24 settembre 2013

Musica di notte


Caro Lettore,
la notte ormai ha ricoperto tutta la città, e molti sono già sotto le coperte ad attendere che il sole sorga e che un nuovo giorno si affacci. Io mi ritrovo invece qui in mezzo a mille pensieri ed a riflessioni che si avvicinano più alla falegnameria cerebrale che alla filosofia.
Forse dovrei votarmi ai Green Day ed anch'io dovrei cantare di essere svegliato quando Settembre avrà lasciato il passo ad Ottobre.
Strano questo mese di transizione tra il periodo delle ferie estive e l'autunno produttivo. Non so come ma negli ultimi anni, superata la bisettrice di questo mese mi ritrovo ad aspettare che i giorni passino veloci. Forse perchè le promesse dell'estate hanno le gambe così corte da non superare questo mese.
Guardo il calendario e di giorni, ore e minuti ce ne sono ancora un po' prima di girare pagina... ecco forse è questo. Girare pagina, cercare cose nuove lasciando quelle vecchie in qualche cassetto con la speranza che vengano buone in qualche altra occasione, anche se sperare che torni la moda delle giacche con le spalline è un po' da squilibrati.
Cerchiamo cose nuove perchè vogliamo anche noi essere nuovi. Vogliamo tornare ad essere una pagina bianca dove poter scrivere nuove storie che siano differenti dalle passate. Con un lieto fine e magari con la fortuna di incontrare un Capitan Harlok che ci faccia vivere qualche avventure dove noi siamo gli eroi, magari un capitano in gonella e con un bel sorriso. Perchè ci ripetiamo come un mantra: “ queste cose capitano”. In fin dei conti quanti raccontano di amici, conoscenti, familiari a cui queste cose sono capitate? Storie il cui fascino è più nelle parole che nella storia.
L'ora ormai è tarda. La radio inizia a trasmettere musica per nottambuli. Musica fatta per restare svegli o per intraprendere il viaggio verso quei sogni che a volte ritroviamo al risveglio.
Buona notte.
como di note....


23 agosto 2013

Fili, immagini e parole


Caro Lettore a volte si fa fatica a trovare le parole per descrivere i propri stati d'animo, ciò che si sta vivendo o soltanto quello che ci circonda. A malapena si riesce a trascrivere uno scambio di battute tra amici.
Ecco, mentre mi trovo in questo cavolo di blocco dello scrittore (lo so mi sto assegnando un titolo che non merito...ma così è il modo di dire) che probabilmente è dovuto all'attesa di parole che non arriveranno mai; tanto che ho addirittura preso un treno per fuggire da casa mia e per rifugiarmi in una città che mi ha accolto facendo del mio incubo abitativo una realtà. In questa fantomatica città mi trovo per caso a seguire un filo di Arianna, che legando parole ad immagini speravo mi aiutasse ad uscire da questo labirinto emotivo, regalandomi magari un piccolo miracolo. Nel percorrere la strada indicata da un novello Virgilio al femminile, che ha più della sirena che del poeta mi ritrovo a leggere questa iscrizione su un muro:

"Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, Ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l'argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù , labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l'aria. Troppo di tutto, accidenti."
Pulp di C.Bukowski

Cavoli, ho trovato l'insieme delle parole che stavo cercando già in bell'ordine e soprattutto già scritte magistralmente da un altro.
Che colpo di fortuna.
Charles Bukowski and Georgia... by Jocelyne Desforges

13 agosto 2013

Ventimila - Grazie

Ventimila gocce in mezzo al mare. Come le lacrime che non ho mai pianto per lei.
Ventimila granelli di sabbia in una clessidra. Chi sa a quanto tempo possono corrispondere. Forse solo ad un battito di ciglia o di più, magari ad un intera vita.
Ventimila erano le lire della mia paghetta a fine anni ’80, se ben ricordo, visto che con un deca qualcuno cantava non si faceva molta strada.
Ventimila sono le leghe sotto i mari che servono per raccontare storie incredibili.
Ventimila sono i metri che faceva Arigliano ogni giorno, diecimila all’andata e diecimila al ritorno, per sentirsi dire che la sua bella non lo amava più.
Ventimila sono i giri fa un criceto nella ruota della sua gabbia prima di morire di noia.
Ventimila sono i modi che ho usato per spiegare la stessa cosa all’utonto di turno, ma con zero risultato.
Ventimila sono i pezzi del puzzle che non ho mai iniziato. Sopra ai sedici entro in difficoltà.
Ventimila o poco più gli abitanti della città dove ho risieduto prima di adesso.
Ventimila erano le pagine che leggevo in un anno quando facevo lo studente pendolare.

Ventimila o giù di lì sono i contatti a questo blog.

E per te caro lettore cosa sono Ventimila?

05 agosto 2013

Assordante silenzio.

Sono ormai ore che giocherello con il mio vecchio cellulare. Sto superando poco alla volta tutte le fasi di chi aspetta una risposta appeso ad un filo inesistente. I tre moschettieri parlano di non so che cosa ma i miei pensieri vanno tutti a questo maledetto marchingegno che non vuole saperne di dare segni di vita. Eppure il display segna ben 5 tacche di segnale, la carica è al 92% ed ho chiamato il servizio clienti ben 11 volte per sapere se c’erano problemi di linea, neanche dovesse fare la prova costume per non so quale concorso di bellezza per telefonini. Ma vediamo di spiegare come mi sono ridotto in questa condizione da novello adolescente. Questa mattina, dopo essermi alzato al solito orario, essermi fatto una bella doccia ed essermi preparato la colazione, perché non mi va di approfittare di Mario anche per questo che ritengo un bisogno primario…e poi non sapete quanto è difficile immergere una brioches in una tazza di cappuccino quando a fianco a te ci sono tre persone che pasteggiano a caffè corretto e bianchino sporco, magari dopo che hanno fumato già 20 sigarette facendo fuori subito l’effetto della doccia e lamentandosi dei politici e del traffico. Mentre espletavo questo rito mattutino ed aspettavo di scroccare il solito passaggio a Guccio le ho inviato un SMS. Se vi state chiedendo a chi, sto parlando di Checca, un infermiera che ho conosciuto una settimana fa ad un concerto dove suonavano alcuni amici di Brinner. Checca è la cugina di uno dei musicisti, per la precisione del bassista che è a sua volta collega di Guccio. L’ho notata subito appena entrato. Se ti dovessi dire cosa ha attirato la mia attenzione verso di lei non te lo saprei dire, so solo che i nostri sguardi si sono incrociati ed in un attimo mi è sembrato di conoscerla da sempre. Sono riuscito ha scambiarci due parole prima dell’inizio del concerto e poi mille sguardi mentre il gruppo suonava. Ogni tanto cercavo un contatto fisico , anche lieve, per essere sicuro che lei fosse vera. Ad ogni pausa cercavo la sua attenzione. Le parlavo di me e le chiedevo di lei. Alla fine, mentre il gruppo si è fermato a parlare con i “fan”, io e lei abbiamo intavolato una discussione sui luoghi visti e su quelli che ci sono rimasti nel cuore. Mentre descriveva il borgo in cui è nata io mi sentivo rapire dai suoi occhi e dalla sua voce. Arrivato il momento dei saluti le ho chiesto il numero di telefono e lei con un po’ di titubanza lo ha digitato sul mio cellulare. Seguendo i consigli di Mario dopo un primo “attacco” andato a vuoto a causa del destino avverso: lei ha dovuto sostituire una sua collega e poi sarebbe partita a festeggiare l’addio al nubilato di sua sorella quindi sarebbe stata impegnata per tutta la settimana, ho fatto passare un paio di giorni e mi sono rifatto vivo con mille speranze nel cuore. Per non sembrare invadente le ho scritto il famoso SMS, anche se forse dovrei dire SOSO, e le ho domandato se le andava di vederci per un aperitivo od un gelato. I miei pensieri che piano piano si stanno fondendo in un’unica fissazione vengono interrotti da i tre moschettieri che mi chiedono se tutto va bene, visto che non sto spiaccicando una parola da quando siamo rimasti soli. Nascondo il cellulare in tasca mentre loro si scambiano uno sguardo per capire cosa sta succedendo. Sento gli occhi puntati su di me e rispondo che va tutto bene. Loro si guardano cercando di capire. Mario fa un leggero cenno d’intesa agli altri che rispondono laconicamente in coro: VA BENEEEE e ricominciano a chiacchierare, anche se noto che ogni tanto mi guardano con strane espressioni. Prendo allora il telefono dalla tasca e senza guardare il display lo infilo nello zaino appoggiato su uno delle sedie vuote del locale. Sono entrato nella fase del rifiuto. Quella in cui cerco di dimenticarmi il telefono e tutto ciò che ad esso è collegato. Telefonate e messaggini e cerco di concentrarmi su quello che mi succede intorno. Questo mette può mettere a rischio la mia convivenza con il cellulare visto l’enorme rischio di abbandonarlo in giro visto che voglio dimenticare la sua esistenza così da non dover pensare al fatto che lei non si è ancora fatta sentire. Mi volto e cerco di capire di cosa stanno parlando i miei tre amici. Filosofeggiando sui concetti di LIBERTA’ e RICATTO MORALE. Mi aggrego anch’io alla discussione dando il mio punto di vista, anche perché sento l’argomento attuale e vivo dentro la mia testa e forse non solo lì.
 

