Ed eccomi sul treno regionale delle 8:50 che da Torino Porta Nuova è diretto a Rho. Il motivo per cui sono sul treno e non in viaggio con il collega, come ormai è abitudine, è dovuto al fatto che a causa dell’incapacità nello scrivere una mail da parte delle persone dell’altro team con cui collaboriamo, ieri ho passato quasi 8 ore a non fare nulla. Si proprio “quasi” 8 ore, perché poco prima che spegnessi il pc per tornarmene a Milano lasciando il lavoro ai colleghi rimasti a Torino mi è arrivata una telefonata.
Il collega in Polonia ha incontrato uno dei responsabili dell’altro team che gli ha chiesto come procedeva il caricamento dei dati. A questo punto, lui sbalordito ricorda a questo essere dalla genialità di un pesce imbalsamato che per poter procedere al caricamento, come da accordi scritti, siamo in attesa di una loro mail. Questo giullare dei tempi moderni, cade giù dall’albero su cui si trovava e sorpreso chiede se è vero tutto ciò. Per fortuna che il mio archivio di mail, santificato in più battaglie con questi tipi di personaggi, estrae Excalibur sotto forma di mail. Ed adesso? Neanche l’educazione gli viene in aiuto, perché invece di chiedere scusa per l'incomprensione, mandano una mail con la richiesta di caricamento immediato. Il che significa lavorare e salutare il collega, e poi salutare i vari treni della sera, e salutare la signora delle pulizie, e salutare la notte di riposo a casa, e salutare la cena in famiglia. Insomma un saluto a tutto.
Quando ormai ho finito, l’ultimo treno ha lasciato la stazione da pochi minuti. Non mi resta che cercare qualcuno con cui cenare e sfogare un po’ di questo stress. L’ufficio sembra la scatola cranica del su citato personaggio, vuoto. Un paio di telefonate e fortunatamente trovo compagnia.
Questa cena rimediata all'ultimo, sarebbe potuto essere l’evento mondano, se le mille beghe del lavoro, la pizza stra salata, lo stress e la stanchezza non consigliassero di tornare a casa presto. Dormo poco, la pizza ha fatto il suo lavoro e mi ha prosciugato tutto il cavo orale, oltre ad iniziare una battaglia con i miei succhi gastrici. A questo punto mi alzo, doccia, due mail di lavoro che ieri sera proprio non sono riuscito a scrivere e poi colazione. Provo a prendere il treno delle 7:50, ma non ce la faccio per pochi minuti.
Anche a Torino c'è traffico.
Oggi poi ho fatto una nuova scoperta. Prendendo la metropolitana nella città che da il titolo a questa specie di diario moderno, ho scoperto che esistono sedili davanti alle porte d’ingresso/uscita. Tutto questo rende ancora più disagevole lo scambio dei passeggeri alle fermate. Se una cosa del genere fosse presente sui mezzi milanesi, come minimo ci sarebbero liti tra pendolari ogni 3 minuti (che dovrebbe per l’appunto essere la frequenza dei mezzi in orario di punta).
In questa ennesima settimana di trasferta sono successe anche altre cose.
Ho ricevuto i complimenti da parte di un programmatore per una soluzione che sono riuscito ad implementa nel nostro programma di caricamento dati. Questa dovrebbe farci risparmiare circa 3 ore di lavoro manuale riducendo anche il margine di errore. Detta così sembra anche un gran lavoro, e per uno che non nasce come programmatore può anche esserlo, ma alla fine si è trattato solo di aggiungere 5 righe di comando. Un bravo programmatore ci avrebbe messo una decina di minuti, io un paio di ore, giustificate anche dal fatto che questa modifica l’ho fatto all’ora in cui la gente normale è bloccata nel traffico del rientro a casa. Comunque i complimenti mi hanno fatto piacere, visto che sino ad ora sono stati molto scarsi da parte dei capi del team.
È anche arrivata la notizia, ancora da confermare, che questa possa essere l’ultima settimana di lavoro in Italia, infatti si pavoneggia di 13 settimane consecutive in Polonia. Non vi dico che colpo sia stato. Mi ci è voluto più di un giorno, e qualche chilometro in giro per la città, per metabolizzare la notizia.
In mezzo a tutta questa confusione è nato anche uno screzio con il collega. Io ho provato a dirgli che stava sbagliando atteggiamento, ma lui mi ha risposto che non ero un suo famigliare.
Anche lui non ha preso bene la notizia della nostra prolungata trasferta. Per fortuna che il giorno dopo, con gli animi più sereni ne abbiamo riparlato e lui ha capito che volevo solo dargli dei consigli per non trovarsi brutte sorprese dopo; ma lui, con la spensieratezza data dalla gioventù e da una vita troppo coccolata, mi ha detto che ci deve sbattere il muso, anche se i consigli che gli ho dato li trovava giusti.
Ora non ci resta che aspettare la consegna delle pagelle di fine semestre, che avverrà questo pomeriggio e di cui probabilmente vi parlerò nel continuo di questo post.
Sì, nell’azienda per cui lavoro danno le pagelle come a scuola. Come a scuola ci sono promozioni e bocciature, maestri capaci e meno, interrogazioni e compiti in classe e a casa.
È proprio vero che gli esami non finiscono mai.
I voti sono stati buoni. Davvero una bella pagella. Ora mi tocca solo confermare i risultati a fine del secondo semestre.
È arrivata anche la temuta conferma che da lunedì, sino a metà maggio, saremo in Polonia.
Torino sarà una tappa di transito e non più la città ospitante e quindi una piccola dedica...
Nella prossima puntata si parlerà di...
14 febbraio 2009
12 febbraio 2009
M'ILLUMINO DI MENO 2009
M'ILLUMINO DI MENO 2009
Giornata del Risparmio Energetico
- 13 febbraio 2009 -
Per il quinto anno consecutivo Caterpillar lancia per il 13 febbraio 2009 M'illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.
Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente agli ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio.
L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18.
(e magari anche gli altri giorni dell'anno...)
http://milluminodimeno.blog.rai.it/
Giornata del Risparmio Energetico
- 13 febbraio 2009 -
Per il quinto anno consecutivo Caterpillar lancia per il 13 febbraio 2009 M'illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.
Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente agli ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio.
L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18.
(e magari anche gli altri giorni dell'anno...)
http://milluminodimeno.blog.rai.it/
08 febbraio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 47° puntata

Ed eccomi a Torino, in una tiepida sera domenicale. Sono tornato in Italia solo venerdì, eppure la settimana trascorsa mi sembra già lontana. È già in un cassetto dei ricordi.
Quello che ha lasciato è un po’ di amaro. Quell’amaro dovuto a quelle situazione che si creano dopo lunga convivenza, soprattutto se si dorme male e si mangia peggio.
Metteteci poi che il capo abbassa sempre i calzoni davanti al cliente, tanto poi i bruciori al c… ce li ho io, che devo restare sino a quando la sera si fa notte davanti ad un pc a lavorare in un ufficio a miglia di distanza da casa, con l’incubo di andare a cena in una sottospecie di drugstore polacco.
Lo stress, dopo tre settimane di trasferta in Polonia con: cibo poco digeribile, orari da cucitore cinese, ore di sonno che si possono contare sulle dita della mano di un monco; non si tagliava con il coltello, ma con una moto sega. Come si dice: quando il gioco si fa duro… e meglio stare zitti e tirare avanti altrimenti ti metteresti a litigare anche con il pupazzetto incollato sul cruscotto dell’auto.
Giovedì ho toccato davvero i minimi storici. Mi sono rifiutato di lavorare ancora, tanto il mio dovere lo avevo già fatto a pieno, ed ho chiesto soccorso ad un amico (Grazie Talking Knee).
Ed ecco che è iniziato una lezione sulle mappe aereonautiche, sulle sigle e sulle rotte.
Inizio così lo studio del volo che mi porta ogni settimana in una piccola cittadina della Polonia del sud. Mi sono riproposto di cercare di riconoscere qualche luogo dall’alto, quando la coltre di nuvole avrà abbandonato i miei voli. Per ora tutto quello che riconosco è la perturbazione proveniente da nord, che fa sembrare tutto una coperta di latte.
L’unica cosa degna di nota sarebbe la faccina felice di un’anziana donnina alla proposta di avere per il secondo giorno consecutivo il sottoscritto seduto a fianco. Ma vi evito l’immagine raccapricciante. Vi basti pensare che se non avessi letto all’ingresso dello stabilimento il nome del più noto costruttore di auto italiano, avrei pensato di essere finito in un ricovero per anziani. La non più giovane seduta davanti a me, poi, ha talmente tanta chincaglieria addosso che fondendola ci si potrebbe fare la scocca di un’utilitaria. Pensate poi alla sua espressione famelica quando le ho detto che dovevo attaccare l’alimentatore del mio pc, e quindi mi sarei dovuto chinare sotto la scrivania. Non ci voglio pensare altrimenti questa notte non dormo.
Nella prossima puntata si parlerà di…
31 gennaio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 46° puntata
La settimana appena trascorsa è fatta di alti e bassi.
La partenza per l'est è stata resa un po' più nervosa a causa di una mail del grande capo che ci ha notificato che da quel momento in poi avremo dovuto concludere la settimana rientrando il venerdì in ufficio, per giustificare le 8 ore di lavoro indicate per tale giorno. Diciamo che tutto ciò non è stato gradito, anche perchè dopo 6 ore di viaggio ed una settimana molto pesante sia fisicamente che mentalmente, la voglia di tornare in ufficio per un paio di ore non c'è proprio.
Ed è con questo pensiero che parto con i colleghi.
Per fortuna che il primo risveglio porta con se una bella notizia a rendere meno duro svegliarsi in uno stato straniero, lontano da casa e dagli amici.
E sì, a quasi un anno dall'inizio di questa avventura inizio a sentire un po' la stanchezza.
Questo essere in un paese dove parlano un'altra lingua, hanno un altro modo di cucinare, altre abitudini, mi arricchisce, ma al tempo stesso mi fa sentire di più la lontananza da casa.
Sì, lo confesso: sono un mammone, bamboccione, un italiano medio, un emigrante con la nostalgia di casa, uno di quelli che all'estero sogna i piatti cucinati dalla mamma la domenica... lettore scusa lo sfogo, ma i giorni trascorsi, quasi sempre in un ufficio, in una grande fabbrica, in un piccolo paese, dove anche il Sole sembra non voler passare troppo tempo, il poco sonno, non so. Ripenso alla frase di un amico: “Carmine, hai bisogno di ferie!!! Hai una faccia stanca....”
Mi sa che ha proprio ragione.
Mercoledì sera, mentre in tutto lo stabile a lavorare eravamo rimasti solo noi, visto l'orario molto tardo, sono stato tentato di chiamare in Italia, volevo sentire una voce amica, ma non ho avuto neanche il tempo. C'era da finire un lavoro entro la giornata. A questo aggiungeteci che è già molto difficile trovare un posto con la cucina aperta dopo le 21:00, pensate dopo le 23:00. La fame ha rapito così l'unico neurone che era rimasto libero, per pianificare un piano per trovare cibo.
Ed arriva il Giovedì. Giorno di compleanni e di feste. I dolci si sprecano negli uffici, quasi tutti a base di cioccolata, che qui va molto, addirittura più degli alcolici.
La giornata trascorre nell'attesa di andare al ristorante italiano che abbiamo scoperto la scorsa settimana. Il cibo è buono, la cameriera parla italiano e quindi non siamo costretti a fare le ordinazioni a caso ed a gesti (non è vero che all'estero tutti parlano inglese), la televisione mostra video musicali italiani ed anche la pubblicità è in italiano. Per un attimo dimentico di essere lontano dalla mia terra. La cena è il preludio alla serata mondana. Si esce e si va a cercare un locale per pensare che la vita non è solo ufficio e lavoro. Il primo locale è già chiuso alle 23:00. il secondo è una specie di club/associazione. Il locale è piccolino ma sembra carino. I clienti si conoscono tutti, ed un paio sono ciucchi persi. E vedere una ragazza ubriaca non so perchè mi riporta alla mente brutti ricordi che cerco di scacciare andando a fare due salti nella sala da ballo. Sala perchè è grande quanto la sala di casa mia la zona dove si balla.
I colleghi in crisi di astinenza da sigaretta, decidono di cambiare locale, ed eccoci di nuovo alla discoteca nel centro commerciale. Ecco un'altra cosa che ho notato: la quantità di gente che fuma ed il fatto che quasi tutti i locali vendano le sigarette.
Dopo essere stati rimbalzati un paio di volte dal buttafuori del locale, riusciamo ad entrare. La serata è identica alle precedenti serate godereccie. Mi tocca riportare a casa, o meglio in albergo, i colleghi un po' alticci. La novità è che questa volta proviamo una nuova strada. Vediamo uno scorcio della città che sino ad ora ci era sconosciuto, ad un certo punto pensiamo anche di esserci persi, ma le piccole dimensioni della città ci permettono di trovare comunque l'albergo e poco importa se ci abbiamo messo molto più tempo ad arrivare.
Evito di tediarvi con la descrizione dei colleghi il giorno dopo, o con il fatto che mi sono dovuto alzare presto per finire un lavoro, o alla quantità di cibo polacco che il collega ha distribuito nelle valige del team, o il volo del rientro (non ricordo molto ho allacciato le cinture, mi sono addormentato, ho slacciato le cinture ed ero a Torino), o i saluti al collega che lascia il progetto, o al viaggio di ritorno a casa nella nebbia, o... buona notte.
Prima di lasciarci un saluto a chi se n'è andato. Forse la notizia della sua partenza ha sottolineato un po' di più la mancanza di casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...
La partenza per l'est è stata resa un po' più nervosa a causa di una mail del grande capo che ci ha notificato che da quel momento in poi avremo dovuto concludere la settimana rientrando il venerdì in ufficio, per giustificare le 8 ore di lavoro indicate per tale giorno. Diciamo che tutto ciò non è stato gradito, anche perchè dopo 6 ore di viaggio ed una settimana molto pesante sia fisicamente che mentalmente, la voglia di tornare in ufficio per un paio di ore non c'è proprio.
