura più del previsto, tanto che siamo costretti a pranzare con un panino preso alle macchinette. Poi la sera, usciti dall'ufficio vengo introdotto ad un altro progetto che la società per cui lavoro sta seguendo in un altra città. Il che significa fare l'una di notte dietro a presentazioni e traduzioni.
Venerdì mattina la sveglia è dura, davvero dura. Vedo anche la prima scena di traffico cittadino, ben dieci macchine in colonna, per lavori in corso. A Milano non sarebbe considerato neanche come rallentamento, anzi credo che la totalità degli automobilisti firmerebbe per situazioni del genere anziché quelle in cui si devono ritrovare quotidianamente.
Non so come ma anche questa giornata passa. Ci si rimette in macchina e si torna a casa. Per tutto il viaggio si è parlato di libri ed approcci alla vita, così che il tempo è passato più velocemente dei chilometri sotto le ruote.
… all'inseguimento del sole ...

21 marzo 2010

Prologo - Nuova trasferta


Caro lettore,

eccomi di nuovo a mangiare chilometri delle autostrade italiane. Si proprio così. Sono di nuovo in viaggio, questa volta per fare un colloquio, cosa che non faccio da anni, ormai. Dopo un po' di tempo passato nell'affollato ufficio di Milano, il mio nuovo capo mi ha organizzato un colloquio in una città delle Langhe.

Mercoledì, festa di San Patrizio, mi da appuntamento in un autogrill della tangenziale milanese, neanche fosse un incontro clandestino. Si parte con tutta calma, tanto il mio colloquio è fissato per il tardo pomeriggio. La prima scena degna di nota e vedere il nuovo capo cercare un carica batterie per auto all'autogrill. La cosa buffa, oltre la sua goffaggine, è il fatto che la sera prima si era raccomandato di tenere accesi i cellulari. Va da se che compra il caricabatterie, solo dopo aver telefonato al responsabile IT per aver conferma del tipo di cellulare che ha in dotazione, riuscendo comunque ad acquistare tra i vari modelli quello con il peggior rapporto qualità prezzo. Nell'autogrill successivo, infatti, troviamo un modello migliore ad un prezzo inferiore, ma questo potrebbe essere considerata una confutazione di qualche teorema della famiglia Murphy.

In viaggio gli chiedo un po' di cose sul futuro dell'ufficio, soprattutto sulla futura localizzazione. Lui mi dice che non ne sa nulla, per poi smentirsi cinque minuti dopo al telefono con un fornitore. Ma lasciamo perdere. La comunicazione non è mai stato il punto forte del nostro management. Il loro punto forte sono le barzellette. Il viaggio passa, tra le mie domande e le sue telefonate, da cui vengo a sapere molte delle cose che non dovrei sapere.

Arrivati nella cittadina piemontese, dopo aver incontrato la collega che lavora lì da più di un anno, vengo abbandonato sul ciglio della strada come i cani ad Agosto. Mi promettono che mi verranno a riprendere prima che il mio capo e la collega si eclissino per la consegna della pagella. Io mi faccio un paio di giretti, ma la città è piccola, molto piccola se confrontata alla metropoli milanese, e sono anche in periferia. Cose da vedere zero, ma se passo al colloquio avrò tempo di conoscere meglio la cittadina. Comunque mi godo la giornata di sole, e l'idea di essere pagato per fare una passeggiata non mi dispiace neanche. Mi chiedo anche se quella diverrà la mia città per i prossimi mesi, ma cerco di non farmi troppi film. Una cosa alla volta. Prima devo superare il colloquio. Ne hanno già fatti fuori due, ed un po' sono preoccupato. Mi sembra di essere tornato al periodo degli esami in università.

Il capo e la collega si presentano con più di venti minuti di ritardo all'appuntamento, con zero telefonate o scuse sa parte del capo, ma almeno mi offre il pranzo.

Ora c'è da risolvere il dilemma di dove stare sino all'ora del colloquio.

La mia collega lo risolve ospitandomi nell'open space dove lavora, e presentandomi quelli che potrebbero diventare i miei colleghi. Ad ogni collega che arriva, dopo la pausa pranzo, lei ripete la stessa presentazione come se fosse una poesia mandata a memoria.

La cosa riscuote anche un certo successo.

Il capo intanto è perso in riunioni con le alte sfere.

Faccio un test di colloquio con la collega, che mi da anche un paio di dritte e mi tranquillizza per il colloquio.

Arriva il momento, e come quando facevo gli esami, entro in trance. Le risposte mi vengono in automatico. Uso anche un paio delle dritte della collega. Mi sembra di rivedere la scena di alcuni esami passati con dritte di compagni di studio date all'ultimo momento. A proposito, se passate da queste righe GRAZIE AMICI, un pezzo della mia laurea è anche merito vostro.

Non è ancora finita l'interrogazione che già parlano di account di posta, viaggi e problematiche legate alla trasferta. Il capo propone che io possa viaggiare anche di domenica. Questo alla fine sarà il momento più difficile del colloquio perchè a me non aveva detto nulla di tutto ciò, e devo cercare di non fare la faccia sorpresa, ma nella mia testa sono già state armate le testate.

Il fascino ha fatto di nuovo colpo. Esame pass... colloquio passato.

Ora restano da sistemare solo i dettagli ed il viaggio di ritorno.

Viaggio che per fortuna scorre velocemente come la strada.

Da tutto ciò cosa si evince, caro lettore? Che le avventure del consulente con fascino e valigia non sono ancora finite, anzi...

Ci vediamo nel prossimo post.

18 marzo 2010

da Max a Ube percorso continuo

Caro lettore,
se nella prossima settimana ti trovassi a passare da Siena ti consiglio di visitare questa mostra.





L'artista è molto bravo, oltre ad essere un amico.
Se ti capitasse d'incontrarlo potresti gentilmente ricordargli che mi deve ancora un quadro.
Grazie

06 marzo 2010

Mezza Trasferta - 16° Puntata Kechnec


Ciao caro lettore, come stai? Spero bene. La primavera alle porte si fa sentire…. Credo che ha te interessi più sapere delle mie avventure nei paesi dell’est piuttosto che fare le famose quattro chiacchiere fritte.

Allora vediamo di iniziare.

Come anticipato nella puntata precedente, ad un orario che già si era nel pieno del fine settimana a pavoneggiarsi di aver scampato la trasferta in Slovakia mi arriva la telefonata della team leader che mi avverte delle mia partenza. Si della “MIA” partenza, perché a partire sarò solo io. Per fortuna che almeno strappo il fatto di non partire lunedì ma martedì, così da riuscire ad organizzarmi.

Il primo problema è affrontare il fatto che sarò solo, in terra straniera, a parlare di un argomento a me ancora estraneo ed a dover coprire anche la parte dei colleghi. Ma la primavera aiuta e l’euforia di poter dimostrare di essere “GRANDE” mi fa accettare la cosa tranquillamente, tanto che inizio anche a vantarmene.