28 luglio 2013

Kiling me softly with his song


Eccoci, quattro amici al bar come canta Gino Paoli, solo che noi ormai da tempo forse abbiamo smesso di sognare di cambiare il mondo ed abbiamo nel sangue un po' più di alcool. Se ci mettessimo in macchina ora capiremmo le parole di Battisti : “guidando a fari spenti nella notte...”
per fortuna il proprietario del locale si chiama Mario... già proprio come quello della canzone di Ligabue ed è uno dei quattro, solo che lui non passa lo straccio ma si fuma l'ultima sigaretta prima di tornarsene a casa, casa che poi dista solo una i di scale. È un ex militare che ha bruciato la divisa dopo una missione all'estero in zona di guerra. Nessuno sa il suo vero nome, tutti lo chiamano così perchè lavora alle ferrovie ed è uno dei pochi ad indossare ancora l'eskimo. Fa il volontario nel Partito, con la P maiuscola come sottolinea ogni volta. Una volta al mese, poi, cerca di incastrare qualcuno per andare a delle retrospettive cinematografiche da dove anche i cani si tengono lontani in qualche centro sociale che è poco più di uno scantinato fumoso. Giusto per completare la descrizione del personaggio ha come suoneria del telefono “La Locomotiva” e come sveglia, perchè quando viene al bar punta la sveglia per ricordarsi che deve tornare a casa, “Canzone per un'amica”. Non vi descrivo i gesti dei vari frequentatori del bar quando scatta questa suoneria. Se entrasse un rappresentante dell'ASL farebbe chiudere l'esercizio per timori di invasione di piattole. Guccio guida una delle pochi esemplari di panda 4x4 color verde bottiglia che si intona spesso con l'abito e con il suo colorito post convegno del Partito.
Il terzo fa il meccanico e “con un cacciavite in mano fa dei miracoli”, e non solo con quello. Lo chiamano Brinner per via del taglio dei capelli. Ripara qualsiasi cosa, dalle automobili ai vecchi elettrodomestici, senza parlare di cellulari e computer. È in grado di riparare tutto, meglio di quel Meggiver della televisione o di Archimede Pitagorica. La cosa più incredibile è che sa anche cucinare da gran cuoco. Ogni tanto si scontra con il Guccio che invece si vanta di essere un gran somelier... vista la quantità di vino bevuto nelle varie feste del partito, ops Partito.
Brinner viaggia solo sulla sua Poderosa. Una vecchia Guzzi rossa lascito di un suo avo partigiano.
È anche il trombettista di un gruppo jazz, anche se ormai sono poche le occasioni in cui lo si sente suonare, troppo impegnato a cercare di aggiustare la vita della sua famiglia. Una famiglia all'altezza di quella cantata da Gaber e Iannaci.
Ed io sono il quarto del gruppo. Almeno una generazione mi divide dal trio con cui condivido queste chiacchiere di fine serata, fatte serie dal vino che ha sciolto i pensieri. Mi sono trasferito da poco in questa città. Dormo in una delle stanze della casa di Mario, che se non l'ho detto è il nipote di un'amica di mia madre, e se ho capito bene è stato l'avventura estiva di una delle mie cugine, ma queste sono calunnie da operetta. Il lavoro mi ha portato qui, perchè al paese c'è il mare ed il vino buono, ma lavoro poco davvero poco.
Sono stato adottato, novello Dartagnan, da questi moderni moschettieri che cercano di andare avanti, nonostante le donne e la politica proprio come direbbe Cocciante. Ho trovato lavoro come insegnate precario in una delle tante scuole multietniche di periferia. La mia laurea in lettere è rimasta al paese perchè tanto qui conta poco. Conta di più il sapersi piegare, adattare, adulare e via dicendo. Il saper fare, insegnare è un di più che non sempre è gradito. 

18 luglio 2013

7 Anni e nulla da raccontare

Caro Lettore,
  rieccomi qui a scrivere altre parole su questo blog. Il tempo passa ed è passato.
Sono trascorsi più di 7 anni da quando ho aperto questa via di fuga per i miei pensieri.
7 anni in cui molto è cambiato a livello personale e non solo.
Nell’ultimo periodo ho un po’ latitato eppure mi sono messo davanti alla tastiera mille volte, ma quello che ho scritto è rimasto intrappolato in qualche file che si è perso nei meandri di non so più quale supporto tecnologico.
Ho dato così colpa allo strumento e sono tornato a scrivere usando carta e penna… ma anche così la cosa non è migliorata poi tanto. La mattina buttavo giù qualche frase, ma probabilmente cadeva così tanto in basso che non ero più in grado di raccoglierla e metterla in un post.
Eppure sono più di due mesi che non pubblico nulla, ed ora per non dare il falso messaggio che questo è un altro blog naufragato nella noi a nella ruotine ed abbandonato dal suo capitano eccomi a scrivere questa confessione.
Appuntato verbalizzi: l’autore dei post è al momento privo di vena creativa indi per cui procediamo con notifica dell’avvenuto controllo della di lui persona e notifichiamo il suo stato di buona salute a tutti i Lettori. Segnaliamo inoltre che il suo umore ha un abbonamento fisso per le montagne russe, quindi si consiglia di porre molta attenzione e gentilezza quando ci si rivolge alla di lui persona.
Per il resto niente da segnalare.