Ed è con questo pensiero che parto con i colleghi.
Per fortuna che il primo risveglio porta con se una bella notizia a rendere meno duro svegliarsi in uno stato straniero, lontano da casa e dagli amici.
E sì, a quasi un anno dall'inizio di questa avventura inizio a sentire un po' la stanchezza.
Questo essere in un paese dove parlano un'altra lingua, hanno un altro modo di cucinare, altre abitudini, mi arricchisce, ma al tempo stesso mi fa sentire di più la lontananza da casa.
Sì, lo confesso: sono un mammone, bamboccione, un italiano medio, un emigrante con la nostalgia di casa, uno di quelli che all'estero sogna i piatti cucinati dalla mamma la domenica... lettore scusa lo sfogo, ma i giorni trascorsi, quasi sempre in un ufficio, in una grande fabbrica, in un piccolo paese, dove anche il Sole sembra non voler passare troppo tempo, il poco sonno, non so. Ripenso alla frase di un amico: “Carmine, hai bisogno di ferie!!! Hai una faccia stanca....”
Mi sa che ha proprio ragione.
Mercoledì sera, mentre in tutto lo stabile a lavorare eravamo rimasti solo noi, visto l'orario molto tardo, sono stato tentato di chiamare in Italia, volevo sentire una voce amica, ma non ho avuto neanche il tempo. C'era da finire un lavoro entro la giornata. A questo aggiungeteci che è già molto difficile trovare un posto con la cucina aperta dopo le 21:00, pensate dopo le 23:00. La fame ha rapito così l'unico neurone che era rimasto libero, per pianificare un piano per trovare cibo.
Ed arriva il Giovedì. Giorno di compleanni e di feste. I dolci si sprecano negli uffici, quasi tutti a base di cioccolata, che qui va molto, addirittura più degli alcolici.
La giornata trascorre nell'attesa di andare al ristorante italiano che abbiamo scoperto la scorsa settimana. Il cibo è buono, la cameriera parla italiano e quindi non siamo costretti a fare le ordinazioni a caso ed a gesti (non è vero che all'estero tutti parlano inglese), la televisione mostra video musicali italiani ed anche la pubblicità è in italiano. Per un attimo dimentico di essere lontano dalla mia terra. La cena è il preludio alla serata mondana. Si esce e si va a cercare un locale per pensare che la vita non è solo ufficio e lavoro. Il primo locale è già chiuso alle 23:00. il secondo è una specie di club/associazione. Il locale è piccolino ma sembra carino. I clienti si conoscono tutti, ed un paio sono ciucchi persi. E vedere una ragazza ubriaca non so perchè mi riporta alla mente brutti ricordi che cerco di scacciare andando a fare due salti nella sala da ballo. Sala perchè è grande quanto la sala di casa mia la zona dove si balla.
I colleghi in crisi di astinenza da sigaretta, decidono di cambiare locale, ed eccoci di nuovo alla discoteca nel centro commerciale. Ecco un'altra cosa che ho notato: la quantità di gente che fuma ed il fatto che quasi tutti i locali vendano le sigarette.
Dopo essere stati rimbalzati un paio di volte dal buttafuori del locale, riusciamo ad entrare. La serata è identica alle precedenti serate godereccie. Mi tocca riportare a casa, o meglio in albergo, i colleghi un po' alticci. La novità è che questa volta proviamo una nuova strada. Vediamo uno scorcio della città che sino ad ora ci era sconosciuto, ad un certo punto pensiamo anche di esserci persi, ma le piccole dimensioni della città ci permettono di trovare comunque l'albergo e poco importa se ci abbiamo messo molto più tempo ad arrivare.
Evito di tediarvi con la descrizione dei colleghi il giorno dopo, o con il fatto che mi sono dovuto alzare presto per finire un lavoro, o alla quantità di cibo polacco che il collega ha distribuito nelle valige del team, o il volo del rientro (non ricordo molto ho allacciato le cinture, mi sono addormentato, ho slacciato le cinture ed ero a Torino), o i saluti al collega che lascia il progetto, o al viaggio di ritorno a casa nella nebbia, o... buona notte.
Prima di lasciarci un saluto a chi se n'è andato. Forse la notizia della sua partenza ha sottolineato un po' di più la mancanza di casa.
Nella prossima puntata si parlerà di...
24 gennaio 2009
Torino/Bielsko-Biała - 45° puntata

Ed ecco che anche questa prima settimana di trasferta al quadrato va per finire. Inizio a scrivere queste righe giovedì sera, nell’attesa che gli ultimi colleghi finiscano di lavorare e che si possa finalmente partire alla ricerca di un ristorante.
La settimana è iniziata abbastanza sotto pressione, in quanto dovevo caricare i dati a sistema prima di partire, peccato che facessero schifo. Alla fine ho terminato 5 minuti prima di uscire dall’ufficio, ed ero anche contento se il collega non mi avesse detto che non andavano bene. Per fortuna che mi è venuto in mente nel tragitto in taxi verso l’aeroporto il sicuro errore fatto dal collega nell’estrazione delle informazioni e si può anche dire che mi sono goduto il volo.
Il volo: per la prima volta accetto di sedermi vicino ad un finestrino e l’unica cosa che vedo per la maggior parte del viaggio sono le nuvole. Solo poco prima di atterrare il cielo si schiarisce e mette davanti ai miei occhi uno spettacolo di luci che fa immaginare una sorvolazione di una colata lavica. Ad un certo punto la mia immaginazione mi porta a vedere anche delle somiglianze con i disegni di Nasca. C’era l’immagine stilizzata di un lanciatore di giavellotto con le gambe lunghe, un tribale etc.
La seconda cosa che mi ha stupito è la bellezza delle luminarie, che ho scoperto verranno tolte solo l’ultimo giorno del mese. Surclassano, e di molto quelle viste a Milano, a Torino ed a Siena. Ci sono delle vere opere d’arte. Negli ufficio poi proliferano alberi di Natale con luci e palline colorate.
L’ufficio dove ho prestato servizio, poi sembra una piccola serra. I veri spazzi dell’enorme open space sono delimitati dai tipici armadietti bassi sovrastati da piantagioni rigogliose che danno al tutto un aspetto molto da giungla. In queste piantagioni si ritrovano personaggi dell’età di matusalemme, probabilmente anche amanti di Lenin e Stalin. Per fortuna che nel lato dove ho la sedia, perché solo quello ho a mia disposizione, l’età media cala decisamente e l’ambiente è molto più amichevole. Si scherza e si ride, ed anche se non capisco nulla di quello che dicono, ed a volte penso che mi stiano prendendo per il “sentimento”, rido e vado avanti. Qui quasi tutte mangiano una montagna di cioccolata e l’unica che non lo fa si riempie di gallette di riso che mandano un odore… ci siam capiti.
La cosa strana è che qui, uscire alle 18:00 vuol dire avere fatto molto tardi, peccato che noi si esca sempre dopo le 21:00.
Ricordo che amici mi parlavano delle calde stanze dall’albergo della Polonia. È verissimo. Fa talmente caldo in quelle cavolo di stanze che una notte ho dormito con la finestra aperta e fuori c'era -1°.
Riprendo a scrivere arrivati finalmente in Italia. Finalmente perchè a causa della nebbia abbiamo seriamente rischiato di rimanere in Polonia. Arrivati all'aeroporto ci scontriamo con una folla di gente, cosa abbastanza strana per un piccolo aeroporto. Alzo gli occhi e vedo sul cartellone che tutti i viaggi che precedono il mio sono cancellati. Il nostro invece no. Facciamo check in e ci lanciamo in una nuova avventura culinaria, questa volta aggravata dal luogo.
Superata con qualche difficoltà il controllo al gate, non avevano capito che il mio zaino serviva per portare il pc, quindi gli ho dovuto spiegare che dentro c'era il pc. Poi, tolto il pc da dentro come da regolamento, e fatto passare sotto la macchina ai raggi x si sono sorprese di trovare nello zaino dei cd, una webcam, alimentatore e cavi vari. Ad un certo punto pensavo che a causa delle chiavi non mi facesse passare. In Italia ero passato via liscio liscio.
Comunque ci facciamo più di tre ore di attesa, con i fumatori in piena crisi di astinenza, ed io che avrò misurato tutta la sala. Si può dire che quello sia stato l'evento sportivo della settimana. Ecco potrei aver inventato un nuovo sport l'Air watching. Per fortuna che la nebbia è poi salita e siam riusciti a partire.
Il volo è stato come al solito mosso, ma il peggio ci aspettava a Torino. Il tassista che ci ha caricato meriterebbe un posto in un libro di Lucarelli. Immaginate De Niro in TAXIDRIVER. La macchina sembrava un piccolo forno, e quando ho tirato giù un dito di finestrino, lui dopo poco l'ha richiuso. Gli ho dovuto spiegare come arrivare all'indirizzo che gli avevo dato. Guidava a singhiozzo, ed ho pensato che la macchina prima o poi ci abbandonasse in tangenziale, e subito dopo che io abbandonassi il pranzo polacco nella sua auto.
Alla fine siamo giunti sani e salvi, anche se sul sano avrei un paio di cose da dire ma sarei troppo prolisso.
Nella prossima puntata si parlerà di...
17 gennaio 2009
Torino - 44° puntata

Caro lettore questo che vai a leggere è un altro post contro lo stress da lavoro. Per fortuna che ero rientrato la scorsa con solo un trittico di giornate, comunque assurde, dopo una decina di giorni di ferie, altrimenti ora non ce la farei a scrivere neanche queste poche righe (esagero secondo te?).
Questa è stata la settimana di preludio alla trasferta in Polonia, vissuta tutta sull'attesa spasmodica di una mail per il passaggio dei dati dall'ambiente di test a quello di produzione. Intanto per ingannare il tempo si procede al recupero dei lavori in arretrato, che ho scoperto essere più del previsto. Mettici pure che ho dovuto chiamare io il capo per ricordargli delle scadenze importanti per una riunione che doveva indire lui, ed il fatto che sarei stato all'estero in questi giorni, e quindi non mi sarebbe stato facile presenziare all'evento, per cui la mia presenza è obbligatoria... La frase che ho appena scritto ricorda molto il mio stato d'animo dopo la conversazione con il capo.
Lettore, scusa, potresti spiegarmi perchè questa figura che sembra avere la materia grigia lavata con lo sbiancante, i neuroni che chiedono asilo politico al retto perchè lì c'è meno m.., la scatola cranica richiesta dal CERN per studiare l'antimateria, perchè si chiama capo e non piede. Mi sembra che quest'arto sia più adatto al suo modo di lavorare. Scusa l'ennesimo sfogo.
Eventi ce ne sono stati, non roboanti, ma comunque degni di una piccola nota.
Per lo sport c'è stata la prima partitella di calcetto del anno. Si è giocato in un campo gelato e circondato da un muro di neve e ghiaccio. Il freddo ed una telefonato di lavoro ad orario di cena, hanno fatto sì che perdessi il riscaldamento e mi beccassi anche un caziatone dal collega organizzatore dell'evento. La squadra ha tenuto bene per la prima metà del match, ed ha avuto poi un crollo verticale, dovuto alla prolungata inattività, nella seconda parte. Risultato finale non pervenuto in quanto il pallottoliere si è raffreddato.
Qualche piccolo screzio con la punta avversaria è stato spianato con un gioco un po' più maschio, giusto per scaricare un po' dello stress dei giorni trascorsi.
L'evento mondano doveva essere il compleanno di un collega, ma sfortunatamente per lui è capitato in una congiunzione astrale degna di Biscardi che legge l'oroscopo. Tra chi doveva lavorare anche nel fine settimana, chi non stava bene, chi come me era seriamente stanco e si portava oltretutto dietro gli acciacchi della partitella del giorno prima, chi aveva una collezione di scazzi d'ufficio da riempire almeno tre tir con rimorchio, la serata è stata una fetecchia.
Tutti un po' sotto tono, in cerca di un locale dove fare quattro chiacchiere e bere qualcosina, con poco spirito di fare casino e saltare, ma tutti a cercare una via di fuga dal grigiore delle ore passate in ufficio.
Mi è anche toccato fare il grillo parlante e convincere i più coriacei a cercare di salvare la serata a tornare a casa presto visti gli impegni del giorno successivo.
Il giorno successivo fatto di accordi che saltano, di piccole punzecchiature da ufficio, di saluti e raccomandazioni, di è tutto da rifare-forse no-forse si-vediamo lunedì, della mail che aspettavamo dall'inizio settimana che però non riportava le parole da noi attese. Ma la cosa principale è che è passato anche lui, ed il ritorno a casa, accolto da una nebbia molto milanese, non ha fatto altro che rendere tutto più sonnecchioso.
Nella prossima puntata si parlerà di...
10 gennaio 2009
Torino - 43° puntata
Buon Anno caro lettore.
Tolta anche l'incombenza degli auguri, ecco che posso iniziare a raccontare di un'altra settimana a Torino. Non proprio una settimana intera, ma una tre giorni che mi ha consumato più di una settimana di 8 giorni. Questo ennesimo pezzo di trasferta si può racchiudere tutto nei viaggi omerici che mi hanno portato dal mio caldo letto alla fredda scrivania nell'ufficio piemontese.
Come molti sapranno martedì è iniziata una forte nevicata nel nord Italia. Questa mi ha fatto consigliare al collega di partire in treno e non in auto. Mercoledì 7 mi sveglio che forse è ancora l'epifania ed i re magi stanno ancora banchettando davanti ad una capanna a Betlemme, e parto per la fermata del bus che dovrebbe portarmi in stazione. Eh sì, in bus. Tutti quelli a cui ho provato a scroccare un passaggio mi hanno risposto che con quel tempo se ne stavano a casa. Beati loro.
Già arrivare alla fermata è stata un'impresa, con i fiocchi di neve che si facevano sempre più grandi e si depositavano su quelli già caduti. Dopo un'ora di attesa, dove l'unico pullman per la stazione era fuori servizio, e gli altri 5 non si sono neanche visti, decido di andare a Milano.