Lunedì quindi il compito da fare dovrebbe essere semplice: prenotare aereo e albergo e completare la documentazione, ma come tutti sanno nelle grande imprese c’è sempre qualche difficoltà imprevista da dover affrontare. In breve tra la ricerca del volo (sembra che tutti vogliano andare a Kosice per vedere il concerto di 50CENT e che poi si vogliano trasferire a Milano per una non bene precisata fiera legata alla settimana della moda). In breve perdo mezza giornata per trovare un volo, al costo doppio del solito. Ma cosa si pretende prenotando all’ultimo momento. E per fortuna che ho trovato questo ultimo biglietto. Per l’albergo poi, con il fatto che sono solo non ho diritto alla convenzione, quindi il prezzo sale del 40%. La persona che mi risponde prima mi fa credere che l’aumento è solo del 20%, ma poi noto che nell’offerta ha tolto tutto, e che nella cifra è compreso solo il pernottamento, quindi niente colazione/internet/special room etc. il che, aggiungendo solo la colazione, che costa più di una cena fuori, fa lievitare ancora di più il prezzo. Ringrazio e mi metto a cercare un altro albergo. Il secondo che contatto, mi fa un buon prezzo, peccato che mancherà la corrente elettrica nei giorni che sarò ospite. Il terzo tentativo è anche l’ultimo. La cifra è altina, ma comunque più bassa della prima che ho ricevuto. Qui è tutto compreso e si può pagare con la carta di credito. Quindi vado e prenoto. Riesco alla fine a trovare anche un taxi che mi porta all’aeroporto ad una cifra possibile. Ok ora il viaggio ed il pernottamento sono organizzati.

Chi pensasse che le difficoltà sono finite qui si sbaglia davvero. Prima di andar via il capo scout mi informa che l’unico utente esperto, che fa da filtro per le richieste di supporto sarà in ferie nei giorni del mio soggiorno in Slovakia. Che dire. Più grande è la difficoltà più grande è l’onore. E poi vediamo cosa succede.

In un modo o nell’altro arriva Martedì e l’ora di partire. Per la prima volta mi godo la vip room dell’aeroporto. I mille viaggi fatti in Polonia sono serviti.

La compagnia austriaca non è male ma i panini delle compagnie dell’est riempiono di più. All’aeroporto della città che da il nome anche ad un valzer, credo di incrociare il famoso cantante americano, ma è solo uno che gli somiglia molto. Sul secondo volo che mi porta dalla città tanto amata da Mozart sino a Kosice, invece, incrocio due amici del sempre più citato 50CENT.

Il volo va meglio del previsto anche se al posto del classico panino chimico mi rifilano dei salatini.

Atterraggio, taxi ed arrivo allo stabilimento sono un tutt’uno. Mi butto subito nel lavoro per non sentire troppo il fatto che sono solo. Il pomeriggio scorre così veloce ed anche il taxi che mi porta all’albergo che mi ritrovo per magia seduto al tavolo del ristorante dell'albergo a sorseggiare un po' di brodo di pollo in attesa del piatto principale.

Sono così stanco che non vedo l'ora di andare a dormire. Il risveglio è meglio di quanto pensassi, ed ho ancora la positività delle belle giornate passate con gli amici in Italia. L'autista del taxi è cambiato, mentre il taxi no. Riparto per lo stabilimento, dove dovrò passare la giornata in uno stanzino in attesa che l'utente si liberi per effettuare il training, cosa che non avverrà. Ogni tanto vado a controllare che tutto funzioni. Eh così sembra trascorrere il tempo sino a quando l'ora si fa prossima ai saluti e scoppia la bomba. Mi tocca contare pezzi qui e pazzi lì. Quando, con l'aiuto dei colleghi a Milano, capiamo dove sono finiti i pezzi mancanti, sono da poco passate le 18:00 ma gli statali slovacchi se ne sono già andati. Allora sai cosa ti dico caro lettore, me ne sono andato anch'io, non prima di essermi beccato un lieve rimprovero perchè occupo la sala dei visitatori. Il giorno dopo mi presento in stabilimento e l'utente mi dice che si libera e che possiamo andare nella stanza dei visitatori. Io allora gli rispondo che non ho intenzione di spostarmi se non mi arriva una mail scritta. Ovvio che l'utente tra una telefonata, un problema di minzione che colpisce tutti qui, visto che vanno spesso in bagno ed a prendere un the, l'utente riesce a dedicarmi un paio di ore, in cui cerco di spiegargli il più possibile. Ricevo in cambio solo due domande: la prima è “lo devo fare io?” e la seconda che viene di conseguenza “c'è nel manuale?”. Appena se ne va lui io me ne torno in magazzino dove Gianni e Pinotto, non hanno ancora fatto il compito che gli avevo assegnato nella mattinata. Abbastanza arrabbiato vado lì e gli ripeto che l'attività deve essere fatta prima di subito, e se il mio inglese lascia a desiderare il tono e la faccia no. Allora iniziano a correre ed a cercare aiuto, ed alla fine, dopo un paio di scenette degne di Ridolini, eccoli con il risultato.

Ed anche questa giornata è passata. Ritorno in albergo e corro a comprare un paio di regali nel centro commerciale più triste che abbia visto.

Rientro in albergo a depositarli ed eccomi di nuovo per strada a cercare un ristorante.

Decido per quello del famoso “Ginocchio” per provare anche altri piatti. E lì chi incontro? La sera prima avevo incrociato un italiano che si accompagnava con una bella ragazza slovacca così abbigliata: stivali neri, jeans attillati, camicia leopardata trasparente e reggiseno nero. Ed ora è vestita allo stesso modo ma si accompagna con un ragazzo tedesco, almeno così mi è sembrato dall'accento. Sono quasi tentato di andare al loro tavolo e dire qualcosa, ma perchè rovinare un illusione.

Arriva così venerdì. Mi sento come a scuola l'ultimo giorno e non vedi l'ora che suoni la campanella. Stesso tragitto albergo stabilimento. L'utente mi dice che non può dedicarmi tempo ma che se voglio posso spiegarlo ad un suo collega, che si occupa di altro. Io penso che mi stia prendendo in giro. Gli spiego che non posso parlare di piano dei conti, voci di costo, centri di costo, costi variabili di prodotto, attività, analisi di profittabilità con uno che normalmente verifica la conformità dei pezzi. È come farsi visitare da un idraulico, non bisogna stupirsi se non capisce un tubo... forse l'idraulico il tubo lo capisce ma non è questo il senso del discorso. Passo così la mattinata a scrivere resoconti a finire manuali che tanto non verranno mai letti, come mi è stato confessato quando all'ennesima domanda: c'è nel manuale ho chiesto se l'avesse mai letto.

Non m'importa più di nulla. Inizio a fare il mio conto alla rovescia e quando scatta l'ora X spengo tutto, saluto e parto. Nel tragitto dalla fabbrica all'aeroporto mi arriva la notizia che lunedì sarò in sede in attesa di nuova assegnazione, perciò questa potrebbe essere l'ultima pagina di questa avventura slovacca, motivo per cui questa volta non ci sarà la chiusa “... e la storia continua...” ma un più misterioso:

ed adesso dove si va?...

26 febbraio 2010

Burocrazia


Ed ecco che il mio giorno di ferie lo passo infognato nella melma della burocrazia. Ok lettore aspetta che ti spiego. Questa mattina dovevo, insieme ad altre due persone registrare un documento. La mia presenza, ho scoperto alla fine era per abbastanza relativa, ma da internet e dalle poche informazioni recuperate dal call center, sembrava che la mancanza di solo una delle persone interessate avrebbe richiesto altri mille documenti. Dopo aver capito in quali giorni sarei stato in Italia, e quale giorno si incastrasse meglio con le attività dei miei compagni di sventura, si è deciso per oggi. Dopo un breve briefing fatto ieri sera, dove abbiamo messo giù un piano di battaglia e ci siamo dati appuntamento per la mattina. Un'altra mattina con la sveglia puntata come una guarnigione davanti al condannato ad alzarsi presto anche nel giorno di ferie.

All'appuntamento siamo tutti puntualissimi e partiamo per destinazione ufficio delle entrate. Arriviamo con mezz'ora di anticipo rispetto all'apertura, ma siamo i primi. Ci mettiamo in calma attesa. Piano piano arriva altra gente. Alle nove spaccate si aprono le porte. Corro all'elimina code e come primo arrivato pesco il numero 44, come i gatti che fanno la festa in cortile. Primi ad essere chiamati e primi ad essere cacciati. L'ufficio è sbagliato. Lì i contratti che registrano sono solo quelli tra aziende. L'ufficio a cui dobbiamo rivolgerci è dall'altra parte del paese. Armati di pazienza ripartiamo.