Buon vento

C noto come quello con il FASCINO

19 maggio 2013

Ritorno


Il paesaggio scorre veloce guardandolo dal finestrino del treno che lo riporta a casa. Nello scompartimento gli altri occupanti parlano e discutono ma lui non li sente. È concentrato su quel dipinto vivo che modifica il suo aspetto ad ogni batter di ciglia.
È scappato per un paio di giorni a cercare di ritrovare quei posti in cui era stato felice ed allegro. Posti che lei non aveva visto, almeno non con lui.
Sperava che quel tornare indietro nello spazio gli permettesse di far tornare indietro anche il tempo, a quei giorni in cui lei non c'era e lui era giovane e spensierato, o almeno così si sentiva.
L'occasione gli era stata fornita dal caso. La squadra della sua città giocava in trasferta proprio in quel luogo ricco di ponti e di canali e di amori giurati, dove lui aveva avuto anche il piacere di remare in uno di quegli eventi nati per gli indigene ma ormai presi d'assalto dai turisti.
Erano anni che non seguiva più quello sport che aveva riempito i pomeriggi suoi e dei suoi amici quando erano adolescente. Il suo nuovo collega, con cui divideva la scrivania, era invece un tifosissimo. Dopo ogni partita lo intratteneva con commenti e statistiche che lui non sempre comprendeva, ma che gli permettevano di distrarsi dal lavoro e dai pensieri della vita. Così il collega gli chiese se gli andava di seguire la squadra in quella partita così cruciale per il campionato. Lui aveva risposto di si senza neanche aver sentito la domanda perchè in quello stesso istante lei era entrata in ufficio e la sua attenzione si era focalizzata sul suo viso per cercare di leggerne i pensieri. Quel viso che si ritrovava davanti ogni volta che chiudeva gli occhi e cercava di dormire. Quel volto che era entrato nella sua vita con un grimaldello, perchè lui aveva fatto di tutto per tenerla fuori, ma non c'era riuscito. Aveva dovuto soccombere alla volontà di lei che si era dimostrata decisa e convinta, molto più di lui.
La loro storia era durata meno della notorietà di uno di quei personaggi televisivi che così tanto riempiono il piccolo schermo.
Si erano lasciati, o meglio, lei lo aveva lasciato una sera senza addurre molte spiegazioni se non quelle che si sentono dire spesso nei film dalla protagonista alla spalla. Quelle motivazioni che dette dall'attrice sullo schermo non sembrano poi cosi sconclusionate, ma che se rivolte a te non hanno lo stesso effetto.
Non ti fanno capire ed ancora meno ti consolano. Non reagisci come l'attore che si allontana ed esce dalla storia, ma resti immobile lì come una lepre illuminata dai fari dell'auto in attesa che tutto finisca, senza capire cosa sta succedendo.
Fermo. Vuoto.
Impantanato in quella scena che vorresti tagliare dalla sceneggiatura della tua vita e dall'intera storia.
Non sai cosa fare ed allora cerchi nel tuo passato tutti quei momenti felici per trovarne conforto. Perchè se il futuro è incerto ora sembra addirittura impossibile che possa esistere, mentre il passato ha un aspetto rassicurante e sicuro.
Ora che sta tornando a casa ha capito che non è servito a nulla fuggire. È vero che durante la partita e le discussioni con gli altri tifosi si è distratto da quel pensiero fisso. Ha provato anche una certa gioia nel tifare con gli altri per sostenere la sua squadra, ma una volta salito su treno per tornare indietro, gli sembra che anche il suo stato d'animo stia tornando al punto di partenza.
Di nuovo il suo viso e quello stato d'animo di confusione si fanno spazio dentro di lui.
Non è la fuga la soluzione, come viene decantato nei bigliettini che incartano certi cioccolatini.
Scappare non porta alla vittoria, ma rimanda il momento della verità.
Verità che può essere dolce o amara a secondo di cosa il destino ha deciso di scrivere in quel libro che tutti chiamano vita.
Mentre le lancette ruotano nel suo orologio e le ruote del treno sui binari si ritrova a fare mille propositi.
Scrive e riscrive il suo futuro.
La pagina si riempie così di frasi e scarabocchi, di progetti e di battaglie, ma solo il tempo sarà arbitro e lettore di ciò che sarà. 




07 aprile 2013

Sabato mattina alla ricerca di Ricordi


Lo scorso sabato, per motivi vari, mi sono recato nella fu ''Capitale Morale'' del Bel Paese ad un orario conosciuto più dai panettieri e dai pendolari che dalla popolazione media. La città a quell'ora mostra la parte migliore di se, quella pulita, quella acqua e sapone. Peccato che po inizi a truccarsi con traffico e smog per cercare di assomigliare alla parte peggiore di una grande città internazionale, proprio come fanno i ragazzini quando vogliono sembrare più grandi.
Finite le mie commissioni mi ritrovo con un bonus di ore da spendere per arrivare all'ora di pranzo.
Cerco di pensare ad un modo per utilizzare al meglio questo tempo vinto e mi torna in mente di aver letto che, non molto lontano dalla zona Fiera che non ha nessun riferimento a moti di orgoglio ma solo al mercato, ci sarà una Passeggiata d'Autore (chi volesse saperne di più può far riferimento al seguente link http://passeggiatedautore.blogspot.it/).
Decido così d'impegnare questa mattinata alla scoperta di una parte di Milano che conosco poco anche se per vari motivi mi sono trovato a vivere per breve tempo.
Mi reco così all'appuntamento all'incrocio tra via Mac Mahon e via Monte Ceneri per partecipare alla:


Arrivo con largo anticipo sul luogo dell'appuntamento così da poter fare un piccolo sopralluogo. La zona in parte la conosco. Lì c'è la sede della seconda azienda per cui ho prestato servizio in qualità di consulente e dove ho mosso i primi passi nel mondo dei sappisti. Lì abita una cara amica dei tempi dell'università. Lì vicino ho sudato il mio certificato TOEFL per cui sono arrivato addirittura a farmi biondo... ma questa è un'altra storia.
Arriva, dopo alcuni momenti di noia che mi hanno quasi fatto desistere dal partecipare, l'ora x. Mi ritrovo sul posto cercando di capire quale dei quattro angoli è quello giusto in una specie di versione moderna della caccia al tesoro.
A poco a poco si aggiungono altre persone che iniziano a guardarsi in giro con il mio stesso stato d'animo tanto che sono tentato di chiedere se anche loro sono lì per la Passeggiata. Dopo poco arriva l'organizzatore a prenderci annunciandoci che il punto di ritrovo è stato leggermente spostato per motivi di comodità. Mi ritrovo così insieme a poche altre persone che, da come salutano la guida, devono aver partecipato ad altri eventi simili. Sono un po' stupito dall'esiguo numero dei partecipanti ma ecco che piano piano il gruppo aumenta e la curiosità delle persone che vivono, o passano di lì, aumenta di pari passo.
Che mai ci faranno tutte quelle persone davanti alla chiesta? Ci sarà un matrimonio o un funerale? Il loro abbigliamento sembra più quello di pellegrini... questi sono i pensieri che mi sembra di leggere nei loro sguardi.
Dopo aver pagato la quota di partecipazione la mia curiosità si sposta sugli altri partecipati alla manifestazione. La maggior parte di loro ha quell'età che fa pensare che il loro datore di lavoro sia ormai l'INPS o qualche istituto simile anche se dimostrano una vivacità molto giovanile. Tra loro c'è anche una ragazza dai capelli neri lisci e lunghi che stona molto con l'ensamble che si è formato. Scoprirò da li a poco che è Elena Mearini.
Alla fine il gruppo è formato da una quarantina di persone e sembriamo più una scolaresca che una comitiva di turisti.
Insieme alla guida c'è la scrittrice Elena Mearini, che sarà il fulcro di questa passeggiata con i suoi racconti e le sue letture.
Ci muoviamo così verso la prima tappa,via Monte Ceneri ai piedi del Ponte della Ghisolfa. Elena inizia a raccontare di Giovanni Testori, questo personaggio a me ignoto sino a quel momento, ma che scopro essere un artista poliedrico; scrittore, drammaturgo, pittore, critico d’arte, poeta, regista, attore.
Per chi volesse approfondire la storia Giovanni Testori rimando al sito dell'associazione che riporta il suo nome ( http://www.associazionetestori.it/ ). Racconta un po' della sua storia e del loro “incontro”. E da inizio al viaggio tra I Segreti di Milano. Il breve brano che legge mi rapisce ed accende la mia curiosità. Ho voglia di sapere di più.
Per la seconda tappa cambiamo scenario e ci spostiamo in una piccola traversa di via Mac Mahon, dove il tempo sembra essersi fermato ai primi del novecento. Anche lì la curiosità degli abitanti si fa sentire: “Ma quanta bella gente che c'è”. Frase realmente detta da una delle signore che assistevano al cammino del gruppo verso la seconda tappa e sentita dal sottoscritto.
Piano piano vengo nuovamente rapito dalla lettura dei vari brani che Elena fa. Quei luoghi che ho visto così tante volte sembrano così cambiare aspetto, sino a darmi la sensazione di viaggiare nel tempo. In alcuni momenti, aiutato anche dai commenti di alcune delle partecipanti, mi è sembrato di essere tornato al 1943, subito dopo i bombardamenti, e poi al primo dopoguerra.
Per la terza tappa ci spostiamo in Piazza Prealpi e mi ritrovo di colpo negli anni della ricostruzioni... mi sembra quasi di essere lo spettatore partecipante di un film neorealistico... a sensazione è poi confutata dalla scoperta che la quarta tappa ci porterà poco lontano da dove è stato girato Rocco ed i suoi fratelli. Altra scoperta è che il film è ispirato proprio ad uno dei racconti di Testori, Il ponte della Ghisolfa. Alcuni dei passanti, incuriositi dal capannello di persone si avvicina ed ascolta un attimo prima di tornare alle proprie faccende.
Quarta ed ultima tappa è il giardino che porta il nome di Giovanni Testori. Questi giardini, dedicati proprio al cantore di questo scorcio di Milano, sorgono dietro la ferrovia della Bovisa. La sensazione temporale è cambiata. Ora mi sembra di essere tornato molto più indietro nel tempo. Non ci sono i viali del liceo di Atene o Aristotele che tiene le sue lezioni, ma mi sento un peripatetico che insieme ai suoi compagni accresce la conoscenza di se e di ciò che lo circonda. Arriva così l'ora del commiato.
Il tempo, che all'inizio sembrava andare all'indietro, ora di colpo ha fatto un balzo in avanti.
Un veloce saluto ed eccomi tornare ai nostri tempi, con il traffico rumoroso, l'autobus pieno di persone che arrivano da tutto il mondo, mentre milano ha indossato nuovamente il suo grigio vestito che va tanto di moda. Mi ritrovo a chiedermi cosa avrebbero creato Testori e Visconti vedendo questa multi-etnicità riunita su un autobus che abbraccia tutta Milano in un girotondo giornaliero.
Apro il libro che mi fa compagnia in questi giorni e mi tuffo così in un'altra storia.