Il primo vettore che passa è diretto in città, mentre il secondo, quello che prendo io, è diretto al capolinea della metro. La folla che si è formata alla fermata si equi distribuisce sui due mezzi. Peccato che il primo non riesce neanche ad arrivare alla fermata successiva e si ferma. Ciò significa che se eravamo già abbastanza pigiati così ora l'autobus sembra più una scatoletta di sardine. La gente inizia a lamentarsi di tutto: caldo, freddo, neve, vicino, finestrino aperto o chiuso, governo ladro, comune ladro, autista incompetente, vicino troppo vicino, etc. etc.
Non tutti sono arrivati al traguardo. Molti hanno abbandonato dopo una o due fermate, che solitamente vengono coperte in pochi minuti, mentre allora ci abbiamo messo poco più di un'ora. Così che per arrivare al capolinea ci ho messo quasi due ore, tre se si inizia a contare da quando sono arrivato alla fermata.
Chi pensa che qui sia finita l'avventura si sbaglia davvero.
Arrivato alla fermata di scambio della metro scopro che:
”A CAUSA DI UN PRECEDENTE GUASTO NELLA FERMATA DI LAMBRATE I TRENI SUBIRANNO RITARDI IN TUTTE LE DIREZIONI”.
Ok, mi sono alzato all'alba ed ho già consumato quasi un quarto del calendario di Padre Indovino, quindi passo al piano B e giro su un altra linea.
Arrivato finalmente in stazione scopro che la maggior parte dei treni o in forte ritardo o non parte proprio. Per rendere tutto più piacevole l'attesa mi becco anche il comizio di un ministro dell'attuale governo, anche lui bloccato in stazione, che cerca di tranquillizzare la gente. Per fortuna riscuote meno consensi che nelle urne elettorali, e se ne torna a casa.
Alla fine, dopo quasi due ore, parte un regionale che mi porterà nel capoluogo piemontese. Questo si ferma nella stazione da dove dovevo partire 4 ore dopo il mio piano di viaggio. Comunque sul treno mi concedo un'oretta di sonno.
Anche Torino è ricoperta di quella neve che ha reso difficoltosi gli spostamenti a Milano, ed anche qui non è che si viaggi meglio. Alla fine con quasi 5 ore di ritardo e più di 7 di viaggio riesco a sedermi alla mia scrivania.
Non ho neanche il tempo di salutare i colleghi che le beghe lavorative arrivano come un'onda anomala. Mi metto sotto a lavorare.
Il viaggio in tram per il residence con il collega ricorda molto i viaggi in auto. Io parlo e lui mi risponde a monosillabi. Rinuncio presto. La giornata è stata abbastanza faticosa.
Arrivo in camera, è la scopro gelata. Temperatura interna intorno agli 8 gradi. Parte l'accensione di tutte le fonti di calore. Ho pensato anche a bruciare sedie e tavolo, ma sono di metallo.
Dopo una frugale cena e quattro battute online con amici lontani, cado in un profondo sonno ristoratore.
I due giorni seguenti sono anch'essi pieni di attività lavorative urgenti, tanto che il mio ritorno a casa avviene in orari non proprio impiegatizi, con la notizia che le settimane in Polonia non saranno due ma tre, e si partirà prima del previsto, ma questa è già un'altra storia.
CI SCUSIAMO CON GLI UTENTI MA A CAUSA DELLE ABBONDANTI NEVICATE NON È STATO POSSIBILE EFFETTUARE ALCUN EVENTO SPORTIVO O LUDICO.
Nella prossima puntata si parlerà di...
Tolta anche l'incombenza degli auguri, ecco che posso iniziare a raccontare di un'altra settimana a Torino. Non proprio una settimana intera, ma una tre giorni che mi ha consumato più di una settimana di 8 giorni. Questo ennesimo pezzo di trasferta si può racchiudere tutto nei viaggi omerici che mi hanno portato dal mio caldo letto alla fredda scrivania nell'ufficio piemontese.
Come molti sapranno martedì è iniziata una forte nevicata nel nord Italia. Questa mi ha fatto consigliare al collega di partire in treno e non in auto. Mercoledì 7 mi sveglio che forse è ancora l'epifania ed i re magi stanno ancora banchettando davanti ad una capanna a Betlemme, e parto per la fermata del bus che dovrebbe portarmi in stazione. Eh sì, in bus. Tutti quelli a cui ho provato a scroccare un passaggio mi hanno risposto che con quel tempo se ne stavano a casa. Beati loro.
Già arrivare alla fermata è stata un'impresa, con i fiocchi di neve che si facevano sempre più grandi e si depositavano su quelli già caduti. Dopo un'ora di attesa, dove l'unico pullman per la stazione era fuori servizio, e gli altri 5 non si sono neanche visti, decido di andare a Milano.
Il primo vettore che passa è diretto in città, mentre il secondo, quello che prendo io, è diretto al capolinea della metro. La folla che si è formata alla fermata si equi distribuisce sui due mezzi. Peccato che il primo non riesce neanche ad arrivare alla fermata successiva e si ferma. Ciò significa che se eravamo già abbastanza pigiati così ora l'autobus sembra più una scatoletta di sardine. La gente inizia a lamentarsi di tutto: caldo, freddo, neve, vicino, finestrino aperto o chiuso, governo ladro, comune ladro, autista incompetente, vicino troppo vicino, etc. etc.
Non tutti sono arrivati al traguardo. Molti hanno abbandonato dopo una o due fermate, che solitamente vengono coperte in pochi minuti, mentre allora ci abbiamo messo poco più di un'ora. Così che per arrivare al capolinea ci ho messo quasi due ore, tre se si inizia a contare da quando sono arrivato alla fermata.
Chi pensa che qui sia finita l'avventura si sbaglia davvero.
Arrivato alla fermata di scambio della metro scopro che:
”A CAUSA DI UN PRECEDENTE GUASTO NELLA FERMATA DI LAMBRATE I TRENI SUBIRANNO RITARDI IN TUTTE LE DIREZIONI”.
Ok, mi sono alzato all'alba ed ho già consumato quasi un quarto del calendario di Padre Indovino, quindi passo al piano B e giro su un altra linea.
Arrivato finalmente in stazione scopro che la maggior parte dei treni o in forte ritardo o non parte proprio. Per rendere tutto più piacevole l'attesa mi becco anche il comizio di un ministro dell'attuale governo, anche lui bloccato in stazione, che cerca di tranquillizzare la gente. Per fortuna riscuote meno consensi che nelle urne elettorali, e se ne torna a casa.
Alla fine, dopo quasi due ore, parte un regionale che mi porterà nel capoluogo piemontese. Questo si ferma nella stazione da dove dovevo partire 4 ore dopo il mio piano di viaggio. Comunque sul treno mi concedo un'oretta di sonno.
Anche Torino è ricoperta di quella neve che ha reso difficoltosi gli spostamenti a Milano, ed anche qui non è che si viaggi meglio. Alla fine con quasi 5 ore di ritardo e più di 7 di viaggio riesco a sedermi alla mia scrivania.
Non ho neanche il tempo di salutare i colleghi che le beghe lavorative arrivano come un'onda anomala. Mi metto sotto a lavorare.
Il viaggio in tram per il residence con il collega ricorda molto i viaggi in auto. Io parlo e lui mi risponde a monosillabi. Rinuncio presto. La giornata è stata abbastanza faticosa.
Arrivo in camera, è la scopro gelata. Temperatura interna intorno agli 8 gradi. Parte l'accensione di tutte le fonti di calore. Ho pensato anche a bruciare sedie e tavolo, ma sono di metallo.
Dopo una frugale cena e quattro battute online con amici lontani, cado in un profondo sonno ristoratore.
I due giorni seguenti sono anch'essi pieni di attività lavorative urgenti, tanto che il mio ritorno a casa avviene in orari non proprio impiegatizi, con la notizia che le settimane in Polonia non saranno due ma tre, e si partirà prima del previsto, ma questa è già un'altra storia.
CI SCUSIAMO CON GLI UTENTI MA A CAUSA DELLE ABBONDANTI NEVICATE NON È STATO POSSIBILE EFFETTUARE ALCUN EVENTO SPORTIVO O LUDICO.
Nella prossima puntata si parlerà di...
01 gennaio 2009
Qualcuno 2009
Il primo giorno dell'anno volge al termine.
Qualcuno sarà ancora un po' frastornato dalla serata, che probabilmente è terminata con le prime luci del giorno; altri si staranno riprendendo a forza di tisane da cene che hanno riempito da prima i piatti, poi gli stomaci e domani forse le tasche di un dietologo.
Qualcuno avrà aspettato l'inizio di questo giorno sotto una lieve nevicata, con il naso all'insù a guardare il cielo illuminarsi di mille colori, mentre i piedi lentamente si gelavano.
Qualcuno avrà fatto molta strada per ascoltare la musica del cuore, in compagnia di qualche amico e di uno scenario spettacolare.
Qualcuno avrà abbracciato i propri cari, lontani per molti giorni, ma solo fisicamente, perchè in fondo le persone che amiamo le portiamo sempre con noi.
Qualcuno avrà lavorato per fare felice i festiaoli o per non far sentire abbandonate le persone sole, donando un po' del proprio tempo e amore, guadagnandoci magari un sorriso a 36 gengive.
Qualcuno avrà brindato con i nuovi arrivati o a chi arriverà a riempire un po' la vita, altri avranno alzato i calici e salutato chi è andato via e dall'alto li protegge.
Qualcuno avrà atteso, trepidante, i vaticini di qualche lettore di costellazioni, nella speranza di sentirsi dire parole rassicuranti e promesse di ricchezza e felicità.
Qualcuno avrà rincorso paradisi artificiali o solo cercato di fuggire a qualcosa che ha dentro, ma che non ha il coraggio di affrontare.
Qualcuno si sarà fatto male, o avrà fatto del male, nel tentativo di scacciare chi sa quale spirito cattivo che gli danza nella testa o alla ricerca di chi sa quale tesoro nascosto.
Qualcuno avrà riso e festeggiato, mentre qualcun altro piangeva e si chiedeva cosa c'era poi da festeggiare e da essere così allegri.
Ed alla fine c'è sempre qualcuno che vi chiama, vi sorprende, vi fa arrabbiare, vi fa sorridere o piangere, che ha lasciato un bel ricordo o solo un graffio sul cuore.
Comunque sia andata:
Un post agrodolce, come la mostarda che ha accompagnato il bollito nei paradiso del buon cibo.
E per finire
Qualcuno sarà ancora un po' frastornato dalla serata, che probabilmente è terminata con le prime luci del giorno; altri si staranno riprendendo a forza di tisane da cene che hanno riempito da prima i piatti, poi gli stomaci e domani forse le tasche di un dietologo.
Qualcuno avrà aspettato l'inizio di questo giorno sotto una lieve nevicata, con il naso all'insù a guardare il cielo illuminarsi di mille colori, mentre i piedi lentamente si gelavano.
Qualcuno avrà fatto molta strada per ascoltare la musica del cuore, in compagnia di qualche amico e di uno scenario spettacolare.
Qualcuno avrà abbracciato i propri cari, lontani per molti giorni, ma solo fisicamente, perchè in fondo le persone che amiamo le portiamo sempre con noi.
Qualcuno avrà lavorato per fare felice i festiaoli o per non far sentire abbandonate le persone sole, donando un po' del proprio tempo e amore, guadagnandoci magari un sorriso a 36 gengive.
Qualcuno avrà brindato con i nuovi arrivati o a chi arriverà a riempire un po' la vita, altri avranno alzato i calici e salutato chi è andato via e dall'alto li protegge.
Qualcuno avrà atteso, trepidante, i vaticini di qualche lettore di costellazioni, nella speranza di sentirsi dire parole rassicuranti e promesse di ricchezza e felicità.
Qualcuno avrà rincorso paradisi artificiali o solo cercato di fuggire a qualcosa che ha dentro, ma che non ha il coraggio di affrontare.
Qualcuno si sarà fatto male, o avrà fatto del male, nel tentativo di scacciare chi sa quale spirito cattivo che gli danza nella testa o alla ricerca di chi sa quale tesoro nascosto.
Qualcuno avrà riso e festeggiato, mentre qualcun altro piangeva e si chiedeva cosa c'era poi da festeggiare e da essere così allegri.
Ed alla fine c'è sempre qualcuno che vi chiama, vi sorprende, vi fa arrabbiare, vi fa sorridere o piangere, che ha lasciato un bel ricordo o solo un graffio sul cuore.
Comunque sia andata:
“QUANDO VAI A DORMIRE SII FELICE PER QUELLO CHE HAI
QUANDO TI SVEGLI SII FELICE PER QUELLO CHE SEI”.
QUANDO TI SVEGLI SII FELICE PER QUELLO CHE SEI”.
Un post agrodolce, come la mostarda che ha accompagnato il bollito nei paradiso del buon cibo.
E per finire
BUON INIZIO E MIGLIOR PROSEGUIMENTO!!!
30 dicembre 2008
L'Anno che verrà
A tutti gli amici che mi hanno coinvolto in catene che promettevano fortune varie nel 2008 rispondo:
Non hanno funzionato ... ma vi voglio bene lo stesso !!!
Quindi, per il 2009, mandate direttamente denaro o generi di conforto!
Grazie 1000 e ... buon anno !!!
Torino - 42° puntata

Torino,23 Dicembre 2008 ore 18:15
Eccomi qui a scrivere, mentre aspetto una cavolo di mail con dei dati, che doveva arrivare lunedì. Gli uffici ormai sono deserti, la gente si è salutata, fatta gli auguri, scambiato i regali, mangiato i dolcetti, bevuto un po' di tutto. Ormai l'allegria ha lasciato l'ufficio, il piano, il palazzo e forse anche Torino, in cerca di un posto caldo o per lo meno più accogliente. Qui siamo rimasti in tre. Come dice la canzone: siamo rimasti in tre, tre giganti e tre somari... lasciamo stare se no questo post si trasforma nell'ennesimo panegirico di scazzi da ufficio.
Comunque è proprio vero: meglio i cattivi che gli stupidi, i primi a volte si riposano almeno.