Secondo ufficio. Già l'architettura è più imponente e à la sensazione di un posto pieno di uffici e scartoffie. Nuovo elimina code. Nuova attesa. Per fortuna le persone non sono tante. Finalmente è il nostro turno. Ci sediamo e facciamo la nostra richiesta. L'addetto inizia ad agitarsi e scarabocchia sulla ricevuta del modulo di pagamento che gli abbiamo dato. Per fortuna interviene il suo capo e lo ferma. Ora ci tocca compilare un altro documento per annullare il codice inserito dall'addetto. La responsabile intanto controlla il documento e ci dice che dobbiamo andare allo sportello dell'ufficio di un altro paese. Noi chiediamo spiegazioni e lei ci dice che il codice inserito nella ricevuta del modulo di pagamento fa riferimento ad un altra sede. La persona che è andata a pagare rimane sorpresa perchè ha chiesto ben due volte al call center quale fosse il codice da inserire per andare allo sportello di Magenta e non di Abbiategrasso ed antrambe le volte le hanno dato lo stesso codice. La responsabile dice che ormai questa storia l'ha sentita mille volte. Ci chiede di fare un esposto per segnalare questo problema e che lei non ci può far nulla. L'unico consiglio che ci può andare è che la prossima volta sarà meglio andare direttamente lì a chiedere, si perde un po' più tempo ma si hanno le informazioni corrette. Noi tre ci guardiamo e pensiamo tutti la stessa cosa: noi tutto questo tempo non lo abbiamo.

Facciamo buon viso a cattivo gioco e ci rimettiamo in viaggio. Direzione Abbiategrasso. Lungo il tragitto ci fermiamo a pagare anche l'ultimo balzello in banca. La banca ha un ingresso claustrofobico. Sono sicuro che nel bussolotto per il controllo dei metalli un paio delle persone che conosco non riuscirebbero ad entrare. Ci mettiamo in coda. Una coda della terza età e tutti che prelevano soldi e non pochi. Per motivi di sicurezza non dirò di quale banca si tratta, ma la cosa ha sorpreso tutti noi. L'addetto della banca, a dispetto dell'età che dimostra è nuovo dell'ufficio e chiede mille conferme al collega seduto dietro di lui che sta intrattenendo la guardia giurata in un amabile conversazione.

Paghiamo ed usciamo.

Di nuovo in macchina in direzione ennesimo ufficio. Becchiamo anche il passaggio a livello chiuso. Per fortuna il treno è corto e ripartiamo.

La palazzina sembra la sorella di quella di Magenta. Entriamo e prendiamo il nostro numerino. Aspettiamo pazientemente il nostro turno. Neanche la pausa caffè dell'addetto poco prima del nostro turno ci turba. Ormai la rassegnazione o una strana pace interiore ci pervada. Arriva il nostro turno. L'addetto è molto gentile e preciso. Controlla, ci consiglia ed in poco tempo sbriga la pratica. Lo ringraziamo e ci mettiamo sulla strada del ritorno. Quando ormai pensiamo che sia finita veniamo fermati da una pattuglia dei carabinieri per un controllo di routine. Superiamo anche questo “impiccio”.

Come Asterix ed Obelix abbiamo superato anche questa fatica.

Mezza Trasferta - 15° Puntata


Ed ecco che la settimana di mezza trasferta perde un venerdì. Eh si venerdì non si lavora per recuperare dalle 2 settimane consecutive in Slovakia. E devo dire come non mai si può far riferimento alla settimana appena trascorsa come ad una di quelle a cui manca davvero un venerdì, come si diceva una volta delle persone non del tutto a posto.
Per prima cosa questa è stata una settimana di tutti uomini in ufficio. Neanche una donna presente nell'open space ha abbassato di molto la sua vivibilità, tanto che metà dell'ufficio non si è presentato: tra malattie, visite mediche, ricoveri ospedalieri, corsi aziendali, training e trasferte dell'ultimo minuto.
Questo a reso un po' più pesante l'atmosfera e la vivibilità dell'ufficio. Lunedì pomeriggio ero talmente triste che per riprendermi avevo deciso di partecipare ad un aperitivo aziendale così da vedere qualche faccia nota e scambiare quattro chiacchiere. Avverto che arrivo e che parto da lontano, e va da se che mi inchiodano in un meeting che doveva iniziare alle 9:15, ma che causa di piccoli imprevisti, inizia alle 17:45. Mi brucio così un ora, e per fortuna che avevo avvertito che sarei dovuto uscire prima, ma il lavoro è così. Spengo il pc e mi precipito a Milano, in quanto l'aperitivo è vicino alla sede della società per cui lavoro. Mentre salgo in metrò, avverto che sto arrivando ed ecco la novità.
L'aperitivo è saltato!
Ma come, chiedo. Eh sì, c'è stato un imprevisto settimana scorsa, quindì un gruppo è dovuto andare a Torino, perciò è iniziata la fila di beh se non viene lui/lei non vengo neanch'io, ma se non ci siamo tutti allora salto, mi sono dimenticato che dovevo andare dal parrucchiere..di lunedì?!? comunque non ti preoccupare qualcuno c'è. Ed ecco che mi ritrovo con 5 persone di una, se non due generazioni, che lavorano tutte insieme ed io come intruso. La serata non decolla, visto che più della metà di loro è giù alticcia quando arriva, uno smessaggia con la fidanzata e l'unica ragazza fa la faccia schifata, ma si vede che ha qualche interesse.
Io resisto il tempo di una birra, bevuta con calma, mentre i compagni di tavolo ne hanno già fatte fuori due molto più grandi della mia.
Me ne torno a casa, con l'umore ancora più nero.
Martedì le cose non migliorano. Io passo tutto il giorno a sistemare documentazione ed ad aspettare novità per la prossima settimana sia dal capo scout che dal responsabile dell'area. La giornata anella uno scambio di mail tra il capo scout ed il francesino che mette in serio dubbio la nostra partenza, oltre a rovinare del tutto l'ambiente che potremmo trovare lì ora; una mega riunione da cui esce il responsabile dell'area e mi annuncia che non verrà in Slovakia; il cantante di matrimoni che inizia con le sue richieste. Dimenticavo, uno dei clienti più grandi che la società per cui lavoro ha rischia il commissariamento per un piccolo problema di riciclaggio. L'umore si mantiene su un livello costante di tristezza. Sarà il tempo.
Mercoledì apoteosi. Dopo che ho preparato un manuale di 80 pagine il responsabile d'area dice serafico, che nella riunione di ieri hanno cambiato le strutture, che quindi metà del lavoro fatto non serve più. Io ringrazio la mia buona stella di non avermi dato la forza, se no una prima scarica di testate sarebbe partita. Intanto aspetto news per la trasferta e mentre leggo le mie mail ne trovo una con una battuta riferita al cantante di matrimoni, che come credo di aver detto ha il brutto vizio di leggermi la posta mentre la guardo. Io cerco di chiudere la mail prima che se ne accorga, ma non ce la faccio. Per fortuna lui deve uscire prima per andare allo stadio. Io credo di averla scampata, ed invece, dopo cena mi becco una sua telefonata. Passo 20 minuti a tranquillizzarlo ed a spiegarli la storia che c'era dietro la battuta. Ovviamente la spiegazione era molto credibile. Per fortuna che la protezione civile mi viene in soccorso. Devo chiudere la comunicazione perchè devo andare alla riunione generale, dove eleggiamo il nuovo direttivo.
Giovedì. Passo la giornata a chiudere gli ultimi dubbi, ed a scoprire che i manuali che mi hanno dato erano sbagliati, e che quindi prima di passarli all'utente andavano corretti. Il responsabile d'area mi racconta, per tirarmi su di morale quando ci accorgiamo che ho saltato un passo di una procedura, che le due persone che mi hanno preceduto hanno fatto solo danni. Almeno io qualcosa di buono l'ho fatta e mi sono impegnato, e poi non avevo alcuna esperienza sull'area assegnatami. Per diritto di cronaca, le due persone che mi hanno preceduto in questa attività sono state allontanate, il che significa che anche questa rubrica potrebbe avere vita breve.
Finisco le attività. Invio mail che il responsabile si era dimenticato di inviare, ed io credevo perchè voleva rimandare l'attività a quando gli utenti fossero stati più capaci ed invece mi confessa che se n'era dimenticato proprio. Per inciso vengo caziato perchè nella mia versione non sono antrato nello specifico della problematica e tutto. Eppure io avevo chiesto: “ma gli devo spiegare anche le basi del loro lavoro o solo come il lavoro deve essere fatto con i nuovi sistemi, in fin dei conti gli hanno assunti per fare questo lavoro”. Lasciamo perdere.
Concludo la serata con un gesto samaritano. Aiuto il cantante di matrimoni a fare una slide per spiegare un flusso. Io ho fatto 300 slide in 4 giorni e lui 1 in tutta la giornata, che faceva oltretutto schifo. Gli spiego come sistemarla, gli rispiego per l'ennesima volta come correggere il piè pagina, gli trovo un paio di errori e poi, quando è molto più leggibile e non ho più la forza di spiegargli che la sua impostazione dell'argomento fa cagare me ne vado a casa. Ci rivediamo la prossima settimana, anche se non so ancora dove sarò.
… e la storia continua ...