19 marzo 2013

Festa del papà 2013

Caro Lettore,
  oggi è la festa del papà, o meglio di tutti i papà. Oggi mentre facevo gli auguri ad un ex collega lui mi ha risposto contraccambiando.
Stranito.
Mi sarebbe davvero piaciuto che quegli auguri fossero dovuti e non messi lì per sbaglio, ma per ora devi accontentarmi di fare gli auguri  a tutti i papà ed a quelli che lo saranno tra non molto.
Buona festa del papà.
Dove c'è un papà c'è di solito anche un figlio da amare...

11 marzo 2013

Preparazione alle pulizie primaverili


Caro Lettore,
visto che il collegamento ad internet ha deciso di fare le bizze eccomi con un po' di tempo da dedicare alla scrittura di questo post.
Sono giorni strani questi. L'umore segue l'andamento del tempo e quindi è sempre più variabile tendente al nuvoloso in attesa che arrivi la primavera.
Avendo tempo mi ritrovo a pensare sulle cose della vita e notavo come l'aumentare della coscienza di se stessi renda più difficile trovare qualcuno con cui condividere il proprio cammino.
Ci si conosce così bene che si sa così bene cosa si vuole che non ci si accontanta, non si vuole rischiare, perchè tanto già sai che non può funzionare per questo motivo o per quello.
Questo spiega perchè da giovani è più facile innamorarsi, forse, visto che non si è consapevoli di tutto ciò che ci piace e no. Si fanno compromessi incosciamente perchè il piacere di avere qualcuno accanto è più forte di qualche rinuncia, cosa che con il passare del tempo è sempre più difficile da fare.
Ti ritrovi così a pensare a cosa sei disposto a rinunciare per cercare la felicità, perchè non è detto che poi la si trovi. È un rischio, e non sempre si ha il coraggio di mettersi in gioco.
Questo spiega perchè molte persone si trovano a ripetersi che sto bene anche sola/o, ora mi basto, ed altre frase illusorie del genere.
Illusorie perchè l'uomo in fin dei conti è un animale sociale. Ha bisogno degli altri per sentirsi completo, sentirsi vivo. Sia nel bene che nel male.
E così ci si ritrova a parlare con degli sconosciuti di cose intime o solo del tempo, solo per sentirsi accettati e vivi.
Lo so caro Lettore, stai pensando che sono uno dei tanti pessimisti. Uno di quelli che sa solo lamentarsi perchè è troppo pigro per andare per il mondo a cercare qualcosa di meglio e quindi si accontenta di quello che trova a portata di mano perchè lo sguardo va troppo lontano ed un po' fa paura.
Sta venendo un post grigio come le nuvole che questa sera nascondono le stelle.
Un po' mi spiace ma spero che il riversar questo triste colore su questa moderna pagina bianca possa far spazzio a mille colori, perchè anche se sarò sembrato un pessimista, sono loro i veri custodi della speranza, essendo i soli ad avere la consapevolezza che comunque può esserci di meglio.
Ed intanto che aspetto e progetto le future pulizie mi ripeto che “per avere un arcobaleno occorre che piova”.
Buona notte.

13 febbraio 2013

M'ILLUMINO DI MENO

M’ILLUMINO DI MENO 2013
15 febbraio 2013
LA FESTA DEL RISPARMIO ENERGETICO “SALE” IN POLITICA


M’illumino di meno, la celebre Giornata del Risparmio Energetico lanciata da Caterpillar, Radio2, e tutti i suoi sostenitori virtuosi “scendono in campo” per un futuro più illuminato, all'insegna della razionalizzazione dei consumi energetici.

Dopo la stesura dell’Agendina Verde, in collaborazione con le menti più brillanti della ricerca ambientale, Caterpillar continua la “campagna elettorale” per gestire in modo oculato le energie del paese con la diffusione di slogan, locandine e simbolo di M’illumino di meno.

Tutti gli ascoltatori sono invitati a coniare slogan che condensino l’ormai celebre decalogo di M’illumino di meno: “Yes we spegn”, “Il contatore è mio e me lo gestisco io”, “Rottama lo spreco” o “Liberté, égalité, risparmieté”.

Al consueto invito ad aderire al simbolico “silenzio energetico” il 15 febbraio 2013 dalle ore 18 in nome della sostenibilità, spegnendo monumenti, piazze, vetrine, uffici, aule e private abitazioni hanno già risposto in molti. Tra adesioni già pervenute spiccano quelle di Milano, Bologna, Firenze, Torino, Bari, Padova, Valle dei Templi ad Agrigento, Genova, Pisa, Matera e altri ancora.

Adesioni illustri anche da parte del mondo dello sport: F.C. Internazionale è la prima squadra di serie A a scegliere M’illumino di meno, mentre il c.t. della nazionale di pallavolo Mauro Berruto sta preparando un discorso motivazionale per tutti gli aderenti all’iniziaitiva.

Endorsement come se piovesse dal mondo della cultura e dello spettacolo: i video dei “millumenisti” illustri sono già visibili su http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/ e anche su http://www.youtube.com/playlist?list=PLxbQt6tIv5UiLuizgO40cY0yWeLiGUdvl

In prima fila: Claudio Bisio, Giulio Scarpati, Giovanni Soldini, Riccardo Iacona, don Andrea Gallo, Luca Mercalli, Renato Mannheimer, oltre ai conduttori de Il Ruggito del Coniglio, 610, Un Giorno da Pecora, RaiTunes e 28Minuti.

Si “vota” il 15 febbraio 2013, con il consueto “silenzio energetico” dalle 18 alle 19,30 e con ogni forma di sensibilizzazione su come consumare e produrre energia in modo efficiente e pulito. Vota M’illumino di meno. Liberté, Egalité, Risparmieté.

Per contribuire alla campagna elettorale più virtuosa di tutti i tempi e aderire all'iniziativa si può postare sul Facebook di M’illumino di Meno la propria modalità di partecipazione e scrivere a millumino@rai.it , anche per ricevere la copertina personalizzata con M’Illumino di Meno da caricare su FB.

www.caterpillar.rai.it 
www.caterpillaram.rai.it 
www.facebook.com/milluminodimeno
millumino@rai.it


L’AGENDINA VERDE DI M’ILLUMINO DI MENO 2013


1 non c’è efficienza energetica senza ricerca. Più ricerca green = più lavoro
2 taglio emissioni: meno carbone, più energia rinnovabile
3 non lasciamo la pacchia del sole agli amici tedeschi
4 non buttiamo l’energia, cambiamo la rete di distribuzione
5 crediamoci: il nostro futuro è la green economy
6 vietato sprecare
7 ristrutturare e costruire eco-sostenibile
8 città civile
9 se non dividi la spazzatura bene sei ……..!
10 anche a piedi e in bici

IL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO
Buone abitudini per la giornata di M’illumino di Meno (e anche dopo!)

1. spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.


27 gennaio 2013

Ricordare

Oggi, 27 Gennaio è la giornata della MEMORIA.
Di parole se ne sono scritte, e spero si continui a scriverne... perchè dimenticare sarebbe una colpa difficilmente perdonabile.
Tra i tanti modi di ricordare io oggi ci provo con un pezzo poco conosciuto di un cantautore romano conosciuto dal grande pubblico per altri pezzi.
Ci pensa lui a presentarlo. Buon ascolto.

26 gennaio 2013

Concerto


Caro Lettore,
  come stai? Tutto bene? È tanto che non ci sentiamo. Ammetto di aver scritto poco lo scorso anno, ma anche tu non è che ti sa fatto sentire molto. Mi devo preoccupare? Va beh l’importante è sapere che tra le varie onde di questo mare virtuale, tu sappia che esiste un’isola dove puoi trovare i racconti di uno della Gambara alcolica.
Finito con il preambolo ecco cosa in realtà vorrei raccontare.
Ieri sera, dopo un bel po’ di tempo sono andato con 3 amici al concerto dei Radici Nel Cemento.
Lo so caro Lettore che probabilmente non sai di chi sto parlando, proprio come i mie accompagnatori che ho incastrato per andare a questo evento. Cosa dire del gruppo… per la scelta della canzone dell’anno loro sono sempre in lizza, ma sfortunatamente non hanno ancora vinto. Sarà che ormai sono così familiari che forse li do un po’ per scontato.
Per quanto riguarda sentirli dal vivo, poi, avevo  provato a cercare informazioni quando sono stato a Roma, la loro città, ma ahimè il loro concerto si teneva lo stesso giorno del mio ritorno a casa…maledetta sfortuna.  Comunque non mi sono arreso ed ho marcato stretto il loro sito. Ed ecco che un giorno  appare una data con affianco la scritta Milano.
È la mia occasione. Questa volta non me la faccio sfuggire.
Inizio a scrivere ed a telefonare a tutti quelli che conosco per trovare volontari che mi accompagnino, perché anche il concerto più bello non è mai così bello se non ci vai con qualcuno con cui poterlo ricordare/raccontare.  Chiedo a destra ed a manca mentre la data del concerto si avvicina. Raccolgo un bel po’ di rifiuti (all’epoca dell’università qualcuno li avrebbe chiamati 2 di Picche)ma per fortuna un paio di amici accettano di accompagnarmi in questa avventura.
L’agitazione sale mentre la data si avvicina.
Non conosco il posto dove suoneranno ( centro sociale ZAM – Zona Autonoma Milanese. Mai sentito prima), ed il sito non è ricco di dettagli su inizio del concerto e costo, oltre al fatto che la locandina che pubblicizza l’evento viene pubblicata solo una settimana fa.
Questo però non mi fermo, sono ormai convinto. Ogni giorno controllo i due siti. Quello del gruppo e quello del centro sociale. Comunque al concerto si va.
Arriva la data. Alcuni dei volontari sono vittime dell’influenza e di biondi sogni, ma come scritto, tre “moschettieri”,  sopravvissuti ai casi della vita degni forse di un paragrafo scritto da Dumas Padre,  mi scortano al concerto.
Non saranno Athos, Portos ed Aramis ma sul motto  “tutti per uno ed uno per tutti” credo di poterci fare affidamento anche con loro.  
 Appuntamento in un locale di fronte allo ZAM, per cenare e parlare un po’ prima del concerto.
La stanchezza della settimana di lavoro ed i postumi di qualche acciacco si fanno sentire, ma sono troppo orientato all’obbiettivo, come scriveva il mio ex-capo in alcune valutazioni, per desistere o far desistere i miei compagni.
Le chiacchiere sono piacevoli come il cibo per chi ha fame. Ristorano e danno nuove energie.
È ora. Usciamo dal locale ed entriamo al centro sociale. Il primo impatto è molto strano. Diciamo che per età e per abbigliamento mi sento leggermente fuori tema. Ho anche l’impressione che il nostro gruppettino sia guardato con diffidenza dagli habitué. Ma sai che c’è caro lettore: saremo vestiti anche in modo troppo normale, avremo anche facce senza piercing e tatuaggi in bella vita, età che una volta ci avrebbero garantito l’appellativo di Matusa ed ora invece al massimo ci fanno entrare da protagonista nei film di Gabriele Muccino. Forse non centriamo molto, ma chi se ne frega. Siamo venuti a sentire il concerto e basta.
Facciamo il giro del centro sociale. Una delle cose che vogliamo vedere, essendo arrivati con un po’ di anticipo, è la palestra di Builder che pubblicizza il sito. Ammetto di non capirci molto, ma uno dei tre accompagnatori ne capisce e sembra interessato. Notiamo anche una specie di libreria a muro dove sono riposti, libri e riviste. Ovviamente quelli di alpinismo sono nel ripiano più alto.  
Ci fermiamo nel cortile a chiacchierare mentre arrivano a varie ondate i ragazzi di oggi. Su molti dubitiamo della loro maggiore età. Dubbio che diventa una certezza quando vediamo 3 ragazzine accompagnate dalle mamme.
Il freddo si fa sentire, ed allora decidiamo di entrare nello scantinato dove si terrà il concerto. La musica a palla messa da un dj, che mi ricorda un amico peruviano di altri tempi, non rende facile la comunicazione e quindi mi concentro sulle persone che entrano ed escono. Un paio di loro mi diventano familiari visto che ci passeranno davanti almeno una quindicina di volte per fare il piano di birra al bar improvvisato in un angolo.
Il concerto ritarda, mentre la musica messa dal dj cerca di entrarmi dentro non dalle orecchie ma da tutto il corpo tanto il volume è alto. Passata la mezzanotte vedo passare il cantante davanti a me ed un altro del gruppo. Rassicuro i miei accompagnatori che stanno perdendo la speranza. Arriva anche l’omino che vende i gadget ed i cd. Vado a scambiarci quattro chiacchiere. Il concerto inizierà intorno alle 24:30. Giusto un’ ora dopo le informazioni che eravamo riusciti a carpire da faccia di libro.
Torno dai miei tre coraggiosi accompagnatori che iniziavano a subire la situazione. Alla fine il concerto ha inizio. La gente canta e balla al ritmo che esce dagli strumenti e dalla voce del cantante. Mi guardo in giro ed una delle facce familiari di cui ti parlavo è seduta su una sedia, o meglio rannicchiata. Ha passato tutto i concerto guardando le piastrelle e restituendo alla terra quello che aveva ingurgitato… per la stessa strada.
Ha forza di sentire le canzoni da supporti hardware, mi fa un po’ specie sentirli dal vivo. Belli ma c’è qualcosa nel suono che non mi torna. Le casse di destra saturano (spero si dica così) e rovinano il suono.
Credo di essere uno dei 4 che hanno notato questa cosa.
Non tutti gli eroi che mi accompagnano riescono a resistere per tutto il concerto. Ormai abbiamo perso l’abitudine a stare in posti angusti dove la gente fuma e beve a nastro. Dove le poche sedie sono occupate da chi non riesce a stare in piedi a causa della propria stupidità.  Un po’ mi dispiace per aver trascinato i miei amici ad un concerto che forse non gli è neanche piaciuto, ma così è l’amicizia. Ti porta a fare anche delle cose che non ti piacciono. Per questo li ringrazio.
Grazie ragazzi!