Sono arrivati i dati, meglio che mi sbrigo o a casa oggi non torno.
Cornaredo, 24 Dicembre 2008 ore 14:15
In due giorni non è che si possa fare molto. Tutto il tempo che non ho passato in ufficio si può dire che sia trascorso sopra un mezzo le cui ruote sono imbrigliate in binari di ferro. Questa è stata una fortuna vista la persistente nebbia sulla pianura padana.
I viaggi in treno e tram mi hanno permesso di riscoprire la dimensione del pendolare che legge, si guarda intorno, chiacchiera del più e del meno con perfetti sconosciuti, dorme o pensa. Io ho letto, dormito ed un po' pensato. Una volta anche di non riuscire a prendere il treno. Una corsa folle con i sacchetti degli ultimi regali alla ricerca di una biglietteria automatica. Una specie di piccolo invasato che si aggira nella Stazione di Porta Nuova, a 5 minuti dalla partenza del treno che dovrebbe riportarlo a casa, con l'annuncio che il binario è stato cambiato e quindi si passa dal 20 al 3, cioè dall'altra parte della stazione, metteteci la solita famigliola con anziana al seguito che ostacola la corsa alla banchina, i lavori in corso, la pellegrina britannica, nel senso di devota, piena di borse e borsettine (c'è anche tanica di acqua di Lourdes), che occlude l'ingresso al treno. Salgo giusto in tempo. Si chiudono le porte ed il treno parte.
Cavoli non ho obliterato. Siglo il biglietto con data e ora, ed aspetto il controllore per avvertirlo del problema. In un treno di un solo vagone non dovrebbe metterci tanto, ma invece si intravede solo alla seconda fermata, quando ormai sono circondato da una combriccola di leccesi che parla nell'idioma natio. Il controllore fa cenno che passerà dopo, ma non lo rivedo più. Forse è rimasto giù dal treno.
Bisogna dire che siamo verso la fine dell'Anno e quindi viene istintivo fare un piccolo bilancio dei giorni trascorsi. I risultati definitivi si sapranno solo al momento della lettura dei libri contabili, che sembra sia stata rimandata di altri due mesi. Ogni volta che pare stia per finire, ecco spuntare altri due mesi di probabile soggiorno in Piemonte, peccato che l'entusiasmo dei mesi caldi sia scemato, ed ora un po' mi pesa essermi perso un sacco di serate con gli amici o cose che non ho visto o fatto perchè ero rilegato in una piccola stanza nella città Sabauda. Però è vero che ho avuto l'occasione di conoscere persone nuove, belle e brutte, di vedere una città poco conosciuta, di divertirmi ed arrabbiarmi, di essere felice e triste, e forse anche di crescere un po', se non nella testa almeno nel mio girovita che è un po' lievitato. Non preoccupatevi però, ho chiesto a Babbo Natale la tartaruga e chi sa che non arrivi.
Due giorni e poche cose da dire... ah dimenticavo: FERIE obbligate e quindi un saluto a tutti. Cellulare quasi spento ed immersione negli ultimi acquisti, pacchettini, scambi di regali, mangiate degne di una delle fatiche di Asterix, amici, parenti e buoni propositi.
Nella prossima puntata si parlerà di...
NdR causa Coniglio Bianco e Tecnico poco tecnico questo post è stato pubblicato in ritardo.
Me ne scuso con i lettori.
20 dicembre 2008
Torino - 41° puntata

Ed ecco che anche l'ultima settimana di autunno è trascorsa, la prossima volta che andrò a Torino sarà inverno, anche se il freddo e la neve hanno già fatto capolino sulla città.
Ripensando ai giorni trascorsi, mi è venuta in mente una strana associazione: i giorni passati sembrano uno di quei piatti in cui l'unica cosa buona sono i contorni. Innanzitutto è iniziata male, con il collega addetto ai trasporti che ha deciso di prolungare la sua gita con Morfeo, mentre io lo aspettavo sotto una pioggerellina fastidiosa. Il chè ci ha fatto arrivare in ritardo in ufficio, ma per fortuna lo spirito natalizio si è diffuso in ufficio e quindi nessun cazziatone. Di contorno ho sentito degli amici lontani, e che spero di vedere dal vivo nei prossimi giorni di festa.
Martedì giornata breve. Giornata di evento mondano: riunione e cena aziendale. Quindi mezza giornata in Piemonte e mezza in Lombardia. Arrivato nella mia sede scopro che il team con cui collaboriamo ha fatto un piccolo errore, ed ora invece di essere 5 giorni in anticipo sulle attività, siamo 5 giorni indietro, con l'handicap che la gente a cui chiedere i dati è in ferie obbligate visto il periodo di crisi. Non vi dico il nervoso. Dopo giorni passati a lavorare alacremente per portarsi avanti sulle date di consegna, e poter lavorare con calma in questi ultimi giorni, ecco che si deve ricominciare tutto da capo. Chiamo i colleghi a Torino e mi dicono di non preoccuparmi e di godermi la cena aziendale. Io ci provo. Peccato che la riunione prima sfori di un bel po' ed al momento di sedersi al desco più che un gruppo di consulenti sembriamo un branco di lupi. La gente si lancia sul buffet come solo durante i saldi ho visto fare, mischia dolce e salato senza rendersi conto che quello è solo l'antipasto e che la frutta ed i dolci che sono presenti servono per dopo.
Comunque rivedo facce che mi hanno fatto compagnia per molti giorni quando ero a Milano. Con loro scambio racconti, domande e sogni. Rivedo anche il mio primo Mentor, che ora lavora in un'altra azienda. Ed alla fine a dormire nel mio letto.
Mercoledì nuovo viaggio e questa volta troviamo una marea di traffico. Arriviamo nuovamente in ritardo, ma lo spirito natalizio è ancora alto, e poi il capo già sa che usciremo nuovamente ben dopo l'orario di lavoro. Gli indigeni dell'ufficio sono impegnati in varie riunioni per il riassetto dell'azienda, mentre io cerco di recuperare i 5 giorni persi, oltre a fare il lavoro della collega malata.
Per fortuna che passa l'AD a farci gli auguri accompagnato da Babbo Natale, e non sto scherzando, portandoci in dono un po' di dolcetti.
Giovedì è giornata di bagordi. Il lavoro va come va, ma la testa di tutti è proiettata verso la piccola festa che si farà a pranzo nell'open space. Ognuno ha portato qualcosa. E ce n'è davvero tanta. La gente mangia, chiacchiera, beve, sorride e sembrano tutti felici e tranquilli. Per un attimo nessuno ricorda le parole recessione, crisi, e via dicendo.
Nel pomeriggio si raddoppia con il panettone e lo spumante offerto dall'azienda, ma con meno allegria. Il momento è più formale.
La sera, o meglio la notte, visto che siamo usciti quando gli happy hours erano già finiti, si esce per vivere un po' e non solo lavorare.
Venerdì l'unica cosa che conta è finire il lavoro e tornare a casa. Ed incredibile ma vero, quello che si poteva fare è stato fatto. Sono riuscito addirittura ad inviare la mail di termine lavoro 5 secondi prima che il capo iniziasse a lamentarsi che i dati non erano ancora su. Il piacere di tacitarla e dirle: “ma non ti è arrivata la mail di fine lavoro” è il mio regalo della settimana. Lei presa in contropiede guarda la posta in arrivo ed ecco apparire la mail. Ci viene regalato anche un piccolo “bravi, ben fatto”, il plurale per la condivisione dei meriti con le persone del team. Ed ora posso tornare a casa tranquillo, non dopo aver spiegato per la centotreesima volta al mio collega l'errore fatto dai colleghi polacchi a proposito di alcuni dati. Ma lo spirito natalizio è ancora buono e poi si torna a casa a trovare famigliari ed amici, a comprare gli ultimi regali ed ad iniziare a fare festa.
Nella prossima puntata si parlerà di...
14 dicembre 2008
Sport Amatoriale
Ecco, oggi mentre correvo da solo, sotto una pioggerellina fredda e persistente, mentre guardavo gli instancabili della partitella la domenica mattina, mi chiedevo perchè? Perchè corro anche oggi, dopo aver dormito poco, dopo aver scoperto che il socio di sventura è a casa con l'influenza, dopo essermi ripetuto che la cyclette al caldo va bene lo stesso, dopo tutto questo scazzo ancestrale che i dì di festa non fa che amplificare. Ecco mi vesto, preparo la borsa e parto. Il traffico è scarso, e si vedono in giro solo i guidatori della domenica.
Arrivo al parcheggio del parco, deserto. Potrei tornare a casa, ed invece esco dall'auto e parto per questa sgambata.
Mentre percorro i vialetti del parco, incrocio un paio di fissati, e nei loro occhi capisco il perchè sono qui anche oggi, senza prescrizione medica.
Sono diventato un amatoriale.
Uno di quelli che si alza la mattina presto, quando gli altri dormono, oppure esce la sera, non per far bagordi ma per una sana attività fisica. Uno di quelli che fa sport, non per soldi e fama come i professionisti, o per appagare un ego più grande del talento, o per rimanere attaccato ad un sogno di bambino o di papà. Non sono un dilettante, perchè la mia non è passione che brucia tutto in poco o tempo. Il mio è amore. Un amore incondizionato che mi fa fare levatacce, che mi fa uscire quando piove o nevica, che mi fa alzare anche quando ho dormito solo due ore, che supera le stagioni, le mode e le congiunzioni economiche.
Corro perchè mi piace e basta. Perchè mi fa sentire bene. Perchè è meglio degli psicofarmaci, degli ansiolitici o di qualche altra sostanza chimica.
Corro perchè mentre lo faccio, vedo le cose ad una velocità giusta. La testa si riallinea con il corpo. I polmoni ed il cuore lavorano di nuovo bene insieme. Il cervello ritrova la sua libertà e può vagare, o fermarsi a risolvere problemi che sembravano insormontabili. Anche lui si muove e trova altri punti di vista. Corro e sto bene. Ecco questo potrebbe essere uno slogan pubblicitario. Ed anche se appena smetto e ritorno verso casa, la vita reale torna a farsi sentire, questi attimi del mio cammino sono un regalo il cui ricordo mi accompagnerà sino alla prossima corsa.
Arrivo al parcheggio del parco, deserto. Potrei tornare a casa, ed invece esco dall'auto e parto per questa sgambata.
Mentre percorro i vialetti del parco, incrocio un paio di fissati, e nei loro occhi capisco il perchè sono qui anche oggi, senza prescrizione medica.
Sono diventato un amatoriale.
Uno di quelli che si alza la mattina presto, quando gli altri dormono, oppure esce la sera, non per far bagordi ma per una sana attività fisica. Uno di quelli che fa sport, non per soldi e fama come i professionisti, o per appagare un ego più grande del talento, o per rimanere attaccato ad un sogno di bambino o di papà. Non sono un dilettante, perchè la mia non è passione che brucia tutto in poco o tempo. Il mio è amore. Un amore incondizionato che mi fa fare levatacce, che mi fa uscire quando piove o nevica, che mi fa alzare anche quando ho dormito solo due ore, che supera le stagioni, le mode e le congiunzioni economiche.
Corro perchè mi piace e basta. Perchè mi fa sentire bene. Perchè è meglio degli psicofarmaci, degli ansiolitici o di qualche altra sostanza chimica.
Corro perchè mentre lo faccio, vedo le cose ad una velocità giusta. La testa si riallinea con il corpo. I polmoni ed il cuore lavorano di nuovo bene insieme. Il cervello ritrova la sua libertà e può vagare, o fermarsi a risolvere problemi che sembravano insormontabili. Anche lui si muove e trova altri punti di vista. Corro e sto bene. Ecco questo potrebbe essere uno slogan pubblicitario. Ed anche se appena smetto e ritorno verso casa, la vita reale torna a farsi sentire, questi attimi del mio cammino sono un regalo il cui ricordo mi accompagnerà sino alla prossima corsa.
Torino - 40° puntata

Ed ecco che mattoncino dopo mattoncino siamo arrivati alla puntata 40. Questo numero di solito rappresenta un punto di riflessione, in cui ci si ferma e si guarda indietro quello che si è fatto per vedere di rendere il cammino futuro un po' migliore. Una specie di “CANTO DI NATALE”, senza nessun Ebenezer Scrooge od uno dei suoi fantasmi. Comunque questo tipo di riflessioni le rimando ad altro periodo.
La settimana appena trascorsa è stata una di quelle brevi, ma molto intense. È iniziata con la mia scarsa voglia di andare nel capoluogo piemontese, aggravata dal fatto che ho dovuto scomodare mio fratello per accompagnarmi in stazione ad un orario in cui lui di solito dorme. L'annunciatrice della stazione ha fatto un po' di confusione con i binari ed i treni in arrivo, così due fiumane di persone si sono date appuntamento nel sottopassaggio della stazione. I più coraggiosi si sono affrontati direttamente nel guado dei binari. Tutto questo per rendere un po' più frizzante la partenza.
La vita in ufficio è trascorsa tra appuntamenti spostati all'ultimo, scadenze anticipate, lavori richiesti con urgenza che una volta consegnati hanno perso tale caratteristica, lasciandomi solo qualche ora di vita rubata dall'ennesima tabella Excel da riempire.
Tutto questo ha fatto passare un po' passare in secondo piano il brutto tempo, la neve, il primo panettone in ufficio, il furto delle carte benzina al mio babbo, i regali da fare... ma per fortuna non l'arrivo di Tottigol!!!
Un'altra amica ha dato alla luce un bel pargoletto.
BENVENUTO DAVIDE.
L'evento sportivo è stata la solita partita a calcetto, ed ora come ora è usata più come scusa per uscire ad un orario cristiano che come momento ricreativo.
Il vostro blogger, si è distinto nella prima partitella per parate degne di Benjamin Price, mentre nella seconda, innervosito dalla coppia di attaccanti della propria squadra (io mi faccio il mazzo e prendo calci e pallonate e loro sprecano in modo indicibile, e quando sono in fase difensiva si lanciano in autogol degni di Comunardo Niccolai). In un contrasto rimedio anche un colpo al mento paragonabile ad un gancio sinistro di Sugar Ray Leonard. Mi ritrovo a terra con la testa frastornata e la mandibola indolenzita. Resto stoicamente in campo meritando una sufficienza piena, se non qualcosa di più, anche se alla fine abbiamo perso per un solo goal di scarto.