20 febbraio 2010

Mezza Trasferta - 14° Puntata Kechnec


Ehilà caro lettore, come va? Io sono finalmente giunto a casa e scrivo queste righe dal mio antico pc di casa. Eh sì, ieri ennesimo viaggio dall'est verso la pianura padana, a conclusione di due settimane davvero pesanti. Questa poi è iniziata con una sveglia all'ora dei panettieri, perchè lunedì bisognava essere in stabilimento prima del primo turno, cioè delle 6 del mattino. Quel giorno ho visto il sole sorgere dietro una piccola collinetta dal parcheggio del magazzino. Tutto intorno la neve copriva i colori, e dove non c'era la neve ci pensavano le nuvole ad abbacinare la vista. In due settimane il cielo azzurro l'ho visto solo in volo. Comunque arriviamo assonati in stabilimento che è ancora buio, e scopriamo che un due delle macchine della linea di produzione sono rotte... il che significa che poteva anche rimanere a dormire tutto il giorno. Ormai ci siamo ed andiamo avanti. Io mi alterno tra fare il cane da guardia al magazzino e cercare di capire quando saranno riparate le macchine, far sentire la presenza del team a tutte le persone dello stabilimento con i miei giri di ronda, ed all'attesa che il mio utente mi conceda la grazia di presentarsi ad una sessione di training.
Non potendo fare razzia ai tavoli della colazione dell'albergo, sopravviviamo con i beni di sussistenza, che previdenti, abbiamo comprato nel fine settimana. Ovviamente poco cibo sano.
Il francesino, responsabile del plant fa anche il brillante quando mi incontra, sperando di beccarmi in fallo sulle regole di sicurezza, ed invece ciccia, dicendomi che non capisce perchè siamo andati lì così presto. Io gli dico che da piano dovevamo essere lì per l'inizio della produzione e tutto il resto, ma che non poteva immaginare che le macchine proprio lunedì decidessero di non lavorare.
Nel primo pomeriggio arriva anche capo scout, con un diavolo per capello, in quanto gli hanno perso la valigia, bloccato la carta di credito, è andata persa la prenotazione dell'auto e via dicendo. Quindì non è proprio di buon umore, ma per lo meno a questo giro non ha ancora preso la sua solita multa.
La giornata scorre in attesa di avere notizie sulla riparazione della linea, e dell'arrivo della prima spedizione. Per lunedì niente di fatto. Quando ritorniamo in albergo sono così stanco che mi addormento vestito sul letto e rischio di perdere l'appuntamento a cena con gli altri.
Proviamo un nuovo ristorante, in cui non si mangia male, ma che verrà ricordato per l'avvenenza della cameriera e di una delle ospiti, che visto l'abbigliamento e l'aspetto fa pensare solo a peccati a pagamento. Stanchi e con l'ennesimo piatto duro da digerire torniamo in albergo tutti a dormire.
Martedì è un altra giornata praticamente inutile. Macchine ferme, utente preso, io che sistemo i manuali, attesa di un camion che non arriva. Salta anche la cena in una tipica casa slovacca, in quanto chi ci ha invitato ha avuto un imprevisto. La sera, quindi proviamo un ristorante che ci aveva incuriosito in una delle uscite del fine settimana. Facciamo un po' fatica a capire come si entra, in quanto l'ingresso si trova tra due vetrine di un bar, dove bisogna percorrere un lungo corridoio, aprire una prima porta, fare una rampa di scale ed aprire una seconda porta e quindì ritrovarsi su un pianerottolo con altre tre porte. Quando stiamo per rinunciare uno dei clienti uscendo dalla porta del ristorante e sentendo le nost4re perplessità ci dice che il posto è stupendo, in perfetto italiano. Ormai siamo abituati a sentir parlare italiano con accenti dei vari paesi del mondo. Entriamo. Il ristorante è arredato in maniera rustica, con legno in ogni dove, ed il servizio è rapido e preciso. I piatti poi sono di tutto rispetto, tanto che ci torniamo il giorno dopo ed ordiniamo la pasta.
Come sempre, ormai concludiamo la serata al casinò, dove ci accoglie una comitiva di anziani che deve aver scoperto che il letame mantiene giovani, perchè emanano un odore nauseabondo. Sono tutti alla roulette e noi non riusciamo neanche ad avvicinarci. Il capo quindi decide di far aprire il tavolo del black jack. Qui uno degli avventori, che ha il tipico aspetto di un mafioso russo, parla molto bene l'italiano e ci propone di acquistare il suo negozio di scarpe. Va da se che anche questa sera i colleghi hanno contribuito alla sussistenza dei poveri croupier , perdendo un po' del denaro guadagnato. La stessa routine si ripete mercoledì, dove però il mio utente ha la scusa di essere malato. Stesso ristorante la sera e stessa conclusione al casinò. Giovedì, mancando il capo scout e la team leader decidiamo di provare una birreria slovacca con annesso birrificio. Il locale è molto imballato, pieno di gente, e la cameriera ci chiede, per proforma, se vogliamo bere birra. Per ordinare da mangiare abbiamo un po' più difficoltà, ma consigliati dal capannello di camerieri che abbiamo attirato grazie al nostro modo vociante di parlare, riusciamo anche a mangiare. Mentre guarda il menù noto un paio di cose. La birra costa 1,26€, che con 15 € possiamo ordinare tutti i piatti presenti nella pagina dei contorni, e che alla fine, dopo aver preso 8 birre, quattro piatti completi (i più cari del menu), due cordon blue, una bruschetta all'aglio arriviamo a spendere un totale di 39, 36€.
Solito deposito al casinò e poi via a cercar di chiudere la valigia.
La sveglia di venerdì è accompagnata dal malfunzionamento degli ascensori, dal fatto che dobbiamo essere in ufficio prima delle 8:30 perchè sembra che la tanto attesa spedizione stia per arrivare, e che le macchine inizino a lavorare. Ovvio che le macchine siano ancora in riparazione e che il camion arrivi alle 11:00. io però riesco a fare un intera sessione di training con il mio utente, che è un po' scombussolato a causa della sveglia sta mattutina per vedere l'incontro di hockey della Slovacchia.
Come al solito si concentra poi tutto negli ultimi minuti e noi si deve correre all'aeroporto.
Caro lettore, se ti dovesse capitare di andare all'aeroporto di Kosice, fai attenzione, potresti scoprire che l'unico bar non ha roba da mangiare, che quello che dovrebbe essere il piccolo ristorantino, non fa roba da mangiare, quindi è meglio arrivare preparati.
A Praga il solito ritardo, con il gate che si riempie di gente. C'è famiglia italo ceca, in cui la mamma parla un italiano con accento pugliceco, la solita quantità di business man, il lampadato che cerca di atteggiarsi, qualche ragazza vestita in modo eccentrico (forse in un bordello passerebbe inosservata). Qualche consulente e/o operaio specializzato. Qualche badante che torna a lavorare. Insomma anche a questo giro aereo pieno.
Arrivato finalmente in Italia inizia un altro viaggio, quello per recuperare l'auto. Il pulmino gira per tutto il parcheggio a scaricare i suoi passeggeri in prossimità delle auto, ma il buio non sempre aiuta la ricerca. Per recuperare la mia ci metto una buona ventina di minuti. Ma alla fine ce la faccio. Ecco ora un ultimo sforzo e finalmente dopo più di 9 ore di viaggio sono a casa, a mangiare un piatto italiano.
… e la storia continua ...