01 gennaio 2013

Questionario 2012


Caro Lettore,
  anche il 2012 è trascorso tra Spread e profezia Maya. Sono sopravvissuto al nuovo lavoro, alla vita da single con appoggio bombaccione a casa dei miei, a tutte le cerimonie a cui ho partecipato ed alle mille e mille foto fatte. Ed eccomi qui davanti al pc a ricompilare questo questionario, "influenzato" anche lui degli ultimi giorni che hanno colpito alcune mie certezze e speranze. 
Vuoi vedere che i Maya avevano ragione e forse una nuova stagione mi aspetta?!? 
Speriamo che sia la primavera. 
Ora, caro Lettore, ti lascio alla lettura di questo post augurandoti un 2013 sereno e felice (avrei voluto scrivere ricco ma avevo paura che venisse tassato). 

1.ANNO APPENA TRASCORSO: 2012.
2.BEL RICORDO: Il traguardo dopo una bella corsa.
3.BRUTTO RICORDO: il crac del ginocchio, proprio ora che avevo iniziato a prenderci gusto.
4.POSTI VISTI: Finalmente ho fatto anch’io il turista nella città eterna.
5.PROFUMO: Quella della collega dopo la pausa pranzo. Non so cosa mangi, ma profuma come appena uscita da una profumeria al rientro in ufficio dopo la pausa.
6.GUSTO: Frittura di verdure e pesce mangiata in riva al mare per vedere com’è e se ci può stare.
7.TATTO: Un abbraccio che ha risvegliato belle sensazioni.
8.VISTA: Sorrisi femminili. Quest’anno molte hanno realizzato i loro sogni.
9.UDITO: Mio nipote che costruisce i giocatori dei suoi sogni dopo aver visto la partita allo stadio ed il più piccolo che fa i suoi discorsi.
10.INCONTRO: Sbagliato. Per far entrare un quadrato in un cerchio o si smussano gli spigoli, o si riducono le pretese o qualcosa si deve rompere.
11.CAMBIAMENTO: Viaggi solo di piacere e non di lavoro.
12.RAMMARICO: Chi sa come sarebbe stato se Milano avesse avuto il mare…
13.DISPIACERE: Aver creduto in un sogno sbagliato e risvegliarsi dopo un bagno di arrogante umiltà.
14.LETTO: Sempre più il “mio letto”.
15.SPAVENTO: Due. Mio nipote che piange allo stadio e l'articolazione che non si articola come vorrei.
16.GIOIA: Quella condivisa con gli amici nei vari grandi momenti, arrivando fin addirittura a festeggiarli con bellissime cerimonie.
17.AUTOMOBILE: Sempre la stessa.
18.LAVORO: Tra alti e bassi vedere che quanto seminato da i suoi frutti e scoprire che comunque alla fine c’è dell’umanità.
19.PENSIERO RICORRENTE: Una fine o un inizio?
20.EVENTO: Qui la lista sarebbe lunga, addirittura più lunga di quella dell’anno scorso. Anche quest’anno provo a fare una piccola classifica dei primi 5: L'arrivo delle gemelle; Partecipazione a matrimoni nelle vesti di invitato,testimone e fotografo; L’annuncio del futuro arrivo di nuove gioie per coppie di amici; Lite telefonica con chi si crede di essere un massimo esperto; Un cinemino familiare.
21.CONTINUITÀ: Ed anche quest’anno sono stato eletto (incastrato) a fare il consigliere di scala.
22.SPACCATURA: Non so se si può rompere qualcosa che forse non c’è mai stato, ma la delusione è stata comunque tanta.
23.VIAGGIO: Quello non fatto neanche quest’anno. Chi sa se…
24.LIBRO: di Haruki Murakami - L’arte di correre. Libro letto stando seduto e riflettendo sui passi fatti sino a quel momento.
25.FILM: Quasi amici – Poche parole per questo bellissimo film: merita di essere visto per cercare di essere un po' migliori.
26.CANZONE: Direzione Anagnina – Una canzone che non ti aspetti e che è arrivata quando doveva arrivare.
27.SPORT: Le molte corse di paese a cui ho partecipato trascinato da un collega.
28.RADIO: Ed ora svetta anche nella sala del trono.
29.MOTTO: Quant’è arrogante questa umiltà.
30.PROPOSITO: Dieta… un'altra mattonella dorata da usare per lastricare la via che porta all’inferno.

07 dicembre 2012

Ode all'Infortunio.


Ci sono eventi che ti cambiano la vita. Non sempre il corso di tutta la vita, ma solo quella di un piccolo periodo. Eventi che ti fanno scendere dall'aereo che ti stava facendo volare tra le soffici nuvole per riportarti alla nuda e dura realtà.
L’infortunio.
Ognuno vive l’infortunio in maniera diversa. C’è chi lo affronta in maniera originale pensando che questo sia una nuova opportunità. Di questi il caso recente più noto è quello di Alex Zanardi che dopo l’incidente ha trovato nuovi modi per essere nuovamente un campione e non solo di sport ma anche di vita. Chi più classicamente cerca di dimenticarlo il prima possibile, addirittura cercando di cancellarlo perché l’ardore che brucia dentro è più forte di qualsiasi dolore portandolo fin anche a fare scelte estreme. Per questo chiedere a Troy Bayliss, che non è la marca di un super alcolico ma il nome di un pilota di motociclismo che è arrivato a farsi amputare il mignolo per poter tornare prima in pista. Altri lo accolgono con rassegnazione in attesa che come è arrivato, così se ne vada. Questa è la situazione più diffusa tra chi non ha uno staff medico a disposizione e non ama pastiglie e siringhe.
Io ho un ginocchio che ha iniziato a fare le bizze un mesetto fa, e sono entrato così un po’ in crisi.
Ho cercato di affidarmi al pensiero positivo ripetendomi che non tutti i mali vengono per nuocere, ma con scarsi risultati.
Ho provato a ripensare anche a quanto mi solea dire una mia ex collega, che ora chiamo amica, “chiusa una porta si apre un portone”. Chi sa se quel portone è fornito di video citofono o ha un portinaio che controlla chi entra e chi esce.
Ecco questo post è uno sfogo. Uno dei tanti, caro Lettore, fatti su queste pagine. Lo sfogo per questa mia situazione di infortunato.
Un infortunato dello sport.
Dopo mesi di chilometri percorsi ero finalmente riuscito a dare una continuità agli allenamenti. I primi risultati iniziavano ad arrivare. Nulla di fenomenale a dire il vero, però piccole soddisfazioni che mi avevano fatto riscoprire il piacere di correre nei parchi periferici di Milano, qualsiasi fosse il tempo atmosferico. 
Avevo trovato la routine, se così si può dire, negli allenamenti. Nelle uscite infrasettimanali e nelle sveglie mattutine domenicali quando il ginocchio ha deciso di fare crac. Il ginocchio ha iniziato a scricchiolare. 
Ho provato a non crederci. A non pensarci.
Correvo con un piccolo fastidio, ma continuavo a correre. Non volevo fermarmi.
L’effetto de-stressante che mi regalava il podismo amatoriale era più forte del dolore all'articolazione.  Peccato che il dolore non la pensasse allo stesso modo e non abbia voluto sentir ragioni. Non ha voluto traslocare altrove, anzi si è barricato tra menisco, rotula e cartilagini varie fino ad arrivare al punto in cui ha urlato così forte che non ho potuto più ignorarlo e mi sono dovuto fermare.
Un primo stop di poco meno di una settimana. Ho sperato fortemente che bastasse, ricominciando poi a correre con più frenesia, ma ahimè il dolore si è ripresentato questa volta moltiplicato per dieci.
Forse ho sbagliato a riprendere così presto, con tanta foga, ma non volevo perdere quello che ero riuscito ad ottenere.
Mi ritrovo così con una bella infiammazione articolare (spero sia solo quello in attesa di accertamenti).  
Dopo applicazioni di cerotti medicali e ghiaccio; qualche settimana di tristezza; mi sono reso conto che le uscite serali in abbigliamento sgargiante ed attillato lungo le strade illuminate scarsamente da qualche lampione… ops forse questo “pensiero” non mi è venuto proprio bene. Sono andato un po’ fuori tema infortunio e più dentro il tema sfumato che va per la maggiore quest’anno. Qualcuno potrebbe pensare a passeggiatrici piuttosto che a podisti.  
Ecco questa è la situazione.
Sono un podista triste che cerca la sua opportunità in tanto che attende il momento di tornare a correre.