Come già detto nei precedenti post, le serate di baldoria si sono molto ridimensionate, e questa volta sono rimasti solo quattro amici al bar, a parlare di tutto e di niente, solo per farsi un po' di compagnia e per assaporare un po' di quel liquore verdognolo conosciuto come Assenzio, noto anche come Fata Verde, e che ricorda Belle Epoque e scrittori come Wilde e Poe.
Tutto il resto è solo routine ed attesa di regali, feste, ferie, dormite, passegiate, amici, brindisi, fuochi d'artificio, speranze, sogni e mille colori.
Nella prossima puntata si parlerà di...
06 dicembre 2008
Torino - 39° puntata

Ed ecco che anche la mia trasferta risente del periodo di crisi, e della flessione nella vendita delle auto. Ci è stato chiesto gentilmente di non venire a lavorare venerdì, e l'annuncio è stato accolto con sommo piacere dal sottoscritto. Avevo proprio bisogno di staccare da Torino e dal progetto e d un po' tutto il circo che gira attorno a questa esperienza. Già la scorsa settimana il bisogno di ritrovare un po' di quello che ero prima di salpare con il barcone della trasferta si era fatto sentire, ed erano partite le telefonate/chat/mail ed altre forme di contatto per riprendere i flussi lasciati cadere in questi mesi. Qualcuno spero di riallacciarlo in questo ponte lungo.
Dopo questo inizio introspettivo ed un po' sentimentale sarà meglio tornare a parlare di ciò che ormai è, la settimana corta trascorsa ad occidente.
Questa è la settimana che dovrebbe accendere lo spirito delle feste, per le vie di Torino si vedono le prime luminarie accendersi, con gli auguri di circoscrizioni o negozianti che accolgono il viandante, indigeno o no, lungo il suo peregrinare. In una delle mie sortite serali, anticipate all'ora dell'aperitivo visto il clima freddo, mi sono trovato a percorrere vie nuove. La corretta nomenclatura sarebbe viali, visto la presenza di alberi che separano le corsie centrali dai controviali. Mentre cammino in queste grandi arterie cittadine, dove il traffico è accettabile nelle ore serali, guardo i palazzi che ne delimitano l'ampiezza. Si susseguono costruzioni di varia foggia. Ci sono case tipiche della prima industrializzazione, che formano piccoli quartieri; case popolari, tutte uguali, figlie del boom economico; case occupate da rifugiati in fuga dalle loro casa natali; case del terziario avanzato, con quell'aria un po' snob che cerca di essere simbolo di una moderna nobiltà.
Alcune di loro hanno già i balconi adornati di splendidi addobbi. Un balcone attira, in particolare, la mia attenzione. Riesce a coniugare il sacro con il profano, i miti del nord con le tradizioni popolari. Sul muro interno è appesa una rappresentazione 1:2 della capanna con il bambinello, mentre sulla balaustra si vede un Babbo Natale, con slitta e renne che corrono, ed in un angolo c'è un albero tutto agghindato a festa, in attesa che alla sua base qualcuno depositi una montagna di pacchetti. Questo mix spicca tra i balconi ancora spenti che lo circondano, unico simbolo di un periodo che dovrebbe spingere tutti ad essere più buoni.
Per le strade non c'è nessuno, tutti già a casa o in qualche locale a cenare, incrocio giusto i ritardatari, i proprietari di cani, qualche atleta coraggioso, una meretrice che mi chiede se voglio goder delle sue grazie ed un ragazzo in cerca di un pasto caldo.
Ma manca ancora una cosa a questo elenco di cose e persone. Manca quello che probabilmente sarà il simbolo di queste feste. Al centro della rotonda che sorge all'incrocio di due grosse vie di comunicazioni, a poche centinaia di metri da dove risiedo durante la settimana, sorge una gru.
Sino ad ora pensavo fosse la dimenticanza di qualche costruttore fallito od il preludio a nuovi lavori, ed invece scopro essere una statua. Ma non è finita qui, durante il periodo delle feste si illumina di un colore azzurro, intermittente. Non sto scherzando. È proprio così. Chi avesse amici a Torino, può controllare. Io ho provato a capirne il significato, ed a chiederlo a chi in questa città ci è nato, ma nulla. La mia piccola mente da ingegner non riesce ad arrivare a capire, e quindi ad apprezzare tale rappresentazione artistica, e quindi chiedo a voi lettori un'interpretazione di questa installazione, che dovrebbe abbellire la città, o ricordarle persone ed eventi.
Incredibile a dirsi, ma in questa settimana caratterizzata dalle temperature sempre più vicine al punto di gelo, si è tornati all'abitudinaria partita di calcetto infrasettimanale, che è stata messa a rischio da alcune defezioni, e che ha quindi visto scendere in campo solo otto giocatori, che con foga e coraggio hanno combattuto le insidie del terreno gelato di un campetto di periferia. Come tradizione, il terzo tempo si è svolto in un locale della zona, dove i partecipanti hanno potuto brindare con birra e rifocillarsi con panini e patatine, mentre le parole facevano da cornice al trascorrere del tempo.
Nella prossima puntata si parlerà di...
29 novembre 2008
Torino - 38° puntata
Questo post inizia la sua storia in un venerdì in cui la città, e mezza Italia, si è risvegliata al cospetto di una bella nevicata. Il tempo, i colleghi in viaggio in ritorno dalla trasferta in Polonia, il capo che latita, ed i soliti orari mi hanno portato ad approfittare di questa mezza giornata di relax e di latitare per quanto riguarda il lavoro. Ogni tanto scrivo una mail, così per far vedere che ci sono e che faccio qualcosa, mentre i miei due colleghi che dividono con me questo pomeriggio, si sono datti alla macchia.
Fuori la neve viene sciolta dalla pioggerellina che, fastidiosa ed imperterrita, scende abbondante.
Questa settimana sarà ricordata come quella dei “ma chi si rivede” (avrei potuto usare la formula cara alla madre di un amico: "chi non muore si rivede"; ma già a me dava un po’ fastidio). Il caso ha voluto che rincontrassi due persone che non sentivo da tempo. La prima un’ex collega che vive a Torino, la seconda un utente del vecchio progetto. Gli incontri sono stati molto diversi.
Nel primo caso è stato un incontro virtuale, mentre cercavo di sistemare il pc, dopo l’ennesimo intervento per aggiornamenti da parte dell’IT del mio ufficio, vedo apparire la pop up che indica che il contatto è in linea e disponibile a parlare. Un flash. Avevo provato a contattare l’ex collega appena arrivato a Torino, ma con scarsa fortuna, ed ora vedo apparire il suo viso. Scatta la chat. Scambiamo poche battute perché il lavoro e l’imminente pausa pranzo non ci consentono grossi dialoghi, ma ci ripromettiamo di incontrarci o comunque risentirci in un momento di calma. Il secondo invece sembrava la scena di un film, magari sdolcinato, dove l’eroe rientra a casa dopo l’ennesima battaglia combattuta ed incontra, o meglio, si scontra con l’interprete femminile. Io ero talmente cotto che neanche avevo riconosciuto la persona che avevo incrociato, troppo stanco ed assorto in pensieri da grande scrittore. Mi fermo e scambio le solite quattro parole: come stai, come va etc. etc. Il solito insomma. Però averla rivista mi ha portato alla mente un sacco degli eventi che non hanno trovato posto tra le righe dei post che ho scritto. Le parole hanno ripreso il flusso dei giorni in cui ero in un piccolo ufficio nell’hinterland di Torino a cercare di fare al meglio il mio lavoro, ed il tempo si è ripiegato su se stesso, avvicinando eventi ormai in auge tra i ricordi.
Il ridursi via via del gruppo di trasfertisti ha fatto si che la serata godereccia sia stata sostituita da una più sobria pizza e quattro chiacchiere… ecco se si potesse dare un sottotitolo a questo articolo sarebbe: chiacchiere, molte ed abbondanti, dolci e piccanti, sussurrate o gridate, vis a vis o via etere, vicine e lontane, dette ed ascoltate. Il silenzio di questi momenti con gli uffici che si svuotano stride un po’ con il tema della settimana, ma un po’ di pace riflessiva a volte fa bene.
Sabato mattina il risveglio è lento. Sono ancora qui a Torino. Ieri ho provato a godermi il fatto di essere in trasferta nel capoluogo piemontese, lontano dal capo bloccato in riunioni lontano dall’ufficio. Pausa pranzo all’Eataly. Fiore all’occhiello dello SLOW FOOD, dove alla quantità si preferisce la qualità. Dove non si mangia solo per nutrirsi ma anche per il gusto ed il piacere che può dare questo gesto. Questo è un altro dei posti che raccomando a chi si trovasse a dover passare qualche giorno in zona.
La serata mi ha portato al TORINO FILM FESTIVAL, con scelta del film da vedere legata più al parcheggio che ad una analisi delle proposte. Mi è toccato quindi un trittico di film legati alla vita ed alla morte. I primi due corti sono risultati molto belli, il primo trattava della futilità della vita vista dalla morte ed il peso della morte visto dalla vita, o almeno questo è quello che ho capito io. Il secondo era la condensazione della vita di una ragazza in un piccolo percorso. Nascita, crescita, difficoltà, amore, procreazione, morte.
Il terzo era un lungometraggio, bello ma di una lentezza incredibile, tanto che la palpebra è stata messa più volte a repentaglio. In questo horror, fatto di morti viventi veniva toccato, a dire del regista, anche il tema del voler portare con se le proprie terre quando per motivi diversi si è costretti a partire, cercando di ricreare ciò che ci circondava. A partire dalla lingua. Insomma una mattonata.
Il ritorno è fatto di altre parole, questa volte non tutte dette ma fermate a volte nel limbo dei pensieri, di chupitini, di piani e di nulla.
Fuori la neve viene sciolta dalla pioggerellina che, fastidiosa ed imperterrita, scende abbondante.
Questa settimana sarà ricordata come quella dei “ma chi si rivede” (avrei potuto usare la formula cara alla madre di un amico: "chi non muore si rivede"; ma già a me dava un po’ fastidio). Il caso ha voluto che rincontrassi due persone che non sentivo da tempo. La prima un’ex collega che vive a Torino, la seconda un utente del vecchio progetto. Gli incontri sono stati molto diversi.
Nel primo caso è stato un incontro virtuale, mentre cercavo di sistemare il pc, dopo l’ennesimo intervento per aggiornamenti da parte dell’IT del mio ufficio, vedo apparire la pop up che indica che il contatto è in linea e disponibile a parlare. Un flash. Avevo provato a contattare l’ex collega appena arrivato a Torino, ma con scarsa fortuna, ed ora vedo apparire il suo viso. Scatta la chat. Scambiamo poche battute perché il lavoro e l’imminente pausa pranzo non ci consentono grossi dialoghi, ma ci ripromettiamo di incontrarci o comunque risentirci in un momento di calma. Il secondo invece sembrava la scena di un film, magari sdolcinato, dove l’eroe rientra a casa dopo l’ennesima battaglia combattuta ed incontra, o meglio, si scontra con l’interprete femminile. Io ero talmente cotto che neanche avevo riconosciuto la persona che avevo incrociato, troppo stanco ed assorto in pensieri da grande scrittore. Mi fermo e scambio le solite quattro parole: come stai, come va etc. etc. Il solito insomma. Però averla rivista mi ha portato alla mente un sacco degli eventi che non hanno trovato posto tra le righe dei post che ho scritto. Le parole hanno ripreso il flusso dei giorni in cui ero in un piccolo ufficio nell’hinterland di Torino a cercare di fare al meglio il mio lavoro, ed il tempo si è ripiegato su se stesso, avvicinando eventi ormai in auge tra i ricordi.
Il ridursi via via del gruppo di trasfertisti ha fatto si che la serata godereccia sia stata sostituita da una più sobria pizza e quattro chiacchiere… ecco se si potesse dare un sottotitolo a questo articolo sarebbe: chiacchiere, molte ed abbondanti, dolci e piccanti, sussurrate o gridate, vis a vis o via etere, vicine e lontane, dette ed ascoltate. Il silenzio di questi momenti con gli uffici che si svuotano stride un po’ con il tema della settimana, ma un po’ di pace riflessiva a volte fa bene.
Sabato mattina il risveglio è lento. Sono ancora qui a Torino. Ieri ho provato a godermi il fatto di essere in trasferta nel capoluogo piemontese, lontano dal capo bloccato in riunioni lontano dall’ufficio. Pausa pranzo all’Eataly. Fiore all’occhiello dello SLOW FOOD, dove alla quantità si preferisce la qualità. Dove non si mangia solo per nutrirsi ma anche per il gusto ed il piacere che può dare questo gesto. Questo è un altro dei posti che raccomando a chi si trovasse a dover passare qualche giorno in zona.
La serata mi ha portato al TORINO FILM FESTIVAL, con scelta del film da vedere legata più al parcheggio che ad una analisi delle proposte. Mi è toccato quindi un trittico di film legati alla vita ed alla morte. I primi due corti sono risultati molto belli, il primo trattava della futilità della vita vista dalla morte ed il peso della morte visto dalla vita, o almeno questo è quello che ho capito io. Il secondo era la condensazione della vita di una ragazza in un piccolo percorso. Nascita, crescita, difficoltà, amore, procreazione, morte.
Il terzo era un lungometraggio, bello ma di una lentezza incredibile, tanto che la palpebra è stata messa più volte a repentaglio. In questo horror, fatto di morti viventi veniva toccato, a dire del regista, anche il tema del voler portare con se le proprie terre quando per motivi diversi si è costretti a partire, cercando di ricreare ciò che ci circondava. A partire dalla lingua. Insomma una mattonata.
Il ritorno è fatto di altre parole, questa volte non tutte dette ma fermate a volte nel limbo dei pensieri, di chupitini, di piani e di nulla.