13 febbraio 2010

Mezza trasferta - 13° puntata Kechnec


Buon dì caro lettore, buon giorno dalla non proprio vicina Kosice. Eh sì, questa mattina mi sono svegliato in una camera d’albergo, in un’altra città, n un altro stato e non solo geografico. Per esigenze di progetto la trasferta, in queste lande fredde, è stata programmata per due settimane consecutive. Già due settimane in Slovacchia, e non in ferie ma a far girare, se è possibile, le viti del nuovo stabilimento. Ma procediamo con ordine.
Lunedì, dopo un fine settimana da rinchiuso in casa causa malattia, decido di prendere l’auto per andare all’aeroporto. Prenoto il parcheggio in anticipo e vado via tranquillo. Peccato che proprio la mattina della partenza ci sia una bella nebbia a rendere tutto più complicato. Ovviamente la cartina che mi sono preparato per arrivare al parcheggi serve a poco, perché invece che passare da Arese sono passato da Mesero, con la speranza di trovare poco traffico. Ho trovato poco traffico, ma come al solito, in prossimità dell’aeroporto non sapevo più dove andare, ma ero tranquillo perché avevo il numero del servizio clienti da chiamare. Qui faccio la prima scoperta: ho dimenticato il cellulare affianco alle medicine!!! Sono un genio. Vado via 2 settimane e dimentico il cellulare a casa, e sono anche in leggero ritardo. Bene. Mi prende un po’ l’ansia, ma per fortuna trovo un netturbino a cui chiedere la strada e poi incrocio la navetta del parcheggio. Mi ci attacco come una zecca ed arrivo trafelato al parcheggio. Qui cerco di sbrigare velocemente tutte le pratiche e mi fiondo sul pulmino. Arrivo in tempo. Al check in, che sembra infinito per la quantità di gente che c’è scopriamo che sul volo per Praga c’è anche una scolaresca. Sull’aereo sono lontani da me e quindi non mi accorgo della loro presenza sino a quando non applaudono il pilota per l’atterraggio. Era dall’86 che non vedevo applaudire all’atterraggio. La seconda tratta è come al solito stordente. Volare con un ATR non è proprio semplice. All’aeroporto sbrighiamo velocemente le pratiche per le auto e via verso il plant. Iniziamo a lavorare. Io ho bisogno di un paio di risposte e di fare il training all’utente. Sono un po’ nervoso perché non mi sento del tutto confidente sulla materia e poi fare il training in inglese… non so. La persona che devo formare poi mi viene subito in aiuto. Ad ogni domanda risponde con “Devo chiedere”, “Devono autorizzarmi”, “Ma lo devo fare io” e cose del genere e quando parlo di training mi dice che è impegnato in altre attività. Così un lavoro di 2 ore da fare in una settimana si trascina ed i colleghi, il cui lavoro è impattato dal mio iniziano ad essere insofferenti ed io mi sento sempre più sottopressione ed inadeguato per il progetto. Metteteci poi che per un paio di giorni c’è con noi anche il capo di tutte l’area mondo di tale business line; che il plant manager, di origine francese e quindi leggermente restio ad aiutare i Campioni del Mondo, decide di metterci i bastoni fra le ruote in tutti i modi. Bhè i primi giorni della settimana sono davvero allucinanti. Arrivo ogni sera in albergo davvero stressantissimo. La cucina locale poi non aiuta. Se non è stra-grassa e ricca di aglio. Giovedì mattina l’intero albergo si sveglia senza luce. Blackout.
Non posso radermi perché il bagno è cieco e quindi non c’è luce, ma non è quello che mi preoccupa. Mi preoccupa il fatto che l’aria, dopo l’ennesima cena a base di “ginocchio”, non è proprio frizzantina e la signora delle pulizie potrebbe risentirne.

La giornata procede come al solito. Faccio una domanda alle 9:00 del mattino e ricevo una risposta alle 17:30 che contraddice la risposta del giorno precedente. Quindi mi tocca rifare tutto. Alla fine però riesco ad uscirne, in qualche modo, ma ci riesco. Mi convinco che non posso andare avanti così, ed i colleghi mi spingono a prendere la cosa con più leggerezza. La cena è stranamente digeribile. Nessuna salsa assurda o condimento degno delle fucine di Vulcano. Dormo un sonno tranquillo e ristoratore. La mattina tutte le cose mi sembrano più leggere. Il fatto che l’utonto che devo seguire ricomincia con la sua tiritera non mi pesa. Non è un mio problema. Faccio un paio di cavolate, ma rimediabili. Ed anche quando il genio prima mi dice che posso fare una call conference dalla saletta visitatori del plant e poi guardarmi con faccia stranita e scusarsi, obbligandomi ad una corsa trafelata all’altro plant dove c’è il re degli imboscati che dopo una settimana di insistenza decide almeno di partecipare a questo appuntamento. Ok, perdo la prima parte, ma quella che serve la recupero. Ho le info per finire il mio lavoro. Me ne torno al punto di partenza e mi metto a lavorare. 10 minuti ed ho finito. Da ora in poi farò da supporto ai colleghi, che ne hanno bisogno, visto che anche loro ora si scontrano con l’inefficienza di alcuni personaggi, che sembrano sobillati dal francesino, ora che si sente più sicuro visto che il capo scout è dovuto tornare in Italia per esigenze personali. Il team al completo decide allora di unirsi alla richiesta di: RIVOGLIAMO LA GIOCONDA!!!
Riusciamo comunque a finire tutto, in un modo o nell’altro, ed anche a farci quattro risate. Siamo gli ultimi ad uscire, e chiudiamo noi lo stabilimento. Arrivati in albergo veniamo accolti da una folla di persone in abito da gala. C’è una festa o casa similare. Gli uomini sono tutti in smoking, o meglio in una parvenza di smoking e le donne hanno tutte vestiti da sera delle fogge e colori più disparati. La curiosità mi porta a vedere com’è questa festa, ma dopo una lunghissima giornata di lavoro, in uno stabilimento manifatturiero potete immaginare come stavo. Comunque dopo una breve sosta in camera, dove mi accoglie un giornale italiano che mi fa saltare di gioia, solo perché mi fa sentire un po’ meno lontano, inizia la difficile avventura di trovare un ristorante aperto. Siamo fortunati e troviamo una pizzeria, dopo essere stati rimbalzati da un paio di locali, che ci accoglie come suoi ultimi clienti. La pizza che mi servono è ricca di aglio, ed il fatto che ci portino il conto prima delle pizze un po’ mi fa pensare, ma lascio stare. Il più è fatto, o quasi. Ora mi posso godere un po’, ahimè poco, meritato riposo.
…e la storia continua…

07 febbraio 2010

Mezza Trasferta - 12° puntata



Caro lettore inizio subito con lo scusarmi per il ritardo nella pubblicazione delle avventure di questa settimana, ma sono stato vittima dell'influenza e non mi è stato possibile mettere in parole gli eventi accaduti prima di adesso.