18 novembre 2012

La caduta di un eroe?!?


Questo post ha avuto una gestazione strana. L’ho buttato giù di getto quando ho sentito la notizia, ma poi non sono riuscito a postarlo perché ho un ricordo particolare di quel periodo. Ho dovuto far decantare le onde che si infrangevano nei miei ricordi fino a quando è tornata un po’ di bonaccia ed ho trovato la voglia e forse non solo di mettere giù queste parole.


Sono passati degli anni da quando Lance Armstrong (Forte Braccio) indossava per la settima volta consecutiva la maglia gialla sugli Champs Elysee.
Quel giorno tutti parlavano delle tante battaglie affrontate, delle scalate, delle cronometro, dei compagni di squadra, del modo di correre… ed anche allora si ricordava come Lance Armstrong avesse più di tutti battuto la malattia e di come fosse diventato un icona di speranza di chi come lui era stato attaccato dalla malattia. Qualcuno già all’epoca metteva in dubbio le sue vittorie dicendo che non fossero del tutto pulite.
Ricordo bene che in uno dei suoi primi Tours venne accusato di doping perché assumeva medicinali che per lui erano salvavita.  Molti dicevano che non era possibile che Lance fosse diventato di colpo così forte, che dominasse così facilmente una delle corse a tappe più famose e dure al mondo. Soprattutto dopo aver avuto una malattia così debilitante.
Quasi tutti dimenticavano che un giovane Lance, nel 1993, aveva vinto uno dei mondiali in linea più duri che si ricordi. Si correva nella capitale Norvegese. In quel mondiale apparivano per la prima volta due nomi che avrebbero segnato la Grande Bucle: Lance ed un dilettante tedesco di nome Ian Ullrich.
In Italia i nomi che si rincorrevano erano quelli di Chiappucci, Chioccioli, Bugno, Cipollini, Fondriest e da li a poco sarebbe nata la stella di Pantani. Non c’erano solo gl’italiani, Uno spagnolo da li a poco si sarebbe imposto sulla ribalta delle due ruote: Miguel Indurain Larraya. Lui e le sue imprese che si sarebbero dette irraggiungibili. Sono certo di essermi dimenticato molti dei nomi di corridori che in quegli anni hanno vinto e fatto imprese straordinarie e per questo me ne scuso ma la memoria è strana e fa associazioni strane.
Come vedete il ciclismo ha sempre avuto degli eroi da venerare e dimenticare per poi magari riscoprirli anni dopo. Ma torniamo a parlare del corridore a stelle e strisce.
Della storia di Lance corridore ci sono tante cose da dire. Il suo ricordo di Casertelli e la dedica della sua vittoria alla crono con dedica al compagno di squadra così sfortunato.
La rabbia con cui scalava le impervie salite del Tour o la voracità con cui divorava la strada durante le cronometro. C’era della cattiveria nel suo modo di correre, tanto che molti corridori non lo vedevano di buon occhio, mentre i tifosi l’osannavano come “eroe”.
Metteva nel correre la stessa determinazione con cui immagino avesse affrontato la malattia. Se era riuscito a sconfiggere quel male oscuro nessuno lo poteva battere. E questo lo doveva a se stesso e ma anche a chi come lui stava affrontando lo stesso calvario. Era un simbolo di speranza.

Come puoi capire caro Lettore non è stato facile leggere le accuse a “Forte Braccio”. Di come le accuse arrivavano da tutte le parti, dei 7 Tour tolti e non riassegnati…
Lui era riuscito dove il povero Andrea Fortunato non era riuscito.

In molti vedevano nelle sue pedalate la speranza di sconfiggere la malattia… non solo i malati guardavano a lui con speranza ma anche i parenti e gli amici delle persone che venivano colpite da questo male oscuro. Un salvagente per non affogare nel buio della disperazione.  
Ecco perché non è facile.

13 ottobre 2012

Il maestro Ogu - 4


Il Maestro Ogu si accordò con il Capitano Gedio per far venire presso la sua capanna ogni mattina, il Maestro avrebbe impartito le sue lezioni al ragazzo. Il Capitano, leggermente imbarazzato, disse balbettando un po’ che ovviamente le lezioni sarebbero state pagate. Il Maestro lo interruppe prima che la parola soldo o moneta spuntasse dalla bocca del Capitano. Le sue lezioni le avrebbe pagate direttamente il giovane Alopo aiutando il Maestro nelle sue attività. Il Maestro si rivolse nuovamente al ragazzo e rivolgendosi chiedendogli se era d’accordo e pronto ad affrontare quella che sarebbe stata la prima vera avventura della sua giovane vita.
Il Capitano si girò e vedendo la titubanza del figlio cercò di sostenerlo con lo sguardo perché aveva capito che quella era la prima lezione che il ragazzo doveva affrontare.
Alopo guardò da prima suo padre, lo sguardo paterno lo rincuorò e cercando di non far vedere la paura e l’imbarazzo che lo pervadevano si rivolse al Maestro,  dando però prima uno sguardo fuggevole anche al bastone nodoso appoggiato alla parete. Alopo disse: Maestro sono pronto, deglutì faticosamente e continuò affermando che avrebbe fatto del suo meglio.
Il Maestro batte fragorosamente la mano sul tavolo, tanto che i suoi due ospiti sobbalzarono, e con un gran sorriso disse che accettava l’incarico e che il ragazzo si sarebbe dovuto presentare il giorno successivo presso la sua capanna. Il Capitano, ripresosi dallo spavento, iniziò a ringraziare il Maestro, mentre il giovane virgulto che lo accompagnava era ancora un po’ stupito. Il Maestro lo incuriosiva e lo terrorizzava allo stesso tempo. Avrebbe voluto sapere tutto di lui ma aveva anche paura di quello che avrebbe potuto scoprire.
Il Capitano strinse vigorosamente la mano al Maestro continuando a ringraziarlo. Il Maestro Ogu porse poi la mano al ragazzo per stringere in questo modo un patto diretto tra i due. Alopo, interrogando con lo sguardo il padre, non sapeva cosa fare; era la prima volta che veniva trattato come un adulto e non ne era abituato. Non sapeva se poteva stringere quella mano che poco prima gli aveva tolto il respiro ed almeno sette battiti del suo piccolo cuore. Il Capitano fece un cenno di consenso e di incitazione verso il suo giovane erede, ed allora il ragazzino allungò la mano in direzione di quella del Maestro che la fece scomparire all’interno del suo palmo. In quel momento il ragazzo vide quanto quella mano era grande. Anche il Maestro ora gli sembrava molto grande, anzi grandissimo mentre lui si sentiva piccolo ed inadeguato. Alzò quindi gli occhi verso il volto di quell’uomo che stringeva in maniera forte, ma senza fargli male, quel suo piccolo arto. Anche la faccia ora gli sembrava più grande, gli ricordava le maschere che indossavano alcuni contadini nelle ricorrenze in cui ci si rivolgeva agli spiriti, sacri e profani, per chiedere protezione e  buona sorte. Ma a differenza di quelle maschere lo sguardo del Maestro era più penetrante, tanto che credette che il Maestro Ogu, con una specie di sortilegio gli stesse guardando dentro e stesse scoprendo tutto di lui, segreti compresi. Che insomma gli stesse leggendo cuore ed anima.
Il Maestro lasciò la stretta ed il ragazzo rimase un attimo bloccato con la mano per aria, come una statua di sale, con lo sguardo fisso e perduto dietro a chi sa quale pensiero,  prima di riscuotersi e sentirsi di nuovo in possesso del suo corpo e delle sue facoltà.
Il Capitano Gedio, rivolgendosi ad Alopo, gli disse che poteva tornare a casa e dire a sua madre che lui si sarebbe fermato a parlare ancora un po’ con il Maestro di alcune incombenze e che sarebbe rientrato per l’ora di pranzo. Si raccomandò anche di non fermarsi a perdere tempo sulla strada.
Il ragazzo partì alla volta del sentiero quando sentì qualcosa trattenerlo. Era la mano del padre che lo bloccava. Alopo si girò a guardare il padre incredulo mentre questo gli assestava un bel ceffone. Il ragazzo, cercando di trattenere le lacrime mentre si massaggiava la gota arrossita dal colpo, non capiva il perché di quella punizione, in fin dei conti non aveva fatto nulla. Stava andando, come il padre gli aveva comandato verso casa.
Il Capitano, leggermente adirato ma con voce ferma, gli ricordò che era buona creanza salutare prima di andar via. Il ragazzo allora rivolse i suoi saluti al Maestro Ogu ed al padre e poi si allontanò.
Il Capitano chiese poi scusa per quel comportamento increscioso del figlio. Il maestro Ogu, in maniera benevola dando una pacca sulla spalla del Capitano, gli disse di non preoccuparsi che i ragazzi sono così.
I due iniziarono così a parlare di alcuni problemi che attanagliavano la città e per cui il Capitano Gedio chiedeva aiuto al Maestro Ogu.
  