Nella prossima puntata si parlerà di…
22 novembre 2008
Torino/Bielsko-Biała - 37° puntata

Questa settimana la si potrebbe chiamare la settimana di Bertoldo, come dice il mio collega.
Innanzitutto è stata vissuta da chi vi scrive per la maggior parte oltre cortina, ma forse questo è un modo di dire non più consono, facendo riferimento ad un periodo in cui le guerre erano fredde, mentre ora di freddo è rimasta la temperatura e qualche sguardo.
Ho lasciato il bel paese per recarmi nuovamente in Polonia, come già successe lo scorso mese.
Già dalla partenza dovevo capire che non sarebbe stata una settimana semplice. Un collega dell'altro gruppo si è presentato alle partenze senza documento d'identità, facendo innervosire il suo capo, mentre io ho fatto un'affermazione con il grandissimo capo, anche lui sullo stesso volo, facendo riferimento ad un'analisi che non sapevo cambiata 5 minuti dopo la mia uscita dall'ufficio.
Ma anche fuori dall'ambito lavorativo. Durante la prima cena in terra straniera vengo affascinato dalla scritta “VERA TORTA DI MELE”. La ordino. Mi si presenta una fetta di dolce dal bell'aspetto, ma con una colata di cioccolata sopra (N.d.R. Sono allergico al cioccolato per averne abusato da bambino). Devo rinunciarci con mio grosso rammarico e felicità del collega.
Il secondo giorno, in fase di test, creo una registrazione che inchioda le stampanti dell'altro gruppo, che al dire il vero non ci aveva avvertito dell'attivazione della funziona stampa automatica. Quindi mi becco un caziatone da loro e dal mio capo, ma ormai ho le spalle larghe.
Subito dopo la mail dello shampoo, arriva la mail attesa da tempo che ci conferma che metà del lavoro fatto con urgenza può essere buttato.
Lo so lettore, ti stai annoiando a sentire questa miriade di aneddoti lavorativi un po' noiosi. Vediamo cosa posso fare.
Allora, giovedì sera per tutti i consulenti in trasferta, solitamente è periodo di bisboccia. Organizziamo quindi fuga da questa triste cittadina che forse dovrebbe essere chiamata paesino per recarci a Cracovia. Riusciamo ad uscire ad un orario decente e via. Albergo, cambio, partenza... ma dov'è il mio cellu e quello aziendale?!? Cerco, rovisto e sparpaglio ed ecco che si forma l'immagine dei telefonini abbandonati sulla scrivania in ufficio. Tragedia.
Caracollo giù dove i colleghi mi aspettano e si preoccupano appena vedono il mio volto. Gli spiego la situazione e corriamo di nuovo in fabbrica. Primo ostacolo e superare la barriera, ma devo avere un viso che aprirebbe qualsiasi porta, ed infatti le guardie ci fanno passare senza problemi appena sentono la storia.
Arrivo nella palazzina degli uffici, entro di corsa e scopro la porta chiusa. Terrore. Due respiri profondi e inizio a cercare la signora delle pulizie.
Giro per i piani e trovo una signora che mi guarda preoccupata. Io con il fiatone ed un inglese ormai colto anch'esso dall'agitazione provo a spiegare il mio problema, ma lei mi ferma quasi subito e mi chiede se parlo Italiano. Le spiego nel mio idioma il motivo della mia espressione. Lei molto gentilmente mi accompagna nella ricerca della signora delle pulizie. Durante la nostra ricerca stile Asterix ed Obelix nella casa che rende folli per ottenere il lasciapassare A38, incrociamo altre due signore. Queste si aggregano alla ricerca, ahimè infruttuosa. Una delle signore vedendo la mia disperazione telefona alla sicurezza, e scoperto che le chiavi sono da loro corre a mettersi il cappotto per andare a prenderle. Va detto che fuori pioveva e faceva un freddo. Io resto colpito dalla gentilezza di queste signore e di come si siano prese a cuore la mia situazione. Alla fine riesco a recuperare i cellulari ringrazio la signora in lingua locale, ripetendo come un disco rotto gincuie.
Partiamo per la nostra meta. Cracovia è molto differente dal paesino industriale che ci ospita. Innanzitutto è una città universitaria. Alle 23:00 si trovano ancora locali dove poter mangiare, gente in giro, bar e pub ogni venti metri, architettura curata, un vero centro storico. Non so si respira un aria diversa, anche se il freddo e la pioggia ce la fanno godere meno.
Al ritorno in Italia mi chiedono spesso com'è la Polonia. Assomiglia molto all'Italia degli anni '80. Una Polonia da bere, con fiumi di vodka. Di diverso c'è:
- Le macchine delle autoscuole hanno un cartello con la lettera L sul tettuccio;
- La vita è spostata in anticipo rispetto all'Italia, nel senso che quando qui si entra nei locali lì i locali iniziano a chiudere. Immaginate tutto anticipato di un paio di ore.
- La cucina è ricca di aglio, probabilmente per tener lontano i vampiri
- In ufficio, albergo o locali la temperatura è sempre superiore ai 26 gradi.
- L'acqua in bottiglia è più cara che in Italia.
- Nei distributori automatici si possono trovare pacchetti di brodo liofilizzato.
- Le edicole sono dei veri chioschi in cui si può comprare di tutto, dal profumo al detersivo per i piatti. Sigarette e biscotti ed altre mille cose. Un vero minimarket, molto mini.
- I film stranieri sono tradotti stile sottotitoli, quindi audio originale a cui è sovrapposto l'audio di una voce fuori campo che legge un fantomatico sottotitolo, senza mettere nessuna interpretazione. Quindi con la stessa voce si vede parlare il buttafuori e la gnocca al bar.
Nella prossima puntata si parlerà di...
16 novembre 2008
Torino - 36° puntata

Un altro post di trasferta. Il primo con i colleghi lontani. Ora a Torino siamo rimasti solo in due, ma non ci penso. Per ora questa mancanza non si sente.
Trentaseiesima settimana. se avessi contato anche le settimane di ferie ora sarebbe l'ora di sfornare un pupo... e qualche collega ha preso in parole la cosa e domenica sera ha dato alla luce il suo bel bambino. Questo dovrebbe essere auspicio di una buona settimana, o almeno ricordo le mie nonne che dicevano sempre che l'arrivo di un bimbo sistema le cose, e devo dire che ci ho sperato davvero, soprattutto quando ci hanno chiesto di concentrare il lavoro di tre settimane in tre giorni, per poter effettuare delle attività che da martedì non avrebbero avuto più senso, e quindi non fatturabili. In questi casi l'unica cosa che si può fare è lamentarsi a bassa voce e caricare i dati. Questo almeno è quello che ho cercato di fare, perchè il bassa voce non è proprio nelle mie corde.
Ma basta. Non voglio più parlare di lavoro ma di altro che è successo questa settimana.
La prima cosa può sembrare strana, ma era una cosa di così evidente che me ne sono accorto solo giovedì sera. Partiamo dall'inizio.
L'ennesima giornata di super lavoro, ma non volevo che finisse con il mesto ritorno in camera, lo scongelare qualche cosa, un po' di tv e il classico addormentarsi dopo cinque minuti. Quindi decido di farmi una passeggiata rilassante per rientrare durante la quale cerco di sentire un po' di amici. Organizzo anche una breve uscita post cena. L'idea di mettermi ai fornelli, soprattutto con i pochi ingredienti a mia disposizione, mi fa preferire un bel piatto arabo. Ed eccomi nuovamente dal kebabbaro vicino a “casa” a mangiare il panino con tutto ed a guardare l'anticipo di campionato commentato in arabo. Capisco ben poco di quello che dice il telecronista, ma quel poco sono tutte le formazioni della Juve in cui ha militato Del Piero. Ogni volta che il capitano della vecchia signora tocca il pallone ecco partire un elenco di nome di giocatori. Se c'è un'azione pericolosa eccolo imitare i versi dei commentatori sudamericani. E mentre sento questi suoni riesco anche a dimenticare il grigiore dei giorni passati e vedere i colori caldi nascere dentro di me (forse è il piccante del panino).
La serata non è nulla di epico, solo quattro chiacchiere in giro per la zona di Porta Nuova, ma tornato indietro mentre saluto chi mi ha fatto compagnia mi accorgo del cielo. Eh sì. Alzo gli occhi in alto è vedo una gran pozione della volta celeste e mi rendo conto che fino ad oggi non mi ero mai accorto che potevo vedere così tanto spazio, che gli occhi potessero scrutare per un'area così vasta. Ormai nelle città, tra case sempre più alte ed inquinamento luminoso, vita sempre più terrena e meno filosofica, quasi non si riesce più a guardare ciò che dalla notte dei tempi rapiva i pensieri dei nostri avi. Un pensiero banale che mi colpisce e mi riprometto di godere più spesso di questi momenti di osservazione e riflessione.
L'evento sportivo è un'integrazione della settimana trascorsa in Piemonte. Tornato venerdì sera a Milano per presenziare ad una festa di laurea tanto attesa dal festeggiato, l'amico con cui sono andato mi dice che ha un biglietto in più per la partita amichevole che la nazionale di rugby giocherà l'indomani a Torino. Ci penso un attimo e gli dico ok. Così sabato mattina mi ritrovo a percorrere la strada verso la prima capitale in compagnia di tutti i colleghi del Genio. Vengo eletto sherpa del gruppo e messo in competizione con il tomtom per arrivare allo stadio. Incredibile ma vero, a questo giro il super potere di perdermi non funziona e batto lo scout tecnologico 2 a 0, sia all'andata che al ritorno.
Lettore, se hai la possibilità di vedere una partita di rugby in compagnia di qualcuno che un po' conosce le regole, vacci di corsa. I tifosi di rugby sono totalmente diversi da quelli del calcio. Sono meno isterici e più sportivi. Qui messaggi di rispetto dell'avversario non servono perchè il rispetto è alla basa di questo sport. I tanti bambini sugli spalti sono cose che difficilmente si vedono quando in campo ci sono ventidue giocatori che corrono dietro ad un pallone rotondo. Appena qualcuno cerca di fischiare un avversario viene zittito da chi gli è affianco. Non si sentono cori contro ma solo a favore. Si applaudono le belle azioni di entrambe le compagini, ed anche se in campo i giocatori non si sono mai tirati in dietro, e qualche colpo duro è volato, con il terzo tempo tutto finisce, ci si stringe la mano e ci si da pacche amichevoli. Si riconosce la vittoria del più forte, perchè qui la palla non è rotonda ed a vincere è sempre il più forte. E tutto finisce lì.
E forse è ora che finisca anche questo post.
Nella prossima puntata si parlerà di...
08 novembre 2008
Torino - 35° puntata

Eccomi davanti alla tastiera a cercare di mettere giù il resoconto dell'ennesima settimana passata in trasferta. Oggi mi sembra difficilissimo mettere insieme anche solo un paio di righe per raccontare cosa è successo, forse perchè è stata una settimana grigia, dove il tempo è stato rubato dal lavoro e la vita vera è sembrata solo un sogno.
Provo e riprovo a mettere insieme il percorso di questa settimana, ma mi sembra di ricadere sempre e solo nella vita d'ufficio, fatta di riunioni inutili e male organizzate, il cui scopo sarebbe aumentare il team building societario ed ottengono l'effetto opposto, oppure di mail e telefonate inconcludenti, di pranzi in cui ti senti un po' don Abbondio, un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro che non vedono l'ora di cozzare tra di loro e di far scintille. Va beh il solito insomma, quello che credo capiti nella maggior parte degli uffici.
Vediamo di cambiare un po' discorso, ma solo un po'. L'evento mondano della settimana è stato la cena di saluto per i colleghi che lasciano Torino e vanno nell'Abruzzo dei pastori e della transumanza. Una cena in un ristorante di tendenza. Un ristorante che con un arredo a metà tra il minimal chic e la macelleria di altri tempi ci ha servito della buona carne e un conto di tutto rispetto. Una bevuta in un locale che si ispira al Marocco e cerca di sposare i gusti occidentali con i profumi di terre lontane, ottenendo così dei meravigliosi cocktails che ti lasciano in bocca un sapore di arbre magique o di caramella balsamica marcita. Ma com'è e come non è il posto fa tendenza e quindi come perderselo in questa serata di commiato. Le chiacchiere girano ma alla fine si parla sempre e solo di lavoro, si prendono in giro gli assenti ed anche i presenti, si fa insomma passare il tempo. E tutto finisce con l'ultimo viaggio tutti insieme sull'auto aziendale che ricorda ora come non mai uno scuolabus, con i casinari seduti in fondo, le ragazze carine in prima fila, e quelli normali o sfigati che si voglia dire, seduti in mezzo a vedere il mondo scorrere oltre i finestrini. E poi le canzoni da torpedone, le foto alla prima sosta, i saluti alla fine della gita, con qualcuno che cerca di nascondere il fatto che un po' si è commosso.
Ormai gli eventi sportivi vengono vissuti tutti davanti ad uno schermo. Questa volta il tentativo di vedere la squadra del cuore vincere durante una partita internazionale ha cozzato un po' con il desiderio di vedere una commedia per cercare di portare un po' di colore nella settimana più grigia che mi sembra aver vissuto da quando è iniziata questa avventura. Alla fine mentre i giocatori tornavano negli spogliatoi io iniziavo la visione del film della settimana. Una commedia che faceva il verso ai film di guerra alla RAMBO. Anche il film ha risentito dell'atmosfera incolore e per una buona parte del suo apparire si è visto il bianco e nero tornare alla ribalta.
Ma si potrà dire nero o devo dire abbronzato visti i recenti eventi mondiali.
Ecco mentre io sono qui che mi lamento dall'altra parte del globo un uomo di colore realizza un sogno, forse non solo suo e sicuramente già sognato da molti altri. La gente scende in strada con la speranza che non ci siano più incubi nel futuro, e mentre tutti parlano di economia, recessione, banche e mutui a me vengono in mente le parole di una canzone: “Ai figli di un militare regalerei un futuro con il padre, non un pacco coi suoi resti per Natale” dei HUGA FLAME.