Il più grande evento della settimana è stato la mia partecipazione alla review di una collega. Lo so lettore ti stai chiedendo cos'è una review. Nella società che mi stipendia, si è soliti valutare il lavoro svolto da una persona a fine di ogni progetto. Questa volta io ero chiamato a far parte della giuria, essendo stato il responsabile del progetto.

La situazione a dire il vero non era facile a causa degli scontri che ci sono stati tra la persona che doveva essere giudicata ed il capo, che gli ha praticamente fatto terra bruciata. Aggiungeteci poi che era la mia prima volta, insomma ero più emozionato io della persona che andavamo a giudicare.

Per aggiungere ancora un po' di stress, il genio del mio capo mi ha fatto fare 20 minuti di anticamera, il che non sarebbe stato un grosso problema, se non mi fossi già fatto le mie canoniche 8 ore di lavoro, fossi dovuto venire a Milano che nei primi giorni della settimana aveva un fastidiosissimo odore di smog e freddo.

Questo miscuglio di emozione mi ha fatto fare un paio di gaffe che non sono piaciute al capo, tanto che alla fine mi ha fatto anche 20 minuti di ramanzina.

A mia giustificazione posso solo dire che benché io avessi sottolineato la bravura e l'impegno della persona giudicata, lui ha cambiato le regole mentre giocavamo, sminuendo il progetto fatto ed altri passaggi al limite del mobbing. Per fortuna che sono riuscito a fargli cancellare un commento troppo personale che voleva inserire nella valutazione, altrimenti ora mi toccava davvero fare da testimone al tribunale del lavoro.

Se pensate che sia finita qui, vi sbagliate. Vedendomi stanco e prosciugato, il genio ha deciso di fare anche la mia valutazione. Piccola premessa. Il progetto di cui parliamo per me è finito il 30 ottobre, ed in effettivo a metà novembre. Da allora chiedo di avere la mia valutazione e di quelle delle persone impegnate. Ricevendo sempre la stessa risposta: sono pronte devo solo trovare il tempo... gli ci sono voluti più di 2 mesi per trovare il tempo, ed ovviamente lo squalo ha attaccato quando io ero indifeso sia fisicamente che psicologicamente. L'unica cosa che ricordavo era il consiglio di una collega molto più esperta. ANCHE SE TI DIRANNO MILLE CAVOLATE E TI ACCUSERANNO DEI LORO ERRORI E SI VANTERANNO DELLE TUE VITTORIE COME SE FOSSERO MERITO LORO TU RISPONDI “ FARO' TESORO DEI VOSTRI CONSIGLI E CERCHERO' DI FARNE BUON USO PER LA MIA CRESCITA PERSONALE”. Cosa che ho prontamente fatto pur di riuscire ad uscire dall'ufficio a respirare nuovamente, aria inquinata ma meno venefica di quella che respiravo durante la consegna della pagella.

Molte delle ore passate in ufficio sono state dedicate alla prossima trasferta nelle terre dell'est, all'accoglienza della nuova risorsa che la società ci ha fornito, ha far capire alla persona delle “risorse umane” che non esiste un modo legale per aggirare la sicurezza dell'azienda del cliente e che quindi i documenti richiesti andavano preparati al più presto, a tranquillizzare il capo scout che tutto procedeva per bene a … black out. Non mi sento bene. Cerco di resistere ma non ce la faccio. Saluto tutti e torno a casa. Influenza. Nel tragitto di ritorno un po' sono preoccupato, ma la strada per casa riuscirei a farla anche in condizioni peggiori cerco di ripetermi, soprattutto quando affronto le rotonde che mi acutizzano quel senso di nausea che per fortuna si attenua sui rettilinei.

Arrivato a casa, mi infilo sotto le coperte e ne esco solo ora per mettere giù queste quattro righe. Se ti chiedi come sto, caro lettore, che dire... con tutte le medicine prese per rimettermi velocemente, se starnutisco rischio di curare le persone che mi circondano.

… e la storia continua …

31 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 11° Puntata Kechnec


Ed eccomi di nuovo qui a scrivere di viaggi e paesi freddi, come succedeva un anno fa. Si si, caro lettore, hai capito bene. Questa settimana sono stato spedito a lavorare ancora più a est di quanto accadeva un anno fa e come al solito la prima avventura non è mai a settimana piena, per permettere al metabolismo di prendere ferie, ed alla digestione di mandare 'avviso di assenza dal lavoro per lungo periodo.

Vediamo come gli avvenimenti si sono succeduti..

lunedì scorre nella frenesia dei preparativi per la partenza. Controllo di documenti, prenotazioni, tessere punti e via dicendo. Tornato a casa la giornata non è ancora finita, bisogna affrontare nuovamente l'avventura valigia ed i mille quesiti annessi. Quanti calzini? Le ciabatte le porto? Quanti maglioni? Quali medicine portare? Numero di mutande e canottiere? Quali cravatte? Come piegare i pantaloni del vestito perchè non si rovinino? E le camice? Etc.etc.

Mentre chiudo la valigia il telefono mi segnala l'arrivo di un SMS. Il “capo scout” ci autorizza, visto le temperature basse come il QI del mio capo aziendale, ad indossare abiti “casual”. In meno di un minuto ho rifatto la valigia mettendo felpe e jeans imbottiti, calzettoni e polo.

Martedì la sveglia suona all'ora dei panettieri. Doccia, colazione, vestiti pesanti e si parte. L'area e fredda, ma non tanto come quella che troverò nei giorni seguenti. All'aeroporto trovo un paio di colleghi in partenza per la Germania. Facciamo check-in e ci imbarchiamo. Il volo sino a Praga procede senza intoppi. All'aeroporto scopro che lì esiste anche un bar dove si può fumare. I miei colleghi ci si tuffano intanto che io osservo il via vai delle persone per i vari gate. La seconda tratta è più complicata. Saliamo su un ATR. Per chi non lo sapesse sono gli aerei con due motori ad elica. Sempre per cultura personale vi informo che fanno un rumore dell'ostrega, e vibrano che è una meraviglia. I colleghi mi dicono che gli atterraggi sono di solito molto duri, ed invece sia all'andata che al ritorno trovo due piloti davvero bravi, forse i migliori incrociati sino ad ora, e l'atterraggio sarebbe da applausi se in testa non avessi un frullatore che ancora gira. Kosice ci accoglie con una gelida giornata di sole, se così si può dire. Ci dividiamo. Il capo scout con un collega e le valige prendono un auto a nolo, e noi tre ci affidiamo al tassista di turno per raggiungere gli stabilimenti da avviare. Questi si trovano a Kechnec, non ridente località dell'est Slovacchia. In pratica lavoro in una città che è ad est^2.

Il paesaggio è desolante. Non c'è nulla, e dietro ad una collina c'è la zona industriale. Decidiamo, dopo essere entrati in ufficio, percorrendo un centinaio di metri nei cortili dell'azienda, che salteremo tutti i pranzi a causa del freddo e del fatto che il primo punto di ristoro è a 20 minuti di strada, almeno.