30 settembre 2012

La teoria del fungo


Caro Lettore,
come stai? Spero bene. Io sono qui davanti alla tastiera senza sapere cosa scrivere ma con una voglia ed un bisogno di scrivere qualcosa, anche fosse un pensiero o un motto o soltanto una stupidità.
Voglio fuggire dall'ennesimo pomeriggio domenicale trascorso tra pranzo in famiglia e pennichella davanti alla televisione. Dove la sveglia viene data da quel rito ormai trentennale di visione dei goal della giornata calcistica.
Mentre anche questo settembre tra poche ore sarà finito io mi ritrovo congelato in un'altra domenica uguale a molte altre. I pensieri sempre più spesso corrono troppo velocemente ed in poche ore costruiscono castelli per area, ci abitano e subito dopo sono colti da una specie di apatia che li costringe ad abbandonare la nuvoletta dove avevano posto la loro dimora. Quello che rimane poi è solo un sapore leggermente amarognolo ed un senso di spossatezza a cui è difficile dare una spiegazione visto che oltre a dare forma ai cuscini del divano non è che si è fatto molto.
Probabilmente la posa dell'ennesimo dorato mattoncino fatto di buoni propositi è più faticoso di quanto si pensi.
Chi sa Caro Lettore se mettendo queste parole su una pagina bianca queste possano portarsi via questa malinconia per lasciare spazio a cose più felici. Perchè si cose belle ne capitano, sono quei regali che non ti aspetti come l'incontro con una persona che non vedi da tempo, la notizia di un futuro arrivo, un'amica che si è scoperta più forte o una coppia di amici che riescono a brindare insieme. L'essere l'ospite più anziano ad una festa e vedere che si riesce ancora a tenere botta, come si diceva un po' di tempo fa. Ed anche se molti degli invitati probabilmente non erano ancora nati quando io davo l'esame di guida poco conta. Lo spirito è forte e dove il fisico tentenna ci arriva il fascino. Ecco. La ricerca delle cose belle. Una ricerca che assomiglia sempre più a quella che di buon mattino fanno i cercatori di funghi. Loro che guardano la pioggia cadere e sanno che alla fine delle nuvole ci sarà il sole che farà sbocciare questi “fiori” tanto apprezzati nelle cucine. E come i funghi molte altre cose hanno bisogno della pioggia e di un cielo non sempre azzurro.
Dovrei ricordarmene più spesso.
Ora Caro Lettore devo lasciarti sento il profumo di pappardelle ai funghi che arriva dalla cucina.
Buon Ottobre.

15 settembre 2012

Roma - Giorno 1 - Viaggio di andata

Apro gli occhi prima che la sveglia impostata sul cellulare mi ricordi che è ora di alzarsi. Ho guadagnato 5 minuti buoni sulla tabella di viaggio. Inizio a prepararmi mentre la casa dei miei genitori incomncia a prendere vita. La valigia e lo zaino, preparati ieri sera, sono lì che aspettano di uscire di casa. Al momento della colazione siamo tutti riuniti intorno al tavolo, ultimo arrivato compreso. Ognuno ha il suo rituale fatto: the o latte, fette biscottate o biscotti vari. I più golosi hanno anche la brioches. La mia colazione è ricca visto che a breve dovrò affrontare il vaggio che mi porterà dalla capitale economica a quella politica del Bel Paese. Ieri sera sono riuscito a scroccare un passaggio a mio fratello, incastrato da mia cognata per un giro di commissioni in città. La città sembra volersi godere ancora questo ultimo fine settimana d'estate. Le vie sono praticamente deserte. Le macchine che girano si possono contare sulle dita di una mano, mentre i pedoni si possoono contare sulle dita di una mano in notazione binaria. Faccio fatica a pensare che gli stessi luoghi facevano da cornice ad un traffico caotico e nervosa, che solitamente è l'antipasto delle normali giornate lavorative, non più tardi di ieri.
Arrivato in metro. L'ansia da partenza un po' si è attenuata. Ho un anticipo rassicurante sull'ora della partenza.
Ci sono appuntamenti a cui si può arrivare in ritardo, altri dov'è addirttura d'obbligo, ma in questi casi la puntualità è più di una buona abitudine, è una necessità. Trovo il mio compagno di viaggio nella nuova sala d'attesa di Italo. Anche lui è arrivato in abbondante anticipo. Ci si saluta e si fanno quattro chiacchiere per ingannare il tempo. La sala d'attesa è molto moderna e freddina. La scritta che pubblicizza la compagnia e che gira tutt'intorno alla sala dopo un po' da fastidio. Non è facile scoprire quale sarà il binario di partenza. Occorre attendere la comuncazione del gestore dei binari
Decidiamo di fare un giro alla ricerca di un'edicola e subito veniamo bloccati da una copia di signore, in là con l'età e probabilmente con la data di scadenza, che sta cercando il treno che porta ad Arona. Il mio socio prova ad aiutarle andando a vedere i tabelloni, mentre io compro il classico quotdiano da viaggio. Quando ci rincontriamo si lamenta della maleducazione delle signore che appena hanno visto che non aveva la risposta immediata lo hanno schifato e se ne sono andate. Noi facciamo ritorno alla sala d'aspetto e un minuto dopo eccole arrivare alla carica e chiedere al personale di Italo. Questo gli spiega che loro lavorano per un'altra compagnia che fa servizio solo di alta velocità. Le signore insistono lamentandosi ad alta voce. Il ragazzo, probabilmentne abbituato ad avere a che fare con certa gente, indica loro l'ufficio informazioni di un altra comapagnia di treni. Io ed il mio socio pensiamo: "queste hanno sentito che andavamo a Roma ed hanno capito che andavamo ad Arona e ci hanno seguito".
Finalmente viene annunciato il binario.
Si parte.
Il viaggio meriterebbe almeno un racconto solo per dare spazio a tutti i personaggi che popolano il vagone. Altri aggiornamenti appena riuscrò a scroccare nuovamente il portatie al socio.

14 settembre 2012

Prologo - Roma

Caro Lettore,
  domani si parte. Mi aspetta una settimana in giro per la capitale a fare il turista in compagnia di un paio di amici. Incredibile sono arrivato sino ad oggi e Roma l'ho visitata solo per lavoro... sono proprio da rimproverare.
Con i soci di viaggio abbiamo parlato di organizzazione, ma in un verso o nell'altro si è sempre finiti a parlare di ristorantini, birrerie e trattorie tipiche. Piatti che vanno assolutamente assaggiati.
Vedremo se al mio ritorno la mia forma fisica si sarà avvicinata a quella perfetta della sfera o se a forza di girare rapiti della bellezza della città eterna magari riesco a perdere un po' di pancetta.
Comunque cercherò di tenerti aggiornato sulle mie peripezie da viandante.
Ora ti devo lasciare e cercare di infilare tutti i vestiti appoggiati sul letto nella valigia, attività che mi porta sempre alla memoria altri viaggi.
Buona notte
Sempre tuo
Turista con Fascino e valigia