Forse un po' in anticipo come dono da trovare sotto l'albero, ma perchè non iniziare a chiederlo già adesso.
Nella prossima puntata si parlerà di...
01 novembre 2008
Torino - 34° puntata
Caro lettore ecco un altro post sulla mia trasferta a Torino. Un altro racconto sui giorni trascorsi nel capoluogo piemontese, o come sarebbe meglio dire negli uffici dell'azienda più conosciuta di questa città. Eh sì, perchè questa è stata un'altra settimana tutta residence ed ufficio, o quasi.
La par
tenza avviene in una domenica notte avvolta dalla nebbia e dal buoi, tanto da far pensare che ci sia un tunnel che collega le due città. Per la prima volta il collega impiega lo stesso tempo che avrei impiegato io con condizioni più favorevoli. Arriviamo sani e salvi in residence che la settimana è già iniziata.
Mi ritrovo nuovamente a risolvere beghe create da altri, a parlare con gente diffidente che ha anche il problema della lingua... lo so lo so, l'ennesimo sfogo, ma cosa direste voi se chiedeste un' informazione e questa richiesta facesse il giro dell'Europa, quasi, per ripresentarsi sulla vostra scrivania, oppure vi dicessero di non fare una cosa e poi ritrovarsi una bella mail che vi chiede una spiegazione del fatto di non aver fatto tale operazione, e sentirsi dire che è vero che non dovevo fare nulla ma il capo aveva cambiato idea, e si era dimenticato di comunicarcelo, quindi ora mi tocca recuperare tutto il lavoro... lettore hai ragione: sono le solite beghe di chi lavora, e quello che capita a me sarà capitato e capiterà a chi sa quanti altri, ma a volte uno sfogo è una necessità.
Incredibile ma vero, anche in questa settimana piovosa è stato consumato l'evento sportivo, solo che questa volta i vostri eroi si sono presentati in giacca e cravatta all'evento, visto l'ennesima uscita tardi dall'ufficio. Siamo arrivati che il fischio d'inizio era già stato dato, e c'era già stata una traversa. Troviamo facilmente la nostra posizione in campo e ci mettiamo poco a decidere lo schema di gioco: birra patatine ed hamburger per due. La partita di cartello del Mercoledì di campionato risulta essere la più noiosa di tutta la nona giornata ed io passo il tempo a cercare di capire se quello è lo stesso locale dove avevo visto la nostra nazionale dare un dispiacere ai cugini d'oltralpe.
Incredibile ma vero c'è stata anche la serata “godereccia”, come è stata felicemente battezzata da una collega blogger. Ricevo l'invito di una utente del vecchio progetto ad un aperitivo a Ciriè, per me posto mitico visto che appare in una marea di cartelloni pubblicitari, tanto da farmi pensare che potesse essere la città di Bengodi. A questo giro sono le ragazze che fanno da autiste e per fortuna che una è astemia per storia e l'altra per raccomandazione, mentre il solito gruppetto si riempi di acqua di fuoco, ma a forza di sentirmelo dire questa volta un po' me ne sono fregato (solo un po', sono pur sempre un cavaliere dalla scintillante armatura). L'età media dei partecipanti a questo moderno baccanale era decisamente alta, ma come dice il mio collega: “La tarda è meglio”. Tra gli invitati c'è anche il responsabile progetto lato clienti, anche lui abbastanza pieno da proporre aumento a chi si portava in camera la fuori età del gruppo. Comunque la sera passa ed io riesco anche a non pensare troppo all'ufficio ed ad altri casini.
Il ritorno a Torino è tranquillo, e mentre aspetto nel parcheggio che anche i due beoni dei miei colleghi vengano scaricati guardo il cielo. Così. Solo per il gusto di guardare in alto. Mi ritrovo a pensare che era molto tempo che non alzavo gli occhi verso la volta celeste che in questa notte ha un colore indefinito. Ecco un'altra cosa che si rischia di perdere se non si fa attenzione e si continua a guardare solo in basso o dritti davanti a se, ma queste sono riflessioni filosofiche che mal si sposano con lo spirito del post.
Nella prossima puntata si parlerà di...
La par
tenza avviene in una domenica notte avvolta dalla nebbia e dal buoi, tanto da far pensare che ci sia un tunnel che collega le due città. Per la prima volta il collega impiega lo stesso tempo che avrei impiegato io con condizioni più favorevoli. Arriviamo sani e salvi in residence che la settimana è già iniziata.Mi ritrovo nuovamente a risolvere beghe create da altri, a parlare con gente diffidente che ha anche il problema della lingua... lo so lo so, l'ennesimo sfogo, ma cosa direste voi se chiedeste un' informazione e questa richiesta facesse il giro dell'Europa, quasi, per ripresentarsi sulla vostra scrivania, oppure vi dicessero di non fare una cosa e poi ritrovarsi una bella mail che vi chiede una spiegazione del fatto di non aver fatto tale operazione, e sentirsi dire che è vero che non dovevo fare nulla ma il capo aveva cambiato idea, e si era dimenticato di comunicarcelo, quindi ora mi tocca recuperare tutto il lavoro... lettore hai ragione: sono le solite beghe di chi lavora, e quello che capita a me sarà capitato e capiterà a chi sa quanti altri, ma a volte uno sfogo è una necessità.
Incredibile ma vero, anche in questa settimana piovosa è stato consumato l'evento sportivo, solo che questa volta i vostri eroi si sono presentati in giacca e cravatta all'evento, visto l'ennesima uscita tardi dall'ufficio. Siamo arrivati che il fischio d'inizio era già stato dato, e c'era già stata una traversa. Troviamo facilmente la nostra posizione in campo e ci mettiamo poco a decidere lo schema di gioco: birra patatine ed hamburger per due. La partita di cartello del Mercoledì di campionato risulta essere la più noiosa di tutta la nona giornata ed io passo il tempo a cercare di capire se quello è lo stesso locale dove avevo visto la nostra nazionale dare un dispiacere ai cugini d'oltralpe.
Incredibile ma vero c'è stata anche la serata “godereccia”, come è stata felicemente battezzata da una collega blogger. Ricevo l'invito di una utente del vecchio progetto ad un aperitivo a Ciriè, per me posto mitico visto che appare in una marea di cartelloni pubblicitari, tanto da farmi pensare che potesse essere la città di Bengodi. A questo giro sono le ragazze che fanno da autiste e per fortuna che una è astemia per storia e l'altra per raccomandazione, mentre il solito gruppetto si riempi di acqua di fuoco, ma a forza di sentirmelo dire questa volta un po' me ne sono fregato (solo un po', sono pur sempre un cavaliere dalla scintillante armatura). L'età media dei partecipanti a questo moderno baccanale era decisamente alta, ma come dice il mio collega: “La tarda è meglio”. Tra gli invitati c'è anche il responsabile progetto lato clienti, anche lui abbastanza pieno da proporre aumento a chi si portava in camera la fuori età del gruppo. Comunque la sera passa ed io riesco anche a non pensare troppo all'ufficio ed ad altri casini.
Il ritorno a Torino è tranquillo, e mentre aspetto nel parcheggio che anche i due beoni dei miei colleghi vengano scaricati guardo il cielo. Così. Solo per il gusto di guardare in alto. Mi ritrovo a pensare che era molto tempo che non alzavo gli occhi verso la volta celeste che in questa notte ha un colore indefinito. Ecco un'altra cosa che si rischia di perdere se non si fa attenzione e si continua a guardare solo in basso o dritti davanti a se, ma queste sono riflessioni filosofiche che mal si sposano con lo spirito del post.
Nella prossima puntata si parlerà di...
28 ottobre 2008
Notte a Torino
Seduto al tavolino della mia camera, ho appena finito di vedere un film ed ascolto musica di un paese lontano che però ricorda molto i suoni delle terre che hanno dato i natali ai miei avi. Forse anche questo è un segno che il mondo non è poi così grande.
Il cielo non promette che pioggia, anche se per ora ha dato tregua al suo pianto, e forse io farei meglio a distendere le mie membra sul giaciglio alle mie spalle, domani sarà una nuova giornata di lavoro. Eh sì, in questo periodo i giorni sono quasi tutti di lavoro, e visto il passato forse è meglio così.
Non so se vi è mai capitato di iniziare a canticchiare una canzoncina e poi continuare, senza farci caso, ad intonarla, anche in situazioni non proprio opportune. Come se una parte della mente avesse disertato per rimanere a casa e non partire per il fronte. A volte, al posto della arte cara ad Euterpe, vi è un pensiero e nei casi romantici una persona.
Facendo un piccolo salto, ma proprio piccolo, anche se mi permette di cambiare visuale, e mi chiedo come nascono le ossessioni. Come mai qualcuno si fissi su qualcosa o qualcuno? Come si diventa fan o collezionisti? E quando si supera il limite che porta alla follia? Oppure in fin dei conti nessuno di noi è normale e tutti abbiamo dei piccoli “tic”.
Ecco ora inizio a filosofeggiare… a quest’ora dovrebbe essere permesso solo se accompagnato dalle risate degli amici, da un po’ di piatti svuotati e di bicchieri ancora a rischio d’inondazione d’acqua di fuoco.
Sarà meglio finire qui.
Buona notte lettore e grazie della compagnia.
Il cielo non promette che pioggia, anche se per ora ha dato tregua al suo pianto, e forse io farei meglio a distendere le mie membra sul giaciglio alle mie spalle, domani sarà una nuova giornata di lavoro. Eh sì, in questo periodo i giorni sono quasi tutti di lavoro, e visto il passato forse è meglio così.
Non so se vi è mai capitato di iniziare a canticchiare una canzoncina e poi continuare, senza farci caso, ad intonarla, anche in situazioni non proprio opportune. Come se una parte della mente avesse disertato per rimanere a casa e non partire per il fronte. A volte, al posto della arte cara ad Euterpe, vi è un pensiero e nei casi romantici una persona.
Facendo un piccolo salto, ma proprio piccolo, anche se mi permette di cambiare visuale, e mi chiedo come nascono le ossessioni. Come mai qualcuno si fissi su qualcosa o qualcuno? Come si diventa fan o collezionisti? E quando si supera il limite che porta alla follia? Oppure in fin dei conti nessuno di noi è normale e tutti abbiamo dei piccoli “tic”.
Ecco ora inizio a filosofeggiare… a quest’ora dovrebbe essere permesso solo se accompagnato dalle risate degli amici, da un po’ di piatti svuotati e di bicchieri ancora a rischio d’inondazione d’acqua di fuoco.
Sarà meglio finire qui.
Buona notte lettore e grazie della compagnia.
25 ottobre 2008
Torino/Bielsko-Biała - 33° puntata

Questa settimana è quasi finita. E già “quasi”, perchè ho iniziato a metter giù questo post mentre sorvoliamo l'Austria, direzione Piemonte.
Qualcuno si chiederà cosa faccio su di un aereo che sta sorvolando le Alpi orientali se lavoro a Torino e risiedo a Milano. Provo a spiegare l'arcano.
Questa settimana è iniziata con la solita colazione a casa mia, prima di incominciare il viaggio che mi porta ogni settimana nella città sabauda. Martedì, colazione in residence a pochi passi dalla Dora ed il parco della Pellerina, e mercoledì in un albergo di una piccola cittadina polacca, Bielsko-Biała.
Proprio così, la trasferta della trasferta, una trasferta al quadrato.
Se ora vi chiedete perchè partire e tornare a Torino è presto detto: la capa, nel senso della manager di progetto ha voluto così.
Gli aerei che abbiamo preso erano così piccoli che ho pensato che il collega più alto potesse incastrarsi nell'ingresso, o che esistono ascensori capaci di trasportare molte più persone. Comunque i voli sono andati bene, ed anche la mia paura dei decolli si è molto attenuata, tanto che al ritorno non ho fatto nessun esercizio di concentrazione. Volevo provare il metodo G.G.Marquez, ma non penso di essere così famoso da potermi presentare ubriaco al check in.
Atterrati e decollati da Katowice, che dista circa un'ora e mezza da Bielsko-Biała, ho potuto vedere una piccola parte del sud della Polonia. La statale che abbiamo percorso mi ricordava molto la A1 nel tratto Milano-Bologna, piatto con nulla oltre a poche case rurali ed alberi a far da cornice. Anche qui i lavori in corso e le relative code si sprecano. Ecco che inizio a misurare tutto con il metro del nazionalismo, confrontando quello che vedo con il bel paese e con quello che mi è stato raccontato.
La zona è famosa per le carni, i funghi e le zuppe, oltre ai pierogi (si pronuncia come pieroghi), piatto tipico polacco. Ed essendo famosa per questi cibi perchè non provarli, magari accompagnati da un po' di birra e vodka, quest'ultima va bevuta anche solo per aiutare la digestione o sentire di meno il freddo. Tutti i ristoranti che abbiamo visitato, tre, hanno la forma tipica delle baite, ed in una c'erano anche pelli e corna di animali appesi al muro e sparsi per il locale.
Non dimentichiamo che qui ci sono molte fabbriche italiane, ed in una di queste passo la maggior parte del tempo. Innanzi tutto la fabbrica è cosi grande che per spostarsi al suo interno è consigliabile l'utilizzo di un mezzo o di scarpe comode. Gli uffici sono spesso ricavati da grandi stanzoni ed hanno quel non so che di ospedale per matti, con colori tenui e rilassanti e pareti scrostate. A causa della concentrazione di molte attività in pochi giorni, gli orari si sono sempre allungati e quindi non c'è stata occasione per fare una visita al centro della città, che era anche conosciuta come “Piccola Vienna”. Non ci facciamo comunque mancare la serata godereccia, e l'ultima sera, messi a letto i capi fuggiamo alla ricerca di un po' di vita vera. Qui dopo le 11 le vie sono deserte ed i posti aperti sono pochissimi, così finiamo in una discoteca situata in un centro commerciale a ridosso del centro. Si la discoteca è al primo piano di un centro commerciale fatto di negozi e supermercato, con insegna regolamentare. Alcuni pavoneggiavano che in meno di mezz'ora avrebbero avuto mille donne a corteggiarli, ma non è successo. Si sono riviste le solite scene di queste serate, con l'unica differenza della scenografia e delle comparse che parlavano un altro idioma, ed un risparmio sul consumo dell'alcol visto il basso costo dei cocktail.