Gli stabilimenti, sono nuovi, e non ancora finiti. Alcuni spazi sembrano la pubblicità di qualche catalogo di mobili per uffici. Noi veniamo piazzati in un piccolo ufficio ed iniziamo a lavorare. Pianifichiamo con il direttore degli stabilimenti le vaie attività in essere e la prenotazione per un ristorante noto per la cucina del “Ginocchio”.

La giornata scorre velocemente, ed ad un orario dettato più dal fatto che si abbia prenotato un taxi per tornare in città, piuttosto che si sia finito di lavorare, facciamo rotto verso l'albergo. Qui troviamo un accoglienza dolce e calorosa, sotto forma di biscottone al cioccolato che ci viene offerto alla reception.

Le camere non sono male, peccato la mancanza delle ciabattine. Breve pit stop e poi fuori a cena. Qui scopro che una collega non si sente bene e da forfait. Il ristorante che ci accoglie è arredato in stile medioevale. Ordiniamo ed il piatto che scelgo ha un indice di digeribilità pari a quello di un incudine.

Si torna tutti in albergo a dormire, od almeno provarci. Il giorno dopo a colazione faccio un po' di spesa al buffet, giusto per tappare qualche possibile languorino durante il giorno. Quando esco con la mia felpona con la tasca davanti sembro un canguro che porta nel marsupio almeno una cucciolata fatta di 12 piccoli cangurini.

Si parte per lo stabilimento. Questa volta ci viene assegnata una scrivania all'interno dello stabilimento in costruzione. Per entrare dobbiamo indossare dei sovrascarpe che trasformano il passo di tutti in quello di pagliacci.

Incontro il mio utente, che sino ad ora mi aveva fatto pensare a calde terre africane, ed invece di persona sembra un prototipo di un profugo di lontane guerre, per quanto sia magro ed abbia la testa grande. Lavoriamo mentre gli operai assemblano i vari macchinari. Anche questa giornata scorre e si fa ritorno all'hotel. Rapido cambio di abiti e via a mangiare il ginocchio con il direttore di stabilimento. Altro piatto per cui il tasso di digeribilità riporta la dicitura N.P. (non pervenuto). All'uscita i colleghi scoprono il casinò ed è l'inizio della fine. Ci passiamo il resto della serata, con alterne fortune, ma con lo stesso risultato alla fine. Si è perso.

Il giorno dopo si pianifica la cena solo per poter andare poi velocemente al casinò. Qui di nuovo si gioca, ed ovviamente si perde.

Non mi dilungo in descrizioni ora, perchè ci sarà sicuramente occasione di tornarci.

Venerdì mattina check out e via verso la fabbrica. Lavoriamo, sistemiamo le ultime cose e di nuovo in movimento verso l'aeroporto. Il volo con l'ATR sembra non finire mai. Tanto che al frullatore sembra si sia aggiunto anche un tritatutto. Arrivati a Praga, mi faccio prendere da una crisi da acquisto compulsivo e faccio man bassa velocemente, prima di scoprire che il nostro aereo partirà in ritardo. Al gate si affolla sempre più gente. Scopriamo che il ritardo è dovuto alla coincidenza con un volo proveniente da Kiev.

In coda per salire sull'aereo, iniziamo ad osservare gli altri passeggeri, tre suore, un'anziana donna vestita di nero, con tanto di scialle sulla testa, una donna stra rifatta, due finti giovani vestiti in maniera trendy (modo educato per dire da idioti), ragazzina con look da scolaretta di collegio svizzero. In breve sembra il csting di “Final destination”. Qualche scongiuro lo faccio anch'io.

Il volo alla fine va bene, e Milano ci accoglie con un amorevole nevicata..

caro lettore che aspetti trepidante la descrizione della fauna che ho incrociato, ahimè dovrai aspettare un'altra occasione, ormai qui non c'è più spazio.

e la storia continua ...

23 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 10° Puntata


Ed eccomi qui, caro lettore, a raccontarti un'altra settimana passata nelle terre nostrane.

Questa è la 10° settimana, cifra tonda e non solo.

Questa è stata la settimana degli incontri aziendali e dell'annuncio della partenza per l'est, ma vediamo di dare un ordine agli eventi.

Il capo, dopo le innumerevoli lamentele e gli scazzi, e qualche richiamo dall'alto, visto che il gruppo è diventato ormai “esplosivo”, ha deciso di tenerci tutti a colloquio, ed oltre a lui anche il suo capo ha deciso di convocarci per tastare il polso della situazione; e siccome non c'è due senza tre, ho incastrato il mio mentor per un colloquio, ma fatto tre il quattro vien da se, quindì il capo mi ha incastrato per altri due incontri, di cui uno per fortuna è saltato.

I primi incontri con il capo hanno fatto innervosire il cliente perchè sono avvenuti all'interno degli uffici dove dovremmo produrre, oltre al fatto che un impegno dichiarato di massimo un oretta ha portato via già al primo match, perchè più che un dialogo è stato uno “scambio” di vedute, con la team leader più di tre ore, facendo scalare gli altri incontri a data da destinarsi.

Quando si è presentato nuovamente il capo a metà settimana, il cliente ha fatto un po' la parte e lui si è dovuto ritirare con la coda tra le gambe e sempre più docile nei riguardi delle nostre richieste. Io sono stato il primo della lista, convocato prima di pranzo, per un ripetere sempre le stesse cose, comunque più fortunato dei colleghi perchè salvato dalla campanella del pranzo, mentre loro hanno dovuto sopportare tutta la trafila.

Poi convocazione in sede per parlare con il capo^2 (capo*capo = capo^2 o almeno così dovrebbe essere); colloqui che vengono spostati, sovrapposti e via dicendo perchè qualcuno non è capace di gestire un'agenda d'impegni, ma su questo aspetto meglio stendere un maiale su una griglia e versare del vino nei calici.

Anche in questa settimana di chiacchiere c'è stato l'evento mondano. Un aperitivo in un locale vicino alla sede. L'organizzazione è stata fatta con il passaparola così che si è presentata un sacco di gente, tanto che ci si è dovuti incastrati tra camerieri che cercavano di fare il loro lavoro ed altri tavoli. I più anziani, a livello aziendale, parlavano tra di loro, mentre una buona fetta dei nuovi faceva gli occhi dolci ad una collega appena assunta, tanto che quando mi sono avvicinato mi sono sentito come il cattivo della canzone degli 883, quello di LA REGOLA DELL'AMICO, in questo caso sarebbe forse meglio del COLLEGA. Mentre parlavo con la nuova arrivata mi sentivo gli occhi dei colleghi addosso, come se fossi circondato da un gruppo di iene. Comunque me ne sono fregato e sono andato avanti a chiacchierare tranquillamente, mentre il loro fiato si faceva sempre più corto e la tensione saliva. Quando sono andato via, lasciandola in balia dell'attacco fiere, rimaste in attesa di questo momento, quasi mi scappava da ridere e volevo tornare indietro a dire a questi quattro lumaconi che non ce n'era, ma poi perchè. Che si prendano la loro bella facciata contro il muro. Anche questo li farà crescere.

C'è stato anche un altro evento particolare. La prima volta che trovo un traffico importante per andare in ufficio. Traffico la cui motivazione è rimasta segreta, ma che mi ha permesso per un attimo di godere di un po' di sole che faceva risplendere il ghiaccio formatosi nelle campagne circostanti, tanto da far sembrare tutto fatto di vetro. Eh sì, il ghiaccio elemento persistente per questa fredda settimana.

Ci sarebbero ancora mille storie da raccontare ma tutte le parole dette durante i colloqui mi hanno un po' prosciugato e quindi mi fermo qui, oggi.





… e la storia continua …

16 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 9° Puntata


Ed eccomi di nuovo, caro lettore, qui a raccontarti un altra settimana lontano, se così si può dire, da Milano.

Questa è la settimana post rientro, quindi dovrei già aver superato lo shock del primo giorno di lavoro dopo le ferie, ma forse questa informazione non è arrivata a tutte le mie cellule, ed infatti mi trovo più di una volta a spingere con i gomiti per poter arrivare alla fine della giornata.

Settimana passata per la maggior parte in attesa di notizie sulla programmazione dei giorni futuri. Ormai mi ero abituato ad avere un calendario con le date e le scadenze ben indicate, ed invece ora queste cose me le devo scordare. La programmazione, qui, è solo quella che fa il programmatore seduto davanti a me. Tutti mi dicono che devo abituarmi, che qui si vive alla giornata, che se sei fortunato giovedì sai in quale sede, sparsa per l'Europa, dovrai lavorare.. perchè se non sei fortunato questa comunicazione ti arriva il venerdì dopo pranzo... e se sei di quelli che neanche Lourdes lì può aiutare la comunicazione ti arriva il sabato mattina, mentre spingi un carrello con la spesa che tanto non ti servirà. Ecco questo è il posto dove sono finito. E mentre guardo tutto con un viso stupefatto tutti mi dicono che è così e basta. Quindi dovrò farmene una ragione.

Questa è la settimana in cui hanno investito, sulle strisce pedonali, una dipendente dell'azienda per cui faccio consulenza. La cosa è successa poco dopo che anch'io ero passato su quelle stesse strisce pedonali. Il giorno dopo tutti a chiedere notizie a raccontare la loro versione che di bocca in bocca si faceva più ricca di particolari improbabili.

Questa è la settimana in cui c'è stato il terremoto ad Haiti, per cui con un gruppo di colleghi stiamo pensando di fare una colletta.

Questa è la settimana in cui il cantante di matrimoni prestato alla consulenza ha fatto il colloqui nell'azienda in cui lavoro, non prima di essersi rubato la mia ultima caramella, senza dire nulla. Io avevo messo il pacchetto affianco al pc, in attesa di gustare la caramella a metà pomeriggio, ma come l'omino di una nota pubblicità di cioccolatini, anzi peggio visto che almeno a lui è restata la ragazza, sono rimasto a mani vuote. Un gesto stupido, ma non sapete quanto mi ha dato fastidio, più del fatto che sbircia tutto quello che faccio, legge, si impiccia e cerca ogni volta di farmi cadere in falla, mi fa perdere tempo a fare attività che poi non servono a nulla. Lasciamo perdere.

Questa è la settimana in cui una collega viene importunata sul treno da uno strano personaggio, che cerca in tutti i modi di attaccar bottone e di conquistare almeno il numero di telefono.

Questa è la settimana in cui un collega avrebbe dovuto tenermi un corso su un paio di argomenti che dovrò poi essere io a spiegare ad altri, in un altra lingua. Ovvio partecipa anche il cantante di Matrimoni. Alla fine mi sento come la banana tra i mandarini. Risultati ottenuti 0, o meglio una sana incazzatura per il tempo perso, e la sensazione che chi fa da se fa per tre.

Ma non ci sono solo cose tristi, questa è la settimana in cui è venuta alla luce Annalaura, figlia di una mia carissima coppia di amici, ed anche se non centra molto con il lavoro, per lo meno mi ha tirato su il morale.

Questa è la settimana in cui il pettegolezzo d'ufficio si è arricchito con nuovi particolari sulla liaison tra due “colleghi” dell'open space.

Questa è la settimana in cui si suppone che il capo si sia beccato una bella shampata, che gli ha fatto un po' abbassare le ali, o almeno così tutti speriamo.

Questa è la settimana che si è appena conclusa. Archiviata anche lei tra le righe di questo blog.

… e la storia continua ...

09 gennaio 2010

Mezza Trasferta - 8° Puntata


Caro lettore ben tornato, se sei già tornato, o buon inizio se sei tra i tanti che lunedì ricominceranno a lavorare, mentre se sei tra quelli che si godranno ancora un po' di ferie/vacanze la mia invidia ti colga.

E con questo bel inizio posso dare via ai racconti di questa due giorni che mi ha rivisto tornare a girare le viti, non del mondo, ma solo della mia piccola vita lavorativa.

È proprio vero che l'Epifania tutte le feste si porta via... e forse si è portato via anche un po' di materia grigia visti alcuni comportamenti degli altri ingabbiati dell'ufficio. Ma vediamo di andare con ordine.

Giovedì si ricomincia a produrre e già la sveglia mi riporta all'epoca in cui il 7 di Gennaio tornavo a scuola e non a lavorare. La sensazione di essere impreparato è talmente grande che mi sveglio prima della sveglia, dopo una notte non proprio di sogni d'oro. Vedo di recuperare velocemente le buoni abitudini. Doccia, colazione, barba e denti da pulire, scelta della cravatta, box, auto strada e ufficio.

Cerco per l'appunto di ritrovare gli automatismi, e mi sembra quasi di esserci. Ed anche se la giornata è grigia di quelle che ti chiedi che fine hanno fatto tutti quei colori che hai visto nei giorni scorsi, vado avanti sino a quando non rimango colpito da un immagine che avrò visto chi sa quante volte, ma che adesso mi fa riflettere. Nel tragitto casa lavoro passo a fianco di uno di quei centri per il divertimento estivo, attrezzato con piscine e scivoli. Questi ultimi sono coloratissimi, di forme strane e abbastanza alti, almeno per me che un po' soffro di vertigini. Ecco vedo questi colori che cercano di resistere anche loro al grigiore totale, con ahimè poca fortuna. È peggio che vedere il mare d'inverno, perchè qui non si sentono le onde sulla battigia, non c'è la spiaggia, ci sono solo questi simboli del divertimento abbandonati alle intemperie in attesa che il cerchio delle stagioni torni a ripopolare questi spiazzi di gente e schiamazzi, di allegria e di sole, di bambini festanti e di corpi abbronzati o in cerca della giusta rosolatura. Ecco questa è l'immagine che mi si attacca dietro la retina, mentre varco la porta della fabbrica e mi reco in ufficio, e neanche il uovo look dell'open space, più carino ma molto meno funzionale, riesce a cancellare quell'immagine. Siamo a ranghi ridotti ma tutti cercano di alzare il livello umorale del gruppo. Qualcuno a portato anche dei dolcetti tipici delle sue terre, per addolcire il rientro e ci sarebbe anche riuscito se non arrivasse la telefonata del capo che ci annuncia che ci viene a trovare per pranzo. Io ed i colleghi lo aspettiamo con la speranza che ci porti la buona novella, ed invece sembra che la parte più importante l'abbia dimenticata nella sua terra natale, così che mi sembra di parlare con uno di quei pupi abbandonati in qualche soffitta siciliana, in attesa di una risposta che per questa volta non arriverà.

La parte più dura e sopravvivere all'inizio di abbiocco del pomeriggio, ma stringo i denti e vado avanti. Un po' a sorpresa arrivo a fine serata, avendo concluso poco, ma almeno avendo ricominciato a girare le famose viti.

Venerdì arriva un po' a sorpresa. La sveglia mi sorprende. L'annuncio di un nuovo viaggio mi sorprende. Le richieste insulse dell'ultimo arrivato mi sorprendono. Il sostegno dei colleghi mi sorprende. La quantità di cose che devo ancora imparare mi sorprende. Il non ricordarmi alcuni passi per un attività mi sorprende. Un paio di mail, che non riguardano il lavoro, mi sorprendono. La telefonata di mia sorella mi sorprende. E di sorpresa in sorpresa arrivo all'ora di spegnere il pc e di tornare a casa.

… e la storia continua ...