I ragazzi sembravano tutti naziskin palestrati e le ragazze avevano una bellezza algida, ma tutti sembravano ballare come se stessero facendo un provino per fare la letterina. Lo spazio infatti non manca e tutti possono dare sfogo al loro modo di interpretare la musica, a differenza delle serate danzanti nazionali che ricordavano di più lo spostamento tra una fermata e l'altra della metropolitana nell'ora di punta. Un'altra differenza è che qui si può ancora fumare nei locali, discoteca compresa, e se ci mettete anche il fatto che il gestore si divertiva ad esagerare con il fumo artificiale creando veri e propri banchi di nebbia, potete immaginare l'odore dei vestiti ed ilbruciore degli occhi.
Come al solito, alla fine, ho dovuto riportare a casa questo gruppetto di giovani ubriachi.
Venerdì sveglia presto per poter fare gli ultimi acquisti al centro commerciale che si trova sulla via per l'aeroporto, e se doveste chiedervi cosa è stato acquistato e presto detto: Vodka e sigarette, come si faceva negli anni della guerra fredda, con l'unica variante di una scatola di biscotti per i colleghi rimasti in Italia.
Nella prossima puntata si parlerà di...
18 ottobre 2008
Torino - 32° puntata

Lunedì non ci volevo credere, ed anche martedì ho avuto molti dubbi, ma anche questa settima di trasferta è finita. Ho passato quasi tutto il mio tempo in ufficio. Orari non proprio da ufficio postale, anzi...c'è da preparare le presentazioni per la prossima settimana, e s'inizia a sentire la pressione, tanto che siamo stati richiamati all'ordine per il fatto che il lunedì arriviamo in ufficio in ritardo.
La strigliata l'avrei presa anche bene se: il capo di Torino l'avesse detto direttamente a me e non a quello di Milano che ha inaugurato il martedì con una bella telefonata. Metteteci pure il fatto che comunque non si fa cadere la penna alle 18:00 ma si va avanti ad oltranza, e questa settimana più che mai... insomma ho accusato il colpo. Per fortuna che mi sono tornate alla mente le parole di un paio di amici, che con me hanno condiviso molta strada nel senso letterale della parola. I consigli che mi avevano dato all'inizio della mia avventura di consulente sono ancora validi e, scopro ogni giorno di più, preziosi. Ma non vorrei riempire questo post solo di lamentele o cose. Quindi vediamo di cambiare la rotta di questo barcone.
L'evento sportivo ha visto il vostro eroe scendere in campo e cercare di difendere l'onore della porta, ma questa donava la sua rete come se fosse di un'altra. A nulla sono serviti i mille e più tentativi di difenderne l'onore. Alla fine è risultata essere più gonfia della sorella gemella all'altro capo del verde prato sintetico.
L'evento mondano è stato anticipato a mercoledì ed è arrivato come la manna dal cielo, visto il deserto che regna nel piccolo frigo e nella dispensa della mia piccola residenza. Come la cicala non ho fatto grosse provviste, pensando che ci sarebbe stato tempo, che poi è passato tutto in ufficio e non a frinire tra i fiori. Per mia fortuna l'invito alla cena in camera della collega con altri dieci invitati ha riempito questa mia mancanza, oltre che al mio stomaco. Il grande capo del precedente progetto, con cui ho avuto qualche fraintendimento, si è rivelato buon cuoco, ed i prodotti calabri che hanno arricchito la tavola. La conversazione allegra, anche se un po' troppo legata all'ambito lavorativo, ma in fin dei conti è l'unica cosa che accomuna i commensali.
Giovedì sera, dopo l'ennesima giornata lavorativa fiume, si fa dura mettere in tavola qualcosa per cena. Decido di provare uno dei mille locali che preparano kebab, in zona, ed esco. L'intenzione era di mangiare e tornare a riposare in camera, peccato fosse solo l'intenzione. Mi trovo in questo locale, accolto con gentilezza dal gestore, che in attesa del mio piatto mi offre un bicchiere di thè verde, molto buono. Mi accomodo ad uno dei tavolini liberi e vengo rapito dalle immagini trasmesse dal televisore che ha preso il posto dei suonatori di tempi passati, solo dalle immagini visto che i dialoghi sono in una lingua orientale. Guardo le scene, influenzata dalle commedie occidentali, tanto che ad un certo momento mi è sembrato di vedere addirittura una parodia di Toto.
Finita la mia cena esotica esco. Non ho proprio voglia di tornare in camera e parto per una passeggiata serale, ma dove andare? Idea!!! Torino è o non è la città più esoterica d'Italia, potrei andare in uno di quei tanti luoghi che la credenza vuole abbiano strane energie. Ecco, vado a fare un carico di energia tra Castore e Polluce.
Mentre cammino vedo che questa città piano piano sta cadendo in letargo. Poche le persone in giro. Ci sono i soliti proprietari di cani, obbligati alla solita uscita liberatoria serale, qualche gruppetto che si saluta all'uscita di non so cosa, qualche giovane turista, che apprezza più la libertà dal parentado che l'architettura del luogo.
Arrivo alla mia meta, mentre noto che non sono l'unico ad aver fatto il pensiero del ricarico energetico. Una coppia di fotografi si scambia effusioni e consigli per la messa a fuoco. Io cercando di non farmi notare, un po' furtivamente tipo "non ci credo ma mi adeguo "sfioro il punto energetico.
È ora di tornare a casa. Riparto e noto che alcuni angoli di questa città ormai mi sono famigliari, forse addirittura più di quelli della città dove risiedo.
Nella prossima puntata si parlerà di...
11 ottobre 2008
Torino - 31° puntata

Caro lettore un'altra settimana è stata messa in cascina, una settimana un po' strana.
A questo giro è il collega fighetto che fa le ore tarde in ufficio, io riesco anche a scappare prima per presenziare all'evento sportivo, che mi vede essere convocato nella formazione del senior del mio team, e fare una prestazione che risolleva il mio voto in pagella. Ecco questa potrebbe essere la settimana in cui ho recuperato un po' di punti.
Sul lavoro un carico di responsabilità nuovo, in breve il collega mi ha girato il suo lavoro vendendomelo come un indicazione della fiducia che si ha in me, peccato che ha tralasciato di dire che in realtà era solo un padulo bello e buono. Mi sono così trovato a sistemare casini arretrati, ed a parlare con persone mai viste, cercando di guadagnare la loro fiducia in poco tempo visto che per venerdì mattina dovevo consegnare il lavoro. Metteteci che fatto che i dati da analizzare sono arrivati mercoledì sera, giovedì tra riunioni, pressioni per la consegna e caldo sahariano in ufficio, la testa ha iniziato a girare a vuoto. Alla fine mi sentivo sconfitto. Non funzionava nulla.
Non so se vi è mai capitato di guardare inebetiti e sconfortati il vostro pc senza sapere assolutamente cosa fare, con l'unico neurone che sta chiedendo asilo politico ad un altro organo.
Alla fine non mi resta che spegnere l'oggetto infernale e tornarmene con le pive nel sacco a quella che da qualche giorno chiamo “casa”.
Lì ricevo inviti per festeggiare partenze e folleggiare in discoteca. Non ho neanche la voglia di uscire dalla camera. Riesco a litigare con tutti quelli che sento al telefono, a bruciare il minestrone, a sporcare la cucina in modo assurdo (sembra un murales fatto da uno schizofrenico il muro dell'armadio cucina). Per fortuna che alle telefonate si sostituiscono gli sms di un'amica, che una buona parte del minestrone si è salvata, e quindi la cena è salva, che la cucina si ripulisce, che il dolce l'offre la collega, che le chiacchiere inutili con i colleghi mi fanno pensare ad altro, che mi convinco ad uscire, ma niente discoteca, solo una bevuta e quattro parole in giro per Torino. Come cenerentola prima che sia domani torno a casa, lasciando il gruppo in partenza per le follie del giovedì.
A letto e via.
Venerdì sembra che tutto funzioni. “Qualcuno” aveva dimenticato di avvertirmi che era stata fatta una modifica alla procedura di caricamento dati, motivo per cui non funzionava nulla. Tolta e tutto ha ricominciato a funzionare alla grande. Anche l'interrogazione da parte del capo suprema si risolve con una sufficienza piena ed abbondante.
Il pomeriggio la riunione a Milano va bene, e rivedere qualche volto amico in ufficio migliora ancora il mio umore, che viene attaccato da qualche mail di spamming, ma oggi non è ieri, quindi ciccia per chi l'ha spedita.
Uscito dall'ufficio riscopro anche un po' della mia città, e noto che un luogo mi fa tornare in mente una cosa che non c'entra niente, una voce. La prima volta che l'ho sentita ero lì, ed anche molte delle altre volte che l'ho sentita ero lì. Non vi preoccupate, la voce è reale, non nasce nel mio cervello, ma esce dal mio cellulare dopo aver pigiato una serie di numeri. Proust aveva il profumo delle croissant, io ho: case in stile Liberty, un portone, un numero civico, un paio di negozi ed un semaforo con avvisatore acustico.
La cosa all'inizio mi è suonata un po' strana, ma alla fine ho ricomposto la serie di numeri, ma sfortunatamente questa volta a rispondere è stata la voce ben impostata del messaggio della segreteria. Lascio un messaggio e mi rituffo nelle vie del centro. Cerco di capire quanto questa mia città sia cambiata, come se fosse una persona. Se è cresciuta o invecchiata. Se va ancora di corsa o ha imparato ad avere ritmi più tranquilli. Se tutto è cambiato o è rimasto uguale. Sono un indigeno con lo sguardo a metà tra il turista ed lo zio che ritorna da un lungo viaggio e scruta i suoi nipoti per leggere sui loro volti il tempo che passa.
Alla fine squilla il telefono.
Nella prossima puntata si parlerà di...
04 ottobre 2008
Torino - 30° puntata

Ed incredibilmente sono giunto alla trentesima puntata di questo serial. Una puntata con poche novità e caratterizzata da un bel raffreddore, che ha inciso sulla vita sia in ufficio che fuori.
Comunque ci sono alcune novità. La prima è la mia svolta culturale. Alle serate da autista per colleghi ubriachi ho sostituito serata a musei o cinema. Questo giovedì, mentre i colleghi si stortavano, ma meno perchè non c'era chi li avrebbe riportati a casa, io mi sono recato a vedere una mostra a Torino. Ho provato a proporlo anche a loro, ma ho ottenuto la stessa adesione che avrei avuto invitando un gruppo di mussulmani ortodossi ad una serata birra-wurstel-crauti, e se devo dire la verità anche gli sguardi sembravano quelli di chi avesse sentito una bestialità. Me ne frego, ed anche se il collega continua a ripetere che sono solo chiacchiere e distintivo, e che non andrò mai al museo da solo (ci prova perchè sa che se non lo riporto a casa io, dovrà aumentare la quantità di sangue nell'alcool che gli scorre in corpo). Lo so, non ho ancora cosa sono andato a vedere:
IL CELESTE IMPERO - DALL'ESERCITO DI TERRACOTTA ALLA VIA DELLA SETA.
Il museo dell'Antichità, che accoglie la mostra, si trova in una zona poco visitata di Torino, anche se si trova a due passi dal centro e del quadrilatero romano, tanto che l'ingresso è accanto ai resti dell'anfiteatro romano nelle vicinanze di Porta Palazzo. Il Duomo di questa città, visto dalle scale che portano all'ingresso sembra quasi finto. Se non fosse per le dimensioni si potrebbe dire che è un modellino. Comunque tornando all'avventura culturale, percorro le varie sale del museo seguendo le spiegazioni ed i racconti della guida con un gruppo caratterizzato da un puntino rosso sulle vesti. Anch'io sono stato bollato, e per la prima volta non come campione di “baccagliaggio” o “superbroccolone”, ma con quell'adesivo tondo rosso che indica l'appartenenza al gruppo. Il prezzo del biglietto è totalmente ripagato dalle opere e dall'atmosfera. Quindi chi dovesse trovarsi a passareentro il 16 Novembre 2008 per la città che Pascoli indicò come: “Figlia di tua Figlia: Roma, Madre di tua Madre: l'Italia”, e volesse godersi una bella mostra, io la consiglio.
La vita in ufficio risente dell'avvicinarsi delle date con il puntino rosso, che in questo caso non vuol dire che il marito è meglio che vada a pescare, ma solo che bisogna consegnare una parte del lavoro, ed il capo freme, metteteci anche il fatto che in questo momento alla parola capo associo una Idra a più teste, visto che per ogni argomento ho una figura di riferimento diversa e capirete perchè di questo mio bisogno di scrivere.
Altri eventi degni di nota...eviterei di parlare di quello sportivo, visto che il voto medio della formazione, a fine partita, è lo stesso che meriterebbe qualche nostro politico in educazione civica.
Quello mondano era il compleanno di una collega, ma tra stati influenzali, carichi di lavoro e super scazzo l'evento è durato il tempo di cottura di una tagliata, dove l'unico piacere è arrivato appunto dal cibo, quindi No Comment.
Quello lavorativo è l'annuncio della partenza per la Polonia a fine Ottobre, ma ne parlerò quando la cosa sarà ben definita e via dicendo. Intanto se qualcuno a qualche consiglio per il viaggio, lo ringrazio in anticipo.
Prima di finire questo sproloquio senza capo ne coda di questa settimana, caro lettore vorrei farti una domanda: “Chi è Kunta Kinte?”
Attento che la risposta può darti un riscontro sulla tua età, e non solo. Io l'ho nominato in una discussione con i colleghi, e loro avevano un idea non proprio esatta di chi fosse, frutto di periodi storici diversi in cui siamo cresciuti.
Se volete provare la stessa emozione, come facevano gli Stadioi con i Beatles, chiedete ad una ragazzina della terza media chi è “Costantino”.
Nella prossima puntata si parlerà di...
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